I vincoli della nuova normativa europea sulla sostenibilità e l’impatto sulle imprese
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I vincoli della nuova normativa europea sulla sostenibilità e l’impatto sulle imprese
Si analizzano le nuove normative europee sulla sostenibilità e il loro impatto sulle imprese. Si discute dei vincoli imposti da queste normative, evidenziando le difficoltà di implementazione per le aziende, soprattutto le PMI. Vengono però anche sottolineate le opportunità offerte dalla transizione ecologica e digitale, con esempi di aziende che hanno trasformato con successo le sfide in vantaggi competitivi. Infine, si analizza la qualità della rendicontazione di sostenibilità, evidenziando la necessità di maggiore trasparenza e di un approccio scientifico, piuttosto che puramente di marketing.
Buon pomeriggio, benvenuti al festival dell'economia di Trento. Siamo in diretta in streaming dal palazzo della regione, benvenuto a chi ci segue online, benvenuti a qui voi nella sala. Grazie per essere con noi. Allora andiamo a parlare adesso dei vincoli della nuova normativa europea sulla sostenibilità e l'impatto sulle imprese. Al sole 24 ore però a noi piace parlare più che dei vincoli, anche delle opportunità che questa rivoluzione doppia della transizione ecologica e digitale comporta. Io in particolare ho l'onore di occuparmene da 16 anni, mi chiamo Laura Laposta e sono responsabile di rapporti industriali del sole 24 ore e abbiamo un rapporto sviluppo-sostenibile da ben 18 anni. Me lo ricordo molto chiaramente perché lo creammo l'anno in cui nacque la mia prima figlia e pensai che come l'IGAS dovremmo dovuto davvero occuparci non solo di business stretto e di prefitti aziendali ma anche di costruzione di valore sociale. Devo dire che questa è davvero stata una chiave di lettura life changing. Quindi abbiamo qui sul palco oggi dei panelist che hanno abbracciato la stessa idea e cioè che la rivoluzione green è buona, cosa buona è giusta e deve essere posta in atto per frenare i cambiamenti climatici. Tuttavia stiamo tutti riscontrando con una certa preoccupazione che questa pioggia anche di normative arrivate tutte insieme da parte dell'Unione Europea per attuare il green deal è davvero faticosa da attuare per le imprese. Di cui anche una sustainability fatigue, una anche difficoltà da parte delle imprese osservatori a collegare i vantaggi ai vincoli. Quindi noi oggi parleremo di vincoli sì, di criticità certo ma anche di opportunità. Quindi cominciamo a parlare subito di opportunità e però innanzitutto vi voglio presentare i panelist che sono qui con me che ringrazio per essere venuti oggi a parlarcene, Draor Ezian della University of Mermont. Grazie Grazie, thank you for coming. Rita Declesia dell'Università la Sapienza. Tatiana Biagioni, presidente degli Avvocati Giuse Lavoristi Italiani. Ada Rosa Balzana, founder and CEO di ARB SBPA. Erika Costa dell'Università di Trento che giusta per la sua parte, che gioca in casa e sempre seguita da tanti suoi studenti ed ex-allievi quindi mi aspetto un grande applauso. La professorista gioca doppiamente in casa perché è anche membro del comitato scientifico di questa edizione del festival quindi grazie per averse lezionato questi ottimi temi. Avete fatto devo dire un lavoro incredibile. 330 eventi, una città rivoluzionata, tantissimi giovani, eventi che ci stanno arricchendo le nostre conoscenze in modo incredibile. Se ci seguite da casa l'anno prossimo venite a Trento perché è una esperienza bellissima. Allora adesso parliamo con Draor di come la disclosure davvero può generare non solo regole stringenti, un po' noiosette da applicare ma anche delle vere opportunità di business. Draor, come si fa a gestire la sostenibilità e la disclosure? Perché? E' così che mi guadagno il mio stipendio, questa è la risposta breve. Sono professore di una business school che prensa dunque alla sostenibilità, come questo può essere un motore per il successo nel business, come le imprese possono trasformarsi per diventare delle forze positive della società. Voglio parlare di queste regole che abbiamo attualmente, come hai detto molto giusto, questo affaticamento, questa fatigue, questo pessimismo, circa la capacità di queste regole di cambiare e voglio iniziare con una storia che ho sperimentato personalmente che potrebbe illuminarci. Ebbene, una volta sono stato contattato dall'università che mi ha detto sì, vorremmo fare una disclosure perché molti fanno l'informativa per promuovere la sostenibilità. Vogliamo creare un rapporto sulla sostenibilità che riguarda l'università perché la gente lo lega, gli studenti, perché la gente capisca quello che facciamo. Il bilancio dunque di sostenibilità, puoi aiutarci? Io ho detto, ah, interessante, è una sfida interessante, sarei felice di poter aiutare e ho detto sì, perché noi siamo un'università, dovremmo fare un esperimento, proviamo a fare qualcosa un po' diverso per vedere se riusciamo a farcela e vediamo se è efficace e utile. E ho detto, bene, benissimo, proviamoci. E allora mi hanno detto, che cosa proponi? E io ho risposto, qualcosa di molto semplice. Voglio chiedere ai diversi gruppi dell'università che cosa fanno in termini di sostenibilità, chiedere alle persone che cucinano il cibo, la gente che si gestisce l'energia, i rifiuti, le diverse facoltà, i diversi gruppi, coloro che si occupano di approvvigionamento e poi raccolgo le risposte e le pubblico, è molto semplice. Ed è stato interessante sentire la risposta, la risposta è stata no, non lo possiamo fare, ha detto perché no? Perché molte di queste persone non vogliono rispondere, non risponderanno alle nostre email, non penseranno che sia importante, non penseranno che faccia parte del loro lavoro. Ho detto, ebbene, a questo punto dovremmo avere una pagina bianca, chiediamo alla gente che si occupa del cibo, la gente del cibo non ha risposto, non avevano informazioni da condividere e poi un'altra unità, un'altra divisione ha risposto e abbiamo condiviso. Così c'era una vera trasparenza, una vera precisione, perché l'intero punto dell'informativa è di dare buone informazioni, anche se le informazioni sono sgradevoli, anche se le informazioni non sono un complimento all'organizzazione. Ma l'università invece non ha accettato, ha detto no, dobbiamo cercare di abbellirci, presentarci bene in un modo che gli stakeholder apprezino e forse questa è la sfida dell'informativa, perché vogliamo la precisione, vogliamo informazioni con un significato, ma le organizzazioni che danno le informazioni vogliono farsi belli, facciamo queste cose belle, queste cose meravigliose, allora c'è un po' di tensione nell'idea dell'informativa che è molto difficile da risolvere. Non è un buon modo cercare di dire dobbiamo far vedere quanto siamo bravi, allo stesso tempo essere precisi. Poi un ultimo commento prima di iniziare, l'altra cosa che ci sfida quando si parla di informativa è che tutti noi probabilmente siamo venuti qui oggi o in generale la gente si rende conto che la crisi climatica è importante, è urgente, è una questione grande, abbiamo gli acciai che si sciolgono, in Italia abbiamo un anno le inondazioni, l'anno dopo la siccità, danni economici importanti, è una questione importante, allora una parte del cervello riconosce che si tratta di un problema grave e poi d'altro canto diciamo che cosa fa il governo per risolvere il problema? Ebbene fanno in modo che le organizzazioni scrivino delle relazioni, dei bilanci per dare informazioni, ebbene a questo punto è un'assonanza perché se è una questione così importante, critica, urgente per tutte le nostre società, le regole devono essere a un certo livello adeguato altrimenti uno è sorpreso e dice come possono fare la differenza queste regole? La sfida è proprio quella perché i governi non sono abbastanza coraggiosi, i regolamenti non sono dirrompenti nel modo giusto, non sfinano il problema proprio alla fonte. L'università del Vermont ha migliorato non solo i dati ma anche le proprie strategie in seguito? Ebbene la storia che ho raccontato non riguardava l'università del Vermont, si manca i tuoi clienti nella tua vita, nella tua zona di interesse, nella tua area di interesse, tu hai avuto anche un'opportunità, sei riuscito a fare in modo che le aziende migliorassero le proprie attività? Sì, ci sono tante storie che dimostrano che le aziende sono migliorate, c'è anche una storia famosa qui a Trento, conoscete l'azienda Patagonia? Questa è una storia specifica di leadership, la storia di una persona che si chiama dunque un imprenditore riluttante, appassionato della vita outdoor, è diventato il CEO non tramite un programma o il desiderio di arricchirsi ma semplicemente come un modo di vivere. È interessante che l'informativa in Patagonia è molto diversa rispetto all'informativa come avviene in molte altre società. A Patagonia si dice noi facciamo tante cose ma ci sono ancora tantissime cose da risolvere, abbiamo questo problema anche quell'altro, ecco la sfida sulla quale lavoreremo l'anno prossimo, ecco come abbiamo fallito con un'idea l'anno scorso, è molto interessante e loro dicono a noi non dispiace informarvi su questo, vogliamo creare una comunità che lavora insieme per risolvere i problemi e l'unico modo per farlo è essere sinceri, dunque hanno descritto un approccio diverso che ha avuto successo perché Patagonia è una società di successo, questa informativa gli rende una società migliore non peggiore. Allora certo ma tu hai parlato di questa assonanza, il cambiamento climatico, la crisi è così grave ci puoi parlarci dunque di questa dissonanza? Noi la vediamo questa dissonanza, si soffriamo tutti di questo, io sono venuto qui in Torero dall'altra parte dell'oceano, vi sto parlando di sostenibilità, chiaramente io sono un ipocrico, ma siamo tutti ipocriti dopo tutto perché è molto difficile vivere una vita moderna senza questa ipocrisia, ma la prima cosa che dovremmo dire è sì siamo ipocriti, parte di questo il risultato dei sistemi che sono stati progettati tanti anni fa è che noi non possiamo veramente controllare, facciamo parte della vita moderna, non dobbiamo diventare dei monaci che si nascondano in una grotta nelle montagne, allora dobbiamo darci dunque un po' di flessibilità per capire che meritiamo una buona vita. In termini di cercare di risolvere le dissonanze c'è un libro che vi raccomanderei, è un libro canadese che si chiama Just War, una guerra giusta, è una storia molto interessante, è solo per raccontarvi il Canada nella seconda guerra mondiale non voleva mandare le proprie truppe insieme agli americani e gli inglesi, e ci è voluto uno sforzo per convincere i canadesi a far parte di questo enorme sforzo, ma quando hanno iniziato noi pensiamo che dopo 18 mesi hanno cambiato tutta la produzione manufatturiera in Canada da prodotti normali agli aerei, le armi, in 18 mesi tutta l'economia è cambiata in un modo incredibile e questo storico ha detto ebbene forse possiamo imparare qualcosa da questa lezione perché se veramente stiamo cercando di cambiare così dramaticamente è già stato fatto in passato, non è una cosa che stiamo facendo per la prima volta, abbiamo già fatto una cosa del genere in passato e il libro descrive come il governo è cambiato, l'industria è cambiato, il pubblico è cambiato, come l'economia stessa è cambiata in modo tale da far fronte a questa sfida e lo hanno fatto con successo, tuttavia la cosa incredibile è che i leader erano molto chiari molto sinceri nel dire abbiamo un enorme sfida dinnanzi a noi e un enorme sfida richiede un cambiamento enorme e una volta che questo è chiaro è stato comunicato spesso la gente è pronta a fare il lavoro dice sì abbiamo capito bene vogliamo far parte di questo sforzo, bene grazie, grazie mille e un'ultima domanda secondo lei l'europe più avanti rispetto agli stati uniti in termini di sostenibilità? Beh non mi piace dare i voti, sono professore ma non mi piace dare i voti. Beh se si considerano i dati beh sicuramente l'europe è in avanti in termini di decarbonizzazione impressionante perché la riduzione nei livelli di co2 sono veramente incredibili in alcuni paesi come il Regno Unito sono all'avanguardia in questo quindi chiaramente in certi ambiti lo sono quello che hanno cominciato a fare gli americani che secondo me è degno di nota è allocare, stanziare tanto denaro in questo programma di crescita che si chiama IRA per l'inflazione e combattere l'inflazione e quindi per combattere appunto il cambiamento climatico secondo me l'europe non è arrivato a questo tipo di investimento per accelerare e costruire le competenze tecnologiche quanto rapidamente e su scala come gli stati uniti beh forse ha ragione perché l'europe ha provato tanto tante norme ma gli stati uniti hanno i soldi hanno i finanziamenti per appunto questo tipo di politiche ne possiamo parlare in seguito comunque grazie Ecco allora professoressa Costa come adesso torniamo appunto sul discorso europeo forse da questo punto possiamo ricollegarci la grande finanza ha già un po' finanziato l'inizio della svolta green l'unione europea l'ha interpretata con delle normative molto stringenti che quindi una compliance molto forte e certo bisognava appurdarsi delle regole e voi avete cominciato ad analizzare anche i risultati di queste normative che cosa avete scoperto nella vostra ricerca in particolare dall'applicazione delle direttive che obbligano alla compliance le grandi imprese e molte hanno scelto di fare dei documenti non finanziari altri hanno fatto il bilancio integrato in ogni caso le grandi imprese non possono più fare solo il bilancio di sostenibilità del tutto scollegato a quello civilistico quindi le grandi imprese pubbliche tutte quelle della finanza ecco analizzando i dati che cosa avete scoperto la compliance ha fatto del bene o era un castello di carte grazie grazie prima invitata non rispondo secca alla domanda perché sarei troppo critica ci arrivo con calma e arriverò alla fine a darle la risposta secca e parto però da una parola appunto del di dror legata al concetto di change lui ha detto in maniera molto chiara no ha detto può la disclosure creare un change ho percepito un po di preplessità rispetto all'intervento precedente e io devo dire rinforza tale preplessità con qualche dato e cerco un po appunto di raccontarvi allora la normativa l'ultima quella che ha questa etichetta che si chiama si sardini in realtà è un continuum rispetto a normative precedenti già dal 2003 l'europa aveva chiesto ad alcune imprese appunto di rendi contare sugli impatti ambientali e sociali questo era un'estensione poi della legge francese del 77 che già chiedeva le informazioni di tipo sociale quindi è un po un trend in un qualche modo che si era già manifestato c'è stata poi la normativa precedente a questa così poi etichettata nfr id quelle entrate in virgola 2014 del numero 95 e poi la più recente della quale dobbiamo ancora un attimo studiare gli effetti quello però che vi posso dire è un po quali sono gli effetti a mio avviso per lo meno quello che abbiamo visto da studiosi nell'intervento di una normativa rispetto alla qualità dell'informazione che viene fornita quindi dati che ora cercherò di rappresentarvi fanno più riferimento alla precedente allora premesso che la normativa può arrivare in contesti aziendali molto diversi ci sono aziende che sono più preparate perché hanno familiarizzato in un qualche modo con questi tipi di report di vario tipo in una fase così definita volontaria e ci sono invece aziende che non hanno avuto una fase di avvicinamento di familiarizzazione quindi che per la prima volta si approccio mentre questi hanno comportamenti molto diversi allora in generale la normativa precedente qui la nfr di ha avuto un impatto a mio avviso non positivo sulle imprese italiane grazie insieme all'unità di venetra abbiamo costruito un osservatorio permanente tra virgolette sulle grandi imprese quotate italiane e quello che abbiamo osservato è che la normativa ha sempre un impatto sulla quantità della disclosure cioè vuol dire che il numero di informazioni che vengono rendi contate aumenta e questo ricollegandomi anche poi alla domanda che è stata fatta sui tipi di report che vengono chiamati in maniera tecnica disclosure channel cioè dove metto queste informazioni abbiamo proprio osservato che c'è una duplicazione pazzesca cioè cosa vuol dire vuol dire che nella relazione sulla gestione si scrivono delle cose che si ricoppiano sulla non financial statement e magari si ricoppiano anche sul bilancio di sostenibilità questo è molto interessante da un lato perché abbiamo degli stakeholder diversi ed è chiaro che oggi uno degli stakeholder che preme per questo tipo di informazioni è il finanziatore so che dopo ne parleranno molto più di me però in un qualche modo c'è una pressione da parte della finanza per avere dei dati al di là di quelli economico finanziari e quindi probabilmente è per questo che abbiamo queste informazioni dentro al bilancio nella relazione sulla gestione anche altre invece interlocutori possono essere qualunque tipo di interlocutore quindi possono essere gli studiosi come noi che magari leggono questi report piuttosto che i cittadini piuttosto che i fornitori o qualsiasi altro interlocutore e in questo caso quindi forse ci sono dei report diversi, report di sostenibilità ad esempio però vi stavo dicendo prima l'effetto sulla quantità delle informazioni vuol dire il numero di pagine che si producono comprese tutte le immagini è aumentato ad oggi il numero medio dei report di sostenibilità in italia pari a 110 pagine io sfido voi a leggervi 110 pagine per trovare un'informazione soprattutto in un'era nella quale siamo oggi dove vogliamo invece informazioni sempre più stringenti quello che invece è peggiorato è la qualità dell'informazione io qui è vero parto avvantaggiata oggi perché vedo un sacco di facce dei miei studenti vi assicuro che non gli ho chiesto di venire e loro sanno a cosa a cosa mi riferisco quando parlo di qualità dell'informazione perché esistono delle metriche di qualità che cercano soprattutto di vedere quanto l'informazione fornita è come diceva prima professor d'or cioè si dice descrittiva vaga che dice ma sì noi siamo bravi abbiamo migliorato la nostra carbon footprint e quante invece sono valutative che producono una quantificazione queste sono pochissime sono meno quindi la normativa non ha un non ha avuto quella precedente voglio essere precisa un impatto sulla qualità dell'informazione l'altro dato che a mio avviso non è positivo e do proprio un dato in più rispetto a quello che è stato detto prima è che l'altra informazione abbiamo analizzato è ma queste informazioni sono bad news o good news cioè vuol dire mi stai dicendo qualcosa di buono mi stai dicendo che avete appunto migliorato l'impronta ambientale che avete aumentato la parità generale o mi dici anche qualcosa di negativo perché se andiamo su un concetto di accountability transparency come nei bilanci io che nasco da contabile dico sempre che il bilancio d'esercizio misura le perdite un bilancio di sostenibilità misura gli successi sapete quant'è la percentuale di bilanci di sostenibilità italiani che presenta le bad news lo 0,1 per cento questo vuol dire esattamente quello che diceva lui che diventano dei documenti in un qualche modo di una propria promozionali cioè diventano dei documenti per in un qualche modo manifestare dei comportamenti sempre positivi queste sono delle città appunto che sono emersi ultima che vi racconto con questo specifico osservatorio è legata al fatto delle target orienti di information ovvero c'è una visione di lungo periodo in questi piani di sostenibilità per parlare di cambiamento come è stato detto prima bisogna parlare di impatto è l'impatto che misura il cambiamento allora questi sustainability report parlano di impatto no ve lo dico già parlano di quello che si fa oggi e di quello che si è fatto ieri però la sostenibilità non è un tema che risolviamo a breve oggi o ieri dobbiamo cercare di avere quella che si chiama appunto la looking forward in perspective cioè avere un obiettivo di più lungo periodo quindi pensare a piani triennali d'azione che vengono misurati in maniera appunto molto tecnica quindi questo un po se posso dirvi quello che ho osservato e quindi in questo momento sono non preoccupata però in attesa di capire se la normativa attuale invece potrà avere una spinta più forte quello che posso sicuramente dire sempre guardando altri studi è che laddove perché mi aggancio questo concetto perché sapete che la normativa entra adesso a step cioè vuol dire che le prime obbligate sono quelle che già applicavano la normativa precedente a seguire ci sarà un altro gruppo di imprese e poi abbiamo le più critiche che sono le piccole e medie di imprese che hanno un lasso di tempo più ampio allora molto spesso qualcuno mi chiede ma professore se è meglio star qui ad aspettare e vedere se c'è un altro round in normativa e magari ci rientrerò anch'io perché sono giusto giusto lì io ho i parametri che sono giusta giusta lì oppure mi muovo già adesso e faccio qualcosa io sono per il muoversi perché aspettare secondo me non funziona perché quello che abbiamo osservato è che vi dicevo prima chi ha attraversato la normativa che ha affrontato la normativa avendo avuto un'esperienza precedente di bilanci di sostenibilità o bilanci sociali volontari è arrivato molto più preparato e soprattutto abbiamo verificato che queste imprese avevano una qualità dell'informazione maggiore allora se questa informazione va in mano alla banca perché parliamoci chiaramente questo è il tema dobbiamo preservare la qualità di questa informazione altrimenti è come fare dei bilanci di esercizio tanto per riempire un modulo ecco io penso che questa sia un attimino la chiave quindi secondo me oggi giorno c'è necessità di muoversi anzitempo qualora non si rientra ancora appunto nei vincoli della normativa c'è bisogno di focalizzarsi sui processi e sulle azioni quindi non un approccio compliance perché ripeto riduce la qualità proprio dell'informazione poi c'è tutto un tema legato agli standard che quindi insomma non abbiamo magari il tempo di affrontare però attenzione a non appiattirsi a mio avviso sugli standard aspettiamo che l'europa faccia quelli di settore che permette una comparazione ecco maggiore l'ultimo spunto che dopo veramente mi taccio è attenzione a non avere troppo un focus sulla comparabilità tra aziende questa è la finanza lo chiede quello che si fa anche nei bilanci di esercizio non il focus è vedere l'azienda a nei confronti dell'azienda b ma questo non provoca il cambiamento della sostenibilità affinché si generi il cambiamento importante che l'azienda maturi quello che viene chiamata la in interfer comparability cioè che l'impresa si misuri con se stessa nel tempo non solo in confronto con un'altra azienda quindi questo è un focus che non possiamo perdere assolutamente in questo momento grazie grazie grazie facciamo passo indietro adesso vediamo anche a partire dalla nostra costituzione calci a cicaliamo più nella realtà italiana contatiana biagioni che ha un osservatorio privilegiato essendo la presidente dei gius di gius lavoristi italiani quindi come cosa vedete voi dal vostro osservatorio sì privilegiato molto diverso è molto interessante quello che ho sentito io partirei dall'articolo 41 della costituzione perché ve lo leggo per essere diciamo sicura di dirvelo benissimo l'iniziativa economica privata e libera e questo l'abbiamo sempre saputo però nel secondo come la seconda parte si dice che non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza la libertà e la dignità umana il fondo quindi tutto questo percorso quindi una una carta costituzionale è un percorso il percorso diciamo che non nasce certo d'ora ma in qualche modo è un'attuazione in senso sostanziale della nostra carta costituzionale e io lo vedo come una sorta di bilanciamento tra iniziativa economica e diritti della persona voi considerate che dal mio punto di vista mi occupo soprattutto di social della parte diritti umani non di altre parti che noi ci occupiamo di lavoro noi noi andiamo delle aziende verifichiamo con le aziende questa la loro realtà e è molto interessante quello che dice la professoressa iniziamo subito a lavorare invece che aspettare perché questo è secondo me in realtà un percorso che si è iniziato cioè le aziende tutte quelle che ancora non hanno alcun obbligo in realtà hanno iniziato quantomeno a domandarsi a riflettere su questo punto di vista devo dire anche in qualche modo diciamosi invogliate dalle dalla nostro ruolo del ruolo degli avvocati giuslavoristi no che entro in azienda danno consenso aziende parlano dell'azienda di queste nuove realtà di queste nuove o meno nuove norme che devono essere applicate che dovrebbero essere applicate da qui a poco tempo e in realtà quando lei parlava quindi un'applicazione concreta la costituzione in qualche modo una quasi un mutare dello scopo dell'impresa no che passa da una massifizzazione del profitto era sempre certamente nella realtà a un come dire successo sostenibile forse di medio o lungo periodo la cosa interessante abbiamo parlato anche il fatto che la il titolo di questo intervento parla di vincoli della normativa europea ecco noi parlando anche con le aziende più che si occupa solo di aziende io difendo i diritti dei lavoratori quindi la vedo dall'altra parte no diciamo dall'analisi di cosa effettivamente viene fatto poi per tutelare lavoratori all'interno delle aziende e come questa realtà potrebbe realtà attraverso la linea del valore riuscire a tutelare lavoratori anche in parti in mondi lontani dove magari le aziende europee fanno produrre i loro beni penso tutta la vicenda della moda pensa cosa viene in bagate c'è in pakistan in tutti questi paesi come sulle spalle delle aziende europee come sarebbe bello che sulle spalle aziende europee come dire si migliorasse tutta la linea di valore e si potesse tutelare anche quei lavoratori che sono lontani ma dicevo non vincoli ma anche soprattutto opportunità no soprattutto opportunità perché quando andiamo a parlare con le aziende qui ho tutto un alenco diciamo si ho anche portato magari non ci sarà possibile da vederlo proprio un vero e proprio progetto legato alla sostabilità da presentare all'interno di un'azienda da proporre agli organi delle aziende dicevo prima parliamo di azioni di quello che si può fare in concreto analizziamo qual è la situazione azientale quello che si può cambiare come si può cambiare come si può migliorare no e questo porta a queste azioni se non sono un semplice adimpe mento un qualcosa che si fa semplicemente in maniera burocratica ma sono azioni concrete portano sicuramente dei vantaggi rilevanti per le aziende appunto non solo il tema della reputazione che è uno comunque dei temi ma io penso anche oggettivamente a un aumento della produttività pensate alla flessibilità al lavoro al lavoro agile o smart working ai lavoratori che hanno la possibilità diciamo così di di poter scegliere o comunque gestire il loro orario quindi al minor assenteismo che si che si crea al miglior attaccamento all'azienda quando ci sono tutta una serie di attività che vengono svolte appunto a tutela dei lavoratori guardate che in questo momento soprattutto per i lavoratori che hanno una certa come dire con skills molto elevate quando si fanno i colloqui non sono neppure l'azienda che dice vi farò sapere è il lavoratore che dice vi farò sapere è cambiato da questo punto di a livelli diciamo così di alta professionalità l'approccio con il lavoro si riescono a tenere i talenti se si svolge un'attività di grande attenzione al tema dei dittumani quindi io parlo anche di disabilità parlo naturalmente di genere anche in questo caso c'è tutto il tema della certificazione che è un piccolo pezzo di questo ma che io conosco bene ecco anche la certificazione di genere può essere qualcosa che si attua e che cambia profondamente la cultura e realtà di un azienda può essere un elenco di come dire di adempimenti burocratici che non cambiano in un modo la realtà dell'azienda ma l'obiettivo è anche quello di migliorare le relazioni industriali questo si può fare attraverso questi progetti l'obiettivo è anche quello può essere anche quello per esempio di migliorare tutta la tematica della retribuzione del differenziale retributivo all'interno dell'azienda soprattutto tra uomini e donne e anche una serie di vantaggi che possono vantaggi nelle gare pubbliche insomma che si vedono con certificazioni di questo tipo questo per dire cosa per dire che se queste norme vengono attuate con azioni concrete sicuramente nel social cambiano la cultura di un'azienda e cambiando la cultura dell'azienda piano piano si cambia la cultura di un intero paese e allora forse si dà veramente attuazione a questa seconda parte della costituzione allora veramente forse le aziende quindi acquisiscono un approccio che è un approccio molto diverso che non è solo profitto ma che veramente è sostituita veramente tutela dei diritti umani Grazie assolutamente grazie davvero la sostenibilità applicata al mondo del lavoro aumenta la produttività aiuta a trattenere i talenti aiuta a vincere gare pubbliche grazie e anche la pioggia di questi giorni incentivo il raffreddore e le malattie ma insomma quindi effettivamente abbiamo tutti visto che ci c'è questa questa dinamica anzi forse la sostenibilità se c'è un settore dove produce solo effetti benefici è proprio quello del mondo del lavoro senza se senza ma è chiaro che in un'azienda più sana più felice dove c'è più purpose engagement eccetera si lavora meglio c'è meno ostentaglismo meno malattie anche di lavoro ecco no? Grava anche diversamente sul pubblico meno malattie significa diciamosi un benessere nei confronti di tutti io penso che questo come dire il fatto di agire come diceva professoressa è molto importante ma credo che già stia iniziando tutti coloro che non hanno ancora questo impegno a promuovere dell'azione in questo senso la certificazione di genere è una di queste azioni che vene promossa in maniera rilevante in questo momento in Italia perché io credo che comunque in Italia il tema del genere sia un tema particolarmente forte particolarmente sensibile sensibile con delle dei numeri molto elevati abbiamo in questo momento un differenziale occupazionale del 19.5 per cento siamo dietro abbiamo solo la Grecia no quindi per tasso di occupazione femminile del tasso occupazione femminile sì questo quello che voglio dire è che se sono azioni concrete ora qui vi avevo portato tutta una lista di azioni da promuovere poi me la dà così spiegiamo un articolo esatto se parliamo di azioni concrete allora c'è un cambiamento e questo cambiamento non attende forse nemmeno l'obbligo che nasce dalla normativa se non sono azioni concrete è semplicemente un come dire un modo da compilare burocratico il risultato è sicuramente inesistente così grazie e proprio su questo mi ricollego con Adarosa Balzana perché effettivamente non serve costruire solo castelli di carte qui dobbiamo davvero creare impatto è stata detto la parola impatto la parola purpose e anche la parola lavoro quindi tra l'altro molto significativo lo studio della professoressa costa e le aziende che avevano già report di sostenibilità si sono trovate meglio con la normativa e effettivamente non c'è più tempo da perdere bisogna fare riportistica che abbia però un senso un impatto assolutamente sì e adesso sicuramente parlare di queste tematiche a un altro suono rispetto a 25 anni fa quando io proprio a pochi metri da qui ho fatto una delle prime tesi di ricerca in italia sulla misurazione del valore della sostenibilità però all'epoca era al massimo un codice etico erano dei principi corretti da rispondi di buon vivere di buon senso e quindi parlare di scientificità applicata a questi valori e iniziare a dire che sostenibilità non era solo l'ambiente ma la responsabilità che nasce dalle persone verso l'ambiente quindi una governance attenta a queste tematiche i criteri sg ecco è stata una cosa molto anticipatoria io avevo portato delle slide non so se si riescono a vedere e proprio la prima era la foto della facoltà di sociologia dove mi sono laureata e dove è nata l'idea di questo rating sustainability impact rating che era il primo algoritmo a bozzato che considerava solo strumenti internazionalmente riconosciuti quindi tutto il mondo degli standard iso ma tutto ciò che dicevano ox e ip cc e poi adesso abbiamo aggiunto ovviamente anche i riferimenti sdg con una logica anche finanziaria quindi poi quando si è voluto è stato sviluppato nella startup innovativa abbiamo aggiunto anche il passaggio finanziario con la valutazione di sasb sustainability account in standard board che è riferimento mondiale dell'analisi dei rischi finanziari perché la sostenibilità deve essere anche finanziaria anche economica e è una valutazione che mi ha molto fatto sorridere quando poi ho visto nella nuova csr d dove appunto si richiede la doppia materialità quindi si dice appunto ditemi gli impatti ambientali sociali di governance ma anche che impatto finanziario possono avere dei rischi effettivi o potenziali su queste tematiche e quindi diciamo che forse non era un'idea proprio strampalata e ci troviamo adesso nel post covid dove uno si chiede ok ma sulla bilancio un'azienda è un must have perché vede tutti questi obblighe che arrivano che spaventano è un nice to have. Ecco allora diciamo che sì ci sono tutti questi obblighi normativi io faccio un passo un po' fuori dal seminato e dico ma c'è un obbligo di mercato nel senso che tantissime piccole e medie imprese anche se avranno un obbligo non subito non immediato si sentono stimolate dai loro clienti dal mercato dall'avere degli elementi di sostenibilità delle misurazioni delle evidenze il più possibile oggettivi e spendibili basati appunto su comunque riferimenti internazionali riconosciuti e aziende anche con 10 dipendenti a cui viene chiesto di fare il bilancio di sostenibilità quindi abbiamo un panorama di leggi che ci porterà comunque ed è una strada tracciata quello che però vorrei dire è una grande opportunità e quindi è un nuovo modo è il cambiamento portato e accelerato anche dopo il covid nel dire pensiamo e ripensiamo alle nostre imprese e quindi ha una nuova modalità di dare valore sui territori guardate solo la ricerca della parola sostenibilità in quattro mesi l'anno scorso e adesso è ulteriormente incrementata da 83 milioni siamo passati a oltre 133 milioni ecco quindi c'è un interesse crescente però il primo step che vorrei dire dobbiamo fare cultura di che cosa è sostenibilità quindi non andare ad avere una visione miope l'ambiente è dentro interconnesso ai criteri sg perché comunque sono scelte che facciamo noi se siamo un'azienda è la governance che decide gli impatti gli investimenti ecco anche il termine impatto mi piace sottolineare perché spesso vediamo dei claim totalmente sbagliati anche qui la direttiva sta intervenendo sui green claim non esiste l'impatto zero scientificamente perché qualsiasi cosa genera un impatto per il solo fatto che esistiamo ecco quindi anche questi facili messaggi che creano però ancora più confusione nel mondo della sostenibilità portiamo avanti una bandiera della cultura della corretta sostenibilità quindi quello che banca d'italia in questa informativa maggio 2019 aveva fatto emergere era proprio un approccio scientifico sostenibilità per me una materia stem quando io lo dicevo all'epoca sembrava una provocazione ma in realtà è fondamentale proprio l'approccio scientifico della misurazione tutto ciò che possiamo misurare possiamo governare possiamo migliorare è un elemento fondamentale in questa informativa banca d'italia dice io d'ora in poi dove allora gli investimenti sostenibili ma lo motiva dicendo che aveva fatto una ricerca su oltre 2200 appunto analisi universitarie da cui emergeva una diretta correlazione qui ve l'ho messo un po più in grande sul valore di un'azienda anche il valore economico una garanzia di continuità ricordiamoci adesso che anche l'analisi dei rischi di impresa è un'analisi isg come giustamente aveva sottolineato questa informativa quindi è un vero e proprio strumento di gestione di analisi dei propri rischi evidenzia magari qualcosa che stiamo sottovalutando o delle potenzialità che non stiamo ancora facendo emergere appieno e quindi riprendo proprio le parole che dice le aziende che investono nel temi della sostenibilità sono meno esposte a rischi operativi legali reputazionali sono più orientata all'innovazione alle efficienze nell'uso delle risorse per questo motivo sono anche più interessanti per gli investitori e beneficiano di un minor costo del denaro adesso una grande opportunità l'analisi che viene fatta in banca quando si chiede un finanziamento ma anche adesso nella continuità magari di una richiesta già fatta considera i criteri isg noi abbiamo avuto dei casi ma tantissimi ce ne sono che si possono annoverare di prestiti con tasso di interesse notevolmente inferiore perché l'azienda ha dimostrato di avere un'analisi forte sui rischi sg e di poter contrattare anche con le banche sono nate tantissimi strumenti connessi alla sostenibilità quindi già questo è un vantaggio da tenere assolutamente presente il vantaggio reputazionale il posizionamento la sostenibilità il nuovo sinonimo di qualità se parlo di un prodotto sostenibile dal mondo del turismo alla moda è percepito di qualità superiore perché mi aspetto che abbia questi temi attenzionati proprio di rispetto e quindi anche i 17 criteri delle nazioni unite non sono lontani da noi il people planet profit che conoscevamo prima del covid ha avuto un'evoluzione importantissima perché non si parla più di profit ma di prosperity perché il profitto è qualcosa che rimane un po confinato nel cancello dell'azienda nel bilancio economico dell'azienda prosperità ciò che io riverso verso tutti gli stakeholder e l'impresa ha un valore ha una funzione sociale quindi anche le partnership che si creano sono fondamentali insieme agli istituti di ricerca il pubblico privato deve dialogare per arrivare a sviluppare realmente una società sostenibile e quindi quando anche si dice i sgs dgs non sono separati sono interconnessi prima citava la collega al gol 5 delle nazioni unite parità di genere lo troviamo nel verticale dei temi sociali ma ovviamente anche nella governance quindi è un interconnessione che ha un valore in più se preso appunto in questo modo ecco perché non mi piace di parlare solo di emissioni di co2 quant'altro perché è un quadro ben più ampio su questo c'è un ulteriore passaggio appunto come comunichiamo il bilancio di sostenibilità non deve essere un macchiazio dell'azienda ma deve avere quei criteri di trasparenza e proprio di mettersi a nudo nel colloquiare con i propri stakeholder di autenticità la commissione europea aveva fatto un'analisi nel 2021 sui principali siti internet delle aziende vedendo come comunicavano la sostenibilità ed è stata la prima volta che è stata fatta un'indagine così approfondita sul prevalentemente tema greenwashing ed è emerso che addirittura il 59 per cento delle aziende nei propri siti internet parlava di sostenibilità soprattutto legato aspetti green ma non aveva dato elementi per approfondire queste tematiche e anzi addirittura nel 42 per cento dei casi erano ingannevole le informazioni che stavano usando quindi attenzione perché c'è un costo insidioso che è la perdita di reputazione e la perdita di posizionamento sta avvenendo un nuovo fenomeno sono sempre di più competitor che analizzano come voi comunicate la sostenibilità e denunciano assolutamente con l'agicom una segnalazione può essere anche di ufficio quindi c'è tutto un tema di attenzione enorme faccio anche un salto indietro proprio sull'agicom 10 anni fa perché ha introdotto questo articolo 12 in cui per la prima volta si parlava appunto di abuso di temi di sostenibilità più a fini commerciali e anche all'agicom sottolinea che è fondamentale che la comunicazione che evochi benefici a carattere ambientale ecologico deve basarsi su dati veritieri pertinenti e scientificamente verificabili quindi è fondamentale l'approccio scientifico la misurazione il metodo e questa è una cosa che voglio proprio ribadire perché le parole che eri ford diceva ancora nel 1902 le due cose più importanti non compaiono in un bilancio dell'impresa sono le persone e la reputazione appunto e dell'azienda e le persone che la compongono questo adesso è il luogo deputato di un bilancio di sostenibilità dove far emergere tutto questo valore di un'impresa. Grazie. Proprio così attenzione a greenwashing attenzione anche a social washing che come abbiamo visto in casi recenti di cronaca può anche distruggere delle influencer delle persone delle imprese dei marchi e quindi adesso poi con la direttiva nuova in arrivo sui greenwashing non si scherza più quindi assolutamente bisogna uscire dal marketing ed entrare nell'impatto adesso davvero chi non capisce questa questa cosa rischia di grosso ecco in particolare quello chi chiede trasparenza è anche il mercato della finanza che in fondo è quello che deve anche finanziare questa svolta green perché fondi ne abbiamo visti piuttosto pochi in europa c'erano sembravano tantissimi ma poi si sono un po' dispersi in mille rivoli alla fine e ci sono degli investimenti da compiere li devono fare soprattutto le imprese chiederanno aiuto agli strumenti della finanza ecco rita d'eclesia che cosa chiedono gli investitori alle imprese e abbiamo evocato i sustainability linked bond i sustainability linked loans e trasparenza in fondo no? Si allora mi aggancio un po' a quanto appena detto Alba sono un po' diciamo più critica rispetto è stata molto ottimista io sono convinta che bisogna sicuramente dare maggiore disclosure le imprese con questa nuova normativa, l'Erica nominava parlava appunto della precedente normativa questa di adesso da tutta una serie anche di regole su come descrivere e mettere in bilancio una serie di fattori il problema però è effettivamente le imprese sostenibili sono davvero più reddizie più profittevoli come tu menzionavi io spero che questo sarà il caso al momento da un punto di vista di evidenza scientifica non ce n'è è abbastanza dissonante perché in linea di principio le imprese che inizialmente se voi ci pensate investono in sostenibilità hanno dei costi aggiuntivi che devono sostenere che non sempre si traducono in maggiori redditi e maggiori profitti però certo allora si parla di un migliore funzionamento dell'impresa ci saranno meno opportunità di truffe di diciamo frodi e via dicendo però al momento questo non riesce ad essere misurato in maniera secondo me univoca infatti il problema che tu menzionavi della trasparenza è necessaria soprattutto per come misurere la sostenibilità allora giustamente alba diceva tu vai a chiedere un prestito in banca e le imprese vengono valutate sulla base del modello di bisene sostenibile ma chi lo valuta e abbiamo nominato varie volte il questi famosi hanno parlato di queste tre lettere sg che di fatto oggi individuano dei rating che fondamentalmente ti danno un punteggio per dire tu sei un'azienda che ha un modello di bisnes molto sostenibile poco sostenibile come prima avevamo sono molto comuni i rating la valutazione della tua capacità di essere solvibile dal punto di vista finanziario quelli che chiamiamo i rating di credito adesso ci sono questi rating di sostenibilità però lì ci vuole tanta trasparenza e al momento non ce n'è infatti io da questo punto di vista sono ottimista perché dico questa nuova normativa verrà implementata a partire dal 2025 quindi probabilmente ci sarà un minimo di uniformità di informazioni riportate nei bilanci che potranno essere utilizzate dalle o dalle banche dagli intermediari finanziari che dovrebbero valutare il tuo grado di sostenibilità in maniera univoca e qui forse c'è bisogno di un ulteriore intervento che la comunità europea già ha preso perché nel 24 febbraio c'è stato un accordo sulla base del quale si implementerà una direttiva ancora non è effettiva però c'è un accordo scritto sulla base della quale le società di rating devono dare trasparenza su come costruiscono questi rating che è questo che è fondamentale. Tutte le ricerche che noi voi adesso mi è piaciuto che hai messo il termine sostenibilità e ci sono 83 milioni se provate a mettere ricerche scientifiche in cui si verifica la profittabilità di imprese sostenibili da un punto di vista scientifico non commerciale trovate più di 12.500 articoli che però non ti portano un'evidenza in cui c'è una relazione diretta perché noi basiamo le analisi sui rating cioè sulla valutazione della sostenibilità data da una specifica agenzia. Al momento abbiamo sei principali agenzie di rating SG che non sono le stesse che facevano il rating di credito quindi che cosa fanno ma come assegnano un rating a un'azienda di sostenibile con quali criteri? Provate a immaginare SG indicano rispetto dell'ambiente, dei criteri di sociali, dei criteri di governance quindi sull'ambiente possiamo immaginare che ci siano ed è di solito il pilastro al quale danno più peso. Sull'ambiente abbiamo un po' di misure, scusatemi io mi occupo di metodi quantitativi numeriche che sono quanti emissioni di CO2, quanti emissioni di gas, greenhouse gas e abbiamo anche una misura nel bilancio quanto del reddito che l'azienda produce può essere attribuibile a attività green cioè nel senso che hai sostituito alla tua centrale di produzione elettrica usi soprattutto rinnovabile quindi quello potrebbe essere imputato. Questi sono una serie di elementi che tu puoi utilizzare per dare una valutazione dell'impatto sull'ambiente ma sul sociale, sulla governance ci sono una serie di elementi che sono qualitativi che possono essere ovviamente utilizzati in maniera non sempre uniforme tra le varie agenzie e al momento vi posso dare un'esperienza, io sono consigliere in una società di asset management e proprio l'altro giorno avevamo un consiglio di amministrazione in cui è emerso che delle agenzie più comuni, le agenzie più comuni che forniscono questi rating sono Refinitive che adesso è stata acquistata anche dal London Stock Exchange che è quella agenzia che produce questi rating di sostenibilità da più tempo. Poi c'è Morgan Stanley, poi ci sta Sustainalytics, poi ci sta International Shareholders, non vi annoio con il nome dell'azienda, allora la maggior parte di queste aziende attribuisce un punteggio ESG che va da 0 a 100 dove 100 significa l'azienda è molto sostenibile, ha poco impatto sull'ambiente, ha una governance dove ci sono giusto numero di donne, dove ci sono persone con le competenze adeguate, dove sul sociale è 0 sei assolutamente non sostenibile. Alcune aziende invece, alcune di queste società invece che usare 0 a 100 usano 0 a 50 con una scala che è diversa, 50 sei molto, sei pessimo e 0 sei buono, quindi già immaginate se prendiamo i rating di Refinitive, di Morgan Stanley, di International Shareholders, Sustainalytics non sono correlate tra di loro, quindi già lì c'è opacità come le hai attribuiti. In più vi dicevo l'altro giorno ho scoperto che mentre Refinitive è l'azienda più che storicamente ha prodotto questo tipo di rating, quindi potrebbe essere quella che ha una metodologia più robusta ed è anche quella più economica da questo punto di vista e ha un grado di granularità molto sottile, invece a quel punto si preferisce invece di utilizzare Refinitive utilizzare un'altra società di rating perché ha un metodo diciamo ha soprattutto una classificazione più semplificata e anche più costosa, quindi il che significa? Bene allora io posso usare MSCI, io posso usare Sustainalytics ma devo avere un po' di contezza che questi rating in qualche modo sono affidabili, sono robusti e soprattutto sono coerenti e allora qui mi aggancio all'implementazione della normativa CSRD se insieme a una richiesta della Commissione Europea insieme alle mille normative che ci impongono che le società di rating devono dare totale disclosure di tale trasparenza su come calcolano questi rating forse abbiamo qualche informazione aggiuntiva e possiamo verificare quello che tutti auspichiamo perché è chiaro c'è un'imposizione, il Green Deal dobbiamo modificare i modelli di business e fatemi dire anche un'altra cosa perché da questo punto di vista quindi dare questa maggiore trasparenza può essere utile, in più dai un supporto alle società finanziarie, alle banche e lei diceva le banche riesce a negoziare ad avere un tasso più favorevole perché hai dimostrato che sei più sostenibile e io però a quel punto questa misura della sostenibilità voglio che sia effettivamente affidabile ed è anche importante perché al di là del prestare soldi anche tutti gli investitori gli investitori adesso richiedono un investimento che sia sostenibile e pensate non è solo un fatto proprio anche perché le funzioni di utilità sono cambiate ragazzi io sono una boomer la mia funzione di utilità è ben diversa da uno della generazione Z della generazione X e non è che voglio la sostenibilità solo perché è in moda ma perché c'è proprio un sentire diverso e quindi ne dobbiamo tenere conto, scusami ho preso troppo no assolutamente grazie, grazie davvero Allora possiamo accogliere delle domande intanto se volete cominciare a alzare la mano facciamo circolare un microfono e voglio solamente aggiungere questo quindi sta arrivando questo nuovo regolamento in effetti che sulla trasparenza delle società di rating ma tutto ciò poi si aggiunge i rating ESG che le banche si fanno in casa e se chiedete grazie c'è una domanda da quella parte, qualcuno di voi deve dare un microfono, grazie e quindi ad esempio il questionario di Intesa San Paolo ha 16 pagine per calcolare il rating ESG e per capire il tasso di interesse da dare a un'azienda che chiede un prestito anche una PMI e io voglio sapere Ada se uno non ha fatto un rating di sostenibilità prima, come dire un report di sostenibilità dove trova questi dati, sono numeri all'otto, mette delle X sulle caselline e inventa dei numeri? Torno proprio al fatto di cultura della sostenibilità perché spesso non sanno neanche come rispondere, pensiamo alle micro piccole imprese Esattamente quindi giusto l'avvertimento della professore Stacosta di farle queste cose, fare per tempo, muoversi e studiare anche questi temi. Abbiamo una domanda, prego La cultura della sostenibilità è bellissima però agli imprenditori non ne frega niente di questa cosa qua, alla fine l'unica nota pressante che hanno, che trovo realistica, è il fatto che le banche stanno iniziando a chiedere delle informazioni, questa è l'unica perché poi la carbon footprint obiettivamente uno dice sì, ho emesso meno, quindi sei stato bravo, non sei stato bravo, non mi posso neanche paragonare con le altre aziende perché non c'è nessun criterio, i bilanci di sostenibilità sono delle pagine marketing e basta, quindi finché non ci sono delle innovative che ti obbligano a fare qualcosa, nessuno farà niente e gli stimoli, non è realistica questa cosa qua perché non vengono percepiti come stimoli ma vengono percepiti come obblighi, quindi in un momento qui ci saranno degli obblighi che sono sostenibili perché poi l'altro problema è imporre un qualcosa che sia realisticamente sostenibile perché sono le alternative due, cioè notizie false o chiusura delle aziende. Guardi, ragionare così, grazie, non è bello ma è così. No, no, voglio dire, non sarebbe d'accordo ad esempio il signor Dani qui di Arzignano che invece è fornitore della pelle un momento, è lì? C'è qualcuno del gruppo Dani? No, io lavoro nel campo delle pelle, lo conosco benissimo. E allora lei sa che è fornitore di BMW e sa che ha dovuto fare la svolta sostenibile e sa che 10 anni fa le è arrivata la letterina da BMW che se non fosse diventato anche lui azienda Global Compact avrebbe perso la commessa e lei sa che Porsche quest'estate invece si è trovata sui giornali con i titoli Porsche di Sbosca dell'Amazonia perché Porsche non prendeva le pelli da signor Dani ma le prendeva da un fornitore di fornitori di fornitori di fornitori che aveva tirato giù tre alberi nella foresta amazónica per farci pascolare le bestie da cui trarre la pelle, ok? Allora secondo lei adesso Porsche da chi prenderà la pelle? Ancora dal fornitore dell'Amazonia o esponendosi ai rischi mondiali? Attenzione che si finisce fuori il business a ragionare come fa lei? Non è il mio modo di ragionare, io sto spiegando come avvengono, non sto spiegando, sto raccontando come avvengono le cose, il motivo per cui Dani ha fatto questa cosa qua è una pura operazione di marketing e ci sono delle altre aziende tipo Volvo che ha deciso di dire noi non mettiamo più le pelli nelle nostre macchine perché siamo un sostenibile. Sono stupidagini queste, sono tali stupidagini perché le persone dovrebbero sapere ma molte persone non lo sanno che le pelli sono un sottoprodotto se non uno scarto quindi il problema della pelle è un problema inesistente, il problema sono gli allevamenti intensivi che ci sono ma per la carne non per le pelli. In tomà Porsche secondo lei chi l'ha denunciata a Greenpeace che ha chiamato i giornali Porsche di Sbosca alla foresta amazónica non l'avranno chiamata i competitor? Attenzione che non è solo marketing attenzione ci sono dei danni anche la cara Ferragni sta andando out of business con il software washing. Ma certo che ci sono dei danni, i danni sono anche legati con lo scandalo delle borse. Ci sono dei danni anche legati all'informazione. Certo, cerchiamo di dare informazione corretta. È tutto collegato? Professoressa, prego. Io raccolgo la sua preoccupazione però dato che io di mestiere le raccolgo dati, le fornisco un altro dato per dirle come questa preoccupazione secondo me arriva proprio per chi ci sia persi un treno che sta passando da un po' di anni. La prima azienda italiana che ha cercato di approcciarsi ai temi della sostegnabilità o che ha capito che bisogna andare in quella direzione è del 1994, cioè parliamo di parecchi anni fa, ed era ferrovie dello Stato. Prima ancora Olivetti. Ma non facevano i report, quello che voglio dire è la misurazione arrivata per la prima volta nel 1994. Allora io la raccolgo tutta la sua preoccupazione e quindi quando lei dice ci arrivano queste normative dall'alto perché le forze istituzionali, no questo lo sa meglio di me appunto il professor Ezion che si è occupato di questo ma le forze istituzionali per il cambiamento sono due, o arriva dal basso o arriva dall'alto. Quando dal basso in un qualche modo l'azione fatica a insinuarsi e incanalarsi arrivano le normative e io capisco tutto quello che lei dice. Quando lei dice questa cosa arriva non sappiamo come muoverci è perché è mancata la fase precedente, era quello che cercavo di spiegare prima, è mancata la fase precedente, cioè è mancata la velocizzazione della trasmissione della cultura. In questi panel al festival la preoccupazione dei giovani del futuro non è la loro pensione, io ho partecipato a più panel con i ragazzi e io pensavo che una delle preoccupazioni fosse la pensione, la loro preoccupazione è il cambiamento climatico, si sono resi conto questi ragazzi che a oggi giorno ti arriva un temporale e ti porta via la casa, questo è il tema. Allora io credo che ci si può arrivare in mille modi ma non ci sono altre vie da percorrere, ci possiamo arrivare con più calma o meno calma, la normativa ci mette dei vincoli, quello che vogliamo ma non ci sono altre vie da percorrere, questa è la mia posizione, ripeto, raccogliendo i numeri perché io faccio solo la studiosa quindi. Grazie, mi dicono che dobbiamo chiudere il collegamento in streaming e quindi vi salutiamo, grazie ancora, arrivederci.
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