Made in Italy: le strategie dell’Italia
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Made in Italy: le strategie dell’Italia
L'Italia punta sulle esportazioni per crescere, ma affronta sfide legate ai dazi e alla politica estera incerta. Il ruolo del private equity e delle imprese è cruciale per sostenere l'internazionalizzazione.
La Fondazione è un'opera di Unione Europea La Fondazione è un'opera di Unione Europea Buona giornata a tutti, benvenuti. Grazie di essere qui. Questo incontro l'ennesimo degli oltre 300 appuntamenti del Festival dell'Economia di Trento, uno dei tanti dedicati a un tema chiave del nostro Paese, dell'Europa in generale, ma in particolare dell'Italia, il Made in Italy. Noi parliamo oggi delle strategie dell'Italia verso i mercati internazionali. Chi ha assistito al dibattito di prima, tra il Ministro Urso e Emma Marcegaglia, ha capito ovviamente che questo è un tema importante storicamente per noi. Noi ci siamo tirati fuori dalla crisi del 2008 e anche dalla crisi post-COVID, grazie alle vendite internazionali. Siamo arrivati adesso a 623 miliardi di euro di export, che è un passo dal record storico del 2023. Per la verità, nel primo trimestre, nonostante tutto, stiamo ancora andando meglio dell'anno scorso, quindi cresciamo di oltre il 3%. Ma è un tema chiave perché tutto questo patrimonio di 626 miliardi per quanto riguarda la parte dei beni è, non dico a rischio, ma c'è un grandissimo punto di domanda su questa cifra legata all'evoluzione del tema dei dazi. In questo momento siamo in una fase di stand-by, di grande incertezza. Gli annunci iniziali della Presidenza Trump si sono in questo momento fermati, per cui è stato fatto un passo indietro da un 20% verso l'Europa, siamo in questo momento al 10%, ma il negoziato deve ancora partire con l'Unione Europea, con la Commissione Europea. E ogni giorno, per la verità, abbiamo notizie diverse. Quindi, in realtà, il problema vero, che è segnalato anche da tante imprese, da tante economisti, che abbiamo sentito anche in questi giorni, il tema vero è proprio quello dell'incertezza, cioè l'imprevedibilità del Trump 2 rispetto anche al Trump 1 e il cambiamento continuo delle regole del gioco, che per la verità, dal punto di vista commerciale, se vogliamo, negli scambi internazionali, è sui dazi. Questo è l'aspetto più evidente e più noto. Ma anche negli scambi tra persone, come abbiamo visto stanotte, cominciano ad esserci problemi seri. Stanotte la notizia è che, appunto, l'amministrazione Trump avrebbe deciso di espellere gli studenti stranieri da Harvard. Non si capisce bene il nesto tra gli studenti stranieri e l'eventuale antisemitismo promosso dall'università, che è la denuncia di Trump rispetto alla Teneo, però, diciamo, mettiamo in discussione alcuni dei capisaldi. Il trasferimento all'estero dei beni in maniera normale, senza dazi, è in discussione il trasferimento delle persone per poter studiare all'estero. Tra l'altro noi invece, per esempio in Italia, saremo ben contenti di avere studenti stranieri che vengono a studiare qui. Quindi siamo in una fase di grande difficoltà, grandi paradossi e grandi problemi. Noi parleremo dei media in Italia oggi da diversi punti di vista, da attori diretti, imprese che esportano, in questo caso una cosa particolare, i servizi, non i beni, ma anche una serie di attori che a vario titolo contribuiscono al rafforzamento delle nostre aziende sui mercati internazionali, quindi il Ministero degli Esteri, le società di private equity, le società di consulenza e poi abbiamo anche il Sole 24 Ore, Confindustria, che in qualche modo partecipano a questo movimento attraverso una certificazione sul Mediniteri, di cui parliamo tra un attimo. Partiamo da Francesco Canzonieri, vi presento intanto gli ospiti, avete letto i nomi, abbiamo Francesco Canzonieri, che è amministratore delegato di NextAggie SGR, abbiamo con noi Claudio Lavorato, presidente di Reqip, Fabrizio Lobasso, Vice direttore generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, due cose che si liegano e ne parleremo, Eraldo Minella, che è direttore generale dei servizi professionale di formazione del nostro gruppo, del Sole 24 Ore, io sono Luca Orlando del Sole 24 Ore, come avrete intuito, e Luigi Riva, presidente delle società di consulenza e quindi di Asso Consult. Allora, partiamo da Francesco Canzonieri e partiamo dal private equity, è una società che si occupa di investimenti in economia reale, tra le altre cose, il private equity, e vorrei partire da qua, perché quando parliamo di PMI e apertura del capitale e inserimento del private equity, ci sono un po' due scuole di pensiero, canzonieri, la vecchia immagine, arriva il private equity, spolpa l'azienda, poi se la vende dei lavoratori, chi se ne importa, poi in realtà quando guardi i dati vedi delle cose diverse, l'ultima ricerca di PWC per esempio, ha messo a confronto un campione di aziende che hanno subito l'investimento del private equity e il resto del mondo, le aziende in cui è entrato il private equity sono cresciute di più, hanno fatto più utili e hanno anche aumentato l'occupazione. Allora io partirei da qui intanto per capire la vostra attività, voi avete più di 10 partecipazioni già effettuate, quindi avete investito nelle PMI italiane con quali esiti finora. Grazie, grazie mille Luca, grazie mille al Sole per avermi invitato a questo panel. Nextalia, fammi spendere se posso due parole su Nextalia, Nextalia è un'avventura che nasce neanche 4 anni fa, perché parliamo del luglio del 2021, sulla base di un'analisi di mercato che vedeva il mondo del private equity, in generale il mondo del private markets, sottopesato sull'economia italiana, cosa che invece in altri paesi, specialmente quelli anglosassoni, ma non solo quelli anglosassoni, neppure la Francia, la Spagna, la Germania, quindi paesi dell'Europa continentale, c'erano delle percentuali, c'erano degli attori locali molto più presenti rispetto a quello che c'era invece sul mercato italiano. L'idea era di mettere insieme una società che fosse al contempo, come mi piace definirla, privata ma istituzionale, tant'è vero che ci sono tutta una serie di azionisti istituzionali che non sto qua a ripetere che la rendono tale. Qual è il nostro approccio? Il nostro approccio è proprio nella mission aziendale, cioè quello di andare ad investire sulle eccellenze italiane in modo tale da aiutare le società a farle crescere. Mi rendo conto che molte volte c'è il retaggio di alcuni film storici che fanno pensare che il private equity è una specie di locusta che entra, compra l'azienda, la smembra, taglia tutti i costi per poi andarla a vendere. Con questa strategia si fa ben poca strada. L'idea del private equity è invece completamente opposta. L'idea del private equity è quella di affiancare l'imprenditore o la famiglia imprenditoriale che molte volte, ed è pure quasi normale che lo sia, molte volte hanno portato un'azienda da uno startup a un livello di diventare una piccola e media impresa. Poi bisogna fare lo scatto successivo, soprattutto in un ambiente come quello attuale, dove ci sono tutta una serie di sfide. Sfide che vanno dalla tecnologia, sfide che vanno alla transizione energetica, sfide che vanno al consolidamento e all'internazionalizzazione dell'azienda, che richiedono fondamentalmente due cose principali. Da un lato investimenti finanziari, alcune volte famiglie riescono a farci la trasola, altre volte ti rendi conto che hanno bisogno di un aiuto. Dall'altro, quindi, da un lato quello, dall'altro capacità manageriali, che sono un po' diverse da capacità imprenditoriale. Ecco, quello che facciamo noi come private equity facciamo esattamente questo, cioè accompagniamo l'imprenditore per far crescere l'azienda, non è più da solo, ha tutta una serie di persone che derivano o direttamente da un'altra parte, o direttamente da Nextalia, o che mettiamo a disposizione tramite società di consulenza, con un'esperienza ultradecennale in tutto quello che è non solo l'attività di M&A, ma anche l'attività successiva di integrazione e si aiuta a crescere. In tutte le nostre aziende, tutte le nostre aziende, la forza lavoro nel tempo è solamente andata ad aumentare. Ecco, sul suo tavolo, ne parlavamo qualche giorno fa, voi avete realizzato più di 10 operazioni, ma ne state analizzando, ovviamente, poi per fare delle scelte, c'è un carnet, diciamo, di opportunità superiore, una ventina di operazioni, una ventina di dossier che avete sul tavolo in questo momento. Quando voi vedete che un'azienda che analizzate esporta, ecco, il fatto che sia presente sui mercati internazionali, magari anche con una quota maggioritaria di fatturato, che cosa vi comunica sulla competitività di questa azienda e che valori aggiunto in più c'è e che lampadina vi si accende nel dire forse questo è il caso di comprarla. Ma guarda, c'è un caso estremamente recente, perché non mi ricordo se a fine settimana scorsa, all'inizio di questa settimana, comunque negli ultimi giorni abbiamo appena annunciato l'acquisizione di una quota di maggioranza con la famiglia di una società qui vicino di Vicenza che è West Raffo, che fa trasformatori elettrici, ed è un'azienda dove penso che in Italia venda meno del 10% del proprio fatturato. È un'eccellenza italiana fatta da questa famiglia, la famiglia Cracco di Vicenza, per più del 90% è all'estero, più o meno equamente divisa, un po' di più in Europa, un po' di meno negli Stati Uniti, ed è un'eccellenza fino al punto tale che i suoi clienti americani, questo succedeva l'anno scorso, quindi era pre-Trump ancora, o comunque ci aspettava che arrivasse Trump, però ancora Trump non c'era, gli chiedono di andare ad aprire uno stabilimento in Ohio, per produrre lì in Ohio, finanziandogli la costruzione dello stabilimento stesso, tramite forniture di contratti di lungo periodo, e l'azienda costruisce la fabbrica in Ohio e inizia ormai inizierà da quest'estate a produrre direttamente in Ohio. Non più tardi di ieri, prima di venire proprio ieri sera qui a Trento, ero vicino a Torino a guardare un'altra azienda industriale, che onestamente sono di tutte queste piccole realtà che praticamente non si conoscono, si conoscono molto poco, dove praticamente di nuovo più del 90% viene fatto all'estero ed è praticamente market leader in alcune aree di mercato, soprattutto nel mondo energy e nel mondo telecommunication, a livello globale, è praticamente monopolista a livello globale e la gente non lo sa, e dopo cosa è che succede? Molte volte hanno anche bisogno di crescere in Italia, cosa che invece non hanno ancora fatto. Questo è l'aspetto interessante, quello che ci ha un po' salvato e ci sta salvando dalle grandi crisi, cioè il fatto di essere in grado di avere delle aziende in nicchie specifiche, noi non abbiamo grandissime multinazionali, ne abbiamo poche, però abbiamo delle piccole e medie aziende che sono specializzate, quindi la dimensione è un limite relativo se sei in una nicchia globale molto piccola, però ti specializzi lì. Guardando i dossier che avete in questo momento sul tavolo, se lei deve fare una valutazione, come stanno in questo momento le aziende italiane? Noi veniamo da 26 mesi consecutivi di calo della produzione industriale su base annual, quindi siamo da più di due anni in frenata, venivamo da un biennio d'oro per la verità dopo il Covid, però in una situazione imbilico. La produttività, la produzione sono ferme, gli stipendi, il potere d'acquisto non hanno ancora recuperato quello che è stato perso con l'inflazione e l'export ha tutte le incognite di cui si parlava. Come stanno le aziende italiane dal vostro osservatorio? Dal nostro osservatorio l'economia italiana è un'economia che va bene, non vorrei essere l'unico a dirlo oggi perché comunque ci vuole una buona fetta di ottimismo, chiaramente c'è un settore che è quello dell'automotive, tutta la filiera che ne sta a monte a valle dell'automotive che soffre, noi ad oggi non abbiamo investimenti all'interno di quella filiera, però c'è tutta un'economia in generale che dal nostro punto di vista sta andando bene, le nostre aziende crescono a ritmi a doppia cifra, sia a livello di fatturato che a livello di bidda, accrosso tutti i nostri investimenti, noi abbiamo investimenti che vanno dal mondo della formazione, corporate training fino al mondo dell'agrifood, agritech, fino al mondo dei servizi IT con italtel e così via, quindi dal nostro punto di vista il mercato c'è, chiaramente il punto qual è? Quello che dico sempre, io come background sono un uomo di istituzioni finanziarie, ho sempre fatto il consulente M&A per il mondo delle istituzioni finanziarie, chiaramente quando i tassi sono alti è più facile fare banca in termini di risultati rispetto a quando i tassi sono bassi, qui ci troviamo in una situazione macroeconomica se vogliamo per fare un sillogismo, un parallelismo di tassi bassi, quindi fondamentalmente si lotta per quote di mercato, non c'è un mercato che cresce in maniera solida a doppia cifra per tutti per cui c'è un livello di competizione, un livello di concorrenza più elevato, bisogna spingersi più in là, bisogna innovare, bisogna offrire nuovi servizi, bisogna sempre cercare di essere più competitivi. Ecco voi adesso state tra l'altro rilanciando nel senso che dopo aver quasi esaurito le risorse che avete dei fondi attuali ne state lanciando un altro, quindi in realtà guardando i target che ci sono in questo paese avete necessità di avere altre risorse, volete andare avanti con altri investimenti, ci sono due dettagli di questo nuovo fondo. Ma vi do un'anticipazione nel senso che verrà approvato dal CDA di Nextalia giovedì prossimo, giovedì prossimo annuncieremo il primo closing del fondo Nextalia Flexible Capital che è il quinto fondo in meno di 4 anni annunciato da Nextalia, ormai siamo a circa 2 miliardi di euro di raccolta nel Preva Markets, raccolta che è praticamente 100% italiana, che viene da investitori situzionali e famiglie, è un fondo che si concentra in maniera specifica su tutto il mondo delle piccole e medie imprese, che è il backbone del tessuto imprenditoriale di questo paese, perché siamo convinti, proprio come ti dicevo sull'azienda vista ieri, che c'è un mondo di eccellenze italiane con degli imprenditori che sono veramente persone geniali, che hanno lavorato per anni, che hanno solamente bisogno di essere accompagnati sia da un punto di vista manageriale e anche da un punto di vista finanziario per fare lo step successivo, perché anche in Italia possiamo andare a creare tutta una serie di campioni che non siano solamente campioni in Italia ma campioni a livello europeo e mi prometto che concludo, diagramma che è la società che abbiamo appena venduto a un consorzio composto da Casse, Deposite e Prestiti e un altro fondo internazionale, è una società che abbiamo acquisito nel dicembre del 2022, società che faceva quando l'abbiamo acquisita 5 milioni di EBITDA, quindi di margine operativo, nello spazio di due anni, dicembre 2024, fra crescita inorganica, quindi acquisizioni e crescita organica, rafforzamento manageriale, rafforzamento finanziario, in due anni la società è passata da fare 5 milioni di EBITDA a fare 27 milioni di EBITDA e diventare oggi il leader a livello europeo, non c'è una società a livello europeo, nel mondo dell'agritech, nella verticale di cui si occupa, diagramma di medesime dimensioni, quindi ce la possiamo fare. Claudio Lavorato, presidente di Reqip, azienda di servizi, facility management, quindi degli edifici, quindi servizi di manutenzione, pulizia, assistenza, digitalizzazione, servizi a tutto tondo, di edifici di tutti i tipi, quindi commerciali, ma anche reti, per esempio le metropolitane. L'aspetto interessante è questo, quando parliamo anche del sole 24 ore di Made in Italy, seguendo i dati di Istat, parliamo sempre di beni, con i 623 miliardi di cui vi parlavo, in realtà abbiamo anche una quota di servizi, non siamo fortissimi in Italia nei servizi, infatti il negoziato con gli Stati Uniti è su questo, loro ci contestano i beni, noi abbiamo invece dei big tech da cui compriamo miliardi di servizi, quindi questa potrebbe essere un'arma che usiamo nei loro confronti. Però l'Italia è in grado di vincere anche commesse internazionali su questo fronte. Il caso di Reqip è interessante perché Lavorato voi siete partiti nel 2018 andando all'estero, un'azienda che nasce come azienda italiana è basata in Italia, sugli servizi basati sugli immobili italiani, sugli edifici italiani, oggi un quarto dei vostri ricavi arriva invece dall'estero, dove? Nel giro di pochi anni abbiamo sviluppato una quota di mercato importante in modo particolare in Europa, in Francia e in Polonia, in paesi nel confine est, nel Middle East, tra cui la Turchia, il Golfo Persico, in cui siamo presenti da un minor numero di anni e dove proponiamo sostanzialmente il nostro know-how, cioè la nostra esportazione ovviamente non si può materializzare in un valore aggiunto italiano, nel senso che il valore aggiunto rimane molto contenuto, il valore aggiunto si va a realizzare nel paese in cui si opera, quindi anche per questo è importante importare per questi paesi anche la competenza di imprese di servizi che servono ad infrastratturare meglio l'economia. Noi siamo cresciti nel giro di pochi anni semplicemente perché siamo partiti da un paese che ha fatto un grande ricorso in modo particolare negli ultimi 30-35 anni al Facili di Management, ovvero si ad operatori specializzati per gestire i propri edifici con una competenza specifica, perché ognuno si gestisce i propri edifici normalmente, ma se tu non affronti anche taluni temi con una logica tipica dell'impresa, ovvero non fai per esempio le manutenzioni predittive e preventive, tu ti trovi di fronti a guasti via via sempre più frequenti nel corso della vita dell'edificio e delle tue varie componenti e quindi hai bisogno di una competenza specializzata che non può essere quando si parla di grandi dimensioni, di grandi superfici, non del singolo edificio ovviamente, ma di una pluralità di edifici, questo ha bisogno di una capacità di impresa, non solo del bravo tecnico, del bravo idraulico, del bravo elettromeccanico che interviene sugli impianti del clima, ha bisogno di un operatore che abbia competenze, conoscenze ingeneristiche che sia in grado di scaricarle poi sul singolo fa bisogno. Questa è un'attività che noi in Italia abbiamo portato fino a livello molto elevato, siamo il leader del mercato in Italia dal punto di vista del dimensionale, ci competiamo con altri importanti leader che sono guarda caso di provenienza estera, prevalentemente francesi e tedeschi, e questo ha fatto sì che noi mettessimo a frutto delle competenze molto raffinate, sempre più anche se si tratta di gestire delle attività che sono basate alla fine sul lavoro delle persone, sul lavoro degli uomini, delle donne, ovviamente la cura degli edifici richiede livelli di competenza, richiede anche l'utilizzo di sistemi, sistemi che possono viaggiare solo su infrastrutture informatiche che devono essere tarate per l'obiettivo dell'assicurare la funzionalità degli edifici, e quindi il servizio è effettivamente un sapere di impresa, lo stesso modo in cui è il sapere di impresa quando si produce della meccanica fine, quando si fa quella motoristica di punta che si fa per esempio nella Biaregione, in Emilia-Romagna, ma ha bisogno di cose analoge che poi possono essere trasferite all'estero. Quando voi partecipate alle gare, quindi questo immagino sia l'aspetto di rimente, ovviamente c'è l'aspetto di costo, perché poi partecipi ad una gara tipicamente il prezzo poi conta, però avete vinto gare in Medio Oriente, in Polonia, in Francia, in Polonia tra l'altro crescete a tasse di superiori del 30%, in Francia avete anche conquistato delle gare per la metropolitana di Parigi? Sì esatto, vinciamo delle gare perché applichiamo il nostro sapere, noi ci lamentiamo un po' troppo spesso della retratezze della nostra economia, adesso ci ha già detto delle cose canzonieri, non voglio insistere a chi in termini generali, ovviamente, ma effettivamente le eccellenze sono il tessuto di prese di questa nostra economia. In Italia, che manifesta ricchezze, effettivamente tale da poter competere anche in paesi lontani e anche in Italia, competere con grandi multuniazionali, noi per esempio abbiamo una grande sfida davanti nel nostro Paese e in tutta Europa, che è quello di riuscire a consumare meno e quindi a fare meno emissioni di CO2 con gli edifici. Edifici in realtà, questo non lo si ricorda mai a sufficienza, rappresentano circa il 40% delle emissioni nocive nella nostra Europa, io francamente delle volte faccio fatica a ritrovarmici in una vicenda come quella del Green Deal, che ha anche uno spazio per questo settore, intendiamoci, ma che sembra solo consegnata al tema dell'automotive. Che rappresenta una fetta molto più piccola dei consumi nocivi, delle emissioni nocive, molto più piccola. Quindi sarebbe bene che su questo ci si riflettesse. In effetti intervenire in termini di manutenzione predittiva ai fini di ridurre fortemente i consumi e conseguentemente le emissioni degli edifici rappresenterebbe dei grandi numeri di sostenibilità, questo per il nostro pianeta. E quindi noi lo possiamo fare perché in Italia abbiamo aguzzato l'ingegno, qui costa molto, costa di più l'energia che in altri paesi e abbiamo praticato a te che tra i servizi che noi facciamo c'è il servizio appunto di contenimento energetico, in cui ci predisponiamo ogni volta che prendiamo in eredità un edificio da manutenere, noi ci ripromotiamo di non solo non aumentare il costo anche in regime di prezzi crescenti, ma addirittura di abbassarlo attraverso investimenti in tecnologia, in apparati, non solo il classico isolamento termico del cappotto per capirci, ma tante altre attività molto più complesse che consentono di risparmiare, anche facendo in modo per esempio che la gente non apre e chiuda le finestre in continuazione per regolare la temperatura. Ecco, a la luce della vostra esperienza all'estero, c'è qualcosa che potrebbe suggerire le nostre istituzioni in termini di presenza, di sostegno, di assistenza finanziaria, consulenziale, qualcosa di più che si può fare o che a voi è mancato nell'affrontare questi paesi? Noi, in modo particolare, voglio parlare della Polonia, dove noi abbiamo rilevato una piccola società del 19, dopo un anno e mezzo di analisi che abbiamo fatto e accordi, perché è rimasto l'imprenditore locale, è rimasto con noi e oggi dirige la nostra società polacca. Ma in Polonia stiamo scoprendo un mondo in ebollizione. Quel paese è un paese europeo che cresce di più in assoluto, grandi numeri, è un grande paese, la Polonia, ed è un paese che ha voglia di fare, sembra di trovare un fermento, analogo a quello che io ricordo negli anni 60, che ricordo un po' meno, però negli anni 70, me li ricordo bene, c'era molto fermento nelle imprese. E vogliono anche imparare, quindi l'imprenditore, in questo caso, che ha scelto di vendere a noi la maggioranza della sua società, l'ha fatto consapevole che noi gli avremmo portato il nostro know-how, la capacità di fare dei servizi a 360 gradi per mantenere gli edifici. In questo caso parliamo quasi sempre di ospedali, per esempio, in Polonia. Noi gestiamo, non dico la totalità degli ospedali, ma facciamo il facilite manager in una grande parte della Polonia, circa la metà degli ospedali della Polonia e facciamo questo facilite. Beh, questa è una cosa importante, è anche un elemento d'orgoglio, perché tutte le messe a punto che abbiamo fatto qui in Italia poi le portiamo lì. Quindi non realizziamo del valore aggiunto andandoci, però creiamo la possibilità che lì ci sia un valore aggiunto superiore, e ovviamente questo comporta anche un rendimento in termini di gruppo societario, perché i redditi del gruppo societario, se il private equity avesse anche la struttura industriale dietro, sarebbe una cosa simile. Non è concorrente perché voi non fate ovviamente, date delle piattaforme di carattere finanziario, ma non andate molto oltre. Grazie a Claudio Lavorato, andiamo alle istituzioni, quindi al Ministro Fabrizio Lobasso che è Vicedettore Generale del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Come sapete, diciamo, la competenza del Made in Italy dal punto di vista, se vogliamo, industriale è del Ministro Urso, l'avete ascoltato prima, chi era qui con noi pochi minuti fa. Però in realtà la competenza di sviluppo dei mercati è passata da tempo anche al Ministro degli Affari Esteri, le ambasciate si sono nel tempo trasformate, si sono evolute in punti di appoggio anche per l'imprenditoria. Quindi il Ministro degli Affari Esteri insieme al MIMIT ha un ruolo importante e fondamentale e lo stesso Ministro e Vice Premier Taiani, ieri qui a Trento, ha ribadito quelle che sono un po' le linee guida del Governo in questa fase di difficoltà verso gli Stati Uniti. Quindi trovare il modo di accelerare il più possibile quello che per la verità le nostre aziende hanno già fatto da tempo, che è quello di diversificare i mercati di sbocco. Ciò che si cerca di fare oggi anche cercando di varare degli accordi di libero scambio che possono facilitare il trasferimento di merci italiane verso l'India, per esempio, verso il Mercosur, quindi accordi che si discutono in discussione da anni tra l'Unione Europea e questi paesi che però non si sono ancora finalizzati. Quindi vorrei sentire dallo basso quelle che sono in questo momento le vostre linee guida a livello interno per sviluppare ciò di cui parliamo qui, cioè il Made in Italy. Grazie mille, grazie mille al Gruppo 24 Ore, a tutte le autorità del Trentino e agli organizzatori. Effettivamente, quando parliamo di quello che il Ministro Tajani poi ha denominato il piano per l'export, innanzitutto ci focalizziamo su un esercizio che in un momento di grandi contrapposizioni, di muri, di forti tensioni, è un movimento invece che si espande, che cerca il dialogo e che si muove sia a livello bilaterale, sia a livello regionale, individuando paesi, individuando settori, individuando i punti sia i paesi consolidati, sia i mercati da consolidare, con i quali approfondire il nostro dialogo. Ora, questo tipo di azione, e lo dico con una certa condizione di causa, essendo al Ministero degli Estati da più o meno 28 anni, ha dei pilastri fondamentali in questo momento che vedo essere più solidi e che hanno una loro dignità molto più marcata. Il primo elemento è che noi stiamo parlando di diplomazia ibrida. La diplomazia non è più una diplomazia di tipo segreto, sussurrato, fatta di telegrammi, di rapporti di tipo istituzionale. Oggi sentiamo spesso parlare di missione di sistema. In questo momento preciso i miei colleghi, il Ministro e tante altre associazioni, istituzioni e imprenditori sono in Messico, a Mexico City, per un grande business forum. Che cos'è la diplomazia ibrida? E quando si muove tutto il sistema italiano per l'internazionalizzazione, il Ministero degli Esteri, SACE, Simest, Cassa Depositi e Prestiti, ICE, associazioni confindustriali e non, associazioni camerali, singoli imprenditori, società civile, fondazioni e associazioni. Vanno tutti nella stessa direzione alla ricerca di spazi per poter approfondire partenariati, export, investimenti e anche attrazione degli investimenti dall'estero verso l'Italia. Quindi, oggi dopo tanti anni, parlare di missione di sistema ha un suo senso fondamentale e una sua dignità che permette di pronunciare questo nome in maniera molto, molto più consapevole rispetto al passato. Il secondo segreto che io direi, lo chiamo segreto perché è una cosa molto italiana, anche se nel nostro carattere effettivamente non sempre riscontrabile questo parametro, noi parliamo di promozione integrata, e cioè, quando parliamo di me come vice direttore generale, della direzione generale del sistema Paese. La direzione generale del sistema Paese è fatta da una parte che io dirigo come direzione centrale che è internazionalizzazione di impresa e da un'altra parte che è promozione integrata che si occupa di fare storytelling, di fare cultura su tutto ciò che appunto è l'ecosistema italiano. Avrete sentito parlare delle settimane della cucina italiana nel mondo, la giornata del design, la settimana della lingua. Un mese fa abbiamo avuto gli stati generali della lingua italiana in cui il ministro italiani ha voluto fortemente la creazione di una comunità italofona che però si ha al servizio della crescita, quella che lui chiama diplomazia della crescita. Quindi questa promozione integrata è un altro dei pilastri fondamentali che sta portando avanti l'Italia verso un legame tra quello che era i settori tradizionali, le famose 3A, le famose 5F, e tutto un mondo di innovazione, di startup, di fintech, di high tech, di... ieri eravamo a confronto con chi si occupa di fermentazione di precisione nei prodotti della farmaceutica e della neutraceutica, quindi stiamo parlando anche di un'operazione sincretica che si mostra al mondo con un carattere completamente rinnovato. Ecco, questi sono degli elementi fondamentali. Al di sotto di tutto questo però c'è un perché, perché noi abbiamo parlato del cosa, cioè esportazioni, dividendi, abbiamo parlato del come, le ambasciate, gli ufficici, dobbiamo parlare del perché. Cosa c'è sotto? Sotto c'è l'esportazione di un valore, un valore italiano che è perfettamente riconoscibile, che in paragone rispetto ad altri paesi, altri competitor, è estremamente inclusivo e che riesce in qualche modo a penetrare nella mente, nel cuore, nelle tasche, se vogliamo, per investire dei nostri partner, proprio perché ci si sente italiani, si vede questa forza maieutica italiana che rispetto a quello che osservo intorno, anche dei nostri partner migliori, ha dei limiti rispetto a quello che in termini di resilienza, di solidarietà, di inclusività, di maieutica, da parte nostra in giro per il mondo, gli altri non hanno. Quindi quando noi esportiamo valore, e non sto parlando solamente di valore nei manufatti, ma un valore, cioè sentirsi italiano, avere quella sensazione di italianità, allora lì stiamo facendo quel salto quantistico che probabilmente dobbiamo ancora di più consapevolizzare per consolidare nuove fette di mercato, nuovi paesi, nuove aree, ed è quello forse l'elemento soggiacente al piano dell'export, al piano mattei, verso l'Africa e a tutte quelle azioni che stiamo portando avanti in giro per il mondo. La rete delle ambasciate come si è mossa rispetto a queste nuove richieste che arrivano dal governo? Perché c'è stata un'evoluzione molto importante. Lei ha ricordato la sua esperienza decennale in questo ministero, in passato l'ambasciatore non dico che facesse il ballo di fine anno e fine lì, però tendenzialmente si occupava di altro. Voi avete avuto qualche caso di qualche ambasciatore che ha detto, ma no, io del commercio non mi occupo, io faccio un ambasciatore, che cosa c'entra questa roba? Grazie, perché è divertente, perché io ho vissuto tre fasi. Quando siamo entrati, ricordo, durante i corsi di formazione c'era un personaggio, adesso credo è andato in pensione, che diceva, non crediate che noi siamo solo cocktail e pasticcini, siamo molto di più. Ed effetti era vero. Poi ci fu un periodo, non so se vi ricordate, dell'interlim del presidente Berlusconi, dell'interlim al ministero degli esteri, per cui tantissimi ambasciatori che effettivamente seguivano una vecchia scuola molto più politica, in qualche modo diventavano tutto un tratto esperti in economia, in finanza, in commercio, perché la prima domanda che veniva fatta dal presidente Berlusconi era qualcosa sul PIL, sulle cifre, sul commercio estero, sulle percentuali e sulle informazioni. Oggi tutto questo è entrato in una totale normalità, anzi, addirittura noi esprimiamo delle figure che sono diplomatici, che sono talmente atipici nella loro conoscenza dei mercati, che a volte hanno difficoltà di ricollocazione nel momento in cui hanno terminato il loro compito. Faccio un esempio. Noi abbiamo un consolato generale a San Francisco, dove abbiamo Innovit, che è un centro stupendo, dove portiamo startup italiane, le facciamo crescere come incubazione e accelerazione di progetti e le mettiamo in contatto con Silicon Valley. Ecco, una persona che si trova lì sicuramente ha un numero due che si occupa tanto di consolare, perché è un consolato, quindi di tutto ciò che è la materia consolare, ma il numero uno in qualche modo deve essere assolutamente espertissimo di startup, innovazione, disruptive technology, di venture capital, di private equity, di fondi multinazionali e di tutto ciò che in qualche modo può portare acqua al nostro mulino. Siamo stati appena in India, abbiamo organizzato un grossissimo business forum con 300-400 B2B. Ecco, l'ambasciatore all'estero, a parte il cambio generazionale normale, in qualche modo ha inglobato la diplomazia della crescita, perché probabilmente sta diventando uno degli elementi fondamentali del nostro lavoro. Quindi è più difficile trovare persone che in qualche modo devono rincorrere un'acquisizione di conoscenze e di competenze in queste materie rispetto al passato. Oggi troviamo dei grandissimi colleghi e forse questa è la grande forza che noi abbiamo, è la rete all'estero su cui si possono appoggiare le nostre imprese. In 30 secondi è cambiato anche il processo di selezione delle persone, cioè quando voi assumete adesso i giovani, i futuri ambasciatori, cercate competenze diverse rispetto al passato. Prove che rafforzeranno la capacità e la competenza dei diplomatici in termini economici, commerciali e finanziari e probabilmente anche, e io lo spero tanto perché è una delle mie battaglie, ho fatto anche il capo dell'ufficio concorso in passato, quelle competenze relazionali che servono a metterci in empatia con i nostri interlocutori e a non essere solo esportatori di un sapere che noi pensiamo come prefabricato e quindi giusto, ma anche di un sforzo. Ma che deve invece, il famoso partenariato tra eguali, deve mettersi sullo stesso livello e deve inglobare e incamerare a binizio l'idea dei nostri partner. Quindi cocktail e pasticcini teniamoli, però invitiamo le aziende locali e facciamo anche un po' di business. Divertiamoci anche un po' ma con il business. Grazie a Lobasso, Eraldo Minella, giochiamo in casa perché il Sole 24 ore insieme a Confindustria ha avviato, non molto tempo fa, un'iniziativa che adesso vedete scorrere nel video che è una certificazione per le aziende che in qualche modo vogliono rappresentarsi in maniera univo, che è certificata come produttori italiani. Cosa vuol dire produrre in Italia? Cosa vuol dire fare made in Italy? Ci sono poi varie definizioni. Noi insieme a Confindustria abbiamo studiato un disciplinare particolare e vorrei che appunto ci lo spiegasse Minella perché tra l'altro noi siamo arrivati già sul mercato con mi pare 140 aziende che hanno già deciso di seguire questa strada e questa certificazione. Eraldo. Buongiorno a tutti, grazie. Direi che gli interventi che mi hanno preceduto sono, se devo sintetizzarli in una parola, direi innovazione alla ricerca dell'eccellenza, no? Quindi private equity, la singola azienda, l'istituzione e questo è in qualche modo il nostro percorso. Noi stiamo cercando di innovare, sapendo che ahimè siamo in un settore non brillantissimo. L'editoria non ha dei trend notoriamente in crefita stratosferica in Italia e nel mondo. Abbiamo una grande fortuna, un brand straordinario, quindi con dei valori di qualità, autorevolezza, serietà. La Bibbia nei focus group a volte viene utilizzato questo termine. Il ragionamento che noi abbiamo fatto in questi anni è stato di come capitalizzare il valore del brand in iniziative coerenti e complementari, un esempio se volete è il Festival di Trento che con il sole 24 ore ha avuto un'accelerazione straordinaria in questo anno. Lato nostro, lato, la struttura su cui lavoro con i miei colleghi, noi abbiamo addirittura cambiato nome, ci chiamavamo editoria professionale, siamo diventati servizi professionali e formazione e idea appunto quella del fornire servizi innovativi ai professionisti, alle imprese che sono i nostri clienti più distintivi. Made in Italy naturalmente è un tema che ci poneva come tema centrale rispetto al mondo delle aziende e poco più di un anno fa ci siamo inventati questo progetto che è sicuramente nuovo, è molto recente e sicuramente innovativo perché sul mercato al momento non c'è ancora nulla con queste caratteristiche. È un progetto che pensiamo sia particolarmente interessante in questa fase di protezionismo, di dazzi, di instabilità geopolitica e di dinamiche erratiche del commercio internazionale in un quadro in cui, l'abbiamo detto all'inizio, ciò che colpisce è l'instabilità, la volatilità. Oggi vediamo delle cose che sono diverse da quelle che si vedevano un mese fa e chissà fra tre mesi che cosa ci può essere, un'esperienza di questo tipo non me la ricordo, ma forse andando non solo uno storico economico ma se uno va a ritroso è difficile trovare scenari di questo tipo. In certezza quindi che innesca interrogativi, preoccupazioni, paure in tutte le aziende, in tutto il mondo e quindi in Italia è chiaro che quando ci si trova di fronte alla moda, quindi aziende che esportano 60-80% del proprio fatturato ma anche l'agroalimentare, la farmaceutica e così via, interrogativi sono ovviamente logici. Allora il ragionamento, non per fare il consulente, che è già qualche dono di ben più autorevole di me, questo fronte bene, come trasformare le minacci in opportunità, questa è la domanda che tutti ci dobbiamo porre e tutti devono sicuramente porsi il tema, l'interrogativo, devono porsi la necessità di adattarsi, di modificare il proprio marketing mix, di modificare il proprio approccio al mercato, la propria catena del valore, tutti in fronte di questo quadro trasformativo devono essere più veloci, flessibili, innovativi, efficienti, più focalizzati sul cliente, quindi questo credo che sia un mantra che valga per tutti. In primis cercando nuovi sbocchi sul mercato, che questa è una considerazione che vale a livello generale. Poi c'è un altro tema, quello del inventarsi qualcosa di diverso, in particolare per le aziende italiane che hanno queste caratteristiche di eccellenza che abbiamo visto negli interventi precedenti. Ecco le aziende italiane hanno dei valori unici da comunicare al mondo, valori unici anche qui minacciati da situazioni in cui l'italian sounding, il parmesan, i fake products che hanno assonanze con l'italianità, con il gusto, con i valori, con la distintività del nostro paese, quindi questo è un tema, è la minaccia. Le aziende italiane hanno dei valori unici e Italics cerca di dare un contributo in questo senso, quindi cerca di essere se volete da una parte uno strumento difensivo ma dall'altra parte uno strumento di posizionamento diverso. E questa è la ragione con cui abbiamo pensato questo progetto che pensiamo sia particolarmente attuale nel 2025, in questa epoca così complessa. Questo progetto propone alle aziende eccellenti del Made in Italy, offre quattro obiettivi strategici e differenzianti che sono, primo, posizionamento, l'azienda italics è oggettivamente e in modo certificato diversa rispetto ai competitors internazionali, posizionamento è il primo fattore, comunicazione efficace e anche qui innovativa di questo posizionamento, questo è il secondo valore, ricerca di nuove opportunità di business è il terzo valore che naturalmente cerchiamo di perseguire, e il quarto fattore collegato a tutto ciò è il potenziamento fortissimo delle attività di networking, attraverso Italics si accede a un network del sole 24 ore, di Confindustria, delle camere di commercio italiane all'estero, dei professionisti che si occupano di internazionalizzazione, di un altro progetto di cui siamo orgogliosi che si chiama Partner 24 ore, un'azienda italics accede a 2000 commercialisti, avvocati, professionisti di alto livello, fra cui peraltro c'è un competence center che si occupa di export, quindi per una seconda opinion, per un confronto, per un parere, ecco questo pensiamo che sia particolarmente importante nel mondo d'oggi in cui nessuna realtà si può considerare un'isola ma tutti fanno parte di Archipelagi complessi, questi sono i valori che cerchiamo di trasmettere con questo logo che è Italics Certified Italian Excellence che ci sta portando una decina di nuove aziende al mese, quindi è un progetto di cui siamo sicuramente contenti. Ancora in un minuto, noi abbiamo allargato adesso il panel di Conoi perché faccio parte del gruppo, quindi non soltanto la produzione ma anche progettazione, distribuzione e design, quindi anche queste aziende possono in qualche modo avere un disciplinare per accedere a questo tipo di certificazione. Anzitutto la certificazione, precisiamo che essendo un processo rigoroso con degli auditor esterni, oggi sono tre, di primaria importanza, IMQ, Buro Veritas, ICIM, la certificazione non dà e sai politico, quindi per intenderci noi, aimè, dico aimè perché per noi sono delle opportunità che perdiamo, siamo costretti a rigettare delle domande perché non sono in linea con il nostro disciplinare, perché c'è un disciplinare del sole 24 ore che viene verificato sul campo nell'interazione tra certificatore e azienda. Le nostre aziende appartengono a specifici settori, tre grandi comparti, il manifatturiero, quindi in senso lato, i settori come la fabbricazione dei materiali, l'alimentare, l'aredamento, un macro settore che abbiamo chiamato attività di progettazione, che so, la moda, il farmaceutico, il software e poi il terzo comparto di aziende distributrice di prodotti realizzati da imprese italiane, quindi questi sono i comparti perché non abbiamo, non valgono per tutte le aziende, perché ci deve essere un minimo di omogeneità, infatti sono delle differenze fra i disciplinari dei tre comparti. Noi certificiamo l'azienda, sottolineo, non il prodotto, la certificazione di prodotto è tutt'altra cosa, noi certificiamo l'azienda e ci sono dei prerequisiti che vengono verificati dall'auditor, esempio per una PMI, l'azienda deve essere stata fondata in Italia e non deve essere un'emanazione di una, non è una filiale, di una società estera preesistente, l'azienda deve avere una sede legale e amministrativa in Italia, l'azienda deve appartenere a questi codici Ateco, ci sono volte dei casi bizzarri di aziende in realtà in target che però sono nate con una mission diversa e noi purtroppo non le possiamo certificare perché il codice Ateco non è in linea con quello che stanno facendo, l'azienda deve avere un equilibrio economico e finanziario, non deve avere problematiche, avrà avuto problematiche di 2.3.1, cioè è un segno, come dire, noi cerchiamo di trasmettere in qualche modo quelli che sono i valori di cui dicevo prima la luce del sole alle aziende del nostro nere. Grazie, grazie Raldominella, Luigi Riva, presidente di AsoConsult, perché abbiamo la consulenza, perché obiettivamente quando le aziende avviano percorsi di internazionalizzazione, scouting di aziende estere, piuttosto che ingresso in nuovi mercati, uno degli appoggi che hanno sulla parte finanziaria ci sono abbiamo detto, a parte il Ministero, SACE, Simest, IC e CDP, però sulla parte consulenziale invece ci si affida spesso a questa società, quindi io partirei da qua, intanto qual è la visione che avete voi del tessuto imprenditoriale italiano relativamente a questo aspetto, cioè alla ricerca di nuovi sbocchi su altri mercati internazionali? Sì, buongiorno a tutti, grazie mille Luca, io come detto sono presidente di AsoConsult che è l'associazione di Confindustria che rappresenta le società di consulenza di management. Oggi le società di consulenza di management sono diventate un'industria, un'industria, non è più il momento dell'era del consigliore, del singolo che dava un'idea e poi qualcun altro la realizzava, ma oggi noi come società di consulenza siamo diventati realmente una vera e propria industria, presenteremo l'osservatorio il mese prossimo, vi do qualche anticipazione, oggi abbiamo circa 25 miliardi di volume d'affari come società di management consulting con un valore aggiunto di oltre i 15 miliardi e abbiamo occupati quasi per 200 mila soggetti. Ne approfitto vista la significativa presenza di persone, di giovani partecipanti delle scuole, siamo uno dei principali approdi dell'università, in numero noi oggi più di 10 mila persone, dalle 10 alle 20 mila neolauriati vengono accolti oggi nelle società di consulenza. Le società di consulenza oggi, tu prima hai detto Luca che venisse del settore dei servizi caratterizzato da una presenza internazionale, assolutamente sì, le società di consulenza oggi in Italia sono oltre 30 mila, naturalmente di queste 30 mila la grandissima maggioranza sono società italiane, ci sono le grandissime internazionali ma abbiamo una fortissima presenza anche di aziende italiane e del nostro è un settore caratterizzato da una significativa crescita, noi cresciamo ogni anno di doppia cifra, i numeri di cui prima faceva riferimento canzonieri come eccellenze nelle aziende dove investono come NextAlia per noi è un dato di settore, anzi vi dico quasi con vergogna che abbiamo naturalmente monitorato anche i dati sulla crescita di quest'anno e quest'anno non si sa se cresciamo al 10% ma abbiamo un 8% e c'è una preoccupazione all'interno del settore perché cresciamo dell'8% se no potevate chiedere dei sussidi e io ho detto a tutti i colleghi che non diciamolo perché secondo me qualcuno ci corre dietro col forcone le domande delle aziende, le richieste delle aziende benissimo, cosa ci stanno chiedendo le aziende e perché cresciamo? Perché cresciamo così? Perché oggi la consulenza riprendendo delle vecchie affermazioni, una volta era un nice to have, oggi è diventato un need to have perché? Perché oggi le competenze necessarie per le aziende sono diventate molteplici, ok? Digitale, sostenibilità, organizzazione, HR, finanza, sono diventate veramente molteplici l'imprenditore di una volta che era bravissimo a fare il suo prodotto e poi tutto il resto veniva di conseguenza è un modello che non funziona più ma le aziende di successo oggi devono gestire tutte queste competenze in un puzzle di tutte queste attività, nessuna azienda oggi può più permettersi di gestire in maniera autarchica tutte queste competenze ma c'è bisogno di competenze che vengono prese anche da soggetti esterni infatti tutte le società di consulenza costruiscono rapporti di partnership di lunga durata con le aziende clienti, sia che siano grandi aziende che siano piccole aziende cosa ci stanno chiedendo oggi per arrivare alla tua domanda? Naturalmente i due grandi filoni sono, uno, digitalizzazione e penso sia la prima tavola rotonda all'interno della bellissima manifestazione di Trento in cui dopo circa un'ora non sia ancora detto il termine intelligenza artificiale, quindi lo dico io dopo un'ora certamente ci stanno chiedendo il tema dell'intelligenza artificiale su cui noi stiamo lavorando moltissimo, abbiamo raccolto anche, faremo una pubblicazione con oltre 100 case history di intelligenza artificiale che l'intelligenza artificiale è trasversale su tutti i processi dell'azienda e quindi da l'automazione dei processi di back office dove si possono raggiungere delle efficienze di oltre il 30% ma anche a dati sui clienti cosa manca oggi? Questo non è un problema delle società di consulenza, dove le società oggi si stanno bloccando, sia le grandi che le medie aziende perché mancano i dati in formato digitale, oggi le aziende hanno difficoltà a digitalizzare i dati, è importante fare una riflessione come sistema paese proprio sulla digitalizzazione dei dati Riguardo al Made in Italy, voi come Asso Consult avete fatto uno studio legando, a proposito di innovazione in generale, noi sappiamo che le aziende che innovano sono generalmente quelle più competitive sui mercati internazionali però voi questo lo avete tradotto in numeri, che cosa accadrebbe all'export italiano se la ricerca italiana salisse di livello? Noi abbiamo fatto questa ricerca in collaborazione con il Centro Studi di Confindustria e con il Centro Studi del Sole 24 Ore partendo dal dato, lo citavi tu prima, 625-630 miliardi di export e oggi siamo la quarta economia Noi siamo andati a stimare l'impatto della qualità nell'ottica dell'innovazione rispetto all'export perché se noi siamo la quarta economia in termini di export come innovazione non siamo proprio eccellenti abbiamo utilizzato come proxy, come misura della capacità di innovazione il numero di brevetti e come numero di brevetti come sistema paese non siamo proprio tra le eccellenze facciamo fatica a entrare nei primi 10 paesi Se raddoppiassimo la spesa in ricerca cosa accadrebbe? Se raddoppiassimo abbiamo stimato che se noi raddoppiassimo le spese in ricerca e sviluppo che oggi sono circa 25-27 miliardi avremo un impatto sull'export del 30% in più quindi oltre 150 miliardi di export in più perché? Perché investendo sull'innovazione aumentiamo la qualità media dei nostri prodotti Naturalmente questo impatto è differente per alcuni settori, in alcuni settori come i macchinari, il farm, i materiali l'impatto sarebbe molto rilevante in altri settori naturalmente l'innovazione è un po' meno un fattore critico Ecco in 30 secondi, l'altro poi facciamo un brevissimo secondo giro prima di lasciare a voi spazio per le domande finali Ci teniamo 5-6 minuti per il finale ma volevo capire invece dal lato della sostenibilità cosa cambia per le aziende e quali sono le vostre richieste perché io mi immagino che ogni volta in cui la commissione europea cambia le regole e chiede una compliance diversa tutto il mondo protesta, al suo consult no perché comunque è lavoro in più mi pare per voi no? Allora in realtà la grande attività di stare attenti alle regole non è proprio dell'attività di consulenza ma è di altra attività professionale Poi arrivano però le aziende a dire ci aiuti a? Noi lavoriamo molto sui verticali, sotto gli indici di CSRD lavoriamo molto sui verticali e quindi l'impatto delle normative non ci vede direttamente Però la domanda sta crescendo anche lì La domanda sta crescendo però anche lì, citato prima, vediamo se adesso con l'impatto di Trump crescerà o si fermerà Allora io vorrei avviare con voi un rapidissimo giro ma veramente un minuto a testa, in parte avete già risposto peraltro però tornerei a canzoniere per fare una previsione su questo 2025 del paese Noi abbiamo in questo momento ricordavo 26 mesi di produzione industriale negativa, abbiamo un PIL che è stimato in crescita dello 06, 07, 08 a seconda insomma degli istituti di ricerca, c'è una grande incognita sui dazi e sul commercio internazionale Ovviamente sulle guerre, perché anche quelli sono elementi di discontinuità e vediamo una situazione comunque in bilico L'occupazione tiene, la produzione in questo momento va giù e alcuni settori, si ricordava prima l'auto, evidentemente stanno patendo la transizione tecnologica Il tutto per dire che come vedete voi 2025 per i rispettivi settori o aziende di riferimento in veramente un minuto Canzoniere No, per quanto riguarda il mio settore di riferimento, il nostro settore di riferimento che è quello l'Ade Preva Markets siamo abbastanza convinti che sia un anno positivo, la vera difficoltà oggi è in termini di raccolta per quanto ci riguarda Il mercato in termini di exit si sta riaprendo, quindi in termini di capacità di andare a disinvestire gli investimenti precedentemente fatti Per quanto riguarda l'Italia, più in generale, l'ho detto prima, bisogna essere ottimisti, oggi è un paese con una credibilità internazionale e ve lo dico viaggiando abbastanza spesso è un paese con una credibilità internazionale molto forte Il lavoro che si sta facendo è un lavoro che è apprezzato all'estero, siamo convinti e le nostre aziende mi permette Luca di fare un solo punto, ieri in questa azienda io non ci credevo, vi dicevo in provincia di Torino come mai fosse quasi monopolista a livello internazionale Parlando con l'imprenditore è una cosa che noi molte volte non ci rendiamo conto, lui gli dice se uno pensa alla fabbrica americana, pensa delle fabbriche che siano completamente automatizzate e così via sono indietro anni luce, l'automazione nella fabbrica americana è intervenuta negli ultimi 10-15 anni grazie alle società di consulenza In Italia il livello di automazione, quindi puntando sulla manifattura, siamo anni luce avanti per tutte queste motivazioni qua, io sono resto ottimista, poi chiaramente ogni anno ha le sue peculiarità come ricordavi tu c'è un tema di guerre, c'è un tema di dazze, c'è un tema geopolitico estremamente importante però bisogna restare ottimisti Il vostro settore, la vostra azienda, primo trimestre in crescita, dati appena pubblicati, poi voi essendo quotati più di tanto non potete dire, ma insomma che 2025 sarà per voi? La crescita c'è ma noi operiamo in un settore al quale non si può rinunciare non si dice niente per definizione ovviamente, non può non essere così Il problema vero è che in una situazione come questa tutto spinge verso l'efficienza ovvero sia a comprimere costi piuttosto che trovare la leva nella crescita, la trovi nella compressione dei costi e questo non fa bene a nessuna economia Lo basso, lei, più che come va il settore, una previsione sui mercati per quello che vedete voi quest'anno, 30 secondi I primi dati dei primi tre mesi del 2025 hanno dato un aumento di alcuni punti percentuali del commercio estero per i paesi extra UE, quindi sembrerebbe in qualche modo andare in una giusta direzione Direi che uno dei punti fondamentali su cui lavorerei è anche continuare a lavorare e a pensare, adattare sartorialmente la finanza per quelle micro, piccole e medie imprese che trovano maggiore difficoltà andando verso l'estero Minella direi gli investimenti delle aziende insomma dal tuo punto di vista in questo momento se l'incertezza in questo momento sta pagando, sta creando problemi anche a noi oppure no Dal nostro punto di vista noi stiamo vedendo che c'è l'adesione al progetto Italics, nello specifico, è costante anzi ci sono dei dati in aumento rispetto agli ultimi mesi dell'anno scorso C'è sicuramente una domanda, l'ho detto prima, crescente di networking Quindi la piccola azienda che ha magari soltanto il commercialista come riferimento ha la necessità di ampliare questo network di competenze e noi stiamo vedendo che c'è un utilizzo sempre più intenso del media kit delle potenzialità di comunicazione che Italics può garantire L'utilizzo sul sito, la targa, la video intervista, sui mezzi del sole, sui prodotti aziende che mettono il nostro logo sui prodotti Perfetto, grazie, arriva in parte lei che ci ha già detto che la vostra crisi è che non si cresce a doppia cifra 30 secondi Questa battuta non sul nostro settore, noi quello che vediamo essendo trasversali sulle aziende i gruppi di imprenditori si lamentano, il singolo imprenditore è molto fiducioso io sono fiducioso sulla sistema 2025, va bene Allora noi abbiamo 7 minuti e quindi apriamo lo spazio per voi domande, dubbi, domande direi, non tanto interventi ma domande ai nostri interlocutori se ne avete abbiamo settori diversi, profili diversi Prego Salve, sono Mattia Grossi Una domanda per Canzonieri dal punto di vista di un fondo in parata equity quando si approcciano le aziende PMI italiane le trovate pronte dal punto di vista della governance dell'analisi dei loro dati economici patrimoniali sono pronte o li dovete anche aiutare in questi aspetti? Ma guarda, ci possiamo dare del tu, dipende veramente da azienda ad azienda molte volte il vero passaggio e il vero problema non è quasi mai o almeno non ci coglie mai di sorpresa il tema numeri, stato patrimoniale, conto economico e così via perché alla fine lo sai che tramite proprio le società di consulenza si arrivano poi su un'azienda sostanzialmente pulite cioè oggi la situazione rispetto a venti anni fa è molto migliore, tutto tracciato, tutto tracciabile è difficile trovare delle grosse sorprese la parte sempre più complicata sulle piccole e medie imprese è la parte più veramente psicologica perché devi, un imprenditore che si apre e nella stragrande maggioranza dei casi non parliamo di vendita 100% quella volte è più facile che avvenga se è da acquisire l'azienda e un industriale ma quando c'è un private equity dall'altra parte il private equity proprio perché c'è per quanto tu puoi studiare non avrai mai le capacità o la conoscenza del settore dell'azienda che ha l'imprenditore perché se non hai un imprenditore, richiedi che l'imprenditore rimanghi in azienda con una quota seppur minoritaria ma sempre rilevante quindi parliamo del 25-30% e quindi riuscire a fare dal punto di vista dell'imprenditore un salto che a volte è un salto quantico da essere l'imprenditore 100% dell'azienda ad avere un socio non sempre è facile per cui richiede tempo, richiede lavoro e soprattutto è una partnership perché credimi va al di là della percentuale che tu abbia 51 o tu abbia 49, alla fine della fiera è una partnership però devo dire la verità che le aziende io ormai sono nel mondo della finanza dalla fine degli anni 90 oggi c'è un livello di trasparenza e pulizia nei bilanci across sectors, across size che è molto migliore rispetto a prima Buongiorno, sono Elisabetta Ripamonti di MM Design, uno studio di consulenza strategica di design industriale la mia domanda è questa, spesso con le aziende, con i nostri clienti parliamo di progetti 90-10 quindi il 90% produzione industriale per azionalizzare i costi e il 10% l'intervento di quella maestria artigiana vuol dire quei distretti d'eccellenza che possono e comunque sono tutti italiani connotano il nostro Made in Italy e a proposito di Canzoniere andiamo nel mondo il mondo ci riconosce ancora questa quindi la domanda Minella è come possiamo implementare il valore e l'integrazione di questi distretti artigiani, ripeto d'eccellenza con una produzione industriale? Grazie Sicuramente le aree sistema, quindi distretti, mi sono lavorato proprio esattamente su questo concetto quindi è una domanda che mi piacerebbe sono una delle caratteristiche uniche del Made in Italy nel mondo Ecco, noi vorremmo lavorare all'interno del nostro progetto esattamente con questa vista anche con un'ottica territoriale nel senso che un progetto di questo tipo può dare valore non soltanto alla singola azienda ma a delle realtà più ampie è il prossimo step credo che possa essere di interesse perché ci sono delle realtà straordinarie e uniche al mondo su questo fronte Altre domande? Io ne ho un lavoro per Canzoniere se si può fare una stima in questo momento se compri un'azienda, quante volte paghi le bidda? so che poi cambia dal settore al settore ma esiste una media? no, perché magari c'è un imprenditore qua che dice ma sai che c'è? apro il capitale 6-8 volte, esiste una media? no, non esiste una media perché la media dipende dal settore ma poi all'interno del settore dipende dall'azienda io ho avuto una persona che proprio è di Trento che è stato il mio primo maestro quando ho iniziato a lavorare in Goldman Sachs a Londra e una delle cose che mi ha insegnato è che oggi giustamente ma proprio per parlare la cosa più semplice è quella di dire quant'è il multiplo delle bidda perché è facile perché se uno dovesse andare a dire guarda che il multiplo delle bidda altro non è che una convenzione dietro il multiplo delle bidda c'è tutto lo stato patrimoniale, conto economico, crescita e roba del genere dipende, chiaramente c'è una situazione in cui i multipli di mercato sono scesi basta guardare il mercato azionario quindi non è che i multipli di mercato sono scesi tra le azioni a multipli più basse è sempre il solito dilemma tu hai i forseller che vendono chi non è nella necessità di vendere quando il mercato scende evita di vendere un modo elegante per dirmi Cansonieri che ho fatto una domanda idiota va bene ma capita in un'ora di dibattito anche i migliori moderatori non mi sarei mai permesso non faccio parte della categoria io ringrazio Francesco Cansonieri, Claudio Lavorato, Fabrizio Lobasso Eraldo Minella, Luigi Riva, grazie per essere stati con noi a voi per averci seguito, arrivederci
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