Il futuro delle politiche DE&I (Diversity, Equity & Inclusion) in azienda
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Il futuro delle politiche DE&I (Diversity, Equity & Inclusion) in azienda
Dati Trentino: tasso occupazione femminile alto, ma part-time e gender pay gap persistono. Sfide nella leadership e imprenditoria femminile.
Allora, c'è anche una slide con i dati. Ai me, i dati che ha presentato Francesca ci devono far riflettere molto, penso. Anche qui in Trentino, io aggiungo, benché per molti aspetti siamo un territorio più virtuoso. E i dati ce lo dimostrano, nel senso che abbiamo un tasso di occupazione femminile che supera il 70%, quindi sicuramente migliorativo rispetto al dato nazionale. Però se andiamo a vedere, tra le donne occupate, poco più della metà ha un contratto di part time. Quindi convengo con Francesca che ai mei carichi familiari, la gestione dei figli, obbliga ancora oggi, anche in Trentino, molte mamme, insomma, a non poter lavorare, ad esempio, il pomeriggio per accodire i figli. Dico questo perché noi siamo in un territorio dove sono state messe in atto molte misure, anche proprio ci tengo a ricordare che da molti anni è stata costituita un'agenzia per la famiglia. Questo già la dice lunga sulla volontà di andare a incentivare politiche di questo tipo. Però, come dicevo, bisogna lavorarci ancora. Datti li trovate sulla slide. Però vediamo anche qualche dato negativo che c'è e forse anche peggiorativo rispetto al nazionale. Innanzitutto il problema del gender pay gap c'è. C'è anche qui leggermente inferiore a quello che succede nel resto d'Italia, ma insomma le donne percepiscono il 13% in meno, a pari di stipendio. Quindi convengo che in un momento storico, e questo però io lo voglio vedere il dato in positivo, Francesca diceva, le ragazze alle scuole superiori alle università sono quelle che risultano con risultati migliori. Ecco, io penso che, però, andando avanti, questo aiuterà sempre di più. Io sono convinto alle donne ad avere anche dei ruoli di responsabilità e di conseguenza voglio ben augurare a tutti che ci sia anche un aumento e quindi una diminuzione di questo gender pay gap. Detto questo, l'altro tema, e qui siamo peggio che il resto d'Italia lo vedete, quel 30,4%, abbiamo solo il 30% di donne che ricoprono ruoli dirigenziali, imprenditoriali o che fanno la libera professione. Ecco, sono pochini, leggermente siamo anche inferiori al dato nazionale. Altra preoccupazione questa anche come associazione ci interessa tantissimo, abbiamo anche poche donne imprenditori. Chi fa azienda e donna, voi vedete che sono il 22%. Siamo anche qui inferiore alla media nazionale e questo è uno dei problemi. Noi lo vediamo anche come associazione, abbiamo la difficoltà anche a coinvolgere le donne, le signore, le imprenditrici anche a ricoprire i ruoli all'interno dell'associazione. E questo, io dico sempre, è un peccato perché abbiamo parlato, parlava Elisa prima di cultura, io penso che far cultura, far formazione, serva anche proprio a diffondere questo e quindi avere nei nostri ruoli delle signore ci potrebbe aiutare. Dopo però magari racconto un progetto che stiamo facendo in Confindustria proprio per migliorare, soprattutto all'interno delle aziende, la cultura sul tema della diversità e non solo inclusione, non solo di genere. Ultimo dato che vedete lì, dal punto di vista degli incarichi politici, ha colpito anche a me, siamo sopra la media nazionale, che è un 26%, abbiamo donne che ricoprono i incarichi politici, è vero che qui è stata anche molto discussa, c'è una norma che in qualche modo impone che come si vuota, una figura maschile bisogna avere anche il candidato femminile, sicuramente avrà incentivato la presenza, penso che questo però sia un dato positivo che dobbiamo vederlo da questo punto di vista. Questa prima carrellata di numeri ci ha aiutato a portare anche nel concreto i pensieri di molti che possono avere le impressioni che si hanno anche quando si parla di temi come questi, e qui i numeri sono anche contrastanti, perché vediamo che arrivando alla nostra realtà abbiamo un'occupazione maggiore rispetto al contesto nazionale, però poi in alcuni ambiti, oppure nel gender gap che è comunque significativo e motivante, c'è ancora molto da fare, forse si diceva prima della speranza che ha cennato nelle nuove leve che arrivano, c'è anche maggiore consapevolezza forse nei ragazzi di oggi, perché è un problema che accomuna tutti. È comunque una sfida sociale questa, ecco perché è seduta assieme, abbiamo tre voci molto diverse, che sono unite da un filo che sveleremo un po' alla volta. Quello delle fondazioni può sembrare forse un po' fuori dal contesto delle aziende, perché la fondazione Caritron e Intenon Profit, quindi non si capisce magari innesso con questo tema, invece c'è perché le fondazioni da sempre si occupano di sfide sociali, si sono occupate anche di politiche inclusive da sempre. Lo chiedo a Danita. Grazie Luisa, le fondazioni di origine bancaria e quindi la nostra fondazione Caritron da sempre si occupa di inclusione sociale e in particolare anche nel mondo del lavoro. Sosteniamo progetti che aiutano categorie fragili, categorie disabili, persone che arrivano da territori meno fortunati del nostro a trovare un lavoro, a inserirsi in un'azienda, ma soprattutto lo facciamo cercando di pensare al contesto che è gravitato intorno al lavoratore, quindi di pensare anche alla famiglia e quindi agevogliamo gli inserimenti delle diversità, perché soprattutto fondazione crede che la diversità possa essere uno stimolo per tutte le comunità di innovarsi e quindi di avere un maggiore sviluppo sociale ma anche economico. In particolare da quest'anno ci siamo concentrati insieme anche al supporto di Feltrinelli sulla parità di genere. Parità di genere e perché l'abbiamo fatto? Abbiamo fatto guardando sia il contesto del nostro territorio, i numeri che ha portato il Dottor Busatto insomma sono importanti e interessanti, ma abbiamo anche fatto una valutazione su quello che è il mondo delle fondazioni di origine bancaria e mi piace un po' condividere con voi anche la situazione di questi enti. In un certo modo siamo abbastanza ben messi perché nelle 86 fondazioni di origine bancaria il 60% delle persone impiegate è di genere femminile, è un buon numero, insomma, sopra le medie, ma se facciamo un focus su quelle che sono le posizioni di irigenziali, come parlava anche prima Francesca, la percentuale cala, scendiamo al 23%. E se ancora facciamo un passaggio più interessante e andiamo a vedere quante sono le posizioni di irigenziali occupate da donne nelle 17 fondazioni grandi, ovvero le 17 fondazioni che gestiscono il 90% dei 40 miliardi di patrimonio gestito dalla fondazione di origine bancaria, ne troviamo solo una, cioè 16 uomini, una donna. E non è la direttrice penatica, non è ancora tra le 17 più grandi, è una media? No, noi siamo una media fondazione, nelle fondazioni medie la percentuale migliora perché ci avviciniamo al 20% e nelle fondazioni più piccole sale ancora. Però questo ci ha fatto pensare, ci ha fatto pensare perché che cosa fanno le fondazioni di origine bancaria? Sono inti no profit, ma per farlo gestiscono patrimoni, gestiscono patrimoni e quindi fanno sostanzialmente attività finanziaria. L'attività finanziaria è ancora un'attività prettamente maschile. Purtroppo nelle aziende, nelle fondazioni, ma a volte anche nelle famiglie. E questo è molto radicato anche a quello che è la cultura, come si diceva prima, che porta a vedere questo gap culturale ancora il ruolo della donna più nell'attività di cura, mentre anche all'interno della famiglia le donne si occupano della cura della famiglia, mentre il marito, il papà si occupa della gestione della finanza. Questo ci ha fatto riflettere che quindi è necessario un cambiamento culturale, un cambiamento culturale che deve partire anche dalla consapevolezza delle giovani generazioni nella scelta dei percorsi scolastici, che ancora ad oggi nonostante le ragazze siano più brave in matematica, fisica, geometria, in tutte le materie tecniche, alla fine quando vanno a scegliere percorsi scolastici prediligono percorsi più di carattere umanistico e quindi la carriera viene più fatta dai maschi. Tutte queste considerazioni ci hanno portato a pensare che dovevamo in qualche modo agire. Pian piano scopriremo. E un po' stiamo svelando esatto che cosa ha unito queste tre realtà. Abbiamo parlato di politiche di inclusione all'inizio, appunto con questo obiettivo, questa inquadratura molto ampia, siamo arrivati al contesto locale, siamo arrivati a parlare di parità di genere perché appunto è questa una delle parole chiave che vi ha messo a dialogare attorno allo stesso tavolo. Torno da Francesca Devescovi, Feltrinelli Education, Scola Olden, quindi una storia molto importante, come dire un background importante di esperienze messe assieme tra l'altro di recente da quando si sono unite queste due realtà che hanno iniziato a dialogare col Trentino in diversi modi, sappiamo che collaborate anche con altre realtà, con Fondazione Carito in particolare per un percorso culturale di divulgazione. Chiedo appunto di nuovo a Francesca Devescovi, diventando partner, quale esperienze avete portato in questo campo? Ci chiediamo appunto il percorso di Paride, che abbiamo iniziato già dello scorso anno a disegnare e poi organizzare qui nel territorio del Trentino. Siamo partiti con un primo evento a Trento con autori e autrici chiaramente che provengono dal network anche di Feltrinelli e che possono portare storie, idee e cultura con occhi completamente diversi e poi ci siamo in piena allargati anche in altri territori del Trentino cercando in qualche modo un po' di andare anche nelle valli o in territori un pochettino più lontano da Trento e devo dire che abbiamo avuto un'accoglienza molto ampia rispetto al territorio. Questo credo che sia un elemento molto importante. Noi lavoriamo veramente tanto con le aziende, con le organizzazioni, implementiamo percorsi informative e culturali legati ai temi della diversità di genere, ma non solo perché lavoriamo anche sui temi delle emozioni, della leadership e di altri elementi e spesso possono beneficiare i dipendenti di quell'azienda. Invece l'occasione di Paridepe, che è il progetto con cui stiamo lavorando, ha invece permesso di ampliare e aprire da tutta la cittadinanza questo tipo di esperienze che hanno in qualche modo raccontato con punti di vista diversi il tema della parità di genere. Abbiamo avuto per esempio Antonella Viola che ha fatto un focus sulla medicina di genere, gli abbiamo imparato come si dovrebbe in qualche modo affrontare e come si distingue poi la medicina delle donne e le spettacole degli uomini. Abbiamo avuto Jacopo Veneziani che ci ha fatto vedere le donne invisibili dell'arte che forse probabilmente pochi hanno conosciuto. Abbiamo avuto anche Valeria Parrella che ha fatto un talk, uno spettacolo sull'inchiostro simpatico perché le donne anche nelle letterature, come l'inchiosto simpatico che si cancellava ma che invece ci sono state con forza hanno raccontato e a volte, questo insomma è veramente tanto tempo fa, si firmavano come fossero degli uomini proprio per avere più successo poi nella distribuzione dei libri. Ecco, tutte queste storie, queste idee provenienti anche da mundi diversi, dall'arte, dalla letteratura, dalla medicina ci fanno vedere, ci insegnano come se tutti insieme collaboriamo a lavorare sui temi dell'ugualianza e della parità possiamo veramente cambiare un po' il nostro futuro, anche perché poi tutti gli indicatori ci dicono come le aziende più performanti sono quelle che hanno un'organizzazione e una struttura organizzativa diversa, quindi più ampia, che dà spazio e più diversità, si porta anche un beneficio del più 19% in termini di risultati economici, questo tanto per citare un dato ma ce ne sono veramente tanti che dimostrano come più si riesce ad essere ampi, più i risultati ovviamente migliorano, ma è anche più la passione di lavorare in quell'organizzazione, cosiddetta engagement, anche nei benefici ne aumenta. Francesca, Pari D'Es si ispira in qualche modo a un progetto anche più ampio che tu stessa hai portato avanti e coordinato, lo stai portando avanti? Sì, il progetto si chiama l'associazione Pari, Pari insieme contro la violenza di genere, è un network che è nato l'anno scorso, è nato come un piccolo nucleo di aziende, eravamo all'inizio 11, che si sono messe insieme proprio per contrastare i fenomeni femminicidi e i fenomeni della violenza di genere, da quel network dello scorso anno è diventato un'associazione, è stata fondata il 23 gennaio di quest'anno con questo tipo di dimissione, soprattutto di in qualche modo contribuire alla prevenzione a questo cambiamento culturale, che forse è l'aspetto più difficile da contrastare, perché oggi ancora una volta in questo ambito qui le norme ci sono, i supporti da parte delle istituzioni sono presenti, ma bisogna intervenire prima, bisogna bloccare, intervenire chiaramente insomma fin dalle scuole su questi elementi. Oggi Pari raccoglie quasi 37 aziende, quindi siamo andati quasi a 40 aziende, che si sono contribuite a creare questa associazione che sta sviluppando percorsi formativi, eventi, iniziative anche divulgative, aperte ancora una volta dalla cittadinanza, siamo partiti da Milano, però pian piano ci stiamo insomma espandendo un po' in tutta Italia e questo è uno dei tanti esempi virtuosi di aziende che scelgono di fare rete e scelgono consapevolmente di cambiare rotta. In questo caso tra l'altro non è nato all'interno di un'azienda, o almeno se è nato mi correggerei, ma è un modo di fare politica inclusiva nelle aziende, mettendosi in rete. Sì sì, è nato da un'idea di Fabrizio Rucsman, che è appunto il director di SNAM e pian piano abbiamo chiamato altri responsabili risursi umane, altri amministratori o amministratrici delegati che hanno creduto insomma nel progetto e quindi è un'associazione insomma che ha un consiglio direttivo solo di esponenti di imprese, tutto ciò che facciamo è deciso in maniera in qualche modo corale dalle aziende. Quindi insomma un modo di fare politica inclusiva nelle aziende però mettendosi in rete, quindi mettendo anche insieme proprio le competenze e le diversità anche in questo caso di tutti. Torneremo su pari idee dopo, ma andrei dal direttore Busato perché anche Confindustria non è rimasta con le mani in mano di fronte a queste sfide anche sociali, vero? Ha già stato fatto qualcosa? Beh certamente, innanzitutto ci tengo a complimentarmi per pari idee, insomma per l'iniziativa che state facendo, lo sa già bene Anita, come Confindustria vi ringraziamo anche di averci coinvolti perché ritengo, abbiamo parlato spesso oggi che bisogna far cultura, io penso che questo sia un ottimo progetto, un'ottima iniziativa proprio per diffondere queste idee e quindi ci sentiamo anche noi onorati di poter contribuire su tutto questo. Come Confindustria perché ci siamo mossi anche noi su questo tema? Abbiamo visto prima i dati che ho presentato, per qualche aspetto insomma li ritengo un po' impietosi, cioè in Italia noi abbiamo una situazione che una donna quando esce non si può permettere meglio di uscire dal mondo del lavoro perché poi ha veramente difficoltà a rientrare, il tema della maternità quando ha figli, eccetera. Quindi su questo, benché viviamo come ho detto in un territorio dove ci sia molto che viene dato anche dal pubblico però sempre di più vediamo che deve essere l'azienda a interessarsi di tutto questo. E quindi come associazione di categoria, come Confindustria abbiamo avviato una serie di progetti, quello che mi preme citare è un progetto che è nato ancora cinque anni fa, era il Trentino del 2030 come ci l'immaginavamo e in questi anni abbiamo lavorato su una visione insomma nuova del futuro del Trentino. Abbiamo anche, ho portato qui alcuni fascicoletti che abbiamo presentato generalmente alle nostre assemblee e si parla di S.G., di transizione sostenibile eccetera. Quindi tematiche che magari possono sembrare diverse da quelle economiche che di solito trattano associazioni come la nostra, ma perché questo? Perché il valore che oggi c'è all'interno dell'azienda sono le persone. Infatti il primo fascicolo, il primo tema che abbiamo trattato è proprio la centralità dell'individuo e della qualità della vita dove, e cito questo, parliamo proprio anche dell'inclusione oltre che il tema della parità di genere. Devo dire che queste cose fatte nel 2020-2021 per tante nostre aziende erano delle cose nuove, quindi io penso che abbiamo contribuito sicuramente ad accrescere quella cultura che forse manca ancora anche qui nel nostro territorio. Quello che abbiamo fatto infatti invece di recente, e questo mi interessa di più perché è un qualcosa di nuovo che abbiamo appena lanciato, è partito con il rinnovo della Presidenza dove con il Presidente abbiamo creato una delega. Quindi noi abbiamo Sara Campedelli che è la nostra rappresentante del Consiglio Direttivo che ha proprio la delega al welfare e alla parità di genere. Abbiamo anche fatto una verifica a livello nazionale e abbiamo trovato che ahimè nel sistema Confindustria sono poche che hanno una delega di questo tipo. Ne siamo onorati ma perché serve una delega di questo tipo? Perché anche all'interno delle aziende bisogna far cultura. E quindi con Sara abbiamo creato questo sistema inclusivo verso una nuova cultura di impresa dove cerchiamo l'obiettivo e quello di costruire la consapevolezza su queste tematiche, sviluppare anche delle competenze nuove, delle pratiche concrete portando degli esempi sull'ambito della diversità, dell'equità e dell'inclusione. Perché tutto questo? Perché oggi all'interno delle imprese ci siamo resi conto che qual è il problema più grande che hanno oggi le nostre imprese? È trovare personale. Questo vale ormai in tutti i settori. Allora una delle leve anche per fare attrashon, insomma trarre, e quando dico non solo i giovani, che quindi abbiamo molti presenti, ma anche il problema di tenerli, quindi la retention, di tenerli all'interno delle imprese, le aziende che applicano politiche di questo tipo sono sicuramente quelle che hanno una retention maggiore. E questo dove succede di solito? Succede nelle aziende medio grandi, sono quelle più strutturate, quindi su questo mi ricollego a quello che diceva Elisa all'inizio che è accaduto con l'avento di Trump negli Stati Uniti dove è vero, ha dato l'input che oggi le aziende non serve più insomma a portare avanti politiche di inclusione. Io voglio sempre vedere le cose dal lato positivo. Io penso che questo noi non abbiamo in Europa, almeno i dati, le statistiche e soprattutto in Italia molte aziende, anche le multinazionali che hanno abbandonato questi progetti. Però come dicevo, io penso che quelle aziende che lo facevano, perché anche la certificazione di parità di genere, le certificazioni ISG molte volte servono o si fanno perché sono di moda, io penso che questa sia la cosa più sbagliata, le aziende che credono veramente hanno mantenuto e continuano a investire su questo. Quindi quello che ci tengo a dire, quanto ha fatto Trump probabilmente per quelle aziende che ci credono, forse sono quelle più illuminate, forse ci credono ancora di più e quindi questo è un bene e su questo noi dobbiamo insomma cercare di agganciarci e coltivare questa cultura. Un altro dato che voglio dare è che le aziende che hanno team diversificati, definiamoli così, quindi una presenza maggiore di donne, sono quelle che sia dal punto di vista innovativo, sia dal punto della reddittività, vanno meglio. Quindi motivo in più per andare a investire su tutto questo, perché le aziende ne portano a casa, sono operazioni win-win come si suol dire spesso. Altra cosa è che noi vediamo come le persone stanno bene nel momento in cui si sentono riconosciute all'interno dell'imprese e questo non è sempre così scontato perché molte volte nell'imprese prevale quella che è la reddittività e quindi bisogna fare le performance, realizzare performance, eccetera. Però se si riesce, e io voglio sperare con questo progetto che riusciremo a contribuire un pochino in più, che se si crea un ambiente favorevole anche attraverso l'inclusione sicuramente le aziende porteranno a casa di benefici anche economici. Beh indubbiamente le politiche di inclusione hanno anche dei costi per le aziende, quindi mantenerle vuol dirle farlo come diceva prima più convintamente ancora. Certamente, però oggi abbiamo aziende che ci stanno mettendo dei budget, abbiamo aziende che creano anche degli appositi uffici welfare cosiddetti, perché sempre di più ci sono persone, noi dobbiamo pensare alle persone che arrivano in azienda ma con tutte le problematiche che hanno. Problemi dei figli, della famiglia, crisi matrimoniali, magari qualcuno che le persone che stanno male in famiglia eccetera. Allora l'azienda come luogo dove ci si può in qualche modo anche andare a consultare, non dico a sfogare ma a trovare qualcuno che ti possa anche assistere. Ecco questo le grandi aziende già lo fanno, forse è un qualcosa che noi cercheremo un po' alla volta di portare anche nelle aziende più piccole. Sicuramente è un piccolo mondo anche l'azienda, quindi avere una visione illuminata che metta a proprio agio e valorizza i lavoratori a favore di tutti. Parliamo di aziende perché questo è il titolo anche di questo panel ma tornando appunto alla situazione di inizio anno quando Trump ha eliminato questo ordine esecutivo, ha eliminato i programmi di e-and-i anche dalle agenzie federali per esempio e poi i riflessi ci sono stati non solo a livello aziendale ma anche ad esempio nelle università, nelle scuole che hanno dovuto rivedere quelle politiche di inclusione che erano state considerate da molti un passo avanti e che quindi adesso insomma hanno creato non pochi problemi. Questo per dire che insomma riguarda tutta la società e l'aspetto culturale che abbiamo sottolineato è sicuramente quello da cui partire, è quello da cui è partito PariDè che è questo progetto che porta storie e idee per la parità di genere in tutto il Trentino, forse qualcuno ha avuto modo di partecipare a uno dei tanti incontri che ogni volta vengono fatti tra l'altro in duplice data e in duplice location, perché l'idea di portarle al di fuori delle città di Trento e Rovereto dove la fondazione Cari trova sede ma dove ci sono già tante proposte, tante possibilità e quindi è iniziato questo viaggio in giro per il Trentino che ha portato a Tesoro, a Pergine, ad Arco, in Primiero, insomma tutte queste iniziative e continuerà perché a giugno in Val di Ledro e probabilmente nella Piana Rotagliana stiamo ancora definendo, ci sarà il biologo Telmo Pievani, diamo anche un'anticipazione di quello che sarà. Questo è il progetto iniziato con la parte divulgativa, però direttrice Empenati PariDè è qui con Feltrinelli che diciamo è il partner spalla proprio per tutta la parte culturale ma anche con Confindustria Trento perché non ha solo questa idea di portare la cultura a livello divulgativo negli incontri ma altri obiettivi e altre strade. PariDè è nato così, è nato come un pensiero, un progetto multistrato, volevamo partire e siamo partiti con questa divulgazione ampia, ad ampio spettro su tutta la cittadinanza per portare appunto la cultura, come diceva Luisa, di questi cambiamenti necessari un po' dappertutto, l'abbiamo fatto con il supporto di Feltrinelli che ci ha dato la parte scientifica delle persone, delle professionisti, del mondo della cultura in vari ambiti ma l'abbiamo fatto facendo rete perché l'altro tassello importante di questi appuntamenti è che lo facciamo collaborando con le associazioni che localmente stanno già portando avanti progetti sulla parità di genere e lo facciamo anche con le fondazioni con cui collaboriamo, fondazioni di comunità o fondazioni delle casse rurali che ci portano una loro visione della tematica. Ed ogni appuntamento così rimane un appuntamento molto distintivo, molto locale, con un'esperienza proprio viva ma quello che poi vogliamo andare avanti è fare questi due affondi verticali e per questo che ringrazio Roberto di aver accettato di essere qua con noi, di avere accettato questa sfida, di voler mettere attorno al tavolo un po' come abbiamo preso da suggerimento dal progetto di Pari, le aziende Trentine, mettere tutto intorno al tavolo e cercare di trovare un confronto, quindi sia tra le grandi e medie imprese che già magari stanno già facendo qualcosa ma anche con quelle più piccole, con le medie, quelle più lontane, quelle più delocalizzate e confrontarsi su questa tematica e trovare delle attività, delle iniziative da promuovere internamente alle proprie aziende, proprio perché crediamo che avere un approccio trasversale possa essere fondamentale in questa tematica, proprio perché il cambiamento deve essere culturale, si deve affrontarlo facendo rete e proprio perché un cambiamento culturale crediamo che dobbiamo partire ancor prima, non ci dobbiamo soltanto fermare a quello che siamo noi oggi ma dobbiamo pensare a quelli che saranno i lavoratori di un domani, i cittadini di un domani, i padri e madri e figli di un domani e quindi vogliamo attivare anche un progetto con le scuole, l'abbiamo in realtà attivato perché abbiamo aperto un altro tavolo di lavoro, anche qua Feiltrinelli è sempre nostro partner e abbiamo chiamato a raccolta tutte quelle associazioni, scuole che già hanno fatto in passato progetti di parità di genere all'interno delle proprie comunità ma vogliamo sviluppare un format comune da portare in tutte, è la nostra ambizione, ma speriamo nella maggior parte delle scuole trentine su tutti i territori, proprio perché crediamo che il cambiamento culturale sia da iniziare il prima possibile, proprio per arrivare più convintamente e più profondamente, proprio perché crediamo, come diceva prima Roberto, che sia proprio uno sviluppo di sostenibilità delle aziende e della società. Anche appunto quindi questo fondo sulla scuola e poi anche un percorso che ha iniziato con le aziende perché l'idea è di coinvolgerle sia come attore territoriale per il progetto scuola ma anche poi nelle aziende stesse, no? Certo, certo, sì, come dicevo prima, e fare un tavolo di lavoro tra le aziende insieme a Feiltrinelli per portarle a confrontare, trovare questo format comune da affrontare all'interno delle varie realtà. Quindi insomma sono aperte diverse strade che si stanno percorrendo anche assieme. Io avrei un'ultima domanda per voi, ma chiedo al direttore Busato se il video che ha portato lo possiamo vedere adesso o è una risposta o se ce lo introduce. Sì, allora abbiamo parlato molto di cultura, io penso che noi dobbiamo anche andare a vedere quello che fanno in altri paesi, ad esempio i paesi del nord Europa sono molto più avanti di noi in tutto questo. Devo dire che noi su tanti progetti ci ispiriamo proprio a quel mondo e ritornando al tema di Paride, perché lo diceva Prima Nitta andare nei territori, andare nei territori perché noi abbiamo visto ad esempio che c'è differenza tra le aziende che magari si trovano vicino nell'asse insomma qui da noi Trento, Rovereto e la cultura che troviamo invece nelle valli. Nelle valli che sono più chiuse e quindi bisogna andare, io dico è una cosa nuova, è un impegno maggiore anche per la nostra associazione, ma penso per tutti, andare nelle valli a presentare e raccontare queste storie. Ecco, nel fare cultura volevo farvi vedere, quindi rubo due minuti, un video di cosa ha fatto la televisione danese proprio sul tema dell'inclusione e della diversità. Quindi se riescono a mandarlo. E ci sono quelli che non hanno mai visto una caglia. I religiosi e la confidenza. Ci sono quelli con cui condividiamo qualcosa e quelli con cui non condividiamo nulla. Benvenuti. Vi stai facendo delle domande oggi. Alcuni di voi possono essere un po' personali, ma spero che vi sbaglieremo davvero. E poi, all'inizio, ci sono noi. Noi che crediamo nella vita dopo la morte. Noi che abbiamo visto i UFO e tutti noi che amiamo la danza. Noi che abbiamo sido ucciditi. Noi che abbiamo uccidito altri. E poi ci sono noi, i lucky che hanno avuto il sexo questa settimana. Noi che siamo disfattati. Noi che siamo in amore. Noi che sentiamo soli. Noi che sentiamo soli. Noi che sentiamo soli. Noi che siamo bisessuosi. Noi che affiamo la forza di altri. Noi che hanno trovato il significato della vita. Noi che hanno salvato le人i. E poi ci sono tutti noi che amiamo solo il Danmark. Quindi forse ciò che ci porta insieme è più che ci pensiamo. TV2 Danmark. Tutto ci che condividiamo. E' un'ultima domanda che volevo fare per tornare da dove siamo partiti, da quel passo indietro che consideriamo la scelta di Trump sulle politiche di inclusione. Che cosa serve oggi per non tornare indietro? Vorrei chiedermi, magari inizio a chiedere la Francesca, che prima mi suggeriva, chiediamola ai ragazzi anche. Non so se lo vuoi chiedere tu, o appunto iniziare con un tuo pensiero e poi glielo anticipiamo. Lo chiediamo a chi è in sala. Ok, sicuramente per l'impresa, per non tornare indietro. E' importante continuare a fare rete e lavorare proprio su queste tematiche per creare gli ambienti più inclusivi possibili. Per tutti noi continuare comunque ad informarci, a partecipare a pari idee, a tutte le iniziative culturali che diffondono questo tipo di tematiche, che sono anche delle conoscenze molto importanti per riuscire anche poi a contrastare questo fenomeno e cercare di ogni uno di noi il nostro piccolo contribuire alla costruzione di una società più equa. Quindi direi che per non tornare indietro sia importante fare rete con le aziende, il progetto di pari idee per le imprese, con Findustria e con la fondazione Cali, trovare sicuramente in questa ottica e l'altro continua a lavorare sulla formazione. Lanccio un po' lo spunto se ci sono domande da parte anche delle ragazze, dei ragazzi qui presenti, come si immagina un po' il loro futuro lavorativo in questa ottica più diversity e più inclusiva. Si, finirei questa carrellata con i nostri relatori ponendo la stessa domanda, ma poi magari sentiamo le voci davvero che ci sono già delle mani alzate. Finisco solo la carrellata e poi volentieri ascoltiamo voi come abbiamo piacere di fare sempre. Ma sicuramente fare rete è importantissimo, sicuramente lo devono fare le istituzioni, lo devono fare le imprese, le associazioni, e devono mettersi tutte in gioco, ma io credo rubo una frase che ci hanno detto le prime protagoniste che abbiamo avuto i pari idee, che sono state, per la fondazione è stata un po' un osare, abbiamo portato le blogger di mamme di merda qui al teatro della filarmonica e hanno concluso il loro speech dicendo cambia una cosa, tutti noi nel nostro piccolo, nella nostra quotidianità dobbiamo iniziare a cambiare una cosa piccola perché il cambiamento culturale non può prescindere proprio dal nostro atteggiamento, della nostra propositività con cui facciamo le piccole cose nella quotidianità, quindi cambia una cosa. Chiedo quindi la stessa cosa al direttore Busato. Allora, io penso che lasciamo spazio alle vostre domande, voglio solo così, mettere in evidenza una cosa che non ne abbiamo parlato oggi, una delle problematiche che oggi si riscontrano all'interno delle aziende è 4, forse qualcuno dice, addirittura 5 generazioni diverse che devono convivere nel posto del lavoro e questo non è un problema di poco conto, però se riprendo quel filmato lì siamo sicuri e siamo convinti che queste persone anche se dal 60enne, perché ormai insomma in azienda c'è gente che è over 60, al 20enne se non meno che c'è in azienda ci possono essere tantissime cose in comune e penso che quel filmato insomma l'abbia messo in evidenza. Quindi io penso che dobbiamo lavorare su quello che ci accomuna piuttosto che su quello che ci diversifica. Eh sicuramente, ogni persona porta proprio la sua esperienza, la sua inexperienza, anche che vuol dire magari una freschezza, una visione nuova, la sua voglia e tutto quello che ogni persona porta. E quindi abbiamo anche diversi giovani in sala ma non solo a loro, chiediamo insomma se non vogliono fare qualche domanda o di raccontarci come si immaginano il loro posto di lavoro. Vedevo già una domanda là in fondo, non so se... Sì, allora innanzitutto grazie per gli interventi, sono sicuramente sempre stimoli molto interessanti, soprattutto in questo periodo di contrazione di quelli che sono effettivamente le politiche di diversity inclusion che vanno oltre la parità di genere. Cosa serve? Secondo me serve coraggio, coraggio anche per leggere quelli che sono i dati veri, nel senso lancio uno spunto anche al referente di Confindustria. Le politiche ISG non dobbiamo vedere o sperare che portino effettivamente un miglioramento della performance economica, perché lo fanno. Abbiamo vent'anni di ricerche economiche che fanno vedere non tanto quanto il sostegno del costo di politiche diversity inclusion può portare un reddito, perché l'implementazione di politiche di diversity inclusion non hanno costi da un punto di vista manageriale in senso stretto. Equiparare il pay gap, creare una società che effettivamente è inclusiva, quindi anche a livello di etnia, religione, portatore di disabilità. Questo tipo di politiche richiedono una modifica di governance più che di implementazione di sistemi particolarmente costosi e serve il coraggio soprattutto di ascoltare nuove generazioni, perché penso che per un trentaine o comunque per un under 30 sia follia che una donna prenda meno di un uomo in quanto donna, ma ci sono già dati al sostegno di questo. Per cui cosa serve? Forse che le vecchie generazioni ascoltino effettivamente di più le nuove e si affidino anche le nuove, perché ci sono situazioni che sono davanti agli occhi di tutti, che non sono ancora lette. Quando parliamo di costo di diversity inclusion non c'è il costo, è semplicemente avere il coraggio di effettuare un cambio di paradigma, perché quanto costa a un'impresa, ad esempio, di implementare una politica di equiparazione delle page tra uomo e donna, costa niente, da un punto di vista strettamente tecnico. È chiaro che poi ci sono dei costi, perché aumentare ad oggi o domani delle buste paga non è che gratuito, e lo dico da imprenditore, da titolare azienda. Però attenzione, ascoltiamo anche nuove generazioni, diamo spazio a nuove generazioni, perché la nostra generazione comunque ha molto meno potere di quelle precedenti, ma l'unica cosa che forse sarebbe necessario è essere ascoltati. Direttore, la porta chiesa vuole dire qualcosa? No, condivido pienamente quello che stai dicendo, ti do del tuo, ovviamente. Non è un percorso semplice, perché penso che tutti in questa sala pensiamo questo. Bisogna cambiare però la mentalità di tante persone, e cambiare le mentalità di quelle persone che magari oggi sono i vertici, credetemi, non è così semplice. A volte alcune aziende ci segnalano la difficoltà, voi pensate solo al prolungamento della vita lavorativa che noi abbiamo. Ci sono persone che tenderebbero a non uscire mai dall'imprese, e quindi è vero quello che dici tu, perché chi non vuole mai uscire dall'impresa probabilmente non si rende conto che probabilmente sta bloccando la crescita dei più giovani. Ecco, su tutto questo dobbiamo lavorare, sono d'accordo con te, dobbiamo cambiare la classe dirigente. Se cambiamo la classe dirigente dell'imprese, credimi, è ancora un po' più facile, perché nell'imprese c'è un ricambio, anche perché un'azienda a un certo punto se non va bene, cambia i manager. Quello che la vedo invece più difficile è nella società. Infatti quello che dicevo prima, abbiamo lavorato, tu prima hai citato bene l'ISG, la certificazione, molto spesso le aziende lo fanno, io dico e fuffa però, lo fanno perché serve una certificazione, ma non è quello, ci devi credere veramente e soprattutto nella certificazione penso che quella più importante sia non quella economica come dici tu, ma la S del sociale. È lì che dobbiamo investire tutti ed è lì che forse servono anche dei decisori che siano illuminati a far queste scelte. Quindi, sono d'accordo con te, dobbiamo lavorarsi tutti assieme però. È bello aver avuto anche un ritorno e non so se c'è qualcun altro che ha voglia di chiedere o dire qualcosa in proposito. Non vedo altre mani per il momento. Quindi, chiudiamo questo panel che è stato davvero interessante. Siamo partiti da lontano, ma siamo arrivati appunto alla realtà locale e con anche la voglia forse di portare avanti questi progetti, ascoltando anche le nuove generazioni, credo sia una priorità di tutti e tre i soggetti che stanno portando avanti questo progetto, che nello specifico è il pari d'Ema, c'è anche in altre forme, di sentiremo prima Confindustria, Feltrinelli, insomma ci sono anche altre iniziative. Oggi abbiamo voluto portare qui queste anche perché avranno un seguito a breve, quindi l'invito è anche a tutti a seguire le iniziative che verranno proposte. Io ringrazio Anita Penati, direttrice generale di Fondazione Caritro, Francesca Devescovi, Corporate Business Director di Feltrinelli Education e Scuola Holden e Roberto Busato, direttore generale di Confindustria Trento. Faccio anche un ringraziamento in più che affido Francesca, quello di Emanuele Monterotti che ci ha aiutato nella preparazione di tutto il materiale perché è stato stimolante ragionare su questo tema e sperare di rincontrarci anche in un'altra occasione. Intanto grazie a tutti e buon proseguimento.
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