Reigning with Artificial Intelligence
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Reigning with Artificial Intelligence
L'Arabia Saudita investe in tecnologie avanzate come i chip di Nvidia, parallelo alla sua strategia di nazionalizzazione e sovranità dati.
questi accordi economici miliardari e soprattutto dare all'Arabia Saudita la possibilità di utilizzare i chip di Nvidia. Ora l'Arabia Saudita è l'unico Paese che si può permettere economicamente di avere tanti chip quanto una big tech e forse e questo introduce diciamo una prima relazione del nostro ospite si sta facendo un po' un'opera di sottovalutazione nel senso che come nel 1980 quando fu nazionalizzata la società petrolifera Aranco che era diciamo così americana fu un po' ci fu un errore di sottovalutazione delle potenzialità di questo Paese a un certo punto di fare un empowerment che poi ha fatto adesso dando gli chip si pensa di poter tenere sotto controllo questo nuovo asset ma in realtà forse si sta facendo lo stesso errore perché hanno una politica diciamo di sovranità nazionale sui dati e su l'intelligenza artificiale che di cui io so qualcosa ma appunto oggi stiamo proprio qui in attesa di saperne di più che potrebbe scalare diciamo molto più rapidamente di quanto pensano gli altri Paesi allora lascio la parola al viceministro Yasser Fakhri per una prima relazione insomma su regnare con l'intelligenza artificiale sul Paese. Grazie Barbara. Sono molto felice di essere qui nella città di Trento. Non ascolto il mio sottradotto, scusate. Grazie. È una discussione estremamente interessante, un'introduzione estremamente interessante, quella di Barberi. Ha parlato di storia, ha parlato del percorso di sviluppo che abbiamo implementato negli ultimi 70 anni e adesso ha parlato anche della forza attuale di sviluppo. Per motivi storici, ieri siamo stati a vedere un castello fantastico con la signora e il signore qui che ha mille anni. Allora, alcuni pensano all'Arabia Saudita come ad una nazione giovane, ma l'Arabia Saudita effettivamente ha iniziato la sua prima fase di sviluppo nel 1750, quindi ancora prima della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti nel 1776. Quindi noi riteniamo che il nostro Paese sia abbastanza maturo, ma se consideriamo la civilizzazione naturalmente andiamo ben indietro nel tempo. Comunque, ritorniamo al punto sollevato di un'autorità, a un'autorità célula introdusatchingi, lakmicoaines deservedo lavando il colore maturo. Doing it all the way. I'm a lot of workDebr 검 Come ha detto lei, Aranco è stata fondata da una società americana che si chiamava SOCAL, Standard Oil of California, c'era una coalizione di diverse aziende, SOCAL, Schaffer, Texaco, eccetera eccetera. E poi, durante gli anni 30, nel 1930, non c'erano tecnici qualificati, ingegneri qualificati per poter gestire il paese. Nell'anno 70 si è detto che questo deve essere gestito da menti saudite, da mani saudite e questo è quello che sta succedendo anche adesso in un certo senso. Cioè, è stata creata un'università vicino ad Aranco, proprio a diacente, cioè sono una parete che separa le due cose. Ed era anche un messaggio politico, perché gli americani allora non volevano controllo della società. Quindi abbiamo creato quell'università che si chiama Università per il Petroglio e i Minerali per avere lauree di operatori, ingegneri, eccetera eccetera. E negli anni 80 avevamo un numero sufficiente di laureati che venivano dal MIT, da Stanford, dall'Europa. Quindi, se ricordate quel periodo, c'era quella ondata di nazionalismo con Gaddafi in Libia, poi c'era l'Iran, che hanno dichiarato questa società. Adesso è una società nazionale, dalla sera alla mattina. Noi invece non lo abbiamo fatto, abbiamo rispettato il contratto e abbiamo cominciato ad acquistare azioni. Lettamente, e nel giro di dieci anni, acquistando noi stessi le azioni, abbiamo reso l'aranco di proprietà al 100% dell'Arabia Saudita. Un'altra cosa nella nostra cultura e nella nostra etica aziendale è che quando nazionalizziamo non tagliamo i contatti con gli americani. No, abbiamo detto allora, siamo molto grati per tutto quanto, quindi cerchiamo di continuare a lavorare insieme, di collaborare. Quindi, quando io ho cominciato a lavorare negli anni 90 per Aramco, la società era una società multiculturale, con tantissime nazionalità presenti, una sorta di oasi dove tutti lavoravano insieme, senza animosità e senza problemi. Quindi è un ottimo esempio perché, effettivamente, Aramco è cresciuta tantissimo dopo la nazionalizzazione ed è diventata davvero una società globale, perché guardava soltanto agli Stati Uniti quando era sotto il controllo americano, e invece è diventata globale. Adesso abbiamo filiali in Olanda, negli Stati Uniti, a New York, a Houston, a Washington, poi in Cina, nell'estremo oriente, abbiamo partnership con il Giappone, la Corea, ecc. Insomma, io penso che se prendiamo questo esempio e vediamo che cosa succede attualmente nell'intelligenza artificiale, stiamo utilizzando più o meno lo stesso sistema, lo stesso approccio, cioè non vogliamo scontrarci con nessuno, non vogliamo nemici, siamo aperti alla collaborazione con chiunque. Barbara ha parlato precedentemente del viaggio del Presidente Trump. In effetti, i nostri sforzi di attrarre questa tecnologia sono arrivati prima di questa visita. Abbiamo parlato con Amazon, con Microsoft, con diverse società europee per sviluppare degli hyperscaler e dei data center enormi. Cercavamo di avere chip avanzati, GPU, in modi assolutamente tradizionali. A volte abbiamo affrontato resistenza, a volte invece abbiamo avuto successo. Parliamo anche con la Cina. E non so se vuoi che parli della struttura che abbiamo. Comunque, sarò brevissimo. Il business può fluttuare e i rapporti commerciali possono fluttuare, però quello che possiamo veramente fare è preparare l'infrastruttura, l'ambiente, le normative. È un ambiente interessante e attraente. Quindi quando arriva un'opportunità di questo genere, quando arriva NVIDIA piuttosto che Trump, le cose sono già pronte, non ci sorprendono. Quindi che cosa abbiamo fatto? Dal 2017, l'intelligenza artificiale era all'orizzonte e noi ci siamo resi conto della necessità di essere pronti attraverso uno sviluppo delle normative, dell'infrastruttura e delle attività di compliance. Quindi abbiamo dato inizio al Saudi Data and AI Authority, Sadaia. Sadaia ha tre bracci, per così dire. Quindi il Centro Informativo Nazionale, che naturalmente aggiorna tutti gli asse digitali del Paese e garantisce la loro sicurezza. Il secondo braccio si chiama National AI Center, il Centro Nazionale per l'intelligenza artificiale, che orchestra tutti gli sforzi di ricerca e sviluppo nell'ambito dell'intelligenza artificiale. Il terzo si chiama National Data Management Office, che considera le questioni di compliance, le normative, tutte le regole che governano l'intelligenza artificiale. E a questo proposito voglio dire che stiamo vedendo cosa succede nel mondo, vediamo che cosa sta facendo l'Europa con l'intelligenza artificiale, conosciamo la Direttiva Europea e sappiamo quali sono le preoccupazioni a proposito dell'intelligenza artificiale, che comporta rischi di cattivo utilizzo, di privacy, di dati che potrebbero non essere corretti, inferenze, e naturalmente condividiamo molte di queste preoccupazioni con il resto del mondo. L'intelligenza artificiale è una tecnologia estremamente potente, ma si sta sviluppando così rapidamente che non siamo ancora certi e consapevoli di tutti i rischi che potrebbe comportare. Quindi c'è un trade-off, dopo la nostra sessione ci sarà il vincitore del premio Nobel qui in questa sala. Lui ha appena scritto un articolo qualche mese fa, il signor Daro Nacemoglu, che parla della rapidità di aduzione, e questo ha dei rischi intrinsechi, che sono incerti. Il risultato è che bisogna muoversi gradualmente differenziando diversi settori, quindi non tutto è la stessa cosa. Abbiamo dei settori particolarmente sensibili, come quello della salute, per esempio, che ha a che vedere con il benessere dell'uomo, poi ci sono i servizi finanziari, e poi ci sono anche cose a rischio moderato e anche settori a basso rischio. Quindi in un certo senso bisogna fasare l'adozione per imparare a proposito di questi rischi, perché se partiamo con tutto quanto e parte il rischio tra uno o due anni, non ci si può più fare nulla. Quindi stiamo adottando più o meno strategie simili da noi e altrove. Se si tratta poi, allora se poi guardiamo la situazione a livello globale, Barbara ha parlato di investimenti, di opportunità di investimenti. Vediamo un attimino che cosa è accaduto quando c'è stato il boom dell'intelligenza artificiale, quasi all'improvviso. Ci sono stati grandi vincitori. Fa un po' freddino qua a Trento rispetto a dove abito io. Allora i principali vincitori iniziali sono state le big tech, però ci sono anche altri che hanno vinto e questi hanno dovuto cambiare strategia molto rapidamente. Quindi quando la gente si è resa conto che la supply chain dell'intelligenza artificiale è piuttosto concentrata, sono pochi gli attori, per esempio nella produzione di chip, sono pochi produttori in poche zone del mondo, TSMC, AMD, Samsung, eccetera eccetera. C'è la sfera come ASML, queste società che si occupano dello sviluppo e poi abbiamo anche i servizi cloud, Microsoft, Amazon negli Stati Uniti, in Europa c'è il cloud OVH, giusto? In Asia c'è Alibaba, Huawei, Baidu, pochi attori e a volte con concentrazione geografica. Quindi io penso che il primo shock, Deep Sea, lo sforzo di Trump, insomma queste società tutte hanno cercato di diversificare e hanno tutte sviluppato strategie per sviluppare una fonderia in Arizona piuttosto che avere diverse sedi e diversi fornitori. Questa è stata la prima ondata che ha già avuto luogo e poi ci sono stati anche altri vincitori, per esempio ci sono stati quelli che sviluppano sistemi di raffreddamento liquido e questi sono essenziali per i data center, questi sono stati i vincitori secondari in questa economia e poi ci sono i produttori di trasformatori ad alta tensione perché naturalmente per gestire questi carichi estremi di elettricità che devono garantire il funzionamento dei data center ci vogliono e poi ci sono i connettori, quelli che si occupano dei connettori all'interno dei data center e dai data center agli hub principali e anche agli utenti. Quindi questi sono settori secondari estremamente specialistici, molto avanzati che hanno tratto vantaggio da questi sviluppo, ma non solo questo. Adesso vediamo anche gli sviluppatori in campito immobiliare che stanno acquisendo terreno per i data center vicini magari a fonti energetiche a società che producono energia e se poi è verde ancora meglio perché quello che si vuole è avere una fornitura di energia prevedibile, sicura e continuativa e poi ci sono anche altri attori coinvolti naturalmente, chi norma la griglia, poi ci sono gli smart systems per gestire la fluttuazione della domanda per poter trasferire i livelli di calcolo nel corso della giornata per avere un utilizzo corretto del sistema. Quindi sto considerato semplicemente diversi componenti all'interno di questa catena molto complessa. Quindi non abbiamo soltanto le big tech, c'è tantissimo spazio anche per tutti questi altri fornitori di servizi, di servizi di Lo dico perché l'Arabia Saudita ha investito in alcune parti, abbiamo lavorato sull'energia, abbiamo energia a basso costo sia attraverso gas naturale che attraverso le rinnovabili. Barbara è stata gentilissima, è venuta a visitarci ed è venuta in Arabia Saudita ed è stato un onore per noi e ha incontrato una società leader nel solare e nell'eolico. Quindi abbiamo investito in modo significativo anche nell'infrastruttura fibra ottica per le interconnessioni. Quindi speriamo che questo possa effettivamente attrarre per stabilità qualsiasi investitore che vuole venire a lavorare in qualsiasi parte di questi settori. E poi naturalmente abbiamo salvaguardato tutto con le normative di carattere etico, quindi non è soltanto la nostra interpretazione delle normative. Recentamente abbiamo aperto un centro a riavvento che si chiama ICARE, International Center for AI Ethics and Research, e questo centro ha ricevuto la categoria 2 di UNESCO, il che significa che lo fondiamo noi, non UNESCO, ma è assolutamente conforme a tutti i criteri piuttosto ricorosi di UNESCO. Raggiungere questa situazione non è stato semplice, ma ce l'abbiamo fatta e ha consentito all'Arabia Saudita di essere davvero leader nella definizione delle politiche che riguardano l'intelligenza artificiale e le problematiche correlate. Penso di aver parlato per circa 10 minuti, quindi mi fermo qui e adesso passo di nuovo a voi la parola. L'Arabia Saudita come dicevo sta costruendo una sua propria intelligenza artificiale, avendo a disposizione comunque una mole di CIP che non hanno gli altri paesi, e sta investendo in modelli linguistici arabi e intelligenze artificiali verticali. Basti pensare che questa intelligenza artificiale verticale che si chiama ALHAM viene a sua volta declinata in vari settori, oltre a quello della salute è interessante capire che si sta declinando per esempio sull'educazione dei bambini che fin da piccoli vengono cresciuti con un doppio digitale, in modo da essere anche sfidati nell'educazione da questo doppio digitale che gli notifica per esempio delle notizie sulle loro carenze, sono carenze in matematica, invece di dargli la notifica del video di Fedez gli arriva la notifica sulle ultime novità della matematica. Quando arrivano ad essere assunti in un'azienda che ha a sua volta un'intelligenza artificiale verticale gli viene chiesto più che altro, e questo avviene anche in Cina, quanto sanno usare bene il loro doppio digitale, più che il rating dell'università da cui provengono quasi, in modo da poter poi incorporare e assumere due persone sostanzialmente al prezzo di una, quindi una persona più il suo doppio, e poi l'intelligenza artificiale dell'individuo entra in quella dell'azienda che è a sua volta allineata con il progetto del paese. Quindi è un modo, filosoficamente parlando, di legare ogni individuo profondamente nella sua identità e negli obiettivi del paese. Allora la mia domanda è, può l'intelligenza artificiale diventare una leva di soft power saudita nel mondo arabo e musulmano pari al petrolio nel secolo scorso, come è scritto all'entrata di Sdaya, che lui gli ha spiegato quest'autore, che dice ha scritto, data is the new oil, che lo diciamo sempre però da noi non ha senso, lì ha un po' più di senso? Sono totalmente d'accordo con lei, e mi ero dimenticato di dire una cosa, e me l'hai fatto ricordando. E' la rabaia, questo nuovo modello LLM, e noi abbiamo recentemente annunciato questa nuova azienda home-made che interagisce con tanti altri investitori, e finora abbiamo già raccolto circa 100 miliardi di dollari, e quindi già un bel gruzzoletto. L'idea di costruire il nostro modello LLM per tanti motivi, inizialmente perché così facendo si contribuisce ad arricchire il corpus di conoscenze, però è importante che sia eraticato nel contesto e nella cultura locale con tutto il rettaggio della propria storia che venga così incorporata. Devo dire che ho fatto veramente diversi test degli LLM in italiano, arabo, inglese, ed ho visto che effettivamente si basa su dati consolidati di traduzioni fantastiche. Secondo me non ci sono abbastanza dati che ancora arrivato a queste società, anche se esiste già il corpus di conoscenze, semplicemente non è stato ancora digitalizzato, utilizzato per l'addestramento, e poi c'è anche un problema di sovranità dei dati, perché ognuno vuole mantenere i dati nel proprio territorio nazionale, pensava guardarsi contro eventuali usi illeciti o utilizzi secondari, se volete. Per cui effettivamente fornisce una certa leadership soft all'interno della nostra sfera, perché nel mondo che parla arabo, nel mondo musulmano, c'era una battuta, una brasiletta sulla Cina e la Russia, e quindi hanno messo questa brasiletta nei vari bot chat per vedere quale fosse stata la traduzione per me in arabo. È stata abbastanza divertente. A me piace tantissimo la Cina, ha detto che non voglio offendere i cinesi, e allora se lo scrivete in deep sea che dice che cosa significa questa brasiletta, la risposta è stata la Cina e la Russia sono amiconi, si rispetta una vicenda che poi non so fino a che punto è vera. Comunque il concetto è questo, una volta che scominciano ad aderire ai modelli linguistici, vengono spalancate tantissime opportunità in audite. C'è stato un articolo molto interessante su una rivista economica in che modo vengono utilizzati questi modelli LLM. Uno pensa che serva semplicemente per scrivere dei prompt, per riuscire ad avere delle risposte più compiute. Il modo in cui noi esseri umani possiamo pensare a eventuali applicazioni non ha confini, non ha limiti, per esempio cercare contro argomentazioni su un articolo oppure cercare delle prove o migliorare il codice informatico, per cui sicuramente è una questione di aprire il vaso di Pandora. Noi non siamo più abituati a capire quanto poi questo abbia un'influenza incredibile e Mohammed bin Salman si è trovato a scegliere, otteneva le cose come stavano rischiando una rivolta di questi giovani che non avrebbe potuto contenere visto il numero oppure apriva completamente, faceva questa rivoluzione di apertura totale del Regno. L'Arabia Saudita è inserita in un corridoio con altri paesi come l'India dove ci sono un miliardo e mezzo di giovani intorno ai 25 anni. Che cos'è questo corridoio di India, Middle East, Europe, questo corridoio economico e come questo corridoio e questa idea cambia anche i rapporti dell'Europa con l'Arabia Saudita? Bene, grazie. Grazie Yasser per il tuo straordinario contributo. Allora, io vorrei partire, io nel 2003 mi sono innamorato dell'Asia e in particolare ho respirato molto l'energia che c'era in Cina e in India. E devo dirvi una cosa, che dialogando con il viceministro ieri e ascoltando la sua brillante esposizione oggi, ritrovo molti degli elementi che nel 2003 ho cominciato a respirare e da apprezzare in Cina e che poi sono tradotti in un vorticoso elemento di sviluppo della Cina, la cui economia dal 2003 al 2024 è che è stata una cosa molto importante, molto molto importante. E' cresciuta 15 volte. 15 volte. Allora, primo punto, io innanzitutto, noi siamo abituati all'Europa, vi invito, voi avete sentito un discorso tecnico fatto da un viceministro dell'economia, punto uno. Quindi questo è un primo elemento che noi dobbiamo, quando guardiamo verso est dobbiamo cominciare a renderci conto che ci sono straordinarie professionalità che definiscono la strategia di sviluppo del Paese. Yasser ci ha detto alcune cose che io non vorrei che passassero inosservate anche perché c'è la traduzione e quant'altro. Allora, questo è un Paese che ha prodotto olio, petrolio. Questo è un Paese che ha accolto, mi lasci dire fino in fondo, la metafora data is the new oil. Yasser ci ha detto che l'Arabia Saudita diventa un Paese che sostanzialmente lavora per definire infrastrutture che abilitano lo sviluppo di un'economia che sta sui dati e che sta poi a corredo dell'utilizzo dei dati. Hai citato il tema dell'energia, ad esempio. Questo è un elemento fondamentale. Cioè qui sta emergendo con la potenza di investimento e la visione al 2030, ma sono sicuro anche più avanti, un grande disegno infrastrutturale di quello che è l'elemento più rilevante di trasformazione del sistema industriale moderno che si chiama intelligenza artificiale. Il nostro Paese, l'Europa, è in questo momento largamente deficitaria dal punto di vista della consapevolezza del ruolo trasformativo che l'intelligenza artificiale ha ad ogni livello. Non abbiamo tempo di affrontarlo. Abbiamo avuto un interessante dibattito ieri. Peraltro molti dibattiti hanno ruotato intorno all'intelligenza artificiale e io auspico che sempre più diventi un tema centrale del Paese. Se l'Arabia Saudita diventa nodo cruciale infrastrutturale, credo che l'Italia e l'Europa devano prendere coscienza di questo tipo di posizionamento e conseguentemente sviluppare una strategia che sia una strategia di partenariato. Cerco di essere abbastanza chiaro e mi assumo le responsabilità di quello che sto per dire. Noi abbiamo come italiani e come europei un'eccessiva dipendenza degli Stati Uniti d'America. Che è certamente un faro peraltro molto fuscato in questo periodo con Trump, ma in qualsiasi partita economica e geopolitica avere un legame quasi univoco con un attore diventa pericoloso. Allora, sei stato molto gentile quando hai affermato che abbiamo qualche cloud provider. No, in Europa non abbiamo cloud provider. In Europa non abbiamo infrastruttura digitale e l'Italia non brilla in questo anche se ha fatto investimenti importanti a Bologna con Leonardo. Io credo che l'Italia, ad esempio, possa lavorare in misura significativa con l'Arabia Saudita e non solo per far leva sugli investimenti infrastrutturali che voi state portando avanti. La batteria di cheap Nvidia, vi do un dato che a me ha colpito. Io Barbara una volta lessi una notizia su un autorevole quotidiano nazionale che per pudore non cito, non era il sole 24 ore direttore, che disse che in Italia sta nascendo uno straordinario data center. Per curiosità andai a analizzare, a chiedere, siccome era molto chiaro che io il provider, qual era la potenza di calcolo di quel data center? 32 CPU Nvidia con certe caratteristiche. In quel periodo stavo lavorando per meta a Menno Park e dicevo, ma il data center che voi costruite, qual è la soglia minima di lavoro? 68000 CPU Nvidia dello stesso livello. 32 a 68000. Voi capite che noi abbiamo bisogno disperatamente di questo tipo di infrastruttura su cui poi abbiamo bisogno di innestare nostra sovranità dati. Mi fa molto piacere accogliere il fatto che voi siete in full compliance con tutta una serie di elementi di regolamentazione e framework di governance internazionale. Noi abbiamo bisogno di infrastruttura per cercare di costruire applicazioni di intelligenza artificiale sui nostri dati. Il più grande rischio che il nostro Paese affronterà, e ahimè non è consapevole, è che a due anni data arrivino qui applicazioni di intelligenza artificiale che abilitano processi di sviluppo di un nuovo prodotto, che abilitano processi produttivi, che abilitano processi di servizio post vendita tra i nati su dati cinesi o su dati americani. Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che noi, se questo si verificherà, buttiamo al vento 100 anni di cultura industriale che ha fatto la fortuna del Made in Italy. Questa è la portata della sfida che noi affrontiamo ed è una sfida che, a mio modesto avviso, dobbiamo vivere con la consapevolezza che è in un momento in cui noi dobbiamo rigenerare il sistema industriale, il manifatturiero italiano ibridandolo con l'intelligenza artificiale. Io ospico Yasser, Vice Ministro, che ci sia l'opportunità di collaborare insieme, anche nello spirito che il nostro Presidente del Consiglio con il Principe hanno sancito recentemente nella vista di Stato. Chiudo con un'affermazione che torna all'IMEC. Io vedo che l'IMEC, questo corridoio, è un corridoio molto celebrato. Io se ho scritto un libro ringrazio il Sole 24 Ore per avermi dato questo diritto di tribuna che si chiama Disordine, le nuove coordinate del mondo. Ecco, io credo che dobbiamo stare molto attenti a falsi miti come potrebbe essere l'IMEC, perché adesso ci siamo inventati questo corridoio, che è un corridoio apparentemente straordinario, perché dice, ma parto dall'India, arrivo in Medio Oriente, Saudi è un nodo centrale, poi risalgo, vado in Grecia e arrivo al Mediterraneo. Concettualmente non fa una piega, 40% della popolazione del mondo dobbiamo tenere presente che l'80% delle merci, Asia, Europa, transita su quel corridoio lì, non fa una piega. E invece fa molte pieghe. Fa molte pieghe per due ordini di considerazione, Barbara. La prima è che è too late, è troppo tardi, perché le merci a 10 anni data andranno sull'Artico, non andranno più lungo il Mar Rosso. L'unica cosa che Trump ha capito è che la partita si giocherà tutta sull'Artico, non si gioca più nel Mar Rosso e nell'Indo Pacifico dal punto di vista marittimo, non si gioca più. Perché? Perché il tempo di percorrenza di una nave da un porto, prendiamo un porto medio, da Shanghai, per arrivare, per attenuare in Europa, passa da 37 giorni a 22. Quindi, per carità, io credo che dobbiamo stare molto attenti a questo. E non è caso, quindi sull'Artico si concentrano, Trump guarda là, la Cina guarda la Russia, ed è molto interessata la Russia, e io la Cina la conosco, soprattutto per due motivi. Uno, 4.200 km di confine, e avere 4.200 km di confine devi gestire un aspetto di sicurezza. Il secondo elemento, tutta la dotazione che può dare, di fatto la Cina sta dicendo a Putin, mi dai diritti di passaggio sull'Artico. L'altro elemento è i dati. Guardate che le merci viaggeranno sempre meno, viaggeranno dati e l'infrastruttura è data. Perché viaggeranno meno? Perché sostanzialmente abbiamo manifattura additiva da un lato, e agenti che hai, e connessioni machine to machine, che faranno sì che un oggetto viene progettato a Venezia, viene progettato a Milano, con infrastrutture che stanno a Riyadh, e poi la produzione, se deve andare verso i 4 miliardi di persone che stanno in Asia, viene decentrata sul mercato locale. Io credo che quindi questo è il senso di un disordine emergente che può essere ricomposto a un ordine se decripti le chiavi di cambiamento, e è una visione almeno a 10 anni. Allora, Vice Ministro, prima di passare alla parte che riguarda l'Europa e quindi anche un po' rientrare nel tema del nostro festival, quindi le relazioni con l'Europa e anche con l'Italia possibili, io volevo vocalizzarmi un attimo sul tema della velocità. Questa velocità a cui vanno i gigaproject, le decisioni, gli investimenti miliardari, la crescita di queste aziende e anche la costruzione di un ecosistema con l'intelligenza artificiale, presenta indubbiamente dei rischi che voi cavalcate. Come fate ad affrontare dei rischi su questi settori che sono assolutamente delicati? Noi siamo troppo lenti, però la velocità a cui state andando voi non si è mai vista forse nemmeno in Cina come trasformazione culturale oltre che economica. Sì, assolutamente vero. Si parla di intelligenza artificiale oggi, ma io sono un economista, quindi troniamo un attimino all'argomento che conosco. C'è sempre un trade-off tra la rapidità con la quale stai cercando di fare le cose, tutti i rischi di spendere troppo, di investire molto, di investire nella direzione sbagliata, nel settore sbagliato, c'è sempre questo rischio. Barbara inizialmente ha dato inizio alla discussione dicendo che c'è un profondo desiderio di aggiornare molto rapidamente le cose per tenere il passo con gli sviluppi. Questo sviluppo è stato annunciato nel 2016 e con investimenti multimilliardari è stato anche implementato. Inevitabilmente alcuni di questi investimenti andranno al centro e altri invece no, perché il mondo sta cambiando e noi non sappiamo esattamente sempre cosa fare. Quindi abbiamo iniziato con grande coraggio, molto rapidamente, però poi naturalmente le cose si sviluppano nel mondo intorno a te. C'è stato il Covid che ha sconvolto molti dei nostri piani e ha sconvolto buona parte della catena di fornitura, quindi abbiamo dovuto adattarci, abbiamo dovuto fare un passo indietro ad adattarci. Ok, poi fine del Covid, iniziamo di nuovo e che cosa abbiamo? Abbiamo la Palestina, il Mar Rosso, scusate, che viene bloccato, l'Italo-Canadese che è responsabile, John Pagano del progetto per il Mar Rosso, mi dice che non possiamo neppure completare il progetto perché le navi dalla Cina devono andare intorno, non possono neppure entrare nel Mar Rosso, devono andare al Mediterraneo dopo aver attraversato tutta l'Africa e i cinesi non ti portano neppure la merce, ti dicono porta tu le navi più piccole con i tuoi container. Quindi sono successo un sacco di cose nel frattempo, non solo. Dal punto di vista macroeconomico, la cosa peggiore è l'incertezza quando fai degli investimenti e progetti e l'incertezza a questo punto è veramente ad un picco. E il mercato ci sta dicendo qualcosa. Guardate i rendimenti delle obbligazioni a 5 anni, a 30 anni in America, quello già ti dice qualcosa, no? Stiamo arrivando nella regione del 5% allo stesso tempo, il valore del dollaro si sta riducendo, adesso io non voglio parlare di questo, però i segnali nel mondo portano a maggiore incertezza, le tensioni commerciali nel mondo peggiorano ulteriormente le cose perché ovviamente alla fine della storia anche se produco dei prodotti di ottimo livello devo attraversare una catena del valore, una catena di fornitura lunghissima, e quindi come affrontare questa cosa, quali saranno i dazi domani o dopodomani, chi lo sa? E oltre a questo molti paesi al mondo hanno affrontato difficoltà fiscali, anche prima delle tensioni commerciali, anche prima di questo periodo e noi economisti abbiamo sempre segnalato questa cosa, abbiamo sempre detto che il costo del finanziamento sta aumentando, non vediamo acquisti sufficienti nel mercato obbligazionario mentre l'offerta è enorme, prima degli eventi attuali c'è stato il green deal, quindi la transizione energetica che richiedeva naturalmente normi finanziamente, ma da dove venivano a vedere questi finanziamenti? Adesso qui in Europa state parlando di riarmo, di rimilitarizzazione, questo richiede denaro, chi sponsorizzerà questa cosa? Sì, magari sarà possibile finanziare, però a costi sempre più elevati, e noi abbiamo lo stesso problema in Arabia Saudita, i piani del Covid, spese eccessive per questi progetti ambiziosi ci hanno portato ad un deficit del nostro budget, e i deficit tra l'altro negli ultimi cinque anni sono stati sempre in linea, quindi dobbiamo basarci su mercati esterni per coprire il deficit, quando ci sono tutte queste incertezze è fondamentale, assolutamente necessario creare una via alternativa, devo avere un'alternativa di ritardare, di riscalare, di rimodificare le cose, perché se dico ok ho stabilito di investire un miliardo, devo spendere questo miliardo, le cose non funzionano così, vediamo che il mondo è incerto, le cose succedono e succedono al di là del nostro controllo, poi a volte si fanno anche degli errori, e quindi la cosa più importante che possiamo fare è creare flessibilità all'interno dei nostri piani, quindi sì ci siamo mostri troppo rapidamente, forse ci stiamo muovendo ancora troppo rapidamente in alcune aree, ma siamo molto più selettivi ora, abbiamo scoperto tutti i settori e poi ci siamo detti, no abbiamo invece più vantaggi in questo, questo, quest'altro, gli altri lasciamo a latere, e anziché appunto sponsorizzare il tutto mettiamo magari incentivi all'interno delle nostre politiche consentendo al mercato privato di intervenire, sia in Arabia Saudita oppure venente dall'estero, quindi questa non è una nuova fase, vogliamo rendere l'ambiente aperto, chiarire le politiche, e poi magari metterci a latere per vedere che cosa cresce in modo organico, in modo naturale, naturalmente cerchiamo sempre di guidare le cose da lontano, quindi possiamo pensare a questa cosa a una via di mezzo tra la Cina e il mercato libero, in Cina in un certo senso selezionano settori specifici per sostenerli al 100% fino a diventare leader mondiale, non so per esempio le batterie per i veicoli elettrici, le acceierie in passato, noi siamo al centro, noi sì definiamo alcune linee guida, contribuiamo con degli investimenti, la società di rinnovabili di cui parlava Barbara era una società assolutamente privata, quando è cresciuta abbiamo voluto occupare altri mercati come l'Africa e l'Asia centrale e quindi abbiamo cominciato a dare degli incentivi, però in modo soft non abbiamo agito con la mano pesante, e mi fermo qui. La società che si chiama Aquapower è presente in 14 paesi e sta anche cominciando ad operare, a parte ha fatto degli accordi con CDP adesso, e sta cominciando ad operare anche in senso geopolitico ovviamente, sia per portare valore e ricchezza nel Nord Africa, e qui c'è stata anche una parte del dialogo con la presidente Meloni, in modo da frenare l'emigrazione portando valore e ricchezza attraverso l'energia, e sia nel progetto del CEO italiano Marco Arcelli c'è l'idea di costruire dei cavi sottomarini e di portare l'energia rinnovabile in Europa, visto che loro hanno una grande esigenza di energia d'estate per i condizionatori e un eccesso di energia avendo, il campo che ho visitato io sono 270.000 pannelli solari che prendono luce da sopra a sotto e che girano come girasoli insieme al sole con 270 robot che li puliscono in modo che hanno una durata anche più a lungo per la manutenzione, e il più grande campo di stoccaggio di batterie e di energia, quindi lui dice giustamente d'inverno in Italia serve più energia e noi d'inverno ne abbiamo meno bisogno e portiamo l'energia in eccesso in Italia, adesso ho detto così metaforicamente ma in realtà in Europa, e possiamo aprire questo nuovo corridoio, questa è una delle possibilità. Al contempo hanno fatto un accordo per esempio con l'Egitto di dare 30 miliardi di energia rinnovabile all'Egitto se non sbaglio, e questo anche crea un diverso rapporto, stanno anche acquistando una parte di asset turistici sempre intorno al Mar Rosso in modo da poter chiudere in questo progetto il Mar Rosso e oltre a fare una meta turistica anche metterlo in sicurezza, quindi c'è tutto un discorso geopolitico che passa per l'energia, per la desalinizzazione, loro hanno anche una grande capacità di desalinizzazione, vorrebbero portare questo know-how in Europa e in particolare su questo ne abbiamo parlato anche l'anno scorso con il ministro Pichetto Frattin in Italia, cioè di cercare di concentrare questo know-how e creare delle strutture di desalinizzazione per l'Italia visto che i costi comunque si abbassano rispetto all'acquisto di acqua quando d'estate anche lì rimaniamo in certe zone senza acqua, quindi ci sono una serie di progetti comuni, ma io volevo chiedere al ministro in particolare in questo nuovo ordine globale basato sull'intelligenza artificiale, sui dati ma anche sull'energia che tipo di relazione strategica voi vorreste costruire con l'Europa come partner tecnologico, come mercato, come alleato geopolitico o qualcos'altro? È molto importante, l'idea era che l'U.S. innovasse sulla fronte dell'A.I. e che la Cina stesse costruendo la capacità e la scala di queste tecnologie, ma bisogna avere alcuni componenti medi, o forse... Ho parlato di componenti intermedi, l'Arabia Saudita non vuole competere con Silicon Valley per la progettazione e l'innovazione, e neppure con la Cina vogliamo competere sulla scala enorme che hanno, però possiamo fornire le poche cose di cui ho parlato precedentemente, energia pulita su base continuativa con prezzi prevedibili e bassi, perché anche questo diventerà un determinante fondamentale nella struttura costi. Se leggiamo la rivista di Economist, c'è stato un articolo recente su Economist a proposito di OpenAI, di come, nonostante sia la società privata più potente al mondo, non c'è un percorso di ereditività, perché la struttura dei costi continua a cambiare. Quindi noi invece cerchiamo di rimanere stabili in questo senso, cerchiamo di stabilizzare la struttura dei costi per chiunque voglia lavorare con noi, l'energia è importante, l'infrastruttura di connettività ad alta velocità di fibra ottica è importante, così come sono importanti le normative e le location. L'Europa è ricca di potenziale, siete già leader in moltissime aree, e se si va alla Silicon Valley in America, ma sono tantissimi di italiani e gli europei che lavorano lì. Quindi l'Europa sta per sviluppare le proprie applicazioni, per sfruttare l'intelligenza artificiale, anche nei settori tradizionali in cui l'Europa è particolarmente forte. E ieri parlavo con Giuliano, l'America è sempre stata la calamita dei talenti, l'America ha raggiunto un livello di superiorità perché i cervelli andavano in America, gli ingegneri italiani, i chimici tedeschi, adesso c'è qualcosa che sta cambiando, e mi scuso con gli amici americani, sta succedendo qualcosa che sta invece mandando via i talenti dagli Stati Uniti. Beh, questo magari è un buon momento per sfruttare la situazione, perché voi, l'Italia è un bellissimo paese dove vivere, siete un paese stabile, avete una posizione centrale nel mondo, quindi secondo me questa è una cosa fantastica, sviluppare dei centri di ricerca, dei centri di innovazione per la ricerca e lo sviluppo attraverso la forza delle università è una cosa importantissima, oltre al fatto che l'Europa è saggia, è una nazione saggia, quindi non avete idee preconcette a proposito del Medio Oriente, dell'Africa, dell'Est e dell'Ovest, li conoscete tutti, sono secoli e secoli che trattate con tutti, conoscete i cinesi, conoscete gli africani, gli americani, insomma, quindi in un certo senso potete accedere a tutti questi diverse parti del mondo e l'Arabia Saudita è simile, abbiamo preoccupazioni simili, siamo dei poteri piccoli, se volete, in questa lotta tra giganti e vogliamo preservare la nostra etica, la nostra cultura, la nostra privacy, quindi è una cosa che condividiamo con voi, anche quando ho parlato dei modelli LLM in arabo, anche in Europa avete una cosa simile perché avete tantissime lingue diverse, tanti dialetti e non volete diventare ostaggio di un unico programma che magari si basa soltanto sui dati cinesi e gli stati americani, quindi abbiamo tante similitudini e voi tra lato avete anche tantissime menti e tanta capacità tecniche, quindi possiamo lavorare insieme per ridurre l'incertezza di cui parlavo precedentemente, cosa negativa, per avere opzionalità, per avere diversi partner strategici, perché io ho capelli diversi, sono un negoziatore sul lato commerciale al governo, quindi negoziamo accordi commerciali, e l'Unione Europea è stata per tanto tempo riluttante a sviluppare appunto rapporti commerciali con i paesi del Golfo, però con America's... Cos'avete? La burrata? Insomma, il vostro appetito si è aperto adesso e adesso dopo le tensioni commerciali state considerando ulteriori partnership, l'ho sentito in tante occasioni durante questo festival, Qatar, Emirati, Arabia Saudita, Egitto, no, Egitto forse no. Comunque, possiamo essere partner, possiamo collaborare su molti fronti, non è che io vi do l'energia e voi ci date i talenti, abbiamo entrambe le cose, possiamo un pochettino differenziare le cose quando si tratta di vantaggio competitivo, quindi possiamo assolutamente collaborare con un'opposizione di personale e di personale. Allora, Giuliana Onosi, le università e i centri di ricerca europei, ma anche quelli italiani, potrebbero essere dei partner cruciali come tanti altri partnership che loro hanno perché loro hanno portato tantissimi talenti in Arabia Saudita, gli hanno dato la possibilità di applicare oltre tutto, oltre che di studiare, ma potrebbero essere anche dei partner che hanno la possibilità di creare un design da poi riesportare. Come possono svilupparsi queste collaborazioni accademiche e anche un trasferimento tecnologico? Beh, è un tema molto interessante. Io innanzitutto mi permetto di decodificare un paio di altre cose. Voi avete capito che nelle grandi scacchiere geopolitico ci saranno elettrostati e infrastrutture dati. Le nuove forme di dipendenza sono legate a la gestione dell'energia elettrica, in questo caso, e in secondo luogo, chi mette i cavalli sulla gestione dei dati. Questi sono i due asset fondamentali su cui si giocherà, Yasser, la potenza del futuro. Ne manca uno. Il terzo asset si chiama conoscenza, si chiama capitale umano. Allora, io accolgo con grande favore nel mio umilissimo ruolo di scienziato, di pensatore questa disponibilità dell'Arabia Saudita a giocare una partnership con l'Europa. Perché la partita delle infrastrutture, signore, l'abbiamo persa. L'abbiamo persa. Noi possiamo giocare, esattamente nei termini che il Vice Ministro ha identificato, una grande partita di attrazione dei talenti. Trump ci sta distruggendo il sistema di innovazione dell'America. Non abbiamo tempo, lo sta distruggendo. L'Europa, l'Italia, Trento, Milano, altri centri possono giocare il soft power della diplomazia e della conoscenza. È chiaro che, che cosa abbiamo? Abbiamo una storia che è credibile da questo punto di vista, abbiamo ambienti favorevoli allo sviluppo della conoscenza, abbiamo la bellezza. Ci mancano due ingredienti, infrastrutture, e in questo la partnership con attori come Saudi è fondamentale, e la seconda elemento, mi si lasci dire, ci manca un'ungimiranza. Signori, se vogliamo pensare di attrarre talenti, chi vi parla è prolettore del Politecnico di Milano, la più importante università tecnica del Paese e tra le prime 15 università tecniche del mondo. Riusciamo molto ad attrarre studenti, ne parlavamo ieri sera, perché la qualità dell'università italiana è molto elevata. Perché siamo cheap, le tasse universitarie italiane costano pochissimo. Ma quando si tratta di attrarre talenti, signori, io devo fare, vedo Roberto qua, devo fare un concorso pubblico, dare compensi che sono non potabili. Allora, signori, in Europa in questo momento alcuni paesi stanno galoppando e stanno galoppando andando a modificar le regole. Quindi Ministro Bernini, Presidente Meloni, se vogliamo giocare questa partita in cui noi troviamo una nuova centralità, valorizzando alcuni nostri asset chiave, dobbiamo essere veloci e calibrare molto bene. Se pensiamo di attrarre grandi pensatori con le regole del gioco dell'università pubblica italiana, noi è 15 anni che ci proviamo. E devo dirvi, nonostante quello che diciamo, siamo qui, ce lo possiamo dire, i risultati non sono all'altezza delle aspettative. Perché? Perché abbiamo una legacy di ordine burocratico che non tiene conto del cambiamento di contesto. Io credo che a serse è una grande opportunità questa, quella che lei, tu, e mi permetto di darti del tu, stai, questa visione che ci stai dando. E io vorrei chiudere un po' simbolicamente dicendo in fondo, tu hai tutta la prima volta che vieni in Italia, se non sbaglio, no? Corretto? Ho detto prima e ho detto che tornerò. Bravo! Ecco, io vi permetto, dobbiamo ringraziare anche Barbara. Ecco, io mi permetto, sarebbe molto bello che questo festival dell'economia di Trento rappresentasse un ponte per la costruzione di una nuova diplomazia, di un nuovo periodo di politica, di una nuova costruzione di una nuova diplomazia della conoscenza che questa volta a Trento la portiamo da voi e cerchiamo di sviluppare una qualche riflessione strategica che mutuando dal mio libro, dal disordine, cerchi di porre qualche elemento di ordine perché in fondo il disordine è un ordine che attende di essere decifrato. E se noi mettiamo in campo la conoscenza, la nostra voglia di fare partnership, io credo che possiamo costruire progetti per voi, per l'Italia e per l'Europa. Grazie. Grazie, grazie viceministro per essere stato con noi, per essere venuto in Italia. Speriamo che torni spesso anche a visitare altre città, ma è bello che abbia cominciato a visitare l'Italia da Trento. Grazie a Giuliano Nocci. Io a voi consiglio, non perché l'ho fatto io, anche perché l'ho fatto io, ma perché la motivazione che ho avuto nel farlo è proprio quella di aprire questa visione, questa piuttosto inedita, non viene molto trattata in questa maniera dai media anche perché è difficile entrare nel Paese, avere la fiducia di chi poi ci lascia girare dei reportage per illustrare ciò che sta avvenendo. C'è questo speciale che andate a non da domenica scorsa che si chiama Arabia Saudita, la rivoluzione del deserto che trovate su Ray Play e anche eccezionalmente su YouTube nel canale Ray News e che potete andare a vedere se volete approfondire un po' questo argomento e vedere anche delle strepitose immagini del Paese che finora non abbiamo visto con dei luoghi anche remoti, archeologici, di bellezza non inferiore alla nostra Pompei. Grazie e ci vediamo nei prossimi panel. Grazie a tutti.
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