Scuola e imprese: talenti da formare
Incorpora video
Scuola e imprese: talenti da formare
Un dibattito su formazione, competenze e dialogo tra scuola e mondo del lavoro per superare la mancanza di talenti.
Relatori
Tucci ClaudioValditara Giuseppe
Edizione
2025 - Rischi e scelte fatali. L’Europa al bivio.Il primo Sottotitolo creato dalla comunità Amara.org Benvenuti a tutti a questo incontro dedicato ai temi del Capital Humano e dell'Education. Delle tante sfide che il Festival dell'Economia di Trento sta iniziando a lanciare, certamente una è centrale e quella appunto la sfida di come riallacciare un dialogo tra scuola e mondo del lavoro proprio per l'esigenza di formare i talenti. Nei giorni scorsi avete sentito dall'energia alle tensioni geopolitiche quanti sono e quali sono i nodi che ci aspetta l'economia italiana e in particolare l'Italia. Ecco, uno ce n'è anche sotto il punto di vista del Capital Humano ed è appunto la carenza di competenze richieste dal mondo del lavoro. Sono qui come io, sono Claudio Tucci, al sole 24 ore coordino un po' questi temi da una ventina d'anni. E' con noi il Ministro dell'Istruzione e del Merito il Professor Giuseppe Valditara e siamo anche con un grande direttore d'azienda Fabrizio Palermo, al Ministro del Delegato e direttore generale di Acea, una grande azienda italiana. Quindi con loro appunto quali migliori protagonisti di questo dialogo che si sta riallacciando? Noi abbiamo vissuto per tanti anni una forte dichotomia tra scuola e mondo del lavoro. Da un po' di tempo si sta cercando di riallacciare un dialogo per un'esigenza molto banale. Oggi non riusciamo a trovare circa il 50% di lavoratori che servono all'impresa. L'Italia è il secondo paese manifatturiero d'Europa, una delle più grandi economie mondiali, eppure c'è una scarsità di talenti proprio per le ragioni che ora cercheremo di indagare. Ecco io inizierei proprio da Fabrizio Palermo. Questi 40 minuti di dialogo è un dialogo tra di noi più che altro. Vi tocca come spunto. Il primo spunto è questo. Ecco, per un grande colosso industriale come Acea, quanto è importante la formazione dei talenti e soprattutto puntare sulla formazione? Il tema della formazione in generale per un gruppo industriale è centrale, ma credo soprattutto che oggi la problematica sia che investire sul capitale umano richiede un approccio completamente diverso. Vi spiego meglio. Generalmente si è affrontato il tema della formazione attraverso strumenti tradizionali di coinvolgimento. Oggi le aziende stanno fronteggiando tutto il tema dell'integrazione, dell'intelligenza artificiale, della robotica nei processi anche formativi. Questo crea un paradigma molto unico in un certo senso, perché oggi c'è un accesso dei singoli potenzialmente a una capacità di auto formazione che è praticamente infinita. Pertanto il tema è, anzitutto, come guidare questo percorso, quali strumenti adottare, come governarlo in modo adeguato, perché il rischio è anche di cattiva formazione, perché anche in un certo senso l'azienda oggi viene limitata o spogliata in un pezzo della sua capacità di indirizzo della formazione. Questo significa che il governo di questo è tutto da scrivere, oggi non esiste un percorso consolidato su questo, perché le soluzioni sono molteplici, se ne generano continuamente e soprattutto si pone un tema cruciale, come garantire la centralità dell'individuo sul governo di queste tecnologie, perché oggi quello che stiamo vivendo è un cambio in un certo senso del paradigma tra risorse che governano le tecnologie e tecnologie che oggi sono addirittura a auto apprendono. Non c'è dubbio che c'è un tema appunto di competenze e come vengono formate queste competenze. Proprio per rispondere a questa grande sfida, Valditara è stato il primo ministro dopo una serie di governi che hanno tentato di slacciare questo dialogo, a lanciare una nuova filiera. Un paio d'anni e partire in via sperimentale parlo del sistema 4, della filiera 4 più 2, quindi della filiera formativa tecnologico-professionale. Giuseppe, qual è l'obiettivo vero di aver lanciato questa riforma di tutto il settore di istruzione tecnica e quali sono i numeri che partiranno a settembre? Innanzitutto buongiorno a tutti voi, grazie per avermi invitato a questo interessantissimo dibattito. Quali sono le finalità del 4 più 2? Le finalità del 4 più 2 si possono riassumere in tre obiettivi. Il primo obiettivo di far sì che i nostri giovani possano trovare lavoro più rapidamente. Il secondo obiettivo che possano trovare un lavoro più coerente con le loro abilità, le loro potenzialità, un lavoro soddisfacente, un lavoro ben retribuito. Il terzo obiettivo è quello di rendere competitivo il nostro sistema industriale, imprenditoriale più in generale. Se noi calcoliamo, consideriamo questo straordinario enorme mismatch, facevi riferimento tu, il 50% dei posti di lavoro disponibili non si riesce a soddisfacere, come dire, questa domanda di lavoro non viene soddisfatta per mancanza di specializzazioni corrispondenti. Questo è un delitto nei confronti di tanti giovani che perdono delle straordinarie opportunità, perché questi posti di lavoro fra l'altro sono anche in media molto ben retribuiti, sono ricercati e quindi le leggi del mercato sono anche ben retribuiti. Allora l'idea è stata proprio quella di creare questo meccanismo del cosiddetto 4 più 2 che è un'idea molto originale, è un'idea che ci viene in qualche modo, come dire, un'idea su cui vi è una domanda di informazioni di condivisione da parte di tanti paesi anche nel continente africano ma anche paesi europei, perché rispetto al modello tedesco e rispetto al modello svizzero, che è un modello tradizionalmente vincente, molto efficace nel campo dell'istruzione tecnoprofessionale, il 4 più 2 ha il vantaggio di creare la filiera, tant'è vero che non si può partire con il 4 più 2 se non c'è una o più aziende di riferimento, uno più its di riferimento e quindi c'è un percorso che si viene a sviluppare dall'istruzione tecnica o professionale, sino all'its ed è strutturato anche dal punto di vista tra virgolette dei programmi, della condivisione di strutture e quant'altro. E allora è una scelta a mio avviso vincente, tant'è vero che sono triplicate le adesioni rispetto all'anno scorso, abbiamo una crescita notevole e devo dire che girando le scuole italiane sono sempre di più quelle che mi dicono ma noi vogliamo, anche noi vogliamo, aderire a questo modello che dovrà poi essere in qualche modo stabilizzato, dovrà diventare in prospettiva ordinamentale, questo credo che sia chiaro a tutti. Il modello del 4 più 2 è un modello che ha riscosso anche uno straordinario apprezzamento da parte del mondo della produzione e che sta a significare che viene a corrispondere esattamente a quelle richieste di competitività a cui si faceva riferimento prima. Ecco Fabrizio, con Valditar hai sottoscritto un protocollo, vedi come c'è? Sottoscritto un protocollo sull'educazione idrica in classe, è questa la direzione di questo accordo, di questo venire incontro che dice il ministro? Assolutamente sì, peraltro noi anche sul tema dell'ITS ci siamo già mossi, ne abbiamo costituito uno proprio finalizzato a supportare con altre aziende tutto il tema esattamente della formazione professionale per cui questo assolutamente condivida un indirizzo fondamentale anche per la competitività del sistema produttivo, mentre per quanto riguarda l'educazione idrica, noi abbiamo sottoscritto con il ministro ormai già svariati mesi fa e è partita un'iniziativa che è volta a affiancare, a superare in un certo senso quella che è l'educazione civica nelle scuole, portando nelle scuole quella che è l'educazione idrica, pertanto lanciando tutto il tema della sostenibilità in tutte le scuole ai vari livelli, dalle elementari, alle medie, alle superiori, con un approccio che è misto da un lato a un tema di corsi interattivi digitali che consentono ai giovani di capire tutto il tema del fenomeno della gestione del ciclo idrico e dall'altro anche con visite sul campo agli impianti per rendersi conto anche di cosa significa gestire questa importante risorsa. Noi crediamo che questo sia, ne abbiamo condivido appunto con il ministro, un modo di veicolare questi concetti non solo sui giovani ma anche sulle famiglie e conseguentemente far crescere la sensibilità di tutti su questo tema che noi vediamo essere il tema dei prossimi anni perché accanto a quello che è la transizione energetica oggi quello che sta emergendo che è ancora più importante è la transizione idrica in quanto la risorsa idrica è fondante per lo sviluppo di tanti settori industriali ma anche insomma dei settori energetici e quant'altro compresa l'intelligenza artificiale. Ecco, si sta muovendo, si è mossa sugli ETS, passiamo al livello terziario, ecco Giuseppe, un'altra tua grande battaglia principio è rilanciare questo segmento dell'offerta formativa terziaria. Hai citato la Germania, le facoschool, il modello delle sup svizzere, cioè insomma noi abbiamo tutti istituti terziari di formazione alta formazione specializzata professionale in Italia, gli DTS Academy, sono sempre rimasti una realtà di micchia, il PNR ha investito un miliardo e mezzo, c'è una legge di riforma votata da tutto il parlamento di rilancio, ecco a che punto siamo? Il PNR finisce il 2026, cosa ti aspetti da questa inizio di risorse, cosa ti aspetti, cosa chiedi al sistema ETS? Innanzitutto qualche dato positivo che voglio condividere con voi, abbiamo raddoppiato gli scritti, abbiamo già raggiunto i target PNR, i corsi sono passati da 520 a 976, dal 2022-2023 al 2024 e 2025, quindi in due anni abbiamo avuto quasi anche un raddoppiamento di corsi. Fra l'altro voglio anche aggiungere, questa è una notizia che vi do in anteprima, che abbiamo ottenuto unica deroga PNR, abbiamo ottenuto una dilazione dal 31 dicembre al 31 marzo 2026 per il raggiungimento di target importante, in particolare per quanto riguarda la rendicontazione, la rendicontazione in materia di percorso formativo 2025-2026, che abbiamo ottenuto la proroga di tre mesi per quanto riguarda anche l'investimento di risorse in laboratori, anche questo quindi è un punto che sarà certamente gradito agli ETS perché eviterà di perdere delle risorse preziose che invece si sarebbero appunto avrebbero dovuto rinunciare a queste risorse. Abbiamo anche creato una piattaforma per avere contezza degli iscritti, per avere quindi contezza di come funzionano poi gli ETS e investiamo anche 266 milioni euro a breve per completare il percorso dei laboratori. Devo dire che gli ETS certamente avranno un grande vantaggio dalla riforma del 4 più 2 perché proprio il meccanismo della filiera e il meccanismo dei campus che è strettamente collegato favorirà la scelta, il percorso di molti giovani quindi la scelta degli ETS da parte di molti giovani. Voglio anche sottolineare come sia fondamentale l'orientamento e noi stiamo dedicando molta energia al tema dell'orientamento, già a novembre noi faremo partire un'altra campagna di orientamento molto forte perché è importante che le famiglie sappiano di quale straordinarie opportunità occupazionali offrono gli ETS per loro figli. Aggiungo anche che stiamo esportando il sistema degli ETS all'estero. Abbiamo esportato un ETS ad Addis Abeba, ci sono già i primi 50 iscritti, esportiamo ETS al Cairo, c'è stata un'iniziativa molto bella al Cairo che abbiamo organizzato come ministero, Villaggio Italia dove abbiamo condiviso le migliori esperienze didattiche della scuola italiana con un successo straordinario. Quindi la nostra strategia è anche quella di una sempre più forte internazionalizzazione del percorso ETS. L'ultimo decreto ha stanziato un milione di euro per spingere questa internazionalizzazione. Certo, abbiamo stanziato anche dei soldi proprio per favorire l'internazionalizzazione. Finalmente la formazione italiana è una formazione d'eccellenza che noi pensiamo sempre che siamo di serie B, C ed E, invece quando la portiamo all'estero è realmente riconosciuta. Parliamo sempre di infrastrutture e strategie con Fabrizio e in particolare di infrastruttura idrica. Qual è il loro stato che soprattutto in prospettiva, viste anche le trasformazioni che tu ci hai accennato, quali competenze servono e come formarle? La situazione dell' infrastruttura idrica in generale, non solo in Italia ma in Europa in particolare, è molto preoccupante. La situazione è di un'infrastruttura che è stata per anni trascurata, che oggi vede delle infrastrutture in cui circa il 50%, se non quasi il 60, ha oltre 30 anni, circa un 30% addirittura c'è oltre 50 anni, per cui sono infrastrutture concepite e nate con un concetto ormai superato di infrastruttura, per cui non monitorate, difficilmente ispezionabili, difficilmente riparabili e quant'altro. Credo che su questo e l'adeguamento di queste infrastrutture sia la base di un volano di sviluppo importante nei prossimi anni, al pari di quello che è stato il cambiamento della transizione energetica qualche anno fa, cioè che è stata un'occasione di ripensare tanti paradigmi anche dal punto di vista industriale e produttivo. Pertanto questa rappresenta, a mio avviso, anche un'opportunità enorme di formazione, perché in una situazione in cui un paese come l'Italia paradossalmente è fortunato, perché circa l'85% dell'acqua che oggi noi beviamo è un'acqua di fonte, per cui non è potabilizzata, non è passata attraverso processi di trasformazione e quant'altro. Per cui è un dato importante che da un lato è la nostra fortuna come paese ma dall'altro va sposato con un dato molto allarmante, cioè circa la metà dell'acqua che parte dalla sorgente non arriva al robinetto di casa, per cui significa che l'infrastruttura letteralmente fa acqua, per cui questo significa che da un altro lato c'è un'enorme opportunità soprattutto con quello che riguarda quello che dicevo prima, cioè due fenomeni molto importanti, intelligenza artificiale e robotica, possono pensare a un ripensamento complessivo della gestione dell'infrastruttura. Bisogna formare delle competenze specifiche? Assolutamente, su questo noi crediamo che in futuro le stesse aziende avranno bisogno di personale specializzato su queste tematiche, perché se uno si legge i bilanci di società come Meta, come Facebook e quant'altro, si rende conto che oggi il consumo di acqua è uno dei parametri su cui vengono anche monitorate queste realtà, perché la stima sull'intelligenza artificiale al 2030 è che consumerà tanta acqua a livello globale quanta ne consumano tutti gli Stati Uniti, c'è un nuovo stato pari alle dimensioni degli Stati Uniti. Questo dà le proporzioni del problema ma anche di un'opportunità, su cui peraltro questo Paese, come hai detto tu, sicuramente si è sempre contraddistinto per la qualità delle persone, io sono soprattutto un sostenitore avendo gestito varie realtà ingegneristiche della capacità ingegnerisie di questo Paese e sull'acqua l'Italia sicuramente ha un primato storico, gli ingegneri idraulici sono riconosciuti a livello mondiale gli italiani come avere sicuramente le competenze di eccellenza, pertanto ritengo che questo l'investimento sulle nuove infrastrutture, noi a breve lanceremo il più grosso investimento in Europa sull'idrico, che è il cosiddetto nuovo peschiera, il raddoppio del peschiera, che poi non è un raddoppio ma una ricostruzione di l'intera infrastruttura che porta, alimenta tutta la città metropolitana di Roma, un'opera di circa oltre 2 miliardi, che sarà il primo acquedotto di nuova generazione costruito in Europa, che sarà un acquedotto con tutte le nuove tecnologie integrato, sensualistica, intelligenza artificiale e quant'altro la robotica, pertanto un'opportunità enorme di insalto quantico nella gestione di infrastrutture. Ecco mi ha fatto piacere questa testimonianza soprattutto perché ci sono tantissimi ragazzi qui in sala e quindi anche per capire come il nostro mondo industriale, avrei bisogno di fare riferimento alla sua esperienza in fincantieri e in altre grandi realtà italiane, come il mondo del lavoro si sta trasformando tantissimo e come le sfide che aspettano l'industria sono talmente tanto ampie e quindi c'è bisogno delle competenze. Proprio per questo torno da te Giuseppe, perché insomma qualche settimana fa c'è stato qualche giorno fa una riunione al Palazzo Chigi dove si è parlato di piano Mattei, dei tanti punti detti dalla presidente del Consiglio Meloni, c'è stato apprezzamento per lo stato avanzamento del piano sull'istruzione e ha annunciato un accordo, una grande iniziativa a settembre insieme alle ImbaCof Industria. Su questo il piano dell'istruzione tu hai firmato tanti accordi, ecco a che punto siamo e quante importante la formazione di capitale umano non solo interno ma anche esterno, anche alla luce dei numeri agghiaccianti che ha dato l'Istrat qualche giorno fa. Noi abbiamo una denatalità pazzesca, il tasso di fecundità è 1,18, è il più basso in assoluto, le serie storiche e abbiamo ben 97 mila giovani qualificati che hanno lasciato l'Italia, è il saldonetto quindi alla differenza tra entrate e uscite. Sì, la grande sfida che noi abbiamo lanciato è proprio quella di esportare la nostra istruzione, esportarla all'estero in particolare in alcuni paesi del continente africano, abbiamo concluso dei protocolli molto importanti con l'Egitto, l'Algeria, la Tunisia, l'Etiopia, intendiamo procedere in questo percorso proprio per innanzitutto formare giovani che possono essere utili alle nostre imprese. Pensate che in Tunisia ci sono quasi mille imprese italiane che hanno bisogno di mano d'opera e che non la trovano in loco, ma il problema peraltro si manifestano soltanto in Africa anche in altre realtà. Poi c'è anche l'esigenza di formare dei giovani che possono venire in Italia che però abbiano già una conoscenza della lingua italiana, della cultura italiana e soprattutto che siano adeguatamente formati, per esempio con l'Egitto proprio per creare anche lì la figliera del 4 più 2, siccome loro hanno un'istruzione tecnico professionale di tre anni stiamo costruendo d'intesa con il Ministero dell'Istruzione Egiziano un anno ponte e creare dunque un percorso analogo al 4 più 2. Voglio fra l'altro ricordare anche con orgoglio che proprio al Cairo, alla scuola dei salesiani, è nato il primo percorso del 4 più 2 all'estero. Questo cosa significa? Significa anche venire incontro alle esigenze di sviluppo del nostro Paese. Con il Ministro Egiziano si pensava proprio di offrire un bonus al 10% degli studenti migliori delle loro scuole tecnico professionali per poter venire nel nostro Paese laddove vi sia una oggettiva richiesta di mano d'opera che il nostro sistema formativo in questo momento non è in grado di offrire. Quindi vuol dire anche prendere i giovani più formati, i giovani più disponibili a intraprendere un percorso di grande crescita professionale. Credo che questa sia una iniziativa che vada proprio in quella l'ottica di un dialogo fecondo che favorisce la crescita dei Paesi dove esportiamo la nostra scuola, la nostra didattica, ma dove anche importiamo mano d'opera che è già adeguatamente formata. Mi colpiva che fuori il tuo libro, la scuola dei talenti, il fatto di valorizzare il talento di ciascuno. Perché vedete questa è una riflessione che facciamo tutti sempre a livello di convegni, che a un certo punto adesso ci si mette alla testa. Cioè si è sempre pensato a una formazione gerarchizzata, una classica gerarchia di saberi, quindi serie A, serie B, serie C, fase interregionali. In realtà o ciascun talento è diverso, quindi credo sia la sfida anche bella che si sta cercando di lanciare. Ma dunque il mio forte convincimento è che la scuola italiana debba essere realmente nei fatti una scuola costituzionale. La scuola costituzionale è quella che applica il principio personalistico, la nostra costituzione si caratterizza proprio per mettere la persona al centro. Diceva come ricordo spesso, diceva la Pira che la differenza rispetto allo stato totalitario è che lo stato repubblicano, il nostro ordinamento costituzionale, mette lo stato al servizio della persona e non la persona al servizio dello stato, del partito, dell'ideologia. Se questo è vero vuol dire valorizzare ogni persona, vuol dire quindi valorizzare ogni talento. La sfida dei talenti che poi è la sfida del merito. Attenzione, merito non deve essere inteso come il raggiungimento risultati di eccellenza che solo pochissimi potrebbero raggiungere, perché sarebbe una sfida elitaria, una sfida aristocratica, mentre invece la sfida del merito è quella di consentire ad ogni giovane di esprimere il meglio di ciò che ha dentro, di offrire, di poter dare ciò che è, come dire, fra i suoi talenti, fra le sue potenzialità, fra le sue abilità, ovviamente con l'impegno. Quindi talenti e impegno. La scuola che abbiamo in mente, la scuola che valorizza anche l'impegno, che richiede l'impegno. È una scuola dunque che come diceva Garner prevede intelligenze plurime, dobbiamo ribaltare quella concezione che risale all'inizio del Novecento, alla prima metà del Novecento, che è così ben espressa dalla riforma gentile, cioè una concezione per cui ci sarebbe un modello unico di intelligenza che poi si svilupperebbe in modo, come dire, svilupperebbe un contesto scolastico di tipo piramidale, quindi i più bravi, l'elite che va al liceo classico e via a seguire. Invece la nostra idea è proprio quella di percorsi che abbiano pari dignità perché tante sono le intelligenze, tante sono le abilità, tutte ugualmente degne, d'altro canto come ogni persona è ugualmente degna. Allora questa è la scuola di una vera reale eguaglianza, l'eguaglianza che consente appunto di offrire un futuro, un futuro bello, un futuro importante ad ogni nostro giovane. Ecco Fabrizio, quindi proprio per questo ho fatto questo raccordo proprio per arrivare con te alla domanda dei talenti, come è una grande azienda come la tua, forma i suoi talenti e come li inserisce nei percorsi aziendali, alla luce anche delle grandi sfide tecnologiche, in una transizione di cui hai raccontato prima? Ma oggi il tema è chiaramente delle tecnologie sta condizionando e sta cambiando in tempo reale l'approccio da un lato alla ricerca dei talenti, all'attrazione dei talenti e al loro integrazione all'interno delle aziende, perché è chiaro che temi come la digitalizzazione, l'intelligenza artificiale, la robotica, ti stanno cambiando tutti i processi aziendali e questo come dicevo prima non c'è un manuale, cioè per la prima volta ritengo che il contesto economico sta affrontando un cambiamento con una rapidità senza precedenti, con una contestualità senza precedenti, cioè in tutto il mondo stanno cambiando i processi per integrare queste tecnologie, questo non era mai avvenuto perché in passato c'era sempre stata una transizione, con conseguente anche tempi più lunghi che consentivano di adeguare i modelli progressivamente, oggi in un certo senso c'è una velocità mai riscontrata, questo pone da un lato due aspetti, da un lato che professionalità andare a cercare, dall'altro come cambiare l'azienda al suo interno e come riallocare le risorse e il capitale umano di cui già un'azienda dispone, perché il tema da un lato riguarda l'attrazione dei talenti, la loro integrazione ma anche la formazione di quelli che ci sono all'interno, come adeguarli e come ritrenarli per i processi, sapendo che i processi continuano a cambiare, per cui questa è una situazione veramente molto particolare in cui ci si sta trovando, soprattutto perché questi processi impattano in un'azienda come la nostra tutti i vari aspetti, dall'interazione col cliente finale, per cui tutto quello che riguarda il mondo del contatto col cliente, per cui uno pensa a tutti i sistemi interattivi che oggi consentono veramente al cliente di entrare pesantemente anche nella gestione dei servizi, tutto il tema della gestione vera e propria del servizio, per cui tutto il mondo che riguarda come gestisco delle infrastrutture spesso critiche, perché noi gestiamo infrastrutture strategiche anche per la sicurezza, perché l'acqua, l'energia elettrica e quant'altro di realtà come Roma e anche noi lo gestiamo tutti questi temi anche in tante altre regioni d'Italia, hanno degli impatti molto significativi. Tutto il tema della manutenzione di queste infrastrutture, perché oggi tutti i modelli di gestione della manutenzione di queste infrastrutture grazie a queste tecnologie passano da una logica di io intervengo quando c'è il problema, io devo iniziare a programmare molto prima tutta la gestione dell'infrastruttura. Questo fino a pochi anni fa non era impensabile, perché oggi attraverso la gestione di questa mole di dati io so abbastanza, riesco a prevedere abbastanza cosa accadrà nel prossimo futuro e pertanto devo formare delle persone che in grado di gestire questo problema prima e poi tutto quello che riguarda la stessa ricaduta del servizio sulla collettività nel suo complesso. Per cui su questo oggi noi ci stiamo attrezzando, cambiando e integrando l'intelligenza artificiale trasversalmente su tutti i processi aziendali. Oggi gestiamo già il ciclo idrico integrando tecnologie ormai già da qualche anno che ci consentono di fatto di gestire in maniera predittiva tutti questi processi. La realtà è per questo abbiamo sviluppato anche gli ETS che oggi non esistono tecnici in grado di farlo questo, perché quello che siamo riusciti a fare è prendere il personale interno e riformarlo su queste tecnologie ma la difficoltà è individuare le risorse del futuro su questo. Risorse del futuro, ti chiederei appunto visto che siamo una sala in cui è prevalentemente i componenti di studenti e di ragazzi, un ragazzo che vorrebbe approcciarsi a una grande azienda come la tua, quali sono i tre consigli flash che gli daresti? Io credo che oggi approcciare un'azienda come la nostra significa fare un investimento su capire cosa è il tema della transizione delle infrastrutture del futuro, perché un'azienda come la nostra sta guardando a diventare un gestore di infrastrutture per la sicurezza, perché la nostra missione sta diventando sempre più quello di garantire la sicurezza delle infrastrutture, pertanto su questo chi si approccia ad un'azienda come la nostra deve avere la curiosità intellettuale di cogliere l'aspetto in prospettico della gestione delle infrastrutture che a mio avviso sono un elemento fondante di uno stato, cioè oggi uno stato è fatto da persone infrastrutture in un certo senso. L'altro aspetto è gestire con una massima flessibilità, perché contrariamente a percorsi di formazione anche io quando sono entrato nel mondo del lavoro, oggi dire come sarà la professionalità fra quattro anni è praticamente impensabile, avendo dei figli me ne rendo conto anch'io, cioè oggi dire quali sono le professioni è molto complesso, sicuramente oggi le tecnologie danno come dicevo prima una capacità di auto formarsi enorme, per cui sicuramente chi entra in un'azienda non si può aspettare un percorso di formazione fornito dall'azienda appunto basta, per cui deve integrare sicuramente attraverso una curiosità personale e combinare i due aspetti in modo continuo, oserei dire, e l'ultimo consiglio se posso è essere sempre esigente con i propri capi, cosa che io sono sempre stato, cioè chiedere, chiedere di fare nuove cose, chiedere di vedere altre cose, perché è l'unico modo di investire sul se stesso, non aspettarsi che chi gestisce diciamo il tuo tempo in un certo senso, se così si vuol dire, abbia l'attenzione ogni volta a occuparsi della tua deformazione, cioè ognuno deve essere formatore di se stesso in un certo senso, le capacità e le risorse all'interno delle grosse aziende ci sono, perché spesso aziende come la nostra offrono un panorama formativo enorme e spetta singolo avere a mio avviso la curiosità di sfruttarlo, perché se io guardo all'offerta formativa di un'azienda come la nostra c'è l'imbarazzo della scelta, poi bisogna avere la pazienza, la voglia e soprattutto la voglia di dedicare il tempo necessario a farlo, perché se a mio avviso io credo che insomma la grossa ad esempio differenza è che oggi lo smart working consente in tante aziende una grossa flessibilità, io dico sempre se la metà di quel tempo venisse anche allocato a formare e a auto formarsi sicuramente sarebbe una forma di investimento che ogni persona fa su se stesso. Un bellissimo consiglio da papà, siamo tutti padri, quindi tutti i genitori, quindi consigli condivisibili assolutamente, formazione continua e non smettere mai di formarsi, questo penso sia un bellissimo messaggio. Giuseppe, parliamo di formazione, mi è piaciuto, gli ho fatto questa domanda a Fabrizio, per portarti a una considerazione più generale, chi forma chi? Cioè i docenti, noi è vero che abbiamo bisogno di competenza, è vero che abbiamo bisogno di una formazione di qualità soprattutto, il richiamo di Fabrizio, anche con la sfida stai facendo tu, quindi il tema forte, uno di tanti altri due tretti, mi tuoi molto cari che ripeti sempre, anche nelle lunghe chiamate che ci facciamo, è come si valorizzano i docenti, ecco perché dai docenti non ci dimentichiamo passa poi la formazione di tutti i nostri figli. Ma innanzitutto noi dobbiamo partire da una consapevolezza che non è sufficientemente diffusa e cioè che la scuola italiana vale tanto, che i docenti italiani valgono tanto, io giro parecchie scuole, vengo a conoscenza di quello che si fa nelle aule, mi raccontano le sperimentazioni, grazie all'autonomia scolastica devo dire che trovo delle innovazioni, una capacità di innovare la didattica di appassionare i giovani straordinaria. Quindi questo è un punto che dobbiamo tornare a ribadire perché dobbiamo anche essere tutti consapevoli della autorevolezza dei nostri docenti, poi ovviamente c'è chi è più bravo, chi meno bravo, ma complessivamente la scuola italiana vale, smettiamola di pensare che la scuola italiana sia una scuola di serie B, non è affatto vero. Poi c'è un altro aspetto che credo che sia assolutamente importante e doveroso. L'autorevolezza dei docenti va ripristinata innanzitutto partendo dal discorso economico e noi abbiamo iniziato a farlo, penso soltanto al fatto che nel 2009 c'è stata una coda contrattuale, poi c'è stato un contratto nel 2018 perché era intervenuta una sentenza della Corte Costituzionale. Noi abbiamo novembre 2022, dopo tre settimane chiuso il contratto precedente, il contratto scaduto, abbiamo nell'ultima legge di bilancio messo le risorse per addirittura poter chiudere i contratti con uno stanziamento superiore all'inflazione programmata per il 25-27 e per il 28-30. Certo, qui voglio dire anche che come lega abbiamo al Congresso approvato un ordine del giorno che auspica un aumento importante degli stanziamenti per pagare sempre meglio il personale scolastico italiano, un ordine del giorno in cui credo fortemente. Ma detto questo dobbiamo capire che l'autorevolezza dei docenti deve essere ripristinata partendo da tante iniziative. Per esempio se veniamo a sapere che i docenti personale scolastico era uno dei pochi settori che non aveva l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, vuol dire che evidentemente erano considerati come dei lavoratori serie B, perché agli altri sì e al personale della scuola no. E da qui appunto l'idea di estendere, che abbiamo fatto in via sperimentale nel 2023, ora con il ministro Calderone vogliamo renderla stabile e definitiva. L'idea della sicurazione sanitaria dal 1 gennaio 2026, perché anche qua significa valorizzare una professionalità, valorizzare un lavoro. Poi c'è il tema di ridare autorità ai docenti all'interno delle classi. Io non ho paura di questo termine. È un termine che Anna Arendt ci ha spiegato molto bene, è il pilastro della democrazia, un conto è l'autorità e un altro è l'autoritarismo. Noi dobbiamo ripristinare l'autorità dei docenti e dobbiamo ripristinarlo partendo anche dal voto di condotta, partendo da tutti quegli strumenti che consentono al docente di essere concretamente rispettato in classe. Dobbiamo anche considerare un altro aspetto, che c'è la necessità di creare dei percorsi che possano valorizzare i talenti dei giovani, perché l'aspetto di accendere l'entusiasmo, accendere la passione dei giovani è certamente un aspetto che lo coinvolge e fa sì che sia sempre più, come dire, disponibile ad affrontare un percorso formativo evitando derive di bullismo o di quant'altro. Poi c'è a mio avviso l'altro passaggio, il passaggio della formazione, cioè, e qui l'abbiamo messo proprio nelle indicazioni per il nuovo contratto, credo molto in una formazione obbligatoria, in una formazione verificata e una formazione valutata a cui collegare anche degli incentivi. Perché il tema della formazione degli insegnanti è sempre più strategico. Allora se noi mettiamo insieme la necessità di ripristinare l'autorevolezza, di ridare centralità e riconoscenza a questa figura, di valorizzarla dal punto di vista professionale, anche dal punto di vista economico, di formarla sempre di più, credo che faremo un discorso importante sia per i nostri docenti, sia anche per ovviamente i nostri studenti. Aggiungo e concludo che dobbiamo anche valorizzare e far conoscere quello che di bello si sta facendo una scuola italiana. Per questo che con Scuola Futura ho voluto portare l'innovazione didattica nelle piazze, nelle strade per far conoscere quanto sia bella la capacità di innovazione dei nostri docenti. Per questo che abbiamo lanciato i prodotti Made in Meme per far capire che si fa innovazione, si fa ricerca nelle nostre scuole e per questo che abbiamo fatto Villaggio Italia al Cairo. Insomma, tutte queste iniziative che servono a rendere sempre più di impatto e sempre più nota la qualità della scuola italiana. Io vi ringrazio molto, abbiamo sforato di un minuto, grazie a Giuseppe Valditara e a Fabrizio Palermo e soprattutto grazie a voi che ve lo siete davvero meritato l'applauso anche perché se riusciamo a avere una scuola che valorizzata, una scuola che funziona è una mano sia al paese sia alle imprese. Insomma, io credo che riallacciare questo dialogo non volesse solo il titolo di questa tavola rotonda ma sia un auspicio condiviso da tutti quanti. Grazie anche da parte mia e a vedere le prossime iniziative del festival. Grazie.
{{section.title}}
{{ item.title }}
{{ item.subtitle }}