Le nuove coordinate del mondo
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Le nuove coordinate del mondo
Un'analisi delle trasformazioni geopolitiche globali, tra interdipendenza Usa-Cina, crisi del sistema occidentale e necessità di un nuovo ordine mondiale.
Eccoci, buongiorno, io sono Guido Bofo, direttore del Messaggero e con me c'è Giuliano Noci, professore apolitecnico di Milano. Buongiorno a tutti, grazie di essere venuti. Oggi parliamo di geopolitica e quindi la prima domanda che mi sento di fare a professore Noci è come mai un ingegnere si interessa di geopolitica? E' una domanda interessante, io stesso implicitamente ho dovuto e ho voluto darne una giustificazione. Ci sono molteplici ragioni che mi hanno portato da ingegnere ad occuparmi ma soprattutto da appassionarmi di geopolitica e le ragioni sono, una, la geopolitica ha modificato i suoi confini in qualche misura, diventa, è geopolitica, è geotecnologia, è geoeconomia, è geodemografia, quindi è un insieme di variabili che distribuite e organizzate in modo disuniforme a livello globale innestano delle dinamiche che portano a disordine e questa è la prima motivazione. Due, il sistema oggi, Trump, nonostante Trump, è un sistema fortemente interconnesso, quindi valgono le leggi della teoria dei sistemi che qualificano il mondo dell'ingegneria. Il terzo tema è un fatto, se vogliamo, più personale. Nel 2003, inconsciamente sentivo che l'est del mondo era una parte interessante e entusiasmandomi della cosa, l'allora rettore del Politecnico di Milano mi diede una responsabilità non piccola perché fuoi e sono stato per 15 anni, avevo la delega, alla Federazione Russa, tutte le ex Repubbliche dell'Unione Sovietica, l'India e la Repubblica Popolare Cinese e ho imparato davvero tantissimo perché spendevo 120-130 giorni all'anno in questi paesi e lì ho respirato un'energia che mi ha portato poi ad appassionarmi sempre di più e avendo la fortuna di poter studiare tutti i giorni adesso di scrivere questo saggio che è un po' l'obiettivo di cercare di mettere ordine nel disordine. Il saggio si titola appunto Disordine, le nuove coordinate del mondo e quindi avendo lavorato così tanto in Russia nell'est del mondo immagino che in qualche modo il disordine l'abbia visto arrivare. Sì, io ho visto arrivare il disordine ma soprattutto ho visto arrivare un profondo squilibrio che è secondo me il tema su cui noi dobbiamo riflettere profondamente, lo dobbiamo riflettere a livello politico, a livello culturale ed è banale dirlo a livello economico. Mi spiego, al netto che abbiamo molteplicità culturali e quindi ogni cultura ha delle sue specificità però io ho respirato fino grosso modo il 2008 una Cina, la Russia era già diversa, in Russia ho respirato un sentimento di percepita e marginazione da parte dell'Occidente e ho avuto veramente incontri con giovani ricercatori in cui ho percepito l'odio che stava covando contro l'Occidente. Se noi guardiamo la Cina soprattutto io fino al 2007 ho percepito un importante senso di un'immagine di confronto e di considerarlo come riferimento nei confronti degli Stati Uniti, cioè di fatto in qualche misura loro avevano un atteggiamento di deferenza rispetto agli americani. La crisi Lehman, MutiSap Prime e quant'altro ha rappresentato in Cina, vedo qui l'amico Michele Geraci che vive in Cina e che credo lo possa confermare, ha rappresentato un momento importante di scontinuità, cioè io lì ho visto non solo a livello universitario ma anche nella società civile una presa di coscienza che l'Occidente e gli Stati Uniti non erano più riferimenti. Da lì è partito un processo che poi è arrivato fino al ringiovanimento della nazione portata avanti dall'imperatore Xi ma un processo di presa di coscienza che è un'identità che sovrastante rispetto a quella occidentale. In sintesi, noi pensiamo di essere il centro del mondo, gli altri non lo pensano e non vedono nemmeno più in noi un punto di riferimento. Questo è un tema di cui se non prendiamo coscienza di questa divergenza percettiva, divergenza culturale rischia di arrivare a uno strappo. Mi spiego, se noi abbiamo organismi, io sostengo che abbiamo bisogno di un nuovo momento Bretton Woods. Che cosa vuol dire? A valle della seconda guerra mondiale si è definita un'architettura di governance, saggia, non saggissima perché forse John Maynard Keynes andava più ascoltato, però un'architettura di governance multilaterale. Fondo monetario internazionale, banca mondiale sono stati creati in quel periodo, sostanzialmente ed era legittimo in quel periodo con una centralità nel mondo occidentale negli Stati Uniti d'America. In quel momento era di gran lunga il mondo occidentale il centro del mondo e noi siamo 80 anni dopo nella stessa situazione. Abbiamo ancora quella governance, peccato che i BRICS sono il 43% della popolazione e il 32% del PIL mondiale. Il G7 ormai è passato dal 45% a meno del 30%, se non sbaglio il 27%. Quindi voi capite che le fonti di tensione sono fonti forti e in qualche modo c'è una parte del mondo che chiede un diritto di tribuna diverso. E' una parte di questo. E' una parte di questo Io credo che uno dei principali problemi in questo momento è che non ci sia l'accettazione di questa situazione, direttore. Cioè in qualche modo gli Stati Uniti hanno, e lo dico da persona ovviamente occidentale, ma hanno una visione imperialistica in cui non ammettono altro che un centro americano. Cioè in fondo per la prima volta dalla seconda guerra mondiale noi abbiamo una situazione in cui c'è un soggetto che si chiama Cine che ha in realtà caratteristiche assolutamente confrontabili, perché la Russia, l'Unione Sovietica era una potenza militare ma un'economia insignificante e gli Stati Uniti scambiavano molto poco con l'Unione Sovietica. Qui abbiamo uno scambio di 700 miliardi di dollari, una interdipendenza tecnologica forte tant'è che l'ho chiamata diplomazia da fast food, in un weekend sono stati costretti a ritornare indietro. Io lo avevo scritto dieci giorni prima, sono solo le 24 ore, ma perché sono stati costretti a tornare indietro? Perché Trump aveva gli scaffari vuoti al supermercato. Voi dovete sapere che ci sono alcune categorie merciologiche, soprattutto nei prodotti per la casa, in cui gli Stati Uniti importano il 98% dalla Cina. Dall'altra lato i cinesi non avevano più i componenti da mettere sugli aerei e viaggiano molto in aerei. Questa è una realtà che se la tiriamo e la sfibriamo rischia di strapparsi. C'è una contraddizione nell'atteggiamento degli Stati Uniti, forse. Adesso si lamentano del fatto che si produca poco negli Stati Uniti ma a un certo punto gli conveniva acquistare i beni che venivano prodotti a basso costo fuori dagli Stati Uniti. C'è questo famoso sbilanciamento della bilancia commerciale che da qui origina poi la politica dei dazi, quindi la guerra commerciale, a un certo punto è stata una scelta deliberata agli Stati Uniti. Innanzitutto non è vero quello che dice Trump, nel senso che Trump ha una finta visione, una visione ancestrale del sistema economico, nel senso che lui è rimasto al 1800 in cui il commercio si faceva con lo scambio delle merci fisiche. Il commercio oggi si fa con lo scambio delle merci fisiche e con lo scambio dei servizi. Quindi Trump dice una menzogna quando dice che l'Europa, ad esempio, sfrutta il mercato americano perché ha un avanzo commerciale di oltre 100 miliardi. Non è vero, perché gli Stati Uniti hanno un avanzo commerciale di 100 miliardi sui servizi, Netflix, Microsoft, Google, per merito americano li compriamo. Quindi in realtà la partita è una partita molto più bilanciata. Quindi il primo elemento è che è completamente sbagliata la prospettiva trampiana, perché i servizi sono la componente fondamentale e anzi il pilo americano cresce per i servizi. La manifattura non c'è e non ci sarà, questa è un'altra menzogna di Trump, se vuole poi ci torniamo. Per quanto riguarda il rapporto Stati Uniti-Cina, i due ormai sono talmente interconnessi che nei prossimi 10 anni non potranno disaccoppiarsi, non potranno disaccoppiarsi per evidentissimi motivi, cioè prodotti per la casa. Se io interrompo la catena di fornitura abruptly, immediatamente, la tronco, l'embargo che ha fatto Trump, questo significa che domani sullo scaffale il prezzo raddoppia. Perché? Io non sto adesso andando a dire, ha fatto bene o male i cinesi, dico in questo momento tu fai l'embargo, raddoppio i prezzi del paniere delle famiglie americane. Per altro, per non citare tanti altri prodotti. Dall'altra parte i cinesi che però hanno scoperto subito il bluff, era facilissimo scoprirlo, hanno detto bene tu metti il 145, io ti metto il 125. Scopriamo il bluff, evidentemente sbuggerato. Non è che i cinesi avevano analoghi problemi perché gli mancavano in fabbrica alcuni componenti da cui dipendevano dagli americani. Certo è, ma magari ne parliamo, che l'effetto della minaccia a Trump è tale per cui nel disordine Trump potrebbe portare ordine. È talmente forte la minaccia esercitata da Trump che ad esempio perfino la quasi moribonda Europa ha quasi un elettroshock per cui si ha svegliata. C'ha avuto una scossa. Però nel frattempo Trump chiude Harvard agli studenti stranieri, lei è un professore universitario, che effetto le fa questa novità? Allora, questo è un tema straordinariamente interessante. Vi devo dire che gli Stati Uniti devono molto agli indiani, devono molto agli cinesi, devono molto agli iraniani come Steve Jobs, che sono andati a studiare nelle università americane e lì sono rimasti e gestiscono oggi Google, Microsoft, non sono americani. Vi devo dire che larga parte degli unicorni, quindi le aziende che valgono più di un billion americani in questo momento, è fatto da non americani. Cosa voglio dire? Che le università americane e la credibilità di mercato aperto che si era costruito in the United States of America era tale per cui diventavano il polo globale dell'innovazione. Trump ha commesso un disastro. La chiusura delle università americane al resto del mondo, ma ancora di più il percepito senso di non essere accettato, fa sì che quell'enorme carica di idee, io ho dei dottorandi che hanno studiato alla Columbia University, mi dicevano ma qui non siamo negli Stati Uniti, siamo in Asia, in 90% i dottorandi erano asiatici, non c'erano americani. Quindi voi capite il disastro che questo uomo sta compiendo? Adesso sul sistema di innovazione, vi do alcuni dati, questo uomo ha ridotto del 56% il budget della National Science Foundation. Non saremmo oggi a parlare di intelligenza artificiale se John Henley negli anni 70 National Science Foundation non sviluppava le sue ricerche sulle reti neurali, che per 40 anni non sono servite a niente, ma adesso saranno il pill del mondo. Quindi capite di cosa stiamo parlando. Ha ridotto del 26% il budget della NASA. La NASA è stata quel padre scientifico che ha permesso a molte start up di sviluppare la tecnologia, cioè perché parlo di padre scientifico? Perché la NASA in quanto ente pubblico si poteva permettere di pagare un po' di più dei prodotti non ancora perfettamente definibili come tali, ma che poi hanno fatto la storia tecnologica del mondo. Lui ha ridotto del 25% il budget della NASA. Quindi lui sta scardinando il sistema dell'innovazione americano. Vogliamo parlare dell'enorme privilegio che gli Stati Uniti hanno goduto, meritandoselo, non sto dicendo che non siano meritati. Il debito pubblico americano che costava pochissimo, è 36 trilione di dollari, si è sostenuto grazie alla credibilità americana. Quei soldi lì sono stati messi nel sistema. Adesso costa un po' di più però. Il tema è che con i disastri che ha commesso, costa di più non solo direttore, non solo costa di più. Dovremo vedere se io vado a sottoscrivergli quel debito. Se lo sottoscrivo perché non è più necessariamente un safe asset. Quindi lo dico a mal in cuore da persona che ama l'Occidente e che vedeva negli Stati Uniti un punto di riferimento. Le ripasso palla con questa affermazione. L'imperatore Xi mai si sarebbe immaginato un regalo così grande. Con il Covid la Cina aveva un'immagine, era in ginocchio. Stando ferma questo immobiliarista di strapazzo, fallito n volte, gli ha diventato come dire il multilateralista, il difensore delle organizzazioni multilaterali. Sta facendo diplomazia a tutto spiano con il resto del mondo. È veramente una situazione che uno dice dove sta la logica. La logica non c'è. E dove sta l'Europa? Allora, non è una situazione che non è un'immagine. E' interessante parlare di Europa perché se noi andiamo a, nel momento in cui ci sono due polarità che si confrontano in misura così significativa, la presenza di un terzo può far da arbitro. Quindi anche in termini di teorie dei giochi l'Europa da questo confronto muscolare potrebbe in termini di teorie dei giochi esercitare un ruolo. A prescindere dalla teoria dei giochi ma rafforzando questo tipo di impianto teorico vi è l'enorme rilevanza dell'Europa da un punto di vista fattuale. Perché dico questo? L'Europa insiste insieme degli Stati membri a 27 è il principale sottoscrittore del debito pubblico americano. 2. L'Europa è il principale mercato di sbocco della Cina. 3. L'Europa di fatto sostiene il big tech, l'hi tech dell'americana. 4. Via della seta della Cina promossa dove noi abbiamo sottoscritto un accordo nel 2017 e dopo l'abbiamo rinnegato. L'Europa, voi dovete sapere che l'80% delle merci transita via nave. Lì sarebbe stata una parita straordinaria per l'Italia. Come porta sud dell'Europa avremmo potuto accreditare il porto di Trieste che portava tutte le merci nell'Est Europa. Il porto di Genova, Valico, Svizzera si va verso l'Europa. Era un'occasione straordinaria potenzialmente. Questa cosa non l'abbiamo vista e adesso, lo dico nel mio libro, il paradosso è che nel periodo in cui potevamo avere una centralità nell'intrascambio commerciale Asia-Europa abbiamo come dire, noi come italiani soprattutto, ma come europei, giocato una partita marginale quando potevamo essere centrali perché tutto passava per il canale di Suez e per il Mar Rosso. Adesso abbiamo avuto un'occasione straordinaria per l'Indo-Pacifico. Adesso abbiamo un orizzonte di qualche anno in cui il Mar Mediterraneo e viene da ridere quanto sento quel corridoio che vogliono fare dell'Indo-Pacifico, collegare l'India con l'Italia e l'Europa. Ridicola quella cosa. Perché? Perché è ridicola. Perché si sta aprendo la vera grande rotta del futuro e questa vera grande rotta del futuro si chiama Artico. L'Artico sarà di gran lunga la rotta future, perché i tempi di transito delle navi si riducono di un terzo, perché dal punto di vista della difesa, quella è la via più breve per sparare cannoni, in senso figurato, non troppo figurato, comunque è la via e non è un caso che Trump, vedendo questo come dire nel retrocranio, si capisce il ragionamento che c'è dietro, almeno speriamo che sia almeno tale, e l'interesse per la Groenlandia è evidentemente quello il motivo, perché lì abbiamo il tema che da un punto di vista commerciale è strategico, dal punto di vista del presidio della difesa marittima è strategico anche perché chi controlla i mari controlla il mondo, ce lo dice la storia. Quindi purtroppo l'Europa, quindi in sintesi all'Europa per rispondere al suo quesito, l'Europa è un soggetto che rischia di essere frantumato. L'Europa è un soggetto che rischia di essere frantumato perché la sua forza c'è se e solo se si concepisce come soggetto unitario. Attenzione, una forza che è una forza di mercato, merci e servizi, una forza finanziaria ma occorre, ricordo, sottoscrizione del debito pubblico americano, ma cosa occorre fare? Occorre fare debito pubblico? Se faccio debito pubblico europeo, col debito pubblico europeo i risparmi del mondo possono andare verso un safe asset che è il debito pubblico europeo. Se il debito pubblico europeo è un safe asset l'euro diventa una valuta di riserva che si affianca al dollaro e se sono un safe asset posso finanziare le operazioni infrastrutturali, di difesa tecnologiche, noi siamo completamente fuori dalla partita dell'intelligenza artificiale, se vuole ne parliamo poi, siamo completamente fuori. Quindi l'Europa dovrebbe domani mattina, oggi pomeriggio, prendere coscienza di questo e fare un mercato finanziario unico, fare, togliere e abolire quella governance folle per cui serve l'unanimità per le decennie, una sfolle per cui serve l'unanimità per le decisioni e quindi serve che diventi adulta. Purtroppo questo è un altro tratto di cui nel libro discuto e compare, poi magari in qualche altro saggio lo approfondirò di più perché non deve essere contenuto che l'obiettivo di Sonati col Sole è di una lettura rapida in un fine settimana per cercare di mettere ordine nel disordine. C'è anche un tema culturale, il tema di fondo è quanto la sotezzata occidentale iperindividualista si è in grado di affrontare le spinte che stiamo vivendo e quanto invece modelli confuciani, modelli in cui l'individuo si identifica col popolo non possono avere una DNA culturale superiore. Questo è un quesito non secondario, se ad esempio lo andiamo a rapportare rispetto alla portata della transizione digitale che significa connessione. Quindi le sfide direttore sono sfide colossali, l'Europa dovrebbe farsi un bagno di realismo e evitare di farsi photo opportunity in un modo che non sia un po' utile. È veramente ridicolo visto da fuori Italia o fuori Europa vedere la rincorsa di Macron alla fotografia, la rincorsa della Melonia alla fotografia, la rincorsa di chiunque alla fotografia col potente di turno. Diciamo che c'è una carenza di leadership probabilmente in questo momento in Europa, però volevo fare una domanda perché lei è un profondo conoscitore della Cina. È vero che non abbiamo sfruttato le occasioni che potevano essere sorgite con rapporti commerciali con la Cina, più stretti, con mercati nuovi che si apprivano, eccetera, ma forse la Cina non si è dimostrata abbastanza affidabile agli occhi del partner occidentale, rispetto a questioni come il dumping, rispetto a questioni come la produzione sotto costo, rispetto a una certa aggressività nei confronti dei mercati, forse la Cina poteva fare qualcosa di diverso e di meglio rispetto a quello che ha fatto. Guardi, il tema è come ci si approccia con i cinesi. Parliamo di me stesso, io nel 2003, quando sono partito, in università che sono adesso partner e che hanno messo decine di milioni di dollari in operazioni con noi, non mi aprivano neanche la porta. Nel 2017 ho siglato un accordo nella Great Whole of People davanti a Xi Jinping e a Mattarella in una delle grandi operazioni che abbiamo fatto. A dire che cosa? Quei cinesi le cose le puoi fare, ma devi conoscerli e avere un ragionamento strategico. Prima cosa, dal cinese non ti puoi aspettare riconoscenza, non perché è cattivo, ma perché hai fatto così. Se tu quando negozi non giochi tutte le tue carte subito, vai, vai, e devi sempre tenerti una carta in mano. Le carte che dice di avere Trump e che non ha Trump il blef gli hanno ambeccato, subito. Tu con i cinesi devi sempre avere una carta in mano, sempre una carta in mano, che deve essere la chiave della deterrenza nucleare. Devo avere sempre la carta in mano per dire se non firmi, succede questo. E succede una cosa per cui per le controparte è grave. E questa cosa qui la devi sempre tenere anche se sono amici. Io questa cosa qui la devo sempre avere anche quando firmo un contratto, che poi un contratto con i cinesi è un punto di partenza, non è un punto d'arrivo. Poi sperare che quello che hai firmato sia quello che avviene, non è così. Quindi noi europei, parliamo degli italiani, noi italiani siamo andati guardi. Io, come dire, siccome ho vissuto fino al 2020 molto di più in Cina che in Europa, vedevo arrivare ministri che leggevano dossier in aereo e non sapevano niente della Cina. E' il cinese che sapeva tutto dell'Italia. Che cosa vuoi portare a casa? Io mi ricordo, ho fatto un anno ero ufficio di diretta collaborazione del ministro del Rio. Volevamo discutere, negoziare con l'autorità, l'autorità, di aviazione cinese più rotte. E noi volevamo, ogni ministero pretendeva di andare a trattare, ma gli ho detto, ma avete capito con chi state trattando o no? O giochiamo una partita come Presidenza del Consiglio in cui vado a dirgli, guarda che mi devi dare questa rotta, devi portare Air China o China Eastern su Roma o su Milano, perché sennò io in campo non ti do questo. No, questi qui andavano all'agenzia cinese a dire che dobbiamo discutere bilatteralmente. Scusate, guardate, via, prossimo dalla fila che arriva qua. Capisce? Cioè se noi non ci rendiamo conto degli attori con cui noi dialoghiamo, io ho trovato straordinarie impreparazioni. Io lo dico da 15 anni ai politici italiani, o definite una task force a livello di Presidenza del Consiglio che studi la Cina e che capisca quali sono le leve negoziali su cui giocare, altrimenti non toccate palla e non la toccherete mai e si può toccare palla perché noi nel nostro piccolissimo stiamo facendo un sacco di soldi, come Politecnico di Milano, ma siamo bravi come tanti italiani. Abbiamo però avuto l'intuizione, uno, di ritenere strategica la Cina, siamo l'unica università europea che ha un prorettore per la Cina, l'unica che vuol dire che gli diamo un significato strategico e politico al rapporto con la Cina e da 20 anni c'è il sottoscritto che non cambia mai, che vuol dire continuità di rapporti, perché Geraci lo sa, quanto importante sia la continuità di rapporti. Lei capisce che nessuna di queste condizioni sia verificata e quindi non tocchiamai. Poi i cinesi fanno il loro gioco, le carezze non te le danno, ma perché ci danno le carezze gli americani, ci danno le carezze i tedeschi, ci danno le carezze i francesi, nessuno da carezze in geopolitica. Devi negoziare e sederti al tavolo con le capacità che puoi negoziare. Io veramente ho vissuto casi di vita reale in cui era imbarazzante il confronto tra il politico di turno e l'alterego cinese. Il nostro era un pesce fuor d'acqua, ma pesce fuor d'acqua non perché non fosse bravo, perché non conosceva nulla del contesto in cui andava ad operare. Un'altra cosa che mi fa imbestialire è che voglio esportare in Cina. Cioè, Pechino è una città di 30 milioni di abitanti, dove se andiamo a vedere il comportamento d'acquisto, nei sette anelli di Pechino abbiamo stratificazioni di organizzazioni del layout distributivo diversa secondo l'anello, perché al settimo anello ho quelli che hanno gli UCO, quindi quelli delle campagne, e il primo anello ho Chaoyang, l'agente occidentale. Capite? Voglio andare in Cina. No, voglio andare in una provincia al limite della Cina. La Cina è un paese da un miliardo e 400 milioni di persone. È un continente gigantesco, dove ci sono opportunità pazzesche e c'è un amore per l'Italia straordinario e noi esportiamo in Cina quanto esportiamo? Noi esportiamo, non so, in Svizzera esportiamo 30 miliardi, 8 milioni di persone, in Cina esportiamo 19 miliardi, 1 miliardo e mezzo di persone. Capite che... C'è qualcosa che non funziona. Vi parlo di capire che unendo due punti, Harvard che chiude gli studenti stanieri e l'Occidente che non riesce a comprendere la Cina, il tratto comune sia il valore della conoscenza. E leggendo un'intervista che lei ha dato oggi all'Affiniton Post, se non sbaglio, lei dice che la vera dicotomia su cui si giocherà l'ordine futuro sarà non tanto quella tra giovani e vecchi, tra lavoratori e pensionati, ma tra gente in possesso della conoscenza e gente ignorante. E su questa dicotomia si giocherà la definizione dell'elite del futuro. Ci può spiegare questo concetto? Tra l'altro, abbiamo lanciato un'iniziativa, ringrazio anche alcune imprenditrici che vengono dalla Valchia Monica e che hanno partecipato in un'iniziativa che si chiama Abde la Conoscenza. La conoscenza, ma in generale il capitale umano, sarà l'asse più rilevante per la competitività del futuro. L'uomo sarà scarso contro l'acqua e in Europa l'uomo sarà scarcissimo. Perdiamo 100 milioni di persone da qui al 2100. Già questo ci dà una dimensione quantitativa. La geodemografia, noi abbiamo un'Europa che perde 100 milioni di persone e abbiamo che nell'arco di trent'anni uno su quattro è africano. L'Africa passa da un miliardo a due miliardi e mezzo. Comunque, quantità di persone, già quello ci fa capire e con Katia Bondio che abbiamo organizzato un evento in Valchia Monica due giorni fa, il tema è l'impreso non trovo più persone. Quindi c'è una dimensione quantitativa, quindi questo ci porta tutto il tema degli immigrati. Anche qui, cioè l'impressionante. Poi c'è un tema però qualitativo. La quantità quantitativa. Mi spiego. L'intelligenza artificiale, che è il punto definitivo di chiusura del cerchio della transizione digitale, e che rappresenterà una discontinuità ancora più forte della Rivoluzione Industriale del secolo scorso, l'intelligenza artificiale crea una frattura cognitiva, perché l'intelligenza artificiale farà e sostituirà l'uomo in tutte le attività codificate e a basso valore aggiunto cognitivo. Questo vuol dire che l'uomo se vuole esercitare e deve esercitare il suo valore, la sua straordinaria capacità di essere senziente e di introdurre considerazioni di senso che creano discontinuità logiche, l'uomo ha bisogno di conoscere di più. Quindi, quindi, il più grande asset di un paese è il sistema educativo. Quindi Trump è la valvola di sfogo di un sistema di ignoranti che non ha mai avuto, che non ha mai avuto, che hanno visto in lui una risposta a un qualcosa di insolubile, cioè la possibilità di trovare lavoro in un mondo in cui l'entry level cognitivo è molto più alto. Trump in questo senso sbaglia completamente. Allora, perché sbaglia? Uno, perché anziché mettere tariffe dovrebbe investire nell'education. Ricordo che portare la manifattura negli Stati Uniti è impossibile. Gli Stati Uniti hanno una piena occupazione e i disoccupati, i net, che ci sono lì, sono quelli che non conoscono, quindi non sono occupabili. Cioè, se c'è qualche imprenditore qui che ha insediamenti produttivi negli Stati Uniti sa che è il disastro cognitivo che c'è. Io ho amici imprenditori che hanno maestranza e gli Stati Uniti sono disperati per la scarsa qualità delle maestranze. Quindi il tema di fondo è lavorare sul divario cognitivo. Questo è un tema centrale ed è un tema centrale per Trump, adesso lasciamo gli Stati Uniti, ma torniamo sulla nostra Italia. Noi siamo, credo, quartultimi per livello di istruzione, siamo terzultimi per competenze digitali e anche laddove noi siamo straordinari, cioè in alcuni arti e mestieri, abbiamo un deficit cognitivo enorme. Vi do un dato per tutti di vita vissuta e poi le ripasso palla. Questa iniziativa che sto realizzando nella Lombardia orientale, la sto realizzando in un'area omogenea che ha forte specializzazione agroalimentare. Quindi è un pezzo di pianura padana, cremona, manto è un pezzo di breccia, dove per farvela breve, il 70% dei prosciutti italiani vengono realizzati lì, il 90% del grano a padano viene prodotto in quell'area lì. Voi non ci crederete, ma io non ci credevo. Mi sono chiesto qual è l'offerta professionale in questo territorio? Professionale vuol dire quelli che educano ad allevare i suini ma non a usare i dati per i suini. Quelle competenze che servono per i trattoristi, per fare i trattori adesso non so se li avete visti, sono navicelle aerospaziali. Allora la risposta che ho trovato dall'analisi sul territorio è vera. Cioè dove si produce il 70% della carne suina e del prosciutto italiano non esiste un centro di vocazione professionale dedicato. Io credo che questi siano temi su cui noi ci dobbiamo interrogare. Perché poi chiamiamo i Industry 4.0, diamo legittimamente l'incentivo fiscale, il risultato è che questi qui comprano trattori stratosferici e li utilizzano come se fosse il trattore di 40 anni fa. Non vi sto parlando di un'area depresse dal pianeta Terra, sto parlando di un pezzo di lombardia molto, direi anche ricco oggi, ma che non si è minimamente preoccupato di coltivare una dimensione intangibile che si chiama conoscenza. Non parlo direttore di ITS, non voglio arrivare lì. Non c'è un centro di vocazione professionale dedicato al mondo sui Nicola. Forse perché Welfare della Conoscenza non porta consenso, non porta voti. Questa credo sia una possibile risposta. Credo che in una società in cui gli intangibili diventano molto più importanti dei tangibili, voi dovete pensare, e faccio l'ingegnere, che sempre meno anche le merci viaggeranno. Se noi pensate andremo sempre più a una logica in cui avremo da un lato manifattura additiva. Quindi con la manifattura additiva io trasferisco dati e non trasferisco merci e poi in loco. Ma oltre la manifattura additiva avrò sistemi di intelligenza artificiale che machine to machine trasferiranno i dati che servono poi per produrre. E questa c'è un'altra componente, discuteremo domani in un evento che faremo ogni pomeriggio sempre qui, il tema della società che diventa codice. Io nel libro ne discuto. Cioè la religione e i sistemi di valori hanno guidato i comportamenti delle società. Il codice digitale e gli algoritmi sono la nuova fonte di formazione di architipi comportamentali. Già oggi la nostra lavatrice, non parliamo del telefonino, molto presto la nostra macchina guideranno i nostri comportamenti. Quindi lei capisce che in una società che ha queste caratteristiche non vedere una centralità del sistema educativo, non vedere una centralità è, forse io sono biased, ma è molto preoccupante. Devo dire che questo non è solo una decisione, non sono il tema italiano. Mr. Trump, lo diceva lei, chiude agli stranieri Harvard. Taglia le risorse al cuore pulsante che ha generato quegli straordinari cavalli che hanno portato gli Stati Uniti a crescere del 4% in questi anni. Professore abbiamo due minuti, quindi in estrema sintesi. Si parte dal disordine, ma arriveremo ad un ordine e che ordine sarà? Allora il disordine diceva qualcuno è un ordine che attende di essere decifrato. Secondo me sì, nel libro delineo alcune tracce, adesso faccio slogan perché non possiamo entrare nel merito. Il primo elemento io ho definito quattro coordinate, perché in chiave sloganistica sono i quattro punti cardinali. Il primo tema è il tema di un mondo che deve diventare, che deve essere multipolare ma globale, cioè occorre correggere la globalizzazione in sintesi. Primo tema. Quindi chi dice che il mondo non deve essere globale dice stupidaggini, anche perché si credebbero di subito. L'Italia va alla fame, cioè i 650 miliardi di export, se non ci sono non andiamo alla fame. Quindi un mondo globale ma regolato. Secondo tema, dobbiamo avere la consapevolezza che la conoscenza non è democratica, non è distribuita uniformemente e quindi gli investimenti sull'asset e conoscenza sono investimenti fondamentali. Quindi qui apre il tema, quindi ricordatevi il tema della società individuale, tutto il tema del welfare, questo è un secondo tema. Terzo tema, il fatto che la società diventa codice e se la società diventa codice occorre una governance del codice e quindi occorre tutta una riflessione delle logiche di governance che non deve fare come ha fatto l'Europa, l'EI Act. Ma che vuol dire? Io come Europa definisco le regole del gioco. Ma l'Europa ama regole parlamentarie. Sì, ma il campo di gioco non è europeo, è mondiale. Quindi quando tu devi, per carità l'EI Act è interessante da un punto di vista teorico. Peccato che significa dire che io entro in campo con la stampella e ho cinesi e americani che entrano in campo col doping. Non sapete che è una competizione. Quindi il terzo tema è se la società diventa codice, il codice dobbiamo governarlo. Il quarto elemento con cui chiudo è lo spazio si avvicina alla terra. Cioè noi abbiamo nello spazio una declinazione di sviluppo economico e tecnologico straordinario. Io nel libro individuo quattro sorgenti di valore nello spazio che fanno sì che, e non è un caso che ci sia tutto quello che più o meno leggiamo in questo momento sullo spazio, lo spazio sarà il driver di valore per lo sviluppo tecnologico. Noi dovremo andare nello spazio per fare nuove scoperte scientifiche. Lo spazio sarà risorsa perché io traerò minerali dallo spazio. Lo spazio sarà mercato perché comincio a fare turismo e si fanno un sacco di soldi nello spazio e lo spazio diventa servizio economico perché nello spazio c'è uno che si chiama Elon e di cognome Musk che ha definito un'architettura di satelliti di orbita molto vicina all'atmosfera terrestre che ad esempio in questo momento non si muove pallottola in Ucraina che non sia gestita la rete satellitare di Elon Musk. Quindi tutta la logistica verrà disciplinata dai satelliti che stanno sullo spazio e non è un caso che tutte le big tech stiano facendo a gara per mettere satelliti nello spazio. Chiudo però con questa affermazione. Musk ne mette 70 mila, la Cina ne vuol mettere 5 mila, l'Europa pensa di metterne mille. Dovremo mettere 5 mila, l'Europa pensa di metterne mille. Dovremo citofonare Elon. Forse lo stiamo già facendo. Grazie professore, grazie a tutti per la pazienza. Grazie a voi. Grazie a tutti per la pazienza. Grazie a tutti per la pazienza. Grazie a tutti per la pazienza. Grazie a tutti per la pazienza.
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