Sport & Business
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Sport & Business
Un festival che esplora le scelte tra sport e business, con testimonianze di protagonisti del calcio e del mondo dello sport.
E' un flourish che�� comp�� usevo e siamo in tanti come vedete l'idea oggi era quella di raccontare attraverso quello che è il titolo del nostro festival quest'anno, cioè le scelte e l'essere al bivio dal punto di vista dello sport e dello sport e del business, quindi qui ci sono tanti protagonisti del mondo dello sport che lo vivono, lo hanno vissuto nelle sue varie spacettature e la domanda che gli faremo, il racconto che oggi faremo è legato esattamente a questo, alle scelte, al futuro, ai rischi che anche in questo settore si stanno affacciando. Sono in compagnia di due colleghi che sicuramente sono più bravi di me a presentare, quindi io mi sono preso l'introduzione, poi sto zitto e ascolto. Pia, Pierluigi Pardo, Carlo Genda, poi vi presentiamo naturalmente gli ospiti, tra l'altro li leggete lì, vi chiameremo in causa. Assolutamente, facciamo le presentazioni come nel caso delle formazioni, Giuseppe Romele, eccolo qua, applauso. Massimo Ambrosini, ormai opinionista televisivo, spristiniano, leggenda del mondo del calcio, Stefano Campoccia, vicepresidente dell'Udinese Calcio e fondazione Cortina. Stupito? Che rapporto hai con gli sci? Molto buono. Non vai a spazzaneve? Uno sciatore che poi si dedica alla professione e allo sport. Adesso parleremo delle cose fantastiche che fa l'Udinese da tantissimi anni riuscendo a mantenere uno standard molto alto ma poi c'è Bruno D'Area, general manager di 39 ollei, che altro aggiungere? Diciamo qua, qualche cosa ogni tanto vinciamo. Dai! 10 giorni fa mi sono portato a casa il dodicesimo scudetto personale, c'è soddisfazione. Sì, vi siete andati a Civitanova, no? Dalle tutto bene? Ve le mangiate bene? Sì, no, onestamente non tantissimo. Adesso deve nascere subito un problema. No, con Civitanova no. Subito l'Achiarelli, il dissing, se si mangia meglio a Trento a Civitanova. Complimenti. E se mangia bene? Anche a Civitanova, dai adesso. Sì, quando si vince si vince. Mazza, non molla niente. Il mio compare Carlo Centa che tutti i giorni, insomma, ho veramente tutti i giorni il piacere di essere con lui in una squadra di amici a tutti i convocati. Andrea Nardelli che stasera ha una missione fondamentale. Gara 3 contro Milano. Per fortuna non gioco io che sono qua. Però io prima ti ho fatto un massaggino perché vediamo se Trento riesce a fare cose straordinarie, ma anche perché io sono un pochino virtussino. Questo non lo so, è più facile. Ma abbiamo un po' di microfone da far girare? E' più facile trovare noi il semi finale. La legalizia ha detto che Trento è andato a meglio di Milano. È chiaro che Milano comunque ha una dimensione che fa un po' poco. Ma in generale se vi stancate un po' può essere meglio per la Virtus che poi bisogna vedere se vince contro Venezia. Magari una gara 5 che a voi va bene. Anche per termini economici va bene. Esatto, fantastico. Siamo tutti d'accordo. Tutto apparecchiato. Scherzo, scherzo. Allora, Beninazzo che è il principale giornalista italiano di economia legata allo sport. Quante volte è Carlo beninazzo a tutti i convocati? Beninazzo dal 1999 a oggi è un po' complicato contarle. Cioè progressivamente sta pendendo possesso del programma ma non perché lui sia invadente anzi è un signore molto simpatico in queste ore essendo difuso del Napoli vive anche una sorta di fibrillazione quindi state vicini agli amici napoletani e interisti in queste ore. Cullateli, accarezzateli, portatele perché sono ore comunque di fibrillazione. No, il rapporto è cresciuto tantissimo. Devo dire quando io ho aperto il blog sul sole 24 ore avevo scritto quelle frasi motivazionali che non legge nessuno ma che uno mette e avevo scritto una cosa del tipo che a un certo punto nel calcio per vincere sarebbe stato necessario un centravanti e un commercialista goleador. Mi sembra che siamo in una giornata in cui a proposito dei commercialisti di calcio di credito imposta. Ci sono anche i difusi commercialisti in realtà. Ah no, ora, ora. Pior me i difusi cominciano. Sì, è una nuova specie. No, è una nuova specie. Per cui stanno lì che fanno le valutazioni però qui abbiamo fatto un buon affare, qui abbiamo speso male i soldi. Scusate, vedervi vicini mi porta a pensare al Milan. C'è qualche milanista qui in sala? Il Milan Club Trento, maggioranza assolutamente paese. No, sono molto curioso di sapere che cosa le pensate perché il Milan, io lo dico spesso a tutti i convocati, ha chiuso, ve li inazzo, correggimi se sbaglio, un bilancio da record quindi magari pochi lo possono immaginare dal punto di vista del fatturato ha fatto il record della sua storia. Dal punto di vista dei risultati sportivi un po' meno. Allora mi raccontate i due aspetti del Milan. Io parto dalla parte più semplice, quella positiva, nel senso che il Milan in questi ultimi due anni è chiuso in attivo, di poco ma in attivo. Se pensi alla traccia di rossi doppi se non con tre cifre e questo ti dà l'idea di un cambiamento e anche della dicotomia che sta vivendo in questo momento il club. C'è un club che ha fatto il record di fatturato utile, siamo arrivati diciamo sopra i 350 milioni, io di solito ho provato a calcolare senza più svalenza, e lo sta facendo, lo ha fatto anche l'inter l'anno scorso il record di fatturato e lo farà quest'anno che sarà un fatturato straordinario, supererà il mezzo miliardo, forse vicino ai 600 milioni insomma, ma l'idea è che mai come in questo momento il Milan stia lavorando bene come azienda, l'inter ha lavorato bene ma deve fare il suo risanamento, lo sta ancora compiendo, l'anno prossimo l'inter farà il suo primo bilancio inutile dopo anni in cui ha perso, tra il 2019 e 2023 l'inter ha perso mediamente 150 milioni all'anno. Il Milan invece ora è inutile, lavora con la moda, lavora con tantissimi altri comparti industriali. E prima o poi comincerà a lavorare anche col pallone. L'idea è che a questo punto qualcuno deve cominciare. Dicci che manca qualcosa. Ma no così in linea di massima, poi fai i fatturati, sei bello, sei figo, fai le sfidate, quello che vuoi, però se non sbaglio a calcio bisogna fare risultati. Ma anche perché Carlo il propellente di tutta questa roba qua per far crescere i conti è il risultato sportivo. E questo come di tanto mi capirei dire è una specificità del calcio, nel senso che pensate al discorso delle rivalità, pensate a quanto in qualche modo gli umori dei tifosi del Milan che comunque sono dei principali punti di riferimento, se uno fa il direttore marketing del Milan, direttore vendi, quello che volete, il tifoso è il tuo core business, il tuo core target. Pensate che l'umore di un tifoso del Milan, per esempio, può dipendere da quello che fa l'Inter. Questa è una cosa che non succede in nessun altro ambiente, in nessun'altra azienda. L'altro giorno facevo l'esempio dell'Automotive, non è che il direttore marketing di Mercedes, lui guarda la sua quota di mercato, poi potrà avere rivalità magari con un altro brand simile, ma non è che se quegli altri... cioè l'importante è quello che fai tu. Quindi è una cosa veramente unica il mondo del calcio. Una persona licenziata alla Roma perché aveva avallato una tuta che aveva il celeste che è il colore della Lazio, è cronaca, con uno sponsor tecnico importantissimo come Adidas. Quindi voglio dire delle sensibilità che in nessun altro business sono così forti, ma rimanendo al Milan, Ambro, tu che le tu la dai, ho fatto una domanda semplice per cominciare. No, adesso quando si parlava, cioè perché il Milan ha questi risultati qua, perché il risultato sportivo ha influito talmente tanto sul marchio Milan che si vive ancora di rendita, il Milan vive ancora di quello che è stato fatto negli anni passati. Il credito si sta esaurendo a occhi e croce. Perché il pubblico invecchia, arrivano i giovani e i giovani se non hai vinto quando si sono appassionati al calcio o al baschetto, al volle, quando non sei vincente nel momento in cui ti appassioni, perdi penetrazione commerciale. Noi quando andavamo in giro, io ho conservato degli amici che lavorano nel marketing del Milan, cioè loro hanno la percezione che andando anche all'estero il marchio Milan tira ancora tantissimo e loro stanno lavorando benissimo da quel punto di vista, fanno dei numeri pazzeschi. Tu hai fatto un esempio della maglia della Roma, la maglia del Milan, quella simil Portogallo che è stata massacrata da tutti, ha fatto un record pazzesco di vendite in tutti gli Stori e Zauriti in poco tempo. Detto questo poi bisogna giocare a pallone e vincere perché i soldi non li fai con le magliette, li fai con i risultati. Questo aspetto della maglia mi fa pensare a una cosa che è una delle caratteristiche che coinvolgo il professor Campoccia. Parliamo di core target, quindi il tifoso tifoso, l'abbonato, l'ultra ovviamente che comunque sappiamo ha un ruolo, ha un peso, neanche di interlocuzione al diare il fatto che poi come tutti i tifosi di qualsiasi settore se si comportano bene si comportano bene, se si comportano male si comportano male e quindi vanno evitate le generalizzazioni. Però l'esempio della maglia che faceva, però interessantissimo, nel senso che tu fai una cosa che funziona a livelli clamorosi e che però su un certo tipo di target che è quello del tuo tifoso più affezionato, se sbagli il momento diventa un boomerang per cui se il Milan avesse fatto quella maglia dopo aver vinto la Supercoppa italiana, una partita dopo in un Cribarifesta magari sarebbe stata celebrata. Quanto poi in un'azienda che deve saper far di conto, come come dicono la famiglia Pozzo, è attenta ai conti, no? Giustamente. Quanto è particolare, quanto è peculiare il business del calcio rispetto e dello sport in generale rispetto agli altri settori dell'economia? Allora intanto guardo il mio microcosmo udinese evidentemente e mi piace prima di rispondere alla tua domanda a fare degli esempi che forse aiutano a introducono la risposta. Noi abbiamo nella recente storia, abbiamo fatto due cose carine su questo. L'ultima maglia che aveva un colore lilla che probabilmente avrebbe fatto svenire il cellino che in questi giorni agli onori della cronaca perché si sa che da storicamente è superstizioso, che ha avuto un effetto nuovo dal punto di vista di comunicazione. Questo devo dire è un progetto di magda Pozzo che sta cavalcando anche questa nuova tendenza che nasce se vuoi dai produttori, no? Perché come ha detto prima Ambrosini il tema vero del Milan è di avere una fan base globale che quindi vede prima delle cose diverse da quelle che vogliono molto monoteisti e rosso nero. Lo stesso vale per noi, abbiamo una fan base che è monoteista e quindi vuole assolutamente, anzi controlla la distanza delle righe e invece poi c'è questa innovazione che è evoluta da chi poi contribuisce allo sport business, nel nostro caso Macron che sta facendo un ottimo lavoro e quindi questa è un esempio di come noi nel microcosmo siamo riusciti a bucare quella di vestire. L'altra che mi piace ricordare un po' romantica è quella che qualche anno fa abbiamo fatto una maglia azzurra con delle strisce diagonali dove dentro queste strisce in realtà c'erano tutti i nomi dei fogolar furlan che i friulani sono eroicamente un popolo di emigranti e la cosa bella che è stata per cercare di creare appunto una logica glocal è quella di dire una piccola comunque seria società che per trent'anni combatte con le corazzate delle grandi città voleva dare un riconoscimento a tutti quelli che hanno esportato odinese e quindi su questo era bello pensare che da lì siamo partiti con una comunicazione con tutte le comunità dei fogolar furlan che dal brasil al canada piuttosto che in africa si riconoscevano perché molto piccolo ma c'era il nome di questa comunità a me piace pensare questo perché perché ovviamente noi non siamo il milan non riusciamo a competere sulle vendite che fa il milan l'intera la juve continuo a sostenere che qui c'è un tema anche culturale italiano non so se ne parleremo la premier league anche su questo avendo un ordinamento anche molto coercitivo su quelli che fanno evidentemente dei plagio sulle maglie è riuscita a introdurre delle politiche molto meno molto meno evidentemente sì di violazioni di queste norme quindi noi soffriamo molto questo tipo di cose però in una politica di marketing di una piccola città l'idea di avere qualcuno che sia creativo in questo devo dire che anche noi abbiamo saputo dare un nostro contributo di innovazione chiudo dicendo sempre sulla maglia noi tre anni fa con Dacia abbiamo vinto 14 premi internazionali pubblicità perché ci siamo inventati un ci devo dire con un po' di vanagloria che nasce anche dallo studio giuridico che abbiamo potuto fare abbiamo fatto una maglia che era legata a una contest che avevamo fatto su tutte le concessionarie Dacia allora e che su questo abbiamo fatto uno studio per cercare di accoppiare i nostri colori sociali con i colori sociali di una società sportiva dilettantistica della palla mano piuttosto che sono cose che comunicano una fan base per cercare di bucare la banalità di avere una maglia che poi ai colori che sono di nuovo religiosamente conservati nel bianco nero nel nostro caso. Ma tu hai detto una cosa semplicemente interessatissima che è GLOCAL che è questo acronimo questa questa crasi fra globale e locale infatti adesso poi Marco Berniazio parliamo delle eccellenze locali che ci sono qui cioè la mia percezione è che il marketing funziona soprattutto quando riesce a avere un respiro alto ma rimane legato alla storia penso che una delle cose più apprezzate non sono molte da parte dei difusi della Lazio sapete che c'è molta contestazione nei confronti di lotito non tanto sui risultati allo sportivo ma su alcuni aspetti di comunicazione probabilmente la cosa che è riuscita meglio allo tiro negli ultimi anni fu quella meravigliosa maglia bandiera che richiamava qualcuno se la ricorderà l'Aquila che ricorda la Lazio del meno nove che si salvò erogicamente nel campionato di serie B a proposito delle maglie del Milan di quest'anno la maglia poi vale fini 0-0 contro il Genoa ma per i 125 anni della storia meravigliosa con non so se avete presente la maglia antica che richiama ecco la sensazione è questa quando una società magari arriva da fuori pensa quello che sta facendo il Bologna chiaramente i risultati aiutano in queste ore arriva da fuori magari anche da universi lontani offre una visione di tipo diverso internazionale sicuramente più forte ma la capacità di capire che maneggia una cosa sacra se volete anche un po' retorico questo discorso però maneggia una cosa che va trattata con cura perché riguarda realmente la passione dei tifosi ecco quando si riesce a creare questo connubio se non vengono fuori le cose migliori io partirei, mi sembra la grande distinzione tra il calcio da una parte e altri sport dall'altra perché mi sembra che il calcio ad esempio il Milan per dirla brutalmente ho la sensazione che della popolazione milanista di San Siro dei tifosi interessi il giusto guarda al resto del mondo guarda ai tifosi che ha sparpagliati nel pianeta vuole farne un fenomeno di così di comunicazione di marketing vuole attirare tifosi dall'altra parte del mondo quindi mi sembra che il calcio abbia questa apertura verso il mondo che qualche volta si distacca un po' da quelli che gli stanno intorno mentre ci sono altri sport che vivono una realtà diversa Bruno Re, re degli scudetti non solo qui a Trevino. 12 quest'anno giusto? 12. C'ho impiegato 38 anni di campionati. Mi sembra che voi il mercato dovete guardare a casa vostra, dovete guardare al mercato italiano, cioè ragionate su logiche vagamente diverse. Oggi fare un confronto calcio con basket o pallavolo credo che sia un esercizio un po' arduo. Noi viviamo una realtà completamente diversa, abbiamo bilanci completamente diversi, noi facciamo, la nostra società gira un bilancio di circa 8 milioni di euro all'anno e sono tanti in un panorama pallavolistico perché abbiamo al nostro interno tanta attività estiva, tantissima parte giovanile e anche una squadra di serie A2 femminile che comunque ha un costo importante. Le nostre realtà come appunto si diceva sono molto più territoriali, noi non abbiamo una platea mondiale, noi possiamo fare tutte le maglie che vogliamo ma è difficile che in Brasile compino, magari comparano una maglia di 39 ollei ma non ne comparano 10.000 per cui noi dobbiamo vivere con la nostra realtà e lavorare con le nostre con le aziende del nostro territorio sviluppiamo molto tutta la parte marketing e comunque la parte sportiva almeno per quanto riguarda la pallavolo ha sempre un imprinting piuttosto importante perché la nostra società piace o non piace molto spesso è associata alla vittoria, alla conquista di un titolo e quindi quello si aspetta la gente da noi e diventa sempre più difficile perché i tempi sono grami per tutti, diventa sempre più difficile portare avanti queste realtà però ci riusciamo. Altra cosa che noi possiamo fare, Milan chiude in pareggio con un po' di utile, molte società chiudono con centinaia di milioni di euro di debiti o di perdita di bilancio, noi vi dirà immagino la stessa roba anche Andrea dopo non ce lo possiamo permettere perché non ce li pagherà nessuno, le banche non ce li anticiperebbero e non avremo alle spalle una proprietà pronta a mettere là, non dico centinaia di milioni di euro ma già qualche centinaia di migliaia di euro per cui noi l'attenzione che portiamo ai nostri bilanci deve essere davvero tanta e farla coincidere sia con un'attività sociale sul territorio sia con un risultato agonistico. La maglia tornando da lì dell'Udinese ha come sponsor io sono Fluri Venezia Giulia e Andrea Nardelli insieme al volo e voi siete Trentino e quello che mi piaceva mettere in risalto invitandomi insomma e coinvolgendomi in questo panorama era proprio provare a far capire quanto è importante il territorio, le aziende del territorio, quello che sta dietro alle vostre realtà, voi siete piccole realtà ma siete realtà vincenti e allora si può fare sport ovviamente i numeri sono diversi però l'idea di fare lo sport in maniera sostenibile e vincere è la stessa che va applicata nel calcio con altri numeri e deve essere applicata a maggior ragione nel vostro caso dove non c'è lo scieicco o il proprietario magnate di un tempo che metteva centinaia di milioni. Io ho studiato economia e non che sia stato uno studente modello ma mi dicevano che se si fa perdita non si dovrebbe andare avanti e a me sembra ogni tanto di vivere in un mondo parallelo quando senti buchi nello sport, viviamo di pallacanestro, la pallacanestro ovviamente non è la Serie A in Italia ma è la NBA, la NBA fa profitto, tutti fanno profitto, a novembre ero dai New York Knicks e ho chiesto loro con i dirigenti, parlavamo, c'era anche Mancinelli e gli ho chiesto ma se dovete buttare dalla torre l'intrattenimento quindi il Milan americano o tirate dalla torre la parte sportiva, cosa fate? E loro dicono la parte sportiva è importante in Knicks poi rispondono no va be' dai noi dobbiamo fare breakeven perdendo 82 partite con un'ipotesi negativa il worst case scenario di 0 vinte 82 perse. Ecco questo lo dicono penso nell'azienda di intrattenimento e business più incredibile perché gli economist con cui sono stati venduti i Celtics l'altro giorno lo dicono quindi io non credo che non si possa vincere facendo business è abbastanza culturale la cosa quello che stiamo cercando di fare insieme a Trentino Volley in maniere a volte diverse ma sotto il cappello proprio del Trentino che è il sistema Trentino che ci tiene in piedi perché qua non c'è un'imprenditoria così spinta, così ricca da poterci sostenere da sola e devo dire che la provincia è autonoma ma decide di investire i soldi in maniera che altre province autonome non decidono di fare ugualmente noi dobbiamo stare in piedi e essere sostenibili poi nel mondo della pallavolo magari con 8 milioni si può vincere un campionato del mondo nella palla canestro con 6 milioni e mezzo siamo il decimo dodicesimo budget del campionato ma il tema di non fare buco ma di fare un prodotto che sia vendibile spendibile e riconoscibile quello si può fare indipendentemente risultato sportivo. Anche perché uno dei veri paradossi interessante stasera ospitate una squadra che ha un budget che è 6 volte quello di Trento più o meno, 45 l'ultimo bilancio, quindi 45 è 6 e mezzo nonostante si arriva di davanti al regular season e siamo 1 pari dopo gara 2, un paradosso del calcio e poi però vorrei sentire gli atleti perché è vero che qui parliamo tra sia dell'economia però vorrei sentire un po' di storie di sport e il vero paradosso del calcio è che i calciatori guadagnano bene, i procuratori guadagnano bene, anche i dirigenti guadagnano bene, qualche giornalista pure se la cava ovviamente a livelli molto inferiori e su questo bisognerebbe fare di più anzi che facciamo e poi delle volte il paradosso invece è che ci sono stati anche dei proprietari che si sono indebitati, questo è abbastanza un paradosso del mondo del calcio e poi parlandoci a quello che diceva prima Andrea, è una follia, i Knicks hanno il breakeven pure se perdono 82 partite su 82. Esatto, cioè tornando al tema di Andrea, evidentemente nel termine di sistematicità è chiaro che il modello americano sia completamente diverso, so che lo conosci sicuramente meglio di me ma quello non soffre le rotrocessioni che per fare un flash valgono per noi, preferisco dire il Monza che ha 50 milioni di costi ingaggi quest'anno di monti ingaggi a scendere a 6 milioni di fatturato di volume d'affari, nonostante qualche tribuno della plebe abbia portato il paracadute a 25 milioni questo vuol dire per farvi conto visto che parliamo di economia che questi vi partono con 20 milioni di perdita operativa prima di tutto il resto che arriva nei vagoni quando freni con la motrice. Quindi questo è un tema purtroppo senza andare poi a considerare il valore assoluto che da NBA per dire una che è quella della sostenibilità dell'organizzazione della competizione, quando noi parliamo di prime scelte ovvia dicendo è un sistema che si autosostiene, noi invece soffriamo competizioni incredibili, siamo in una fase di transizione in cui questa cosa qua ci porta ad avere degli scompensi tra purtroppo la madre di tutte le nostre lege che è europea e che è la Premier League che comunque perde anche questa, quindi il teorema che le proprietà sono i asili, le proprietà lo dico evidentemente con grande rispetto ed anzi supportandoli perché quello che noi facciamo a Udine è cercare come facciamo sempre di far quadrare i conti come a Trento ma noi siamo evidentemente sempre a giocare un equilibrio tra la parte sportiva e la parte economica dove per sopravvivere oltre 30 anni in Serie A per una città come Udine non puoi non guardare il bilancio e il pareggio di bilancio prima del resto, il che significa che ogni anno purtroppo io che sono dirigente tifoso piango perché evidentemente quando mi va via De Polo, mi va via Molina o mi va via tutti quelli che abbiamo visto e li vediamo l'altro giorno o d'oggi che vince ieri la Coppa UEFA sono evidentemente degli sfregi rispetto a quella che è la capacità di fare scouting che meriterebbe di vedere un anno in più o due anni in più ma sono necessari perché se noi facciamo A meno B delle società di calcio in Serie A sei sempre sotto quindi tu compensi se consideri la componente straordinaria dello scouting e quindi delle vendite come una delle componenti ordinarie ma vista straordinaria perché se cominci a fare il budget sperando di vendere a 20 ti succedono delle cose che purtroppo stiamo vedendo anche in questi giorni e non puoi mettere... hai sempre un punto di domanda perché se fa male l'atleta non riesce a vendere e quindi se hai un anno che bufchi sei rovinato. Anche sul mercato americano però è vero che la singola squadra dice posso giocare nella stagione pertente fare rebuilding eccetera però nel complesso e nel sistema cioè se quest'anno la NBA la vince ok sì o indiana c'è la gente che si butti giù sulla quinta strada dove c'è la sede della NBA perché sono in calo pauroso anche loro hanno bacini di utenza hanno i mercati anche loro hanno fatto in modo in qualche modo che un giocatore iconico come Don Cic finisse guarda caso su un mercato di cui loro hanno terribilmente bisogno che è quello di Los Angeles quindi è vero che ti dicono abbiamo il tempo per fare rebuild e abbiamo le scelte però è anche vero che anche lì i risultati sono fondamentali perché questo è la considerata. La Rudinese ci dice io non so quanti trofei negli ultimi trent'anni abbiate portato a casa ma siete un esempio per tutti gli sportivi. Andrea il nostro trofeo è che dietro la maglia quest'anno abbiamo scritto trent'anni di seriale e purtroppo il tifosi gli stiamo abituando che evidentemente non vuol dire abituarsi alla mediocrità e abituarsi all'eccellenza noi vediamo il miglior calcio in Italia in uno dei più belli stadi ne parleremo in termini di sostenibilità probabilmente dopo grazie anche all'occulatezza di questa famiglia e di quelli che gli stanno attorno che ogni anno se ne inventano una. Senza rischiare praticamente mai a parte l'anno scorso e con qualche esploitato. No, eriti a potro paici. No dico rischiando tutti gli anni, no non è vero, senza rischiare. L'anno scorso all'utantonesimo quando Davis non può uscire perché è stirato e segna i goi con cui stiamo in serie A e fino all'ottantesima arriviamo in serie B io non guardavo chi giocava, guardavo quelli che erano i contratti che sarebbero stati o risolti o comunque con riduzioni drammatiche e pensavo allo stadio Friuli cioè il Blue Energy Stadium, al progetto che oggi abbiamo visto perché Marco è venuto con noi anche tu siamo il primo a puntare alla Carbon Neutrality facendo un'operazione che non è di marketing che è di sistema che è glocal anche quella perché noi stiamo dicendo che la comunità energetica rinnovabile che abbiamo fatto è per la comunità quindi stiamo cercando di nuovo di collegare elementi sociali con elementi sportivi ma guardando al bilancio. La differenza al di là di tutte le regole di due ecosistemi sportivi quello americano e quello europeo perché l'americano punta a una visione collettiva per creare aumento di fatturato e di utili pensate che le franchigie di football americano e non so quanta quanta passione sia nel mondo del football americano ma comunque il valore medio e le franchigie di football americano è 5 miliardi di dollari questo vi spiega perché gli americani dello sport business vengono a comprare club di calcio in europa ormai siamo a circa 142 in europa che negli ultimi anni sono passati in mare americana o che comunque hanno una grossa proprietà americana. Il modello di sport europeo sta andando invece verso una stratificazione con un'oligarchia di club sempre più ricchi e altri che faranno sempre più fatica ad andare dietro e anche noi ci arriveremo se con Stefano, a volte abbiamo parlato, l'inter arriva a 600 milioni di fatturato e sempre più squadre non arriveranno a quei livelli e quindi creeremo questi dislivelli e allora il tema qual è che tipo di sport stiamo costruendo? Giuseppe Romele prima mentre parlavamo mi diceva io ero tifoso del Milan, detto eri perché? Perché poi ho iniziato a vedere i costi si è fermato però volevo capire un attimo che ragionamento era. Buongiorno a tutti e grazie innanzitutto per avermi invitato a questa bellissima ma importantissima giornata. No beh noi non abbiamo queste cifre sicuramente nel senso che il nostro è uno sport io pratico lo sci nordico lo sci di fondo paralimpico e anche il paratriathlon tanto vero che sono riduce da le paralimpiadi di parigi che è stato un evento bellissimo e avrei fatto quarto ma purtroppo sono stato squalificato perché in bicicletta ho sbagliato strada il primo giro. Come hai sbagliato strada? Probabilmente è stata l'acqua della senna che mi ha un attimino sparellato la testa no scherzo. Sono passato praticamente avevo la moto della televisione che mi stava inseguendo e ad un certo punto io dovevo stare a sinistra la moto mi ha chiuso perché ero in testa al primo giro e sono finito in zona camera. Questa è scandalosa questa è la moto della polizia che ha? No erano quelli del telegiornale del proprio dell'evento va beh ma non importa io sono andato ho fatto la mia gara e anche qui c'era l'escamotaggio perché è finita la gara e un quarto d'ora dopo arriva il giudice mi dice ma come mai sei andato a destra? gli ho detto perché altrimenti inculavo la moto. Più che in francese in dialetto camuno perché sono della balca monica quindi gli ho detto proprio in dialetto camuno che si avvicina anche al francese esatto e scusate per la stupidata ma c'era un perché infatti loro sono andati a vedere il filmato che hanno visto c'era una telecamera proprio sul ponte alexander dove si vedeva che la moto mi ha ustruito l'ingresso nell'app e sono finito in zona cambio ma essendo a 40 all'ora non è che potessi ragionare tantissimo prima di finire giù un'altra volta nella senna e allora e cosa è successo che mi dicono no purtroppo ci squalifichiamo perché la zona cambio non si poteva entrare e chi è che c'era dietro di me? Il francese. Il francese ha preso la mia posizione ma non si può fare qualcosa? Sì abbiamo fatto il corso ma tanto il mese dopo avevamo i campionati mondiali a Toro e Molino in Francia e ho battuto il francese e ho fatto quattro quindi apro e chiude la parentesi. Adesso grazie a comunque la possibilità che ci sta dando invece la fede e la fede è la mia generazione la FISIP per quanto riguarda sport invernali ci stiamo concentrando solo ed esclusivamente per le paralimpiadi di Milano Cortina 2026 dove sicuramente sarà l'evento più importante per quanto riguarda la mia carriera sportiva visto i risultati delle 2023 2024 e quest'anno mi hanno lasciato abbastanza tranquillo perché appunto l'obiettivo sarà quello di fare al meglio sulla 10 la 20 km che sono... Tu fai 20 km? Sì diciamo che ho avuto l'altro giorno un'intervista che c'era anche Federico Pellegrini che sicuramente qualcuno di voi conoscerà e sono usciti un po' di dati e mi ha chiesto ma a quanto vai al chilometro seduto di braccia? Gli ho detto la mia migliore performance sono i 21 all'ora di media su 20 km quindi vuol dire andare a un passo di 2.35-2.40 km che tra l'altro è sovrapponibile al tempo che fanno gli atleti standing in una 30 km e quindi diciamo che bisogna mischiare un po' la polenta per riuscire ad andare forte. Per noi nemmeno in moto c'è una moto, velocità che giustamente... E quindi il nostro focus quest'anno è sicuramente proiettato per Milano e Cortina. Fantastico veramente in bocca a l'uomo per Milano e Cortina. Ambro, tu sei... Oltre che spistere, hai un buon rapporto comunque con Ambro come giocatore del Milan? Sì. Avevi il poster di Ambro in camera di Massimo Ambrosini? Sì sì sì. No no forse seguivo più tanto il calcio ai tempi perché quando ho iniziato a spingere forte, a andare forte e a vedere che i soldi erano pochi ho detto ma forse è meglio che mi concentri e non guardi tanto la televisione ma anche perché effettivamente il tempo per seguire gli altri sport quando inizi un percorso di professionismo diventa veramente difficile. Io generalmente alle 9.30-10 la sera dormo. Sì no però adesso puoi anche dire la verità hai cominciato a seguire meno il calcio perché negli ultimi anni c'è poco da seguire sul Milano. Questa è una cattivelle. Quattro anni fa ha vinto lo Scudetto il Milan. Sì. Diciamo che sono ancora milanista ma ti fai più al Brescia visto che vengo nella provincia di Brescia. No, non poteva escire pure se la passa. Senti Ambro, noi ogni tanto a cena ci fermiamo, abbiamo il piacere di fare tante teleconverte insieme e ogni tanto facciamo i nostri voli pindarici. Insomma la parola ossessione, io volevo partire da qui. Nel senso che tu ne hai conosciuti tanti di atleti straordinari, tu sei stato un atleta straordinario, hai giocato con dei campioni incredibili, ne hai conosciuti in tutte le discipline. Che cos'è che c'è di diverso al di là ovviamente di un fisico che non è esattamente quello mio o di Merinazzo con tutto il rispetto? Cioè qual è la specificità del grande... C'è qualcosa che ti metti insieme in comune di discipline diverse questi campioni? Beh la disciplina, la disciplina insieme, la capacità di rimanere focalizzati. Ho sentito qua la sua testimonianza, penso sia abbastanza chiara. La volontà di fare una cosa con tutto te stesso. L'ossessione penso che è un termine generale e non penso sia un privilegio di qualcuno avercela. Nel senso che l'ossessione secondo me fa parte di molti atleti, non dico che ce l'abbiano solo i campioni, ma è come tu maneggi l'ossessione che fa la differenza. Cioè come tu realmente vuoi o assecondarla o anche combatterla perché l'ossessione è problematica. Io ho avuto una mia esperienza con le mie caratteristiche tecniche, col mio sport, con la mia vita e io non mi sono mai rassegnato ai limiti che la tecnica... Ecco in questo scusa volevo chiedere perché io sono molto curioso. Tu a un certo punto quando hai detto farò il calciatore di serie? Io lo ho mai detto. Quando hai risolto che i sacrifici potrebbero essere tutto bivio per tornare al titolo? La mia mamma e il mio papà quando sono tornati, io ho fatto una giornalina a Cesena vicino a casa mia, io a 17 anni ho fatto un campionato di Serie B a Cesena, giusto per contestualizzarlo al momento che arrivo a rispondere alla tua domanda. Io faccio le prime 10-15 partite in Serie B col Cesena che è nata dal grande Bruno Volchi. Arriva un procuratore e io fino a quel momento non avevo chiaro che nonostante avessi fatto 15 partite in Serie B, il mio destino era quello, i miei genitori vanno a Milano a parlare col Milan che nel frattempo si era interessato, ma quando i miei genitori tornano da quell'incontro con la dirigenza del Milan mia mamma entra, mia mamma era una persona molto riservata, umile e mi dice Massimo entra in casa e dice ho capito quello che farai da qui in avanti e io ho chiaro il momento in cui entra mia mamma e mi dice quella roba lì, però tornando a quel discorso io sono uno che, tu mi conosci, io non ho mai permesso ai limiti tecnici e mentali che avevo di averla meglio su quello che avrei voluto fare, io li ho combattuti costantemente quindi ho combattuto prima il fatto che non ero molto bravo a stoppare un pallone perché non ero bravissimo quando ero piccolo tecnicamente e quindi ogni giorno volevo provare a migliorarlo e la mia carriera mi ha portato ad arrivare a Milano a 18 anni e giocare a San Siro è una problematica che devi imparare a gestire, io non mi sono mai rassegnato all'idea che non sapessi stoppare un pallone per usare un eufemismo, che giocare in uno stadio come il Milano era troppo grande per me e io ho alimentato quell'ossessione all'interno anche di questo che è un conflitto interiore che ho vissuto costantemente quindi cos'è che fa la differenza? Siccome come un uomo, un atleta vuole superare quei limiti che hai e cosa scegli di sacrificare per arrivare costantemente a quell'obiettivo lì? Cosa sei disposto a perdere? Direbbe Giovanotti perché poi molto spesso secondo me nella narrazione un po' stereotipata che c'è attorno al mondo dello sport e del calcio in particolare c'è questa idea che sia tutto facile, che sia tutto semplice. Mi fai dire scusa una cosa perché adesso mi viene in mente quando fai l'atleta diventa molto facile trovare delle scuse che giustifichano il fatto che tu non riesci a fare quello che ti ho detto prima, non riesci a stoppare un pallone, non riesci a giocare, ma è colpa sua che non mi fa giocare, è colpa sua che fa degli allenamenti del cavolo, è colpa del tifoso che mi fischia, no, magari è vero. Io secondo me bisogna cominciare a dire ok l'allenatore è un cretino non mi fa giocare però probabilmente posso fare qualcosa di più. C'è quel tifoso lì che è un cretino continua a fischiare a prescindere però me ne frega un cavolo. Cioè la scusa, la differenza è chi non disperde l'energia pensando che ci sia sempre una scusa per non fare quello che dovresti fare ed è la cosa più comune in un ambiente di lavoro. Cioè chi invece dice ok l'allenatore è un cretino però cazzo oggi doveva essere più bravo di te. Io dovevo essere più bravo e lo fai in allenamento, lo fai ogni volta, lo fai andando a dormire alle nove e mezz' della sera, lo fai costantemente. Questo lo sport è unico perché è meritocratico, poi si può discutere su un rigore, su un VAR, si può discutere su una partita, ci può essere anche l'imponderabile soprattutto nelle partite secche però in realtà penso che gli sportivi lo sanno se hanno fatto tutto quello che potevano fare per vincere la partita, se hanno fatto una performance all'altezza oppure gli è mancato qualcosa, se l'avversario sarà semplicemente più bravo di loro, se c'è qualcosa che si possono improverare oppure se hanno dato tutto. Io credo che questo sia un aspetto fondamentale. Mi veniva in mente a proposito di volley il famoso aneddoto di Velasco dell'elettricista, non so chi c'è esperto di volley, sicuramente questo signore alla mia destra dice appunto della squadra, la cultura dell'alibi è che se si perde un punto lo schiacciatore dice che è colpa dell'alzatore che ha me l'ha alzata male, l'alzatore dice che è colpa del ricevitore che ha ricevuto male, alla fine si arriva al ricevitore che dice che è colpa della luce e quindi è colpa dell'elettricista del palazzo dello sport che ha messo le luci sbagliate e io non sono riuscito a ricevere la mano. Quindi la cultura dell'alibi secondo me è una cosa che vale in tutti i discorsi. Vorrei spostare un altro discorso facendo da quello che diceva Ambro sulla selezione del talento e sulla scelta magari di un talento italiano visto che abbiamo parlato di territorio e in questo senso l'idea visto che Bruno D'Ari prima ci parlava dei settori giovanili e di quanto siano importanti anche nell'economia che caratterizza il nostro club. Che tipo di scelte avete fatto rispetto all'italianità? Voi avete, possiamo dire, i migliori giocatori italiani in questo momento nel vostro roster e arrivano offerte da altri paesi perché dove girano magari dei budget maggiori. Però ecco sull'italianità e sulla capacità di andare a selezionare i nostri talenti nei vostri sport e poi vorrei chiederlo anche a Stefano Camposcia per quanto riguarda il calcio. È più difficile oggi trovare il talento italiano in generale non sarà certamente non nella palla a volo, nel basket abbiamo qualche difficoltà in più sul calcio insomma. Veniamo da due mondiali non fatte. Si muovono in un ambito regolamentale diverso, il calcio, il basket e gli altri sport. Intanto volevo tornare un secondo su quello che diceva Massimo riguardo all'ossessione, alla prestazione. Io ho fatto 38-39 campionati, nei miei anni ho avuto tantissimi giocatori, forse i migliori giocatori al mondo. Io ho avuto Lorenzo Bernardi, Cantagalli, Zwerver, Blanchet, Kimo Ciull. Credo che i migliori giocatori al mondo siano passati. Non dimenticare Zorzzi, non dimenticiamo Zorzzi. Ne ho avuti tantissimi. Loro, a differenza di questi giocatori che oggi sono i campioni di allora, perché il Lavia, il R. Micheletto, Giannelli sono quei giocatori di una volta, loro vivevano un'ossessione. Per Lorenzo Bernardi era un'ossessione, ogni allenamento era un'ossessione. Noi facevamo allenamento e avevamo il Vertec, quello strumento che ci serve per misurare l'altezza, lo stacco da terra all'elevazione. Se lui una riserva lo murava oltre alle bestennie, doveva mettersi lì e fare tre salti al Vertec, perché secondo lui lo avevano murato perché saltava poco e se saltava poco e lo murava la riserva, chissà cosa faceva il titolare di un'altra squadra quando lui ci giocava contro. Loro erano ossessionati, erano ossessionati dalla performance, erano ossessionati dal risultato della prestazione. Questi ragazzi di oggi non lo sono, vivono lo sport in maniera completamente diversa, sono molto più sereni, sono molto più pratici, devi avere con loro un rapporto completamente diverso perché se io adottassi i sistemi che utilizzavo allora con quei ragazzi per farli andare perché a volte non andavano neanche a calci, poi arrivavano i playoff era meglio stargli lontano perché ti avvelenavano da distante, questi non li puoi trattare in la stessa maniera perché non sopravviverebbero a una pressione del genere, sono mentalmente diversi e in questa loro diversità è anche più complicato scegliere il talento perché questo fuoco sacro che probabilmente quei ragazzi di allora avevano, ma penso che fossero più o meno delle età di massimo, forse qualche anno più giovane ma insomma di quelle età lì, questi sono completamente diversi, una generazione di atleti completamente diversi, noi abbiamo fatto una scelta sull'italianità perché con l'italianità noi riusciamo a creare un gruppo molto più compatto, molto più unito di quanto non si possa creare avendo persone di altre culture o che comunque vengono, ci stanno un anno e vanno via e in una società come la nostra che comunque deve fare quadrare i conti e quadrare il risultato agonistico, avere una grossa partecipazione dal gruppo per noi è importante, io credo che anche gli ultimi risultati che abbiamo ottenuto la Champions League l'anno scorso e il campionato di quest'anno siano anche frutto di questa grande capacità di coesione che nasce tra questi ragazzi, è questa coesione che hanno tra di loro poi gli aiuta e aiuta anche le persone che vanno e vengono un po' più rapidamente nelle società ad integrarsi e a prendere quel tipo di cultura, loro quelli nuovi che arrivano apprendono da questi che sono assieme da tanti anni e che vivono per la nostra società perché hanno una grande fedeltà e una grande passione gli aiutano ad essere assorbiti, inseriti e a prendere le stesse capacità, le stesse dinamiche. Il basket come giustamente diceva Carlo le regole sono diverse? Il basket si si si si muove su un piano diverso perché il basket insieme al calcio è uno sport professionistico quindi ha una cornice differente, io ho una posizione un po' diversa nel senso che è un po' antitetica, io non sono per il protezionismo a favore dei giocatori italiani, cioè non sono uno che dice che devono giocare i giovani giocatori italiani, devono giocare i giovani giocatori italiani se sono bravi a condizioni di mercato perché si va presto a dire facciamo un protezionismo, chiudiamo il recinto, giocano i nostri che poi costano molto di più e lui lo sa bene e quindi al massimo facciamolo nelle serie C e serie D, non lo so, decidiamo un ambito in cui l'italianità deve essere prevalente, al massimo livello professionistico deve giocare chi è bravo e a condizioni di mercato, almeno dal mio punto di vista, è una posizione impopolare. Scusa scientifica, non voglio captare benevolenza, basket, pallavolo, calcio, il calcio dobbiamo dividerlo tra i grandi club e quelli che sopravvivono, il nostro premio sono i 30 anni in serie A. Allora uno dice però l'Udinese è esterofila guarda all'estero, ci sono ragioni finanziari e ragioni regolamentari quindi non c'è una scelta così emotiva per andare all'estero. Intanto c'è il tema statistico perché il merito non è che stia all'interno dei confini sopra le Alpi non ci sia niente, purtroppo ormai il calcio è veramente globale e quindi è chiaro che chi ha fatto del proprio business model l'avviamento anche sullo scouting siamo più bravi un po' degli altri ce lo riconoscono tutti insieme all'Atalanta siamo quelli che arriviamo prima e portiamo a casa questo calcio. Quindi c'è il primo elemento che è statistico che è ovviamente domanda e offerta e anche la capacità di avere il miglior talento al minor al minor prezzo. Secondo è nel momento che è misto finanziario e regolamentare noi abbiamo un e per fortuna c'è in Italia la stanza di compensazione che è un sistema che ci invidi al mondo, guai a toglierla, l'UEFA lo sta studiando speriamo che la applichi, che è un sistema di compensazione per cui di fatto raramente il club fallisce nella misura in cui riesce ad avere una stabilità patrimoniale che deriva dal fatto che si compensano i saldi di creditori con i saldi debitori per esempio sul conto trasferimento. Pertanto io non posso comprare Ibrahimovic dall'Italia all'Italia quando c'era perché se vado a depositare il contratto devo avere la copertura nel mio conto trasferimento come credito. Questo è un valore assoluta che è l'unica cosa che ancora fa tirare il calcio in termini stabilità nonostante il sovraindividamento. Però questo ci porta ad essere evidentemente all'estero perché all'estero questo non c'è quindi nel momento in cui e ci sono degli esempi fasti e nefasti, non faccio esempi perché ne abbiamo vissuti tanti come Odinese, tu puoi avere una ratizzazione che qui non puoi perché puoi avere la ratizzazione ma tu ti bloccano i saldi creditori fino al momento in cui devi fare. Quindi c'è un problema finanziario poi c'è un problema che l'Europa non è propriamente amante di un modello di sviluppo dello scouting e della valorizzazione dei divai. Come sai bene il problema dell'Europa ha posto una legge prima di andare alla Bosnia e tornare alla preistoria delle normative che hanno in qualche maniera segnato quelli che sono i criteri per la formazione di bilancio, io guardo dal buco della serratura dei conti il calcio, dall'altra parte vediamo che l'Europa ha posto per esempio l'abolizione del vincolo, l'abolizione del vincolo per uno che uno che vuole investire nei divai è un assurdo, dopodiché ci saranno regole, libera circolazione delle persone, tu fai un investimento, guardiamo l'Atalanta che ha fatto tantissimi investimenti sui divai poi però gli undici che sono in campo sono quasi tutti stranieri e fa bene quello che fa, il problema è che vivi con l'incubo che alla fine dell'anno ti portano via, il 17 e il 18 e questo è fondamentale per non capire, allora bisognerò guardare avanti, finisco, e tu hai toccato un altro tema molto sensibile che è quello come allora compensare questo problema del mercato che non è che lo decidiamo noi con la FGC, lo decidiamo nel momento in cui esiste un ecosistema che consente la valorizzazione dei talenti, sulla Serie A sta proponendo da molti anni le seconde squadre sapendo che il trofeo primavera che è una bella invenzione però non riesce a dare quel tasso di agonismo che serve per diventare gli ambrosini e quindi devi crescere in una qualche maniera, la Spagna che è best in class in questo lo sta facendo da molti anni, io dico sempre nelle sedi, sono il Consiglio di Lega e il Consiglio Federazione, copiamo bene, non mi mentiano male, il sistema spagnolo è un sistema virtuoso, ha le seconde squadre, Messi si fa male, sta fermo quando ritorna, riabilitazione, Barcellona B, Barcellona A, così funzionava, il giorno prima, il giorno dopo, noi abbiamo un problema di politica, siamo un po' resti ai cambiamenti, se noi abbiamo una serie Lega Pro che è in grossa difficoltà, lo leggiamo sui giornali, figuriamoci se quelle 60 squadre, oggi sono 60 squadre, venissero in qualche maniera occupate da 20 squadre, 10 squadre, 5 squadre, in più esempio del Milan futuro, il Milan futuro è retrocesso quest'anno, perché le regole del famoso comunicato ufficiale delle seconde squadre ti dice puoi andare nella seconda squadra ma niente per a luglio, noi adesso il problema che ci sono sulle 2-3 che sono in difficoltà andranno a fare ricorsi anche alla sacrarotta dico io e alla fine quando avranno perso ogni causa finalmente il Milan di turno, in questo caso dovrebbe essere l'Inter, andrà a dire adesso gioco io, ma è luglio, non hai un allenatore, un massaggiatore, non hai i giocatori che stanno dentro perché tu hai oltre ai 6-7 milioni di euro che è il costo medio per gestire un sistema che è a favore del calcio, non è a favore solamente del Milan, certo il Milan poi riesce a fare anche bene perché produce dei valori per il calcio italiano, ma è il calcio italiano che sta soffrendo, Marco diceva, 2 mondiali che mi chiamo su questa roba qua, ma vedi che poi vedi che poi ti vengono a dire che tu udinese o tu Milan devi fare giocare i giovani giocatori italiani e questo lo dico a Massimo Ambrosini che ovviamente ha giocato in un'epoca in cui c'erano gli stranieri, c'era già questo tipo di apertura, giocava Massimo Ambrosini perché era più bravo di altri a condizioni di mercato, non è che giocava Massimo Ambrosini perché era italiano, questo è il punto, voglio sapere anche come la valutavi tu dal tuo punto di vista, perché anche lì si pongono problemi, ma la nazionale non funziona perché gli italiani non giocano, non giocano magari perché non sono abbastanza bravi. Io credo che non giochino tante volte perché non sono abbastanza bravi, ma è per la cultura della vittoria sasperata, cioè le squadre non si permettono di sbagliare, io parlo di pallacanestro, non parlo di calcio, però in pallacanestro sono due squadre che devono vincere, sono Milano e Bologna, le altre non è che devono vincere, non parti con quello, allora puoi scegliere di avere giocatori di 34 anni perché hanno un nome, un track record più importante o poi permetta anche di sbagliare. Oggi per competere stiamo provando a far crescere i ragazzi, lo abbiamo fatto negli ultimi anni, lo abbiamo fatto con Spagnolo, lo abbiamo fatto con Quinelli, lo stiamo facendo con Saluniang, che siano italiano e stranieri, poi indifferente, poi per noi è più facile fare arrivare l'italiano dello straniero, ma se trovassimo lo straniero di 17 anni di talento noi lo facciamo giocare, poi diventa un altro problema, quindi esula dal tema italiano straniero, però se l'assillo è solo la vittoria i giocatori giovani non giocano mai, se l'assillo diventa far crescere i ragazzi e ci sono club che possono farlo e credo che il modello di business judinese sia questo, io faccio crescere i ragazzi, poi vivendo è un modello di business, allora stia in piedi la crescita anche degli atleti, se invece la vittoria Milano non può far giocare un ragazzo di 19 anni perché non può sbagliare, entra in campo e deve vincere e è così, le squadre di Eurolega non ce n'è una che può permettere, se non ti chiami Luca Doncic, di far giocare un ragazzo di 17 anni. Vedi che stiamo parlando di età. No, ma la nazionalità non c'entra, sono d'accordo con te, l'età c'entra, però poi c'entra anche il modello di business, viste, si parla di sport e business, quando io prima dicevo deve stare in piedi e la sostenibilità, noi se siamo di fronte alla situazione di retrocessione, c'è un milione di euro di debiti, non ci pensiamo un secondo se dobbiamo farla e poi li sistemeremo, ma non è che per rincorrere il terzo posto, il quarto posto, il secondo posto devo fare un milione di euro di debiti all'anno, questo è il concetto di sostenibilità secondo noi che non è non competere e non voler competere, per noi quei nostri soldi, la nostra storia in 11 anni dicevamo sempre fatti i play-off a parte un anno, finito a coppa Italia quest'anno, blablablablabla, quindi siamo ossessionati dal competere al più alto livello possibile, però si può fare anche in una maniera che abbia una logica. Assolutamente, ragazzi siamo come si dice, l'extra time. L'osservatore prima mi chiedeva Giuseppe di intervenire su questo tema, scusami Pier, ma essendo in periferia noi... No, dicevo e anche io pensavo che in realtà soffriamo anche noi un pochino di questo problema anche se noi ovviamente nello sport paralimpico siamo molto molto molto in minoranza, nel senso che ad esempio la nazionale paralimpica di sci di fondo è composta da 7-8 atleti di cui 4 atleti sitting, seduti e 3 atleti standing, il problema effettivamente parte proprio dal fatto che dopo Milano-Cortina la metà di queste persone molto probabilmente smetteranno di fare attività sportiva e dietro non abbiamo un ricambio generazionale, cosa che ad esempio nelle altre nazioni, ad esempio Canada, gli atleti russi che però al momento sono fuori, Stati Uniti, la Cina è impressionante l'investimento che fa sugli atleti paralimpici, la Cina tanto per darvi un'idea a Pechino si è presentata con 10 atleti seduti che manco sapevamo chi erano e probabilmente li hanno recuperati da qualche campo, li hanno messi su una sede a rotelle, li hanno martellati e sono diventati dei fenomeni. No questo è tanto per dare un'idea che noi dal punto di vista logistico in Italia abbiamo delle strutture incredibili perché abbiamo veramente un potenziale strutturale veramente all'avanguardia, quando parlo di strutture di Stati divene l'orticaria. Il problema è che mancano le persone che hanno l'ossessione sportiva, che è una parola bellissima, tanto vero che io parlo per quanto riguarda la mia figura di atleta professionista paralimpico, individuale, lo sport a questo livello è fatto solo ed esclusivamente di allenamento perché senza l'allenamento i risultati poi non arrivano. In Italia abbiamo veramente tutto quello che vogliamo ma non siamo più in grado secondo me di valorizzare davvero quello che abbiamo e andiamo spesso alla ricerca di cose che non esistono, ci sono solo problemi ma in realtà i veri problemi prima sarebbero gli atleti che devono risolverli, cosa che secondo me oggi da quello che mi capita di vedere in tanti ambienti sportivi manca la voglia di affrontare le cose con grande determinazione ma soprattutto con la fatica perché mi capita di andare a parlare anche nelle scuole e il problema effettivamente secondo me oggi è questo affare. Questo affare che distrae tantissimo i giovani secondo me è il cellulare e appunto i ragazzi oggi credono di affrontare le cose con più facilità invece c'è bisogno di tanto sacrificio per riuscire ad ottenere risultati e secondo me questo è un problema generazionale soprattutto negli sport individuali. Non solo nello sport ma nello sport si rivela ancora di più in tutta la sua problematicità. Grazie. Grazie ragazzi, grazie a tutti. Saremo rimasti a parlare per ore ma tu vai a Milano che c'hai cara tre, io vado a Roma che domani c'ho il Napoli, Ambro va a Milano che domani sei in studio con Dazon, professor Campoccio, tu stai qua vicino, stai abbastanza tranquillo? No dai dai. E' il finale di Contra. Ecco, sono questi giorni. Va bene ragazzi, grazie,
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