Protagonisti della musica italiana
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Protagonisti della musica italiana
Un libro di ritratti che unisce arte, musica e storie di grandi protagonisti, con un focus su Mauro Balletti e la sua visione artistica.
La Vittoria, la Vittoria Buonasera, buonasera a tutti, buon pomeriggio, in sigla che ore sono, 15 e 16, possono andare bene entrambi. Sono molto contenta di avere davanti a noi un panel di tutti i giovani, di tutti i ragazzi e quindi sono molto contenta di parlare di questo argomento che è legato a questo libro, che è un oggetto prezioso, i protagonisti della musica di Mauro Balletti. Vi presento, scusate che io sono imbranatissima, vi faccio una presentazione un po' così formale dei nostri panelist. Gianluigi Attorre, CEO e founder di Atomic, regista, autore e produttore, è stato direttore creativo di Ballandi e successivamente cofondatore di Atomic, ha prodotto Ionoi e Gaber di Riccardo Milani, vincitore del Nastro d'Argendo e candidato ai Davidi Donatello, collabora con Top Brand del Lusso e della Moda. Antonio Marras, direttore creativo, nato in Sardegna e non è un caso perché la Sardegna fa gran parte della sua estetica, nel 1996 ha presentato la prima sfilata di Alta Moda a Roma, nel 1999 ha debuttato con il Pretà Portée a Milano e io leggo la sua ribellione contro gli estremismi e l'idea di purezza, è un tratto distintivo del suo lavoro che abbraccia moda, arte e design. E accanto a me c'è Mauro Balletti e la cosa che mi è piaciuta di più che la sua bio nel sito del Festival dell'Economia è solo fotografo. Allora, per i più giovani io posso raccontarvi che Mauro Balletti non solo ha ritratto, e in questo libro ne abbiamo la prova, i più grandi protagonisti dello spettacolo, ma da tantissimi anni collabora con una incredibile artista che è Mina, che già la mia generazione non ha avuto la fortuna di vedere dal vivo e che non ha avuto la fortuna di vedere proprio ritratta, ma che ha conosciuto tramite le immagini di Mauro Balletti. Ma qui non c'è solo Mina, ci sono degli incontri pazzeschi. Io però vorrei partire un po' dalla nascita di questo progetto perché Mauro Balletti mi hanno detto, non so se è vero, che ha un archivio un po' segreto. Dimenticato, più che segreto, dimenticato. E' stato dimenticato per tanti anni, poi Gianluigi che mi conosce da tanti anni ha visto in giro i provini di alcuni artisti, ma ha chiesto se ne avessi altri e dicevo no, sinceramente non mi ricordavo di avere così tante materiale nascosto in solaio, in cantina, negli archivi. E lui mi ha dolcemente obbligato a cercarle. Dolcemente obbligato e bella. Da dove nasce la collaborazione? Perché nasce anche da un documentario, no? Nasce da un documentario quasi dieci anni fa, prodotto per Sky Art. E' stato il primo incontro, perché è stato un incontro che sicuramente mi ha permesso di entrare maggiormente a conoscere l'arte di Mauro nel suo ecrettismo, nel suo senso consapevole di un'arte a 360 gradi perché Mauro parte principalmente, lo conosciamo tutti per la fotografia, ma parte principalmente dall'arte pittorica. Però da altra parte anche con una complessità che ha appena anticipato, perché Mauro ha una discrizione che pochi altri artisti hanno non soltanto sull'arte ma soprattutto sulla sua arte, ma soprattutto sugli artisti che sono stati fotografati, ritratti da lui e quindi pian piano l'apertura di questi cassetti, come dice Mauro, mi ha permesso in quel caso di raccontare un po' più in profondità il binomio con artistico con mina, ma soprattutto di scoprire tutto quello che ora possiamo vedere nel libro. Raccontiamo ai ragazzi che tipo di artisti ci sono, che cosa c'è in questo archivio anche perché ci sono artisti che loro conoscono molto bene. Io anticipo soltanto ma poi lascio la parola. Mauro, ci sono i veri grandi protagonisti della musica italiana, grandi nomi considerati classici ma ci sono per volontà solo 24 ore di culture, per il lavoro che abbiamo fatto insieme anche nuovi volti della scena musicale e che Mauro ha ritratto a suo modo e su questo lascio la parola a Mauro perché sicuramente sa raccontare meglio di chiunque altro. Non è che ci sia una grande differenza per me tra un'artista giovane, un'artista così attlarato, nel senso che sono personaggi che ognuno ha una particolarità estetica o caratteriale. E io cerco chiaramente di registrare queste cose. L'estetica di Mauro Balletti è un'estetica preziosa e lo chiedo ad Antonio Marras che di arte, immagine, cultura visiva è un maestro. E musicale anche. E musicale, certo. No, in realtà io sono qua perché credo che si incontrino la vita delle persone e di solito queste persone ti accompagnano nell'esistenza. Poi c'è un momento in cui il fatto decide di far coincidere la tua vita con quella di qualcun altro. Quindi l'incontro di Mauro è un incontro veramente molto recente. La cosa che più ci lega forse sta nel fatto che io non gli ho mai chiesto di Mina, che lui è bombardato tutti i giorni credo da persone che gli chiedono di Mia. E questo è il primo punto. La cosa di Mauro straordinaria è intanto la sua discrezione. E quello che mi piace di Mauro è il suo sguardo. Quando guarda e fotografa è quando disegna. Perché bisogna specificare e rimarcare il fatto che Mauro non è un fotografo. O meglio, non è solo un fotografo. Mauro è un'artista tutto tondo. Mauro è uno che, come me, in questo mi ritrovo molto, ha bisogno, ha l'urgenza di pasticciare, disegnare, di riempire spazi tutti i giorni. E questo è una cosa. E lo facciamo in un silenzio totale o con una musica che ci accompagna. La musica è come la poesia. La cosa che mi ha salvato, faccio un inciso su di me, e quando ho un dislessico di scalcunico non riconosciuto, la pagina intera letta e scritta mi sconvolgeva. E la musica, scusa le parole, la poesia al centro della pagina mi davano respiro. La metrica, la rima così, quindi la musicalità del testo, ha fatto sì sempre che il mio neurone potesse immagazzinare veramente centinaia di testi. Quando io e Mauro ci parliamo, ci parliamo quasi con frasi di canzoni. Questo è una cosa molto bella, un dirlo tra pazzi. E questa è una cosa molto importante. E a questo punto vorrei fare io, se posso, una prima domanda a Mauro. Di solito si dice, e io lo dico sempre, quando devo spiegare una cosa, quando devo raccontare, facciamo un lavoro, la prossima collezione, dedicata a Frida Kahlo. E c'è un gelo e si dice chi è Frida Kahlo. E quindi, così, allora dico, buh, vabbè, proviamo così. Parlo, racconto e poi dico, ma un'immagine vale più di mille parole. Se questo è vero, vorrei sapere da te quanto vale un'immagine. L'immagine insieme al suono sono le prime cose che un essere umano, forse il suono prima e poi dopo, pian piano, riesce a mettere a fuoco l'immagine dei familiari, delle persone che ti accudiscono. E poi l'immagine diventa la rappresentazione di tutte le tipologie di sentimenti che puoi provare nella vita. Dall'immagine poi si passa all'estetica. E io ho avuto un modo di notare che anche i bambini più piccoli sono molto attirati dal bello, da un bel viso e purtroppo sono schifati dalla bruttezza. Quindi la bellezza, questo è un tema eterno ed antico, è una essenza quasi divina, un'emozione che tutti gli esseri umani provano. E quindi per me rappresentare una persona è cercare il meglio esteticamente delle coordinate somatiche del viso. Ecco, io amo molto i ritratti, i beauty diciamo, il viso da vicino da una persona. Io sul viso da vicino sono rimasta colpita da alcuni particolari dei primi piani. Il pelo della barba appena ricresciuto, proprio particolari che poi ti danno una visione diversa di un'artista. Però vorrei fare un passo indietro visto che ci sono tanti ragazzi giovani. C'è una delle delle frasi che accompagnano queste foto, sarà un po' imbranata perché il libro è pesante, è molto bello. Marcella, Marcella Bella, che sicuramente conoscete perché è tornata alla grande, alla ribalta. La prima volta che lavorai con lei si stupì tantissimo della mia giovane età. In effetti avevo appena vent'anni. Come sei diventato Mauro Balletti? Per caso, nel senso che è stata la conoscenza con Mina, che io amavo fin dall'adolescenza. Ho fatto in modo di poterla conoscere quando avevo vent'anni. L'ho conosciuta, mi ha chiesto che io fosse, cosa facessi. Ho raccontato che ero pittore, che studiavo, facevo l'università allora. E mi ha detto, perché non mi fai delle foto? E io non l'avevo mai fatta in vita mia. Mi sono fatto prestare una macchina fotografica da un mio amico che invece era appassionato di fotografia. E li ho fatto le foto durante la realizzazione dei caroselli della Tassoni a Salò. Sono diventato fotografo nel giro di un mese e mezzo o due, perché poi le hanno pubblicate subito sulla copertina dei suoi dischi. Quindi non ho scelto così. È stata la sua premonizione, la sua magia, a farmi diventare fotografo. Sì, c'è proprio della magia a questo punto però. I grandi artisti sanno riconoscere il futuro secondo me. Hanno questa capacità magica di viaggiare nel tempo. Queste immagini fanno parte di periodi storici molto diversi. Ci sono immagini degli anni 70, c'è un Umberto Tozzi bambino, degli 80, c'è un Michele Zarrillo bellissimo in fasce. Io non l'avevo mai visto così bello. Quando dicevi la bellezza estetica, esplode in maniera sorprendente per alcuni personaggi. Non li abbiamo mai visti così belli. Però la domanda più banale che si può fare a un fotografo, e poi la girò anche a voi, la domanda banale è ma la fotografia cattura l'anima? No, si dice sempre questa cosa, è vero o non è vero? Mi ha molto colpito la descrizione che accompagna le immagini meravigliose di Raffaella Carrà di quando Raffaella Carrà per un momento svela qualcosa del suo essere Raffaella Pelloni diversa dal suo ruolo pubblico di Raffaella Carrà e dice no, io così non voglio essere ritratta, questo lo voglio tenere per me. Ho detto semplicemente fine delle foto, però il motivo era quello. Quindi allora forse qualcosa di vero in questa cosa dell'anima, qualcosina c'è? Ognuno risponde in maniera diversa a questa intromissione nella tua psiche, nella tua emozione. Lei probabilmente si è fatta un personaggio e seguiva quella linea Raffaella Carrà, probabilmente la sua parte personale non voleva condividere più di tanto. Questo è molto rispettabile secondo me come cosa. È anche molto interessante che la foto possa poi svelare, anche solo una foto possa poi svelare. C'è anche da dire che analizzando i provini a contatto di Mauro si nota come intanto non è un fotografo che sta lì e perde le ore sul soggetto. Infatti ci sono pochi scatti ed è anche un fotografo che velocemente quando conosce la buona si ferma. E soprattutto anche dalle foto che hanno una purezza, poi soprattutto quelle pubblicate, si nota come oggettivamente siano foto che sicuramente molte vivono di quello scatto lì. E poi c'è anche un lato che è quello della postproduzione su cui Mauro, diciamo... La postproduzione nella fotografia una volta si faceva in camera oscura per ore e ore per cercare il chiaro oscuro giusto. Tu mettevi esattamente le mani sotto all'obiettivo del proiettore per mascherare certe zone, per enfatizzarne altre. Adesso è tutto molto più semplice con il computer. Però possiamo dire che aggiungo soltanto una roba nei cassetti aperti, una roba bellissima che forse soprattutto molte generazioni non possono immaginare proprio il fotomontaggio o andare a lavorare soprattutto per quanto riguarda le copertine di mina sui ritaldi, andare lì a incollare i singoli pezzi. Perché tutto quello che vediamo che ora è creato da intelligenza artificiale, invece da Mauro era creato ritagliando, incollando e poi andando a pubblicare la foto in un composite che è pazzesco, che ora non si potrebbe neanche immaginare. Voi voglio tornare su questo argomento per una cosa molto bella che è venuta fuori nella presentazione di Gassadamante fatta in triennale, ma vorrei ritornarci tra poco. Questa questione dell'anima ne parla anche Dennis Kurti nel testo che accompagna, che precede il libro. Come la vedi? La vedo come direbbe Renato Zero, qualcuno prende all'anima. In realtà la cosa più bella, più profonda, più difficile da raggiungere è l'intimità di una persona. D'altra parte ognuno di noi si pone davanti a qualcun altro, perché lui sicuramente ha conosciuto prima queste persone che ha fotografato, ma forse non è andata sempre così. E' il darsi a lui in quella maniera. Gli ho chiesto proprio poco prima di entrare qui. Ho visto una foto di Mina che sembrava una foto di Nan Golding, cioè dopo uno stupro. Lei mi racconta che si stava struccando, aveva sigarette in bocca e gli ho detto fermati. Lui l'ha scattata. E gli ho detto che questa foto secondo me è la rappresentazione, l'emblema della fiducia che qualcuno può riporre in un altro. Cioè chi si lascia fotografare in quella maniera e chi ti permette poi di dire sì a pubblicare quella foto. Quella foto veramente ha una forza, un impatto unica. C'è un'altra foto straordinaria di un franco califano giovanissimo e lui mi raccoglie e mi dice che è una foto che mi ricorda a Diane Arbus. Quindi dico ma qui è con un travestito, c'è in un letto lui che era il maschio italiano per eccellenza fotografato con un travestito. E lui mi dice sì, è vero, ma poi la casa discografica mi fa fare la stessa foto con una donna e quindi viene pubblicata quella. Ho lavorato perché conosco Michele da tanto tempo, lavoriamo insieme, facciamo tante cose. L'ultimo lavoro che Mauro ha fatto con Michele Bravi, Michele è nudo, c'è tutta un'inspirazione appunto a bacon. Mauro ha magistralmente ritoccato a mano quelle foto pittoricamente. La cosa straordinaria di Mauro è che non si ferma un lavoro, il suo lavoro procede continua anche dopo. Il creare secondo me grande confidenza e fiducia nelle persone che fotografa è bellissimo. Mi raccontava che è stato prigioniero della Berthet per sette ore a casa sua. Ci sa perché non mi stupisco. Io neanche, sarei voluto essere al suo posto, ma no, c'è stato lui. E quindi questo è importante, però le foto della Berthet che lui fa, vestita alla sua ora, la copertina di Tyr quando la ritrai con quello short, è veramente quasi un perizono. È il concedersi a qualcuno, il dialogare con qualcuno, forse è quasi un innesto con qualcuno nel quale tu deponi la massima fiducia, altrimenti non potresti farlo. E lui è capace di questo. Non è poco. A proposito di queste foto di Loredana Berthet c'è il divismo, che è anche quello che emerge, trasuda dalle immagini di Patti Bravo, cioè il divismo vero. Come è il rapporto con il divismo? Esistono ancora divi oggi? È questo che vive a quel livello di si nasce. Non è che si diventa. Anche se avesse fatto un altro lavoro sarebbe stata comunque una diva, perché si nasce. È una summa di modi di essere tradizioni in un certo periodo storico. Ne conosciamo tutti dei personaggi di Veschi, anche che non lavorano nel mondo dello spettacolo. Spesso sì, perché il palcoscenico è il posto migliore per una persona che nasce con una grande personalità, se uno è anche un grande artista. Il gioco è fatto. Sono capricciose le dive quando si fanno fotografare? I grandi artisti mai. Da giornalista concordo. Da mezzo ai calzetti spesso sì. Da giornalista straconcordo. La fiducia che è importantissima immagino poi che sia maturata in rapporti consolidati con gli artisti con più anni di carriera. Antonio ha citato queste foto bellissime di cui Michele Bravi è estremamente orgoglioso. È stata una delle prime cose di cui mi ha parlato presentando il suo ultimo album, perché per lui sono state quasi un'epifania queste foto. Lui è definito coraggioso in questo libro, però è secondo me anche libero, anche estremamente autentico. Poi ci sono gli artisti più giovani come Achille Lauro, elegantemente trasgressivo, definito, che è veramente anche lui iconico, icastico. Come è lavorare con questi artisti giovani della nuova generazione? È cambiato qualcosa? Assolutamente no. Si tratta soltanto di trovare persone tipo Michele Bravi che abbiano la sensibilità, l'intelligenza di usare, di fare cose non consuete. Quindi dopo diventa facile. Ecco Michele Bravi. Infatti io ho fatto un servizio fotografico ispirato alla pittura di Lucian Freud. Avevo fatto due o tre proposte. Hanno scelto quella, lui e la sua manager. E poi, di tutte le foto che ho scattato, io nella mia mente avevo scelto quella che poi diventa... e lui ha scelto la stessa foto. Quindi vuol dire che la sintonia è totale. Quindi c'è più fiducia anche nella possibilità di trasgredire dall'estetica normale, dalla solita foto, diciamo, in posa. La guancia sorretta da un paio di dita che abbiamo visto dappertutto. E quando poi si rivedono gli artisti? Quando? Quando si rivedono in fotografia? Dipende dalle persone. Lui parlava di quella foto strana di Mina, che io chiamo Bukowski, quella foto, perché è proprio fuori legge, diciamo. Però io la riconosco e lei la riconosce. Quando c'è sintonia il gioco è meraviglioso. Mina mi ha insegnato tutto, soprattutto a osare. Non è male questa? E' a osare in tante direzioni, specialmente nell'estetica, nel saper si mettere in gioco, nel non cercare la banalità, nel rifugere la banalità. Noi, Mina, la conosciamo e la vediamo da decenni attraverso gli occhi di Mauro. Questa cosa è unica, non rara, unica. In televisione tutti i giorni passano un brano di Mina. Non c'è giorno in cui non si veda in televisione. Mina è ascoltata in streaming, ascoltata dai ragazzi, quindi lei è estremamente popolare nel suo essere assente, visivamente. Però volevo chiedere anche a voi questo fenomeno totalmente unico dell'avere noi come occhi su Mina, solo quelli di Mauro? Più che altro è intrigante, per quel po' che ho potuto vedere, come nasce quell'immagine di volta in volta. Quindi con questo scambio di brani che arrivano, a volte anche improvvini, Mauro, ti arrivano a sentire e vedere Mauro ascoltare questi brani. E soprattutto avere questo processo mentale di ritrovamento di immagini che sono all'interno del suo archivio. A volte, se posso permettermi, Mauro, anche prese da fotogrammi di video, non è la costruzione poi di molti dei suoi lavori. E da lì parte un processo che molto spesso non è per forza legato al concept dell'album, al tema dell'album o al titolo dell'album. Ma è un processo che però lega perfettamente la sua arte a quello che poi è il racconto musicale di lei. E quello ha permesso di rappresentare quello che ripeto spesso, l'assenza. Perché la cosa bella è che lui ha dato un volto all'assenza, dalla seconda metà degli anni 70 in poi. Quindi sono veramente decenni in cui Mauro rappresenta l'assenza di una diva che è vera diva, perché è percepita come etale, vivendo la solo di musica e delle immagini che lui perluce. Antonio, che ne pensi? Io ho delle curiosità, vorrei che Mauro raccontasse, che voi non conoscete, che è molto importante. C'è una foto di Mina che è passata adesso, dove lei ha un corpo da culturista e una faccia di Mina. Fece scalpure all'epoca. No, no, ma la cosa più interessante, non è che fece scalpure, che fu straordinaria, ma è quello che adesso Mauro ci racconta. Questo è una trappola. No, non è una trappola. Vorrei così cogliere dei momenti che voi non sapete, ma che è importante che invece... Quando c'erano ancora i negozi di dischi ed erano negozi molto grandi e molto importanti, c'era uno a Milano in corso Genova. Io passando in macchina ho visto la vetrina tutta dedicata a quel disco di lei, culturista, e mi sono fermato, perché a me piace molto il multiplo di qualsiasi cosa. Vedere tante volte replicata la copertina mi era piaciuto molto. E sono andato a vederla, intanto nessuno mi vedeva, un po' di narcisismo, un po' di curiosità. E mi fermo, guardo e arriva una famiglia milanesissima. Mamma, papà, bambino e ragazza adolescente. Allora, per caso ascolto il commento di questa famiglia e la mamma fa in milanese... Ti hai visto come lei è diventata la mina? E la figlia fa cosa? E la mamma fa... E lei è diventata così in sci, in milanese. E lei è diventata così e fa... Ma mamma, sei scema? Ma no, te l'hai dissi mia, l'ho letto sul giornale, ha fatto la palestra e lei è diventata... Allora veramente tutto può essere nella vita. Cioè, sono rimasto scioccato perché per me era la palessiano che non poteva essere reale. Però da un certo punto di vista era talmente reale che la signora era convinta che... E non c'era ancora il computer. A questo proviso non c'era ancora il computer. Qualche mese fa al Teatro della Triana di Milano è stato presentato Gassa D'Amante, l'ultimo album di Mina. E una cosa molto affascinante che ha detto Massimiliano Pani, che è il più stretto collaboratore ma anche il figlio di Mina, ha detto, Mauro Balletti è una sorta di precursore delle immagini create con l'intelligenza artificiale. Perché adesso noi ci divertiamo stupidamente con l'intelligenza artificiale a creare immagini assurde. Appunto, inventami una donna con la barba. Però noi vediamo... Nei circhi ci sono sempre state la donna barbuta, i freak, Ferreri e be' ha fatto il film con Tognazzi. Però volevo sapere come commenti questa considerazione che ha fatto Massimiliano Pani. Ma sai, io la trovo molto interessante all'intelligenza artificiale. Per esempio nel caso dell'ultimo disco, per me si è trattato solo di trovare un fondale che non esisteva in un archivio di banca dati, di immagini, non esiste un vegliero così in mezzo al mare, anche volendo per fare la polena di una nave, non avrei mai trovato una... Però la foto era la mia, ho fatto un connubio, come facevo il collage una volta con le fotografie ritagliate, l'ho fatto con pezzi di immagine utilizzando l'intelligenza artificiale. Per me è come il computer che è diventato un mezzo più rapido di elaborare una fotografia, però se una fotografia è brutta è brutta. Non è che diventa bella perché usi Photoshop o perché usi l'intelligenza artificiale, la schifezza rimane schifezza, la cosa un po' creativa ha una possibilità in più di essere realizzata, più facilmente. Adesso come lavori, appunto, i tempi del collage sono finiti? Sì e no. Cioè la manualità del pittore è ancora una tentazione? Assolutamente sì, dipende poi, perché per arrivare a una certa cosa ci sono diverse strade, no? E ogni volta più o meno cambio. Questa cosa è estremamente affascinante, l'ispirazione pittorica è ancora la manualità pittorica. Come dicevo prima è il punto di partenza, però proprio l'immagine che citava Antonio prima di Mina con il collage. Io ogni tanto, scusate, è come se vi voltassi le spalle ma sto guardando anche io le immagini bellissime. Di Mina con un corpo da uomo, da culturista, proprio quella è un collage, uno non lo direbbe mai, ma se vedi è un collage che ha un'espirazione comunque di per sé pittorica e che poi tra il collage, l'aerografo e tutto il resto poi arriva a quel livello. Quindi sicuramente tutta la parte pittorica è un altro ambito dell'arte di Mauro, è fondamentale e si riscontra proprio da veri ritratti quelli che stiamo vedendo. Questo è un ritratto di ritratti classici, diciamo, però quando l'assemblamento di immagini vengono miracolosamente bene in fretta, io sono strafelice perché vuol dire che secondo me, nella mia pazzia, quella cosa voleva nascere da sola. Io penso che ci sia un aiutino di magia da qualche parte che aiuta noi ricercatori di immagine. La cosa può essere? Un fantasmino? Un folletto? Una pazzia. Io ho due domande. Uno è che in tantissime foto sono presenti le mani, io sono ossessionato alle mani, quindi è la prima cosa che noto. Lui è il colpevole di aver scelto le foto dove le mani sono presenti, ma è impossibile non scegliere quelle foto, cioè da Mina a Diodato a Ornella Vanori. Quella di Diodato da direttore d'orchestra che proprio... Sì, ma anche Ornella Vanori, molti hanno le mani in evidenza. Cosa sono per te le mani? Cosa rappresenta? Dopo il viso è il massimo dell'estetica, proprio perché raccontano qualcosa. Qui c'è Mimì con le mani. Sì, ma anche nella pittura. La regina dopo il viso del racconto oleografico, del racconto di un'immagine. Mia Martini che è uguale a Greta Garbo, non so se avete notato questa somiglianza straordinaria. Poi c'è un'altra cosa, c'è una foto bellissima di Alice, c'è un primo piano meraviglioso così, dove gli occhi chiaramente sono protagonisti. Poi c'è il vento, perché c'è i capelli mossi dal vento. Ecco, un'altra cosa che è una mia grande ossessione è il vento. Che cos'è per te il vento? Anche quello è magia, perché è un'entità impalpabile che ti trasforma, che a me dà molta energia. Per esempio, per me il vento, il temporale, lo Sturm und Drang, per me sono il massimo del vento. Perché si muove la natura, ti dà un suggerimento in più presente. E quindi? Cambia il soggetto proprio, lo trasforma. Cambia anche la mente umana, gli animali anche. E quindi la differenza tra fare una fotografia fuori e in studio? Non cambia niente, tanto se io dedico una persona e soltanto, magari l'esterno è anche più facile perché la persona ha più suggestioni. In uno studio sei un microbovato, osservato da un microscopio che è il fotografo. Non è facile farsi fotografare. No, infatti, queste foto stupende di Caterina Valente che è scomparsa poco tempo fa ma che soprattutto è un po' meno ricordata nella cultura contemporanea. Ogni tanto appare qualcosa d'estate, più o meno sempre le stesse due immagini, ma lei è tristemente dimenticata. È stata un spazio lavorare con Caterina Valente. È stata come una gita scolastica, non so come dire. Era molto molto molto molto alla mano, molto ironica, come tutte le persone intelligenti, molto tranquilla, non so come dire. Era molto molto molto molto alla mano, molto ironica, come tutte le persone intelligenti, molto tranquilla, nonostante l'avessi fotografata già abbastanza avanti nella sua carriera. Per un giornale tedesco, Frankfurter, perché in Germania era molto più riconosciuta che in Italia come grande artista. Vero, in Francia anche. Noi davvero abbiamo colpevolmente… Sì, abbiamo anche un'altra colpa molto grande. Di una che per me l'interpreto è più straordinaria, la voce più emozionante, più toccante, la voce più devastante che uno possa ascoltare, che era Mia Martini. Io vorrei proprio chiederti un ricordo preciso della voce più bella in assoluto che per me esiste, che ancora ascoltandola veramente mi scuote. Che è una cosa molto mia personale. Le hai scattato delle immagini meravigliose, una che qui non c'è, di un suo LP dove aveva una concettura con delle mimose. Mimose gialle. Gialle. No, devi dirci di lei. Tu? Tu devi dirci di lei, sì. È un'artista immensa, è una persona dolcissima. È stato bellissimo lavorare con lei, facilissimo. Una persona di rara educazione, di rara semplicità. Come tutti i grandi artisti, i veri grandi artisti, quasi tutti in comune questo alla semplicità. Non hanno bisogno di sovrastruttura, sono semplicemente loro stessi. E lei è stata anche un'amica per me. Questa cosa veramente... ci sono cose che a me fanno proprio, non so come dire, un pudore, farei miele domande, ma veramente... Io sono spudorato. Menomale che c'è uno spudorato. No, ma per questo mi ha avuto qui. Ma infatti vedo una coppia molto efficace. Io sono rapita dalla bellezza di Claudio Baglioni in queste foto. Cioè lui ha uno sguardo che purtroppo mi sono innamorata adesso, e è ancora un bell'uomo, ma io mi sono innamorata di quel Claudio Baglioni lì, è un problema, mi rendo conto è passato qualche decennio. La bellezza proprio, come la bellezza anche di Loretta. Cioè certe foto sono proprio la bellezza. Magari anche un po' stocchevo nella mia ricerca di bellezza così in generale, però non posso farci niente. Cerco di far venire la persona bene, diciamo, quando devo fare soltanto il ritratto classico. Se c'è la possibilità di aggiungere qualcosa sono più felice. Baglioni mi ricordo una persona molto molto molto molto molto discreta. C'è anche questa foto di Fossati però. Ah cavoli sì. E lì capisci come mai Fossati li aveva fatto innamorare tutte. Ah beh, poeta. Però c'è una foto di un altro che è incredibile, che è quella di Vasco Rossi con l'occhione. Infatti, descritto proprio per la sua bellezza in questo libro. Perché, solo che ogni volta che io dico bellezza mi volto e ci sono le terga di Loredana. E quindi non so come ogni volta che dico... È bellezza anche quella, no? Beh, diciamo che è una foto in cui non c'è il viso ma che trasmette comunque molto e non diremo altro. Allora io adesso guardo un attimo ragazzi se per caso c'è qualcuno che vuole fare una domanda. Ma devo mettere gli occhiali perché non cedo niente, scusate. C'è qualcuno che avete di fronte veramente un maestro che ha magari anche fotografato alcuni artisti. Allora, te lo chiedo, visto che loro sono molto giovani, ma com'è Stachille Lauro? Molto educato anche lui, molto tranquillo. Per niente transgressivo l'ho trovato. È molto elegante lui. Sì. Molto elegante. Allora, c'è una frase bellissima riferita a te da parte di un signore che conosce che si chiama Vincenzo Mollica. Considero Mauro Balletti uno dei più importanti, originali e sorprendenti artisti che ho avuto la fortuna di conoscere nella mia vita. E poi dice delle cose molto belle. Ma la cosa più carina è che Vincenzo Mollica, grande appassionato e conoscitore di fumetti, dice Non è illusionista la mandrake, ma respira la leggerenza, la tenerezza, la schiettezza di quel combattente umorista esistenzialista in servizio permanente effettivo che si chiama Paperino. Bellissima questa frase. Questa è molto bella. È piaciuta tantissimo. Quanto ti senti Paperino? Dopo che lo dice Vincenzo Mollica bisogna sempre dargli ragione. Ma in effetti quando vedo che c'è scritto non toccare quel tasto faccio veramente fatica a non toccare quel tasto. Quindi vuol dire che dentro di me c'è veramente Paperino. Ma lui l'ha detto in maniera molto dolce, molto vicina al mio cuore perché ci conosciamo bene. Allora siccome abbiamo un piccolo video io però mi alzo perché sono proprio davanti. Ho paura che non vediate lo schermo. Io mi alzo. Sicuramente combinerò qualche danno. Facciamo così e farò sicuramente. Grazie. Mi sposto in un angolo così lo vedete bene e c'è un video che vorrei vedere insieme a voi. Buona giornata e buona fortuna a tutti. Che ci fa un cieco in una mossa dedicata a un grande fotografo e a un libro splendido che si intitola I protagonisti della musica edito da 24 ore cultura. Ci fa che vuole raccontare quello che ha fatto in tempo a vedere e a volte la memoria mi suggerisce delle cose che ho fatto in tempo a vedere come delle opere belle. Camilleri mi disse una volta guarda Vicenzino che quando vedrai la vista tu vedrai dei colori in maniera così nitida delle immagini così nitida come non l'ho mai viste prima. E aveva ragione lui. Io ho avuto la fortuna ho fatto in tempo a vedere le opere di Mauro Balletti. Di un fotografo che stimo immensamente stimo la sua semplicità la sua umiltà la sua grandezza la sua capacità di capire e di osservare. Lui è uno di quei geni che ci permette di vedere quello che abbiamo sotto gli occhi non vediamo ci permette di vedere oltre quello che vediamo. Non vedere a volte è una fortuna e in questo caso la memoria mi ha reso fortunato perché mi ripropone ogni tanto quando io le ho voglia le immagini di Mauro Balletti che sono una vera consolazione che sono uno stato di grazia che sono dei ritratti così autentici così veri che ti colpiscono nel profondo. E hanno una qualità di far vivere insieme pittura e fotografia. Lui nasce pittore e piano piano sviluppa la sua arte facendola diventare un'unione perfetta un mix perfetto l'arte pittorica e l'arte fotografica. In questo è davvero formidabile. Dalle ritratti di Vasco Rossi e quelli di Cerenzano ognuno ha una particolarità un dettaglio qualcosa in più che ti emoziona. Qualcosa che capisci in più dell'artista che fino a quel momento non avevi capito e poi c'è la sua enciclopedia la sua opera omnia la sua cappella sistina che è Mina. Mina che non è una musee ispiratrice è qualcosa di più è la sostanza della sua arte e la complicità che vive con lei che si trasforma in arte perché le copertine di Mina alla 73 a. Oggi la realità di tutti i Mauro Balletti con una efficacia con una grandezza con una forza davvero uniche lì non c'è solo il ritratto di un artista c'è una un affresco della nostra vita c'è il particolare che diventa universale c'è tutto quello che vogliamo capire della vita è concentrato. Nelle copertine che Mauro Balletti ha realizzato con Mina. Io spero che prima o poi si realizzi un museo in cui tutte queste immagini vengono custodite e mostrate al pubblico in maniera permanente perché c'è tanta vita c'è una vita che vale la pena di essere vissuto in tutti i ritratti che Balletti ha fatto per questa mostra per questo libro che è un libro davvero speciale e come la mostra del resto. Per il momento ogni tanto me ne ripasso uno se dovessi dire l'opera che per me è strepitosa in assoluto ecco di quelle di Mina prendetele tutte una dopo l'altra mettetele in fila è un film un cortometraggio un affresco come dicevo è tutto quello che volete e poi mi piace pensare che. Mina e Balletti hanno in comune un'altra cosa io sono un appassionato di Fumetti e mi e Mauro Balletti non è mandrake ma come Mina lei lo ama questo personaggio infinitamente e lo ama anche lui anche Balletti infinitamente sono come paperino e io come Vincenzo Paperica ho avuto la fortuna di diventare anche io di fare delle persone con paperino mi avvicino a loro con l'umiltà e la sostanza e l'attività che ha fatto. L'affetto di un ammiratore di un ammiratore vero un apprazzo grande ma un saluto a tutti ciao. Il bene che vogliamo Vincenzo Mollica è meraviglia enorme è incredibile allora davvero andate a sfogliarvi a gustare queste foto a innamorarvi come me di uno e poi girando la pagina di un altro e poi girando la pagina di un'altra a innamorarsi di questi grandi amici. Grazie davvero grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.
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