Educare al futuro. Lavoro, relazioni, partecipazione: orientare i giovani in un mondo complesso
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Educare al futuro. Lavoro, relazioni, partecipazione: orientare i giovani in un mondo complesso
Un dibattito su come preparare i giovani a un mondo in trasformazione, tra lavoro, tecnologia e nuove regole sociali.
Eccoci qua, buongiorno, benvenuti a questo appuntamento che forse a qualcuno può apparire un po' curioso all'interno di un festival dell'economia, ma se si perde di vista il percorso iniziale dei giovani verso il mondo del lavoro si perde di vista tutta l'economia. Partiamo da questo assunto perché in questa chiacchierata che facciamo con gli ospiti che ora vi presento cercheremo di dare una risposta a una domanda semplice, banale, essenziale che molti genitori si pongono ma che tutta la società deve porsi se vuole costruire un percorso per il futuro, ossia qualcosa che resti nel tempo, ossia come si diventa grandi, quali sono le regole di ingaggio di un mondo come questo che sta cambiando molto che si confronta sempre di più con le macchine, con sistemi per esempio della cosiddetta intelligenza artificiale, con un mondo che si destruttura e che cerca nuove strutturazioni. Lo facciamo insieme ai nostri ospiti e dalla vostra sinistra vado a presentare Paolo Romito che è direttore generale della PPM, l'associazione provinciale per i minori, buongiorno Romito. Stefania Brancaccio è segretario nazionale del LUCID ma anche un'imprenditrice innanzitutto, presidente di Coelmo, poi ci racconterà cosa fa, da dove viene e qual è il territorio a cui fa riferimento e il giovane che non sono io, non so se si è capito, è Riccardo Camarda del Università di Bolzano, autore di tre libri, divulgatore, ha molto da raccontare nella sua esperienza, ha molto da trasmettere per quello che riguarda la capacità dei giovani di essere protagonisti di un percorso, quindi non solo imparare come noi facciamo dall'alto dando delle indicazioni ma interpretando e quindi essere occasione di emulazione anche per i giovani. Parto per cavalleria dalla dottoressa, come faccio a non essere cavaliere con un cavaliere del lavoro, perché come si diventa grandi, per esempio in un territorio, il vostro, della provincia di Napoli, che è un territorio complicato, a fare impresa in un territorio complicato, dando delle regole, laddove esiste una certa refrattarietà alle regole, come si fa ad educare al futuro in una zona come questa, poi insomma adesso tireremo fuori tanti spunti, ma intanto di che cosa vi occupate voi come azienda, come impresa? Allora prima di tutto grazie, grazie di essere venuti qui a sentirci, vengo dal sud, noi siamo un'azienda metamecanica pesante e progettiamo, costruiamo e distandiamo gruppi elettrogeni, gruppi elettrogeni sono quella parte che oggi in questo momento di richiesta di energia se andasse via qui la luce bisognerebbe avere un gruppo elettrogeno che a soccorso venga qui ad alimentare l'energia. È un'azienda che ha 300 dipendenti e siamo in quella terra dei fuochi, ma oggi vengo qui a parlare di futuro dei giovani e siccome sono entrata nella mia azienda, io ero una filosofa inumanista che entra in un'azienda metamecanica, parlo a voi ragazzi, ed adopro una parola, se vorrei spiegarvi, quando mi hanno detto vieni a parlare di educazione, educare, educare dal latino vuol dire educere, l'etimo è tirare fuori, tirare fuori che cosa? Qualcosa che voi giovani avete dentro, educare non è, noi quando da anziani vi abbiamo dato le ricette per il futuro gli abbiamo detto compratemi una casa, fate un mutuo, cercatevi un posto, no, non è questa, educazione al futuro non è darvi una lista di cinque punti in modo che veni appropriate e siate felici e avete così mano il futuro. Anche perché non c'è il libretto di distruzioni da qualche parte nascosto, eh, ce lo dobbiamo... Non c'è, il futuro è un'altra cosa, liberare, dentro qualcosa, una partecipazione, una democrazia, partecipare e liberarvi di quello che voi avete dentro, cercare insieme con noi anziani, noi abbiamo paura, noi anziani abbiamo paura del futuro perché ci destabilizza, perché sono regole nuove, pensate che anche le regole del lavoro sono gabbie pesantissime per noi imprenditori, figuratemi per quei giovani, no, ha parlato di nuovi lavori, eh, sono nuovi lavori, sapete che quando io vado ad inquadrare un ragazzo nel contratto metalmeccanico non ci sono queste figure? Dove siete voi ragazzi? Voi dovete cercare, anche quando venite nella mia azienda, lo vedo, vengono non a domandarmi il salario, è ovvio, no, che vogliano un salario, ma mi dicono io in questa azienda ci posso stare intero? Che cosa vuole dire? Servo solamente o conto qualche cosa? Ecco, io vorrei che voi cominciaste a pensare che potete cambiare il vostro futuro, lo potete cambiare, cominciando a immaginare vecchie regole di lavoro, abbiamo vecchie regole di lavoro, non vanno più bene per voi, parliamo di smart walking e però parliamo di otto ore lavorative e non venite pagati a progetto, venite pagati a ore quando avete trovato il posto e questo posto che cos'è? Venite trattati sempre da precari, è vero? E poi diciamo che ci sono le culle vuote, perché una donna che viene a lavorare non è tutelata, le vecchie, nessuna tutela, donne lavoratrici, sono vecchie regole che non vanno più bene. Allora io non sono venuta qui a deducare a sentire voi, voi giovani cosa volete da noi? E io vi chiedo, ci aiutate a cambiarlo questo futuro? Perché è un luogo immobile, non è futuro signori, è un luogo immobile che stiamo vivendo con vecchie regole, non nel meridione, io sono nel meridione, e là c'è il pericolo della camorra, lo sapete, è inutile che ci abbia vinto lo scudetto, va bene, lui è un internista figurato, il primo scontro è stato fra me e lui, io sono venuta così e lui è, e voi avete vinto lo scudetto? No, no, no, e però è l'Italia che è così, è l'Italia che è ferma, è l'Italia che vi tratta male e poi ve ne andate? E poi quanti miei amici dicono eh beatati che c'è un ripote, a mio figlio è fuori, a mio ripote non lo vedo, perché venite trattate meglio dagli altri paesi? E la vostra Patria, la vostra Italia ha bisogno di voi, voi le potete cambiare le regole, fermatevi, però ci vuole cultura ragazzi, non si cambia con le bandiere. Ci arriviamo passo passo perché la dottoressa Brancaccio ha toccato tanti punti di criticità, tante cose che non funzionano, esiste una patologia dei comportamenti e delle infrastrutture sociali che sono di ostacolo e questo è evidente, la casistica è infinita. Ci sono anche tante casi positivi, poi sentiamo Riccardo che è tra l'altro omonimo Camarda, di un ragazzo, Francesco Camarda che è un fenomeno del calcio ma sta in panchina perché in una squadra che lo vede sta in panchina, va bene, ma poi ci arriviamo, adesso non voglio deviare, quindi non voglio parlare di calcio. Ma allora, torniamo su infrastrutture un po' sociali, un po' fatiscenti, ma ha un grande potenziale. C'è un discrimine, e qui vi vado da Romito, perché voi come la vostra attività è proprio quella di gestire i ragazzi in difficoltà, fare in modo che non caschino nella patologia conclamata, minori, e portarli verso comportamenti che fisiologicamente possono essere gestiti, patologia e fisiologia, cioè tirare fuori da questi ragazzi quel potenziale che li può trasformare in esseri adulti, in adulti capaci di essere nel mondo. Molto difficile immagini. Intanto, due parole sulla vostra associazione e su quello che fate. Il microfono, io parlo parlo e poi non mi do il microfono, capito? Sì, buongiorno a tutti. Siamo una realtà locale, Trentina, ci occupiamo di accoglienza di minori su vari livelli, in strutture residenziali, strutture di urne, educatori scolastici e tanti altri interventi. E accogliamo anche, una grande fetta del nostro lavoro è i cosiddetti minori stranieri non accompagnati, cioè tutti quei minori che non hanno un riferimento familiare sul territorio e quindi sono stranieri. Rispondendo alla provocazione, alla domanda come si fa a diventare grandi, e io lo misuro ogni giorno quotidianamente col lavoro che facciamo, la risposta che a me viene da dare molto sintetica è bisogna avere uno scopo, bisogna avere un senso per diventare grandi. Forse il problema più grande che la mia generazione, la nostra generazione non ha saputo consegnare al mondo giovanile è proprio questo, cioè un senso di futuro, la prospettiva tradotta anche in altri termini ma perché vale la pena fare questa cosa qua, perché mi devo impegnare in questo percorso. Sul tema lavoro, non è un problema di pensare, ma è un problema di pensare. Noi abbiamo sempre cognato un termine che è non inserimenti lavorativi o come dire formazione ai prerequisiti lavorativi, ma noi lo definiamo sempre come un percorso di educazione al lavoro. Questo per sottolineare ancora una volta che l'accompagnamento, l'ingresso nel mondo del lavoro è un percorso educativo, cioè noi dobbiamo recuperare e far recuperare ragazzi il significato perché vale la pena fare tutto questo percorso qua. Oggi un ragazzo diversamente dalla mia generazione non pensa che il lavoro sia lo strumento, la strada, la via attraverso la quale può realizzarsi, no? Non lo vede come un percorso fondamentale del suo percorso evolutivo, preferisce fare altro. Per fare questo brevemente, due sono gli ambiti sui quali noi ci stiamo impegnando. Uno è assicurare ragazzi un accompagnamento educativo, quindi avere a fianco una persona che quotidianamente volta per volta ti spiega, ti racconta, ti accompagna e soprattutto cerca di far emergere quali sono le tue potenzialità, i tuoi attitudini. Quanti ragazzi stranieri sono venuti in Italia dicendo voglio fare il meccanico ma poi non hanno nemmeno quel minimo di manualità per poter pensare di fare il meccanico e adesso sono degli ottimi pasticceri e fanno altre bellissime cose. L'altro tema è che perché l'esperienza lavorativa possa essere educativa è fondamentale che l'ambito all'interno della quale si realizza sia e sottesso educativo. Quindi non è vero che un'esperienza lavorativa equivale a un'altra. Ci sono esperienze lavorative che fanno crescere i ragazzi, ci sono esperienze lavorative che mortificano il senso di futuro e di prospettiva dei ragazzi. Quindi su questo noi abbiamo fatto un patto con gli imprenditori locali e ormai abbiamo messo in piedi una rete di 125 aziende locali, stiamo parlando del Trentino, di 550 mila abitanti, un po' di meno, forse di un quartiere grande di Milano, di Roma e chiediamo a questi imprenditori che siano disposti a scommettere il futuro di questi ragazzi e che abbiano quella pazienza, quell'attenzione per poterli fare crescere altrimenti diventa uno sfruttamento. Questo è un po' l'ambito. Allora partiamo da qui perché è vero che i ragazzi, e qui coinvolgo Riccardo Camarda, non vedono più il lavoro come l'occasione di autorealizzazione. Questa è la tesi di cui si discute da tempo, nel senso che molto spesso ne colloqui, l'attenzione cade sul tempo libero, sullo smart working, sugli benefit, tutto legittimo. Noi boomer quando cerchiamo di capire il presente lo confrontiamo sempre con il nostro, quando io avevo la tua età anche prima. Allora ai miei tempi il lavoro era l'occasione di realizzazione, di entrare in un mondo che ti rendeva uomo, donna e ti dava quella struttura anche mentale che oggi voi molto spesso la struttura mentale ce l'avete già, grazie a tante altre cose, ma ci sono, possono esserci occasioni come queste, poi ci racconti anche un po' cose tue, però vorrei subito farti dire questa cosa, ma occasioni come queste di fare reti educative di strutture possono invece riuscire a far suscitare un interesse per il lavoro importante in tuoi coetanei? Ma innanzitutto buongiorno a tutti, due parole su chi sono, giusto per dare un po' di contesto, sono un ragazzo di 22 anni che da 5 anni fa ricerca sulla passione e quindi cerca di aiutare i suoi coetanei, ho creato un metodo su base scientifiche per trovare la propria passione nella vita, quindi giro le scuole di tutta Italia, incontro giovani, parlo con ragazzi, poi a 16 anni avevo creato una realtà no profit per fare orientamento gratuito nelle scuole che riuniva giovani talenti italiani. Rispondendo alla tua domanda, non è un po' di verità, è vero che non cercano più un senso di realizzazione, ma perché non siamo educati a questo? Adesso riprendo il concetto che la dottoressa Brancaccio ha toccato in maniera eccellente, sicuramente possono essere utili, ma appunto noi non siamo educati a trovare la realizzazione nel lavoro, come diceva prima la dottoressa, giustamente educare derivata dal latino educere che significa estrarre, io ho imparato il significato di educazione in quinta liceo quando la dottoressa si è avvicinata a me, mi ha guardato negli occhi, dovevamo fare italiano, lezione su Pascoli e invece di iniziare con lezioni mi ha guardato e mi ha chiesto che cosa vuoi fare da grande? E questa domanda mi ha destabilizzato, perché appunto come diceva la dottoressa per la prima volta nella mia vita c'era una persona che stava cercando qualcosa di valore in me, qualcosa da estrarre appunto e io non ero abituato, perché noi giovani siamo abituati a un sistema educativo che invece è strutturato sull'introduzione di conoscenze, di nozioni e di altre cose e che cosa c'è di prezioso da estrarre? C'è qualcosa di prezioso, se devo estrarre qualcosa di solito si fa con i minerali, minerali che sono nascosti sotto terra, è il talento, il talento è qualcosa di estremamente prezioso anche nell'etimologia delle parole che deriva dal greco talento nel mondo antico indicava una moneta, il talento attico valeva 26 kg di argento, che era qualcosa di estremamente prezioso. Ma io sono rimasto più che altro stupito quella volta da quella domanda perché per la prima volta c'era qualcuno che mi stava guardando, io vorrei subito dire questo, i giovani non hanno bisogno di essere ascoltati, smettiamola con questa retorica, smettiamola con questa retorica, da tutto il festival che sento, c'erano altri panel, dobbiamo ascoltare i giovani, scordiamocelo, abbiamo bisogno di essere guardati. Noi guardiamo questa cosa qui circa 300 volte al giorno, voi come ha detto giustamente Alessandro Da Vegna in una maniera incredibile immaginatevi di guardare vostro figlio e il vostro studente 300 volte al giorno così a caso, di getto, di botto, così, che dici no, che sei scemo, no è che sei importante, è che sei un essere che da 14 miliardi di anni non c'è mai stato sulla faccia della terra così come sei, con i tuoi capelli, con il tuo naso, con le tue labbra, con il tuo modo di fare, di essere, di pensare, con i tuoi interessi, con le tue attitudini, con le tue passioni non ci sarà più per gli anni a venire. Significa che c'è un'unicità dentro di te che è sacra, c'è un daimon, quella eudaimonia di Socrates, quella voce dentro di te che ti dice guarda che tu sei nato per fare questo e nient'altro, tu sei nato per fare questo e nient'altro, tu sei nato per parlare, per comunicare, per dipingere, per parlare, per cantare, tu sei nato per vivere e non per morire. Allora questa cosa non viene fatta. Se non si è educati al fatto che dentro di noi c'è qualcosa che deve essere realizzato, che deve essere estratto, che deve essere portato alla luce perché devo sentire il bisogno di tirarlo fuori questa cosa qui. Quindi l'educazione e poi entrerò su una critica del sistema al di là delle cose retoriche, sulla critica del sistema dell'orientamento che secondo me totalmente non funziona come attualmente. Però la domanda, le strutture servono, però appunto bisogna creare la motivazione. Io ho incontrato un ragazzo qualche giorno fa, questa storia mi ha fatto molto riflettere, che mi ha chiesto aiuto perché non sapeva che cosa fare nella vita, abbiamo fatto un incontro, l'ho aiutato, voleva fare un percorso relativo alla moda, l'ho messo in contatto con un ragazzo, con un mio amico che avrebbe potuto dargli dei consigli, che avrebbe potuto essere utile sul percorso che lui avrebbe potuto intraprendere. Hanno fissato l'appuntamento, quel ragazzo che era in tremendo disagio, che stava male, non si è presentato. Stava male, mi ha cercato, io gli ho dato le risorse, gli strumenti, non si è presentato l'appuntamento. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul disagio che i giovani vivono. C'è un disagio tale per cui non basta offrire, e che sono importantissime, quindi grazie a lei da tutta la mia generazione per quello che fa, ma bisogna creare la motivazione. Questo vuol dire che il disagio è una prigione da cui è anche difficile uscire? Non è difficile uscire se ci sono gli strumenti giusti per uscire. Il disagio è questo, innanzitutto è un disagio che in termini di dati si traduce in 16% di intini Italia, che è tra i numeri più alti dell'Unione Europea insieme alla Romania. Leggiamo delle statistiche dell'Istituto Nazionale delle Politiche Pubbliche, circa il 50% dei giovani è disorientato, non sa che cosa fare, ma non si interroga neanche sul futuro, perché la dimensione dei giovani è il presente. Ma perché? E ritorno al fatto, e chiudo prima di andare nelle misure concrete, perché ce le ho, di là delle cose filosofiche, i giovani hanno bisogno di essere guardati. Perché? Che stavo dicendo? Proprio di uscire fuori questo disagio. Esattamente. Il disagio c'è perché non c'è una prospettiva di futuro, non c'è un senso. Ha ragione Galimberti quando dice che siamo nel nichilismo niciano che si caratterizza da tre fattori. Mancanza di scopo, Schmitt, Benassaiang in maniera incredibile l'hanno definita l'epoca delle passioni tristi, una minaccia come futuro, perché noi ragazzi stiamo studiando per delle professioni, dal primo anno di università, da quando entriamo a quando usciamo già il lavoro per il quale ci siamo formati non c'è più. Il futuro è incerto. Galimberti, non perché siamo rappresentati alla stessa agenzia, ma perché ci credo veramente, quando ero in quarta anno di università il futuro ci stava da aspettare. Mi hanno chiamato a fare suplenza, dovevo ancora laurearmi, il futuro mi aspettava. Adesso il futuro non ci aspetta, è incerto ed è una minaccia. Il punto è che non abbiamo punti di riferimento. Noi giovani non ce l'abbiamo più nella religione, le chiese sono totalmente vuote, non ce l'abbiamo nella politica, l'assentismo giovanile è altissimo e i giovani non seguono la politica, non ce l'abbiamo nella comunità, nella vita di comunità che si è a parte nei pochi paesi dove ancora sopravvive e quindi senza punti di riferimento. Diciamo che trovare se stessi in un mondo che fa fatica a trovare se stesso in primis è veramente complicato. Ma come si esce? Prima o poi di vedere le misure pratiche dell'orientamento e del mondo del lavoro, do ragionissima all'intervista che ho letto ieri della dottoressa Brancaccio, meravigliosa, che ha detto che bisogna stimolare la capacità immaginativa dei ragazzi. Perché il problema è che noi non abbiamo uno scopo, perché non riusciamo a immaginare. La domanda non dovrebbe essere che cosa vuoi fare da grande, come diceva giustamente la dottoressa, ma che persona vuoi essere? Perché noi parliamo continuamente di educare al futuro, ma come faccio di educare un ragazzo al futuro se prima non gli faccio maturare la consapevolezza di che tipo di persona vuole essere nella comunità che abiterà nel futuro? E la risposta a questa domanda è relativa alla risposta di un'altra domanda, che tipo di comunità voglio costruire? Che tipo di mondo voglio costruire? Un mondo più giusto, nel quale la ricchezza venga distribuita più ovviamente, dove l'istruzione è migliore, più sostenibile. Cioè, la Padaglia greca, che era l'educazione greca, era mirata a formare i giovani in questo senso, non come, come diceva giustamente la dottoressa, esecutori da intromette nel mercato del lavoro, ma come pensatori capaci di non soltanto governare la paris, ma capaci di immaginare scenari sociali. Ora, l'immaginazione non c'è, questa immaginazione non c'è, io vado nelle scuole, faccio questa domanda ai ragazzi, mi dicono che mondo sogno di vedere costruito, ma non lo so perché è già tanto se vivo nel mondo di adesso. Allora, come si fa concretamente a insaurare questa capacità di immaginare, perché poi da qui deriva la capacità di creare ideali e uno senso di prospettiva e di futuro? Con le storie, non le storie di Instagram, non le stories, le storie. La capacità immaginativa viene stimolata con le storie, dalle elementari, abbiamo bisogno di storie vere, con trami narrative, con il viaggio dell'eroe, con l'epica, con la letteratura che poi ci insegnano a decifrare, a riconoscere anche le emozioni. Platone diceva che non si può educare il cervello senza prima educare il cuore. C'è una grande mancanza secondo me di storie, perché sui social ci sono frammenti, ma non storie e poi vediamo che ci sono altre misure pratiche secondo me che a livello del sistema rientamente non può gestare. Orientamento, me lo segno. Però adesso sentiamo la dottoressa Brancaccio, come si esce dal visaggio, che strutture è possibile costruire per i giovani perché possano iniziare a immaginare, a disegnare il proprio futuro, il proprio personale, ma anche per le persone che si hanno care, perché da soli non si va da nessuna loro e per noi e per loro. Il mio è un punto di osservazione, come spiegavo e io capisco questo disagio. Io ce li ho i ragazzi da me, vengono questi ragazzi e mi chiedono di essere interi. Che cosa vuole dire? Perché noi offriamo conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, sono leggi italiane, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, welfare aziendale, cioè nella mia azienda ragazzi giovane, ancora non sposati, e mi chiedono ma che cos'è questa conciliazione? Ho fatica al lavoro, ditemi questa dicotimia, che cosa vuole dire? Non sono abituati, dovrebbero amare, hai detto, il lavoro come vocazione. E chi? Come imprenditori noi sono un imprenditore, un segretario nazionale, Luce, Unione Cristiana, imprenditori e dirigenti di azienda, di quelli imprenditori che chiedeva lui. Quelli che quando vendono i ragazzi da noi cominciamo a fare, a cambiare. Noi sapete, nei diritti societari, il Consiglio di Amministrazione, ci sono gli organigrammi, ci sono tutti pensati che è un ragazzo, un giovanissimo operaio, c'erano le società di consulenza che hanno messo esposto, perché a me è un'azienda all'avanguardia, modernissima, questo benissimo organigramma, business news, perché possiamo usare tutte le parole in inglese, c'erano gli ingegneri, gli grandi così, e lui piccolo che lavora vicino ai gruppi elettronici, perché l'inchioda mi ha detto Dottore, a rostro, dove sto? Ma lui lavora nella mia azienda, lui è un individuo e le leggi lo escludono, lo escludono. Allora qual è l'osservatorio che io vi chiedo? Che cosa sto sollecitando? Ho delle start up da me, no? Abbiamo messo su delle start up. Sapete ragazzi, quanti di voi ha iniziato una start up? Lo sapete che se fallite, siete condannati ad essere fallimentari? Che razza di azienda è? O di aiuto è a un giovane che mette una start up che pretende tutte le assicurazioni e la banca vuole anche la fede uscione personale della nonna, del padre, e poi fallisce. Ma non è un fallimento, quello non è un fallimento, è un mancato innovatore. Voi dovreste urlare per queste leggi, non siete falliti, cinque anni di interdizione dalla banca. Certo, se avete l'università alle spalle c'è chi è più fortunato, ma c'è chi non è fortunato e come pensa il suo futuro? Si spaventa, come fa a farlo? E ancora quando io ho messo il welfare, abbonamento di vista, una ragazza di 24 anni in un momento di ascolto, andatevi a vedere l'organismo, come si dice in cinese, in giapponese, quello è molto più culto di me, in cinese, su internet, e vedete, ascoltare il paese orientale, mettono questo organismo, questi come scrivono loro, in cui mettono cuore, mente, occhi, anima, cioè se io ti ascolto non è che sono pronto, lui parlava, io ero pronto alla mia risposta, no, perché mentre lui parla il mio cervello sta preparandosi alla risposta, non è vero, ti devo sentire, ti devo ascoltare e quando una ragazza di 24 anni mi ha chiesto a proposito del welfare, Giustiano, me ne frega proprio l'abbonamento, la palestra, la cosa e tutto qua, io ho un mamma a casa, non posso venire, lei sta da CERRA, da Napoli a CERRA, chi va a fare l'inizione a mia madre? E quindi di cosa è bisogno? Il suo welfare deve essere un'infermiera che mi viene a fare l'inizione da me, abbiamo cambiato, abbiamo cambiato in azienda, abbiamo intervistato, la Coelmo ha avuto il premio per il miglior, ma è sola, perché quando vuoi parlare agli imprenditori e gli amici ci aiutiamo di questi giovani a crescere, a cambiare queste leggi, queste gabbie che sono strette anche per noi, siete precari sempre, adesso stiamo facendo il referendum, non vorrei fare politica per l'amore di Dio, ma che vuole dire aumentare le cose? Avete, lo sta dicendo lui, delle figure professionali che non ci sono ancora, e non è attraverso gli schermi, la libertà e partecipazione, lo diceva voi non lo sapete, ma lo cantavamo noi, noi lo cantavamo, ma perché non è allo schermo, I like, I like la cosa, scendete andate, noi ci mandavamo a fare, i porta-borse, nei partiti, poi per carità, però conoscevamo le leggi, le sapevamo, ci opponevamo, dicevamo non va bene, sapete che io intrinceo fatto il 68, sapete cosa vuol dire? Approvare il divorzio, l'aborto, il diritto d'onore, non avevamo i telefonini cavoli, eravamo lì a discutere, a arrabbiarci, a pigliarci ammazzati, e questa la partecipazione, voi state fermi così? Perché voi state fermi così? E anche a noi serve questo futuro, anche a noi, ve ne andate a fare i paesi migliori, i nostri cervelli, se ne vanno per fare belle l'America, Londra, la Francia, la Costa, noi siamo in Italia, noi siamo, senza essere nazionalisti, ma metteteli questi al nostro servizio, per noi vecchi è anche questo vostro futuro, insieme si costruisce, veramente si costruisce insieme, credetemi, essere interi in azienda, noi lo facciamo, ma vorrei che si divulgasse, ci dice Papa Leone, siate rappresentanti della, perché esiste un toma che si chiama la dottrina sociale, io ci metto chiesa perché sono cattolica e Cristiana ci metto vicino chiesa, ma è la dottrina, una dottrina sociale, pensate che c'era, andatevelo a vedere, Filangeri, Gaetano Filangeri, un ragazzo di 26 anni a Napoli, un principe, che scrisse, andate a vedere, la felicità secondo Gaetano Filangeri, parla del lavoro come felicità, come vocazione, gli americani hanno messo questo concetto di felicità, Beniamino Franklin avrebbe voluto Filangeri come suo ambasciatore in America, è morto a 26 anni questo principe napoletano, metteva la felicità, diceva non la guerra, andate a vedere la modernità di quello che scrive questo ragazzo, non fate la guerra, date le vanghe, lavorate la terra, ecco che cosa ci diceva e stiamo parlando nel 1700, ancora, abbiamo sempre nel 1700 da noi chi parlava di economia serena, la buona economia, l'economia del bene comune, è il futuro, lavorare per il futuro, per il bene comune, ecco senza cultura ragazzi, ma vi dovete impegnare, lo vedete lui? No, non voglio saltare, questo è per me, guardate che cultura, io sono laureata in filosofia, ha detto cose che mi sono vergognata, io sono una metalmeccanica, laureata in filosofia, non mi ha fatto mettere scuolo, ma è vero. Provo a dire una cosa, ha citato Papaleone XIV, proprio in questi giorni, dalla sua elezione dei vari dibattiti che ci sono stati, ho sentito una frase di uno ospite, di uno scrittore che ha detto, qualcuno ha deciso che non ci sono più le ideologie, non ci sono più le visioni del mondo, non c'è più la dottrina sociale, non ci sono più i grandi pensieri, sono stati tutti ritagliati, emessi in un telefonino, metaforicamente, in cui tutto è parcellizzato, non c'è più la visione di insieme e se non hai la visione di insieme, ma hai soltanto frammenti che ti passano davanti uno via l'altro in uno scroll in continuo, perdi il senso non solo del racconto, ma anche di te stesso. Ancora più difficile, nelle condizioni in cui magari c'è un disagio che rischia veramente di portare un minore, un giovane a comportamenti patologici. Anche a provocazione, io penso soprattutto che il senso lo abbiamo perso noi, perché se il processo di crescita, mi ha colpito tantissimo quello che ha detto Riccardo, perché è proprio così come lo descrivi tu, è attraverso lo sguardo, lo sguardo è attraverso l'identificazione che hai con quella persona, un giovane cresce guardando anche altri, quelli che si chiamano gli adulti significativi che noi non abbiamo più e dice io vorrei diventare così, mi piacerebbe essere così, lì passa la mia prospettiva, quindi secondo me il senso, il significato lo abbiamo perso noi e non siamo più in grado, perché non ce l'abbiamo, non lo trasmettiamo, quindi non trasmettiamo la passione ad un lavoro, l'impegno ad una fatica, l'impegno che non è solo sudore, ma è un sudore che ripaga, è un sudore che dona interezza, che dona anche felicità, ma che dona soprattutto realizzazione, questa cosa l'abbiamo persa. Quindi sono bellissimo il richiamo ai ragazzi dai impegnatevi, muovetevi, eccetera, però il mondo adulto deve anche fare un passo indietro rispetto ad oggi, cioè smettiamola di preconfezionare le risposte di questo impegno giovanile, cioè parliamo di protagonismo, il protagonismo non può prevedere che io ti disegno il contorno e le modalità attraverso le quali tu possa essere protagonista, cioè ti devo lasciare libero nell'espressione di questa cosa qua, altrimenti immagino, faccio un errore ideologico, cioè immagino che il futuro che io ho in mente che debba essere, debba per forza essere il tuo e questo secondo me è l'errore che ha fatto la nostra generazione, cioè un approccio ideologico rispetto alla realtà e rispetto all'immaginazione di futuro. Questo vale poi anche questo tema del disagio complessivo che è quello che introducevi ora, attenzione anche qua, io continuo a dire che questa non è tanto una generazione che sta male dal punto di vista patologico, sicuramente però è una generazione che non sta bene, quindi non patologizziamo sempre, sanitarizziamo sempre, c'è una tendenza un po' rispetto a questo punto di vista, i problemi psicologici, il disagio, i need, i ritiri sociali, lì chi comori, chi più ne ha più ne metta, eccetera, ma attenzione che se noi guardiamo a queste realtà come una patologia o solo una patologia abbiamo già perso in partenza, noi dobbiamo guardare a queste realtà come un'occasione, una possibilità per poter cambiare la realtà altrimenti non ne veniamo fuori, che è un lavoro un po' che stiamo cercando di fare anche a noi attraverso un approccio che è sempre educativo. Dobbiamo formare e proporre adulti significativi, questa è la cosa, lo percepisci questo? Lui diceva una cosa importantissima, i modelli sono importantissimi anche nella passione, ci sono delle cellule neuronali nella corteccia premotoria che sono un grande orgoglio italiano, sono stati scoperti da Rizzolatti negli anni novanta che sono i neuroni specchio, i neuroni specchio sono quelle cellule che ti fanno imitare la dinamica emotoria di un'azione tali per cui se tu vedi qualcuno fare una cosa, non so se vi deve presente, quando per esempio siete sul semaforo, avete il semaforo, dovete attraversare la strada, è rosso, attraversano tutti, perché sono i neuroni specchio che entrano in gioco, ma queste cose qui valgono non soltanto per le azioni ma anche per le emozioni perché i neuroni specchio catturano il sottostante emotivo e quindi la persona appassionata, mi vedete come mette in atto una fisiologia del corpo che viene catturata da queste cellule e che viene recepita dai ragazzi quando abbiamo dei modelli, quindi i modelli sono importantissimi, aggiungo due o tre cose sul sistema dell'orientamento, o signore. Dai, cioè c'è in sala qualcuno che si occupa di orientamento per cui puoi andare... Sul sistema dell'orientamento, allora, noi prendiamo i paesi che hanno il tasso più basso di nit, vediamo due cose, c'è un orientamento permanente, cioè non è episodico, non in terza media in cui in tali c'è o perché bisogna scelta l'università, no, dalle elementari costantemente viene fatto un percorso di introspezione. Ora, voi mi direte, Riccardo sì, ma è stato introdotto anche dal Governo come linea guida teorica nella legge della buona scuola, la legge 107 del 2015, poi dalla linea guida del Newer, ma l'altra cosa, sì, a livello teorico, tutto teoria, l'altra cosa interessante è che se noi andiamo a vedere quei paesi lì ci sono dei career advisors specializzati, lo fanno di lavoro, che fanno orientamento ai ragazzi. Ora, sapete qual è la riforma proposta con il decreto dal Ministro per carità? Di 22 dicembre 2022 sono stati stati a 150 milioni di euro per formare 40.000 docenti tutor, docenti orientatori, che sono già docenti delle scuole, sapete sulla base di che cosa? Di un corso di formazione di 20 ore. Cioè, noi deleghiamo il futuro di un ragazzo, l'anima, perché io dico che i professori, in generale gli educatori sono come i medici, cioè i medici salvano vite anatomiche ma gli educatori salvano anime. Noi deleghiamo il futuro di un ragazzo su un docente, che molto spesso quel ruolo non lo vuole neanche fare, per un stipendio semplicemente in più, il cui unico criterio è una semplice piccola esperienza pregessa nel campo dell'orientamento su 20 ore di corsi di formazione. Quando all'estero ci sono persone, cioè io da 5 anni che dedico tutte le mie giornate a leggere paper, a fare ricerca, a intervistare, a chiedere persone e ho scoperto che lo 0,0000000 sono così e noi deleghiamo il futuro e la vita di un ragazzo sulla base di vento di formazione. Questo è il primo punto. Scusatemi sulla formazione, leggi, noi come azienda abbiamo l'obbligatorietà alla formazione? Salute i morti sul lavoro per la sicurezza, sapete quanto lo Stato ci delega? Noi 4 ore l'anno, anno, c'è un mio lavoratore ha pagato dallo Stato e sono io quelli che pago invece e piglio i premi perché vado oversize, pago la formazione, è chiaro? Poi quando dicono i morti sul lavoro sono quelli, non hanno formazione ragazzi. Però lei va pagata, va pagata con dei professionisti. È un investimento, non è un costo. È un investimento. Un investimento. Necessario. È un investimento. La seconda cosa, io quando parlo con gli imprenditori sui giovani mi dicono due cose, giustamente come diceva la dottoressa Brancaccio, non si trovano dei giovani qualificati perché la verità è che c'è un mismatch incredibile fra quello che l'università ti forma e poi quello che il mondo del lavoro chiede perché noi sappiamo tutto sui modelli economici ma non sappiamo scrivere un curriculum, non sappiamo affrontare un colloquio di lavoro, non sappiamo minimamente come interfacciarci. Quindi questo è un primo tema. Ma il secondo tema più importante secondo me è che mi dicono in realtà noi i giovani qualcuno lo troviamo. Il problema è che poi se ne va via, sta qui 3 mesi e poi se ne va, cambia. Perché c'è un problema di turnover altissimo, il problema di car attention, perché? E qua ci sono secondo me due problemi grandi. Allora innanzitutto la nostra è una generazione che è educata queste cose qui, dopamina dopamina dopamina, sistema dopaminergico che è sollecitato al massimo. Ora se io vado in un'azienda e per un anno vengo messo a dedicare allo stesso progetto quando per esempio la dopamina è una cosa che richiede la novità, il cambiamento, il nuovo, un approccio dinamico ma è chiaro che proprio cerebralmente e strutturalmente una persona ci dice ma cosa sto a fare? Non ho l'incentivo, non ho la gratificazione. Altra cosa, noi a proposito di dopamina siamo cresciuti e abbiamo un disperato bisogno, i like sono la metafora, che noi abbiamo un disperato bisogno di essere guardati e quindi del riconoscimento. Io ho un sacco di giovani che incontro che mi dicono che vanno lì in azienda come se fossero dei numeri e mai un oh bravo stiamo andando bene, un incoraggio, abbiamo bisogno di feedback. Questa tra l'altro scusami fermati perché? Andatevi a vedere la gestione del lavoro, otto ore lavorative, badge di ingresso e di uscita, un ragazzo non sta otto ore seduto più, va a progetto, una mamma che mi torna dal lavoro non ha bisogno di otto ore, in quattro ore lo fa e se col telefonino chiama e mi dice come sta mio figlio, hai chiamato i pannellini perché sono mamme nuove, vengono condannate perché non si può usare il telefonino, sono le leggi che dovete cambiarle. E' questo tipo di lavoro, otto ore lavorative, quando vai in America perché loro mi dicono in America vado in maglietta, me ne trevo, entro e esco, lo sapete se io do il permesso a una mia dipendente di andare fuori? Ma vai, vai perché ti ha chiamato tuo figlio, ma non becciare perché se beccia si scalano le ore dallo stipendio, un'ora e meno di permesso, allora dico vai, lo sapete che se si graffi alla fuori che cosa succede, la pago nuova, d'oro e non le do questa libertà, i ragazzi vogliono questa libertà, dobbiamo rinormare un lavoro che è vecchio, non sta più bene, perciò vanno fuori. Mio figlio è stato in America, entrava, usciva alla maglietta, va di notte, conveniva ad aprire un'azienda alla notte e lui lavorava di notte, qui no, otto ore, il capo del tempo e poi se poi non è o presto, o che l'ora che stai storto, e ma che si è venuta con tre minuti di libertà, basta, sono tempi che devanno di, non sono più i nostri tempi, lo stai dicendo giusto. E voi state fermi, accettati di lavorare a queste terminologie, sono gabbie di lavoro che vi abbiamo dato e se nelle nostre aziende come lui chiede, perché tu hai avuto imprenditori che ti stanno aiutando a non sfruttare, lo stai aiutando, ma possono essere 150 aziende, possono essere, ribellatevi, non date con le bagnie, non andate dietro gli schermi, scendete, andate, a presto a questo che vi parlo. Non seguite. No, l'ultimo punto, l'ultimo che volevo toccare è l'importanza che poi accennavamo prima dello sport e degli hobby. Allora c'è un problema cerebrale della nostra generazione appunto, relativa non soltanto alla dopina, è legata anche alla dopina, che riguarda la corteccia prefrontale. Noi abbiamo un indebolimento della corteccia prefrontale che è quella del cervello che è deputata principalmente a tre cose. A, capacità di controllare la nostra attenzione, dirigere il focus. B, capacità di rimandare alle gratificazioni. E C, capacità di iperinvestire in termini di energia e tempo. Ora, il nemico più grande di questa area prefrontale sono proprio le distrazioni a cui noi siamo sottoposti costantemente ogni singolo giorno. Il problema dei ragazzi non è che non trovano delle passioni, è che le trovano ma cambiano subito, perché si annoiano subito, pure subito trovano qualcos'altro di altrettanto interessante, si buttano e non la perseguono. Allora lo sport e la musica sono due attività che rafforzano le aree della corteccia prefrontale e che sono importantissime. Ad esempio io ho fatto tre cose nella mia vita, ho fatto teatro, ho fatto karate e ho fatto musica. Ora, nessuna di queste tre cose oggi è la mia passione, ma in parte sì, ma in parte mi hanno consentito di scoprire quella quale fosse veramente la mia strada. Sono dentro di te. Mi hanno reso la persona che sono. La musica, gli hobby creano lo spirito, che poi quell'essenza si troverà la sua incanalizzazione principale. A proposito della musica, un'altra cosa importantissima, la musica ti insegna per esempio a stare nel tempo, che questa è una cosa importantissima. Noi giovani stiamo prendendo il senso del tempo, del ritmo, perché noi al contrario la nostra generazione e la nostra società ci spinge a essere in tempo, che è una cosa cioè scadenze, cose immediate. Estere nel tempo significa che tu quando suoni una nota, quella nota la suoni in relazione alla pausa, alla nota che c'era prima e a quello che viene dopo. Ti insegna a tenere insieme la simultaneità di passato, presente e futuro. Allora queste cose qui sono importanti, quindi musica, quindi sport, quindi hobby in generale, però la corteccia prefrontale richiede una cosa, che quando ci sia uno sport è una cosa, per un po' di tempo almeno, non so, un anno, due anni, che sia una strada da intraprendere, non di cambiare subito, perché altrimenti purtroppo non c'è passione che può rimanere. Quando domani a un mio collaboratore, scusa ma qual è perché, sono tanti difemici, ma tu qual è cosa... No signori io faccio l'operaio, fai ora e domani, perché non mi dici io sono, io sono un ingegno, io sono un operare, è difficile, io me lo faccio, faccio mommò, commentani a me, poi me lo aggaffano e vado a fare un pizzaiolo. Voi vi traduco perché siete al confine per il squattante. Allora, dici vado a fare, perché poi dopo faccio il pizzaiolo. No, tu sei... ecco la vocazione, quello sogno dentro, ma dobbiamo aiutarvi, dobbiamo aiutarvi levando tu, sono sovrastrutture, carissimo Riccardo, e tale quale a mio nipote, pensate che io mi scontro ogni giorno con mio nipote. Sono sovrastrutture che vi vanno strette, vi vanno ed esistono e vi governano. Dovete imparare... Riccardo, aiutali, ma cambiati politicamente, aiutiamo a venire fuori, no? Ma con le legislazioni dobbiamo cambiare... è vecchio. Ma io nel mio... dal bastolo lo sto facendo nel senso che... Dal bastolo lo devi fare, però parlando così decodifica qualche cosa, perché certi cose difficilissime da capire. S'aspettiamo la politica secondo me, anche. No, ma no, la politica serve, vedi? No certo, importantissimo. No, tu stai facendo politica, non partito da me, ragazzi. Ecco dovete fare politica, politica, ribellarvi veramente. Io se vi voglio inquadrare non vi posso inquadrare. La politica è cambiare il mondo. Bravo, bravissimo. Allora, cambiamo per esempio una regola, il tempo è scaduto, la cambiamo, visto che mi dicono che qualche minuto ce l'abbiamo, prima di cambiare il mondo, cioè usciti di qui, io a me farà il mio piacere dare spazio per qualche domanda, qualche breve sollecitazione, perché, voglio dire, ha senso quello che abbiamo detto se poi può diventare un volano e trasformarsi in qualcos'altro. Abbiamo già una domanda qui, un intervento. Grazie. Allora, tre riflessioni, una premessa. Secondo me voi state facendo un lavoro difficilissimo per un motivo. Il motivo è che esiste un convitato di Pietra che si chiama Famiglia e Scuola, perché da voi non arriva gente di 2 anni o di 3 anni, ma arriva gente di 16 o 18. Quindi il grande lavoro dovrebbe essere fatto a monte, perché è molto difficile per voi avere gente già formata. Poi c'è parlato di talento e di passione. Allora, si continua a dire che tutti abbiamo talento, che il talento c'è, che è nascosto, però viviamo in un mondo specializzato, iper specializzato, in cui a volte anche se riesce a tirar fuori il talento potrebbe non essere sufficiente. Questo è un ulteriore problema. Terza riflessione, la passione. La passione è una cosa stupenda, bellissima, specialmente se è continuativa, però a volte la passione fa a botte col talento. Cioè ci sono persone che hanno delle passioni ma non hanno il talento per svilupparlo e su queste due cose penso che bisogna lavorare. Grazie. Grazie. Grazie. Sì, se mi permette un secondo, io credo che in realtà è vero quello che dice lei, ma la passione è più importante del talento e le spiego perché. Non è che se tu hai talento e sei bravo qualcosa, allora ti appassioni di quella cosa e... Sa quanta gente io ho conosciuto talentuosa a totalmente abbandonare quello in cui erano bravi perché non avevano passione per quella cosa, mentre se tu sei appassionato in quella attività, tornerai a ripeterla talmente tante volte che a furia di ripeterla ti allenerai, ti eserciterai talmente tanto che diventerai veramente bravo in quello che stai facendo e diventerai anche il numero uno in quello che stai facendo. Io non ho mai visto persone veramente fare cose grandi, giovani, adulti, senza una grande enorme passione. Poi sicuramente un'attitudine è indispensabile, però mentre io ho visto fare cose grandissime con tanta passione e un po' meno di talento non ho mai visto fare grandissime cose con tanto talento e poca passione. E poi per la famiglia e per la scuola ci dimogliamo a voi? Noi l'abbiamo fatto, abbiamo sbagliato. Sì, noi l'abbiamo fatto, siamo qui per dirvi, abbiamo sbagliato tutto. Quindi le giovani famiglie, le giovani cose, attenzione ai vostri bambini piccoli insegnate le cose belle per non poi consegnarci degli uomini sbagliati, cominciate da voi, cancelliamo tutto, nuove famiglie, nuove scuola. Ma da qualcosa possiamo partire? Certo che sono giovani loro, quindi fate le cose belle, non tutto tutto. Però cercate di sentire questo che vi ha detto, è da lì che nasce, non arrivate poi grandi, non si può fare niente più. Abbiamo qualche altra battuta, qualche altra domanda? Lì in fondo. Io avallo quello che ha detto il Dottor Romito con riferimento a un adulto, cambio un po' educare, nel senso che aggiungo una riflessione statistica. Oggi i giovani sono pochissimi nel mondo, c'è un problema di invecchiamento grandissimo e quindi la sollecitazione che faceva lei di farsi sentire e farsi ascoltare diventa difficile perché voi nel 68 ervate tantissimi, un'energia pazzesca. Io ho vissuto negli anni 90 in Irlanda quando l'Irlanda era pienissima di giovani e vi assicuro che ritornare in Italia ogni volta era un abbassamento di energia che sentivi nel corpo. Quindi la rieducazione secondo me deve partire dai 50 anni e 60 anni in su, io invito una società a rieducarsi. Ieri ho assistito a un intervento molto bello dove c'era un professore molto anziano di grande esperienza che giustamente ha detto metto il giovane al centro, tu siediti al centro, poi però l'ha lasciato parlare pochissimo rendendosi conto che lo lasciava parlare pochissimo. Ecco la rieducazione deve partire da questo, siete e saremo, fra poco sarò anziano anch'io, tantissimi anziani. L'anziano oggi è percepito come una persona molto delicata, però si avvicina, c'è l'altra figura che sta diventando delicatissima, che è quella del giovane. Allora qui secondo me la saggezza dell'anziano è quella di fare un passo indietro, guardare di più il giovane, guardare. Io sono una mamma e una mia dottoressa che mi ha aiutato tantissimo mi ha detto quando mia figlia era piccola non la devi ascoltare, la devi guardare e abbracciare. Tu lo dicevi invece giustamente io sento ancora questa cosa molto ascoltare ascoltare no, è uno sguardo e appunto la rieducazione secondo me appunto le diceva dovete farvi sentire cambiare le leggi no, le leggi dovete insistere voi che avete il potere, avete tra i 60 e gli 80 anni e dovete andare voi in piazza e farle cambiare le leggi perché numericamente siete tantissimi. Questo è molto importante, ci sono attualmente gli ultimi dati di estate li avete eletti negli ultimi giorni, li abbiamo riportati anche su sole 24 ore, ci sono più over 80 che under 10 in Italia, in gli ultimi 10 anni si sono persi 4 milioni di under 49 e il numero di italiani che vanno all'estero sono più soprattutto formati ad alto livello e a portare competenze e voglia, capacità, istruzione negli altri paesi e beh insomma continuano ad aumentare, sono dati che tutti insieme personalmente mi spaventano e cerco anch'io personalmente di trovare un'ancora da cui ripartire, un'idea da cui ripartire, l'idea appunto di adulti da rieducare che sia per in grado di essere significativi per i più giovani, provandoci, un imbente è importantissimo, ma con umiltà perché purtroppo la mia generazione, la dico malissimo, ma considera i giovani un po' come un fenomeno da baraccone da mostrare, no? Siete così pochi rispetto a noi che siete una minaccia relativa ma le regole ce le teniamo perché sono le nostre, però così non va bene perché è inevitabile che poi si crei quel meccanismo per cui poi non si fanno figli eccetera eccetera, allora con umiltà noi dobbiamo tornare a essere rieducati per essere significativi con gli altri, soprattutto nei confronti più giovani e per cui questo è un modo per invertire la tendenza e supportare poi chi si trova sul fronte, no? Perché poi siete voi che vedete anche le situazioni più difficili da cambiare, finché si tratta di orientare tra l'occaso dell'altro, ma quando la situazione è veramente patologica, Romito. Non c'è dubbio, io vi ringrazio tantissimo, l'intervento lo condivido totalmente, se non partiamo però, la mia generazione, se non parte da una sana autocritica non arriva da nessuna parte, cioè che non vuol dire accollarsi il senso di un fallimento, ma cominciare a dire dove abbiamo sbagliato perché se non facciamo questa operazione qua ma anche invocare il protagonismo giovanile e al tempo stesso non lasciare lo spazio perché questo protagonismo, noi sostanzialmente tutti gli spazi che ci sono liberi li stiamo occupando noi, noi li stiamo occupando, poi invochiamo il protagonismo giovanile ma intanto gli spazi li abbiamo occupati noi, quindi il lavoro che dovremmo fare è cominciare a liberare spazi, cominciare a liberare spazi di immaginazione, di immaginazione imprenditoriale, condivido benissimo tutto il tema sulle startup che hanno più regole di una multinazionale, quindi ma dove vuoi andare, non vai da nessuna parte. Dobbiamo, e rispetto anche al primo intervento che invocava anche la famiglia, anche su questo noi pensiamo che i corpi sociali perché tali sono già preparati e pronti all'uso, ma non è vero, dobbiamo cominciare anche a riformare le famiglie, cioè se non capiamo che è un problema di tipo culturale, quindi è un problema di conoscenze e saperi che va rinnovato non andiamo da nessuna parte, anche sulle famiglie, noi come associazione proponiamo programmi di formazione, ma non è la solita formazione, adesso ti spiego come funziona eccetera eccetera, ma è una formazione orientata a farti acquisire competenze, cioè capacità di fare qualcosa, anche su questo ci muoviamo sui programmi di evidence based, ce ne sono un sacco in giro perché non bisogna essere fanfaroni su questo, ma dobbiamo cominciare a lavorare da questo punto di vista e liberare spazi, poi dobbiamo anche prendere atto, se non ci sono adulti significativi questo è un problema enorme, è un problema enorme e quindi su questo vanno ricreate condizioni culturali perché questo possa riaccavere. I valori solo voglio dire perché noi abbiamo UCI, Unione Cristiana, Imprenditori e Dirigenti di azienda, Papa Francesco non vi spaventate, chiedo scusa, Papa Leone sta dicendo applicate voi imprenditori ne perché sono quei luoghi di lavoro, quelli che potete, i privati, i nostri lavori o i dirigenti nelle aziende applicate questa dottrina che è un tomo, non sono leggi, sono sentimenti. La dottrina sociale non è un tomo di economia, è qualcosa che vi spiega intimamente come comportarci l'uno con l'altro, l'accoglienza, l'accoglienza verso lo straniero, l'apertura, l'ascolto, li abbiamo detti e li ha citato dalla rerum monovarum che addirittura parla, che sono dei vecchi suggerimenti della Chiesa che non ha niente a che vedere con la Chiesa, noi lo interpretiamo come Chiesa, ma parla di sociale, quindi è un momento sociale e noi nelle nostre aziende quelli che aderiscono a UCI appliciamo queste dottrine e i riconoscimenti sono tanti, stiamo veramente portando avanti un esercito di ragazzi nuovi e formati, l'Economia Ovi Francesco in Europa ha più nei villaggi di Assisi, ha più di 2.000 ragazzi che vengono a parlare di nuova economia e faranno nuove aziende. Andiamo a cambiare il mondo, grazie. Grazie a Stefania Brancaccio, Riccardo Camarda, Paolo Rumito. Grazie, grazie. Grazie.
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