Agricoltura, salute e concorrenza sleale
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Agricoltura, salute e concorrenza sleale
Un dibattito su sfame, tecnologia e sostenibilità in un settore in evoluzione.
A curare i sujeti,uktti nuestros i gradi in live view. coefficients C'è un灣 Buon pomeriggio, ben trovati. Io mi chiamo Giorgio Lellorefice, lavoro al gruppo del sole 24 ore, in particolare mi occupo dell'agenzia di stampa radio, lavoro tanto anche con gli altri media del gruppo, a partire dal quotidiano, anche il radio 24. Insomma, noi il settore agroalimentare lo seguiamo da sempre e con un impegno che è aumentato nel tempo. Infatti si va dal notiziario food dell'agenzia di stampa alle pagine del quotidiano cartaceo, del sabato, sono due pagine dedicate all'agroalimentare, c'è una sezione dell'agroalimentare sul sole24ore.com e da poco tempo c'è anche una trasmissione di radio 24 dedicata all'agricoltura, quindi è un impegno a 360 gradi che va avanti da molto tempo. Io mi occupo in particolare di vino, è uno dei settori che seguo con maggiore frequenza, ricordo una volta parlando con Angelo Gaia, che è un famoso produttore, quando lui scoprì che eravamo in 5 a occuparci di agroalimentare, e disse ma questo è bellissimo, non l'ho mai sentito in nessun altro media che ci sono così tante risorse a occuparsi di questo settore. In effetti è stato un settore che negli anni quando io ho cominciato a occuparmene era quasi residuale, non se ne parlava tanto, ma fortunatamente in 20-25 anni le cose sono cambiate, adesso forse in qualche momento si ha la sensazione che ci sia una sovraesposizione, ma comunque meglio la sovraesposizione che non parlarne proprio. Allora questo nostro incontro ha per titolo agricoltura, salute e concorrenza sleale, che da un punto di vista agroalimentare è come parlare l'universo mondo, c'è un po' di tutto, cerchiamo di dare delle direttrici e di portare il discorso su dei temi innanzitutto poi attuali. Io innanzitutto partirei da un dato che spesso si considera poco, ma secondo me basilare, c'è quello demografico, la popolazione mondiale è in costante aumento, c'è questa frontiera di 10 miliardi di persone che qualcuno colloca già attorno al 2030-2040, qualcuno un po' più avanti, c'è discussione sulla tempistica ma non ci sono dubbi che si arriverà a questo traguardo, 10 miliardi di persone andranno sfamate, per cui è anche per questo che l'agroalimentare è ritornato ad essere un settore centrale perché è una tematica molto importante, c'è la terra poi questa è quella data, ancora c'è qualcuno che pensa di andare a esplorare altri pianeti però al momento una produzione agricola nello spazio non mi sembra che sia all'ordine del giorno, per cui dobbiamo sfamare questa popolazione crescente con le risorse che abbiamo, con le terre che abbiamo, anzi le terre rischiano di essere anche sommersi, per cui rischiano di essere anche minori, per cui c'è un tema innanzitutto di tecnologia, tecnologia in ogni accezione, cioè tecnologia per rendere più efficiente la produzione agricola, per aumentarla innanzitutto e per trovare anche nuove metodologie perché contemporaneamente il terreno, i terreni utilizzabili sono stati anche depauperati negli anni, non è che sono vergini, sono già utilizzati da secoli per questi scopi e bisogna anche preservare diciamo i terreni per le generazioni future che poi è il vero senso della sostenibilità, il concetto di sostenibilità quando è stata teorizzata alla fine degli anni 80 era proprio il concetto di soddisfare i bisogni delle persone cercando di mantenere intatte le possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri, questo era il concetto di sostenibilità poi dopo è stato un po' travisato, ha preso un'accezione forse un po' troppo ambientalista per un periodo ma anche la tutela dell'ambiente è un tema che naturalmente non si può tralasciare, poi non deve diventare forse l'unica variabile ma resta un tema centrale. Dunque io partirei da questo argomento, da questo match, cioè di come soddisfare una popolazione crescente, i bisogni agroalimentari di una popolazione crescente anche con l'apporto delle nuove tecnologie. Io il primo relatore che chiamerei a confrontarsi su questi temi è il professore di economia agroalimentare all'università di Parma Filippo Arfini. Mi prego. Grazie, buongiorno a tutti. Il tempo non è molto e quindi cercherò di andare subito sul tema di questo incontro, già sono state poste alcune questioni molto rilevanti, il fatto che diventeremo 10 miliardi di persone ma aggiungo un'altra cosa che di questi 10 miliardi di persone queste 10 miliardi di persone si sposteranno dalle aree rurali all'area urbane. Questo sorpasso è già venuto in Cina e sta venendo in India. Da noi ormai nelle campagne ci sono solo gli agriturismi e pochi agricoltori. Gli agricoltori attivi sono circa il 2% o 3% in qualche regione 4%. Il resto della popolazione vive nelle aree urbane. Quindi anche questo è un aspetto che dobbiamo tenere conto perché gestire filiere logistiche complesse come quella per la verdura, ad esempio, fresca, per città come città del Messico, Lima, che c'è un città che hanno 10, 15, 20 milioni di abitanti, è una cosa molto complicata. Quindi la tecnologia è vista in questo senso. Allora io comincio col dire che non sono d'accordo con quanto è stato detto prima. L'agricoltura non produce cibo, produce oggi un input per l'industria alimentare. Perché? Perché banalmente una volta in campagna un agricoltore aveva fama, era domenica, prendeva una gallina, gli tirava il collo e faceva il bollito. Molto semplice, non ci voleva molto di più. Oggi invece il cibo viene conferito all'industria, il quale lo lavora, lo processa, aggiunge ingredienti, aggiunge conservanti per rendere questo cibo funzionale alla nostra vita, alla nostra vita che è una vita complessa, articolata, che ha determinati bisogni, ha le nostre esigenze, chi fa lo sport, chi è ciliaco, chi vuole. E quindi il cibo una volta era cibo, non c'era neanche il tema della salute, visto che questa sessione parla di cibo, parla di salute, parla di agricoltura, parla di salute e concorrenza sleale. Quindi qui arriviamo appunto al fatto come diamo da mangiare queste persone. Io aggiungo che non è solo il problema di produrre il cibo, è il problema di rendere questo cibo accessibile, nel senso che le trasformazioni che questo cibo subisce pone come risultato un gradiente qualitativo che fino a qualche anno fa era inimmaginabile. Il gradiente qualitativo era il gusto, il sapore, l'aroma, la tradizione che era legato a questo cibo. Oggi il gradiente qualitativo è legato a altre dimensioni che sono funzionali, e cioè che io ce l'ho già pronto in casa, lo prendo dal frigo, lo metto nel forno microonde e lo mangio. Faccio sport, non mangio neanche, apro una barretta e mangio. I cosiddetti super food, ecco, e quindi questo cipone ha una questione di che cibo produciamo, che cibo consumiamo, perché se guardiamo che sono proteine, queste sono proteine, alla fine assumiamo proteine. Se invece il cibo è un'altra cosa, ha un'altra dimensione. Ecco, noi poi siamo italiani e per noi il cibo è una cosa molto precisa, un significato molto preciso, ma non è così in tutto il resto del mondo, soprattutto nel mondo sviluppato. Pensiamo all'America, pensiamo all'Australia, ad esempio. Ma qual è il legame appunto tra cibo e tra agricoltura, tecnologia e la produzione del cibo? Qui a questo punto, oggi come oggi, ci dobbiamo davvero porre un problema, perché questa tecnologia è insostenibile. Questa tecnologia produce un modello produttivo agricolo che si basa su un alto contenuto tecnologico, è un'agricoltura molto capitalizzata, cioè se noi guardiamo il capitale, i soldi per ettaro per chilo di prodotto, è enorme. Un agricoltore una volta aveva a disposizione le mani una vanga, un falcetto, poco di più, produceva poco, è vero, però non aveva bisogno di tanti capitali. Oggi invece ci sono delle barriere all'entrata enormi e questi costi, aumentando la produttività. Paradossalmente gli agricoltori producono, non per noi cittadini, per produrre cibo, ma per pagarsi debiti. Infatti in tanti regioni dove non c'è ad esempio la politica agricola, io sono stato in Australia, mi ha chiamato il presidente del governatore, mi ha detto ma voi in Italia, in Europa gli agricoltori si suicidano. Sembra una domanda ridicola, ma in Australia dove non c'è una politica agricola questo è un tema. Però dicevo, parlando di tecnologie, bisogna intendersi quale tecnologie, quale tecnologie per produrre di più o per produrre meglio. Si parlava di sostenibilità, quali tecnologie aiutano davvero la sostenibilità? Siamo d'accordo che i droni, siamo d'accordo che l'uso della chimica aumenta la produttività, aumenta la sostenibilità, forse la nostra ma non quella degli agricoltori. Oggi bisogna davvero pensare che la tecnologia forse è quella che diceva Plinio il vecchio, quando diceva facciamo il sovescio. Ieri da me a Parma è venuta una scuola di ragazzi tedeschi ed erano molto stupiti perché noi non facciamo il sovescio, loro lo fanno. Il sovescio che cos'è? Il sovescio è il rivoltamento nel terreno di una cultura che serve per dare sostanza organica, che nel terreno non c'è. In Emilia-Romagna non ci sono più vacche, le vacche sono in poche stalle e nel resto del territorio non c'è più letame e non c'è più sostanza organica. Siamo arrivati al 2%, 1,5% di sostanza organica nel suolo. Quando la soglia ottimale siamo il 4-5%. Quindi questi sono problemi che portano alla sostenibilità. Se ancora un minuto, volevo dire il legame che c'è tra la produzione di cibo e la salute. Perché quando parliamo di salute, ho detto prima il tema della salute non c'era, oggi ci poniamo il problema, ma il cibo fa bene? Allora la risposta è dipende. Dipende da come è stato fatto sia a livello agricolo sia a livello di trasformazione, perché certe aziende usano determinate sostanze che prolungono la vita del cibo, lo rendono più funzionale a noi, però sono dei conservanti che hanno qualche impatto sulla nostra salute. Da quanto ne usiamo? Perché se mangiamo 40 grammi di parmigiano al giorno, siamo tutti bene, ma se mangiamo 100 grammi di parmigiano al giorno, il nostro medico ci dice siamo matti. La stessa cosa può valere per il prosciutto, che pure è una dope. Ma qui ci dobbiamo porre un altro problema ancora, fa bene a chi? A noi che consumiamo o fa bene all'ambiente? Non è un caso che l'Europa recentemente, insomma non così tanto recentemente, ormai da qualche anno, che spinge su un concetto che si chiama One Health, una salute che è la salute dell'ambiente, la salute degli animali, la nostra salute che dipende da come è stato fatto, come è stato prodotto, da come è stato trattato l'ambiente e da come sono stati trattati gli animali. Ecco mi fermo qui dopo se ci sono altri giri. Grazie al professor Arfini, mi sembra che siamo entrati abbastanza nel tema. Io chiamerei a questo punto il presidente Dre, il presidente di Coop Cooperative Agroalimentare, perché poi tutto questo si ribalta su tematiche che sono di mercato, perché per esempio veniamo da una stagione nella quale la non autosufficienza di alcuni paesi, come anche il nostro, che sono alcune materie prime, non le produce abbastanza per la produzione industriale, non produce abbastanza input come diceva il professor Arfini poco fa, li comprava all'estero e abbiamo visto che in una stagione tra covid poi guerra russo-ucraina eccetera, cioè le cose possono cambiare, anche la stabilità dei mercati è uno scenario che può cambiare e sui mercati c'è un altro tema ancora che è quello poi che è anche nel titolo del nostro incontro, la concorrenza sleale. Ci ne può parlare? Non so, è acceso, grazie. I temi sono molto vasti. Io penso che l'Europa, forse in questo potrò essere smentito da tanti che hanno delle visioni diverse. Io penso che l'Europa e l'Italia in questi decenni abbiano fatto una politica molto saggia per i propri cittadini con la PAC che è già stata citata. Io qualche volta mi sono anche arrabbiato quando qualcuno dice che la politica agricola è la politica per l'agricoltore, è la politica di sostegno all'agricoltore, è la politica che finanzia l'agricoltore e che quindi ha consentito a questo sparuto gruppo di indiani ormai nella riserva di riuscire a sopravvivere rispetto alla globalizzazione dei mercati. Io sono contrario a questo tipo di definizione perché la PAC è stata la politica che ha consentito al cittadino europeo, non all'agricoltore, al cittadino europeo di raggiungere un livello di approvvigionamento alimentare e di garantirsi la salute. La politica agricola non è nata per salvare il 3%, il 2% degli agricoltori. La politica agricola è nata per garantire la salute almeno da un punto di vista alimentare, poi sul resto ovvio che ci sono ben altri ragionamenti da fare, al cittadino europeo perché il modo con cui ci cibiamo è il primo elemento di salute. Viviamo in una società dove il benessere giustamente ci siamo permesso il lusso di mettere il nostro benessere al primo posto da un punto di vista della salute fisica ma della salute mentale, del tempo libero, di n fattori che riguardano la nostra vita privata. Talvolta ci dimentichiamo che il primo elemento di salute è come ci alimentiamo. Questo è assolutamente il primo elemento a mio avviso che porta la persona a stare bene e credo che in Europa le scelte che sono state fatte, i percorsi che sono stati fatti, abbiano veramente assecondato questo tipo di obiettivo perché l'Europa da ogni punto di vista e l'Italia all'interno dell'Europa in questo primeggio è il Paese dove c'è stata un'attenzione al modo di produrre, al produrre di maniera salutistico per salvaguardare il consumatore e contemporaneamente per salvare l'ambiente e l'operatore agricolo che ha sempre assecondato questo tipo di processi sono stati fatti dei percorsi decisamente virtuosi. Gli ultimi dati che sono stati portati al recente Macfruit dicono che in oltre il 65% dei cibi che gli italiani comprano in qualsiasi canale, ovviamente si rivolgono alla media, la media generale, il 65% degli elementi è totalmente priva di residui di antiparassitari. Se ci spostiamo nel resto del mondo queste percentuali non sono quelle del livello europeo, non solo dice, e questa è la nota più dolente, ma è comunque un dato molto basso che solo lo 0,4% dei cibi che noi acquistiamo presentano dei residui che sono un po' oltre i limiti di legge, lo 0,4%. Se andiamo ad analizzare i prodotti di importazione ci rendiamo conto che queste percentuali sono radicalmente diversi. Quindi questo modello che è fatto oltre che di un aspetto qualitativo da un punto di vista di residui, ma è fatto anche di tanti altri elementi, perché la tipicità dei prodotti, la diversità, le IGP, le tutelle ambientali, i disciplinari di produzione sempre più ristruttivi, abbiamo una galassia di prodotti che nel tempo con la professionalità degli agricoltori ha raggiunto determinati standard. Ora ho già fatto un accenno, se andiamo a vedere le percentuali che vi ho detto, le analisi che vi ho detto su altri su altri paesi, scopriamo che la situazione è molto diversa. Mentre l'Europa, della contestatissima politica europea degli ultimi anni guidata dall'allora Vicepresidente Timmerman, ha fatto una politica che secondo noi non è andata verso una logica di migliorare l'ambiente, di migliorare il livello di salubrità dei prodotti. La politica crediamo che fosse un'altra, limitare la produzione europea, nascondendola dietro ad un miraggio green irrealizzabile, ma fondamentalmente la politica credo che fosse Europa, smetti di produrre importiamo da altri paesi. Cosa succede negli altri paesi? Negli altri paesi abbiamo discusso recentemente, qualche mese fa, dell'accordo per il Mercosur, negli altri paesi ci sono 90 molecole fitosanitarie censite ampiamente vietate in Europa, però sono ampiamente autorizzate in questi paesi. Sono paesi in cui i ministeri della salute e dell'ambiente non mettono becco nell'autorizzazione di nuovi prodotti fitosanitari, quindi decide l'agricoltura e conseguentemente di qualsiasi molecola ci sia bisogno, l'agricoltura riceve nel giro di pochi mesi la possibilità di farlo, senza nessun tipo di intervento da parte degli altri due occhi, che sono quelli che vi dicevo, la salute e l'ambiente, e quindi ci troviamo in una situazione di gap competitivo radicale. Il settore dell'allevamento bovino è uno di quelli che si è preoccupato di più di fronte al Mercosur. Ora, noi in Europa stiamo lavorando per il benessere animale, abbiamo delle regole molto restrittive sul tema dell'uso degli antibiotici, assolutamente vietati l'utilizzo di qualsiasi tipo di ormoni della crescita, tutte cose che in Brasile o nei paesi americani, forse anche nel nord Europa, non sono informatissimi, sono all'ordine del giorno, assolutamente autorizzati. A questo ci mettiamo che quegli animali sono alimentati con del mais geneticamente modificato, con soia geneticamente modificata, ora o diciamo che questa roba qua fa bene la nostra salute e come fanno bene le nostre carni allevate con un certo tipo di criterio di disciplinare produttiva, oppure è chiaro che se ci apriamo a questo tipo di importazione senza nessun tipo di regolamentazione, purtroppo dobbiamo importare perché siamo deficitari, ma lo facciamo, ma dobbiamo fare con conizioni di causa, non aprendo in qualsiasi condizione, a qualsiasi condizione, è chiaro che se avviene questo per i nostri allevamenti non c'è più storia, perché il gap competitivo è talmente elevato per cui non c'è possibilità, se non forse per qualche nicchia di consumatore particolarmente attento e anche con una determinata disponibilità economica, è chiaro che per noi, per le nostre produzioni, per i nostri allevamenti non ci sarebbe più possibilità di competere, ma questa è la fotografia di un settore, ma se guardiamo gli altri è esattamente la stessa cosa, la fotografia può essere replicata in qualsiasi altro settore, può essere replicata sicuramente nel settore ottofrutticolo dove il continuo di niego a livello europeo di molecole porta il settore a perdere produzione. Grazie, grazie Raffaele Drehi e veniamo adesso a Vittorio Paolini che è qui con noi perché da quest'anno al Festival dell'Economia si è inaugurata questa interessante diciamo iniziativa che è quella di cui involgere nei nostri panel gli studenti per sentire anche la voce delle giovani generazioni e Vittorio Paolini, studente di economia aziendale alla Bocconi di Milano, ci parlerà dei novel food e quindi perfettamente in linea con i temi che abbiamo tracciato all'inizio soprattutto per quanto riguarda poi l'aspetto della innovazione. Grazie Giorgio, buongiorno a tutti. Io non voglio cominciare subito perché l'argomento che abbiamo toccato è vasto e complesso, non voglio cominciare subito a dirvi i numeri del novel food, dei benefici ambientali, ma voglio partire da qualcosa di semplice di quotidiano. Mentre andavo all'università qualche mese fa mi sono fermato davanti alla macelleria perché dovevo prendere un panino e c'era questa signora che discuteva con il macellaio, immaginate la scena, discuteva con il macellaio di questi polli broiler e il macellaio gli diceva in modo molto simpatico, guardi signora siamo umiliardi da sfamare, è normale che il pollo sia così. Ecco questa scena così quotidiana secondo me racchiude l'essenza di una delle domande fondamentali del nostro tempo, come nutriremo il mondo in modo sostenibile, come possiamo farlo? L'ONU prevede che entro il 2050 saremo 10 miliardi, questa crescita sarà trainata dall'Africa, la Nigeria avrà più abitanti degli Stati Uniti nel 2050, la produzione alimentare secondo i rapporti della FAO deve aumentare del 70% rispetto ai livelli attuali e del 100% nel Paese in via di sviluppo per soddisfare questa domanda, però il punto è come aumentare la produzione alimentare riducendo allo stesso tempo l'impronta carbonica? Ecco perché è in corso un processo di innovazione potente e allo stesso tempo controverso, l'innovazione delle proteine alternative. Secondo il rapporto di Boston Consulting Group questo mercato a livello globale entro il 2035 avrà un valore di 290 miliardi di dollari, secondo McKinsey invece per quanto riguarda il segmento della carne coltivata il valore sarà di 25 miliardi. I sostenitori di questo tipo di innovazioni ritengono che vi siano di benefici ambientali chiari, per esempio per quanto riguarda le proteine da insetti si sottolinea la minore quantità di emissioni carboniche rispetto alla maggioranza del bestiame, la capacità dei grilli di convertire in maniera efficiente il mangime in cibo, due volte più efficienti dei polli, quattro volte più efficienti dei suini, dodici volte più efficienti dei bovini. Poi ci sono anche alcuni studi interessanti per la loro portata visionaria, veneristica che studiano, che valutano la fattibilità di integrare queste proteine da insetti come un potenziale alimento per le future emissioni spaziali, perché lo spazio è un ambiente scarso di risorse per natura. Per quanto riguarda la carne coltivata secondo il Good Food Institute parliamo di un consumo a livello di emissioni carboniche, di suolo, di acqua che è estremamente basso rispetto alla carne convenzionale. Ora queste sono valutazioni di impatto che sono più o meno chiare, più o meno relative, lo sapremmo meglio quando l'industria sarà nata, perché al momento tutto si trova in uno stadio embrionale. Però quello che c'è da dire, e che è l'elemento critico di tutte queste proteine alternative, è la scalabilità economica, lo sviluppo industriale. Attualmente l'industria delle proteine di insetti e così anche della carne coltivata sta affrontando un problema di first of a kind, un problema di come convertire l'innovazione su scala industriale. E poi c'è un altro elemento più problematico che si collega a quanto detto finora in termini di concorrenza sleale e di disuguaglianza, perché questo tipo di innovazione è un'innovazione ad alta intensità di capitale che genera vincitori e perdenti in base a chi ha il proprio capitale e chi non ne ha. In più queste proteine hanno un potenziale sostitutivo nei confronti delle proteine convenzionali. Ecco perché secondo me per affrontare questa tematica così stringente, così importante, occorre un nuovo approccio. Non dobbiamo più ragionare perché noi siamo sempre stati abituati in termini di distruzione creatrice alla Schompeter. L'innovazione radicale, dirompente che cambia tutti i settori è quella che abbiamo visto negli ultimi trent'anni. Noi dobbiamo pensare a un nuovo tipo di innovazione, quella che il grande economista coreano Chang Kim definisce creazione non dirompente, cioè la capacità di creare innovazione senza smantellare industrie, aziende, posti di lavoro tradizionali. E poi per realizzare questa innovazione che richiede un continuo confronto con tutte le parti interessati c'è bisogno di un modello di governance basato sul capitalismo degli stakeholder perché l'impresa è un organismo sociale. Non deve operare solo per massimizzare il profito degli azionisti ma anche per creare valore a lungo termine per i fornitori, per i clienti, per l'ambiente, per le comunità locali e quindi solo integrando la dimensione ulteriore, diciamo integrando tutti gli interessi, tutti gli interessi degli stakeholder è possibile realizzare un'economia di valore. E poi questo approccio naturalmente è un approccio trasversale, non riguarda soltanto le tecnologie avveneristiche del domani ma anche quello che vediamo, quello che abbiamo già come Made in Italy che ha un valore. E quindi ho cominciato con una vicenda quotidiana, vi racconto un'altra storia. Io sono originario di Buti, è un piccolo paesino di Monti Pisani, è noto per la produzione plurisecolare di olio di oliva, banta attestazioni di illustri pensatori come Danuzio, Carducci, Rossini. Il punto è che oggi questo olio non è competitivo sul mercato, i tassi di abbandono nella zona di Monti Pisani è di circa il 70 per cento perché il mercato mondiale è dominato dagli oliveti superintensivi che con il loro approccio hanno sicuramente un vantaggio enorme ma hanno dei costi sociali ambientali altissimi, si vede ad esempio l'impatto socioambientale dei sistemi di oliveti superintensivi nell'Ale intejo in Portogallo e quindi io credo che in questo discorso del cibo si debba considerare l'innovazione alimentare nella sua forma avveneristica quindi considerata nell'ottica di un capitalismo degli stakeholder ma anche ripensare quello che abbiamo già che ha valore che si può valorizzare tramite l'imprenditoria sociale ad esempio e quindi io credo che Buti come comunità locale possa ambire un domani a un posizionamento competitivo sui mercati mondiali anche per l'olio d'oliva proprio perché integrando la dimensione degli stakeholder può avere un vantaggio in più in termini di competizione concludo dicendo questa del novel food è la più grande rivoluzione alimentare nella storia del mondo, i storici la definiranno così magari fra 100 anni e quindi credo che il capitalismo degli stakeholder inserito in questa vicenda sia la chiave per risolvere i problemi globali. Grazie a tutti. Grazie sicuramente insomma è un contributo importante a quello che stavamo dicendo e veniamo a Cosimo Rummo, veniamo quindi a un produttore, un imprenditore, a industria alimentare che già è stata chiamata in causa varie volte nell'intervento che ci hanno preceduto a partire dal professor Arfini che diceva che il cibo non è prodotto dall'aricoltura ma innanzitutto dall'industria, io aggiungo l'industria poi è quella anche che lo porta all'estero per esempio, noi siamo un paese export oriented soprattutto per quanto riguarda il settore agroalimentare e questo lo dico perché anche prima si è parlato non al mercato sul tema della reciprocità, ne parlava Drej poco fa e quindi altre altre aree del mondo che non rispettono le nostre stesse regole però da qui insomma le perplessità soprattutto del mondo agricolo che sono condivisibili però non dimentichiamo che noi siamo un paese export oriented per cui prima di chiuderci ai mercati la chiusura dei mercati è qualcosa che farebbe di noi i primi che ne sono penalizzati insomma. Grazie buonasera a tutti e ringrazio il sole 24 ore per avermi invitato, io vi racconto una storia dei prodotti nuovi alcuni anni fa sono stato in Cina e dato che in Cina non ci sono neanche le scritte in inglese, io il cinese non lo leggo e non lo parlo avevo questa guida cinese che parlava italiano in maniera più o meno corretta e la sera disse andiamo a fare un aperitivo e io disse ah bene e dove ci porti? No ti porto a mangiare grilli e cicale fritte te le mangi tu e io dice ma è gratis ma neanche regalato neanche se mi paghi questo è il discorso del diciamo di per quanto riguarda il discorso dei grilli e poi nella mia nella mia vita io quest'anno fra qualche mese 71 anni quindi una grande esperienza e di queste storie in generale che si sentono molte volte dovete anche avere la parola del non ci credo io a tante cose non ci credo e nella mia vita dicendo non ci credo voglio andare a verificare puntualmente ho verificato che qualche volta non è tutta la verità come quello che è successo negli ultimi trent'anni sulla globalizzazione io a cena avevo il capo della mckinsey parigi che aveva sposato e ha sposato una signora di benavento perché io sono di benavento sono un industriale pastaio di benavento e la sera cena natale mi parlava della meraviglia della globalizzazione della mckinsey e io disse guarda già dieci anni fa guarda che il fatto che in america arriva tutto prodotto dalla cina io non so come andranno avanti e lui mi parlava dice ma come io sono l'uomo della mckinsey per la miseria era americana si chiama paul non vi dico il cognome per motivi di riservatezza lo guarda ma solo quei servizi l'america non ce la fa dopo dieci anni gli americani si sono arrabbiati hanno preso una persona che sta facendo cose inappropriate dicendo che bisogna portare la produzione negli stati uniti dopo dieci anni sicuramente lo sta facendo in maniera inappropriata quindi queste strategie della globalizzazione hanno portato dei danni dei danni enormi tanto è vero che poi pure dicevo al collega paulini che ha studiato in bocconi sta studiando in bocconi con dei complimenti e quando c'era mario monte che era rettore io stavo con alberto falca nell'associazione delle aziende familiari vennero i grandi uomini della goldman sax che puntavano a spostare tutte le produzioni non ci deve produrre in europa tutto fuori cina cina però dopo nel 2025 dissero guardate che i costi di produzione diciamo i costi del lavoro ecco per essere più corretti saranno uguali a quelli dell'europe ed è vero perché non più tardi di tre quattro anni fa il costo della mano d'opera parlando con i direttori industriali dell'nch che fa i trattori in cina il direttore industriale italiano mi raccontava che ogni anno dove non aumenta l'istipendio il 10 per cento tanto è vero adesso che noi stiamo lavorando con abbiamo una società che si occo in energie rinnovabili ho visto alle fabbriche in cina che non c'è nessuno cioè rendiamoci conto quindi alla fine di tutto qual è il vantaggio economico di andare pura in cina quando ci sono solo robot e i costi del robot sono uguali costi sono uguali quindi noi abbiamo sbagliato signori la globalizzazione con la tecnologia che va avanti con i sistemi automatici ancora nessuno lo dice ma il futuro è che bisogna riportare le industrie in europa perché con l'intelligenza artificiale e con i costi della logistica che sono diventati mostrosi io credo che la differenza che c'è tra la produzione in cina e quello che c'è in europa è veramente piccola anche perché i cicli di produzione con un robot che fa 50 60 cicli ora anche se poi l'ingegnere che sta in italia ha un costo doppio di quello a quello cinese alla fine di tutto la differenza di prezzi sono piccolissime però rendete conto la garanzia di un prodotto italiano che è andato in una direzione di produzione italiana la differenza qualche punto percentuale e queste sono delle riflessioni su quello che secondo me abbiamo abbiamo fatto per quanto riguarda invece il discorso agroalimentare sì ho sentito delle cose interessantissime sono tutte vere però io diciamo abbiamo la società che fa pasta però abbiamo la società che fa energia rinnovabile quindi parlo di quello che ho visto con l'energia e poi dato che qualche anno fa siamo stati accusati voglio dire dagli agricoltori di la pasta col glifosate la pasta col glifosate era fatto col grano fatto da loro e quindi alla fine io ho fatto il progetto 0 glifosate e abbiamo fatto con l'università di Trento un progetto rivoluzionario per controllare in tempo reale la percentuale di glifosate e noi lavoriamo con la percentuale di glifosate un po di pubblicità al nostro prodotto che pasta a a 0 glifosate ma poi un'altra cosa ancora le lezioni che fanno su un glifosate che vedete sul report che sono 0 cioè che sono 0,02 milligrammi per kilogrammo e fanno sul prodotto secco la pasta viene cotta perché non credo che lo spaghetti lo mangiate grudo quindi la pasta viene diluita al 90 per cento e quindi il prodotto è anche se ci dovesse essere praticamente si azzera si azzera completamente poi per quanto riguarda il discorso dei prodotti processati il prodotto processato vi racconto della pasta anche il prodotto dei prodotti senza glutine allora noi per impastare utilizziamo acqua e controlliamo con dei sistemi sofisticatissimi la qualità dell'acqua anche perché noi siamo una marca famosa a livello nazionale internazionale quindi dobbiamo controllare la qualità di tutti i prodotti però ci mettiamo solamente tempo che è un valore importante col metodo all'entra lavorazione acqua e semola niente di più e oggi il futuro delle aziende alimentari fare prodotti con pochissimi ingredienti adesso sicuramente ci saranno ingredienti che mettono veramente specialmente prodotti processati come i prodotti pronti da cucinare e quindi si mettono nel forno al microonde però vi posso dire che sono dei prodotti che vengono venduti sicuramente molto di più all'estero e meno in italia perché a noi ci piace sempre di più se non abbiamo fretta ci facciamo un panino burro e prosciutto se abbiamo un po' di tempo ci facciamo la spaghetti a burro con il burro e formaggio alla fine se non abbiamo se non abbiamo tempo e quindi questo e poi per quanto anche prodotti periceliaci che sono difficili da trattare noi impastiamo col grano col mais che sono prodotti sani sono no gm ma per impastare che è un problema utilizziamo un vapore pulito abbiamo comprato delle macchine speciali che che un vapore un vapore sano e poi per quanto riguardi il discorso del dei costi della produzione agricola noi abbiamo fondato qualche mese la rummo agricola ed è veramente il nostro progetto il progetto di sorrealità noi vogliamo aiutare gli agricoltori a produrre meglio a produrre di più perché chiaramente non è che ce la facciamo da solo non possiamo pensare di farlo con le superfici che teniamo che sono molto piccole però oggi in italia e che manca prodotto e si dice che manca prodotto lo sapete quando produciamo di grano duro noi di media nazionale 30 quintali a etero nel deserto dell'arizona si produce con lo stesso grano lo stesso seme che seme grano duro in genere una coltivazione del sud con il grano di saragolla nel deserto dell'arizona fanno 100 quintali a etero noi la media italiana è 30 quintali a etero e nella diciamo che si fa poca ricerca io sto in filiera italiana insieme col diretti stiamo e sto stimolando sia il governo che le associazioni di categorie di investire di più nella tecnologia anche perché ci sono degli incentivi importanti sicuramente il settore dell'agricoltura è cambiato però ci sono settori anche ad alta profittabilità e dato che ho sentito che sicuramente ci sono anche in australia delle persone che sicuramente stanno in difficoltà e fanno delle operazioni sconsiderate purtroppo negli ultimi anni anche nel settore dell'industria ci sono state delle operazioni sconsiderate e alcuni imprenditori si sono tolti la vita però questo è un discorso che dato che in italia ci sono troppe piccole aziende non c'è un sistema per aiutare le aziende rendetevi conto che a milano e anche in queste regioni il 97 per cento del sistema industriale è fatto da piccole e medie aziende che hanno meno di 15 dipendenti allora come può un imprenditoro con meno di 15 dipendenti con la media micro aziende da 3 a 5 a 7 a 9 dove ci sono problemi di passaggio generazionale può pensare di fare ricerche sviluppo innovarsi con una dimensione dell'agricoltura da 5 10 ettari è veramente un discorso quindi il futuro è che bisogna premiare diciamo gli agricoltori che si mettono insieme o in cooperativa o altri tipi di organizzazioni perché da soli con quantità così piccole non c'è la massa critica per poter competere e avere un'agricoltura sicuramente profittevole e poi per quanto riguarda il discorso volevo dire l'ultima cosa che in azienda dico a tutti quanti a tutti i livelli e lo dico pure a voi qualsiasi cosa che voi volete pensare o volete inventare la politica per me è un solo mantra o ci distinguiamo o ci estinguiamo in un paese come l'italia come l'europe dove abbiamo i costi del lavoro tra i più alti del mondo non è possibile pensare di fare i prodotti che facevano i nostri padri con le stesse tecnologie io mia moglie che è un'impresa agricola che produce olio biologico ha una resa bassissima chiaramente dobbiamo competere 15 quintali ettaro contro gli spagnoli non i cinesi o il bangladesce 70 quintali ettaro 70 quintali di olive contro 15 quintali di olive potete pensare che differenza c'è quindi la politica è la ricerca lo sviluppo che in italia in agricoltura si è fermata hanno più dato incentivi per avere superfici che non incentivi per fare discorsi innovative questa anche un errore delle imprese agricole diciamo l'impresa da filiera agro industriale perché anche noi imprenditori non ci siamo interessati delle parti agricole perché noi dobbiamo aiutare gli agricoltori a produrre meglio produrre prodotti salutari con rese migliori e molte volte siamo stati lontani anzi ancora adesso siamo lontani dall'agricoltura e per questo motivo io ho creato io ho creato questo da qualche mese una nuova società che si chiama filiera pasta siamo insieme gli agricoltori insieme gli stoccatori insieme mulini per fare alte tecnologie e alta approfittabilità in filiera grazie. Grazie a Cosimo Rummo abbiamo qualche minuto proprio per una battuta velocissima faccio a tutti la stessa domanda molto sintetica sulla base anche di quello sia che è stato detto da ognuno di voi sia quello che avete ascoltato dagli altri se rispetto al futuro siete ottimisti o possimisti cominciamo da finire. Io sono una molto ottimista se cambiano alcune cose al momento queste cose non mi sembra neanche cambiano prima è stato detto si è parlato della politica agricola europea della politica agricola italiana ecco la politica agricola italiana dai tempi di giovanni e marcora non c'è più noi abbiamo solo seguito la politica europea e fintanto che l'europa era un'europa 6 e poi in europa 10 è stata una politica vantaggiosa per l'europa perché ha sostenuto le politiche mediterranee e dopo di che l'assenza della politica italiana nella politica italiana della politica agricola italiana nella politica europea determina quello che determina quindi la nostra debolezza come sistema agricolo ma un rafforzamento deciso questo è ovviamente sotto gli occhi di tutti mi fa anche molto piacere dell'industria però una debolezza dei rapporti industriali tra agricoltura e industria e al momento non ci sono segnali che dimostrano che si vogliono cambiare questi rapporti industriali seduto delle cooperative si ritorniamo al 70 e chi era chi è chi è che propugnava per più cooperative appunto giovanni marcora siamo ancora lì grazie veniamo raffele dre le ottimistopessimistiche in realtà qualcosa sul piano della filiera dei rapporti di filiera si sta muovendo o sbaglio devo dire che qualcuno mi ha già anticipato parlando di filiera di cooperazione io sono ottimista nella misura in cui in questo paese e in europa si ricomincia a investire sulla cooperazione dove non bisogna investire solo da un punto di vista ideologico ma bisogna investire anche da un punto di vista concreto coi regolamenti comunitari tanto per incominciare con le normativa nazionale per seguire e anche con l'impegno degli agricoltori perché non è che ci vogliamo sempre sottrarre anche con l'impegno degli agricoltori a capire che da soli non si va da nessuna parte né da un punto di vista tecnologico né da un punto di vista produttivo industriale né tanto meno da un punto di vista commerciale perché stamattina dicevo di fronte al nuovo ordine che tram purtroppo sta a suo modo o il suo disordine sta purtroppo imponendo o l'europa è capace di organizzarsi di tornare ad essere competitive di riposizionarsi oppure chiaro che quella la subiamo e basta e il politecnico di milano ci ha detto qualche mese fa che in cooperativa si innova più che fuori parlando di aziende agricole più che fuori dalla cooperazione è un segnale anche questo bello chiaro e quindi io credo che questo sia il percorso da fare per avere ottimismo ahimè ripeto condizionato da quanto vi ho appena detto anche il tema che ho apprezzato molto dell'azienda sociale della responsabilità sociale delle imprese io di fronte a questa affermazione ci posso scrivere qualche artigiano ci posso scrivere qualche azienda familiare particolarmente virtuoso qualche imprenditore con la mente aperta ma se ci devo scrivere un modello non dei singoli casi io di fianco ci scrivo cooperazione non riesco a scriverci spa non riesco a scriverci altre forme non riesco a scriverci potenti che oggi hanno l'energia la comunicazione i satelliti le nuove tecnologie questi oggi sono i capitali che stanno guardando al cibo al cibo processato diciamoci la verità sono questi capitali e allora dopo che gestiscono tutto questo nella nostra vita possiamo immaginare che ci gestiscono anche il cibo su questo sono un po meno ottimista se riusciamo a mettere da parte queste cose torno a essere molto ottimista grazie ok grazie a drey veniamo a vittorio paolini tu almeno per la tua età devi è un'unica opzione tu devi essere per forza ho tutto o sono giovane ho tutto il diritto di avere l'impeto l'ambizione l'ottimismo secondo me anche perché viviamo in un'epoca che dà tantissime opportunità noi siamo nell'epoca della quarta rivoluzione industriale se si vuole guardare a uno scenario macro e questo apre la possibilità di costruire un mondo nuovo sostenibile inclusivo e quindi io guardo il futuro con ottimismo sono convinto che riusciremo per quanto riguarda l'innovazione alimentare a risolvere i problemi di scalabilità e anche a guidare le preferenze di consumo e sono convinto anche che si possa valorizzare ancora di più il made in italy così come lo abbiamo già così come lo abbiamo ereditato benissimo grazie chiudiamo con con cosimo rummo io ho ascoltato le sue parole faccio questo tipo di provocazione può esistere l'ottimismo del buon senso diciamo di sì però volevo anche aggiungere qualcosa per quanto riguarda se mi permetti la concorrenza asaleale in questi ultimi vent'anni la parola con la concorrenza asaleale è stata totalmente dimenticata e quindi quando sento parlare delle multinazionali oppure dei fondi investimento che entrano sulle materie prime creano degli sfaceli raddoppiando i prezzi prima comprando alla metà del prezzo i prodotti degli agricoltori poi bloccando con i fondi finanziari mondiali e raddoppiano i prezzi questi sono dei danni enormi che creano nel sociale a livello ma a livello mondiale e quindi bisogna riflettere sul fatto che ormai nel mondo viviamo senza regole siamo passati da un mondo forse con alcune regole in alcuni mondi in organizzazioni mondiali senza regole come per esempio che cosa significa poi concorrenza asaleale significa che un'azienda può vendere che ha 10 prodotti può vendere un articolo anche sotto costo del 30% in perdita e può far chiudere un intero settore e questa è concorrenza asaleale in Italia queste regole non vengono applicate ma neanche in Europa alcune nazioni ne hanno messo in pratica e sono i francesi per quanto riguarda la concorrenza asaleale per quanto riguarda i prodotti alimentari e molte volte gli agricoltori devono vendere i prodotti al di sotto del costo di produzione è qualche cosa di una io lo chiamo un omicidio finanziario o un suicidio finanziario sono delle operazioni praticamente violentissime che creano queste situazioni quindi questo tipo di concorrenza asaleale di obbligare gli agricoltori ma poi non solo la filiera agro industriale che un prodotto gli costa 100 lo devono vendere poi a 80 perché il mercato chiede 80 e non possono dire niente io credo che i governi si debbono occupare delle vendite in perdita delle vendite sotto costo che alcuni multinazionali che hanno 3000 articoli così in generale possono anche mettere 10 articoli sotto costo perché lo guadagnano quegli altri centinaia e centinaia di migliaia di articoli questa è una cosa gravissima e l'Italia e l'Europa non è preparata i francesi gli americani che hanno vissuto i momenti dell'istituzione degli oligopoli devo dire a parte trump che sta facendo cose inappropriate sono vent'anni che queste regole della concorrenza asaleale delle vendite sotto costo vengono guardate e l'agricoltura deve essere attenzionata perché gli agricoltori non possono essere diciamo in questa situazione gravissima e su queste situazioni gravissime di vendere in perdita si creano poi le persone che si tolgono la vita e la dobbiamo smettere a livello mondiale di far vendere agli agricoltori i prodotti sotto costo. Grazie, io ringrazio Cosimo Rummo, Filippo Orfini, Vittorio Paulini e Raffaele Dre che hanno partecipato a questo nostro incontro e tutti voi che pure siete stati presenti e che avete partecipato con grande attenzione grazie a tutti e alla prossima occasione
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