Povertà, concentrazione di ricchezza, immigrati e sicurezza
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Povertà, concentrazione di ricchezza, immigrati e sicurezza
Misure per prevenire l'intromissione di gruppi criminali nel progetto del ponte, con analisi dei terreni e sistemi di controllo.
Le chiedo quali sono le misure o le contrumisure da mettere in campo per realizzarlo anche alla luce appunto nel dibattito in corso in questi giorni. Sono misure che attengono un po' a quello che ho detto in chiave generale prima noi ci stiamo attrezzando questa grande opera che è una delle più grandi opere, forse la più grande opera che da decenni insomma in qualche modo si sta portando avanti la progettazione e molto impegnativa, molto sfidante. Io leggo di resoconti anche giornalistiche che danno conto del interesse che alcuni soggetti in qualche modo riconducibili a consorterie criminali hanno posto, l'attenzione che hanno posto rispetto alla possibilità di realizzazione quindi di accaparrarsi anche terreni. Io lancio un messaggio di rassicurazione noi saremo assolutamente inflessibili e stiamo ragionando per innalzare una barriera assoluta rispetto a questa possibilità di intromissione insomma dei circuiti criminali, degli interessi criminali su quella che sarà la realizzazione del ponte. Lo faremo in tutte le direzioni a cominciare a quella che sarà l'analisi dei terreni e le proprietà dei terreni in via di sprepiazione di quelli che saranno utilizzati come aree di cantiere e quant'altro. Quindi tutte le filiere di approvvigionamento. Lei se me lo consente mi dà l'opportunità di dare un chiarimento perché ci sono stati in questi giorni alcune anche polemiche per dei frantendimenti che sono... Stavo per chiederglielo infatti. Allora probabilmente c'è stato un deficit di comunicazione che io ascrivo anche a quello che riguarda anche il contributo della mia personale attività perché c'è stata noi questa volontà di ergere una barriera assolutamente granitica nei confronti di ogni possibile contaminazione della realizzazione di questa opera, fatto sì che noi approvassimo in conoscenza dei Ministri senza rispettare alcuni circuiti informativi che solitamente si fanno, insomma nei solitamenti i provvedimenti soprattutto quelli adottati in via d'urgenza vengono mandati al Quirinale. Abbiamo quindi commesso un errore di metodo in qualche modo. Ma noi stiamo lavorando lo stesso. Vedo che c'è stato un grande dibattito, una grande discussione anche da parte di alcuni che non conoscono molto bene come funziona il sistema delle interdittive antimafie. Noi abbiamo la Rete delle Prefetture che è già molto professionalizzata. Abbiamo una struttura centrale di missione che dispone di risorse importanti come un'anagrafe degli appaltatori. Abbiamo sistemi anche, ecco non voglio dire di intelligenza artificiale, stiamo mettendo in campo dei sistemi di incrocio tra banche date per intercettare qualsiasi fenomeno che possa essere in qualche modo preoccupante. Quindi ci stiamo lavorando in questi giorni. Adatteremo la soluzione che sceglieremo all'equilibrio tra tutte le preoccupazioni che sono espresse. Ma mi sento di rassicurare anche lanciare un messaggio a chi come leggo si sta preoccupando di come in qualche modo entrare nel sistema degli appalti. Noi saremo assolutamente inflessibili da questo punto di vista. Ho anticipato un po' la risposta alla mia domanda. Le chiedo allora se considera chiarito da parte ciò il battito di questo gioco. Dal punto di vista del metodo sicuramente, dal punto di vista del merito non credo che ci sia mai stato dubbio da parte di alcuno che c'è una convergenza da parte di tutti verso l'obiettivo di presidiare e blindare assolutamente questa opera da qualsiasi interesse criminale. Quindi chiarito rispetto a quelle che sono state delle sbavature metodologiche che abbiamo in qualche modo praticato in questa circostanza, ma siamo tutti univocamente orientati a creare sistema migliore e lo faremo per preservare l'opera da interessi criminali. Un altro tema di grandi attualità di questi giorni legato a un fatto di cronaca che si è verificato a Washington, l'uccisione di due dipendenti dell'ambasciata israeliana. Questo pone un problema di sicurezza e di obiettivi sensibili anche in Italia e se sì qual è la risposta che il governo intende mettere in campo su questi temi? Guardi, sicuramente sia la risposta di Primaquitto, sia perché sappiamo che questo episodio che è successo a Washington si colloca nell'ambito delle tensioni che ci sono un po' in tutto il mondo come conseguenza di questi conflitti che hanno un riverbero anche in tutto il mondo. Quindi sicuramente da parte nostra c'è da temere soprattutto che ci possa essere un effetto di emulazione rispetto a questi episodi. Mi lascio dire anche qui di dare anche un messaggio di rassicurazione anche su questo versante. Noi abbiamo per la professionalità delle nostre forze di polizia, della nostra magistratura un sistema molto avanzato anche di prevenzione dei rischi connessi a fenomeni di questo tipo perché oltre all'attività profonda dal punto di vista dell'attività di polizia giudiziaria abbiamo un sistema preventivo, in parte abbiamo anche noi come Governo rafforzato un sistema per esempio preventivo di individuazione di soggetti che possono essere a rischio di radicalizzazione e a soggettamento degli stessi in chiave preventiva ad espulsione dal territorio nazionale ovviamente quando questi sono stranieri. Da quando siamo in carica come Governo ne abbiamo fatto 197, circa 200 di espulsioni alcune del quale fermati direttamente dal Ministro dell'Interno e sono dei motivi di ordine pubblico, di sicurezza dello Stato da questo punto di vista. Abbiamo tante altre attività in qualche modo di prevenzione e mi lasci dire anche una cosa, il tanto deprecato e bituperato decreto sicurezza l'altro giorno, proprio ieri, ne riportano oggi i giornali, c'è stata un'operazione di polizia fatta a Milano, tra Milano e LECCO, di individuazione di un soggetto, ritenuto peraltro insospettabile grazie a una norma inserita al decreto sicurezza, al tanto criticato decreto sicurezza che ha consentito, lo dico in termini a Tecnici, la possibilità di intervenire anche quando c'è l'originaria sola detenzione di materiale in qualche modo legato alla propaganda terroristica ha fatto sì che questo soggetto fosse individuato, arrestato, era considerato un personaggio insospettabile adesso poi ci saranno i processi che insomma lo riguarderanno le giuste valutazioni ma voglio dire, noi abbiamo un sistema avanzatissimo e abbiamo questa pratica di cercare di anticipare molto la prevenzione nell'individuazione dei pericoli che si nutre anche soprattutto su un'altra specificità italiana che è quella del comitato analisi strategica antiterrorismo che è un luogo dove forze di polizia e agenzie di intelligenza si rioniscono ciclicamente e periodicamente e aggiornano lo scambio di informazioni può sembrare una cosa una banalità ma le posso garantire che è una specificità tutta italiana che tutto il mondo guarda con grande interesse Grazie per la sua risposta sul piano tecnico, vorrei fargli una domanda però sul piano anche culturale noi qui siamo ascoltati da una platea che è spesso composta da giovani, da studenti il linguaggio d'odio, l'atteggiamento violento, quale risposta evocano da parte del governo da un punto di vista proprio culturale oltre che tecnico come lei stesso ci ha giustamente illustrato Guardi, questo tocca un tema che è eminentemente di educazione e culturale quindi pone in rilievo l'esigenza di far scendere in campo in maniera sempre più aggiornata e sempre più forte altre articolazioni delle istituzioni pubbliche dello Stato prima tra tutti la scuola perché il metodo del linguaggio e anche i contenuti attengono il più delle volte anche proprio a scelte di carattere culturale noi esponenti diciamo politici di governo o comunque chi ha un ruolo pubblico ha il grande compito di contribuire ad un rassereramento dei termini, insomma a far in modo che non ci siano i presupposti, le precondizioni che non sono una giustificazione per poter in qualche modo avere c'è un grande tema anche di controllo soprattutto anche sui social network che sono l'elemento di grande novità negli ultimi decenni, negli ultimi anni negli ultimi anni dei canali di diffusione di questi messaggi d'odio è un tema molto sfidante, molto impegnativo perché mette insieme anche qui la necessità appunto che si faccia qualcosa per frenare in partenza ma facendolo trovando un punto di equilibrio con quella che è la libertà di manifestazione del pensiero anche da questo punto di vista noi abbiamo libertà che viene riconosciuta nelle democrazie anche quando questo pensiero è fortemente censurabile, criticabile e va in qualche modo contrastato Noi anche da questo punto di vista abbiamo una versante di azione delle nostre forze di pulizia, degli accordi anche con i provider internazionali insomma anche questo è un tema che rispetto anche alle tecnologie che assistono la capacità di diffusione della parola, dei messaggi, delle cose è un tema che ci impegna in continua evoluzione Per chi fa il suo mestiere ministro, l'intelligenza artificiale oggi rappresenta più un rischio o più una opportunità? Entrambe le cose, io credo molto, e l'intelligenza artificiale è specifica di questo, credo molto che tutte le situazioni critiche di rischio problematiche che ciclicamente l'evoluzione delle cose umane ci propongono, propongne alle istituzioni pubbliche, devono trasformarsi in opportunità L'intelligenza artificiale non avrebbe senso, come le tante innovazioni tecnologiche che hanno riguardato la nostra vita negli ultimi decenni non avrebbe senso immaginare che ci possa essere, no, attraverso una formula di preoccupazione, una qualche azione di contrasto attraverso l'evoluzione della stessa Bisogna fare in modo che sia una grande opportunità anche per le istituzioni pubbliche Nel nostro settore stiamo ragionando per esempio alle capacità che potrà avere l'intelligenza artificiale di assistere attività come quelle delle forze di polizia la polizia giudiziaria, in termini di contributo di analisi predittiva, di lettura di alcuni scenari, di modelli anche matematici per una migliore e più razionale impiego delle forze dell'ordine penso al sistema alla rete territoriale di articolazione e distribuzione delle forze di polizia Quindi tutti i sistemi, anche qui, quello che dicevo prima, lo dobbiamo fare con forze, con investimenti adeguati perché le istituzioni pubbliche, soprattutto quelle dell'enforcement e le forze di polizia hanno il gap rispetto alle organizzazioni criminali di dover rispettare delle regole in qualche modo per l'utilizzo, anche delle grandi potenzialità che sono quello del rispetto dei diritti delle persone, la privacy prima da tutte ma non solo Anche su questo abbiamo programmi di grande investimento per rimanere anche in contatto con quelli che sono i laboratori che stanno producendo l'evoluzione di questi sistemi, siamo fortemente impegnati Eliminare i rischi e sviluppare l'opportunità, quindi questa è la linea Il tema della gestione Per dirle quanto sia l'opportunità concessa dalle tecnologie, più di un anno fa successe che a Roma Termini ci fu un soggetto sconosciuto e non facilmente individuabile che accoltellò e poi si scoprì che era in preda in qualche modo, una crisi anche di ordine psichiatri, però accoltellò una persona e poi si diede alla macchia Fu rintracciato attraverso non solo l'incrocio dei dati che venivano dalle varie videosorveglianze distribuite sul territorio nazionale, ma anche la lettura di dati antropometrici che in qualche modo consentirono, oltre poi avv. l'incrocio con altri dati, all'individuazione di quelle persone Quello è l'esempio, anche nella sua pur gravità, ma banalità, del singolarità, del fatto di quanto le tecnologie, se opportunamente usate, possono essere una grande opportunità per contrastare o per assicurare alla giustizia soggetti in qualche modo che, come nella fattispecie, avranno commesso un reato e quindi si ponevano come pericolosi Questo volevo dare come esempio di quanto qualcosa si trasforma in opportunità Questo è un vero altro veramente molto attuale, molto affascinante, soprattutto da affrontare su altri versanti, ad esempio il versante etico, ma insomma il tempo è, come sempre, tiranno e l'attualità ci porta su tante e tante altre tematiche ancora Siamo arrivati, ad esempio, al piano della gestione dell'immigrazione, e allora le chiedo cosa comporta da questo punto di vista l'effettiva equiparazione del Centro di Permanenza per il Rimpadrio in Albania ai Centri per il Rimpadrio in Italia, un altro tema molto caldo Caldissimo, lei fa riferimento a una vicenda che ci ha impegnato nelle scorse settimane, che ha visto anche un passaggio giurisdizionale attraverso un pronunciamento della Corte di Cassazione su quella che era stata un'iniziativa del Governo di anticipare la funzionalità di quel centro per la parte, che ci tengo a dire, era già presente all'interno del centro, ma era solo una parte, è solo una parte del centro, la parte che è destinata a Cpr, cioè al centro di trattenimento degli immigrati irregolari in attesa dell'espulsione Quell'iniziativa, adesso qui rischeremo di entrare in tecnicalità molto giuridiche, ma in buona sostanza c'erano stati alcuni pronunciamenti giudiziari che avevano in qualche modo, in parte, fatto fallire anche questo tentativo ulteriore di dare significato a quella struttura Con un ragionamento, secondo me, che poi è stato smentito dalla Corte di Cassazione, sulla inutilizzabilità di quel centro in una logica di equiparazione ai centri italiani. La Corte di Cassazione ha fatto giustizia di questo. Noi comunque, in maniera rafforzativa, siamo in sede di conversione del decreto legge che riguardava proprio quest'intervento sul Cpr dell'Albania. Insomma abbiamo fatto la doverosa sottolineatura, quindi questo centro sta funzionando. Do dei numeri che danno l'intervento L'idea dell'importanza, da quanto funziona al netto delle persone che poi per effetto di quei giudizi erano state liberate dal trattenimento presso quei centri, abbiamo una percentuale abbastanza alta. Ad oggi sono 30 le persone che siamo riusciti a rimpatriare. Ripeto, questi sono i primi giorni, ma intendiamo dare uno slancio per dargli una funzionalità. Come colgo l'occasione anche per dire che non corrisponde a vero da parte dei detrattori che noi portiamo lì migranti che abbiano solo la colpa di essere diversari in una condizione di regolarità amministrativa ma di non aver commesso nessun reato. Non è così, io ho provato anche a dirlo pubblicamente, quali sono i precedenti penali di... abbiamo portato e rimpatriato persone che uscivano addirittura da un percorso carcerario di diversi anni per reati grandi che andavano non solo reati di violenza, di lesioni, ma anche di violenza carnale, di pedopornografia e quant'altro. Quindi reati gravissimi in qualche modo. Quindi noi ristringiamo in questi centri solo le persone che hanno un giudizio di pericolosità sociale. Questo lo voglio dire giusto per fare un'operazione di verità. In questo senso quindi il centro di Giader adesso assicurerà una funzionalità molto importante nel frattempo e poi siamo in attesa che si risolva sia in sede di corte di giustizia europea a breve, ma sia con l'entrata in vigore delle nuove regole europee l'anno prossimo. Si risolva definitivamente anche la possibilità di utilizzarlo per quello che era stato concepito, cioè praticamente un luogo dove portare le persone ed espletare in tempi veloci, vale a dire negli obiettivi un mese anziché degli anni, quindi anche lì non capisco perché ci sia una contrarietà su questo. Delle procedure all'esito delle quali si stabilisce se possono rimanere sul territorio nazionale in Italia in quanto a venti titolo a protezione internazionale, status di rifugiato e quant'altro o viceversa tornare indietro. Questa è la finalità di quel centro che è all'attenzione anche di tutta l'Europa che ne fa un modello sperimentale anche perché appunto dovrà introdurre questo proposito di molti paesi europei, alcuni a venti governi che non hanno la stessa ispirazione politica del governo italiano e che però guardano a questo tema, cioè finalmente risolvere il problema di poter in qualche modo trattare le domande di protezione internazionale in maniera veloce in modo da depotenziarle di quella capacità che è emersa negli anni di essere anche meccanismi elusivi del respingimento alla frontiera o comunque della successiva escolazione. Quindi è un percorso ancora, se non lungo, ma ancora per il quale dovremo fare i nostri passi, ma io confido molto. Lungo quanto? No, come le dicevo, adesso noi credo che ci sarà una sentenza della Corte di giustizia europea che è attesa a mesi, a settimane, poi chiaramente stabileranno i giudici quando decidere, ma alla peggio diciamo così, c'è questi nuovi regolamenti europei, quindi le leggi europee sulla materia che libereranno da ogni dubbio l'utilizzabilità di questo centro a giugno del 2026, ormai siamo a un anno. Quindi, voglio dire, è la prospettiva europea, ne parlano tutti. Lei sappia direttore, per dirle quanto ci sia univocità di visione su come gestire questo complesso fenomeno, rendere conciliabili l'accoglienza che va data a chi scappa da guerre e carestia ma con rigore e fermezza nel controllo delle frontiere da altri ingressi, altre persone. Noi, l'univocità, dicevo, che insomma caratterizza la visione in Europa di questa complessità, di questo tema, lecito un episodio, il Premier Starmor, il Premier britannico appena insediato, un Premier laborista come è noto, quindi un'ispirazione radicalmente in partenza diversa sui temi generali, insomma, dal nostro Governo in visita al Premier Venone, poi chiese, e ovviamente ebbero l'onore di accompagnare, di venire a visitare il nostro National Coordination Centre che abbiamo a Roma, ma cioè il luogo dove c'è la cabina di regia per la gestione, proprio, di questa complessa problematica che noi abbiamo, la gestione soprattutto della rotta del Mediterraneo centrale. Quindi, per dire, c'è un grande interesse rispetto a quello che sta facendo il Governo italiano, il metodo con cui lo sta praticando, sia, diciamo, di interventi normativi, sia proprio dal punto di vista operativo, che non ha mai sottratto soccorso a nessuno, ha dato sempre comunque soccorso a chi poi si metteva in condizioni anche di viaggi pericolosi, si presentava alle nostre frontiere, frontiere marittime, ma non solo, ma nello stesso tempo si ripromette, insomma, di finalmente, di comporre questa nostra questione, tra il destinare, gli interventi di protezione internazionale, quindi di riconoscimento di status importanti, solo a chi ne ha effettivamente e concretamente bisogno. In effetti, sentendo il suo ragionamento, Ministro, mi viene in mente questa complessa situazione internazionale che attraversiamo e allora mi viene da chiederle quale minacce possono provenire da contesti caratterizzati da instabilità, penso in particolar modo alla Libia, no? Certo. L'attualità di questi giorni, di queste settimane? Come dice lei, di strettissima attualità. Noi, nell'opera che abbiamo messo in campo, nelle collaborazioni che abbiamo messo in campo in questi quasi tre anni, sono due anni e mezzo, abbiamo visto gli effetti del lavoro che abbiamo fatto, soprattutto di cooperazione con questi paesi di origine di transito, con la riduzione, lo troviamo nella riduzione numerica, insomma, degli arrivi regolari e questo ci è riuscito con la Tunisia, con l'Algeria, con la costa d'Avoria, il Gambia, sono stato di recente in Bangladesh e Pakistan, stiamo concludendo accordi, per proporre la trasformazione di ingressi regolari incontrollabili in ingressi regolari accompagnati da processi di formazione che sono molto ambiti in loco dalle nostre aziende. Detto questo, la Libia è un po' la nostra preoccupazione, soprattutto la Libia parte tripolitanea che sta avendo proprio in questi giorni alcuni fenomeni di, diciamo, di stabilità, che speriamo, insomma, quanto prima si riconducano a normalità. Ci preoccupa perché, sicuramente, ci preoccupa in generale, la Libia per noi è un paese che è di grande importanza perché è praticamente un paese su cui l'Italia si affaccia, quindi storicamente ha un legame con la Libia per cui la stabilità del quadro politico, sociale ed istituzionale di quel paese non può non interessarci. Si riflette sulla preoccupazione della ripresa di flussi migratori importanti, già queste settimane c'è stato per effetto di questi episodi, un po' di stabilità abbiamo avuto, qualche sensibile per quanto ancora contenuto, diciamo, quel ripreso delle partenze da quel paese. Ecco, segnalo lei, perché per non sembrare solo monotematico sui temi migratori, i temi migratori, in un caso come questo, sono anche la precondizione rispetto ad altre preoccupazioni. Noi, attraverso flussi migratori incontrollati, si riapri in un momento come questo anche lo scenario di possibili utilizzazioni strumentali di quei canali di ingresso, anche, per esempio, da parte di soggetti che possono avere intendimenti che in qualche modo incrociano l'attività antiterroristica che dobbiamo porrere in essere, in un momento così importante. Vale a dire, controllare gli arrivi, sapere anche chi viene, chi parte, chi è, chi sono le persone, e quindi anche correrai di pare rispetto a quello che è il rischio di cui sempre si è parlato, chi può arrivare, perché, ahimè, la casistica storica ci insegna anche, in maniera non massiva, ma che singoli soggetti, talvolta nel passato, hanno utilizzato i momenti più critici del passaggio dalla Libia all'Italia per insinuarsi in qualche modo in quei traffici, in quei canali. E tra l'altro lei ha citato il suo recente viaggio in Pakistan, io ricordo che l'abbiamo raggiunta proprio nel mezzo della crisi internazionale tra India e Pakistan, mentre lei era impegnato appunto nelle sue attività di negoziato, allora viene da chiederle quanto incidono a suo avviso queste situazioni di criticità internazionale sull'immigrazione irregolare e poi anche sul tema della sicurezza? Molto, incidono, ne sono praticamente la precondizione, perché in chiave di politica interna di questi Paesi l'istabilità, la precarietà genera istabilità sociale, condizioni di povertà, squilibri sociali, che si vanno ad aggiungere ad alcuni squilibri strutturali, come quelli demographici, per esempio, gli squilibri anche in termini di distribuzione della ricchezza, quindi sicuramente questi fattori di stabilità incidono in chiave di analisi proprio della vita in questi Paesi con dei riflessi e quindi diciamo in termini di riattivazione di spinte migratorie che se non controllate sono comunque un problema. Io questo lo voglio dire perché tra volte sembra quasi avere un preconcetto rispetto alle migrazioni, le migrazioni lo voglio dire dal mio punto di vista hanno sempre caratterizzato il rapporto tra i Paesi e possono avere anche entro certi limiti delle caratteristiche come dire positive, non vi è dubbio, lo diciamo sempre tutti, lo dite soprattutto voi opinionisti, giornalisti, basti pensare il nostro sistema economico, no qui siamo in un contesto molto appropriato per dire questo, il nostro sistema economico ha bisogno anche di forza lavoro ad esempio, ma la nostra società sicuramente si arricchisce anche con una quota, però deve essere una immigrazione sostenibile, controllata, che non deve generare reattività, deve rassicurare i nostri cittadini che non sia un'immigrazione che alimente fenomeni di insicurezza, quindi la commissione di reati e quant'altro. Questa è la grande sfida e io credo che ci dovrebbe essere maggiore univocità nel perseguire la sintesi tra tutti gli obiettivi che sono dietro queste azioni che vengono posti in essere proprio per creare questo punto di equilibrio. Il tema sullo sfondo naturalmente è sempre quello della sicurezza, lei più volte ha ricordato come in democrazia la sicurezza anche percepita, soprattutto forse percepita è una condizione fondamentale anche per l'esercizio della libertà. Allora mi va di chiederle, abbiamo sfiorato il tema poco fa in maniera un pochino più concreta e nel merito, qual è la risposta del Governo per presidiare i territori e in che direzione vanno appunto le novità del recente DL Sicurezza? Io credo non sia dubbio che il nostro sia un Governo che ha nette molta importanza a questo tema, quello del controllo del territorio. Credo anche con iniziative che sin dall'inizio del mandato abbiamo posti in essere in maniera chiara ed inequivocabile. Una tra tutte, prima da tutte, è quella di creare le condizioni anche economiche e finanziarie per rafforzare di nuovo anche le strutture dal punto di vista del primo elemento che è quello del rafforzamento degli organici. Noi venivamo incontro a un periodo, quello attuale, che per una serie di motivi di congiunture era destinata a vedere un forte turnover in uscita di personale e di polizia, cioè venivano a maturare i requisiti per il pensionamento. Ci siamo impegnati come Governo, sono state messe risorse importanti. Ad oggi noi abbiamo immesso per le tre forze di polizia a competenza principale sulla gestione dell'ordine pubblico circa 30.000 unità di personale che hanno essenzialmente coperto il turnover. E' 22.000, quindi come vede sono oltre le 60.000 unità di personale, che era la prima condizione, cioè ringiovanire, rafforzare, puntellare le strutture che rischiavano di depotenziarsi. Poi, ovviamente, questo ha richiamato la possibilità di rivedere anche gli impieghi. Noi ci siamo dedicati molti a formule di rivisitazione del controllo del territorio che hanno privilegiato le aree dove maggiormente si verificavano le condizioni di preoccupazione dei cittadini. Penso alle stazioni, abbiamo fatto piani importanti di rafforzamento a Roma Termini, Milano Centrale, Firenze, Napoli, con dei risultati che per carità, insomma, non possiamo ancora migliorare e andare avanti, però ci fanno già registrare un elemento di soddisfazione da parte della gente. Abbiamo ripristinato, per dire, l'adesione alla filosofia di riportare le forze di polizia dove se ne sentiva maggiormente il bisogno, i posti di polizia negli ospedali, che progressivamente erano stati depotenziati, li abbiamo riraddoppiati, quindi abbiamo ricostituito un po' in molti nosocomi dove, sapete, viene quel fenomeno. Il tema delle aggressioni nei pronti soccorsi è veramente un tema drammatico che richiede risposte immediate. Insolutamente l'abbiamo fatto, sia con un intervento normativo che ha elevato anche, come dire, la qualificazione negativa di questi fatti, ma anche, soprattutto, in una logica di rafforzamento dei presidi presso i nosocomi. Sono tutte azioni che noi stiamo facendo, prendendo atto che in questo periodo storico noi registriamo che c'è una certa univocità che ci proviene dalla cittadinanza, sulla considerazione che la sicurezza è una delle aspirazioni più avvertite da parte della gente, da parte dei cittadini, sia come copertura, dispetta di quelli che sono i fenomeni anche individuali, insomma, il senso è che uscire di casa non sia pericoloso, ma sia come precondizione per l'esercizio delle proprie libertà. Quindi investiremo ancora in questo. Parlo naturalmente dell'Ucraina, del Medio Oriente, quali sono le prospettive di un negoziato reale e concreto che porti a delle risposte risolutive da questo punto di vista? Guardi, lei ha citato due scenari di crisi maggiore, che sono appunto quello russo-ucraino e quello del conflitto, diciamo così, in Medio Oriente, insomma quello che sta accadendo nella striscia di Gaza, che presentano, io ritengo, delle caratteristiche di particolare preoccupazione, perché mi sembra sia chiaro a tutti che manifestino una certa tendenza alla cronicizzazione. Noi eravamo partiti con grandi aspettative, anche di là di quello che dichiarava il Presidente Trump, ma insomma comunque l'evoluzione anche, diciamo, della situazione politica americana, il cambio di amministrazione, con una dichiarata volontà di impegnarsi sul versante risolutivo di questi scenari, potesse far registrare, insomma, nell'immediatezza dei risultati positivi. Adesso di tempo ce n'è ancora, l'impegno è notevole, va dato atto a tutti, però si intravede una qualche tendenza alla cronicizzazione. Il conflitto russo-ucraino, fermo restando, ecco, diciamo, è stato utile trascorrere di queste settimane perché fosse chiaro definitivamente a tutti chi fosse l'elemento più problematico, vale a dire, no, la Russia guidata da Putin, che aveva voluto portare avanti quell'aggressione e che adesso sembra essere recalcitrante, insomma, in qualche modo, assedersi intorno a un tavolo per trovare una dignitosa via d'uscita per tutti a quella crisi. Il conflitto israelo-palestinese, anche lì, adesso nessuno ha in dubbio che tutto quello che sta succedendo lì sia partito dal 7 ottobre, che forse non è mai stato celebrato abbastanza nell'indignazione che, insomma, in qualche modo deve suscitare un episodio, una tragedia come quella avvenuta il 7 ottobre. Adesso sicuramente, diciamo, c'è l'orrore delle scene che arrivano da Gaza, ma soprattutto credo che sia arrivato il tempo in cui qualcuno progetti la fine di tutto questo, perché al di là adesso di come succede spesso nei conflitti mondiali, insomma, tra paesi, ecco, come nel caso israeli a Gaza, insomma, poi bisogna che chi governa deve dare una prospettiva di risoluzione di un conflitto, non si può vivere in una situazione di conflitto permanente, soprattutto quando questo impegna in maniera fortemente umanitaria, appunto, e quindi si tende anche, insomma, a creare i presupposti perché poi sfugga quale siano certe azioni di guerra o comunque in qualche modo che incidano sulla tenuta umanitaria di certi contesti, quanto siano poi utili alla risoluzione della causa, del problema che c'è a monte, insomma, dietro questi conflitti. Per cui molto impegnativa la situazione, c'è un grande attivismo, un grande impegno, ci sono molte espressioni di buona volontà, è opportuno che tutti ci mettano tutti i soggetti internazionali, un grande impegno che sia un impegno però scevro dalla volontà principale di assumere i ruoli protagonistici, io se me lo consente posso, ecco, dire qualche cosa su questo, io confido molto, visto che se ne è parlato in questi giorni, nel ruolo che può esercitare il Sommo Pontefice, Papa Leone quattordicesimo adesso, perché il Vaticano è una sede naturale, questo Papa viene con un'investitura forte, diciamo, nella proseguzione del mandato di quello che è stato il più convincente pacifista nel mondo che è stato Papa Francesco, nello stesso tempo, insomma, si ripromette di farlo nell'avenire equilibrata che solo, appunto, il Vaticano può fare, dove, ecco, si parte dal presupposto di ascoltare tutte le ragioni, ecco, io credo che il Vaticano, e auspico soprattutto, Papa Leone possa esercitare un ruolo importante, anche proprio avendo fatto irruzione sulla scena internazionale adesso, con requisito di grande credibilità come la sua figura in qualche modo suggerisce. Ci muoviamo in uno scenario che Papa Francesco definiva della guerra mondiale a pezzi, quindi l'arrivo di un nuovo Papa che sta caratterizzandosi in questo inizio di pontificato sulla parola pace è sicuramente importante. Assolutamente, perché poi, veda, tutti parlano di pace, no? Io credo nessuno, trovi nel giro per il mondo, sotto qualsiasi latitudine, espressioni di favore per la guerra in quanto tale, tutti parlano di pace, ma poi bisogna vedere questo concetto di pace come si deve declinare, tant'è vero che poi si parla di pace giusta, di pace sostenibile. Chi ha la credibilità maggiore è un'istituzione, adesso, di là di quello che rappresenta, religiosa, ma anche come dire un... Crede quindi, al di là di quello che dichiara Lavrov, che il Vaticano possa essere un territorio in primo piano per una mediazione di pace tra le parti... Io adesso, non aspetta a me dirlo, men che meno quando viene proposto dal Ministro degli Esteri Russo, sarà la Comunità Internazionale, sarà il Vaticano innanzitutto che stabilirà questo. Però diciamo adesso che sia il territorio, che sia quindi un fatto di esprimersi come contenitore, come scenario, ma sicuramente il ruolo che può esercitare come la storia ci insegna, secondo me senza voler caricare oltremodo, ovviamente di responsabilità il Vaticano e il Papa in particolare, però credo che possa essere la chiave di volta in un determinato momento per trovare quei requisiti, di quel equilibrio che stanno dietro le affermazioni un po' di tutti, l'esigenza di trovare una pace giusta, una pace sostenibile, una pace che quindi, per carità, metta alle spalle anche delle tragedie che nel frattempo sono avvenute, degli errori, delle colpe di qualcuno, di chiunque sia, di tutte le parti in causa, ma che in qualche modo possa ridare all'umanità la speranza di riguardare avanti e riguardare oltre. Siamo in chiusura, chiudiamo con un tema di leggerezza. Lei si è sempre dichiarato orgogliosamente Irpino. Che effetto le fa la vittoria del Napoli, lo scudetto a Napoli nel capoluogo Campano? Mi fa piacere perché, in quanto Irpino sono anche Campano e anche poi personalmente, ho anche una parte delle mie origini napoletane, non sono tifoso del Napoli, sono tifoso del Lavellino, però mi fa piacere, mi fa piacere anche perché poi era molto attesa Napoli, c'è stata una grande festa di piazza e quindi mi fa piacere. Mi fa piacere, ovviamente, adesso, in una logica un po' ecumenica, di augurare ed auspicare il bene per tutti, guardiamo con attenzione e incrociamo le dita per quello che sarà la partita dell'Inter che uscita sconfitta da questo test a test e che quindi ha questa grande competizione. Lo diciamo incrociando le dita perché tutti... Ampliando man mano il numero di competenze. Sono orgogliosamente ministro di questo Paese, di questo Paese e lo dico davvero, a parte prima ancora di essere orgogliosamente Irpino, Campano, poi ho vissuto, come lei sa, tanti anni a Bologna, quindi sento una parte del mio cuore, delle mie affetti anche in Emilia Romagna, ma insomma poi grazie a Dio svolto mestieri che mi hanno portato in giro per l'Italia, mi hanno portato ad apprezzare e a volere bene tutto il nostro Paese, quindi anche il territorio. C'è un'ora di storie come questa straordinaria che peraltro pure mi hanno visto a lungo impegnato, era una delle mete preferite delle mie vacanze invernali, il Trentino, quindi voglio dire ogni volta che si frequente un luogo se ne apprezza la bellezza. Qui parte l'applauso immediatamente. Qui ci sono, io dico tutti, lo dico spesso ai miei amici americani, o vedico, ci sono le montagne più belle del mondo, lo possiamo dire con soddisfazione sicuramente del Presidente Fugatti, ma lo possiamo dire senza tema di smentite oggettive. Quindi battuti a parte ho avuto la fortuna nella vita di praticare anche un po' tutte le bellezze del nostro Paese e mi sento quindi prima di tutto, le dirò di più, la stupirò, prima ancora che Irpino mi sento profondamente italiano, con orgoglio di esserlo.
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