Il sapore del Made in Italy
Incorpora video
Il sapore del Made in Italy
La famiglia Massari racconta la crescita di un'azienda artigianale, dallo shop online all'espansione internazionale e al nuovo brand Cardinale.
Buongiorno a tutti, grazie per essere qui. Io sono Isabella Della Valle, del Sole 24 Ore. E oggi mi accingo a parlare di un argomento molto interessante. Vedo che ci sono anche tanti ragazzi giovani. Questo è una cosa che ci fa molto piacere. Eginio Massari è un nome storico nel mondo della pasticceria, un'eccellenza nel Made in Italy, un nome conosciuto a livello mondiale. Noi abbiamo qui oggi i figli del maestro Massari, i fondatori e gli amministratori dell'Iginio Massari Alta Pasticceria, Deborah Massari, buongiorno Deborah, e Nicola Massari. Buongiorno Nicola. Si tratta di un'impresa molto importante, in grande espansione, che ha un fatturato anuovo complessivo di 24 milioni di euro. Ci sarà presumibilmente un inizio di un passaggio generazionale da vostro papà a voi. Come lo state gestendo? Come cominciate a gestire questo passaggio di testimoni impegnativo? Buongiorno a tutti. Non mi piace parlare di passaggio generazionale, perché si tratta di un percorso che è nato 25 anni fa. Da 25 anni lavoriamo in azienda con nostro padre. Nostro padre ha fondato con nostra madre la Pasticceria Veneto nel 1971 e noi nel 2000 abbiamo iniziato a lavorare con lui. Quindi non è un passaggio di testimoni. No, è un percorso molto lungo. È un percorso che è nato 25 anni fa. Siamo entrati in azienda e abbiamo ricoperto all'inizio tutti i ruoli, quindi dal magazzino al bar, perché era una singola pasticceria, e nostro padre voleva che noi imparassimo e capissimo tutti i meccanismi che stessero alla base di tutti i vari reparti. Nel 2014, anzi prima, mi sembra nel 2009, adesso non ricordo esattamente quando sia stato fondato Facebook o comunque quando è arrivato in Italia, ovviamente abbiamo aperto la pagina e abbiamo visto che arrivavano molte richieste da tutta Italia di prodotti e quindi ci siamo detti, ma perché non apriamo uno shop online? Nel 2014 abbiamo deciso di aprire questo shop online giusto perché le richieste di prodotti arrivavano ovunque e chi voleva assaggiare un prodotto massari non poteva che venire tempi a Brescia presso la Pasticceria Veneto. All'inizio non è stato semplice perché siamo stati primi in Italia come pasticceri artigianali, diciamo, ad aprire uno shop online ed è stato complicato soprattutto dal punto di vista del packaging perché anche i fornitori non erano attrezzati per delle pasticcerie artigianali, dei prodotti comunque deperibili con una shelf life decisamente breve. E poi da lì è iniziata la codificazione, diciamo, di tutte le nostre referenze che sono all'incirca 300. Ovviamente non tutte queste sono presenti sullo shop online perché molti sono prodotti di pasticceria fresca, ma tutti i prodotti preconfezionati pian piano sono arrivati sul nostro e-commerce. Ovviamente c'è stato un adeguamento del packaging perché all'inizio abbiamo fatto degli errori e dagli errori abbiamo imparato, assolutamente sì, quindi abbiamo modificato quello. E poi è iniziata, diciamo, la parte della popolarità del maestro, ovvero da essere il pasticcere numero uno al mondo a essere riconosciuto anche comunque da tutti. Quindi è diventato un personaggio. E questo ha fatto sì che noi potessimo quindi spostare l'attenzione da quella che era la pasticceria Veneto all'attenzione sul maestro. Quindi non era più il maestro, il pasticcere di Brescia, ma era Eugenio Massari. E quindi la prima fase di rebranding, pasticceria Veneto by Eugenio Massari. Questa è avvenuta sempre quando è stata prima dell'apertura dello shop online. Dopodiché abbiamo deciso di togliere pasticceria Veneto perché era talmente conosciuto il nome Eugenio Massari che abbiamo deciso di modificare tutto il nostro packaging e di firmarlo Eugenio Massari. Abbiamo poi nel 2017 aperto sia la pasticceria di Milano che un nuovo laboratorio di produzione perché il laboratorio della pasticceria storica non riusciva a supportare i numeri sia della pasticceria di Brescia che di quella di Milano, che dello shop online. E quindi abbiamo aperto questo nuovo laboratorio sempre a Brescia e però abbiamo pensato di aprirlo per una questione di logistica a ridosso dell'uscita dell'autostrada di Brescia Ovest perché in mente avevamo già comunque un'espansione che è avvenuta, diciamo, tutta la parte della punta dell'iceberg quindi tutte le varie aperture sono partite dal 2017 ma tutta la base dell'iceberg invece è stata prima perché la codificazione è avvenuta prima. Quindi 2017 Milano, successivamente abbiamo aperto a Torino poi a Verona, poi a Firenze, poi a Roma e poi abbiamo aperto 21 pop-up store. Abbiamo lì circa 150 rivenditori in Italia e all'estero e adesso siamo, diciamo, un'azienda strutturata a livello piramidale quindi c'è il consiglio di amministrazione che dà età alle strategie dell'azienda. Dopodiché ci sono le varie aree, quindi le aree del marketing, di produzione, di logistica, del commerciale. Un'espansione sotto vari punti di vista, anche dal punto di vista proprio logistico, oltre che un'espansione anche all'estero ulteriore, anche con e-commerce avete avuto un'ulteriore espansione anche in Europa, la richiesta dei prodotti. Sì, sì, noi esportiamo in tutta l'Unione Europea. Ovviamente la sfida più importante per noi è stata quella di aumentare i volumi e ampliare i confini geografici mantenendo comunque il prodotto artigianale, quindi seguendo i processi artigianali. La tradizione che ha reso noto in tutto il mondo il maestro. Ecco, io so che comunque ci sono in cantiere anche altri prodotti che vanno oltre, altri progetti che vanno oltre il mondo della pasticceria. A questo proposito volevo chiedere a Nicola di illustrare un pochino questo nuovo brand che è stato creato molto recentemente, che si chiama Cardinale. Voi avete appena aperto nel centro di Milano, vicino al Tribunale, un ristorante, dove c'è appunto anche cucina salata, quindi c'è un passaggio. Ecco, volevo un po' capire come nata questa nuova avventura e anche la curiosità di questo nome. Perché Cardinale? Sì, buongiorno a tutti. Allora, sì, diciamo che non è propriamente una nuova avventura, nel senso che è uno spin-off di un progetto che avevamo in ambito e in pancia già dal 2010, quindi era da tempo. Era già allo studio. Sì, esatto, era un locale vero e proprio che avevamo. Il concetto partiva proprio dall'idea che la ristorazione, tanto per cominciare, ha un mercato molto più grande di quello della pasticceria, perché comunque se la pasticceria è uno sfizio della fine del passo, il mercato soprattutto dei pranzi di lavoro è un mercato gigantesco, è veramente enorme, tant'è che appunto permette di avere un'opera di più. Per me è un mercato che permette di avere molto più spazio, c'è di tutto. A Milano ci sono degli esempi di catene di vario tipo che vanno a soddisfare questa necessità. Quindi, prima, era un po' da un'analisi del mercato, che se non un mercato molto ampio, è un mercato molto interessante. In secondo luogo, diciamo che noi abbiamo sempre vissuto la modalità di lavoro della pasticceria, che è molto diversa da quella della ristorazione. Infatti la ristorazione lavora in emergenza, quindi un cliente si siede al tavolo, lo chef o chi per lui non ha la più pallida idea di che cosa il cliente sceglierà dal menu, e quindi da quel momento si entra in un ambito di emergenza. Quindi è essenziale fare veloce. Per quanto riguarda invece, la pasticceria è un lavoro completamente diverso. Quindi di solito, quando entrate in una pasticceria, non chiedete qualcosa che viene preparato al momento, si chiede qualcosa che è già stato preparato in anticipo. Quindi questa è la grossa differenza tra le due aree nella modalità di lavoro. È anche un approccio, scusami, diverso della richiesta. Mentre uno esce dall'ufficio, deve mangiare velocemente, chi va in pasticceria tende a soddisfare qualcosa che non ha il requisito dell'urgenza, un piacere più che altro. Quindi è proprio differente l'approccio. È molto strano perché, per assurdo, è più veloce il servizio in pasticceria, perché è stato preparato tutto prima. Quindi diciamo che noi ci siamo mossi con questa logica, quindi cercare di fare tutte le preparazioni complesse in un ambito di programmazione per poi fare soltanto la finitura esattamente come facciamo poi nelle pasticcerie. Quindi la logica è esattamente la stessa. Quindi è quello un po' il filo conduttore che c'è tra proprio le due, l'installato e la pasticceria. E poi anche forse il fatto che magari c'è anche più attenzione adesso a mangiare anche alla pausa pranzo. Ora si sta un pochino più attenti, no? Corregete, mi si sbaglio, ma quello che si mangia tendenzialmente, una volta si andava e si mangiava il panino veloce, ora c'è anche, almeno mi sembra di notare, che c'è anche più attenzione a mangiare delle cose buone, delle cose un pochino più ricercate. Diamo un minimo di soddisfazione che abbiano anche un'attenzione nutrizionale, diciamo, un po' più ampia. Far tutto questo in un ambito di programmazione permette di soddisfare delle necessità diverse. Quindi diciamo, essenzialmente parte da questo. Abbiamo una promessa che abbiamo deciso di fare al nostro cliente, quindi di fornire un mix di prodotti consistente nel senso di qualcosa dove il racconto ha una certa importanza, ma cerchiamo di lasciar parlare il prodotto. Ecco, a proposito di prodotto, quali sono i piatti che offrite? Molte sono, è una cucina italiana, anche se ci sono degli hamburger, però principalmente parliamo di cucina italiana, dove c'è una grossa parte di tecnologia alimentare. Quindi, diciamo, il mondo delle preparazioni prevede la tecnologia nel senso di macchinari e la tecnologia alimentare nel senso di tecniche di preparazione, avvenimenti che avvengono durante i processi di preparazione. Su quelli siamo molto attenti, quindi, per esempio, abbiamo delle fasce di prodotti dove abbiamo fatto dei brevetti sui processi di produzione. Questo, vabbè, oltre che, diciamo, avere il riconoscimento di proteggere il processo che viene fatto, è comunque garanzia di un'attenzione maggiore. Però è esattamente quello che si fa in pasticceria. I processi precisi, il quanto basta, non c'è. Quindi, insomma, il frutto di una preparazione. Quindi, insomma, il frutto di un intero è anche questo abbastanza complesso. Deborah, come mai proprio a Milano? Perché si ha portato bene con l'apertura della pasticceria. Perché è vicino a Brescia e perché comunque è il cuore pulsante dell'economia. Abbiamo deciso di aprirlo a ridosso del Tribunale per partire con i pranzi e poi stenderlo alle cene e di implementarlo anche con le colazioni e le merende. Perché comunque il mondo del food è un mondo molto ampio. Noi nasciamo, diciamo, in una famiglia di pasticceri, ma da chi siamo nati abbiamo sempre parlato di cibo a 360°. Quindi è molto più semplice passare dalla pasticceria al mondo, diciamo, del salato che viceversa. Perché la pasticceria a livello, diciamo, di struttura è molto più complesso dal punto di vista chimico-fisico, biologico-microbiologico. Certo che noi con il salato, appunto, abbiamo lo stesso approccio scientifico. Cioè noi nei nostri laboratori di pasticceria non utilizziamo delle strumentazioni, diciamo, basilari per fare ricerca e sviluppo, ma per esempio delle strumentazioni farmaceutiche. Per esempio, per stabilizzare le creme utilizziamo uno strumento che viene utilizzato in farmacia per stabilizzare le pomate. Ecco, noi tramite questo, che sono sostanzialmente degli elettrodi, andiamo a misurare un punto che si chiama punto isoelettrico per far sì che la crema sia stabile nel tempo. E quindi per noi tutti questi processi sono molto importanti. E siamo passati, abbiamo fatto lo stesso passaggio dalla pasticceria al mondo del salato. E quindi, insomma, è stata abbastanza complessa come passaggio. Tanto studio. Tanto studio. Vole dire, apparentemente, magari uno che non è del mestiere, non è dell'ambiente, non immagina che ci sia uno studio così accurato, così preciso, anche nella restaurazione. Uno tende a concentrarsi alla genuinità dell'ingrediente, della filiera che è fondamentale, ma da sola non basta. Cioè bisogna saperli trattare bene questi ingredienti e sapere seguire questi processi che apprendo io adesso per la prima volta. Io non sono evidentemente del mestiere, ma mai più avrei pensato che si adottassero delle misure simili anche per la crema, per stabilizzare le creme. Beh, non so in quante lo faccio, noi non lo facciamo, però devo dire che la tecnologia per noi è fondamentale. Ecco. Assolutamente. La differenza tra i nostri laboratori e quelli industriali è che noi abbiamo adattato le macchine al prodotto. E non viceversa. E non viceversa. Quindi per noi questo è un focus molto importante perché ogni prodotto è a sé, la macchina è industriale, ma noi abbiamo per forza dovuto intervenire per fare il contrario, perché sono le macchine che devono lavorare per ogni singolo prodotto. Ecco, quindi una volta tanto, diciamo una macchina che è in funzione di qualcosa e non qualche cosa creato prossimamente dalla macchina, che mi sembra. Anche questo è un approccio molto molto particolare, se vogliamo molto molto innovativo. Bene, io so che comunque ci sono anche un cantiere dei progetti, adesso c'è una partnership importante. Nicola, ce ne vuoi parlare? Ce vuoi un pochino spiegare? Sì, volentino. Ma volevo soltanto aggiungervi una parte che secondo noi è fondamentale e sulla quale abbiamo lavorato molto e ci siamo interrogati tanto. Perché durante il processo di crescita ci è capitato in diverse situazioni di perdere per strada alcuni dipendenti, magari anche molto capaci. E quindi da lì è partito un po', diciamo, una fase di analisi di quello che stavamo facendo e di come lo stavamo facendo. Quindi assieme a tutto quello che noi facciamo sotto l'aspetto di lavoro ci siamo accorti nel tempo che uno dei compiti principali dell'imprenditore è sì quello di sognare in grande e cercare di far bene, ma è una parte complessa che abbiamo affrontato, devo dire, con fatica e impegno però, è quella di cercare di condividere il sogno con le persone che lavorano con noi, nel cercare di fare una squadra che funzioni. Sembra banale messa così. No, non è banale. Però voleva dire costruire dei percorsi possibili di crescita per le persone che lavorano con noi. Rendere partecipi quelli che lavorano insomma voi e non solo degli esecutori a fare delle cose, questo è fondamentale, motivare. Esatto, poi diciamo, c'è chi decide magari di eseguire perché trova soddisfazioni complete nel resto della propria vita, chi invece vuole agbire anche, esatto, è una sua scelta, però è secondo noi il compito dell'imprese, parlo ovviamente per imprese piccole come la nostra, le imprese grandi queste cose le fanno probabilmente molto bene, c'è molto da imparare. Però per noi è stato un passaggio molto importante quello di dirci, ragazzi, qui c'è da condividere qualcosa anche con voi, non possiamo soltanto sognare noi, facciamo che questo è il sogno, vogliamo raggiungere degli obiettivi, quindi crescendo si aprono strutture più complesse con le quali voi potete fare. Siamo, bisogna fare comunque affidamento anche a uno stile forte perché se non da soli non è difficile andare. Sì, devo dire, secondo me sta funzionando meglio adesso la squadra, diciamo, si è più affiatati adesso che comunque sono 140 persone, invece magari di prima che c'è una struttura molto più snella, bambino sognante, ecco diciamo, la struttura ha creato anche la possibilità di... di creare un obiettivo comune che stimoli tutti quanti ad andare nella stessa direzione. Questo è un po' il compito, no? Che l'imprenditore, grande o piccolo che sia, deve avere per motivare le persone perché sennò poi le persone vanno via, cioè nel senso se non riescono o magari prendono quel know-how, non ci credono, vanno da un'altra parte e fanno le cose per controllo. E rispetto al discorso, infatti, nel proposito di crescita, diciamo, è un annetto che ci stiamo lavorando però adesso abbiamo raggiunto un obiettivo dichiarabile. E abbiamo, diciamo, per lungo tempo avevamo pensato di poter affrontare il mondo del travel retail, quindi tutto ciò che è aeroporti, autostrade, stazioni e quant'altro. Noi avevamo provato ad affiancarci in diverse situazioni, ma il nostro brand è un brand delicato, ha bisogno di cure, ha bisogno di attenzioni, va gestito con molta attenzione. Quindi, diciamo, avevamo avuto diversi approcci finché appunto un anno e mezzo fa ci siamo detti, sapete che c'è il nostro brand, resta lì nel travel retail, non ci entra. Poi però un annetto circa fa abbiamo fatto un viaggio per cui siamo passati da Milano-Linate, da Milano-Malpensa, in area extra Schengen, e ci siamo fermati da due amici, diciamo, da Oldani e Cannavacciuolo. E ci siamo detti che aspettate, chi gestisce questo brand, questi brand, in questi posti di prodotto ne sa. Abbiamo verificato chi fosse, ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti molto. Stiamo parlando di My Chef e Arias. My Chef è un gruppo di Arias che è, diciamo, il leader mondiale nel food, nel travel retail a livello di aeroporti. Sta facendo molto bene anche sulle autostrade, infatti le loro stazioni, devo dire, sono notivoli. Cioè uno poi tenderà a non fermarsi più al primo autogrill che ti prova, però ci potrà essere anche una fidelizzazione dell'autogrill stesso, no? Il fatto è che uno di solito vede l'autogrill e si ferma, sapendo una cosa del genere. E no, poi chi soprattutto magari tende a fare sempre un po' lo stesso percorso ormai capisce. E quindi anche questo è un aspetto nuovo che magari fino a poco tempo fa non ci era. Bastava fermarsi, vedere la stazione non si fermava ed era a posto. Sì, diciamo che ecco con loro faremo i primi passi appunto sull'aspetto aeroportuale. Poi si vedrà, però diciamo, ci aspettiamo entro primavera di poter vedere due dei nostri punti nei principali aeroporti. Devo dire, le questioni aeroportuali sono un po' complesse perché ci sono gare, ci sono una serie di passaggi diciamo complessi da superare. Quindi è un po' complicato fare un piano che prevede anche un terzo soggetto che decide che non siamo ne noi ne are. Però ecco ci ospichiamo entro la primavera prossima di arrivare a meno un paio di aperture. Ecco, ma sapete avete già individuato dove? Milano, Malpensa, Linate, Fiumicino sono quelli sui quali ci proporremo. E poi potrà essere anche una cosa che va all'estero? Sicuramente sì. Perché scusami, questa realtà l'area mai chef è una realtà... È spagnola principalmente, ma sono leader veramente in tutta Europa, a livello aeroportuale. E quindi diciamo sotto lo stesso amministratore delegato che devo dire, lavorano, ci sono piaciuti moltissimo perché hanno una struttura snella nonostante abbiano un sacco di persone. L'amministratore è sempre sul pezzo, di prodotto ne capisce, quindi è veramente... rispecchia molto il nostro animo. Vicino al prodotto non soltanto i numeri contano, con voi non si può mettere a fare o mettere in pratica le cose, però alla fine i conti bisogna fare. E quindi sì, Germania, Francia sono... Ecco, ma lì sia salato sia dolce. Sì, chiaramente sì. Tutte e due. Ecco Deborah, cosa ti aspetti da questa iniziativa? Qual è il tuo sentimento rispetto a questa nuova sfida? Questa è comunque anche incantiera, anche questa qua, come le altre da tempo, perché un imprenditore non improvvisa una roba d'alloggio al domani. Però, perché tu sei stata anche, diciamo, molto all'avanguardia nel fare l'e-commerce con i prodotti, questa è un'altra iniziativa nuova e dal tuo punto di vista che cosa... Assolutamente positiva, nel senso che abbiamo imparato col tempo comunque un po' anche a capire le persone. Ecco. Devo dire che spesso, effettivamente, diciamo, il primo impatto conta tantissimo, perché a volte ci facciamo, diciamo, sorpassare, facciamo sorpassare l'intuito dalla ragione. Quando invece il primo approccio è, diciamo, forse quello più importante, il primo sentimento. Per quello che chiedevo. E quello più importante è stato estremamente positivo. Quindi pensiamo che si possono fare grandi cose. Un'altra cosa che ci tenevo a dire è che abbiamo qualche anno fa fatto una riflessione per quanto riguarda Iginio Massari Alta Pasticceria, nel senso che pensavamo di bypassare il passaggio generazionale... Percorso generazionale. Percorso, scusami, non devo usare questo termine. E passare da personal brand a global brand spostando l'attenzione sul prodotto. Quando invece in questi ultimi due anni io e Nicola abbiamo fatto questa ricerca che comunque va a coprire, diciamo, più o meno tutto il mondo. E abbiamo notato quanto soprattutto nell'est, quindi parlo di parte asiatica, la popolazione sia molto affezionata allo storytelling della persona, della famiglia. E quindi abbiamo messo le due cose sulla bilancia. Abbiamo detto ci togliamo, quindi ci togliamo anche una buona parte, diciamo, di lavoro, di esposizione comunque. Perché il fatto di essere un brand a livello familiare che si espone non è semplice perché comunque devi essere presente spesso in tanti posti. Espostiamo l'attenzione sul prodotto. Invece ci siamo resi conto che sono, ma quasi in tutte le parti del mondo adesso, affezionati al percorso delle persone. Cioè si appassionano proprio a conoscere come è nato, diciamo, è nata la passione, come si è evoluta nel tempo. E quindi abbiamo deciso di rimanere, diciamo, in questo perimetro e di continuare a raccontarci. E a raccontarci sempre di più e sempre meglio perché le persone si appassionano di più ai percorsi che al premio vinto piuttosto che al successo raggiunto. Anche perché un percorso fatto è un percorso che comunque ha degli inizi. Come tutti gli inizi ci sono delle difficoltà che vanno affrontate, che sono le difficoltà che affrontano poi tutti quanti. Quindi conoscere un brand che comunque adesso è a un elevatissimo livello, che però ha una storia, probabilmente ha avuto delle difficoltà, ha avuto degli inizi, non si è creato dall'oggi al domani. Quindi magari le persone si identificano molto, no? Dicono, vabbè, ma possiamo magari fare anche noi una cosa simile facendo un lungo percorso di conoscenza, di apprendimento, di esperienza. Quindi la persona che porta, che ha portato avanti questo brand è molto importante. Un po' metterci la faccia e comunque incuriosire le persone per la storia. Perché questa storia è la cultura italiana. Insomma, non dimentichiamo che è un prodotto made in Italy, un prodotto, una per sì. Il made in Italy è sportato nel mondo. Sì, poi ci sono dei paesi che sono... Allora, tornando al discorso del... non è una cosa piatta, diciamo che ci sono stati proprio molti picchi verso l'alto e verso il basso, ma meglio così, nel senso che le curve piatte non sono mai positive. No, sono d'accordo. Non mi addentro, diciamo, nella medicina, ma le curve piatte non sono mai positive. No, no. È meglio avere picchi in su. Che possono dare anche degli stimoli. Cioè, in alcuni momenti puoi pensare di... e però ti possono poi ridare energia per risalire e risalire con una forza maggiore. Assolutamente sì. Poi uno rischia di annoiarsi con... No, ecco. Non volevo arrivare, però ci stavo pensando. Poi devo dire che ci sono comunque dei paesi che sono simili al Made in Italy e paesi invece interessati al Made in Italy. Quelli simili possono essere, che ne so, la Spagna piuttosto che la Svizzera. E invece ci sono invece tutti gli altri paesi, sono dei paesi interessati al Made in Italy. Che magari poi da un punto di vista culinario poco hanno a che fare con il Made in Italy, con l'Italia. Assolutamente sì, però c'è tanta curiosità, c'è tanto interesse, perché siamo percepiti come i numeri uno al mondo nell'ambito della cucina e della pasticceria. Anzi devo dire che in alcuni paesi come per esempio la Corea, che fino a qualche anno fa era interessata molto di più, diciamo, alla parte francese, adesso hanno iniziato ad addocchiare gli italiani. E quindi vuol dire che ci stiamo vendendo bene anche a livello di marketing e di comunicazione, perché tutto questo è molto importante. I francesi prima di noi sono stati molto più abili nel raccontarsi. Noi, ma non parlo di noi, parlo di noi italiani. Sì, gli italiani in generale. In generale, esatto. Eravamo forse un po' timorosi nelle sporci. Adesso invece finalmente siamo arrivati, diciamo, ad avere quella autostima, ma perché vediamo comunque che c'è interesse. Perché c'è il prodotto. C'è un prodotto che parla e c'è l'interesse e quindi ci raccontiamo molto meglio del passato e vediamo che tutto il mondo è interessato comunque al Made in Italy. Ecco, come dicevo prima, io vedo che ci sono tantissimi ragazzi, tantissimi giovani che sono venuti ad ascoltarvi. Voi che avete avuto appunto una lunga esperienza nell'ambito della ristorazione, la pasticceria e adesso anche ci abbiamo oltre, se doveste dare un consiglio ai ragazzi che magari vogliono entrare in questo mondo, e sono tanti, complice anche la diffusione del far cucina. Abbiamo visto tanti programmi televisivi, vediamo che insomma vengono riproposti in maniera molto, molto frequente anche sui social, non solo sulla televisione. Però poi i consigli credo che siano un po' quelli che valgono sempre. Ecco, che cosa consigliereste a chi ha la passione per questo settore ma non sa bene che tipo di percorso intraprendere, quindi anche da un punto di vista magari scolastico, anche di esperienza, cosa vi sentite di dire per indirizzare questi ragazzi verso questo... Faccio solo una parentesi, faccio solo una parentesi introduttiva nel senso che penso che oltre alla passione che deve muovere, che è quella che smuove un po' il tutto, l'esperienza poi sia sul campo. La gavetta. La gavetta è l'esperienza, sì. Io ho comunque frequentato il corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari e poi quando sono arrivata al laboratorio sono partita praticamente da zero. Eccolo, solo fare questa premessa. Questa piccola premessa, sì, ma è sempre così poi alla fine. Sulla teoria uno studia magari e poi però la pratica è un'altra cosa. Però direi, la passione è sicuramente essenziale, cioè sono comunque lavori... Poi dipende in che ruolo, in un ambito che affronta l'industria alimentare, l'industria nel senso ampio del termine. Direi che nel caso appunto di ciò che poi va direttamente sul cliente, quindi è vicino alla somministrazione, la passione è la cosa più importante. Quindi bisognerà proprio capire... Se uno fa questa cosa perché la deve fare o perché la vuole fare, si capisce subito comunque. Si deve vendere una cosa, quello che crede. E la cosa incredibile è che indipendentemente dal ruolo che si ha, se si fa con un certo patos si fa la differenza. Cioè ma il barista, il banconista che si affianca e si approccia con passione nei confronti degli altri esseri umani e del prodotto che vende, all'azienda fa una differenza... Non solo all'azienda, anche al cliente. Anche al cliente se fai un dubbio. Perché uno tende magari ad andare proprio dove trova una persona che vede che è appassionata per quello che fa. Voi avete tanti giovani in azienda? Ne abbiamo parecchi. Infatti secondo me l'altro aspetto che conta, cioè diciamo, un aspetto, è della vendita, un aspetto è della preparazione. Per chi, diciamo, ha invece la passione della preparazione, è incredibile quanto sia adesso la letteratura scientifica che c'è, non lo so, in qualunque ambito possa essere, di una preparazione alimentare. Quindi quello che noi riteniamo è che veramente anche se abbiamo un brand, una storia, anche l'ultimo che se l'abordo nella nostra attività è possibile che abbia qualcosa da portarci di valore aggiunto, non lo so... Una creatività particolare, un'idea... Quindi diciamo che la formazione personale e proprio la cultura personale non necessariamente solo formale. Ma che tipo di formazione, se un ragazzo giovane volesse proporre a voi, faccio un esempio, che tipo di formazione dovrebbe avere? Come pasticcere? Sì, facciamo, sì, come pasticcere, sì è vero, perché uno dice so fare quello, so fare quello, no, li puoi coniugare ma devi saperlo fare. Sì, come pasticcere per esempio. Beh diciamo, ci sono le scuole, le scuole tipiche che sono una delle strade, però non è più soltanto così. Una delle questioni è che una preparazione più ampia diciamo fino alle superiori permette poi alla persona di approcciarsi a studi un po' più specifici in modo più facile e con una comprensione maggiore. C'è la differenza di peso volume? Sì, no, diciamo, avere a che fare con la base, diciamo, delle basi di matematica, insomma ciò che riguarda la... Poi uno deve avere quegli approcci che mi spiegavi prima, insomma, deve sapere avere anche delle nozioni... Sì, delle nozioni, che si possono, in realtà adesso ci sono alcuni divulgatori che credo molti di voi conosciate che probabilmente, sto pensando a Dario Bressanini o gente di questo spessore, sicuramente hanno dei contenuti che poi hanno un riflesso di valore sulle produzioni. Ecco, ma allora, correggetemi se sbaglio, però ultimamente appunto anche la cucina, il mondo della ristorazione ha avuto una grande evoluzione, come dicevamo prima, no? Insomma la tecnologia ha avuto comunque un ruolo importante, ma secondo voi, tipo, non so, queste scuole alberghiere che vanno a preparare i ragazzi, anche loro hanno fatto questo salto, cioè anche loro sono andate avanti, si sono evolute, oppure da quello che potrebbe essere la vostra esperienza nei ragazzi che avete avuto magari la possibilità di valutare, di vedere che tipo di preparazione hanno. Secondo voi, c'è un adeguamento a questo progresso che c'è evidentemente nel mondo della ristorazione anche da parte di chi dovrebbe preparare un domani i ragazzi, magari non ad altissimo livello? Questo è il tema in realtà sotto questo aspetto, nel senso parlo di chi deve poi produrre del cibo, è ancora un percorso che deve essere compiuto, quindi sia dalla parte didattica, c'è bisogno... C'è da fare comunque, insomma, non è... Sì, sono ambiti importanti, tant'è che noi siamo in difficoltà nel trovare un punto personale, quindi in realtà questo è già un indice, probabilmente assieme anche al calodemografico, però che c'è del compito e del lavoro da fare sotto l'aspetto di formazione, e restituirebbe a chi poi assume sicuramente del valore aggiunto notivo. Purtroppo sì, c'è tanto da fare. C'è ancora un gap, no, perché di solito uno tendenzialmente quando parla del mondo della scuola è legato al mondo tradizionale, però anche qui, voglio dire, per l'Italia la ristorazione, il cibo è un accommodate, è una materia prima fondamentale, quindi bisogna anche investire su questa cosa e dare una preparazione che sia in grado di evolvere allo stesso modo in cui evolvono tanti altri settori, sia da un punto di vista tecnologico, didattico, di riamodernamento. Prima c'era un convegno sull'innovazione tecnologica e su quanto sia importante per questi ragazzi seguire la ricerca, proporre delle cose sulle start-up, si parlava di start-up, ma allo stesso modo bisogna dare anche ai ragazzi gli strumenti per poter entrare in un mondo comunque in evoluzione sempre più complesso, non ti inventi i pasticceri da loggi al domani, non ti inventi il ristoratore, poi ti va bene un anno ma poi la gente non la vedi più, no? Io penso che i problemi fondamentali siano due, uno a livello di formazione e uno a livello sociologico, nel senso che è vero le scuole sì probabilmente si stanno adeguando, ma è pur vero che spesso quando i ragazzini sono in seconda o in terza media molto probabilmente magari non vengono particolarmente seguiti a casa, ma non per colpo dei genitori, ma perché i genitori devono lavorare, e che cosa indicano i professori quando fanno i corsi di orientamento, ma vai a fare la scuola... adesso non mi viene... no no no eh? si degli istituti tecnici piuttosto che esatto, io penso che alla fine le persone devono credere in quello che fanno perché questo è fondamentale, come ho detto prima la passione muove tutto, ma io penso tantissimo che la cosa fondamentale sia l'attitudine, ovvero a me piace fare questo quindi voglio impegnarmi a fare questo, se c'è l'attitudine, quella attitudine può essere trasformata in talento, ma questo avviene solo se c'è la volontà e la voglia di fare, di impegnarsi a fondo, e questo non solamente nel mondo della pasticceria e del food, ma in tutto, cioè pensiamo al mondo dello sport, cioè se un ragazzino ha l'attitudine a fare un qualsiasi sport, ma non si impegna 2 o 3 ore tutti i giorni a fare quello, non diventerà mai un talento, rimarrà una professa, questo avviene comunque nella vita in generale, quindi penso che sia fondamentale proprio far crescere il fuoco se c'è dentro, e anche i professori comunque non devono focalizzarsi su quello che è il ragazzino in seconda e in terza media, ma vedere il potenziale, perché a 12-13 anni tu puoi avere un certo tipo di mentalità per 1500 motivi, ma spingerli, esatto, spingere le persone alla motivazione e comunque all'autostima, perché secondo me manca un po' questo. Questo sì, questo è vero, purtroppo sì, bisogna credere insomma in quello che si fa, magari anche arrivando a casa, provando a fare le cose, e sbagliando le cose, che poi è fondamentale, perché poi da questo che uno impara, dai propri errori. Bene, io direi che ci siamo proprio detti tutto, se volete aggiungere qualche cosa abbiamo ancora qualche minuto, se no non mi resta che farvi un grande imbocca al lupo per tutti questi progetti che sono in cantiere. Vi ringraziamo per la presenza. Benissimo, allora grazie a voi, grazie a tutti, grazie per la partecipazione e grazie soprattutto a Deborah e a Nicola Massari. Grazie a tutti.
{{section.title}}
{{ item.title }}
{{ item.subtitle }}