Sviluppo economico, coscienza civile e bene comune
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Sviluppo economico, coscienza civile e bene comune
Un modello aziendale che privilegia l'uomo al centro, inclusione di persone con disabilità e valori sociali.
La Città della Comunità La Città della Comunità Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni Il Sottosegretario Freni non c'è grande consapevolezza in Europa di questo? Non c'è consapevolezza secondo me. Io credo che, ma lo dico con massimo rispetto, che quando si parla di modello economico si ha in mente l'impresa che massimizza un profitto ad ogni costo. Però ricordiamoci che la massimizzazione di un profitto, e qui lo dico proprio da economista, è una funzione matematica, al massimo vale infinito. Per massimizzare un profitto ci sono due leve, minimizzare i costi e aumentare i ricavi. Questa è proprio tecnica poi di misurazione contabile. Quindi in realtà non è questo il modello di impresa che io trovo nelle imprese italiane che la storia ci racconta. Trovo invece più imprese che hanno dovuto subire questo tipo di approccio di modello e quindi i dati che lei mi riporta portano a pavere questa difficoltà. Andiamo a sentire allora il mondo delle imprese. Marco Bartoletti, imprenditore illuminato, condivide qual è il suo modello di business? Condivido intanto il fatto che l'uomo deve essere al centro, ma amplio l'argomento dicendo tutto l'uomo e tutte le donne, tutti i ragazzi, tutte le ragazze, a prescindere dall'autostato di salute, dall'autocondizione. Quindi la nostra esperienza è stata sotto questo profilo interessante proprio per questo motivo, perché quando è cominciata la nostra storia è stato utile non escludere nessuno. Quindi abbiamo teso a inserire nel nostro settore, che è un settore anche particolarmente complicato, il settore del lusso, le persone in quanto tali. Un ambiente dove si potesse sviluppare la competenza spesso nascosta di ciascuno di noi, di ciascuno dei ragazzi e questo è stato proporcionalmente per noi un buon successo. Aggiungo un'altra cosa, mi veniva in mente mentre vediamo su una storia che secondo me praticamente significateva per il momento che stiamo vivendo. Lucia, poco più di vent'anni, con un tumore arrivato come un lampo in un cielo sereno, difficoltà a cominciare queste cure, sconcerto della famiglia, difficoltà sotto tutti i punti di vista. Aveva un lavoro da cameriera trovato tre settimane prima, il titolare del ristorante ha detto siccome ti sei ammalata, allora è meglio se ti licenzi, perché così avrai più tempo per curarti. Lucia dopo due giorni prima di cominciare le cure è entrata in BB, i nostri ragazzi mi hanno detto, mi è rimasta impressa un modello d'accoglienza di una nostra responsabile, mi ha detto Marco non ti preoccupare, ci stringiamo. Questa ragazza ha cominciato a lavorare e quando gli ho chiesto ma dimmi che impressione ti ha fatto il fatto di dover affrontare due cose così pesanti nello stesso momento. Quello mi è rimasto in presso è questo, lei mi ha detto Marco scusami ma lui di me che cosa se ne doveva fare, quindi una malattia nella nostra economia non dobbiamo e non dovremo mai più permettere che una malattia faccia dire a una ragazza di 20 anni ma che cosa posso dare ancora? Tra l'altro è entrata a lavorare ed è guarita. Certo questa è una storia, un istituto complimenti è una storia molto bella però nelle logiche del business moderno quanto l'azienda, perché magari lei ha un'azienda che funziona, una persona l'assorbe, però un conto è far portare avanti l'azienda da 100 lucia. Il lavoro secondo me è una questione molto non di accoglienza in quanto di sussistenza della disabilità eccetera eccetera, è quello di mettere nella condizione di poter operare le persone a prescindere delle loro disabilità, chiamiamole un termine pessimo, quindi cosa dovrebbe fare l'azienda? Modellarsi, modellarsi per tirar fuori il valore, noi ci siamo riusciti quindi vuol dire che se ci siamo riusciti noi è possibile, lavoriamo facciamo le sfilate per i più grandi brand del mondo, facciamo prodotti importantissimi, quindi ci sono ragazzi nella nostra comunità che a me piace chiamarla così perché di fatto lo è, che non avendo l'uso delle gambe non avendo l'uso riescono comunque a lavorare senza dovere avere degli orari precisi, quindi il lavodario diventa modellato in funzione, è possibile e quindi forse l'economia stiamo cercando è proprio questa, quella della persona, dei valori, della V maiuscola che se riesce a fare reddittività come noi in qualche modo ci siamo riusciti, specialmente in un economia di grande livello, di grande qualità, di grande prodotto che è perfetta per l'Italia, ecco questo non ha nessuna ragione di pretendere l'esclusione di nessuno, noi abbiamo ragazzi ammalati di slà, abbiamo ragazzi ammalati di distrofie, soldomuti, abbiamo ragazzi autistici, down, anoressici, affetti da nanismo, cioè io non ho trovato forse le difficoltà sono più in colui che si crede perfetto, quindi questa un po' ripeto non deve essere un esempio ma deve essere un'esperienza che può essere interessante da vedere e da analizzare. Guardi faccio l'avvocato del diavolo, lei assumendo queste persone matura un credito personale umano verso queste persone, perché? Immagino di gratitudine questa Lucia e quindi queste persone si donano magari un'azienda che non diversa, più standard, dove ognuno pensa per sé non si ritiene beneficiato semplicemente dal fatto di essere stato assunto da lei. Ma noi non siamo nient'altro dello specchio della società, è un microcosmo dentro un cosmo, non siamo diversi da tutti, stiamo percorrendo un percorso, abbiamo un po' dimenticato, quello dell'azienda che dovrebbe essere un po' un luogo dove appunto una comunità dove l'welfare deve essere un qualcosa che è chi ti sta intorno da generarlo, quindi l'azienda è viva e liquida, si modifica in funzione anche delle necessità delle persone. E questo produce reddito? Sì, questo produce non solo reddito, per un mestiere performante come il nostro, questo produce una condizione che è molto diversa da fare la fotografia a un prodotto che sfila e quindi darlo su facebook e farmi attestare e invece l'altra dove il valore della persona, la difficoltà che io provo ogni mattina a venire con la carrozzina ma ce la faccio, è d'esempio a tutti. Quindi colui che non ha il problema diventa migliore. Grazie. Presidente Salomon, lei che possiede, ha posseduto, conosce moltissime aziende. Allora Bartoletti due volte ha usato la parola comunità. Io credo che in un mondo non solo a livello aziendale, nella deriva in cui stiamo andando, che stiamo perdendo dei punti di riferimento e quindi tutti gli individui si sentono un po' disorientati, la parola comunità applicata all'impresa ma forse immagino ai partiti politici, alle ossacciazioni, sia destinata o sia tornata di moda. Ecco, ma la comunità, la parola comunità è applicabile all'impresa italiana oggi? Ha senso parlarne o è un obiettivo o un caso raro? E quanto sono cambiate, siccome lei fa da tanto tempo il lavoro dell'imprenditore, quanto sono cambiate le imprese italiane da che lei fa impresa? La parola comunità io l'ho sempre usata da tanti anni e credo profondamente che le aziende siano comunità, ancora di più in un mondo in cui i circoli di partito sono inesistenti orari, le parrocchie fanno fatica oltre il catechismo a radunare i bambini, le famiglie, siamo comunità perché la gente trascorre insieme tanto tempo e ci porta dentro l'intera vita. Io ho cominciato a lavorare più di 40 anni fa, ho fondato la mia prima azienda quando ero studentessa, è cambiato tanto, sì, perché io che sono nata, insomma non sono nata, ma ho cominciato professionalmente in Veneto, era un mondo in cui era un'economia più semplice, i mercati non erano globalizzati come oggi, la finanza era molto meno presente per cui si cominciava, mi ricordo, primo capannone affittato io avevo un tavolino e facevo i colloqui e c'era un papà che ha accompagnato la figlia e voleva essere presente lui al colloquio e io gli ho detto scusi ma è giorno siamo due donne, mi lasci parlar con sua figlia, non gli faccio niente di male, spetti là, no? Era un mondo antico ma nel senso bello del termine anche, non sto criticando. In Veneto la gente diceva ancora comandi e io che il dialetto lo capivo, venivo dalla Lombardia, ma lo capivo e pensavo wow e ultimamente ci è capitato che abbiamo accolto una donna profuga iraniana che era rifugiata in Italia per motivi politici e lei mi ha detto sai si parlava un po' di dialetto e molto inglese per dialogare magari con i mercati americani o altro, bellissimo così, mix, lei ha dovuto imparare dialetto prima ancora dell'italiano perché la gente l'ha conservata questa dimensione al meno a tre viso. Però con tutto questo non è tutto e non è sempre comunicata perché dove sono i nuovi imprenditori? Ai tempi nostri si partiva senza capitali pochi o nulla e poi si cominciava almeno io ho cominciato con tre metri di stoffa e due campioni andavo a vendere, tornavo con la conto, compravo 300 metri mi mettevo a confezionare presso laboratoria e così via. Adesso non sarebbe più possibile perché le produzioni sono comunque altrove perché il costo del lavoro regge solo per il lusso, no Marco? Noi siamo in un segmento alto ma per il resto è produzione asiatica, turca, nord africana e poi scusate ma io sono molto ferocemente contro il modello delle startup per cui si raccoglie un milione, due milioni, tre milioni e intanto tiri avanti qualche anno ma la solidità, la compatibilità proprio industriale di fatturati eccetera non è così valutata all'inizio quindi il problema è anche cosa è di moda. Con tutto questo siccome, scusa noi non ci conosciamo ma non credo ci sia un modello europeo così tanto alternativo, scusami, siamo tutti dentro a un'unica forma di capitalismo quindi non posso mitizzare alternative possibili. Forse voi in Trentino vivete una realtà più cooperativa, no? Oggettivamente vi rimangono anche molte più tasse di quelle che rimangono ai cugini veneti per cui riuscite a investire bene sul territorio ma bene cioè chapeau a quello che ne fate. In proporzione però io che non sono una santa da un lato uso una parte del mio tempo su progetti non profit e vado al di là della produzione di profitti e di denaro cioè lavoro dentro a progetti sociali e cerco di spenderci tempo, energie e quello che so fare dall'altro però io sto nella finanza. Voglio dire ho imparato a cedere altre aziende, ho imparato a partecipare ai fondi di private equity, a investire, per cui non posso dichiarare che non c'entro niente con questo mondo che in qualche modo sta entrando profondamente nella vita delle aziende. Grazie. Allora adesso tocca alla politica poi dare risposte perché questo a questo si candida alla fine della fiera. Esiste un modello italiano adesso noi sottosegnava lo sviluppo economico, sottosegnava il made in Italy anche alla fine della fiera. Esiste un modello italiano, qual è la direzione che il nostro sistema sta prendendo? Allora, anzitutto scusatemi per il ritardo. Sentite io credo per ritornare poi sui punti già trattati che la scelta del modello economico oggi nel 2025 quale che sia il modello economico astratto non possa prescindere dal modello culturale perché oggi i modelli economici, i modelli economici corrispondono modelli culturali. Non era così, oggi non esistono modelli economici sganciati da modelli culturali che anzi precedono. Oggi noi ci lamentiamo a ragione probabilmente di un modello economico nel quale non ci ritroviamo, non tutti ci ritroviamo probabilmente, che però è figlio di un modello culturale che tutti abbiamo sostenuto e alimentato nel corso degli ultimi 40 anni, dagli anni 80 in poi. Ora, avendo alimentato un determinato modello culturale, avendo alimentato una chiara disgregazione valoriale, non ci si può aspettare che questo modello economico, ora, e questo modello economico sono d'accordo con Marina Salamon, è un modello economico unico, non esistono differenziazioni. L'Europa non propone e non può proporre un modello economico alternativo perché, anzitutto, non è capace di proporre un modello industriale alternativo, figuriamoci se può proporre un modello economico, perché prima si fanno i modelli industriali e poi si fanno i modelli economici. Quindi figuriamoci se l'Europa che non sa neanche chi è, perché poi il problema dell'Europa è chi è l'Europa, se la stessa Europa che non più tardi di 20 e qualcosa anni fa rifiutava di inserire nella sua carta fondante quelle che erano le proprie tradizioni valoriali, oggi può essere in grado di inserire qualche cosa in un modello economico, è vero, preconfezionato, che ci viene da una matrice americana, è vero, ma tutto questo, cioè sono tutte cose vere, ma è la somma di tutte queste cose, l'abbiamo fatta noi e quindi oggi l'unica strada che personalmente, io poi ho una formazione da giurista non da economista, l'unica strada che io vedo oggi possibile, ammesso e non concesso che ci sia una possibilità, è un ritorno ai modelli valoriali e ai modelli culturali che sono una cosa ancora diversa dei modelli valoriali, altrimenti non ci sarà strada di nessun modello economico, detto questo e questa era... mi dica qual è il modello culturale che interpreta questo governo, detto questo questa era la pars destra, adesso le dico la pars un po' più costro... no no si figura è stato interessantissimo vedo che annuiva anche poi dottor Riccardi, ma qual è il modello culturale di questo governo? Allora non esistono modelli culturali, un governo non fa modelli culturali, nessun governo può fare modelli culturali, un governo che pensi di poter plasmare un modello culturale è un governo illuso, c'è riuscito Gramsci a plasmare un modello culturale e non stava al governo e quindi vi assicuro che non sono i governi che fanno i modelli, se parliamo di governo, di qual è l'approccio diciamo rispetto al modello attuale certamente alla valorizzazione del tessuto economico industriale dell'Italia e le sue particolarità, perché noi non siamo la Francia, non siamo la Germania, abbiamo un tessuto industriale fatto di PMI e non fatto di grandi imprese, abbiamo un tessuto banco centrico che rifiuta di fatto l'equiti, perché noi a differenza degli altri paesi, e sono senza metterci a fare la rassegna, abbiamo un tessuto industriale che per anni ha rifiutato l'accesso all'equiti e ha valorizzato l'accesso al credito, quindi soffriamo uno strutturale banco centrisimo, cosa vuol dire? Che noi per far crescere le nostre PMI abbiamo bisogno non di soci ma di credito e questo è un errore, è un errore che nel 2025 non ci possiamo più permettere. La professoressa Costa però immagino direbbe, ma però se i soci sono fondi e snaturano il modello italiano? No, è proprio qui che volevo arrivare, grazie per l'assist, quello che stiamo provando a fare è garantire un apporto di equiti ragionato, non casuale, ragionato senza snaturare il modello italiano delle PMI, perché l'apporto di equiti sino a oggi ha è vero snaturato molte PMI, che poi capiamo che vuol dire snaturare il modello PMI perché la declinizione che come vedete i PMI va da 5 a 500 milioni di fatturato e voi capirete che da 5 a 500 milioni c'è una sottile differenza. Infatti loro vorrebbero essere segmentate e gli artigiani dicono non può essere io 5 paragonarmi a 1 500, il governo vogliono una risposta. Io credo che la segmentazione del modello PMI nella definizione comunitaria di PMI sia sensata per lo meno in tre fasce, però come dire dovrei essere legislatore europeo e non lo sono. In questo momento l'accesso dell'equiti è una necessità, ma un'equiti che snatura il modello industriale italiano è un'equiti che è destinato comunque a fallire o quantomeno non a durare perché l'Italia con le politiche economiche industriali dei blocchi che non sono dell'Europa ma degli altri blocchi è destinata a diventare un mercato come dire recessivo dove si produce segmenti specializzati di produzione, il lusso ne avete parlato è uno di questi certamente, il food certamente è uno di questi, dove necessariamente questi segmenti di specializzazione non possono essere affidati a macro imprese quindi è ovvio che l'accesso dell'equiti deve valorizzare la priorità territoriale delle nostre imprese consentendo un modello di sviluppo che guardi non a quello che ci piacerebbe essere, tutti vorremmo creare una startup che da zero fa a billion, ci piacerebbe a tutti magari ce n'è una, quello che dobbiamo fare è valorizzare che cosa? Quello che abbiamo cercando di portarlo il più in alto possibile ma aderendo al principio di realtà e quindi segmenti e non macro. Guardi le faccio una domanda perché temo se no di dimenticarla poi iniziamo il secondo giro, ma siccome tutto il mondo è connesso, quello che sta cercando di fare Trump visto da noi qui è un tentativo di cambiamento o un finto tentativo di cambiamento per consolidare le posizioni e continuare ad andare avanti? Probabilmente tutte e due le cose certamente c'è prima il consolidamento e poi il cambiamento cioè gli Stati Uniti oggi hanno bisogno di consolidare un modello che è in crisi e che è entrato in crisi perché le politiche industriali americane non hanno risposto con la stessa adeguatezza, la stessa velocità alle politiche industriali cinesi o quanto meno asiatiche del blocco asiatico. Quindi Trump deve anzitutto consolidare il modello americano, è ovvio che tutto questo con lo stile che gli è proprio, può piacere o non piacere, con lo stile che gli è proprio sta sparigliando le carte ma sparigliare le carte in fondo è l'unico modo che ha per consolidare il modello americano che non sarà più lo stesso perché chi pensa che il modello americano economico americano possa essere lo stesso tra cinque anni come era vent'anni fa è fuori strada, cioè dobbiamo partire dall'idea che i modelli cambiano, si evolvono, poi mi rendo conto standoci dentro è più complicato, i modelli si evolvono, vi ricordate tanto abbiamo tutti un'età per cui quando abbiamo iniziato a guidare non c'era il navigatore c'era tutto città, ve lo ricordate? Qual era il vantaggio del tutto città? Che tu aprivi il tutto città e vedevi e cercavi la tua strada sulla tavola ma la vedevi dall'alto e nell'insieme la strada dove dovevi andare e così ti orientavi, ecco è la stessa cosa che noi oggi non siamo più capaci di fare perché oggi abbiamo tutti i navigatori che circogira a destra e poi magari non lo sai che è stata stalla dietro, ecco il modello tutto città guardare dall'alto e dal di fuori il contesto è una cosa anche economico soprattutto è qualcosa che oggi ci riesce particolarmente difficile ma credetemi è l'unico modo per evitare di cadere nella contingenza che magari ci fa dire un sacco di sciocchezze. Ecco faccio un salto poi facciamo il giro Presidente Salomon, un po' è stato accennato ma forse ho capito io male, per andare avanti bisogna anche un po' tornare indietro e recuperare qualcosa che abbiamo perso strada facendo? Io non mitizzerei, cioè io ho studiato storia, amo la storia però il bel tempo antico era un tempo di... si valori sì d'accordo, per me che sono credente voglio dire sì, ma non era tutto bello Io ieri camminando per Trento sono andata a vedere una mostra bella che c'è qui nel palazzo del consiglio provinciale sulla guerra, la prima guerra mondiale come impattò sulla popolazione, sui civili non sui militari ed ero commossa a vedere questa povera gente coi carretti che scappava li mandavano nel centro dell'Austria perché qui era il fronte qui vicino no? Quindi non mitizziamo il passato, sul tema valoriale non lo so quanto si riuscirà a recuperare perché perché per esempio quando siamo in una situazione di 1,18 figli per donna e di un numero di donne in età riproduttiva che crolla giù è difficile far ristalire le nasce, io ho tanti figli ma non possiamo imporlo tra l'altro il dato drammatico è che fanno pochissimi bambini, le donne ricche e le donne più in difficoltà tanto quanto le donne che lavorano e non lavorano quindi è talmente diffuso uno stile di vita che siamo avviati a questo allora io non recupero il passato, aprirei al futuro governandolo provo il nostro viceministro e sottosegretario e dico ma siamo così sicuri che sull'immigrazione sia corretto fare paura alla gente quanto avere il coraggio di parlare magari di un'immigrazione ragionata con dei criteri giusti cioè criteri giusti voglio dire mi scusi eh criteri giusti vuol dire perché i tedeschi hanno fatto entrare tanti siriani con le famiglie e li hanno inseriti perché facevano un ragionamento anche di forza lavoro non perché erano più buoni di noi necessariamente no magari loro avendo all'interno della comunità europea più potere di noi se li sono potuti scegliere questo è anche un po' la polemica non è una polemica politica eh adesso io parlo solo di forza lavoro e dico io collaboro con la comunità di santegidio i corridoi umanitari in cui si fanno entrare famiglie no è un'altra tematica di integrazione ben diversa dal singolo che arriva disperato dall'africa eccetera dico solo su certe cose non mitizziamo il fatto che ci saranno molti più bambini 371.000 sono stati quelli nati l'anno scorso in italia contro 650.000 morti 660.000 disastro demografico non c'è futuro economico se non ragioniamo come fare no no no sono d'accordo posso sì come sono d'accordo però separiamo i due temi separiamo l'accoglienza dal lavoro sono due cose diverse e sì perché per fare accoglienza e siamo tutti d'accordo che l'accoglienza ci debba essere sempre servono soldi buona volontà centri di accoglienza e ci si può fare per fare lavoro e per fare modelli di lavoro serve integrazione sociale che è una cosa diversa dall'accoglienza che non si lega necessariamente con l'accoglienza alla cui nessuno vuole spaventare nessuno però in generale però nel momento in cui si dice non tutti non significa non accogliere non significa non tutelare significa attenzione se ci deve essere un modello di lavoro e di convivenza come è stato in Germania perché la grande differenza tra la legislazione della Sedeut Tedesca e la legislazione francese che poi ha portato a una abbissale differenza di stato sociale in Germania e in Francia è che la Germania ha fatto dell'integrazione culturale un modello la Francia ha fatto dell'accoglienza un modello poi mi intervengo per dare anche la voce sì poi voglio dire quello che sta succedendo adesso in Germania che è in crisi economica in crisi sociale quasi anche in crisi istituzionale possiamo dire perché non è che i siriani hanno qualche problema ce l'hanno anche tedeschi però volevo mi interessava anche tornare a coinvolgere il dottor Riccardi noi ci siamo telefonati prima della di questo incontro no e abbiamo fatto un po abbiamo parlato della globalizzazione che adesso è sotto accusa sostanzialmente e io ho detto è certo che insomma la globalizzazione ha portato ricchezza altrove qui magari c'è impoverito e fallita la globalizzazione allora il dottor Riccardi ha detto questa globalizzazione è fallita allora siccome adesso anche la chiesa sta affrontando dei cambiamenti no cioè secondo me sta cambiando anche l' approccio giustamente cambiando anche la guida del vaticano sta cambiando anche l'approccio verso il di fuori no allora qual è la globalizzazione che avremmo dovuto il modello di globalizzazione che avremmo dovuto perseguire anziché quello che alla fine c'è incattiviti vogliamo dire non voglio dire impoveriti perché il profitto non è io rispondo a questa sua domanda però mi deve lasciare due minuti per replicare un'altra sua come dire insidiosa domanda perché il dottor Senaldi fa ben la parte dell'avvocato del diavolo con tutti quanti che ha detto da lei insomma è bellissimo e poi mi vado a confessare quando lo fa bene però mi deve lasciare allora per quanto riguarda la globalizzazione che è nata in un determinato momento storico nasceva secondo l'impronta che oggi noi abbiamo dato qui in europa e voleva creare una comunità che condividesse inizialmente dei valori delle politiche delle storie che riguardavano l'uomo in una profondità maggiore ma poi si è ridotta nel progresso della sua evoluzione sviluppo ed è diventato soltanto un allargamento dei mercati da quelli nazionali a mercati sovranazionali chiedendo alle singole nazioni di depoperarsi a livello normativo legislativo e politico perché questi mercati potessero funzionar meglio e il prodotto che noi abbiamo avuto non è una valorizzazione del comune con la globalizzazione ma abbiamo una esternalità negativa di questo allargamento dei mercati ingovernati che stanno erodendo profondamente quelle che sono le democrazie che guidavano i diversi stati pertanto la questione politica viene chiamata in causa fortemente io finirò il dottorato e fu inviato in belgio e facemmo un corso post dottorale la limitazione del mercato per l'accrescimento della democrazia se questo mercato noi non lo limitiamo e noi gli mettiamo delle norme specifiche finiamo per diventare una giungla di un dot des un comprarci tutto a discapito di quella che è la considerazione dell'uomo dottore vengo a lei qui stiamo parlando quasi come il sistema economico e mi sposo con la tesi anche e l'assersione della professoressa costa parliamo del sistema economico come se fosse un meccanismo che possiamo aggiustare manipolare spostare di un micron 2 micron per ottenere degli effetti diversi il sistema economico è una produzione umana e poiché l'economia che appartiene alle scienze umane ha una caratteristica propria crea i sistemi economici mai sistemi economici modificano la comprensione dell'uomo e noi abbiamo creato un sistema economico che massimizzando unicamente il profitto a discapito di ogni altra realtà compresa l'uomo oggigiorno dell'uomo non è rimasto nulla più e se noi torniamo a quell'uomo economicus della teoria neoliberista 1870 con la svolta marginalissima marginalista che ha definito l'uomo economicus dottore l'uomo economicus è razionale se nel breve periodo risposte ai vincoli di bilancio che lui ha massimizza la propria utilità in un rapporto di mutua indifferenza che significa che l'altro non ci deve stare e se tu ti prendi cura dell'altro non sei più razionale il problema è che questo modello economico si è così espanso soprattutto in america in inghilterra questi che creano il mainstream il pensiero dominante in economia ed è arrivato qui e noi parliamo di comuni oggi anche qui stasera ci affaticiamo questa dimensione civile ma senza più l'uomo e il valore dell'uomo noi stiamo parlando di un qualche cosa che non esisterà mai. Beh però io le rispondo così mi scusi questo modello l'ha creato l'uomo cioè è dai tempi di abbele e caino quindi no no no no no abbiamo avuto delle stagioni per chi ha studiato storia delle dottrine economiche molto belle questa stagione che dura da troppissimi anni siamo nel 1870 con tutto quello che ne è conseguito e questo modello capitalista non si è riuscito ad emancipare noi ci proveremo ancora quello che stiamo facendo stasera è il tentativo di una fermentazione dal basso di prospettive diverse contro un'egemonia capitalistica di quest'impronta che fatica forse sta all'anelito finale ma non vuol cambiar passo perché si son creati diciamocelo veramente stasera è francamente troppe lobby estremamente concentrate che detengono una quantità di ricchezza così ampia da potersi permettere tutto e tutti gli altri devono essere asserviti a queste logiche di dominio economico altrimenti il gioco non regge più dottore le fai il giornalista queste cose le deve dire nella verità no no no no ma io mi interrogo mi interrogo su questo perché si figure lei propone un modello bellissimo però poi alla prova dei fatti viene costantemente contaminato diciamo così ma non è che non allora dire che viene costantemente scansato non contaminato è come dire questa cosa non si deve fare è più giusto dire così ok per le lobby che ho dottore parliamo di sostenibilità ambientale e per fortuna papa prevost nella messa di domenica ha detto 10 parole su questo paradigma economico che sfrutta le risorse non rinnovabili creando di suguaglianza e noi diciamo ancora di sostenibilità che secondo quella definizione del 1987 delle nazioni unite dovremmo utilizzare le risorse presenti per soddisfare i nostri in inglese needs e wants bisogni e desideri permettendo alle altre generazioni di poterne fruire ugualmente noi questa preoccupazione delle next generation non ce l'abbiamo perché il qui oggi mio senza che esista nessun altro questa è la storia di questo modello economico. Allora grazie, allora il sottosegretario Freni ha parlato ha detto non esiste modello economico se non c'è alla sua base un modello culturale perfetto la professoressa costa ha parlato di modelli economici diversi come allora io le chiedo questo e la presidente salo mi ha detto il modello è diventato unico no allora perché il modello europeo ha perso lei mi risponde per la lingua si ma può essere solo per la lingua ci sarà anche qualcosa di più profondo poi volevo anche coinvolgere Bartoletti. La storia ci racconta quello che ho detto prima no cioè nel senso che è stato veramente guardate ci sono degli studi che parlano di post colonialismo culturale cioè nel senso che nel momento in cui la potenza americana insieme appunto alla potenza inglese appunto anglosassone e sviluppano questo tipo di modello ma per fare qualche nome insomma è la scuola di Chicago quella poi di Milton Friedman in qualche modo è più facilmente comprensibile a livello globale cosa che invece appunto gli altri modelli economici che ho soltanto citato erano diffusi a livello proprio culturale lingue diverse tra cui l'italiano ad esempio, il tedesco insomma altri tipi di lingue. È vero che il fatto che sia sviluppata questa punti idea dell'uomo auto interessato non l'uomo economico è quello che massimizza la propria funzione di utilità e addirittura insomma andando indietro nel pensiero economico si diceva che se ognuno massimizza la propria funzione di utilità si crea benessere per tutti ma questa cosa non ha funzionato cioè probabilmente questa cosa non ha funzionato ma aggiungo un pezzo quello che si dice poco è che da un pochino dopo il covid queste potenze anglosassone hanno iniziato a fare una domanda che ha lasciato noi dicono studiosi sicuramente italiani un po' stupiti perché a un certo punto hanno detto ah bene abbiamo capito allora che se l'impresa deve massimizzare il profitto, ripeto io la metto in dubbio questa cosa, io non sono d'accordo che l'impresa nasce per massimizzare un profitto perché c'è un rapporto mezzi-fini diverso, allora dicono se l'impresa nasce per massimizzare un profitto adesso ci interroghiamo su quello che loro chiamano purpose dell'impresa penso che tutti avete letto dibattiti no tra purpose e profit c'è tutto questo dibattito bene nasce ad oxfor questo dibattito purpose è la ragione d'essere è la ragione profonda di esistere allora capite che se il modello precedente io lo chiamo neoclassico dice l'obiettivo massimizzare un profitto quello non è una ragione d'essere quello è uno strumento cioè il profitto è un meccanismo economico ripeto sacrosanto uso questa parola perché ripeto non ci può essere impresa se non c'è reddittività rispondendo anche prima non ci può essere impreso se non c'è finanza quindi non è che dico che non ci devono essere questi meccanismi ma la domanda da porsi è chi è al centro dei nostri obiettivi allora le teorie economiche più vicine all'europe perché sono nate in europa dicono che al centro c'è l'uomo perché tutto questo deve soddisfare dei bisogni umani è lì la differenza quando il professor riccardi parla di paradigma è proprio quello il passaggio perché vuol dire avere un ripensamento di una di un'impresa umanistica che vuol dire praticamente che mette al centro delle decisioni l'uomo che è quello che abbiamo sentito ed è il rapporto diverso tra il capitale e il lavoro ci sono libri interi che parlano del rapporto tra capitale e lavoro quindi il capitale quindi io la traduco un po così se volete semplificando cioè il modello di impresa e sono d'accordo che ci sono modelli che hanno delle culture diverse alle basi dei valori anche diversi alla base ma questo modello è funzionale a soddisfare un bisogno umano che è anche quello del lavoro con tutte le difficoltà che abbiamo sentito o è viceversa cioè è il lavoro dell'uomo che è funzionale a massimizzare un profitto io lascio a voi poi ripeto la domanda la risposta ce l'ho dal punto di vista della cultura dalla quale provengo però penso che oggi sia difficile dire che possiamo ancora accettare un'impresa insomma che vede il lavoro a servizio di massimizzare il profitto anche perché insomma non risponde più alle domande attuali se non voglio andare oltre ma prima si è parlato di distribuzione di valore allora tiriamo in valo tutto il concetto della teoria degli interlocutori parliamo tutti voleva intervenire il presidente sì io non sono convinta che gli americani contengano solo la scuola neoclassica gli americani hanno avuto anche la scuola di Keynes che è colui che stava dietro alla teorizzazione del new deal dopo la grande crisi del 28-29 il presidente Roosevelt ingaggiò o fece tesoro di queste esperienze e usarono molto denaro pubblico per far ripartire l'economia la cosa richiese diversi anni ma furono lì che piantarono gli alberi per i parchi che diffusero irrigazione con le grandi dighe per diciamo coltivare terreni cioè gli anni 30 all'inizio degli anni 30 sono stati l'epoca del new deal emozionante sul piano degli interventi di uno stato che aiuta a far ripartire per il bene comune dell'economia non posso mitizzare Olivetti e Crespi D'Hatta anche se io li ho studiati con amore quando sono partita erano i miei modelli perché è il passato Olivetti chiusa l'azienda gli è finita male Crespi D'Hatta è un villaggio tessile costruito a fine 800 il sogno di dar casa ai lavoratori ma la famiglia Crespi hanno ereditato erano stati proprietari e corriere per un periodo e hanno vissuto di rendita cioè grandi dopo le prime due generazioni l'ultimo secolo non più non hanno dato un contributo sociale io difendo un attimo gli Stati Uniti pensate alla fondazione Gates la fondazione Gates Bill Gates sta distribuendo il 99% del suo patrimonio ne ha già distribuito 55 60% pur avendo tre figli voi direte sì ma con l'1% gli resta sono sempre un fracco di soldi d'accordo però non sono tutti a fare i cretini col denaro e io sono convinta che chiunque di noi viva con umiltà con rigore e non trasmetta il modello dei profitti a tutti i costi fa crescere figli migliori più liberi più felici lo dico avendo figli la grazia e avendo anche io allora io volevo coinvolgere ancora Bartoletti faccio l'avvocato del diavolo tanto poi noi ce la vediamo dopo allora no facendo l'avvocato del diavolo come no beh no sì no io volevo dire lei ha fatto un bellissimo discorso io però la vorrei provocare sul suo settore perché lei segmento lusso profitti massimi diciamo così non per noi non per voi però insomma uno dice no la moda molto brand quindi un ricarico che totale quindi poi alla fine lei può fare questo inseguendo un profitto no rifoggendo perché vende a persone molto ricche che non applicano nel loro azienda quello che lei applica quindi lei non ha neanche bisogno dei 10 minuti supplementari ricardi però alla fine della fiera no qualcuno c'è chi dice no sono troppo povero non sono abbastanza ricco per potermi permetter di essere solitare ma no io non ci vedo un contrasto però diciamo noi stiamo utilizzando un mondo molto ricco che è quello che noi verso quale verso cui lavoriamo e lo utilizziamo per cercare di far qualcosa che si metta a terra oggi economia sostenibile si parla tanto di impresa etica a cos'è sti impresa etica è un'impresa da certificato è un'impresa da documento siamo abituati a certificare tutto quello interrompo è un modo per fare quello che non solo le aziende ammetteriste e green washing per mettersi un'etichetta e fare il cavo di loro allora ganno al pubblico che cosa vogliamo dire stiamo parlando di un' economia un'ambizione di una economia diversa io direi anche questo ma il nostro sistema italiana quanto è distante quanto è adatto a questa economia io lo vedo molto adatto io vedo vedo l'impresa italiana è molto preparata in questo senso perché l'umanità abbiamo parlato di valori di umano dell'uomo al centro nelle imprese italiane cioè le imprese italiane sono predisposte sono nate così quindi bisogna intanto far capire agli imprenditori e questo oltre allo sviluppo numerico dell'impresa è un valore quindi tenendo fuori le persone cercando di fare un'impresa che massimizzi sì ma che si dimentichi delle delle persone non stiamo facendo il bene delle nostre imprese ma ma tornando indietro perdonami marina tornando indietro ma forse guardando indietro forse possiamo trovare possiamo cogliere il valore di questo farlo diventare un business vero siamo predisposti più di altri a un'economia umana e quindi questo potrebbe essere un importante vantaggio oggi nel nostro settore molti stanno ritornando in italia a produrre il problema è che la tendenza che abbiamo avuto negli anni scorsi è di scappare noi cioè di andare a scimmiottare modelli di impresa che erano distanti dal nostro e quando si fa una cosa e non si sa fare si fa male quindi la grande opportunità io la vedo qui la vedo ogni giorno la vedo nelle imprese che anche che stanno nascendo che nasceranno che non perdano di vista i nostri ragazzi perché vedo anche fortunatamente ci sono un sacco di ragazzi i nostri ragazzi dev'an capire fare in presa oggi non è un qualcosa che debba alla fine della serata con un tasso al del basta l'impresa è un qualcosa che genera welfare genera possibilità che si inserisce in una città e non in con le istituzioni accanto che crei un sistema come io nella moda spesso ne parlo noi facciamo prodotti di lusso e siamo odiati cioè oggi si vivono le nostre vie più importanti delle nostre città e appena si esce fuori si ha paura a mostrare il lusso e quindi il lusso oggi io dico anche finalmente o si compra e si nasconde o non si compra quindi noi dobbiamo porci il problema di quale potrebbe essere una soluzione per essere tollerati e qui l'economia si deve anche far tollerare secondo me per certi versi che cioè il nostro paese non è si vedono casi di odio verso l'economia. Questa è una grande opportunità quello di mettere a terra le nostre competenze il nostro sapere faccio un esempio veloce se ho il tempo lo abbiamo concluso qualche mese fa un esperienza con il nostro comune dove tre delle nostre ragazze che vivono in carrozzina e che hanno una difficoltà importante si sono offerte per l'amministrazione comunale di entrare dentro i luoghi comunali e non quindi nelle scuole eccetera eccetera a valutare quanto effettivamente siano state abbattute delle barriere architettoniche quanto invece quanto no e abbiamo fatto delle scoperte incredibili incredibile anche banali ma che immaginatevi si entra in un bagno di una scuola elementare una bambina in carrozzina per vedersi il volto deve essere aiutata perché lo specchio è più alto del suo viso. Allora questa questa cosa qua è un po' una stoltura che viviamo ogni giorno ma che ci dà una grande opportunità anche qui la disabilità chiamiamola un'altra volta così che divenza docenza perché si diventa docenti all'università ma anche nella vita e questa è l'impresa che offre la competenza che ha al suo interno dove per me l'assessore alla mobilità dovrebbe essere un disabile in un mondo perfetto. Bene l'azienda si è prestata gratuitamente abbiamo fatto tanti interventi e finalmente c'è oggi lo specialista l'ingegnere che abbatte le barriere e che però c'è anche quello che le continuò a costruire quindi forse l'intervento dell'impresa con le proprie competenze che sono vaste e varie può fare la chiave di volta ecco così si è accettati quindi non si può parlare di un solo argomento l'entità di impresa non è una sola componente però vedo nell'italia un luogo dove un'impresa così non solo è possibile ma è l'unica l'unica possibilità. Grazie. Allora, Sottosegretario, quando lei ha parlato prima di base culturale allora e Bartolini prima ha parlato comunità, la base culturale per uno sviluppo economico sostenibile nel nostro paese uno sviluppo economico umanamente individualmente sostenibile nel nostro paese può partire può essere cercare di far tornare a sentire questo paese come un'unica comunità perché se è così la mia impressione è che siamo molto lontani guardando lo spettacolo tanto più che poi se il nostro orizzonte è l'Europa diciamo l'Europa quando è iniziato questo lavoro si chiamava comunità economica adesso comunità farebbe ridere cioè la chiamiamo unione ma non certo comunità guardate ci sono scritti interessanti io mi ricordo negli anni sessanta usciti idea di nazione di chapeau noi siamo stati stato senza essere nazione quando siamo diventati Italia Unita siamo Europa ma non siamo nazione e sono convinto che il male il vero cancro dell'Europa siano state le polarizzazioni interne l'Europa che hanno impedito all'Europa di farsi in azione hanno impedito all'Europa di fare politica industriale hanno impedito all'Europa di proporre un modello economico alternativo perché guardate che il modello economico americano non esiste un'alternativa a quel modello perché ora noi potremmo anche raccontarcelo un'alternativa ma nella realtà l'alternativa non esiste non c'è alternativa ma non perché siamo brutti e cattivi semplicemente perché quell'alternativa nessuno ha contribuito a crearla e non è che come minerva dalla testa di Zeus uff ecco l'alternativa non c'è l'alternativa di modello l'italia adesso abbiamo il riarmo come modello di sviluppo ma il riarmo non è un modello di sviluppo il riarmo è una conseguenza e anche lì il riarmo forse più che di riarmo in quanto tale sarebbe più sensato parlare di industria delle armi perché un conto è riarmarsi un conto è fare politiche industriali sulle armi anche lì sono due cose molto diverse ti dicono vuoi il 2% del pil per comprare armi no vuoi il 2% del pil per sviluppare un'industria delle armi che poi l'industria delle armi serve anche all'industria civile come la formula 1 serve all'industria dei motori perché chiunque sappia di industria sa che poi tutto scende giù per l'Irami il problema vero oggi è che continuiamo a vivere di polarizzazioni continuiamo tutti a vivere del questo l'hai detto tu quindi io non sono d'accordo questo l'ha detto lui quindi io non sono d'accordo a prescindere e il merito lo ascoltiamo molto poco ma questo scusate se ci torno è frutto del modello culturale che abbiamo importato e dei valori cui abbiamo rinunciato oggi paghiamo il prezzo di quello che abbiamo avviurato 40 anni fa però io leggendo per quel che posso vedere l'attualità discorso europeo contrapposizione modello europeo modello americano io sono più vicino a quello che pensa il presidente salomon cioè nel senso il mondo è talmente complesso che se cominciamo a divi già siamo divisi fra italiani francesi tereschi fa sempre una barzelletta ma se cominciamo anche a dividerci o accentuiamo come addirittura qualcuno sembra volere le divisioni fra italia fra europa e stati uniti non ce la caviamo più perché assolutamente raccoglino poi mi correga lei il vaticano ci da con un papo americano un'altra un'altra stella polare e ci dice occidente cultura noi accogliamo in quanto occidente siamo la luce venite poi me li mi correggiano accentuare le divisioni europeo e stati uniti è un errore blu nel senso che pur trova vedete le divisioni tra europeo e stati uniti sono mi fate essere politico a me che cerco di fare l'impolitico a ogni costo se non c'era facciamo fare a lui il politico se non ci fosse stato trump tutti quelli che oggi schifano gli stati uniti sarebbero filoamericani guardate che è banale cioè tutti quelli che oggi vi dicono no l'america no ve lo dicono perché c'è trump ma non per l'america senza sapere neanche cosa fa trump perché poi io mi prenderò la soddisfazione di prendere una cartina di tornasole delle politiche economiche americane in chiave di acroniche vedere se quelle di trump saranno così diverse ma non lo facciamo adesso questo discorso facciamolo tra quattro anni io tra quattro anni ci rivediamo qui a Trento e vediamo se le politiche economiche che l'amministrazione trump nel suo quadriennio avrà attuato saranno così radicalmente diverse da quelle che le amministrazioni precedenti di qualsiasi colore americano hanno attuato fino ad oggi ma il problema è che l'anti americanismo di facciata che c'è oggi è un danno perché come l'italia non è il presidente del consiglio di turno gli stati uniti non sono trump come l'europa non è il non è macron scholtz tizio caio sempronio gli stati uniti non sono trump sono cose molto diverse però per poter fare questo e porti di questo serve una laicità di pensiero senza nulla togliere ovviamente una laicità di pensiero che purtroppo è difficile trovare proprio c'è un'ultima ora trump dazia 50 per cento all'europe da giugno manca ancora un mese vedremo scusate la storia economica insegna vi prego ditele pure voi che i dazi sono soltanto uno strumento di trattativa e assestamento quando non sono uno strumento di politica industriale nel caso americano il dazio prea più danni agli stati uniti che agli altri probabilmente vi vedrete che tutta questa cosa dei dazi avrà una sua funzione ma secondo me non avrà tutta sta concretezza allora questa è un'analisi economica che mi hanno fatto che ho ascoltato io personalmente non sono convinto che negli stati uniti partirà la recessione sono sicuro che se partirà arriverà qui e di questo non c'è dubbio sono però non sono così convinto che parte della recessione di stati uniti perché i fondamentali del mercato finanziario americano che sono quelli che hanno innescato la recessione quando è partita nel 2008 89 no oggi sono completamente diversi quindi dato che gli stati uniti hanno un'economia molto più finanziaria che industriale da un punto di vista di valvole di innesco delle dinamiche macroeconomiche io rimango convinto ma magari mi sbaglio questo lo possiamo riciclare tra sei mesi non è che ci vuole altri quattro anni non sono convinto a partire alla recessione è anche un'aspettativa speranza ovviamente perché poi ho questa domanda qui dottor Riccardi ma lei pensa che la chiesa prossimamente recupererà o aumenterà o farà sentire maggiormente la propria voce nel campo dello sviluppo economico sociale cioè si proporrà come guida proporrà anche dei modelli di guida anche quei anche qui che sarebbe un aspetto che magari è stato più più messo da parte ultimamente e invece magari con un papa americano con anche con le prime parole che ha detto che lei ha ricordato che ha detto leone 14 esimo nel suo discorso lei pensa che la chiesa tornerà a essere un modello di sviluppo economico sociale come in fondo è stata in italia nei qualche decennio fa credo che non è che in virtù della sua capacità di essere comunità no va bene diciamo che la chiesa da secoli porta avanti un suo pensiero sociale cristiano e in questo pensiero sociale cristiano che si organizza come corpus nel 1891 con la nascita della rerum novarum da parte di leone 13 esimo che papa prevost ha voluto riprendere quel nome prendendo il nome di leone 14 esimo quel primo documento che affrontava la questione operaia in un contesto sociale molto deteriorato e indicava quegli uomini che erano nelle industrie nascenti che spingevano al massimo il modello produttivo del tempo attraverso una disumanizzazione per conseguire ricchezze economiche sempre maggiori indicava alcune attenzioni pertanto la chiesa da sempre indica all'uomo nei suoi crocivii a sociali che la storia vive e gli offre dei punti di riflessione anche delle analisi per poterli superare il problema dottore e che non vengono accolti pertanto non abbiamo bisogno di papa prevost per far accogliere queste indicazioni e quello che dicevamo prima che diceva anche il sottosegretario il problema è culturale qui l'uomo deve cambiare la consapevolezza di se stesso come diceva la professoressa per trovare una nuova direzione dove andare è cosa che è difficilissima e che noi in qualche modo non vogliamo intraprendere e questo è il cambiamento culturale mi permetto di dire antropologico che noi dovremmo promuovere. Grazie allora e adesso io vorrei fare una domanda la stessa domanda a tutti 30 secondi perché abbiamo finito e a questo sviluppo umanamente non più sostenibile no? I giovani che sono sempre di meno in Italia ma in tutto l'occidente sembrano dire no no? perché questa è la risposta che ci stanno dicendo no? chi se ne va? chi non vuole lavorare? loro sembrano dire non ci sono. Allora qui c'è chi dice non vuoi fare la gavetta questa generazione non vuol farsi il mazzo che ci siamo fatto di noi che prima di dire beh per 15 anni è testa bassa insomma no? e questo penso che almeno nel giornalismo era così ma penso in tutte le imprese allora è che o hanno ragione loro 30 secondi partirei dagli imprenditori Salomon poi Bartoletti e via ma veramente 30 secondi poi concludo col politico. Io ho grandissima fiducia nei giovani ho cinque figli lavorano tutti all'estero vivono all'estero dialogo con loro e con i loro amici e sono migliori di noi perché io per tanti anni ho pensato beh vivo semplicemente metto tutto il denaro per creare posti di lavoro e distribuisco come posso ma era filantropia la mia era un modo di bilanciare fatto che il mio ruolo era comunque un ruolo privilegiato sopra alle organizzazioni loro secondo me in maggioranza si sentono dentro il bisogno di coerenza nella loro vita quindi ho grande fiducia. Beh è una bella risposta prego. Abbiamo lasciato a questi ragazzi un mondo peggiore di quello abbiamo trovato e oggi gli stiamo dicendo che se tu arrivi primo vinci se tu arrivi secondo non sei nessuno quindi questo è quello che si trovano di fronte. In questa corsa con il testimone gli stiamo di fatto nel concreto dicendo neanche a che punto siamo arrivati questi ragazzi io li vedo un po' persi quindi il problema che abbiamo oggi è di condividere le scelte a patto e sia chiare da noi le scelte cosa che io dubito e ripeto rifondare da un'economia che sia umana i ragazzi si ritrovano io mi capita spesso di parlare con i ragazzi quando gli coinvolgi il telefonino si abbassa e ne fanno parte ed è l'unico modo per fargli. Grazie professoressa lei che è a contatto immagino tutti i giorni. Io sono a contatto tutti i giorni con i giovani e ho anch'io grandissima fiducia in loro cioè io sono convinta che loro sappiano se non grado di leggere cose che noi non siamo forse in grado di cogliere la responsabilità che sento essendo con i giovani quella proprio di accompagnarli in questo trasformazione culturale cioè quest'idea di cambiare la cultura quindi non soltanto raccontare quello che è stato ma cercare di costruire insieme il futuro la sento ovviamente molto forte nel stare tutti i giorni accanto loro ma credo che loro ce la possano fare ovviamente guidati anche insomma magari dai signore Certo allora e lei come li trova i giovani perché adesso sono sono più confusi perché anche più profondi mentre noi ci veniva detto le cose e si facevano che abbiano dicevo credo che abbiano un grande desiderio di migliorare il mondo nel quale si trovano e vivono noi che siamo più o meno tutti quei tani abbiamo avuto tante più chance rispetto a loro oggi credo che dobbiamo puntare sul loro qualificare la loro formazione e dargli chance per costruire un mondo migliore o fiducia e loro grazie al suo segretario lei che è giovane ancora ci parli di lei io una volta ero giovane non abbiamo scelta anche se non volessimo dovremo farlo ricordandoci sempre che i nostri figli sono prima figli del tempo e poi i nostri perché alla fine è così che se posso permettermi tutte le generazioni hanno lasciato a quelli che hanno seguito un mondo peggiore di quello che hanno trovato è sempre stato così ma non abbiamo scelta anche se non volessimo farlo dobbiamo dargli fiducia perché altrimenti siamo semplicemente tutti morti detto questo io credo che non soltanto si debba fare per forza ma che sia anche giusto farlo e sia soprattutto giusto dare a questi giovani non tanto un credito illimitato quello fa male ma gli strumenti gli strumenti per far girare le rotelle perché se girano le rotelle le cose vanno avanti il credito illimitato non serve a nessuno io ringrazio tutti spero che questo dibattito vi abbia interessato grazie di aver partecipato a voi a tutti
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