Le voci del domani - 24 maggio
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Le voci del domani - 24 maggio
Studenti analizzano pacifismo, rearmamento e dazi in un dibattito geopolitico.
La voce del domani Buongiorno a tutti, buongiorno a chi è in sala, buongiorno a chi ci seguirà dal sito, a chi ci segue nell'emissione digitale di questo evento. È il terzo appuntamento di Voci del Domani, che è una sezione molto particolare del Fuori Festival, di questo Festival dell'Economia 2025. Io sono Mauro Meazza e con molto piacere oggi avrò l'opportunità di ascoltare 5 liceali e 5 studenti, studentesse e studenti, che presentano delle loro riflessioni e analisi molto interessanti su temi di estremattualità. Il riarmo, da una parte, quindi la presenza dell'industria bellica e le posizioni che si generano nella geopolitica contro o pro l'industria bellica e dall'altra parte i dazi, tema davvero oggi di estremattualità dopo che il presidente Donald Trump ha già deciso che non utilizzerà i 90 giorni della tregua cosiddetta che lui aveva tanto per restare in tema bellico, che aveva annunciato nei confronti dell'Europa, ma che imporrà già da giugno, quindi di qui a pochissimi giorni, dazi del 50% all'Unione Europea. Di questo non parlerò io, perché non ne so niente, ma parlerà invece chi se ne è occupato e ha studiato questi temi da vicino. Sono 5 studentesse e studenti che vi vado a presentare cercando di rispettare il rigoroso ordine alfabetico, anche se chiedo ai ragazzi ricordarsi quali erano le posizioni che vi avevo assegnato. Il primo a salire sul palco è Davide Blondi, Davide Viegni. Benvenuto Davide. Davide è dell'Istituto Gada di Langhirano, così come dell'Istituto Gada Aurora di Ligu. Abbiamo poi Amedeo Gaudi dell'Istituto Agnelli di Torino, Brisilda Kaimaku dell'Istituto Gada di Langhirano e Hiba Saber sempre dell'Istituto Gada di Langhirano. Spero con Hiba e con Brisilda di non avere troppo massacrato le persone che sono qui. Con Hiba e con Brisilda di non avere troppo massacrato le pronunce dei vostri nomi e cognomi. Ebbiate pazienza. Allora vi invito a sedervi. Io stesso prenderò posto su questo trespolo, che è quello assegnato per una sorta di vendetta nei confronti del conduttore. Come vi ho detto, i 5 ragazzi che vedete qui si sono preparati su due temi di grandissima importanza. Partiamo con la riflessione di Amedeo Gaudi dell'Istituto Agnelli di Torino. Frequenta la terza liceo scientifico all'Istituto Agnelli e si è impegnato sul tema colossale, quello degli armamenti e delle armi. Il titolo che mi ha anticipato del suo intervento in cui presenterà un lavoro anche più ampio di questo è che si può essere pacifisti in un mondo con le armi. Esattamente. Una volta tanto anche i giornalisti imparano qualcosa. Amedeo, hai qualche minuto per presentarci le tue riflessioni? Fate un applauso per favore. Grazie. Grazie, buongiorno a tutti e grazie per essere qui. La domanda che ci si pone all'inizio di questa breve riflessione è se si può essere pacifisti in un mondo in guerra? Quindi io inizierei a riflettere un attimo sul termine pacifismo. N'esistono infatti due tipi. Un pacifismo assoluto, quindi incondizionato, che anche all'offesa non si deve rispondere con altra offesa, quindi non si risponde alla violenza con altra violenza. Il pioniere di questa idea era Gandhi, che diceva che bisogna colpire al cuore dell'avversario e non al corpo, cercandolo di convertire. Una seconda forma molto meno radicale è quella di pacifismo condizionato. Quindi pacifismo che giustifica la guerra solo come difesa e non chiaramente come offesa. È la stessa poi idea ripresa dalla nostra Costituzione. La guerra che più mina la nostra posizione in quanto a Europa di pacifismo è quella in Ucraina, che dal 2022 ha diviso il dibattito pubblico e politico. Ci sono alcuni che mandano non solo aiuti militari, ma anche l'esercito a difendere il Paese contro l'aggressione della Russia, mentre altri che invece non vogliono mandare aiuti militari. Un punto di svolta si è avuto con l'avvento di Trump alla Casa Bianca, che di fronte a una guerra che sta volgendo dalla parte della Russia, ha deciso di iniziare trattative di pace. Putin si è detto favorevole a questa idea, però non è chiarissimo se voglia una pace o stia bleffando, in quanto la Russia investe molto in questo conflitto. Quindi se le richieste di Putin fossero inaccettabili per Stati Uniti e Unire Europea e se la pace non la voglia fare completamente, quanto l'Europa deve continuare con l'aiuto all'Ucraina e in caso deve usare l'esercito per difenderla? Per rispondere a questa domanda, ma anche la prima su rimanere pacifisti in un mondo in guerra, bisogna farsi un'ulteriore domanda. L'Europa se la può permettere una guerra? La risposta a questa domanda è relativamente facile, in quanto la risposta è probabilmente no. L'esercito europeo tra le superpotenze è considerato il meno preparato ad un potenziale conflitto. Questo per vari motivi, tra cui uno è la frammentazione delle risorse. Questo non era visto come un grandissimo problema, finché eravamo certi della protezione militare degli Stati Uniti. Ora, con appunto tra questa, sta iniziando a mancare, e quindi è tornato un bisogno ad armarsi. Gli Stati Uniti infatti sono il paese che investe di più nel militare con quasi un triliardo l'anno. La Cina ha 314 miliardi, mentre la Russia ha solo 149, anche se questi 149 miliardi ammontano al ben 7% del PIL del paese. L'Europa, nonostante investe a 300 miliardi, questi investimenti sono ritenuti non sufficienti. Almeno per la Commissione. Questo per la frammentazione delle risorse in diversi Stati che hanno diversi eserciti e diverse strutture di investimento. Per questo l'Unione Europea ha da poco lanciato un programma dove prevede di investire 800 miliardi nei prossimi 5-10 anni nel settore della difesa. Questa decisione viene presa probabilmente, come già ho menzionato prima, dall'allontanamento dei Stati Uniti verso l'Europa. Ci sono però varie sfide per rendere questi investimenti realmente efficaci. Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, in un'intervista a una rivista chiamata Eko, ne individua principalmente 4. Come ho già menzionato, la ramificazione dei beni, la frammentazione che in parte di questi investimenti cerca ad attaccare direttamente. Un altro riguarda il debito pubblico dei vari Paesi che aumenterebbe in caso di investimenti nel militare. Ci sono anche due problemi riguardo all'aumento della capacità produttiva che porterebbero a un schelatto industriale. Questi due problemi sono la mancanza di ingegneri. Lui dice che ogni anno l'Unione Europea ne sforna solo 150 mila ogni anno, mentre la Cina arriva a 4 milioni e mezzo e gli Stati Uniti 900 mila. Inoltre, la produzione di armamenti ad alta tecnologia richiederebbe un investimento in terre rare. Ora è sempre più difficile da trovare. Una difficoltà su cui mi voglio concentrare, che non viene menzionata direttamente da Roberto Cingolani, è quella dei giovani. Infatti la generazione Z era meno incline ad andare in guerra. Un sondaggio del Times ha mostrato che solo il 10% dei giovani britannici sarebbe disposto a difendere il Paese in un conflitto. Una ricerca fatta in Italia dal gruppo di ricerca Unipolipsos vede che questa percentuale abbassarsi solo all'8%, mentre Francia e gli Stati Uniti falliscono i loro obiettivi di reclutamento. Viene in mente, per esempio, come precedentemente alla Prima Guerra Mondiale i movimenti interventisti guidati dai futuristi come Marinetti, che vedevano la guerra come sole e gene del mondo, come ora siano lontani. È anche un fatto storico nel 1915, ovvero l'occupazione dell'Università La Sapienza di Roma. Successivamente è una lezione di Marinetti sul tema. Dalla Prima Guerra Mondiale, infatti, questo entusiasmo verso lo scendere in campo si è perso. Anche il fascismo non è riuscito a farlo tornare. Menzionerei anche un libro, chiamato La Grande Illusione, di Norman Angel, che è un giornalista ed economista. Questo libro risale al 1910 ed evidenzia come, a causa della grande interdipendenza economica dei vari paesi europei del tempo, una guerra sarebbe solo autoelisionista per le varie potenze. Questo libro, risalendo al 1910, evidenzia come ora, attualizzandolo, una guerra non porterebbe nessun vincitore. Infatti, ora un conflitto distruggerebbe le economie del mondo e potrebbe portare all'esenzione della razza umana, in quanto dal 1945 abbiamo conosciuto le bombe nucleari. L'Europa, quindi, di fronte a tutto ciò, deve sicuramente seguire una via diplomatica. La frase di Vegezio, se vuole la pace per preparare la guerra, nonostante la storia l'abbia trovata errata, pensando alla Prima Guerra Mondiale, ma anche prima alla Guerra dei Trent'anni, in questo caso la guerra si sta già preparando e si è già preparata. L'Europa è solo rimasta indietro. E nonostante debba seguire una via diplomatica, non deve essere costretta adesso, non deve essere costretta a stersi un tavolo. Deve avere la propria capacità, la propria capacità di difendersi di fronte a una guerra che nel mondo, al momento attuale, esiste e va affrontata. Amedeo, allora ti interrompo, così ti dò anche modo di respirare. Sì. Perché vedo che un po' di emozione, nonostante l'estrema preparazione e competenza, ti ha comunque sopraffatto. Tutto quello che dici è vero, quello di cui si ragiona, e l'hanno detto prima il Papa Francesco, adesso lo ha ripetuto peraltro anche il Papa Leone XIV, la guerra mondiale si sta già combattendo, solo che si fa a pezzi. E questo comporterebbe che comunque un po' di investimento in armamento, almeno se non altro per funzione di deterrenza, bisognerebbe prevederlo. Sì, infatti la mia risposta alla domanda, si può essere pacifici nel mondo in guerra? E sì, si può fare, ma questo non vuol dire trascurare un investimento che poi porterebbe anche a nuovi posti di lavoro, a una solidità in un settore che è sempre più importante, quello tecnologico-informatico, che poi porta a innovazioni usate in ambito civile come l'Internet. E quindi sì, il mondo si sta già armando, le guerre si stanno già combattendo, quindi bisogna solo essere pronti. Allora, innanzitutto grazie a Medeo. Non so se abbiamo tempo per una domanda dal pubblico, io ne ho una di sistema, hai citato diversi dati, vorrei sapere se tra le tue fonti c'era anche il Sole 24 ore o qualcosa che hai visto, che hai letto magari sul Sole 24 ore. Per quanto è preciso a beneficio dei più giovani il Sole 24 è un giornale, in particolare di device, però abbiamo anche un sito dove ci sono scritte tante cose interessanti. Due fonti, dove ti sei abbeverato. Allora, sicuramente il Sole 24 ore è molto utile per questo tipo di ricerche. Le fonti sono state sì il Sole 24 ore per le ricerche riguardo alle statistiche sui giovani nel militare, ma anche giornali inglesi o estai americani principalmente e anche l'intelligenza artificiale per magari trovare altre ricerche fatte che comunque hanno una funzione specifica. Allora, questo utilizzo dell'intelligenza artificiale è molto intrigante, sappiate appunto di scernere. Io penso che voi abbiate di fronte una potenzialità gigantesca con l'intelligenza artificiale. Il vostro compito sarà poi di scerne, di sapervi orientare all'interno dell'intelligenza artificiale. Allora, tu hai sostenuto in realtà con molta tranquillità anche delle tesi su cui non tutti sono d'accordo, perché sai benissimo che ci sono dei movimenti, li hai citati all'inizio, radicalmente contrari a qualsiasi tipo di iniziativa bellica o parabellica. Non so se tu hai avuto occasione di parlarne, so che questo intervento l'hai preparato in splendida solitudine senza confrontarti con insegnanti, però forse con i tuoi amici, con i tani, potresti aver parlato di queste cose. Quali posizioni hai incontrato? Ma sicuramente fa paura l'idea di investire così tanto in un settore visto negativamente, pericolosamente, anche e soprattutto tra i giovani. Quello che però secondo me non si vede, che però esiste, è la potenzialità economica di questi fondi, che andrebbero ad aiutare l'economia europea, come ho già detto, in grave difficoltà. Quindi si possono portare a un escalation, però questo escalation avverrebbe anche senza l'Unione Europea, a parere mio, questi fondi investiti nelle armi. Quindi è più un... a mal in cuore mi vende a dire che bisogna essere pronti a un conflitto. E questi investimenti non solo ci preparano a quello, ma ci preparano anche una solitudine economica in futuro. Allora, lasciamo decantare un po' questa affermazione che è solo apparentemente, stavo dicendo Pacific, sarebbe stato un gioco di parole di dubbio gusto, è solo apparentemente da prendere così in modo apoditico. In realtà, come avete sentito, Amedeo ha potuto circostanziare le sue considerazioni, alcune delle quali sono universalmente note, anche se non universalmente accettate, tipo la frammentazione della difesa europea, che sì, numericamente ci sarebbe, come potenza economica ci sarebbe, ma in realtà abbiamo a disposizione 27 eserciti diversi, che non parlano neanche le stesse lingue per quanto riguarda le dotazioni tecnologiche, che peraltro oggi lo stiamo vedendo nel conflitto in Ucraina, nella invasione russa dell'Ucraina, abbiamo visto che molto è guerra ibrida, cioè è guerra condotta con addirittura i social network, condotta con i satelliti, condotta con investimenti tecnologici colossali, che in qualche modo riducono l'importanza delle trincee di terra vere e proprie che abbiamo imparato purtroppo a conoscere e invece puntano su altri aspetti. Oggi come oggi per paralizzare un paese basterebbe un hacker molto bravo che intervenisse in alcune modalità di comunicazione. Se pensate a quello che è successo in Spagna con un blackout che ha paralizzato praticamente il paese, ecco, lì pare sia stato un problema di approvvigionamento dato dalla struttura, ma immaginate cosa potrebbe fare un hacker ben organizzato che forzasse questi sistemi. Allora, Amedeo, io passerei invece la parola ai tuoi colleghi che vengono da Langhirano, Amedeo viene da Torino, in realtà c'è un filologo logico che collega questi due interventi, il secondo è suddiviso in quattro relatori e relatrici, il filologico sono le tensioni geopolitiche, perché parliamo ora di, anzi, ascoltiamo le considerazioni dei quattro studenti che sono presenti dall'Istituto Gadda di Langhirano per quanto riguarda i dazi. Allora i dazi sono stati, non è che non esistessero prima di Trump, ci mancherebbe, sono sempre esistiti, ma Trump ne ha fatto uno strumento, oserei dire uno strumento quasi bellico per restare nel tema di Amedeo, per condizionare i rapporti degli Stati Uniti con gli altri paesi. Allora, la prima a spiegarci come sono caduti i dazi in questo nostro mondo da pochi mesi in realtà, ma con effetti di rompenti, è Aurora di Ligu. Aurora. Buongiorno a tutti, io intanto mi presento, sono Aurora, oggi parleremo appunto di una delle tematiche più infuocate da marzo di quest'anno, quindi l'introduzione dei dazi doganali introdotti dal presidente Trump nei confronti delle esportazioni dell'Unione Europea verso gli Stati Uniti. I dazi sono per l'appunto delle quote percentuali o delle quote fisse che vanno ad incrementare il costo delle esportazioni verso i paesi esteri. La questione dei dazi non è appunto una questione solamente attuale, come abbiamo detto prima, ma ha avuto diversi sviluppi nel corso della storia. Per esempio nel 1929, con la crisi della borsa di Wall Street dovuta a una crisi di sovrapproduzione e di speculazione, l'economista Keynes aveva ritenuto necessario introdurre delle misure protezionistiche al fine di supportare le economie interne che erano state fortemente indebolite dalla crisi. Noi siamo molto preoccupati dei cambiamenti che ci sono stati dal 1929, per esempio, fino ad oggi e di quelli che ancora di più ci saranno nel nostro futuro. Siamo molto curiosi soprattutto di sapere quali saranno poi anche le vostre opinioni riguardo la questione dei dazi doganali. Vorrei cominciare parlando di una situazione che ci riguarda molto da vicino. Noi proveniamo da Langhirano, in provincia di Parma, che è il centro della Food Valley. In particolare un prodotto principale del nostro territorio è appunto il prosciutto di Parma. Gli Stati Uniti, già dalla fine dell'anno precedente e soprattutto fino a febbraio di quest'anno, hanno fatto una gran scorta di prosciutto di Parma. Infatti io a novembre ho effettuato un'esperienza di PCTO nell'azienda Tanara Giancarlo SPA. L'alternanza scuola lavoro, vedo delle facce perplesse di Miaiko Etanei, quella che chiamiamo alternanza scuola lavoro, PCTO. Uno dei miei compiti è stato appunto registrare sul sito Sinsa dei controlli che vengono effettuati sia sulla merce che viene esportata sia sui prodotti che entrano a contatto e non a contatto con la merce esportata. Appunto le aziende del nostro territorio sono molto preoccupate perché anche Tanara, dove sono andate io, e anche Fratelli Galloni SPA, hanno visto da marzo un calo delle esportazioni dovuto al dazio del 20% che era stato introdotto su questo prodotto. Successivamente però era stato sospeso da Trump per circa 90 giorni. L'obiettivo era probabilmente indebolire anche la nostra economia, soprattutto il prosciutto di Parma, perché è una delle economie di esportazione che traina il nostro Paese. Un altro settore che volevo trattare è quello della farmaceutica. Infatti a Parma noi abbiamo la Chiesi farmaceutica che lo scorso anno ha ottenuto un fatturato di circa 3 miliardi di euro e ha riscontrato un calo sulle esportazioni, il che è un male anche per per esempio gli Stati Uniti perché la farmaceutica italiana rappresenta all'incirca il 58% della farmaceutica europea, soprattutto per l'importante ricerca e sviluppo che viene finanziata ogni anno. A causa della diminuzione del fatturato dovuta alla diminuzione delle importazioni, anche le aziende italiane hanno dovuto ridurre i finanziamenti per la ricerca e sviluppo. Ciò causa un grande indebolimento di questo settore molto importante. All'incirca può essere colpito da una riduzione di fatturato generale di 2 milioni e mezzo di euro. Grazie Aurora. E' evidente quando ci ha presentato Aurora il contracolpo per cui c'è stata una fase di fortissima importazione perché al momento della vittoria elettorale di Trump lui ha già da subito detto che avrebbe utilizzato i dazi come arma, lui sostiene di riequilibrio della bilancia commerciale statunitense, il sospetto che è stato avanzato da molti economisti che facciano i dazi in realtà più male che bene alla bilancia commerciale e all'industria degli Stati Uniti, ma di questo si sono occupati proprio i ragazzi dell'Istituto Gada. E prosegue all'esposizione Davide Blondi. Buongiorno a tutti, sono Davide e oggi vorrei parlare degli effetti del turismo statunitense dei dazi sul turismo statunitense in Italia. Ogni giorno numerosi visitatori visitano numerose città d'arte italiane, luoghi di cultura e di interesse, musei e territori montani. Abbiamo analizzato questo settore, è sempre stato fiorente tant'è che nel 2022 gli americani hanno speso circa 4,7 miliardi di euro in Italia. Ci sono tre fasce di turisti americani che spendono soldi in Italia, il turista economico che spende dai 70 ai 100 euro circa giornalmente, il turista medio che ne spende dai 150 ai 250 e quello di lusso che ne spende dai 300 ai 600. Tuttavia i dazi doganali imposti dal presidente Trump e la guerra commerciale hanno indebolito i mercati globali. Infatti l'inflazione ha causato uno scoraggiamento dei viaggi all'estero da parte di turisti americani perché è calato il loro potere d'acquisto. Il test è confermato anche dalle previsioni di prenotazione per l'estate 2025 che subiranno una riduzione che varia dal 10 al 17% circa, ma anche i viaggi dall'Europa verso gli Stati Uniti sono calati del circa 17% anche perché sono state introdotte numerose misure alle frontiere che scoraggiano il turismo europeo verso gli Stati Uniti. I dazi però potrebbero essere anche un'opportunità per l'Europa e per l'Italia perché mentre l'Italia ha un'inflazione del 1,5% gli Stati Uniti al 6,4%, quindi l'Italia potrebbe sfruttare il differenziale inflattivo andando ad attrarre altri consumatori, altri turisti attraverso due soluzioni, o spostandosi fuori dalla zona degli Stati Uniti, quindi spostandosi o verso il Canada o verso Sud America o addirittura spostarsi in altri continenti come l'Asia, oppure potrebbe andare a profilare nuovi consumatori fornendo un tipo di turismo innovativo, meno costoso e meno tradizionale. Grazie Davide, il dubbio che io avanzavo vi è stato confermato dalle parole di Davide, il timore è che i dazi imposti da Trump, potremmo quasi dire nella convinzione illusoria di riportare produzioni all'interno del territorio degli Stati Uniti, in realtà si è trasformato in un peggioramento delle prospettive del debito pubblico americano, i tre juri, cioè i loro BTP per capirci, ora devono pagare interessi più elevati e questo è un problema per un debito pubblico che potrebbe ulteriormente esplodere per via delle misure di sostegno fiscale che il nuovo Presidente ha promesso in campagna elettorale. Come sapete nella campagna elettorale americana viene condotta con slogan molto estremi ed efficaci, quindi poi l'elettore si ricorda più facilmente di quello che gli è stato promesso. prosegue nell'esposizione di questo effetto dei dazi, Iba Sabek, che, scusami, io sicuramente sto dicendo delle oscenità, però questo è il nome della collega di Davide che prosegue nel ragionamento sui dazi con l'apertura dei nuovi mercati, se ricordo bene, giusto? Prego Iba. Allora, buongiorno a tutti, io sono Iba e volevo collegarne al discorso che ha fatto Aurora. Infatti noi veniamo da Parma, proprio nel cuore della Food Valley, del Made in Italy soprattutto e per questo abbiamo deciso di parlare del parmigiano reggiano che rappresenta uno dei simboli del Made in Italy e dell'identità italiana insieme ovviamente ad altri prodotti come il 30 in Grano, lo sappiamo. Questi prodotti rappresentano un patrimonio per l'Italia, un patrimonio di tradizione, di identità, di cultura, un patrimonio però che oggi è messo a rischio grazie a causa dei dazi degli Stati Uniti. Infatti questi dazi hanno aumentato del 25% il prezzo del parmigiano reggiano mettendo in difficoltà quindi anche un settore che vale più di 150 milioni di euro all'anno insieme anche ad altri prodotti del Made in Italy italiano come prodotti di lusso, di moda, il vino italiano. La stessa cosa vale anche a livello europeo, anche alcuni formaggi francesi sono stati colpiti come il Roquefort, il Brie, prodotti che rappresentano un'eccellenza europea, un'eccellenza che fa parte di un processo produttivo che comunque merita una tutela. È un processo produttivo, un modello economico che offre oltretutto anche milioni di posti di lavoro e che dovrebbe garantire anche un futuro per noi giovani, un futuro sia lavorativo e invece cresce il rischio di dover cercare un'opportunità altrove. Infatti noi proponiamo di reagire, bisogna reagire e ci sono diverse strade da interprendere ovviamente come per esempio la diversificazione del mercato. Infatti pensiamo che l'Europa in generale può puntare non solo sull'Asia che comunque è già un'importante destinazione dei prodotti DOP che sono prodotti sotto la denominazione di origini protette, ma anche sul Medio Oriente per esempio, perché abbiamo visto dei dati che dicono che il mercato lì cresce ed è sempre in crescenza e supera il 15%. Comunque lì non ci sono né d'assi punitivi né barriere religiose che possono stacolare il commercio del parmigiano reggiano o anche il made in Italy in generale. Ovviamente per realizzare questa cosa l'ampliamento del mercato serve un vero e proprio scambio interculturale facendo delle collaborazioni con altri paesi e per evitare quelle barriere linguistiche e anche culturali. Un'altra strada che proponiamo che può essere la soluzione è anche il rafforzamento della protezione dei prodotti DOP a livello internazionale per contrastare anche il cosiddetto fake made in Italy perché esiste purtroppo. Quindi facendo questa protezione contrastiamo il fake made in Italy e rafforziamo anche la competitività a livello internazionale. Ovviamente per noi giovani difendere questi prodotti vuol dire difendere anche il nostro diritto e difendere anche un'identità che io ho personalmente adottato e in cui riconosco anche i miei valori e quindi dobbiamo diffondere questa identità. Grazie Eva. Ho una cosa che vorrei dire ma la dico dopo l'ultima intervento, l'ultima relazione che ascoltiamo ed è quella che è affidata a Brisilda Kaimaku che dovrebbe chiudere il cerchio di tutte queste riflessioni che i suoi tre colleghi che l'hanno preceduta hanno messo in campo. Buongiorno a tutti, mi presento io sono Brisilda e vorrei parlarvi invece dei dazi compensativi. Che cosa sono? Sono dei dazi che l'Unione Europea a sua volta ha deciso di imporre sui beni statunitensi in diretta risposta delle politiche commerciali protezionistiche di Trump. Queste contromisure, questi dazi compensativi gravano su una larga serie di prodotti tra cui prodotti alimentari, prodotti cosmetici, abiliamento eccetera e sono stati implementati in varie fasi dall'inizio del 2025. In più la Commissione Europea ha pubblicato un elenco provvisorio di beni che potranno essere oggetto di queste contromisure. Tuttavia nonostante queste misure abbiano l'obiettivo di proteggere l'industria interna, il commercio all'interno dell'Unione Europea da queste politiche di concorrenza sleale, potrebbero comunque influire sull'aumento dell'inflazione poiché fanno anche aumentare i prezzi. Quindi i soggetti che subiranno le conseguenze di queste scelte saremmo noi consumatori finali. C'è da tenere presente però che molti di questi prodotti oggetto delle contromisure possono essere facilmente sostituibili, ad esempio prodotti alimentari, prodotti cosmetici, ma anche l'abiliamento e la moda. Ad esempio io, in prima persona, che prima non mi ero mai posta il problema, adesso invece che ho più consapevolezza, mi rendo conto che ho sempre acquistato dei beni che provengono dagli Stati Uniti. Ad esempio Scarp & Ipe, come molti di noi abbiamo, Zaino North Face, Borsa Michael Kors. Questo significa che anche noi consumatori finali abbiamo la responsabilità e il dovere di diversificare le nostre scelte di acquisto al fine di subire il meno possibile queste conseguenze negative a causa dei dazi di Trump. Un altro problema riguarda invece i prodotti che sono difficilmente sostituibili, come ad esempio prodotti ad alto contenuto tecnologico. Infatti se l'Unione Europea decidesse ad esempio di imporre dei dazi sui semiconduttori che provengono dagli Stati Uniti, questo sarebbe un rischio per l'Unione Europea, poiché noi continuiamo ad avere una dipendenza dagli Stati Uniti per quanto riguarda questi prodotti high tech. In più, noi sosteniamo che l'Unione Europea debba aprirsi ad altre tecnologie, come sosteneva anche ieri Marce Gaglia durante la conferenza. Deve aprirsi ad altre tecnologie, non solo alle auto elettriche ma anche altre tecnologie. Questa innovazione la si potrebbe raggiungere attraverso investimenti nella formazione per i giovani o investendo comunque in questo settore tecnologico o accordando di nuovi contratti con altri paesi oltre ai Stati Uniti. In più, sempre ieri abbiamo saputo anche che gli Stati Uniti hanno effettuato la decisione di chiudere l'Università Harvard agli studenti stranieri. Per questo motivo noi siamo anche preoccupati, perché non sappiamo ancora se questa è una scelta definitiva e se si passerà ad un escalation di ulteriori chiusure per quanto riguarda la diffusione delle innovazioni tra i giovani, delle culture tra i giovani, delle conoscenze o se è semplicemente una decisione temporanea. Quindi sì, noi saremmo anche disposti ad ascoltare le soluzioni che ci vengono proposte su come possiamo diversificare le nostre scelte di acquisto, su come possiamo ridurre la nostra dipendenza per quanto riguarda questi prodotti ad alto contenuto tecnologico che derivano dagli Stati Uniti e su come possiamo attenuare questi effetti negativi a causa dei dazi compensativi ma anche imposti da Trump. Grazie. Grazie, Prisilda. Vi ho detto che c'era un filo conduttore che legava questi due temi apparentemente lontani tra di loro. In realtà, mi correggo, ce n'è più di uno. Le terre rare sono state evocate da Medeo all'inizio come uno dei temi cruciali per l'industria bellica e le terre rare sono state ricordate adesso da Prisilda nel segnalare come appunto le interconnessioni tra le varie economie nazionali siano tali per cui i consumatori, i produttori sono ogni giorno chiamati a rivedere i loro piani di sviluppo. Giustamente Prisilda, tu dicevi che consumiamo molti prodotti made in USA. È vero anche che molti di questi prodotti sono materialmente assemblati negli Stati Uniti ma provengono da N produzioni, non solo cinesi, asiatiche, spesso vietnamite. La moda è uno degli esempi più importanti per cui alcune prelaborazioni vengono fatte in paesi dove il costo del lavoro è minore e poi vengono conclude in aree dove invece c'è più tradizione come esempio l'Italia o la Francia. Io vorrei congratularmi innanzitutto con voi facendovi un grande applauso corale. Si, quindi anche noi possiamo pensare di investire nel settore tecnologico e dobbiamo pensare di produrre magari anche togliendo il dominio cinese americano in Africa per quanto riguarda le materie prime che servono per creare questi prodotti high tech. Grazie, una risposta puntuale che allarga anche il discorso ai territori africani. Forse a me Deo tu avevi citato l'Africa, no, avrei qualcuno dei tuoi predecessori. Abbiamo cinque minuti, non so se c'è qualche domanda dal pubblico, da parte mi pare dei vostri colleghi forse ce ne sono delle domande. Io posso cedere il mio microfono, non siate timidi. Prego. Buongiorno a tutti, ho una domanda per Davide. Visto che il turismo italiano in America è in calo, pensi si visiteranno altri paesi anche al di fuori dall'Unione Europea? Si, penso che i visitatori europei che visitavano prima gli Stati Uniti potrebbero andare a uscire dall'Europa andando a visitare appunto il Canada o il Sud America o in Asia o in Oceania o in altri territori, però questo potrebbe andare a indebolire il turismo europeo interno, perché se ci si sposta verso altri territori si va a indebolire quell'interno. Grazie, sei soddisfatta della risposta del collega sui territori. Anche qui torna il tema della diversificazione, no Davide? È stato evocato più volte da tutti e quattro voi il fatto di cercare nuovi mercati di sbocco per i prosciutti, per il parmigiano reggiano. Credo tra l'altro, Hiba, che il parmigiano reggiano sia uno dei prodotti più falsificati nel mondo. Non so se avete fatto una ricerca in questo senso. Il famoso parmesano è una delle cose più raccapriccianti che purtroppo si trova in più di un paese anche europeo. Esatto, soprattutto anche in America abbiamo fatto delle ricerche. Proprio in America esistono tanti prodotti, non solo il parmigiano, hanno ampliato il fatto di creare questo fake made in Italy, ma in realtà esiste solo un unico made in Italy che si fa qua, ovviamente. L'Italian Sounding contro... cioè mettere anche nomi che ricordano... anni e anni fa vidi un grandissimo negozio di scarpe a Mosca che aveva un nome italiano e chiesi al nostro corrispondente, allora avevamo un corrispondente da Mosca, chiesi al nostro corrispondente, ah ma quindi c'è un italiano che ha aperto un negozio di scarpe. Mi disse no, no, questo signore è assolutamente russo, però siccome ha capito che se mette un nome italiano poi le persone vanno a comprargli le scarpe, anche se sono fatte in Russia o chissà dove, lui utilizza un nome italiano che suoni italiano e così sembra che anche le scarpe siano più belle e migliori. Questo è un po' il senso di quello che si chiama Italian Sounding con un esempio molto banale che da turista mi era capitato di vedere. So che c'è un'altra domanda, almeno, sì, sempre qui in prima fila, ti ringrazio. Io volevo chiedere a Iba, visto che hai parlato di una nuova adozione di un'identità, cosa consiste questa tua identità che hai adottato? Sì, allora io non sono nata in Italia, sono nata in Marocco e all'età di 16 anni sono arrivata qua in Italia, considerando che adesso ho 20 anni, quindi è da 4 anni che sono in Italia, sono arrivata proprio in un momento dove si inizia veramente a pensare, si inizia a creare una propria identità e ho iniziato a studiare, a conoscere la lingua, ho iniziato il processo di integrazione anche perché ho dei buoni colleghi che mi hanno fatto integrare e oggi vedo che questa identità è un mio dovere e difendere questa identità perché ci tengo tanto a difendere anche l'identità italiana, come parte anche dalla mia identità marocchina, quindi ho due identità in realtà. Allora adesso corro un rischio di essere deferito all'ordine, tu hai doppio passaporto quindi? No, ho solo quello marocchino. E sono solo 4 anni che sei in Italia? Sì, 3 anni 6 mesi 7 mesi. Ok, perché l'8 e 9 giugno, non posso dire altro perché sennò mi radiano, ok? Mi spiacerebbe perché oramai sono in prossimità della pensione, quindi essere irradiato che mi toglie l'essere di tesserino dopo tutti questi anni mi darebbe fastidio. Voglio tornare da Amedeo un attimo perché Amedeo tu hai considerato molto gli aspetti di frizione tra gli stati per dire così, in realtà a volte lo hai un po' evocato quando hai parlato di internet, a volte anche gli esperimenti di tipo bellico poi portano invece delle forme di cooperazione, avevi analizzato questo nel tuo lavoro di preparazione, potete passare il vostro microfono da Amedeo, grazie. Sì, allora sicuramente anche collegandomi alla diversificazione, in Europa la cooperazione tra stati riguarda progetti bellici e forti, si guarda per esempio agli aerei caccia di stessa generazione che si stanno sviluppando, ma la guerra pone, la guerra in Ucraina specificatamente, pone un problema riguardo appunto alla cooperazione tra stati e all'apertura di nuovi mercati, il commercio che l'Unione Europea aveva con la Russia era forte, questo è stato velocemente interrotto con lo scopo della guerra e anche una notizia di qualche mese fa che forse un anno la Melonie è uscita, la Melonie è deciso di uscire dal programma della via della seta con la Cina, questo è un gesto principalmente simbolico a parere il mio che però evidenzia una separazione, però con adesso Trump alla Casa Bianca che appunto ha una visione economica più protezionista, l'Europa appunto deve cercare nuovi mercati e deve aprirsi anche a nuove culture, a nuove idee che magari hanno, che questi valori magari sono diversi dei nostri, ma non vuol dire che dobbiamo limitarci dal punto di vista commerciale e quindi anche se non è stata menzionata però l'India per esempio, se non è sicuro che la Cina sorpasserà i Stati Uniti come grandezza, come potenza economica è sicuro che l'India in qualche anno lo farà, quindi sì bisogna puntare all'Oriente nell'economia in grande sviluppo ma anche all'Africa, che anche queste stanno vedendo una crescita, è un investimento che viene principalmente da paesi come la Cina. Grazie Ammedeo, grazie a tutti voi, grazie a voi che ci avete seguito anche da remoto, io vi do appuntamento ai tanti altri eventi, mi pare 300, chiedo conferma qui a qualche collega che si occupa dell'organizzazione, sono più di 300 gli eventi qui al Festival d'Economia in questa ventesima edizione, ci ha fatto molto piacere ospitare queste voci dal domani che come avete potuto ascoltare sono voci di tutto rispetto e quindi un grandissimo invocallupo a questi ragazzi perché le loro capacità mettono più tranquilli anche quelli diversamente giovani come me. Grazie. Grazie. Grazie.
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