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Un incontro tra giornalisti, produttori e direttori di etichette discografiche che esplora la vita e le sfide del mondo della musica.
Come va? Bene, tutto a posto? Allora, grazie, grazie, grazie, grazie. Benvenuti, sono molto molto felice di essere qui con voi in un incontro che spero sia come noi tutti che siamo qua a chiacchierare con voi. Mi auguro sia un incontro dove riusciremo ad approfondire delle tematiche che sono importanti, alle quali teniamo molto. Grazie a Swype avrete la possibilità di ascoltare delle persone, degli artisti, dei produttori, degli I.A.I. dei giornalisti che hanno un punto di vista molto importante per il mondo della musica, dell'arte. Quindi vi chiedo di interagire con loro se avete domande. Non è facile, e solo Swype vi dà questa possibilità, incontrarli tutti insieme e poi è praticamente impossibile. Quindi sfruttate al massimo questo momento perché ne vale veramente la pena. Vi inizio a presentare le persone che incontrerete e che vi racconteranno un po' del loro punto di vista. Per cui vi chiedo un grande applauso autrice, giornalista, comunicatrice musicale Marta Blumi. Ciao Marta, benvenuta. E poi manager produttore musicale, lo conosciamo tutti. Un grande applauso per Shablo. Ennard Director di Warner Music Italia, una delle major più importanti del mondo e in Italia sicuramente. Adesso farò una brutta figura perché ho sempre il dubbio di dove devo mettere l'accento sul suo cognome. Marta dove si mette l'accento sul suo cognome di Marco? Marco Masoli. Marco Masoli. Ennard Director of Warner Music in Italia, il Ennard più alto di Italia e non solo. Un produttore che conosciamo tutti, ha fatto un sacco di hit di successi, infatti si chiama The Hitmaker. Un applauso per Andri The Hitmaker. Ciao Andri, benvenuto. Un altro Ennard che per chi non lo sapesse non c'è niente di cui vergognarsi se uno sa le cose, anzi siamo qua per raccontarle. Ennard è il direttore artistico di solito di un'etichetta discografica, quindi colui che fa le scelte non solo sui giovani artisti, quindi hanno un ruolo molto importante, ma anche seguono i progetti di artisti affermati già di successo, quindi persone che hanno una loro sensibilità che applicano anche alle multinazionali. Ennard Director Universal Music Italia, Michele Nudo. Ciao Michele, benvenuto. Eccoci qua, avete di fronte a voi praticamente il mondo della musica in Italia, dai giornalisti, ai Ennard, ai produttori, e quindi ribadisco, sentitevi liberi in qualsiasi momento di fare tutte le domande che volete. La nostra speranza è che grazie proprio a Swype voi possiate in questi pochi minuti che ci vedono insieme fare delle domande che possano esservi utili per conoscere meglio il mondo della musica, per conoscere meglio il business, per conoscere meglio l'arte, per capire com'è questo strano mondo. Partirei da questa domanda. Parto da te dai. Parto da Marta, partiamo proprio da questo, com'è questo strano mondo della musica che voi cinque rappresentate in modo così diverso ma così brillante. Mi alzate un pochino Marta per favore, io ho il vocione maledetto quindi sembra sempre che urli. Aspetta Marta, ti do il mio microfono. Eccomi. Allora è un mondo sicuramente bellissimo, nel senso che non è da tutti poter vivere della propria passione, penso che di poter parlare per tutti noi quando dico che noi abbiamo la fortuna di farlo e questo è bellissimo, ma come si suol dire super poteri comportano super responsabilità, nel senso che comunque per quanto mi riguarda il mestiere più bello del mondo, perché ti permette di vivere tutti i giorni a contatto con quella che è la tua più grande passione, quando la tua più grande passione diventa un lavoro spesso e volentieri è anche molto intenso, a tratti troppo intenso, per cui è un mondo meraviglioso ma allo stesso tempo tutti noi a volte torniamo a casa con un po' di mal di testa, credo alla fine della giornata e possono essere giornate molto lunghe oltretutto perché spesso comprendono anche le nottate visto che poi ci sono i concerti. Ecco questa cosa già mi farebbe venire in mente altro che Wander, la faccio proprio a Shablo ma anche a tutti gli altri che vengono dopo di lui, una volta il mondo della musica era visto ai miei tempi, era visto come un mondo con una vita sregolata, ma non in senso negativo, anche con orari diversi e tutto, oggi mi sembra che grazie alle nuove generazioni, io sono sostenitore delle nuove generazioni, stia diventando anche una professione che ha schemi e regole un pochino più normali, sbaglio o siete sempre dei pazzi che lavorano la notte e dormono tutto il giorno? Ditemi la verità. Ciao a tutti intanto, ma guarda sicuramente sbagli ovviamente, nel senso che il mercato è cresciuto, tutto più organizzato, quindi in apparenza sembra più organizzato, più ordinato, però in realtà diciamo che l'artista per definizione non ha orari e vive sicuramente in maniera scombinata, però in realtà dipende poi da ognuno, poi ci sono personaggi appunto come gli alienari, i discografici che sono sicuramente un pochino più ordinati di noi produttori che sicuramente facciamo orari piccoli o gli artisti, però poi sai dipende da ognuno, alcuni preferiscono lavorare la mattina, altri vanno in studio la notte, però diciamo che dai, da vasco in poi che aveva detto vita spedicolata diciamo che ancora è così. Guarda proprio io ho fatto le 4 di mattina stanotte, quindi era in studio a lavorare, quindi figurati capisco benissimo. Marco invece e Michele almeno voi, fate una vita normale o anche voi? Marco l'ho visto due sere fa che non stava benissimo. Marco arriva da 12 ore fa e era a Miami, giusto? Anche Shavlo. Siano incontrati casualmente tra l'altro. Siano incontrati casualmente. Ma c'è qualcuno che come me arriva da Lampugnano? C'era più o meno lo stesso clima? No, tendenzialmente anche per noi non ci sono orari, la vita è abbastanza sregolata, soprattutto per come sta andando il mercator che si lavora tanto col mondo urban rap, gli artisti lavorano la sera o la notte, quindi non è facile conciliare questa cosa con tutto il resto della vita, una famiglia, ecc. Parlo sia per me che per Mike, perché comunque a livello di artisti i rosti non sono tanto lontani, quindi credo di parlare anche per lui, non è così facile. Michele com'è? Allora, intanto Michele con che artisti lavori? Principalmente urban, quindi in nostra Inemi ci sono artisti come Kidiugi, Anna, Rove, Nerissima Serpe, ma c'è anche Cesare Cremonini, Vasco Rossi, ecc. Quindi abbiamo un po' un mix. Rispetto a questo discorso, io mi collego anche a quello che ha detto Marta Inizio, c'è il fatto che siamo fortunati a seguire una passione, ecc. Quindi dico sempre come una battuta che questa è una scelta di vita che si fa quello che è la musica, quindi gli orari sono molto variabili rispetto anche al periodo all'album a cui si lavora, l'artista a cui si lavora, ognuno ha il suo processo creativo e il suo timing. Noi dobbiamo essere bravi a seguire il flusso, quindi questo significa tutto e niente, però sicuramente dobbiamo essere anche la parte discografica più organizzata, la mattina comunque dobbiamo timbra un cartellino. E sì, perché loro vanno a lavorare alle 10, diciamo, possiamo dire 10 come orario? No, quello poi è variabile, siamo fortunati, però comunque dobbiamo essere in ufficio, dobbiamo essere presenti, dobbiamo fare un po' il collecting di tutto quello che stiamo a fare, semmai ci arriva anche di notte. Allora questo mondo, visto che chi di voi vorrebbe un giorno lavorare nel mondo della musica? Ok, una metà di voi vorrebbe lavorare nel mondo della musica. Allora nel mondo della musica ci sono, diciamo, quelli che lavorano anche in ufficio, loro, e quelli che invece si svegliano alle 18 e lavorano fino alle 7 della mattina, loro. Io poi sono quelli come me che la fregatura che fanno entrambi, perché io vado sia in studio sia in ufficio, quindi poi non ho una vita, capito? Vado a dormire alle 4 ma alle 8 sono in piedi, capito? E poi ci sono quelli come lei che invece scrivono, raccontano, parlano della musica. Quelli che lavorano dove capita, anche in autobus, insomma, scrivono dove hanno il modo di scrivere. Allora, visto che dicevo non è facile avere questo tipo di confronto e io ringrazio anche Caritro per averci dato questa opportunità bella di fare un festival così. La prima domanda ragazzi che di solito loro mi fanno quando l'incontro è come si fa a lavorare nel mondo della musica? Ognuno di voi rappresenta un pezzettino. Ci volete raccontare magari, cioè volete raccontare a loro che magari vorrebbero fare qualcosa di simile rispetto a quello che fate voi? Come è stata la vostra esperienza? Cioè come avete iniziato? Partiamo al contrario, partiamo da Michele. Tu come... Tanto tu, me l'hai raccontato a pranzo, io non riesco a dire bugie. Tu arrivi intanto da una zona che non è proprio... perché sai di... Sai io abito a Trento, abito a Rovereto, abito a Campiglio e non conosco nessuno, non ce la farò mai. Come si fa a diventare un produttore, a lavorare in una multinazionale? Tu arrivi da? Da All'Irpiglia, a Vellino, a Spania. Che non è che sia proprio il centro del mondo, diciamo così per le conoscenze. Come hai fatto? Io ho sempre avuto questa forte passione. Ho iniziato all'età di 5 anni, con che pressavo i miei genitori, che volevo iniziare a scoprire il mondo degli strumenti musicali, iniziare a suonare la tromba, che era l'unica scuola di musica nel mio paese. Dopodiché ho portato avanti questa passione negli anni. Ho trovato in Terzo Superiore uno scamotaggio per convincere i miei genitori a mandarmi via a Milano. Ho fatto un percorso in studio in ingegneria del suono. Tramite quello ho scoperto tutto quello che è il mondo del music business, ma in realtà non avevo molto idea, ero molto curioso rispetto a quello che poi era il business musicale. Durante l'ultimo anno di università ho fatto una tesi di laurea sull'utilizzo della blockchain nella musica indipendente italiana. Da quello mi ha permesso di conoscere un po' di professionisti e ho capito che poi quello poteva essere il mio percorso. Ho fatto un po' di anni tour manager, vendevo il merch ai banchetti dei gruppi indie, faccio qualsiasi cosa per comprendere questo mondo. Poi ho avuto la fortuna nel 2018, mentre Universal stava firmando la Dark Polo Gang, c'era bisogno di un ragazzo giovane che gli stesse appresso. Sono finito a fare dei... E nonostante questo sei ancora qui, sei riuscito a sopravvivere. Io glielo farei un applauso, è un sopravvissuto ragazzi. Quei tempi lì con la Dark Polo è un sopravvissuto. Io posso dire cose che voi non potete dire, quindi non preoccupate. Le dico io. Andrew, tu invece. Allora, ribadisco, ve lo dico ancora una volta. Il mondo della musica, due professionalità completamente diverse. Lavorano nello stesso mondo ma facendo due cose diverse. Perché una cosa che sarà forse l'unica cosa che dirò io quest'oggi, però ci tengo a dirvelo. Se avete una passione, io lo dico sempre. Non è che tutti quelli che amano la musica possano fare il cantante, l'artista. C'è anche chi l'artista magari non riesce a farlo, non ha il talento per farlo, però c'è anche chi può rimanere in un mondo che ama, come quello della musica, facendo altre cose. Sono tante le professionalità che ci sono nel mondo della musica, dai giornalisti, a chi lavora in radio, a chi lavora in televisione, a chi fa l'ingegnere del suono. Lavori straordinari senza dover per forza essere quello che sta lì, davanti per forza. Quindi, un E&R che in questo momento lavora in una casa isco-grafica, un produttore che invece produce canzoni hit. Sì, non sempre, ma la maggior parte delle volte mi è andata bene. Questo è un lavoro che tante volte bisogna avere anche la fortuna, non è soltanto la bravura. Questo è da dire subito. Io ho iniziato in una cameretta, non ho mai studiato musica, non ho mai fatto degli studi particolari. Semplicemente ascoltavo tanta musica ed ero sempre fissato ad ascoltare le basi delle canzoni rap, ai tempi dei dogo, con le basi di Don Joe e altre canzoni americane. Finché poi mi sono detto che voglio provare a fare basi. Mi sono messo lì col computer, non ci capivo una mazza, proprio niente. Solo che sono talmente testardo che quando voglio imparare a fare una cosa mi ci metto fino all'ultimo e la inizio a fare tutti i giorni finché non imparo a farla. Poi mi sono ritrovato a produrre il rapper di zona, perché sono di Rozzano, c'erano i primi rapper di zona che venivano in cameretta a fare queste canzoni. Finché poi, dopo che ho imparato a fare la musica, grazie a Twitter ho scritto Ague e ho fatto il mio primo placement in major con una canzone che si chiama Quei Bravi Ragazzi featuring Clementino. Quello è stato il mio primo placement. Faccio parte di quella generazione tra la vecchia e la nuova che già con i social sono riuscito ad arrivare a crearmi del business tramite i social. Adesso si basa tutto su quello, che era il discorso che facevamo prima, quindi si faccio parte di quella transizione. Sono una talpa da studio che vive in studio, fa musica tutto il tempo e lavora con gli artisti. Quanti anni hai Andri? Adesso ne devo fare 30 giugno. 30, ok perfetto. Marco, com'è iniziato? Vi posso chiedere, non so chi è in fondo, un po' di silenzio, perché siamo in uno spazio piccolo e si sente se parlate, se chiacchierate in fondo. Il mio percorso è un po' strano, come credo tutti quelli degli A&R, perché nessuno ha un percorso comune o una regola che deve fare questo per diventare un A&R. Sono laureato in economia e ho iniziato la mia carriera in una roba completamente diversa. Facevo consulenza nel finance, lavoravo con clienti banche e l'ho fatto per 5 anni, tuttora il mio lavoro è più lungo. Il minimo comune del dominatore secondo me delle varie storie che ci sono qui è la passione per la musica, perché mentre facevo quello facevo un sacco di altre cose per hobby nel mondo musicale. Ho iniziato scrivendo di musica, poi ho aperto 2.000 etichette indipendenti per i fatti miei da cui non guadagnavo 1 euro ma lo facevo per seguire alcuni artisti di zona che mi piacevano. Ho fatto direzione artistica per alcuni locali a Milano nel tempo perso, nel weekend, la sera, mentre poi la mattina andavo a lavorare in abito. Questa cosa è stata fondamentale per fare il primo step di cambiamento che è stato andare a lavorare in Spotify, che è stato il primo Spartiacque in cui ho collegato la parte business alla parte musica. Da lì ho fatto altre per i pezzi perché poi sono uscito da Spotify per lavorare in Dazon 2 anni e poi sono rientrato nel mondo musicale anche lì un po' per caso per il network che mi si era creato con Spotify. Si liberava una posizione di NAR, Insoni sapevano che ero molto legato al mondo artistico, lo facevo in maniera indipendente con delle piccole etichette e allora mi ha chiamato per Insoni. Da lì ho iniziato a farlo in maniera ufficiale e professionale, però il mio percorso è veramente strambo e poco collocabile nel mondo musicale in maniera ufficiale. Ciablo, eccomi, io direi che il comune denominatore è che non c'è un comune denominatore tra tutti noi nel senso che comunque chi lavora nella musica, a differenza magari di tanti altri mestieri dove c'è una formazione di un certo tipo che ti porta poi a fare un certo tipo di lavoro, la musica soprattutto oggi che è un mercato in trasformazione, in senso che in ultimi 20 anni è cambiato totalmente soprattutto con l'avvento del digitale e quindi ci sono tantissimi anche ruoli che prima non c'erano e che sono fondamentali. E' vero che l'artista che stia in prima linea magari la faccia più conosciuta, ma se non ci fossero poi tutti questi ruoli che magari la maggior parte del pubblico non conosce sarebbe difficile sostenere un mercato che tra l'altro oggi diciamo, lo so, l'economia genera anche diversi milioni di euro quindi diciamo siamo in una fase molto fortunata. Io mi ricordo, forse anche Marta, io quando ho iniziato comunque nei anni, fine anni 90, metà anni 90 a fare musica ho vissuto dei periodi molto sfortunati anche nella musica, nel senso che comunque non c'era il digitale, non c'erano le piattaforme, diciamo che la vendita dei CD, dei dischi del formato fisico è andata a corrollare e quindi diciamo che tutto quel periodo fortunato di anni 80 e primi 90 dove si facevano tanti soldi vendendo dischi fisici era un po' scomparso e quindi noi tutti che facevamo musica in maniera indipendente, faticavamo perché c'era un momento poi con l'avvento del demasterizzatore piuttosto che dei mp3 illegali, delle piattaforme, noi vari napster dove comunque diciamo c'è un momento di grandissima crisi del mercato discografico. Diciamo che negli ultimi anni questa cosa è cambiata totalmente dall'avvento del digitale, adesso c'è comunque una crescita costante per fortuna questa cosa ha fatto sì che appunto tanti ruoli come prima, anzi che ci sia una richiesta, una domanda anche molto grande nelle discografiche ma anche nelle situazioni indipendenti come la mia. Io nasco da creativo come dicevo prima come DJ produttore già dal 95-96 ho iniziato a fare le mie prime cose e mi sono un po' trovato costretto a occuparmi della parte più dietro le quinte manageriale perché non c'erano figure come quella che oggi rappresento di management o piuttosto di editore piuttosto che di booking indipendente. Negli anni ho un po' ricoperto tutte quelle che sono le figure ma non tanto per volontà mia ma perché effettivamente necessità. Ho avuto anche la fortuna poi di trovare il momento giusto di firmare e scoprire artisti che oggi sono tra i numeri uno nel mercato italiano quindi questa cosa mi ha permesso poi di poter crescere. E oggi sicuramente è un momento molto stimolante per chi vuole lavorare nella musica perché è vero sì che c'è tanta concorrenza ma le possibilità sono veramente infinite e quindi in realtà con grande passione e tanto lavoro perché comunque uno pensa che la musica sia solo la parte che è fondamentale ma ci vuole anche tanta dedizione si possono raggiungere dei traguardi quindi diciamo che nasco da creativo sono passato a fare poi tutto quello che c'è un po' di spettro e adesso sto tornando a fare il nuovo creativo perché diciamo che ci sono tanti professionisti che possono prendere il mio ruolo e io volentieri torno a fare musica che è la cosa che più mi diverte e poi c'è Marta che fa tutt'altro. C'è Marta che è un'altra parte di questo mondo meraviglioso è una parte che anche il tuo lavoro Marta è cambiato negli anni è cambiato tanto tanto tanto il mondo di chi la musica la racconta e chi la comunica chi amplifica il lavoro che poi tutti questi signori che avete di fronte fanno e lo può fare in tanti modi. Diversi sicuramente Marta lo fa con una passione e con un'attenzione che è un po' figlia di una vecchia scuola. Sì esatto perché appunto come giustamente diceva Pablo noi abbiamo iniziato in anni in cui non c'era assolutamente niente i social immaginatevi che non esistevano esisteva internet c'erano i blog ma non c'erano i social e soprattutto il rap non era assolutamente una musica neanche che andava in classifica. Era una musica che facevamo cioè nel senso tra chi faceva e chi ascoltava saremmo stati in pochi centinaia in tutta Italia tant'è che ci conosciamo più o meno tutti. Siccome appunto io a fare musica non sono mai stata particolarmente buona nel senso che comunque la passione ma il talento forse un po' meno diciamo in una situazione in cui tutti facevano un po' di tutto come giustamente raccontava lui io ho iniziato a scriverne. Ne scrivevo sui blog magari la sera appunto andavo ai concerti e poi la mattina dopo saltavo scuola per scrivere l'articolo sul blog che raccontava cosa era successo al concerto concerto in cui eravamo meno dei presenti qui nel senso erano più le persone sul palco che quelle sotto il palco. Pian piano però io ho continuato a farlo per tutti gli anni della scuola dell'università il rap è diventato qualcosa poi è diventato ancora più grosso ancora più grosso ancora più grosso quando è diventato gigante io ormai ne scrivevo da anni tutti mi conoscevano e quindi di conseguenza è diventato un messiere. E questo è effettivamente una cosa bellissima però il messiere è cambiato nel senso che appunto con l'avvento dei social soprattutto intanto un sacco di ragazzi giovanissimi possono fare la stessa cosa che facevo io e che faccio io tuttora in modi molto diversi anche con supporti molto più creativi nel senso i caroselli video le reaction. Allo stesso tempo invece i diciamo i media tradizionali hanno sempre meno rilevanza quindi è un lavoro in costante evoluzione e soprattutto ci ritroviamo a parlare a persone appunto che hanno attualmente meno della metà degli anni che ho io perché io ne ho 41. Quindi di conseguenza è un lavoro in cui devi aggiornarti continuamente devi anche trovare il modo di arrivare tu cioè prima erano i lettori che arrivavano da te adesso sei tu che devi arrivare ai lettori in un certo senso perché altrimenti non si accorgono neanche che esisti in questa quantità infinita di informazioni che circolano ovunque. Allora prima tu Marte hai detto una cosa che è molto interessante no? Cioè siamo partiti questo lo dico per tutti i ragazzi che sono qua o anche per i genitori che sono qui che magari hanno figli che vorrebbero fare ma non solo la musica in generale qualsiasi tipo di lavoro. Tu hai detto una cosa che credo rappresenti un po' tutti voi tutti noi anche sottoscritto perché anche io ho iniziato da un paesino di 10.000 abitanti siamo un po' tutti portati a vedere le storie di grande successo siamo tutti un po' portati a pensare di dover competere con chi fa dei grandi numeri e con chi arriva a milioni e milioni di persone. Però in realtà invece forse una delle cose più interessanti da fare è anche coltivare le nicchie no? Il rap forse voi non lo sapete non avete vissuto quel periodo però il rap come dicevi tu è stata una nicchia per tanto tempo per lungo tempo e chi c'era in quel momento chi ci credeva perché lo amava veramente e non pensava solo ai numeri ma pensava a quello che voleva fare veramente nella vita ha coltivato un qualcosa che poi è diventato un qualcosa di importante di grande. È giusto ragionare in questo modo? Cioè è giusto anche essere magari dei piccoli leader in una nicchia che magari poi crescerà ma che comunque ti dà soddisfazione? È giusto così anche voi Michele che lavorate in multinazionali importanti anche voi considerate i settori piccoli quelli che partono dall'inizio o guardate solo i grandi numeri quindi le cose che hanno successo? State attenti alle cose nuove che nascono? Assolutamente, è parte del nostro lavoro bisogna comunque diversificare la ricerca da essere presenti ognuno poi con la propria sensibilità perché semmai ci sono cose in cui diciamo un professionista riesce a vederci da subito qualcosa e i tempi poi sono molto variabili però giustamente in una measure c'è bisogno di variare diversificare e cercare di prevedere il futuro in qualche modo che dire così sembra una cosa tipo di magia ma in realtà è semplicemente essere presente, capire anche a livello culturale, sociale una determinata nicchia che cosa può portare. E se tu dovessi dire a loro che magari hanno questa curiosità, questa è una domanda che faccio a tutte e cinque ma proprio una tipo risposta flash, oggi c'è questa musica, c'è questo mondo, c'è questo che va, secondo te dove andiamo? Quale potrebbe essere un futuro musicale diverso da quello che va adesso? Avete già delle visioni a medio termine? Senti una nuova corrente, un nuovo genere, una nuova musica, qualcosa di nuovo che sta arrivando? Sicuramente ci sono sempre delle nuove sonorità che andiamo a ricercare anche l'urban che sembra una parola che racchiude tantissimi tipologie di suoni ma che poi negli ultimi 10 anni, 15 anni, 20 anni, quello che stavano raccontando persone molto più esperte di me, il suono è cambiato. Questo suono è cambiato perché si è evoluta una cultura in Italia, perché dall'estero è arrivato qualcosa che ha influenzato un determinato suono. Nello specifico il futuro è difficile riuscire a prevedere anche perché il mix, anche delle nuove tecnologie di come vengono sfruttati i social etc. va tutto a mixare, a creare nuovi movimenti che non sono prevedibili però vanno affrontati con tantissimi auguri di musica. Questa è una curiosità, almeno io personalmente trovo ogni nuovo spunto, qualcosa da cui attingere, comprendere, per provare a capire poi dei ragazzi molto più giovani di me il perché stanno seguendo quel qualcosa. Quindi sicuramente vissuto con molta curiosità e qual è la risposta del futuro. Non c'è. Però saremo attenti per esserci e per viverla al massimo. Bisogna esserci. Andri, tu come la vedi? I prossimi 2-3 anni? Allora, non lo so sinceramente perché il nostro genere, soprattutto il nostro rap ha subito tante variazioni a lato tecnico, proprio il sonoro. Siamo partiti dal boom bop per poi passare alle prime robe di earties out, per poi arrivare alla trap, avere l'influenza dagli inglesi con la drill. Scusami, l'ho fatto talmente poche volte che mi scordo anche il nome. No, la drill adesso addirittura sta ritornando a un sottogenere che c'era in America, che era il jerk. Vabbè, ci sono un po' di cose che stanno ritornando. Secondo me ritorneremo indietro, ritorneremo a fare un po' di roba un po' più boom bop. Adesso lui dice boom bop, io lo guardo. Qui abbiamo anche una nonna, io farei un applauso alla nonna che abbiamo qua con noi, che c'era già l'altra volta. Adesso Andri, per cortesia, puoi spiegare alla nonna, come ti chiami, che non mi ricordo più il nome? Carla. Puoi spiegare a nonna Carla e a nonno Rudy cos'è il boom bop? Ma allora, il boom bop... No, proprio fai un esempio sonoro. Tipo, proprio fallo tu. No, vabbè dai. E che cavoli? E noi non lo sappiamo cos'è il boom bop. Io non voglio andare via senza sapere cos'è il boom bop. Ma non faccio beatbox. Vabbè, fai una finta, fai una canzone, citami qualcosa. Dimi che cacchio è il boom bop? Io non voglio andare a casa senza sapere cos'è il boom bop. Boom bop basta pensare al rap di un tempo. Ok. Che per via sia di un fattore tecnico in studio che c'erano i campionatori, quindi tu ad esempio andavi a prendere i suoni dai vinili, da canzoni vecchie. Ok, ok, ok. E diciamo una tipologia di sound. Noi dei cypressile di randy mc, no. Quella roba lì. Noi anziani. Più o meno. No, Marta no, ha detto una cazzo. No, diciamo più notorious big. Ah, beh allora non è così vecchio. Anni 90 diciamo. Anni 90. Mamma mia, scusami, perché i cypressile non sono 90. Non è 90 ma è un altro. No, ma ci sta, ci sta. In realtà diciamo che racchiude quella cosiddetta la golden era, la golden age del rap che si è sviluppato soprattutto a New York in quegli anni lì. Primi 90 fino ai 2000. Diciamo che anni 90 proprio boom bop si riferisce dal boom che sarebbe il kick che sarebbe la cassa. Il bop sarebbe lo snare. Ok. In realtà boom bop sarebbe boom bop, capite? Delle casse rullante. Nonno, hai capito? Io sì, adesso sì. Ok. Io e Carla abbiamo capito, siamo a posto così ragazzi. Va bene, va bene, va bene, va bene. Ragazzi io ero disco rapico dell'OTR. Cosa volete che ne sapi? Va bene. Marta, Shablo, no scusa, no è vero, non l'ho chiesto a tutti, no perdonati, mi devo chiedere a tutti. Marco, in una parola, i prossimi tre anni di musica dove vanno a finire? Tralasciando il fatto che si dice sempre che poi la trap sta morendo e non ci sarà più, non ci sarà più, però secondo me continuerà ad esserci anche nei prossimi anni. C'è stata un'evoluzione l'anno scorso, secondo me importante, con bel po' di artisti nuovi che sono arrivati a rinfrescare l'ambiente. Però secondo me in parte si sta intravedendo un ritorno anche al pop, al cantautorato, anche l'ultimo saremo è stato un po' una cartina da tornasole di questa cosa qua. Comunque un ritorno al pop e alla scrittura vedo sempre più necessità anche nelle classifiche di canzoni. Quindi secondo me ci potrebbe essere un ritorno alla forma canzone un po' più definita al pop, senza che però l'urban non resti comunque il genere mainstream nei prossimi anni. Una convivenza diciamo così. Ma io credo che Maso magari fa più un discorso legato all'Italia, io credo fare un discorso più globale. Globale cambia tutto. Cambia un po' tutto, diciamo che in realtà io sono più dell'idea che vengono valorizzate sempre le cose che creano comunque una novità dove è possibile. Perché poi in realtà ormai niente inventa più nessuno, nel senso che ormai è tutta una grande trasformazione. Credo che ormai il futuro, anzi il presente sia una grande fusione dei generi. Non ci saranno nuovi generi secondo me nei prossimi anni a venire nei prossimi, ma ci sarà un mix di tanti generi che si mischiano e creano i sottogeneri fondamentalmente. Diciamo che quel momento storico come quando è arrivato il rap magari nei anni 80, che ormai è arrivato il rap sembrava una cosa nuova ma in realtà ormai sono passati 40 anni, quasi 50, quindi non è neanche più un genere nuovo. Nei prossimi anni non la vedo questa novità di un nuovo genere, vedo sempre un mix di nuovi generi. La parola urban nei anni 90 non si usava, nei anni 2000 non si usava. È una nuova parola per definire un mix di influenze che vengono dal rap ma che mischiano l'R&B, quindi anche il pop, tante cose. Il pop ovviamente è la musica popolare, quindi in realtà oggi il pop non è lo stesso pop di vent'anni fa. Quindi di base fondamentalmente si trasforma tutto ma si mischia tutto. Io il futuro lo vedo non tanto come un mix di generi e basta, ma come un mix di mercati diversi che si incontrano. Secondo me sarà più facile trovare un pezzo K-pop, quindi coreano, che si mischia con qualcuno. Ci siamo. Allora ragazzi, vi chiedo per cortesia di scendere dal palco. Non per maleducazione ma perché dobbiamo chiudere. Intanto grazie a tutti quelli che hanno lavorato qua in condizioni tecniche non facile. Un applauso a tutto l'audio, le luci, la sicurezza, la produzione. Grazie a Gianluca Side Out, grazie a Caritro, senza Caritro non ci sarebbe questo festival meraviglioso. E grazie ai nostri ospiti e a voi che siete stati super. Marta, Ciablo, dobbiamo andare, Andri dobbiamo andare. Ciao a tutti, grazie! Ciao, vieni, vieni, vieni. Ciao nonna Carla!
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