Tre nuove frontiere dell’economia: il subacqueo, lo spazio e l’artico
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Tre nuove frontiere dell’economia: il subacqueo, lo spazio e l’artico
Un'analisi delle opportunità e sfide economiche e geopolitiche delle nuove frontiere dello spazio, subacqueo e artico.
Un saluto per tutti i nostri amici che ci stanno seguendo in streaming. Ci scusiamo per averi introdotto in questo modo. Ci vediamo in un altro video. Iniziamo con qualche minuto di ritardo, ma ci faremo perdonare nel corso della chiacchierata. Una chiacchierata che è incentrata, come avete visto dal titolo di questo panel, su nuove frontiere dell'economia, ma non soltanto, quello dello spazio, della subacquea e dell'artico. L'accostamento tra i tre come è nato? In realtà io l'ho scoperto preparando proprio questa chiacchierata. La chiacchierata nasce da un libro del professor Marco Magnani, che è stato presentato anche già qui al Festival I velocito, il grande scollamento, che parla di tanti temi che sono di strettissima attualità nella crisi che stiamo vivendo oggi, che è una crisi non tanto sul protofilo economico, ma soprattutto sotto quello della sicurezza della geopolitica. Ecco che quindi, professor Magnani, cerchiamo di creare un fil rouge fra questi tre momenti che andremo a toccare nel corso della nostra chiacchierata, anche perché dal certo punto di vista, per esempio il mare e dalla notte dei tempi, che c'è un'economia legata al mare, anche se oggi ha preso connotati molto diversi. E potremmo dire la stessa cosa, lo faremo per quanto riguarda anche lo spazio, lo stesso artico. Sì, buongiorno. Diciamo che in questo, tendenza, ha purtroppo lo scollamento del mondo, il mondo che lo vediamo in questi giorni in maniera evidente dal punto di vista commerciale ed economico, ma lo vediamo purtroppo da alcuni anni dal punto di vista dei conflitti, delle guerre, due delle quali ricordo sempre abbiamo in casa nostra. Lo scollamento, il mondo che si divide in blocchi, che si divide in pezzi, e quindi questo ha un costo economico, ha un costo di innovazione, ha un costo in termini di conflitti. In questo scollamento una nota potenzialmente positiva, che ho cercato di individuare, è quella di alcune nuove frontiere, da qui un po' il titolo, davanti alle quali avrebbe senso, individui razionali, ad andare insieme. L'umanità potrebbe andare insieme lo spazio, il subacqueo, quindi i fondali marini, naturalmente anche l'oceano, ma i fondali, l'artico, sono nuove frontiere, pensate un po' al periodo delle grandi scoperte geografiche. Quando ci sono trovati di fronte delle nuove frontiere che garantivano nuove risorse economiche, naturalmente essendo al festo di economia l'enfasi sulla parte economica, ma qui c'è una grande opportunità economica, una grande opportunità di innovazione, una grande opportunità anche da punto di vista geopolitico, una grande opportunità anche di risolvere una grande sfida del mondo, che è quello del cambiamento climatico, perché questi tre fronti offrono questa opportunità. Quindi l'opportunità di rilanciare la cooperazione internazionale, che forse a un momento di minimo, insomma lo vediamo, le istituzioni internazionali di tutti i tipi e la cooperazione non sta funzionando molto, questa è una grande opportunità. Nello stesso tempo però il rischio che affronti di opportunità enormi, e ripeto dopo un test economico sono ad esempio le risorse di materie prime, ne parleremo l'artico, il subacqueo, ci sono terre rare, ci sono risorse energetiche, lo spazio ci vorrà forse un po' più tempo però questi meteoriti pare essere ricchissimi di terre rare, poi dovremo arrivarci insomma. Economico anche da punto di vista delle comunicazioni e delle telecomunicazioni, comunicazioni attraverso l'artico si possono trasportare merci in tempi molto ridotti, abbiamo ormai superato le difficoltà tecniche di farlo in parte insomma, di telecomunicazioni pochi sanno, naturalmente i satelliti sono importanti, ma pochi sanno che il 95-96% dei dati passa nei cavi sottomarini, prima si parlava della sicurezza di questi cavi, sempre più un tema importante, proteggere, quindi anche un tema geopolitico di sicurezza, quindi le frontiere sono una grande opportunità, il rischio che però diventino dei fronti, dei fronti di competizione, questo può essere anche positivo, ma anche dei fronti che creano delle tensioni e degli scontri, e quindi si parla già di guerre spaziali. Nel subacque, ho detto solo un paio di esempi, il subacque sta diventando strategico, poi eventualmente parleremo dei sabotaggi più vicini a noi, ma pochi sanno, io l'ho scoperto scrivendo questo libro, che ad esempio attorno all'Israel e ai Taiwan, nel giro di 18 mesi pescherecci civili cinesi, per sbaglio, hanno tranciato per 25 volte i cavi delle comunicazioni. Ora come faccio un peschereccio, però capite l'importanza anche strategica militare, isolare, isolare, terremoto un'isola vuol dire poi poterne avere il controllo, quindi ci sono temi di grande importanza. Aggiungo solo una cosa, ma poi ci sono qui degli ospite, ne sono molto più di me, è che la buona nota positiva è che su questi tre fronti l'Italia è messa abbastanza bene, nello spazio siamo uno dei pochi paesi che coprono quasi l'intera filiera, grazie ad aziende di punta come anche Fincantieri ed altre, nel Subacquio e nell'Artico abbiamo le tecnologie di primo piano e quindi abbiamo anche un posizionamento da punto di vista tecnologico industriale che è di una certa rilevanza, quindi frontiere o fronti? Questa è la grande domanda, io dico sempre dipende da noi, da noi come umanità. Allora iniziamo a valutare l'aspetto più di opportunità, anche per ragionare insieme su quelle che sono le nuove opportunità partendo da quelle legate allo spazio, visto che con noi Roberto Battistona dell'Università di Trento, ma già Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana per molti anni, al quale chiedo subito come sta cambiando l'approccio nei confronti dello spazio, un tempo erano le agenzie pubbliche, leader, pensiamo sempre alla NASA, tutte le missioni spaziali, l'investimento pubblico che era guidato soprattutto da un desiderio di scoperta e di ricerca. Possiamo dire che c'è stata un'inversione oggi di tendenza con l'ingresso dei privati, è di qualcosa quale tutti, no abbiamo dimestichezza, le imprese di Musk sono conosciute ai più, ma non è soltanto la sua space link, improvvisamente che cosa è cambiato Battistone? È diventato conveniente poter operare a livello dello spazio, lanciare migliaia di satelliti, prima se ne lanciavano centinaia, oggi se ne lanciano migliaia, ci aiuta a capire, ci fa da guida su questo cambiamento? Anzitutto buongiorno a tutti, grazie per questo invito. Visto sullo spazio uno ha l'impressione che si stia raccontando una storia nuova, in realtà se ci pensiamo bene è successo tante volte nella storia dell'umanità, portiamo un esempio alla conquista dei mari, c'erano prima i pirati, poi c'erano i paesi, poi sono state le guerre e poi c'è stata una regolamentazione, una mecconomia che gestisce il bene maritimo superficiale. Pensiamo al far west, chi metteva le ferrovie erano singoli individui potenti come Musk, che mettevano in moto risorse enormi e poi col tempo si è trovato un equilibrio complesso con alti e bassi che ha portato alla nascita di nuovi paesi e nuovi stati. Nello spazio sta accadendo esattamente questo, i tempi scala sono forse un po' più compressi e soprattutto la visibilità e lo stupore dell'opinione pubblica è in qualche modo maggiore perché effettivamente lo spazio è stato sempre collegato a qualcosa di diverso. Quando si è partiti con l'avventura spaziale nel 1957, con lo Sputnik e poi tutto il resto, era una sorpresa talmente grossa quella di poter andare nello spazio che perfino la politica, la geopolitica risuonava sul tema romantico, un tema politico, un tema alto. Ricordiamoci che Kennedy ha proposto ai sovietici di allora di andare assieme sulla Luna, ufficialmente. Lui lo disse e lui diceva no e poi ci andavamo da soli. Per dire cosa era, come era pensato, era pensato un bene che poteva essere veramente unificatore. Solamente perché non c'era ancora l'economia al lavoro, era un gioco di immagini, di mostrazioni di forze, di tecnologia, c'era dietro anche una parte della difesa, ma onestamente la parte della sorpresa e dell'esplorazione era molto forte. Sono passati 50 anni, sono tanti, sono pochi, ed è successo una transizione. Tra l'altro è una transizione che sta prendendo di contropiede coloro che in modo magistrale l'hanno realizzata. La NASA, che la Spesa Economy è una cosa molto americana, noi la stiamo in qualche modo rieccheggiando in Europa, ma ovviamente la macchina è al lavoro in America. La NASA ha avuto nel corso della storia delle ultime 4-5 amministrazioni un mandato molto preciso, trasferisci l'orbita bassa ai privati, cioè chi porta il materiale, adesso anche gli astronauti, in orbita bassa, dove sarà la stazione spaziale, dove sono i strateghi di un certo tipo, era prima sempre solo la NASA che gestiva tutto. Abbiamo invece avuto l'ordine di trasferire questo tipo di servizi ormai quasi quotidiano, quasi dodizionale ai privati, e ci è riuscita. Tra l'altro è una magistrale operazione in cui la parte pubblica ha preso un abbraccio pubblico e gli ha detto su 10, 15, 20 anni di fare una transizione che è stata fatta. Il risultato? Arriva Elon Musk, che è il principale beneficiario di questo investimento di soldi e acquisisce una capacità di realizzazione, un potere tecnologico talmente grande, ma non solo lui, ci sono quelli che, brentson, bezos e poi potremmo citare altri famosi space barons, che hanno iniziato ad acquisire una tale capacità esecutiva che a un certo punto, in questo momento preciso, con questa particolare presidenza americana, la NASA sta vedendo messa praticamente di fianco. Ripeto, è successo forse anche in altre epoche storiche, certo che oggi ci colpisce molto, perché è un mondo in cui coinvolge tutto il mondo ciò che sta accadendo. I stati di Starlink influenzano decisioni geopolitiche di grande dimensione, e in questo senso dobbiamo capire, al di là delle situazioni temporanee, spero temporanee, ma probabilmente sono temporanee, perché anche Musk non è il mercato, è un pezzo significativo del mercato, capire che cosa accadrà in futuro. Certo, siamo entrati in una zona di totale dominio dell'economia, cioè tutte queste cose un po' romantiche sono veramente sullo sfondo. Se possiamo citare l'aspetto romantico possiamo dire che siamo passati da Kennedy, che offriva a Khrushchev di andare insieme sulla Luna, a Bezos, che manda la fidanzata con le amiche in giro per l'orbita spaziale. L'abbattuto me l'ha proprio chiamata. Però proprio questo paradosto però fa capire come ci sia un tema anche molto da ancora esplorare, capire che riguarda la giurisdizione. E qui mi rivolgo ovviamente a Paola Severino, tra le tante cose anche presidente della School of Law della Lewis. Paola Severino, io mi affido a lei per capire a livello proprio regolatorio, quando parliamo di missioni spaziali, oggi parliamo di satelliti che vengono lanciati, parliamo potenzialmente, l'abbiamo già visto, di turismo spaziale, ma poi si citava poco anzi anche l'idea di andare a sfruttare asteroidi, meteoriti, pianeti per avere risorse. Ma tutto questo come si regolamenta? Di chi è la risorsa sul pianeta? Bene, buongiorno a tutti innanzitutto e grazie per averci fatto trovare tanti giovani. Non voglio dire che nelle prime file ci sono delle persone mie coetane più o meno, o più giovane di me, ma io credo che questo sia il tema dei giovani e per i giovani, perché è a loro che è affidata la tutela di questi valori economici. Diceva bene Battiston, tutta economia, fino ora ci siamo occupati di valutare quali fossero le risorse che si possono trovare nello spazio. Sempre più importanti perché le risorse sulla terra si stanno esaurendo, le risorse tradizionali, ma noi sappiamo che nello spazio ci sono 700 quintilioni di dollari di valore di terre da scavo. Allora lo sapete cosa sono 700 quintilioni? Sono miliardi di miliardi. Io non riesco neanche a pronunciare, immaginare un valore simile, mi sembra di essere nel deposito di denaro di paperon dei paperoni quando parlo di quintilioni di dollari, eppure è così, queste sono le dimensioni dell'economia, dello spazio, solo per l'eterrerare, ma poi pensate che oggi tutta la navigazione terrestre aerea e marina si svolge sotto il controllo e con la guida dei satelliti, che l'agricoltura più sviluppata è stimolata proprio dal controllo dei satelliti sul clima e su quello che accadrà, su quanta pioggia si sarà e dove devi piantare le tue viti per renderle migliori. Allora il tema dell'economia è immenso, ma noi sappiamo che quanto più il tema dell'economia è rilevante, tanto più si scatena la caccia loro. Si parlava prima dei pirati e di coloro che di questi valori si vogliono appropriare senza avere titolo o diritto per farlo, e oggi si sta verificando proprio questa situazione. Noi abbiamo una sola convenzione del 56, pensate, l'ultima in materia, che ci dice che nessuno può essere proprietario di un pianeta. Questo ci rassicura, ma fino a un certo punto, perché io credo che l'interesse di Elon Musk o di lui, voglia andare su Marte e oltre non sia quello di acquistare la proprietà di un pianeta o di territori per costruire edifici. La cosa più interessante è lo sfruttamento, sono le concessioni, ma chi le dà queste concessioni? Se le prende chi arriva prima, se le prende chi è più forte? Guardate che il tema non è astratto, sta succedendo già, per quanto guarda le orbite dei satelliti, le orbite dei satelliti ormai si stanno esaurendo e chi le ha prese per prima naturalmente pretende che gli altri non siano su quella stessa orbita, già si sono verificati degli episodi nei quali potevano esserci degli incroci di orbite e chi c'era prima ha detto agli altri, non si fanno nome in questi casi, ha detto agli altri, io sono arrivato prima, ne ho più di voi e quindi spostatevi voi, finché poi non ci sarà un episodio nel quale non si metteranno d'accordo e accadrà il pata track, ma possiamo affidare al privato, possiamo affidare alla gestione di chi arriva prima questi immensi, sconfinati territori da sfruttare? Decisamente no, quindi noi dobbiamo sollecitare la prospettiva internazionale alla quale certamente non sono interessati paesi più potenti, perché quelli prendono, vanno e cercano di conquistare, ma è tutto il contesto mondiale che deve occuparsi di questo tema, quindi io credo che oggi debba essere un punto di partenza per una sollecitazione a tutti noi e soprattutto ai giovani di occuparsi del loro futuro, perché nel loro futuro c'è la regolamentazione dello sfruttamento di queste risorse e quindi io credo che davvero porre questi temi trasversali, vale per lo spazio, vale per il subacqueo, vale per l'artico, porre questo tema sia davvero fondamentale per un corretto sviluppo dell'economia. Per un corretto sviluppo dell'economia e aggiungo anche per un tema di sicurezza, perché oggi questa incertezza in realtà favorisce proprio una mancanza di trasparenza in come si va a operare, in questi settori. Io qui chiedo aiuto a Claudio e Cisilino che come fincantieri sono esperti di queste materie guardandole proprio da un'ottica di sicurezza nazionale che attenzione non è sempre soltanto difesa, stiamo parlando di un concetto di sicurezza in modo molto più ampio. Quindi Claudio e Cisilino, quello che abbiamo detto finora che vale per lo spazio ma varrà poi anche, scenderemo poi nel dettaglio anche con Francesca Bondini sul tema dello sfruttamento dei fondali, però dal punto di vista della sicurezza, quali sono gli interrogativi più importanti e che tipo di risposte state aprontando? Perché adesso Paola Severino citava i contrasti nell'occupazione a livello orbitale, ma possiamo citare anche, visto che citavano incidenti che ci sono stati a livello invece di economia subacqua con i cavi tranciati, ci ricordiamo tutti, per il conflitto russo-ucraino nel 2022 il cavo di No Stream che venne tranciato e per tanto tempo non si capiva perché anche dal punto di vista delle indagini, quanto è complesso poi intervenire ed operare? Sì buongiorno a tutti, sono temi molto attuali e molto rilevanti, sono temi anche molto rilevanti per il sistema paese perché l'Italia è naturalmente circondata dal mar Mediterraneo e quindi per esempio noi abbiamo mappato in Italia ci sono circa 70 infrastrutture critiche, poi critiche cosa vuol dire? Sono critiche nel senso che sono importanti per l'autonomia del paese, quindi si parla di porti, gasdotti, oleodotti, cavi di trasmissione dell'energia o cavi di trasmissione della comunicazione e allora poi quando a volte noi diamo per scontato la disponibilità di queste infrastrutture e poi ci accorgiamo improvvisamente l'attacco a No Stream nel 2022, diciamo con tecniche anche semplici, è stata messa una carica esplosiva, è saltato un gasdotto e improvvisamente l'Europa ha scoperto che il gas arrivava solamente da là e il prezzo del gas è triplicato da un giorno all'altro e addirittura ci chiedevamo se d'inverno avremmo avuto riscaldamento, ma poi a giugno 2023 per citarlo in un episodio invece probabilmente meno da libro giallo l'isola di Lampedusa, non so se lo sapete è stato tranciato un cavo di comunicazione da un peschiereccio, e lì non era un peschiereccio cinese e c'è stato il panico sull'isola perché sembra banale ma oggi noi utilizziamo i dati internet per cose che sono nella nostra quotidianità e quindi staccato il cavo non si poteva prelevare dei bancomat, non si poteva telefonare sul continente, c'erano le file sulle cabine telefoniche perché c'era un cavo che era rimasto quindi diamo per scontato e l'autonomia delle nostre nazioni si basa sulla presenza di queste infrastrutture critiche quindi quello che c'è nel subacqueo è importante per i singoli paesi è naturalmente un mercato dual use quindi ci sono tematiche civili che vanno dalla diciamo dalla monotenzione, dalla riparazione di queste infrastrutture e dallo sfruttamento dei risorse naturali che sono terre rare con quello che si chiama deep sea mining ma anche l'acquacultura quindi la possibilità di fare diciamo di produrre cibo in maniera sostenibile in acqua e poi ci sono ovviamente temi invece legati al tema della difesa che sono quelli di poter sapere cosa succede lì sotto noi diciamo che sappiamo di più abbiamo più informazioni su martedegiove che non su quello che succede sott'acqua del pianeta terra perché perché l'ottanta per cento dei fondali non solo inesplorato ma proprio non è conosciuto e mentre invece lì sotto succedono quelle delle cose e l'artico è per assurdo un posto in cui ci sarà questa grande connessione perché con lo scioglimento degli acci l'artico diventerà per forza di cose un passaggio fondamentale non essendo di proprietà di una singola nazione quindi acqua internazionale non si sa chi controllerà quel passaggio con i satelliti sapremo esattamente cosa succede sopra l'acqua ma se noi non sappiamo cosa succede sotto l'acqua e oggi non lo sappiamo noi quella rotta non la controlleremo quindi per tutte queste ragioni l'economia della subacqua il mondo della subacqua è importante per la difesa per il civile ha grandi diciamo similarità con lo spazio diciamo noi diciamo che la subacqua è quella che era lo spazio 50 anni fa e quindi diventerà sempre più critico e tra l'altro una caratteristica secondo me molto bella e importante anche ripeto per il sistema paese che è un'industria molto tecnologica sotto acqua ci sono due cose fondamentali si vede male quindi è difficile vedere anche in acqua e basse perché c'è la rifrazione sorare quindi sistemi di visione che funzionano in aria non funzionano in acqua e non si riesce a comunicare perché i sistemi di comunicazione in aria sott'acqua non funzionano quindi la tecnologia intelligenza artificiale i nuovi sistemi di generazione sono abilitatori di poter usare questo spazio e quindi è un settore critico importante naturalmente per il paese e molto tecnologico ecco queste sono tutte le caratteristiche per cui noi ci stiamo investendo e pensiamo che sia anche una grande opportunità per il paese ecco io voglio riprendere proprio quanto appena detto perché in effetti potrebbe sembrare a prima vista quasi un paradosso no che sappiamo molto di più dello spazio che non una parte così fondamentale del nostro pianeta come sono i fondali in generale gli oceani e questo vorrei approfondire proprio con francesca bondini che signor market strategy a rina perché ne abbiamo anche parlato non i giorni scorsi di come ci siano delle risorse straordinarie sott'acqua che sono nei fondali marini ma sono anche e sono sconosciute per gran parte come addirittura anche sconosciuto se ci pensate anche una parte della flora della fauna che si trova ai per le più grandi profondità alcuni specie animali di pesce noi non le conosciamo sarebbe da farla battuta e forse si sono salvate proprio per quello almeno finora ma probabilmente invece tentiamo adesso di andare a vedere come come vivono come operano perché c'è una ricchezza straordinaria in quello però ci sono anche dei fortissimi limiti possiamo dire poi ne parleremo anche con paola severino dal punto di vista anche della possibilità di sfruttare e di andare a incidere su ecosistemi che non conosciamo e non sappiamo una volta turbati interrotti o comunque alterati che effetti avranno e si infatti confermo nel senso che mi riallaccio a quello che diceva il nell'intervento precedente non solo noi conosciamo soltanto il 20 per cento abbiamo mappato in alta definizione sull'alto in 20 per cento delle dei fondali marini ma se andiamo a parlare delle immagini acquisite c'è stato uno non c'è uno studio scientifico recente secondo il quale abbiamo immagini solo dello 0,01 per cento dei fondali il 93 per cento dei fondali sono più di 200 metri delle dei fondali a cianere ci sono più di 200 metri profondità quindi appunto come è stato già detto non ci si vede ci vuole una sfida innanzitutto tecnologica arrivare ad esplorarli e ultimamente la nuova frontiera perché appunto il subacque non è in assoluto una nuova frontiera è già costellato di cavi elettrici ci sono un milione di cavi dati posati sul fondo del mare vengono posati continuamente cavi elettrici però diciamo forse quella che potrebbe essere considerata una nuova frontiera è proprio questo deep sea mining che di nuovo non è totalmente una novità però non è ancora sfruttato commercialmente e si sta tentando di disciplinarlo a livello internazionale esiste proprio un'ente che si chiama international sea bed authority che è stato creato dalle nazioni unite per disciplinare questa pratica perché appunto pare che sul fondo del mare esistano cioè si sa che sul fondo del mare esistono questi soprattutto noduli polimetallici che contengono moltissimi di questi materiali critici che sono fondamentali per la transizione energetica vi ricordo che per costruire una macchina elettrica ci vogliono sei volte i minerali che ci vogliono per una macchina con un motore a combustione interna per fare un parco eolico a parità di giga rispetto a un parco a un impianto di una centrale a gas ci vogliono 10 volte in minerali tipo rame manganese nickel tutti quindi diciamo non è un capriccio andare a estrarre queste materie è un tema proprio di sostenibilità di riuscire a procurare questi materiali per poter migliorare per poter garantire un futuro a questo pianeta allo stesso tempo si sa così poco sull'ecosistemi questi noduli polimetallici si trovano a tra i 3000 e 5000 maggiori concentrazione tra i 3000 e 5000 metri di profondità quindi sappiamo qualcosa su questi noduli perché ci sono state già molte concessioni di esplorazione per cui ci sono già molti paesi che stanno estraendo questi noduli per studiarli per studiare il modo di processarli e di sfruttare i minerali però non aliviare il modo di processarli e di sfruttare i minerali però non a livello commerciale allo stesso tempo si sta cercando di fare ricerca per capire cosa succede se noi andiamo a prelevarli perché come dicevamo in quelle in quegli ambienti ci sono delle forme di vita di cui non conosciamo l'importanza nel senso che non si tratta soltanto di non perturbare un ecosistema che è laggiù a qualcuno potrebbe anche sembrare non così importante potrebbero essere alla base della catena alimentare e della sopravvivenza di tutto l'ecosistema anche più vicino a noi tra l'altro c'è questa curiosità che a me ha colpito molto e oltre a forme di vita cioè animali e piante a quella profondità questi noduli proprio perché contengono metalli diversi quindi ha energia potenziale diversa pare che abbiano un effetto di come fossero dei piccolissimi elettrolizzatori cioè di separare nell'acqua di mare le molecole di idrogeno da quelle di ossigeno e quindi di essere una fonte di ossigeno sul fondo del mare non siamo in grado di quantificare ancora si è appena riusciti a osservare questo fenomeno non sappiamo quantificarlo quindi non possiamo dire quanto importante è per la vita subacquea per la vita sottomarina questo idrogeno detto dark oxygen ecco quindi spero di avervi dato un'idea di quanto critico e quanto delicato è ora nessuna attività umana è priva d'impatto dobbiamo secondo me avere un approccio scientifico rigoroso essere in grado di mettere sul piatto pro e contro di qualsiasi attività intraprendiamo per poter fare quello che è più che porta minore impatto e maggior beneficio agli obiettivi che ci diamo che sono poi quelli appunto di garantire un futuro all'umanità su questo pianeta perché pianeta sopravvive comunque ma noi se vogliamo sopravvivere sul pianeta dobbiamo garantire che su questo però voglio chiamare subito in causa parla severino perché c'è un tema quindi di tutela dei fondali marini perché oggi non ci siamo ancora andati perché era molto complicato andarci non perché le abbiamo voluti tutelare diciamolo oggi sappiamo che ci sono tutta una serie di risorse di minerali critici che sono fondamentali per lo sviluppo tecnologico sappiamo che ci sono tutta una serie di cavi lo citava anche lei poc'anzi che vengono usati per la trasmissione fondamentale di dati che sono legati come ci ricordava anche Cisilino alla sicurezza delle nazioni ecco che quindi la domanda soggi spontanea ma qual è oggi la regolamentazione di tutto questo come sono protetti i cavi da un punto di vista statutario e giuridico e che tipo di protezione c'è anche per l'attività umana che andremo a compiere sui fondali? Non vorrei preoccuparvi ma l'unica convenzione internazionale che esiste sulla tutela dei cavi sottomarini risale al 1886. Aggiornatissima insomma. Io non so di quali cavi si potesse parlare all'epoca ma sicuramente oggi abbiamo un problema gigantesco il 98% delle telecomunicazioni digitali passa attraverso cavi sottomarini. Pensate soltanto a questo dato e a quanto bisogno ci sia di una normativa nazionale ed internazionale a tutela di questi valori che sono quelli dei cavi ma sono anche quelli delle nuove ricerche. Si dice che i nuovi farmaci si produrranno attraverso prodotti estrati dal mare, che il 50% delle risorse del cibo che si stanno esaurendo sulla terra le andremo a cercare nel mare a parte le terre rare e quel che si diceva. Dunque ancora qui il far west del dominio subacqueo ho letto da qualche parte ma è un vero far west perché anche lì chiunque sarà capace di raggiungere certe profondità e di sfruttarle le potrà sfruttare non dico in danno degli altri ma comunque senza che ci sia una regolamentazione dell'accesso e dello sfruttamento e non cogliendo i pericoli che un accesso non regolamentato a queste risorse e a questi valori può creare. Per non parlare poi della possibilità che questo scateni delle tensioni internazionali. Solo una piccola parte del mare è territoriale cioè appartiene al territorio intorno al quale si trova tutto il resto è fuori dai confini degli stati dunque ha una regolamentazione che può derivare soltanto da accordi internazionali e accordi internazionali non ve ne sono anzi quei pochi che ci sono riguardano ciò che galleggia non ciò che sta sotto il tema della bandiera della nave. Oggi si dice che le proiezioni e le prospezioni le ricerche sottomarine comunque risentono della proiezione della bandiera della nave cioè se tu hai una nave nella quale che batte bandiera del togo nella tua ricerca sottomarina applicherai la legge del togo. Come accade peraltro per tutto ciò che attiene la navigazione oggi ci sono delle navi che battono bandiere nelle quali la regolamentazione è molto light diciamo per esempio quella del lavoro dell'assicurazione sul lavoro e tutto in quella nave è regolamentato dalla legge della bandiera che batte quella nave e lo stesso dovrebbe valere anche per i fondali sottomarini. Mi sembra che ci sia davvero da occuparsi e preoccuparsi di questo perché poi oggi i fondali di 3000 metri esplorati ci sono. Noi sappiamo che nel Mediterraneo per esempio c'era un dato interessante il 20% delle telecomunicazioni digitali e nel Mediterraneo il 20% di quel 98% sono raggiungibili perché i fondali del Mediterraneo mediamente sono intorno ai 3000 metri cioè ad una profondità nella quale si possono collocare risorse ma si possono anche collocare dei mezzi di aggressione. Tutto questo in un mondo difficile da esplorare. Oggi forse qualcosa però c'è ma sempre dal punto di vista della tecnologia non dalle regole. Per esempio sui cavi sottomarini mi dicono, me lo dice proprio fin cantieri, che si possono impiantare dei mezzi di percezione di ciò che avviene verso l'alto. Oggi dall'alto si guarda verso il basso, dai satelliti si guarda il fondo sottomarino ma non viceversa. Abbiamo invece la possibilità di nuove tecnologie che dal basso guardino verso l'alto e quindi verso l'alto e proteggano questi valori. Però la protezione non può essere lasciata al privato che investe per cercare risorse di vigilanza e di protezione. Occorre comunque che ci si muova sul piano internazionale. Certo la geopolitica attuale e la situazione attuale dei rapporti tra i paesi non ci tranquillizza da questo punto di vista. Perché pensare di riuscire a creare una convenzione internazionale con paesi che oggi sono in stato di guerra tra di loro, diciamocelo, oggi la guerra è molto più diffusa di quanto non lo fosse fino a 5 o 10 anni fa, ma mi lascia molto pessimista sulla possibilità di trovare questa regolamentazione. Quindi ben venga la ricerca, ben venga la tecnologia, difenditi che poi qualcun altro ti aiuterà a difenderti, però secondo me la voce di chi richiede una regolamentazione internazionale deve suonare forte. È vero che ci sono le contrapposizioni, ma il mondo potrà evolvere solo attraverso queste forme di sfruttamento. Quelle risorse sono indispensabili per la sopravvivenza umana, quindi il tema della regolamentazione deve essere un tema che viene vissuto e avvertito come un tema di sopravvivenza. Di sopravvivenza parto proprio da quello che ha appena detto Paola Severino, Claudio Cisilino per approfondire proprio questo aspetto. Il quadro geopolitico non è rassicurante e una delle cose che sono assolutamente poco rassicuranti, quello che già citava Leopokans, è anche la difficoltà di vedere quello che c'è nelle profondità del mare, che non vuol dire soltanto fauna o flora inesplorata, ma per esempio noi siamo in grado oggi di sapere quanti sommergibili russi si stanno muovendo e dove e chi ha la tecnologia nucleare nei sommergibili, in che modo è favorito? Cerchiamo di spiegare un po' meglio tutti i rischi che porta con sé la situazione attuale e quindi in che modo dovremmo anche noi saperci proteggere. La risposta chiara è mentre noi sappiamo tutto quello che succede sopra il mare, quindi diciamo ci sono regolamenti, ci sono informazioni, sappiamo tutto quello che succede sopra il mare e dove stanno le navi, tutto quello che succede sotto non lo sappiamo, quindi quanti sommergibili russi sono oggi mediterraneo noi non lo sappiamo. Abbiamo la possibilità di saperlo? Sì, mi so che ci sono tecnologie che ci possono permettere di farlo, ma è un po' anche lo stesso discorso del deep sea mining che si faceva prima, nel senso che l'Internation of Sea Bed Autority che è un organismo internazionale in cui ci sono dentro Cina, Russia, Stati Uniti, le nazioni europee, sta discutendo da anni proprio perché ci sono tematiche complesse di rispetto ambientale e quindi ci sono posizioni molto diverse che in questo momento non permettono di trovare una posizione unica per cui stanno recuperando e stanno facendo la prima nave che sta facendo deep sea mining fornirà dei dati per poter avere poi una decisione cosciente, ma se nel frattempo i cinesi stanno facendo deep sea mining da un'altra parte e probabilmente lo stanno facendo noi non lo sappiamo. Due settimane fa Trump ha messo un ordine esecutivo dicendo che lui il deep sea mining lo vuole fare, quindi quello che dico è che in questa situazione geopolitica, posso dire muscolare, ecco muscolare, la tecnologia da un lato ha bisogno dei regolamenti perché se c'è un regolamento poi si trova la soluzione tecnologica. Oggi ci sono tante possibilità di poter adattare la tecnologia al bisogno, quindi se abbiamo una soluzione legislativa chiara troviamo la soluzione tecnologica se non ce l'abbiamo quello che succede è che ognuno si organizza e in quello organizzarsi di ciascuno poi rischio soprattutto per l'Europa che tendenzialmente è la reale del solito refrain che gli Stati Uniti innovano la Cina copia l'Europa legifera e regolamenta, ecco. Togliendo questo refrain dal tavolo però fatemi dire che quantomeno rischiamo poi di trovarci in una situazione in cui siamo 5-10 anni indietro. Cosa è già successo in tanti altri settori? In questo mondo dove noi abbiamo tante competenze in Italia ripeto per un tema storico e quindi siamo da un punto di vista tecnologico di capacità veramente avanti quell'unica nave che fa deep sea mining nel mondo il sistema di lancio e recupero del robot che va giù 5000 metri e questo abbiamo fatto noi. Quindi abbiamo competenze, capacità, conoscenza, ecco. Ci fosse un quadro regolamentario potremmo prendere con la tecnologia. Questo lo sapete bene, questo lo stanno facendo i cinesi perché avete costruito voi il sistema per recuperare il robot. Esattamente, esattamente. Quindi ecco in questo caso veramente il poter definire delle regole ci può permettere di rimanere ancora di più di essere nella parte alta del mercato. Quindi veramente la parte regolamentatoria è importante per la parte tecnologica. Anche per ciò che non lo facciamo lo faranno gli altri. Quindi sono, ripeto, penso che veramente sia un settore in cui le due aspetti possono andare a braccetto e credo che l'Europa debba essere promotore perché è l'Europa che ha bisogno di appunto, di definire delle regole, di mettersi d'accordo. Poi come sempre noi diciamo Europa ma purtroppo nei tavoli poi l'Europa si pone composizioni diverse. Quindi prima di tutto bisogna avere una posizione comune, portare avanti con la posizione comune, poi la tecnologia la troviamo. La tecnologia la troviamo e la genereremo. Io dico sempre che sono rimasto colpito quando c'era quel bellissimo video di SpaceX che ha riportato il razzo indietro. Io sono ingegnero e quindi guardavo sempre quel video per capire un putodista ingegneristico, le varie angolazioni, la tecnologia con cui sono riusciti a chiudere i bracci e a far scendere il razzo. Proprio la cosa che mi ha colpito di più, perché guardo quel video molte volte e andando spesso in Stati Uniti, è il purpose di quei ragazzi che lavorano lì, che vengono tutto il mondo, perché non sono sudamericani, vengono tutto il mondo che hanno il purpose di fare qualcosa. E quando Elon Musk va in giro con la maglietta Occupy Mars, al di là di vendere le magliette, e non credo che gli serva, è perché lui vuole dare un purpose a quei ragazzi da. Ecco noi abbiamo secondo me dei settori in cui noi possiamo dare dei purpose alle nuove generazioni e in cui abbiamo le competenze, in cui siamo forse primi al mondo e tra i primi al mondo. Questo è uno di quei settori. Se riusciamo a metterci vicino ai regolamenti possiamo veramente avere dei settori industriali di nuovo in cui anche come sistema Paese essere alla vanguardia. Credo sia un messaggio bellissimo questo da sottolineare perché è molto rassicurante rispetto anche il quadro che stiamo dipingendo. Stamattina in radio, facciamo due ore di radio, c'è una sola notizia negativa una volta ogni tanto, diamo anche qualche notizia positiva. Se ne do un'altra, scusate, solo un secondo per dire che il tema è concreto. Fincantieri e Lewis stanno collaborando tra di loro per un centro di ricerca destinato proprio ai giovani alla ricerca su questi temi. Quindi ci si muove dalle università dai giovani per una ricerca che stimoli il mondo della normativa e della regolamentazione. C'è già qualcosa ed è bello. L'abbiamo sottolineato e come abbiamo sottolineato, si citava prima, qui voglio tornare da Roberto Battiston, il tema di una sorta di far west che abbiamo davanti proprio perché abbiamo parlato di una mancanza di regolamentazione, di una magari, possiamo dire, prepotenza maggiore di certe nazioni o altro e anche di certi soggetti economici. Quando ci siamo sentiti con Battiston mi ha fatto un paragone che ho trovato molto interessante proprio con il far west. I primi grandi magnati nacquero quando ci fu la conquista del west americano con le grandi imprese che mettevano giù i binari delle ferrovie, creavano un sistema di ferrovie creando così un'infrastruttura fondamentale per lo sviluppo degli Stati Uniti. Oggi i grandi magnati sono i magnati delle big tech, dei motori di ricerca, dell'intelligenza artificiale. Battiston, una nuova generazione di magnati sarà quella che saprà conquistare dal punto di vista economico e già in patrio stiamo vedendo lo spazio ma anche i fondali marini? Allora, certamente questo è un tema. Un minuto per spiegare una cosa che secondo me non è, non può sfuggire. Perché là fuori ci sono tanti materiali utili? E sulla terra apparentemente no. I materiali di cui spalliamo non sono solo quelli rari, ma sono quelli necessari. Può essere platino, può essere crame, può essere alluminio, possono essere cose più diverse. E nel nostro pianeta c'è tanto nel pianeta quanto c'è là fuori. Solo che il pianeta si è formato col bombardamento degli asteroidi e a un certo punto era una palla di magma infuocato che si è raffreddato. In quel contesto le parti più pesanti sono andate verso il centro. Il centro della terra è pieno di ferro, uranio, torio, tutte le cose che volete. Tra l'altro è anche pieno di componenti radioattivi che sappiate sono quelli che tengono in movimento i continenti. C'è un meccanismo legato ai materiali e a come si sono formati. Perché abbiamo qualche miniera d'oro, di platino in superficie? Perché il bombardamento degli asteroidi in ultimi arrivati si è impiantato in una cosa che stava ormai solidificandosi. Abbiamo un po' di rame nel sud dell'America, un po' di oro qua e là. E cosa vuol dire questo? Che gli asteroidi che stanno fuori, a milioni, che sono fra Marte e Giove, perché fra Marte e Giove doveva nascere un altro pianeta e non ce l'ha fatta nascere perché Giove, che è bello grosso, si è reppappato quasi tutto. Ha rimasto circa il 3-4%. Sono milioni di asteroidi uno dopo l'altro nel buio che stanno lì in attesa di che cosa. Ormai i pianeti sono formati, non se ne formeranno degli altri. Sono in attesa che forse qualche, non dico essere umano, qualche robot mandato dagli uomini, vadano lì e trovando quello giusto, fra milioni al buio, perché tutto quanto molto buio, non è che c'è la bandierina, ci sono fatto d'oro, vadano a trovare quello che ha queste risorse. Ora, quanto ci vorrà? Cento anni, cinquant'anni? Non lo so, ma certamente ci vorrà tanta intelligenza artificiale, tanto astronautica, tanta robotica e queste cose si fanno. Sappiate che noi abbiamo viaggiato anche molto più lontano, che in quelle zone siamo arrivati ai bordi del sistema solare, che è molto più grande di questo. Quindi possiamo arrivare, sì, occorre, effettivamente, su una scala che è difficile da definire, il padrone, l'eferriere che ha aperto la ferrovia verso l'Ueste, l'Elon Musk che vuole andare su Marte. Devo dire, Elon Musk su Marte è molto modesto in questa sua volontà di andare su Marte, perché su Marte vivere è difficilissimo. Infatti ci manderà un robot, non ci va più lui e i suoi amici, ci manderà Optimus, ha già capito che le cose devono essere fatte in modo un po' diverso. E poi, in quanto pianeta, sì, è più facile forse scavare lì, ma Marte ha le stesse caratteristiche della Terra, i giacimenti sono molto rari, sarà complicato andarci. Questo lo dico, capite perché, diciamo, che là fuori c'è tanta roba? Perché quella che c'è sulla Terra non è più raggiungibile, perché i primi chilometri li abbiamo scavati e il resto è veramente complicato. Invece la questione, la dimensione di questi nuovi, diciamo, grandi imprenditori, la durata dei tempi. Beh certo, in questo momento stanno dando una spinta molto forte all'orbita bassa, ma solo all'orbita bassa vi voglio tranquillizzare sul fatto due cose. E che ho letto recentemente, recentissimamente, che su tante cattive notizie nello spazio, i vecchi accordi che ormai sono troppo vecchi, che riguardano un mondo che non c'è più, sembra che i paesi che sono in grado di sparare razzi da Terra verso lo spazio per centrare come tiro avversario satelliti propri o di altri, farli esplodere, l'ha fatto l'America, l'ha fatto la Russia, l'ha fatto l'Imbia e l'ha fatto la Cina. Gli ultimi tre, no, Cina, India e Russia l'ha fatto recentemente, creando uno scatafascio di frammenti che danno problemi a tutti, non solamente a loro. Quindi per dimostrare che c'è la mirabuona, danneggio tutto quanto il sistema. Bene, piccolo passo avanti, hanno deciso che non lo faranno più. Io secondo me mi avevo a cogliere le buone notizie che magari sono piccoline, questa è molto importante perché vorrei dire, vuol dire che hanno già sviluppato le tecnologie che gli servivano, ma hanno capito che il danno che provano, che provocano in questo modo, danneggia anche loro e quindi qualche cosa si sta muovendo. Per la cosa invece delle dimensioni dell'altra corsa, sappiate che Elon Musk sta mettendo in orbita i suoi 15.000 satelliti, ma la Cina sta lavorando su due costellazioni di stesse dimensioni e più importante ancora, chi in America, sia Bezos che Apple, che altre dite molto grandi, stanno mettendo in piedi le proprie infrastrutture satellitari. Allora, finalmente, questo è il mercato che vogliamo, non può essere una singola persona al mercato, perché abilità, voglia di rischio, capacità ha messo in piedi un impero, non può essere questo il mercato. Questa è la distorsione del mercato, il mercato deve essere più persone che riescono a fare più ferrovie, più traiettorie navali, più conquista dello spazio e poi si va a giocare veramente sulle risorse disponibili. Quindi, e questo è il tema, l'importanza del sistema pubblico, dei taxpayers, dei beneficiari in quanto beneficiari come mercato, come consumers, di questi grandi movimenti, è avere la capacità di mettere in discussione, nonostante questa immensa dimensione storica, quelle cose che servono a tutti quanti, che siano in qualche modo in contrapposizione, in competizione, in ogni monopolio. Quello che ci manderebbe a gambe all'aria sono le nascite dei monopoli, la permanenza dei monopoli, questo non può essere la soluzione del problema. Anche se gli Stati Uniti, pur essendo la patria della libertà economica, hanno dimostrato di essere grandi produttori di oligopoli, però per meno, se non monopoli oligopoli. La patria dello Sherman Act, la prima grande normativa antitrust, ha però dimostrato che poi in ogni settore, anche per favorirne, probabilmente lo sviluppo, perché la concentrazione di investimenti favorisce ovviamente lo sviluppo e la presa anche di possesso di un certo settore, che è avvenuto per il tema dello sviluppo di internet negli ultimi tre decenni. Marco Magnani, io volevo approfondire però il terzo nostro argomento, che è rimasto un pochino, l'abbiamo trascurato forse, sebbene riguarda tutti gli aspetti che abbiamo toccato finora, cioè quello che sta succedendo nell'Artico. L'Artico ricordiamoci, l'Artico non è un continente come l'Antartide, quindi come poi ci facciamo spiegare anche meglio da Paola Severino, non ha una sua regolamentazione proprio perché non è considerata una terra ferma, ma è invece una, soprattutto una calotta di ghiaccio che sta risentendo più di altre zone al mondo, ricordiamolo, del cambiamento climatico, si sta sciogliendo, con quali conseguenze negative, ovviamente, ma con quale opportunità anche? Sì, allora il cambiamento climatico chiaramente lo rende, diciamo, più navigabile e più accessibile le risorse minerarie, ma anche alimentari, perché certi mari diventano pescosi, anche una rivoluzione appunto di questa alimentare, e anche lo sviluppo tecnologico, perché oggi abbiamo delle navi spaccagliacce a propulsione nucleare che sostanzialmente riescono a attraversare... Soprattutto i russi sono maestri in questa tecnologia. Sì, in questa tecnologia, perché da un punto di vista regolamentare, ma qui non sono io l'esperto, però c'è il discorso delle zone economiche esclusive, cioè fino a circa 200 mila, mi sembra, dalla costa, uno può sfruttare risorse, navigare, eccetera, oltre quello sono acque internazionali. E qui veniamo a, diciamo, a... partiamo dalle opportunità. Le opportunità, naturalmente quelle le abbiamo sviscerate delle risorse energetiche, alcune stime danno risorse di petrol e gas che ci sono nell'artico, tra quelle non scoperte al 40% delle risorse non scoperte, quindi un potenziale enorme. Naturalmente le risorse minerarie, minerarie strategiche, terrenare, la Groenlandia, che ultimamente è diventata, come sapete, di moda da punto di vista delle risorse minerarie, ha alcune dei giacimenti di terrenare e di uranio più grandi al mondo. Qualcuna addirittura stima il 30% delle fabbisioni di terrenare mondiale. Quindi capite da punto di vista delle risorse il tema quanto importante. Ma poi c'è un altro tema che sta diventando motivo di forte tensione, che è quello del commercio. Cioè passando attraverso le acque dell'artico, soprattutto in primavera e in estate, ma sempre più anche in altre stagioni, si possono accorciare le rotte commerciali enormemente. Vi faccio qualche esempio perché i dati aiutano a capire. Ci sono tre grosse rotte, due che sono abbastanza utilizzate, quelle lungo la costa nord della Russia, lungo la costa nord del Canada, e sono sostanzialmente in acque territoriali del Canada e della Russia, quindi problematiche in questo senso. E poi in futuro ci sarà la via transpolare che attraverserà l'Atlantica. Per portare una nave cargo mediamente da Shanghai a Rotterdam attraverso le vie tradizionali di Suez ci vogliono un 40, 45, 48, 50 giorni a seconda del carico, a seconda delle cose. Attraverso la via che costeggia le coste russe parliamo di 30, 33 giorni. Quindi ci sono dei costi aggiuntivi in termini di tecnologia e anche di carburante, ma ci sono dei risparmi in termini di costi. Dall'altra parte, Pacifico Atlantico, piuttosto che Panam, c'è un risparmio di circa una settimana. Quindi capite la strategia digitale di questa cosa. La via transpolare quando sarà più operativa, e purtroppo qui lo scegliamento dei ghiacci va molto rapidamente, porterà, diciamo, le navi cargo a fare un tragitto di circa 4.000 miglia contro, tragitto di Suez, 11.500, quindi meno della metà. Quindi l'aspetto commerciale è talmente rilevante che nel Consiglio artico, il Consiglio artico raduna i paesi che più o meno hanno un confine sull'artico. E così la Cina sia autodefinita un paese quasi artico, per dire quanto è strategico. Quasi confinato. Sottolinea anche, nota positiva, che l'Italia, per l'Unione Europea, è un osservatore temporaneo, non permanente, ma l'Italia, grazie a missioni storiche, forse qualcuno si è letto le storie di Umberto Nobile che fece due sorvolate, noi abbiamo due basi importanti, uno per il cambiamento climatico, uno per la ricerca scientifica in Norvegia, tra l'altro intitolate a Nobile e al dirigente di Italia, siamo credibili e quindi siamo osservatori permanenti in questo Consiglio artico, però questo per dire quanto è strategico. Poi c'è l'aspetto, anche qui i cavi sono importanti, i cavi sottomarini, c'è il cavo Londra-Yoko Hama per le telecomunicazioni 14.000 miglia contro i 28-30.000, invece il cavo tradizionale per trasportare i dati, quindi anche qui accorciamo il percorso dei dati, delle merci e poi c'è l'aspetto strategico-militare, perché uno dei motivi per cui improvvisamente la Gorlandia diventa, e non solo diventa così strategica, perché le risorse ci arriveremo, è il fatto che controlli attraverso la Cina, la Groenlandia, non è un caso che gli americani hanno già una base militare, due dei tre accessi al mare glaciale artico, che è strategico, parlando di sottomarini nucleari prima sovietici, oggi russi, voi sapete che sottomarini, scusate, contestati nucleari, è questo il punto, la grande base russa di questi risultati è la peninsula di Kola, e l'accesso al mare artico è fondamentale monitorarlo, perché ti dà il preallarme di possibili attacchi, quindi c'è un motivo strategico molto importante, non è un caso che le isole norvegesi di Svalbard, che sono vicine alla costa russa, siano non contese, ma c'è una forte pressione, una forte disputa con la Russia, perché i sottomarini, uscendo, dovrebbero passare lì vicino, quindi ci sono già tensioni, sono già diventati fronti, ci sono anche delle dispute commerciali, la più grossa è questo, l'Omonos Bridge, che è una dorsale sottomarina, che Canada e Russia stanno cercando di dimostrare che sia in realtà collegata alla terra ferma, perché se dimostri questo, allora poi è tutta roba tua fino a 200 mila, quindi già purtroppo siamo più verso il fronte che verso la frontiera di cooperazione internazionale. L'impatto negativo, e chiudo, qual è l'impatto ambientale, che già è negativo, perché c'è l'asciugimento, è devastante, Russia in particolare, lungo che considera l'Artico mare proprio sostanzialmente, anche perché ha molte coste, ha costruito una decina di porti commerciali, una ventina di basi militari, le ha, diciamo, rivetalizzate, e costruisce piattaforme con centraie nucleari per dare energia, quindi questo accelera l'impatto ambientale negativo. Dopo che aggiungo il paradosso, la riflessione del paradosso è che la Russia, che forse è il paese che impatta negativamente in maniera maggiore nell'accelerazione del cambiamento climatico, è quella che più ne beneficia, perché ha le risorse minerarie ed energetiche e anche alimentari, perché il cambiamento climatico sta portando, non dico la Siberia ad essere coltivabile, ma quasi, e i mari essere pescosi, quindi c'è questo paradosso un po' perverso. Che è uno dei paesi che ne può beneficiare, con invece quelli del sud del mondo che sappiamo invece che pagano il conto più salato. Francesca Bondini, ma spieghiamo anche un po' meglio che cosa si intende, perché l'Artico ha una calotta di ghiaccio che si sta sciogliendo anche molto rapidamente, con le conseguenze che ci illustrava Pocanzi Magnani dal punto di vista geopolitico-comerciale-economico e ha citato anche la ricchezza delle materie prime che si possono andare ad estrarre. Ma dove si trovano, come si potrebbero estrarre? E poi con Paola Severino chiudiamo per capire di chi sono poi alla fine. Le risorse minerarie ovviamente non si trovano sotto la calotta artica, perché non c'è se non col deep sea mining, perché bisognerebbe andare sul fondo del mare, però chiaramente con lo scioglimento diventano più accessibili anche le zone a nord, ad esempio della Groenlandia, di cui abbiamo sentito parlare tanto negli ultimi mesi. Che è uno dei motivi per cui anche la Gorrellandi è diventata così appetitosa. Esatto, ma tutto questo è dovuto perché purtroppo la zona artica è particolarmente sensibile al cambiamento climatico più di altre zone, cioè negli ultimi 40 anni il riscaldamento globale in artico è stato quattro volte quello medio del mondo, si chiama amplificazione artica, questo fenomeno. Sappiamo che ci sono alcune zone, purtroppo anche il Mediterraneo è più sensibile al cambiamento climatico, quindi l'aumento delle temperature rispetto alla media globale in alcune aree è maggiore per vari motivi. Nell'artico è dovuto al fatto che ha dei fenomeni fisici, il fatto che riducendosi il ghiaccio per esempio diminuisce la capacità di riflettere la luce del sole, del ghiaccio che è bianco, si chiama albedo questo fenomeno, quindi è un fenomeno che si auto alimenta negativamente, cioè meno c'è il ghiaccio, meno la calotta riesce a rispingere i raggi solari e quindi maggiormente si riscalla e maggiormente si scioglie il ghiaccio, in più aumentando la temperatura aumenta il vapore nell'atmosfera, cioè le nuvole, che sono un gas serra, cioè il vapore e l'acqua è un gas serra, non estratto dal sottosuolo, però anche quello aumenta il riscaldamento e quindi l'artico è particolarmente sensibile e allo stesso tempo però proprio per questo, perché lì i fenomeni sono amplificati, è molto importante per studiare gli effetti del cambiamento climatico. Quindi direi che forse tra le opportunità offerte dell'artico che ha ben raccontato il professor Magnani, quella che vorrei sottolineare in più è proprio l'opportunità di studiare e quindi cercare anche di prevenire quello che avviene nel resto del pianeta, perché proprio lì è un fantastico laboratorio di studio in quanto appunto quello che avviene lì, con lo scegliamento dei ghiacci e quindi l'effetto che ha questo sulle correnti, sui pattern meteorologici, eccetera, ci aiuta a capire, a prevedere e quindi si spera anche a prevenire in modo più efficace quello che succede nel resto del pianeta. Ma ci dobbiamo aspettare e così concludiamo, Paola Severino, una corsa all'artico nuovamente non regolamentata, c'è tutto l'elenco delle opportunità che abbiamo ascoltato, le sapremo vivere come si vivevano appunto da... la stazione orbitante è sempre l'esempio più bello, non ne parlavamo un po' prima con Francesca Bondini, se vuoi citare, vuole citare con l'esempio che mi ha fatto che è molto bello? Sì, cittavo prima di iniziare questo panel un libro di un'astrofisica italiana con cui ho avuto la fortuna di collaborare, Simonetta di Pippo, che si titola La Luna laboratorio di pace, che già come titolo a me piace molto. Lei porta spesso a molto cuore questo aspetto di cooperazione internazionale offerta da affrontare queste nuove frontiere, lei parla di spazio perché è un'astrofisica però il concetto vale per tutte queste nuove frontiere di cui stiamo parlando oggi. Lei racconta sempre di come sulla base spaziale internazionale collaborino insieme scienziati, astronauti, russi, cinesi, americani, europei... Cinesi no. Cinesi non ce ne sono? Mannaggia, mai stati, scusate allora, ho detto in precisione, per fortuna abbiamo un esperto più di me che ne sa di più. Però il concetto è quello, il concetto è che probabilmente loro quando c'è una sfida da affrontare, una missione, un purpose come diceva l'ingegnere prima, si riescono a mettere un po' da parte le tensioni quindi speriamo che questo prevalga sul resto. E appunto Paola Severino perché prevalga sul resto questo anche la corsa all'artico necessita drammaticamente di una regolamentazione perché oggi la situazione qual è? La situazione è che non c'è un trattato internazionale, c'è semplicemente un consiglio artico che già è qualcosa, che è un forum intergovernativo nel quale i vari paesi soprattutto quelli che gli 8 più 1 più un altro perché anche l'India investe moltissimo nell'artico oltre la Cina e incomincia a rivendicare qualcosa, si confrontano tra di loro. E' un primo metodo di confronto speriamo che sia come quello sulla Luna pacifico ma certamente non è in grado di regolamentare, può fare qualcosa l'Italia è un osservatore permanente e sta facendo molto come osservatore permanente ma finché tutto questo non si trasforma in una convenzione internazionale noi avremo un centro di potere ricco, conteso e non regolamentato e io credo che questo non lo sarà. E' un primo metodo che non si possa permettere, dunque anche lì un forte stimolo ad una regolamentazione internazionale perché i paesi poi che sono l'intorno si estendono solo per 200 miglia come diciamo territorialità, tutto il resto è fuori dal controllo territoriale di quei paesi e quindi è di nuovo come i mari intercontinentali terra di nessuno nella quale arriva il più prepotente e si impianta lì e sfrutta e il Far West non è più potente. E con questo auspicio concludiamo la nostra chiacchierata che mi sembra davvero perfetta, indispensabile quindi che questo avvenga affinché per la frasare il professor Magnani siano davvero frontiere e non nuovi fronti che ne ce ne sono già moltissimi aperti. Grazie a voi che avete partecipato a questa chiacchierata, grazie a voi che ci avete seguito dal vivo e in streaming. Buon proseguimento. Buon appetito. Buon appetito.
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