Il futuro possibile: l’innovazione sostenuta dai grandi player
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Il futuro possibile: l’innovazione sostenuta dai grandi player
L'innovazione trasforma il settore del tabacco e del caffè, spostando il focus da prodotti dannosi a soluzioni a rischio ridotto e adottando tecnologie digitali per migliorare efficienza e trasparenza.
un segno, un emblema di questa innovazione, di questo futuro possibile, no? Sì, assolutamente, prima di tutto buongiorno a tutti. Credo che il tema dell'innovazione sia un tema centrale non soltanto per le aziende, per la ricaduta che evidentemente i processi innovativi hanno sull'economia, ma anche per la ricaduta che questi hanno sulla società. Questo è uno dei temi fondamentali su cui si sta concentrando la nostra azienda. Per noi innovazione significa fondamentalmente aiutare i consumatori a spostarsi dal consumo di prodotti che fanno male, che sono le sigarette tradizionali, cosa che sappiamo tutti sono prodotti dannosi e cancerogeni, a prodotti invece a rischio ridotto. È una trasformazione enorme per un'azienda come la nostra, per l'industria in generale, che passa attraverso non soltanto un'innovazione di prodotto. Noi siamo in questo momento in più di 80 paesi al mondo con tutte le categorie di prodotti a rischio ridotto, quindi dal tabacco riscaldato al vapor a prodotti per uso orale, ma è anche una trasformazione molto forte da un punto di vista di processo, perché chiaramente bisogna reingegnerizzare completamente il modo in cui l'azienda opera e una trasformazione in innovazione anche nel modo in cui noi acquisiamo nuovi talenti, perché come puoi immaginare anche le persone che abbiamo dovuto portare in questi ultimi decenni all'interno dell'azienda i talenti che abbiamo dovuto acquisire non avevano nulla a che vedere con il mondo tradizionale del tabacco. L'innovazione porta con sé una serie di aspetti obbligatori che le aziende devono affrontare da un punto di vista di prodotto, di processo e di people management. Noi in questo momento abbiamo più di 1800 ricercatori, tutti quanti con PhD in electronics, biochimica e quant'altro, quindi nulla a che vedere con il vecchio mondo del tabacco tradizionale. Abbiamo investito più di 380 milioni di pound soltanto nel 2024 nello sviluppo di nuovi prodotti e quindi per noi questo futuro possibile che l'innovazione porta con sé significa cercare di disegnare un mondo senza fumo che l'azienda vuole cercare di raggiungere in tempi abbastanza stringenti. Noi abbiamo un target entro il 2030 di 50 milioni di consumatori su prodotti a rischio ridotto e del 50% delle nostre revenues che vengono appunto da prodotti senza combustione a rischio ridotto a livello globale. In Italia noi siamo già al 45% delle nostre revenue su prodotti a rischio ridotto quindi siamo già a target nel 2025 rispetto a un obiettivo che ci siamo dati nel 2030 a livello mondiale. Devo dire che siamo molto contenti da questo punto di vista, poi si avremo modo di parlare dopo anche di come lo stiamo facendo in Italia, ti racconto meglio. Certo grazie, allora Tosato, Massimo Zanetti Beverage Group, Segafredo, per conoscerci meglio, l'innovazione nel settore del caffè, sembra che uno come per il tabacco uno dice dove può essere questa innovazione, no forse è meglio col gelato. Mi sentite adesso? Eccoci. Buongiorno a tutti, mi chiamo Pia Luigi Tosato, sono CEO del multinazionale Massimo Zanetti Beverage Group, siamo presenti in 5 continenti, fatturiamo 1 miliardo e 2, abbiamo 24 torrefazioni in giro per il mondo e siamo un player globale. In questo mondo del caffè che è particolarmente tradizionale però con una supply chain molto complessa, stiamo notando delle innovazioni digitali veramente interessanti alle quali noi stiamo imparando molto e tutte queste innovazioni vengono dal mondo asiatico. A me piace molto l'esempio di una catena cinese di coffee shops che è in concorrenza con Starbucks, si chiama Lacking, è un caso veramente interessante, aprono un coffee shop ogni 2 ore, un numero incredibile, non solo in Cina ma anche fuori della Cina, sono sbarcati anche in America, hanno un sistema digitale di customer journey che è incredibile, ogni consumatore ha un'applicazione e manda digitalmente l'ordine ai bar i quali stampano un QR code in automatico e in automatico delle macchine particolarmente tecnologiche sfornano la tazza di caffè e poi il consumatore viene a prenderla. Questo sistema ha aumentato l'efficienza tantissimo e hanno attirato moltissimi nuovi consumatori che vedono in questa digitalizzazione, in questa comodità un asset e quindi stanno facendo una concorrenza incredibile a Starbucks, noi stiamo prendendo riferimento da questo player sui nostri punti vendita. L'altra cosa che mi piace ricordare è che c'è un sistema così detto IoT, Internet of Things, che usa la telemetria da lontano per controllare il consumo di quante tazze di caffè di ogni macchina presente nel territorio e anche eventuali guasti si possono monitorare da lontano. Abbiamo cominciato ad applicarla nella nostra serie Dubai che è particolarmente avanzata da questo punto di vista, quindi è un mondo che si sta digitalizzando anche se noi vediamo la faccia tradizionale della tazza di espresso qua in Italia, è un mondo che soprattutto in Asia sta stavolvendo. C'è anche il tema delle blockchain all'origine, i consumatori nuovi vogliono trasparenza, vogliono capire cosa compre, non vogliono che non sia un greenwashing, quindi pretendono di avere soprattutto nei mercati americani un QR code che gli permette di arrivare alla piantazione di caffè con un sistema di blockchain e capire da dove viene prodotto il caffè. Quindi è un mondo che sta evolvendo moltissimo da un punto di vista digitale e penso che noi italiani dobbiamo fare la nostra parte. Un gruppo come il vostro in ricerca e sviluppo, quanto investe in percentuale? Noi investiamo più in marketing, però nei prossimi anni sicuramente investiremo delle percentuali importanti. Vincenzo De Martino è presidente e amministratore delegato di IMQ Group che è una società che si occupa di certificazione banalizzo. Voi siete un po' controllori anche dell'innovazione, quindi mi interessava anche la valutazione di chi la vede un po' anche dall'altra parte nel dialogo con le imprese. Io farei due piccole e rapide premesse prima di rispondere, anche perché vedo tantissimi ragazzi. Oggi l'innovazione è il motore principale dello sviluppo economico, culturale e sociale. Tuttavia l'innovazione ha bisogno di un altro elemento fondamentale che è la fiducia, la fiducia del mercato. Questi due concetti apparentemente divisi sono fortemente interconnessi tra loro. L'innovazione rappresenta la capacità di dare valore a nuove idee, nuove tecnologie e nuove applicazioni. La fiducia è la base su cui si creano i rapporti umani, quindi tra le persone, tra le aziende, ma anche tra le istituzioni. La fiducia collegata all'innovazione ha varie forme, per cui la fiducia nel cambiamento, quindi le persone devono accettare una nuova tecnologia, la fiducia nei leader e nei visionari, quindi non solo devono essere preparati ma devono essere anche eticamente corretti, la fiducia nella sicurezza, i nostri dati, la nostra privacy e infine la fiducia nella qualità, la qualità del prodotto. Il prodotto deve rispieghiare il motivo per cui è stato messo sul mercato. Con questa premessa come entra IMQ e qual è il ruolo e come gioca IMQ sul tavolo dell'innovazione. IMQ di fatto è un po' a metà strada tra i produttori e il mercato, quindi da un lato verifica la conformità delle norme ma anche la sicurezza del prodotto o dei componenti o delle tecnologie, la fidabilità, la capacità che quel prodotto quando arriva sul mercato, voglio dire, è sicuro per l'utente finale e quindi noi di fatto garantiamo due soggetti, da un lato noi garantiamo chi ha un'idea innovativa e quindi chi decide di mettere in piedi un prodotto, dall'altra parte garantiamo l'utente finale perché gli trasferiamo il concetto che quella nuova tecnologia ha alcun rischio, è stata già verificata. IMQ spazia in tantissimi campi e ogni giorno viviamo con migliaia di norme, faccio degli esempi rapidissimi. IMQ testa le prese, quelle che avete a casa, le spine ma anche le macchine ad esempio per la risonanza magnetica, passiamo dal testare e verificare le lampadine o impianti di illuminazione complessi ma anche testiamo la sicurezza attiva e passiva delle automobili, ci occupiamo di cyber security in campo civile e anche in campo militare ma anche di robotica, per cui ovviamente ci occupiamo un po' di tutto e siamo bravi, siamo leader in quello che facciamo. Facendo quattro rapidissimi, ho un po' di tempo, quattro rapidissimi esempi, noi abbiamo testato, non voglio dir inventato, ma sicuramente siamo riusciti a mettere sul mercato tantissimi anni fa i salvavita, quelli che sono in tutte le case, che per noi oggi sono cose normali ma che hanno aumentato tantissimo la sicurezza delle abitazioni, degli edifici, degli uffici, degli ospedali e di qualsiasi struttura abbia un impianto elettrico ma abbiamo anche di fatto testato e quindi messo sul mercato il telepass, cioè un sistema che oggi usiamo tutti ma quella capacità di trasferire dati e quindi di essere in grado non solo di avere il corretto addebito per l'utilizzo che ne abbiamo fatto ma anche che quando arriviamo a 50 all'ora vicino alla sbarra, la sbarra si alza e altri due esempi rapidissimi, l'ho citato in parte prima, la sicurezza delle automobili e la guida semi-autonoma e a breve autonoma. Oggi noi siamo abituati nelle nostre auto che se siamo distratti la macchina frena automaticamente o se cambiamo di direzione senza fare attenzione la macchina ci avvisa che sta arrivando un'altra autovettura. Sono tutte cose che sono entrate nella nostra vita quotidiana, non ci pensiamo neanche, ma di fatto voglio dire dietro ci sono studi, test, norme e quant'altro. Ultima cosa la robotica, cioè gli interventi fatti con robot a distanza. Fino a qualche anno fa nessuno immagino si sarebbe fatto operare da una macchina sapendo che il chirurgo magari è dall'altra parte del mondo. Oggi queste cose vengono fatte perché ovviamente quelle macchine sono così affidabili e sicure che voglio dire, noi ci fidiamo. Grazie. Grazie De Martino. Stefano Aversa, vicepresidente di Alix Partner, una società di consulenza finanziaria globale. Dal vostro punto di vista, l'attenzione all'innovazione da parte delle aziende, come le vengono fatte? Come le vengono credete le aziende su questo fronte e come voi state contribuendo nel dialogo con le aziende all'innovazione? Come una società come la vostra può dare un contributo da un contributo in questo senso? Sì grazie. Da parte mia buongiorno a tutti, in particolare ai tanti giovani che sono qui oggi, quindi cercherò anche di parlare a voi perché come tutti noi siamo stati giovani e quindi abbiamo avuto tutti i dubbi, gli entusiasmi e anche qualche preoccupazione entrando nel mondo del lavoro. L'innovazione è, come è già stato ricordato, il principale motore di sviluppo e l'Italia in realtà investe un po' meno della media europea, circa l'1,4 del PIL verso il 2%, quindi noi abbassiamo la media. Storicamente l'Italia si è concentrata, specialmente negli ultimi 20-30 anni, su una innovazione diciamo di media tecnologia e non innovazione di base ma innovazione applicata. Non è necessariamente una cosa negativa, però gli anni in cui l'Italia ha inventato il polipropilene o la radio sono ormai non solo del secolo scorso ma anche degli anni 60. Quindi da questo punto di vista possiamo forse lamentarci aver perso la leadership in alcuni dei settori trainanti da punto di vista della ricerca di base ma in realtà la stragrande maggioranza della ricerca è una ricerca applicata e su questo noi siamo molto bravi. Ci sono settori in cui noi lavoriamo, io mi occupo, sono ingegnere di formazione, ma mi occupo dopo l'MBA, mi occupo di turnaround, rilancio di aziende e l'innovazione è uno degli elementi fondamentali, particolarmente in certi settori. In Italia siamo particolarmente forti per esempio nell'automazione e nel manufacturing, siamo dopo la Germania il paese che è più forte in Europa e nel mondo siamo tra i primi 4 e quindi è importantissimo per noi questo sviluppo. Il manufacturing comprende l'automotive, comprende l'aerospace e defense, comprende tutta l'automazione per esempio in tutta la, quello che abbiamo chiamato la Food Valley, nella parte di tutta l'Emilia-Romagna sono concentrate aziende come IMA, Coesia, SACMI che sono leader mondiali nel packaging, quindi macchine automatiche per produrre dal farm a appunto le stesse sigarette elettroniche banalmente chiamate così o gli altri device e siamo in numero uno al mondo, tre aziende compendono fra di loro ma che nascono come spesso in Italia con distretti. Con questo siccome uno dei titoli era le grandi imprese, in Italia abbiamo poche grandi imprese e questo è uno svantaggio dal punto di vista dell'innovazione perché ci sono meno risorse ma compensato da appunto la presenza di distretti in cui si fa sistema, in cui lo sviluppo avviene in maniera più agile e condiviso in delle filiere, è chiaro che questo porta comunque a delle complicationi. Abbiamo anche appunto per voi giovane è importante sapere che esistono anche dal punto di vista proprio degli aiuti con PNRR che ha sicuramente dato un impulso ma i famosi programmi di sviluppo del MIMIT, del Ministero dell'Industria che oggi si chiama anche del Made in Italy e quindi ci sono una quantità di soldi molto importante per aiutare a sviluppare e rilanciare queste innovazioni. L'Italia è molto competitiva in termini di competenze, i tecnici, gli ingegneri, i fisici, i chimici italiani sono particolarmente apprezzati nel mondo e in Italia. In Italia purtroppo gli stipendi sono più bassi, anche il costo della vita è più basso ma quando io confronto per esempio quando grandi aziende come quelle anche qui rappresentate devono decidere dove mettere un centro di sviluppo, l'Italia risulta fra quelle più competitive. Per dare un ordine di grandezza, diciamo se guardiamo il costo orario, in Italia costa circa la metà della Germania, va dai 50 ai 100 dollari l'ora. E quindi mentre non siamo così competitivi nella parte di lavoro più manuale, quindi di mano d'opera per una serie di motivi anche qui in parte storici, l'età, nel mondo invece della ricerca sviluppo siamo sia bravi che competitivi e quindi dovremmo attrarre forse più di quanto stiamo attraendo oggi ma c'è un po' di mismatch, un po' di disallineamento fra le competenze richieste e le competenze disponibili. Quindi abbiamo storicamente forti competenze, per esempio nel mondo della meccanica che citavo prima, ne abbiamo un po' meno anche se questo gap si sta lentamente riducendo nel mondo dell'elettronica del software. Se pensiamo ad un'auto oggi già adesso il contenuto di software e hardware in termini di costi è maggiore del ferro, plastica ed altre materie prime che ci sono. Attendere sarà ancora di più, quindi è importante che queste competenze vengano sviluppate, è importante anche che ci siano più giovani perché l'innovazione nasce anche con i giovani che hanno una maggiore agilità, una maggiore rapidità e soprattutto queste competenze nuove. Statistica di ieri che abbiamo più oltre 80 anni che minori di 10 anni, questo pono una serie di problemi incluso il problema del futuro dell'innovazione. Abbiamo anche un'emigrazione tipicamente dei giovani qualificati, comincia a esserci anche un'immigrazione di ritorno, però le aziende sicuramente devono aiutare anche con incentivi economici perché poi alla fine sono quelli più efficaci per riportare in Italia. Eccoci, allora 4 minuti a testa per stare nei tempi. De Petris, tema delle competenze, voi dal vostro punto di vista vedete un mismatch di competenze per quanto riguarda la forza lavoro necessaria anche per l'innovazione e che tipo di innovazione state portando avanti in Italia? Qualche esempio concreto? Devo dire che nel nostro caso specifico noi siamo stati molto fortunati nel nostro ricorso in Italia nel senso che noi siamo riusciti ad aprire un polo produttivo il primo al mondo esclusivamente dedicato ai prodotti in una generazione a Trieste. Non è stato semplice un po' per i motivi che vi avevano detto prima, riuscirà ad attirare investimenti in Italia per un tema del costo della mano d'opera, generalmente c'è una logica un po' di delocalizzazione da un punto di vista industriale al di fuori dell'Italia, però siamo riusciti a portare questi investimenti in Italia, un investimento di 500 milioni di euro con 2.700 possi di lavoro tra diretti e indiretti, quindi un investimento molto importante e abbiamo fatto bene perché gli indicatori di performance del polo produttivo di Trieste, lo stabilimento di Trieste, sono migliori al mondo, quindi questo significa di fatto che le competenze che abbiamo noi in Italia sono delle competenze di eccellenza e quindi è una dimostrazione che il gruppo ha fatto bene a investire. Pienamente operativo da quando? Siamo entrati in produzione il 2023, tra l'altro un esempio particolarmente virtuoso anche di collaborazione pubblico privato perché l'abbiamo fatto in collaborazione con l'interporto di Trieste che partecipato dalla regione Filippo di Venezia Giulia, dalle identificazioni dei Greenfield alla prima produzione, sono passati 12 mesi che sono tempi cinesi, è impossibile pensare in Italia cose di questo tipo, quindi siamo molto contenti anche di questo tipo di collaborazione. A Trieste non abbiamo solo il polo produttivo, abbiamo creato anche un centro d'eccellenza per tutta la digital transformation per l'Europa, quindi anche l'Italia, il Canada e il Sud America, un gruppo di ragazzi di grandissimo talento molto giovani che guida tutta quanta la parte di digital transformation, quindi intelligenza artificiale, marketing automation, hyper personalization, consumer journey, etc. da Trieste. Quindi da Trieste si guida un po' l'innovazione? Di tutto l'aspetto digitale, diciamo, dell'Europa, Canada e Sud America che lasciami dire è il grosso del journey che stiamo facendo delle nuove categorie da un punto di vista di impatto sul business. L'altro aspetto, e chiudo, che secondo me è importantissimo quando si parla di innovazione, io credo che innovazione significa creare anche sinergie, quando si creano sinergie si creano evidentemente con qualcosa che è diverso da te, quindi c'è questo concetto che è molto forte quando si parla di innovazione e di integrazione di diversità. Noi siamo un'azienda in questo momento in Italia con 32 diverse nazionalità, quindi è una cosa bellissima anche da un punto di vista di ambiente di lavoro. Collaboriamo moltissimo con una serie di start up per progetti pilota che poi nel momento in cui effettivamente scaricano a terra il loro potenziale vengono scalati anche a livello di gruppo, ne ho citato tre velocissimi, il primo campagna contro il littering che è quella bruttissima abitudine di buttare il muzzicone della sigaretta a terra dopo che si è fumata una sigaretta, oppure di buttare dei device dopo che si sono utilizzati in mezzo alla strada, ecco abbiamo fatto delle campagne che hanno misurato con il monitoraggio satellitare il fatto sulla popolazione prima e dopo la campagna con una riduzione del 59% a media Italia di questo tipo di iniziative, oppure progetti che abbiamo presentato anche il G7 agricoltura per aiutare i tabacchi coltori nella produzione di tabacco che hanno portato una riduzione dell'utilizzo dell'acqua del 32% oppure il primo smokefree stadium che è appunto qua vicino tra l'altro a Udine con un progetto che abbiamo fatto con l'Udine e Secal, penso che l'innovazione passi anche molto attraverso collaborazioni di questo tipo, molto nell'ambito della sostenibilità che poi nel momento in cui danno i risultati a te si possono essere scalati a livello globale. Certo, l'utilizzo dell'acqua del 32% vuol dire? Vuol dire che si riduce l'utilizzo dell'acqua del 32% questo attraverso sia una comprensione di quali sono gli orari migliori in cui loro debbano innaffiare le piantagioni sia attraverso un efficientamento anche proprio produttivo. Tosato, la stessa domanda sulle competenze, voi vedete anche voi questo mismatch, questo è come va a impattare eventualmente? Il mismatch penso che sia molto pesante per tutte le aziende in Italia. Dal mio punto di vista noi siamo forti ancora nella manifattura come paese, siamo secondo dopo la Germania però abbiamo una difficoltà estrema di trovare tecnici manutentori ad esempio perché non si vuole più fare questo mestiere, penso se siano indirizzati giovani a fare altri tipi di occupazioni di mestieri anche di facoltà universitarie, penso ci sia una carenza di ingegneri che è incredibile rispetto a un paese come la Cina che sforna magari 100 volte il numero di ingegneri che possiamo sfornare noi in occidente e quindi questo è un problema che diventerà molto grande con l'invecchiamento della popolazione. Dal nostro punto di vista investiremo molto in digitalizzazione, CRM, intelligenza artificiale, posso dire nel mio piccolo che l'utilizzo dell'intelligenza artificiale ha aumentato la produttività di quello che faccio di almeno 10 volte, forse di più. In che modo? Io ho un'esperienza di 30 anni come CEO quindi le cose le vedo velocemente però lo strumento banalmente di ChargeBit mi permette di quasi non leggere più, faccio sintesi di documenti molto complessi, faccio simulazioni, faccio email, faccio risposte in tutte le lingue possibili immaginabili e faccio delle analisi con una velocità che non avrei mai immaginato. Già sono una persona abbastanza veloce con questa roba qua, non sono sempre online, non esiste una risposta che non do in tempo reale. Questo aumento della produttività si riflette sulle politiche di innovazione anche sui progetti di innovazione? Io sono il vertice della piramide aziendale, se io sono più efficiente di conseguenza lo è l'azienda, da me si aspettano risposte veloci tutti quanti perché il mercato lo richiede è talmente volatile in questo momento che dobbiamo decidere se comprare i caffè oggi, domani o dopodomani, cosa fare con i dazi idroganali, ci sono decisioni rapidissime che un CEO deve prendere e secondo me oggi con questi strumenti si può forse moltiplicare il percento dell'efficienza se la usiamo. So che ci sono ancora persone che temono l'introduzione dell'intelligenza artificiale, per me è uno sbaglio perché non dobbiamo temere la tecnologia. Aversa, questa tecnologia emergente può aiutare anche a colmare quei gap del sistema Italia forse? In parte sì, ci sono tutta una serie di eccessi e falsi miti sull'intelligenza artificiale, in particolare su quella generativa, perché io ho fatto la tesi negli anni 80 sull'intelligenza artificiale, è una cosa molto vecchia, mentre quella generativa è molto giovane, è solo due anni. Ed uno dei miti è che l'intelligenza artificiale toglierà i lavori a più basso valore aggiunto. In realtà quello che succede, e ce n'è appena detto ad essere autosato, è che aiuta i lavori ad alto contenuto cognitivo e ad alto contenuto anche tecnico. Alcuni dei lavori che saranno impattati moltissimo in termini di aumento di produttività e anche però potenzialmente perdita di lavoro sono gli avvocati, i revisori dei conti, tutta la parte più tradizionale di costruzione di un contratto oggi è automatizzabile e anche con livelli di qualità assolutamente elevati. Poi l'ultima decisione viene presa da una persona, diciamo un umano, con competenze, ma gran parte del lavoro di preparazione è fuori. Il software, se oggi guardiamo lo sviluppo del software, soltanto un terzo è veramente la parte creativa, due terzi è controlli, verifiche e tutti gli sistemi di contorno. È molto probabile che da qui ai prossimi non vent'anni, tre, cinque anni, un buon 70-80% dello sviluppo software verrà automatizzato già oggi, quindi non verrà automatizzato solamente il call center con i robot che rispondono, cosa che già vediamo con livelli di efficacia, ma tutto il resto. Quindi l'innovazione anche, ho citato il software, ma anche altri processi di innovazione, comunque ad alto valore aggiunto, porterà una nota soltanto, secondo si pensa, all'intelligenza artificiale come rischio, ne avevamo anche citato prima, di tutte le trasformazioni industriali, compresa internet, mi ricordo quando alla fine degli anni 90, all'inizio del 2000, l'internet veniva visto come una possibilità di togliere posti di lavoro, quindi ogni innovazione industriale dal vapore in poi ha aumentato i posti di lavoro, quindi io sono convinto che anche in questo caso succederà, il che non vuol dire che non ci saranno delle disruption, quindi alcune persone dovranno uscire, altre dovranno essere riqualificate, ma sicuramente aumenterà enormemente i livelli di produttività e anche di innovazione. Si sacrificano gli avvocati, i giornalisti speriamo li conserviamo, una speranza. Demartino, anche queste nuove tecnologie, come si diceva, le certificazioni, i controlli possono essere automatici? Assolutamente no, quello no, però sicuramente c'è un fatto da tenere in conto, che le tecnologie rispetto a 30, 40, 50 anni fa, un secolo fa, sono talmente rapide che oggi il normatore non riesce a stare al passo coi tempi, quindi abbiamo un Paese Europa che lavora per creare norme e paletti sull'intelligenza artificiale e poi vediamo che altri Paesi, come magari gli Stati Uniti, la Cina, hanno regole molto più blande, fatemi passare il termine, e vanno a una velocità pazzesca. Quindi come possiamo unire un gruppo come i MQ con questo problema? Quando non abbiamo norme specifiche, dobbiamo di fatto, vale anche per le tecnologie, ma vale anche per i prodotti, creare dei test ad hoc, voglio dire per testare quei prodotti e permettere a chi ha avuto l'idea di una nuova tecnologia, poterlo mettere sul mercato. Dall'altra parte questi test ad hoc, quindi queste prove, queste procedure, diventeranno la base per le nuove norme internazionali. L'altro discorso, un po' più filosofico, l'innovazione nel momento in cui viene verificata e viene utilizzata, quindi arriva sul mercato e viene accettata dal mercato, diventa progresso. L'innovazione che non rispetta questo ciclo rimane una buona idea. Bello, molto bello. Allora c'è tempo per qualche domanda se avete qualche curiosità. Se non ce ne sono allora intanto potete pensarci, abbiamo 4 minuti velocissimi, però questa platea che sono soprattutto giovani, al di là poi della risposta ovvia di guardare con fiducia, veramente l'innovazione può permettere di guardare con fiducia per il futuro, sia per il loro impiego sia per un futuro possibile? Parto da Aversa. Io penso averlo forse già detto, ma sicuramente l'innovazione è dove i giovani possono dare il maggior contributo, per elasticità mentale, freschezza di competenze, entusiasmo, energia e quant'altro. Ed è, abbiamo detto prima, innovazione e motore di sviluppo. Quindi il combinato disposto di questi due elementi è che non solo bisogna avere fiducia, ma bisogna contare sui giovani, sulle loro capacità e l'entusiasmo. È chiaro che bisogna dargli anche gli strumenti, non solo gli strumenti tecnici, laboratori. Prima non ho citato il fatto che non solo ci sono i distretti, ma si sta sviluppando anche in Italia, nel mondo inquisassone da molto più tempo, collaborazione, università, azienda, che aiuta a questo passaggio un pochino più veloce e anche più fluido. Quindi assolutamente sì, voi siete il motore dello sviluppo, il motore di innovazione, non solo per voi stessi, ma anche per l'Italia, che ne ha bisogno. De Petris. Sì, voi avete l'età dei miei figli, più o meno. Per cui vi dico quello che dico a loro in buona sostanza, cioè di alzare la voce, di fare valere quelle che sono le vostre esigenze e non quelle che possiamo pensare noi siano le esigenze che voi possiate avere nel futuro. Ecco, io penso che arrivati ad una certa età, quando sei adolescente, soprattutto in un mondo che è andato in una direzione, se vogliamo, non necessariamente rassicurante, perché vediamo quello che ci circonda in questo momento, penso che siete voi a un certo punto dovevate alzare la voce e spingere chi ha la possibilità adesso di cambiare le cose anche attraverso processi innovativi, di farlo nella direzione che voi volete. Quindi fatelo, perché alla fine il mondo poi sarà vostro. Guidare la domanda di innovazione. Ma io posso solo dire che se fossi un giovane abbracerei 100% nuove tecnologie, farei dell'esperienza all'estero, il più possibile, imparerei le lingue, diventerei un cittadino del mondo, per poi eventualmente tornare in Italia, che però è un paese vecchio, fatto per i vecchi, questo dobbiamo dirlo, per questo dico andate all'estero. Penso che gli italiani in un mondo di volatilità, in un mondo di incertezza, hanno la maccia in più. Noi siamo le persone come DNA più indicate a navigare l'incertezza, perché l'abbiamo vissuta per secoli. Quindi secondo me avete una grande opportunità, però dovete giocare. Sono d'accordo con gli interventi precedenti. Secondo me io sono ottimista, ottimista per le nuove generazioni, anche io ho due figli, una che ha iniziato a lavorare, una che sa ingegneria dei materiali, e di fatto loro hanno grandissima potenzialità, perché le nuove tecnologie possono aiutare a fare quello che volete fare. Quindi il primo lavoro è quello che piace. Quindi voglio dire fate quello che vi piace fare, andate all'estero, studiate, fate esperienze. Io in verità dico tornate in Italia perché ci servono i nostri ragazzi in Italia. L'anno scorso mi sembra che se ne sono andati poco meno di 100.000 all'estero, quindi speriamo che tornino, però sono ottimista, assolutamente sì. Benissimo. Benissimo. Allora ringrazio tutti per averci ascoltato finora, ringrazio Stefano Aversa, Vincenzo De Martino, Fabio De Petris e Pierluigi Tosato per avermi accompagnato in questa mattinata in cui abbiamo parlato di futuro possibile, l'innovazione sostenuta dai grandi player. Grazie a tutti e buon festival. Grazie a tutti e buon festival. Grazie a tutti e buon festival.
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