Chi pagherà le pensioni del futuro
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Chi pagherà le pensioni del futuro
Un dibattito su demografia, sistema pensionistico e sfide economiche per il futuro.
Le e gli farei cominciare al professor Brambilla che ha una serie di slide che ci inquadrano un po' il tema che andremo a dibattere oggi. Tutti, se mi mandate le slide così io me le vedo. Ecco perfetto, lo dobbiamo tornare indietro. Se riusciamo però a farle vedere anche sul monitor grande è meglio così le possono vedere tutti. Va bene insomma il titolo è chi pagherà le pensioni del futuro. Come noto ormai tutti parlano di inverno demografico di tante sciagure perché diventeremo sempre più vecchi magari anche un po' meno e chi pagherà le nostre pensioni. Insomma tutta questa ansia. In realtà è una bella notizia perché nel 1945 quando è finita la seconda guerra mondiale l'aspettativa di vita di un italiano intorno ai 60 anni oggi siamo oltre gli 83 e quindi avere avuto questo bel regalo di quasi un terzo di vita in più non è male. L'altro punto che bisogna considerare è che in quella data noi eravamo praticamente nel mondo 2 miliardi. Siamo cresciuti in una maniera abnorme rispetto alla storia dell'umanità che ha diverse centinaia di migliaia di anni e siamo diventati da 2 a 4 da 4 a 8 e oggi siamo mal contati 8 e 2 ma qualcuno dice anche qualche cosa di più. Quindi tutti noi siamo nati in un periodo in cui siamo soltanto cresciuti come pill come demografia quindi come persone e quindi con tutto quello che poi è successo e con i riflessi ambientali che non lo sappiamo in una scala da 1 a 10 quanto dipende dall'uomo e quanto dipende dalla natura però certamente dall'uomo dipende. La prima domanda che ci facciamo quindi è ma chi lavorerà? Ecco questa slide vi dice che quando toccheremo in Italia tra il 2045 e il 2050 il picco dell'invecchiamento della popolazione ci saremmo ancora circa 32 milioni di persone in età da lavoro. Il problema ce l'avremo oggi o ce l'abbiamo oggi o ce l'avremo in futuro? Il problema ce l'abbiamo già oggi perché oggi abbiamo 38 milioni di italiani in età da lavoro abbiamo raggiunto i record di tutti i tempi ma siamo 24 milioni e mezzo siamo gli ultimi nella classifica euro state ox con circa 8 punti di differenza rispetto alla media europea ma se parliamo delle donne siamo quasi 15 punti e dei giovani ancora di più. Il sistema pensionistico domanda regge? La notizia è che regge perché se voi andate a vedere adesso non guardate tutti questi numeretti qua ma la differenza tra i contributi effettivamente versati dalla produzione quindi dai lavoratori e dalle aziende e le pensioni al netto dell'IRPF delle tasse che gravano sulle pensioni che sono 62 miliardi. Il differenziale è ancora positivo quindi noi possiamo chiudere all'ordo dell'IRPF che però i pensionati non è che prendono e che vanno con la busta paga l'orda dal macellaio dal panettiere. Avremo un passivo di quasi 20 miliardi ma se invece consideriamo al netto sono oltre 40 miliardi. L'altro dato che dobbiamo sempre tenere monitorato è che dobbiamo avere un rapporto tra attivi e pensionati. Tutte quelle anticipazioni, tutti quelli che dicono ma poverini non è che si può far lavorare le persone oltre una certa età va benissimo tutto. Il problema è che se vogliamo che il sistema pensionistico regga anche per i giovani non è che possiamo strapparci le vesti poveri giovani vanno all'estero e poi dopo vogliamo dare in pensione 59 anni. Quindi il rapporto oggi è 1,48 attivi per pensionato l'obiettivo per pagarci le pensioni e che dobbiamo arrivare almeno 1,7. L'ultimo problema che però è il più grosso è sta roba qua. Voi vedete la curva rossa è la spesa per l'assistenza sociale cioè per la lotta alle povertà, alle disuguaglianze di cui siamo il paese dei diritti. Se voi notate e vi prego di notarlo in tutte le trasmissioni televisive con tutti gli attori possibili immaginabili voi non sentirete mai parlare della parola doveri e doveri. Mazzini ce l'ha messa nel 1860 al primo posto. Cosa significa che se fatto 100 nel 2008 il volume della inflazione, il volume del PIL, il volume dei redditi dichiarati e il volume delle imposte dichiarate come vedete arriviamo con l'inflazione al 125 con i redditi dichiarati arriviamo grossomodo al 121. La spesa per l'assistenza è il 225 per cento. Ora uno dice abbiamo speso tanti soldi quindi avremmo ridotto la povertà. E' mica vero perché nel 2008 i poveri assoluti cioè quelli che fanno fatica arrivare alla terza settimana erano 2 milioni e 100, i poveri relativi quelli che fatica arrivare alla fine del mese erano circa 6 milioni, oggi siamo passati a 5,8 milioni di poveri assoluti e quasi 9 milioni di poveri relativi. E tutto questo si riflette in questa roba qua, nei bassi tassi di occupazione. E' quello che vi dicevo prima, cioè la grande differenza tra l'Italia e gli altri paesi. Siamo ultimi sempre per tassi di occupazione, siamo ultimi per produttività e questo è il debito però siccome questo era a fine 2024 per non farci mancare niente oggi abbiamo superato i 3 mila miliardi di debito. Quindi chi ci pagherà le pensioni? Perché è la demografia? No, la demografia c'entra poco pochino. Quello che ci interessa è una maggiore occupazione, un maggiore senso del dovere verso il Paese e soprattutto anche una maggiore fedeltà fiscale. Abbiamo chiuso la settimana scorsa le dichiarazioni di redditi del 2023, dichiarate nel 2024 ed elaborate in questi primi mesi e vi parla strano ma il 50% della popolazione paga il 5% dell'IRPF e quasi nulla delle altre imposte e quindi vuol dire che ha totale carico dell'altro ma non è tutto il 50% perché poi c'è una percentuale di circa un 20-25% che è autosufficiente e soltanto il 17% della popolazione italiana e quindi dei dichiaranti dichiara più di 35 mila euro l'anno lordi. Quindi è evidente che se vogliamo pagare di più i medici, gli infermieri, i maestri, i professori, non possiamo avere tutti i pasti gratis e quindi la vera sfida, il rischio fatale per l'Italia è che con questo modo di fare debito a sfavore delle giovani generazioni e pensare di avere diritto a tutte le prestazioni e di non avere nessun dovere e allora il rischio fatale comincia a essere elevato. Grazie. Grazie mille, direi che ha tracciato un quadro piuttosto chiaro, il sistema regge ma diciamo che non è messo benissimo e quindi evidentemente ha bisogno di un aiuto. L'aiuto può arrivare da chi si occupa di questo anche per business e sul palco ne abbiamo due rappresentanti Molinari di ITAS e Bertoli di Labor Fonds. Partirei da Molinari, che cosa può fare una compagnia sicurativa? Ma allora i dati ci ha mostrato il professor Brambilla sono sicuramente come dire non vanno sicuramente nella direzione di incentivare il sistema di welfare pubblico. Noi siamo passati da un sistema pensionistico di massima efficienza, chiamiamolo così, per chi ne poteva godere i frutti ovviamente, quindi un sistema retributivo che ti dava quando andavi in pensione circa l'80% dell'ultima retribuzione ad un sistema che a regime darà il 40% dell'ultimo stipendio. Per ora abbiamo un sistema misto ancora per pochi fortunati quindi i giovani dovranno attrezzarsi soprattutto per tempo perché in questi casi non possiamo arrivare in prossimità della pensione per affiancare qualcosa di privato per avere poi un sostentamento dopo l'accessazione dell'attività lavorativa. E allora appunto chi pagherà le pensioni del futuro purtroppo i giovani dovranno occuparsi di farsi un'integrazione alla pensione pubblica. Oggi noi abbiamo un sistema normativo che ha 20 anni giusti perché la normativa, il decreto 252 che regola la previdenza complementare appunto è del 2005 e prevede tuttora la facoltà di iscrizione da parte dei lavoratori a forme di pensione integrativa privata. Quindi siamo ancora nel campo del volontariato dal punto di vista dell'integrazione della pensione. Evidentemente qualche cambiamento lo dovremo fare sicuramente i giovani che sono stanno seguendo anche dei percorsi culturali molto più efficienti rispetto al passato hanno una presa di coscienza maggiormente significativa sul tema della pensione e possono fare molto loro. Però è chiaro che ci vuole un'imprinti normativo pubblico ci vuole qualche norma che vada in qualche modo a rafforzare il sistema di previdenza integrativa in modo meno volontario non voglio dire obbligatorio però chiaramente qualche innesto lo dobbiamo dare. Il sistema sicurativo privato può dare delle importanti garanzie basate interamente sul sistema contributivo quindi in base a quello che verso quindi più verso più da tempo verso maggiore sarà poi la mia rendita previdenziale quando ne usufruro ne potrò godere agli effetti della normativa statale. Quindi quello che possiamo fare noi è mettere a disposizione dei contratti assicurativi anche in forma collettiva anzi quelli in forma collettiva direi che sono i più efficienti dal punto di vista dei costi e itas vita ad esempio ha un fondo pensione e tra i più importanti fondi pensione aperti italiani e stiamo notando una crescita significativa di circa il 20 per cento negli ultimi anni quindi i dati che abbiamo noi ci mostrano una tendenza molto chiara nell'integrazione di questo sistema personistico pubblico. Grazie. Bertoli con l'aborfons. Buongiorno buonasera a tutti e a tutte ma credo che quello che hanno detto i relatori precedenti ha reso evidente che il sistema è il primo pilastro quindi un sistema ripartizione difficilmente regge cioè il patto generale nazionale che era stato stipulato fino ad oggi cioè quello del sistema che regge con i lavoratori che versano i contributi e che servono a pagare le pensioni probabilmente in futuro avrà grosse difficoltà. È stato emerso anche che probabilmente la pensione il primo pilastro pagherà diciamo per gli autonomi quasi meno del 50 per cento dell'ultima retribuzione per i dipendenti un 60 per cento però non basta. Allora quello che emerge da questi dati è evidente che è necessario dotarsi e creare un secondo pilastro. Ebbene questo secondo pilastro nell'esperienza del Trentino alto adige è costituito da laborfond. Questo laborfond è un fondo diciamo pensione negoziale che è nato nel 1998 è un fondo intercategoriale quindi diciamo aperto sia i pubblici che ai privati ed è un fondo diciamo capitalizzazione individuale territoriale. Ho un paio di numeri per evidenziare la realtà di laborfond. Gli scritti gli aderenti sono arrivati a 143.000 aderenti in una popolazione che è regionale poco superiore al milione di abitanti. Abbiamo un patrimonio di circa 4 miliardi e 300 milioni. Abbiamo un adesione da parte del genere femminile del 52 per cento rispetto al 33 nazionale e la previdenza integrativa nell'ambito della regione raggiunge il 60 per cento rispetto a quella che è la realtà nazionale di un 37 per cento. Questo diciamo cosa vuol dire? Vuol dire che siamo partiti con un'esperienza con una con una iniziativa che ancora risale al 72, lo statuto di autonomia. Articolo 6 che prevedeva appunto la possibilità per la regione di emanare norme integrative in materia di previdenza integrativa. Ci sono venuti 25 anni per realizzare questo progetto, progetto che noi chiamiamo penspron, con il quale di fatto è stata varata diciamo una iniziativa con la quale è stato creato un centro specializzato per di assistenza ai fondi pensione che sono poi stati creati nella regione e che poi desse consulenza specialistica ai cittadini del territorio. Ebbene appunto i numeri che vi ho detto portano a dire 143.000 aderenti 4 miliardi e 300 milioni di attivo con alcune specificazioni. Questi 4 miliardi e 300 milioni sono stati destinati compatibilmente con quelle che sono le discipline normative regolamentari della covip per una quota parte agli investimenti sul territorio. Quindi questo che cosa ha significato? Diciamo cercare diciamo di favorire l'adesione alla pensione integrativa non è facile, dobbiamo fare ancora tanta strada, ma allo stesso tempo sostenere l'economia del territorio per creare un circolo virtuoso. Questi 4 miliardi e 300 milioni per la quota di 300 milioni vengono destinati in buona parte al sostegno delle imprese del territorio. Che cosa significa questo? Crescita. Lo abbiamo appena presentato risultati di una delle iniziative che sono state promosse con il ruolo di Ancora Investor di Labor Fund. Un fondo, l'abbiamo chiamato fondo strategico del Trentino Alto Agile. I risultati sono stati una crescita dei fatturati, un raddoppio nel 10 anni di vita di questo fondo, crescita dell'occupazione del 100%, miglioramento della posizione finanziaria delle imprese, quindi in un circolo in cui le imprese sono cresciute, i lavoratori sono aumentati, quindi questo ha favorito l'ulteriore crescita del territorio. Vogliamo crescere ancora e dobbiamo soprattutto creare gli strumenti per spiegare quanto è importante il secondo pilastro ai giovani. Allora qua subentrano alcuni elementi, la slide dopo è un po' complicata ma cerco di spiegarvela in pochi numeri. L'adesione di un dipendente ma soprattutto di un giovane al fondo pensione ha il beneficio del fatto di aderire e di contribuire con i propri versamenti, crea l'aggiunzione del contributo del datore di lavoro e in più la detrazione, la deduzione fiscale dal reddito. La slide non voglio farvi perdere troppo tempo ma ve la esplicito in due numeri. Ipotizziamo un giovane che ha una retribuzione anualiorda di 25.000 euro, il TFR è 6.91% della retribuzione sono 1.727 euro. Se aderisci ad un fondo pensione integrativo, ipotizziamo questo è un caso, un esempio del contratto metallo-meccanici, il contributo del dipendente è 1.20% il contributo azienda è 2%. Sono 800 euro che vanno verso un aggiuntivo rispetto al TFR. Questi 800 euro che cosa rappresentano rispetto al costo per il dipendente? Il dipendente è vendito verso 300 euro però ha la detrazione fiscale in questo caso del 23%. Con 231 euro al fondo pensione la sua posizione è portata a 800 euro. Quindi questo è il messaggio che dobbiamo dare. Abbiamo un effetto leva dell'adesione al fondo pensione per un giovane che ha una retribuzione di 25.000 euro di tre volte e mezzo. Probabilmente questo messaggio non viene recepito bene, purtroppo vediamo tante adesioni taciti con solo TFR che non portano questo beneficio. Chiudo magari un minuto solo per dire questo aspetto. Provare la preoccupazione dei giovani anche a dire vincolo delle somme. È vero che il ruolo di un fondo pensione integrativa è quello di accumulare per avere alla fine vita lavorativa la pensione ma in caso di necessità può essere svincolato per esigenze sanitarie, per esigenze di acquisto della casa fino addirittura per i pubblici il 100%, per i privati il 75% e quindi la preoccupazione di dire vado e vincolo fino a fine vita lavorativa il mio conferimento al fondo pensione non è vero. Quindi pensate bene a questo messaggio quanto diciamo il ricircolo e l'effetto leva dell'adesione a un fondo pensione integrativo. Una sorta di prodotto più di investimento. Esattamente. A questo punto però chiedevo a Tarquini anche alla luce di quello che è stato detto, alla luce del modello che è stato appena presentato. Il punto di vista delle imprese, la necessità come diceva prima Molinari di intervenire dal punto di vista normativo per agevolare la nasce e la crescita soprattutto perché la nasce c'è in un secondo pilastro. Voi come la vivete? Noi abbiamo sempre, da inizio abbiamo spinto per il secondo pilastro. È chiaro che il tema pensionistico non parte oggi. Sono tanti anni che c'è una preoccupazione sul sull'andamento della spesa pensionistica come ci raccontava prima Brambilla di per sé. Per molti aspetti, alcuni aspetti sono molto positivi. Uno dei problemi che genera questa pressione è che viviamo di più e quindi però questo se permettete ben venga. Dissolviamo il problema. Poi è chiaro che non è soltanto questo. Faccio una breve carrellata di cos'è detto Brambilla che sono essenziali. Alla fine è come se immaginate un cubo di rubic. Non è che c'è un problema che è soltanto una facciata. Il problema è determinato dagli incastri vari, voglio dire, da una parte come va la spesa. È chiaro che se noi aumentiamo il numero di pensionati che incassano una pensione molto superiore a quanto hanno contribuito, questa cosa peggiorerà i conti. Se lo facciamo in maniera massiccia i conti peggiorano tantissimo. Meno occupati abbiamo e questa cosa riduce le entrate. Quindi è chiaro che tanto più riusciamo ad avere occupati, tanto più aggiustiamo le entrate. Mettiamo dentro la spesa pensionistica prestazioni che non sono proprio previdenziali ma sono assistenziali e sociali, che benvengano, ma facciamo confezione di lettura. Perché poi io personalmente ma confindustri, ma penso tutti quanti noi, siamo d'accordo di dare un reddito minimo a qualcuno che è anziano e non c'è niente anche se è un avversato. Va bene, non è esattamente la pensione come quella degli altri. Vorrebbe stare da un altro conto per essere preciso. Dopodiché è anche vero che nel corso del tempo questo benedetto strumento della pensione, strumento tipico del mondo europeo occidentale, è stato anche usato spesso a fine elettorali o comunque, insomma è stato stressato perché poi chiaramente porta consenso. Ti va di avere una pensione da 100 euro al mese premesso che non è mai versato niente? Sì grazie. Questo è stato fatto. Adesso poi abbiamo appunto, su questo si somma l'altra faccia del cubo di rubi che da tanti anni oramai facciamo meno figli quindi ci sono meno giovani. Poi io sono d'accordo con Brambilla, non sarei assolutamente pessimistico, cioè anche perché basta di essere pessimistico in questo Paese, ci raccontiamo sempre, ci raccontiamo peggio di come ci vedono gli altri. Dopodiché andiamo a minare, cioè quelli hanno una percezione positiva e noi gli diamo di guarda non è vero va tutto mal. In realtà le cose non è che vadano benissimo però siamo in grado di intervenire. No? È chiaro che dobbiamo avere delle scelte, dobbiamo lavorare a che? Uno salga quel benedetto tasso di occupazione. Se è il più basso d'Europa vuol dire che c'è un'anomalia e dobbiamo farlo salire. Se sale vuol dire che dobbiamo favorire la nascita o la crescita delle imprese. Se queste crescono non solo abbiamo più occupati quindi aumentano i versamenti avremo anche più versamento di imposte per finanziare la spesa sociale. Dobbiamo far crescere il PIL. Se cresce il PIL abbiamo risolto in maniera lineare tutti i problemi. Dobbiamo smetterla di pensare a un PIL che cresce dello 05, 04. Dobbiamo metterci nelle condizioni e siamo capaci di fare dei piani che facciano crescere il PIL di 1.5, 2. Già questo il problema delle pensioni Si annacqua fino a risolversi. Ovviamente per tornare al tema del secondo pilastro. Sul secondo pilastro che è fondamentale sono almeno la legge del 05, 04, 05. Sono 20 anni che c'è stata una preoccupazione e dalla riforma Dini al 95 che parliamo di pensioni. Dopodiché come spesso facciamo, quella legge quadro una buona legge quadro. Poi ci mettiamo un po' di tempo. Adesso ho sentito l'esperienza di lavoro, sono complimenti, ma complimenti anche perché quando mi dici che oltre il 60% ha una previdenza integrativa vuol dire che stanno molto più avanti di quanto sta l'Italia. 37%. Allora è chiaro che noi dobbiamo comunque puntellare per avere la garanzia di un reddito più alto quando andranno in pensione i giovani. Dobbiamo puntellare la pensione pubblica, il primo cosiddetto primo pilastro, con la pensione integrativa. La pensione integrativa, questo purtroppo sia la pensione ma anche la salute, mi rendo conto che i soggetti a cui dovrebbe interessare di più, il momento dove intervenire quando si è giovani, purtroppo ovviamente i giovani non sono interessatissimi alla pensione e alla salute, non avendo necessità della prima e disponendo a pieno regime dalla seconda. Però in realtà su tutti e due, se ci pensi da giovane, risolvi il problema quando sarai più anziano. Quindi, il compito nostro è sicuramente diffondere ancora di più nei nostri contratti, dico quelli di Confindustria, oramai quasi tutti prevedono la previdenza integrativa. Purtroppo noi facciamo contratti solo per 5 milioni e mezzo di dipendenti, sono tanti altri fuori che non li fanno ancora, e questo spiega anche il gap. Bisognerebbe fare più promozione per la previdenza integrativa, quello che si diceva prima è vero, molti non sanno che è oggettivamente vantaggiosa per il singolo, c'è nessun investimento speculativo, a meno che a rischio folle vi renderebbe mai così tanto, anche perché si gode del fatto che c'è un contributo di un terzo, quindi le persone dovrebbero essere felici e non pensare mi stanno togliendo un po' di contante. Però questa cultura si sta diffondendo, devo dire la verità, in questi vent'anni è sempre di più. Dovremmo forse anche pensare, invece di fare sconti di età o di cose che non hanno senso, non hanno senso, lo dico con tutta chiarezza, dovremmo pensare a rendere più vantaggiosa il punto di vista fiscale per i giovani la pensione, la previdenza integrativa. Dopodiché, lo dico anche senza polemica, io quando ero giovane ho lavorato per un periodo in ferrovie nella fase in cui si trasformavano in soggetto privato. Prima di questa fase, ma in parte ancora oggi, erano gestite come uno stato nello stato, c'erano tutto, c'erano la banca loro, le aziende loro per tipografie loro, produttori d'energia, produttori di carta, ovviamente avevano anche la loro previdenza e avevano più di tutti gli altri, però avere la loro previdenza in realtà li aveva sensibilizzati. Avendo al loro interno una categoria che è notoriamente un lavoro usurante, che è il macchinista, non è che li mandavano mica in pensione prima, se fai il macchinista per 20 anni, 25, dopodiché siccome è vero che non puoi fare più il macchinista, ma ci sono tante attività da fare dentro le ferrovie, io ti trovo un posto dentro le ferrovie, fino al raggiungimento dell'età pensionistica. Questo è quello che dovremmo fare, traslo, anche a livello nazionale. È chiaro che ci sono dei lavori che non si possono fare per tutta la vita, non si può pensare che uno per 45 anni faccia l'autista del pullman pubblico o del treno piuttosto che il lavoro in alto forno, non si può pensare. Però si possono creare le condizioni perché dopo 20 anni vai a fare un altro lavoro, non necessariamente vai in pensione. Noi ancora stiamo pagando persone che guardo con una punta di invidia di livello personale ma senza grande gioia per l'errore che abbiamo fatto in questo Paese, che hanno lavorato 20 anni, sono arrivati a 41 anni e sono andati in pensione. Oggi dovrebbero essere arrivate a 70 anni, 75, a loro lunga vita, però è chiaro che nessun Paese al mondo ma neanche un Paese arabo si può permettere che uno lavora 20 anni e sta in pensione 60 anni, 50 anni. Il sistema quando viene fondato nel 68 è chiudo ma solo per darvi i numeri, perché bene su questo i numeri aiutano spesso a risolvere il cubo. Sostanzialmente il sistema era stato pensato in equilibrio perché dicevano si lavora 40 anni, si lavora più o meno da 20 a 40, ogni anno si versa un quarto dello stupendio all'inps tra parte lavoro e parte impresa. Questo vuol dire che se ti lavori 40 anni hai 10 anni di pensione sicura perché è quello che hai versato, ma se si va in pensione a 60 anni e l'età media all'epoca era il 68, all'inps gli avanza anche qualcosa. Quindi il sistema nasce in perfetto equilibrio. Quando avremmo dovuto frenare abbiamo ritardato la frenata e abbiamo frenato, la vera frenata l'abbiamo fatta con la Gefornero, quindi recente, però abbiamo frenato a ragione Brambilla, non siamo sfasciati, siamo in piedi, dobbiamo lavorare per creare per far sì che il PIL di questo paese invece che il 05 di 22, l'Italia è in grado di farlo se ci si mette. Grazie, adesso abbiamo una ragazza sul palco e poi in quanto giovane, donna, le chiederemo anche un'opinione su quella che è la sua idea, se ce l'ha, se se l'hai mai fatta, ma intanto se c'è ed è su questo palco è perché su questo argomento lei ha fatto e ha presentato a sole 24 ore una proposta che è piaciuta molto e quindi partiremo da quello, ossia che ci racconti un po' la Silver Economy che poi un po' la tematica che sta alla base di quello di cui andiamo a discutere oggi. Buonasera a tutti e a tutte, io vorrei portare uno sguardo che parla degli Over 65 ma da un ambito in cui non sono solo un costo crescente per il nostro paese ma sono anche se si guarda al loro consumo e alle loro attività anche una risorsa molto ingente. Tante vera che se prendiamo il report della Commissione Europea del 2018 ci dice che la Silver Economy è l'insieme delle risorse economiche che rispondono ai bisogni di chi ha 50 o più anni di età e si è studiato che chi ha 50 anni di età inizia a prendere atto e a prendere confidenza sempre di più sui suoi bisogni futuri anche se gli Over 65 sono i cosiddetti Silver soprattutto in Italia. L'Italia ma un po' l'Europa si trova in questo bivio dove abbiamo sempre di più una forte denatalità ma anche una demortalità e questo da un lato significa un progresso sia sanitario del paese ma anche dall'altra parte l'Italia non è pronta a valorizzare così tanto i Silver. Tante vero che gli studiosi parlano di un paradosso demografico-economico perché questa aspettativa di vita aumenta sempre di più. Come ha detto prima il collega sono più di 80 anni di aspettativa di vita ad oggi e l'aspettativa di vita è sempre migliore e anche la qualità della vita aumenta. Questo paradosso economico ci fa ridisegnare questa piramide che siamo abituati a piramide demografica con un invecchiamento al vertice però questo invecchiamento al vertice potrà essere una risorsa se noi pensiamo a questi Silver nella loro totalità e nei loro consumi. Tante vero che se parliamo di pensioni si potrebbe pensare ad un pensionamento volontario più tardivo perché se è vero che un Silver un 60enne oggi non ha le stesse capacità di un quarantenne ma è altrettanto vero che un 60enne di oggi è molto più attivo e anche lavorativamente parlando in confronto a un 60enne di 20 anni fa e questo ci porta a far sì che potrebbero rimanere in azienda per molto più tempo e non andare in pensione così presto però deve andare in parallelo a delle politiche di riformulazione delle manzioni lavorative che si possono conciliare bene con lo smart working maggiore flessibilità, minor lavoro. Inoltre il Silver in genere ha un ruolo sociale molto importante sia nel ruolo familiare ma anche all'interno del ruolo del volontariato che questo fa sì che si ridurrebbe la spesa pubblica provinciale, statale e regionale perché potrebbero integrare e migliorare molti servizi che vengono dati all'interno del nostro paese. In genere i Silver sono colori che hanno anche una casa di proprietà, l'80% di loro a casa di proprietà però queste case sono spesso troppo grandi e difficili da gestire e senza essere ristrutturate. Proprio per questo l'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità promuove le città age friendly, quindi nuovi quartieri organizzati su misura per i Silver oppure co-housing senior e tant'è vero che un esempio molto concreto e importante è stato firmato a giugno 2024 con il memorandum d'intesa per il Lazio di spazio blu che è targato dal Policlinico Gimelli, Investire SGR, IMS e gruppo CDP nel quale abbiamo questo co-housing solo per persone anziane per combattere l'isolamento crescente per dare maggiore maggiore aiuto e anche servizi sanitarie perché un costo importante nel nostro paese, una spesa molto ingente e sono anche le politiche di ospedilizzazione ma si potrebbe sempre di più cercare una domiciliarità e cercare di intervenire anche attivamente e preventivamente e questo dovendo però fare molti investimenti su domotica, intelligenza artificiale e telemedicina. Gioccherà quindi un ruolo fondamentale sempre maggiore anche perché l'articolo 38 della costituzione ci parla di diritto di assistenza e previdenza e questo si può concretizzare con il sostegno domiciliare il quale parla anche di sostenibilità economica. Un esempio concreto ce l'abbiamo qui in Trentino col progetto pilota aging in place in cui si indica la possibilità per gli anziani di poter invecchiare nelle proprie case e nelle proprie dimore senza dover andare in strutture sanitarie assistenziali anche grazie a una rete di volontariato e a incentivi fiscali. Questo per inserire domotica e tecnologia all'interno delle case come ad esempio i sensori di caduta oppure dei comandi vocali. Il Veneto ha inserito la silver economy nel piano strategico regionale per l'innovazione e la specializzazione intelligente soprattutto mette in contatto imprese, renti di ricerca e servizi sociosanitari. Fuori dall'Italia potremmo benissimo guardare il Giappone che è il paese più anziano al mondo nel quale fa un uso massiccio di robotica, domotica e intelligenza artificiale soprattutto sviluppando servizi age tech oppure tornando più vicino a noi la Danimarca che non fa un uso massiccio di age tech ma soprattutto ha una struttura molto sociale e comunitaria. Quindi siamo davanti a questo bivio molto importante e è una sfida. Come è stata una sfida anche riprenderci dalla grande depressione economica oppure dalle guerre ma se pensiamo a lungo termine a degli investimenti che non dobbiamo guardar solo in una crisi emergenziale a breve termine porterà a essere un motore, un cambiamento questa silver economy. Grazie Sara. Un paio di passaggi li avevamo già sentiti anche Tarquini facendo il gruppo, l'esempio del gruppo Ferrovie ha anticipato quello che poi tu ci avresti raccontato e che avevi contenuto nel tuo lavoro ma in questo quadro però ci sono almeno un paio di categorie che sono in una posizione se permettete decisamente peggiore che sono le donne e i giovani per questioni per un certo aspetto simili ci sono meno donne che lavorano quindi prospetticamente meno donne che in qualche misura avranno accesso a una pensione, ci sono giovani con contratti comunque differenti rispetto a quelli con cui abbiamo iniziato a lavorare noi e quindi con un futuro indubbiamente più incerto rispetto a quello che avevamo noi all'inizio e quindi volevo chiedere a Brambilla e poi a Molinari se quello che abbiam detto finora può essere mutuato utilizzato anche per provare a dare una spinta a queste due categorie? Sì, intanto noi partiamo adesso a novembre con la quarta indagine triennale sulla silver economy e quindi ho trovato già una cosa che può aiutare nel nostro centro studi. Quindi concordo totalmente con quello che ha detto il dottor Tarquini e anche riguardo alla silver economy. Volevo fare soltanto una piccola rettifica perché abbiamo elaborato recentemente i tassi di sostituzione cioè che è il rapporto tra la prima rata di pensione e l'ultima ole ultime mensilità di reddito e devo dire che rapportate sempre intorno ai 65-66 anni il tasso di sostituzione per un lavoratore dipendente pubblico privato si situa intorno al 70% mentre per un autonomo che però bisogna considerare che il lavoratore dipendente è verso al 33% un autonomo al 24 siamo intorno a 62-63%. Stiamo parlando di tassi di sostituzione netti, Eurobarometro proprio la settimana scorsa ha posto l'Italia proprio al primo posto per tasso di sostituzione. Quindi è evidente però che l'Italia soffre di tanti problemi uno di questi sono i salari e i redditi che sono abbastanza bassi e allora è evidente che la previdenza complementare ma poi diremo anche dei fondi sanitari o sociosanitari rivestono un aspetto fondamentale, dei fondi pensione perché sono quelli che, l'esempio che avete fatto voi è molto bello perché il costo mensile pro capita, lo dico sempre ai miei studenti e più o meno è un epi hour quindi se ne fai cinque al mese basta che ne fai uno in meno ti sei pagato il fondo pensione. Fortunatamente i miei studenti non mi sentono sennò mi butterebbero dei pomodori ma al di là di quello quindi non è così costosa e soprattutto dobbiamo tenere in considerazione l'aspetto fiscale sia nella fase di versamento ma soprattutto nella fase di erogazione a prestazioni perché erogazione a prestazioni ha un'imposta sostitutiva e non ha un'imposta normale o la tassazione separata quindi se noi facciamo bene queste cose riusciamo. C'è poca adesione? Beh sì perché i fondi pensione hanno sostanzialmente un grosso problema che è quello delle rendite e quindi se non si risolve il problema delle rendite continueremo a avere la gente che fa i riscatti 30 per cento eccetera eccetera. Invece se riuscissimo a risolvere rendite io quando ho scritto nel 2005 la norma sui fondi pensione l'ho scritta come fosse un libretto di risparvio tant'è che un lavoratore ma già da piccolo uno può essere iscritto un fondo pensione anche appena nato ecco tra l'altro approfitto per dire che l'agenzia delle entrate ha fatto la ultima determinazione che è molto molto interessante perché abbiamo scritto che nei primi cinque anni di iscrizione al fondo il lavoratore giovane ovviamente non ha tanti soldi quindi magari non so mette dentro 500 euro all'anno e quindi in cinque anni ha fatto 2500 euro ma avrebbe potuto versare 5164 per cinque anni. Ecco la differenza la può versare in supero ai 5164 nei successivi 20 anni. Si poneva il problema quando parte, ecco l'agenzia delle entrate ci ha dato la soluzione parte dal momento in cui c'è il primo giorno di lavoro quindi significa che tutto quello che io ho versato dal anno 1 all'anno 20 quando comincia a lavorare l'età media in Italia è 24 siamo la media più alta d'Europa e va tutto bene quindi sicuramente dobbiamo puntare su quello. Non so se riusciamo ma dall'1 1 2026 dovremmo far partire in Italia solo per i nuovi assunti il cosiddetto auto enrollment con l'opting out e cioè tutti sono iscritti come è capitato in Inghilterra ma anche in Germania sono iscritti automaticamente i fondi pensione. Abbiamo soltanto un problema grosso da risolvere speriamo di risolvere i prossimi mesi è che la gran parte di queste persone lavorano in aziende da 1 a 10 dipendenti e sono 7 milioni e 700 mila cioè più della metà dei lavoratori a questo punto queste aziende il tfr circolante interno è l'unica forma di finanziamento perché se non avete le banche locali le grandi banche queste aziende non le prendono neanche in considerazione quindi dobbiamo riproporre quel fondo di garanzia e se riusciamo a farlo con la cassa depositi e prestiti per l'anno 21 finalmente dovremmo avere un bello sviluppo per la previdenza complementare resta il fatto che conania come sai Alessandro abbiamo iniziato il tavolo per parlare della riforma delle rendite perché le rendite non possono essere quelle di oggi e quindi se risolviamo questi problemi penso che la previdenza complementare sia un bel colpo. L'ultima cosa che volevo dire ha ragione Tarquini, abbiamo finito di fare il quadro della situazione noi abbiamo quasi 500 mila pensionati che sono in pensione da oltre 43 anni e poi ne abbiamo altri 5 milioni che sono in pensione da più di 33 anni quindi è evidente che in passato abbiamo forse allargato un po' troppo e se non allarghiamo vuol dire che garantiamo la pensione a tutti. Grazie. Io, professor Brambilla, non ho sottomano l'orologio non so se lei... No, perché deve scappare per il treno quindi lo salutiamo noi possiamo proseguire ancora una decina di minuti. Intanto abbiamo trovato un posto di lavoro a Sara per cui abbiamo già raggiunto l'obiettivo. Giriamo appena finito quindi come dire poi comincerà a pensare alla pensione. Invece chiedo a questo punto a Molinari sia di tornare su quello che stava dicendo il professor Brambilla ma anche di affrontare la tematica a giovani e donne. Appena inizia a lavorare apriamo subito un fondo pensione. No, è una battuta però quello che diceva il professor Brambilla a Pocanzi è fondamentale questa novità normativa darà un impulso molto significativo alla crescita della previdenza complementare nei prossimi anni e sicuramente una mano molto importante ai giovani perché riguarda chi entra nel mondo del lavoro. Vorrei anche evidenziare che la normativa tributaria prevede oggi che un giovane che si iscrive alla previdenza complementare avrà un trattamento in positivo quindi alla fine del periodo di accumulo quando ci sarà l'erogazione della rendita molto più favorevole in proporzione agli anni di iscrizione quindi banalmente sarebbe opportuno non aspettare l'inizio dell'attività lavorativa per iscriversi a un fondo pensione ma iscriversi non dico appena nati ma insomma sicuramente prima di iniziare l'attività lavorativa basta solo l'iscrizione con un modesto versamento questa la possono fare visto che abbiamo parlato di silver economy anche i genitori no? Questo è un aspetto fondamentale che riguarda appunto i giovani per quanto riguarda invece le donne e abbiamo un duplice tema a mio avviso un primo tema che riguarda quello che veniva sottolineato poc'anzi cioè della ripresa economica dell'apporto dell'attività lavorativa della crescita appunto e anche dell'impianto contributivo può essere sicuramente centrato anche con un aumento dell'occupazione e l'occupazione femminile sarebbe sicuramente un grosso aiuto e oggi se pensiamo che le donne è un dato un ultimo dato aggiornato e fanno un figlio virgola 18 a testa contro e 3,6 roti figli degli anni 60 abbiamo chiaramente un problema demografico abbiamo un problema di decrescita della popolazione molto molto importante allora come si fa a un po' rafforzare questo sistema di natalità e qui evidentemente tutto il sistema sociale ci deve mettere del proprio e non possiamo pretendere che sia sempre lo stato e anche i datori di lavoro visto che abbiamo qualche confi industria ma noi come settore assicurativo cerchiamo di fare la nostra parte e abbiamo ad esempio aperto un asilo nido che credo permette di agevolare in maniera significativa l'apporto femminile al lavoro e anzi dai dati che abbiamo in nostro possesso dopo l'apertura dell'asilo nido e la media di nascite nella nostra compagnia e ha avuto un incremento non dico significativo ma sicuramente almeno ha invertito la tendenza sicuramente sicuramente è un aiuto perché evidentemente uno dei problemi principali del mondo del lavoro per le per le donne per le colleghe donne è sicuramente la gestione dei figli grazie chiedevo a parquini un passaggio su quello che diceva salutandoci il professor brambilla ossia che scatta tra virgolette l'iscrizione automatica ai fondi pensioni ma c'è una tematica azientale relativa a quello che ha un pò il nostro tessuto imprenditoriale in italia siamo un paese che si fonda sulle pmi e evidentemente il welfare è un tema centrale per i lavoratori ma è un tema anche per le aziende come si può incentivare come si può aiutare al di là lui diceva servono le banche del territorio ma non bastano solo quelle serve magari non lo so qualche intervento normativo qualche agevolazione fiscale ma allora tanto lo so per me lo dico perché questo pallino allora in italia le imprese so 4 milioni e mezzo le pmi e le grandi insieme so 250 mila tutto il resto è micro impresa ovvero da 0 a 9 dipendenti con 0 dipendenti so 2 milioni ovviamente è chiaro che questo non è che quello piccolo sia peggio di quello grande se uno c'è un'attività che è piccola necessariamente piccola ed è assolutamente funzionale il famoso idraulico di cui tutti siamo disperatamente a ricerca normalmente è micro no? ma io sono scampi anzi speriamo che aumentino. Ma il micro è anche quello che ci ha salvato negli ultimi anni post-ovido? Sì, di fatto, esattamente esattamente quindi dopo di che è chiaro che quello che si riesce a fare in una azienda strutturata non è pensabile che si faccia in un'azienda con tre persone quindi bisogna quasi su tutto quando si scrive una norma pensare la norma che vale per la piccola, la media, la grande e la norma che vale per la microimpresa che non può essere la stessa quasi mai allora se ti fai la norma dove bisogna versare il tfr al fondo di previdenza la grande lo fa quasi senza dirglielo la media lo fa con poche difficoltà, la piccola con qualche difficoltà ma lo fa, ah, non lo ammazzi, non lo fa anche perché non è vero che ce l'ha quel tfr, l'ha già usato per mandare avanti l'azienda quindi è già nel circolo produttivo quindi su questo noi siamo sempre, sempre e ancora di più purtroppo l'anno scorso il governo voleva toglierlo il fondo Centrale di Carenzia e noi insistiamo che il fondo Centrale di Carenzia è uno strumento necessario in un paese dove quasi tre milioni di imprese sono micro imprese perché il fondo Centrale di Carenzia che non è un piacere alle banche è il sostegno e la possibilità che te dai a soggetti che non possono avere il rating dell'enel, no? che hanno un rating un po' più ballerino e glielo diamo abbiamo peraltro visto su questo chiudo che quando c'è stato il covid e abbiamo dato i soldi a pioggia e famosi 20-30 mila euro se vediamo i tassi di restituzione stanno restituendo quasi tutti quindi non è che uno chiude l'azienda perché ha preso 30 mila euro, uno comunque se può va avanti quindi bisogna che su quel tessuto così a livello locale, a livello regionale, a livello nazionale si ha più attenzione perché diciamo quelle tre milioni di imprese comunque servono a questo paese poi io per il mestiere che faccio ma perché mi considero cittadino italiano mi piacerebbe che di quei 3 milioni 50 mila da micro diventassero piccole e magari mille piccole diventassero medie magari 100 metri diventassero grandi e abbiamo fatto un'altra Italia. Grazie abbiamo ancora pochi minuti e volevo chiudere con un ultimo intervento di Bertoli lei ha raccontato l'esperienza dei si è ispirato a qualche altro modello che conoscevate che esisteva all'estero o secondo lei c'è un modello all'estero che può essere mutuabile in Italia per stimolare questo secondo pilastro? Io credo che il modello che è stato creato nella regione Trentino-Alto Adige sia da prendere ad esempio direi in tutte le realtà faccio appunto i numeri che abbiamo detto prima credo che sia abbastanza esemplificativo abbiamo parlato di gender gap per esempio per le donne allora nel pubblico l'adesione delle donne del 72% quindi che sono dati molto molto importanti. L'esempio che noi possiamo fare è quello della virtuosità di un modello ovviamente che nasce in un contesto ovviamente che è diverso da quello di altre regioni siamo in un contesto di autonomia speciale c'è una regione che ha creato un centro ha messo delle risorse per fornire servizi ai fondi pensione ma per fornire servizi anche ai cittadini per favorire l'adesione a questo fondi pensione e i numeri che abbiamo noi che tutto sommato sono buoni ma non sono ancora eccellenti ci chiedono di sforzarci ancora di più e quindi da questo punto di vista dobbiamo cercare diciamo un percorso di crescita culturale per i cittadini ma io credo anche un percorso di crescita finanziaria nel momento in cui noi rileviamo che sui conti correnti degli italiani sono parcheggiati un miliardo e 500 milioni quindi sono somme che diciamo rendimento zero che fanno ricchi bilanci delle banche lo abbiamo visto in questi ultimi anni e che non vengono e che non vengono destinati che potrebbero essere destinati a impieghi più produttivi allora noi abbiamo adesso allargato diciamo nella nostra nuova asset allocation diciamo l'intervento nella crescita del territorio abbiamo ritagliato diciamo una gestione diciamo destinati agli investimenti nell'economia reale proprio per creare quel circolo virtuoso anche in una linea azionaria quindi noi intendiamo percorrere questa credo che questa debba essere diciamo il motivo affinché diciamo un cittadino intervenga con il fondo pensione integrativo non solo per l'effetto che abbiamo descritto prima l'effetto leva delle risorse che ci abbiamo parlato di una pista 19 euro al mese comportano all'anno 800 euro diciamo un effetto di 3,5 euro di quei 19 euro ma in secondo luogo parliamo anche della crescita dell'occupazione e la crescita delle imprese dello stesso territorio economia reale senza andare a ricercare esperienze all'estero dobbiamo far crescere diciamo questo tipologia di intervento che noi possiamo diciamo tendere replicabile anche nelle altre regioni quantiamo appunto tassi di adesione molto elevati intendiamo crescerli facendo cultura sui cittadini e anche cultura finanziaria proprio come ho detto prima ma un peccato che ci siano risorse improduttive sui conti correnti delle banche. Bene con quest'ultimo intervento abbiamo di fatto chiuso siamo riusciti magicamente a stare nei tempi non credo che abbiamo esaurito l'argomento però credo che almeno un po di carne al fuoco lo abbiamo messo quindi ringrazio tutti per aver contribuito positivamente al dibattito grazie
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