Cambiamento o conservazione
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Cambiamento o conservazione
Un'analisi su discontinuità globale, scelte rischiose e la posizione dell'Europa tra potenze geopolitiche.
Grazie a tutti per la partecipazione, grazie all'ingegner Cattagirone, grazie a Giulio Tremonti, seduti qua, al fianco a me, sul palco. Vedete, quando nell'autunno scorso abbiamo scelto, abbiamo deciso il titolo di questo festival, ricordo la ventesima edizione, la quarta edizione fatta dal sole 24 ore, e ringrazio anche Giulio Tremonti che fa parte dell'Advisory Board. Eravamo molto convinti che il titolo era quello giusto, lo ricordo, scelte rischi fatali, l'Europa al bivio. Devo dire che però poi la realtà, quello che è successo nei mesi successivi, nelle ultime settimane, è andato forse oltre a quelle che erano le nostre previsioni, perché certo quello che è in corso oggi nel mondo è una discontinuità davvero di carattere straordinario e quindi giustifica il titolo scelte rischi fatali, e anche il sottotitolo l'Europa al bivio. È uno scenario di polarizzazione assoluto tra la Cina e gli Stati Uniti, la vecchia Europa è lì che non sa bene che pesce pigliare, perché diciamoci anche la verità. Così come è una conseguenza anche il titolo che abbiamo scelto per questo incontro, perché in questo scenario di totale discontinuità è giustificata la domanda cambiamento o conservazione? E qui le opinioni sono diversificate. Ingegna Caltagirona. Bhe, cambiamento o conservazione, dall'epoca di Democrito e Teraclito, che se li discute essere o divenire, ma io direi che tutto diviene e normalmente c'è un'evoluzione, qualche volta questa evoluzione ridisegna e ritraccia dei percorsi perché sono correzioni, ma questa non è conservazione, è un'evoluzione diversa. Bhe, è un'evoluzione diversa perché ha dei tempi di straordinaria accelerazione. Lo so tre monti, è vero o non è vero? Dunque, affrento il titolo del festival. Se posso, nel lontano 2005, venti anni fa, ho scritto un libro intitolato Europa e rischi fatali. L'aggiunta e lo sviluppo sulle scelte è prodotto da solo 24 ore, certamente più completo. Io credo che un luogo sicuramente è necessario un cambiamento. Poi dirò anche un altro luogo invece che è sintomatico positivamente per me della conservazione. Cambiamento è l'Europa. L'Europa, venti anni fa già, evidentemente era davanti a un rischio fatale. Inquilibrio si diceva di tanti limiti, difetti, prospettive e tra l'altro si diceva anche della Cina che arrivava. Ora io credo due punti fondamentali per il cambiamento. Il primo è, ma diciamo tutti insieme, mettiamola giù così, l'Europa diventa moderna dopo Napoleone quando si diffondono i grandi codici di Napoleone che unificano e semplificano l'Europa. Il vecchio mondo, Marx diceva, nostalgia per i variopinti vincoli feudali, la freddezza, la logica dei grandi codici, semplifica tutto e apre alla grande trasformazione dell'Europa, borghese, poi industriale e poi soprattutto lo sviluppo. Ebbene, il cambiamento fondamentale dell'Europa è questo, cioè uscire dal Medioevo che lei stessa si è creato. Io faccio i conti, credo siamo oltre 450 km lineari di regole europee, la produzione continua. È vero, la commissione dice, ora abbiamo il compass, vuol dire che prima non avevano la bustola e tuttavia continua a produrre norme demenziali. Ora, oggi, Guglielmo Marconi si operasse in Europa, finirebbe in prigione. Violazione del codice del lavoro, perché usava i contadini nelle sue attività, non agrarie, violazione del codice postale, emissione di segnali non autorizzati, del codice della navigazione, perché il Manfilo Elettra era una yacht, una yacht ha trasformato abusivamente, si direbbe oggi, in laboratorio scientifico. E poi, ovviamente, evasione fiscale, perché l'Elettra era la stabile in Italia della Marconi International, incorporata all'Onda. Se, ovviamente, il grande problema dell'Europa è uscire dalla mentalità che si è strutturata, sviluppata, fin dall'inizio, ma drammaticamente negli ultimi 20 anni, la mentalità delle regole. Siamo entrati in un medioevo, con la differenza che il medioevo di Marx era in qualche modo indipendente da problemi di competitività. Quello di adesso vede l'Europa realmente spiazzata. Dovessi aggiungere una speranza alla soluzione dei problemi, non si affida alle menti che li hanno creati. Ogni riferimento è puramente casuale. Il luogo, invece, dove la conservazione ha senso, e finisco, è certamente il Vaticano. Il nuovo Papa è positivamente accettato perché trasmette un messaggio di conservazione. E anche la conservazione inserirà un valore. Qui poi faremo qualche verifica tra qualche tempo. Mi pare che lo scenario ci sono parelli molti posti in proposito. Mi sa che lui un po' per il momento da un colpo al cerchio a un colpo alla botte. Lo dico con assoluta reverenza nei confronti. Mi pare che è tutto da scoprire. L'ingegnere cosa ne pensa? Penso che ci sono i primi segnali di cambiamento anche nella scelta del nome. Il nome che però mi preoccupa perché si ispira a Leone Magno, uno dei pochi papi, è che è Leone IV. E' quello che ha fermato Attila senza combattere. Attila tornò poi in Ungheria. Il libro di storia dice che è molto denaro, ma fermò Attila senza combattere. Nel suo motto c'è la pace senza guerra. Io invece sono convinto che la pace sia solo se sei abbastanza forte per cui gli altri non ti attaccano. E' un concetto che vediamo come funziona. L'argomento del momento, il nostro riarmo, è tutta una serie di cose. Ci sarà un cambiamento, ma è un'evoluzione a cui daranno un serio contributo. Dovremo pensare a fare chi si aiuta al cielo aiuta. L'ho tradotto in una battuta. Bene, questo cambiamento è nelle cronache di tutti i giorni, ormai da diversi mesi, parte dagli Stati Uniti. C'è in ogni modo una discontinuità forte totale. Questa discontinuità è una scelta o forse anche una necessità? Ci sono due aspetti della realtà americana che risultano straordinariamente evidenti. Uno è il debito pubblico. Il debito pubblico americano è fuori controllo. Lo è da diversi anni, ma forse siamo arrivati al momento in cui si impone una scelta radicale, drastica. L'altro aspetto è il bilanciamento tra importazioni ed esportazioni. Anche lì c'è una realtà fuori controllo in misura favorevole all'America. In che misura questa discontinuità totale è dettata da una necessità? In che misura invece è dovuta una semplice scelta elettorale? Molte delle discontinuità, molte delle evoluzioni partono da necessità. Si è costretti a fare certe cose. Che è successo in America? In America qualche decennio fa si è fatta la scelta di privilegiare il consumatore. Per cui, piuttosto che pagare una maglietta, un dollaro si poteva importare a 10 centesimi. L'America produceva un dollaro e poteva importarlo a 10 centesimi. E così aumentava il potere d'acquisto del consumatore. Naturalmente si doveva pagare una parte di questo pagamento a creato un disavanzo. Disavanzo che ha finanziato chi vendeva la maglietta, sottoscrivendo debito pubblico americano. Oggi evidentemente una cultura basata sulla soddisfazione del consumatore a prezzo del disavanzo ha dei limiti. Come ogni debito pubblico, non esiste un limite tecnico a un debito pubblico. Esiste una percezione a un certo punto che quel limite è vicino o pericoloso. Il debito pubblico americano per la prima volta è percepito come un debito che non può più aumentare. Meglio che non aumenti più. Questo impone che si pareggi la bilancia dei pagamenti e si può pareggiare in due maniere. Col baratto che è la proposta. Io compro il vostro vino, voi comprate il mio petrolio. Io non vi pagherò più perché non aumento il debito così. O in alternativa col dazio. Il dazio, d'altronde, è perché la scelta si può anche fare in una maniera diversa. Basta svalutare il dollaro, aumentano i prezzi dei beni importati e diminuiscono di quelli esportati. Ma il dazio è un'imposta. Quindi favorisce un riequilibrio dei consumi. Teniamo presente che il consumatore americano negli ultimi 50 anni ha beneficiato, oltre di questo vantaggio, di importare cose prodotte a basso costo, è avvenuto un fenomeno sociale importantissimo. Da noi vendiamo delle abitazioni a madri di famiglia che risparmiano una vita per comprare un appartamento e darlo ai figli. Questo in America non si fa più, ma prima si faceva. Quindi da qualche generazione è successo questo. Si eredita un patrimonio che hanno accumulato le precedenti generazioni e non si trasmette alla generazione successiva. Quindi quella generazione nella sua vita consuma sì quello che ha prodotto, ma pure il risparmio delle altre generazioni. Anche questo è finito. In America questo fenomeno, anche per l'alta tassa di successione che ha incoraggiato questo, oggi non ci sono più, se non grandi, patrimoni che si trasmettono, ma proprio culturalmente è finito. Quindi il consumatore americano ha consumato tutti i risparmi familiari e ha creato un enorme debito pubblico per pagare poco i prodotti. È chiaro a questo punto che forse possiamo non sapere quello che si deve fare, ma sappiamo una cosa così non si può continuare. Questo è quindi un motivo, una necessità. Le mie ha parlato di successo elettorale. Il successo elettorale dipende quando al tuo tradizionale elettorato aggiungi dei motivi dell'elettorato mobile che per cui ti portano a una maggioranza. Quindi questa necessità è sicuramente percepita, non è importante di come sono le cose. Le cose sono gravi quando vengono percepiti come incommenti, come gravi. E terzo, che una certa cultura, la definisco così, propriomente WOC, ha creato delle reazioni forti. Perché? Ma lei dice conservazione. Dire fate di nuovo l'America grande. È un'evoluzione perché vuoi cambiare, ma vuoi cambiare tornando come di prima, cioè grande. Allora la percezione che questa strada che ha imboccato, non l'America, tutto l'Occidente, ci ha portato al declino a quello che oggi tutti vediamo, soprattutto lo vediamo in Europa, ci impone e quindi è un obbligo il cambiamento. Quindi non solo una scelta ideologica elettorale, ma una necessità. Professor Tremonti. Seguo prima Leone Magno e poi Trump. Parlando di Leone Magno si parlava della difesa dell'Europa o della ragione per la sopravvivenza dell'Europa. Io sono totalmente d'accordo su questo. Mettiamola giù così. Come è stata e come è strutturata? Non sta in piedi. Dicono i diplomatici, tu sui tavoli internazionali puoi stare con il posto segnato a tavola, oppure col nome scritto sul menù, pietanza da mangiare. Ora un altro punto, e forse da questo bisogna partire, non ha più senso la cosiddetta unanimità. Ma 27 non ha senso la unanimità, non c'è nei condomini. Figurarsi se può esserci in una comunità politica. Quindi è fondamentale quel passaggio su due fronti. Uno, la difesa. Nel 2003 la Presidenza italiana propone la emissione di Eurobond per le infrastrutture e per la difesa. Eurobonda in parte per le infrastrutture, io avevo copiato dagli Union Bond di DeLore, che era per le infrastrutture. Non avevano ancora l'Euro perché era una cosa degli anni 90. Eurobonda per la difesa, per l'industria militare. Gli americani ci avevano già fatto allora capire che l'asse si spostava verso il Pacifico e di conseguenza bisogno di investimenti anche dal lato dell'Europa. La discussione fu, devo dire, abbastanza molto economica e interessante in Parlamento Europeo. La parte laborista disse, nice, perché questa potrebbe essere una politica chinesiana. La parte popolare disse, perché no, potrebbe essere una politica colbertiana. Arrivò la commissione Prodi e disse no in assoluto. E' gradevole pensare che domani il presidente Prodi verrà a sostenere, 20 anni dopo, gli Eurobonda per la difesa. Quindi vuol dire che le idee camminano in salita, ma camminano. L'altro aspetto della difesa e della ragione eppocre, io ho detto, la unanimità, non può resistere, è l'allargamento. La faccio breve su questo, poi un attimo di economia. Però l'Europa in questi anni, dopo il grande allargamento del 2003, ha fatto politiche di graduale, ma paternalistico allargamento. I compiti a casa, la tua democrazia non è per affetta, devi migliorare. La novità intervenuta è che l'Europa sta facendo l'allargamento verso est, Putin sta facendo l'allargamento verso ovest. Io ora si parla di pace, ma ho l'impressione che, a prescindere dalle formule di conclusione della guerra in questo momento, quello che è curioso è che i dittatori, o comunque gli autocrati, a volte scrivono o dicono, e nessuno li prende sul serio. Il Mein Kampf era diffusissimo, ma pochissimi l'avevano letto. Io ho avuto l'opportunità di conoscere due punte e mezzo. Il primo era assolutamente anti-oceanale, e credo ha ragione, veniva dal dramma della caduta del comunismo, dell'ingresso nella miseria di milioni di persone, e gli oligarchi. La formula che, ricordo, incrociava questo punto era from communism to gangsterism. E questa degli oligarchi è stata per anni la Russia. Poi è diventato assolutamente occidentale, è entrato nel G8, voleva entrare pubblicamente nell'Unione Europea. L'impressione che c'avevi era abbastanza sopra, era a livello un po' sotto l'America, ma sicuramente sopra di noi. Ricordo veniva in vacanza in Sardegna, Berlusconi aveva lo yacht e lui aveva la nave da battaglia, per trasmettere un messaggio di relativa differenza. Il Putin che c'è adesso è assolutamente... Le formule che usano, e torno a dire, bisogna avere... È assolutamente... È straordinario in questi termini, ma scritti, interviste pubbliche, in inglese e tra l'altro. Il nostro futuro è nel nostro passato. Il nostro passato è religione, tradizione e confini. E lui è e sarà sui nostri confini. Quindi la ragione per una... La ragione d'essere dell'Europa per sopravvivere è la difesa da una parte, ma dall'altra parte anche io credo all'allargamento. Senza allargamento, il dramma che vedremo e che avremo è, credo, piuttosto scritto nella storia. Un nome a caso, i Balcani. Un luogo dove diceva Churchill, si produce più storia di quella che si consuma in loco e quindi la si esporta, sera ieri. Quindi io credo che, ma avremo occasione di parlarne in questi giorni, il futuro dell'Europa in questi termini, il dollaro Trump... Poi prometto che non cito o non scrivo più libri, ma nel 1994, l'anno del World Trade, io ho scritto un libro intitolato Il fantasma della povertà. In quel libro c'era scritto, i capitali andranno in Asia alla ricerca di manodopere a basso costo, ne avrà un beneficio il mondo dei servizi, la finanza, poi sarebbe anche venuta Silicon Valley, sarà destrutivo per la working class. Per la classe operaria, lungo tutta la fascia delle ruggine, l'industria è scomparsa e l'effetto sociale è stato devastante. Il libro del vicepresidente americano e l'EG americano va letto per capire la politica americana, cioè dire un mondo distrutto e la voglia di cambiare. Il fantasma si è svegliato, ha votato a Repubblicano, è arrivato alla Casa Bianca, incorporato nell'operario della Florida al cui il presidente Trump offre tornerai al tuo posto di lavoro a Detroit, per quando torna il posto di lavoro lui sarà in pensione e al posto del posto di lavoro ci sarà un computer o comunque un'automa. Però la logica del 3 aprile è la, come diceva l'ingegnere, assolutamente questa. Che funzioni è tutto poi da vedere? Perché è difficile che 350 milioni possano fronteggiare 8 miliardi di persone. È difficile che uno stato possa fronteggiare 70 stati. Nei 70 c'è l'Unione Europea che siamo anche 27. Quindi è abbastanza difficile quello. Io penso che una soluzione si possa trovare, alla fine si troverà. Notando un dato, nelle schede dei presi Casa Bianca scrive certamente i dazi ma anche le regole. E per molti presi è un catalogo di regole considerate ostruzione al commercio. Quella secondo me sarà la trattativa, non solo sui dazi, che dovrebbero tirare le sue perché hanno detto riduciamo le tasse prendendo i soldi del mondo con i dazi. Un esercizio che lo vedo un po' in salita, il mercato te lo segnala e qualche difficoltà c'è. E però è un processo come chiudere. Io penso che il mondo è globale, ancora sugli oceani vedi le navi con i container. Il mondo è globale sulla rete che univelza idee, simboli, messaggi. E' finita la globalizzazione come ideologia dominante. L'ultima utopia del 900, l'altra è stata il comunismo. La globalizzazione è il mercato che domina tutto e la politica, i governi, i popoli, gli stati sotto. L'ultima utopia è stata così a lungo con benefici e malefici. Dalla povertà è uscita molta gente, anche Wall Street e molta gente. L'inquinamento. Però quella forzatura della storia, un'eccezione della storia, è finita. Mai nella storia dell'umanità un cambio così forte è stato in un tempo così bene. 30 anni fa il mondo era diverso. Diciamo che non c'erano i telefonini, magari c'erano i bambini, era un mondo totalmente diverso. Io non sono negativo, sì, uscirà conservando un mondo globale, cercando di equilibrio. Però il processo in atto è molto complicato. Su questo a prima vista sarei completamente d'accordo. Se posso permettervi però un commento, una considerazione forse un po' irriverente. Ma per me in questi primi mesi di Presidenza Trump, il risultato più importante che è stato ottenuto è di dare una credibilità straordinaria al leader cinese. C'è un momento di equilibramento del mondo. No, quello che è stato è che in trenta anni la Cina è apparsa sulla scena economica e politica del mondo. Non era così venti anni fa, certo non trenta. Io ricordo quando in America parlavi, ti dicevano che la Cina è in cammino sulla via del progresso e sulla via della democrazia. Il progresso l'hanno fatto, la democrazia diciamo che hanno convertito gli impianti abbandonando Marx e applicando novità relativamente confucio. Detto questo, effettivamente, per differenza dell'effetto di potenza mostruoso che si è creato adesso, la Cina ha un edome potere non solo economico ma anche politico. A miei tempi era solo economico, era uno dei giventi, rispettoso, attento, ma non era la potenza che è adesso. Adesso è oggettivamente la potenza parallela a quella americana. Poi c'è la variante tecnologie avanzate. Mi è capitato di parlarne con un imprenditore italiano che è stato in Cina, appena rientrato dalla Cina lui fa componentistica. Era rimasto sconvolto perché ha detto Fabio, in Italia siamo i robot, il mondo occidentale sta facendo i conti con la robotizzazione delle linee produttive. In Cina sono gli umanoidi, gli umanoidi sono una realtà nelle fabbriche. È una roba un po' diversa, tant'è che poi non ho resistito all'opportunità che mi ha dato la cronaca un paio di settimini fa, era una domenica, ho messo in prima pagina la fotografia di un umanoide che alla fine si era ribellato e si è messo a minare il suo assistente umano. Però è la realtà degli umanoidi, in Cina hanno fatto delle gare podistiche, le gare di corsa tra umanoidi. Noi siamo lontani, ma questo lo dico io, me lo diceva questo imprenditore, che tra l'altro è un imprenditore del nord-est che è abituato a prendere la valigetta e andare per il mondo, aveva gli occhi che si incrociavano dopo questo suo giro nelle fabbriche a vedere non i robot, che quelli abbiamo anche noi, gli umanoidi. Per finire poi, occidente verso quel mondo, 2 a 0 per la centro, non hanno la libertà e quindi non hanno la scienza, puoi avere tutto, puoi avere la tecnica, puoi avere la disciplina che produce tecnica, ma non hanno la libertà. Covid è un esempio tipico, non hanno la libertà, quindi non hanno la scienza, quindi 2 a 0 per la centro. Ingegnere, gli Stati Uniti resteranno leader dell'Occidente? Io non vedo chi altro li può sostituire, il primo Paese in occidente è tolto dopo gli Stati Uniti e la Germania che è un quarto degli abitanti, un quinto del PIB, rimarranno leader. Non ci sono alternative per il momento, a meno che non si fa l'Europa Unita, mi pare un discorso lontano per il momento. La Germania ha deciso mille miliardi di investimento nelle armi e l'Europa lo dice e poi magari non lo fa, ma i tedeschi lo fanno sul serio. La Germania, questa è la grande novità, sono passati 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, abbiamo mille miliardi di investimenti nelle armi in un Paese che ha il 25% di preferenze elettorali all'AFD, che è un partito senza forzature neonazista, almeno si avvicina tanto. Si sente mille sulla Germania, 800 in Europa, io ho qualche difficoltà per fare i conti perché mi sembra insufficiente per eccesso. Ma forse la differenza che i tedeschi lo fanno sul serio, l'Europa chi vivrà vedrà. Il discorso sulla Germania è un discorso che ha prospettive drammatiche non solo per le armi. Il modello era import di energia a basso costo dalla Russia, era il modello di Voitivla, di Adenauer, dall'Atlantico agli Urali in Europa, erotto quello, exporta di prodotti di alto valore in Cina. E la difesa pagata da altri. Ora, il dramma che vive la Germania è nel fatto che sull'auto ci sono enormi problemi di costume, problemi non piace più come una volta. Io ho messo sulla sveglia quando ho compiuto 18 anni per prendere le Faria Rosa. Non c'è nei costumi l'auto, c'è meno di prima. C'è il suicidio che ha fatto l'Europa con le regole cinesi a proposito di fabbriche, di auto elettriche ed intorni. La crisi che riguarda anche noi, io spero che la crisi non arrivi al turismo sull'Adriatico, però la crisi oggettivamente in Germania è della ragione per esempio del voto a Estra. Se perde il posto in fabbrica magari voti diversi. Non credo che sia sostitutivo l'investimento in armi, sostitutivo dell'auto. Perché l'investimento in armi o fai la guerra, ma l'investimento in armi non fai il PIL. Questo è un enorme problema. L'altro punto è che non c'hanno chi ha avuto l'avventura di dover studiare in parte, mi lo facevo tradurre, tedesco, è una lingua paratattica. Questo spiega perché sono bravi in chimica, in meccanica, ma non sono bravi in elettronica. La grande questione è quella. Io non credo che arriveremo comunque a una Germania militare, sono vecchi anche loro, io come dire, il ritorno allo spirito dell'800 e dell'900 non lo vedo, però certamente ho preso complesso in gravissima crisi. Ormai la recessione dura da due anni, quindi è tanta roba. Anche poi per l'Italia è un problema perché l'Italia in questo momento vive la migliore condizione tra i Paesi principali europei, perché alla fine ce la stiamo cavando. Il PIL è di poco, sempre meno, questo poco, però alla fine è un PIL positivo. Certamente la situazione economica complessiva, la situazione del Paese, è migliore di quella della Germania, ma anche della Francia. Ma noi ci stiamo salvando per il turismo, per i servizi. L'industria manufacturiera, noi abbiamo cominciato a pubblicare sul sole di t4ore, scusate se mi ha autocito, ma fa parte della mia vita, il contatore dei giorni in cui l'industria manufacturiana italiana invece è andata avanti e indietro. Siamo quasi a due anni, perché da tra parte con la Germania in recessione noi abbiamo il 30% dell'industria manufacturiera che è collegata all'industria tedesca e quindi i miracoli è difficile e difficile farli. Comunque vedremo come andrà a finire. Ingegnere, ma non è che il pendolo si sta, per la verità, neanche tanto lentamente spostando inesorabilmente verso Oriente? Il pendolo si sta spostando verso Oriente, non inesorabilmente, mi auguro provvisoriamente, il pendolo uscilla. Non c'è dubbio che oggi lo sviluppo in Oriente è più dello sviluppo da noi, quindi su questo non c'è dubbio. Voglio aggiungere un'osservazione su quello che si diceva su Riarmo della Germania. È chiaro che se io ho le capacità economiche per difendermi da solo e sono in un'Europa che non trova una logica per fare un armamento comune, mi rimane una sola scelta, difendermi da solo. Io ricordo solo un fatto. Hitler riarma la Germania nel 1933. In cinque anni costruiscono un esercito che è il più forte del mondo, che per tre anni ha tenuto di scacco il mondo. Le cose si possono fare, ma loro hanno un'attitudine e in questo momento hanno tutto l'apparato produttivo sotto sfruttato, di meno della loro potenzialità. Quindi, avendo i soldi, la tecnologia, tutto quello che hanno, se vogliono, lo fanno in pochi anni, molto meno di quello che noi pensiamo. E poi, milleniali... E li sostiene il Pil, tra l'altro gli conviene perché li sostiene il Pil. Non ci rimentichiamo che se i 27 paesi si riarmano, e questa esigenza la sentono molto i paesi dell'est che sono a confine, noi la sentiamo di meno perché siamo molto lontani. A noi tanto si perderebbero sulla tangenziale romana, no? Diciamoci la verità. Sì, però ecco, che tre sono i paesi produttori potenzialmente di armi in Europa, la Germania, la Francia e l'Italia. Gli altri 24 sono compratori, quindi non è quello che può fare la Germania è diventare un grande esportatore. Perché gli altri aumentano il Pil e comprano. Quindi, arrivare primi è una cosa importante anche per il proprio apparato produttivo. La Francia si suicida perché incentiva l'Europa a riarmarsi e poi i paesi europei comprono dalla Germania. È una specie di autogono? È sicuramente un effetto collaterale. Ho vinto una scommessa e ho fatto sorridere il gen. Caltagiron. Datemeneato. Le sono grato. In privato non è facile. In privato è un altro riscosto. Le sono grato. Perché in privato ha numeri da cabare, ma lasciamo perdere. In pubblico è un altro film. Alla fine, prof. Tremonti, questo pendolo si sta spostando verso l'Oriente oppure no? Io penso... Ci aggrappiamo al pendolo? No, io penso che sia... Non puoi ovviamente ignorare l'America, non puoi ignorare la Cina. Io ho realmente, se cambia, ho una grande fiducia nella prospettiva dell'Europa. E credo sia nell'interesse di tutti. Ricordo, alla scuola centrale di partito comunista cinese... Abbiamo un professore di partito comunista cinese che viene qui al festival. Dovrà essere due, poi uno si è ammalato in zona Cesarini. Però uno ce l'abbiamo qua. Nei prossimi giorni interviene. Il piano italiano, allora, per superare le regole era... Non puoi vivere in un mondo in cui l'unica regola che non ci sono regole deve passare dal free al fair trade. E' stato scritto un catalogo di regole, si chiamava Global League Standard. La presenta della scuola, che comunque era il centro del potere, non il governo, era il vicepresidente della Repubblica. E' stato scritto un catalogo di regole, che comunque era il centro del potere, non il governo, era il vicepresidente della Repubblica. E' stato scritto un catalogo di regole, che comunque era il centro del potere, non il governo, era il vicepresidente della Repubblica. E' stato scritto un catalogo di regole, che comunque era il centro del potere, non il governo, era il vicepresidente della Repubblica. E' stato scritto un catalogo di regole, che comunque era il centro del potere, non il governo, era il vicepresidente della Repubblica. Se posso permettermi, lo dico con grande umiltà, l'Europa ha un problema di leadership grande come una casa. Per fare tutto ciò occorre una leadership adeguata. Non ci sono in questo momento in Europa leadership adeguate. E non temo smentita. Poi potrei approfondire, ma lasciamo perdere per carità di patria. Lasciamo laggiù così a razzo. Tempi drammatici portano uomini forti. E questo è dopo la guerra il trattato di Roma. Uomini forti portano tempi felici, il MAC. Tempi felici portano uomini deboli. Uomini deboli ci costringono a guardare verso tempi drammatici. Questa è una piccola operazione di marketing analoga a quella che ho fatto io. Perché la frase che il professor ha appena detto è il titolo di un evento che faremo nei prossimi giorni con il professor Tremonti, intervistato da un collega. Però è davvero un titolo straordinariamente interessante e non è, io sono presidente di comedia scientifico, ma non è farina del mio sacco. Questo è un titolo che ha scelto il professore. È bellissimo e quindi ascolteremo il suo intervento con assoluto interesse. Democrazie e autocrazie. Efficienza o libertà. Ingegnere, com'è che si sciogono questi dilemmi? Io però, se mi consente, un po' le rispondo. Volevo dire una cosa a quello che ha detto il professor Tremonti. Lì il tabolo ha tre gambe. Cina, America, Europa. L'Europa è un'espressione commerciale, non lo è politica. Noi abbiamo vissuto in Italia e abbiamo pagato durissimamente nel Cinquecento la stessa cosa. Noi alla fine del Quattrocento i posti più ricchi del mondo erano Venezia, Genova, Firenze, Milano, anche Napoli. E che cosa è successo? La Francia si è unificata, l'Inghilterra si è unificata, la Spagna, cacciando i mori, si è unificata. E improvvisamente noi abbiamo trovato dei paesi civilissimi e ricchissimi, ma che erano 10-15 volte più piccoli dei tre paesi che si erano formati nel continente. Cioè noi non ci siamo riunificati. L'Italia si è unificata tre secoli dopo. Questo ha portato nel Seicento il nostro assoluto impoverimento. Allora sì, è un tavolo che può essere a tre, ma a condizione che noi mandiamo avanti un'unificazione politica, perché sennò siamo un'espressione commerciale. Ed ecco il riarmanamento della Germania. Non si riarma l'Europa, mi riarmo io. Cioè attenzione, io non credo che finché noi non diventeremo un soggetto politico possiamo stare a un tavolo alla pari con gli altri. Sì, quando si parla di commercio, sì, naturalmente, perché come soggetto commerciale siamo un grande soggetto commerciale. E vado a rispondere alla sua domanda tra democrazia e autocrazia e tra libertà ed efficienza. Allora io ritengo che la libertà sia il bene supremo, l'unico bene per cui vale la pena dare la vita. Però la libertà è una conquista, non è un dono né un diritto. La libertà la dobbiamo conquistare. Per conquistarlo dobbiamo, nessuno ce la regalerà, gli altri si esplanderanno e ce la comprimeranno, dobbiamo essere abbastanza forti per difenderla, quindi efficienti. E quindi non è una scelta tra efficienza e libertà. Noi dobbiamo essere efficienti per rimanere liberi. E per rimanere liberi abbiamo bisogno, rispetto ai governi autocratici, di una capacità di decisione più rapida. Cioè le nostre democrazie di cui siamo fieri e vogliamo che continuino e speriamo che continuino a lungo, hanno bisogno di manutenzione. Una delle manutenzioni più importanti è che la democrazia eleggia qualcuno, ma qualcuno quando è eletto deve avere i poteri e non deve avere i lacci e i raccioli che lo frenano. Qual è l'antitoto al potere che gli ci dà? Il mandato deve essere breve e non deve essere regibile. I romani avevano il mandato dei consulati che duravano un anno. E lo stato che è durato di più nei secoli e che noi conosciamo. Mandato breve, con tantissimi poteri ed eletto, perché il consulato era eletto. Cioè la nostra forma, oggi si parla addirittura di mandati, ma in tutti gli organismi il mandato troppo lungo ti obbliga poi ad avere tutta una serie di contrapesi per limitarne il potere. Noi invece abbiamo bisogno di decisioni rapide, quando eleggiamo qualcuno, e queste sono le autocratie, quelle che chiamiamo autocratie, e che oggi ci stanno spiazzando. Non formiamo le decisioni rapidamente per garantirci la libertà, abbiamo bisogno che i mandati siano brevi. Cioè io credo, per ospetta a me, che va rivista un poco questo meccanismo fantastico della democrazia, della libertà, ma i tempi cambiano e le esigenze sono diverse. Professore, Efficenzo Libertà. Nell'antica Roma era vietato fare politica agli attori, se fossero adesso i romani, direbbero è vietato ai tecnici. Detto questo, io condivido con una riflessione specifica, anzi, sempre andando indietro alla mia storia, nel luglio del 1989, anno bicentenario della rivoluzione, il Corriere alla sera mi chiese un articolo, e non sapendo cosa scrivere, ho scritto come quello fu un anno di avvio di rivoluzioni parlamentari. Nel anno di assemblé, questo saranno di avvio del processo opposto. Si è spezzata la catena stato, territorio, ricchezza. Un tempo il potere degli stati derivava controllo ai confini, la ricchezza nei confini, o il monopolio della politica, levo le tasse, le levre militari, dico la giustizia. Giallo è evidente che la ricchezza usciva dai confini, entrava, c'era scritto, nella Repubblica Internazionale del Denaro. Era il luglio del 1989, il muro cade nel novembre. Il Corriere intitolò quell'articolo una rivoluzione che svuoterà i parlamenti, eccessiva ma adesso in un qualche modo evidente. Metti laggiù così. Molti dei problemi che sono la base della speranza, della paura, della vita delle persone, sono problemi che vengono da fuori dei confini. Sono le migrazioni e la finanza internazionale sono oggi le macchine ruba lavoro. Ora credo questa una delle ragioni dell'assenzione che ormai è dominante e eccessiva o le ragioni del voto opposto, dicono i populisti. In realtà molto del voto sproeggiativamente definito populista, per essere chiaro, un tempo uno che si candidava era credibile o creduto per la capacità di risolvere i problemi. Era credibile o creduto perché erano problemi locali e in qualche modo gestibili. Se sbagliava andava a casa. Adesso torno a dire i problemi. Quindi che cosa sarebbe fondamentale? Avvicinare il livello, la tipologia dei problemi al voto. Quindi in Europa, un vero voto europeo su alcune cose essenziali. Tutto il resto è meglio che non sia deciso credo neanche dai parlamenti o l'eccesso di legislazione. Torno a dire in medioevo. In America hanno unificato le ferrovie e noi abbiamo regole sui lavandini. Domanda per il professore. Il dollaro è sempre stato l'emblema e la forza degli Stati Uniti, dell'America. Adesso si riscontra in questi mesi di Presidenza Trump un doppio fenomeno. Da una parte la svalutazione del dollaro sembra che faccia bene alla Presidenza Trump perché aiuta a tenere sotto controllo l'inflazione. Dall'altra c'è un tema di sostituzione del dollaro con le criptovalute. Sembrano una nuova frontiera. Ma in che misura questo cambio di passo sul dollaro può davvero fare bene agli Stati Uniti? Perché viene meno una colonna portante del potere americano nel mondo. E in che misura, al contrario, questo assurgere nell'Olympo monetario internazionale delle criptovalute può essere ricco di incognite? Perché anche i paracari sanno che sono strumento di illegalità non banale. Perché si chiama capitalismo? Perché sulle antiche monete era impressa la testa della pecora, da cui pecuniario. La pecora era la ricchezza, girava il gregge, non faceva in pratica, lo governava. E' la ragione per cui all'origine le antiche monete avevano la testa degli animali. Poi dei sovrani, poi dei presidenti. La mia impressione è che adesso la pecora sia impazzita. E cioè dire, la quantità di moneta che è stata creata dopo la crisi finanziaria nel 2011-2012 in poi, è effettivamente uscita da ogni criterio di legame, di collegamento, con la ricchezza sottostante. Se tu guardi il PIL cresce a modo suo, dal 2012 a oggi la ricchezza sui grafici, la vedi quella finanziaria che sale in verticale. Ma mai visto nella storia un processo di questo tipo. Dicono è l'intelligenza artificiale, io credo che sia più artificiale che intelligenza, però di fatto è una realtà che non si è mai vista finora. Chiudo dicendo, il dollaro è comunque, è stato e credo debba restare a lungo il simbolo dell'Occidente. Quindi un attentato al dollaro credo sia un attentato al nostro sistema di civiltà e di libertà. Le criptomonete, come dice il nome stesso, allora faccio in breve, c'è stata una sola vera tentata moneta alternativa ed era Libra. E la logica di Libra era, la moneta può essere mezzo di scambio o riserva di valore. Ci sono enormi aree del mondo dove c'è bisogno di scambio, ma sono così poveri ancora che non hanno bisogno di una moneta che sia anche riserva di valore. Quella avventura che era molto seria è stata terminata. Le cripto di adesso, francamente, mi sembrano, assolutamente non, però ci sono tanti operatori, non voglio offendere nessuno, però francamente io sconsiglierei un'avventura cripto finisce in qualche modo strampalata. Qualcuno, anche autorevole, nelle ultime settimane ha fatto un po' di soldi con le criptovalute. Poi mi fermo qui perché alla fine sono un lavoratore dipendente, quindi devo stare attento. C'è anche in prima fila l'amministratore delegato, quindi non voglio fare affermazioni troppo impegnative. Mi sembra che sia chiaro a tutti, d'altra parte, un po' l'abbiamo scritto sul giornale, d'altra parte questi su e giù così impetuosi sono anche occasioni di accumulazione di risorse di carattere straordinario. Ingegnere, abbiamo capito che c'è un momento di straordinaria discontinuità e anche di cambiamento, ma alla radice di ciò c'è un sistema di valori oppure no? Intendo di valori tradizionali, poi si può discutere quali valori, ci si può dividere dando dei giudizi ideologici, ma c'è questo sistema di valori oppure stiamo andando avanti in ordine spasso? Certo che c'è un sistema di valori, il problema è il credere in questi valori. Le grandi società, io penso sempre a Roma, l'età dell'oro era al passato, per alcune società di oggi l'età dell'oro è al futuro. Ma lei ha detto che il tema è se prevale il cambiamento o l'evoluzione, allora noi dobbiamo difendere i principi su cui abbiamo costruito la nostra società e dobbiamo evolversi nel progresso, soprattutto tecnologico che c'è oggi. Tenendo presente che cos'è che ci sta mettendo in crisi? Non il cambiamento, la rapidità del cambiamento ci mette in crisi, il cambiamento c'è sempre stato. L'accelerazione oggi è frenetica. L'esempio che farei di questo è quello che sta succedendo col calo demografico. Il calo demografico di per sé non è un male, io non penso che se in Italia al posto di 60 milioni ne vivono 50 vivremmo peggio. Penso che ci sono dei sistemi compensativi per cui in natura arrivati a un certo livello ci si ferma, l'umanità non può essere 20 miliardi, ci dobbiamo fermare. Forse è anche bene che cos'è male che avvenga così rapidamente? Quando la popolazione cala rapidamente viene uno stato di crisi, l'esempio è la peste di Firenze. In 300 il 30% degli abitanti morirono e per decenni i campi non avevano più valore perché non c'era nessuno che li arava, quindi non si potevano vendere. Le case a Firenze erano più degli abitanti, questo ha portato all'azzeramento del valore dei patrimoni e delle garanzie che uno poteva dare, quindi è un crollo. Perché? Perché è avvenuto in un anno il 30%. Allora, oggi noi abbiamo, e qua è il cambiamento, abbiamo un calo demografico forte, il male dove nella velocità ed è contemporaneo all'aumento della durata della vita. Lei pensi se la vita non si fosse allungata, oggi saremmo molti di meno, siamo di meno perché campiamo di più, ma la demografia ha parità di durata della vita, ma siamo calati tantissimo. Quindi, qual è oggi il nostro problema? Beh, noi su questi dati abbiamo fatto uno stato che si occupa del benessere dei cittadini, per esempio pensionistico, 100 cittadini versano i contributi, 100 cittadini prendono la pensione. Ma se si allungano i tempi dei pensionati e invece diminuiscono i contribuenti, è uno stato che non potrà più garantire quei risultati. Cioè, oggi si va in pensione con una cifra vicino all'ultimo stipendio. Oggi sono numeri, non sono opinioni. Pensare che tra 20 anni si vada con cifre di questo genere, già la metà, se studiamo tecnica, già andare con metà dello stipendio in pensione, sarà un problema. E quindi questo incide anche sul concetto di famiglia e di voglia di lavorare. In passato una generazione manteneva i figli e i figli mantenevano gli anziani. Poi, a un certo punto, lo stato ha pensato agli anziani. Si è indebolito il concetto di famiglia perché ci pensa lo stato. Lo stato non potrà più pensarci per il fattore demografico. Quindi pensi quanti cambiamenti ci saranno questi, oltre al famoso calo del valore dei patrimoni. Se lei oggi va in una regione del sud, dico la Calabria per dirne una, che cosa succede? Oltre al calo demografico naturale c'è il calo dovuto all'immigrazione interna. Dalla Calabria si spostano e vanno a lavorare a Milano per esempio. Quindi i migliori e quelli che hanno più energie si spostano, ogni volta che si sposta, lasciano la casa libera. Le case di tutti gli altri che rimangono valgono di meno perché ci sono più case vuote. E quindi non solo lui toglie l'energia, ma gli fa calare il valore dei patrimoni. Pensi l'effetto indiretto, l'effetto collaterale della demografia. Quindi oggi che cos'è negativo? E' la rapidità con cui questo fenomeno viene e con cui in fondo dovremmo trovare delle soluzioni. Pensi all'Italia senza immigrazione. Pensi i numeri, noi siamo 60 milioni. Pensi senza l'allungamento della vita e senza l'immigrazione. Semplicemente per i figli quanti saremmo? Ecco questo è un cambiamento vero. Non solo. Su cui non abbiamo molte scelte che dobbiamo subire. Grazie, è l'attenzione con cui anche la platea seguito questo incontro creava i presupposti per farlo durare un'altra ora. Il tempo però è scaduto e quindi dobbiamo chiudere. Chiedo una risposta flash. Alla fine di questa discontinuità in corso, preverrà la forza o la ragione? Tutte e due. Non c'è dubbio che quando c'è uno scontro, prevale la forza. Quindi la forza prevale subito. Alla lunga prevale la ragione. Quando il peggiore vince, viene il Medioevo. Ci vogliono tanti anni per recuperare. Ma guardi, prevale la forza, non c'è ragione. Quindi dobbiamo essere forti se dobbiamo sovravvivere. La risposta non è del tutto rassicurante. Grazie a tutti per l'attenzione. Grazie a tutti per l'attenzione. Grazie a tutti per l'attenzione.
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