Bologna capitale europea dell’intelligenza artificiale
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Bologna capitale europea dell’intelligenza artificiale
L'Europa investe in AI Factory e supercalcolo per competere globalmente, promuovendo modelli aperti e collaborazione internazionale.
Buongiorno, benvenuti a tutti, scelte fatali dell'Europa. Queste sono di quelle costruttive, quelle che tutto sommato stiamo operando e che sono sotto gli occhi di tutti decisive. L'AI, il futuro dell'AI in Europa, cosa stiamo facendo per non fare quelli che regolano e basta, come parla, come fa credere una narrativa francamente abbastanza parziale. Abbiamo un panel straordinario, cominciamo come da format con un'intervista di una dozzina di minuti con il direttore generale della DG Connect, cioè quella struttura della commissione europea che fa la strategia e l'azione intorno alle questioni digitali e non solo con una visione di lungo termine. Roberto Viola è dirigente questa direzione e è un affezionato partecipante ai festival di Trento. Lo ringraziamo molto per aver trovato il tempo di essere qui, anche perché nel frattempo, non so se avete notato, abbiamo un pelino di problemi con i nostri amici dall'altra parte dell'oceano. Ieri il 50% in più di Dazio, lasciamo stare questo aspetto, ma sicuramente una delle narrative sulle quali lavoriamo è questa sorta di competizione mondiale sulle AI. Io vorrei impostare questa discussione da un lato, e scusatemi se lo facciamo, ma insomma un riassunto di quello che abbiamo fatto e stiamo facendo di significativo e dall'altra parte vorrei far emergere le differenze, cioè se la nostra è una competizione sulla stessa partita o se stiamo cercando di costruire una nuova partita, un nuovo modo di concepire l'AI. Quindi da un lato cominciamo, sì, d'accordo con i numeri, gli investimenti, la strategia iniziale con la quale rispondiamo alla questione. Abbiamo le AI Factory, Bologna, ed è dedicato a questo il panel successivo, è una di queste, che cosa pensiamo di ottenere con questa strategia? Caro Luca, grazie al Festival di avermi invitato di nuovo, grazie a tutti voi di essere qua, e grazie ai tanti amici che sono qua. Tu hai posto tante domande, cominciamo quindi con l'apertura. Qual è il modello europeo per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale? Perché il modello Bologna è un modello di successo, non solo in Italia, in Europa e nel mondo, e dove cerchiamo di andare, e poi chiaramente lo sviluppiamo in questi 10 minuti. Vorrei iniziare raccontando una cosa, che io fui convinto da Patrizio Bianchi, qualche anno fa, non diciamo quanti anni, vieni a Bologna, vedi quello che stiamo facendo, non c'era nulla e non esisteva Leonardo, Euro HPC eccetera, e io quindi accettai l'invito, lui mi guidò, lui era l'autista, andammo al Cineca, ci fu una prima discussione, e io disse, ma avresti idea di fare un coordinamento europeo dell'HPC? Me l'avevano bocciata tutti, e fra i pochi che ci credevano erano sicuramente Patrizio, Francesco Profumo e i tanti amici che sono qui oggi, ed è partita questa idea un po' folle, perché l'Europa spendeva un sacco di soldi nel supercalcolo, non c'aveva ma con supercalcolatore, erano tutti i pezzi in giro per l'Europa, e abbiamo deciso di fare una cosa come l'Agenzia Spaziale Europea, quindi un'organizzazione europea che si occupasse del supercalcolo. Adesso questa organizzazione ha quasi 40 membri, incluso all'Inghilterra per esempio, ed è di gran lunga l'organizzazione mondiale più importante che c'è per quanto riguarda il supercalcolo. Bologna è uno dei centri mondiali più importanti, abbiamo investito da quando è partita questa avventura 10 miliardi di euro, sono soldi europei, soldi nazionali, e sono soldi veri, non quelli con rispetto dei giornali, voglio dire, nel senso che sono soldi che sono stati investiti sui territori europei in Italia, e poi tramite il piano di rilancio europeo, l'RRF e altri fondi europei, fondi nazionali, hanno fatto sì che ci sia adesso il centro nazionale supercalcolo, che sta sempre a Bologna, e quando si vede le classifiche mondiali con Bologna e Pavia, perché a Pavia c'è il supercalcolo dell'ENIC, il più grande al mondo per le applicazioni industriali, l'Italia è tra i primi 4 al mondo come paese per il supercalcolo, io credo che sia un miracolo italiano notevole. Ora voi direte che cosa ci si fa con questi supercalcolatori? Si scalano le classifiche mondiali supercalcolo, e poi uno fa una bella conferenza stampa? No, i supercalcolatori sono un pochino quello che appunto è la fabbrica per quanto riguarda gli oggetti tradizionali, quindi è il posto dove si fanno le cose, quindi è il posto in questo momento dove si costruisce l'EI. L'EI ha bisogno di tanti dati e tanta potenza di calcolo. Il cervello umano consuma solo 20 W, ed è ancora molto più potente di tutti questi supercalcolatori, però voglio dire quando si tratta di studiare l'infinitamente piccolo, come la fisica quantistica, la scienza dei materiali, i nuovi farmaci, quando si tratta di gestire l'ecosistema mondiale per cercare di risparmiare energia, entrano in gioco i grandi algoritmi. Perché il modello Bologna, il modello Europa, è diverso da qualunque altro modello, però cominci a essere copiato al mondo? Perché invece di essere un modello verticale, dove arriva l'imprenditore della Silicon Valley, magari appoggiato dai grandi da Silicon Valley, che si fa il suo algoritmo chiuso e poi cerca di venderlo a tutti noi, come i vari GPT, i vari altri algoritmi, l'ambizione del modello europeo è di creare appunto il concetto di fabbrica delle AI, dove intorno a questa fabbrica è un concetto aperto, ci sono i ricercatori, ci sono le start up, ci sono le imprese un po' più tradizionali e si lavora intorno a modelli aperti, a un sistema di ricerca aperto. L'Europa ha 7.000 start up nell'intelligenza artificiale, ce n'ha più di qualunque altra parte al mondo, l'Europa pro capita, come ricercatori, ha più ricercatori di qualunque altra parte al mondo. L'Europa ha un gap enorme che stiamo col mando di capacità di calcolo e ha un gap di afflusso di capitale. Quindi noi in questo momento col progetto AI Factory, pure questo sembrava una cosa, quando inventai la parola AI Factory dopo 10 minuti ho detto questa è una fesseria. E il mio team mi disse no, no ma funziona, ma funziona, lasciala sta cosa e la lasciamo. Poi indegnamento, un po' ne abbiamo parlato, io e te quando abbiamo parlato dell'intelligenza artificiale, ma ne abbiamo parlato, il capitolo si chiamava Bologna appunto, in maniera speculativa quando scrivemmo. E adesso ce ne sono 14 in Europa, ce ne sono 14, in un anno abbiamo speso 3 miliardi di euro e qui nella zona per esempio a Bologna c'è ovviamente per l'Italia, ma poi c'è a Maribor, in Slovenia, c'è in Austria e quindi stiamo creando questo sistema ecosistema dell'intelligenza artificiale con fatica all'Europa avanzando e quindi adesso lavoriamo al prossimo sogno. Che è indubbiamente da esplorare un attimo per quanto riguarda l'accenno al capitolo, si riferisce Roberto Viola a un libro che abbiamo fatto l'anno scorso in uscita insieme con l'AI Factory, con l'AI Act che aveva un capitolo su Bologna, meno male che abbiamo fatto l'anno scorso, se no adesso avrebbe avuto altri 14 capitoli e quindi non sarebbe più finita. Ora dato questo, che tutto sommato è un po' un incoraggiamento, non siamo a zero, nonostante che le narrative un po' banalizzanti lo facciano credere, siamo scientificamente molto avanti, il numero di paper sulle AI che viene fuori dall'Europa è superiore a quello degli Stati Uniti e della Cina, no, della Cina no, ma degli Stati Uniti sì, il tipo di startup che vediamo, il numero di startup è abbastanza significativo, la corsa che vediamo è una corsa che dobbiamo riuscire a figurarci, a visualizzarci, il presidente della Commissione ha detto che la partita è ancora lunga, il campionato è ancora lungo, non è vero che avendo gli altri preso un vantaggio significativissimo, nei primi momenti di questa storia significa che noi siamo tagliati fuori, perché la partita è ancora lunga, in che senso è ancora lunga? Cioè come visualizziamo quello che succederà adesso? Da un lato dobbiamo aumentare ancora la capacità di calcolo e datacenter e tutta questa infrastruttura, dall'altro dobbiamo avere in mente che cosa sta succedendo e che cosa succederà. La partita è lunga, siamo agli albori dell'intelligenza artificiale e l'Europa ha tanto da offrire, l'Europa ha la sua scienza da offrire, i suoi dati, la sua capacità industriale, che non è poco, perché già si comincia a vedere questi grandi algoritmi, hanno fame di tale, pensate per esempio a destrare un grande algoritmo a riconoscere radiografie o immagini di un attack, di una risonanza, servono milioni di immagini, ma immagini di buona qualità. Il sistema pubblico europeo di sanità è interconnesso, non lo è il sistema degli Stati Uniti, e quindi ha una ricchezza di dati di grande qualità impressionante. Per questo noi siamo un polo di attrazione, perché abbiamo, per esempio, si prenda l'agricoltura, in altro caso, noi abbiamo dati di altissima qualità. E un po' adesso quindi, la prima cosa è avere i dati di grande qualità, la seconda è avere le macchine che possono fare il nuovo salto che già vediamo, quindi da l'intelligenza artificiale applicata a determinati problemi, quindi l'intelligenza artificiale più aperta coi grandi modelli di linguaggio, coi modelli che hanno la capacità di combinare immagini, suono e parlato, al passo che già vedete nelle applicazioni che ci sono, all'intelligenza artificiale logica, al passo dietro l'angolo della cosiddetta intelligenza artificiale generalizzata, quindi l'intelligenza artificiale che ha un pensiero, diciamo, illimitato, come quello, diciamo, approssima a quello che è il pensiero umano. Ora, l'intelligenza artificiale generalizzata è una specie di obiettivo senza fine, e quindi quando alcuni protagonisti dell'intelligenza artificiale dicono ci arriveremo il prossimo anno, è vero e falso al tempo stesso, è vero che arriveremo sempre più a un livello di sofisticazione logica che supererà bravi studenti e supererà bravi scienziati, però da questo a dire, questa intelligenza, ancora ce ne vorrà. Quindi, e poi, io sono convinto che queste sono forme di aumento delle capacità del genere umano, non di sostituzione, o almeno questa è l'ambizione che deve essere l'ambizione dell'Europa. Per noi adesso la sfida esiziale è quella di riuscire dalle factory arrivare alle gigafactory, perché senza questi strumenti, che cosa sono le gigafactory? Le gigafactory sono una concentrazione mai vista di potenza di calcolo per l'intelligenza artificiale. I nostri scienziati, per rimanere i migliori, ne hanno bisogno. I nostri dottori ne hanno bisogno, perché sennò noi siamo condannati a usare l'intelligenza artificiale che ci arriva dagli altri, a consegnare gli dati e a consegnargli la nostra conoscenza. La prima ondata di Internet ha disintermediato i nostri contenuti, ha disintermediato i nostri giornalisti, ha disintermediato i nostri creativi e abbiamo consegnato tutto questo valore a delle aziende che possono diventare le aziende più grandi al mondo. L'intelligenza artificiale di questo tipo di nuova generazione disintermedirà i sistemi produttivi e se non stiamo attenti, consegneremo tutta la nostra conoscenza a queste aziende. Quindi questa sfida, la sfida adesso di fare in Europa almeno cinque, sei grandissimi centri di intelligenza artificiale e esiziale. Avete visto che almeno il nome ci hanno copiato, no? I sauditi hanno detto vogliamo fare una fabbrica dell'intelligenza artificiale, non ci hanno pagato le loro chialtis. Però, come hanno fatto con le linee aeree, hanno capito che possono trasformare la loro ricchezza che hanno tramite il petrolio in altri modi, e hanno capito perfettamente che l'investimento in intelligenza artificiale gli assicura un futuro economico duraturo. Quindi questa è la sfida, e poi dobbiamo soprattutto pensare a una scienza sostenibile. Per questo la mia Presidente l'ha chiamata il CERN-LEAI. Non esisterà un CERN-LEAI. Bologna sarà un CERN-LEAI, Barcellona sarà un CERN-LEAI. Quindi questo sistema interconnesso di conoscenza sull'intelligenza artificiale ci permetterà di portare avanti una scienza sostenibile. Ultimo elemento importante, dobbiamo saperci difendere con i nostri mezzi, come abbiamo capito. L'intelligenza artificiale nella difesa comincia ad essere un elemento fondamentale, come purtroppo vediamo tutti i giorni in Ucraina. Quindi non possiamo pensare che arriverà qualcuno e difende l'Europa in nostro nome, e sviluppa l'intelligenza artificiale per la difesa in nostro nome. Dobbiamo farlo noi. Grazie. Sì, bisogna ammettere che questa cosa, prego, stai pure qua, bisogna ammettere che questa storia dell'intelligenza generale che fa quello che fanno gli umani un po' è stata inquietante, però io mi sono tranquillizzato nella notizia, tutto sommato, chi è che lo sa meglio di tutti che cosa farà l'intelligenza generale? No, quello che sta facendo è il più avanzato produttore dell'intelligenza artificiale che dice l'anno prossimo, fra due anni ce l'avremo, cioè Sam Altman. Se Sam Altman sa che l'intelligenza artificiale è capace di fare quello che fanno gli umani, perché ha speso 6 miliardi e mezzo per portarsi a casa Johnny Ivey e fare il design? Tutto sommato, in un paio d'anni dovrebbe sostituirlo, 6 miliardi e mezzo in due anni non li ammortizza, quindi secondo me ci è qualcosa che non abbiamo ancora ben chiaro. E adesso passiamo a applicare questa strategia europea che in qualche modo nei tempi che purtroppo sono stretti abbiamo sentito raccontare da uno di quelli che la sta scrivendo, Roberto Viola, parliamo della sua incarnazione bolognese e lo facciamo naturalmente con Francesco Ubertini che è il presidente del Cineca che invito adesso al tavolo. Patrizio Bianchi il matma di questa cosa prego, è già stato detto. Rita Cucchiara, Università di Modena Reggio Emilia, un grande laboratorio di AI italiano con risultati straordinari e Flavio De Florian rettore di Università di Trento. Sono sono quattro rettori intorno sono tre rettori ma stanno per essere quattro ci auguriamo intorno a Roberto Viola Francesco Ubertini, siamo a Bologna, c'è già una bella complessità a mettere sulle AI Factory siamo già pronti con la giga arriverà la PETA come la viviamo questa storia? Buongiorno a tutti e grazie per l'invito infatti io sudo ogni volta che mi chiama Roberto, qui c'è qualche nuova azione diciamo un piccolo commento su quello che diceva Roberto Viola prima il modo europeo allora quando diciamo come era il titolo Bologna Bologna è il luogo fisico dove ci sono c'è la sede principale di Cineca c'è l'infrastruttura Leonardo adesso c'erano le AI Factory però in realtà è non solo un nodo europeo ma è un nodo un sistema che coinvolge tutto il nostro Paese per cui all'interno di queste iniziative di cui parliamo è fortemente coinvolta le istituzioni di questo territorio come di altri quindi in realtà fin dall'inizio il nostro, che è un modo di interpretare in una chiave diffusa in una chiave di squadra oltre aperta e di squadra all'inizio della nostra storia quindi era solo per... allora come la viviamo? guardandola dal nostro punto di vista dell'infrastruttura Cineca gestisce Supercalcolatore della fine degli anni 60 e non era mai successo quello che sta succedendo in questo momento in termini anche di velocità dell'avanzamento tecnologico pensate il sistema Leonardo che è uno dei sistemi di Supercalcolo più potenti al mondo per AI che sarà in funzione fino al 2028 adesso sarà affiancato in questo momento affiancato da tutta una serie di... è potenziato con tutta una serie di infrastrutture finanziate con i fondi PNRR, alla fine del anno cominceremo l'installazione dell'infrastruttura per la fabbrica di intelligenza artificiale che sarà alcune decine di volte più potente di Leonardo per applicazioni AI e Leonardo sarà ancora in funzione e adesso stiamo lavorando per far sì che l'Italia presenti una proposta nella chiamata che ha fatto l'Europa alle gigafactory che saranno a loro volta decine di volte più potenti rispetto... quindi questo è dal nostro punto di vista una sfida enorme perché diciamo mantenere questo ritmo è molto impegnativo però devo dire che diciamo le condizioni ci sono tutte e anche la vivacità da un punto di vista di competenze sul nostro territorio sul territorio italiano europeo, ma adesso io guardo l'Italia, c'è la qualità le persone e le infrastrutture, le competenze e le infrastrutture ci sono per cui noi guardiamo con molto ottimismo a questa sfida l'ultima cosa che volevo sottolineare diciamo ma quale AI ha detto Roberto ma a quale AI ci stiamo riferendo? e allora da una parte ci sono i grandi modelli, quelli che diceva anche Roberto che vanno verso l'intelligenza artificiale generale e dall'altra, e secondo me è questa la sfida che noi vogliamo vincere, dall'altra c'è l'AI nei sistemi produttivi, l'AI all'interno delle imprese, l'AI a supporto della pubblica amministrazione, quindi l'AI in un'ottica fatemela dire B2B poi c'è anche la B2C va bene? che comunque non è tanto quella, la vera sfida è quella di accelerare le innovazioni nel tessuto delle piccole e medie imprese, della pubblica amministrazione italiana ed europea è quello che ci indica Draghi nel suo rapporto e quando si dice la partita è solo all'inizio è solo all'inizio, perché mentre i dati che sono su internet, quelli ormai se li sono mangiati tutti e diciamo, vengono fuori i modelli, ma i dati delle imprese i dati dei sistemi pubblici, quelli no quelli non sono ancora stati tutti presi da qualche grande società nel mondo sono nelle nostre imprese, nella nostra pubblica amministrazione, ed è lì che dobbiamo noi lavorare perché l'alternativa è la disintermediazione che diceva Roberto, no? e quindi tendenzialmente il declivo ci giochiamo non soltanto una questione di AI ma una questione di industria nel suo complesso assolutamente sì assolutamente sì questo peraltro è una partita sulla quale possiamo vincere o avere molto da dire piuttosto che altre perché, perlomeno, dal punto di vista del sistema industriale fino adesso e fino ai Megadazze siamo giocando molto meglio di loro sì, sì la parola chiave secondo me qui sarà ed è saper fare squadra saper lavorare insieme e qui penso anche alle imprese abbiamo un tessuto di piccole e medie imprese quale innovazione la riusciamo accelerare nella misura in cui sapremo fare squadra le imprese sapranno fare squadra per lavorare insieme a fare innovazione in ambito precompetitivo supportate da qui da questi grandi investimenti che ha fatto l'Italia e l'Europa le AI Factory sono state pensate per offrire risorse e competenze gratuitamente alle piccole e medie imprese e alla pubblica amministrazione risolviamo tutto con questo no, non basta che siano gratuite serve di più serve l'ecosistema serve saper lavorare insieme ma le AI Factory sono state sono degli acceleratori che verranno messi sono un asset a disposizione delle imprese e delle start up se è vero che cambia il sistema industriale che i dati preziosi del sistema industriale non sono ancora entrati nei modelli che sono già famosi e importanti vuol dire che c'è una partita nuova da fare e che si può ricominciare tutto è partito dai dati ricordo con Patrizio Bianchi la data valley è nata prima delle AI Valley delle AI Valley la data valley è nata prima delle AI Valley forse dobbiamo anche cominciare a smettere di chiamarla valley perché tutto sommato è roba nostra come è stato questa scelta? che cosa ci fa capire? che è credibile? che ha una storia lunga dietro ma anche una storia lunga davanti Patrizio Bianchi grazie dopo che mi hai chiamato Matma e ho detto sì, sì, sì e ho detto si incarna, ragazzi più incarna di così faccio fatica però detto questo allora aggiungo solo che non possiamo parlare per due ore, dobbiamo stare stretti ma no, ma stiamo contenuti stai tranquillo, stiamo contenuti no, due cose come abbiamo cominciato insieme, e però che cosa abbiamo di fronte perché le partite che si cominciano fai sempre fatica che non è chiaro cosa è di fronte allora bisogna avere proprio tutto il quadro guarda, noi siamo partiti come dicevo prima in macchina andando a vedere e abbiamo visto che il mondo già a dieci anni fa si stava stava cambiando molto rapidamente con una tendenza molto forte a concentrare quelle capacità di controllo del cambiamento e allora mi hanno detto no, ci stiamo anche noi nella partita non ci stiamo noi come noi ci stiamo noi come Europa cioè giochiamo come Europa dobbiamo giocarci come Europa perché ci sono delle cose che si giocano a un certo livello alla faccia del sofranismo ragazzi no no, ci sono delle cose che si giocano a livello adeguato e la partita che stiamo giocando oggi è a livello adeguato e ci sono 3-4 partite sicuramente quello del cambiamento climatico una partita di livello globale sicuramente quello di riuscire a gestire processi di trasformazione in cui ci sono degli andamenti demografici così diversi ragazzi noi che stiamo sto dicendo diventando vecchi stiamo maturando rapidamente con paesi, aree continenti che stanno crescendo e non puoi semplicemente dire fermi tutti, mi metto a gambe aperte e non passe più nessuno cioè un'altra terza partitina che abbiamo in gioco, che noi europei teniamo ancora, non so se è così è un fatto di tradizione, che è il tema della democrazia perché vedi, nelle cose che tu hai detto in questa insistenza di Roberto, di Francesco di tutti noi sulla diffusività al di là di una cresta in forma diffuso, come siamo noi c'è quella partitina della democrazia partita che mi sembra un po' in discussione in questo tempo, in tanti posti in maniera taluni, in maniera più rude e in altre maniere più sofisticata però quando tu dici abbiamo concentrato tutti i nostri dati il nostro movimento, le nostre azioni nelle mani di pochi ragazzi, io ricordo che sul settore del search engine Google aveva il 92% nel mercato mondiale non è un problema di concorrenza economica è un problema che io ho anche diritto a sapere dove sono allora, nel discorso che faceva Francesco e che faceva Roberto prima ci sono dei caratteri che sono europei punto 1 la partita è ancora lunga sì, però ragazzi non voglio fare in seguitore sulla partita di un altro perché se noi ci mettiamo a fare in seguitore sulla partita degli americani e alla fine non vediamo un mondo come sta saltando fuori in America ma non mi piace poi mica tanto ma è... cioè c'è questo piccolo particolare attenzione la partita è lunga ma dobbiamo capire qual è la partita e dobbiamo essere incapaci di agire sulla regola del gioco una prima partita è la partita che io voglio evitare che intelligenze artificiali lo dico per pureale sia un altro modo per dividere la società quelle che ci arrivano e quelle che non ci arrivano io che ogni volta che un telefonino in mano mi impapino e devo chiamare il mio figlio perché mi spapini anche voi ragazzi non fate i furbi anche voi siete così e dall'altra parte l'idea che poi quello che salta fuori viene concentrato in un posto che non so neanche dove è e allora vedi questa partita non coinvolge soltanto da gigafactory la comissione il sistema delle imprese no no, ci coinvolge tutti e se ci coinvolge tutti io credo che nel ragionamento che stiamo facendo proprio per dare senso che è un approccio europeo beh, due cose noi le dobbiamo fare uno dobbiamo domandarci come tutto questo incide sui sistemi educativi perché tramite sistemi educativi sarà il mestiere che ho fatto più o meno di recente che mi ha fatto cominciare di questo è tramite sistemi educativi che noi rendiamo chiuso o aperto un sistema e se noi vogliamo che tutti si hanno un grado di utilizzare al meglio un sistema sempre più veloce e se è più veloce beh, dobbiamo ricordarci due cose i sistemi educativi dei ragazzi ma anche l'idea che non c'è più quella scuola che noi finivamo a 14, 16, 24 anni ma noi abbiamo un bisogno di una formazione continua che diventa l'elemento fondamentale della competitività europea quindi il primo mette in condizione tutti veramente tutti di usare al meglio un sistema tanto più è veloce e tanto più questa idea di scuola permanente diventa fondamentale la seconda cosa è una cosa che è altrettanto vera dobbiamo formare tutti coloro che devono prendere le decisioni perché io voglio arrivare a tutte le imprese perché la nostra ricchezza è questa diffusività di imprese ma anche la moltiplicità delle amministrazioni quando tu mi dici ah, leggiamo un attack beh, in America ricordatevi che né l'istruzione né la sanità sono considerati bene pubblici sono bene appropriabili questi sono i caratteri fondanti dell'Europa così come l'eguaglianza è un caratteri fondante dell'Europa e allora noi in questa battaglia che dobbiamo fare perché sarà un ascontro noi dobbiamo andare affermando che la via europea è il cuore della partita che vogliamo giocare e allora un po' di formazione in più anche tutti coloro che nei diversi sistemi devono prendere decisioni e quindi inerenti alla vita collettiva ci vuole perché non basta l'idea non basta l'idea del faccio il politico perché me l'hanno insegnato o perché sono figlio di no, non basta più bisogna investire di più su di noi ragazzi e questo è il paradosso tanto più investi nelle macchine di Francesco tanto più dobbiamo investire su di noi ragazzi di lì non si scappa perché il prezzo che si paga altrimenti è la fine della democrazia grazie infatti non c'è nessun sistema importante che non abbia una sua vera strategia una vera infrastruttura digitale ma ce n'è uno solo a questo punto che sta combattendo perché il digitale si ispire a principi democratici ma non solo ma anche a partecipazioni di partecipazioni alla comunità come dice la dichiarazione dei principi dei diritti nel digitale che è stata firmata dai tre presidenti dell'Unione Europea e che è l'ispirazione di questa interpretazione dell'intelligenza artificiale la conoscenza può essere applicata con una mentalità tipo quella che abbiamo visto rilanciare il mondo del IAEI nei stati della Penisola Arabica in questi ultimi tempi che la interpreteranno con la loro mentalità e visione delle relazioni sociali la nostra è una mentalità della quale oserei dire con la modestia che ci ricaratterizza dobbiamo essere orgogliosi perché stiamo da soli portandola avanti ancora D'altra parte la diffusione, l'inclusione e la capacità di collaborazione per l'Italia non sono mai state il fortissimo, il forte qui su questo l'Emilia si un po' di più quindi Rita Cucchiara che viene da un altro campanile partecipa attivamente alla costruzione dell'Italia e quindi si è rilasciato da un altro campanile e si è rilasciato dalla costruzione di questa impresa che è a Bologna ma in realtà è in un territorio e implica conseguenze su un territorio molto più rilevante e grande Grazie per l'invito intanto il Cineca è come diceva Francesco è veramente il consorzio di tutte le nostre università la via Emilia è lunga e siamo molto vicini e si fa prima forse da Modena andare a Bologna che non attraversare Milano quindi per noi è esattamente tutto assieme però vorrei usare questi minuti soprattutto per raccontare cosa ci facciamo con tutta questa ricchezza di macchine, di AI e soprattutto di persone che possono lavorare assieme mentre si iniziava a parlare di tutti i progetti europei si iniziava a parlare delle IA act mentre Patrizio ci teneva di pomeriggio di sera a pensare big data e effettivamente la regione Miglia Romagna in Europa si stavano costituendo anche delle reti di università tra le tutte cito Alice perché è la nostra rete europea di laboratori di Learning and Intelligence System qui fanno parte praticamente quasi tutte le università europee e che ci ha permesso assieme di creare davvero un ecosistema che per la prima volta vince sempre i progetti europei poi è chiaro qua siamo tutti in casa però il fatto di poter avere il Cineca il fatto di poter avere un'università vicina il fatto di poter avere una rete europea ma sicuro ha modificato completamente il nostro modo di fare ricerca all'interno dell'università anche in Europa anche in Italia anche in un'università grande ma non enorme come l'università di Modena e Reggio Miglia vi cito solo 4 progetti che sono i primi 4 progetti fatti con questa rete Alice che si chiamano farà un po' ridere il primo era Elise organizzato da Lumi l'altro grande supercomputer center in Finlandia il secondo è stato Elsa sulla sicurezza dove noi stiamo lavorando assieme a Leonardo, azienda per i fake data dopo è arrivato Elias sulla sostenibilità delle AI tra l'altro primo progetto coordinato dall'Italia e dall'università di Trento e poi adesso sta arrivando Eliot sui multi-models foundation model sui video coordinato dalla Grecia ma dove sempre all'interno siamo e tutti questi in un qualche modo negli ultimi è entrato finalmente il Cineca c'è il Cineca dentro con noi e ne cito un altro Minerva visto che Patrizio prima parlava del quanto è importante l'educazione Minerva è un progetto europeo coordinato direttamente dal Cineca dove dobbiamo fare formazione su come si usa l'AI e l'HPC perché naturalmente nessuno nasce completamente a conoscenza di come si utilizzano queste macchine, quindi tutto questo fa sì che la comunità italiana, la comunità delle Miglia Romagna ma soprattutto la comunità europea può lavorare assieme in questi grandi progetti. Che cosa ci facciamo? Noi ad un imorio tendenzialmente facciamo teoria su questo, cerchiamo di studiare i nuovi modelli che serviranno magari non oggi ma domani solo visto che il tempo è poco e ne cito uno che presenteremo fra 20 giorni alla grande conferenza CVPR negli Stati Uniti se ci riusciamo ad andare visto che è ancora un'unica conferenza dove dovremmo trovarci con i cinesi, gli europei americani tutti assieme a Nashville quest'anno porteremo un lavoro fatto al Cineca su quelle che si chiamano i modelli fondazionali self reflective cioè che sanno di non sapere cioè che capiscono che all'interno la conoscenza non ne hanno abbastanza quindi ora che vado a cercare da modelli esterni cosa che non si è mai fatto perché e questo come diceva Francesco Bertini prima può aprire la strada i modelli non così grandi ma molto specifici per le aziende, per il mondo della agri food, per il mondo della medicina, per il mondo della finanza visto che si lavora anche su questo. Sono piccoli pezzi che però messi assieme a tutti gli altri credo davvero che possano permettere di fare questo ecosistema che parte da Bologna ma a Bologna non ci si ferma assolutamente quindi sono molto contenta che tutti noi possiamo far parte di questo grande ecosistema soprattutto per i nostri giovani a cui insegniamo queste cose dicevo a dicembre abbiamo portato tanto studenti a vedere il Cineca, a vedere Leonardo, ad aprire una GPU erano più interessati a questo che a una parte di calcio o visto che c'erano anche molte donne a molte cose diverse. E' stato veramente per loro stanno studiando queste cose hanno visto che non è soltanto un modello matematico una teoria ma che è una cosa che fa rumore, che esiste, che è grande quindi è stata una grandissima soddisfazione in questo senso lo dico anche come professore perché è molto bello trasmettere queste informazioni. Grazie Siete bravissimi con i tempi quindi come sappiamo questa è una sperimentazione per i panel senza conduttore che vanno autonomamente ma perché prima o poi le hai però per concludere questa prima vista vi ricordo che alla fine c'è uno spazio per le vostre curiosità domande brevemente ma se volete quindi preparatevi e se per caso ne avete già una in mente fate-mi segno così capisco quanto, quello lo sapevo già di mio due, insomma così mi regolo anche con i tempi grazie De Florian addirittura fuori dall'Emilia in un territorio che peraltro è come l'Emilia molto cooperativo per cui c'ha un suo lato diciamo di similitudine anche se le cooperative sono di colori diversi ma sono cooperative come la vede infatti noi stiamo parlando di Bologna capitale ma capitale significa un territorio ampio che partecipa e viene incluso in una dinamica Sì buongiorno e benvenuti a tutti a tutti visto che siamo proprio qui nel retorato dell'università di Trento mi sento un po' padrone di casa Certamente quando si dice Bologna capitale europea come è stato già accennato significa sottolineare un epicentro di un processo di collaborazione ben più ampio, l'ha detto anche Rita poco fa che coinvolge molti altri atenei e molte altre realtà. Trento ha una tradizione nell'ambito dell'intelligenza artificiale più ancora che l'università anche se è molto coinvolta citava prima il progetto in cui l'unico progetto italiano è l'unico progetto a guida italiana ed è proprio a guida dell'università di Trento ma la tradizione più antica è della fondazione Bruno Kessler di FBK dove si è cominciato a parlare di intelligenza artificiale in anni molto lontani quando questo termine era sconosciuto ai più quindi noi siamo parte di questa rete che in Bologna è il simbolo di un investimento comune in questo caso italiano ed europeo che deve vederci orgogliosi tutti e non far prevalere campanilismi o atteggiamenti localistici che sarebbero su una partita così importante totalmente fuori luogo. Mi piace sottolineare qui un aspetto e cioè il ruolo proprio delle università in questo tema dell'intelligenza artificiale non è un caso che a questo tavolo siamo tre rettori e una potenziale rettrice e ho detto tre rettori non ho parlato di ex rettori perché Patrizio mi ha insegnato qualche anno fa che quando uno fa il rettore o la rettrice poi lo è tutta la vita può fare il ministro, può presiedere il Cineca, può fare tante cose ma nella testa resta un rettore. Quindi tre rettori e una potenziale rettrice parlano di intelligenza artificiale dove l'università secondo me è proprio per la capacità di innovazione ma lasciatemi dire proprio anche per quel presidio di valori che Patrizio citava un attimo fa l'attacco che vediamo oltre oceano al sistema universitario non è casuale perché è il luogo dove si presidia una visione anche della gestione di questi temi dell'intelligenza artificiale e della tecnologia in una modalità che per l'Europa penso anche altrove, ma per l'Europa sicuramente irrinunciabile. Quindi le università hanno un ruolo fondamentale sia dal punto di vista dello sviluppo dell'innovazione sia dal punto di vista di un'innovazione veramente a favore della società tutta e non divisiva come si è detto poco fa. Per fare questo dobbiamo veramente metterci in rete tutti, dobbiamo veramente superare ogni genere di particolarismo e frammentazione. Quindi la scelta che ha fatto l'Europa e l'Italia ben ricordata da Roberto Viola all'inizio di investire focalizzando gli investimenti in questo caso per l'appunto Bologna non è solo una scelta giusta è una scelta inevitabile, una scelta razionale e l'unica che si può fare se vogliamo avere un ruolo reale in una partita che appunto è lunga ma è complicata e bisogna giocarla ogni minuto. Quindi io credo che sempre di più dobbiamo ragionare in termini di sistema Italia, abbiamo parlato dell'Emilia che sicuramente è un luogo dove molto si fa ma abbiamo parlato di come questo mette in rete un po' tutti appunto il Cineca è la casa di tutte le università italiane per quel che riguarda tutta una serie di servizi anche di carattere informatico. E quindi soltanto in questa logica noi abbiamo una forza e una potenzialità per giocarcela a questa partita. Giocarcela lo ripeto perché per me è un elemento irrinunciabile sui due piani, sul piano tecnico-scientifico sul piano industriale ma anche sul piano di una gestione accettabile per la società inclusiva e che ci metta al di fuori di logiche, di competizioni e di scontro che non sono così teoriche sono possibili sono reali e quindi vanno tenute in considerazione. La grande tradizione che hanno le università italiane da questo punto di vista sia nell'eccellenza nel mondo scientifico e tecnologico in generale e dell'IA in particolare, le università e i centri di ricerca citavo prima FBK col termine università, naturalmente include un po' tutto, CNR, tutto quello che sistema della ricerca italiana ed europeo e tutto questo ripeto è veramente fondamentale ed essenziale per riuscire a giocare la partita e speriamo vincere la, non sappiamo come finirà, ma almeno ce la vogliamo giocare. Certo. Sì, questo è il lato del potenziale e mi sembra, vorrei sottolineare questa differenza insomma, non è soltanto che le nostre sono delle buone idee che possono farcela, è proprio un'altra idea. Un'infrastruttura come quella che è stata costruita negli Stati Uniti è un'infrastruttura monopolistica che assorbe la maggior parte delle risorse dell'ecosistema. La nostra è un'infrastruttura pubblica o comunque al servizio dell'ecosistema, gratuita o comunque non orientata ad assorbire la maggior parte delle risorse del funzionamento dell'ecosistema. Quindi è diversa in maniera radicale. Teoricamente dovrebbe far nascere delle applicazioni delle aziende che assorbono loro nell'insieme la maggior parte delle risorse, quindi in qualche modo compensare quello che a noi manca strutturalmente, cioè un mercato di capitali tale da attirare un sacco di soldi come avviene dall'altra parte, che è obiettivamente l'unico vantaggio molto grande che hanno dall'altra parte dell'oceano. Da questo punto di vista però se si riuscisse a costruire questo pensiero in maniera narrativamente chiara, alla fine dovrebbero arrivare anche i soldi. Come la vedete da Bruxelles? Questo aspetto più critico degli altri. Hai detto, intanto veramente questo è un panno da stellare, quindi sono d'accordo a tutto quello che è stato detto e sono d'accordo a quello che hai detto. L'Europa adesso ha un suo carattere, un suo modello, dei suoi punti di forza a questo enorme punto di debolezza di un mercato di capitali che non sostiene. E quindi questo esercizio che stiamo facendo, 20 miliardi di euro da trovare in un anno con fondi europei, fondi nazionali, ma anche fondi privati, è il primo grande tentativo di cominciare a costruire questo ponte fra quello che possiamo fare e quelli che possono finanziare quello che possiamo fare. Devo dire, i primi riscontri della operazione gigafattere di investitori internazionali sono stati molto positivi. C'è la fila per dire bene se questa è una cosa seria, siamo pronti, eccetera. Ovviamente a questo punto dobbiamo continuare a dire sì, però giocate con le regole nostre. Quindi questo è un modello aperto, rimane aperto per caricare una parte della capacità delle gigafattere che sarà sul mercato, però non sul mercato di tutti, chiunque, ci saranno delle regole anche per gli investitori privati. Questo non ha scioccato nessuno per ora. Quindi andiamo avanti con grande fiducia cercando di fare questo. L'altro motivo per cui è importante questa operazione, perché da tutti gli interventi c'è un'altra in parallelo che è importantissima. Le grandi menti, ce ne abbiamo tante ma ne abbiamo bisogno di tante che vengono da fuori l'Europa, fuori dell'Italia, vengono, lavorano, se hanno a disposizione le grandi infrastrutture di calcolo. I ragazzi che stiamo assumendo nelle high office europeo, la prima cosa che mi chiedono è ma ho accesso al supercalcolo? No, quanto guadagnerò? Ma ho accesso a una macchina? Allora questa operazione è esiziale anche sotto questo profilo. Io credo che cosa c'è di meglio di vivere a Trento, a Bologna, francamente tutto il rispetto per quei vari posti da Silicon Valley, voi ci siete stati, io ci sono stati 3 settimane o 2 settimane fa, io non è che proprio anelo a vivere in quelle specie di autostrade con le gare intorno. Quindi noi ci abbiamo tanto da offrire come qualità della vita, avevamo poco da offrire come infrastrutture di calcolo, ecosistema, vibrante, lo stiamo facendo, adesso però c'è un pezzo, Francesco lo sa, ci stiamo lavorando insieme, paradossalmente quando fai i supercalcolatori servono anche le case, è certo perché poi tutti questi entusiasti scienziati, entusiaste persone che vogliono venire a lavorare, ma dove le mettiamo? Sapete bene che dove sono le più grandi nostre università c'è anche una crisi, che mi sembra un po' infesta anche Bologna, della possibilità di poter ospitare queste persone. Quindi gli investimenti pubblici nell'edilizia, nell'assicurare anche la qualità della vita a queste persone che vogliono venire a lavorare in Italia e gli italiani anche, è fondamentale. Quindi questa è una partita importante in generale per la Commissione Europea, questa commissione sulle politiche ed elizie per le case, per le famiglie, per gli studenti, ha investito una parte importante del suo capitale politico e investire una parte importante dei fondi è importante sul territorio anche. Perché se noi riusciamo a fare questo miracolo, l'infrastruttura di calcolo del primissimo livello, l'agente di primissimo livello, i nostri scienziati ci sono, ne arrivano altri, possono venire in Europa, in Italia, con le loro famiglie. La mia Presidente è stata molto esplicita, avete voglia di lavorare sulla scienza? Venite in Europa, vi accogliamo volentieri. Noi abbiamo un target di 20 milioni di specialisti sul digitale per il 2030, stiamo navigando intorno ai 10 milioni, il mio ufficio ha fatto una proiezione e ci vogliono 200 anni, se pensiamo solo agli europei, allora abbiamo sicuramente bisogno di iniezione di cervelli di qualità che vengono e investono la loro vita in Europa. E quindi queste macchine di altissimo livello, le università che abbiamo, le startup, questo movimento, accompagnato anche a un salto di qualità dell'infrastruttura che possono fare accoglienza, sarebbe proprio il massimo. E' così, in effetti tra l'altro c'è un sacco di cose da pensare rispetto a questo, una delle questioni che rendono difficili il mercato degli affitti a Bologna e in altri posti è questa desertificazione del mercato normale che è stata creata da una piattaforma molto bella che viene dagli Stati Uniti e che ha trasformato le case in alberghi. Questo tipo di cosa può essere corretto se e solo se facciamo le nostre piattaforme, ci vuole un'imprenditorialità capace di lavorare su un altro livello. E probabilmente se noi vogliamo incentivare un mercato degli affitti più orientato a obiettivi strategici come l'arrivo dei scienziati, etc., a quel punto una piattaforma all'Europa che abbia strutturalmente un incentivo per accogliere persone che vengono a fare delle cose non solo di visita, mordi e fuggi, ma più strutturali, potrebbe anche avere un senso. E alla fine non è che la storia sia conclusa con Airbnb. Tra l'altro se uno vuole andare in America oggi, ci diceva ieri San Giovanni Vincentelli che è da 35 mila anni in America e va avanti e indietro, lui adesso dice vado in America col telefono vuoto e il computer vuoto perché ho paura che mi prendano quello che c'è scritto dentro e scoprano che per caso ho qualcosa poco maga nella mia... Quindi a un certo punto non è soltanto i tortellini e la bellezza straordinaria del nostro Paese, è anche un modo di vivere. No aspetta fammi dire una cosa su questa se posso. Sì, prima delle domande. Sì, proprio prima delle domande. Riprendo le cose che però il nostro lettore è in carica. Attenzione che la vicenda americana è una vicenda che... Comunque è sempre magnifico. Magifico per definizione, anche noi rimaniamo magnifici di strascicamento. Per sempre. Il lettore per definizione è magnifico. E' così. Scusa. Infatti è un magnifico paese. Ma tu pensa che nella dizione propria il lettore è magnifico ma il professor ordinario e soprattutto il preside che non c'è più era amplissimo. Pensate a questi presidi amplissimi. Come siamo barocchi nella nostra dizione. No, volevo parlare un attimo sulle cose che dicevi tu prima degli Stati Uniti. Attenzione che l'attacco di Trump alle università che se volete è spiegabile, non giustificabile, dal degrado della società americana. 50% della società americana ha meno dello 0,8% della ricchezza nazionale. L'America non è mica per tutti in America. Però l'attacco sta avendo degli effetti interessanti perché lui attacca le università indicando quelle sono le elite per rispondere al suo populismo. Ma ad esempio quando attacca Columbia, Columbia è il punto di riferimento delle ricerche sui farmaceutici. Per fare un farmaco nuovo, per andare in un altro sito ci vogliono 11 anni. Se voi non avete una prospettiva, non dico di finanziamento, però di stabilità di visione, di lungo periodo, voi la ricerca non la cominciate neanche. Ed è la spiegazione per cui non solo molti colleghi americani vogliono andare via, e io vorrei non so tanto attraverlo gli americani, vorrei che i nostri figli non andassero via. Ma questo riguarda noi. Dall'altra parte però, guarda che anche le imprese più innovative si trovano dei problemi a lavorare in un Paese come gli Stati Uniti dove le università che sono il punto di raccordo della ricerca non hanno più stabilità. Dove non attrae più dall'altra sera il meglio della gente che c'è nel mondo negli Stati Uniti. E dove soprattutto viene un contesto di incertezza totale, ma soprattutto dove si tagliano tutta quella parte di welfare che è quello che sostiene però anche l'acquisto di quei beni di ricerca lunga. Quindi il momento che noi stiamo vivendo è un momento fondamentale in cui la stabilità europea, che ci è sempre stata considerata quasi un male, non è la stabilità europea. La visione di lungo periodo che noi offriamo per cui investiamo in gigafactory e in persone, ma investiamo anche nel nostro welfare e nell'eguaglianza, ricordatevi l'eguaglianza, la mia cattedra unesco si chiama Educazione e crese dell'eguaglianza apposta, sono oggi quegli elementi che possono attraer capitale. Cioè anche in questo gioco devi uscire dalla logica che è duplice ormai. Nel mondo hai due modi di fare capitalismo. Il primo è quello finanziario speculativo, di cui Trump è un campione, dove spari una roba la più incredibile che ti salta fuori, vai a negoziare e domattina guadagni. Oppure è quella produttiva che richiede tempo, visione e credibilità. Paralelosalmente la prima è che credibilità non serve, anzi più le sparigrosse e speculi. Nella seconda si vuole credibilità e questa è la partita che noi possiamo giocare. Abbiamo un obbligo, dobbiamo vincere, ma non solo per noi, ma anche per i nostri ragazzi che altrimenti non sono più dovuti andare. Vincere insieme, questo è il punto che ci riceva il magnifico. Tra i nomi dei prof, però, c'è una che non ho capito bene, perché uno per arrivare veramente lontano vuole diventare ordinario, mentre un po' prima è straordinario. Non c'è più straordinario, perché l'ordinario ha detto tu no. Apriamo alle domande che ho visto sono tre, quindi non abbiamo più tempo di tanto, perché alle 11.15 esplode la sala. Partiamo da Quintarelli. Non ho una domanda o un'osservazione, ma la fai fare lo stesso? Non so, vai. In America diremo vediamo. Magari c'è l'immigration control che mi arresta. Il tema della finanza è fondamentale, io adesso faccio Venture Capital. La finanza è fondamentale. Una delle cose, forse la cosa principale che ha fondato la Silicon Valley, è stata una modifica delle regole in materia di fondi pensione negli Stati Uniti nel 1972, famose ARISE. Di fatto oggi gli Stati Uniti investono 1300 miliardi all'anno in capitale di rischio pre borsa contro 76 dell'Europa. Io vedo due difficoltà, tutto quello che è stato detto sono iper d'accordo, talenti, calcolo, eccetera, ci abbiamo tutto. Vedo due difficoltà, un atteggiamento troppo improntato alla prudenza, cioè quando le banche, i fondi pensione, le assicurazioni non possono tecnicamente investire in Venture Capital, perché l'assorbimento di capitale di rischio loro è significativamente più alto rispetto a se comprano un appartamento e quindi i soldi vanno in appartamenti. E questa è una cosa da modificare. E la seconda, ne parlavamo prima con Rita Margine, è l'educazione e l'imprenditorialità. Una delle cose che sto cercando è di fare ponte tra italiani che stanno all'estero e l'Italia e cercare di fare delle cose, cercare di tenerle in Europa. Perché questa educazione, l'imprenditorialità, occorre questa ibridazione, tecnica e imprenditorialità. E su questo secondo aspetto siamo carenti, dovremmo cominciare a fare, basti dire, si citava, dicevi prima giustamente, degli stranieri. Uno straniero che si laurea, un indiano che si laurea a Reggio Emilia, se non trova lavoro subito, va via. Li dovremmo dare, appena ti laurei, insieme al diploma di laurea, un permesso di soggiorno di tre anni. Perché sono persone che ci aiutano. No, ma infatti questo è un momento di competizione tra le due sponte dell'Atlantico, nel quale l'Europa ha delle occasioni obiettivamente significative, posto che le colga. Questo è chiaro. Un commento al volo, quello che diceva Stefano. Questa è la riforma del mercato dei capitali che abbiamo annunciato. E quindi ovviamente non è che è una cosa che immediatamente i fondi di pensione europei cominciano a investire in tecnologia o in imprese che hanno più rischio, però abbiamo deciso che questo è un passo fondamentale da fare. Era uno dei highlight dei rapporti di Letta e di Draghi su come cambiare l'Europa. È un cantiere aperto importante. Come in cantiere aperto importante è quella della cosiddetta carta blu. È come la carta verde negli Stati Uniti, cioè permettere alle persone brave di poter continuare a stare in Europa, a lavorare e fare gli imprenditori in Europa. Sì, noi non abbiamo la carta golden per quelli che vengono con 5 milioni, ma questo lo vediamo la prossima volta. È chiaro che abbiamo tantissimi problemi in Italia, però cerchiamo anche di dare un lato di ottimismo. Noi viviamo in università che sono in piccole città che sono ancora comunque vivibili. Ve lo faccio con un esempio concreto. Lunedì attraversavo Modena e incontro due rider che mi chiamano, mi giro, mi hanno detto che vengono a bere qualcosa con noi. Non sto scherzando, sono due ragazzi di Pakistan che nel frattempo sono venuti a studiare in Italia, stanno benissimo nelle nostre città. E soprattutto la cosa che mi hanno raccontato è che dopo un mese che sono venuti in Italia, Max Mara vi ha chiesto di andare a lavorare il primo anno della laurea magistrale. Purtroppo però hanno detto di no, perché Max Mara voleva il full time. Quindi invece loro hanno bisogno per studiare di poter fare qualcosa di un pochino più dinamico. Quindi messaggio, abbiamo tutti gli ingredienti, abbiamo le università, abbiamo lo spazio, abbiamo le aziende. Dobbiamo però rendere tutto più flessibile affinché possiamo essere anche competitivi rispetto ai ragazzi che vengono dall'estero e che magari da noi ci vogliono rimanere. Sì, sì. No, tra l'altro... C'è questo... No, sull'Italia, perché poi un'altra delle menate è che ci sono le tasse alte, no? Però in Italia, come diceva un brandello di show di Saturday Night Show diceva... Sì, ma in Italia sono alte, però sono volontarie le tasse. Non è male, non è male, prego. Buongiorno a tutti. Io mi posiziono sulla scia del collega che parlava, vengo da Bologna e lavoro nel settore finanziario. E sarei stata curiosa di approfondire le possibili applicazioni delle AI nel nostro settore, perché appunto io, gestendo patrimoni soprattutto in ambito corporate, sarei curiosa di capire quali possono essere delle applicazioni interessanti. Soprattutto anche per spiegarlo alle persone con cui poi, con i clienti, con le persone con cui ci si relaziona tutti i giorni che sono imprenditori del nostro territorio. Grazie. Poi... Sì, è una... è grossa, grazie. Grazie, prezzo, semplicemente sempre. Sapete che dentro l'università si fa teoria, però la teoria ormai, il time to market nella pratica è diventato di pochi mesi o di... non sempre si va così alto. Questo si sta facendo moltissimo nell'ambito della finanza. Si fanno sistemi generativi per generare transazioni bancarie su cui lavorare con dati che sono privacy preserving, e però ci puoi lavorare lo stesso perché quindi hai superato il problema di privacy. Poi fare dei nuovi scenari di rischio per creare degli agenti che possono simulare dei nuovi scenari di rischio. Li stiamo facendo, li stiamo facendo a Bologna, tra l'altro, quindi è una cosa molto vicina e si ottengono dei risultati perfetti scientificamente, ma si applicano direttamente. Ne parliamo dopo. Abbiamo quattro domande, sei minuti e quindi le farei tutte insieme poi chi vorrà prenderne una così. Vai, mi raccomando rapidi per favore. Rapidissima. Il codice etico europeo prevede al punto uno considerare l'etica, diciamo, proprio per l'intelligenza artificiale, dalla salute mentale attraversando tanti aspetti, diritti, la democrazia ed ultimo l'innovazione. Curiosità ne metto un altro aspetto, 24 ore ha fatto tre libri, quattro di più. Uno mi ha colpito, Socrates in azienda, l'intelligenza universitaria di Dostoieschi e l'ultimo l'intelligenza artificiale di Platone, forse l'ultimo. Io dico in questo momento, siccome sono venerando come tante, ho vissuto tutta e la trovo bellissima, ma io ho dietro 79 anni di vita e quindi avevo vissuto tutte le evoluzioni. Oggi nell'ambito delle factory il problema è il relazione e dare valore all'essere umano e quindi ci comincia a parlare, ci vuole il benessere organizzativo che lo accompagna. Altrimenti noi eravamo sognatori, ma data la velocità delle modifiche nessuno può più sognare, perché sogna questa mattina e oggi pomeriggio lo scenario sarà già cambiato e dovrà cambiare anche scenari di sogni. Ma il sogno richiede un po' di tempo, un po' di meditazione. Grazie da parte della nostra direttrice che tra l'altro fa i libri e che quindi sarà stata molto contenta di questa citazione. Peraltro Socrates in azienda, abbiamo i computer che sanno di non sapere, mi sembra che stiamo andando in quella direzione. Ancora velocissimi tutti gli altri, prego. Io volevo chiedere cosa pensano i relatori, o il relatore che vorrà rispondermi su quella che non so se definire una possibilità, una prospettiva o un'ipotesi di far gestire la sicurezza nucleare dall'intelligenza artificiale. Grazie. Petroff, prego. Io volevo capire una cosa. Sì? Il ruolo delle aziende in questa fase di costruzione di questi sistemi è anche dopo. E capire se hai visto che siamo sulla via Emilia ma non solo. Siamo in Italia, aziende medie o piccole, piccole industrie, filiera, flessibile ma comunque scomposta. Se questo è un limite, hai un problema oppure no? Oppure come farlo diventare un vantaggio? Perché magari un prenditore tipico vuole comprare una macchina che la vede e che poi il giorno dopo funziona. È diverso. Se questo è un problema o meno, o un limite. Ultima, qui se ce la facciamo, mi raccomando. Sì, mi collego all'ultima riflessione. Io sono Riva, presidente di ASSO Consult, che è l'associazione delle società di consulenza. Stiamo monitorando più di 100 casi di intelligenza artificiale. Rispetto alla intelligenza artificiale, faceva prima riferimento ubertini, B2B. Dove si ferma il tutto? Ci sono tantissimi POC, poco, proof of concept, come vogliamo chiamare. E poi dopo non c'è l'implementazione, c'è la capacità computazionale. Ci sono le competenze, mancano i dati digitali. Perché le aziende non hanno i dati digitali. Hanno i dati digitali per fare il proof of concept, ma non hanno i dati digitali. E quando poi si fa una riflessione, dire benissimo, facciamo un'analisi, ritorno all'investimento. Ritorno all'investimento per digitalizzare i dati non c'è, quindi i progetti poi si fermano. Questo vale sia per le grandi aziende che per le piccole. Naturalmente però le grandi aziende hanno cultura e capacità finanziaria per poi andare a fare progetti di digitalizzazione. Le piccole aziende sono un po' più in difficoltà. Una riflessione su questo, grazie. Grazie. Giafamo? Un minuto, io ne rubo dieci secondi. Il fatto di avere un tessuto di piccole e medie imprese può essere un limite? Certo che può essere un limite. Questa è una tecnologia che tendenzialmente ha mal grande. Tendenzialmente. Il fatto che si manifesterà come limite dipenderà anche da noi. Prima dicevo la strategia è quella di creare ecosistemi, la strategia è quella di mettersi insieme, lavorare in squadra come abbiamo fatto fino a oggi e quindi quello che è un limite potrebbe essere superato e quindi mettere a valore invece la vivacità di un tessuto economico produttivo fatto da realtà piccole, magari che cellono nel mondo. Quindi sì, mettersi insieme, lavorare insieme. Mancano i dati, in molti casi sì. Il fatto che oggi ci siano molti più o sì è già un bel risultato. Quindi la prima cosa, mettiamoli a valore, lavoriamo insieme per mettere a valore i vari più o sì e quindi stimolare gli altri. Mancano dati, in alcuni casi questo richiede uno sforzo di digitalizzazione. In altri casi potrebbe essere superato lavorando insieme, quindi facendo scalare, ingegnerizzando i più o sì, mettendo insieme più imprese che condividono i dati per un primo strato di soluzione tecnologica che chiamiamo la precompetitiva e poi fanno l'ultimo affinamento con i propri dati. Io adesso poi ho qualche esempio che magari a margine possiamo discutere. Prego, concludiamo con Roberto. Siamo proprio nel momento in cui sono partiti i missili del... No, no, no, facciamo partire i nostri droni adesso, tranquillo. Sarò rapidissimo. Io mi aggancio alla domanda su... L'uomo al centro del progetto dell'intelligenza artificiale, non abbiamo parlato molto, ne avete detto all'inizio l'accusa che ci fanno in giro per il mondo, ma a voi avete regolato l'intelligenza artificiale. Io penso che questo sarà un vantaggio competitivo, perché i pazienti nell'ospedale che cosa fai? Dicono, no, va, fidati, ma fidati, non c'è nessun controllo, ma tutti devi fidare, l'auto autonoma, ma fidati, va bene. In tutte le attività umane ci sono le regole per garantire gli umani questa idea folle che l'intelligenza artificiale deve essere usata dappertutto, ma con una moratoria sui controlli mi pare una cosa allucinante. E questo. Ultima battuta, me la dai l'ultima? Come faccio a dirti? C'è il matma. Allora, guardate, io però credo che sia questo il momento, il momento in cui siamo tutti di corsa, tutti di corsa, tutti a ragionare sempre più così, noi vinciamo se alziamo lo sguardo. Bisogna essere più lunghi, bisogna vedere più lontano, più largo, bisogna recuperare quei valori che dicevi tu come strumenti per vedere più lontano. Questo è in realtà il vantaggio dell'Europa. Lo giochiamo tutto. Bene, grazie. Grazie al nostro magnifico panel. Ci vediamo, suppongo, l'anno prossimo per vedere come è andata. Grazie a tutti.
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