Spazio e cambiamento climatico
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Spazio e cambiamento climatico
Un astronauta spiega il clima da una prospettiva spaziale, unendo scienza e impegno globale.
La pelata non è quella giusta, quella giusta è quella di Luca Parmitano. Abbiamo due teste lucidi oggi. Buongiorno, eccoci qui a parlare di cambiamento climatico. Non si sente. Microfono. Microfono. Va bene, microfono. Vi avevamo avvertiti, mi hanno detto funzionerà tutto. Microfono funziona? Bene. Microfono funziona? Ci avviciniamo, ci sentite, lo stesso sono. Va bene, intanto io comincio, tanto quello che dico io ha meno importanza, così forse riescono ad accendere il microfono. Non sentite niente? Prova a vicinarmi qua, intanto sperando, no ma mi auguro che lo risolveranno. Lo risolveranno. Parliamo di cambiamento climatico, visto una prospettiva diversa con Luca Parmitano. E devo dire, finalmente. L'anno scorso abbiamo avuto la fortuna di farne in conto con Nespoli e guardando il loro curriculum mi diverto sempre. Non voglio rubare tempo perché non ce n'è tanto e quindi vi invito a leggerlo sul sito dell'Agenzia Spaziale Europea dell'ESA. Ma tanto per darvi idea, questo 48enne siciliano è laureato in scienze politiche, in diritto internazionale e poi si è messo a fare l'austronauta. Poi chiaramente ha preso laurea in ingegneria, ha una miriade di specializzazioni di titoli e ufficiali di guerra elettronica nella base aeronautica dei prati di mare, ha preso brevetti in America, in Francia, quindi è stata anche assegnata la medaglia d'argento al valore aeronautico da Presidente della Repubblica e comendatore. E' veramente una persona che ha mille cosità, tra l'altro tra gli hobby c'è da Triathlon alla Box, al Nuoto, questi sono i personaggi. E da là su vedono il mondo in maniera ovviamente diversa, tra l'altro una delle cose che mi ha impressionato, non mi ricordo se è stato lei o chi l'ha detto, da là su vediamo quante piccole fragie nella terra, questa è un'immagine che mi ha sempre colpito. E proprio da là su Parmitano ha fatto quasi un anno nello spazio, mi pare 365 giorni? 366, un anno bisestile. E nel 2019 ha inviato un importante messaggio ai leader mondiali, proprio durante la conferenza della nazione unita sul cambiamento climatico, la COP25. Allora io le chiedo inizialmente, poi parleremo anche di altro perché lo spazio e le frazioni spaziali ci danno modo di affrontare molti temi. Si ricorda che messaggio ha lanciato ai leader mondiali e da là su si vede il cambiamento climatico, penso incendi, alluvioni, smog, oppure no. E ancora quale aiuto possono dare le esplorazioni spaziali al contrasto del cambiamento climatico? Allora mi ha fatto tre domande e spero di riuscire a rispondere in ordine. La prima domanda mi ha fatto se mi ricordo il messaggio, certamente, non capita tutti i giorni di trovarsi a parlare direttamente dalla Stazione Spaziale Internazionale con i leader mondiali e di poter dare un messaggio personale. Io ho detto che esistono due modi di unire le persone. Uno è quello populistico di creare un nemico. Se io invento un nemico dall'altro lato, posso dire siamo noi contro il nemico e ci uniamo dietro un fronte tutti contro quell'altro lato. L'altro sistema che è quello che scegliamo noi delle agenzie spaziali è di avere invece un sogno comune. Perché avere un obiettivo comune può unire il mondo. Quello della tecnologia, dell'esplorazione spaziale, della scienza è un mondo comune. Dietro la scienza non ci sono bandiere, non ci sono lingue. Abbiamo un linguaggio universale, quello della matematica, quello della fisica. Quindi il mio messaggio era se vogliamo un nemico comune ce l'abbiamo già. E' il cambiamento climatico che ci riguarda tutti a livello mondiale. Quindi il mio messaggio di cercare di unificare, di superare bandiere, confini, retagi, era quello di guardare a qual è questo nemico che fra l'altro abbiamo generato noi stessi e di affrontarlo tutti insieme. La seconda domanda che mi ha fatto è se vediamo il cambiamento climatico. Non si può vedere il cambiamento climatico. E' un processo. Noi ne possiamo vedere e documentare gli effetti. Se mi permetti ho portato delle foto anche con il permesso del pubblico che danno un po' l'idea di cosa intendo dire. Soprattutto perché io ho volato la prima volta nel 2013, dove già iniziava questo processo, era già in corso, se ne parlava, si dava notizia, ma non c'era forse il senso di urgenza che abbiamo oggi. Volato intendiamo nello spazio perché avevo volato prima. Sì, ho volato personalmente nello spazio nel 2013 per la prima volta, dopodiché sono passati sei anni dal mio primo volo al secondo e ho visto gli effetti devastanti. In particolare in questa immagine della foresta amazónica siamo nel settembre-ottobre del 2019 dove ho fotografato incendi che si riconoscono perché sono puntuali. La foresta amazónica è spesso ricoperta da, si chiama amazónica o rainforest, perché spesso ricoperta dai nubi, piove spessissimo, e quindi a volte le nubi possono sembrare fumo, fuoco, non si capisce bene. In questo caso si vede benissimo, quelle che vedete sono incendi umani che servono a creare delle aree che qui in questa immagine magari riuscite anche a vedere, non credo che ci sia un laser, ma quelle chiazze più chiare che vedete sono aree rubate alla foresta per creare spazi agricoli. Nel 2013, la prima volta che ho volato, attraversare il sud dell'America, quindi il Brasile fondamentalmente, l'America del sud, significava volare per circa sei minuti a 28.000 km orari sopra un tappeto verde scuro ininterrotto. Era uno spettacolo che metteva tranquillità, serenità, speranza. Immaginate quindi il mio senso di turbamento e frustrazione quando solo sei anni dopo quel tappeto si era ridotto a una serie di chiazze rubate alla foresta amazónica per creare spazi per l'agricoltura. Ma la mia frustrazione non è una rabbia, sicuramente non nei confronti dei poveracci che sono lì a cercare di creare una vita per se stessi, perché quello che fanno è dare una risposta alle nostre esigenze di avere carne bovina costantemente in qualsiasi momento dell'anno e in grandi quantità costantemente sulle nostre tavole. Quindi la colpa non è di chi cerca di trovare una vita con i nostri standard, ma è colpa della distribuzione delle risorse e delle nostre richieste esose come società del nord del mondo ai nostri desideri. Quindi questa è una delle immagini, le faccio vedere altre, sempre sugli effetti. Sempre nel 2019 si parlava moltissimo della foresta amazónica, si parla dei fuochi nell'Africa equatoriale, ma quell'anno in Australia ci fu una terribile, un'estate estremamente secca dalla quale si svilupparono i famosi bushfires, cioè non c'è una vera e propria foresta in Australia, ma ci sono questi bush che si incendiarono. Questa fotografia presa intorno a settembre, incendi continuarono per tre mesi, per tutta l'estate, questo è un fronte di fiamma di circa 100 km che ho fotografato dalla stazione, e alla fine, durante l'inverno australiano, che corrisponde alla nostra estate, l'intera Australia era ricoperta di cenere, fuoco, era un territorio rosso, sembrava la canzone di Guccini, il vecchio e il bambino, colonne di fumo. Questa è un'immagine dall'alto, apocalittica, non voglio immaginare cosa sarà stato lì sulla terra, sul posto. Dopodiché un'altra immagine, qui siamo in Crimea, se non ricordo male, una foto ormai di cinque anni fa, e sembra un'immagine bellissima, colorata, di grande bellezza con questi colori così particolari, Dobbiamo ricordarci che tutte le volte che vediamo colori desueti sta succedendo qualcosa, non sono colori naturali, qui siamo in una zona dove viene minato il litio, altri minerali, cobalto, minerali rari, e quello che vedete fondamentalmente sono dei bacini di essiccazione per fare evaporare l'acqua e estrarre fuori i minerali. Sappiamo tutti cosa sta suggerendo oggi a livello di conversazioni per accaparrarsi territori particolari ricchi di terre rare. Anche queste immagini che sembrano così belle, così colorate, ci ricordano dell'influenza dell'essere umano, della nostra civiltà sull'ambiente. E infine, concludo perché non voglio rubare troppo tempo, perché ho ancora una risposta da dare, queste immagini forse i più giovani non si ricorderanno, ma nel 2019, nella costa orientale dell'Ebama e sul sud degli Stati Uniti si sviluppò un uragano di categoria 5, Dorian, gioco di parole a Grey Dorian riferendomi al famoso romanzo di Oscar Wilde. Dorian, in quest'immagine sto fotografando l'occhio del ciclone. La cosa sorprendente, vi dicevo, noi dalla stazione non vediamo il processo del cambiamento climatico, ma ne vediamo gli effetti, perché avevo già fotografato uragani, avevo già fotografato allagamenti, e ne vedremo uno dopo, durante la mia prima missione, ma nel 2019, solo sei anni dopo, questo uragano, quando l'ho fotografato dalla cupola, copriva l'intera visione, l'intero orizzonte ottico della cupola, che sono circa 6000 km l'orizzonte, 6000 km completamente ricoperti di bianco da un uragano, l'occhio del ciclone lì al centro è di circa 100 km. Quindi immaginate la potenza devastante, spaventosa e terribile, ma nonostante l'immagine di quiete apparente che dà un'immagine così, quello che sta succedendo lì sotto è devastante, e poi ne abbiamo visti strasci che subito dopo ci hanno chiesto di fotografarli, di mandare le nostre immagini. Anche qui, in questo nillo bianco, questa immagine così piena di oro e di colore, la differenza tra il nillo bianco che vedete in basso, la parte azzurra delle immagini, e quella parte brillante di acqua, la parte marrone del fiume è un allagamento, è un alluvione. Ne abbiamo fotografate a tutte le parti, soprattutto nel sud-est asiatico, succede spesso, e quando il sole si riflette sull'acqua, dà questa differenza di colore che ci permette di individuare immediatamente quali sono le parti alluvionate contro quelle normali. E con questo rispondo alla sua terza domanda, che era cosa facciamo noi, in che modo l'esplorazione spaziale può dare supporto a questo. La parte di volo spaziale umano dà un supporto relativo, cioè noi portiamo la nostra umanità a commentare le immagini che vi ho fatto vedere. È un'interpretazione umana di quello che vediamo, ma il grosso, la parte del leone, del supporto dello spazio al cambiamento climatico lo fanno invece i nostri satelliti scientifici. E quindi approfitto per dire che l'Agenzia Spaziale Europea ha la costellazione satellitare di osservazione della Terra migliore, più importante al mondo, la più moderna in assoluto. Abbiamo il primato assoluto per l'aspetto scientifico, che direi che oggi non ci sorprende l'importanza che noi europei diamo alla scienza, l'importanza fondamentale della nostra visione di cosa vogliamo fare con lo spazio. E i nostri satelliti, che tra l'altro raccolgono tutti i dati e li inviano a Esrin, il centro dell'ESA Frascati qui a Roma, vengono utilizzati da tutte le agenzie del mondo. I dati vengono distribuiti gratuitamente a tutti coloro che possono utilizzarne i dati, che osservano la Terra in tutto lo spettro del visibile e del non visibile, ma anche utilizzando altri dati. Interferometria, pressione, temperatura, quota, rifrazione, spostamenti, siamo in grado di misurare tutto questo con un'altissima precisione e l'apporto che diamo è proprio questa precisione. Cioè quando noi andiamo ad analizzare cosa sta succedendo, intendo noi come agenzia ma come scienza, non utilizziamo dati che danno interpretazioni nelle quali possiamo inventare curve che dimostrano una nostra visione di quello che sta succedendo. Quando i scienziati utilizzano dati precisi senza errore abbiamo una visione molto precisa di un trend, di una tendenza di quello che sta succedendo e non lascia spazio a tante interpretazioni, da un'immagine molto precisa. Ad esempio sappiamo oggi che i ghiacciai che noi monitoriamo da 40 anni, in maniera sempre più precisa, sono un indicatore del fatto che la Terra ha la febbre e che quelle condizioni che ci siamo dati di cercare di migliorare per quanto possibile, di limitare i danni del cambiamento climatico sono urgenti ma siamo già in ritardo. Perchè i ghiacciai, chi più di voi qui a Trento può essere esperto di ghiacciai, ho visitato il Gornar, l'ho esplorato qualche anno fa perchè uno dei ghiacciai più studati sappiamo che quello che vediamo noi oggi, fra 40 anni, non esisterà più. Le mie figlie non potranno mai vedere il ghiaccio del Gornar come l'abbiamo visto noi perchè quando lo andranno a visitare si sarà ridotto in maniera irreversibile e sempre più accelerata. E con questo chiudo, cosa possiamo fare? Noi possiamo dare dati, possiamo dare certezza nell'osservazione, possiamo dare strumenti per prendere azioni politiche e le azioni politiche sono le nostre. Il nostro voto, la nostra scelta di dare fiducia ai nostri rappresentanti per prendere azioni sta a noi. Lei ha aperto un bel tema, io vorrei chiederle dopo se c'è tempo, però mi solletica sul rapporto tra pubblico e privato. Nell'ESA collaborano soggetti pubblici e soggetti privati. L'Italia che se ne dica ha un ruolo non indifferente nella Space Economy, credo siamo il quarto Paese, non c'è tra Space Economy, come importanza nell'ESA, le ha citato. Siamo il terzo Paese, praticamente a pari da un punto di vista di investimento e di capacità con la Francia, siamo parlando di punti percentuali di differenza, davanti a noi c'è solo la Germania ma siamo parlando di una differenza veramente minima. La Germania come investimento seguito da Francia e Italia a pari merito, poi c'è il vuoto, tutti gli altri Paesi con contributi minimi, inclusi il Regno Unito. Il nostro investimento come Europa è circa un terzo dell'investimento della NASA. La Space Economy secondo il World Economy Forum ha un valore di 630 miliardi di dollari nel 2023, calcolano che potrebbe raggiungere i 1800 miliardi nel 2035. L'Italia ha un'economia di un miliardo e mezzo, quello che pochi sanno e possono stupire è che il Trentino ha un ruolo fondamentale, abbiamo una ventina di imprese industriali che lavorano nel settore, abbiamo un'altra ventina che sono interessate, abbiamo centri di eccellenza come FBK, Polo Mercatrone e tanto altro. E quindi io credo, ed è importante che il privato collabori, però certo mi rincuoro a sapere che c'è un soggetto pubblico che manovra i dati e che ha dei satelliti perché mi inquieta che un signore, chiunque questo sia, possa decidere di accendere o spegnere i suoi satelliti, accendere o spegnere Internet in una zona e determinare l'esito di una guerra. Allora, qual è il rapporto tra pubblico e privato nello spazio e quale garanzia abbiamo? Io proprio per questo adoro l'ESA, mi fa sentire un po' più tranquillo. Il rapporto tra pubblico e privato c'è sempre stato, nel senso che l'ESA come agenzia assembla, costruisce, finanzia satelliti, ma comunque questi componenti vengono procurati dalle aziende di cui lei parlava. Quello che sta cambiando, che è cambiato un po' nel tempo, è la capacità di accesso allo spazio che oggi è fondamentalmente, per quanto riguarda gli Stati Uniti in mano ad aziende private, che come dice lei possono scegliere se dare precedenza a uno strumento scientifico di interesse generale ma non pagante rispetto a un satellite estremamente grande. Non pagante rispetto a un satellite estremamente pagante di telecomunicazioni commerciali. Nel 2022 gli astronauti dell'Agenzia Spazio Europea hanno scritto un manifesto a cui ho partecipato personalmente, in cui esprimiamo lo stesso tipo di pensiero. Se vogliamo come europei essere sicuri di poter portare un contributo europeo con i nostri valori europei, collaborazione, cooperazione, utilizzo pacifico delle risorse, utilizzo coerente con i nostri valori delle risorse dello spazio, dobbiamo essere in grado di sederci al tavolo delle trattative con chi oggi si appresta ad avere un dominio nello spazio. È vero che in questo momento l'Europa è indietro e noi stiamo cercando in tutti i modi di colmare la differenza almeno per quanto riguarda certi aspetti, per esempio le telecomunicazioni, come ha detto lei, l'idea che qualcuno possa scegliere di spegnere in maniera unilaterale internet in una zona del mondo, in cui le comunicazioni istantane sono alla base di tutto, anche nell'economia, è qualcosa che ci preoccupa e quindi ci stiamo allertando proprio adesso, proprio in questi giorni, per costruire un ponte fino al 2030 quando avremo la nostra rete, che si chiamerà Iris Square, Iris al quadrato, che è una rete di telecomunicazioni equivalenti per capacità a quello che oggi si chiama Starlink, che però è di un'azienda privata, come ha detto giustamente lei. Quindi ci stiamo attrezzando e siamo ben coscienti del fatto di essere indietro, ma questo non vuol dire che dobbiamo fermarci e gestare la spugna. Abbiamo chiesto a chi ha la leadership dei nostri Paesi, fondamentalmente i ministri che si occupano di spazio nei 27 Paesi dell'ESA, di darci chiare indicazioni e un supporto a questo nostro desiderio di cominciare a costruire innanzitutto un ponte e poi una rete satellitare che ci permetta di essere esattamente all'avanguardia con altri Paesi o alla pari. Non è la prima volta, non vi sorprenda, nel fatto di essere un po' indietro, ma anche il fatto di essere in grado di guardare avanti e di riprenderci, perché il sistema GPS che tutti utilizzate da anni, oggi è accompagnato, anzi non oggi, ma da anni è accompagnato la sistema Galileo, che forse non conoscete, di cui non avete sentito parlare, ma la precisione dei vostri sistemi di navigazione che vi mostrate, che oggi avete sul vostro telefono portatile, sulle vostre automobili, nella maggior parte dei casi la precisione così perfetta che vi permette di arrivare all'indirizzo, al numero civico, è data non dal GPS ma dal Galileo, che è un sistema europeo pubblico e civile, senza scopi militari, dell'ESA. È vostro, lo abbiamo pagato noi come contribuenti, ma l'abbiamo costruito per tutti, ed è utilizzato a livello mondiale, chiunque ha accesso, e non è un sistema di una singola nazione che in qualsiasi momento, esattamente come le telecomunicazioni, può decidere di criptare il segnale GPS e togliere quel sistema di navigazione al resto del mondo. Il Galileo è lì, c'è per tutti, ed è un sistema pubblico con una precisione più elevata del GPS. Così come abbiamo fatto per la navigazione, siamo in grado di farlo per le telecomunicazioni e ci stiamo avviando verso quella direzione. Per cui anche io sono molto rincuarato dal fatto che noi come Agenzia Spazio Europea rappresentiamo una volontà di costruire ponti e non di chiudere porte. Non so se può darmi la risposta, ma mi viene dal cuore la domanda. Ma perché, se noi europei facciamo tante belle cose, tante cose buone insieme, non riusciamo a farlo sapere i cittadini che vedono l'Europa solo come quella che radrizza le banane e decide la lunghezza dei chicchi di caffè? Allora, ci sono due motivi. Mettiamo subito il colpo della mia categoria. Questo è uno. È vero, sicuramente fare un mea culpa da parte di chi fa comunicazione è giusto, perché è un fatto. La brutta notizia vende più della buona notizia. Non è sempre vero. C'è questa idea, ma non è sempre vero. Se vado a guardare anche i dati, ma non è colpa soltanto di chi vende, è anche colpa di chi compra. Se vado a guardare i dati di quali sono gli ascolti più grandi nelle radio, nelle televisioni, sono sicuramente lì dove si genera polemica. Noi piace stare lì a mangiare il pop corn mentre le persone litigano. Stamattina abbiamo un piccolo pubblico, noi siamo ben d'accordo, stiamo parlando in maniera amabile, ma se fossimo qui a criticare e a dire peste e corna, probabilmente ci sarebbe molta più risonanza mediatica se facessimo così, perché è la nostra natura umana. Da una parte è colpa della natura di quello che si vende e di quello che si compra in un punto di vista di comunicazione. Dall'altro c'è sicuramente una difficoltà obiettiva di parlare di fatti che forse non sono direttamente connessi a quello che io riesco a mettere sulla tavola stamattina. Io mi faccio a colpa quando vado a parlare di un esperimento come l'AMS, e poi ve lo farò vedere se ne avete voglia, o della scienza spaziale di come va a parlare all'essere umano, c'è una grossa parte della popolazione che giustamente mi dice come fa l'AMS la ricerca sulle particelle cariche del cosmo a rabbassare il prezzo delle uova, che è quello che mi interessa oggi. Perché noi esseri umani per natura biologica siamo nel DNA, siamo disegnati per pensare all'adesso e non pensare al futuro. Nel nostro DNA se io oggi ho un problema di pH nel mio corpo, se mi sto avvelenando con qualcosa di acido, il mio corpo prende la base di calcio dalla mia ossa e non si preoccupa che fra dieci anni avrò una osteoporosi irreversibile. Perché se non corrego quel problema muoio oggi, fra dieci anni avrò l'osteoporosi, se ne parla dopo. Il prezzo delle uova è un problema di oggi, il cambiamento climatico è un problema per i miei nipoti. Quindi è un problema di società derivante da come siamo scritti, da come siamo disegnati. E quindi è un problema anche di capacità di comunicazione, di come la nostra scienza, la scienza spaziale, riesca poi di fatto a influire su chi siamo, come viviamo e rispondere a domande fondamentali. Però è sicuramente qualcosa sul cui cerchiamo di lavorare anche con incontri come questo in cui posso parlarvi di un esperimento come appunto l'Alpha Manel X Spectrum. Mi mettete di nuovo le slide? Qui a Trento insegna un professore che si chiama Roberto Battiston, uno scienziato di fama mondiale e collabora con scienziati di fama universale vorrei dire. In particolare il professor Samuel Ting, che è Premio Nobel per la Fisica negli anni 70, e insieme hanno disegnato un sistema che si chiama L'Alpha Manel X Spectrometer, che è un cacciatore di particelle cariche. Che non è un telescopio, quindi non crea belle immagini come Hubble, come il James Webb. Quindi nei vostri telefonini non vedrete mai le immagini della MS. Cosa fa la MS? Vado un attimo avanti e ve lo dico. La MS cattura particelle cariche che sono queste. Sono quelle che vedete in basso da particelle di litio, idrogeno, nickel. Sono particelle che hanno una carica elettrica che rispetto al fotone che va sempre dritto nell'universo a 300.000 km al secondo e non interagisce con la materia, vengono generate dalle grandi attività cosmiche. Cioè implosioni di stelle, esplosioni di stelle, interazioni tra stelle e stelle, interazioni tra stelle e buchi neri. Interazioni tra buchi neri e buchi neri generano delle energie, delle particelle che sono il motore dell'universo. Cioè quando noi osserviamo lo spazio, l'infinito, sembra fisso ma in realtà è in continua trasformazione. Cambia, si evolve, va in una direzione, cresce e le foto, le particelle di luce sono il risultato di questo motore. E' un'immagine che ci dà il gas di scarico, ma se noi vogliamo capire come funziona il motore, quali sono gli ingranaggi, sono queste particelle. Quindi la MS oggi, con una precisione altissima, mai vista prima, perché è l'unico strumento di questo tipo esistente al mondo, ci fa capire, ci fa comprendere, ci dà un video del funzionamento degli ingranaggi. Non siamo ancora in grado di comprendere perfettamente come funziona il motore, ma almeno ne vediamo gli ingranaggi, il funzionamento. Quindi ci stiamo avvicinando alla comprensione di domande fondamentali. Dove va l'universo? Come è nato? Cosa siamo non all'interno dell'universo? Quindi non immagini meravigliose, bellissime, ma comprensione, scienza. Questo strumento che rispetto a tutti gli altri strumenti, questi numeri sono numeri puri che ci dicono il rapporto tra la più grande e la più piccola particella che siamo in grado di catturare con gli strumenti. Il miglior osservatorio al mondo, il Fermi Gamma-Ray, ha un dynamic range, cioè una capacità di catturare particelle grandi o piccole di mille. La più grande particella è mille volte più grande della più piccola. La MS ha un dynamic range di 10.000, quindi anche per il meno scientifico capisce che la MS è 10 volte migliore di tutto il resto dell'astrumentazione nel mondo. Stava andando in avaria perché era stato disegnato per durare cinque anni e quando abbiamo capito che stava per cambiare la scienza abbiamo deciso di prolungarne la vita installando un nuovo cuore. In quell'immagine sono io, 5 anni fa, che passeggia nello spazio, non è proprio una passeggiata, ma insomma sono io nello spazio con il nuovo cuore della MS perché stava per morire di infarto e noi siamo usciti in 4 attività extravericolari, oltre 20 ore di lavoro all'esterno, per aprire, scoprire, tagliare il vecchio cuore, escluderlo e installarne uno nuovo e ancora oggi la MS continua a darci dati e credo, non sarei sorpreso se l'equipe di MS con il professor Samuel Ting vincerà un nuovo premio Nobel grazie ai dati di questo esperimento. Quindi abbasserà il prezzo delle uova? Non credo, sono sicuro che non abbasserà il prezzo delle uova, ma l'essere umano è una mens sana in un corpo resano, cioè è importante nutrirsi, è indispensabile, viviamo di quello che mangiamo, ma non solo di quello perché abbiamo una mente che va nutrita e la nostra scienza, la scienza spaziale, la comprensione di tutto quello che ci sta intorno nutre la nostra mente, la nostra società, la nostra evoluzione esattamente allo stesso modo con una conoscenza che ci distingue da tutto il resto del mondo animale. E quindi io credo che questo sia importante e spero di aver convinto anche voi. Io prima di dare la parola al pubblico, l'applauso ci dice che l'ha convinto, ci fa molto piacere. Tornare sulla foto di prima se possibile, perché da bambino abbia pazienza, però le devo chieder, ha fatto sei passeggiate nello spazio, ho 33 ore e 9 minuti passeggiando per lo spazio. Ecco, in questo momento cosa si prova? Lei pensa solo al trapianto di cuore che deve fare, al suo lavoro, oppure pensa di avere i piedi sospesi nel nulla? No, certamente è un... è il mio lavoro particolare. Giusto un attimo. Un lavoro in cui particolare, in cui dal momento in cui si viene chiamati, si riceve la telefonata di aver vinto un concorso e si comincerà questo percorso, fino al momento in cui ci si trova a 400 km di quota separati dal vuoto dell'universo da pochi millimetri di gomma, si è sempre, almeno per quanto mi riguarda, mi trovo sdoppiato in due. Da un lato c'è l'astronauta Luca Parmitano, il colonnello che ha un suo background, una sua preparazione, anni di studio e di lavoro per trovarsi lì in quel momento che è perfettamente focalizzato su quale sarà la sequenza di eventi che mi porteranno al successo della missione. Ma dall'altro, accanto a me, invisibile, ma vi assicuro presente, c'è un bambino di sei anni che si chiama Luca, questo bambino è lì che ha sognato per tutta la vita di trovarsi in quel posto e non riesce a credere ancora oggi che quel sogno sia non solo avverato, è diventato un progetto di uno stile di vita, un modo di essere e fortunatamente è lui che mi riporta alla gratitudine, al senso di privilegio, di grandissimo privilegio che va sempre ripagato, per questo e per il bambino Luca che io sono qui cercando di parlare a bambini, cercando di parlare al pubblico, di condividere la mia storia, di moltiplicarla proprio per ripagare quel senso di gratitudine, di privilegio che ho quando ricordo di essermi trovato in una situazione che è veramente dell'incredibile. Grazie. Allora c'è qualcuno del pubblico che nonostante l'ora ha voglia di fare domande? Abbiamo qualcuno con un microfono anche, che caso mai? Io non voglio costringere nessuno, se non ci sono domande... Non siete timidi ma se non ci sono domande vi racconto io un'altra storia. Bravo. Avete domande o preferite un'altra storia? Mi sembra, sono timidi stavano. No, anche l'ora... Vi faccio vedere questa immagine, di recente ho raccontato questa storia senza pensare che fosse particolarmente interessante, ma una mia collega amica mi ha detto, Luca non l'avevo mai sentita, secondo me è una bella storia che va raccontata, permette che mi alzo in piedi? Ma fa quello che vuole, basta che rimanga con i piedi sulla terra per un po', se non mi parta per lo spazio. Testa per aria ma piedi sempre ben piantati per terra. In questa immagine, lo avrete indovinato, sono io, ma non l'ho messa soltanto perché ci sono io dentro lo scafandro, sono alla fine, è proprio una delle ultime immagini della serie di quattro attività extraveicolari per la MS. Quindi, vi dicevo prima, abbiamo riparato questo strumento, io e un collega, Drew Morgan della NASA, uno strumento che non era stato disegnato per essere mai riparato. Quindi, dal momento in cui abbiamo capito che stava per morire, fino a quando l'abbiamo poi effettivamente riparato, avevamo una percentuale di circa il 30-50% che tutto andasse bene perché non solo è difficile riparare uno strumento come uno spettrometro alfamagnetico, ma farlo in orbita per uno strumento che non è stato disegnato per avere mai riparazioni, rasantava l'impossibilità. E quindi ci siamo addestrati per anni letteralmente per disegnare strumenti molto particolari per poter accedere allo strumento, poterne tagliare letteralmente i tubi di raffreddamento e poi installare uno a uno quelli della nuova pompa e avvitarli, giungerli meccanicamente in modo che non perdessero il liquido di raffreddamento, anidride carbonica. Il lavoro di giunzione di questi tubi è stato fatto alla terza attività extraviicolare, alla quarta siamo usciti per controllare che non ci fossero perdite e avevamo un sistema visivo per ognuna delle giunture per assicurarci che nel momento in cui aprivamo le valvole che mettevano tutto in circolazione non avremmo avuto perdite. Per un segno nel destino io inizio con l'ultima delle valvole che avevo agganciato la volta prima e trovo una perdita. Quindi controllo la prima, la prima di queste valvole è una perdita, quindi immaginate il panico a terra, Houston abbiamo un problema, controllo le altre sette, funzionano tutte perfettamente ma questa valvole perde. Quindi mettiamo in atto una procedura che avevamo già disegnata a terra che consisteva nel lo stringere ulteriormente il sistema di avvitamento per cercare di contenere questa perdita. Ed era la soluzione prevista, facciamo un controllo dopo un'ora, guardiamo il controllo visivo, spoiler, non è andata bene, la banda rossa è ancora visibile, lo strumento continua a perdere. Lì veramente non abbiamo un'altra soluzione. A quel punto la terra, come succede nei film, uno degli ingegneri dice che a questo punto abbiamo due possibilità. Se la valvole è rotta possiamo provare a stringere ulteriormente, diamo un torque superiore, tanto se è rotta in questo momento non funziona. Se la rompiamo e già rotta proviamo e nel frattempo ci predisponiamo a fare una cosa molto più complessa che è tagliare da entrambi i lati intorno alla valvole e poi unire altre due valvole ai monconi che sono rimasti. Quindi effettivamente io metto in atto questa azione, do un'altra stretta alla valvole cercando di muovere il più rapidamente possibile, torno dentro la stazione, recupero i sistemi che avremmo dovuto utilizzare per tagliare di nuovo e riagganciare e torno indietro. Stiamo parlando di traslazioni che comunque sono molto complesse, sono dentro lo scafandro, insomma non è la cosa più facile nel mondo. Quando rientro mancano pochi minuti al controllo della perdita e quando finalmente apro il controllo visivo la valvola non perde. Al terzo tentativo siamo riusciti a bloccare la perdita. In questa foto il protagonista non sono io, ma è questa chiave esatto. Questa chiave è da 7 ottavi di pollice che è una chiave che tutti i papà americani nel mondo hanno nella scatola degli attrezzi. È più o meno una chiave da 17. Se ce l'avete nel garage anche voi sareste stati in grado di riparare 250 milioni di dollari di strumento con una chiave inglese comunissima che abbiamo portato fuori. Come disse Archimede, datemi una leva e solleverò il mondo. Quella che di fatto è una leva ha salvato l'esperimento dopo oltre 20 ore di lavoro all'esterno. Questa è una delle mie foto preferite, non per lo scafandro, non per l'uomo all'interno, ma per l'ingegno millenario di una chiave inglese che ha risolto il problema. Capita mai di dire che ho dimenticato la chiave inglese a casa, a parte gli scherzi? Vi capita che fare le valigie per andare lassù non è uno scherzo? Non facciamo le valigie perché noi astronauti ci portiamo a seguito pochissimo materiale personale. Abbiamo la possibilità di un piccolo volume. A miei tempi ho volato con la Soyuz due volte. Per chi non l'avesse vista, la Soyuz è una macchina estremamente piccola, si sta stretta come sardine e quindi non abbiamo molto spazio per noi stessi. Abbiamo un piccolo volume in cui possiamo portare le foto della nostra famiglia o qualche oggetto particolare, qualcosa di nostro che vogliamo portarci su. Ma tutto il resto, il vestiario, tutto quello che ci servirà per una permanenza di circa 200 giorni è lanciato prima e poi in successione durante l'arco dell'anno. E quindi non succede di mentire. Io parlavo di strumenti. Come strumentazione possono succedere due cose. Una, può succedere che il lancio parta ma non arrivi perché magari c'è un problema durante la partenza. Questo è successo un paio di volte. Abbiamo perso strumenti, la mia collega Samantha ha perso i guanti dell'attività extraveicolare, quindi non è potuta uscire in attività extraveicolare nella sua prima missione. La seconda cosa che può succedere, succede spesso, è che a bordo della stazione perdiamo le cose. Perché se io adesso prendo questo strumento, lo appoggio qui, lui è lì e resta lì, a meno che lei direttore non se lo ruba, lo ritrovo. Sulla stazione non si possono poggiare gli oggetti, quindi utilizziamo del velcro. Utilizziamo il velcro che ci permette di attaccare da tutte le parti quello che ci serve. Ma io lo appoggio qui, dopo di che sto lavorando uno strumento che magari è sul tetto, mi metto a testa in giù, comincio a lavorare. Quando vado a cercare, perché io l'ho appoggiato qui, quindi me lo ricordo sulla mano sinistra, quando sono a testa in giù vado a cercare, non lo trovo. Questo è uno strumento nero su uno sfondo nero, non riesco più a trovarlo. Magari un mio collega è passato, ha dato un calcio e questo adesso è volato. Ero nel lab, adesso è finito nel columbus, lo ritrovo dopo una settimana. E questo succede spessissimo. Io personalmente ho perso di tutto, ma al momento, al giorno d'oggi, ho anche ritrovato tutto, quindi sto a quota zero, sono in equilibrio. Ma vi assicuro che quando si perde un oggetto è altro che darsi una manata in faccia. Adesso che racconto giù a terra? Houston? Chiudiamo con ultima domanda, classica domanda del cento pistole aperta tuttima. Qual è il futuro dello spazio spaziano? Lo vedremo in questi anni, perché il futuro non inizia in un momento. Il futuro è un processo che è già in corso. A volte si va in una direzione, a volte nell'altra, ma in generale, così come la società umana, che ha degli alti e bassi, ma si cresce verso l'evoluzione. Quello che stiamo vedendo adesso è che c'è un fortissimo interesse politico della popolazione e delle agenzie spaziali a ritornare verso la Luna, stavolta per farne un'esplorazione sostenuta, quindi molto più a lungo, e in parti che non abbiamo ancora visto e che ci interessano, perché pensiamo di poterci stabilire, trovare l'acqua, utilizzarla come fonte di energia. Sicuramente la Luna è il nostro obiettivo nei prossimi anni per quello che riguarda il volo spaziale umano. Lo è per la NASA, lo è per noi come Agenzia Spaziale Europea, lo è per noi italiani, perché l'Agenzia Spaziale Italiana e le nostre industrie hanno un fortissimo interesse a portare la nostra tecnologia verso la Luna, in particolare l'Asia ha già degli accordi bilaterali con la NASA e con le nostre industrie per creare degli ambienti spaziali lunari. E poi da un punto di vista scientifico sicuramente Marte è il primo dei sistemi planetari che vorremmo visitare, abbiamo già una buona esperienza per quanto riguarda l'esplorazione robotica con Opportunity, Spirit, Curiosity, Ingenuity, tutta una serie di rover sempre più interessanti, ma noi vorremmo andare con il Mars Express, con il nostro rover, che ha una caratteristica unica quando arriverà sulla superficie marziana, sarà per la prima volta in grado di trivellare a circa due metri di profondità, quindi superare il permafrost e andare a cercare lì dove sappiamo ci sono grosse quantità di ghiaccio che è ricoperto dalla sabbia marziana e quel ghiaccio è lì da miliardi di anni e come tutte le volte in cui noi vediamo acqua che è stata liquida nel passato, pensiamo che magari poter trovare tracce di quella che una volta è stata vita per la prima volta su un sistema che non è il pianeta Terra, e quindi è sicuramente uno dei nostri obiettivi quello di mandare il nostro rover per fare questa esplorazione mai fatta prima. Grazie, io ringrazio Luca Parmitano che è venuto da Houston dove vive pochi giorni fa, ha già fatto un mezzogiro d'Italia, ieri era a Milano mi pare, prima era a Siena, domani va a Colonia, però ha voluto essere qui a Trento, ecco in un momento in cui si attacca alla scienza e si attaccano alle lit, io sono fiero di aver passato una mattina con Luca Parmitano, chi vuole ascoltare ascolta. Grazie infinite, grazie direttore. Grazie, grazie. Grazie, grazie. Grazie, grazie. Grazie, grazie. Grazie, grazie.
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