Investor Day
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Investor Day
Evento annuale che celebra l'innovazione e l'investimento nel Trentino, con focus su startup e partnership tra ricerca, imprese e finanziatori.
Benvenuti, benvenuti a questo incontro Investor Day. Festeggiamo tre compleanni quest'oggi, il compleanno di Investor Day e il sesto compleanno di Investor Day, il ventesimo compleanno del Festival di Trento, dell'Economia, poi ci sarebbe anche il mio compleanno però incidentale questa cosa. Allora, quest'anno chiaramente il grazie al gruppo Sole 24 Ore è assolutamente doveroso da parte mia per ragioni di servizio se non altro. Un grazie anche a Trentino Marketing e a Trentino Svilupo soprattutto che ha organizzato questo appuntamento da sei anni con Rita Scottini che è direttrice dell'area finanza e bandi per l'impresa che io presento qui e che ha curato tutte queste sei edizioni in prima persona. Buon pomeriggio, buon pomeriggio anche da parte mia, grazie a tutti per essere venuti e aver accettato il nostro invito. Grazie anche al presidente di Trentino Svilupo, Giuseppe Consoli e al direttore generale Paolo Pretti e abbiamo qui l'onore di avere anche Achille Spinelli che è il neo vicepresidente della provincia autonoma di Trento nonché assessore con non poche deleghe, perché ha lo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università, ricerca della provincia autonoma di Trento. Se vuole darci un piccolo segnale. Buongiorno Dottorelli, piacere di nuovo anche da parte mia. La giornata dell'Investor Day, la sesta giornata, è una giornata normalmente importante, annualmente importante e guardo dottoressa Scottini di Trentino Svilupo perché rappresenta una grande scommessa del sistema Trentino della ricerca, del sistema Trentino dell'innovazione che guarda però allo sbocco del trasferimento tecnologico, del mercato, della nascita di start up, di voi che volete provare a fare imprenditoria, quindi a sviluppare economicamente le idee che avete in testa che siete riusciti a sviluppare magari all'interno dell'università, dei nostri centri di ricerca o ad altre strutture private nelle quali vi siete impegnati. Il giorno come questo è quello dell'incontro, è quello del dialogo, del dialogo con una platea qualificata di partner economici, finanziari, di investitori che guardano alla vostra proposta come una proposta di interesse, soprattutto, ma ve lo dico perché è nata in un territorio che comunque sa dare la giusta birra, la giusta benzina, chi vuole provare a fare ricerca, fare innovazione e quindi anche arrivare all'ambito di impresa e di sviluppo del loro business. È una giornata importante e io invito tutti, chi è dalla parte della proposta economica e dell'innovazione, chi è dalla parte della finanza, di chi ha i capitali, di guardare con attenzione coloro che si presenteranno, coloro che vorranno fare crescere non solo il loro business ma anche in logica win to win anche coloro che vorranno investire. Investire, ripeto, qui il territorio vi permetterà di fare questo e altro nell'ottica della solidità, della sostenibilità, della continuità, del progresso. Grazie ancora e allora buon compleanno a tutte queste belle giornate e benvenuto al sesto investor day. Grazie. Grazie. Grazie vicepresidente. Adesso inviterai sul palco Paolo Pretti che è il direttore generale di Trentino Sviluppo che ci darà un po' il quadro di insieme di questa situazione, di questa iniziativa. Buon pomeriggio a tutte e a tutti e benvenuti alla sesta edizione dell'investor day. Siamo arrivati alla sesta edizione, quindi vuol dire il nostro sesto compleanno, testimonia il fatto che sia un evento ormai che ha trovato un proprio posizionamento all'interno del nostro sistema e sta a significare come diceva il vicepresidente prima che il territorio riesce ad esprimere molto nell'ecosistema dell'innovazione e nella capacità di portare le idee innovative verso il mercato. Siamo sì un territorio piccolo ma abbiamo la fortuna di riuscire a dialogare bene insieme, quindi i centri di ricerca, FEME, FBK, CITO, Università, lente di trasferimento economico, l'agenzia di sviluppo lavorano tutti insieme sotto un brand che ormai è diventato un brand territoriale che è la Trentino Startup Valley per usare gli strumenti che aiutano a creare un flusso che dal mondo della ricerca porta le idee innovative verso il mercato. Utilizziamo una serie di strumenti tutti insieme, in fila ci sono grandi investimenti del pubblico in ricerca, ci sono i programmi di scouting, ci sono i programmi di POC, ci sono l'accompagnamento verso l'imprenditorialità e ci sono percorsi che portano queste idee verso il mercato. Quello che vediamo oggi è un pezzettino di questo percorso, come diceva il Vice Presidente è proprio il momento dell'incontro, del matching tra le idee che sono state create e voi investitori. Per noi il mercato del venture capital e del business angel è importante, lo abbiamo letto sul report della competitività di Draghi, lo è a livello ovviamente europeo, lo è a livello nazionale, lo è a livello locale. Sappiamo che è un settore che è in forte espansione, il 2024 ha toccato una cifra di 2 miliardi di investimenti, sappiamo anche che abbiamo un gap come sistema italiano da recuperare rispetto agli altri territori. È importante perché dal consolidamento di questo settore deriva la competitività del nostro sistema e è importante perché è noto che le startup e le scale up che passano attraverso questo percorso di investimento mediamente hanno dei risultati economici e occupazionali, delle performance che sono decisamente superiori alle PMI tradizionali. E qui ritorniamo al nostro sistema Trentino, all'autonomia, che gode delle risorse che riesce a generare, quindi occupazione e investimenti fanno sì che arrivino risorse per continuare in questo percorso virtuoso. Un altro noto sistema per poter consolidare il mercato del venture è un'ottima partner su pubblico privata e qui non solo nell'emissione di capitali pubblici in questo settore ma anche nella creazione di un ecosistema favorevole. E qui come dicevamo prima il Trentino è distintivo e lavora ogni giorno per rendere il nostro ecosistema dell'innovazione un ecosistema di assoluto riferimento. Cos'è successo nelle edizioni passate? Abbiamo avuto dei deal, abbiamo avuto dei matching anche rilevanti e quando questi matching non ci sono stati comunque sono create relazioni che nel mondo del business sono fondamentali e quindi creano poi nel futuro opportunità di mercato o opportunità di investimento. Allora chiudo con una richiesta a voi investitori, ormai ci conosciamo le strutture, le nostre strutture hanno creato una rete di network importante con voi, sappiamo che siete seri, sappiamo che siete professionali, competenti e che valuterete con attenzione le iniziative che vi proporremo. Vi chiediamo di essere anche coraggiosi, vi chiediamo anche di considerare nelle vostre scelte che dietro c'è un sistema che non sparisce, che rimane, che vi accompagna anche dopo l'investimento con strumenti e con competenze. E quindi non mi resta di augurare a voi investitori un buon lavoro alle nostre start up che si presenteranno, un grosso in bocca al lupo e vorrei fare in ultimo un ringraziamento alle colleghe e ai colleghi che hanno lavorato a quest'iniziativa perché anche questa sesta edizione sia un'edizione di successo. Buon pomeriggio e grazie. Grazie mille, grazie a Paolo Preti. Ecco, allora Rita, tu hai curato tutti questi sei anni, volevo chiederti un po' un bilancio e poi anche una cosa ti aspetti da questa giornata. Sono sempre emozionata quando salgo sul palco a presentare l'Investor Day. Direi che il nostro vicepresidente e il direttore generale di Trentino Svilupo hanno detto tantissimo. Io aggiungo solo una cosa, l'Investor Day ogni anno porta centinaia di investitori in Trentino, business angel, fondi di venture capital, società di investimento, banche e anche numerose imprese. E anche quest'anno vedo con soddisfazione che la sala è piena e per me e per noi questo è un grande risultato. Innanzitutto, come diceva il dottor Preti, perché non è facile portare degli investitori in Trentino. Il Trentino è un territorio piccolo e di sicuro non può competere con realtà come Milano, Roma, Torino. È un territorio reattivo. Infatti questo risultato ci fa vedere che questo territorio è in grado di fare innovazione, è un territorio che sa trarre investitori e investimenti. L'Investor Day secondo me è il ponte tra la finanza e l'innovazione trentina, tra le imprese e il mondo dei capitali. Le startup e le piccole imprese hanno una grande opportunità con l'Investor Day, quella di presentare i loro progetti di impresa e provare a convincere gli investitori, a credere nella loro idea e a finanziare la loro crescita. Entrando nel vivo dell'evento tra un attimo vedrete 5 startup, 5 imprese che hanno lavorato duramente in questi mesi. Tra l'altro la prima è di Civezzano, che non mi risulta essere molto lontano da qui. Non è lontanissima, ma Trentino è piccolino e le distanze sono brevi. Queste startup sono state preparate, formate, selezionate da Trentino Sviluppo per essere pronte per questo giorno, per questo momento, ma soprattutto per dialogare con gli investitori e affrontare il processo di investimento. Ognuna di loro avrà 5 minuti per fare il pitch, a cui seguiranno 5 minuti per poter fare delle domande. 5 minuti sono pochissimi, però come ben sapete, ci sarà un buffet organizzato alla fine dove potete continuare la conoscenza, scambiarvi i biglietti e approfondire la conoscenza di queste startup. Prima di iniziare, mi permetto di ringraziare il nostro ospite Fabio Nalucci, imprenditore e investitore di successo, che ringrazia davvero tanto per aver accettato il nostro invito, che ci porterà un'importante esperienza e testimonianza e che ci parlerà di come le startup possono diventare degli unicorni, quali sono i trend dell'innovazione e dove sta andando il mondo del venture capital. Non tutti sanno che sono le società che capitalizzano oltre un miliardo di euro. Penso che la maggior parte di loro sta sperando che i propri investimenti diventino degli unicorni. Ecco, adesso iniziamo con il primo pitch. Solo una nota, potete scaricare fin da ora le schede delle startup, quindi le potete seguire mentre fanno il loro pitch, scansionando il core code che vedete qua nel monitor. E allora chiamerei senz'altro Marco Fimognari della ReCig, che è una società in cui prodotti sono stati anche adottati da solo 24 ore nella sede di Viale Sarca 223, perché noi abbiamo due bellissime colonnine e io sono un affezionato fruitore di questi prodotti, che poi adesso ci illustrerai tu cosa. ReCig, faccio una piccola premessina. ReCig ha realizzato una soluzione innovativa per la raccolta, la trasformazione e il recupero di un rifiuto che è molto comune ma decisamente impattante, che sono i muzziconi di sigaretta. In che modo? Ce lo racconta Marco. Ve lo racconto. Prendo l'emozione di essere il primo. Sapete cosa comuna 14 milioni di persone in Italia? Quanti di voi fumano? Quanti di voi hanno visto qualcuno buttare un muzzicone a terra? Mani alzatele a pertutto. N'Italia fuma quasi il 25% della popolazione, ognuno di loro consuma circa 12 sigarette ogni giorno, il che significa 61 miliardi di muzziconi gettati ogni anno. È stato studiato che circa il 65% di queste vada a finire nell'ambiente, 39 miliardi di muzziconi. In questo pitch, 5 minuti, ne verranno buttati a terra circa mezzo milione, più o meno 120-130 kg. Ma cosa possiamo fare? Sicuramente dobbiamo informare, sensibilizzare le persone in merito ai danni ambientali, provocati dai prodotti di fumo. Ma noi vogliamo fare qualcosa di più, cercare di recuperare questo rifiuto e dargli una nuova vita. Come? Attraverso l'installazione dei nostri Smoker's Point, dei Posa Cener che danno informazioni al fumatore in merito ai danni ambientali, ma ci consentono anche di raccogliere questo rifiuto, portarlo al nostro impianto di Civezzano, dove gli verrà dato una seconda vita. Diventeranno un materiale plastico che può essere utilizzato in altre applicazioni. Abbiamo brevettato questo processo nel 2019 in collaborazione con l'Università di Trento. Oggi è un brevetto europeo, ma non ci siamo fermati. Nel 2024 abbiamo brevettato un sistema di monitoraggio dei nostri Posa Cener che ci consente di ottimizzare tutta la parte di logistica. A oggi operiamo in un impianto di circa 1000 m², che vedete sullo sfondo di questa slide, con due unità produttive e 6 veicoli di proprietà che si occupano della raccolta. Il nostro team oggi è composto da circa 20 persone che uniscono assieme competenze commerciali di logistica e ingegneristiche. In questo modo, abbiamo un sistema di monitoraggio dei nostri Posa Cener che ci consente di ottimizzare tutta la parte di logistica. Dall'anno 2019 abbiamo installato oltre 4.500 Smokehouse Point, collaborando con più di 430 fra aziende pubbliche e amministrazioni, un fatturato di 1,4 milioni, generato da canoni annui ricorrenti con una retention del 98%. Il mercato in Italia è molto ampio, parliamo di oltre 200.000 aziende e più di 1000 comuni sensibili a questo tema, quindi con certificazione ambientale e bilancio di sostenibilità. Noi puntiamo nei prossimi 5 anni a raggiungere almeno 2.700 aziende e almeno 500 comuni. Ma se guardiamo un po' più in Europa, nel mondo, magari qualcuno di voi ha letto qualche testata negli ultimi giorni, oggi Parigi ha avviato la battaglia contro il mozzicone. Lì vogliamo collaborare con le società di gestione di rifiuti e trovare nei prossimi 5 anni almeno 7 partner a livello europeo. Il nostro modello di ricavo si basa su tre linee. Uno ovviamente è la fornitura dei nostri posti a Cener e il servizio di gestione. Il secondo è la vendita del nostro materiale o prodotti realizzati con esso. Il terzo è la commercializzazione di un impianto automatizzato sulla base della nostra tecnologia. Anche senza investimento abbiamo un obiettivo di crescita di 18 milioni entro il quinto anno da oggi. Ma con l'investimento le cifre cambiano e se notate quel numerino, con una crescita inferiore a quella che abbiamo avuto fino ad oggi, che era il 142%. Ovviamente, essendo stati i primi in questo settore, qualcun altro ha intuito le potenzialità di questo mercato, ma attualmente siamo l'unica realtà con un impianto automatizzato funzionante, una logistica interna a copertura di tutto il territorio nazionale e una maturità tale da poter affrontare il mercato europeo. Quindi stiamo cercando di consolidare la nostra attività in Italia per poi poterla espandere verso l'estero, ma non dobbiamo inventare nulla di nuovo, dobbiamo semplicemente replicare quello che abbiamo già fatto sul nostro territorio. Stiamo quindi cercando due milioni, due milioni con una valutazione attuale fra i 15 e i 25, ma abbiamo deciso di convertire a 18 mesi, quando sarà collaudato e pronto per la commercializzazione, l'impianto automatizzato, dando così l'opportunità di salire a bordo a condizioni vantaggiose. Qui trovate i miei contatti, spero di averli lasciato qualche informazione interessante, ma sono convinto che usciti da questa sala o nei prossimi giorni, guardando a terra o guardandovi attorno, vi verrà a mente il nostro progetto. Grazie. Grazie mille. Grazie Marco, perfetta la tempistica. Adesso abbiamo 5 minuti per fare qualche domanda. Stentore, direi. Ciao Marco, bella presentazione, belle metriche, grazie, molto interessante. Una curiosità, il mercato italiano è un mercato ancora ricco, grande, con un grosso potenziale, perché avete deciso di andare all'estero già in questa fase? Grazie per il complimento. Se c'è la grafica, abbiamo deciso di puntare in maniera più spinta sull'estero, perché in Italia, a brevissimo speriamo, interverrà una direttiva europea, che è la responsabilità estesa del produttore, che andrà a imporre ai produttori di sigarette di contribuire ai costi di installazione di posa cenere, trasporto e trattamento del rifiuto. Questo genererà in automatico la possibilità di fornire il nostro servizio in Italia in maniera agevolata, quindi contribuita in toto in parte dai produttori di sigarette a tutti i comuni e a tutti i luoghi di aggregazione che abbiamo in Italia. Quindi puntiamo all'estero perché sappiamo che in Italia siamo un pochettino più avanti rispetto agli altri su questo tema. Altre domande? C'è leggero. Signore là. Grazie. Allora, una cosa che mi incuriosisce è capire la replicabilità del modello di business che avete prospettato in questa presentazione anche sui breve e se ci sono delle differenziazioni territoriali in questo modello. Quindi in Europa se c'è qualche differenziazione rispetto al modello prospettato per l'Italia, voi la logistica, voi altri motivi, e fuori dall'Europa. Grazie. Allora, certamente abbiamo, il nostro modello è replicabile, sia in maniera uguale a quello che stiamo facendo, ma abbiamo deciso di avere approcci differenti in base prevalentemente alla distanza. Faccio alcuni esempi. Noi oggi lavoriamo con il comune di Bagheria in Sicilia con l'università di Palermo. È ovvio che la distanza che oggi abbiamo da qui a Bagheria è più o meno quella da qua a Londra, quindi fondamentalmente riusciremo a coprire buona parte dell'Europa. Ma è ovvio che l'idea è quella di approcciare in modo differente, quindi creare collaborazioni per esempio con le società di gestione sul posto, in modo da creare joint venture, poter fornire il nostro impianto in modo tale che possa essere replicato in quello stato lo stesso modello. E questo ci consente di ampliarci anche a livello globale. Abbiamo tempo ancora per una domanda, per stare nei cinque minuti. Nelì, centrale. Centrale, sì. A riguardo sempre al tema di scalabilità del modello. La logistica è strategica o meno? Cioè in un'ottica in cui prevedete di fare delle partnership con degli operatori locali, a fidere con gli operatori locali, a fidere con la logistica loro concentrando le energie sulla tecnologia del recupero, o al contrario, ritenete la logistica come strategica nel vostro modello di business? In Italia sicuramente è strategica e vogliamo mantenerla. All'estero bisogna valutare il tipo di partner. La cosa più semplice per poter esportare questo tipo di attività è quello di creare un'opera di intercettore, questo tipo di attività è quello di oltre adottare il partner della tecnologia per il riciclo di nostra proprietà, dare anche gli strumenti per creare una logistica locale. Ovviamente in Italia attualmente siamo sostenibili e dal punto di vista economico e dal punto di vista ambientale. All'estero, per creare un progetto che sia in linea con questa nostra visione, bisognerà valutare, ma probabilmente andremo a contribuire alla creazione di una rete locale. Direi che è tutto. Grazie mille. Grazie Marco. Grazie mille dottor Funciniari. Ora parliamo di sprechi alimentari. C'è una società che si chiama Behavix, spero di averla pronunciata giusta, che è stata fondata dall'economista comportamentale Stefania Malfatti e da un ingegnere ambientale che si chiama Massimiliano Carraro. La missione specifica di questa impresa è eliminare o ridurre, attraverso uno specifico software, gli sprechi alimentari nelle messe collettive. E diamo il benvenuto per questo alla dottoressa Malfatti. Grazie mille. Grazie. Buonasera. Io non vorrei essere qui a parlarvi di sprechi alimentari, però purtroppo questo è quello che succede oggi nelle mostre messe. Pensate che in Europa lasciamo una quantità talmente alta di cibo nei piatti, scusate ho problemi con il puntatore, eccolo qua. Pensate, e questo è il mio punto di vista, che è che la gente deve essere molto contenta di avere una quantità alta di cibo nei piatti. Questo è il bello della diretta. Pensate che lasciamo una quantità nei piatti in Europa talmente alta che se la raccogliessemo potremmo sfamare due milioni di persone ogni giorno per un anno. Però se ci mettiamo nei panni di un'azienda di ristorazione che deve ogni giorno servire migliaia di pasti e soprattutto tenere bassi i costi, quando gli chiediamo di occuparsi di sprechi alimentari per loro diventa veramente terribilmente difficile e costoso. Tanto che fanno fatica a rispondere anche a delle semplici domande come quanto cibo sprechiamo, perché lo sprechiamo e soprattutto cosa possiamo fare per evitarlo. Ed è per questo che nasce Behavix, per semplificare tutta questa complicità e aiutare le aziende di ristorazione a prevenire gli sprechi alimentari coinvolgendo i consumatori. Nella nostra piattaforma noi monitoriamo in tempo reale quello che succede in ogni mensa e diamo indicazioni sulle cause che hanno portato agli sprechi. E soprattutto grazie alle AI trasformiamo un'enorme quantità di dati in chiare e semplici istruzioni per prevenirlo. Profiliamo gli utenti e soprattutto grazie ai loro feedback scopriamo cosa c'è che non va. Grazie a delle strategie di user engagement e di gamification li guidiamo verso un'alimentazione sana e soprattutto attenta agli sprechi. Tutti questi dati raccolti dagli utenti vengono poi correlati ai dati rilevati sullo spreco effettivo e ad altri fattori di contesto che ne influenzano l'andamento e nonché il comportamento. In soli 4 mesi, pensate, nelle mesi universitari di Padova abbiamo raccolto oltre 23.000 feedback con interazione quotidiana del 20% e abbiamo monitorato circa 27.000 euro di avanzi. Questo ci ha permesso di capire, in modo molto importante, che le cause che portano allo spreco non possono e non sono solo imputate solamente alla qualità e alla quantità del cibo servito, ma sono collegate a dei fattori legati strettamente alle persone. Con noi, con Behavix, l'azienda di ristorazione non solo può ridurre gli sprechi e quindi ottenere un vantaggio economico, ma trasforma e rivoluziona il ruolo del consumatore che da stakeholder difficile da raggiungere diventa parte attiva della soluzione. Offriamo all'azienda di ristorazione un software in abbonamento, una versione software only che ci permette di essere altamente scalabili e che possiamo integrare con dell'hardware a seconda delle esigenze e invece agli utenti e ai consumatori diamo uno strumento gratuito. Dopo il progetto pilota stiamo continuando a collaborare con le mensi universitari di Padova, abbiamo stretto una partnership con Authentica in caso di assegnazione di appalti pubblici, stiamo lavorando con Marcas e soprattutto grazie alla vincita di un importante bando europeo stiamo sviluppando i nostri algoritmi all'interno della mensa dipendenti dell'ospedale di Vicenza ospitati da Serenissima Ristorazione. Tutti questi nostri clienti servono oltre 1200 mens in tutta Italia. Ovviamente il mercato per noi di interesse è quello della ristorazione organizzata che nel mondo vale oltre 900 miliardi di euro, però ipotizzando un nostro price in medio e di servire solo le principali aziende del panorama italiano abbiamo stimato un somma di quasi 90 milioni di euro. La nostra strategia è semplice, partiamo dalla ristorazione collettiva dove abbiamo menu e popolazioni ricorrenti, dove possiamo allenare il nostro algoritmo aumentando il numero di location monitorate per poi espanderci successivamente alla ristorazione in catena e in Europa e lanciare un servizio dedicato agli utenti. Finalmente mi presento, sono Stefania e assieme a Massimiliano abbiamo fondato Behavix. Con noi abbiamo un team dalle competenze eterogenee tra quali ad esempio Spica Marta che ha oltre 30 anni di esperienza nella ristorazione collettiva, Roberta che è esperta di fundraising ed è membro del nuovo CDA di Banca Etica, Federica che è un'esperta di economia comportamentale e soprattutto il nostro team Tec che è specializzato in ristorazione e ristorazione. In machine learning e cyber security. Ho problemi con il... ce la posso fare? Ok, ce l'ho fatta. A metà dell'anno scorso, quindi questo è il wow effect, abbiamo costituito Behavix come startup innovativa ma soprattutto come società benefit, lo abbiamo fatto con i nostri fondi. Adesso siamo qui perché stiamo cercando 400.000 euro, in parte le abbiamo già raccolti, in parte abbiamo degli accordi non vincolanti. Questi soldi li destineremo principalmente allo sviluppo delle vendite, al supporto della community e al miglioramento del prodotto. Abbiamo infine ipotizzato una strategia di exit per Behavix che prevede l'acquisizione della nostra azienda da parte di multinazionali della ristorazione collettiva, aziende specializzate in SAS nel food service e a grandi aziende che si occupano di big data analytics e marketing intelligence. Io vi ringrazio per l'attenzione, adesso sono andato dopo avanti e sono a disposizione per le domande. Grazie Stefania, grazie. Grazie. Bravissima. Ciao che la tecnologia non mi ha aiutato. Bravissima anche affrontare le difficoltà della tecnologia. Ci sono domande per Behavix? Sì. Aspetta, aspetta, una seconda così sentono tutti. Buonasera. Grazie. Rispetto al Projota Pilot, che feedback avete avuto e se avete già elaborato sullo spreco, quanto siete riusciti a recuperare? Grazie per la domanda. Abbiamo avuto dei feedback molto positivi dai clienti e vi vorrei far vedere qualcosa di quello che ci hanno detto. Innanzitutto per loro è facile questo strumento perché gli permette di avere un riscontro continuo e immediato di quello che succede all'interno delle mense. Questo è una cosa per loro fondamentale. Gli permettiamo di avere un'analisi degli impatti di fattori esterni che loro attualmente non stanno e non sono in grado di controllare e quindi l'algoritmo previsionale gli permette di mitigare quelli che sono questi effetti. E poi soprattutto riusciamo a risolvere quello che è la sfida dello user engagement perché per loro i consumatori, quelli che noi chiamiamo consumatori, sono utenti e non li conoscono. Quindi per loro è fondamentale. Va da sé che poi li utiamo anche banalmente nel creare una rova autistica ISG. Quindi tutti i dati che sono raccolti per loro sono già automaticamente utilizzabili e possiamo oltretutto fare previsione anche sui loro dati storici che è una cosa che loro ci stanno ci stanno chiedendo. Mentre per quanto riguarda la seconda domanda, Noi abbiamo simulato l'incremento di marginalità che riusciamo a garantire ai nostri clienti a valle di quelli che sono stati i risultati del progetto Pilota. Applicando una riduzione del 30%, che è veramente quello che siamo riusciti a ottenere con una strategia molto basica sia di monitoraggio che di user engagement, ce la dico in maniera molto onesta, siamo riusciti a vedere che riusciamo a incrementare la marginalità del nostro cliente dell'87%. E a seconda della numerosità della popolazione servita, l'impatto del nostro, diciamo, abbonamento, chiamiamolo così, ha un ritorno dell'investimento che varia dal 170 al 219%. Quindi in questo contesto questi sono i dati che riusciamo a dare. Avete già pensato a ulteriori sviluppi sulla tecnologia? Allora, sì, in questo momento stiamo raccogliendo quelli che sono i dati sia dagli utenti che dai sensori ambientali, oltre a quelli che misuriamo con la computer vision. Abbiamo lasciato un canale aperto per quanto riguarda gli utenti, non solo a rilasciarci dei feedback chiusi, ma dei feedback aperti. Su questi feedback aperti noi utilizzeremo dei large language model per analizzare quelli che sono sia le loro richieste, i loro trend, e soprattutto per capire quali sono effettivamente i trend futuri di consumo che serviranno ben tantissimo alle aziende di ristruzione per andare ad anticipare quelli che sono effettivamente le richieste del mercato che attualmente per loro sono difficili da interpretare. Questo è un po' quello che stiamo facendo altro, lo stiamo cercando di testare tutti i giorni, soprattutto con il progetto che stiamo affrontando all'ospedale di Vicenza, perché lì abbiamo un rapporto molto stretto con gli utenti e su quell'ambito lo sviluppo è veramente molto aperto a seconda dei loro feedback. Lo dico onestamente. Grazie. Grazie mille dottoressa. Grazie. Ricordo che avete la possibilità di fare domande più tardi durante il buffet, ma vi ricordo anche che nei prossimi giorni vi verrà inviata una mail da Trentino Sviluppo dove potrete trovare il link per scaricare tutti i pitch, tutte le schede, quindi, e poi chiaramente Trentino Sviluppo, io in particolare, sono disponibile a organizzare i vari incontri. Rita, la presenti tu la prossima? La presento io. Passiamo ora a Kinset, un'azienda che ha sviluppato una tecnologia innovativa e automatizzata per la produzione di proteine alternative e sostenibili per la mangimistica. Do il benvenuto a Stefano Guerrieri. Vieni Stefano. Grazie. Buongiorno a tutti. Come mi hanno già introdotto, noi sviluppiamo tecnologie per una nuova filiera alimentare, una filiera alimentare che è sostenibile, è scalabile ed è possibile grazie a un insetto, la mosca soldato, che ci permette di riutilizzare sottoprodotte alimentari per creare proteine nell'ambito della mangimistica. Non so se lo sapete, ma l'Europa è leader in questo settore. In Europa produciamo già 100.000 tonnellate di queste proteine e i volumi potrebbero decuplicare nei prossimi anni. La domanda del settore sta aumentando. I prodotti sono validati sul mercato del 2016 e possono essere utilizzati per il pet food, per l'itticoltura e per la azotecnia. Questo mercato varrà a 1.4 milioni di euro il 2027 con una crescita annuale del 26%. Tuttavia, nella produzione e nell'allevamento di questi insetti c'è ancora un collo di bottiglia. Il vivaio dove si producono i neonati di questa industria, di questo insetto, è ancora operato da processi manuali e può essere notevolmente efficientato. Kinset si propone come un attore verticale nella filiera capace di industrializzare questa fase di processo. Rispetto ai tradizionali processi manuali abbiamo introdotto una tecnologia completamente automatizzata, controllata da machine learning e intelligenza artificiale, che può rendere costante e prediciabile la produzione. Garantiamo un risparmio dei costi operativi del 40% rispetto ai processi tradizionali e questo consente di ridurre i tempi sugli investimenti e gli impianti e di portare direttamente un beneficio anche sul prezzo dei prodotti finali che possono così penetrare mercati più ampi. Lo facciamo grazie a vivaiautomatizzati e ai tech. Prevediamo di realizzarne 14 nei prossimi 5 anni. I primi saranno operati da noi, i secondi forniti in licensing. Oltre a questo abbiamo sviluppato una tecnologia che si chiama sospensione metabolica e siccome questi insetti crescono molto rapidamente consente di bloccarne la crescita e di trasportarli agli impianti successivi due volte al mese anziché giornalmente, con un risparmio sui costi di trasporto di logistica che arriva fino all'80%. Un vivaio ai tech. Insect supporta fino a 4 impianti di ingrasso della fase successiva, impianti che possono processare fino a 10.000 tonnellate di sottoprodotti organici ed essere posizionati vicino a questi riducendo i costi di trasporto e la logistica e stando anche vicino alle aziende che possono così valorizzare questi sottoprodotti. Per questo Kinsekt è stata scelta Reploid, una delle più importanti aziende tedesche che sviluppa impianti di ingrasso e che vuole penetrare il mercato italiano. Ha un piano ambizioso costruire 20 impianti in Italia e fino a 60 in Europa da qua al 2030. Quello che vedete sono le proiezioni delle revenue che possono nascere da questa partnership e non tengono conto delle revenue che possiamo generare dalla vendita della nostra tecnologia in licensing. Siamo in contatto con le più importanti insect farms di settore a livello europeo che sono interessate alla nostra tecnologia perché per loro è abilitante il mercato e consente di scalare la loro produzione. E così pure con i technology provider che vedono nella nostra tecnologia un'opportunità interessante da inserire nel loro portafoglio che è già completo di tecnologie per la fase successiva ma manca di tecnologie per il vivaio. Il nostro team ha tutte le competenze necessarie per sviluppare il nostro progetto e anche una capacità di execution comprovata. Insieme abbiamo concluso un Horizon 2020 e abbiamo ricevuto un Silo of Excellence dall'Acceleratore Europeo e IC. Siamo supportati da importanti partner dal punto di vista dell'investimento e da anche partner strategici. Nel 2024 abbiamo conseguito un round of 1 milione di euro il cui obiettivo è realizzare un impianto per provare la nostra capacità industriale. Nel 2020 raccoglieremo un nuovo round per un importo di raccolta di 3 milioni di euro e una valutazione che andremo a discutere con l'investor. L'obiettivo è scalare la produttività nei prossimi 24 mesi con investimenti sul team, sulle impianti e anche commerciali per scalare il mercato con partnership strategiche. La nostra compagine è pronta a seguire quindi chiediamo anche voi di unirvi a questo progetto. Per trasformare il futuro del cibo e rendere le filiere alimentari sostenibili e circolari. Grazie. Grazie Stefano. Anche con l'antici. Ti metto più centrale e vi risponderò le domande. Domanda di sala. Ciao Stefano. Sono assolutamente d'accordo con te che bisogna esplorare qualsiasi venue per trovare soluzioni o tecnicamente alternative protein. Però non sono un esperto del settore. Mi aiuti a capire meglio i fattori differenzianti della vostra tecnologia rispetto a quelli dei competitor? Allora la nostra tecnologia intanto diciamo così tra tutte le proteine internazive noi abbiamo scelto gli insetti. Gli insetti hanno una capacità di bioconversione altissima e sono normati dall'Europa dal 2016. Quindi prodotti che possiamo mettere sul mercato si possono effettivamente realizzare e sono subito disponibili. La nostra tecnologia rispetto ai vivai che producevano in maniera continua costringendo un team di 40 persone a entrare sostanzialmente in queste camere dove gli insetti, nel nostro caso le mosche, si accoppiano e a raccogliere le uova manualmente erano assolutamente inefficenti. Pensate che queste uova sono piccolissime, sono dei microni, quindi ogni volta che le si tocca o si compi una azione manuale se ne perde un altissima percentuale. Noi siamo riusciti a creare ordine nel caos. Quindi le nostre gabbi lavorano per batch da 48.000 mosche luna, degli ovideppositori raccolgono le uova che vengono estratte da un braccio meccanico che poi le porta alla fase successiva di schiusa. Questo permette di industrializzare la produzione, di non avere picchi grazie a batch che sovrappongono le produzioni e quindi si genera una produzione costante e riescono a rendere predici e industrializzata questa fase di processo. Grazie, nel vostro scenario attuale l'insetto lo utilizzate per provvedere cibo alimentare ma per uso animale. È prevedibile l'uso umano un domani visto che le diete alimentare cambiano gli usi, i costumi, visitariano, vegano? Allora sì, è prevedibile, però non è il nostro obiettivo. Fatto 100 il mercato totale di allevamento degli insetti, l'80% è destinato alla mangimistica. Potrebbe esserci in un futuro anche un uso umano, nel momento in cui parliamo di uso umano ci scontriamo non solo con un contesto legislativo ma anche con delle barriere che derivano dalla nostra cultura. Quindi sostanzialmente noi ci siamo focalizzati sulla parte più importante del mercato. Crediamo sia corretto fornire un insetto a un salmone piuttosto che a una gallina che già naturalmente lo mangerebbero in sostituzione magari a proteine come la soia che non solo non sono adatte per animali carnivori ma portano anche un impatto assolutamente nocivo sia in termini ambientali sia in termini di trasporto. Un'altra domanda? Buon pomeriggio. Ci sono rischi di malattie quando voi diciamo sviluppate i vostri prodotti? Allora no, l'insetto è ingegnerizzato dalla natura e quindi ha degli antibiotici naturali che gli permettono di cibarsi di sottoprodotti organici o rifiuti. Si potrebbero usare anche rifiuti alimentari, la forso ancora questa parte non è normata, potrebbe avvenire nei prossimi anni e la natura l'ha già creato per svolgere questo lavoro e quindi è un insetto che cresce sostanzialmente senza antibiotici. Salve. Una domanda sul vostro business model nel senso voi producete il macchinario oppure lo fornite a chi poi pensa al mangime oppure vendete anche il mangime? Allora noi siamo dei tecnici quindi ci focalizziamo sullo sviluppo del macchinario. La strada che abbiamo trovato per creare un go to market è quello di utilizzare i macchinari in prima fase per fornire le larve neonate agli impianti di ingrasso che ci sono già e che in questo momento hanno la domanda. Successivamente venderemo anche la tecnologia. Noi non arriviamo al prodotto finito, alla farina proteica perché siamo all'inizio della filiera. La farina proteica deriva dopo l'ingrasso di questi animali e la successiva lavorazione. Sicuramente è una tecnologia che suscita curiosità quindi un'ultima domanda. Volevo chiedere, qual è l'impatto ambientale di un chilo di proteine prodotte in questo modo rispetto a un chilo di proteine prodotte visto che ho fatto l'esempio della soia prima con la soia in termini di CO2? Non le so dire, il dato preciso è che l'Europa importa al 70% delle proteine dall'estero, solo un 20% della soia importata ha un certificato di deforestation free. Rispetto a proteine prodotte con un bovino, un insetto ha un'efficienza di circa 300 volte in più. Non le so dire proprio rispetto alla soia, però siamo molto meno impattanti e soprattutto riusciamo a creare una filiera locale, quindi posti di lavoro locali e a utilizzare sotto prodotti locali. Questo nel suo complesso è un effetto veramente benefico. Ok perfetto. Chiamerei Fabio Nalucci, che è il creatore di Jellyfly dopo l'esperienza in Accenture. Allora, come fare a diventare unicorno? Come si fa? Unicorni? Dobbiamo chiedermi a mia moglie come primo passaggio. Come si fa? In Italia è più complicato, sicuramente, perché la disponibilità di capitale che avevano citato all'inizio del pomeriggio non è in grado di sostenere quel tipo di passaggi, tanto che alcuni degli unicorni italiani sono in realtà migrati prima di trasformarsi in tali animali. E quello è un passaggio necessario perché la quantità di capitale è veramente importante. Abbiamo delle storie di successo anche in Italia. In realtà molto spesso quando si parla poi di unicorni, questo è un ottimo contesto in cui fare una chiarezza dal punto di vista della tipologia di startup, perché ne abbiamo viste tre. Una delle quali è digitale, le altre due invece sono tecnologie. Molto spesso nell'immaginario collettivo la startup è digitale, è fatta da un ragazzino, è qualcosa che sfugge alla naturale comprensione dell'imprenditore tradizionale italiano, quando invece vedete che ci sono delle tecnologie che si fanno anche dare del lei. Mi è piaciuto molto il senta riferito allo startup, che adesso non voglio offendere, ma probabilmente non è più un ragazzino, diciamo che è già passata una fase di maturità. Quindi ci sono molti più unicorni italiani di quanto si pensa al di fuori del digitale. Parlavamo prima con degli amici del fatto che Buono è uno startup di 60 e passa anni che ha già fatto il suo primo unicorno, ne sta facendo un altro con nuclear e non niente a vedere col digitale. Credo che in Italia per la vocazione tradizionale storica del paese sia definitivamente più efficace riuscire a tirare fuori gli unicorni non digitali, di quanto invece non lo sia fare digitali, perché poi siamo ancora un paese che fa un po' a cazzotti con la parte di innovazione digitale. Lo dico invece da chi, così faccio un breve parentesi sul mio passato, perché considero Accenture il mio periodo di cattilità, che è tipico perché quando vendi l'azienda poi stai fermo qualche anno nel compratore. Io vengo dal mondo del software e il mondo del software in Italia è scarsamente rappresentato nell'economia reale e questo lo sconti nella capacità dell'università e quant'altro di far crescere banalmente il trasferimento tecnologico. Immagino che alcune di quelle cose che abbiamo appena visto, trovato molto interessante, quelle mozzicone in sigaretta derivino anche da studi come veniva citato prima, quindi sono cose molto concrete. Il mondo del software in Italia è un pochino più indietro, non è un caso che noi abbiamo la packaging valley, la motor valley e tante altre valle interessanti anche qua in Trentino, però la silicon valley ce l'hanno di là. Oggi avete avuto un ospite pazzesco, Fagin, che ha dato in realtà il via alla silicon valley, però la patria del digitale è dall'altra parte del mondo. Se provate a pensare a questa cosa, la maggior parte delle PMI italiane, magari hanno brand che vengono riconosciuti, vi do questo dato con un pizzico di orgoglio misto a arroganza. Quando ho venuto ad Accento in USA ero la terza piattaforma di advanced analytics a livello mondiale, però non lo sa nessuno, peraltro mi faccio anche abbastanza i fatti miei a casa vecchio di reno di Bologna, quindi non è che partecipo spesso a eventi di celebrazione. Però questo dà una misura di quanto l'Italia sia più un paese da unicorni di tipo fisico, che è una bellissima notizia considerando dove siamo, perché sicuramente prima si citava il Trentino, un spazio più piccolo, rispetto a Milano, se uno deve fare una startup digitale tipicamente prova a farla a Milano, che è la patria dei servizi e della finanza. Invece qua credo che sia un territorio meraviglioso dove lavorare su tutto ciò che non è necessariamente digitale o su ibridazioni di quelli che sono paradigmi digitali a modelli fisici e tradizionali. Faccio riferimento prima agli amici perché in effetti io poi sono un investitore che ha fatto piccoli investimenti qua in Trentino nel polo della meccatronica, in questi meccanismi che vanno a mixare economia fisica e economia digitale. Questa è la risposta estesa, adesso faccio la sintesi, non c'è una magic sauce, perché se la sapessi avrei fatto anche io un paio di unicorni, credo che il punto chiave sia accesso al capitale, che è uno dei temi italiani, accesso a un mercato sconfinato, che è uno dei problemi italiani, per esempio un'economia piccola, e un'ecosistema, che è una parola che è stata citata prima e che credo che in Trentino si dia tanto peso a questo, e lo vedo anche con altri confronti di altre regioni, un'ecosistema che ti aiuti a seguire quel percorso, perché i soldi, alcuni dicono che al fine di trovi, non è vero, a livello di lanciare un unicornio in Italia fai fatica a trovare. Però avere un'ecosistema che ti sostenga, istituzioni, università, partner tecnologici, gente che crede in te, perché se pensiamo alla prima startup che oggi ci ha picciato, riuscire ad avere un contesto banalmente anche normativo favorevole, la domanda sulla parte di vado go to market estera, perché non sei in Italia? Perché in Italia ho già una normativa che mi aiuta a crescere. Quindi tutto il tema dell'ecosistema è il terzo tassello per riuscire a probabilmente farcela. La interrompo. Sulla scorta della sua esperienza, che svaria un po' dalla consulenza strategica, al software, all'elettronica, come si sta evolvendo adesso il sistema del venture capital? Allora, il sistema del venture capital si sta evolvendo in una modalità che ancora non mi soddisfa. Io, è una decina d'anni, faccio l'investitore. E che cosa manca proprio al venture capital? Mancano i capitali privati. Manca la rimissione in circolo delle ricchezze prodotte con le proprie imprese. Io al secondo giro di Giostra ho iniziato a fare l'investitore, dal 2015, e ho iniziato investendo i miei capitali privati. E quando nel 2016 ho visto la pochezza dell'ecosistema italiano in termini volumi, il totale VC nel 2016 è stato circun centinaio di milioni. Quindi un fondo seed piccolo americano. E questo mi ha portato a dire, se questo è il numero o cresce o abbiamo un forte problema. Il numero è cresciuto, perché da 100 milioni a 2 billion sicuramente la crescita c'è. Ci ha messo 8 anni. La Francia, che tipicamente è uno stato che mi infastidisce, fa 5 volte il nostro amato paese. Perché sono bravi ad andare su scala. Hanno sempre fatto, hanno aggregazioni più grandi delle nostre e quant'altro. Mancano i capitali privati che ancora, e questa è una delle mie invettive usuali nei contesti pubblici, non arrivano dagli imprenditori che invece hanno costruito l'Italia per quello che la conosciamo. Cioè comunque la settima, ottava, quel che è adesso potenza mondiale, fatta dalla generazione del dopoguerra che ha creato le imprese che tutti conosciamo. Signor Lamborghini per fare un esempio. Se voglio stare vicino a casa mia sì, ma anche il signor Ferrari o la Ducati o quel che l'è. Il problema è che questi capitali privati adesso stanno nel... Cioè abbiamo ricostruito una sorta di latifondismo, no? Basato su... Poi compro gli immobili a Milano, compro, no? Se mai un po' di azioni sul mercato quotato e non mi prendo la briga di investire. Sta facendo un lavoro egregio CDP, Venture Capital, che io ringrazio sempre, perché poi noi siamo anche la tipica nazione che sputa spesso nel piatto in cui mangia, invece io sono un fortissimo sostenitore di CDP, che ho in svariate captable, io ho un portafoglio tra il personale e i fondi di Venture Capital che gestisco, di 160-170 partecipate, almeno la metà a CDP in captable. E quindi non smetto mai di ringraziarli, a parte la politica che c'è dietro che a me non interessa, a me interessa il percorso che hanno fatto. Però vi do un dato, mi hanno fatto una serata con investitori, amici, sempre privati, e il rapporto tra savings e GDP, quindi tra i risparmi privati e il PIL italiano, è 2,3-2,4, la Francia è 1,9, la concierca. Noi abbiamo una capacità di risparmio pazzesca e una provocazione giura che non sto, non lo proporrei mai in sedi pubbliche, cioè un bel prelievetto dai conti correnti di chi ha più di 10 milioni di patrimonio, ma tipo uno 0,1, mica tanto, cioè creerebbe un'immissione di capitale privato in venture capital, è evidentemente una sciocchezza, ci tengo a sottolinearlo se sono registrato, però in realtà per chi ha 100 milioni di patrimonio, investire un milione all'anno in venture capital dovrebbe essere naturale, perché chi fa finanza dice che se non investi in venture capital, hai deciso scientificamente di restare corto su quell'asset class, che è un po' una sciocchezza concettuale, è come dire che non hai un po' di real estate o non hai un po' di private equity, cioè vuol dire che stai facendo l'investitore come faccia mia nonna, che alla fine c'è i boti e i cct, la casa di proprietà ce l'ho, e il resto il nono Mario mi ha detto di tenerlo sotto il materasso, cioè quello lì è l'asset allocation della grande parte delle famiglie italiane, anche quelli che hanno i family office, quindi la sintesi è lo stato del venture capital italiano, grandi prospettivi per il futuro se la classe imprenditoriale attuale ha voglia di metterci un po' del suo. Quali leve bisognerebbe azionare in particolare per riuscire a muovere un po' la situazione, a migliorarla? Per migliorarla è un po' un circolo vizioso, ma ci sono scomade in modelli per riuscire a migliorarla, cioè il circolo vizioso nasce dal fatto che l'investitore tipico dice io non investo perché poi non faccio exit, che è un po' lo scenario di incartamento, l'investitore deve avere una prospettiva di ritorno perché non facciamo filantropia e quindi devi riuscire ad avere un ritorno. Qua invece dico anche due parole sugli start-upper. La maggior parte degli start-upper italiani, soprattutto quelli del digitale, sembra che abbiano preso tutto il buono del concetto di mi piace fallire americano, cioè se falliscono è un problema perché ho imparato tanto e lo metterò a disposizione nella prossima venture e hanno preso solo la prima parte. E infine, imparo bene a fallire, così intanto ho fatto 3-4 anni di esperienza e finisci lì. Adesso non si dice neanche fallire, quindi si dice essere liquidati digitalmente, quindi non c'è più lo stigma sociale neanche. No, no, no, oddio. Diciamo che hanno alleggerito anche il problema del stigma sociale. Se io sono una PMI e fallisco, non ti fanno neanche aprire più il conto corrente. Se sei una start-up innovativa e fallisci, ti fanno un papac sullo spalla e dicono vai, sei a posto. Allora questo credo che sia uno dei problemi. Io ne vedo tanti perché poi per investire in 160 società in decina d'anni poi in realtà ho iniziato a farlo anche professionalmente da 2020. Prima lo facevo solo da investitore privato e non da business angel, ci tengo a sottolinearlo anche perché è una categoria che adoro e che spero che continua a moltiplicarsi, con cui spesso lavoro, però lo facevo con un livello da investimento diverso. E quello che ho potuto vedere è tanta improvvisazione, la incapacità di essere preparati quando si arriva e una scarsa abitudine a ragionare con l'investitore ascoltando. Allora una classe imprenditoriale più consapevole di start-up, perché poi il concetto che non mi piace di start-up è il fatto che sembra che sia una cosa diversa da un imprenditore. È un imprenditore che parte da zero, come ho fatto io quando avevo 23 anni, avevo finito la tesi, e come hanno fatto i nostri genitori, i nostri nonni. Quindi migliorare secondo me significa avere una classe di imprenditori che sia in grado di accogliere questi capitali, usarli in maniera seria e in modo tale da continuare a avere fiducia, perché ci siamo anche incartati in un momento in cui rampa sempre più investimenti, scarsa exit e scarse rendimenti. Questo non agevola la crescita, perché poi io ho tanti amici imprenditori che hanno la mia età ma lavorano nel mondo tradizionale e dicono ma non me lo prendo quel rischio perché quando il rendimento gira a livello dei private equity, l'altro giorno ero con due amici imprenditori che fanno private equity prevedentemente, e mi hanno detto abbiamo trovato questa stalla che fa stalle per bucche, fa il suo EBITDA, fa il 20%, lo fa da sempre, le bucche sono sempre state lì, le stalle servono. Noi in tre anni con la leva finanziaria, perché le banche danno i soldi per fare leva a comprare una azienda che fa stalle, mentre se hai e se vuoi fare i mosticoli non ti li danno perché dico ma non la capisco, non hai i flussi finanziari e così via, la compriamo a leva, tra quattro anni la rivendiamo ci siamo pagati due volte l'equity solo con la leva e fanno quelle robe lì perché in quattro anni due volte significa il 22% di RR, venture capital dovresti fare il 35 buona grazia se riporti a casa i soldi, quindi questo crea qualche elemento, orto le scatole si fanno cenni con la testa, quindi vi lascio agli ultimi due pitch. Grazie Emilia e Fabio Lallucci, grazie. Grazie, grazie anche da parte mia, secondo me è fantastico avere delle esperienze, le testimonianze di questo tipo, ed è altrettanto importante quando c'è la doppia faccia della medaglia, no? Imprenditori e investitori si può vedere nell'intervista che si passa di qua e di là, grazie Emilia e Fabio. Passiamo a Spraylogic che ha realizzato una tecnologia innovativa e sostenibile per l'ottimizzazione dell'uso di fitomar, farmaci in agricoltura. Vi presento Nicola Baldo, buon pomeriggio. Come ha detto Rita, noi siamo una startup innovativa che si occupa di agricoltura e di precisione, e in particolare vogliamo risolvere questo problema. Sicuramente qualcuno in sala ha visto spesso questa scena, soprattutto all'inizio della stagione, questo è un ottimizzatore che sta spruzzando i prodotti sui meleti ad esempio, però molti non sanno, quasi nessuno, che l'80% del prodotto che esce fuori è sprecato nell'ambiente, solo il 20% si va ad appositare sulla pianta. Questo non è un problema che comunque è portato avanti anche dal fatto che l'agricoltura e soprattutto i frutteti e i vigneti sono in continua crescita, allo stesso tempo l'uso dei pesticidi, soprattutto in Europa, ma anche l'Italia che vediamo è uno dei più grandi utilizzatori, è in continua crescita. Riusciamo a risolvere questo problema tramite una tecnologia che abbiamo sviluppato, si tratta di un sensore multispetrale che è totalmente integrato negli atomizzatori, riesce a vedere in tempo reale la forma delle piante alle varie altezze e in questo modo riusciamo a ridurre l'uso dei prodotti chimici del 50% in una stagione, e addirittura l'80% della deriva, ovvero del prodotto che va a finire in parti del campo che non sono le piante stesse. La tecnologia è basata sugli infrarossi, riesce a vedere non solo le foglie ma anche i frutti, i fiori, e da distinguere queste particolarità della pianta. Grazie a queste informazioni che raccogliamo possiamo creare mappe già referenziate dove vediamo addirittura i numeri di frutti presenti su ogni pianta, riusciamo a monitorare i trattamenti, addirittura sappiamo ogni singola pianta quanto è stata trattata durante una stagione, e per quanto riguarda ad esempio i meletti possiamo vedere anche i fiori, riusciamo a fare anche il diradamento automatico, e possiamo creare delle stime di produzione già all'inizio della stagione su quanto si sarà la produzione di mele a fine stagione. La nostra tecnologia è basata sull'infrarossi multispetrale, rispetto ad altri competitor siamo in grado di vedere molte cose in più, con una precisione di circa un centimetro, ad esempio i satelliti dall'alto che vedono il vigore delle piante hanno una precisione di 30 metri. La tecnologia è brevettata, abbiamo più brevetti, siamo un team che ha più di 5 anni di ricerca sviluppata alle spalle, e abbiamo raggiunto un livello di prontezza del prodotto in termini che si chiama TRL9, quindi è pronto per andare nella preindustrizazione sul mercato. Infatti siamo già presenti in Italia, in Spagna, in Svizzera, in Austria, abbiamo le primi ordini in America, addirittura in Australia, dove abbiamo importantissimi clienti. Il mercato mondiale degli atomizzatori è di circa 75.000 nuove unità ogni anno, 1,5 milione di atomizzatori utilizzati in tutto il mondo. Il nostro modello di business prevede la vendita direttamente ai produttori di atomizzatori, ma anche a grandi cooperative, come ad esempio in Australia, e addirittura in un secondo tempo kit per gli stessi agricoltori che possono acquistare dai distributori, con un volume d'affari previsto nei prossimi anni di circa 40 milioni. Siamo un team internazionale, parliamo in tutti, penso, 11 lingue diverse, e abbiamo già vinto diversi premi, tra cui la medaglia d'argento, la gritecnica, la più grande fiera del mondo delle tecnologie agricole. Io e gli altri miei due soci siamo i fondatori, il resto sono tutti ingegneri, la tecnologia è interioremente sviluppata da noi, a partire dallo sviluppo della parte elettronica, dell'ottica, software, firmware, è tutto quello che c'entra, non abbiamo nessun tipo di collaborazione esterna. Roadmap prevede di entrare nel mercato nel 2027, ma ovviamente dobbiamo ancora sviluppare il prodotto per essere pronto nelle varie stagioni, e allo stesso tempo lavoriamo e partecipiamo alle più importanti fiere del mondo. Abbiamo già raccolto un milione di euro tra fondi e investitori privati, siamo nella ricerca di altri 500 mila euro per portare avanti lo sviluppo e completare l'industrializzazione. Il settore Agritech, a cui partecipiamo al nostro punto, il nostro fulcro è la precision farming, che è circa un terzo, 13 miliardi oggi, 42 miliardi nel 2033 con un tesso di crescita di oltre 14%. Esempi di Existrategi, perché chiaramente investe in noi, due esempi reali, Blue River, che fa tecnologie molto simili alla nostra, acquisita da John Deere. Augumenta molto simile a noi acquisita da CNH. Grazie. Grazie Nicola, grazie. Grazie mille. Anche in questo caso, se ci sono delle domande, siamo a disposizione, ecco il signore qui in terza fila. Al di là dell'aspetto ambientale, molto importante, il vostro prodotto a breakeven, quanto tempo? Grazie per la domanda, ho una slide a riguardo. Queste sono dati elaborati dalla nuovità di Bolzano. Considerando un prezzo finale del sistema di 10 mila euro, che è un prezzo esagerato, perché costra molto meno, si può vedere che ad esempio un meleto di 10 ettari si ripaga al meno di un anno. Un vigneto da 10 ettari anche, un meleto da 5 ettari circa due anni, considerando un risparmio del 50%, ma è probabile che riusciriamo a fare anche oltre il 50%. Questo quindi è il ritorno dell'investimento senza considerare nessun tipo di incentivo, che probabilmente sarà previsto, perché il Green Deal entro il 2030 prevede che è necessario il ridurre del 50% l'uso di fitofarmaci in agricoltura. Quindi se ci saranno anche gli incentivi, è chiaro che il ritorno dell'investimento sarà di pochi mesi. Altre questioni? Ecco. Una lì e una prenotata qua davanti per dopo. Si sente? Sì. Ok. Per un agricoltore, si può adeguare un atomizzatore esistente? Assolutamente sì. Infatti questo che vedete nella foto è un atomizzatore esistente. L'installazione addirittura di questo tipo richiede circa 4 ore e i nostri sensori sono quelli che vedete all'estremità. L'unica cosa extra che viene creata è questa barra di fissaggio. Ma questa è ancora una soluzione sperimentale, molto probabilmente sarà integrata molto meglio nel futuro e anche esteticamente più semplice. Andiamo? Il prezzo sarà intorno ai 3000 euro al distributore. E riduzione in termini di consumo di prodotto? In una stagione è previsto 50% almeno, dipende dal tipo di cultura, però consideriamo una stagione... Vigneto. Si, vigneto. Tenga presente che un vigneto all'inizio della stagione c'è un risparmio dell'80% anche il 90%. Ma nella media totale si arriva a 50% con chiaramente lo stesso livello di protezione, perché questo è importante. Grazie, c'è una domanda qua davanti. Se potessi specificare le culture, magari che può soddisfare questa soluzione e quindi una scalabilità orizzontale se è prevista nei vostri progetti. Grazie. Allora al momento ci stiamo focalizzando su meleti, dove ci sono la maggior parte di trattamenti, stiamo parlando di 30-40 trattamenti all'anno, e vigneti. Abbiamo una richiesta di interesse anche per il caffè, infatti l'Illicaffè ci ha premiati col premio sostenibilità, però intanto cerchiamo di concentrarci sulle culture più facili e alla portata di mano. Anche se comunque abbiamo installazioni anche in Australia, non è proprio alla portata. Si, è possibile anche applicarlo ad altri tipi di... in realtà il sensore è indifferente dal tipo di pianta che ha davanti, si tratta di configurare il firmor a bordo in modo che funzioni correttamente in base al tipo di pianta, e a cosa si vuole rilevare. Bene, grazie Nicola Baldo. Grazie Nicola. Siamo arrivati all'ultima startup. L'ultima startup, e si passa dalla terra rossa, dalla terra coltivata alla terra rossa del tennis, no? Allora, Davide Polacco, io ho preso qualche dato da Business Research Company, stima che il mercato del fantajioco potrà crescere dai 30,83 miliardi di dollari nel 2024 ai 30.8 miliardi di dollari nel 2024. 24,23 miliardi di dollari nel 2025. Hai anticipato il mio discorso. Hai anticipato il mio discorso. Ah, sì? Perdono, allora vi dirò tutto quello che ho detto. Comunque, questa signora ha inventato un bellissimo startup, si chiama A-Scream, non A-I-Scream, A-Scream. Nasce da un'intuizione che coinvolge il gioco del fanta calcio, però vorrei che lo spiegasi tu a questo punto. Perfetto, grazie mille. Davide? Buonasera a tutti, innanzitutto, io sono Davide, di A-Scream, e siccome sono l'ultima, probabilmente siete un po' incollati sulla sedia, ve lo farei un gioco. Vi chiederei di alzare la mano al mio tres e conoscete il fanta calcio, ok? Uno, due, tre, sulle mani. Ok, wow, tipo tutti. Quello che probabilmente non sapete è che il mercato del fanta calcio muove 35 milioni di euro solo in Italia, mentre il mercato dei fantasy games, come appunto diceva, sono 30 miliardi di euro l'anno. Quindi quale sarà il mercato del fantasy tennis in tutto il mondo? Probabilmente tra la prima e la seconda cifra, giusto? Invece no, è zero. C'è un vuoto di mercato enorme e noi vogliamo essere i primi a colmarlo. Se c'è qualche tennis in sala, probabilmente lo saprà, quello che manca nell'esperienza del tifoso tennis, sono proprio due aspetti, la community e il fan engagement. Ed è quello che vogliamo portare noi in una nuova app che sia divertente, facile, innovativa, che non si basi solo su creare una squadra con sei giocatori e giocare con gli amici, ma che crea delle azioni giornaliere all'interno dell'applicazione, quindi news, statistiche, prediction per votare chi vincerà tutti i giorni in app una partita, ma soprattutto un design costumizzato. Il mercato del tennis credo che lo conosciamo tutti, no? Con Sinner, Paolini, Berettini, stiamo vivendo all'età d'oro. Pensate che ci sono un milione di tesserati FTP, mentre nel calcio sono un milione e mezzo, sono dei dati incredibili. È un time to market pazzesco. Pazzesco. Pensate che il nostro mercato parte da un miliardo di tifosi e tennis in tutto il mondo, di cui il 2% secondo i nostri dati molto più bassi del benchmark di mercato, che è dai 5-15% interessata al Fantasy Games, è il mercato che possiamo raggiungere in 4 anni, è dei 10 milioni, considerando il panorama italiano e una prima espansione a livello europeo. Prima vi ho mentito, vi ho mentito quando vi ho detto che il mercato è zero, perché in realtà è quasi zero. Ci sono dei piccoli competitor, tipo un'app lanciata 4 anni fa in Italia con 8000 utenti, noi in 2 mesi e mezzo abbiamo fatto 6500 utenti, quindi insomma c'è grande spazio di manovra. Come facciamo i soldi? Ovviamente noi siamo un abito C2B, perché ovviamente il nostro obiettivo era accogliere utenti, dare spazi pubblicitari in app in tre maniere. Main sponsor, new sponsor, quindi avere notizia all'interno dell'applicazione, e infine quello che fa fantasare è molto interessante, creare delle lege con i brand che possono dare dei premi agli utenti che vinceranno, e quindi fidelizzare quello che ha rapporto ad esempio tra Barilla e i propri consumatori. Ok, so cosa stai pensando, è un gioco figo, ma cosa c'è di più? È la scalabilità del progetto, è la differenza. Non si parla di un Fanta Tennis in Italia, il tennis è internazionale, il circuito ATP, WTA, sono internazionali, c'è un vuoto di mercato internazionale, quindi noi vogliamo espanderci a livello orizzontale e a livello verticale, aggiungendo algoritmi di AI e la possibilità di un fund investing. Al momento abbiamo appena lanciato l'applicazione, abbiamo chiuso una partnership con i più importanti influencer italiani, che sono i Crota Boys, stiamo risolvendo con Tonucci e Partners, che è il nostro studio illegale, il problema dei diritti di immagine dei giocatori, abbiamo un team composto da quattro persone, di cui marketing, business, due figure tech, tutti con esperienza internazionale, abbiamo advisor che ci supporta un giornalmente, e per quello che è la nostra situazione finanziaria attuale abbiamo vinto un bando con Trentino Sviluppo, fatto il primo round di FFF, abbiamo fatto un prestito con Unicredit, quindi tornando ai discorsi prima non vogliamo fallire. Stiamo sottoscrivendo un bando con la provincia di Bolzano e quello che sono venuti oggi a chiedere, quello che vogliamo chiedere, chiudere entro la fine dell'anno, è un round a 350 mila euro, che ci permette di consolidare il panorama italiano e prepararci per un successivo round che avverrà nel 2027 a livello internazionale. Grazie mille, io ero Davide, questa era Ice Cream e sono qui per domande. Grazie. Domande? Una là in fondo. Grazie per la presentazione. Come hai detto tu, siamo in un periodo d'oro per il tennis in Italia, volevo chiederti quali opportunità può offrire il mercato italiano del tennis a Ice Cream? Ok, grazie mille. Sono due ragioni principalmente. Nel senso che siamo italiani siamo abituati a giocare a fantasy games, parliamo fantascalcio, fatturati i fatti di fatti, fantasarremo, che è delittura più famoso il fantasarremo che saremo stesso recentemente, abbiamo avuto il fanta con clave che è stato giocato da centinaia di milioni di giocatori, che è una cosa abbastanza divertente, ma è così, quindi il pubblico italiano conosce questo mercato. Il tennis è il secondo sport più seguito in Italia, come dicevo prima sono un milione di testerati FTP, quindi tennis e paddle, ovviamente la crecita è dovuta sia al paddle che è diventato un nuovo calcetto e ha avvicinato tanti allo sport di racchetta, ma anche grazie a thinner. Avere un personaggio così forte come thinner, Paolini, Berettini, che muove un'industria per i prossimi 10 anni ti permette ovviamente di avere un'attenzione nel pubblico dei broadcaster su questo sport in maniera massiva. C'è una domanda là in fondo. Ciao, complimenti, mi chiamo Alessandro. Ti chiedevo quali sono le metriche di validazione e qual è la strategia di acquisizione cliente, grazie. Perfetto, strategia di acquisizione cliente, noi abbiamo appena lanciato il progetto da due mesi, quindi attualmente il nostro obiettivo per quest'anno è farci conoscere. Si parla ovviamente di un mercato di fantasy games che si basa sull'abitudine al consumo. Tutti i fantasy, il primo anno, il secondo anno, ovviamente fanno leggermente fatica perché devono diventare un'abitudine del consumatore. Noi attualmente abbiamo appena lanciato l'app, abbiamo chiuso un'importante partnership con degli influencer, raccontiamo che comunque il panorama del tennis italiano è relativamente acerbo, perché ovviamente abbiamo tantissimi utenti che sono entrati in questo mondo, in questo prodotto recentemente grazie all'arrivo di questi giocatori. Noi vogliamo chiudere l'anno con 40 mila utenti e successivamente al prossimo anno consolidarci a livello italiano per poi crescere in alcune nazioni che sono nazioni europee, alcune delle E-nation, che sono le nazioni che hanno ovviamente un maggior numero di atleti nel panorama tennis. Quindi nel prossimo anno vogliamo, dal 2027, espanderci in Spagna, espanderci in UK e in Francia. Al terzo filo. Sicuramente il momento di mercato è positivo sul tennis sia in Italia che a livello anche internazionale. Tu dicevi un mercato che ancora, chiamiamolo, è acerbo, quindi non ci sono dei competitor più grandi di voi, se ho capito correttamente. Però come tutti i settori poi la competizione arriverà, quindi volevo chiederti dove vedete il vostro vantaggio competitivo. Chiarissimo. Allora, ripeto, c'è un piccolo competitor che comunque ha fatto fatica a crescere in questi anni, quindi ovviamente c'è sempre da valutarlo e tenerlo in mente, che è solo in Italia. Per quanto riguarda invece il nostro vantaggio competitivo, sicuramente avere le figure interne di sviluppo ti permette ovviamente di abbassare i costi inizialmente, di avere delle partnership del mercato molto importanti a livello italiano. Siamo in trattativa con delle partnership più strutturate a livello di industria del tennis italiana e ovviamente questa è una realtà che, come hai detto benissimo, ci saranno altri competitor che arriveranno nel mercato. Perché è strano che non ci siano l'obiettivo nostro di essere più veloci di quello che è il mercato, chiudere importanti partnership e diventare l'app ufficiale ovviamente del circuito ATP. Non vedo altre domande. Altre mani alzate, niente? L'ultima veloce, diamo un minuto. Tu hai parlato di ATP, anch'io sono un tennis mi piace molto. Non è più semplice creare un Fanta Wimbledon che creare il Fanta ATP, perché l'attenzione o il Fanta Roma, perché l'attenzione del pubblico è più centrata in questi grandi eventi che seguire tutto il circuito ATP. Corettissimo. Infatti il nostro gioco si basa ovviamente sul torneo singolo, quindi attualmente ne abbiamo mille grandi slam proprio per prendere quella che è l'attenzione del pubblico sui tornei più importanti. Da un punto di vista di crescita consideriamo che anche i diritti dei tornei sono relativi ai tornei stessi, quindi ovviamente il nostro obiettivo espandendoci in Italia è diventare il partner ufficiale prima ovviamente del torneo italiano e poi come modello di business di exit è quello di invece andare a parlare con ATP. Però questa differenzione è stata veramente interessante perché appunto il tennis ha un mercato che è abbastanza disalineato e ognuno ha quelli che sono i diritti dei tornei singoli e non a livello generale. Si vede che ovviamente sei un tennisista. Grazie Davide. Chiudiamo qua. Grazie mille Davide. Siamo arrivati alla fine. Siamo arrivati alla fine. Allora mi preme ringraziare Trentino Sviluppo che ci ha ospitati in questa giornata. Io mi sono divertito e ho imparato molte cose. Spero che la cosa sia conune, sia condivisa. Ringrazio Rita che ha organizzato in questi sei anni questo evento che è molto importante sia per la regione sia per Trento sia per l'Italia perché poi alla fine... Io ringrazio te Stefano velocemente. Ringrazio anche io e tutto lo staff del Festival dell'Economia, Trentino Marketing, i taskforum che ci ha ospitati. Ringrazio tutti i colleghi di Trentino Sviluppo che hanno lavorato insieme a me per realizzare questa iniziativa. Ringrazio il nostro ospite Fabio Nalucci ancora. Ringrazio tutti i formatori che mi hanno dato una mano nel preparare le startup e gli accompagnatori che in questi mesi le hanno torchiate. Ringrazio tutti voi. Grazie mille per la partecipazione. Molti di voi ci seguono da sei anni. Qualcuno è nuovo. Vi ringrazio davvero tanto per essere venuti qua e aver partecipato. Ci trasferiamo adesso nella hall. Grazie a tutti.
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