Leadership nell’era dell’Intelligenza Artificiale: il compromesso tra valore umano e tecnologie nelle PMI
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Leadership nell’era dell’Intelligenza Artificiale: il compromesso tra valore umano e tecnologie nelle PMI
Un dibattito su come l'intelligenza artificiale sta rivoluzionando la leadership e le PMI, con focus su equilibrio tecnologia-umanità.
Buonasera a tutte e a tutti, bentornati e bentornati al Festival dell'Economia di Trento 2025. Questa sera abbiamo una conversazione, una chiacchierata a proposito di un tema tanto rilevante quanto attuale, che è quello dell'intelligenza artificiale che interviene sui modelli di leadership, sul modo di fare impresa, sul mondo delle PMI che sappiamo essere preponderanti nel tessuto economico del nostro Paese e di fronte alla sfida di questa trasformazione che stiamo tutti vivendo soprattutto negli ultimi anni, dobbiamo trovare un giusto punto di equilibrio tra le tecnologie e la parte di valore o di capitale umano che dir si voglia. Ne parliamo qui questa sera con i nostri quattro ospiti che presento in rigorosissimo ordine alfabetico a partire da Eleonora Angelini, cofondatrice di Nuova Agenzia SRL e Vicepresidente Vicario del Gruppo Giovani di CofCommercio Trentini, Nadio Delai, sociologo e dirigente d'azienda, oltre a tante altre cose che poi guarderemo insieme, Giuseppe Vacciago, Avvocato Cassazionista della Corte di Cassazione e molto esperto anche di tecnologia e intelligenza artificiale, e Paolo Zanolli, Presidente dei Giovani Imprenditori del Terziario di CofCommercio Trentino. Buonasera e grazie di essere qui con noi. Ci fa piacere vedervi anche così numerosi qui questa sera, un saluto anche a chi ci sta seguendo in diretta streaming. Allora io partirei Paolo Zanolli con te per parlare di come un corpo intermedio come CofCommercio Trentino, anche col ruolo istituzionale di sistema che ha, sta affrontando il tema della governance dell'intelligenza artificiale che bene o male pone quotidianamente un tema di confronto. Tanto buonasera a tutti, c'è talmente tanta gente che potremo fare anche una replica domani, ci fa molto piacere, quindi grazie per partecipare. Diciamo che dai nostri dati abbiamo visto che oggi nelle imprese italiane già l'intelligenza artificiale è utilizzata nel 19% delle imprese, con un impatto del 16% sul fatturato e del 7% sui costi. Però nelle micro imprese quindi fino a 10 dipendenti viene utilizzata fino all'8%. Considerando che l'Italia ha un peso fondato oltre il 90% da piccole aziende, si capisce quindi che c'è un'opportunità di crescita significativa per le aziende utilizzando lo strumento dell'intelligenza artificiale. A patto però che si possono ripensare processi, ruoli e competenze. Nelle nostre aziende che rappresentiamo in CofCommercio non abbiamo reparti di ricerca sviluppo o budget milionario, consulenze continue come può avere le aziende industriali, però abbiamo dei vantaggi come la prossimità con il cliente, la flessibilità e una conoscenza profonda del mercato. Quindi la sfida che le nostre aziende devono avere è quella di applicare in maniera sostenibile l'utilizzo dell'intelligenza artificiale con poco tempo e risorse limitate senza un team IT. Quindi partire dalle micro soluzioni come ad esempio un chatbot base, un assistente virtuale connetto a aziende simili, formazione. Questo secondo me lo può fare l'associazione di Catoriera, la CofCommercio che rappresenta tutto il mondo del terziario, per essere un ponte tra innovazione e territorio, offrendo quindi strumenti concreti alle imprese. Innanzitutto l'informazione perché è un tema nuovo che però è di prossimità già utilizzato, assistenza continua, chatbot intelligenti, workshop pratici e supporto per azioni di rappresentanza basandosi su dati economici e normativi. Promovendo quindi una cultura digitale dell'impresa a misura però della piccola azienda. Perché non tutte le PMI possono avere un team digitale ma tutti possono avere una rete che le sostiene e che le tiene unite è la CofCommercio. Quindi noi crediamo soprattutto come giovani imprenditori che sia fondamentale evolversi con le tecnologie, però dobbiamo essere noi a guidarle e non aspettarle. In particolare come giovani imprenditori, cito un esempio, chi è passato qua davanti ha visto un banner con scritto orizzonti, abbiamo costituito all'interno della CofCommercio proprio da un mese un hub per il business delle giovani imprese, sia per chi ha un business attivato sia per chi vuole fare impresa. In questo hub abbiamo deciso di provare ad utilizzare l'intelligenza artificiale, quindi adesso abbiamo chiesto ad un'azienda locale di farci un prototipo per inserire una chatbot e un'assistente virtuale che possa indirizzare gli associati e i non associati a tutte le informazioni base per fare marketing associativo, servizi e convenzioni e strutturare un percorso formativo ad hoc sulle esigenze locali. Quindi potete capire che è uno strumento fortissimo e noi come giovani imprenditori anche per età nagrafica proponiamo questo esperimento che poi ovviamente vedremo, cioè qua in sala il nostro direttore, se verrà aggradito lo estenderemo sicuramente a tutte le altre associazioni della nostra realtà. Chiudo, visto che oggi è un panel in cui si parla molto anche di leadership nel contesto delle PMI, io penso che oggi chi guida le imprese ha una doppia responsabilità, innovare e ispirare. Perché la vera leadership non si misura con i numeri ma con l'impatto che lasciamo sulle persone. La macchina non andrà a sostituire la saggezza, la maturata, la capacità di ispirare e l'intelligenza emotiva. Quindi non sarà una sfida tra uomo e macchina, ma la sfida sarà tra chi guida il cambiamento e chi lo subisce. E io penso che la leadership, oggi più che mai, può fare la differenza in questo. Grazie a Paolo Zanolli. Paolo Zanolli. Eleonora Angelini, anche tu fai parte del gruppo Giovani di Comercio Trentino. Se abbiamo sentito da Paolo anche una visione istituzionale di sistema, a te chiederei anche il punto di vista sostanzialmente di una generazione. Perché quella dei trentenni di oggi che è cresciuto imprenditorialmente insieme, in parallelo all'intelligenza artificiale, qual è la percezione che si ha di questo strumento e del modo di governarlo in positivo? Grazie, buonasera a tutti. Purtroppo devo portare il punto di vista di una trentenne, non più di una ventenne. Comunque vorrei partire con una suggestione che magari non viene considerata appartenente alla nostra generazione, però rende bene l'idea. Chi magari ha letto libri, chi ha visto film sulla fantascienza, forse ricorderà le tre leggi della robotica di Asimov. La prima dice che un robot non deve arrecare danno all'essere umano e deve evitare che possa accadere questa cosa. La seconda dice che il robot deve obbidire agli ordini impartiti dagli umani, a meno che questi non vadano contro la prima legge. La terza riguarda appunto che il robot deve occuparsi di se stesso, quindi prendersi cura di sé, a meno che la sua vita non vada ad intaccare con la prima e la seconda legge. La cosa che è interessante del racconto di Asimov è quando va a narrare cosa accade quando queste leggi entrano in conflitto tra loro. Cosa succede quando la programmazione di questo robot, per quanto riguarda la percezione etica, viene messa in discussione e va in tilt? A tutti noi è capitato nella vita di vivere situazioni che hanno messo magari in discussione i nostri pilastri cardine di certi valori, perché si sono appunto scontrati. Ecco, oggi noi magari non abbiamo i robot umanoidi che raccontava Asimov, però abbiamo qualcosa di ancora più importante e oscuro che però versa nella vita di tutti noi. Abbiamo questa intelligenza artificiale, questi algoritmi che vanno a decodificare i nostri comportamenti, quindi le nostre suggestioni, decisioni. Questo problema apre a una sorta di ragionamento, perché noi dobbiamo pensare che è importante andare a ricercare l'innovazione, ma forse oggi c'è bisogno anche di nuove regole. Qui mi collego con quanto ha detto il premio Nobel, Spence, quando ha parlato di esigenza di innovare per le nostre imprese, di investire nell'intelligenza artificiale, ma questo non significa farlo a livello di Paese Singolo. E' un'opera di creare un comportamento e un approccio a livello di Europa intera, perché abbiamo davanti una crescita sempre più lenta, quindi difficile da accelerare, e una sorta di mercato che crea e agevola una competitività sempre più forte a livello mondiale. Chiara, magari se noi andiamo a vedere cosa è successo nella storia, è chiaro che la prima cosa che ci viene da dire è che per affrontare questi processi serve sicuramente una nuova visione, una nuova etica, ma soprattutto una nuova leadership, che sia in grado di andare ad orientarsi all'interno di questo cambiamento, in modo tale da poter far reggere il controllo all'umano. L'innovazione nella storia non ha mai avuto un costo pari a zero, anzi, se noi andiamo molto a ritroso, pensiamo quando Gutenberg nel 1455 inventò la stampa meccanica delle lettere. Questo ha portato sì la possibilità di avere un'informazione democratica, ma si è portata dietro anche diversi conflitti. La rivoluzione industriale ha portato un processo a livello innovativo di progresso, una ricchezza, ma anche una forte carenza di un sistema sociale, quindi con persone che si sono trovate in difficoltà. Ecco, è qui che sta un po' la chiave. Noi dobbiamo andare a ragionare per poter tentare di mantenere ferma la barra della nostra intelligenza, cercando di fare nostri questi strumenti. Io sono una giovane imprenditrice, però ho 37 anni, quindi non sono una nativa del digitale, ho conosciuto il mondo a livello analogico. Devo dire la verità, noi trent'anni, e forse è il caso di ammetterlo, non ci siamo proprio buttati a capofitto nell'intelligenza artificiale. L'abbiamo sempre osservata con curiosità, ma con prudenza. Questa diffidenza non è sintomo di paura, ma è parte integrante di un processo di innovazione. Lo spieghiamo bene, ad esempio, nella curva di diffusione dell'innovazione di Roger, dove noi abbiamo quel 2,5% di veri innovatori. La stragrande maggioranza sono questi early adopters con una parte minima magari di scettici. Ma perché questo non è appunto sintomo di paura, forse può essere anche sintomo di intelligenza. Pensiamo alle nostre aziende, quando vogliamo apportare un cambiamento non è che lo gettiamo lì così. Ci vuole tempo, ci vuole fiducia, bisogna far recepire determinati messaggi, come ad esempio un nuovo strumento tecnologico, in chiede comunque una certa metodologia e coinvolgimento da parte dello staff. Quindi ci sono meccanismi che pur essendo lenti ci fanno capire che sì l'intelligenza è utile, ma se noi siamo utili è una macchina di risposte. Ma le risposte di qualità implicano delle domande di qualità. Noi non possiamo impigrirci perché diventiamo delle persone, o comunque delle teste pensanti pigre e questo non può assolutamente accadere. Quindi se l'intelligenza artificiale è utile siamo noi di cui non dobbiamo averne paura, ma dobbiamo sfruttarla non per fare meno, ma per pensare di più. Eleonora peraltro citavi le leggi di Asimov che sono attualissime anche in queste ore perché sta girando molto la notizia di un esperimento che è stato fatto di analisi del comportamento di un'intelligenza artificiale avanzata che a un certo punto si sarebbe messa dicono gli analisti in qualche modo a ricattare gli ingegneri che la stavano programmando con la proposta di spegnere. Purti non essere spenta ha iniziato a ricattarli dicendo che avrebbe svelato i loro segreti più intimi, più personali di cui era a conoscenza. Ovviamente sarà approfondito il tema anche nei prossimi giorni. Però erano molto interessanti anche gli spunti di pensiero sul modo in cui noi come persone imprenditori o meno ci possiamo rapportare con l'intelligenza artificiale. Allora vorrei andare da Nadi o Delai proprio per approfondire questo aspetto. In che modo dal punto di vista sociologico ma anche umano individuale possiamo fare una governance utile dell'intelligenza artificiale? Allora diciamo che il tema che oggi avevo in testa è il seguente. L'intelligenza artificiale funziona bene se entra in azione l'intelligenza umana all'inizio, in corso e alla fine dell'accesso all'intelligenza artificiale. Detta in altre parole, tre punti, tre considerazioni importanti sono i vertici di un potenziale triangolo. Non sono forse i principi di Asimov, magari anche uno se li è inventati. Però sono tre punti che a me colpiscono e quando ho ragionato facendo anche le piccole esperienze di accesso in questi mesi, un po' per volta ho detto ma questi tre punti sono fondamentali che poi vanno a spiovere su un tema riassuntivo finale. Primo vertice del triamado. L'intelligenza umana sta ma soprattutto deve stare innanzitutto nel prompt, cioè all'inizio certamente. Lo stimolo iniziale è fondamentale, senza l'impronta intelligente che va fatta quello che esce è quello che esce. Poi certo, ma più è intelligente il prompt più la risposta è di buona qualità. E dici, interessante certo, ma attenzione perché questo vuol dire che tu devi essere in grado di esprimere un prompt che corrisponde alla tua esigenza, espresso in un linguaggio non banale, non generico, perché riceverai una risposta generica o comunque non appropriata per quello di cui tu hai bisogno. Insomma l'intelligenza umana non è che si stacca perché preme un bottone e poi vede cosa esce. Si può anche fare questo, ma appunto questo è uno dei problemi da evitare. Quindi il prompt, ma attenzione, io ho detto prompt iniziale, prompt intermedio, prompt finale. Chi ha fatto anche piccole esperienze, non serve fare granché, capisce che se lo stimolo è di buon livello già è buono. Poi però a metà magari un'aggiunta può aiutare e quando è chiusa magari ti rende un'altra idea brillante e tu la butti dentro. Questo per esempio quando ha fatto il primo bilancio, il foglio dopo il primo mese in cui ha fatto il foglio con l'intelligenza artificiale, il punto più fondamentale che ha sottolineato è l'anima è stata nella redazione che seleziona, indica, amplifica ed ha anche il tono, persino anche un tentativo di ironia. Quindi questo ruolo, questo punto è assolutamente fondamentale. E allora il secondo principio non di Asimov, ma comunque è il secondo principio. Il secondo principio non è banale perché è quello che io chiamo la necessità di governare il meta livello, cioè il livello che sta sopra. Capiamoci, io ricevo tanti figli o nipoti di miei amici che si laureano, portano la tesi, dicono che sono danocchiati e mi dicono cosa mi sembra. Io guardo un po' e dico, senti, ma questo passaggio, questa roba è interessante, dove l'hai preso? E allora dice, internet ormai si trova tutto, non erano ancora nel pieno dell'uso dell'intelligenza artificiale. E dico, ma l'hai validata? E allora spalancano gli occhi, in che senso? Nel senso che mio nonno diceva, l'ha detto la televisione. Se tu mi dici che non hai il contesto per ragionare, come dicesse, me l'ha detto da ragazzo giovane, fai come mio nonno, l'ha detto il web e non sono ancora all'intelligenza artificiale. Ma se voglio affrontare il tema dell'intelligenza artificiale, il meta livello sale ancora di tono rispetto all'web, quindi più cervello, più pensiero e più linguaggio. Sappiamo che l'intelligenza artificiale, è successo anche a me nel mio piccolo, può avere allucinazioni. Dice bugie, è chiaro? Non le fa, dice sì, ma migliorerà col tempo, non me fido. Tu sei in grado di avere nell'orecchio, nel cervello l'idea di dove ti muovi. Ha allucinazioni e tende a compiacere l'utente. Chi l'ha provato lo vede, fa anche sorridere in certi punti. Poi, certo, tu dialoghi, ecco il prompt non iniziale, io dico, scusa, ma è possibile che non mi hai citato questi due? Ti ho chiesto cinque volumi, cinque testi interessanti, mi sa strano che tu non hai citato questo e questo, perché insomma sono stati un caposando. Allora dice scusa, adesso verifico, poi esce e dice sì, guarda, avevi ragione, mi scuso e te ne do altri tre. Quindi è il prompt intermedio. Poi c'è il prompt iniziale, ma ci vuole sempre questa storia del meta livello, della conoscenza di contesto, che sarà sempre necessaria. Poi, attenzione, molto upgrading rispetto al web, è più complicato? Quindi non è banale questo secondo principio, come facciamo ad avere un meta livello che ci aiuta a dialogare in maniera intelligente non subendo ma pilotando? Terza considerazione, che è il terzo principio, il terzo vertice del triangolo, del potenziale triangolo. L'intelligenza umana sta e deve stare consapevolmente negli ambiti di presidio che li sono propri e che l'intelligenza artificiale non è in grado di presidiare. L'intenzione, l'intenzionalità, l'obiettivo, mi sono posto un obiettivo, l'intenzione, tanto per dire, tutto ciò che serve ad andare oltre rispetto a quello che ancora non c'è. Cioè per andare oltre, non puoi chiedere oggi all'intelligenza artificiale per andare oltre, perché esamina tutto quello che c'è, lo impasta e con gli algoritmi lo sputa. Ma tu, la novità nostra umana è che per l'esistenza è arrivata a questo punto perché abbiamo sopputo di tanto in tanto andare oltre quello che siamo, quello che abbiamo, quello che vogliamo ancora. L'inatteso, l'inatteso è stupefacente per uno che elabora l'esistente in maniera intelligente tutto quello che vi pare. L'ironico, l'ironia, il folio ha tentato anche la sfumatura ironica, ma non si può prendere, quello era un gioco. I sentimenti e le emozioni, certo anche quelli. L'amore, l'odio, la speranza, la sfiducia, il desiderio, la rinuncia, l'entusiasmo, la delusione, questa roba è una cosa che fa capo esplicitamente al soggetto umano. Allora concludiamo un attimo per il momento, cioè la coscienza sostanzialmente. Attenzione perché la coscienza di soggetto che fa capo a ciascuno di noi, che ne sia consapevole o meno, fa capo a ciascuno di noi. La coscienza di soggetto, la parola soggetto comincia con la S, ma anche l'intelligenza artificiale volendo comincia con la S, che è lo strumento. Quindi c'è un soggetto con la S maiuscola, ciascuno di noi, e c'è uno strumento. Non confondiamo il soggetto con lo strumento. Vi ricordo che Jung, data in termini jungiani, l'intelligenza artificiale non ha un io, è tanto meno un se. Essendo secondo il nostro Jung, il se comprenderebbe l'io e tutto quello che va al dirallo dell'io, cioè l'iceberg che emerge è l'io, poca cosa, e poi c'è tutto quello che sta sotto, che tutto insieme fa il se. L'intelligenza artificiale non è né progettata né in grado di gestire la soggettualità, con tutte le caratteristiche che ho detto. Che ciò vuol dire tutta sta roba per chiudere? Vi ricito, perché forse una volta ne abbiamo anche parlato in questa serie, Lev Vygotsky, che era uno psicologo e anche pedagogista russo, che scrive, anzi che pubblica nel 1934 un testo fondamentale intitolato Pensiero e linguaggio, che vi consiglio di leggere peraltro. Guarda caso, questo titolo è esattamente il filo conduttore del mio ragionamento, ci vuole più pensiero e più linguaggio. Cosa disse ancora allora Vygotsky con un'intuizione geniale? Ricordatevi che il linguaggio genera pensiero, ma il pensiero a sua volta genera linguaggio. Il loop è questo, il loop positivo. Ma se uno è un modesto possessore di linguaggi, se le parole, non dico il pensiero, dico le parole, se alla fine della scuola superiore bisognerebbe conoscere almeno 1800-2000 vocaboli, ma ne conosci 600, già qua partiamo col piede sbagliato, è chiaro? E quindi non funziona. E però questo mi spinge il pensiero, e a sua volta il pensiero mi richiede linguaggio. Questo giro è riportabile nel mio discorso del contesto. Dobbiamo sapere se, come hai detto all'inizio, dobbiamo governare e non subire, vuol dire che lo sforzo che abbiamo davanti positivo per sfruttare bene questa opportunità, dobbiamo salire di livello di linguaggio e di pensiero. Ma se il loop è negativo, perché hai poco linguaggio, che genera poco pensiero, che genera ancora meno linguaggio, non funziona. E non si può giocare alla calcolatrice tascabile, lo dico per le persone più mature, perché qualche decennio fa ci trovavamo le calcolatrici in tasca piccoline, ce le regalavano persino al supermercato. Ci siamo tolti il pensiero del calcolo aritmetico, va bene? Non è bene, però così è stato. Ma se io mi autotolgo il linguaggio e il pensiero, la cosa non è indifferente e quindi non possiamo governare questa strada. Grazie. Insomma abbiamo detto che l'intelligenza artificiale è questo strumento senz'altro utile, efficientante, ma che pone anche problemi etici, normativi, di pensiero, eccetera. E nel marasma di spunti che sono emeriti, che sono veramente tanti, mi permetterei, Giuseppe Vacciaco, se sei d'accordo, a un avvocato cassazionista di fare la prima domanda non riferita strettamente agli aspetti normativi. Perché in questo momento c'è anche un tema forte di applicazione concreta, di messa a terra, come si dice, dell'intelligenza artificiale nell'ambito della piccola e media impresa. So che sono partiti anche delle iniziative in qualche modo di condivisione di queste esperienze dirette da parte delle singole imprese proprio per fare tesoro delle cose che funzionano meglio, delle cose più complesse e provare a fare un po' da guida collettiva. Ci racconti qualcuno di questi casi? Sì, grazie. Più che altro io partirei da chiedervi, o in generale anche da chiedermi, se potevamo immaginare che oggi, per chi di voi l'ha approvato, se no vi invito a provarlo, si potesse arrivare a distanza di così poco tempo a uno strumento come DeepResearch di OpenAI. Perché dico? Perché parto da questo? Perché nel novembre 2023 arriva l'intelligenza artificiale generativa, che è quella che ha fatto scatenare la preoccupazione. Perché l'intelligenza artificiale c'era già da prima, nel settore industriale era già stata ed è già utilizzata in maniera abbastanza intensiva. Però questo tipo di intelligenza artificiale ha iniziato a dare delle risposte efficienti, oltretutto basandosi su un sistema probabilistico. E quindi questo è altrettanto affascinante, perché poi le volte le scoperte nascono dalle cose più casuali, come appunto questo nuovo algoritmo che ha cambiato il sistema. E in due anni siamo arrivati ad un livello di elaborazione incredibile. Quindi le piccole medie imprese, nell'esperienza che abbiamo vissuto noi, fanno un po' fatica a fare un investimento perché a distanza di due mesi, a distanza di tre mesi cambia completamente lo strumento. E quindi non siamo in grado oggi di fare una previsione di quello che potrebbe essere, 1. la capacità di spesa, che è uno dei problemi principali. Scusate se vi do dei numeri, però, e cito sempre OpenAI perché è il più famoso, non voglio fare pubblicità, però OpenAI ha un costo mensile per utente di 20 euro al mese. DeepResearch, oggi, che è la versione nuova, costerà 200 euro al mese. Ok, quindi noi siamo passati a un per 10 a distanza di un mese rispetto all'altro. Come è possibile oggi quindi fare un investimento se tu vuoi dotare ai tuoi dipendenti di uno strumento di intelligenza artificiale e poi scopri che a distanza di due mesi non ti costa due volte, ma ti costa dieci volte tanto, ma quelle persone che hanno iniziato a usare quell'intelligenza artificiale non avranno più smettere di usare. Ed è forse questo il tema che solleva Nadi o Delai e secondo me è importante, cioè il fatto che io mi prefiguro con un certo tipo di terrore nei prossimi 20 anni che smetteranno di andare di moda alle palestre che sono entrate. Le palestre nascono nel momento stesso in cui si perde la manualità del lavoro, quindi la gente deve iniziare a fare attività fisica perché sta sempre davanti a un computer e quindi hanno iniziato ad andare di moda alle palestre. Ecco io prefiguro un futuro dove ci saranno le palestre del cervello, dove la gente andrà a fare i conti, andrà magari a studiare le poesie. Il futuro potrebbe essere questo. Perché dico questo? Perché è chiaro che una volta che tu hai dato una tecnologia che compiace l'essere umano e che li permette di lavorare di meno, credo con una certa preoccupazione ma un sano realismo che sarà difficile toglierla, sarà difficile limitarla. Per oggi il problema aziendale principale è ma quanto costa? E c'è un enorme punto di domanda. Per esempio guardando invece la realtà cinese, in Cina il progetto Deep Seek è stato un progetto rivoluzionario perché ha un costo energetico infinitamente inferiore rispetto a quello americano e oltretutto Deep Seek ha lasciato una versione open source. Cosa significa? Che ciascuno di noi si può installare quella versione nel proprio computer. Quindi da un lato se noi usiamo online Deep Seek, lo voglio dire chiaramente, noi stiamo dando i nostri dati alla Cina e quindi vi inviterai a riflettere con grande attenzione oltretutto c'è un prevedimento del garante che vieta questo tipo di attività e blocca Deep Seek. In realtà virtualmente perché Deep Seek non ha adempiuto a questa richiesta del garante della privacy italiano però di per se non è giusto utilizzare Deep Seek, non è legale utilizzare Deep Seek oggi in Italia. Però io posso invece scaricarmi quel modello di Deep Seek e metterlo all'interno del mio computer locale. In questo caso è assolutamente legittimo. Il costo è decisamente inferiore. L'unica cosa che noi dobbiamo pensare è qual è il costo energetico per far funzionare la macchina e quali sono poi i costi di installazione. Quindi come vedete sono scelte strategiche molto molto importanti perché se io decidessi di crearmi questo modello mi precludo la possibilità di tutte le evoluzioni future che potrebbe avere un sistema diverso come OpenAI. Se invece però sviluppo OpenAI mi metto nelle mani di un player straniero che può decidere da un momento all'altro che quel prodotto non costa più 20 euro al mese ma ne costa 200. Quindi è un po' un problema per le piccole medie imprese oggi. Grazie. Peraltro in questo momento quando si parla poi di adozione dell'intelligenza artificiale nelle imprese ci sono varie diramazioni quindi intelligenza artificiale classica, quella generativa, adesso la frontiera diciamo recente anche sormai a qualche mese di vita che con la velocità di oggi è tanto dell'intelligenza artificiale agentica. A proposito di utilizzi illegali c'è tutta la parte della Shadow AI di chi la utilizza senza che si ufficialmente introdotta in aziende e così via. Mi piacerebbe visto che abbiamo due giovani imprenditori che rappresentano due comparti oltre che due aziende specifiche chiedervi un po' rifacendoci anche un po' al titolo di questo panel a come state trovando il compromesso nell'inserire l'intelligenza artificiale nelle vostre realtà tra parte umana e parte tecnologica. Paolo vuoi partire tu? So che insomma tu lavori in particolare nell'agrochimica come settore. Sì diciamo che anche per noi aziende è una novità quindi personalmente sto iniziando ad utilizzarla da quest'anno, dal 2025 e partendo però come si diceva prima in maniera sostenibile quindi a piccoli passi quindi senza grandi rivoluzioni in azienda cercando anche di costruire una cultura aziendale coi collaboratori in modo che ci sia anche la curiosità e la voglia di apprendere perché poi parte tutto a lì si parlava di governare la macchina non di subirla e di identificare soprattutto le attività ripetitive in modo da automatizzarle per liberare tempo e risorse. Ci sono due punti sui quali sto lavorando proprio in queste settimane qua che sono anche le due problematiche principali delle nostre aziende che sono la mancanza di personale e l'incasso dei pagamenti. Per quanto riguarda la ricerca dei talenti l'intelligenza può aiutare ad attrarli con annunci e target giusti, valutazione dei candidati addirittura ci sono, ho visto proprio dei prototipi di intelligenza che riesce in un colloco tramite una videocamera a interpretare il linguaggio del corpo del candidato quindi capire anche se ti stai mentendo, se hai convinto, se hai suonato, quindi va anche proprio a classificare la persona, una bappatura delle competenze interne e poi una volta assunto anche consigli sulla formazione continua e anche un dato importante una previsione del rischio di abbandono. Abbiamo vissuto insomma negli ultimi anni il fenomeno delle grandi dimissioni con persone che hanno fatto un turnover molto alto nelle aziende quindi in base anche al curriculum e all'esperienza di queste persone la macchina ti può dire se diciamo che questa è una persona che gli piace rimanere un po' su lavoro o invece se è una persona che sta cercando la sua strada. Invece quanto riguarda i ritardi di pagamenti, considerando che in Italia il 54% delle aziende ha difficoltà a saldare puntualmente i fornitori, l'intelligenza può aiutare ad ottimizzare l'efficienza operativa tramite programmi di azione preventiva come per esempio solleciti, limiti di FIDO, di azioni di pagamenti fatti ad hoc sugli dati storici dei clienti quindi io lavoro molto con un'azienda compartita IVA quindi business to business quindi questo mi aiuta tramite un database di fatture di poter capire queste aziende se sono state puntuali, se hanno una gestione di ritardo di cronica oppure casuale e andare anche a intercettare e indicare delle strategie di successo per incassare in maniera comunque puntuale. Per quanto riguarda il mondo dell'agrochimica ci sono delle cose molto interessanti perché l'agrochimica produce agrofarmaci cioè i prodotti che servono per curare le malattie delle piante quindi una versione di farmacia del verde nella quale ad oggi sono state create di database con migliaia di foto di sintomi delle cultivar quindi delle varie tipologie di frutti e ortaggi in cui si riconosce la sintomatologia delle malattie e questo è un'altra cosa che è molto importante. Questo aiuta ad avere una diagnosi automatica delle fitopatie e delle carenze nutrizionali e quindi avere delle raccomandazioni mirate senza avere sprechi ambientali o di prodotto. Nel mondo del garden sono nati invece sistemi di irrigazione smart che permettono di risparmiare l'acqua quindi permettono in base alle previsioni meteo e statistiche storiche di capire quanto è l'uso corretto dell'acqua. Magari avranno un sistema classico con l'accendo, lo comandano a distanza e poi se piove o non piove rimane acceso quindi c'è uno spreco. Oppure ci sono dei sensori che inseriti nel terreno misurano l'obidità, la temperatura e l'illuminazione e questo permette di avere addirittura il consiglio di quali piante possono essere più produttive più date a quel terreno. Per quanto riguarda poi dal punto di vista anche aziendale può essere molto utile nel nostro campo la ricerca e sviluppo per individuare le nuove molecole e previsioni dei livelli di tossicità per avere un'agricoltura anche più sostenibile. Da punto di vista aziendale poi vedo che ad oggi comunque la parte più utilizzata ancora dell'intelligenza artificiale è nella supply chain quindi nell'ottimizzare ordini e gestione del magazzino per permettere di avere un magazzino veloce e capire subito quando riordinare e evitare di avere poi a fine anno delle rimanenze molto alte. Faccio due esempi veloci visto anche il ruolo che ho in convenzione l'utilizzo è anche molto importante per chi vuole fare impresa. Io personalmente lavorando nel mondo del commercio se l'ingrosso che ha il dettaglio ho chiesto a chat GPT qual è il futuro del commercio. Io l'ho impostato in maniera cinica quindi risposta molto diretta e la risposta è stata molto chiara che era quello che mi aspettavo. Il commercio sta visando un mondo di trasformazione lo sappiamo tutti e è importante oggi rendere il commercio unico differenziato dall'altro. Se vendiamo una commodity è chiaro che l'online ti andrà a mangiare. Quindi questo può essere molto utile per chi già fa commercio ma chi anche vorrebbe entrare in questo mondo utilizzare la macchina come consigliere per capire dove andare subito nelle sue nicchie di mercato e cercare proprio in base ai dati storici anche sul proprio territorio dove poter fare impresa. Io personalmente in questo momento sto valutando una scelta strategica molto importante in azienda. Ho due alternative che non sono compatibili e la macchina mi sta aiutando come un consulente a capire quelli sono i benefici dei costi per arrivare, non è che mi stavi dando la risposta, mi sta aiutando a ragionare. Questa è la cosa impressionante per riuscire ad arrivare alla soluzione ottima a livello di costo. Quindi è sicuramente diventato un assistente, un collaboratore che potete immaginare anche per l'azienda anche a livello di costo. Avere un consulente interno digitale sempre operativo che non ti chiede aumenti o ferie ti dà anche un aiuto importante. Chiudo collegandomi a quello che diceva prima Nadellaie, il controllo umano deve restare centrale, quindi in azienda è importante formare persone che governino l'innovazione e la rivoluzione digitale. Altrimenti si rischia di cadere in quello che si chiama il paradosso cognitivo, cioè delegare il pensiero analitico alla macchina libera sicuramente tempo e risorse, ma finisce per irrigidire la capacità di pensare come si dice out of the box, cioè fuori dai confini. Quindi il rischio di avere una forma di pensiero lineare deduttivo può scoraggiare a rompere gli schemi e immaginare nuovo basandosi solo su dati storici passati, che è un po' quello che diceva prima quell'esempio della calcolatrice. Quindi è importante governare la macchina ed essere inutili a prendere la decisione e ragionare con la nostra testa perché il pensiero divergente nel caso del business è il motore dell'innovazione e del vantaggio competitivo. Grazie. Grazie anche per il ventaglio di vie d'applicazione dell'intelligenza artificiale davvero molto molto ampio, sicuramente con aspetti tecnico scientifici dove il contributo è enorme e poi anche quelli forse un filino più delicati che hanno a che fare con la parte umana delle persone che lavorano in aziende, dove giustamente l'equilibrio, il bilanciamento va tarato nel migliore dei modi. Passiamo dall'agrochimica a un altro settore che è quello dell'ingegneria e dell'architettura con Eleonora Aggelini che ricordiamo ha fondato nuova agenzia e quindi raccontaci un po' anche tu che cosa stai facendo, come vi state muovendo con la tua azienda. Allora io prima mi collego proprio all'avvento della calcolatrice, no? Abbiamo perso l'abitudine di far di conto quindi l'allenamento mentale però adesso con questa intelligenza artificiale rischiamo di andare a perdere proprio la capacità di ragionare in profondità. Questo lo dico perché sulla scrivania avevo un libro che ho letto di Arari che si intitola Nexus, parla appunto dell'intelligenza artificiale e ha un capitolo che purtroppo il mio direttore tecnico ha letto, ovvero racconta, purtroppo è un fatto reale, è avvenuto in Birmania tra il 2016 e il 2018 in cui sostanzialmente Facebook ha alimentato i messaggi d'odio nei confronti della componente musulmana del Paese tanto da incrementare, comunque incentivare una guerra civile. Ora Meta si è assunto determinate responsabilità però questa intelligenza artificiale non è cattiva, semplicemente ha seguito la maggioranza delle interazioni e dei click veicolandole in tal senso. Allora capite che quando si parla di intelligenza artificiale in una società di ingegneria i giovani recepiscono meglio magari il messaggio, i senior e quindi i direttori tecnici si spaventano, non per quella portata però non si sentono all'altezza magari di gestire questo processo. Perché alla fine dobbiamo ammetterlo una trasformazione digitale equivale a una trasformazione culturale. Noi ad esempio utilizziamo ma da diversi anni adesso lo stiamo implementando il BIM, che è questo Building Information Modelling, quindi il modello digitale che va a supportare proprio a creare il progetto e a supportare poi tutta la manutenzione una volta che l'edificio viene costruito. L'intelligenza artificiale noi l'abbiamo analizzata specialmente per un aspetto gestionale, quindi il fatto di aiutare nell'organizzazione delle varie commesse ma soprattutto in una realtà magari come quella del Trentino che ha amministrazioni piccole quindi magari non con grande supporto tecnico interno, a creare una piattaforma in grado di far seguire le varie tematiche, le varie fasi del lavoro e tutto liter autorizzativo al responsabile unico del progetto. In più, ovviamente, noi abbiamo puntato sul BIM come potrete immaginare per una sorta di organizzazione di un edificio negli spazi esterni, la decodificazione della luce, la gestione di tutto quello che riguarda la parte energetica, dalla diagnosi poi all'intervento totale. E la cosa ovviamente principale che aiuta questo strumento, l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, è quella di andare ad annullare eventuali errori progettuali, perché giustamente non siamo delle macchine, però talvolta bisogna anche valutare quelle interferenze tra la parte architettonica, strutturale e l'impiantistica di un edificio e il fatto appunto di vedersi annullati eventuali errori permette poi una maggior facilità e velocità nella cosa che si è fatto. E quindi, non solo per la costruzione dell'edificio, ma anche per la sua manutenzione. Chiaramente questo è un sistema, noi lavoriamo prevalentemente col pubblico, che può venire decodificato con altre aziende, però la parte istituzionale sta arrancando, nel senso che presuppone comunque un grande investimento e qui la rete gioca un ruolo fondamentale. Ci sono le imprese, ci sono i corpi intermedi, ci sono le istituzioni che possono aprire a un supporto i corpi intermedi di formazione, le istituzioni a livello magari finanziario e contributivo per investire in determinati software. È fondamentale, però è chiaro che quando tu ti riconnetti direttamente, saltando magari quel passaggio di formazione, magari consegni un progetto che la stazione appaltante non è neanche in grado di aprire, pur essendoci comunque l'obbligo sul BIM da quest'anno, però per opere pari o superiori a 2 milioni di euro. È chiaro che quindi ritorniamo al discorso che l'intelligenza artificiale non va a sostituire il nostro lavoro, non può indirizzarlo, ma anzi ci deve spronare a usare l'intelligenza meglio, non a non fare, quindi a fare meno, ma a pensare di più. Quindi il fulcro del discorso qual è la leadership vera che serve ora nell'era dell'intelligenza artificiale è quella di riuscire a creare una rete di confronto, una formazione continua e il fatto che comunque la leadership implica un utilizzo della propria intelligenza e formazione continua. Quindi albando la comodità si invece ha un approccio costruttivo che non deve essere per forza verticistico, anche i professionisti senior o magari coloro che non hanno dimestichezza con questa strumentalizzazione vanno accompagnati, perché un'azienda si muove in tal senso chiaro con le figure apicali, ma quando vi è un'organizzazione e anche un rapporto umano, e questo non te lo può dare l'intelligenza artificiale, dobbiamo ricordarcelo, sì non ci sostituisce, però chiaramente una cosa non pregiudica l'altra, anzi se tu investi molto in ambito digitale la parte umana devi sempre mantenerla, perché quella che fa la differenza è il connubio tra le due cose che portano a un eventuale successo di impresa e anche alla sua rete territoriale. Grazie Reonora. Giuseppe poi arriviamo anche alla parte legale, però prima dell'oggetto del tuo lavoro, quindi delle normative, ero curioso di sapere anche in ambito legale, in cui si parla tantissimo dell'impatto che avrà l'intelligenza artificiale, che cosa sta succedendo e come sta cambiando il modo di lavorare utilizzando questo strumento per generare valore immagino. Speriamo che non ci sia invece una istinzione prossima del settore legale, no scherzo, sicuramente l'intelligenza artificiale per determinati ambiti, quello legale ma anche quello sanitario, ha avuto un impatto importantissimo perché diciamo noi lavoriamo sulle parole e questi sistemi probabilisti ti danno l'impressione, questo però non è un problema, voglio insistere, ti danno l'impressione di essere molto bravi con le parole, in realtà non appiattiscono il livello della conversazione per le ragioni che abbiamo appena detto, però ci sono parecchie attività legali che necessitano di grande fantasia, per esempio si parlava prima del recupero crediti, è un settore abbastanza poco romantico dal punto di vista legale. E quindi adesso c'è una società inglese che ha creato questo studio legale che si chiama Garfield, che fa un po' anche sorridere ma così ha deciso di chiamarsi anche fosse un po' prendendo in giro, il settore legale hanno appena avuto l'autorizzazione dagli ordini di Londra e faranno attività di recupero crediti in Inghilterra dove le spese legali sono molto più elevate che in Italia per due sterline a recupero crediti, questo è un po' una risposta che si può dare a quello che potrebbe accadere, cioè fanno tutta la pratica di recupero crediti, quindi dalla lettera di fida, l'azione, tutto con intelligenza artificiale e il costo per ogni recupero crediti di due sterline, vi invito a riflettere su quello che è il costo solo in Italia di un'attività di questo tipo. Quindi questo è un segnale che noi dobbiamo tenere in grande considerazione e dobbiamo accettare perché se il mercato va in questa direzione non si può frenare, il mercato comanda, però dobbiamo secondo me porci delle problematiche di ordine, di ordine degli avvocati, infatti io coordino il tavolo degli ordini degli avvocati di Milano e stiamo facendo tanti progetti per innanzitutto alfabetizzare gli avvocati perché il tema dell'AI literacy, dell'alfabetizzazione dell'intelligenza artificiale è importante quindi bisogna far conoscere agli avvocati come ai medici l'utilizzo dell'intelligenza artificiale e questo è un aspetto prioritario e poi bisogna cercare di far fronte a un futuro secondo me che se sapremo accettare con le linee guida che sono state dette oggi in modo meraviglioso da Eleonora ma anche da Nadi o Delai prima, da tutti gli altri potrebbero avere un futuro rosseo perché vuol dire saper decidere che a un certo punto abbiamo il coraggio di fermarci, di chiedere all'intelligenza artificiale solo ciò che è necessario. Faccio un esempio concreto, prima si parlava di risorse umane, perdonatemi, io sono un po' scettico sul fatto che ci possano essere software di intelligenza artificiale che giudichino le risorse umane indipendentemente dal fatto che l'efficienza è assolutamente importante però è importante anche l'intuito umano, lasciare ad una macchina valutare se il candidato è idoneo o no sicuramente può essere più efficiente ma può generare sicuramente le violazioni dei diritti fondamentali mentre invece se parliamo di supply chain, di ottimizzare determinati processi, per esempio anche sul tema del recupero crediti come si diceva prima, io mi trovo favorevolissimo, l'AI Act che è la normativa europea proprio cerca di fare queste distinzioni attraverso questo approccio basato sul rischio giudicando per esempio tutti i software che riguardano le risorse umane ad alto rischio, quindi che necessitano determinate tutele e invece altri software in intelligenza artificiale per esempio che riguardano più i numeri fatemelo dire in maniera per semplificare a medio o basso rischio e quindi non necessitano dei controlli, in questo senso la regolamentazione europea è molto avanti. Grazie In chiusura vorrei tornare da te anche per un commento sull'impianto normativo globale che in questo momento riguarda l'intelligenza artificiale. Nadi o Delai, ho visto prendere molti appunti quindi immagino tu abbia commenti anche su quello che è emerso, aggiungo un punto visto che qui parliamo di leadership e dell'effetto trasformativo dell'intelligenza artificiale. A tuo giudizio questa digitalizzazione, l'arrivo dell'AI sta cambiando il senso, il modo di essere leader o tutto sommato cambiano gli strumenti ma la leadership resta basata sugli stessi pilastri? No, cambia molto perché molti pezzi di leadership, la leadership non è una sola, l'alto leader, il medio e anche il piccolo, ovviamente il piccolo e il medio si sentiranno minacciati evidentemente da queste cose, anche perché noi chiamiamo manager anche quelli che manager non sono a dir la verità, quindi c'è un problema di linguaggio. Il punto che vedo nodale e importante se un leader vuole mantenere il suo ruolo di leader è che le osservazioni che facevo prima diventano fondamentali. Esempio 1, quando diceva Giuseppe prima della palestra del cervello, la palestra del cervello non è solo la scuola, giustamente anche Leonore ricordava che bisogna dare una mossa dentro la scuola ma anche lungo il corso della vita, ormai questo è un dato di fatto. Ci sono 8 milioni di studenti ma ci sono 23 milioni di occupati che affronteranno questi temi, più 2 milioni e mezzo o 3 milioni di disoccupati, più 2 milioni erotti che non studiano e non lavorano. Quindi hai voglia se vuoi girare la frittata. Allora dove sta sempre il punto? Non cadere nella trappola della comodità, tu hai citato comodo. Se io voglio scrivere all'amorosa, gli do due input, il prompt deve essere intelligente perché sennò è inutile, però poi ti fa una lettera meravigliosa. E' così, non solo per la fidanzata, uno dice ma a che però? È come la trappola della calcolatrice, si fa tutto qua e quindi il ruolo in piegatizio, stessa roba se lo fa va bene, e il tuo cervello invece che un passo avanti fa un passo indietro e il tuo linguaggio fa due passi indietro. Quindi quello che per te è comodo e apparentemente furbo addirittura, in realtà ti innesca quel loop negativo, autolesionista, e di questo passo non è così sballato pensare che se questo riequilibrio almeno parziale non entra in gioco, finiremo con la parte maggioritaria di servi e schiavi da un lato e di quelli che manovrano dall'altra parte, non c'è mica un'altra strada, ragazzi, capiamo. Non è che basta un pezzo di carta per fare un prompt intelligente o per capire il contesto, riguarda la scuola, ma riguarda anche l'attività di formazione continua. Seconda cosa che volevo dirvi, sempre dalla palestra del cervello, io dico la palestra della libertà, dice ma che cavolo c'entra la libertà, è certo, la libertà del cervello, la libertà di creare, la libertà di criticare, e guardate che c'è un eterno problema che abbiamo da quando esiste il mondo umano, e il problema è meno rogne o meglio è, quindi se l'intelligenza artificiale mi risolve la lettera dell'amoroso oppure l'appunto che devo fare per il dirigente, mi frego le mani, poi vado lì, gioco a carte o vado alla partita, ecco, quello e attenzione, perché questo è nodale, questo finisce col toccare la libertà, dice ma che c'entra la libertà, è certo, perché la libertà fa rima con responsabilità, se tu non hai la responsabilità e pensi di essere libero nel senso ingenuo della comodità, ti sei fregato da solo e via via ti freghi, accumuli, una fregatura dopo l'altra, cioè tu arretri e vai nell'area degli schiavi. Allora il problema della libertà, chi specie gli autocrati senza aver fatto tanti studi ma di naso capiscono che, insomma, è importante far rassicurare la propria base, purche non protesti, tutti gli autocrati che abbiamo sotto gli occhi sono di questo genere, quindi il gioco è sempre quello. Bene, vi lascio un secondo suggerimento per chi non l'avesse mai letto e se l'ha letto è meglio che lo rilega ogni tanto, io lo faccio ogni tanto. Ed è dentro il romanzo dei fratelli Karamazov, c'è un interludio in cui i due protagonisti, i due fratelli, il fratello fra virgolette cattivo, realista anche, che vede che il mondo è anche storto, che è il primo fratello che è Ivan e poi c'è Agliosha che è quello che vorrebbe applicare i principi. Ma dove sta il problema? Se voi vi leggete quelle 11 pagine straordinarie che vi spiega come la tentazione di poter avere in pugno un popolo è forte, non solo con gli autocrati, anche quelli che non sono autocrati, anche i leader di un'impresa, perché la libertà significa responsabilità. Se io divento stupidino, comodo e continuo ad arretrare è chiaro che mi fregheranno sempre. Quindi è un problema di libertà di te stesso. Questi ragionamenti portano alla palestra della libertà, la libertà va esercitata nella sua fatica. Dice ma no, perché se tutto mi fa tutto e lo stipendio lo becco lo stesso, chi se ne frega e vado indietro. Questo è un passaggio non banale. La palestra della libertà si sposa con la palestra del cervello e del linguaggio. Le due cose sono incendibili. Leggetevi l'intermezzo di Fratelli Karamaphotsov che recita la leggenda del grande inquisitore. Sono 10 pagine, andatevelo a leggere, ve lo rileggerete più volte nel corso della vita, perché suona dentro. Ed è la palestra della libertà. Grazie Nadio De Lai anche per questo consiglio di lettura che sicuramente seguiremo. Abbiamo giusto un paio di minuti, però ci terrei Giuseppia a chiederti visto che il tema è molto caldo davanti a una tecnologia che evolve così velocemente e che comunque in qualche modo deve essere adottata dalle imprese come trovare il giusto equilibrio normativo, diciamo, tra regolare e permettere di fare impresa e di approfittare dei benefici questa tecnologia. Con la complessità di un quadro geopolitico internazionale non proprio semplice. Sì, infatti, parliamo di un quadro geopolitico perché è vero che ci dobbiamo concentrare sull'Italia, sul tessuto dell'Italia che è fatto di piccole e medie imprese, però dobbiamo partire dall'estero perché se non partiamo dalla Cina e dagli Stati Uniti che oggi hanno le tecnologie, abbiamo citato prima due player importanti, lì bisogna partire. La cosa che ci impressiona è il fatto che la Cina ha iniziato a regolamentare, normalmente noi abbiamo quest'idea, l'America è nuova, la Cina copia e noi regolamentiamo, regoliamo. In realtà la Cina ha iniziato molto prima e la cosa che mi impressione più è che da settembre sarà obbligatorio in Cina questa legge per cui tutti i prodotti fatti con intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa, ma in generale intelligenza artificiale dovranno avere un disclaimer, cioè se io appunto utilizzerò, e mi fa ridere l'esempio di Nadio, l'intelligenza artificiale per una lettera d'amore, in teoria no, perché uso personale, dovrebbe esserci scritto prodotta con intelligenza artificiale, vanificando un pochino, almeno spero, il romanticismo. E quindi di fatto in Cina perché hanno iniziato prima? Noi avremo quest'obbligo da agosto 26, quindi noi fra un anno avremo quest'obbligo, ricordiamocelo, perché se uno dice, posso automatizzare le email, bene, però poi bisogna scriverci il disclaimer prodotto con intelligenza artificiale. Perché si stanno iniziando a preoccupare, perché stanno iniziando a capire quanto i deepfake, e quanto tutte le attività malevole che prima tu stesso citavi, stanno incidendo sul mercato cinese, perché l'intelligenza artificiale funziona molto bene per creare falsi, per creare non soltanto l'immagine del Papa che tutti ben conoscono, ma anche attività molto più illecite. Pensate che le email di phishing, quelle truffe online, sono aumentate da quando arrivate all'intelligenza artificiale, cioè novembre 22, del 1265% in tre anni. Questo vi fa capire il fenomeno. Quindi in Cina ci siamo assi prima. Il compromesso, rispondo alla tua seconda domanda, anzi la prima, il compromesso da raggiungere è un compromesso bello dal punto di vista di principio, che in qualche modo è un tradunione di tutto quello che abbiamo detto stasera, cioè l'AI Act dice non deve prevalere soltanto il diritto, ma deve prevalere l'etica. Infatti si parla di ethical impact assessment, fundamental right impact assessment, cioè dove non soltanto quindi i valori giuridici, noi abbiamo vissuto una normativa un po' più tecnica, quella sulla privacy, che riguarda dei principi molto importanti, ma non ha mai inchiarito così tanto come l'AI Act, cioè la normativa europea, quanto i principi e i diritti fondamentali devono essere tutelati. E quindi torniamo alla palestra della libertà, perché poi è quello che alla fine l'AI Act vuole fare. E questa è la parte bella. La parte un po' meno bella è ci riusciremo quando l'AI Act occupa soltanto la giurisdizione europea, che è importante, ma le tecnologie non sono in Europa, e se in Cina vogliono regolare, vorrei ricordarvi che Trump, in questo momento la prima cosa che ha fatto, quando si è insediato, è stato revocare l'unica normativa statunitense reale, che era l'executive order di Biden, sull'intelligenza artificiale. Quindi in America la posizione non è esattamente simile a quella cinese. Lasciatemi ringraziarvi ancora uno per uno, visto che siamo in conclusione. Giuseppe Vacciago, affogato cassazionista della Corte di Cassazione, Eleonora Angelini, fondatrice di nuova agenzia e vicepresidente vicario del gruppo giovane di Conf Commercio Trentino, Nadio De Lai, sociologo e dirigente d'azienda, Paolo Zanoli, presidente dei giovani imprenditori del terchiario di Conf Commercio Trentino. Grazie a voi, grazie per essere stati con noi e buon proseguimento con il Festival dell'Economia. Grazie a tutti, grazie a tutti. Grazie a tutti, grazie a tutti. Grazie a tutti, grazie a tutti. Grazie a tutti, grazie a tutti. Grazie a tutti, grazie a tutti.
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