Italia – Hub del Mediterraneo tra economia e politica
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Italia – Hub del Mediterraneo tra economia e politica
L'Unione Europea punta a sviluppare il Mediterraneo con investimenti e politiche di prosperità, contrastando la Cina e promuovendo progetti energetici come Medlink.
Unione Europea Unione Europea a Roma parlando soprattutto con rappresentanti dei paesi africani, loro hanno lanciato un dibattito che è interessante perché noi nel mondo occidentale ci teniamo molto alla parola democrazia e la Cina ha cercato di mettere in dubbio perché dice la democrazia che cos'è? La democrazia non è un risultato, è un principio però alla fine può essere disegnato come vuoi e la Cina in Africa invece fa una politica di prosperità dicendo non vi possiamo garantire la democrazia, quello che vogliamo garantire è quello che abbia fatto noi, che la vostra popolazione sarà più ricca e più prospera. Quindi questo è anche un linguaggio su cui bisogna adattarsi e bisogna lavorare. Questo linguaggio geopolitico si implementa poi con politiche concrete che sono il Global Gateway con cui la Commissione Europea non ha un mandato preciso da tutti gli stati membri per lavorare e l'ha creato col Global Gateway, cioè come uno strumento che possa mettere i vari attori dei vari stati membri poter magari lavorare insieme sotto una bandiera europea e sotto gli egoismi e nazionalismi che poi a volte si celano. Quindi sul sud ci sono 30 miliardi di investimenti programmati. Un altro messaggio importante da considerare è che c'è un'importanza all'Unione Europea capito di dare confini. Questo shock è anche arrivato partendo dal confine est. Il confine est, la guerra in Ucraina, ha portato una serie di stati a dire occhio, cioè esiste l'economia, ma esiste anche la politica, esiste la sicurezza e quindi uno dice se guarda mediaticamente quello che c'è intorno di C'Unione Europea pensa solo al confine est mentre il confine sud è totalmente lasciato a se stesso. Quello che vorrei dire è che forse non è così, non è vero. Prima di tutto, la politica che è economia, durante lo scorso mandato c'è stato il covid, c'è stata una crisi economica senza precedenti, la Commissione Europea ha risposto con Next Generation EU, qui meglio conosciuto come piano nazionale di presa e resilienza, che è uno strumento principalmente a favore dei paesi del Mediterraneo. I sette paesi del Mediterraneo, Italia, Croazia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta, quindi escludendo persino la Francia, rappresentano il 70% delle risorse del Next Generation EU, quindi hai 20 paesi dell'Unione Europea che hanno trasferito risorse per questi sette paesi per garantire uno sviluppo economico che possa fare dell'Italia e di questi paesi un hub e una forza verso questo confine sud. Dalla prima Commissione si arriva alla seconda Commissione of Underline dove quest'idea di importanza del Mediterraneo si rafforza con un commissario, la commissaria ad hoc, la commissaria suica croata per gestire queste relazioni e soprattutto una nuova direzione generale, quindi come sia una direzione generale per enlargement focalizzata principalmente a est, c'è una focalizzata principalmente sul confine sud guidata soprattutto da una persona di estrema competenza, italiano Stefano Fosannino, ex ambasciatore in Italia e soprattutto ex capo stesso del servizio relazione esterne, secretario generale del servizio relazione esterna europea, quindi sicuramente con una competenza di dire che non è solo economica ma appunto geopolitica, quindi il messaggio è esistono i confini, esiste un confine est, esiste un confine sud e un confine su cui la Commissione europea sta guardando, sta lavorando in maniera concreta e su questo però c'è l'Unione Europea, c'è la Commissione ma l'importanza è bene vedere il supporto degli stati membri per lavorare insieme, grazie. Quando parliamo di Italia del Mediterraneo come hanno detto giustamente anche i nostri ospiti inevitabilmente il pensiero va subito all'energia, quindi parlerei con te Marco per chiederti, voi siete nati come società tre anni fa proprio per supportare la transizione energetica, ci aiuti a capire che cosa fate e quanto il Mediterraneo è centrale in questa transizione? Pronto, molto volentieri, Zero è una società che è nata appunto tre anni fa fondata da Marco Alvera, Alessandra Pasini che erano amministratore delegato e Chief Financial Officer di SNAB e da Padipatmanata anche un signore che ha fatto oltre 60 progetti di dessalinizzazione rinnovabili e l'unico grande progetto in larga scala di idrogeno che è quello Nium in Arabia Saudita e lui l'ha fatto appunto in Medio Oriente e Africa e è nata per sviluppare progetti di infrastrutturali di transizione energetica in Europa e in Africa e il nostro principale progetto è dall'Africa all'Italia, quindi è partita da una visione fortemente centrata sulla transizione energetica e ha visto anche un'opportunità di business in questo. Il nostro motto se vogliamo è put panels varizanni e parte un po' dalla considerazione che per fornire energia al prezzo più economico possibile servono economie di scala e serve andare a produrla dove questa economia è più economica. L'opportunità di business l'abbiamo vista nella connessione elettrica che è possibile sviluppare tra Nordafrica e Italia dove in Italia abbiamo un tema molto chiaro che è quello della domanda industriale al nord e della produzione di energia rinnovabile concentrata soprattutto al sud con una chiara difficoltà a sviluppare ulteriori capacità un po' per la morfologia del territorio, un po' per gli iteroautorizzativi e un po' anche perché è difficile sviluppare progetti di larga scala e inoltre tutte le reti elettriche dei paesi industrializzate sono reti elettriche pensate per un tipo di generazione diversa, un tipo di generazione fossile mentre l'abbiamo visto in Spagna la generazione rinnovabile è una generazione intermettente perché purtroppo il sole c'è solo di giorno, il vento dipende da quello che è e quindi si hanno dei picchi in cui magari c'è un eccesso di produzione durante il giorno e una carenza delle stesse quindi il nostro progetto che si chiama Medlink è un progetto che prevede la realizzazione di impianti di energia rinnovabile in Algeria e in Tunisia con l'esportazione dell'energia prodotta al centro nord Italia quindi andando a sbottigliare la rete di terna che altrimenti avrebbe una congestione al centro sud e portandola dove il prezzo zonale è più alto e anche dove c'è una domanda maggiore e l'Italia può essere anche un hub perché diciamo questi progetti che sono in fase entrambe di sviluppo e nel migliore dei casi si parla di una realizzazione non prima del 2030 sono anche potenzialmente prodromici all'esportazione di parte di questa energia nel centro Europa tanto che questo progetto per cui abbiamo fatto le varie application per il Tenia Network Development Plan del Transmission System Operator Organisation Europea ENSO-E così come l'application per il progetto Mutual Interest dell'Unione Europea è stato sponsorizzato non solo dai paesi ospitanti, Tunisia, Algeria, dall'Italia ma anche dalla Germania e dall'Austria proprio perché vedono la possibilità di connessioni e sulla Germania questo è fondamentale perché un paese che era dipendente per i due terzi dal gas russo ha dovuto reingegnerizzare la sua politica energetica perché non solo è venuto meno il gas russo ma era già stata fatta una scelta di Fasing Out del nucleare e del carbone in un contesto in cui l'offshore wind è assai poco economico oggi e tutti i progetti che erano in fase di sviluppo vengono abbandonati questo viene visto come un qualcosa di molto interessante per loro e il nostro approccio è un approccio di cooperazione con i paesi tanto che diciamo il 20% dell'energia che pensiamo di andare a produrre in questi paesi verrebbe lasciata in loco e l'80% destinata all'esportazione in Europa. Progetto molto ambizioso perché si parla di 7-8 miliardi di investimento la metà delle quali circa nei paesi ospitanti per la produzione del genere rinnovabile e l'altra metà per l'imprastruttura di trasmissione. Mario torno da te prendo spunto dal quadro che ci ha fatto Salvatore sull'impegno dell'Unione Europea in questo scenario rivolto al Mediterraneo quindi lui ci diceva l'impegno dei paesi affacciati sul Mediterraneo quindi l'Europa diciamo sta cercando di giocare un suo ruolo però ovviamente anche come ci diceva lui deve fare i conti in questa partita anche con altri big la Cina gli Stati Uniti che si muovono. Può imparare qualcosa l'Europa dai competitor deve seguire una sua strada qual è qual è l'idea? Grazie allora io rispondo alla domanda partendo da degli spunti che sono arrivati sia da Salvatore che da Marco. Partiamo da Marco una via europea sicuramente Salvatore sarà d'accordo e quella della transizione verde no l'Europa l'Unione Europea è assolutamente leader nella transizione verde nell'aver pensato la transizione verde come strategia per una nuova trascita sostenibile. Dopodiché la Cina è investito molto più di noi ed è diventato leader nel mercato della transizione verde. Detto ciò in questo come i progetti di cui Marco ci stava parlando mostrano aprono delle opportunità straordinarie anche in un'ottica di riposizionamento geopolitico dove per riposizionamento non penso ad un tradimento di alleanze a favore di altre no penso alla possibilità di aprire delle nuove partnership penso al grandissima attenzione che i paesi del golfo stanno dando proprio all'area del Mediterraneo in ottica di transizione energetica e quindi che cosa ci possono insegnare i nostri competitor io faccio riferimento alla notizia di qualche giorno fa del 20 maggio la Cina ha annunciato versamento di ulteriori 500 milioni di dollari all'Organizzazione Mondiale della Sanità in visto il ritiro degli Stati Uniti previsto per il febbraio 26 quindi ecco ci sono degli spazi che si aprono l'Europa deve con una consapevolezza geopolitica più forte e anche con un toolkit più forte infilarsi in questi spazi investire investire in questi spazi e volevo dire secondo me da quello che diceva salvatore emergeva emergevano delle potenzialità io vedo potenzialità in due cose instrumenti già in piedi e in delle possibili sinergie penso per esempio in ottica di posizionamento geopolitico trovo estremamente opportuno l'investimento che l'Europa sta facendo in questi mesi dove si sente parlare tanto di trade war magari con toni un po giornalistici ma stai mettendo molto negli accordi penso l'accordo con il mercosur di fine anno penso all'aggiornamento dell'accordo con il messico penso è il lavoro che si sta facendo per l'accordo con l'india e penso agli altri accordi aperti con l'australia mi ha colpito albanese è stato da poco il premio era australiano è stato riconfermato nel ruolo è una delle prime cose che ha detto per noi importante per il futuro sviluppare questa questa partnership con l'Unione Europea siamo ancora lontani ma è importante investirci quindi penso che per esempio le competenze che da trattato l'Unione Europea ha nel trade siano delle opportunità anche in ottica di posizionamento geopolitico e poi penso all'allargamento l'allargamento magari subito dopo la guerra rossa ocraina era ritornato in auge se ne parlava tanto oggi forse se ne parla un po meno però nel frattempo passi importanti sono stati fatti penso al piano di crescita per i balcani occidentali del 2023 penso al fatto che si sono passi avanti con Albania con Macedonia del nord con la stessa Bosnia al netto delle difficoltà e complessità dell'area balcanica che è un'area centrale nel Mediterraneo quindi direi ci sono già degli strumenti a disposizione anche nel toolkit dell'Unione Europea che vanno valorizzati e pensati geopoliticamente non soltanto in ottica geoeconomica o in ottica addirittura soltanto macroeconomica e poi c'è colgo uno spunto da quello che tu dicevi nella tua domanda poi c'è un tema enorme quello delle sinergie Salvatore faceva riferimento al fatto che la presidente von der Leyen il 20 giugno sarà a Roma per presentare con la premier italiana Giorgia Meloni le sinergie tra global gateway piano mattei ecco valorizzare le sinergie significa vedere cosa c'è sul tavolo europeo senza compartimenti stagni non ragionando per compartimenti stagni e mi verrebbe da dire quando un paese ha un'idea strategica di peso geopolitico come per esempio il piano mattei che ha per vocazione una dimensione anche europea internazionale come detto dai promotori dal governo italiano sin dall'inizio ecco questi strumenti queste sinergie vanno valutate perché alla fine il destino è europeo e nell'europa c'è la dimensione sovranazionale c'è la dimensione nazionale Salvatore allora raccogliamo questa sfida di Mario restiamo sulla transizione da questi da questi spunti che che ci dava qual è il percorso che sta portando avanti effettivamente c'è spazio per nuovi investimenti nel transizione o per sfruttare meglio gli strumenti che l'europa e effettivamente i paesi si stanno muovendo diciamo all'unisono come come si muove l'unione europea nel suo complesso gli stati membri sì come dicevo prima c'è stato uno shock che è stata l'ammancato afflusso di gasto russo e quindi la commissione europea ha reagito con la Repower You Initiative che ha tre pilastri uno consuma efficienza energetica e questo più interno consumare meno consumare meglio il secondo è produrre più fonti energie rinnovabili e produrre più tecnologie rinnovabili quindi ha fatto del molto per anche andare oltre questa dipendenza dalla scena e quindi produrre abbiamo Enel che è leader europeo nella produzione di pannelli fotovoltaici a catania produrre l'eolico abbiamo il leader Vestas in Danimarca quindi abbiamo dei player forti quindi ci vuole anche abbiamo delle forze e dobbiamo aiutare a rimanere competitive ma la terza è una cosa che sembra una tematica economica ma in realtà una tematica molto geopolitica parlando di ambienti internazionali che è la diversificazione perché la diversificazione si pone su un presupposto di cui sembra un po' una parolaccia per la concorrenza cioè sapere ammettere che andando con più persone che ti possono offrire uno stesso prodotto stesso servizio tu avrai un servizio non solo a prezzo più basso ma migliore e questa è la differenza geopolitica che l'unione europea ha rispetto agli altri paesi noi non siamo nel dire noi dobbiamo essere più forti di tutti ma noi ne crediamo nel commercio aperto e creiamo nella concorrenza noi vogliamo evitare che nessuno di voi resti dipendente da qualcuno noi siamo contro i monopoli le dipendenze dire che sia america che sia ci vuole un mercato aperto e l'opportunità quindi ecco quegli accordi su cui parlava Mario che sono fanno parte di questa linea ecco perché l'unione europea ha risposto mantenendo questa sua identità e non entrando nello scontro di cambiare la sua identica nello specifico e qui mi rifaccio a quello che ha detto Marco prima col loro progetto su come l'italia attualmente sia connettendo il nord africa all'europa oltre con i progetti di cui parlava Marco ma oggi sono qui per chi non è potuto esserci il rappresentante di snam ma snam è leader e parte di un progetto multi europeo che si chiama south h2 cioè il corrido per l'idrogeno che connetterà il nord africa all'austria e forse in futuro anche alla germania quando si parla di droga non che qui sembra una tecnologia molto lontana però questo è una tecnologia che tra 15 20 anni sarà nelle sono degli investimenti come fare le prime ferrovia mentre si facevano nessun'idea importanza per 20 anni si scopre che sono cose che liberano da quelle dipendenze danno quella forza e su cui purtroppo è difficile a volte avere una media decide un supporto però sono gli investimenti essenziali e qui appunto abbiamo vari investimenti per connettere il nord africa all'europa e l'italia qui ha un ruolo cruciale ha un ruolo per far sì che questa diversificazione questa connessione a quello che possono essere le forniture dei paesi nord africani ci sia su l'idrogeno stesso la commissione europea ha fatto una strategia ha realizzato un'idrogen bank in modo da poter ridurre il rischio di fallimento di mercato e farsi compensare quello che dove non c'è abbastanza domanda intensificare questa domanda ma questa non è una sola strategia interna perché il 50 per cento 10 milioni di metri cubi di idrogeno saranno da mercato interno l'altro 10 milioni sono previsti da paesi terzi che per lo stato delle cose significa principalmente il confine del sud e quindi quei paesi collegati a grecia in italia spagna quindi questo è un modo dove fattivamente l'unione europea sta andando fattivamente sono gli investimenti che non hanno risalto comunque li vedremo anche questo a una deadline 2030 ed è purtroppo difficile a volte quando si parla 2030 si pensa che sia in un futuro troppo lontano in realtà è molto vicino quindi l'unione europea con gli stati membri e con le imprese sta lavorando su alcuni progetti e questa è la soluzione metodologica quindi da una parte diversificare all'esterno dall'altra cooperare meglio all'interno quindi dall'altra parte non essere neanche troppo schiavi della parola competizione e concorrenza far sì che poi la competizione interna sia da nonostro esterno marco con te vorrei analizzare più il lato dell'imprese di chi effettivamente investe e cerca di portare avanti questa transizione allora queste politiche europee che si stanno portando avanti funzionano bisognerebbe cambiare qualcosa a livello poi di tradurli in investimenti e progetti io credo che l'unione europea stia facendo molto stia facendo bene lavorare in un mercato dove ci sono regole chiare e a beneficio di tutti e quindi l'europe da questo punto di vista non è un far west e è un posto dove ci sono regole molto ben definite molto chiare che permettono anche di fare investimenti è chiaro che la transizione energetica ha nove sfide davanti a sé l'europe si sta molto attivando da questo punto di vista si parlava di idrogeno faccio un esempio i cosiddetti si bam cross border adjustment meccanism sono uno strumento fondamentale per l'ammoniaca verde l'ammoniaca verde che viene utilizzata per esempio per fare fertilizzante quindi fondamentale per tutto quello che noi mangiamo per l'agricoltura e l'ammoniaca viene prodotta sostanzialmente bruciando gas metano scomponendo la molecola c h4 e andando a prendere a quell'acca per poi metterlo con con l'azoto fare ammoniaca probabilmente che col c poi mette emissioni di di anidride carbonica e ogni tonnellata di ammoniaca prodotta sono tra 1,5 e 2 tonnellate di anidride carbonica emessa con i si bam andando tra virgolette attassare fino a 140 euro a tonnellata l'anidride carbonica associata alla produzione di ammoniaca vuol dire che si va attassare diciamo 250 euro a tonnellata la produzione di ammoniaca grigia quindi senza cattura di anidride carbonica e questo va molto a ridurre il gap oltre a fare bene all'ambiente molto ridurre il gap tra il costo della dell'ammoniaca grigia e il costo dell'ammoniaca verde quindi andando a rendere possibili investimenti su idrogeno altrimenti poco economici oggi perché i tassi non sono più quelle di due tre anni fa perché i prezzi dell'elettrola lizzato di sono scesi ma non tanto quanto si sperava e perché se non ci sono degli incentivi in tal senso i costi oggi del gas non sono tali per cui c'è un incentivo economico a fare lo switch verso l'alternativa verde quindi questo è un esempio di come l'unione europea si è mossa si è mossa bene tempestivamente c'è poi tutto il tema di fondi attivazione e in generale direi anche cooperazione con i paesi africani è un qualcosa su cui direi l'italia è in prima fila sta lavorando molto bene con la commissione molti di questi investimenti sono per l'africa quindi non sono investimenti per l'europe ma sono direttamente in loco credo che quello che sia importante sia da un lato accelerare la possibilità di avere accesso a questi fondi perché spesso i tempi del business non sono compatibili con i tempi della burocrazia però come su progetti di largo respiro lo spazio c'è tutto e dall'altro pensare anche a strumenti nuovi perché le sfide sono nuove e quindi strumenti nuovi vuol dire per esempio pensando per esempio a cooperazioni tra africa e europa andare a pensare a strumenti che vadano a dare garanzie al mercato circa il rischio paese se uno applica un approccio molto by the book e quindi dice vada a fare un investimento per esempio in tunisia rispetto all'investimento in america andando a vedere semplicemente le tabelle che fa il professor Dhamma O'Donan della New York Stern University che sono quelle usate per il capital a se presi in modo che qualsiasi analista finanziaria utilizza o andando a vedere credit default swap ci sono mille basis point di differential la Namibia che è un paese diciamo non necessariamente del mediterraneo ma qui diciamo abbiamo altri investimenti il differential è 600 basis point la verità è che molti di questi paesi in realtà il rischio che noi percepiamo è è molto più facile fare business in questi paesi che come dico sempre io non sono necessariamente la Svizzera quindi insomma delle difficoltà le hanno però probabilmente il mercato sovrapprezza questo rischio quindi pensare anche a strumenti che vanno a limitare questo rischio per attraverte capitali in loco è un qualcosa di che possono essere first loss loan o concessional funding ci sono dei programmi per esempio dell'Unione Europea in tal senso però il massimo investimento che è stato fatto su un portafoglio 800 milioni quindi è un tema anche di dimensioni per il tipo di progetti che sono necessari per questa transizione. Grazie. Allora vi faccio un'ultima domanda poi se abbiamo lascerei un po' di spazio alle domande del pubblico ci sono tanti anche dei ragazzi dei giovani quindi magari può essere interessante sentire le loro curiosità abbiamo parlato più di Europa soffermiamoci sull'Italia e su cdp qual è il vostro scenario come vi proiettate diciamo di fronte a queste sfide geopolitiche? Grazie. Rispondo ripartendo da degli spunti che sono venuti dagli interventi di prima allora abbiamo parlato tanto di regole le tante regole tante iniziative le tante in tanti strumenti messe a disposizione dell'Unione Europea lo dico in maniera costruttiva facciamo un esempio il green deal io penso che sia importante pensare alle regole che vengono prodotte anche dal legislatore europeo tenendo conto non soltanto della sostenibilità per le imprese che si trovano a dover investire a doverle capire a doverle implementare a dover mettere su degli strumenti delle strutture delle unità operative all'interno per poterle implementare ma è necessario quindi sicuramente la sostenibilità implementativa ma io penso sia oggi imprescindibile ragionare in ottica di sostenibilità geopolitica dei progetti europei il green deal e lo dico da europeista è un progetto che non è stato pensato guardando alla sostenibilità geopolitica e qui si potrebbe avere una discussione che non è necessaria ma lo dico costruttivamente pro futuro perché vedo invece adesso un'evoluzione nel dibattito europeo che tiene conto di elementi quali la necessità di garantire l'autonomia strategica la necessità di garantire appunto che non si crea un deserto industriale la necessità di garantire una capacità di competizione a livello globale e prima marco diceva si sta investendo si sta investendo in africa ecco un esempio di pensare geopolitico e dire arrivo a cdp un esempio di pensare geopolitico e dire investire in africa e investire per il mediterraneo per la stabilità del mediterraneo quindi per la sicurezza del mediterraneo per la sicurezza quindi dell'europe quindi la dimensione del mediterraneo come dimensione vocazionalmente europea chiave per garantire non soltanto vorrei dire in maniera difensiva la sicurezza ma anche la prosperità la prosperità della stessa europa perché il mercato africano è un mercato lo dicono tutti quello destinato alla maggior crescita nei prossimi nei prossimi anni basta guardare elementi come l'elemento demografico alla ricchezza delle risorse naturali eccetera eccetera quindi investire in africa non solo difensivamente ma anche con un senso con la prospettiva geopolitica di aprire un mercato e potenziale potenziali partnership anche nuove che possano assicurare all'europe di crescere di rafforzarsi come attore economico come attore geopolitico io cdp sta lavorando in maniera molto attiva in questa direzione investendo in africa e fatemi dire sta investendo molto anche metodologicamente noi siamo in un contesto internazionale dove a fronte di un mondo economicamente iper connesso è in atto una frammentazione geopolitica senza precedenti siamo nel mondo dell'incertezza e leggevo di recente una ricerca di mckinsey il 60% non a servi di mckinsey alla quale emergeva come il 60% di si o ritengono che l'instabilità geopolitica sia il principale ostacolo principale sfida alla crescita delle loro aziende leggevo un'altra survey di oliver wyman che diceva che l'84% dei amministratori intervistati sottolineavano come le maggiori preoccupazioni nel breve medio termine sono costituite dalle minacce geopolitiche dal ritorno del protezionismo ecco cdp sta facendo una cosa che invece pochi stanno facendo ma intercettando un trend che a livello internazionale si va fermando cioè si sta dotando anche di una capacità di analisi geopolitica una capacità di integrare al proprio interno all'interno delle proprie procedure all'interno delle proprie modalità operative la lente geopolitica che non sostituisce altre lenti ma aggiunge una capacità di analisi appunto del rischio geopolitico che è un rischio che oggi impatta su tutti gli altri rischi che riguardano un'azienda che permeano necessariamente l'implementazione per esempio in piano strategico quindi ecco cdp ad oggi è l'unico istituto nazionale di promozione in europa ad avere una unità operativa destilata alla analisi geopolitica quindi è come viene da dire siamo alla vanguardia non ci rimane molto tempo io avrei un'ultima domanda sul ruolo dell'italia da approfondire però possiamo lasciare spazio c'è qualche domanda lascerei spazio ai ragazzi o comunque al pubblico si buongiorno riprendevo l'ultimo suo intervento e mi chiedevo date comunque le crescenti tensioni politiche l'instabilità nel mediterraneo allargato soprattutto nell'area nord africana qual è l'equilibrio che l'italia e in generale comunque i paesi del sud europa dovrebbe avere tra le esigenze di sicurezza e una cooperazione economica a livello anche sostenibile riprendendo la sostenibilità geopolitica che menzionava lei magari potete rispondere no no voglio chiedere a chi era la domanda oppure magari rispondo io così magari se c'è un'altra domanda nel pubblico nell'equilibrio l'equilibrio è quello in realtà parlano anche del green deal prima che si deve avere su tutte le politiche perché andando solo da una parte rispetto un'altra non non non non si riesce a fare niente e soprattutto quando si parla di sicurezza bisogna anche un po' uscire da questa dicotomia che la sicurezza è un bianco nero aperto chiuso il discorso non è così un discorso dove appunto come diceva marco solo investendo e facendo sì che ci sia uno sviluppo locale si assicura una sviluppo è un'idea invece di dire l'europa è l'unico posto a trattore che deve rimanere quindi queste sono legate e quindi quello il punto dove un'economia la prosperità di cui parlava all'inizio è essenziale perché anche qui dobbiamo uscire da un'altra critica culturale che noi dobbiamo affrontare con noi stessi che comunque l'europa è vista ancora oggi da molti come colonialista neocolonialista abbiamo una storia un passato che dobbiamo essere bravi a saper comunicare che non fa parte più del nostro presente perché diventando un'europea abbiamo approcciato come paesi abbiamo abbandonato certi egoismi abbiamo preso dei principi che ci portano a dire che la sicurezza interna si assicura anche garantendo la sicurezza esterna e termina dei paesi e la prosperità nostra economica qui i progetti infrastrutturali si assicura con una prosperità economica anche locale non so se c'è qualche altra domanda allora non abbiamo molto tempo partirei da marco vi faccio una domanda con una brevissima risposta a tutti e tre tornando al nostro titolo italia ab del mediterraneo realisticamente l'italia è o sarà ab del mediterraneo? non vedo per quale motivo non debba esserlo perché la collocazione geografica è tale per cui in queste sfide l'italia sarà imprescindibile abbiamo parlato di energia ma direi che prescinde dall'energia e tutto quello che si sta facendo in ottica di cooperazione va in quella direzione quindi non ho alcun dubbio in tal senso. Salvatore? Il mio anche è un sì, sembra ex faca, non so quale, vedremo se avremo i 3 sì alla fine però è un sì condizionando a cosa dall'altra parte quello che voglio dire c'è un investimento in italia e il piano nazionale di prese di resilienza è quello che dà dei radii gli strumenti all'italia per essere più forte oltre gli investimenti parliamo troppo poco di riforme e questo è uno shift culturale che anche nelle relazioni gli altri paesi riforme da suggerire ma anche da ascoltare e sempre imparare come possiamo migliorare dei nostri partner e non andare con l'ottica che le riforme quello che diciamo di noi è legge e quello che dicono loro no perché se no questa è un'altra critica culturale che non avremo e ritornando alla c'è una cosa italia assolutamente sì ma scendo che italia ha del mediterraneo come italia mediterraneo per l'europe quindi cooperando con tutti gli altri paesi mediterraneo solo se l'italia ha in un'ottica di io sono un'app del mediterraneo per tutto un continente quindi lavoro insieme al continente si riesce a fare però la direzione di viaggio è quella come una parola brutta che è legata al piano nazionale così che è implementazione l'implementazione è fatta da noi dalle imprese l'importante è lavorare insieme e farlo grazie a me quindi io per sorprendere questo salvatore non dico semplicemente sì ma dico sì più nel senso che credo che l'italia possa affermarsi come app del mediterraneo ma possa ancora di più guardando anche alle radici della sua politica del mediterraneo che sono radici una politica estera radicata nell'idea di mediterraneo allargato mediterraneo allargato che si fa a mediterraneo globale e che concepisce il mediterraneo come mare di mezzo tra l'oceano atlantico e l'indo pacifico ecco l'italia può con questa sua anche cultura istituzionale con questa sua linea politica risalente aiutare l'europe in chiave sinergica a comprendere le potenzialità geoeconomiche geopolitiche e più ampiamente culturali che il mediterraneo ha per il futuro della nostra prosperità della nostra sicurezza e la nostra libertà e chiudo con una frase con un'espressione bellissima di un francese così facciamo chiudiamo proprio in maniera europea al massimo brodell definiva il mediterraneo spazio movimento non uno spazio statico ma uno spazio attraversato da correnti da strade da vie marittime da vie ferroviarie ecco il mediterraneo è uno spazio movimento vocato alla dimensione globale l'italia un ruolo chiave a livello politico a livello economico per diventare lab del mediterraneo è molto di più bene grazie io ringrazio moltissimo i nostri ospiti che ci hanno aiutato a delineare un quadro sul ruolo dell'italia nel mediterraneo ma appunto in quest'ottica europea quindi diversificare ma soprattutto cooperare grazie grazie a tutti voi ah
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