Nessun Luogo è Lontano - Live
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Nessun Luogo è Lontano - Live
Un’esperienza teatrale interattiva che esplora il concetto di "uomo forte" attraverso dialoghi, riflessioni e ironia.
www. BAR child 집Quella per Please 비 braidńRE ні C'è allora portato un po' di bibliografia. Ah, bravo, per far vedere che vi ha studiato, i libri sono perfetti. Anche così, guarda, vedono bene l'altezza del numero delle pagine che abbiamo letto. Sì, ma non vedono il titolo. Non fa niente, non devono sapere cosa studiamo per fare le cose in teatro. Questo qua che non si sa mai. Questo sempre è utile, è meglio non farlo vedere. Anche più comode del l'anno scorso, queste sedie. Direttamente, io la apro. Sì, scusa, aspetta un attimo che controllo solo una roba. Sì, non so aprirla. Direttamente. Le patatine. Ci sono delle patatine lì dietro? No. Allora lo spettacolo è finito. No, dai, facciamo così. Allora, facciamo così. Facciamo come facciamo? Allora, aspetta un attimo che si siedano anche loro. Sì. Cioè, nel frattempo... Facciamo un brindisi nel frattempo. Che cazzo mi... Che serve, vai tranquillo. Facciamone uno così preventivo. Vuoi berlo anche senza fare come la minestra. Cioè, nel senso... Un po' troppo teatrale. Allora, vabbè, dai, diglielo tu, cominciamo. No, io penso che sia tu a doverglielo dire. No, diglielo tu, figurati. No, no, no, no, no. Siamo in un teatro, tu sei un attore. Siamo, guarda, penso che tu sia la voce più autorevole che io conosca la maggior parte delle persone. Sono qua per te, la signora ha fatto anche il pugno. Direi che tocca a te dirlo, c'è poco da fare. Diglielo tu, dai. Secondo me, sei più adatto tu. Vabbè, dai. No, io lo dico io. Grazie per essere venuti oggi pomeriggio, che comunque fuori pioveva, finché avete fatto un gran sforzo. Nel senso che... Vabbè, grazie per la fiducia. Abbiamo ricreato qua un po' il set delle prove. Cioè, noi abbiamo pensato... Siccome lo dico, noi non siamo pronti. So che ora voi starete pensando, no, ma tu fai l'attore, quindi stai dicendo che non siete pronti, e c'è scritto sul copione, lo so che ora starete pensando che è tutta una farsa, che è il gioco del teatro, e c'è scritto, evidentemente. Però... Volevamo un po' coinvolgervi nel processo creativo. Cioè, come abbiamo fatto a fare questa cosa? C'è venuta un'idea, ho detto, noi facciamo così. C'è venuta un'idea che è tutta qui dentro. Noi ci presentiamo, facciamo vedere che abbiamo letto delle cose, e già... no? Ecco, e lo spettacolo è tutto qua. Quindi noi adesso facciamo una prova. E quindi io farei un brindisi. Brindiamo, brindiamo. A che cosa? Al fatto che non sappiamo ancora se verrà bene o male, perché è la prima volta che lo facciamo, potrebbe andare molto... Qualche dubbio ce l'ho, eh, io però. Molto bene, molto male. Salute. Posso succare con me prima? No. Puoi sempre bere come gli esseri umani. Così in caso ci fare un po' il vichingo al pub. No, non bevono così i vichinki. Va bene, forse dobbiamo delle spiegazioni. Per dei giorni ci siamo trovati, intere, serate, nottate, passate a scrivere, no? E durante una di queste serate, sul terrazzo di un nostro collega, caso mai vi interessasse, a un certo punto Beppe... Io faccio delle domande. Noi siamo lì a un certo punto, cosa succede? Dopo aver letto delle cose, gli dico, senti, ma tu, Gianpa, non hai un po'... Non senti sto timore, sta paura del ritorno dell'uomo forte? Così, faccio sta domanda, uno dice, va bene. E io ho detto, occupandomi della toalietà internazionale, dico, effettivamente, la cronaca ci consegna un po' un ritorno dell'uomo forte, tanti uomini forti. Anche la fascinazione dell'uomo forte. Quasi in un niciano eterno ritorno storico. Penso che la toalietà internazionale sia piena. Qualcuno potrebbe dire che i primi anni venti di questo secolo oreccheggiano quello che è successo in Europa. Si è sentito, no? Qualcuno l'ha anche detto. Però torniamo a noi. Tu dici di temere l'uomo forte. Anche la donna forte, non solo l'uomo forte. Io temo proprio quel modo... Ma è l'uomo forte che ci piace. L'uomo forte ci piace molto. Ma perché? Bravo. E allora lì ci siamo detti, analizziamo le caratteristiche dell'uomo forte. Cioè, perché, cosa ha l'uomo forte? E quello che abbiamo trovato è un po' questo. Quali sono le caratteristiche anche che ci eccitano dell'uomo forte? No, questo parla per te. Qualcuno si eccita. Cioè, non è una cosa... L'uomo forte dice quello che pensa e fa quello che dice, cioè senza filtri, senza porsi dei limiti. E nel farlo ci assolve dalla difficoltà della scelta. Quindi in un mondo di infinite possibilità, e quindi di conseguenza di infinite rinunce, non scegliere non è più una privazione della libertà. Anzi, è un lusso. Cioè, è un privilegio che ci permette di concentrarci su altro, sulle nostre vere battaglie, su quello che ci interessa veramente. Cioè, berci le birrette, guardare alle partite, salute, vai, avanti tutta, così, vai. Le battaglie. Le nostre battaglie sono quelle. Le mie sono quelle, tu non so, le tue... Salute. Qui, noi avevamo pensato anche di... Però non si poteva far bere anche voi insieme. No, sì, sarebbe stato costosissimo come spettacolo. Allora, però ho capito, ti seguo. È sostanzialmente una figura che ci assolve dallo sforzo di raggiungere un certo obiettivo. Bravo. Cioè, è come un genitore. Genitore 1, genitore 2. Non importa. Io comincio a mettere un po' di puntini su di lì. È un padre. O una madre. È una figura di riferimento che a un certo punto diventa un punto di riferimento. Una punta di riferimento. Che poi guadagna la nostra amicizia e diventa quasi un amico. O un'amica. Continua, continua. O un fratello. O una sorella. Insomma, è tutto quello che noi vorremmo essere senza dover sopportare la fatica di essere uomo forte. È come se tutti noi soffrissimo di un grande complesso di edipo. Di elettra. Anche di elettra, bravissimo. Lo stai imparando. È come se noi vivessimo una grande histeria di massa. Estremamente liberatoria, però. L'uomo forte cosa fa? Ci permette di rimanere in quel piacevole stato infantile. Cioè, mamma e papà fanno le cose per noi e noi restiamo lì in quella bella placenta calda, belli coccolati. Questo fa l'uomo forte con noi. Noi di questo abbiamo bisogno. Tu hai letto Freud? Una volta l'ho letto, sì. No, no, ma... Non è che ho letto la parola Freud. No, vabbè, non importa. Giusto per capire se siamo sulla stessa linea d'onda. Vai. Cioè, parliamo dello stesso uomo forte? E li abbiamo cominciato a chiederci, ma qual è l'uomo forte per noi? Che cos'è? E io gli dico, a un certo punto, vabbè, l'uomo forte per eccellenza è Ercole. Ercole. Fatica di Ercole, no? Ho capito, ma io pensavo, ho un personaggio storico, realmente esistito, un politico, magari qualcuno che ha costruito un impero. E allora gli dico, vabbè, Napoleone. Napoleone è stato un uomo forte. Napoleone non è stato un uomo forte, non per tutti. Per buona parte. Ecco, queste sono le battute che metto che sentire in prova. Però qualcuno ha riso. Qualcuno ha riso e se ne pentirà amaramente. Qualcuno ha anche fatto appart... Cioè, anche meno. Vabbè. And my heart goes to you... No, sorry, no, no, cosa si può fare? Vabbè, torniamo a noi. Allora, quale è l'uomo più forte dell'uomo d'acciaio? L'uomo d'acciaio, c'è Josef Stalin. Ma no, è Superman, l'uomo d'acciaio. Questa è... C'è stato anche uno schiocco. Non so cosa sia questo suono. L'uomo d'acciaio è Superman. E comunque, Josef Stalin, non si chiamava Josef Stalin, ma si chiamava Josef Giugasvili ed era giorgiano. Ah, non era russo? No. Come quell'altro che non era tedesco? Che stai facendo? Sto pulendo, perché ogni tanto, quando bevo la birra, mi si fa della schiuma qua. Sto togliendo la schiuma, non so cosa c'è. L'uomo spietato, quello. No, non stavo dicendo nulla. Vegetariano. Amava le anfetamine. Amava i pelosoni a quattro zampe. Ma scusami, no. Il pastori tedeschi amava. L'altro, quello che c'è. Dai, la rivoluzione cubana. Era argentino. Non era di... No. Allora, Garibaldi. Garibaldi che ha fatto l'Italia? Era di Nizza. Allora, l'altro, dai, quello che vuole andare su Marte, che ha le macchine, che fa le cose... L'uomo più potente d'America, fatto salvo Donald Trump, forse, è sudafricano. Sudafricano. Stiamo scherzando. Tutto questo è per dire cosa. Son battute. Ma di fatto è ovvio. Lo sappiamo tutti di chi stiamo parlando. Chi è l'uomo forte? L'uomo forte è lui. Quello con la V. Cioè, lui per eccellenza. Quello della marcia su Roma. Diciamolo, no? Diciamolo tutti insieme. Proviamo a liberarci. Dai, ci liberiamo insieme. Tutti insieme. Questo nome è lui, l'uomo forte. Scusami, è ovvio. È lui, dai. Se non possiamo fare uno spettacolo... Dai, allora. Ci fanno i libri, le serie TV. Cioè, è ovvio che stiamo parlando della stessa persona. Stiamo parlando di lui, dai. Tutti insieme, al mio 3. Diciamolo, al mio 3. Uno, due, tre. Giulio Cesare. Cazzo ridete. Perché hai detto... Perché hai detto Giulio Cesare? Perché hai detto tu, Mussolini? La marcia su Roma. L'ha fatta anche Giulio Cesare? Come? Ma certo, ma su, Giulio Cesare ha fatto un sacco di robe meravigliose. Ah, sì? Ma certo, è stato pontefice massimo, Giulio Cesare. Ah, stai dando le Gio? Sì. Ma le prove... Va bene, va bene. Ha conquistato la Gallia, ha varcato il rubicone, ha sconfitto Pompeo, dato l'amnistia agli oppositori politici. Dai, Cesare è quello del veni, vidi, vici. Diciamolo, tutti insieme. Ha fatto cose buone. Senza anche. Senza... Senza anche. In più, mi sta convincendo, perché... noi prendiamo Cesare come archetipo dell'uomo forte per spiegare le dinamiche di potere dell'attuale geopolitica moderna. Sagace. Mi piace. Tra l'altro è rimasto anche, no? In più, Cesare. Da Cesare derivà Kaiser e Tsar. È capito. Cambiano i tempi, cambiano i luoghi, gli usi, i popoli. Cambia persino il modo di fare la guerra. Ma l'homo sapiens, da quando è omosapiens, è mosso dalle stesse paure. Ed è mosso dalle stesse istinti e pulsioni. Ma vuole una sola cosa. Vuole il potere. Poi ci fa gioco, perché è una figura abbastanza lontana del tempo da non incorrere in vege politiche. È difficile parlare di potere senza toccare alla politica. E quando gli tocchi beniamini, si offendono. Figure di quando gli tocchi beniti. Cioè, per dire, si offendono sempre. Questa non è entrata, perché è un periodo storico... Non ha riso nessuno. Questa vediamo. In alcune piazze funzionerà in altre... Un po' malito, direi. Continua che ho una fitta... Ti seguo. Calza tutto. Potremmo dire che le coltellate inferte dei congiurati e dei senatori sul corpo di Cesare hanno ucciso sì la sua carne, ma lo hanno reso immortale. Lui è la sua memoria. E li hanno permesso di tornare. Ancora, ancora, in ogni epoca. Da qui l'idea di intitolare lo spettacolo, lui è tornato. Anzi, potremmo anche usare e chiamare... Vediamo se funziona, perché siamo in prova. Vogliamo capire se funziona di più. Lui è tornato... Tornatus lui est. Ma che è? Est Tornatus lui, col punto di domanda... La permutazione del 3 sta funzionando. Non funziona. Il titolo dipendeci dello noi. Non ci aiuteranno mai. Cominciamo, però, dal momento più iconico della vita di Giulio Cesare. Ci sto, quando seduce Cleopatra. Questa non è entrata, non fa ridere. Poi toglierla dal copione, non metterla. Devo dirla in maniera di... La posso dire? Non è funzionato. Dopo averla sedotta... No, va bene. Va bene. Torniamo al momento più iconico della sua morte. Quella è la morte. Tutti parliamo della morte di Giulio Cesare, la conosciamo. Entriamoci, però. Perfetto. Un inizio in medias res, direbbe Cesare. Anzi, direi infine res, visto che... Per altro, per tornarla al lessico, a me tanto caro... Il fatto che lo stiamo scegliendo come archetipo funziona anche sulla morte. Cesaricidio è diventato sinonimo di omicidio politico eccellente. E quindi calza tutto. Che scelta meravigliosa. Ci sto, funziona. Quindi, siamo in un teatro, raccontando una storia, una morte eccellente, siamo in un teatro, lui è un attore, muori. No, perché devo morire io, scusa. Tu fai Cesare e muori. Io sono un giornalista, un narratore, racconto le morti di altri al limite. Ma non mi interessa, non voglio morire. Non sono un attore pagato a comando per fare le cose, non sono il tuo giulare di corte, ma cosa vuoi? Se non muori tu, come facciamo dire? Lui è tornato su lui, è tornato su lui, è est... Ma guarda che non è una cosa bella morire. Io uso il metodo Stanislavski, faccio il percorso, devo entrare proprio nel ruolo. Ma lo sai che in francese, tra l'altro, orgasmo si dice pétimor? Cazzo c'entra. Niente, però volevo prendere del tempo. Aspetta che giro un attimo a pagina. Senti, intanto sto pensando con un'altra cosa. Funzionerebbe, lo chiedo anche un po', perché vedo delle persone in sala che ti conoscono, se morisse veramente Gianpaolo Musumeci, adesso piuttosto. Ce lo dico non per no? Immagini i titoli di domani, breaking news, Trento, due punti, noto conduttore... Oddio, noto. Trento, due punti, condu... Conduttore. Gianpaolo Musumeci muore sul palco. Pulita. Poi io giro l'Italia, rendendoti molto onore, e facendomi forse anche molti nemici, facendo questo spettacolo in giro per l'Italia. Sai che se morissi tu, secondo me, sarebbe la svolta. Per l'alzata di mano. Funzionerebbe di più. Se morisse... Se io faccio la morte di Giulio Cesare, o se muore Gianpaolo Musumeci? Per l'alzata di mano. Musumeci. Musumeci... Stai sul cazzo, parecchia gente. Ci vediamo fuori, poi, comunque. Cesare, vediamo quante maniazzate. Tre, è pazzesco. Va be', senti, cominciamo allora. Dai. Allora, da dove cominciamo? Non mi hai convinto. Non sei un amico, lo credesti sulla mia morte. Tu fai il tuo, io faccio il mio. Tu sei un attore, quindi cominciamo a dire Ave Cesare. Intanto si dice Ave. Si direbbe Awe Caesar. Quello filologicamente corretto, la pronuncia medievale fa schifo. Awe Caesar. Faccio anche così. Va bene. Torniamo, quindi, al prodromo. Prima della morte... Metto qua, una ciliegia. L'uva, scusate, non c'era, non è stagione. È mattina. Ti sei alzato dopo... Aspetta a ridere, mattina. Cesare rideva quando si svegliava nella mia interpretazione. Ti sei alzato dopo una notte tormentata da incubi e premonizioni. Cosa stai facendo? Sto facendo la morte romana, che è un po' così nella mia testa. Sarebbe con dell'uva, però non è stagione, non l'ho trovata. Va bene, a Trento non c'era. Allora, senti, non mi interessa. Dobbiamo essere fedeli dal punto di vista storico. Il giornalismo è la storia del presente. Non ho capito. Devi decidere tu come devo morire io. Non lo decido io, lo decido le cronache. Torniamo a quella mattina. La mattinate era stata molto movimentata, ma anche la notte l'avevi passata tutta a letto con tua moglie, Calpurnia. Questa storia della moglie a letto mi piace. Cominci, continua, vai avanti. Tutti sapevano che Cesare aveva mille amanti. E che con Calpurnia non consumava. Cioè, con tutte le cose che potevate andare a prendere, andate a prendere questa notizia. Ma è cronache, infatti non le ha dato figli. Così. Non lo so, mi sembra più dossieraggio. Beh, va molto di moda. Come lo chiamerebbero oggi. Sì, ma va molto di moda. Comunque, Calpurnia non gli dide figli, ma gli dide preziosi consigli. Quella notte ebbe degli incubi. Sognò che il tetto della casa crollava. Sognò la morte di Cesare sul suo grembo. E anche tu, Cesare, hai avuto un sogno. Li bravi nel letere, sopra le nubi, andando a stringere la mano di Giove. Cioè, soltanto un imbecile non potrà capire che... Intanto cosa racconti i miei sogni agli altri in giro, così che mi sembra una cosa anche di cattivo gusto. Comunque, posso dirlo io? A dirla tutta, qualche giorno prima, avevo anche incontrato un augure etrusco. Ma male che l'hai incontrato. Un certo Spurin, fammi andare avanti. Un uomo di mezza età, che nonostante la sua nobile origine, se ne andava in giro con i capelli un po' incolti, raggrumati, grigi. Va beh, insomma, quest'augure si avvicina, mi fissa, e mi dice, guardati. Dalle edi di marzo, così, con un tono anche un po' bizzarro. Io sono rimasto un po' turbato, però insomma, non sono mai stato particolarmente credente, quindi, va beh. Fui Ponteficio Massimo, per carità, la più grande, carica, religiosa romana. Ma a me, sta roba degli dèi non m'ha mai convinto. Io sono più... Non so, ho sempre creduto più agli uomini, capito? Alla forza del gladio e alla compattezza del legione, alle strade, che come tutti sanno, portano. Capito? Cioè, poi ringrazzatemi dopo per le strade. Va beh, comunque, senti, a parte sta cosa, immagino che oggi avere gli dèi dalla propria parte funzioni ancora, cioè che sia una cosa utile. Puoi dirlo forte, pensa a Donald Trump. Chi? Come chi? Chi è? Ah, tu adesso stai giocando, che sei Cesare e non lo sai. È molto facile, guarda, guarda, Cesare, Beppe. Cesare, Beppe. Ah, quindi Cesare non sa che poi arriva uno che si chiama Donald Trump. Quindi adesso te lo devo spiegare. Ma che paradosso pazzesco. Vai, racconta. Cioè, ti dico... Parla di Donald Trump, dai, dico qualcosa. Chi è Donald Trump? Va beh, in massima sintesi, ti dico chi è Donald Trump. Beh, un milionario, un palazzinario. Ma lo so, cosa me lo dici a fare? Cioè, in mano alla corona, se me la metto, non lo so. Ti la puoi mettere, allora, che lo spiego. Un palazzinario, un milionario, uno che ha fatto delle comparsate televisive, ha fatto anche wrestling, a un certo punto ha fatto un programma di grande successo, si chiamava Di Apprentis, poi si candidà a presidente degli Stati Uniti. Paga il silenzio di una pornodiva, poi si ricandida. Viene eletto, fa crollare i mercati, innesce una guerra dei dazzi, vuole il Canada come il 51esimo, stato degli Stati Uniti d'America. Vuole invadere e annettere la Groenlandia. Dopo dieci anni di guerra in Siria, va a stringere le mani a un noto jadista del nome Al Jolani, sul quale nel 2017 aveva messo una taglia da 10 milioni di dollari. Perché parli così? Carli, strano, ti emozioni troppo. Mi sembra una versione un po' faziosa. Non so come l'avete percepita. Siamo in prova. Come l'avete percepita? Era un po' faziosa. Il signore dice di sì con la testa. Era sostenuta. Trump ha detto, io sono il miglior presidente degli Stati Uniti che Dio abbia mai creato. E Dio mi ha salvato. E in effetti dobbiamo direlo. Dobbiamo rendere... Dobbiamo essere consapeviati del fatto che durante un comizio è stato sferato per un millimetro. A parte questa cosa di Dio, uno solo che da Cesare... Uno solo ne avete adesso? Ma cosa sono gli Stati Uniti? È una roba tipo la tua Roma, al massimo spendore, ma con gli steroidi. Pensa che il loro motto è in God we trust. Cosa sono gli steroidi? Crediamo in Dio. È bello avere questa cosa. Posso chiederti tutto? È un gioco meraviglioso, me lo voglio portare ovunque. Tu pensa che recentemente in televisione, se mi chiedi cosa è la televisione... Scusa, se ho questo... Avanti un pezzo che sennò non andiamo più. Durante il mercatio di Delecigno, in televisione si è visto Marco Rubio. Lo conosco, non ho la corona. Con la croce dipinta sulla fronte. La conosco, è un ottimo strumento per uccidere le persone. Usate ancora? No, sì. C'è la pena di morte negli Stati Uniti, ma la croce ha un altro significato. Comunque, per favore, torniamo a noi. Mi sono sentito un po' sveglio, ma non stavo benissimo. Avevo il morbo sacro. Epilessia. Lo so, però sono Cesare. Soffrivi di attacchi epilettici. E quel giorno, nonostante i messaggi del corpo, i messaggi di Calpurnia, le primonizioni, i sogni, persino il meteo... Faccio affreddo quella mattina. C'era un cielo terzo, però, da Tramontana. Devo dire, si stava abbastanza bene. Ho mandato Antistio alla curia di Pompeo, che è il luogo in cui si incontrava il Senato in maniera provvisoria in quel periodo. Ando avanti lui e gli dico, annuncia che non mi presento in Senato. Ma come? No, ma tu devi andare, morire oggi. Lo so, però... Intanto devo morire, stai calmo. Io muoio quando voglio, tanto per cominciare. Dopo tutti quei presaggi, ho pensato che potevo prendermi un giorno di feria, perché non deponeva bene. Il sogno premonitore. Uno che passa ti dice, guarda, è il dì di marzo. Vabbè, comunque, si presenta a casa mia a decimo bruto, mio fedele amico, e con la sua arse di cendi mi convince che mi devo reccare in Senato. Lui ha usato il mio spirito, il mio senso del dovere, contro di me. Mi disse, convocare i senatori e non presentarti in Senato, sarebbe visto un po' male, cioè un gesto un po' brutto da parte tua. Ti rendi conto? C'è confermo, anche oggi non presentarsi a riferire in Parlamento in Senato non è considerata una cosa bellissima. Stai sereno, mi fai conto. Mi fa... Stai sereno, ha detto? Sì, sì, sì. Cioè, vabbè, mi ha detto, mane tranquillitas, tranquillus. Comunque, a me, Ponteficio Massimo, dittatore perpetuo, capo di Roma de facto. Però a decimo bruto aveva ragione, io non potevo farmi fermare ad una febricola, io sono Cesare. Evidentemente sono stato anche un imbecile, perché poi sono andato e mi ricordo che mentre mi recavo alla curia di Pompeo, tutta la gente si avvicinava, mi toccavano, mi chiedeva qualcosa, anche solo toccarmi, mi voleva un autografo. E fra l'altro, prima di arrivare alla curia, hai incontrato l'augure, Spurinna, de Tusco. Certo, ma sai che ti somiglia? L'ho incontrato e gli dico, oh, le ini di marzo sono giunte. Non è successo niente, come mai. La giornata deve ancora terminare, gli ha detto Spurinna, che era un augure anche un po' scapigliato, magari mi somigliava un po', ma non era mica scemo. Aià. Vabbè. Dentro l'aula, dopo i vari convenevoli diritto, Lucio, Tillio, Cimbro, altro mio fasullo, alleato politico, afferra la mia bellissima toga, devo prenderla, toga, puoi alzare i libri un attimo, sennò cade tutto, scusate. Togliamo il coltello, magari ti fai male mentre muori. Dalla parte del manico, scusate. Ecco, in prova, in realtà, io tiravo giù tutto e calgevano le cose, non è comodo. Non è comodo, allora facciamo così. Bravo. Dentro l'aula, dopo i vari convenevoli... Sembra un po' Giulio Cesare così. No, in effetti no, avete ragione. Vabbè, sti cazzi. Per la prossima volta, va bene, facciamo... Di fiumura dei merci. Lucio, Tillio, Cimbro, altro mio fasullo, alleato politico, afferra la mia bellissima toga orlata, che è il tuo play, lo so, non fate cazzo davanti. La afferra con la scusa di chiedermi la grazia per suo fratello esule e... E? E niente, quello fu il segnale. Si erano messi d'accordo. Casca fu il primo a colpirmi, vibrando un fendente sul collo da dietro, proprio infame al quadrato, cioè da dietro. Chaos in aula, grida di terrore, miste a urla di rabbia omicida. Io ho tentato di difendermi usando il mio stile. Usando cosa? Lo stile, quello che si usa per scrivere. E' un po' più, ma... E' un po' più, ma... E' lo stile, quello che si usa per scrivere. Tu pensavi veramente che la spada fosse più forte dei coltelli. Cioè, la penna fosse più forte dei coltelli. Quello avevo. Avevo lo stile, non c'avevo niente. Anche un po' di stile, a pensare. Comunque, all'improvviso, tutti mi erano addosso. E mi colpivano, Ponzio, Aquila. Poi arriva Cassio. Aia, Cassio! Mi fai male, Cassio! Che Cassio! Gli dico in quel momento, mentre lui mi colpiva, tutto così. Questa cronaca, c'è sul libro di storia. Poi arriva Trebonio, Rubrio Ruga. Tutti. Senti, io qua mi... Aspetto un attimo, eh. Prima che tu racconti, mi devo sedere. Faccio finta di morire qua sotto, perche' lo sappiamo. E' uno spettacolo, io adesso ho anche un mutuo da pagare. Quindi mi sdraglio, come se fossi stato un po' colpito. Belli anche i fiori che un po' mi nascondono. Dimmi tu quando posso... Un attimo solo, sto morendo bene? Grazie. Prego. I congiurati pugnalavano Cesare con così tanta foga... Che le lame cozzavano... Scusa, scusa. L'una sull'altra. Ognuno... Non si può fare un spettacolo così. Lo so, hai ragione, vai, continuo. Ognuno di loro voleva porre la propria firma sul suo corpo. La foga era tanta che i congiurati si ferivano tra di loro. Io qua ci avrei fatto... La cosa? Io qua l'avrei messo... Però ero più tentato di dire il bordo-porpora della foga. Un po' così, perché mi si muore con l'eleganza. Ormai non si distingueva più... Tanto era il sangue vermiglio che sgorgava dalle tante ferite inferte. L'ultima ferita fu quella di Marco Junio Brutto, all'Inguine. All'Inguine, capisci? Cioè vicino al Cassio. Adesso, scusa, questa non è entrata, forse la tagliamo. Anche lui, Brutto, figlio mio... Muoiono i fiori anche. E' un po' più... E' un po' più... E' un po' più... E' un po' più... Muoiono i fiori anche, eh? Che bello. Sembra che faccia più ridere i tuoi lamenti che... Ah! Come ultimo, disperato gesto di salvare la propria dignità a Cesare, si copre il volto con la toga. A differenza di quell'altro, lui, che quando si è caccato sotto per scappare si è travestito dal tedesco per andare in Svizzera. Ed eccomi qui, crollato, morto ai piedi della statua del mio rivale Pompeo, che avevo sconfitto... Si vede bene il braccio? Che sconfitto nelle guerre civili, che triste e circolare epilogo. Anzi, che fine del cassio. 23 coltellate. Anche se come racconta Svetonio, secondo il medico Antisti, in quella che possiamo considerare tutti i effetti la prima autopsia della storia di cui abbiamo menzione, a essere fatale fu la seconda coltellata, precisa, dritta, al petto, a recidere la horta. Stai dicendo che le 21 coltellate successive non sono servite a niente? Ma no, erano 21 coltellate politiche. Ah, ok, no, perché mi sono preso tutta sta... No, era necessario. Forse stavo anche pensando che dovrei fare per 23 volte. Ci pensiamo. Però, coltellate politiche, la cosa che mi sono sempre chiesto, caro Cesare, posso chiamarti così oramai... Devi. Perché, nonostante i presagi di morte, nonostante le premonizioni, tu all'epoca giravi senza la guardia del corpo, la famosa guardia hispanica. La guardia del corpo, o ogni tanto anche i rapper. I rapper? No, non ho la corona, scusa, questa battuta funziona se faccio così. Ho i rapper, vero? Ho sbagliato, scusate. Questa poi la facciamo bene domani. Stasera non è andata. Che dobbiamo fare? Comunque, scusa, io avevo pacificato Roma. Devo rientrare un attimo nei panni di Cesare. E tolgo la toga perché è zuppa di sangue e poi tiene anche molto caldo. Avevo pacificato Roma. Riportato la tranquillità dopo anni di guerre civili. Perdonato e reintegrato i miei avversari. La plebe mi adorava. Io pensavo che la mia guardia sarebbe stata il popolo stesso o il senato stesso che aveva giurato di difendermi a prezzo del suo sangue. In realtà a prezzo del tuo sangue. I congiurati escono urlando il tiranno è morto, romani siete liberi. Riscutendo zero entusiasmo. E così il corpo di Cesare rimane lì per ore. Esamina, esamina. E poi? Esamina e sangue. Solo. Solo nella morte come siamo tutti noi soli nella morte. A un certo punto il medico antistio dopo qualche ora fa prendere il cadavere di Cesare. Lo issa su una barrella e quattro servi lo portano via. Ma si narra che ad un certo punto il braccio destro di Cesare uscì dalla barrella e iniziò a ondeggiare. Quel braccio destro forte che va a Stetto di Gladio, Domato di Spanici, Gli Elvezzi, Galli. Appendice inerte in un corpo senza vita. Scusa ma tu che sei un giornalista perché mi hanno ucciso? Ah, allora, caro Cesare. In politica ci sono due livelli. Quello di facciata è quello di propaganda, no? I congiurati dovevano salvare Roma dalla tiranide. Dovevano vendicare il sangue versato durante le guerre civili. Dovono ripristinare la legalità. E quindi autoconvincendosi dissero siamo nel giusto, nella Roma moderna non ci può essere un nuovo monarca. Questa è la propaganda? Ah, è propaganda questa. La verità, Cesare, è che erano tutti invidiosi di te. Erano invidiosi del tuo potere. Dell'amore che Cleopatra aveva verso di te. Delle tue conquiste territoriali. Del popolo che ti osannava. E anche quelli che hanno ricevuto le briciole che tu pure generosamente donavi e loro avvidamente raccoglievano. Beh, era sempre merito tuo. Quei congiurati, in realtà, non erano con te. Ce l'avevano con te. Perché tu, ad un certo punto, avevi concesso cariche pubbliche e avevi perdonato anche i nemici. Certo, tutti. Come Casca, come Decimo Bruto. Cascio? No, ma Cascio gli ha dato una carica un po' rilevante. Del Cascio, sì. Questa pessima sottovoce andrebbe detta. Anche perché. E comunque non è come adesso. Perdonano e ti promuovono se sei un amico. Prendete Biden e Trump. Perdoni e grazie primitive a destra manca. Tutta la famiglia. Prendete Putin con Prigozhin. Tranquillo, torna a Mosca. E quelli esplodino in un volo. Erdogan, presidente turco. A questo punto c'è un sindaco di Istanbul che sembra bello tosto. Si candida alle presidenziali, ma secondo me non c'è mica preso la laurea. Questo non funziona. Al Gabio. Al Giuliani, il siriano. Marche e Assad. Tornasse indietro forse non lo rifarei. Penso una volta a Giulio Cesare con questo cappello. Quindi grandi ideali politici, insomma tutte cazzate mi stai dicendo, solo invidia. Certo. Ma non siamo invidiosi noi tutti. Tu non sei invidioso di un tuo amico, di un tuo collega. Di chi è più bello, di chi ha più capelli, di chi ha più potere, di chi ha più soldi, di chi ha più successo. È invidia. Semplicemente all'epoca non si era inventata la psicanalisi. Questi piccoli conflitti interiori venivano risolti con vettite raccolterlate. Bei tempi. No, forse devo dirla così questa e poi mettere... Stavo scherzando con una battuta. Questa è la terza scena. Si intitola Funerali. Abbiamo un morto in scena. Non buttarti giù, Jampa. Stai recitando male, però non così. Cioè nel senso... Questo ha funzionato. Sta ridendo. Ha funzionato. Questa la teniamo. Sei un coglione. Tutto finito, direte voi. Dopo la morte, normalmente si fanno i funerali. Quasi subito dopo. Non sempre. A volte per seppellire Nasrallah ci vuole un mese. Casamai un drone israeliano. Bum! Alta volta non si fanno proprio i funerali. Pensate a Osama Bin Laden, il capo del Kaida. Anni fa lo fanno fuori e dove va? Sale su un aereo militare, cadavere, 10.000 metri di quota, nel mezzo dello cenigliano. Sai che voleva buttarmi nel tevara? Vedi, l'acqua funziona sempre. Pensa te. Altre volte i funerali si fanno con la polizia in asetto antissommossa che ti controlla. Quattro gatti terrorizzati. Sto pensando ai funerali di Navalni. Perché il funerale è un gigantesco rito collettivo con il quale noi superiamo la perdita. Proviamo a superare il dolore per la perdita di un caro. Ma allo stesso tempo il rito che celebra la memoria del defunto e lo fa tornare in vita. Lo rende eterno. I congiurati si erano illusi. Siano illusi di salvare la Repubblica. Ma la Repubblica Romana era già morta e l'aveva uccisa Cesare. Ma non con il gladio, non con la violenza. L'aveva plasmata da dentro. Con la sua astuzia, la sua abilità nel maneggiare il potere. Cesare quel giorno muore, ma diventò mortale. Marco Antonio, fedelissimo di Cesare, fin dalla campagna di Gallia, Ho sicuramente un amico però. Tutto lo spettato, sono tutti finti amici. Marco Antonio invece convinse i congiurati a concedere esequi e dignitose. Cicerone si oppose e confabulando con Cassio pare abbia detto se gli concedete di celebrare il funerale e leggere il testamento, la vostra impresa sarà stata inutile. E quanta ragione aveva il vecchio. Il Senato alla fine disse sì. Quattro giorni di esequi. Immaginate arrivare dai quattro angoli della Repubblica, uomini, donne, bambini, plebei, veterani, soldati, tutti accorrono, si uniscono in processione per onorare il più grande dei Romani. Marco Antonio recitò la sua veglia funebra così. Amici, Romani, compatrioti, restate mio orecchio, non mi dimenticate di fare un po' di vera conoscenza. Vengo per seppellire Cesare, non per lo darlo. Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro. Il bene è spesso sepolto con le loro ossa. E così sia per lui. Il nobile Brutto vi ha detto che Cesare era ambizioso. Se così fosse sarebbe una colpa grave. E Cesare ne ha risposto gravemente. Qui, con il permesso di Brutto e degli altri, perché Brutto è un uomo d'onore, è un uomo di tutti, uomini d'onore. Vengo a parlare così al funerale di Cesare. Cesare era mio amico, fedele e giusto con me. Ma Brutto dice che era ambizioso e Brutto è un uomo d'onore. Ha riportato a Roma molti prigionieri, i cui riscatti però hanno riempito le casse comuni. Era questa l'ambizione di Cesare? Quando i poveri hanno pianto, lui ha pianto. Questa ambizione dovrebbe essere fatta di stoffa più dura. Eppure Brutto dice che era ambizioso e Brutto è un uomo d'onore. Avete visto tutti che nell'upercale vi ho presentato tre volte una corona regale che lui ha rifiutato per tre volte. Era questa la sua ambizione? Non parlo per confutare ciò che Brutto ha detto, ma sono qui per dire ciò che so. Voi tutti lo amavate una volta, non senza ragione. Quale ragione vi trattiene allora dal piangere per lui? Giudizio. Tu sei fuggito tra le bestie brutali e gli uomini hanno perso la ragione. E allora abbi pazienza con me. Il mio cuore è nella bara lì con Cesare e devo fermarmi finché non torna da me. Il funerale è uno dei più grandi atti teatrali. E anche se il morto è un criminale, è impossibile non provare la pieta slatina che tu, Cesare, conosci molto bene. Inoltre, è molto pericoloso il funerale, perché a volte si fa davanti a una lapide, a una tomba, a un luogo e lì si fornisce il pretesto per ritornare. Quanti di noi sono tornati a Perlaccese, a Gilmores? A Parigi, certo. O, per esempio, non so, da Catullo, le grotte di Catullo. A Predappio. Certo, Predappio, le grotte di Predappio. Sono Cesare, non so cosa viene dopo. Non ci sono le grotte di Predappio. Lo so, ma sono Cesare, non so cosa succede dopo nella storia. Vabbè, comunque, cosa stiamo facendo? Quello che stiamo facendo, se non Fede, si conto, stiamo raccontando una storia. La storia di un uomo che in realtà è la storia del potere stesso. Ma come siamo arrivati al tragico epilogo della morte? Riavvolgiamo il nastro e andiamo all'inizio dell'ascesa del potere del condottiero che finirà per attirare su di sé tutta l'intidia e l'odio dei senatori. Vai. È il 58, avanti Cristo. Cosa? Che modo hai di contare gli anni, scusa? Ah, vabbè, candela Giuliani. Poi te lo spiego. Cesare prende Gladio, legionari, penne Taquino, giuro, e parte a conquistare la Gallia, ma soprattutto a raccontarla. Quindi, è bello gallico, grazie. Si parla un po' finalmente della mia opera, che è un prodotto storiografico, storico, geografico, etnografico anche, ma prima di tutto è un racconto che voi oggi chiamereste giornalistico della mia grande impresa militare in Gallia. E la genialità di Cesare è che tutte le epiche geste che racconta le racconta in terza persona, non in prima persona. Suggerendo un senso di distacco, di obiettività, di giornalismo anglosassone. Primo reporter di guerra, potremmo dire, no? Cesare è il primo reporter di guerra. Nel mio caso, potremmo dire, anche uno che guidava personalmente delle giorni sul campo, rischiando in prima persona, sarà forse questa la forza di cui ci si ricorda oggi, anche di Cesare. Peraltro si combatteva durante l'estate, non so se lo sapete, d'inverno ci si riposava e lì si scriveva, noi scrivevamo d'inverno. E vi dirò di più. Quando lui d'inverno scriveva, inviava immediatamente una copia del capitolo appena scritto a Roma, ben consapevole dell'ascendente che avrebbe avuto sull'opinione pubblica. Controllo dell'informazione, ai fini della propaganda, questa accadeva nel 58 avanti Cristo. Qualcuno oggi direbbe, you are the media now. Non lo conosco. Vabbè, anche per questo ci piace ragazzi. E poi comunque non so voi, ma io il De Bello Gallico l'ho letto. Ed è veramente una figata. Tutto l'hai letto? L'hai scritto proprio bene. L'hai letto tutto? Va proprio tutto, tutto, no. È un po' come l'esame. È scritto bene dai. Continua a fare dei complimenti che mi piaceva. Pagine scritte bene, avvincente, che tengono attaccato alle pagine perché ci sono scene di battaglia, lucida analisi psicologica, sottili passi di diplomazia, quasi analisi geopolitica. Questa mi piace molto, analisi più politico. A pensarci bene, la guerra contro i Galli è stata il primo esempio di guerra preventiva. Vabbè, preventiva, dai guarda che spingevano quelli lì. Poi, si muoveva dal confine, dal limes che facevano eeee, eeee, così facevano. Su tutto il confine c'era un sacco di gente che spingeva. È molto icastico, però io sto parlando di un concetto geopolitico, di spinte di pressione. Tu fai eeee, un po' me lo svilisci. Comunque, Cesare Consoli in Gallia, Pro Consoli, muove guerra contro gli Elbezi che effettivamente stavano esercitando una pressione sul limes romano. Poi, d'altra parte, erano i popoli barbari, meritavano di conoscere un po' l'essenza romana, no? Sono d'accordo, da Cesare sono d'accordo. Ma la verità, la vera verità, è che Roma voleva spazio vitale. Qualcuno qualche secolo più avanti avrebbe detto, le venseranno. E in quello spazio vitale, proprio in quello spazio vitale, però c'erano popolazioni galliche, donne, bambini, ma soprattutto milioni di uomini, alti, biondi, forse anche con gli occhi azzurri, nice. Che però erano armati fino ai denti e quindi spingevano sul confine. E quindi? Facile, divide e timpera. Cioè? Sì, si bule una contro le altre, siccome erano anche abbastanza ignoranti in quel tempo. O meglio, non so se erano ignoranti, però insomma ce l'ho fatta. E quindi, chi ci ricordiamo? Delle tribù galliche o di Cesare? Tribù galliche? È fantastico, questo concetto è modernissimo. Torniamo alla geopolitica, prendiamo la Siria contemporanea. Il presidente turco Erdogan finanza una parte di siriani, in parte appartenenti ad Al-Qaeda, e li mette contro un'altra parte di siriani, tra parentesi alla Witi, tra parentesi al potere. Nel frattempo, un'altra parte di siriani curdi, tra parentesi finanziati dalle Stati Uniti, combattono con ciò che resta del Qaeda e di ISIS. Ciò che resta dopo la battaglia del Qaeda e di ISIS cambia nome, si mette la giacchetta e marcia verso Aleppo. Non contenti, marciano fino a Damasco e vanno a deporre il presidente siriano, che nel frattempo era finanziato da Iran e Russia. Capito? No. Sembrava confonde, Timpera. Io non credo che... avete capito voi? Lei sì? È un esperto di geopolitica. Sieduto qua, in prima fine, anche un po' così. Ascolta tutti i giorni. In effetti è un gran casino. Ascolta la trasmissione. In effetti è un gran casino, diciamolo. Senti, allora, Cesare, però, possiamo dirlo, da queste pagine che io ho scritto meravigliosamente, emerge un grande concetto. Cioè che i legionari, per me, non sono carne de gladio, o come direste voi oggi, carne de cannone, ma c'era un concetto moderno dell'esercito, cioè il fattore umano, la preparazione, la motivazione e un buon rapporto tra comando e soldati erano fondamentali per vincere la guerra. Ma certo, certo. Cioè non è che prendi 14 mila nordcoreani e li metti al fronte, no? Tra l'altro, sto leggendo un libro molto interessante in questo periodo. Plutarco, un tizio che è nato dopo di me, bravo, eh, dice così, dice Cesare fu superiore a tutti. Già basterebbe questa frase. Però dice anche, in meno di dieci anni di guerra per la conquista della Gallia, ha prese più di 800 città, sottomise 300 popoli e combattè contro 3 milioni di uomini. Che forte. L'altro che tre anni e mezzo per prendersi neanche mezzo a Lombas. Ma che boia. Non so cosa sia da Cesare. No, certo, però visto che ti piacciono le citazioni, ne ho una io per te. Non mi espongo, non mi espongo, prego. Senza saperlo, eh, va be', non lo saperei, però, Cesare stava già gettando le basi dell'idea di un'Europa unita, o almeno di un continente dal destino comune. Churchill lo scrive. L'invasione della Britannia, ad opera di Giulio Cesare, dimostrò che la potenza di Rome e la civiltà del mondo mediterraneo non erano necessariamente vincolate alla costa atlantica. Non si fermavano alla manica. Lo sbarco di Cesare gettò un ponte sul taglio, scavato dalla natura. Mi piace questo Churchill, no? Anche a me piace. Una figura molto illuminata, anche nelle ore più oscure, una figura che amava fare colazione con un buon whisky e un sigaro. Senti, dopo tutti questi riferimenti storici, però dobbiamo un po' entrare questi parallelismi, no? Cioè, perché ci piace, diciamolo, prendiamoci coraggio, perché ci piace proprio Cesare? Perché Cesare è uno che fa. Ma lo so, ma adulami un po', fai dei complimenti a Cesare. Cesare fa, fa le cose, fa così tanto che fa un colpo di stato. Colpo di stato, dai. Entrando in armi dentro del territorio inviolabile della Repubblica, abbarcando il Rubicone, non è una roba da poco. Che lo sappiamo, un fiume neanche troppo grande. Comunque mi era apparso in sogno, avevo sempre dei sogni per monitori quando ero Cesare, mi appare in sogno questo tizio vestito di rosso calvo, che mi fa, per carità, fai. Se pensi di non poterti fermare, e fallo, potresti non farlo. E allora io lì, capì. E poi, e poi, capì, capì che dovevo farlo. Presi un dado. Se esce treva, archiamo Rubicone. Dai figo, vai. Sei. Questa ogni tanto in prova andavamo via subito dritti, invece. Due. Teatro verità, due. Cinque. Uno. Oh, in prova usciva sempre tre. Cioè, una roba... C'è uno spettacolo dopo, possiamo far finta che esce tre? No, mi piace la finzione, scusami. Tre, vedi? Fermi tutti. Varchiamo il Rubicone. Siamo scherzati. Ma vi pare che l'uomo più potente del mondo si metta a giocare a Dadi col suo futuro. L'uomo più potente del mondo lo plasma il suo futuro. Cioè, mi avevano dichiarato in Senato, nemico pubblico di Roma. A me, Cesare, nemico pubblico di Roma, io sono Roma! Ma ti pare che, cioè, quel giorno io mi sono appellato, i miei soldati, e chiamandoli con militoni, andiamo dove ci chiamano i prodigi degli dei e l'ingiustizia degli avversari. Si getti il dado. Epico. Molto, molto epico. Che poi Svetonio abbia riassunto tutto con un Alea Iacta est, a me sembra un po' riduttivo. Cioè, nel senso... C'era tutta quella frase prima. Comunque, come ci racconta Luciano Canfora, lui, quando varkò il Rubicone, inanzitutto mandò in avanscoberta cinque corti di legionari, vicino a Rimini, prima del Rubicone, e lui rimase nelle retrovie. Poi ho pensato di raggiungere tutti gli altri travestito da mugnaio. Allora, passo, a un certo punto, sono in campagna, confisco un carretino con un paio di asini. Come confisti? Ho preso un paio di asini. L'ho preso in peste. L'hai rubato? Avvocato. Comunque, Roma era tutta mia. Chieso, non è che questi due asini siano stati miei. L'ho preso quei due. E a un certo punto vago, no? E sono lì con questi due asini, e guardo un po' anche le strade, dico, oh, queste strade porteranno anche tutte a Roma, però a me sembrano tutte uguali. E niente, mentre ero lì... Però so che può sembrare. Ti sei perso? Non mi sono perso. Ti sei perso? Ho vagato qualche notte mentre ero lì. L'uomo più potente di Roma e del mondo allora conosciuto si perde in Romagna. Oh, e meno male che sono passati i due contadini che mi hanno recuperato e mi hanno portato via. E mi hanno detto qua che la strada giusta è questa qua. Sì, sì, sì. Però sai che questo incidente alla fine ti umanizza. Dimensiona. Lo rende più simile a noi, no? Mi rende tipo un simplex civis. Un borgataro. Hai anticipato la reazione, scusatemi. Sei un cane maledetto. Hai anticipato la reazione. Io ho fatto così, poi ho fatto... Vedi che lei non ha riso perché ha visto la reazione anticipata. Vedi? Non c'è niente da ridere perché quando lo fai in prova lo fa veramente. Di solito lo... vabbè, andiamo avanti. Facciamo finta che io abbia fatto... Come se avesse funzionato questa gag meravigliosa. C'è un aspetto, però, sul quale vorrei riflettere e tornare serio. Cesare, tu scrivi tutto nel De Bello Gallico. Perché non fai menzione dell'attraversamento del Rubicone? Perché non racconti quell'episodio? Sarà finita la casa. Autocensura? Opportunismo politico? C'era chiuso il negozio degli stili. Cioè, non... Perché me lo chiedi? Mi sembra anche la domanda faciosa. Non è faciosa. No, aspetta, aspetta. Poi rispondo la domanda. Sapete piuttosto voi da quanti militis è composta una corte? Per alzata di mano. Anche lei che sapeva la geopolitica. L'abbia trovata la falla. Sembra di essere un talk show italiano. Io ho fatto una domanda precisa. Lei non racconta dell'attraversamento del Rubicone. Non mi sta rispondendo. Mi ha detto che voi cantate anche durante gli eventi sportivi il vostro inno. Siete pronti alla morte, vi stringete a corte. E non sapete quant'è una corte. Sembra un pantinello fazioso. Giancia corte. Quanto è una corte? Sono io che faccio le domande? Prendo atto del fatto che Cesare non risponde alle mie domande. Va bene, sono 480 uomini in una corte. 5 corti sono circa 2400 uomini. Io ho iniziato la mia marcia su Roma. Ho iniziato la mia marcia su Roma. Ho iniziato la mia marcia su Roma. E fa la sua marcia su Roma. Cioè, mica come quell'altro. Lui era la testa delle sue legioni. Quell'altro manda avanti i suoi. Quello della marcia su Roma. E arriva due giorni dopo in treno. E in ritardo. Non arrivavano in orario i treni. No, ma c'è lavorato dopo. Dopo ci ha lavorato. Dopo ci ha lavorato. Oppure quell'altro. Quell'altro con gli steroidi. Che stava nella sua residenza di Maralago. Ha mandato avanti i suoi. C'era uno con le cona da bufro, uno con la faccia vitturata. Sono scappati dei morti. Sono andati ad assalto al Campidoglio. Al Monte Capitolino? No, al Campidoglio. Quello com'è. Ci sono uomini che stanno in prima linea. Uomini che scrivono la storia con il sangue, con lo stile, con l'inchiostro. Altri che rimangono sempre in seconda linea. Scrivono con un inchiostro sbiadito. Sempre e solo uomini, però, guarda caso. Va bene. Comunque, la decisione di Cesare inaugura il periodo delle guerre civili contro l'avversario Pompeo. Avversario, non nemico. Questo è un passaggio molto importante. Cesare, mentre è bello gallico, chiama i Germani, gli Elvezi e i Galli ostes, ovvero nemici. Mentre i Romani, quelli contro cui Cesare combatte, li chiama, nei commentari della guerra civile, i romani, quelli contro cui Cesare combatte, li chiama, nei commentari della guerra civile, gli chiama adversari. Quindi la percezione della guerra in Gallia è positiva, è una guerra giusta, perché chiaramente è contro i nemici, contro gli ostes. Mentre invece la guerra civile è negativa. Cesare dirà, la guerra contro Pompeo si sarebbe dovuta e potuta evitare. Questo concetto è applicabile anche alla politica moderna. No? Avversari e nemici. Pensate come si sono trattati Trump e Biden. L'unica facilità che uno dava all'avversario dell'altro è viceversa nemico. In generale nel mondo, diciamo che sinistra e destra hanno questa roba qua, cioè uno usa un po' più facilmente nemico, l'altro usa avversario. Sarà per quello che non... Ma tornando a noi, Cesare sente il peso di una scelta in Fausta. Non vorrebbe muovere guerra ai suoi Romani, ma se vuole il potere, deve farlo. Allora da una parte abbiamo un uomo forte. Cesare, dall'altra parte, abbiamo un uomo che si crede forte, Pompeo. Ma Pompeo ha, dalla sua parte, un pezzo di Senato. La faccio senatoria, che odia Cesare. E quindi appoggia Pompeo. E chi avrà ragione di due? La verità è che anni prima, grazie all'accordo fatto con Pompeo e Crasso, io avevo ottenuto la possibilità di estendere il mio proconsolato in Gallia e di candidarmi alla carica di console per una seconda volta. Tra l'altro in absenza, senza andare a Roma. Fu una bella idea, no? La faccio senatoria si raccorta che Cesare stava piegando le leggi a suo favore e l'orebbe un'idea. Provare a incriminarlo tra la fine del proconsolato in Gallia e l'inizio del secondo consolato. Però, senza una carica pubblica, da semplice cittadino, senza esercito, cosa fa lui? Torni a Roma? Quale sarebbe stato il rischio? Essere incriminato. Che la magistratura facesse il suo dovere, che lui finisse al gabbio. Ma i primi comuni forti, potenti, adesso fanno così Netanyahu, Putin, Biden, Trump, chiunque. Io ho provato in tutti i modi a trovare un compromesso. Ho mandato proposte per mezzo dei miei emissari. Tutte rifiutate. La faccio voleva lo scontro. E Pompeo non ha avuto il coraggio necessario. Anzi, si è alleato con loro forte dell'esercito fuori dalle mura dell'urbe. E fu così che per mezzo di un Senatus consultum ultimum scusa? Va beh, te l'hanno dichiarato l'assedio. Sotto d'assedio, parliamo come mangiare. Dai, lo stato d'assedio. Ero lì fuori, non eravamo in tanti. Dobbiamo ricordare che dopo la morte di Crasso, il triunvilato, il trio era diventato un duo, e quindi c'erano soltanto Pompeo e Cesare. Ma, come mi insegnate, due galli in un pollaio non possono stare e due potenti a Roma non potevano assolutamente stare. Quindi lo scontro era inevitabile. Ma Cesare dirà che la responsabilità è di Pompeo. Oc voluerunt. L'hanno voluto loro. Così dice Cesare, dopo aver compiuto così grande imprese, io, Gaio, Cesare, sarei stato condannato se non avessi chiesto aiuto ai miei soldati. Oc voluerunt. E così, in questo modo, il politico condottiero scarica tutta la responsabilità della guerra civile sull'opposizione. Va beh, anche oggi si può fare scarico di responsabilità. Cioè, che ne so, ci sono le scelte dei consigli di sicurezza dell'ONU, agiti di una provetta e armi chimiche. C'è un confine conteso, una minoranza linguistica da proteggere, un potenziale gruppetto jadista da bombardare a tappeto. Così, io inizio la mia marcia su Roma, mentre Pompeo rifugge la battaglia e trova riparo nell'Asia, la stessa Asia che lo aveva reso grande. Dopo diverse battaglie, però viene sconfitto sul campo a Farsalo e fugge, cercando riparo in Egitto dei suoi alleati. Ma lì viene fatto salire su un barchino nella rada di Alessandria e viene fatto uccidere a tradimento per ordine del re d'Egitto. Ora, le cronache non lo dicono, ma io vi assicuro, sono stra convinto che a ucciderlo fu una sola coltellata e dove? Al petto. A recidere l'Horta. No, io Pompeo non lo interpreto. No, ci ha fatto Cesare prima. Non lo faccio. No, no. Mi interessa. Vai avanti, continuo. No, ma in effetti hai ragione, anche perché pare che Cesare mi si è piangero la vista della testa mozzata di Pompeo. Potrei piangere, però, se tu fai la testa mozzata. Ci penso un attimo. È un accordo, eh? Guarda che se troviamo l'accordo, secondo me la chiudiamo, questa. Questa scena potremmo già dire che è definitiva. Inoltre, Cesare si vendica del re d'Egitto. Stato vassallo di Romance. Ma fai bene a ricordarla. Perché nessuno può toccare un cittadino romano senza conseguenze. Perché ci sono gli hostess e ci sono gli adversari. Vinte le ultime sacche di resistenza a Pompeiano in Hispania, Cesare entra a Roma da vincitore. Il suo potere nell'urbe, nei suoi domini, è indiscusso. Questo potere però deve essere istituzionalizzato e legittimato anche attraverso l'accentramento sulla mia persona di diverse cariche pubbliche. Cioè, ragazzi, stiamo parlando di Cesare. Cioè, è uno che fa le cose fatte bene, non è che dice, arriva, ok, adesso comando io. No, no, no, no, no. Lui fa le cose fatte bene nell'alveo della legalità. Per carità, magari piegando un filino il diritto romano. Ma che non si dica che Cesare ha fatto le cose ad Katzum. Ad mentulacanis. Se vuoi dirla, che sia. Poi non da vedere cosa vuoi dire. E quindi si fa nominare dal Senato. Consul a vita. È come essere premier britannico per sempre. Prefetto dei costumi. Un po' come Ali Khamenei in Iran. Imperator. Vabbè, il capo delle Forze Armate, anche se è Agio Matarella, lo è. Pater patrie. Il padre della patria, Ataturk nel suo mandela. E la carica più importante, dittatore perpetuo. Non hai esempi su questo? Cioè, come dittatore autodefinitositale in Italia. Cioè, sono stato l'unico? Sai che forse sì. Non c'è? Però ragazzi, la Repubblica li nominava i dittatori. Quando ero in tempi di crisi, la Repubblica romana nominava i dittatori per un tempo limitato. Cioè, la dittatura è un'invenzione della Repubblica. C'era già re si conto, in effetti, che i limiti del dibattito pubblico in tempi di crisi. Mentre a Roma si delibera, qualcuno dirà, sagunto viene spugnata. In più, diciamolo per l'elettore, già all'epoca, il volto era un volto. Per l'elettore, già all'epoca, il volto era una merce di scambio. Cioè, nel senso, era in vendita. Il sistema elettorale e la democrazia erano già corrotti. Le regole della democrazia, oggi come loro, sono limitanti. Vincolanti. L'uomo forte non vuole vincoli. Anche dal punto di vista iconografico, devo dire, Cesare non voleva limiti. Fece apporre la propria statua tra quelle dei re di Roma. Ah bella, mi ero fatto mettere un sacco di capelli a quella. Perché Cesare è sua figlia di calfizie. Lo chiamava un piccolo difetto. Sono stato a Bisanzio, viaggio in Galeone, 4.000 sesterzi, vai, fai tutto, poi torno. Tutto incluso? Wow figo, così quasi. Non stavo pensando di informarmi. È una battuta, Jampa, anche pessima. Torniamo a noi. Cosa fare con tutto questo potere? Molto semplice, riforme per normalizzarlo e consolidarlo. Senatori, da 600 a 900. Che vuol dire più poltrone per gli amici, includendo molti provinciali dall'Ispania e dalla Gallia e politici a lui fedeli. Riforma agraria. Cosa fare con il lavoro di milioni di cittadini disoccupati reinserendoli nel tessuto produttivo? Altro che reddito di cittadinanza. Così come sfruttare i cittadini per la costruzione di opere pubbliche che sono utili alla cittadinanza. Rimettono in moto l'economia e soprattutto stupiscono la plebe e accrescono il prestigio, il mio. In poche parole, utilizza un approccio che in esiano ante l'iteram. Per esempio il moderno foro che avrebbe portato il mio nome con al centro il tempio di Venere e Reginitrice, da cui io discendo, e l'ho detto per il porto di Ostia, che poi effettivamente è stato costruito, ma non da Cesare. Ostia. Strafiacca. Non come il ponte sullo Steto di Messina. Aià. Vabbè, la programmazione dell'apertura di una nuova strada sugli Appennini, dagli Appennini all'Adriatico. Che non c'è adesso, non c'è tuttora proprio. E poi vabbè, il prosciugamento delle paludi pontine. Mussolini scansa, tipo. E poi ho fondato una quantità enorme di colonie, dove finalmente si trasferiranno molti cittadini romani. E cominciare così una nuova vita in una terra promessa. Mi ricordo qualcosa. La generata vera però la fa ed è Salvini-Skansety, rottamazione delle cartelle esattoriali. Vabbè, poi faccio anche coloniare una mia moneta, una moneta d'oro, con la mia esfigio. Sto parlando un po' troppo Mediolanum, scusa. Sì, un po' sì, però va bene. Gli auri, faccio gli auri per stabilire un punto di riferimento nei pagamenti. Cioè, non come le criptovalute di Trump. Allora, ci siamo. Riforme sociali, le abbiamo fatte. Riforme economiche, fatte. Mancano le riforme più strettamente politiche. Vabbè, rafforzo delle assemblee popolari ha danno del Senato che perde gradualmente la propria autonomia decisionale. E ha lo spoiling system, che non sapeva cos'era, ma intanto lo faceva, e mette funzionari pubblici a lui fedeli. Certo, e la giustizia? Ma la giustizia è un grandissimo ostacolo al potere. Di solito gli uomini forti, voglio dire, evitano la giustizia. O meglio, cosa fa? Settebuisce la possibilità di nominare metà dei magistrati e suggerire l'altra metà. Mi ricordo Erdo, a non una fine. Una mossa, però, dalla grande lungimiranza politica è quella di estendere la cittadinanza romana a molte popolazioni delle province, integrandole nello Stato romano, come la Gallia Cisalpina, la Sicilia e parte del Nord Africa. Nord Africa? Cazzo, un genio. Sono venuti a casa nostra? Cioè, in realtà era casa loro. Cioè, non eravamo nati noi a casa loro, che è diventata nostra. Però anche casa nostra è casa vostra, e allora venite da noi, e allora tutto aperto, senza confini. Senza confini. Beh, poi ho cominciato anche una grande lotta alla corruzione. Sì, un po' come in Serbia, ma lui ci è riuscito. Certo, e poi ultima, beh, la riforma del calendario che porta mio nome, insomma. Il calendario Giuliano, che è fondamentale, perché in qualche modo va a sugellare il potere dell'uomo forte. Vedi che ho fatto cose buone? Musolini? No, Giulio Cesare. Toglitele dalla testa quell'altro. In fondo, potremmo dire che Giulio Cesare con il sostegno che il popolo lo osannava, è stato un dittatore democratico. Bella questa. E tu ha? No, di Canfora. Infatti è scritta bene. Comunque, possiamo dirlo... Diciamolo, c'è una cosa che non riesco a togliermi. Dobbiamo dire qualcosa di brutto di Giulio Cesare? Forentieri. Ah no, di Cesare. Basta di scherzare. No, la parte di scherzare. Dobbiamo dire, fino a qui abbiamo solo... Abbiamo celebrato, abbiamo... Le sue conquiste, le sue vittorie. Allora, io citerei Plutarco. A te, caro. In meno di dieci anni di guerra per la conquista della Gallia, combattè contro tre milioni di uomini. Un milione ne uccise. E altrettantine catturò. E tutto questo per stare al potere sei mesi. Sei mesi? Putin è al potere dal 99? Quanti anni. Un uomo forte che ha falcidiato intere popolazioni. In un passo del debello gallico, i nemici sono paragonati a spighe da mietere e la giornata del combattente romano è una giornata di lavoro sui campi. Il prezzo della romanizzazione per le popolazioni della Gallia è stato lo sterminio. Goethe dirà, siamo diventati troppo umani per non sentire troppa ripugnanza di fronte ai trionfi di Cesare. Perché quando tocchi il potere, o uccidi, o muori. E Cesare era disposto a fare lui. E lui, per il suo gioco, e Cesare era disposto a fare l'uno e l'altro. E ha fatto l'uno e l'altro. Per carità. Se fosse stata la Corte Penale Internazionale, Carincan spiccava 26 mandati di manicatura sulla sua testa. All'epoca uno ci ha provato. Cattone Utiscense cercò di convincere il Senato che il numero delle vittime causate da Cesare era inaccettabile. Chiese quindi di arrestarmi e di consegnarmi ai Germani citando una vaga idea di violazione dei diritti umani universali. Perché i diritti umani universali esistevano? I diritti umani universali esistevano? Un tempo no, ma oggi esistono? Bha, oggi scrichiono. Ho letto che nella Roma di qualche secolo dopo, sotto Iborgia, ci furono guerre, terrore, omicidi, carneficine. Ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo da Vinci, il Rinascimento. In Svizzera non ci fu che amore fraterno, ma in 500 anni di cui eto viverei di pace, che cosa ne è venuto fuori? Che cosa? Dimmelo tu. L'Orologio a Cucù. E' un'altra cosa. L'Orologio a Cucù. Bella questa, è tua. Però tu avresti preferito vivere sotto Iborgia durante il Rinascimento o nella Pacifica Svizzera? Voi? Come si risponde a una domanda così? Non esiste bene e male, esiste solo il potere e quelli troppo deboli per averlo. Bella questa, è tua? No, anche Voldemort. Chi? Harry Potter. Harry Potter. Senti, però si viveva in tempi violenti, in un regime, no? Poi c'erano state guerre civili, guerre fratricide e sai come sono le guerre civili, no? Fai sempre fatica a capire chi è il cattivo, chi è il buono, chi ha ragione, chi ha torto, di chi è la terra, di chi è la promessa. Sì, hai ragione. Come fa l'uomo forte a dire sono io quello buono, sono io quello ne giusto. In questo ci soccorre molto bene Svetone, lo racconto in un passo lucidissimo. Cesare, dopo aver vinto l'avversario Pompeo, ha guardato la massa di cadaveri, gli scudi e i gladi spezzati sul campo di battaglia e ha detto una sola cosa. Oc voluerunt. Lo hanno voluto loro. Lo avete voluto voi. Lo abbiamo voluto noi. Nessun dittatore nasce da nulla. Cesare, perdonami, non per girare il coltello nella piaga, no? Che pessima metafora. È una rilaglie. In quel momento, alla luce di tutto il sangue versato nei quattro angoli del mondo, la sofferenza patita è fatta patire. Ti sei chiesto perché l'hai fatto. Hai potuto godere del potere dei suoi agi per appena sei mesi, dopo una vita passata a cavallo, a rischiare la vita, combattere, abbracciare il gladio, alla testa delle legioni, non una vita agiata. Allora ti chiedo, da giornalista, dimmi, ne è valsa la pena? Sì, ne è valsa la pena. Tu invece, dimmi, perché fai tutte queste domande? Perché è il mio mestiere, faccio il giornalista. E perché fai questo mestiere? Io ho iniziato a fare questo lavoro per raccontare i grandi fatti, per stare dove succedevano le cose. Devo farti una confessione. Io volevo raccontare le grandi cose, essere il narratore della storia. E devo ammettere che questa cosa qua ha un po' di potere e me lo dà. Me lo dici? Io le ho fatte, le ho raccontate. Tu pensi, no? Seguire un politico che arringa la folla, un comizio pazzesco. Io sono stato quel politico. Ma tu pensi seguire una triunfale marcia su una capitale, una vittoria sul campo di battaglia? E poterlo raccontare? In realtà tutti i giornalisti, quelli più famosi, anche quelli meno famosi, anche quelli ancora meno famosi, come me, vivono di luce e riflessa. Noi agogniamo di raccontare le grandi storie, perché chi sa fa, e chi non sa fare, alla fine. Racconta. E alla fine, caro giuliocese, io e te vogliamo la stessa cosa. Vogliamo il potere. Ma perché? È semplice, Gianpaolo. Sì, è molto facile. Per vivere in eternità. Perché tu, esattamente come me, esattamente come loro, come tutti, abbiamo una unica grande angoscia. La morte e l'oblio che l'accompagna. E il potere è lo strumento ultimo per vincere tutto questo, per essere ricordati e sopravvivere in eterno. Diventando immortali, io e Gianpaolo ho ucciso la morte. E ora tu sei qui a intervistare a me, Cesare. E non c'è un modo per salvarsi, per uscire da questo meccanismo? Certo che no, siamo esseri umani. E quindi? Et nunc. E quindi? Bonanox et fausta fortuna. Ah. E quindi, buonanotte. Buonanotte e buona fortuna. Sì. Poi nelle prove, in realtà c'era una roba da cui potevamo uscire e non potevamo. E adesso non possiamo farlo. Quindi facciamo finta che usciamo. Grazie. No, no, che usciamo. Stiamo qua. Ci si inchina, si ringrazia. Grazie al Festival delle Economie di Trento. Grazie a tutto. Grazie, a presto. Sottotitoli e revisione a cura di QTSS
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