Identità e democrazia: perché il modello Europa non funziona più
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Identità e democrazia: perché il modello Europa non funziona più
Un dibattito su identità europea, pessimismo istituzionale e impatti della deglobalizzazione.
SAVE Bene, buongiorno a tutti, grazie per essere venuti a questo incontro. Abbiamo due intellettuali italiani importanti, il professor Maffettone e il professor Egidi, un tema che è un tema che è un maremagnum sull'identità europea. Io davvero inizierei subito a provare a capire se sono o no i professori d'accordo con questa intonazione super pessimista che abbiamo sentito finora al Festival di Trento in merito alla collocazione al posizionamento europeo dal punto di vista istituzionale dentro ai meccanismi della deglobalizzazione, dal punto di vista delle specializzazioni produttive. Sono tre giorni che nelle maniere più differenti abbiamo sentito una intonazione negativa e delle forti cariche di pessimismo sul presente e soprattutto sul futuro prossimo dell'Europa. Naturalmente questo tema si connette intimamente alla questione della democrazia perché l'Europa è o democratica o non è, almeno fino ora così è stato, e la specificazione europea rispetto a tutto il resto del mondo è anche questo e c'è poi un tema fondamentale di ricasco di quasi filosofia identitaria non l'identità politica che è quella appunto la dimensione umana e del senso delle cose che poi ciascun cittadino europeo ha o non ha, prova o non prova, costruisce o non costruisce tutti i giorni rispetto anche al concetto e alla pratica dell'Europa. Inizierei subito con il professor Egidi chiedendo innanzitutto questo tema di un pessimismo generalizzato se è condiviso o no e poi andando poi nel merito ad esempio della meccanica europea la grande questione anche che abbiamo sentito citare più volte della non governance europea per dirla in maniera come dicono quelli che parlano bene rispetto a quello che sta capitando o non capitando sull'identità e sul posizionamento europeo. E' un tema semplice facile e non potendo dire mi faccio un'altra domanda provo a partire dal primo elemento, cioè il pessimismo, ma io sarei pessimista se non riuscissi a capire perché siamo arrivati dove siamo arrivati. Il problema è cosa è successo? Cinque anni fa nessuno era pessimista, a me non risulta, i nostri uomini politici europei erano nella posizione di grande auto celebrazione e lo sono stati fino a poco tempo fa. C'è stato qualcosa che è avvenuto, ma quel qualcosa che è avvenuto, che meccanica ha come dicevi? Io penso che noi abbiamo, che sia una storia che viene da effetti più recente, la storia più recente viene dagli effetti della globalizzazione. La globalizzazione ha fatto sì che un miliardo e duecento milioni di persone o più sono passate dalla povertà a una tenore di vita ragionevole, diciamo così, nei paesi più strani, cioè dalla Cina che è ovvio a molti altri paesi, compresi anche qualche paese nell'America del Sud. E in quel fenomeno però c'è stata una delocalizzazione dell'industria gigantesca. Quella dell'alcolizzazione ha fatto sì che si pensava, i cinesi adesso copiano, mi ricordo benissimo che questo era il discorso di vent'anni fa, ma giustamente essendo normali persone intelligenti, finito di copiare, hanno cominciato a inventare e cominciando di inventare hanno cominciato ad essere fortemente competitivi e diventando competitivi quello che era un guadagno del sistema delle imprese che distribuiva nel mondo i costi più bassi per produrre è diventato un momento invece di competizione. E non solo, ma in patria, soprattutto negli Stati Uniti, i lavoratori si sono trovati a mal partito perché un certo strato, quello strato che è forse meno di alta capacità tecnologica, si è trovato o senza lavoro o in condizioni di lavoro peggiori. Quindi è nato qualche cosa che secondo me è il problema chiave di tutto, cioè non ricordarsi che quando c'è un'innovazione, quando c'è la globalizzazione, peggio sarà, e mi sentirò, con le innovazioni che verranno adesso con l'intervista artificiale, non si pensa agli effetti che si hanno sulle persone, non si pensa agli effetti che si hanno sui ceti sociali. Una volta dentro uno stato si poteva evitare di fare grandi ragionamenti perché lo stato comunque compensava diciamo le perdite tra virgolette di diciamo di welfare, di ricchezza, cercava di compensare in qualche modo, ma qui se tu perdi il lavoro in America perché il lavoro è nato in Cina, lo stato della Cina non ti compensa. Quindi il problema diventa quello della mancanza di un'autorità internazionale, parentesi adesso c'è il momento negativo in cui tutta l'autorità internazionale, gli authority vengono considerati inutili o ineleganti o inefficienti, che avrebbe dovuto forse, ripeto, un'etopia, ma il problema c'era, il problema era queste persone dove vanno. Professore, poi passo al professor Maffettone, però soltanto una specificazione che secondo me è utile e interessante. Lei dice che il fenomeno della globalizzazione barra deglobalizzazione ha in qualche maniera svuotato il sottostante manifatturiero o comunque ha ridotto il lavoro e nel momento in cui ha prodotto questo fenomeno contemporaneamente lo stato nazionale, il sistema di welfare occidentali, non hanno potuto compensare. Ecco, ad esempio, vedo tantissimi ragazzi in sala, l'invito è quello di comprare il libro di J.D. Vance, l'attuale vicepresidente degli Stati Uniti, Elegia Americana, credo tradotto da Bompiani se non sbaglio, che è un libro interessantissimo che racconta esattamente quello che diceva il professore Gidi, cioè gli Apalaci, quindi un pezzo della vecchia manifattura americana, North Virginia, credo, che hanno una crisi di deindustrializzazione fortissima perché gli imprenditori americani chiudono lì per aprire in Cina e per aprire in Asia e contestualmente c'è un meccanismo di disgregazione sociale pazzesco e quello è la roba più violenta americana. Ecco, visto che qua siamo concentrati anche sull'Europa, in Europa questo è accaduto di meno, cioè il sottostante manifatturiero si è svuotato molto meno rispetto agli Stati Uniti, lo dico perché, come dire, la mia tazza di tè, però contestualmente può essere che i meccanismi compensativi che avrebbe potuto attuare l'Europa nella sua condizione di governance anche non perfettibile e quindi con delle difficoltà non l'ha fatto, cioè avrebbe potuto l'Unione Europea a suo avviso fare quel meccanismo di compensazione rispetto alla stessa cosa che ha descritto lei? Sì, perché? E perché non l'ha fatto? Ma perché? Vi ricordate, qui i giovani non possono ricordarlo, ma quelli che hanno una certe età si ricordano quando c'era in Italia il partito comunista e la democrazia cristiana. Allora, comunque i due partiti stavano molto attenti a quello che succedeva nel contesto sociale, c'era uno scontro tra i due partiti, l'uno cercava di rispondere magari attraverso le strade sindacali, l'altro in altri modi, ma comunque quella tensione c'era. Adesso, negli ultimi anni, i partiti non hanno più quello scontro così feroce in quei termini, non sono più entrambi attenti ai bisogni sociali. Qualcuno deve spiegare perché, dovremmo dirlo, poi se posso dire che è vero, le dirò dopo magari sotto cosa, però il problema è che, per esempio, la sinistra, l'ex PC che avrebbe dovuto occuparsi attentamente di questo problema in Italia, in Francia, in Germania, si è dimenticata di questo tema. Sì, ad esempio, lo dico per completare il discorso e poi magari passare al professor Maffettone, ad esempio il blocco progressista che avrebbe dovuto conoscere bene la società, le fabbriche e questa realtà produttiva, alla fine ha accettato l'istanza ideologica di policy sul green deal facendo una decarbonizzazione che sta uccidendo l'industria dell'auto e l'industria siderurgica e l'industria meccanica non italiana, non francese, non tedesca, ma europea, senza neutralità tecnologica. Un conto sarebbe stato perseguire quegli obiettivi dando neutralità tecnologica, cioè ottenere quei benefici ambientali, perché è giusto, è progressivo, è progressista, ma allo stesso tempo tutelando la possibilità delle imprese di scegliere i modi con cui arrivarci. Un altro conto invece è stato imporre top down, è una pianificazione, non so se sovietica, ma è una pianificazione che in ogni caso ha rotto il rapporto tra queste forze che lei indicava, i partiti storici e la società. Certo. Oggi una cosa banale, motore della macchina che normalmente voi avete dura 100.000 km, 200.000 km, motore elettrico se tutto funzionerà dura 3, 4, 5 milioni di chilometri, tutti i meccanici con cui parlate dicono a tanto non verranno, ma se verranno io sarò disoccupato. Chi se ne occupa? Chi sta pensando agli effetti dell'introduzione di queste tecnologie? Questo è un tema diciamo politico e culturale prima che economico e tecnologico. Ecco allora, professor Maffettone, diciamo pessimismo poco, perché ieri è successa anche una cosa personale. Solo i difusi dell'Inter possono essere pessimisti oggi. E' vero. Hanno il pieno diritto, gli altri. A cui va la mia solidarietà? Detto questo, lei è uno dei maggiori intellettuali italiani, una volta si sarebbe detto di sinistra. E' una cosa che è interessante, io sono sempre stato liberale, quando ero giovane non mi facevano parlare, dicevano zitto fascista, adesso mi dicono zitto comunista, dicendo le stesse cose, perché è un'altra cosa divertentissima. Io dico sempre le stesse cose, ma allora sono liberale con tendenze social-democratiche, c'è molti diritti individuali, molto giustizia sociale, questo è il paradigma. Quello che prima all'università quando avevo 20 anni, 1968, tutti i quanti dicono zitto fascista, sei zitto, non devi parlare più. E adesso tutti i quanti dicono che sono l'apostolo della sinistra. Due sciocchezze evidenti perché banalmente io sono uno di centro, magari centro-sinistra, ma insomma li stiamo. Però al di là del Napoli e al di là della collocazione che vogliono darle propriamente o impropriamente, tutto questo gigantesca mole di pessimismo intorno all'Europa, a noi europei, a essere noi per una volta fuori dalla storia. Posso dire una cosa di più? Stiamo a Trento doveva persino piovere e c'è il sole, è un posto meraviglioso, manca il mare, vero? Si può avere tutto nella vita. Ma come si fa a stare meglio di qua? Sentire tante persone che dicono tante cose strane, i problemi più importanti del mondo, una città meravigliosa piena di persone interessate alla cultura. Quindi secondo me noi non abbiamo nessun motivo per essere pessimisti. L'Italia è il paese più bello del mondo secondo me. Ora questa è una cosa che ho sempre pensato più o meno, mi hanno offerto tantissime volte di andare a vivere all'estero, ho sempre detto di no. L'estero per me è già Roma, da Napoli voglio dire, il mio luogo dello spirito. Figurati se andava a vivere anzio in Canada, è per me troppo. Tre mesi sì, ma la vita no, diciamo così. Perché? Perché qui si sta bene. Io ero bambino, proprio dopo poco era finita la guerra e questo era un paese di morti di fame. Anche un'altra cosa che bisogna capire, adesso insomma le condizioni sono molto buone, poi che ci siano problemi in Europa mi sembra evidente. C'è bisogno di un filoso per dire che ci sono problemi in Europa. Perché ci sono? Io sono molto d'accordo con quello che ha detto il professore Agili prima. Sostanzialmente è un problema di difficoltà di coordinare il locale e globale. In dottrina c'è una cosa molto celebrata degli economisti, il professor Trier ci può spiegare dopo bene che si tratta, ma si tratta del cosiddetto trilemma di Rodrik. Non è il gioco dei cubetti, è una cosa di un economista molto importante, di Harvard, che si chiama Denny Rodrik. È un minimo complicato. Se andate su Wikipedia comunque c'è una spiegazione abbastanza funzionante. Che cosa dice questa cosa? Che dice che la globalizzazione si è imposta senza regole a dei perdenti molto evidenti e allora tu non puoi avere insieme globalizzazione e democrazia, perché i perdenti bloccano la democrazia, i perdenti votano populista, non so se mi spiego, e quindi fottono la democrazia in qualche misura, perché la democrazia o è libera la democrazia o non è democrazia e quindi queste persone votano e quindi fanno un atto democratico ma sabotano la democrazia, non so se è chiaro, e lo fanno perché sono perdenti non ricompensati in buona sostanza. Allora figuandoci dell'autonomia nazionale, questo è il trilemma, la democrazia e la globalizzazione altre cose non possono coesistere, io l'ho detto in maniera superficiale, è una cosa un po' più complicata, però credo che il senso sia chiaro, la gente non vota perché ci perde, gli operai del Michigan e Wisconsin hanno perso perché il mercato cinese ha conquistato spazi che prima erano i loro, semplificando al massimo, si incazzano e esce J.D. Wans. Il suo libro tra l'altro è molto istruttivo, è fatto bene lui a dire di leggerlo, un po' fascista ma molto istruttivo e nessuno è perfetto. Il punto è, veniamo da un posto assurdo, perché prima ci hanno fatto perdere il lavoro, poi un po' di dignità e poi ci dicono pure che non capiamo le cose sofisticate, e quindi dalle parti mie si dicono, Nutt è immaziato, non tutte cose insieme, o l'uno o l'altro, possiamo perdere il lavoro, almeno ci devono dire patto patto sulla testa. Il problema è come si fa, quello che sto dicendo io è che in pratica quello che avviene a livello di globalizzazione generale avviene pure in Europa, cioè è difficile avere un centro che mette le regole e la periferia che si armonizano col centro, perché gli Stati nazionali vogliono comandare, hanno la loro autonomia e hanno il loro pubblico che vota populista, o a destra o a sinistra scegliete voi, al massimo che abbia senso dire destra e sinistra populista, ma vota per una finta democrazia in così in modo, ma se si seguissero le regole della democrazia non si seguirebbe le regole dell'Europa, quindi bisogna trovare un'armonizzazione tra locale e globale, tra lo spirito diciamo pure tecnocratico del centro e le giuste necessità delle periferie. Come tutti sanno il problema del populismo non è la sensatezza delle domande che pone, è l'insensatezza delle risposte che dà, cioè che ci sia un problema di ricompensare i perdenti della globalizzazione in tutto il mondo e soprattutto in occidente, è abbastanza evidente che ci sia un modo per farlo e che i populisti ne siano capaci, è tutta altra cosa, il populismo è tutto sommato all'origine una volta, una cosa sudamericana. Se andate a Buenos Aires, patria di Maradona tra l'altro, posto importante, patria calcistica, non è nato Buenos Aires, no è Maradona, non mettiamo in discussione la religione perché se andate lì capite subito che Peron è ancora vivo, è quello che sta succedendo adesso più o meno, è populismo un po' più arrabbiato, un po' più di destra, un po' più libertario, ma lì siamo diciamo così, e perché siamo così? Perché le lit campano bene e gli altri campano male, perché i perdenti non sono stati ricompensati e il modello è sempre più o meno simile, solo che adesso prima le teorie della classica della modernizzazione, Bell, Schiltz eccetera dicevano che era una modernizzazione in ritardo perché in questi paesi la modernizzazione tra vigorette buona, Stati Uniti e Europa, faceva così che le lit avanzavano, ma con l'ora avanzava tutto il paese o perlomeno la classe media e allora si tiene, nel momento in cui le lit si arricchisce e la classe media aperta il modello non tiene più e quindi la cosa strana che noi siamo passati dalle periferie del sistema, cioè da Sud America, al centro del sistema perché il sistema opera male, allora la prima cosa da fare è pensare all'eguaglianza e la voglio dire tutte, anche a qualche forma di demercificazione, l'economia ha in fin dei conti un mezzo non un fine, il fine è la persona e su questo l'identità deve puntare, l'identità europea, in Europa da noi è ancora nel complesso così, prendete la sanità italiana e quella americana, è un esempio classico, è molto più sensata la nostra, costa di meno e serve di più il cittadino, perché? perché non è mercificata, è meno mercificata, un po' lo è, ma è meno mercificata e tiene la persona come oggetto, il malato sostanzialmente, come il centro di interesse con tutti i limiti che volete, però è ancora su quello, l'istruzione deve essere pubblica perché in pubblica tutti devono essere istruiti, poi dopo ci possono essere isole private, ma il centro dell'istruzione deve essere pubblico, non c'è dubbio, allora quando noi invece mercifichiamo tutto questo, questo è il problema, allora rendiamo l'economia distante dalla persona e questo crea un altro discontento, diciamolo così, poi sull'identità europea è discorso veramente molto complicato e lungo, i filosofi sono specialisti nel parlare di identità, di solito dopo un po' che ne parlo nessuno capisce più niente, quindi, ma io dico sempre la frase lei non sa chi sono io, di solito viene presa come prova di arroganza, per un filosofo invece inizia il discorso lei non sa chi sono io, io neanche lo so, nessuno lo sa, nessuno sa chi esiste, quindi l'identità europea è complicato in generale, alle origini l'identità europea ha tre pilastri diciamo così, sicuramente, io per deformazione parto dalla filosofia greca, la religione cristiana e il diritto romano, questi sono i tre pilastri dell'identità europea, allora che cosa è successo? Che l'Europa come la conosciamo noi, quella che adesso non funziona è basata invece su un'identità costruita sull'asse reno-rodano con spruzzate di atlantismo, cioè Londra e New York, questa è l'Europa che ha comandato finora, trascurando quel mediterraneo che ben o male era la base di filosofia greca, religione cristiana e diritto romano, secondo me una delle riforme da fare, per carità non è una riforma, è un modo di pensare, è ripensare l'Europa da sud e non da nord, per una volta, cominciamo dal mediterraneo, partiamo da qui e se la volete tutta in tempi di scudetto si può dire di tutto, io mi sono inventato una categoria dello spirito che si chiama Medio Occidente, c'è il Medio Oriente no? Perché non c'è il Medio Occidente? E qual è secondo voi la capitale del Medio Occidente? Diamo chi indovina? E' Napoli ovviamente, e quindi l'Europa, la cosa comica è che io l'ho detto in un convegno del Partito Proprio Europeo e l'ho detto in maniera molto goliardica, ora dall'anno prossimo ci saranno 10 iniziative dall'Unesco all'Unione Europea che fanno Napoli capitale del Medio Occidente, per cui non si può neanche parlare più per scherzare, che ti pigliano sul serio, quando parli sul serio ti pigliano per scherzare, quando parli per scherzare ti pigliano sul serio, però è un problema, io penso che questo sia un grosso problema, comunque, non ho già parlato abbastanza, no no no però voglio dire, mi rendo conto che mi chiedo se sia, se possa diventare un progetto culturale, istituzionale, politico il Medio Occidente o se l'effetto è un po' della transagonistica? Purtroppo lo diventerà sicuramente, quello è il problema, perché lo slogan è divertente, è carino, è simpatico, ma poi non so assolutamente cosa voglia dire, quindi, gli effetti lo diventerà e vedremo che succede, però c'è un'altra cosa sul fatto del pessimismo che è interessante, io pensavo certe volte che vedere peggiorare alcune... i politici di oggi sono meno bravi di quelle di una volta, no, per esempio, secondo me non c'è molto due, però vuoi vedere che il fatto che tu sei vecchio e quindi c'hai nostalgia della neocrazia cristiana e del partito comunista con cui sono cresciuto, sarà questo, allora ho preso tre gruppi di ragazzi, venti ragazzi, media 21 anni, e io ho chiesto loro, i politici di oggi sono più scarsi? Tutti hanno detto sì, quindi c'è una certa diffusa tristezza nell'aria, un senso di età della decadenza che si scontra con le mie convinzioni personali, io penso che il mondo non sia stato mai bello come oggi, soprattutto in italia, guardate quando io avevo, quando ero ragazzino, io non sono mai uscito dal quartiere, l'unica volta che uscite era Chiaia di San Ferdinando, Chiaia di San Ferdinando, e non sono mai uscito dal quartiere se non per giocare a pallone, perché il campo di calcio ovviamente stava in periferia, era l'unica uscita dal quartiere, questi a vent'anni sono tutti cittadini del mondo, questo pure aveva detto, è una cosa meravigliosa, fantastica, questo mi crea anche un problema professionale, il filoso deve essere pessimista e demaciato, io sono ottimista e cicciotello, quindi questo rende un'immagine deplecabile, però detto questo, c'è nell'aria il senso di un'età della decadenza da parte dei ragazzi che è triste, perché sono tra l'altro ragazzi bravissimi, che studiano in maniera fantastica e sono preparati come non mai, quindi non ci sarebbe bisogno di essere particolarmente depressi, stanno in un paese meraviglioso dove si mangia benissimo, si può fare quasi tutto, perché sono in realtà, questo è il problema dei problemi, e secondo me la denatalità un pochino c'entra pure con questo, eh sì, col fatto che siamo abbastanza bene ma non siamo contenti del futuro che si prospetta, e questo perché i ragazzi sono un indice del futuro, quindi in effetti qualcosa del genere c'è. Professore, abbiamo sentito descrivere una ipotesi quasi antroposofica di medio occidente con Gennius Locci a Napoli, ecco, ma ora questa visione in prospettiva Champions League, ecco, ma in questa visione di uno spostamento del balicentro intra euro-europeo verso il Mediterraneo ha un senso o non ha un senso? O dobbiamo comunque fare i conti con una realtà effettuale dove c'è un tema di assenza e svuotamento e di perdita di forza da parte dell'Unione Europea ma su un asse che continua a essere fortissimamente franco-tedesco, ecco. Qual è la? Io non vorrei offendere il professore, però i tedeschi hanno appena messo quasi mille miliardi per riarmarsi, quindi qualche brivido nella schiena, questo me lo mette, forse perché appunto sono così vecchio che so che c'è stato un passato piuttosto problematico. Però allora Sebastiano citava tre questioni, la religione cristiana, il diritto romano e la filosofia greca. Allora il problema io credo che sia quello che sicuramente le religioni, la religione cristiana ha perduto moltissimo forza di attrazione negli ultimi anni. La chiesa ha un miliardo e duecento credo, è la super multinazionale da duemila anni, ha un miliardo e duecento milioni di persone, però queste persone sono sempre più nei paesi poveri o emergenti e meno nei paesi sofisticati che stanno crescendo rapidamente. Quindi la internazionalizzazione ha messo in un certo senso come dice Saskia Sassen, un antropologo, una filosofa americana, città contro campagna persone globalizzate contro persone ancora tradizionali che sono ancora legate alle tradizioni e quindi alla religione. Quindi questo problema c'è, dobbiamo capire cosa sostituirà, perché la chiesa, perché ho citato questo, perché ho citato la religione, perché comunque era un sistema di valori e c'era contro un altro sistema di valori magari, la democrazia cristiana contro il partito comunista, che avevano un'importanza perché c'era dialogo, c'era l'otta, non l'otta fisica, a meno in Italia, ma l'otta intellettuale, quindi da quello poteva sorgere una proposta, una proposta alle persone che potrebbero dire questo ci credo, mi dà un futuro, magari è sbagliato, però ho una prospettiva, man mano che cadono queste cose, man mano che il sistema di valori è più debole e vale soltanto questa idea di un globalismo, qual è la proposta per il futuro? Allora abbiamo ancora 15 minuti, eravamo d'accordo prima con i nostri relatori che sarebbe importante dato che in sala ci sono anche tantissimi ragazzi a raccogliere delle domande da porre ai nostri relatori, in particolare se possibile da parte dei ragazzi se hanno delle curiosità, se no anche chi è più agé è autorizzato a farlo, ecco visto che abbiamo qua due intellettuali di vaglia, ecco. Abbiamo anche la possibilità di fare la domanda con un microfono e quindi c'è qualcuno che desidera... dai ragazzi, avete due super intellettuali qua, potete chiedergli quello che vuole te, vai. Lo scudetto del Napoli di Maradona è quello di ieri, c'è un po' di differenza vero? E quella parola l'identità non c'entra mica con quella roba lì? Non l'avete messo un po' troppo sul punto di vista economico? Grazie. Super domanda. Le sponiamo alla seconda parte perché la prima era per fare calore locale, calore locale, l'apsus è divertente. Io penso che quello che ha detto il professore Gidi per ultimo sia molto interessante qui, effettivamente c'è diciamo ogni tanto qualcuno si dimentica della perdita dei valori però c'è come dire un sostrato tremubondo di valori. Io sono 50 anni che mi occupo di etica pubblica e l'idea dell'etica pubblica è proprio trovare dei valori che sono nelle persone che corrispondono alle relazioni con gli altri e alla società e credo che questo sia un momento di fragilità dal punto di vista dei valori e la religione da questo punto di vista è anche un rifugio diciamo. È vero che si perdono persone che credono, tra l'altro nelle statistiche pare che le religioni che più acquistano nuovi fedeli siano quelle più radicali, quindi gli evangelici, alcuni gruppi evangelici americani, i pentecostali e qualche forma di islamismo, tutte forme che tendono a radicalizzare il discorso religioso. Ci sono dei nomi di islamizzazione in alcuni strati della popolazione di Napoli in campagna, interessantissimi anche. Io non lo sapevo, non mi dicono niente. A Napoli succede di tutto. Infatti io penso che quello sia un buon esempio di quello che io ho chiamato demercificazione e che secondo me è una cosa importante. I valori c'entrano molto tra dei decimi perché appunto sanità ma quello che conta non è solo l'efficienza perché a realtà tutti vogliamo essere curati da un dottore competente, ci mancherebbe l'efficienza importante. Però quello che conta è il primato del malato, della persona che sta dietro a questo e questo non si ottiene se non ci sono dei valori e tutto sommato a noi per una serie di congerie, di ragioni diverse ci sono ancora perché la sanità i maestri delle scuole elementari italiane sono degli eroi fanno delle cose incredibili con... A 1200 euro al mese. A 1200 euro al mese. Quindi voglio dire c'è un paese che ancora risponde ai valori però c'è il dubbio perché io penso che un po' di idea di decadenza che vedo nei giorni dipende proprio dal dubbio che queste cose reggano. Io ricordo benissimo, mio padre e mia madre, qui l'aspetto freudiano emerge involontariamente, e mio padre era liberale ed era ufficiale della reggia aeronautica, aprì un'azienda dopo la guerra perché con lo stipendio... poi lui diceva che un ufficiale di carriera che perde la guerra si deve dimettere perché ha fallito, quindi si dimisse e aprì un'azienda. Ma la sua idea era io devo campare, qui devo fare un po' di soldi, ma tutti devono vantaggiarsi di questo. Era molto convinto di questo. Mia madre che era molto cattolica pensava sempre al bene comune, al bene di tutti eccetera. C'era questo senso che io mi devo difendere ma del difendermio devo far bene a tutti quanti. Io penso che questa sia la congiuzione tra economia e valori e questo passa per un po' di demercificazione. Non è solo danaro, non è solo oggetto, non è solo merce. Naturalmente questo viene accusato di pericolo su comunismo se lo dici, però non è così. È semplicemente la razionalità che c'è sotto le imprese economiche. Devono essere efficienti, ma alla fine l'economia serve per il consumatore, non per arricchire l'azienda. Se l'azienda va male non si fa più. Però vorrei ritornare anche alla domanda che ha posto il nostro giovane amico. Lo scudetto di Maradona era lo scudetto dell'identità e questo è lo scudetto del business? No, però certamente c'è maggiore, c'entra molto la severità, l'austerità, ecco rispetto all'ora. All'ora era più folclore, adesso è stato più austero, questo sicuramente. E devo dire che De Laurentiis ha mantenuto i bilanci in ordine. Ha dato un esempio di serietà, una volta avevamo detto asburgica, che non è il caso, è stato il posto, a tutto il sistema del calcio in Italia. Bilanci perfetti, equilibrio, cose del genere. E quindi da questo punto di vista sì, è diverso. Prima era più come è stato scritto anche sul Corriere della Serie di stamattina, c'era il governo di unità nazionale che voleva che appoggiava il Banco di Napoli, che finanziava. Però lo scudetto è una bella forma di demercificazione, perché in piazza ci vanno tutti e non c'è differenza di classe e soldi. Tutti vanno là e festeggiano insieme, vi assicuro, fottendose neampiamente di essere più ricchi o più poveri, senza nessuna distinzione. Almeno questo, certamente non compensa il sistema scudibrato, però è meglio di niente. Abbiamo ancora 10 minuti, ci sono almeno altre due. No, è meglio averlo. Grazie. Come ti chiami? Martina. Da quello che ho capito, quindi, se quello che teneva unità l'Europa in passato era tra virgolette una differenza rispetto agli altri, il fatto di identificarsi in modo diverso rispetto agli altri, perché abbiamo detto quindi religione cristiana, diritto urmano, quindi la prova differenza rispetto agli altri. Adesso che c'è un ambiente più multiculturale, che quindi può portare più valore, più ricchezza culturale, ma anche economica all'Europa, come è possibile? Come si può trasformare questa nella nostra ricchezza o cosa si può trasformare di nuovo nella nostra ricchezza in Europa? Mi sembra la domanda delle domande. Il problema della multiculturalità è un problema importante e positivo per il futuro, ma non lo sappiamo gestire in questo momento, lo gestiamo abbastanza male, quindi dietro ci deve essere qualche cosa a cui bisogna stare attenti. Io la vedo così. Il problema fondamentale è che noi ci siamo abituati negli ultimi vent'anni europei a politiche di tutela dei piccoli problemi, dei piccoli diritti, di tutte le questioni che potevano in qualche modo andare contro dei diritti di gruppo e non i diritti universali, per cui alcune cose fondamentali, benissimo, abbiamo un futuro di decarbonizzare, tutto bene, però il problema è questo, ci siamo abituati a un'autorità che in qualche modo ci vuole tutelare, ma anche ci vuole controllare. Allora, in questo tipo di modo di accettare le regole, che spesso sono diventate regole di carattere burocratico e non con un fine preciso, secondo me noi abbiamo perso quello che c'era prima, tempi che sembravano migliori, e cioè la capacità di dire non sono d'accordo, cioè di invece che pensare sempre a essere tutelati, pensare a rispondere in un modo diverso. Abbiamo perso la legittimità dello scontro tra le persone, dal punto di vista delle idee. Ci dicono che, per dire, oppure c'è ancora questo scontro, ma uno scontro formale non è sostanziale, se adesso in Italia, destra e sinistra, i due partiti si scontrano, è più per farsi, diciamo, ritalizzare, che per riuscire a spiegare qual è veramente la strategia che va bene per noi. Questo non salta fuori e questo salterebbe fuori, forse, se fossimo noi più partecipanti, più capaci di intervenire e anche quindi di rispondere al problema che le pone, perché a quel punto lì, finché ci aspettiamo soltanto tutele e difese di piccoli problemi, non riusciremo mai a indirizzare il mondo della politica. Il mondo della politica non va bene, ma chi lo indirizza? Questo è il punto secondo me. Io penso che l'Europa sia nata sulla questione della pace. Tra l'altro, e scusa adesso vado un po' nel merito del mio mestiere, che è più noioso, non di quello degli altri, è più noioso di quello che ho detto prima. E' impressionante come l'Europa sia fondata su tre pilastri che sono presi direttamente da Immanuel Kant, la pace perpetua, cioè deve essere fatta di paesi liberal-democratici, deve essere espasata sul commercio tra questi paesi e deve esserci un ente centrale regolatore. Sono i tre principi della pace perpetua di Kant. Questi pari pari a fondazione. Tra l'altro non è neanche escluso che non sia del tutto involontario questo, perché i tre fondatori principali dell'Europa parlavano tedesco, Adenauer, che era giustamente tedesco, De Gasperi, che era stato lavorato in Austria, e Schumann, che era dal Salzia-Lorena e quindi parlava in francese con franco tedesco. C'è una matrice, la Germania era il problema, la Germania distrutta dopo la guerra era il problema, l'idea è dopo tante guerre che abbiamo fatto troviamo un luogo e fare la pace. Si potrebbe dire che trovata la pace emergono altri problemi. Quali sono questi problemi? E' fascinoso pensare che questi problemi centrano con la differenza tra le nazionalità e le culture. Un italiano, specialmente del sud, e un finlandese sono piuttosto diversi. Si amano moltissimo magari, ma sono piuttosto diversi. E il mainstream, e questo è il punto difficile, della cultura europea occidentale è quello che da cartesio a Kant ha fatto leva sul illuminismo, in cui scienza ed efficienza erano i due pilastri centrali. Questo paradigma è nella cultura del mondo in crisi forte, perché il paradigma dell'Europa occidentale è del paradigma atlantico. Quindi bisogna trovare un altro. Su questo paradigma l'Occidente non ha alleati. Napoli ha offerto un paradigma alternativo che è quello di John Battista Vico. Un paradigma che è anticartesiano, non può essere anticantiano perché è prima, ma è anche anticantiano, è antilluminista ed insiste sulla storia e le culture. Quindi che cosa vuol dire? Che senza saperlo la capitale futura del medio occidente ha trovato una via per trovare un'intesa tra la cultura occidentale e le culture altre di cui parlava lei e che sono effettivamente importanti. Sono una ricchezza enorme quando avevo detto che voi siete più fortunati e anche per questo noi alla stazione di Napoli, alla stazione di Roma, quando ero un ragazzo, erano tutti italiani, non c'era uno straniero, mentre adesso vediamo un mondo variopinto di diverse culture e non solo alla stazione ovviamente. Quindi questa ricchezza e secondo me il pensiero di John Battista Vico, unito per carità con quello di Genovesi e Filangeri, cioè con gli illuministi che pur ci sono stati in Italia e in Napoli in questo periodo, ci offre una visione più variegata dell'Occidente e quindi più capace di mescolarsi con la diversità. Secondo me questo è un punto difficile, dire che John Battista Vico è il pari della decolonizzazione è un po' eccessivo, però certamente c'è lo spunto per questo che è più difficile trovare nel mainstream della cultura europea occidentale che è fatto di Cartesio, Kant e Gran Bretagna e Stati Uniti sostanzialmente e che adesso nessuno lo vuole più. Questo è l'altro punto. Abbiamo ancora una domanda se ci fosse, vai. Grazie. Come ti chiami? Maria. Maria. Allora diciamo che io ho notato che quello che è emerso da questa conferenza è principalmente tanta preoccupazione per un futuro incerto nell'Europa e d'altra parte poca fiducia nei giovani in questo futuro, nel senso che traspare sicuramente un senso di decadenza per la politica odierna e allora la mia domanda è come si può concretamente riformare l'Europa alle soglie di questo futuro preoccupante? Quindi si deve cambiare politicamente o cambiare concezione dell'Europa in modo concreto? Siamo partiti all'inizio della governance, vai. Ma io credo che innanzitutto ripeto quello che ho detto prima, cioè l'Europa non è lì e noi siamo un'altra persona, siamo noi in Europa, quindi bisogna che voi giovani soprattutto ripartiate dal fatto di credere nella politica, partecipare alla politica, creare delle cose strane che non ci sono. Perché? Perché così non va bene ma qualcuno deve poterci dare una spinta, questa spinta è necessaria altrimenti continueremo a lamentarci di qualcuno che si sta sopra, sono tutti burocrati e non se ne esce. Questo è secondo me il punto chiave. Dopodiché la base per cui l'Europa ha avuto grandi problemi è stata la mancanza della firma di una Costituzione Europea e il fatto che si vada a voto unanime. È chiaro che non si può mai essere in 27 tutti d'accordo e quindi finché non ci sarà un nuovo modo di governance e quindi maggioranza e minoranza, scusate se vado proprio per le tripe, ma abbiamo poco tempo, se non c'è un nuovo modo di governance evidentemente quando c'è il free rider, il furbetto, quello vota contro e ha un potere gigantesco. Questo è il famoso problema dei commons, che è il problema del futuro delle generazioni. Tutti sappiamo che ci sarà un grave effetto per la pollution ma facciamo finta di metterci d'accordo e poi qualcuno ci sta. Ma perché? E questo capita, lo traduco per i ragazzi, capita soprattutto quando il potere è passato dalla Commissione al Consiglio dove votando con il meccanismo dell'unanimità si fa sì che tutte le volte che ci sia un bene comune, un politico anche strategico europeo, ma ci sia il disinteresse anche solo di uno, salta il meccanismo. Ci sia un'induzione a comportarsi da free rider, come diceva il professore. Ancora un minuto. Per la verità ho detto il contrario, che i giorni di adesso sono i migliori che ci sono mai stati al mondo, cosa di cui sono convintissimo tra l'altro. Anche il fatto che non per essere facili, non per acquistare consenso, ma il fatto che le donne siano più presenti, se non altro raddoppia il numero delle persone che sono presenti nella discussione pubblica e che ovviamente migliora la qualità della discussione pubblica, offrendo anche i punti di vista che a volte sono sostanzialmente differenti. Quindi non solo aumenta la quantità, ma anche la qualità è più diversificata e questo mi sembra importante. Ma poi è certo che bisogna anche cambiare la concezione, ma la concezione come diceva il professor Gide la cambia nelle persone e tocca a chi è giovane. Io ho un'evidenza qui ancora una volta. Io ho insegnato per circa 50 anni in dipartimenti di scienze politiche e i ragazzi che fanno scienze politiche curiosamente non sono interessati alla politica. Questo è un fatto abbastanza evidente ed è un peccato perché sono i più bravi probabilmente a occuparsi di politica o tra i più bravi e non gliene frega niente. Questo perché la politica non è un gran che magari, non lo so perché, ma così è. E allora la concezione deve cambiare ma cambia sulle persone. Le persone sono quelle che adesso hanno 18 anni, 20 anni, non quelle delle mie età. E quindi auguri. Allora abbiamo ancora 20 secondi. C'era una ragazza che desiderava fare una domanda se ecco guardi proprio flash. Compensati. Ah grazie. No dicevo si è detto che i perdenti della democrazia dovrebbero essere ricompensati. Volevo capire però in che modo, con quali strumenti, con che soldi potrebbero essere ricompensati. Dai faccio una battuta perché non abbiamo più tempo. Non credo che debbono essere compensati finanziariamente perché questo è impossibile ma con delle opportunità. Tu sei un impiegato, arriva il CACCPT che ti frega? Beh, devono darti una possibilità di cambiare il tuo mestiere, di andare avanti e quindi costruirti delle opportunità. Questo non lo fa nessuno. A 50 anni. Io ne ho 80 passati e continuo a lavorare. A me piace. Certo che se ti danno un lavoro che fa schifo poi ti dicono vattene via è ovvio che a quel punto lì tu rimani e dico faccio pensionato. A 50 anni fare pensionato è triste. Quindi la compensazione tramite nuove opportunità. La compensazione principale sicuramente è avere nuove possibilità di vita. Però anche tassare seriamente chi fa super profitti non è una cattiva idea secondo me. Sarà un vecchio socialista. Vedi che oltre a essere maradoniano sei anche comunista. La cosa divertente, sai di questa? Che io ho sempre le stesse idee da quando ho più o meno 15 anni. Prima pensavo fosse un bel esempio di coerenza, poi invece comincio a pensare che sia un esempio di strafotenza. Quello di cui non ci pensi, le cambia l'idea. Dai, ringraziamo tantissimo il professor Maffettone e il professore Gidi. Mi pare che possiamo dirci che non ci siamo annoiati. E quindi vi ringraziamo tantissimo per essere venuti. Buona giornata e buon festival a tutti.
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