A New Bretton Woods for a New World
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A New Bretton Woods for a New World
Analisi del libro "A New Bretton Woods" che esplora il ruolo del dollaro globale, le sfide del sistema monetario e l'evoluzione verso alternative come le criptovalute.
Benvenuti, benvenuti a questo evento nel quale affronteremo temi di grandissima attualità, cercheremo di rispondere agli interrogativi che si pongono in questo periodo e anche in queste ore le banche centrali, i governi dei paesi occidentali e non solo perché il fenomeno di cui parliamo oggi interessa un po' tutto il globo. Allora, partiamo dal libro A New Bretton Woods for a New World, abbiamo qui gli autori Giovanni Tria, economista già ministro dell'economia e delle finanze in Italia, il professor Federico Arcelli. L'analisi del libro ruota attorno al ruolo del dollaro che oggi sappiamo essere in una fase in cui viene messo in discussione soprattutto dagli investitori esteri, dai paesi che in qualche modo hanno per anni usato questa valuta per alimentare le proprie riserve per fare le transazioni, i pagamenti e gli scambi commerciali. A che punto siamo? Bretton Woods dopo la Seconda Guerra Mondiale ha trovato un punto di equilibrio, forse chi ha studiato macroeconomia ricorda il ruolo di John Maynard Keynes da una parte e mi correggerete se mi sbaglio, di Dexter White che era negoziatore americano. Due ipotesi diverse, un dollaro che dominasse gli scambi mondiali ancorato all'oro, Keynes propone invece di cercare una soluzione, un paniere per in qualche modo regolare gli scambi. L'idea di questo strumento, chiamiamolo così monetario, aveva questo nome che poi è rimasto nelle suggestioni Bancor. Il sistema come dire dopo una ventina d'anni entra in crisi, entra in crisi per un motivo che è legato alla sostenibilità del debito degli Stati Uniti e per tante varie ragioni. Oggi, dopo moltissimi anni, ci troviamo in una situazione che per certi versi è simile, per certi versi ripropone i limiti della fase dopo la Seconda Guerra Mondiale. In più abbiamo la digitalizzazione che ha consentito all'innovazione di creare degli strumenti che sono dei concorrenti rispetto alle monete delle banche centrali e che sono usate come strumenti di pagamento, che sono le criptovalute. Con queste bisogna cominciare a fare i conti, l'amministrazione americana le sta introducendo, forse ne vuole fare uno strumento di monetario alternativo. Allora, io parto subito dal professor Arcelli perché chiederei di spiegargli qual è la funzione che ha avuto il dollaro che ha oggi, se ci sono le riserve auree in base alla quantità di dollari, cioè siamo ancora lì? Oppure no? Qual è la funzione che il dollaro ha oggi e quali sono i punti di difficoltà, di crisi che stanno venendo fuori? Grazie. Intanto bisogna dire questo, per essere nel presente il dollaro che non è più convertibile in nulla da 1971 è comunque la moneta di riserva internazionale e ha essenzialmente due aspetti che sono determinanti. Il primo quello di essere di fatto la moneta degli scambi commerciali, questo fin dal dopoguerra, in quanto è la moneta forse del principale mercato al mondo, gli Stati Uniti. Secondo, la dimensione del debito pubblico che di fatto consente all'America di avere la possibilità di avere un safe asset che garantisce la fluidità del mercato, anche del mercato finanziario in questo senso. Allora tornando indietro, questo è il frutto di un'evoluzione. Noi dobbiamo tenere presente che quando nel 44 si fa Bretton Woods il mondo è abituato a un mondo di monete che sono in realtà più commodity, più riserva di valore, un mondo di oro e di argento che viene dalle albori della storia, quando si crea questo sistema si crea un sistema che in realtà si basa ancora anche con il gold exchange standard, c'è un meccanismo più flessibile ma sulla base aurea se vogliamo che arriva fino al 71. Allora qual è il punto reale? Fino al 1971 la pressione, due volte addirittura ci sono dei rilevamenti nel 63-68 sulle riserve d'oro americane cresce perché cresce, perché chiaramente gli americani che nel dopoguerra rappresentano il 50% del pil mondiale perché l'Europa è distrutta tendono a essere il mercato di sbocco delle produzioni dei paesi che si stanno ricostruendo, creando in questo modo sempre maggiore debito per continuare in qualche modo poi a essere in grado di acquistare, acquistare, acquistare, creando un deficit quasi permanente in un sistema con gold standard, questo vuol dire che prima o poi il detentore di dollari può presentarsi in banca centrale e dire voglio una parte di quello che è il sottostante. Chiaramente questo ora non è più possibile però va detta una cosa le riserve auree ci sono ancora, cioè attualmente le riserve auree italiane teoricamente e degli altri paesi europei sono ancora nelle banche centrali non hanno nessun ruolo se non di investimento però se noi dovessimo pensare oggi convertiamo o rendiamo compatibile ancora un sistema basato per cui le banconote cartace sono backed by delle riserve in oro teoricamente per le dimensioni della circolazione di pure banconote sarebbe ancora possibile ma non è assolutamente conveniente perché? Perché appunto ha questi drawback di carattere di mercato cioè non è possibile immaginare la rigidità che ne viene di conseguenza al fatto di imporre allo stato della banca centrale il fatto di bilanciare le sue esportazioni e importazioni in oro perché comunque questa è una frazione infinitesima, la moneta cartacea rispetto alla moneta interbancaria e la moneta finanziaria oggi è sull'1 a 101 150 ci sono meno di 100 miliardi di euro in banconote per circa 16.500 di moneta bancaria, questo per dare un esempio europeo le riserve d'oro dei paesi sarebbero capienti la sola italia a oro per il sufficiente a quei 100 miliardi semplicemente non ha nessun senso a riprodurre questa cosa allora per concludere secondo me il punto su cui dobbiamo tener presente c'è un'attenzione sta nel fatto che il futuro certamente avrà a che fare con la questione della credibilità fino ad oggi nessuno ha dubitato del safe asset americano e del dollaro le molte memosse in qualche modo la creazione di incertezza che c'è stata nella recente passata dall'attuale amministrazione hanno creato delle condizioni che nel breve non cambiano nulla non vedo nessuna possibilità di sostituire il dollaro nel breve neanche nel medio ma certamente hanno messo come dire la condizione di possi il problema e questo sta evidentemente cambiando la situazione a medio lungo termine e li bisogna vedere. Sì poi insomma stiamo vedendo in questi giorni come anche poi le decisioni delle agenzie di rating che stanno un po' ratificando qualcosa che già il mercato esprime stanno portando verso soglie considerate un po' di attenzione dei rendimenti dei titoli di Stato americani quindi stanno indebolendo contemporaneamente il dollaro perché c'è un momento di sfiducia probabilmente più che su come andranno a finire i colloqui sui dazi sulla imprevedibilità che l'amministrazione americana sta un po' dimostrando e quindi crea questa preoccupazione. Ecco parlando di dazi, il deficit della bilancia commerciale americana è quindi come spiegava prima il professor Arcelli una conseguenza inevitabile di questo ruolo che ha il dollaro poi magari le chiedo di spiegarci l'idea del sarto che a un certo punto fu tirata fuori da un francese, mi ricordo il nome, che cosa succede? Cioè più in qualche modo il dollaro viene usato come mezzo di pagamento i paesi che producono, producono beni che poi vendono agli Stati Uniti, gli Stati Uniti si indebitano. Ecco in tutto questo meccanismo la politica dell'amministrazione Trump che effetto rischia di provocare, di accentuare in questa fase? Sì, bisognerebbe creare, spiegare un po' il rapporto tra questo ruolo del dollaro e del sistema monetario con l'effetto sulla bilancia commerciale dei vari paesi, questo è un po' il punto. Ovviamente se un paese come gli Stati Uniti ancora avveniva una volta negli anni 60-70 ma anche oggi, perché oggi c'è essenzialmente uno squilibrio della bilancia commerciale che significa che gli Stati Uniti importano molto di più di quanto esportano, questo è lo squilibrio della bilancia commerciale. Questo dipende dal fatto che c'è un eccesso di domande interna, come si può dire in sintesi insomma gli americani consumano troppo e producono troppo poco, questo in sintesi e questo c'è un difetto di risparmio rispetto agli investimenti. Cosa provoca questo dal punto di vista monetario? Se c'è uno squilibrio di questo tipo, chi importa molto prende la propria valuta, i dollari, e va a comprare la valuta del paese da cui importa per comprarsi i prodotti, vieni in Europa si compro gli euro e importano e con gli euro pagano i prodotti europei. Questo che significa? Questo è una vendita di dollari sul mercato monetario, se si importa molto di più di quello che si esporta c'è una quantità di vendite, in questo caso di dollari, più di quanto ne vengano acquistate e come qualunque prodotto, domanda e offerta il valore del dollaro dovrebbe scendere. Se il valore del dollaro scende si rendono più competitive le esportazioni americane, si dovrebbero rendere più competitive. Perché questo non avviene? Non avviene perché la storia non finisce là, cioè coloro come avveniva fino al 71, anni 50 e 60, coloro che ricevevano questi dollari venduti dagli Stati Uniti per acquistare i prodotti europei e giapponesi, perché si rindustrizò l'Europa e il Giappone a quei tempi, in realtà non venivano rimessi sul mercato ma venivano detenuti dai venditori di prodotti come riserve, anche spesso nelle banche stesse americane tra l'altro, o venivano utilizzati per acquistare i cosiddetti titoli sicuri del debito americano. Titolo sicuro perché si immagina che il governo americano sia in grado sempre, se io gli presto 100 dollari, di restituirmeli. Il problema è se il valore del dollaro quando me lo restituisci è lo stesso di prima, questo è un po' la storia, però questo significa una domanda continua di dollari che compensa le vendite di dollari, quindi il dollaro non si deprezza e quindi la bilancia commerciale non va in equilibrio. Questo è un po' il sistema che andato avanti nell'anima 50-60, abbiamo chiesto la storia del sarto perché noi riportiamo nel libro una descrizione del sistema che abbiamo ritenuto che fosse interessante perché molto semplice. Questa era una specie di parabola di un economista francese si chiamava Jacques Rueff ed era il consigliere economico di Jacques de Gaulle, il presidente francese a quei tempi e dice immaginate, perché è la parabola del sarto, immaginate di andare da un sarto, gli ordinate un vestito, poi quando andate a prendere il vestito e fate per pagarlo il sarto vi dice ma se io questi soldi che mi dai te li presto, tu mi compri un altro vestito? Ecco dice va bene ti compro un altro vestito e il sistema va avanti in questo modo, uno va dal sarto e continua a farsi i vestiti e il sarto continua a prestare i soldi a coloro che acquistano i vestiti. Fuori dalla parabola è il sistema che negli anni 50-60 appunto permisse Europa e Giappone di industrializzarsi perché i sarti di questi paesi, i sarti ovviamente non solo quelli, i sarti ma tutti quelli che producono vendevano al grande mercato americano e nello stesso tempo prestavano agli Stati Uniti i soldi per alimentare il debito che stavano accumulando perché chi andava a farsi i vestiti accumulava un debito, il sarto aveva dei crediti e si accumulano questi debiti e continua a prestarli. Poi chiaramente nel 71 mi pare che i francesi primi a incominciare a dire beh convertiamo un po' di dollari in oro e Nixon disse no, la storia non funziona così, dichiarò l'inconvertibilità. Però il meccanismo si riprodusse negli anni e in questo secolo, nel periodo dei primi decenni di questo secolo, quando i cinesi ancorarono il valore dell'UN, della loro moneta, della RMB al dollaro e in qualche modo si parlò della seconda Bretton Woods e si alimentò lo stesso meccanismo, tant'è che si parla dell'enorme massa di dollari di debito americano accumulato come riserva ufficiale della Cina, adesso in parte queste riserve in dollari si sono un poco ridotte ma ancora sono molto ingenti, nessuno sa bene ma si parla di 800 miliardi di dollari o cose di questo tipo. Il meccanismo era in fondo lo stesso del fondamento di Sarto perché quello che avveniva è che la Cina vendeva agli Stati Uniti e allo stesso tempo gli prestava, finanziava lo squilibrio della bilancia commerciale e il debito che si accumulava negli Stati Uniti, però il debito veniva sempre poi alimentato dalla politica interna perché il deficit pubblico che aumenta il debito, questo porta ad aumentare la domanda interna negli Stati Uniti, i quali crearono lo squilibrio della bilancia commerciale che invece di scomparire con l'aggiustamento del tasso di cambio c'era la Cina o gli altri che vendevano che prestavano i soldi agli Stati Uniti con i presti si compravano i titoli del tesoro americano come noi vendiamo i titoli di BTP o i titoli dello Stato italiano quando i governi italiani spende più di quanto in cassa come a quelli con le tasse. Questo è un po' la questione, quello che è successo adesso con i dazi è una cosa molto, di queste cose si discuteva tra gli economisti e ai lavori perché è un sistema che si dice fin a quando regge, regge fino a quando c'è la fiducia nel dollaro che è una banconota, quella cartace almeno verde, il cui valore è che tutto il mondo ha fiducia in questa moneta, nel senso che se presto dei soldi in dollari e ricevo la stessa montare di dollari penso che se presto al governo americano 100 dollari mi le ridà 100 dollari, ma non basta questo, ha la fiducia che questo dollaro conservi il suo valore, ma se conserva il suo valore la bilancia commerciale non si aggiusta a meno che non si aggiusti la domanda interna americana, cioè si riducono il loro deficit e riducono la domanda interna. Quello che sta succedendo che a un certo punto ha messo i piedi in piatto che ha fatto esplodere il problema di cui si discuteva tra gli economisti, è diventato un problema reale da questo punto di vista, perché cos'è l'idea di porre tutti questi dazi? Non può essere considerato una vera politica commerciale perché non è con i dazi che si può risolvere il problema della bilancia commerciale americana, dello squilibrio del deficit commerciale americano che implica un aggiustamento interno di riduzione della domanda interna americana, ma è più forse in parte una politica fiscale perché i dazi sono un'imposta e che quindi l'idea di Trump è che io incasso i dazi e in questo modo riduco il deficit pubblico che è destinato anche a aumentare perché lui vuole ridurre le tasse soprattutto sulle imprese. L'abbiamo visto proprio ieri. Questo è in parte una politica fiscale, però lui riconosce o almeno gli economisti intorno a lui che c'è un problema del ruolo del dollaro. La prima volta che il governo americano riconosce che il ruolo del dollaro come moneta, come ha spiegato il signore Arcelli, come moneta internazionale che impedisce, perché tutti vogliono dollari, non solo per gli scambi ma come riserva di valore e come riserva, come titolo sicuro, impedisce il deprezamento. Quindi dice, mentre tutto il mondo finora diceva che questo ruolo del dollaro era un privilegio esorbitante, un altro, sempre presidente francese l'ha definito in questo modo, che era Giscarda Stegg, è un privilegio esorbitante ai Stati Uniti perché permetteva il ruolo del dollaro ai Stati Uniti di finanziarsi nel mondo, che significa tirare risparmi da tutto il mondo, risparmi che nei Stati Uniti sono molto bassi, non ci sono, pagando un interesse molto basso rispetto alla domanda di prestiti dal resto del mondo. Il giro di Trump dice, no non è vero quello che è stato, il ruolo del dollaro è un peso per noi, perché noi forniamo la moneta per tutto il mondo che la utilizza però ci impedisce di vendere i nostri prodotti perché fa apprezzare il dollaro e in questo modo la bilancia commerciale è sempre in negativo e soprattutto ci deindustrializziamo, è già avvenuto questo, ma questo è avuto già negli anni 80 quando in campo non c'era la Cina ma c'era il Giappone, è un po' la stessa cosa. È un altro detentore di debito americano. Quì si è un po' creato, è cominciato a dire, dobbiamo cambiare un po' il sistema. Allora, se tu metti in discussione il ruolo del dollaro, perché lui dice, questo è il problema perché ci costringe quasi ad aumentare il nostro debito per immettere dollari nel mondo, si crea un po' una sorta di iniziale sfiducia nel dollaro e questo che sta accadendo quindi da una parte si discute sul livello dei dazi e che quindi sono un'imposta, quindi se mettono delle imposte, diciamo, gli Stati Uniti aumenta l'inflazione dei Stati Uniti ma di risposta mettono i dazi al resto del mondo, in generale si crea una caduta del commercio e della domanda globale e quindi si va un po' in recessione. Questo è un aspetto, diciamo, della parte reale, ma l'altro aspetto che sembra in questo momento inquietare di più i mercati, che comincia a mettersi in discussione il valore del dollaro, allora dice, ma se gli Stati Uniti a questo punto vogliono il deprezamento del dollaro allora i tre giorni bond si sono sicuri perché mi rimborsano, se io ho prestato 100 dollari me le ridanno i 100 dollari, ma magari valgono di meno, cioè li ho comprati con 100 dollari che acquistavano molto di più con le altre valute del resto del mondo e quindi dopo, deprezamento rispetto alle altre valute. Allora, a questo punto si crea il dubbio e questo che si accadena nelle ultime settimane che non si capisce, perché a un certo punto c'è stato un deprezamento del dollaro, per la prima volta non c'è quasi una sufficiente domanda di titoli del tesoro americano che si rinnovano continuamente, il rendimento del tesoro americano, in effetti adesso rendono più del, cioè il tesoro americano deve pagare più interesse di quanto pagano gli altri e allora non c'è più il privilegio esorbitante e questo si sta discutendo su questo e questo crea instabilità finanziaria. Certo, è una situazione nuova, peraltro come dire, siamo in una situazione in cui quasi, abbiamo visto la nostra prima e giorni scorsi dire, i nostri titoli quasi sono più sicuri di quelli tedeschi, era un po' impropria come accostamento, ottimistica, però è vero che, no, però diciamo che stanno calando i rendimenti, si stanno chiedendo agli spread e gli investitori si stanno spostando un po' agli Stati Uniti e stanno tornando più in Europa, stanno tornando sugli titoli di Stato Europei, non solo gli italiani. Quello a cui si è assistito nei giorni scorsi che ha colpito è stata questa reazione, cioè di fronte ai dazi, all'incertezza sui mercati la risposta doveva essere, cerco il bene rifugio, il safe asset, quindi i treasury, il dollaro, invece il dollaro ha perso valore e i treasury hanno aumentato il rendimento. È stato un fenomeno assolutamente nuovo che ha innescato un grande punto interrogativo che è ancora in area. Allora, questa situazione, forse io lo dico in maniera impropria, però mi ha ricordato una cosa che diceva Keynes sul capitalismo, diceva il capitalismo, lui insomma si era già dopo la guerra, si era già in una situazione industrializzata, diceva però ci siamo accorgenti di un modo che non è giusto, che non ci piace, forse lo disprezziamo pure, ma se dobbiamo pensare a qualcosa da mettere al suo posto, restiamo spiazzati, mi dà l'idea che oggi un po' con il dollaro cominciamo a essere un po' così, ma se è così che cosa ci può essere in alternativa? Non so se per me, ma io posso dare un'opinione ovviamente, teniamo presente questo, il meccanismo che arriva con Bretton Woods nasce nel dopoguerro era in realtà una prima mondiale, nel senso che in passato avevamo avuto dei tentativi di sistemi monetari integrati internazionali, l'Unione Latina del 1865 che però in realtà era un'unione determinata dal fatto che si usava lo stesso titolo di oro e di argento nelle monete di vari paesi. Non c'è mai stato se vogliamo un sistema che in realtà ha messo in coordinamento praticamente tutte le principali valute mondiali. Questo, teniamo presente che la posizione di Keynes all'epoca, quella di creare la moneta di rivolamento, il banker, era una posizione che cercava di difendere l'interesse del Regno Unito, soprattutto lui negoziava per il Regno Unito e chiaramente il fatto che avevano un privilegio commerciale con le colonie che all'epoca avevano ancora, perché chiaramente gli americani non sono d'accordo perché hanno una dominanza del mercato, ma soprattutto perché questo nuovo sistema nella sostanza non era così chiaro all'inizio, ma crea una simmetria di valore su cui noi oggi ancora, diciamo in qualche modo, abbiamo vantaggi. Vale a dire il fatto che in occidente il dollaro e di fatto l'euro che nelle sue forme ne è in fondo percepito dal mercato come un aggregato allargato, come pure le altre monete convertibili, rappresentano un vantaggio, una ricchezza immateriale che se avessimo tutti la stessa valuta in tutto il mondo non ci sarebbe. Mi spiego meglio, in realtà dietro la possibilità di avere un sistema asimmetrico con delle valute importanti c'è un interesse se vogliamo in generale nell'avere una ricchezza distribuita differentemente, ma che in qualche modo viene attratta da quei paesi che hanno l'esponibilità di queste valute. Il tradotto praticamente vuol dire che siccome i nostri beni reali sono di fatto prezzati nella valuta del nostro sistema, quindi l'euro o il dollaro, questo vuol dire che tendenzialmente hanno un valore materiale anche indipendentemente da tutte le considerazioni geopolitiche, giuridiche, eccetera, diverso rispetto a quelli che non sono prezzati in queste valute. Perché ho fatto questa discussione? Perché se oggi noi dobbiamo pensare a un domani, pensare a un domani che va verso forme alternative di valuta come private per esempio è estremamente pericoloso, nel senso che questo ripropone il bullnus che in qualche modo poteva apportare il sistema del banco, cioè tende a livellare il sistema del denaro a un sistema che in qualche modo è unità di conto e non più ricche riserva di valore che invece le valute, dollaro, euro e le altre convertibili hanno ancora, nonostante le differenze, nonostante l'assenza di convertibilità, perché essenzialmente hanno delle banche centrali che si impegnano in qualche modo a preservarne il valore. Allora va detta una cosa che succede nel 1971-73 quando gli Stati Uniti si sganciano dal sistema aureo. Di fatto gli europei che in una prima fase sono in difficoltà sono costretti a cercare un'altra ancora, all'epoca viene scelto il Marco tedesco e l'impegno dei tedeschi a garantirsi sull'inflazione cioè un target di inflazione. Questa target di inflazione di fatto è quello che poi nel piano vernero, nell'EQ e tutto il resto del piano vernero porta all'euro che di fatto è una replica in grande di quello che era il meccanismo che governava le valute europee. Questo cosa vuol dire? Che sul mercato le valute europee in sostanza e l'euro attualmente in realtà tendono a una stabilità che è legata al nostro tasso di inflazione che è anche un grosso limite di politica monetaria, infatti la BCE, la politica monetaria vera la può fare fino a un certo punto ed è un'accusa che viene fatta dalla banca centrale europea ma è anche quello che la rende credibile al di là del fatto che non ha dietro un singolo stato. Dall'altra parte gli Stati Uniti sono messi nella condizione di poter fare la politica che vogliono, adesso Trump vuole far scendere il valore del dollaro perché ritiene che questo faciliti da un certo punto di vista le sue esportazioni, riduca le importazioni, renda più sostenibile il suo debito e questo lo fa perché pensa sostanzialmente che l'impatto inflattivo di una descesa del dollaro può essere controllato come lo è stato nelle volte precedenti dopo il Plaza Accord, nel 99 con le altre crisi, tutte le volte che gli americani hanno cercato di fare questo gioco perché essenzialmente la quota di inflazione importata da una svalutazione è gestibile o comunque è limitata rispetto alla dimensione del mercato americano. Io non entro nella discussione su questo perché lo proveranno infatti se hanno ragione, questo detto e per rispondere poi in concreto alla domanda perché sopprenendo troppo tempo secondo me il punto vero è noi occidentali in generale non vogliamo creare un sistema alternativo che ci deprivi dei vantaggi di avere delle monete che hanno la capacità di essere monete che attraggono ricchezza quindi qualunque sistema futuro, io tenderei a essere scettico sul fatto che il sistema monetario attuale possa essere sostituito da monete private o da sistemi un po' complicati. Non mi brusci la domanda successiva. Però aggiungo che l'euro digitale in questo secondo me aveva un grande ruolo. Infatti volevo poi chiedere a Professor Tria ma insomma per l'Unione Europea questa situazione non può essere un'opportunità, un'opportunità per dire creiamo qualcosa che non dico possa sostituire ma possa essere in qualche modo parallelo alternativo al safe asset statunitente e quindi creare un safe asset europeo. C'è la possibilità di fare qualcosa? C'è una possibilità ma non c'è un accordo poliziano politico considerato possibile in questo momento su fare quello che bisognerebbe fare. C'è nel senso che per avere un titolo sicuro europeo ci dovrebbe essere un debito europeo, non abbiamo i debiti delle singole nazioni considerate dal mercato più o meno sicuro, quello certamente quello tedesco è considerato sicuro almeno fino ad adesso. Il debito europeo però è il famoso debito europeo di cui si parla che serve non soltanto a finanziare i grandi investimenti europei per i beni pubblici europei ma servirebbe anche appunto a creare un titolo sicuro competitivo con quello americano in modo che non solo il risparmio europeo non vada come va in parte negli Stati Uniti, non solo per acquistare titoli degli Stati Uniti ma anche perché ci sono le big tech che attraggono evidentemente i risparmiatori europei ma un titolo sicuro può attrarre risparmio dal resto del mondo. C'è se aumenta la quantità di euro nelle riserve delle banche centrali quindi l'euro non rimarrebbe solo come una specie di moneta di scambio, attualmente viene detenuto il 20% delle riserve ufficiali delle banche centrali ma potrebbe attraggere più risparmio. Qual è il problema? Che per avere un debito europeo come per un debito italiano, perché viene definito a volte il debito sovrano perché è il debito dello Stato, presuppone un sovrano. Allora il mio punto di vista è che nel debito europeo dovrebbe presupporre un sovrano, cioè un governo vero e proprio dell'Europa. Che significa? Significa che dietro un debito europeo ci dovrebbe essere un sistema fiscale anche europeo, un supporto diciamo fiscale, questo non c'è e questo impedisce sostanzialmente di avere un vero debito europeo ma tra l'altro c'è l'opposizione di gran parte dei paesi compresa guidati anche dalla Germania che si oppone a un debito europeo. L'unico debito che è stato fatto ultimamente per il famoso Next Generati Soyou che in realtà noi stiamo attualmente si discute in Europa nel dinneare il bilancio europeo che è meno del 2% del PIL complessivo europeo, si discute da dove prendere le risorse per ripagare questo debito che non è ancora deciso. Come verrà ripartito, chi lo pagherà e in che forma. Quindi questa è la difficoltà. E ovviamente però in tutto questo stiamo sempre discutendo tra dollaro, euro, che più o meno è un po' agganciato al dollaro, non è ancora dal dollaro, ma si continua a dimenticare il resto del mondo che è la gran parte del mondo. Perché poi su questa sua osservazione torno da Professor Arcelli perché lei prima parlava dei Sarti e come la Cina è diventata a un certo punto il Sarto che ha sostituito l'Europa. La Cina poi da quando è entrata nella WTO ha cominciato in qualche modo ad avere sempre più questo ruolo, a finanziare la sua crescita, però nel corso degli anni più volte la Cina ha cercato di dire creiamo un sistema, non dico banco, proviamo a cercare una nuova strada. Però contemporaneamente quello che sta facendo la Cina è di spingere molto, lo dicevamo prima, su pagamenti digitali e anche su queste criptovalute. Cosa che sta facendo anche l'Amministrazione americana che ha detto non voglio il dollaro digitale, anche il presidente della Federale Reserve è d'accordo, legittimiamola questa valuta, legittimiamola nel mondo privato, cioè tra le banche, ma che cosa comporta tutto questo? Allora intanto la prima notazione da fare è la seguente, il tentativo e lì penso che ci sia moltissimo da dire, della Cina ma in generale le monete emergenti di introdursi in una forma diversa di equilibrio deriva dal fatto che c'è la consapevolezza del fatto che in passato il vantaggio di avere l'acquirente unico essenzialmente, l'acquirente principale, cioè il dollaro e gli Stati Uniti che con il loro mercato hanno trainato lo sviluppo di alcune aree del mondo con questo gioco che è stato il caso dell'Europa prima, del Giappone ma della stessa Cina e se pensiamo all'accordo fatto da Trump con Modi all'inizio del 2025 in effetti è come se pensassero già di fare lo stesso un tempo con gli indiani. Allora il problema vero è che la dimensione della Cina è tale che non si può immaginare che essa si riduce a quello che è successo con le altre aree del mondo che in qualche modo a un certo punto hanno tutto sommato accettato il compromesso di vedere limitati i vantaggi che avevano a detenere asset americani perché alla fine comunque c'è un accordo di sicurezza geopolitica, c'è una dimensione cooperativa cosa che con i cinesi in effetti non c'è. Io lascerei su questo aspetto altre riflessioni perché è un discorso lunghissimo, mi limito a entrare su questo aspetto. Allora da un lato il tentativo di mettere il dollaro e di creare le stable coins in dollari sostanzialmente al sicuro da un certo tipo di speculazioni in quest'ottica ha dei limiti, quali sono i vantaggi? Chiaramente si può pensare privatizzando questa forma di denaro si dà forza alle grandi corporecce americane, si crea una situazione in cui esse possono acquistare grossi quantitativi di debito pubblico riduco la pressione internazionale sul dollaro, questa è una teoria. D'altra parte essendo i bilanci di questa società in dollari non mi espongo a rischio che domani perda il controllo del valore del dollaro ed è anche la motivazione per cui non creo il dollaro digitale. Quali sono i drawback? Allora intanto di carattere meccanico si è ben visto e questo sono già successi tra virgolette piccoli incidenti che le stable coins teoricamente per essere perfettamente solvibili devono avere un bilancio che corrisponda a della liquidità e non dei titoli perché i titoli in momento in cui non li va a vendere c'è sempre un rischio diciamo di mercato per cui la liquidità può essere, il valore reale può essere inferiore a quello che è il valore totale dichiarato. In secondo luogo certamente c'è una prospettiva di creare un sistema che possa favorire le aree debanchizzate del mondo in questo senso certo le grandi multinazionali americane, le big tech possono fare qualcosa. Limite che c'è dietro questo ovviamente che questo tipo di discorso privatizza il rischio cioè chiunque è disposto ad accettare quel rischio in zone emergenti del mondo dove non ci sono banche ecco in una situazione in cui probabilmente si rende conto che quasi un rischio migliore di quello delle banche del suo Paese questo per noi europei certamente non sarebbe così non abbiamo ancora avuto casi di grandi default di finta e ciò di grandi multinazionali di questo tipo ma se succedessi una volta avrebbe delle conseguenze molto importanti. Vengo a un'ultima considerazione questo certamente trasforma la moneta in unità di conto cioè crea un sistema commerciale perdiamo lentamente non solo gli americani questo aspetto che è in qualche modo importante che la determinante di valore. Allora cos'è il nemico del dollaro che è al centro delle stablecoin probabilmente l'euro perché chiaro che se c'è un vaso di coccio qui sono gli europei che chiaramente vengono messi in difficoltà da queste operazioni già adesso in Europa noi abbiamo un sistema di pagamento che favorisce le carte di credito americane e i sistemi di pagamento internazionali e in questo senso dicevo l'euro digitale può essere una risposta perché a questo punto noi saremmo i primi ad avere una valuta multilaterale ma che sia utilizzabile anche in forma più più diciamo efficiente non necessariamente senza togliere la valuta cartacea questo non è il piano va detto che ci sono in questo momento oltre al caso cinese che non ha mai non è mai decollato ma per evidenti ragioni perché lo one di fatto non è inconvertibile due tentativi in questo momento in corso che sono quello europeo e quello delle regni unità. La differenza di questi due tentativi di creare una moneta digitale nazionale europea nel caso europeo è questa l'euro digitale per il momento è diretto agli europei all'interno del mercato comune ma non è una moneta facilmente utilizzabile al di fuori perché ci vuole un accordo con la banca centrale di un terzo paese per farlo quindi in teoria un europeo che va fuori dall'Europa non potrà usare l'euro digitale in remoto che noi potremo utilizzare qua per esempio con dei telefonini o cose del genere gli inglesi vogliono fare esattamente questo cioè avere una pesterlina digitale almeno questo dichiarano che possa essere utilizzata a livello mondiale quindi in diretta competizione con stable coins o un formato di denaro privato. Chiaramente il problema è che la banca neghilterra non ha dimensione teorica per sostenere una cosa del genere perché l'economia inglese è quello che è relativamente piccola sulla base mondiale è evidente che in questo senso ci possono e questa è la mia idea accordi tra le varie aree monetarie convertibili quindi l'area dell'anglosfera canadesi inglesi eccetera ed europei per creare un sistema che possa essere integrato questo potrebbe non essere visto in maniera competitiva dagli americani perché comunque sia è quello che fu fatto nel 73 e andava bene a tutti e soprattutto non aprendo immediatamente la porta dei cinesi potrebbe essere il male minore da terzo punto di vista senza far cadere come dire le safe cards di un sistema che in fondo fa gioco anche dell'america però questo è il mio pensiero personale su cui la prova dei fatti magari mi smentirà. L'ultima domanda per lei poi se ci sono domande lasciamo spazio anche a qualche domanda dal pubblico in questa fase in cui oltre diciamo alla come dire turbolenza economica c'è una situazione geopolitica complessa quindi guerre e fucolai ovunque come la strada degli accordi commerciali può in qualche modo non dico risolvere ma mitigare? Ciotamente sono necessari questi accordi commerciali anche per cercare di mitigare il diciamo di tenere bassi il livello dei dazi e quando si fanno negoziati evidentemente contano le forze relative delle due parti. L'Europa è un'economia importante dal punto di vista commerciale ma come si dice a volte è un anno politico quindi dal punto di vista della forza dell'Europa di negoziare in modo forte con Trump beh adesso non sappiamo cosa andrà a finire, adesso c'è stata questa digrazione sul 50% che sembra quasi una provocazione perché andremo a avere dei dazi superiori a quelli fissati con i cinesi ma lì si dimostra nel negoziato Stati Uniti-Cina quello che ho detto da poco e partire gli Stati Uniti dicevamo al 170% non mi ricordo neppure qual è il livello rispondono i cinesi immediatamente inizia un negoziato e a Genevra tornano più o meno al livello precedente perché di fronte c'è un'economia forte ma anche uno stato forte su cui di cui deve tenere conto i negoziati con la Cina andranno avanti e si baseranno su cose molto più reali come se i cinesi potranno dare in cambio di andare a investire direttamente in Stati Uniti e produrre negli Stati Uniti ma questo ancora non lo sappiamo come va a finire mentre è chiaro che con l'Europa c'è questa competenza europea su questo almeno su questo c'è una trattativa portavante in modo unitario però con quale forza non lo so bene non so se qualcuno ha qualche curiosità dubbio che vuole proporre ai nostri ospiti abbiamo dato tante certezze evidentemente o tanta complessità va bene io a questo punto siamo proprio sul filo se avete altri aspetti che volete aggiungere sennò vi ringrazierei e come dire ci aggiorniamo secondo me è un tema che potrebbe essere diciamo di dibattito per il futuro e appunto la potenzialità che c'è negli accordi delle aree economiche convertibili al latere degli Stati Uniti perché quello che è se vogliamo il problema che abbiamo è la dipendenza se vogliamo soprattutto dell'Europa dalla quantità di esportazione nostra è un'economia sostanzialmente molto orientata all'esportazione nel caso degli Stati Uniti metà del loro deficit commerciale viene dall'aggregato dei paesi europei salvo l'Inghilterra con cui erano addirittura in surplus per cui non era difficile fare l'accordo quindi io immagino che nei negoziati che ci saranno forse ci sarà più una parte negoziale tra le Unioni Europee gli Unioni Europee stesse è Regno Unito di quanto sia importante anche se è importante il vero negoziato che venga fatto con gli Stati Uniti cioè la nostra forza relativa arriverà nel momento in cui avremo le idee chiare su che cosa possiamo offrire e cosa possiamo chiedere anche Potrei aggiungere quello che vi stavo dicendo prima che si dimentica il resto del mondo stiamo discutendo all'interno dell'Occidente tra Euro e Anglosfera e cioè dire che siamo il 20% della voce mondiale la questione è tant'è vera che prima della vittoria di Trump quando ancora non era il Presidente dei Stati Uniti già lanciava minacce ai cosiddetti Paesi Brics al sud del mondo che ormai è la gran parte del mondo dicendo non vi azzardate adottare una valuta diversa dal dollaro negli scambi commerciali perché altrimenti non vi faccio più esportare verso gli Stati Uniti quindi il vero tema non è quello di avere un euro più forte accanto al dollaro ma è un euro che a questo punto può servire a riequilibrare anche a Cina questo interessa perché non solo al dollaro ma all'euro e può intervenire il resto del mondo con una possibile altra valuta e arrivare quindi a un sistema monetario e multipolare il gioco a questo punto sta lì perché per esempio la Cina che ormai commercia non solo con l'Europa e con gli Stati Uniti ma tutta l'America Latina tutta l'Africa seppia più si sviluppa nel commercio bilaterale l'uso delle proprie monete in modo bilaterale arrivando quasi a forme di baratto con la Brasile, con l'Argentina, vennero lì, usano l'RMB, gli altri usano la valuta locale ma si scambiano i merci importano carne, bebe, materie prime dall'Africa e dall'America Latina e in cambio danno la loro tecnologia, i loro prodotti manufatturieri in gran parte quindi è qui che si giocherà in futuro il sistema monetario internazionale perché queste sono le aree in crescita la gran parte della popolazione mondiale che è passata da 4 miliardi a 8 miliardi in 40 anni, da 1980 fino ad oggi sta lì e queste sono le aree di sviluppo quindi la visione strategica è capire come circoleranno le monete, se ci saranno ancora una monete globale con la tesi di qualcuno, il Banco o invece ci saranno tante monete e varie forme di scambi e lì bisogna far partire un accordo globale, il nostro libro in fondo mi pare che sia nell'introduzione noi affermiamo che, questa è una cosa credo che sia importante, la conferenza di Bretton Woods che stabilisce il sistema monetario e commerciale del dopoguerra non alzate dopo guerra, la Bertone Woods è l'ultimo anno di guerra, serviva a ricostruire il mondo e diciamo attualmente è necessario un grande accordo globale non solo da Europa e Stati Uniti, ma che tenga conto dei nuovi equilibri economici nel mondo ed è bene che questa conferenza si faccia prima della guerra e non di nuovo dopo un'ulteriore guerra per ricostruire un mondo distrutto e questo un po' dice a noi parliamo tecnicamente di molte cose ma in nostra libba questo messaggio che bisogna andare a nuovi accordi condivisi nel mondo sembra che quello che sta accadendo sia il contrario, ma chissà, può darsi con lo scombustolamento portato da Trump nel mondo, si renda necessario un grande accordo globale la conferenza di Bretton Woods
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