La nuova era nucleare, rischi e opportunità
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La nuova era nucleare, rischi e opportunità
L'intelligenza artificiale richiede energia in crescita esponenziale, spingendo verso fonti nucleari. La fusione rappresenta una soluzione promettente, ma le sfide tecnologiche e geopolitiche rimangono.
è enorme, cioè sta crescendo in modo esponenziale e pensiamo che nel 2028 praticamente la metà di tutta l'energia usata per usi civili sia dell'intelligenza artificiale e quindi da dove la peschiamo, questa energia da qualche parte ed è per quello che non so se avete visto le notizie che Microsoft ha fatto un accordo con il governo degli Stati Uniti per prendere in gestione un vecchio impianto nucleare che era stato chiuso, il Free Mile Island di famigierata memoria proprio per accedere a fonti di energia che possano sostenere l'intelligenza artificiale. Il problema è quindi questa opportunità, no, senz'altro, opportunità nucleare perché senza nucleare tutti gli sviluppi di calcolo che stiamo vedendo adesso non sono fattibili, cioè costerebbero troppo e dal punto di vista della polluzione, pollution. Il problema è che ci vuole tempo per fare una centrale nucleare, ci sono le centrali nucleari piccole, sono quelle di così concezione francese che sono molto più sicure di quelle dei tempi antichi ma sono troppo piccole, ce ne fanno poca energia quindi siamo a un bel problemino e allora qual è la speranza più grossa? La fusione, tanto si parla dell'energia nucleare pulita, chiamiamo così, perché? Perché la fusione non può esplodere una centrale nucleare a fusione, casomai si spegne ma non esplode. Il problema è farla funzionare perché fino a qualche mese fa la montare di energia che ci voleva per tenere vicine gli atomi, per farli reagire in modo tale da effettuare la fusione, era di più di quella che tiravi fuori dalla fusione quindi non quadra, ci metto più dentro di quello che tiro fuori, no. Ecco, qualche mese fa, appunto, esperimenti, Lawrence Livermore Lab in California, Lawrence Livermore Lab, per la prima volta, ha estratto più energia di quanto ce ne avevano messo, quanta di più? Non tantina, però si può fare. E' come se fosse una sorta di spartiacco, cioè si sta verificando un movimento verso, no? Sì, no, appunto, questo è uno spartiacco fondamentale perché se tu non riesci a tirare fuori più energia di quanto ce ne metti è chiaro che non ha senso economico. Poi torno da lei allora, per parlare proprio anche di prospettive in ambito fusione. Professor Tremonti, se dovesse usare una metafora per... lei è il re delle metafore, per monitorare quello che stiamo guardando, che cosa mi direbbe? No, io sono... avete una caduta del livello della conversazione, no, mettiamola giù così, nel tempo presente, è come, ma non è una metafora, è come essere sul Titanic, vai al bar, chiedi un whisky con ghiaccio e arriva l'iceberg. Lei mi dà sempre soddisfazione. Cioè in realtà viviamo un tempo dove realmente... tanti anni fa, nel 2008, impegnato a scrivere il programma elettorale del partito del PDL, c'era la questione del nucleare, e la soluzione trovata fu impossibile in Italia, ha dato il titolo quinto, le regioni, il rischio di opposizioni, lo facciamo in Albania, e c'è scritto così, è una soluzione, un po' coniglia, però in effetti poi non si è fatto nulla, no, seriamente, io la vedo un po' così, realmente, data la complessità drammatica e crescentemente drammatica del tempo che viviamo, diciamo che il mondo è globale e deve restare globale, sugli oceani container e sulla rete si universalizzano i segni, i simboli, tutto questo è assolutamente irreversibile. È finita l'ideologia della globalizzazione e questo ci porta a ritenere che non sia il mercato sopra, come è stato per 30 anni, la politica, i governi, gli stati sotto, adesso realmente è il ritorno dell'uomo, dell'uomo del ragione rispetto al cosiddetto mercato. Allora, clima, io ricordo conversazioni fatte con un vecchio famoso professore, Leroy Ladoury, l'autore del libro La storia è clima, un libro scritto sui registri delle parocchie dell'Europa continentale. Nei secoli scrivevano i nati, i morti, le guerre e il clima. Il libro indica che il clima cambiava, che è cambiato per secoli e questo in un qualche modo è certamente vero, in ogni caso, visto che adesso è di moda la Groenlandia, forse era la terra verde, quindi sicuramente qui. La globalizzazione ha certamente modificato, intensificato, ha dramatizzato enormemente tutti i problemi di clima e poi la tecnologia che in effetti è stato detto mangia e assorbe una quantità crescente di energia. Che cosa fare pensare? Aspoltiamo gli scienziati. Va bene, e infatti vengo da lei Ricotti, perché lei è qui a rappresentare appunto l'associazione italiana sul nucleare, perché io da Espeña quello che ho imparato leggendo il dossier è che è come se ci fossero dei paesi che potrebbero ulteriormente retrocedere in serie B, perché ci sono Cina, Russia, super avanzati. L'Europa diciamo è un po' mingerlina su alcuni tipi di nucleare, poi ci sono gli Stati Uniti che fanno paesi a sé, quindi ecco ci può illustrare qual è lo stato dell'arte in questo momento e alla luce anche le prospettive che potrebbero arrivare. L'Ella già ha sintetizzato benissimo, spendo i miei tre minuti evidenziando i rischi, le opportunità, insomma Alberto e altre le hanno già citate, soprattutto mi piace il titolo di quest'anno del festival, rischi e scelte fatali, l'Europa al bivio, l'Europa è veramente al bivio, come diceva calcisticamente lei c'è un serissimo rischio per l'Europa di retrocedere in serie B, magari per l'Occidente non solo per l'Europa. Russia e Cina sono all'avanguardia oggi, sui 62 reattori oggi in costruzione nel mondo, 26 sono cinesi costruiti in Cina, i russi hanno la restante parte per fare tre quarti di questi 62 reattori, due li stanno costruendo in Cina, i russi in India, in Turchia, in Bangladesh li hanno costruiti, ne stanno costruendo quattro a casa propria, comunque tre quarti dei reattori oggi in costruzione sono cinesi o russi e stanno facendo di tutti i grandi reattori, i piccoli reattori modulari, i reattori avanzati, Stefano ne sta progettando uno, i reattori trasportabili sulle navi, reattori per lo spazio insieme ai cinesi, anche loro stanno investendo su questa tematica. Gli Stati Uniti e il Canada investono comunque, vogliamo limitarci al tema del momento che è quello dei piccoli reattori avanzati, il Dipartimento dell'energia americano anni fa ha investito i primi 500 milioni in due tranche, poi ha messo a disposizione un miliardo di dollari per la realizzazione del primo set di smr new scale, ma non è andato bene, quindi ha risparmiato quel miliardo, ne hanno messi comunque 900 milioni di recente per supportare due progetti di smr e uno di quarta generazione. I canadesi stanno costruendo un primo reattore small modular reactor in Ontario, tecnologia americana, quindi collaborazione canadese e americana e statunitense nonostante il presidente. L'Europa è un po' indietro, userei dire è molto indietro, nonostante alcune iniziative importanti utili lanciate l'anno scorso, la European SMR Industrial Alliance ha iniziato a esplorare questa tematica, vorrebbe supportare con i propri gruppi di lavoro la realizzazione del primo SMR in Europa al 2030 o giù di lì, sono stati selezionati nove concetti di reattore, uno di questi è il reattore di Stefano, tutto bene ma non c'è un euro. È corretto dire che in Europa sono soprattutto Francia e Regno Unito che si stanno muovendo? Ce ne sono una dozzina di nazioni che si stanno muovendo in Europa, quelli che hanno il programma più mostra sono certamente i francesi, estensione di vita di almeno 30 dei loro 56 reattori, costruzione di 6 e pr2, più eventualmente altri 8, investimento sugli SMR, progetto New World, finanziamento di progetti di quarta generazione, ancora una volta Stefano, loro si sta muovendo, hanno il principale parco su 100 reattori nucleari, loro ne hanno 50. Quindi anche a favore di chi ci sta ascoltando, se dovessimo sintetizzare, l'Europa su che tipi di nucleare si sta muovendo? Si sta muovendo sull'estensione di vita dei reattori vecchi, sulla costruzione dei reattori grandi di terza generazione, sullo sviluppo dei reattori piccoli modulari ad acqua, sullo sviluppo dei reattori avanzati e sulla fusione, come ha detto Alberto. La notizia di recente è che alcuni paesi iniziano a cambiare idea, il Belgio ha deciso di non fare più il phase out, di non abbandonare più il nucleare ma di ripartire. Lo stesso deciderà la Svezia, ci sono altri paesi, la Repubblica Cecca, la Romania, la Slovacchia... Anche da noi io noto comunque questa inversione, non ancora U, però a mezza U. Ne parliamo perché questa è ciccia. Stefano, vengo da lei, innanzitutto vorrei che spiegasse a chi ci sta ascoltando perché lei è attivo, la vostra azienda Nucleo fa questo, come ci ha appena illustrato Ricotti. Quindi se lei dovesse sintetizzare a chi ci guarda che cosa fate voi, teniamo conto che magari qui ci sono esperti e non esperti, quindi parliamo sempre anche per chi ne sa meno. Lei che cosa direbbe? Che stiamo tentando di fare innovazione, che non si fa forse da più di 40 anni, cioè si fa sulla carta ma non nella pratica e su un'onda di 80 anni di esperienza il nucleare, quindi è il momento di farla. Quindi l'idea è mettere assieme le belle idee del nucleare, il potenziale del nucleare per creare una industria più sostenibile, più sicura e meno costosa, diciamo. A che stato di avanzamento è il vostro prodotto in questo momento? Diciamo che appunto tutti, soprattutto le start up, quindi le aziende private che hanno anche una novità nel campo del nucleare, tutti stanno tentando di fare delle tecnologie che apportano qualcosa in più. Sicuramente un ruolo forte dei piccoli reattori nucleari è quello di fornire calore industriale, che ha senso perché possono servire piccoli distretti anche. Una grande centinaia nucleare lo fa in modo molto più complesso, quindi questo è già un ruolo interessante che può anche giocare un ruolo anche sui costi, perché c'è una cogenerazione in qualche modo. Nel nostro caso, il concetto di usare il piombo liquido come liquido raffreddamento era stato pensato per dare più sicurezza, una sicurezza passiva, quindi l'impossibilità di fare qualsiasi tipo di incidente nucleare, addirittura anche nel caso di malfunzionamento neanche danneggiare la macchina, neppure fare un incidente. Quindi questa era la prima cosa. L'utilizzo del piombo è stata un'idea molto forte in questo, che ha permesso di fare macchine più compatte e semplici, quindi che ha un impatto potenzialmente anche sul costo. Pensiamo di riuscire ad essere competitivi con questo tipo di tecnologia. E poi la cosa più importante è che si rientra in un discorso di migliore utilizzo del combustibile nucleare. Oggi il combustibile nucleare è l'uranio che viene stato usato in maniera estremamente inefficiente, talmente inefficiente che quello che è stato usato dal Centro Nucleare Europeo potrebbe alimentare ancora per centinaia di anni tutto il fabbisogno di elettricità dell'Europa, quindi ce n'è ancora tanto di valore in questo materiale. Per fare questo bisogna fare il multiriciclo, cioè bisogna continuamente riprocessare questo combustibile esausto e farne di nuovo. Questo era un sogno che era nato nell'industria nucleare prima che io nascessi ed è stato messo in atto perché hanno costruito reattori per fare questo, sistemi di riprocessamento per fare questo e anche fabbriche di combustibile di questo tipo. Fortunatamente la Francia ha mantenuto questo know-how e quindi questo è facilmente rilanciabile, quindi il nostro nuoro è quello di portare tutta una filiera industriale europea, perché siamo concentrati solo sull'Europa, molto italiana, perché riteniamo che in Italia ci sono delle competenze straordinarie, vogliamo valorizzarle al massimo, che però massimizzi la sostenibilità del nucleare per i vantaggi che ho appena detto. E poi su questo ho delle domande da fare che secondo me sono anche dei dubbi che magari vengono, insomma, a chi ci sta ascoltando. Però prof vengo da lei e approfitto anche della sua esperienza di fisico, perché comunque ovviamente nucleare diciamocelo, uno pensa a Hiroshima a Cernobyl, ti viene in mente quello giusto? Però nucleare vuol dire anche energia pulita, vuol dire contribuire a un processo di decarbonizzazione, poi parleremo meglio dei rischi. Leggevo anche, e lei ovviamente mi corregga se sbaglio, perché so che lei ha adotta un approccio quantitativo e molto laico, però leggevo addirittura proton terapia anti-cancro, poi mi dirà lei se dico sciocchezze. Ci può parlare di questi aspetti, per favore? Io credo che nel nucleare la narrativa è tutto, e piccola sponda, voi dovete contribuire, voi che siete l'interfaccia. Io sono un'umile ancella nella vigna del Signore, direbbe. Però è importante il ruolo che giocate nel tradurre quello che noi pensiamo, quello che facciamo. Se siete interessati a sapere di più, comprate il libro che abbiamo appena pubblicato io e Stefano. Ah sì, ho visto, avete pubblicato un libro insieme. Proprio oggi. È molto simile come titolo anche alla revista che guarda la nuova età del nucleare. Adesso ho fatto felice all'editore che è in prima fila, adesso posso parlare da alto. Salve editor. Allora, una cosa importante è come è percepito il nucleare. Adesso ragiono da fisico. Allora, abbiamo, Matta ha detto una cosa giustissima, ha parlato dell'arma nucleare, il deterrente nucleare, eccetera. Però nell'immaginario collettivo si fa un cortocircuito tra il nucleare militare e il nucleare civile. Lo fate, lo facciamo tutti, l'abbiamo sempre fatto, no? Ecco, ci tengo a fare un disclaimer. Nessun reattore di prima, seconda, terza, quarta generazione potrà mai produrre un'esplosione nucleare per costruzione. Ci sono almeno due motivi chiari. Uno, che l'uranio arricchito di una bomba è arricchito al 95%. L'uranio di un reattore è tipicamente 5, 10, 15, 20%, quindi non può produrre un'esplosione. In più c'è il discorso della massa critica. Per fare un'arma c'è bisogno di concentrare in uno spazio una massa critica di materiale fissile. Quindi rassicuratevi, non ci sarà mai un'esplosione nucleare da qualunque reattore del mondo. Quello che è successo a Chernobyl è stata una esplosione convenzionale, una esplosione chimica convenzionale. Ma queste cose sono importanti. E' importante sapere, è importante sapere che il nucleare, questa sua accezione terribile negativa, perché pensiamo a Chernobyl, pensiamo a Hiroshima, pensiamo, ma dovremmo anche pensare come il gancio, ringrazio per il gancio, alla prototerapia. Non so se sapete quante centinaia di migliaia di persone sono salvate grazie alle radiazioni. Io spero nessuno tra i presenti, però la radioterapia è uno degli strumenti più importanti che ha il medico per curare il cancro. Gli ultimi sviluppi ai quali abbiamo anche molto modestamente contribuito noi quando eravamo giovani sono quelli della prototerapia. La prototerapia è una terapia tipicamente di fisica nucleare, di fisica delle particelle che permette di andare a colpire tumori resistenti, complessi, grazie a queste tecniche. Oggi parliamo di terranostica, parliamo dei cavalli di Troia che vengono iniettati nelle cellule e poi bang esplodono e distruggono il tumore. Quindi sarebbe ora di ragionare un po' in maniera più quantitativa, e la ringrazio per l'altro gancio, per quanto riguarda il nucleare. Io credo che l'altro punto importante, forse avremo tempo di dirlo dopo perché il mio tempo sta scadendo, è la motivazione. Perché ci siamo svegliati tutti adesso e vogliamo fare il nucleare? Perché ne parliamo? Perché si fanno dibattiti, si scrivono libri, si discute in maniera per fortuna più civile di quello che è stato quando ero un po' più giovane e si parlava dell'ideologia. C'erano gli schieramenti, io sono a favori, io sono contro. L'energia è una cosa troppo importante per dalla impasto al dibattito stridato. È qualcosa su cui dovremmo ragionare. Io dopo, nel secondo intervento, vi vorrei parlare delle motivazioni. Le do subito la parola, prima attorno da Stefano. Perché Stefano, c'è un pezzo che mi sono segnata da qualche parte di Aspenia, dell'introduzione credo fosse, che mi ha molto colpito relativamente a quello che diceva il professore Redditato. Vado, seguo un po' il flusso delle cose che mi state dicendo. Dice, c'è sempre l'effetto not in my backyard. Cioè, se una cosa viene fatta a casa mia, fuori, io l'ho visto in Sardegna con le energie rinnovabili. Aspenia dice una cosa molto interessante, perché dice, non è un problema delle centrali nucleari, ma è un problema che emerge sempre e comunque in Italia a fronte di opere pubbliche con un qualche impatto locale dagli inceneritori, ai rigassificatori, fino alle paleoliche e ai pannelli solari e aggiunge. Il problema, l'introduzione peraltro affirma anche di Marta Dassou, è il rapporto tra le politiche pubbliche e gli interessi locali tra vertici decisionali e singoli cittadini. Questo mi fa riflettere, perché comunque effettivamente quando il professore dice un miglior rapporto di comunicazione con la popolazione, questo è un po' anche la chiave, perché a volte la comunicazione, vedete Garlasco in questi giorni è molto strillata, si guarda poco ai fatti, poco alle cose che contano. Guardi, a me è capitato, io ho fatto dei prodotti anche radiofarmaceutici, quindi radioattivi per immiettarli e curare cancro e altre matri. Abbiamo costruito, credo, 20 miglioratori nel mondo, ogni volta, magari non ogni volta, ma in 3 o 4 casi scrivevano che arrivava rettore nucleare nel distretto, tutti erano preoccupati, abbiamo sempre fatto i dibattiti e gli abbiamo spiegato le cose. Secondo me oggi, se il nucleare è spiegato bene, noi possiamo arrivare addirittura a creare delle comunità energetiche nucleari, perché arriverà tutto il beneficio di questa tecnologia. I primi beneficiari sono le industrie, noi siamo veramente obberati di richieste da parte di industriali che vogliono decarbonizzare e pagare un po' meno l'elettricità, soprattutto in Italia, proprio perché in Italia il costo dell'energia è così elevato, forse c'è veramente più voglia di andare su prezzi un po' più ragionevoli che rendono l'industria più competitiva. Ovviamente praticamente decine di operatori di data center che hanno bisogno di venire in Europa e quindi cercano questo tipo di produzione. Sì, sì, concludiamo, facciamo ecco a quello che è stato appena detto, lei diceva prima, però ci sono anche le motivazioni di cui vorrei parlare. Di nucleare se ne parla da tanto, molto del lavoro che si sta facendo adesso è stato lanciato soprattutto negli Stati Uniti intorno al 2000, ci fu una grossa, diciamo, presa di coscienza, ma le motivazioni sono recenti. Alberto ha detto il bisogno di energia, noi oggi consumiamo circa 2 milioni di euro per trasporti, usi civili e industria, grossomodo. Adesso si sta aggiungendo un quarto incomodo che è l'informatica, che è l'intelligenza artificiale, che sono i WhatsApp che vi mandate, che ci mandiamo, qui i WhatsApp hanno un'impronta di CO2 e hanno anche un consumo energetico comunque adesso non parliamo di questo. La motivazione numero uno che è fondamentale è la decarbonizzazione. Allora, voi tutti fate un cortocircuito, e il professore che parla adesso vi faccio le domande, voi fate tutti un cortocircuito rinnovabile uguale verde, vero? Sì. Il nucleare rinnovabile? No, ma è verde. Rinnovabile significa che si ripristina in natura in tempi brevi. Sì. Nucleare ci vuole un'altra supernova che esploda per fare l'uranio, quindi non accade domani e quindi non si ripristina. Lui vuole usare le scorie, è geniale questa cosa. Sì è geniale, anche io la trovo geniale. Poi ne parlerà dopo, poi ne paghi il caffè. Quindi la prima motivazione è la decarbonizzazione. Abbiamo bisogno, ma non perché ce lo dice qualcuno, ne abbiamo bisogno per i nostri figli che per il 2050 abbiamo chiuso col carbone, col carbonio, con la CO2, prima cosa. Seconda, indipendenza energetica. È finito il tempo che dicevamo, andiamo dagli arabi che ci danno il petrolio, poi gli arabi hanno fatto quello che volevano fare. Adesso andiamo da Putin che ci dà il gas, non ce lo dà il gas, e come facciamo? Allora andiamo da qualcun altro. Ma noi siamo un grande paese, dobbiamo avere una nostra indipendenza energetica, senza di questo noi non saremo liberi. Io ho detto in una recente intervista che l'energia è un veicolo di democrazia, noi abbiamo bisogno di questo. Questo è il secondo punto. Esatto, lei ha anche detto infatti è un'occasione diciamo non solo di fare le cose ma anche di ridurre le dissuguaglianze. Poi vediamo se riusciamo dopo a tornare su questo perché devo andare rapida sul secondo giro. C'è solo un altro? Sì, lo immagino. Stava dicendo qualcosa Marta lei? No, dicevo che il nostro professore giustamente elenca i motivi che spingono verso il nucleare. Il capitolo è abbiamo bisogno di una grande neutralità tecnologica per affrontare al meglio la transizione energetica, non possiamo partire da lì. L'idea che va bene solo l'energia rinnovabile che fra l'altro è intermittente eccetera. È ovvio, lo dicevo scusami per chiarire, che non passeremo al tutto nucleare, sarà diversificazione. Quindi avremo una parte di gas, una parte di nucleare, una parte di rinnovabili e l'indipendenza fra virgolette sarà data proprio da questa diversificazione. Questo è il concetto. Ora la transizione energetica, il Green Deal, nella precedente Commissione Europea è stata affrontata male. Cioè se c'è una cosa certa è che mentre l'obiettivo è giusto, cioè dovremmo arrivare a ridurre il più possibile la CO2, il metodo è stato sbagliato perché abbiamo messo degli obiettivi anche di date così a casacce, così forzati, senza preoccuparci minimamente delle conseguenze sociali e industriali di quello che stavamo proponendo. E così oggi siamo costretti ad agire per ritardi. No, scusate, ci si sono sbagliati i motori a combustione, non li abbagliamo nel 2035 ma nel 2038, forse nel 2040. Insomma, invece di dire alle imprese condividete questo obiettivo di riduzione delle emissioni di carbonio e usate la tecnologia migliore, il nucleare rientra pienamente in questa definizione di tecnologia migliore, abbiamo detto no, in modo quasi sovietico, con una specie di piano quinquennale o decennale, dobbiamo raggiungere questi obiettivi. Quindi una cosa sicura è che il Green Deal va ripensato nelle sue modalità e su questo le imprese sono naturalmente d'accordo, ma è giusto in assoluto. Il nucleare fa parte di questo ripensamento pienamente. Guardi, sono d'accordo anche perché anche molte aziende che intervisto non vale solo per questo e vale anche per le autoelettriche, eccetera, mi dicono, sembra non parlino con gli imprenditori, mettono delle date quasi a casaccio senza però avere idea della messa a terra poi per accompagnare le aziende nei progetti che comunque non è la prima volta che insomma sento questo ragionamento che io condivido a pieno Marta davvero. Voglio andare poi da Ricotti perché vorrei vedere con lei anche quali sono le tappe eventuali per il nucleare italiano, però prima di andare da lei, così seguo il flusso della conversazione, torno da lei Alberto e chiedo di nuovo la sua expertise da scienziato e poi le faccio una domanda sulla fusione. Prima però le voglio chiedere, uno magari qui si chiede, e quindi è tutto bello, ok? Quali sono i rischi? Cioè è tutto così fantastico sul nucleare? Naturalmente dal punto di vista dei rischi, tu Antonio dicevi che non scoppia, però emette la cosa, se si rompe emette. Il famoso nuggolone di Cernobyl ha ammazzato un bel po' di persone, non solo in Ucraina e in Russia ma nel resto d'Europa, è stato un aumento di patologie, di tiroide e altro in Italia, anche diversi dei miei familiari ne hanno subito in modo diverso, quindi ci sono senz'altro dei pericoli ma sono dei pericoli che sono gestibili, perché poi l'impianto che si sono rovinato è di tutti i vecchi a generazione e poi per di più c'è sempre l'errore umana, per cui sia nel caso del Free Mile Island che di Cernobyl c'è stato un errore nel controllo, per cui gli operatori che non si sono spaventati, soprattutto quelli di Cernobyl, hanno fatto succedere il pasticcio, quindi per riuscire ad arrivare a un nucleare, chiamiamolo sicuro, bisogna anche avere un grado di automazione sicura usando per esempio anche dei materiali importanti tipo il piombo liquido, proprio per evitare dei incidenti. Interessante. Poi se noi andiamo a vedere anche come le varie nazioni approcciano al nucleare, negli Stati Uniti la spinta è dal privato, non è dal pubblico, oltretutto adesso con Trump ci levano a noi scienziati, tra virgolette, i grants se sono contrari all'utilizzo del petrolio e del carbone. Siamo matti, cioè proprio così, quindi quando poi dice ah no dobbiamo fare la decarbonizzazione, peccato che gli Stati Uniti con il presidente dice no, chissene frega nella decarbonizzazione, la politica purtroppo c'entra in modo pesante nell'indirizzo generale. Se di vuole meno male che c'è il privato negli Stati Uniti, perché il privato guida secondo gli interessi suoi, gli interessi sono quelli di ottenere energia plentiful e a basso costo e comunque sia le imprese negli Stati Uniti hanno sempre questa idea della decarbonizzazione, governo no le imprese sì, guarda caso, e va bene. L'altro punto che volevo sottolineare per proposito di questo è proprio la psicologia del nucleare, c'è paura, la paura è diffusa, ma c'è anche tornando al ruolo della politica, l'Italia era l'avanguardia del nucleare, c'era il famoso ingegnero Ippolito che era il capo dell'energia nucleare quando io ero ragazzetto, non era ancora andato al Politecnico, è successo uno scandalone terrificante, dice si era rubato i soldi e tutto il resto e poi si è scoperto che erano le industrie del petrolio che hanno fatto di tutto per screditarlo in modo tale che l'Italia non investisse nel nucleare e quindi questo è un disastro, un disastro cosmico che ci sia questo intervento a gamba tesa della impresa collegata con lo Stato, per cui Trump e il caso Ippolito ci sono questi collegamenti tra chi conviene e chi decide, che è proprio il classico della corruzione intrinseca, non corruzione tipo ti do la mazzetta, ma di corruzione profonda che non va a vedere cosa conviene da tutti i punti di vista ma quello che conviene a me magari lui muore, frega niente, ecco questo è il botto online, sul punto per esempio delle rischerche, la fusione no? Tipo la fusione no? Ha veramente un minuto e mezzo perché è durato un po' questo suo intervento prof sulla fusione c'è una tempistica immaginabile in questo momento? Ma prima di tutto ci sono, c'erano stati grossi investimenti nella fusione no? In tutti i paesi del mondo ma in America ce n'era a strappiove e in America ci sono delle startup che pensano di fare reattori a fusione, quanto chi lo sa? Cioè quanto tempo ci vuole no? Io direi che prima di arrivare a un reattore nucleare a fusione viable, cioè nel senso che produce abbastanza energia almeno 10 anni, almeno 10 anni, ma sicuro, ma anche di più. Siete d'accordo anche di più? Infatti. Investimenti di Eni con MIT nella ricerca della fusione, loro mi ricordo, parlavamo l'altro giorno, di 15 anni, 20 anni. 15, 20 anni, tantissimo. Comunque anche un reattore nucleare di quelli grossi però non di quelli piccoli moduli eccetera, sempre tanto tempo ci vuole per costruirne uno. Stava dicendo? Concordo con Alberto, sono un po' più pessimista sui 10 anni, penso che sia più 20, perché poi c'è un problema intrinseco nel nucleare della fusione che è centralizzato, che secondo i miei criteri, mi scuso per questo ma sono i miei criteri, è poco democratico, cioè estremamente centralizzato, mentre invece il nucleare di cui stiamo parlando è molto diffuso. Io credo che ragionevolmente per i prossimi 10-15 anni il nucleare sarà ancora declinato come nucleare da fissione, sarà una fissione più intelligente, più avanzata, ma sarà ancora quella da fissione. Un'ultima cosa, il discorso dei danni, il discorso tuo è detto giustamente che quando c'è una esplosione c'è la nube eccetera eccetera, però non ho tempo per dirlo, però se vi comprate il libro c'è un rapporto della IEA, della IEA, sollicitato dalle Nazioni Unite per fare chiarezza sull'incidente di Chernobyl. Sono dati pubblici, potete andare a scaricare dalla rete e vedrete delle cose che sono molto diverse dalla vulgata, niente bambini abbrottiti, niente vitelli a due teste, niente di queste cose terribili che si vedono in rete. Andatelo ad edge, è molto istruttivo. Però diciamo che quando il prof dice bisogna comunque stare attenti anche all'errore umana, comunque queste cose sono vere. Immaginiamo il mezzo di trasporto più sicuro che esiste, o sapete quale, no? Lo so, ho capito il suo discorso. L'aereo è molto più sicuro della bicicletta per chilometri fatti, però quando l'aereo cade sono tutti morti. Quanti morti ci sono all'anno per le polveri sottili, per l'aumento di temperatura, per la mancanza d'acqua, per la mancanza di cibo, per la mancanza di energia? Ho capito il suo punto, è interessante. Ricotti, torno da lei. Allora diciamo le priorità se per esempio qui adesso vogliamo uscire da questa sala sapendo quali sono le priorità per il nucleare italiano. Quali sono? Allora come associazione italiana nucleare abbiamo scritto qualche considerazione in un position paper non molto tempo fa, abbiamo indicato una sorta di decalogo, io mi limito a citare i primi cinque punti, seguendo le indicazioni dell'agenzia internazionale dell'energia atomica, la IAEA che è stata poc'anzi citata, ma loro mettono al primo punto una decisione politica del paese che vuole dotarsi di questa forma di energia, quindi per noi è fondamentale che il disegno di legge delega venga completamente approvato dal Consiglio dei Ministri, cosa che ancora non è stata effettuata, e venga portata quanto prima all'attenzione del Parlamento, che si apre una discussione molto franca e completa, non solo nel Parlamento ma anche nel Paese, ma questo è il quarto punto, è il coinvolgimento della popolazione, non solo della popolazione ma di tutti i portatori di interesse, si chiama stakeholder engagement, non è più accettabilità sociale perché nessuno deve accettare nulla, deve partecipare, deve comprendere e deve condividere, quindi è importante che il disegno di legge delega venga approvato, portato in Parlamento, discusso e se possibile approvato, almeno qualcuno la pensa in questo modo, serve poi che l'Italia si doti di un'autorità di sicurezza nucleare, indipendente, adeguatamente strutturata sia in termini di risorse economiche che risorse strumentali ed umane, parta da Isin, dall'ispettoreato che oggi è esistente, ma venga adeguatamente rafforzato. Serve poi un primo avvio industriale, è stata lanciata da poco una NUCO, Nuclitalia, anzi abbiamo il Presidente qui con noi in sala e devo dire che è un ottimo segnale, è composta da tre aziende partecipate dallo Stato, quindi Enel 51%, 39% a saldo, energia al saldo nucleare 10% Leonardo, è un'ottima notizia, è opportuno però che a questa società che è il nucleo iniziale, che poi probabilmente molto probabilmente si espanderà, possa iniziare a lavorare, venga dotata strumentalmente in termini di risorse umane, ma anche economicamente perché poi quando devi sedere al tavolo con francesi, americani, inglesi e altri deve avere una potenza disponibile, ma soprattutto le venga data una copertura politica di alto livello perché queste cose si fanno in partnership strategica tra paesi e l'Europa è fondamentale. Da ultimo suggeriamo la creazione di una sorta di cabina di energia, l'agenzia internazionale la chiama NEPIO, Nuclear Energy Program Implementing Organization, quindi qualcosa che a livello statale tenga sotto controllo ma sia il pungolo una testa pensante che valuti tutti gli aspetti che sono molto complicati in modo tale che l'Italia implementi una strategia del genere in modo adeguato e completo. Nucleare è molto complicato, non è solo tecnologia. E' veritiera la sensazione che abbiamo anche noi nei giornalisti che comunque di fatto l'Italia sia molto più aperta al nucleare rispetto anche solo a quello che accadeva un anno fa, le dico proprio Ricotti a livello politico. E' vero, credo che sia così perché i politici sono i primi ad essere attenti a ciò che cambia nella popolazione. Certo. Le persone sono cambiate, soprattutto i giovani. Negli ultimi tre sondaggi di SVG fatti nel 2023-2024 vi è una maggioranza di italiani a favore. Ci sono molti indecisi che dicono ho bisogno di informazioni, sono interessati a conoscere ma tra i nostri concittadini più favorevoli al nucleare ci sono i giovani dai 18 a 34 anni. Quindi la popolazione giovanile è molto più aperta io dal punto di vista dell'università, insieme all'università e vedo che c'è questo cambiamento nelle generazioni. I giovani sono molto più aperti, molto più interessati, non sono ideologici, non sono pregiudiziali e sono sinceramente interessati ai temi ambientali e anche ai temi energetici. Per loro i rinnovabili nucleari non sono in alternativa, non sono in contrapposizione, sono due opzioni da sfruttare. Il tema della neutralità tecnologica loro l'hanno già risolto nella loro posizione. Quindi io credo che sia un buon viatico. Soprazzato per una discussione ampia, tranquilla e scientificamente tecnologicamente fondata. Poi se riesco vi faccio altre due domande però abbiamo chiuso, devo dire, questo secondo giro molto interessante. Devo dire che avete sollevato tutti dei temi importanti, iniziate a prepararvi delle domande che poi vengo da voi. Volevo sentire anche il prof Trimonti, voleva dire qualcosa Marta? No, volevo fare una domanda a Antonio Redditato che ha segnato il problema delle scorie, perché quando si cerca di parlare con l'opinione pubblica, di coinvolgerla, uno dei dilemmi è questo delle scorie nucleari, uno dei temi più ricorrenti. Volevo anche dire, invece al prof Trimonti, in fondo il referendum abrogativo del nucleare è stato nel 1987, cioè un anno dopo l'incidente di Chernobyl in qualche modo ha pesato moltissimo Chernobyl sul resito del referendum. Ma secondo te che sai bene queste cose, un ritorno al nucleare imporrebbe di nuovo un referendum politicamente? Interessante questa domanda. In realtà quest'ultima è per il prof Trimonti, però la prima parte era per lei prof. Le scorie, le scorie è uno dei capitoli importanti che richiedono informazione. Scusate se sono monotematico, ma per me è informazione rapida. E cerchiamo di essere il più proprio all'attaglio dello AI, spieghiamolo bene. Allora le scorie, le scorie sono il combustibile esausto che ogni tanto, 5 anni, 10 anni, no no, varpiato, cambiato, è messo uranio fresco. Stiamo parlando dei reattori di vecchia generazione, prima, seconda e terza che è quello attuale. Allora che si fa? Queste scorie sono radioattive ancora per 100 mila anni. Inezia, 100 mila anni facciamo. Allora che si fa? Dove si mettono? Si mettono in grandi pozzi, caverne sotterrane, grandi profondità, sigillate, coperte di cemento, eccetera eccetera. E stanno lì per 100 mila anni, forse noi tra 100 mila anni non ci saremo, però intanto ce ne occupiamo. Questo è il problema numero uno. Qual è la, diciamo, la way out? Qual è una una possibile uscita? Una possibile uscita è quella di, questa è l'idea originaria del capo di Stefano quando era giovane, Carlo Rubbia, il nostro Carlo Rubbia, apre una parentesi, in Italia c'è un'enorme soft power su questi argomenti. Noi siamo fortissimi, non lo dovremmo dire, ma siamo fortissimi. È un peccato che non possiamo occuparcene, ma, chiusa parentesi. L'idea di Carlo qual era? Era di dire usiamo le tecnologie che abbiamo imparato al CERN per neutralizzare queste scorie, per renderle inoffensive. Stefano ha avuto un'idea migliore dopo averci lavorato su questo, dice ma io non solo le rendo inoffensive, ma le rendo utili per far funzionare i reattori, cioè come la vecchia The Door and the Land di Back to the Future che ci mette dentro una buccia di banana e poi parte, no? Ve la ricordate questa scena? È un po' la stessa cosa, si prendono le scorie, le si combinano in qualche modo, si chiama MOX, questo acronimo, e vengono usate dai reattori di quarta generazione, quindi prendiamo due piccioni con la fava. Le hai eliminate? Le abbiamo eliminate e le hai riutilizzate in qualche modo per fare energia. Io adesso voglio fare una tifoseria, però questa idea mi piace, mi piace molto. Sì sì, risposta sul referendum? Dunque no, per inciso, una vittima Chernobyl l'ha fatta nel mondo politico, è stata la fine del sistema in qualche modo comunista e certamente la vittima è stata Gorbacheva. Poi è stato un episodio in Giappone, non ricordo dove, ma è successo e devo dire un episodio che influenzò molto il mondo in Europa, quindi non solo, quindi un altro aspetto. Vi dirò una cosa che non ho mai detto, quindi tanto, siamo entre nous. Quando si fa la riforma del titolo quinto, la posizione nostra, ricordo, era la competenza alle regioni in materia di esclusiva, in materia di organizzazione sanitaria e di organizzazione scolastica, quindi non la sanità, non l'istruzione, fermi diritti dunque, ma la organizzazione. Con l'idea di prendere i voti, quella che la sinistra modifica tutto, estende enormemente, convinti che la estensione sia un modo per prendere i voti in più diversi. Viene uno molto importante, dice siccome tu hai visto l'altro lato, allora era di moda dire la devolution, cosa potremmo fare, che testo? E mi fanno vedere un testo e giuro non è colpa mia perché non pensavo che fosse così birra, ma ho scritto le opere, gli interventi di interesse nazionali sono di competenza regionale, è un antiosema, è una contraddizione in termini, è diventata la Costituzione della Repubblica. Quindi la grande questione, il referendum lo farei a valle della Costituzione, nella Costituzione questi dementi hanno votato, in poco tempo era nel gennaio del 2001, hanno votato un testo che blocca probabilmente molte delle ipotesi che stiamo discutendo. Fermo, si diceva, nei sondaggi l'opinione pubblica, quindi se vai poi diversamente da come è stato, sperando che non ci siano altri eventi che modificano, fermo che la logica di cui avete discorso è fondamentale e esistenziale, può essere che anche in funzione di un referendum, però certamente questa è presa che sia, nel 2001 non faccio nomi, ma certamente la Costituzione non l'abbiamo fatta, io non l'ho fatta, in quel modo, ma nel titolo quinto c'è questa formula demenziale, non pensavo che fossevo così birra. Ok, è interessante anche questa risposta, allora ci sono domande da parte vostra? Forza, coraggio, vai, ti chiedo solo esatto il nome e se puoi fare domande appunto sintetiche, così se ce ne sono altre le raccogliamo, vai. Sì, intanto buonasera a tutti, mi chiamo Mattia, e la mia domanda è in realtà, pensando un po' al contesto politico dell'Europa odierna, dove diciamo la solidità vacilla, pensate che il nucleare possa rappresentare un'opportunità di unione in vista di uno sforzo comune, oppure che rappresenti un rischio per un'eventuale polarizzazione anche all'interno dell'Unione Europea, acuendo queste situazioni di stati di serie A e serie B? Sì, quello che abbiamo visto finora praticamente. Chi vuole rispondere? Ma diciamo io sto osservando quello che succede in Europa da parecchio tempo e devo dire che la tendenza è più verso una unione, ma c'è un tema importante, unione perché appunto adesso siamo a 16 o 17 stati europei che vogliono nucleare, quindi davvero da zero, che erano quattro anni fa, c'è una bella progressione, quindi si interpola questa tendenza. Il problema è che l'Europa ha il diritto di veto su certe decisioni importanti tipo il budget, quindi in realtà il problema dell'Europa in generale, che è quella di dover prendere alcune decisioni all'unanimità, che questa non è democrazia. E diciamo, si riflette anche un po' sul nucleare, perché finché ci sarà, in questo caso forse gli stati più difficili sono l'Austria e il Lussemburgo, finché ci saranno stati anche solo un piccolo stato che è contro, sarà difficile fare delle politiche di unione europea. Io credo che se l'Europa tornerà a, diciamo, esprimere una politica di maggioranza e che non sia al 100%, allora sì che potremo avere un cambiamento non solo nel campo nucleare, ma anche in tanti altri campi. No, in effetti siamo 27, un'anni e mezza. La un'anni e mezza non c'è neanche nei condomini e questo ti dà l'idea di quanto è strano l'assetto, la struttura politica dell'Europa autuale, tra l'altro ogni anno, questo per mia esperienza, per ogni anno essendo stati 27 democratici, almeno 7-8 sono in campagna elettorale. E questo è automaticamente un fattore di ritardo, di rilentamento, sei d'accordo ma devo votare, non posso esprimere adesso, quindi certamente quello è un punto. Tornando al discorso sul referendum, la norma che ho cercato di definire come contraddizione in termini, Renzi cercò di eliminarla e uno degli argomenti dei punti del referendum di Renzi fu bocciato tutto il referendum, compresa questa. Forse aveva messo al referendum un eccesso di oggetti però pur adesso, nella speranza che l'opinione pubblica, i giovani, i tempi che cambiano modifichi però un referendum su questo c'è stato anche di recente ed è stato negativo. Marta? Purtroppo non esiste poi una politica energetica comune, una delle idee iniziali, in fondo se ti ricorderai la comunità europea è nata dall'idea di mettere insieme carbone d'acciaio dopo la seconda guerra mondiale ma poi in realtà proprio sulle cose che erano state così decisive e cioè i problemi della pace della guerra e i problemi dell'energia, l'Unione Europea non è mai decollata veramente. Abbiamo una moneta comune, l'euro che non coinvolge tutti i paesi ma buona parte dei paesi, abbiamo una politica commerciale comune, abbiamo un mercato interno anche se in parte diviso ma non abbiamo ancora una politica estera di difesa, energetica comune, cose che nel mondo di oggi dove è ripreso una forte rivalità geopolitica sono diventate decisive anche per la competitività perché come dicevate giustamente prima parte dei nostri professori il prezzo dell'energia in Italia è uno dei fattori che veramente le dono la competitività e questo vale in genere per l'Europa. L'ultima cosa volevo dire rapidamente molto dipenderà dalla Germania non solo perché il paese è più forte ma perché è uno di quei paesi che ha rinunciato al nucleare che aveva sotto l'impatto in questo caso di Fukushima cioè della tragedia giapponese. Il cancelliere Emerz, la nuova coalizione della SEDEU e dei social democratici sembra più orientata a ridiscutere questo punto ma bisogna vedere secondo me che chiave è quello e poi sarà l'accordo fra Germania, Francia e Polonia sull'atto invece militare di questo problema dell'uso del nucleare. Chiarissima, prego prof super rapido. Una cosa rapidissima, innanzitutto Fukushima, mi dispiace darvi questo numero, i morti per l'incidente nucleare a Fukushima sono stati 0, 20 mila morti per lo tsunami per l'incidente nucleare detto disastro nucleare di Hiroshima, disastro nucleare non c'è stato neanche un morto, zero. Chiuso a parentesi, perché è complicato questo discorso Marta? Perché l'energia è un problema che deve essere risolto in maniera bipartisan per definizione perché una pianificazione energetica di un paese come l'Italia deve andare al di là della durata di una legislatura tipicamente 10 anni. Se noi non facciamo come i francesi che da De Gaulle a Macron hanno avuto socialisti, centristi, gollisti, quello che volete, ma hanno avuto una coerenza nella politica bipartisan energetica. Noi non ce l'abbiamo, non lo potremo mai fare o capiamo che dobbiamo essere bipartisan sull'energia oppure andremo male. Sì sì, questo punto. E neutralità tecnologica che è l'obiettivo adesso proprio in discussione a livello europeo sull'energia. Ci sono altri spunti, altre domande? Sì vedo un signore lì, tipo Alcè, ecco lui. Sì buonasera, mi chiamo Michele. La professoressa mi ha anticipato, volevo chiedere delle scorie e mi auguro che le risposte che avete dato siano come dire una prospettiva per il futuro, per finalmente eliminarle completamente. E invece mi rimane un dubbio sui costi, siccome c'è anche un economista famoso. Mi permetto di dubitare sul fatto che le centrali nucleari francesi invece di venire smantellate vengano riutilizzate, rilanciate. Insomma in soldoni, quanto costa smantellare una centrale nucleare? Allo stesso costo di un'altra centrale oppure costa un pochino di più? Da ignorante vi faccio questa domanda. Questo è un punto interessantissimo, rispondiamo. Sì certamente costa, costa parecchio. Possiamo dare un'indicazione di grandezza. Alcuni miliardi, però le utility, cioè chi gestisce, chi ha gestito l'impianto nucleare, se ha avuto il tempo di farlo, ha accumulato durante i 40, prossimamente 60, forse addirittura 80 anni, le finanze necessarie per garantire questo costo, questa spesa. Quindi l'idea è un costo internalizzato, a meno che, come è successo in Italia, noi decidiamo liberamente come popolo di chiudere le centrali nucleari. Abbiamo costretto Enel a fermare gli impianti, soprattutto per Caosso, un reattore che ha funzionato neanche 10 anni, quindi non ha avuto il tempo Enel di accumulare i finanziamenti necessari. E allora, siccome abbiamo deciso noi, è giusto che ci carichiamo sulle nostre spalle, cioè sulle tasse di tutti. Cioè paga a pantalone in questo caso. Paghiamo noi perché abbiamo deciso noi, abbiamo forzato noi. Comunque l'allungamento della vita delle centrali nucleari francesi, e questo succederà anche per le altre centrali europee, gli americani lo hanno già fatto ed hanno fatto affari molto interessanti, significa investire dei 500 milioni al miliardo per l'ammodernamento della centrale, per aumentare il livello di sicurezza, per aumentare anche l'efficienza. A volte si aumenta anche la potenza, quindi si guadagna un 15-20% di potenza e su questo business ci guadagneranno non solo i francesi ma anche la filiera nucleare italiana perché verrà coinvolta. Qualsiasi impianto di produzione deve essere smantellato anche dei centri a carbone. Noi stiamo considerando la possibilità di andare di siti di centri a carbone, c'è un problema di pollution, di inquinamento del suolo anche molto molto forte. Però voglio dare una cifra, noi stiamo lavorando su un costo dell'energia livellizzato che è di circa 60 euro a megawattora e in questo costo quello che viene messo per lo smantellamento è un euro a megawattora, quindi veramente il peso specifico di questo smantellamento è veramente piccolo rispetto al costo della bolletta. Interessante questo, molto. Ci prego. Buonasera mi chiamo Lucian e volevo chiedere quale competenze professionali saranno più richieste in questa nuova era nucleare, diplomatiche, ingineristiche oppure strategiche. Grazie per questa domanda, grazie. Vi do due numeri, l'Agenzia Internazionale dell'energia atomica quest'anno ha fatto una conferenza, a livello mondiale si stimano necessità per 4 milioni di lavoratori, a livello mondiale nei prossimi 20 anni, a livello europeo l'ordine di grandezza è di circa 500 mila persone, nuovi lavoratori, la Francia, solo la Francia per il suo programma ne prevede 100 mila vuol dire 10 mila persone all'anno nuove, assulte. No, non ingegneri nucleari. L'ingegneri nucleare rappresenta solo il 15% della piramide delle risorse umane necessarie. E' tipo, infatti quello che chiedeva lui era quale, giusto, quali delle figure? 15% ingegneri nucleari, una buona fetta di ingegneri di tutte le tipologie, dai meccanici agli elettronici agli strutturisti, altre lauree economisti giurisperiti, perché poi gli accordi vanno firmati, ma una buona parte sono professionalità tecniche, quindi necessità, oggi l'Italia è a zero da questo punto di vista, ITS, professionalità, ne cito solo una, non si riescono a trovare, vengono pagati a peso d'oro i saldatori oggi, è così, se li rubano, se li rubano perché è personale pregiatissimo. Poi bisogna distinguere tra il personale che si vuole per progettare l'impianto e poi per operarlo, quindi nella progettazione la maggior parte sono ingegneri. Ecco perché lui diceva ingegneri a tutto tondo. Quindi ci sono ingegneri nucleari chiaramente, ma poi c'è un sacco di lavoro per i controlli automatici della, come dicevo prima, bisogna eliminare gli errori e quindi bisogna di progettare gli impianti di controllo in maniera molto molto molto accurata e molto efficiente, come lo fai con gli ingegneri, tra virgolette, elettronici e informatici. Poi per operare invece se l'impianto è fatto bene ci vogliono quattro persone, come sempre, se uno va a vedere per esempio gli impianti per la fabricazione di microchip sono tre gatti, però per progettarlo e per costruirlo ce ne sono un sacco, quindi bisogna anche saper distinguere chi fa cosa quando. Ci sono altri spunti, altre domande? E quella allora riesco a prenderne ragazzi due, a meno che non mi facciano risposte flash. Alzate le mani che così vi vede, uno e lui, prendiamole tutte insieme e uno in fondo e uno è lì in mezzo. Super rapido, proprio flash. Buonasera, sono Alessandro e collegandomi con la domanda post-apocansi, mi chiedo quanto l'efficienza della macchina, automazione e intelligenza artificiale possano talvolta affiancare, talvolta correggere l'errore umano in un settore come quello del nucleare. Super interessante, rapidissimi. Io preferisco neanche usarla, noi usiamo sistemi naturali, la cosiddetta sicurezza passiva e la natura, le leggi della fisica che spengono la macchina e impediscono veramente gli errori. Questo è un aspetto, l'altro aspetto è di far funzionare l'impianto in modo ottimale e qui per forza devi usare l'algoritmo di controllo. Quando uno poi parla dell'intelligenza artificiale, attenzione perché tutto ciò che si usa nel safety critical system, cioè sistemi che hanno un aspetto di sicurezza fondamentale con l'intelligenza artificiale, ci andrei veramente piano. Prego, qui c'è quel signore davanti a te, esatto, grazie. Super rapido. Buonasera Andrea Radice, domanda sulle scorie abbiamo parlato, a me però occupano molto le scorie mentali e in relazione alle questioni su possibili futuri referendum, domando a scienziati e politici, come possiamo fare a rendere attuale, a diffondere la questione nucleare alla gente? Credo che in parte abbiamo risposto a questa domanda, vogliamo aggiungere magari qualcosa? Sì, informazione soprattutto ai giovani perché i giovani saranno quelli che gestiranno questo nucleare, non noi, saranno loro. Quindi formazione educazione verso i giovani, questa è la mia ricetta. Poi devo dire la verità, ovviamente i media hanno un ruolo e una grande responsabilità, ripeto spesso qui in Italia le cose viste anche sui media, magari spesso sono i litigi, le cose che fanno fare ascolti, magari una la fa la trasmissione dove parla con calma di questi temi, ma il punto è chi è disposto ad ascoltarti e quanto i social esacerbano un problema che è molto negativo, quindi comunque secondo me è un po' a tutto tondo il problema, tutti noi abbiamo anche il dovere di informarci più che essere informati e io vedo che questa cosa un po' manca, scusate se mi permetto, però volte dicono ah il giornale non parla di questo tema, ma no, probabilmente tu il sole 24 ore non l'hai proprio comprato perché altrimenti il sole 24 ore ne ha parlato in generale capito? Prego, super rapidi mi sono dilungata io, 1 e 53. Allora buonasera Andrea Fasoli fisico, solo una questione, una domanda, sono un fisico, perché è vietato produrre energia nucleare ma non è vietato consumarla? In Italia ovviamente. Chi vuole rispondere alla domanda intelligentona? Bellissima domanda, rispondo rapidissimamente io, è vero noi consumiamo circa il 15 per cento di energia elettrica prodotta dal nucleare francese e siccome non abbiamo rete elettriche sufficiente attraverso le Alpi francesi le facciamo passare dalla Svizzera, la Svizzera mette una tassa e poi la vende a noi. Interessantissimo, la Germania dopo il referendum ha deciso la signora Merkel di impostare una commissione etica perché l'autorità di sicurezza tedesca aveva detto non ci sono sostanziali problemi per i reattori nucleari tedeschi, allora non contenta ha fatto una commissione etica la quale ha detto, ha scritto che la Germania non doveva più produrre energia elettrica nucleare perché non era etico ma non era etico neanche importare energia elettrica prodotta col nucleare. L'anno scorso la Francia ha prodotto 84 terawattori in più, 54 le abbiamo importati noi, 34 le ha importati la Germania. Chiosa finale fantastica, va bene state seduti che dobbiamo chiudere per il web, allora io volevo ringraziarvi perché non è volata una mosca, grazie mille davvero speriamo possa esservi stato utile, grazie a tutti gli speaker, siete stati fantastici, vi ho minacciato sui tempi però ha funzionato e grazie alla parte tecnica, grazie di cuore, grazie a voi.
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