Rilanciare l’Europa manifatturiera
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Rilanciare l’Europa manifatturiera
L'industria italiana si basa su valori materiali e immateriali, con un focus su design, creatività e innovazione per competere globalmente.
che nei beni materiali, quindi nella regatoria che noi oggi siamo ancora in grado di apprezzare, ci sono contenuti materiali, creatività, storia, quindi il design del mobile è secondo me l'esempio oggi più classico, voglio dire che fanno sì, che i valori aggiunti di quelli sottoprodotti si stanno alzando perché più ti ci metti dentro. Questo è vazio per le piastrelle vent'anni fa, perché le piastrelle che avevano tra virgolette rappresentavano storie diverse, che avevano una capacità di trasferire le immagini diversa, se vendevano diversamente rispetto a quelle, e noi è stato uno dei differenziali positivi del settore del tannivato, o sbaglio verbi, che ha fatto la differenza, oggi questo si sta tra virgolette trasferendo dovunque. Allora dobbiamo essere capaci e con questo concludo di leggere e costruire le basi per una politica industriale in cui andiamo a valorizzare i valori materiali che sono dentro ai prodotti materiali e capire che quelli sono quelli su cui noi ci facciamo, giochiamo la partita, come italiani, ma anche come europei, anche qui con un doppio livello, perché come nel primo caso noi come italiani abbiamo un doppio handicap, in questo caso noi come italiani abbiamo un doppio vantaggio, perché strutturalmente l'Europa ha un livello culturale diverso e migliore rispetto a quello dei nostri competitor, siano essi gli asiatici o gli americani, che come è noto a tutti, e come è dimostrato dalla loro attuale dirigenza, diciamo hanno un grande problema sotto questo punto di vista, e gli italiani a maggior ragione rispetto agli europei hanno un beccherino molto psichologico, e quindi la riflessione che io faccio è ci sono tutti gli spazi per competere, se uno riusciamo il problema che dicevo prima e poi adesso analizzeremo, e secondo se noi andiamo a fare politiche che premiano l'incontro tra il bene materiale e il bene immateriale, e quindi tra virgolette premiamo, spingiamo, facciamo politiche industriali, che valorizzino questo l'altra parte questo già accade oggi nel saldo commerciale, perché noi vediamo sempre sui giornali i nostri 600 miliardi, che poi adesso quest'anno speriamo che crescono ancora di esportazioni, ma noi in realtà dobbiamo andare a vedere i saldi commerciali dei singoli segmenti, e perché se si è un sport 50 e importo 50 è diverso che se si è un sport 50 e importo 25, è chiaro? E quindi vedete che la categoria nella quale abbiamo più tra virgolette, il miglior saldo commerciale oggi sono i macchinari, che hanno 60 miliardi, ma i macchinari sono figli dell'innovazione di processo che ha retto l'Italia negli anni 90, voglio dire, fino agli anni 80, fino alla fine degli anni 90, quando noi pensavamo di essere finiti e invece abbiamo scoperto esisteva la terza Italia, quella che gli armonisti parlavano della terza Italia, perché non sapendo da agno un nome differenziale rispetto al triangolo industriale al mezzogiorno, la chiamavano terza, che erano le Marche, le Miglia, il Veneto, per dire tre regioni che ancora oggi che hanno capito che si poteva fare la produzione in modo diverso e hanno inventato di fatto dei settori, perché i macchinari di oggi sono figli dei processi di innovazione tecnologica di allora che hanno fatto inventare questi dei prodotti, oggi noi facciamo macchine che fanno macchine e siamo leader in questi segmenti e facciamo il margine e poi dove facciamo il margine? Lì dove la creatività è più chiara nel tessile 25 nonostante sia in difficoltà, negli alimentari nonostante abbiamo dei prezzi ancora mediamente bassi, perché lì ci sovviene il marchio, ma il marchio che cos'è? Nient'altro che è la storia che si trasferisce in un nome nei farmaceutici dove stiamo scoprendo una nuova capacità competitiva e dove facciamo non solo buoni alti livelli di esportazione, 60-50 miliardi di area, ma dove facciamo margini di delta tra esportazioni e importazioni significativamente positivi. Bisogna quindi disaggregare per reaggregare, mettiamola così, se non disaggregiamo bene e continuiamo a ripetere le medie, le medie ci inducono o a piattirci nel grigiore dell'indistinzione oppure ci dicono che questa è una battaglia persa, non è vero? È una battaglia che si può fare e si può vincere. Grazie. Grazie Presidente. Dottoressa Vigliotti abbiamo visto lo scenario che ha tracciato il Presidente. Dal vostro punto di vista, come la vedete l'Europa è una banca di investimento, quindi avete uno sguardo anche finanziario ed economico su questo settore. Mi dica prima l'Europa e poi se ha qualche visione particolare sull'Italia. No, grazie. Grazie all'intervento del Presidente a Beta, perché secondo me ha messo in luce degli aspetti che sintetizzerei nella parola competitività, accesso al credito e innovazione. Innovazione e competitività forse le possiamo anche mettere insieme. E ha messo anche l'accento sul tema dell'energia che effettivamente è un vincolo per la manifattura europea. Noi come Banca Europea per gli investimenti, chiaramente la manifattura è uno dei nostri target principali, dei target a cui offriamo diversi strumenti e che raggiungiamo con diversi strumenti, perché ovviamente i grandi player, le grandi corporation interagiamo direttamente, direttamente definiamo qual è il progetto che vogliamo finanziare, insieme anche elaboriamo questo progetto e sempre di più i nostri interventi soprattutto nella manifattura vanno a finanziare efficientamento energetico, quindi anche in industria come quelle della ceramica che sono energivore. Lavoriamo per fare delle innovazioni di processo che in qualche modo sia di ricerca e sviluppo per nuovi prodotti, ma anche per processi che riducono l'assorbimento di energia che sappiamo come negli ultimi anni è diventato particolarmente rilevante. Però c'è tutto un mondo, tutto il mondo delle piccole e medie imprese ma non solamente quelle tradizionali, anche quelle innovative che ovviamente non possiamo raggiungere direttamente, ma che facciamo in maniera indiretta, in maniera indiretta con contratti con maggiori istituzioni finanziarie italiane e in altri paesi con cui stabiliamo sempre di più dei prodotti, sempre di più mirati, sostenibilità, agricoltura, adesso anche difesa, ricerca e sviluppo e insieme a loro individuiamo la platea di piccole e medie imprese che vogliamo sopportare. Ma poi c'è tutto quel grande fortunatamente comparto di aziende dove non c'è un collaterale da offrire in banca, dove il collaterale è l'idea, dove è l'immateriale, il contenuto, dove noi interveniamo in diversi modi e su questo mi soffermerei di più perché secondo me la scommessa dell'Europa e dell'Italia è probabilmente in questa parte. Quindi startup che hanno un'idea importante che è scalabile, che può diventare impresa, abbiamo uno strumento del venture debt, capitale paziente, prestiamo questo prestito per la rimborsata solamente quando l'idea diventa business, può essere convertito in un warrant, in opzione, generalmente noi non rimaniamo mai nell'azienda, le aiutiamo ad uscire e poi con il fondo europeo per gli investimenti che ha un fondo di fondi interveniamo in fondi di venture capital, fondi di private equity, anche lì individuando il fondo che secondo noi raggiunge quegli obiettivi che come istituzione europea che non mira al profitto ma all'impatto pensiamo che siano maggiormente capaci di portare avanti soprattutto sull'innovazione e anche sulla sostenibilità ambientale su cui noi ancora crediamo fortemente. Qual è dal mio punto di vista e dal punto di vista della BAE il problema è Europa in generale e probabilmente più in Italia, abbiamo visto negli ultimi anni che in questo settore dove l'immaterialità e dove l'innovazione è maggiormente presente ci sono tantissime idee, ci sono tantissime startup, ci sono tantissimi brevetti, quello che manca è la scala, quello che manca è la scala nel senso che abbiamo delle imprese che riescono a essere delle ottime profittevoli startup, nel momento in cui hanno bisogno di capitali per crescere questi capitali non si trovano, questi capitali non si trovano diciamo questo è soprattutto sentito in Italia dove sistema banco centrico come in tanti altri partiti d'Europa ma dove effettivamente il venture capital e le private equity si sta sviluppando negli ultimi anni molto ma non ai livelli di altri paesi quindi è un tema particolare italiano ma anche generale per l'Europa e quindi insieme alla commissione europea insieme anche ad altri paesi tra cui anche l'Italia stiamo sviluppando dei nuovi prodotti per avere dei fondi che siano grandi a sufficienza per entrare nelle aziende con dei ticket importanti da 100 milioni almeno che gli permette di fare lo scale up e quindi di diventare delle aziende a fermarsi sul mercato a fermarsi con delle spalle larghe e soprattutto evitare di diventare preda di grandi fondi americani o grandi fondi asiatici che sappiamo portano via tantissimo del valore aggiunto che è stato creato qui in Europa e come bestiamo per lanciare un programma che si chiama Tech U che vuole appunto mettere insieme tutti gli strumenti che noi abbiamo per supportare l'impresa dalla sua nascita dall'idea fino all'affacciarsi sul mercato a quotarsi in borza e lo facciamo con gli strumenti che abbiamo a disposizione ma anche introducendo altri noi per esempio non abbiamo mai finora fornito finanza alle aziende per quotarsi non abbiamo mai fornito finanza per acquisizioni quindi diciamo sempre di più stiamo guardando ai campioni europei di cui parlava Draghi e in questo devo notare che l'Italia un po' in ritardo è un po' in ritardo perché diciamo questi strumenti di venture capital e private equity sono meno sviluppati rispetto ad altri paesi c'è tantissimo dinamismo ha probabilmente bisogna bisogna crescere ovviamente ci sono tante altre questioni che impattano su questa su questa difficoltà e quindi poi magari facciamo un altro giro vorrei parlare anche dei fattori abilitanti per importanti per l'industria. Allora abbiamo sentito lo scenario un po' complesso ed difficile anche nei numeri del presidente Abete è un mercato in cui non ci sono tanti capitali né per crescere né per quotarsi dal vostro punto di vista insomma il distretto non dico soltanto con l'italiano della ceramica proprio europeo la vostra industria che scenario vede in questa ma intanto ringrazio il dottor Abete e l'autoressa Vigliotti che hanno fatto un quadro già generale nel quale poi ci inseriamo anche noi dentro il tema principale in questo momento è che l'energia ha un costo che non è più sostenibile per le imprese soprattutto per le imprese energivore. Il secondo aspetto è che il comparto che occupa oltre 200 mila persone in Europa e 40 mila tra dirette e indirette in Italia rispettivamente con un fatturato di 31 miliardi e 7 miliardi e mezzo quindi non è neanche così marginale. Pese che in Italia la ceramica è comunque il distretto di Sassuolo il settimo distretto industriale perché l'export superi 6 miliardi di euro. Ci ho detto la morsa è tra questo costo dell'energia e il mercato che alla luce dei tassi che sono saliti molto negli ultimi anni si è contratto in un modo veramente importante quindi è un settore che soffre è un settore che è stretto fra queste due dinamiche con l'aggiunta di aggravanti che poi avremo modo di vedere immagino successivamente come tutte le regolamentazioni europee degli ets al bref perché oltre quello che dice il dottor Abete lei deve sapere che nel nostro comparto c'è un 15 per cento di costo che sono gli ets costo che oggi è il 15 per cento in più sul costo energivoro che già spieghi per il pubblico cosa sono gli ets sono una sorta di tassa che viene applicata sui settori energivori che teoricamente sarebbe anche giusto considerare per un mondo migliore dove tutti vogliamo idealmente vivere però è giusto precisare che di tutti i fossili il gas viene chiamato gas naturale proprio perché il gas è diciamo l'elemento che dà energia col minor impatto ambientale ora tu a un settore puoi dire tu non devi produrre più col gas ma quando hai una nuova tecnologia se non hai una nuova tecnologia non puoi dire produci senza gas perché vuol dire non fare più per esempio la ceramica i lateristi o il cemento in italia ci sono tantissime aree italiane dove il cemento oggi arriva dalla turchia per dire che dietro l'angolo dove viene prodotto ancora carbone che è ben peggio del gas venti volte peggio e crea inquinamento non sappiamo neanche a proposito di qualità del cemento se la qualità del cemento è la stessa di quella che si produce in italia o quella che si produce in turchia questa è una piccola parentesi per dirle che comunque questa regolamentazione che viene adottata per cercare di incentivare nuove forme diciamo di utilizzo di energie rinnovabili sulla ceramica non sono ancora oggi possibili la ceramica fra l'altro è un bene che quando tu lo applichi ha una durabilità media tra i 40 50 anni quindi non è che inquini a ripetizione come in alcuni settori e quindi diciamo che queste norme forvianti cosa stanno facendo stanno consentendo da alcuni paesi come la cina e l'india di guadagnare sempre più quote di mercato e questo è dannoso perché come diceva il dottor abete quando il costo dell'energia che nel nostro caso ormai supera il 30 per cento quindi più del costo del lavoro arriva a questi livelli ci sono imprese io guido il terzo gruppo che è un'impresa di successo ha fatto molte innovazioni e ci riusciamo a difendere bene anche portando a casa risultati straordinari ma grazie al design grazie all'innovazione ma la nicchia della nicchia dopo in un distretto che comunque è importante avere come massa critica perché poi quello che non trovi in un'azienda lo trovi in un'altra e quindi anche i grandi operatori esteri si rivolgono al comparto per questa ragione vengono a mancare delle ragioni per essere leader a livello mondiale ancora oggi l'italia con il prezzo medio che è triplo di quello dei cinesi degli indiani ha il maggior la maggior quota in valore dell'esportazione mondiale quindi con quasi 6 miliardi di euro noi facciamo un miliardo più della cina che vende a tre volte meno la domanda che ci dobbiamo fare è quanto tempo possiamo reggere in queste condizioni e quanto dobbiamo ancora sopportare delle regole che sono inique perché se tu dicessi che tutti quelli che nel nostro paese portano la ceramica le devono rispettare allora potrebbe anche ci potrebbe anche stare ma se non applichi la stessa regola per tutti è assolutamente sbaglio su un bene che poi viene utilizzato presidente prego voleva ribattere no volevo completare questo ragionamento di partendo quello diceva la vicepresidente la cui analisi ovviamente condivido perché come dire è del tutto coerente anche con quello che penso io e quindi come tale però poi il problema il come dire il problema sta nel diciamo nel punto di caduta perché da un lato noi diciamo che le banche non sono in grado e anche i fondi perché anche sistemi di fondi fondi pir gli alternativi tutte cose fatte promosse con buon senso voglio dire da chi le forse le vede ma poi normate in modo tale voglio dire quello che andava effettivamente all'industria manifatturiera media o medio piccola era minore i pir sono nati per questo e hanno è arrivato diciamo alla industria manifatturiera medio piccola siano al 2 per cento dei totali i fondi alternativi sono nati per ovviare a questo perché tutte le norme si preoccupano che non vengano usati i quei soldi in modo distruzivo rispetto all'obiettivo mettono dei cap si dimenticano di mettere dei floor chi vuole il vantaggio fiscale bisogna che prende l'impegno di investi in quelli non in altri se no cortesemente paga le tasse come li parliamo tutti se invece agli investitori istituzionali la possibilità di investire anche in azioni dell'eni o dell'enel che sono equiparate a un investimento in economia reale e gli dà pure il vantaggio fiscale secondo lei il fondo dove va va su quelli o va sulla media impresa voglio dire e se la bay fa un finanziamento e capisce questo cioè che il problema che gli intermediari non sono attrezzati per andare questo e poi fa la nuova e mette come come target minimo 100 milioni mette uno dicono fa una norma buona che non sarà applicata in Italia a nessuno perché se lei investe 100 milioni deve avere un'azienda che deve fattuarne 3400 voglio dire ma non esiste un'azienda che fa bene immateriali in Italia cultura turismo innovazione che ha questo perché in Italia noi abbiamo ricciato a finanziare le startup solo che finanziamo le startup quando partono non so se facciamo parte di quelli che quando vanno a fare il giro del mondo voglio dire la prima tappa stiamo tutti l'e insieme e ci mettiamo un chip che ci fanno la fotografia e capisce pure che diventiamo belli buoni e ben pensanti non so se poi giù il mondo bisogna completarlo è chiaro che non ce ne metto e allora la seconda terza quarta tappa che stavo sempre in meno quando stai a fare il passaggio di capone stai da solo non so ne ando l'idea e quindi è inutile allora il problema è che queste ottime idee bisogna trasferire in nome che siano applicabili o trovando degli investitori specializzati che assumono l'impegno contrattualmente di desiderare quelle risorse solo quelli e non ad altri oppure succede come succede all'esempio facevo le spese di una mia impresa di imprese con la nostra in Italia ce ne sono due che sono abilitate a livello internazionale noi e un altro concorrente peraltro in gamba che però è legato più a una persona fisica quello ha preso l'impresa l'ha venduta a un gruppo francese se messo il contratto a garantire che lui fa l'amministratore per i prossimi sei anni poi dato che pure lui avanza in un'età che si piano piano non si avvicina alla mia per consomola sta su quelle cose l'impresa è diventata è diventata un gruppo internazionale cosa che io non considero un un disvalore sia ben chiaro poi non ci ammachiamo se non ci abbiamo le imprese grandi voglio dire di dimensione perché noi non facciamo nulla per creare allora il problema è che bisogna chiudere la pratica con un'applicabilità che sia realmente applicabile alla situazione di fatto seconda considerazione per aumentare come dicevo dovete i contenuti materiali nei beni materiali chiamiamoli così bisogna favorire tutta una serie di diciamo di processi che inducano anche chi non sta nella condizione già qualificata in cui sta l'azienda che qui è rappresentata a fare questa crescita e quindi trovare modalità di garanzia ad esempio sul marchio su dei simboli dei beni materiali e consentono a questi signori sconosciuti che però hanno fatto venti trent'anni di lavoro di valorizzare la storia perché uno che ha resistito trent'anni è già come dire vuol dire che uno capace che assomma non ha fatto tanti soldi per diventare grande però ha fatto abbastanza fatica per rimanere dopo trent'anni attivo facendo distinzione da quelli che continuano da quelli che ogni tre anni chiudono un'azienda e una buona un'altra perché non basta il nome ci vuole pure la continuità storica dell'azienda perché se no siamo buoni tutti e voglio dire questo e quindi c'è un tema ma poi c'è il terzo tema che è quello diciamo che forse mi dà la motivazione per cui io sto qua che noi dobbiamo pensare che c'è un altro 15 per cento del PIL accanto al 15 per cento della manifattura che sono i servizi culturali e turistici che in realtà sono delle potenziali manifatture perché come si materializza un servizio culturale o un servizio turistico in un asset un attrattore culturale che ha abbandonato e che viene recuperato un ambiente un distretto un territorio una spiaggia che viene attrezzata in modo adeguato per essere attrattiva rispetto al cliente cinese americano o tedesco non so se andrò lì. Questo passaggio di capire che il manifatturiero di nuovo non è solo quei settori che inglobano quota di banali ma di far diventare di fatto di introdurre una cultura manifatturiera in quei servizi alla persona che sono quando parte della grande categoria dell'entertainment voglio dire del tempo libero e lo spago questo nessuno si augura. Quando noi parliamo di turismo quando parliamo di cultura sono ancora due mondi dedicati agli operatori del settore nei primi gli alberghi i ristoranti le agenzie di viaggio e un po' di organizzatori di eventi i secondi i sorrentendenti e i assessorati all'urbanistica cioè viene visto solo l'aspetto normale normativo l'aspetto come non si vede il fatto che questi insieme fanno il 15 per cento del pil oggi 11 il turismo e 3 i servizi culturali ma un paese come l'italia ma un continente come l'europe ma quanto in più potrebbe fare se immettesse una cultura organizzativa una struttura manifatturiera accanto e dentro cioè invece di mettere soltanto contenuti materiali nei beni materiali mettiamo anche contenuti materiali nei beni e nei servizi immateriali è chiaro? E lì c'è stato uno spazio enorme e del modo in cui io dopo aver fatto un parecchio associazionismo chiamo sì perché il dottore prima il collega dava anni passati voglio dire io adesso ancora sto diciamo al fronte perché da recenti anni sto cercando di fare questa operazione di far capire a tutti a cominciare dagli imprenditori che quando uno c'ha la fabbricchietta che ha raggiunto il massimo di risultato o innova e quindi mette bene i materiali oppure è meglio che se la vende e decide due cose o di fare il cantiere ma allora non si ama più imprenditore si chiama rispagnatore azionista benestante chiamatelo voi come chi tenete meglio oppure investe nei settori dei servizi alla persona che non sono presidiati dalla come dire dai sistemi pubblici che sono normalmente la sanità e la previdenza non so se rendo l'idea e se noi facciamo questo salto culturale anche in europa forse la nostra capacità competitiva continuo a avere la gamba della manifattura con valore aggiunto e aggiunge una seconda gamba che è unica voglio dire e che se già oggi ha questa capacità di attrattività voi sapete che esistono 600 attrattori culturali abbandonati in italia cioè carceri conventi che stanno in posti splendidi che sono schiedati e che nessuno adesso il demanio per la prima volta comincia grazie all'autotesta ad averme a cominciare a identificarli a metterli in all'asta in concessione con tutti i problemi che evidentemente ci sono però pensate quanto di questo può essere realizzato se in questi luoghi si fanno degli asset di investimento coerenti se si mettono in rede si fanno dei mini distretti quelli diventano gli attrattori voglio dire unici sapendo e chiudo qui il mio ragionamento che non sono attrattori soltanto a vantaggio dei produttori dei servizi turistici o culturali ma sono attrattori a vantaggio di tutta la collettività perché una persona che va in italia perché deve andare a vedere un museo o perché deve andare a farsi una vacanza poi è uno che si sposta nelle città vicino che va al bar che consuma che vede la bozza nel negozio di qualità che al limite non è a via montenapoleone o ad altre cose e quindi produce un effetto sull'economia reale altra importante vi ricordo soltanto una tabella per dire come queste cose stanno già accadendo in parte quelli che ho prima però nessuno se le fila nessuno le analizza forse si qualche due analizza ma nessuno nel 1991 i prodotti per l'abbigliamento per la casa e per l'utilizia quindi abbigliamento tessile mobile piastrelle valevano 16 miliardi di bilancia commerciale quindi saldo tra le spostazioni importazioni e la metà meccanica italiana valeva un miliardo virgola 7 la terza categoria i beni per il trasporto e il tempo libero della persona quindi alimentari farmaceutica cosmetica e tutto quello valevano un valore negativo cioè importavamo più di 4 miliardi questo nel 91 il totale faceva 13 nel 2008 i 16 dell'abbigliamento sono passati a 27 però in percentuale sono scesi dal 90 al 45 per cento la metà meccanica quindi i macchinari da 1 a 32 e quindi sono saliti dal 10 al 52 per cento e gli altri bene per la persona 2008 l'altro ieri per me per me l'altro ieri perché mi ricordo che è più più attivito quindi come tale da meno 4 e 3 solietà di più 1 e 7 quindi il 3 per cento se andiamo a fotografare l'ultimo anno disponibile che è il 23 vediamo che l'abbigliamento mobile sanitario da 27 sono cresciuti al 40 a 40 miliardi come saldo però come percentuale sono passati dal 45 al 31 per cento la metà meccanica sono di fatto macchinari più auto da 32 soli in realtà di 40 ma anche qui sono scesi dal 52 al 31 gli altri beni per la persona il trasporto e il tempo libero da 1,7 che erano nel 2008 soli in realtà di 49,7 che in percentuale sono passati da 3 per cento a 38 per cento quindi sono alla prima delle tre categorie il totale di questi tre valori del 2003 fa 130 miliardi di saldo di commerciale attivo che corretti con tutti quelli che non sono ancora locati fa 117 le sono passati da 10 a 50 a 120 chiaro il passaggio è stato che nel 30 anni fa avevamo solo la prima categoria 15 anni fa avevamo anche la seconda adesso la principale categoria è la terza quella che ho cercato di rappresentarvi questo è il manifatturiero se a questo ci aggiungiamo tutto il discorso sul turismo e sulla cultura voi potete da solo immaginare che le potenzialità di capacità competitiva ci sono sempre la bella non solo la bella accompagni l'economia reale arrivando all'economia reale perché le imprese in italia sono da 20 dipendenti sono 75 mila io uso sempre l'immagine che se uno come me va allo Stadio Olimpico e poi alla fine esce e si mette lì a stringere mani i 75 mila imprenditori italiani li incontra uno per uno voglio dire gli dà la mano se andiamo da quelli da 50 in su voglio dire le aziende medie di questa città città 3.000 sono le grandi imprese e 22.000 sono le medie imprese quelle diciamo medie da 50 se noi non prendiamo queste 22.000 medie imprese e li facciamo salire e riusciamo poi a prendere qualcuno delle caratteristiche sottili e li facciamo salire, la seconda l'operazione è riuscita e il malato è morto non so se è una bella soddisfazione per il medico no perché l'operazione è riuscita mi sembra una pessima e un pessimo risultato per il malato allora è meglio che prima moriamo da soli piuttosto che essere vinti per l'operazione quindi il tema è un tema concreto molto identificato è molto facilmente risolvibile se chi fa le norme e chi ha le risorse si applica risolverlo grazie la domanda non mi veniamo fare io può rispondere da sola credo no assolutamente no volevo fare una precisazione non vorrei che sussisse da questa sala pensando che la bei finanzia solamente le multinazionali allora ho posto l'accento su questo segmento quello ci sono delle grandi di far crescere le imprese perché è dove vediamo che c'è un gap dove la finanza ancora non è arrivata ma il finanziamento alle piccole e medie imprese quelle di cui parla il presidente Abede sono nel nostro dna la finanza alle piccole e medie imprese nel nostro dna parliamo con tutte le banche italiane per sviluppare dei programmi e di più secondo me una cosa molto importante anche l'assistenza tecnica allora noi come sapete banca del clima sempre di più vogliamo finanziare contenuti climatici energie rinnovabili eccetera però ci rendiamo anche conto che il piccolo imprenditore non necessariamente è attrezzato per far fronte a tutta la burocrazia che è intorno ai finanziamenti rispetto delle regole e noi offriamo anche degli strumenti di assistenza tecnica insieme alle banche proprio per favorire sempre di più questa finanza che raggiunga proprio anche l'anello l'anello più piccolo ora detto questo e c'è un altro aspetto poi diciamo la finanza e i mercati vanno sempre più avanti delle istituzioni è difficile che le istituzioni anzi voglio dire magari ci sono dei momenti in cui riusciamo è forse questo momento in cui le istituzioni dovrebbero essere un po' al di là però sappiamo bene che il mercato la finanza poi individua da se stessa quali sono i meccanismi anche per per avanzare e per esempio sono dei modelli un'operazione che abbiamo recentemente approvato al fei se non sbaglio proprio in italia sono questi search funds che cosa sono questi search funds sono quei fondi che in qualche maniera cercano di superare il problema generazionale di tante piccole e medie imprese sappiamo che per esempio non è necessariamente i figli di un imprenditore o nipoti vorranno o sono in grado anche di continuare questa attività quindi sempre di più vediamo anche la come dire la nascita di alcuni fondi che entrano per come dire fare in modo che questi aziende vanno esattamente ci sia il passaggio generazionale oppure che comunque l'impresa e il valore aggiunto che è stato creato rimanga ma viene portato da qualcun altro quindi la piccola media impresa rimane ancora all'ossatura sia in italia ma in europa quindi i nostri programmi a favore della piccola media impresa continuano a esserci continuano a esserci quello che sempre di più non cerchiamo di fare è andare a vedere il ciclo di vita delle imprese per cui e anche io sono ad accordissimo col presidente obete su quanto sono importanti gli aggregatori culturali su quanto è importante creare e non per niente voglio dire sempre di più si parla di regenerazione urbana sapendo che poi bisogna comunque revitalizzare anche quella che è la vita culturale sociale delle dei luoghi e che questi possano diventare anche del come dire delle forme di creazione di reddito però bisogna anche rendersi conto che a livello globale la competizione competizione sempre più vera avviene anche sulle tecnologie più avanzate sulla ricerca uno dei grandi problemi che abbiamo cominciato a verificare durante il covid è che non possiamo permetterci delle catene del valore così lunghe che non possiamo permetterci di essere dipendenti dall'energia da altri da altri continenti che non possiamo essere dipendenti dall'innovazione da altri paesi quindi tuteliamo il nostro patrimonio culturale tuteliamo le nostre imprese ma cerchiamo anche di farle crescere e cerchiamo anche il modo di competere a livello internazionale semi conduttori robotica farmaceutica intelligenza artificiale sono delle sfide che dobbiamo essere in grado di affrontare quindi quel mio ragionamento che facevo prima era come dire aiutiamo quegli imprenditori europei quei ricercatori europei che sempre di più pensino all'idea non come alla carriera accademica ma come all'idea che si trasforma in business è un business che diventa scalabile che diventa importante che sia fonte di reddito e sia fonte di occupazione e sul tema dell'occupazione secondo me anche un tema importante legato all'industria europea un'industria che è sempre di più automatizzata un'industria che è sempre più pervasa da processi tecnologici che richiedono mano d'opera specializzata quindi mi piace anche ricordare il rapporto draghi che proprio al tema anche del capitale umano dedica importanti parti perché dobbiamo fare in modo anche che non ci sia questo trade-off tra competitività tra innovazione e lavoro manuale e lavoro intellettuale dobbiamo fare in modo che e questo forse mi ricollegarei insieme al tema della valorizzazione della cultura c'è anche come dire un impegno a fare in modo che il capitale umano sia poi all'altezza dell'avanzamento dei processi. Verdi, come abbiamo visto, come vi può aiutare l'Europa quindi c'è una disponibilità dei capitali c'è una disponibilità di regole come come può venire incontro a voi per farvi crescere anche dal punto di vista come dicevamo della formazione cosa vi manca dall'Europa? Ma secondo me i temi che sono stati toccati riguardo a quello che si può fare di più, gli ho spiegati molto bene a dottoressa Vigliotti e anche il presidente Abete, sono molto chiari, bisogna stare più vicini alle piccole e medie imprese sicuramente come sistema bancario, il sistema banco centrico come è stato prima definito in effetti rimane uno dei problemi soprattutto del nostro paese meno accentuato sul resto dell'Europa dove i fondi di investimento comunque interagiscono con aziende già di dimensioni molto piccole fino a dimensioni molto più grandi ma io credo che il vero aiuto che l'Europa può dare alla manifattura italiana sia quella di togliere tutte le regole assurde che sono state messe col Green Deal perché queste regole stanno veramente danneggiando in un modo importante tutto il settore industriale. Però qui lei ha citato il Green Deal, prima parlando con lei mi diceva questo non vuol dire abdicare alla sostenibilità perché mi spiegava bene come funziona. Io al Green Deal credo. Bene dirlo perché poi quando si dice così attaccare il Green Deal sembra che si dice che io credo io credo l'ho rei detto poi comunque grazie per avermi lo ricordato io credo che la strada sia quella ma siano stati sbagliati i tempi perché quando tu dici devo arrivare lì devi avere la possibilità tecnologica di poterlo fare sennò devi fare una curva diversa in Europa lei sa bene che c'è tutta la parte dei paesi scandinavi che non ha più industria quindi quando si vota siamo 27 paesi e alla fine questi non votano mai per l'industria vorrebbero tutto domattina ma tutto domattina non è possibile si rischia di fare un deserto demografico diciamo demografico industriale quando lei dice ISG, S social se tu chiudi tutte le industrie sei finito quindi io credo che questa sia la prima cosa rivedere le regole del Green Deal togliere gli ETS questa famosa tassa su tecnologie che oggi fino a quando non ci saranno quelle tecnologie disponibili credo che le imprese tutte stiano facendo degli sforzi sovrurmani per innovare e chiaramente tutti abbiamo l'interesse di andare verso le rinnovabili anche per una ragione di costo e pensi che noi come Italy ce l'abbiamo brevettato una tecnologia che ci permette di catturare tutti i fumi e tutte le emissioni che vuole dire 0 co2 abbiamo avuto fra l'altro dall'Europa anche un finanziamento a fondo perduto di 5 milioni però questo parte come progetto pilota nel 26 sarà diciamo in funzione nel 27 è una rivoluzione industriale però bisogna darci il tempo di poterla portare sul mercato se tu crei una regola ancora prima che la tecnologia sia disponibile non riesci neanche quasi ad arrivare al momento che la puoi utilizzare quindi in questo senso credo che l'Europa debba rivedere parecchi aspetti ce ne sarebbero altri però questo mi sembra quello nodale. Presidente quindi si dice spesso gli Stati Uniti innovano la Cina copia e l'Europa regola. Certo è stato così e l'Italia regola ancora di più se vogliamo aggiungere perché noi parliamo sempre dell'Europa perché così tutti quanti stiamo tranquilli che facciamo Presidente il problema però lo addibitiamo a un altro. Noi siamo titolati noi imprenditori, noi cittadini, noi consumatori a parlare dei limiti della burofilia europea e del limite della burofilia italiana meno sono titolati a parlare dei limiti della burofilia europea quelli che fanno politica per quelli per dimostrare che la burofilia europea è eccessiva dovrebbero innanzitutto togliere la quadraparte della burofilia italiana quantomeno per compensare il solo accosto degli altri va uso questo meccanismo in questo caso uso il belli al contrario no facciamo una bella media di burofilia visto che c'è una burofilia europea tendiamo ne molte in Italia fintanto che non siamo riusciti a togliere quella burofilia invece tutti fanno a togliere la burofilia europea ma nessuno pensa a togliere quella italiana che non mi ammette si complica con un zone grigio quindi neanche burofilia interpretazioni late tutto quello che fa perdere tempo sostanzialmente e che consente di aumentare l'incertezza che come sapete è il limite importante io condivido tutto il dibattito che abbiamo fatto sul piano sostanziale quello che mi permettono di dire è che se non troviamo delle forme innovative perché vedete l'italia l'europe hanno meno tecnologia perché investono in meno che tecnologia c'hanno meno che oggi a perché sono meno aperti all'innovazione rispetto al mercato quello americano in cui c'è gente che mette delle fiche molto importanti perché vuole poi fare dei margini molto importanti voglio dire e poi spesso li realizzano e allora rimettono anche la fiche se non c'è in un altro cotilete non c'è mai la possibilità di fare il maggio importante è più difficile mettere la fice importante a messo qualche uno ce l'abbia però questo comunque non risolve fa parte di un mondo quello del venture capita che è importante che bisogna sviluppare ma che non è sostitutivo del diciamo di quello che esiste cioè del sistema delle medie medio piccole e medio grandi imprese il primo cliente nostro deve essere quello che sta più vicino come dire al traguardo non può essere uno che parte da zero non so se non è un'idea facciamo partire da zero quelli che sono capaci a dire ma supportiamo quelli che stanno vicino al traguardo di raggiungere il breakeven e di salire a livello internazionale e questo non si fa aggregando le imprese perché aggrarli imprese vuol dire non conosce gli imprenditori l'imprenditore pensa di essere lui il più capace e è più probabile fare il dirigente di una grande impresa che si mette insieme un altro e poi devono decidere a paio di spai chi di due è più bravo a fare i preditori quindi chi dice aggriamo le imprese molti che le imprese non l'hanno mai fatta non hanno mai conosciuto io li conosco e quindi quella è una partita che non si gioca chi aggrega le imprese è un quarto un terzo cioè un fondo che se le compra le mette insieme poi se le vivende ma questo è una cosa utile per il paese è utile per le imprese diciamo è meno premiante usiamo questo termine per la capacità di far crescere una cultura imprenditoriale diffusa. Terzo, ai giorni fondi che aiutano il passaggio generazionale sì ma quando il fondo interviene e poi quando esce esce e vuole il 20% di margine annuo più o meno garantito una volta veniva da me un mio collega piccolo che aveva un'azienda che effettuava 16 milioni e faceva 5 ebidam e voleva sapere da me come si faceva a crescere se il fondo a il fondo b e io si mette in un fondo che però poi dopo ti fa ti lascia possibilmente andare in bozza di maniere e se mi disse un paio di fondi buoni il figlio che stava con lui mi disse no ma presidente noi facciamo la family house poi che investiamo quello aveva già deciso di vendere il padre non voleva vendere il figlio allora si voglio usare un fondo per vendere senza dire al mercato che vengono usano fondo ma se io uso un fondo ho venduto a termine questo deve essere chiaro perché se uno ha la possibilità di guadagnare un livello che poi si deve ricomprare a cinque anni quello che sta investito con margini di renditività notevolmente superiori ai più alti tassi solo sul mercato voglio dire non avrebbe bisogno del fondo ma e poi il mercato finanziario anche ad altri tesse a quelle imprese oggi per le regole che ha il mercato finanziario non le finanzia queste non possono più essere finanziate le banche non c'hanno i fondi che investono e quindi e quindi qualche uno ce la fa e molti vendono poi non ci vediamo che vendono perché non sono loro sono gli altri che li hanno costretti a vendere che è una cosa diversa e allora se ci sono dei fondi destinati e bisogna destinarli dicendo che vanno lì solo lì non anche lì è chiaro perché se anche è inutile di destinarli come a uno che può darsi che ti veda a cena domani sera peccato che c'ha dieci persone dove veda a cena e voglio dire e vi vedrò sempre quelle che mi stanno più simpatico no voglio dire il decimo come dire scala è chiaro allora il tema che noi abbiamo di fronte è abbiamo tante opportunità ma dobbiamo sempre le cogliere e bisogna fare degli strumenti innovativi per far incontrare la domanda all'offerta perché se faccio un fondo che dice investo in un'azienda e poi fra cinque anni la metto sul mercato è giusto allarghiamo ma se dice no se io rientro ma la vendo ma avendo anche la quadratura essere il socio della maggioranza gli imprenditori scusi che fanno gli predatori anche se sanno che sono al 90 per cento votati al servizio di non lo fanno se non lo avrebbero fatto gli predatori è chiaro il reggineamento allora uno conosce gli predatori o non li conosce se li conosce bisogna fare delle regole che siano applicabili a quella categoria di operatore economico se fate le regole che non sono applicabili perché non scurtalo contro la cultura di quel mondo è come se non avessero fatto regola se le rilasse così vi servono tempo tutti quanti di analisi edicore quindi ci sono tutte possibili bisogna fare delle innovazioni di incontro di mesma mesma cingh tra quelle 3000 imprese so 3000 medi cioè da 50 a 200 milioni di fattuato che esistono in italia e che non fanno parte dei grandi gruppi voglio dire e il mercato iniziale e l'innovazione l'innovazione è vero che noi non ci abbiamo dicevo e con questo concludo l'innovazione primaria però abbiamo molta innovazione applicata l'industria italiana ha retto negli anni 80 e 90 perché ha sostituito personale con tecnologia applicata ed è entrata in crisi di produttività perché a un certo punto paradossalmente il controllo del mercato anche grazie a politiche di innovazione fatte negli anni 90 hanno funzionato il costo del personale è diventato più compatibile le regole sul personale sono diventate più razionali e quindi paradossalmente quello che è stato un punto di forza negli anni 90 è diventato un punto di debolezza nel 2010 dal 2000 al 2010 2011 perché perché la gente ha bisogno di meno noi abbiamo investito quando non potevamo per sostituire le macchine alle persone e abbiamo inventato dei settori che esportano che è chiaro da generamento quando relativamente parlando il costo del personale è diventato più compatibile abbiamo dato lavoro e abbiamo però investito di meno perché noi abbiamo purtroppo la situazione di questo periodo che non guadagniamo in produttività ma lo mettiamo agli occupati a quello che è un fatto che accade per caso poi uno può dire che è bravo perché lo mette agli occupati l'altro può dire che è negativo perché normalmente produttive mettete le pare perché ognuno se vende come dire quella faccia del fenomeno che gli fa cobro il problema è che noi abbiamo una diciamo compatibilità dei costi dei fattori che non ci spinge all'innovazione di prodotto non all'innovazione di processo non si un processo l'industria non sempre parte se no sarebbe a fare l'1,6 per cento e più nel primo trimestre di quest'anno di esportazione rispetto al primo trimestre del l'anno scorso buco tutti i casi che abbiamo il chiaro ragionamento però però però questo non vuol dire che non dobbiamo fare innovazione tecnologica ma pensare innovazione ecologica e la creatività siano due alternative è una stupida agile l'innovazione ecologica serve mantenerti al livello ma noi non siamo mai leader lì perché non abbiamo la dimensione di riferimento siamo 59 migliori di persone parliamo una lingua che parliamo in x è chiaro che che contenenti terri hanno una capacità di innovazione maggiore noi dobbiamo essere bravi come hanno fatto i giapponesi a saper scegliere copiare applicare e far diventare la tecnologia funzione d'uso ma il nostro delta competitivo è l'altro e la creatività per quello ce l'abbiamo solo noi non c'erano gli altri è chiaro che già metto e se li mettiamo insieme le due cose l'operazione funziona se teniamo sempre a mano non funziona basta la vita anche economica di un'economia è molto più semplice di come ce la raccontano è come gli allenatori delle squadre in basket io sono la squadra della luise che sta facendo i i playoff per andare in a 2 squadra universitari che gioca contro dei professionisti e quindi mi sto garellando molto in questo in questa cosa e quindi contesto l'allenatore il quale non mi fa giocare giovani perché poi alla fine vuole giovani ma mi fa giocare sempre quelli più esperti giocatori studenti più anziani io no le le faccio più giovani sono l'unica che li prende giovani povero allenatore no no no no no no no lo rispetto molto io lo rispetto molto perché io non intervengo la nero fa allenatore poi a fine hanno deciso però sta vicendo e quindi a me fintanto che vince ma va benissimo perché è chiaro è la spinta propulsiva se ricordi che che fa come dire che spinge anche i normali a diventare degli efficaci eroi non so se rendo l'idea qualcuno che gliel'ha potenza voglio dire questo è il bestiere comunque volevo solo dire quindi non volevo dire che la bay non investe nella piccola però forse gli non volevo dire non investe volevo solo dire che forse bisogna riflette su modalità tecniche che impegnano di più il sistema degli intermediari finanziari a destinare quelle risorse effettivamente a quelle imprese e non alle imprese che ne ha numero bisogno per l'uso uso unofemismo perché tra la leader e quelle che chiudono c'è sta la fascia de mezzo che quella che fa che porta avanti il risultato chiaro voglio dire tutti i campionati anche nel periodo dell'economia reale adesso lascio un attimo può rispondere no diciamo il presidente abete poi mi spinge su un altro campo di cui volevo parlare ed era il ruolo della bay e delle istituzioni europee prima parentesi immagino la nuova commissione forse ancora nuova però insomma ricordiamoci che uno delle parole chiavi della nuova commissione comunque delle istituzioni europee adesso è semplificazione il messaggio è arrivato forte chiaro e insomma già guardando tutti i primi omnibus e i vari omnibus che sono usciti finora quindi il tema della semplificazione delle regole in tutti i settori io seguo anche il settore dell'agricoltura sappiamo quanto delicato quindi diciamo da quel punto di vista il messaggio è arrivato forte quindi io mi aspetto che nei prossimi mesi comunque sul fronte della semplificazione verranno verranno messaggi importanti risultati e anche dal nostro punto di vista stiamo cercando come anche come banca di insomma di essere anche più veloci perché obiettivamente come dire molto spesso in europa si cerca il gold plating di essere più bravi di tutti anche nella regolamentazione quindi probabilmente una maggior maggiore dinamismo però ritornando al punto che faceva il presidente abete diciamo noi siamo vicinissimi alle piccole all'industria manifatturiera e proprio diciamo da dopo la crisi energetica diciamo durante la crisi energetica dove purtroppo siamo ancora ci rendiamo conto di quanto è importante permettere l'accesso alla finanza di queste di queste aziende e devo dire che l'europe fornisce abbiamo imparato dal piano juncker quanto sono importanti l'utilizzo delle risorse pubbliche a garanzia e non più come contributo diretto e il programma va bene il piano juncker ma anche investi juke adesso stiamo utilizzando alla bella e il face permette anche di prendere più rischi e prenda e permette agli intermediari finanziari di prendere più rischi di quelli che si potrebbero prendere secondo le regole le regole comuni questo perché perché abbiamo il bilancio europeo che ci fornisce una garanzia una garanzia che noi come come banca poi possiamo passare agli intermediari proprio perché per due aspetti uno perché la banca possa prendere possa prenderci più rischi quindi prestare anche all'imprenditore che non ha proprio tutti tutti i criteri di credito perfetti ma anche permette alle banche attraverso nuovi strumenti sappiamo che dopo la crisi finanziaria anche la regolamentazione bancaria è stata molto importante e quindi per esempio soprattutto nel periodo in cui i tassi di interesse erano bassi le banche chiedevano al bene non tanto linee di liquidità liquidità ma garanzia no aksig liberazione del capitale noi abbiamo fornito degli strumenti che gli permettevano alle banche di liberare parte parte delle loro diciamo dei loro impegni e quindi recuperare quel capitale necessario per rispettare le regole quindi come dire abbiamo accompagnato il mercato anche introducendo dei nuovi strumenti a favore sia delle imprese dei clienti anche a favore di chi per noi è essenziale per raggiungere appunto l'ultimo cliente quindi sicuramente i problemi noi come beno non riusciamo a risolvere tutti i problemi ma l'effetto leva che attraverso gli strumenti europei si può costruire è importante lo abbiamo sperimentato col piano juncker lo stiamo sperimentando con investiglio e anche preparandoci al prossimo quadro finanziario per il prossimo settennato pensiamo che questo sia lo strumento principe per usare le risorse pubbliche risorse pubbliche non sono infinite anzi sono molto finite soprattutto per paesi ad alto debito come l'italia e quindi usare in maniera intelligente risorse pubbliche e utilizzarle come un volano come una leva per maggiore finanza è assolutamente importante un'ultima chiosa mi piacerebbe farla sui fattori abilitanti la bay diciamo nasce come finanziatore delle grandi infrastrutture che prima sono stati infrastrutture stradali infrastrutture ferroviari ma sempre di più stanno diventando anche delle infrastrutture di energia e soprattutto di infrastrutture elettriche digitali noi abbiamo abbandonato da diversi anni il finanziamento delle energie fossili puntiamo sempre di più sulle energie rinnovabili ben consapevoli che le rinnovabili in ora non sono in grado di garantire quella continuità che è necessaria per fornire elettricità in qualsiasi momento quindi sempre di più investiamo anche in ricerche sviluppo in progetti come quelli di cui parlava il dottor verde sistemiche in magazzino energia e che possano permettere in un tempo relativamente veloce la possibilità per le energie rinnovabili di essere il principale fattore di disponibilità di energia ovviamente per questo servono infrastrutture auto elettrica bene ma abbiamo bisogno delle colonnine energia elettrificazione va bene ma abbiamo bisogno di reti e quindi sempre di più stiamo investendo nel sistema europeo e anche in Italia con i vari progetti di perna stiamo finanziando questi grandi progetti e anche di ponti con altre parti con l'Africa con il nord africa che possono essere dei fornitori di energia quindi diciamo che lavoriamo anche sui fattori abilitanti per l'industria perché soprattutto in settori energiabili come per esempio la ceramica quello che è importante magari è fare ulteriori progressi anche nelle innovazioni di processo e di prodotto perché diciamo poi l'assorbimento di energia diventa una cosa su cui mi piace sempre sottolineare che al di là del dibattito ambienta ambienta e non ambiente poi alla fine comunque risparmio dell'energia è una cosa che tocca a tutti qualsiasi sia la nostra visione rispetto ad alcuni temi quindi su questo la bella è assolutamente impegnata e quindi diciamo su questo tema delle reti delle reti digitali delle reti elettriche per noi diciamo sono dei fattori abilitanti assolutamente importanti senza poi parlare anche dei finanziamenti che facciamo al settore pubblico perché poi sappiamo che comunque gli investimenti pubblici rilevano e sono necessari poi a una buona reddittività del sistema industriale in effetti che servono gli investimenti sulle reti l'abbiamo visto in spagna col blackout dove la digitalizzazione parziale della rete ha portato a non sapere neanche da dove è nato quel disguido riporto prima di tornare da verdi cosa dicono gli energetici ma non mi fermerei poi su questo perché vorrei farlo un'altra domanda loro dicono che se abbassiamo tanto il prezzo dell'energia poi non possiamo investire sulle reti secondo me bisognerebbe trovare un compromesso perché comunque e volevo quindi abbiamo un po' analizzato tutto le lascio a lei che cosa rispondere perché abbiamo visto quali sono i problemi strutturali della manifattura e poi c'è un fattore esogeno che sono i dazi per cui le lascerei chiudere a lei sia su questa cosa che dicono gli energetici e sia invece sul fattore dazi che non abbiamo ancora affrontato in questo dibattito Guardi noi abbiamo le faccio un esempio abbiamo controlliamo un'impresa spagnola molto efficiente che abbiamo acquisito quattro anni fa il costo dell'energia e l'impresa spagnola è di 79 centesimi per 0.79 e noi paghiamo 1,40 è il 79 per cento in meno in spagna a proposito di energie rinnovabili grazie comunque alla competitività dell'energia elettrica che come sapete lì è un mix di nucleare circa il 26 27 per cento rinnovabili oltre il 50 abbiamo messo anche un forno elettrico e quindi non ci sono emissioni di gase però che l'energia e ritorniamo al punto di prima debba costare meno è un fatto certo perché c'è un fatto di sopravvivenza delle imprese ne parlavo prima con il presidente abete ma le stesse aziende che di fatto controllano in italia l'energia avrebbero più interesse a moderare il costo perché nel guardando un po' avanti con un minimo di lungimiranza se distruggi il tessuto industriale dopo non gli vedi neanche più niente tema dei dazi i dazi abbiamo il problema che non li applichiamo ad esempio all'india e l'india in pochissimi anni non rispettando nessuna regola che riguarda il mondo del lavoro perché noi lavoriamo con dei criteri di un certo tipo li sappiamo benissimo che sono impiegati bambini e anziani senza nessuna protezione sindacale e non c'è rispetto ambientale e l'europa ha pensato bene di mettere una tassa del 7% vado memoria sull'importazione di ceramica indiana e non è servita niente perché dal momento che l'ha applicata e noi avevamo chiesto da al 100 al 300% perché c'erano delle palesi violazioni aiuti di stato ben evidenti quindi è entrata ad avere chiaramente la fascia di mercato entry level però il 7% in pochissimi anni addirittura da quando è stato applicato il dazio la curva è ancora più accelerata perché lo stato indiano evidentemente ha aiutato ancora di più il sistema industriale ceramico non solo per quello che riguarda invece i dazi americani beh per il nostro comparto è un problema perché comunque il settore vende in america circa il 20% ieri mi sembra sia uscito dicendo che dal primo di giugno 50 50% quindi questo potrebbe cambiare idea giusto però diciamo che i dazi sono stati un problema ad aprile perché ad esempio i nostri distributori quando avevano annunciato questo dazio del 20% hanno frenato in tutto il distretto le consegne per circa quei 10 giorni che è stato che poi dopo ha deciso di dimetzarli al 10% quindi il 10% ancora si riescono a reggere con difficoltà però porteranno poi le imprese a dovere cioè ad andare a produrre sicuramente quel paese e il mercato contendibile più importante quindi per chiudere è un problema pesante e speriamo che la diplomazia europea e anche quell'italiana riescono a superare questo impasse. Quindi lei dice che però per superare questo impasse andare a produrre direttamente nei paesi dove questi dazi? Sarà l'unica soluzione per un'impresa multinazionale come si può superare questo problema con un dazio di oltre il 20% è impensabile portare la merce che comunque ha già dei costi di trasporto che sono rilevanti e noi le assicuro che come creatività e design facciamo tanto perché ricordava prima l'importanza di questi valori il presidente però lei pensi, le ho fatto prima l'esempio, di in diecina che vendono un terzo di quello che noi vendiamo e noi vendiamo più di loro però non è che lo puoi portare all'infinito questo coefficiente. Anche se la nostra piastrella ha un marcho e un nome poi alla fine... Guardi la ceramica italiana è diventata design non è più solo un nome quindi viene scelta dai più grandi progettisti designer e rilevano mondiale sicuramente l'innovazione di processo ma anche quella tecnologica aperta a nuove strade. Noi come gruppo ital ce l'abbiamo realizzato anche un prodotto multifunzionale abbiamo tre anni fa brevetato un materiale antibatterico antivirale antismog quindi applicato sulle pareti riduce anche l'inquilamento. L'innovazione c'è nel nostro paese però bisogna che tutto ha un presto per l'innovazione non è che c'è spazio infinito. Mi sembra che abbiamo dato una panoramica completa di quello che è la manifattura in Italia e in Europa quelli sono i problemi come devono essere affrontati e ringrazierei quindi i miei interlocutori quindi il presidente di Confindustria Cultura Italia Luigi Aveti... Mi ho fatto un upgrade nel frattempo esatto poi abbiamo il presidente chat federazione europea della ceramica Graziano Verdi e Gelsomina Vigliotti vicepresidente beiba anche europea per gli investimenti. Grazie mille di essere stati con noi. Grazie mille di essere stati con noi. Grazie mille di essere stati con noi.
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