Sistema Italia, bene rifugio contro i rischi globali?
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Sistema Italia, bene rifugio contro i rischi globali?
Un'indagine globale valuta l'Italia come destinazione d'investimento, evidenziando attrattività legata al Made in Italy e alla posizione strategica, ma anche criticità come burocrazia e pressione fiscale.
Buongiorno a tutti e benvenuti. Mi chiamo Wolf-Michel Kuhne, sono il country managing partner di DLi e Piper. Grazie a chi prende il tempo di essere con noi, un particolare grazie a Maria Ratella che ci modererà questa ora che passiamo assieme e un grande grazie ai panelist. Il tema è un po' forse anche leggermente provocativo. Il sistema Italia, l'Italia come benerifugio, punto interrogativo, forse 30 anni fa quando sono venuto in Italia sarebbe stato un titolo molto strano. Oggi pensiamo che questo titolo si può proporre. Siamo uno studio legale che è tra i più grandi al mondo, più di 6000 avvocati in 90 uffici e più di 40 paesi. In Italia siamo il più grande studio legale internazionale del Paese. Quindi siamo una specie di osservatorio per quanto riguarda l'Italia visto come un Paese di investimento perché è quello che noi stiamo facendo tutti i giorni e quindi avevamo voluto approfondire e aprire un dibattito su questa tematica. Non rubo altro tempo, passo direttamente a Maria Ratella. Grazie mille, buon lavoro. Grazie e buongiorno. Anche se per una giornalista come me sentire che l'Italia può essere considerata un benerifugio, suscita parecchie domande e molta curiosità. Ma avremo modo di approfondire questo ed altri temi. Io vorrei chiamare, per raggiungermi qui sul palco così intanto cominciamo a entrare nel vivo della mattina, e chiamo subito Diego Cattoni, amministratore di Auto Brennero. Otmar Michailer, amministratore delegato del gruppo Falkensteiner, Michailer Tourist Group, e Matteo Ravignani, responsabile finanze dell'Agenzia per erogazione dell'agricoltura, che è in sostituzione di Fabio Bacchetta. Un po' vitale che non è potuto essere con noi. Allora cominciamo subito con una ricerca molto approfondita e sarà la professoressa Rossella Cerchia di DL Piper in Italia a darci tutti gli elementi. Grazie. Grazie, grazie molte per rispondere a questo quesito, se il sistema Italia possa configurarsi come un bene rifugio contro i rischi globali. Abbiamo ritenuto proficuo condurre uno studio empirico, fondato su osservazioni qualificate e maturate nella realtà operativa. Cosa vuol dire? Abbiamo promosso un'indagine internazionale coinvolgendo un campione selezionato dei nostri professionisti attivi in 32 paesi distribuiti veramente su tutto il mondo. Nord America, Sud America, Europa, Africa, Asia e Australia. Il campione è formato da avvocati con esperienza transnazionale che assistono gli investitori globali, perché in questo contesto il diritto è sia un fattore di attrattività sia un veicolo di fiducia sistemica. L'indagine è basata su una metodologia di equiponderazione dei vari paesi. Questo vuol dire che abbiamo attribuito lo stesso peso indipendentemente dalla dimensione economica, demografica o geopolitica, questo per garantire una prospettiva autenticamente pluriversale. La nostra ricerca non mira a portarvi dei risultati statistici conclusivi, ma a disegnare una mappa, una mappa delle percezioni qualificate del mondo giuridico-economico internazionale. Guardiamo agli esiti di questa ricerca. Alla domanda sulla percezione complessiva del nostro Paese come destinazione di investimenti emerge un quadro che pur senza entusiasmi marcati riflette sicuramente un interesse concreto. Vedete nella slide come il 42% ritenga il nostro Paese abbastanza attrattivo, il 42% si colloca in una posizione più neutra, il 3% lo trovi molto attrattivo e il 13% invece poco. Possiamo dire che l'Italia è percepita come una opportunità ma condizionata, affascina ma non convince pienamente. A sostenere questa attrattività sono soprattutto elementi identitari profondi del nostro sistema. Guardate le slide, il 29% individua nella qualità e nella reputazione del Made in Italy il principale fattore di richiamo. Segue un 21% la posizione strategica del nostro Paese nel cuore del Mediterraneo e un 20% punta sulla solidità del tessuto manifatturiero avanzato. Alla domanda molto diretta se il nostro Paese possa essere visto come un safe harbor, quindi un bene rifugio, un porto sicuro contro i rischi globali il 56% risponde affermativamente anche se in alcuni settori chiave. Il 63% delle nostre imprese è considerato abbastanza attrattivo grazie soprattutto a fattori che possiamo definire in materiali come il brand, lo storytelling del Made in Italy, anche la qualità naturalmente ma creatività e innovazione. I settori che sono considerati più promettenti sono quelli in cui il nostro Paese esprime eccellenze e consolidate e riconosciute. Guardate le percentuali il 32% moda e lusso, il 24% ci parla di turismo e ospitalità, il 16% agroalimentare e vino. Sono settori in cui l'Italia detta standard qualitativi e culturali a livello globale. Ovviamente non mancano le criticità. Le principali barriere all'investimento sono per il 31% burocrazia e complessità normativa, il 19% guarda la pressione fiscale e infine anche se misura minore la ridigita del mercato del lavoro. Nella slide successiva parliamo del sistema legale. Il nostro sistema non è percepito come fragile, però è penalizzato dalla lentezza dei procedimenti e dalla complessità fiscale, entrambe al 22%. Chiudiamo con una slide che guarda il futuro. Sul piano prospettico prevale un cauto ottimismo. Il 63% prevede una crescita moderata degli investimenti nei prossimi 5 anni. Questa fotografia che abbiamo scattato con questa ricerca, per quanto possa essere sfocata, evidenzia la necessità di sciogliere dei nodi gordiani che da troppo tempo ostacolano il nostro Paese, che tutti conosciamo molto bene. Questo è importante perché l'Italia si possa emancipare da quella immagine stereotipata del Paese solo del bello per affermarsi invece come Paese solido. Sappiamo tutti che per arrivare a questo risultato ci vuole il coinvolgimento sinergico di numerosi attori istituzionali, ma un ruolo cruciale lo giocano anche gli avvocati e i professionisti che possono alimentare credibilità, comprensibilità e trasparenza agli occhi degli investitori. Gli avvocati del resto in questo momento sono più che mai architetti di fiducia sistemica. In un momento in cui nei mercati, in questo momento di disordine mondiale, in cui dobbiamo nuotare nell'incertezza come è stato detto proprio ieri, in questo momento la fiducia è veramente un bene molto prezioso. E diciamo una cosa, un avvocato a differenza di un bitcoin sicuramente non trema e non crolla al primo tweed e veramente neanche al secondo. Grazie. Grazie, grazie alla professoressa Cerchia, poi tornerò da lei perché con tutta evidenza uno degli elementi solidi dell'Italia, almeno a mio avviso ma credo di poterlo dire anche al nome di osservatori internazionali, è la formazione. E la nostra formazione universitaria è in moltissimi casi ad alto livello ma ci torneremo. Io invece adesso vorrei andare all'amministratore delegato di autobrennero, Diego Cattoni. Ieri ho intervistato proprio qui al Festival dell'Economia di Trento il ministro delle Infrastrutture, Salvini, ed è evidente che le infrastrutture sono essenziali per l'attrattività del nostro paese. Le vorrei chiedere, dottor Cattoni, quali sono secondo lei le riforme strutturali, assolutamente imprescindibili, perché l'Italia completi questo suo percorso e sia davvero attrattiva per gli investimenti internazionali nel settore della logistica e dei trasporti? Bene, grazie e buongiorno a tutti. Innanzitutto parto con piacere, avendo sentito la relazione iniziale, dove sono state usate dei termini per il nostro sistema in paese, quali fiducia, stima nel sistema Italia solidità del paese, perché di solito noi siamo abituati, che è diciamo uno stile tutto italiano, andare ad esaltare i punti deboli. Abbiamo tanti, sicuramente, e questi li enfatizziamo, ma abbiamo anche tanti punti di forza, che queste invece forse troppe volte ce le dimentichiamo, e sono questi poi che magari ci possono dare forza, entusiasmo e anche energia per il nostro sistema in paese. Perché io vorrei ricordare che ancora ad oggi, pur con tutti i nostri problemi, siamo il secondo paese in Europa per valore aggiunto alla sua produzione industriale, quindi la creazione di ricchezza. Siamo davanti alla Francia, davanti all'Inghilterra, siamo secondi solamente alla Germania. Poi noi siamo il 26° paese al mondo per popolazione, di solito più popolazione c'è, quindi più si mangia, più si comprano auto, più vestiti, quindi il PID di un paese dipende anche correlato alla popolazione e allo sviluppo. Noi siamo il 26° posto, però siamo i secondi in Europa, siamo i quarti al mondo per export con questi 750 miliardi che portiamo all'anno, questo record mai raggiunto prima, che è cassa, che entra nel nostro sistema paese, che continua a alimentare quindi la crescita. Poi faccio una zoomata anche su questi territori dove ci troviamo noi adesso, che ricordo sempre a compiacere quell'analisi e indagine che fa al sole 24 ore, dove va ad induire tutte le regioni europee per il valore aggiunto sulla produzione industriale. Perché cosa compare da questo dato? Che in Europa la prima regione per valore aggiunto, quindi ricchezza vera creata dall'economia reale, c'è la Lombardia in Europa, al 6° posto c'è il Veneto, all'8° posto in Europa c'è l'Emilia Romagna, poi c'è il piccolo Trentino Altoagi che siamo incuneati fra queste tre regioni. Questa macroarea di più di 20 milioni di abitanti è l'area più potente per creazione di valore reale dall'economia reale che abbiamo in Europa. Non ci sono i dati a livello mondiale, ma sarebbe interessante andare a vederlo. Forse questo aspetto qui di quello che siamo capaci di fare magari non è evidenziato. Mentre abbiamo altri paesi, ovviamente la Germania visto che il primo paese con i suoi 80 milioni di abitanti ha capacità industriale, che ha tanti punti deboli. Però culturalmente questi vengono gestiti, panni sporchi, davano in famiglia. Infatti sa che è il primo dibattito al quale partecipo e ne faccio tantissimi da decenni, ma sa che è il primo dibattito con il quale cominciamo raccontando i punti di forza del nostro paese. Non mi era mai successo, sono emozionata. Potremmo dedicare molto più tempo, però su questo bisogna avere un po' il dono della sintesi, quindi vado avanti veloce. Della Germania, ad esempio, forse non abbiamo mai sentito parlare delle criticità di Schönefeld, di Tegel, il tema delle banche, il tema, sì, quello magari sull'automotive dell'inquinamento, eccetera. Mentre il nostro istante paese diciamo che siamo noi dei promotori delle nostre criticità, che a livello planetario sono a conoscenza di tutti. Portiamo a conoscenza invece anche la nostra potenza, non solamente i nostri marchi che troviamo nel centro di tutte le città del mondo. Per andare sulla domanda, il tema quello della mobilità, allora le infrastrutture per un paese sono strategiche. Senza le infrastrutture non c'è crescita. Poi ci sono infrastrutture strategiche, la mobilità, le comunicazioni, le banche, l'energia, che hanno una valenza che devono esserci per lo sviluppo e poi attenzione che devono essere anche protette. Lo vediamo adesso i temi geopolitici, che quando ci sono dei conflitti sono le prime cose che vengono toccate. Quindi questi temi dobbiamo guardarli anche in un sistema di economia senza conflitti. È necessario valutarli attentamente e proteggere, perché le criticità che possono arrivare a un paese dipende dalla difesa di queste infrastrutture che sono strategiche. Per quanto riguarda la mobilità, che fosse fra le infrastrutture, la possiamo mettere per sviluppo economico al primo posto, perché ha quel parametro di crescita sul PIL che è quattro volte per. Non c'è nessun altro settore dove si investe un euro e il sistema economico ne produce quattro, tant'è vero che quando ci sono dei conflitti e poi se li costruisce il sistema c'è un boom economico straordinario. L'ha vissuto anche l'Italia dopo guerra. Questo è dovuto proprio nella creazione dell'infra-structure in particolare della mobilità. Poi della mobilità, faccio un piccolo flash, era l'anno 1954, c'era il ministro Romita che ha disegnato tutta la rete stradale in Italia, che è stata una programmazione straordinaria fatta da allora. Poi ha fatto però un macro errore perché l'autobrennero non l'aveva prevista, l'ha involuta ai territori, poi magari farò un accenno breve su questo. Quindi sono stati i primi in Europa ad avere la rete autostradale. 1970, noi avevamo 6000 roti-chilometri, la Germania un po' più di 5000, la Francia 3000, la Spagna 1000. Facciamo un passo in avanti ad oggi, parecchie decine da anni dopo. Come siamo messi a Germania? Da 5000 roti è arrivata a 14.000 chilometri, la Francia da 3000 è arrivata a 12.000, la Spagna da 1000 è arrivata a 19.000, il terzo paese del mondo dopo Cina e Stati Uniti. L'Italia, che eravamo primi a farle, anche poi tenendo presente l'orografia del nostro territorio, noi abbiamo il 50% delle gallerie di tutta Europa, abbiamo le cosiddette opere d'arte, che non sono una cosa artistica, ma sono le ponti, le gallerie, i viadotti. I viadotti, sui 100 chilometri ne abbiamo circa 14, che hanno queste criticità intese per la morfologia del territorio. In Europa c'è una media di 2,8. Bene, eravamo i primi, oggi quei nostri 6000 chilometri rotti, sapete quanti sono? Oggi sono 6000 rotti. Il tema è però che non abbiamo la Fiat 127, il lupetto di camioncino, la mobilità. La mobilità è esplosa perché anche il sistema economico è esploso. Il sistema economico produttivo legge l'export, legge la capacità, quello che citavo prima di produrre questo valore aggiunto, ha bisogno di mobilità. È uno dei fattori importanti. Oggi questa mobilità è in una situazione dove ha delle criticità. Per dare un dato, noi abbiamo circa, a media Italia, quindi vuol dire dalla Lombardia al Veneto fino all'autostate siciliano, abbiamo 40.000 veicoli per chilometro che ogni giorno passano, di cui 10.000 pesanti. Poi ci sono differenze enormi sui territori. Andiamo in Germania. In Germania hanno per ogni chilometro passano 2.000 veicoli pesanti. Allora ci capiamo che c'è qualcosa, forse, che dobbiamo valutare. Poi cos'è successo su questo? È successo che il sistema economico, la produzione, questa capacità del media Italy, quelle cose positive che abbiamo visto prima, hanno creato un'attrattività, che magari questo non lo raccontiamo, che nel settore infrastruttura, leggi quello della mobilità, sono presenti e come? Se andiamo a vedere i grandi gruppi che ci sono nel settore autostradale, troviamo che ci sono da tempo investitori esteri. Andiamo a prendere Aspi, chi troviamo? Troviamo Brexton, Stati Uniti, troviamo Macquarie, Australia, tutto il mondo. Andiamo da Gavio? Troviamo Ardian, i francesi. Andiamo alla Brebemi? Troviamo le Atica, i messiccani. Andiamo una vicina? Quattro? Troviamo gli spagnoli e potrei questo andare avanti. Quindi c'è un tema. Abbiamo un sistema di mobilità. Che rispetto allo sviluppo del Paese che ha avuto, rispetto alle necessità, dobbiamo farci una riflessione. Non andrei oltre sull'attrattività, perché sennò mi brucia la seconda domanda. Mi fermerei qui, a meno che non ci sia una cosa che vuole aggiungere in conclusione di questo primo giro. Concludo solamente, perché poi questa è la fotografia, cosa si può fare? Che mi aveva chiesto questo. Quindi serve un piano di ulteriori sviluppo. Bisogna fare anche nuove autostrade. Abbiamo un sistema in Italia che per fare dei pezzettini e 50 anni che si dice no, quindi abbiamo necessità, se vogliamo continuare a garantire un sviluppo, nuove autostrade. E' una visione, perché il mondo della mobilità è chiudo, fino ad oggi è stato visto in maniera separata. Quello che è la gomma, le strade, da quello che è il ferro, la ferrovia, da quello che è l'acqua, da quello che è l'aria. Sono mondi, regole. E' quello che approfondiremo nella seconda domanda. L'intermodalità, che è l'altro aspetto di visione strategica. Grazie a Diego Cattoni. Nel secondo giro è proprio quello che mi affascina, cioè quello che possiamo fare in maniera circolare. Ottmar Michailer, che è l'amministratore delegato del Fankersteiner Michailer Tourism Group. Il 55% che abbiamo visto degli investitori intervistati, afferma che il fascino del Made in Italy incide, come se incide, sulla scelta di investire in Italia. Quindi, quanto conta nel vostro settore, nel settore del turismo, questa narrazione del lifestyle, il paese dove si vive bene ed è indiscusso, si mangia bene, si è circondati dalla bellezza? Quanto conta questo per gli investimenti internazionali? Bene, grazie per l'invito. Forse due parole sul nostro gruppo, perché non so quanti conoscono il nostro brand. Allora, noi siamo dall'Altra Aegee, siamo una famiglia, siamo attivi in 7 paesi, in Europa, abbiamo 30 alberghi, nella parte della gestione 4-5 stelle. Tranne in Italia abbiamo una struttura a Calabria, facciamo un nuovo albergo adesso in Sicilia, a Licata, investimento 60 milioni di euro. Abbiamo un albergo in Sardegna, Villasimius, Capoboi, siamo partiti a Esolo. Anche lì è stata per esempio una storia di fare una trasformazione da 3 a 4 stelle al 5 stelle. Stiamo facendo proprio qua vicino un progetto molto importante al Salò, lì facciamo un investimento di 150 milioni di euro, sia albergo, più appartamenti servizzati, prendi residence. E poi chiaramente anche fuori in Austria, in L'Aquazia, Cech, e così avanti. Allora siamo sia gestori, sia sviluppatori, conosciamo un po' la realtà in Italia, perché proprio adesso facciamo investimenti sia in Sicilia, proviamo di fare qualcosa già in Sinattico, un investimento di 150 milioni di euro più adesso al Salò. Per tornare a questa domanda, abbiamo visto nelle slide che il turismo è veramente diciamo un'opportunità per l'Italia. E così vediamo anche noi come investitori altrui tessini che si muovono nell'Europa. Allora tutta quella parte che noi abbiamo preso da Dio, dai nostri genitori, già quelli che siamo, diciamo, dolci e vita, life's di italiano, è un valore incredibile. Allora diciamo così, con questo valore dobbiamo portare avanti le opportunità. Indipendente dobbiamo dire che uno dei settori più importanti, almeno per noi, per il futuro per l'Europa, è il turismo. Perché se guardiamo oggi quello che è stato lo slide, abbiamo visto poco per esempio sulla CAI, intelligenza, e tutti gli altri settori. Allora abbiamo visto la moda, il turismo, sono stati quelli più principali. E se si sviluppa un mondo allora si dobbiamo, diciamo, provare di creare i valori che dobbiamo alla nostra forza. E la forza è quello di vivere in Italia, la forza è il life's di italiano e lì abbiamo una grande opportunità. E se guardiamo lo sviluppo del turismo vediamo che non abbiamo solo clienti, diciamo, così dell'Europa, arrivano sempre quasi tutto il mondo. Perché alla fine siamo il museo del mondo per il turismo. E poi abbiamo tre diverse opportunità. Abbiamo turismo in montagna, abbiamo turismo al mare e abbiamo turismo in città. Allora non puntiamo solo su una parte del turismo, se io guardo oggi al Middle East allora loro creano un turismo artificiale. Quello noi non abbiamo bisogno perché chiaramente abbiamo tutto qua, quello che la gente sta andando a cercare e a trovare. Chiaramente abbiamo visto anche alcuni limiti e le limiti per me cruciali sono quello che abbiamo visto prima è la burocrazia e la legislativa. Se io faccio oggi un investimento di alcuni 100 milioni di euro allora ho bisogno di una certa sicurezza. E se non, se il contorno non mi può offrire una certa sicurezza allora alla fine non riesco a fare gli investimenti. E poi voglio anche sottolineare un'altra cosa che dobbiamo guardare anche con una certa riflessione sulla parte delle banche. Posso sottolineare sono stato 10 anni precedente alla Banca Popolare dell'Altuagi dal 10 fino al 20. Allora ho anche un po' un specchio. In Italia abbiamo due banche forti ma dobbiamo guardare anche le banche regionali. Perché quale è stata la nostra forza negli ultimi 30-40 anni? Sono state le piccole, medie imprese. E se non hai un sistema bancario che funziona sulle piccole, medie imprese anche lo sviluppo nel turismo non sta andando. Allora hai un oligobolo delle banche e allora parliamo tutti di start-ups. Perché i nostri genitori sono partiti come start-ups. Si hanno aperto un ristorante, si hanno fatto un albergo, sono stati start-ups. Ma da chi hanno preso i soldi? Proprio dalle banche. Perché esisteva ancora la parte della fiducia. Oggi il sistema è cambiato totalmente e per quello dobbiamo stare anche attenti che non tutto sta andando in una costa industrializzata anche nel turismo. E la forza per il futuro sono anche la gioventù che dobbiamo dare l'opportunità di fare le investimenti su prodotti nuovi. Grazie, grazie all'amministratore delegato del Falcon Style Group. Abbiamo visto prima nella presentazione della ricerca della professoressa Cerchia quanto un altro elemento di attrattività per il nostro paese è il settore dell'agricoltura. Cito un'altra delle interviste che ho fatto qui in questi giorni al Festival dell'Economia perché viene da una persona che è stata presidente di Confindustria, che è un imprenditore che ha fatto molti investimenti, Luca Cordero di Monte Zemolo. Quando gli ho chiesto se avesse vent'anni, se avesse trent'anni, lei oggi su quale settore investirebbe? E lui mi ha detto sulla terra. Perché la terra, infatti ha già investito, ha già preso una grande azienda agricola, però la terra è l'investimento del futuro. E allora io vado appunto da Matteo Ravignani, che è il responsabile finanza di AGEA, che è l'agenzia dell'agricoltura. E abbiamo visto che il 34% degli investitori, lo abbiamo visto nel nostro rapporto, riconosce nella brand reputation del Made in Italy un fattore chiave della competitività. Allora in che modo la vostra agenzia può contribuire a rafforzare quello che è già una buonissima reputazione del nostro settore agroalimentare? E come può impedire che vengano portati degli attacchi al nostro settore con quelle che noi consideriamo il brand sounding, qualcosa che sembra italiano ma poi non lo è, con qualità ovviamente molto diversa. Allora intanto grazie per questo invito. Non so quanti di voi conoscono AGEA nel dettaglio. AGEA è un'agenzia governativa che si occupa di erogare i contributi ai produttori agricoli. Parlando di volumi, parliamo di 7 miliardi l'anno circa, quindi un volume molto alto con 800 mila operatori sul territorio. AGEA in quest'anno in particolare sta proprio rispondendo a questa esigenza, cioè come poter aiutare l'impresa agricola, come aiutare il settore in termini di competitività e in termini anche di quello che si parla dei dati, il bene e il rifugio, quello di cui parlavamo. Io ho ascoltato gli interventi e diciamo, mi sento di dire al nome dell'agenzia che abbiamo anche noi un valore in espresso, abbiamo anche noi delle grosse opportunità soprattutto relativamente a quelli che sono i dati che vengono elaborati in questo settore. Cosa sta facendo AGEA quest'anno? AGEA sta vedendo il settore agricolo non soltanto in termini di prodotto finito, ma in termini di filiera. Si parla tanto di agritech, si parla tanto di innovazione in questo settore. E su questo AGEA con il nuovo management, con la nuova vision sta lavorando su quello che è il patrimonio dati, il patrimonio informativo di AGEA. Facendo un'operazione totalmente innovativa per il settore PIA, che è quello di dare un valore economico tangibile di mercato sui dati, in modo tale da poter creare una politica di definizione di quelle che possono essere le strategie. Quindi si parte da un'idea di valorizzazione economico patrimoniale per poi arrivare a trasformare questo dato in una fonte, in una fonte istituzionale che come voi sapete oggi le fonti molto spesso sono legate a agenzie private o comunque agenzie non governative. AGEA vuole fare proprio questo tipo di percorso, vuole consolidare i dati, renderli fonte per poi andare a indirizzare quelle che sono le politiche agricole per il nostro Paese. Quindi anche supportare le politiche comunitarie e nazionali, le strategie e soprattutto poi essere un indicatore di mercato per i nuovi imprenditori, per il settore. Con l'obiettivo di creare valore aggiunto. Quindi AGEA dispone di un patrimonio dati immenso. Fino ad oggi questo dato veniva utilizzato solo ai fini strettamente burocratici, quindi parliamo di controlli sulle domande uniche che vengono fatte dai produttori agricoli, ma solo ai fini di accesso a quello che è il contributo che viene riconosciuto alle imprese agricole. L'idea, il cambio di tendenza è proprio questo. Cioè se noi riusciamo a usufruire di un dato ufficiale governativo in tempi brevi e con una visione anche di mercato, quindi non solo legata agli affari pubblici tra virgolette, ma anche un indicatore che sia di ausilio all'imprenditore agricolo che può capire dove indirizzare il suo business, ecco su questo noi stiamo tutelando questo mercato, lo stiamo rendendo competitivo e allo stesso tempo stiamo attraendo anche investimenti da altri paesi. Per esempio quali sono gli investitori internazionali più interessati alla nostra produzione agricola? Allora in questo momento devo dire, parlo diciamo per quello che è il mio ambito, c'è molto interesse da parte di soggetti che operano su alta tecnologia. Noi abbiamo iniziato a valorizzare, ora senza annoiarvi sul tema tecnico, abbiamo iniziato ad analizzare le ortofoto e a dare un valore alle ortofoto. Le ortofoto sono delle foto che vengono fatte sui territori che servivano inizialmente ad evitare delle frodi, non nelle richieste delle domande uniche. Oggi in realtà sono un valore aggiunto perché da quelle foto si può analizzare il territorio, capire come il territorio può cambiare in futuro e quindi anche immaginare degli sviluppi più mirati sia in termini di produttività sia in termini di obiettivi strategici. E quindi per rispondere alla domanda c'è molto interesse da parte di soggetti che operano nell'atta tecnologia, nell'EI, che vogliono investire al fine di aiutare l'imprenditore agricolo poi a sviluppare processi migliori, innovativi, immediati e quindi poi ad avere anche dei risultati in termini di performance. Perché poi alla fine l'investimento viene definito sulla base della performance o di quello che è l'obiettivo della performance. Grazie, grazie a Matteo Ravignani. Tutto questo, tutto questo può succedere se noi come Paese metteremo finalmente tra i primi posti, personalmente lo considero forse il primo, la nuova formazione. Perché se noi non abbiamo imprenditori agricoli consapevoli di quello che deve essere la loro conoscenza del futuro, se non abbiamo imprenditori nel campo del turismo, consapevoli di quello che il futuro del mercato chiederà loro, se non abbiamo abbastanza ingegneri per le nostre infrastrutture, strade, ponti e quant'altro, la cosa che mi preoccupa è una proiezione che il mio amico il professor Francesco Profumo che è stato ministro dell'Istruzione mi ha rivelato qualche tempo fa. Se continua questa nostra dispersione scolastica unita alla riduzione della demografia, e qui non voglio sovvertire l'ottimismo dei nostri, come dire, primi dati, però bisogna anche essere consapevoli. Se continua da un lato la riduzione del numero di giovani e dall'altro il fatto che non abbiamo sufficienti diplomati e laureati nelle cose che servono, noi tra vent'anni avremo poche decine di migliaia di laureati a fronte di milioni di ingegneri che vengono sfornati ogni anno da Cina e India. E qui vengo appunto alla professoressa Rossella Certia, come l'università deve essere consapevole delle necessità del nostro Paese, tenendo conto appunto che per essere attrattivi bisogna essere formati. Allora quello che voglio dire è che l'università italiana come tutti sapete è sottofinanziata, quindi non dirò altro su questo, ma proprio tipico forse di noi italiani è la capacità di saper fare tanto con poco, perché le nostre università italiane sfornano laureati di altissimo livello. Questo lo dico perché insegno sia in Italia, in università pubblica, in Università statale di Milano, sia negli Stati Uniti e una V-League americana. Ma noi non abbiamo nulla da invidiare, i nostri laureati sono veramente di altissimo livello, fanno parte di tutti i centri internazionali del mondo e sono veramente richiesti sul mercato. Ovviamente noi abbiamo bisogno dei finanziamenti perché le università possano investire ancora di più sull'internazionalizzazione, sulla digitaleizzazione, sulla interdisciplinarietà, perché questi sono veramente dei fattori importanti. Da parte delle università c'è sicuramente il massimo impegno, ma anche da parte dei nostri studenti, perché noi abbiamo una bellissima generazione di giovani che aspirano a poter competere sul mondo, con un maggiore finanziamento sicuramente potremmo dare di più. Ma già adesso il rapporto scientifico, tecnologico e culturale secondo me va riconosciuto. Secondo lei questa proiezione, diciamo, che arriva dagli Stati Uniti, non proprio amichevole da parte della Casa Bianca rispetto alle università della Ivy League, quanto potrà realisticamente incidere sulla possibilità di attrarre in Europa, e a noi interessa anche in Italia, i talenti che insegnano anche nelle università? Perché adesso siamo realistici, noi possiamo attrarre fino a un certo punto. Poi quello che hanno i grandi centri di ricerca americani non ce l'abbiamo, né noi italiani, né i francesi, né in Germania. Realisticamente molto poco, mi spiace dare in questo caso una risposta negativa, ma è molto difficile che un qualsiasi professore americano che sia strutturato voglia trasferirsi in Italia. Sappiamo che abbiamo avuto dei nomi eccellenti che si sono trasferiti, sono persone che erano già in pensione e che quindi hanno deciso di trascorrere alcuni anni. Per la qualità della vita, che non è un fattore secondario però. Però attrarre purtroppo dei colleghi di queste università per noi è molto difficile, perché sono università statali e semplicemente la retribuzione non è neanche vagamente comparabile. Quindi io su questo non credo, ma non credo neanche che andranno in Francia o in Germania. Sicuramente invece potremmo attrarre dei colleghi internazionali che non si sono ancora strutturati all'interno di questi atenei. Quello potrebbe essere un percorso da tenere presente. Torno da Diego Cattoni, amministratore delegato di Autobrennero, per completare quello che stavamo dicendo. Lei giustamente dice infrastrutture che non dobbiamo guardare soltanto sotto un profilo, allora trasporto su ruota oppure trasporto su ferro, ma guardare in una economia circolare. Che cosa si augura? Perché sotto questo aspetto ci sia davvero un'attrattività italiana. Bene, mi permette 30 secondi sul tema della formazione. Anche di più, perché è molto importante. Facciamo due minuti. Io sono qui, Ottomar Michaele, che avete sentito quante strutture alberghiere di ottimo livello in Italia e nel mondo. Io qui faccio magari un riferimento all'economia reale, perché immagino la complessità di trovare anche il personale che c'è interno in struttura alberghiera. Vi faccio una domanda. Sapete, uno chef che retribuzione ha un caposala, un cameriere, qualcuno che fa magari le pulizioni anche nelle stanze. Poi facciamo un flash quello che guadagnano queste persone, quello che i laureati, altissimo livello, potenziale preparati, quattro ingegneri, avvocati, professioni anche tecniche. Allora, in questo momento qui sul mercato c'è una disparità e una problematica che qui ci dovrebbe essere una riflessione, perché non è un momento che poi si riequilibra. Ormai da lungo tempo, che andiamo a vedere cosa guadagnano queste persone che sono ruoli importanti, cosa guadagna una persona formata, un ingegnere. C'è qualcosa che non funziona. Se un ingegnere a fine carriera ha una retribuzione che se la può sognare rispetto figure che ci sono ad esempio nel settore turistico dove la preparazione è interessante, però non è un profilo come un ingegnere. Forse dobbiamo pensare certamente agli altri profili, ma dobbiamo pensare in un Paese dove io ho citato prima dell'economia reale che è il nostro punto di forza, del nostro Paese, che abbiamo bisogno anche di quelle figure professionali. E quindi la preparazione e condizione economiche in termini di dimensione e di quantità che equilibriano questo sistema, altrimenti abbiamo delle altre criticità non piccole che già oggi viviamo. Chiudo a parentesi, magari questo sarà anche un altro tema interessante. Per quello che chiedeva lei, torniamo al mondo delle infrastrutture, io parlo con un aspetto anche qui positivo. Di solito quando si parla di infrastrutture, la prima cosa che viene in mente è che per fare una fisicità di un'infrastruttura servono molte risorse finanziarie. Quindi c'è il tema, bene, bello, bellissimo, dove vado a prendere le risorse? Allora l'Italia tra le tante cose di innovazione che ho avuto è quella che ha inventato rapporto concedente concessionario. Qui arriva la conclusione, poi magari gli do contenuto. Allora non mancano le risorse finanziarie per fare l'infrastruttura, i soldi ci sono. Perché? Perché con questo modello italico copiato da tutto il mondo c'è chi detta le regole, il concedente, in questo caso stargande maggioranza dei casi, è lo Stato e poi c'è il concessionario, quello che realizza l'investimento. Il concessionario fa l'infrastruttura e poi con la durata della concessione, quindi con l'introiti, ripaga l'investimento. Non è lo Stato che deve andare a prendere le risorse e quindi quella nuova imposizione fiscale che sappiamo che è un tema rilevante, oppure facendo ulteriore debito che è un altro tema rilevante. Quindi non è lo Stato che non fa debito, non chiede nuove imposte. È il concessionario che fa l'investimento dove il mercato, attraverso il sistema bancario e piuttosto che attraverso l'equiti, ti permette di poterlo fare tutti e loro ripaghi nel corso del tempo. Allora questo modello che ad oggi per lui è normale, copiato da tutto il mondo, che con una sovra regolamentazione si è inceppato, perché non riusciamo a portare a compimento nuove opere attraverso questo modello. Ieri il ministro Salvini parlava di 180 miliardi di investimenti, poi questo tema qui lo vediamo nel settore autostradale, dove c'è il caso di Ottobreignolo che sto vivendo io, abbiamo la concessione scaduta da dieci anni, abbiamo necessità di fare opere, realizzarle, scaricarle sul territorio perché siamo un collegamento tra il sistema produttivo italiano e quello tedesco. Allora questo modello con la stratificazione di regole si inceppa, non riusciamo a arrivare a compimento. Quindi abbiamo la visione, abbiamo le risorse, abbiamo un aspetto critico che questo dobbiamo risolverlo. Come visione quello che mi chiedeva, questo è il tema che dobbiamo puntare sul tema dell'inter modalità, connetterlo ai sistemi di trasporto che è un tema che non è così banale perché il sistema oggi lo vive ancora in maniera molto separata. Come Ottobreignolo noi che siamo diciamo ai confini dell'impero, quindi siamo stimolati e spinti anche da necessità dei paesi confinanti, noi abbiamo iniziato questo percorso come è concessionale autostradale già vari anni fa, dove non guardiamo solo la pista autostradale, che è troppo poco per sopportare tutto l'incremento di traffico specialmente pesante che c'è. Abbiamo intorno a guardare anche al trasporto su rotaia, noi ad esempio come concessionale autostradale abbiamo 3 società che fanno il trasporto medici su rotaia, 800 dipendenti, siamo il secondo operatore nazionale, ma non lo facciamo per business, lo facciamo per necessità perché la pista autostradale non regge tutto questo traffico, perché sta crescendo il traffico anche per eventi di geopolitica o di grandi infrastrutture. E quello è molto interessante, rubo ancora qualche minuto all'amministratore delegato dell'autostrada del Brennero, lei giustamente parla di fattori di geopolitica che stanno cambiando, allora se noi vogliamo fare una piccola proiezione su quello che sarebbe la visione migliore, ottimale per l'Italia, immaginiamo che la rotta del Mediterraneo, magari quella dell'Adriatico, diventi ancora più importante di quanto non è già oggi. Qual è il sogno che uno può immaginare se tutto andasse come deve andare? Mettere insieme Mediterraneo, mare, autostrade, trasporto su ferro, quale potrebbe essere il sogno? Questa è una domanda particolarmente attuale. Canale di Suez, raddoppio, raddoppio a Canale di Suez, sta portando un sacco di navi da 100 al giorno oltre 500 nel Mediterraneo, quello che prima dall'Oriente e da Cina facevano peripro dell'Africa, 20 giorni andavano sopra i tre grandi porti europei, adesso arrivano i Mediterranei, cosa sta succedendo? Gadagnano 20 giorni, si sono accorti gli armatori, accorti, non calcoli che fanno, ma perché le merci non le scarichiamo allo Mediterraneo, guadagnano altri 6 giorni, quelle che devono andare nella Mitteleurope. Ha cominciato un po' in Spagna e un po' in Francia, stanno arrivando in Italia, Genova c'è il porto che ormai non è nelle case, che non ha ulteriore spazio, a parte dell'Adriatico che sta citando c'è Trieste, che è forte, ma anche Trieste non ha ulteriori spazi fisici Venezia, c'è i fondali bassi, allora ci sono porti lungo l'Adriatico, ad esempio Ravenna che da guardare con attenzione perché la città è molto più interna rispetto la costa, quindi le sviluppi, le merci adesso cominciano a essere scaricate qui da noi e ci sarà una progressione geometrica particolarmente forte. Queste merci che oggi per 87% viaggiano su gomma, che vanno nella Mitteleurope, dove vanno? Dove transito? Sulle autostrade. In particolare l'asse di collegamento più importante per questo è l'autostrada del Brennero perché siamo in questo corridoio di collegamento dove non possono essere spostate, se chiudi l'autobrennero vanno a Taviso, Gotthardo, Fajus, Monte Bianco, perché tutti gli altri misse insieme non fanno neanche la metà di autobrennero, non c'è fisicamente lo spazio, allora questi temi di grande infrastruttura, la doppia canale di Suez incidono anche qui nella piccola Trento, Bolzano e quant'altro, che bisogna avere la visione per non subirla ma gestirla. Allora cosa bisogna fare? Bisogna fare questa viso di integrare quello che dicevo prima, la mobilità, spostare tanto su ferro questo traffico. Noi siamo andati come autobrennero, piccolo autobrennero, a fare accordi col Porto di Ravenna, portiamo lì i nostri treni per cercare di caricare le merce lì perché se tutte ci arrivano su autostrada non si transita più, quindi le visioni nel settore infrastruttura la devi vedere per cercare di gestirla solo che quando la vedi e quando devi scaricare a terra il tutto ci impieghi un bel po' di tempo perché non è un maglioncino che cambia il colore, l'infrastruttura ha i tempi lunghi per realizzarla. Questa visione, per rispondere alla sua domanda, integrazioni fra sistemi di mobilità, anche la ferrovia insieme con la gomma devono andare insieme anche l'acqua, i canali che abbiamo in Italia, noi andremo a investire anche nel porto proviare di Valdaro, l'autostrada perché anche le merci sull'acqua, sui canali per poi andare nell'Adriatico, andare a Istanbul, canal di Suez bisogna integrare la mobilità. Qui, ripeto, le risorse non mancano con quel modello che ho detto prima, bisogna avere visione sul progetto e anche forza nel realizzarlo, grazie e grazie molto perché avere una dimensione di quello che sta succedendo anche che non è secondoario. Vado dall'amministratore delegato del gruppo Falkensteiner. Dicevamo prima che solo il 3% degli intervistati considera l'Italia un porto sicuro per rimanere nella metafora dei porti per gli investimenti riferito alla solidità delle imprese, ma il 56% vede questo porto sicuro in alcuni settori chiave, per esempio il turismo, immagino, è così? Investire nel turismo è sicuro? Sì, è così, si guardiamo un po' sempre, dobbiamo guardare anche cosa succederà col capitale internazionale. Allora noi vediamo per esempio che tanti soldi del private equity gli ultimi 10 anni passano adesso anche in Italia, allora si vede che l'ospitalità è una grande opportunità qua e poi chiaramente i soldi vanno sempre in questa strada dove gli investitori ci pensano che hanno la reddita più importante. Ma io direi, perché ho guardato proprio adesso il CDP, cosa dice sul turismo il CDP, vede una crescita di 2-3% nei prossimi 10 anni e anche sulla parte dei posti di lavoro dai 13% ai 16%. Allora vuol dire anche il CDP, diciamo così, che il turismo sicuramente come abbiamo visto qua è una opportunità enorme. E poi proprio sulla parte della formazione e sui posti di lavoro. Allora lì abbiamo due szeni diverse. Se andiamo in città allora la gente trova un posto annuale, se andiamo in montagna o al mare abbiamo il problema che è la stagionalità. Per quello dobbiamo fare le strategie, per esempio andiamo in Sardegna, che in Sardegna non diventa più un posto dove si va in ferro 4-5 mesi, dobbiamo creare una strategia di fare un turismo annuale. Per esempio in Sicilia, perché noi siamo andati in Sicilia? Perché per la Sicilia per noi è il posto migliore per fare il turismo perché lì si può fare il turismo 12 mesi all'anno. E sia un posto nazionale ma anche sia un posto internazionale. Se guardo adesso per esempio tutta l'Adrià, seguo a Rimini, negli anni 60-70 Rimini è stata una destinazione dove tu ognunque sono andati. E se lì per esempio su questi posti, perché ne parliamo lì un po' perché siamo a Iesl e adesso vogliamo andare a Cessinatico, se lì non fai una strategia molto chiara di fare un turismo annuale almeno 10 mesi, allora ti torna subito al problema del personale perché oggi la gente non vuole andare a lavorare solo 4-5 mesi. E io sono un po' più positivo sulla parte dei giovani e sui posti di lavoro perché sappiamo che sono tanti giovani dall'Italia che lavorano a Londra o ad altri paesi, loro piace tornare. Per esempio in Sardegna non abbiamo problema di trovare le persone ma deve creare un posto adeguato, deve creare anche un posto dove la gente trova quello che fanno anche altri fuori dall'Italia o anche nei centri dall'Italia. E per quello siamo convinti che il turismo ha capito quale investimento sulle risorse umane si deve fare e proprio per questo sono veramente anche positivo. Secondo me dobbiamo fare ancora nei diversi destinazioni un piano più industrializzato perché oggi se vuoi portare, se senti il collega guarda le autostrade o le infrastrutture, allora dietro c'è una certa strategia. E anche noi per esempio sul turismo, su alcune destinazioni dobbiamo fare una strategia. Quale è la strategia giusta per tutta la parte adratica romagnola? Se loro vanno avanti così come gli ultimi 10 anni, in 10 anni non esiste più il turismo lì perché non è una strategia chiara di fare un turismo annuale. E lì secondo me dobbiamo fare un piano industriale per diversi posti in destinazione Italia, allora abbiamo una grande grande opportunità. Grazie, avrei ancora molte domande per tutti voi però penso che ne abbiate anche voi o almeno. Se ce ne sono fatevi sentire. Qualche domanda dalla platea? Ecco, sta arrivando il microfono. Molto molto interessante. Vista la discussione, la mia domanda è sulla centralità delle infrastrutture. Alcuni parlano di shock infrastrutturale di cui c'è bisogno in Italia, in tanti settori. Cosa dovrebbe fare il governo dai diversi angoli di prospettiva secondo voi? Allora, forse ancora prima di quello che è il potere esecutivo c'è magari un aspetto di conoscenza nel nostro sistema paese. Noi abbiamo percorso dei scine d'anni dove c'è stato sempre l'aspetto del no, non fare questo, dove sulle infrastrutture ha bloccato molto il nostro paese. Io vivo in questo territorio, sono di Trento, dove per noi anche il turismo conta tantissimo l'ambiente, quindi le montagne, i laghi, cerchiamo di preservarle il più possibile. Quindi l'infrastruttura dove c'è la fisicità che può essere dirompente sui territori deve essere compatibile con l'ambiente. Si può coniugare sviluppo quindi l'infrastruttura con l'ambiente. La risposta è assolutamente sì. Noi ad esempio, questo come autobren, abbiamo questo green corridor dove siamo attentissimi all'ambiente, quindi mobilità green. Quindi per ritornare invece al potere esecutivo a livello nazionale, probabilmente servirebbe anche un piano, l'ho nominato l'ex ministro Romita ormai di tanti anni fa, di avere una visione questo globale e magari non concentrarci su singoli investimenti a volontà. In questo momento qui il nostro sistema in paese, una visione su tanti aspetti c'è. Ieri abbiamo sentito quei 180 miliardi di investimenti che ci sono nell'infrastruttura che ha un numero grandissimo di quello che viene fatto ad oggi. Qui ricordo magari, faccio un flash ad esempio, sulle due grandi opere che si stanno realizzando in Italia. Una che ha minor visibilità che è il tunnel di base del Brennero, che sono 12 billion di investimenti, la galleria più lunga mai fatta, molto più lunga di quella che c'è sotto il tunnel della maniche. E dall'altra parte del paese un'opera di pari importo che è quello del ponte sullo stretto di Messina, anche lì un investimento di 12 e 13 billion che spesso vedo che è un'infrastruttura che viene criticata perché magari ci sono altre priorità in questo. Invece c'è un tema che è una regola empirica economica. L'infrastruttura è quella che tinesca lo sviluppo. Su questi territori qui c'era una povertà diffusa, dinitosa ma diffusa, radito medio pro capita, ad esempio in provincia di Trento era più basso del Moliso, della Sardegna, prima che partisse l'epoca delle grandi infrastrutture. Quindi il meccanismo che permette lo sviluppo del paese è quello legato alla creazione di infrastrutture. Quindi la politica che cosa può fare? Avere la forza, la visione, la consapevolezza di cosa significa avere le infrastrutture in un paese adeguate per creare poi lo stimolo degli sviluppi e poi l'altro elemento che ho citato all'inizio, quelle strategiche proteggerle perché sono un bene del nostro sistema paese. Un'altra domanda? Si, allora cominciamo. Prego il signore con gli occhiali che è lì e poi ci sono altre due domande. In modo molto telegrafico non so se una domanda o una considerazione che può portare ad uno stimolo. Io lavoro al Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ho sentito più volte chiamati in causa. Volevo fare questa considerazione, innanzitutto ringraziare il panel perché ci ha dato una grande lezione. La lezione che ho capito io, in particolar modo da Cattoni, è che il paese ha tante potenzialità. Penso anche dal mio osservatorio, probabilmente manca una capacità di visione su grandi temi, infrastrutture, salute, sicurezza, ecc. Faccio un caso che riguarda direttamente gli ingegneri. Per esempio, siamo un paese con un grande problema di sesto del territorio, di messa in sicurezza del territorio. Molti non sanno che negli ultimi quattro anni in Italia sono stati distanziati più di 10 miliardi per la messa in sicurezza del territorio. E così in tantissimi altri ambiti. Le risorse ci sono, molto spesso manca. Paradossalmente la controparte politica non ha una visione per punti su cui intervenire e manca probabilmente anche una capacità di governance. Io però sono molto ottimista, che sia favorevoli o non favorevoli ad una certa parte politica. Penso che il dialogo soprattutto con i professionisti che conoscono molto bene il territorio. E' senz'altro molto utile. Vorrei però andare... La domanda è non so se Cattoni in particolar modo che ha parlato... Facciamo anche le altre due e poi facciamo un commento conclusivo. Ci sono altre due domande e poi un commento conclusivo che farete voi brilissimamente perché poi credo che ci siano altri dibattiti da seguire in questa meravigliosa Trento. Grazie. Io per quanto riguarda il turismo avevo una domanda che rappresenta un po' una tendenza degli ultimi anni. Le montagne Trentine, le bellezze soprattutto del nord Italia sono state letteralmente prese d'assalto da un turismo molto intensivo. Che io ricordo, 20 o 30 anni fa non era invece presente quando le frequentavo da ragazzo. Allora volevo sapere dal dottor Michele, era come lui si pone rispetto a questa intensificazione, a questa partecipazione massiva e a questa frequentazione massiva delle nostre bellezze naturali e se pensasse di proteggere da un lato le bellezze del nostro territorio allo stesso tempo però investendo sull'accoglienza in maniera efficace. Volevo sapere se secondo voi gli investimenti in ambito tecnologico si stanno progredendo di pari passo rispetto a quelli che sono gli altri investimenti a livello nazionale. Riportando un esempio, la digitalizzazione dei porti, quello che c'è stato a Ravenna ha portato un'efficienza di circa l'11%. Tuttavia volevo capire se anche in tutti gli altri vostri ambiti questo investimento si sta progredendo in una stessa maniera. C'è ancora una domanda? Le mettiamo tutti insieme così risponde lei e risponde Cattoni. Mi volevo collegare all'importanza delle infrastrutture più volte citate dal dottor Cattoni e anche all'ultima domanda. Quello che io vedo che è sicuramente molto importante l'incremento delle infrastrutture ma anche l'utilizzo delle infrastrutture. In questo il digitale è spesso molto assente. Ci sono strumenti specifici come la costruzione dei gemelli digitali che possono anche consentire di progettare e utilizzare delle infrastrutture, l'intermodalità nominata. Questi importanti ingredienti che poi si collegano all'assenza di competenze citata più volte e l'assenza di ingegneri penso che possono essere un ingrediente fondamentale per una equilibrata gestione anche delle infrastrutture esistenti. Approfitto perché prima di lasciare la parola volevo toccare due temi perché in quanto rappresento un ente governativo si parlava di burocrazia di strategia paese. Una cosa positiva che stiamo vivendo nella realtà di AGEA è proprio questo cambio di paradigma, cioè passare da un approccio non dinamico ma statico, quindi solo preoccuparsi di erogare contributi per il settore, a una visione strategica. Stiamo intervenendo in maniera molto massiccia sulla nuova PAC in termini di semplificazione perché uno dei temi di cui si parlava era proprio la semplificazione. E poi questa cosa che dicevamo prima, cioè dell'investimento, perché uno dei problemi principali almeno nel nostro ambito riguarda proprio il dato, cioè il dato relativo al settore agricolo è diversivo e staccato da AGEA. Ci sono vari enti regionali o comunali che forniscono dati in maniera diversa. Questo rallenta molto gli investimenti perché cosa succede? Che l'agenzia deve elaborare una serie di dati diversi con tempi diversi, con anche responsabilità purtroppo diverse da territorio a territorio e questo rallenta molto nell'erogazione. Quindi questa visione, questo quasi piano strategico che si sta mettendo in atto in AGEA, che è un vero e proprio piano industriale, va in quella direzione, va nel cercare di unificare il dato, semplificare, per dare poi delle analisi che servono ai fini del mercato e della competitività, ma anche per erogare in maniera più cedere i contributi e quindi aiutare un po' in questa visione. Succederiamo questo come dire un esempio di quello che andrebbe fatto. Chiedo delle risposte sintetiche alle tre domande che sono state poste e poi chiudiamo invece con l'amministratore delegato. Il tema visione e infrastruttura, io vedo che in quest'ultimo periodo c'è una volontà nel fare gli investimenti, questa è una visione. Quindi c'è la consapevolezza necessità di infrastruttura risposta con questo piano che è straordinario dalle grandi opere alle opere più piccole e locali. Quindi c'è. Poi questo può essere ulteriormente evoluta con quello che riguarda l'integrazione con l'intermodalità. Per quanto riguarda l'aspetto tecnologico digitale, questo è un altro tema che è estremamente interessante e utile, allora la digitalizzazione permette quell'insieme di utilizzare meglio l'infrastruttura che già esiste, qui parlo di autostrade, perché con la guida autonoma, quella che è il sistema autostradale che ti guida i veicoli tipo il track platooning, tecnologia IT, italiana ti permette di avere più auto veicoli all'interno della stessa pista autostradale senza occupare magari altro suolo. Quindi il tema digitale, la digitalizzazione è un'innovazione che qui il sistema Italia ha già iniziata e già partita e ci viene, li veniamo guardati anche con ammirazione da paesi che ci sono estri. Mi fermo perché vedo Dott. Sartella che richiama. Io sono molto contenta perché questo era un dibattito che doveva concludersi alle 10.20, sono le 10.35 e abbiamo ancora tante cose da dire. Mi piacerebbe che ci fosse qui Salvini così può vedere quanta partecipazione c'è sui temi di cui si occupa. Chiudiamo con il turismo. La cosa più importante è questo, tutti quelli che si occupano del turismo devono sapere solo una cosa, che le risorse su quelli che guardano i soldi è la natura, è la cosa esistente su quello che noi alla fine vendiamo. Se noi tuteliamo questi valori allora non dobbiamo essere preoccupati. Chiaramente tutta la parte di digitizzazione, social media, così creano nuovi flussi e noi dobbiamo capire come possiamo andare incontro di organizzare queste opportunità. Questa è una sfida, una challenge che riusciamo da risolvere. Per chiudere questa parte, non possiamo guardare sempre solo la politica perché la politica è stata la nostra scelta. Noi abbiamo scelto i politici, non altri. Noi abbiamo scelto loro, noi abbiamo scelto. Secondo me su quello che dobbiamo guardare, la nostra forza è la purocracia. Noi chiaramente ogni giorno facciamo il sistema più complicato e di più complicato diventa più difficile per tutti che fanno un investimento. Per quello secondo me dobbiamo riflezionare e di andare avanti e di dire che non possiamo guardare a altri, dobbiamo guardare a noi stessi e come possiamo cambiare le cose. Grazie. Grazie a tutti, grazie a voi. Grazie a tutti, grazie a voi.
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