La cultura come pratica di sviluppo sostenibile
Incorpora video
La cultura come pratica di sviluppo sostenibile
Un panel che esplora il ruolo dei musei come catalizzatori di sviluppo sostenibile, collaborando con imprese e comunità.
Buon pomeriggio a tutte e tutti, grazie di essere qui così numerose. Con grande piacere che do il benvenuto a nome mio, a nome del Sole 24 ore a questo panel dal titolo La cultura come pratica di sviluppo sostenibile. In un momento storico in cui alla fine le sfide ambientali, sociali ed economiche richiedono risposte sistemiche e multidisciplinari, la cultura può emergere e deve emergere non solo come un patrimonio da tutelare, ma anche come una leva attiva di trasformazione e di innovazione. Oggi ci concentreremo sul ruolo dei musei, delle istituzioni culturali come attivatori di conoscenza, consapevolezza, ma anche capaci di influenzare in un dialogo diciamo bionivoco con le aziende capaci di influenzare il mondo delle imprese e le politiche aziendali. Ne parleremo con Massimo Bernardi, direttore del Muse, Alessandra Schiavuzzi, dirigente del servizio attività e produzione culturale della provincia autonoma di Trento, la professoressa Rossella Sobrero, presidente di Coinetica, Silvia Bruno, responsabile comunicazione di Confindustria Trento, Alberta Giovannini, responsabile marketing, partnership e fundraising del Muse, e il professor Ludovico Solima, professore ordinario dell'Università di Macerata. Allora, non è macerata? Secondo la campagna è barbitelli. Benissimo, allora prendiamo nota. Grazie della correzione. Partiamo da Massimo Bernardi. 6 minuti ciascuno per stare nei tempi, in modo tale da poter fare almeno due giri di domande. Cambiamoci, perché poi il ruolo dei Musei sullo sviluppo locale, quale può essere questo ruolo e quale può essere la strategia del Muse rispetto al rapporto con le imprese del territorio? Domanda non da poco anche per iniziare. Grazie, grazie. È bellissimo vedere in un pomeriggio come questo, in un festival così ricco di iniziative che si occupano del core team di questo festival, vedere tante persone che vengono ad ascoltare un talk su dei Musei, che immagino non propriamente figurino tra i primi candidati a essere attivi nelle dinamiche appunto di sviluppo economico e del territorio. Non faremo grandi riepilogi storici anche per il poco tempo che abbiamo a disposizione, però è volgata comune l'idea che comunque il Museo possa avere al massimo un ruolo marginale. Insomma il Museo vado perché conservano dei grandi reperti oppure perché posso passare un pomeriggio lieto in compagnia degli amici o della famiglia in un luogo diverso rispetto a un mero intrattenimento. Invece siamo qui proprio per provare a inquadrare e a stimolare una riflessione che poi diventa anche un investimento rispetto a un legame tra queste istituzioni e il territorio. Il nostro punto di vista appunto di un Museo scientifico che ha fondamento naturalistico, oso dire così perché la storia secolare del nostro Museo parte da lì, dalla conoscenza del territorio fatto dai naturalisti, dai botanici, dai geologi, dagli zoologici che appunto da oltre un secolo indagano questo territorio che è una caratteristica molto tipica in realtà dei Musei naturalistici italiani. Sappiamo che il nostro Paese ha questo grande vulnus, non ha un Museo nazionale, un Museo di storia naturale nazionale come c'è a Parigi, come c'è a Londra, come c'è a Berlino. Però abbiamo una moltitudine di Musei che hanno una debolezza strutturale evidentemente, sono tanti e piccoli, però dall'altra parte sono una sorta di diffusa e capillare distribuzione di conoscenze e di competenze e di metodi, arriverò qui tra un secondo, rispetto al territorio. E quindi la riflessione la porto appunto subito al tema in particolare dei Musei naturalistici che dal mio punto di vista hanno grandi potenzialità in questo senso, credo il Museo di Trento lo stia mettendo in opera. Penso alle competenze, ovvero appunto la capacità di esplorare, conoscere il territorio, ad esempio il valore della biodiversità e quindi di tutte le filiere anche produttive che dalla biodiversità derivano, penso alle filiere agricole ovviamente, ma anche quelle della valorizzazione turistica del prodotto, e competenze che non possono che arrivare appunto dai geologi, dai botanici, dagli zoologici, dalle persone che ogni giorno stanno sul territorio e conoscono quel territorio nelle specifiche peculiarità, nel loro patrimonio se vogliamo dirla così. Le competenze invece più legate al patrimonio, chiamiamolo bioculturale, quello costruito, allora i mulini, eccetera, che sono distribuiti su tutto il nostro territorio, con i quali possiamo costruire un valore diffuso rispetto appunto al territorio in cui viviamo, ma poi penso ancora più forse a una riflessione rispetto al metodo. Io in questi mesi sto facendo molto riferimento al paradigma del museo esteso, i musei possono essere diffusi nel senso che possono essere organizzati in tanti diversi sedi, possono avere una sede centrale come capita il museo a Trento e poi magari averne altri nelle valli del Trentino, possono addirittura estendere questa loro essere diffusi appunto annoverando nelle loro sedi, magari quelle convenzionate come tendiamo a chiamarli, altri siti che non necessariamente sono gestiti direttamente ma che comunque hanno una locazione fisica, sono dei luoghi fisici nei quali appunto portare contenuti o portare metodo. Ma ancora di più credo sia interessante immaginare i musei che dialogano con il territorio in senso di museo esteso, il senso di museo esteso va molto oltre la presenza fisica del museo e il luogo e le persone che possono fisicamente arrivare dal museo a questi territori, a parlare con le persone che vivono questi territori, ma piuttosto che si fa portatore di un metodo che diventa utile alla valorizzazione, alla comprensione, alla valorizzazione del territorio anche da parte di altri, cioè il museo che supera se stesso sostanzialmente rispetto alla propria presenza fisica e diventa invece attivatore di processi di conoscenza e di valorizzazione. Pensiamo ad esempio al tema della valorizzazione dei prodotti, a come una conoscenza di un determinato luogo possa essere portata direttamente appunto dalle ricercatrici e dei ricercatori del museo che però poi ha arrivato a sviluppare una strategia di valorizzazione di quel territorio, di quel prodotto che non viene portata avanti da loro stessi, altrimenti rischieremo di diventare delle mega macchine accentratrici, ma piuttosto comente pubblico mette a disposizione quella conoscenza rispetto alle realtà locali, associative, alle categorie dei produttori che possono prendere quelle conoscenze e utilizzarle appunto per creare valore. Benissimo, torneremo sul punto del secondo giro. Alessandra Schiavuzzi, quali interventi l'ente pubblico provinciale può portare a incentivo del sostegno appunto di realtà come questa e delle imprese? Buongiorno. La legge provinciale sulle attività culturali promuove la cultura, crede nella cultura come fattore di sviluppo economico, sociale, come strumento di sviluppo sostenibile. Questa è una premessa importante perché il budget, ad esempio, che nel 2024 servizia attività culturali ha assegnato a questo settore è del calibro di 48 milioni di euro, quindi mi capite che si tratta di una scommessa sulla cultura di un certo rilievo. Un budget dicevo che per quasi la metà è assegnato ai propri enti strumentali, muse, Mart, Metz, Museo Storico di Rovereto, sono un po' la miraglia, quella che dialoga col nostro territorio e che si mette in rete per far germinare con gli altri attori molte attività culturali in dialogo con la comunità. Ma sosteniamo anche i sistemi delle biblioteche, dei musei accreditati, la formazione musicale di base, le federazioni e centinaia di iniziative, di progetti, di associazioni, fondazioni, enti del terzo settore che hanno una caratteristica, quella di creare valore aggiunto per la propria comunità. Cosa significa? Che organizzano proprio per farsi mediatori culturali rispetto al proprio territorio, per coinvolgere la comunità, mettersi in dialogo su alcune tematiche e portare a una crescita, a un dialogo, a una condivisione. Dicevo strumenti finanziari, noi, non solo noi, sosteniamo queste centinaia di iniziative, con noi c'è Caritro, c'è Regione, ci sono altri attori, ma la legislazione permette ai privati di fare erogazioni liberali in denaro che possono beneficiare di agevolazione fiscale, quindi di compensazione, sui medesimi progetti, quindi incomprensibili. E' un'implementarietà anche con l'artbonus nazionale, quindi un plus della legislazione provinciale a beneficio di concorrere con risorse private all'obiettivo della crescita della comunità. E' il risultato buono di questa chiamata alle armi? Sì, ovviamente è un processo lento, è una legge abbastanza recente, ma incominciamo a vedere i primi segni di attenzione. Un altro settore importante, se si parla di innovazione, di ricerca, di attenzione per lo sviluppo della capacità creativa, è l'investimento che si vuol fare per il quarto triennio a un progetto interregionale, finanziato anche dal ministero per il 60%, che coinvolge le residenze artistiche. Cosa sono le co-residenze artistiche? Sono dei progetti e delle opportunità per i giovani artisti molto importanti, sono delle occasioni di formazione, di ricerca, di sperimentazione remunerata, non necessariamente finalizzata una produzione, e questo per loro è la libertà di uno sviluppo creativo, e che per noi istituzione rappresenta un investimento per le future entità, le industrie culturali creative di cui tanto si parla. Ma nel Trentino può avvantare a buon titolo di avere già un'esperienza di industrie culturali creative già con un indotto di tutto rispetto, e sto parlando della Trentino Fin Commission. Trentino Fin Commission nasce nel 2011, dal 2011 ad oggi ha sostenuto circa 354 produzioni, e di queste solo 211 dal punto di vista finanziario, le altre le ha accompagnate con un sostegno logistico molto importante. Cosa ci si proponeva? Di attrarre sul nostro territorio le società di produzione audiovisivo a livello nazionale e internazionale, ma non c'è solo un impegno finanziario a moltiplicare quello che è l'investimento pubblico, almeno di una volta e mezza, ma vi dirò che invece la moltiplicazione dell'indotto è di oltre 329%, quindi un indotto importante. L'impegno è anche in termini di valorizzazione delle location dove si girano le riprese, di circuitazione e quindi contrattualmente quelli che sono i contratti con le piattaforme per cui questi prodotti hanno una valorizzazione esterna, e non da ultimo la green film. La green film, se si parla di sviluppo di indotto con un approccio di sensibilizzazione alla sua estenabilità e la minimizzazione dell'impatto ambientale, ha un suo valore. È stata creata come certificazione della Trentino Film Commission nel 2017 insieme a Appa, la nostra agenzia per l'ambiente, e ad oggi può contare più di 100 produzioni che chiedono l'accreditamento della green film a livello europeo. Questo significa che il disciplinare delle buone pratiche che vogliono accompagnare lo sviluppo economico con un occhio alla sostenibilità, alle buone pratiche e alla minimizzazione dell'impatto, è una sensibilità presente. E' un'opportunità per le aziende di capire come i musei possono rappresentare un'opportunità per le aziende e quali sono le aspettative delle imprese nei confronti delle istituzioni culturali in questo territorio. Volentieri, buongiorno anche da parte mia. Una premessa, ci tengo a farla, dal nostro punto di vista soprattutto negli ultimi anni le imprese anche in Trentino dimostrano di avere una sensibilità sempre maggiore nei confronti dei temi della sostenibilità economica, ambientale e sociale. Inoltre come Confindustria Trento abbiamo realizzato il primo report di sostenibilità nel 2019, lo abbiamo fatto in un momento in cui solo le grandi imprese associate più mature su questo fronte si erano attivate in questo senso. Nel momento in poi i report di sostenibilità sono aumentati considerevolmente tra le nostre associate tanto che abbiamo quasi smesso di raccontarlo, non ci stavamo più dietro come associazione, come cassa di risonanza rispetto a questo tipo di iniziativa. Certamente la presenza sul nostro territorio di soggetti culturali come muse, musei come muse hanno fatto molto per consolidare questo tipo di sensibilità nei soggetti economici, economici come le imprese. Il muse certamente si è configurato per noi come attivatore di consapevolezza, di sensibilità, di iniziativa a seguire e anche come attivatore di una certa vocazione alla narrazione di tutto quanto si fa che non è esattamente propria dell'indole dell'imprenditore in generale ma dell'imprenditore Trentino in particolare e questo noi come associazione lo vediamo ogni giorno. Ecco io credo che nel rapporto che abbiamo in particolare come associazione di rappresentanza delle imprese, quello che riteniamo che potrebbe accadere adesso è che si consoli di una alleanza con i soggetti culturali come muse, una alleanza nella promozione di un dibattito, scevro da ideologie, improntato a un approccio scientifico, tecnico alla valorizzazione delle competenze rispetto ai grandi temi che riguardano l'applicazione quotidiana dello sviluppo sostenibile anche a livello di strategie territoriali. Io credo che a parte qualche caso straordinario e molto famoso di negazionismo del cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile sia per tutti noi una bandiera, siamo tutti d'accordo quando parliamo in termini assoluti di sviluppo sostenibile. È difficile poi capire come applicarlo questo sviluppo sostenibile quando governo anche locale deve andare a progettare la chiusura di un ciclo dei rifiuti o tracciare le opere di collegamento di un tunnel per l'alta velocità o interrogarsi su come risolvere un problema di affollamento della circolazione del traffico, soprattutto in certe zone che vivono un attraversamento quotidiano e impattante da parte di lavoratori residenti. Ecco io credo che un soggetto culturale come Muse potrebbe farsi da garante di questo approccio, aprire il dibattito a tutti i soggetti che ci stanno ad avere questo tipo di approccio nel dibattito e in questo senso aprire alla collettività questo dialogo per credo arrivare a un processo davvero partecipato di definizione delle strategie di sviluppo del territorio. L'altra cosa che dal nostro mio punto di vista visto che mi occupo proprio di comunicazione per un'associazione di categoria, l'altra cosa che io vorrei fare sempre di più insieme a soggetti culturali come Muse è proprio cercare di raccontare le imprese e non soltanto per gli investimenti che fanno a livello di sostenibilità ambientale e sociale, ma proprio per quello che sono e che fanno ogni giorno sul territorio. Abbiamo ospitato qualche tempo fa qui a Trento Antonio Calabrova, Espresidente per la cultura di Pirelli, che ha detto una cosa che a me è suonata strana, al principio ha detto ma Pirelli il rapporto di sostenibilità non lo fa perché fa il bilancio e è nel bilancio che racconta cosa fa. È ovvio che essendo un soggetto economico lavora per il profitto, questa è un'ovvietà, ma che cosa gli è consentito grazie a questo profitto e come realizza questo profitto? Lo dimostrano le azioni che rendi conta nel bilancio. Ecco tutte queste cose che le nostre imprese adesso fanno e che noi cerchiamo di raccontare sempre di più, ma se siamo noi a raccontarle rischiamo di cadere nella autoreferenzialità, rischiamo di dare la sensazione di volere fare propaganda. Se un soggetto culturale che è garante per l'appunto dell'approccio scientifico come è Muse ci aiuta a raccontare solo le cose giuste e ce ne sono tante, ecco io credo che potremo riuscire a comunicare meglio con un territorio che ha bisogno di sapere quali opportunità riserva la presenza di un'industria che altrimenti per la vulgata è solo impattante. Perché tutti noi, io per prima, prima di conoscere cosa c'era dentro alle imprese, prima di guardarci dentro, ed è difficile entrare nelle imprese perché sono stabilimenti spesso inaccessibili, non sono fatti per essere visitati evidentemente, anche in questo senso sarebbe bello capire come costruire insieme una forma di accesso, di turismo industriale, di cultura industriale. C'è peraltro tutto un tema di cultura di impresa che le imprese si fanno carico di diffondere ed è una forma di cultura, chiudo credo perché mi sa che sto superando i termini, c'è anche un tema di ma le imprese sono anche un soggetto culturale, secondo me sì. E allora di questo poi ne riparleremo, grazie. Rosella Sobrero, professoressa, ecco, come in generale andando al di là del territorio Trentino, come l'alleanza fra le istituzioni culturali e le imprese può essere realmente uno strumento di valorizzazione del territorio, un volano di sviluppo? Ma deve essere un volano di sviluppo perché nasce anche da parte delle imprese quello, diciamo, è superato il concetto di mecenatismo, io sono ben contenta che ci siano ancora dei mecenati che fanno qualcosa per un artista, per un territorio, per un museo senza nessun tipo di ritorno, non è così, cioè un'impresa deve avere il suo ritorno. E' un guai se non ce l'ha, non solo in termini di comunicazione, ma per esempio che cosa può interessare un'impresa? Perché a me raccontava Alessandra delle scuole di artista, le residenze di artista, ecco, questa cosa qui a me ha molto colpito perché ho sentito delle imprese che hanno ospitato degli artisti, che lavoravano su quelli che sono i loro rifiuti, per creare non solo opere d'arte ma anche una sensibilizzazione, quindi all'impresa sostenere un'istituzione culturale serve anche per stimolare l'innovazione e la creatività, oltre che per poter comunicare nei propri report di sostenibilità che crede nei territori, che crede nello sviluppo degli attori sociali che vi operano, quindi ci deve essere uno scambio reciproco. In un momento difficile, come è stato ricordato, perché comunque oggettivamente lo è, io credo che bisogna andare molto sulla concretezza, perché la grande polarizzazione che c'è stata, adesso un po' meno, ma cosa vuol dire sostenibilità, cosa è la crisi climatica, tutto quello che sappiamo c'è stato, l'impresa deve capire che gli conviene essere sostenibile. Ed è la cosa che anche le più piccole, perché poi le grandi imprese questo l'hanno capito magari da un po', però che sostenibilità e competitività, e l'innovazione è un pezzo di questo binomio, è questa la strada. Io che sono stata una che 23 anni fa ho fondato Coenetica cercando di parlare dell'etica dell'impresa, adesso mi sono resa conto che devo parlare di vantaggi concreti. Perché fare una partnership con un museo, ospitare un artista? Ma perché mi conviene? Mi conviene perché posso ripensare anche la mia strategia, ridurre gli sprechi, trattenere i dipendenti, attirare nuovi talenti, ridurre la conflittualità perché pago meno, non so gli avvocati perché non mi fanno cause di lavoro, riduco l'assenteismo. Cioè allora sul piano sociale, oltre che io spero sempre perché si crede nei valori, però tocchiamo anche i tasti concreti. Quindi l'alleanza con i musei serve anche per dare uno strumento anche di concretezza e di misurazione. In questa logica che bisogna raccontare ma anche dare i numeri, cioè dire che cosa effettivamente è cambiato, credo che la misurazione di impatto sia una delle cose più importanti che può essere messa in atto e la può essere messa anche con chi studia, quindi con gli attenei, con il mondo della ricerca, con il mondo della scienza. Quindi sono convinta che è questa la strada, cioè dobbiamo essere sostenibili, concreti e stare in abraccetto con chi ci aiuta a far meglio il nostro lavoro. Grazie, grazie. Alberta Giovannini, quindi arriviamo al tema della CSR anche, no? E quindi qualità di responsabile marketing, partnership e fundraising del museo. Cioè come vedete trattato questo punto dal punto di vista vostro e dal punto di vista delle imprese, nel vostro rapporto? Sì, buongiorno. Mi aggancio subito a quello che ha detto Rossella in termini di impatto perché è un po' quello che vive anche l'ente culturale, quello di saper dimostrare con una accountability in trasparenza cosa fa con le resource che riceve. Che riceve ad esempio con il sostegno pubblico per una buona parte, ma che poi cerca di fare qualcosa anche con il sostegno del privato, senza incorrere magari in particolari rischi nelle partnership. E mi aggancio anche un po' a quello che ha detto Silvia perché oltre ad essere soggetti culturali, i musei ma anche le istituzioni culturali in genere sono anche un soggetto economico comunque. E questo mi piace portarlo al tavolo perché nell'economia di un territorio comunque generano spesa nella ricercare fornitura di beni e servizi, crea un'occupazione e in questo senso lo volta reddito e quindi di nuovo spesa. Ma sono anche in grado di attraverso la funzione di attrattività turistica generare indotto e questo lo fanno anche con delle alleanze con gli enti del turismo, quindi con delle particolari strategie, non è solo a domanda offerta ma cercando di strutturare un'attrattività di valore. E allora qui nasce proprio il tema di costruire un qualcosa che possa saper raccontare non solo la parte di sostenibilità economica che magari non la si aspetta subito da un'istituzione culturale ma il valore che viene creato a livello di cultura e di società. Ed è difficile da dimostrare perché i numeri rispetto all'economia sono facili magari da tirare fuori e sono anche abbastanza consolanti perché vedevo che comunque in Italia il PIL ha generato più o meno per un 15% la cultura, spicabilmente speriamo vada sempre a aumentare. E anche parlando di effetto moltiplicatore, anche manifestazioni come lo stesso festival hanno un moltiplicatore di 1,7-1,8 quindi abbiamo dei dati economici importanti però sarebbe bello riuscire a rendere anche conto del valore culturale di quello che si fa a livello proprio di impatto. Allora, per esempio gli anticulturali sono anche l'unico centro soprattutto in regioni come la nostra dove ci sono anche i valli, magari una biblioteca è quella che genera anche vita culturale in piccoli centri, il museo con le proprie sedi territoriali per parlare anche proprio del nostro museo cerca di arrivare anche a piccole realtà e magari quelle non hanno un valore intrinseco facilmente documentabile e rendi contato. Però credo che in qualche modo attraverso uno storytelling e non solo con dati quantitativi sia importante farlo emergere e questo lo dico perché se si percepisce quanto il fatto che ci sia un'istituzione culturale o immaginare quello stesso territorio senza quell'istituzione culturale possa essere un primo criterio per anche avvicinare un investimento alla cultura, un investimento che è facilitato, abbiamo visto da tanti strumenti, però rappresentando un'ente culturale mi piacerebbe immaginare che dietro questa convenienza e dietro anche a tutti i criteri ESG che sono molto sentiti in questa fase congenturale ci sia anche una sorta di corporate cultural responsibility. C'è la volontà delle aziende di concorrere allo sviluppo culturale di un territorio. Io credo che uno dei nostri compiti come anticulturali, lo stiamo cercando di esercitare con consapevolezza oltre alla diffusione della conoscenza, che è la prima cosa che ti viene in mente parlando di un museo, sia quello anche di creare un abbattimento di disuguaglianze, essere attenti comunque a temi di accessibilità, inclusione. Queste cose costano se lo guardiamo da un punto di vista economico e quindi mi piacerebbe proprio riuscire a trasmettere come questo sia un valore molto alto che assieme a quello di investire ad esempio sulle nuove generazioni per sviluppare un pensiero critico e determinare scelte individuali convinte, ma poi sperabilmente scelte collettive. Questo è anche un po' il tema di questo festival, quello di fare scelte adeguate. Credo che la cultura ne sente a pieno la responsabilità e avere un'alleanza con i soggetti che contano, che poi fanno muovere le leve finanziarie, le leve politiche, possa essere quello che ci porta a un vero sviluppo. Grazie, Grazie, Professor Solima, professore dell'Università della Campania Luigi Van Vitelli, adesso l'abbiamo detta per bene. Volevo sfruttare un po' la sua presenza nel mondo dell'università, nel mondo dell'economia, ma per una domanda, è possibile davvero un coinvolgimento delle istituzioni culturali nei piani di sviluppo anche aziendali? In che modo possono impartare anche nelle scelte? Buonasera e grazie per l'invito, sono molto contento di essere qui oggi. Dunque io vorrei fare una premessa, la premessa è molto sintetica, forse un po' quasi perentoria. Io credo, sono convinto, che i musei possono aiutare le imprese a rendere sostenibile la sostenibilità. E quindi l'apporto che i musei possono dare nei confronti delle imprese secondo me è un apporto significativo ed interessante. Perché ciò accada deve cambiare il modo in cui in questi due mondi si dialogano, questi due mondi si parlano. Perché finora, devo dire, nella maggior parte dei casi, almeno mi riferisco all'Italia, il rapporto che c'è tra imprese e musei è un rapporto molto quasi utilitaristico. È uno scambio, io ti do delle risorse che possono essere risorse finanziarie o tecniche e tu mi dai delle risorse in termini di reputazione e visibilità. Dal mio punto di vista questo rapporto tra il mondo dell'economia e il mondo della cultura e quindi fatalmente il rapporto con il territorio è un rapporto che va interpretato in un modo diverso. Vorrei brevissimamente ricordare che questo rapporto è in realtà a radici antiche perché in fondo il rapporto tra i musei di imprese nasce con le grandi famiglie rinascimentali, i Gonzaga piuttosto che i medici che erano interessati fondamentalmente a investire in cultura attraverso la commissionare opere d'arte per aumentare la bellezza delle proprietà, per aumentare il prestigio e anche il proprio potere. Questo rapporto originato dalle grandi famiglie, tra volte mercantili, evolve alla fine del 18-1900 con le grandi famiglie industriali che iniziano a interessarsi all'arte in modo diverso, spesso con uno spirito da collezionisti, però iniziano anche a dare un sostegno ai musei e iniziano a scoprire una forma interessante di relazione attraverso la creazione dei musei di imprese, che sarebbe un argomento interessante da affrontare, non in questa sede, però penso che sia un argomento abbastanza rilevante. Tutto questo evolve ancora fino ad arrivare alla seconda metà del 19-1900, dove il rapporto tra imprese e cultura probabilmente si semplifica attraverso un rapporto episodico ma molto sinallagmatico. Il passaggio successivo è l'affermazione del paradigma ESG, ne parlava prima Albert, si parla di sviluppo sostenibile. Da questo punto di vista, come diceva il museo, i musei possono dare un loro contributo e lo possono dare ipotizzando di individuare dei spazi di collaborazione. Allora vorrei fare tre spunti di riflessione. Un primo spazio di collaborazione è legato alla possibilità attualmente offerta dalla normativa di realizzare quello che si chiama il partenariato pubblico-privato attraverso delle forme innovative che vedono la possibilità di concedere in gestione a soggetti privati dei luoghi della cultura. Questo è avvenuto per esempio nel parco archeologico dei Campi Fregrei per la gestione di un sito culturale molto particolare che è la Piscina Mirabilis che sta a Bacoli, però è una felice sperimentazione di un rapporto diverso. In particolare le imprese entrono nei musei come concessionari, erano i cosiddetti servizi aggiuntivi, quindi il bookshop piuttosto che il ristorante, le visite guidate. Quasi parlo invece di gestione, quindi cambia completamente la filosofia dell'apporto. Un altro spunto, un'altra dimensione di possibili partnership, di possibili collaborazioni è quella che può essere individuata nella coprogettazione delle attività, attività culturale, ed educative, ma anche attività che riguardano il territorio. Io in questo momento sto supportando il Museo archeologico nazionale della Giocarambria nella redazione del piano strategico. È un museo autonomo, uno dei primi musei interessati alla riforma Franceschini. La costruzione del piano strategico transita per un momento di ascolto nei confronti del territorio degli stakeholder e quindi delle imprese. Il tessuto industriale calabrese non esprime grandissime realtà imprenditoriali, ma ci sono comunque delle realtà imprenditoriali. E' però interessante che il museo abbia deciso di interiorizzare questa attività di ascolto e questa apertura nei confronti dell'impresa anche nel momento della sua progettazione strategica. Una terza suggestione che offre questo dibattito rispetto alle possibilità di forme nuove, di spazi nuove e diversi di collaborazione, potrebbe essere quello di considerare le azioni di welfare culturale. Nel senso che la cultura può essere un beneficio sotto il profilo del benessere individuale e questo beneficio può riguardare sicuramente le persone che visitano i musei ma anche i dipendenti delle imprese. Quindi immaginare delle attività sviluppate all'interno dei musei insieme alle imprese per favorire anche il benessere delle persone che ci lavorano, questo secondo me è un altro spazio di collaborazione molto interessante. Vorrei solamente ricordare che in Canada per esempio la visita ai musei può essere prescritta da un medico. Mi sembra un'ottima cura. Allora rifacciamo un secondo giro, riparto proprio da lei, 4 minuti a testa, perché volevo sapere, dal punto di vista pratico, anche nell'esperienza, ma quanto è vicino questo mondo delle imprese dei musei nel capirsi su queste dinamiche o quanto è ancora lontano? Allora sicuramente c'è un problema dei linguaggi. Le imprese sviluppano e adoperano dei linguaggi economici naturalmente anche se stanno interiorizzando le dimensioni sociali e di rapporto con il territorio eccetera, però utilizzano un linguaggio che spesso non è compreso dai musei. Perché nell'interno dei musei c'è un problema banale di professionalità, nel senso che le formazioni, nella maggior parte dei casi, lei mi fa una domanda generale, io devo generalizzarmi una risposta naturalmente, però nella maggior parte dei casi c'è oggettivamente un problema di scarse competenze interne di tipo manageriale all'interno dei musei e quindi questo rende molto complicata la conversazione. Per cui anche dialogare su temi come, faccio l'esempio, il piano strategico è un'operazione quasi locambolesca certe volte. Prima di affrontare questo ragionamento devo spiegare che cos'è, a che serve questo strumento, perché è utile, perché è utile internamente, perché può essere utile esternamente e poi solo allora, se tutto va bene, riesco a iniziare un percorso. Non credo ci sia una questione geografica, è proprio una questione dicendo... La questione geografica sì e no, nel senso che la distribuzione dei musei è forse meno asimmetrica rispetto a quella delle imprese, però oggettivamente il tessuto industriale non è uniformemente distribuito sul territorio nazionale. Quindi noi al sud per esempio scontiamo la mancanza di grandi imprese, che non ci sono quasi più, ma anche per esempio, e questo vi potrebbe introdurre un altro tema, la mancanza di fondazioni bancarie che sono soggetti privati, non imprese, ma soggetti privati che poi incidono fortemente sulle scelte strategiche di un museo e sul sviluppo di un territorio. Certo, eppure proprio il sud avrebbe un maggior beneficio anche proprio dal patrimonio culturale. Allora io credo che in Italia negli ultimi 10 anni ci sia stato un grande cambiamento sotto il profilo della consapevolezza. La riforma che ha interessato il ministero e che ha introdotto i musei autonomi, che sono dei musei importanti ma che anche molto visibili, ha contribuito a dare un'immagine in fondo molto diversa rispetto al passato dei musei. I musei prima venivano anche semanticamente considerati proprio nella nostra lingua come un luogo poco desiderabile, e invece adesso c'è una percezione collettiva che li rende dei elementi di attrazione. Allora da questo punto di vista sarebbe interessante che a livello nazionale questa consapevolezza prendesse piede, perché effettivamente come dice lei la situazione non è del tutto omogenea a livello territoriale. Alberto Giovanini non protestano contro di noi, ma la sua valutazione su quello che ci si è anche detto è anche sull'impatto, sull'incuaggio e sulla vicinanza e lontananza fra le istituzioni e le aziende. L'Udovico ha aperto temi quotidiani per noi che sono quelli sia della strategia interna e condivido l'idea di affiancare quella che può essere la direzione specialistica del museo, che ha la consapevolezza dei temi e quindi sa guidare la parte di ricerca, valorizzazione e tutela con anche una formazione del management. Che sia effettivamente in grado di tener in botta quella che è la gestione moderna di un museo, perché c'è scarsità di risorse e quindi sia nell'ottimizzazione e nell'organizzazione dei servizi, ma poi anche nella ricerca di fondi c'è la necessità di avere determinate competenze. Però al di là di questo, quando si parla con le imprese, partendo da quello che ho detto prima, con l'auspicio di trovare il terreno offerto nelle imprese, quindi un presupposto di sensibilità e di accoglienza, effettivamente poi nella co-progettazione, che è quello che più sarebbe ospicabile fra museo e impresa, bisogna anche intendersi. Lì nasce veramente la parte un po' più difficile. Quando si parla di sponsorizzazione con riferimento a una brindizzazione, a un tema proprio di ci sono, ti do il mio aiuto, quindi si tratta solo di una visibilità, magari risulta più facile. Ma quando invece si vuole entrare nei contenuti di un'iniziativa, trovare il linguaggio comune è la cosa proprio importante. Credo che per il museo trovare anche quella sorta di compromesso fra linguaggio scientifico e linguaggio dell'impresa, ma anche significatività culturale e significatività di posizionamento dell'impresa sia veramente la sfida. Di questo anche al nostro interno come museo ci siamo interrogati spesso e finora la risposta è stata quella di trovare come guida il fatto di essere fedeli alla nostra missione, attraverso l'adozione di un codice etico che vada a considerare tutti i dialoghi e i progetti con le imprese, laddove ci permettono di realizzare appieno la nostra mission senza derogare. Quindi i compromessi si possono trovare sugli strumenti, sulle amplificazioni, su tutti i mezzi, però non possiamo derogare invece su quello che è la nostra integrità. E quindi è un tema importante, non è risolto, però ci sono anche felici sperimentazioni. Ne abbiamo avuta una noi un paio di anni fa come museo quando abbiamo fatto una nuova esposizione, la Galleria della Sostenibilità, è un tema che porto in maniera forse scontata, sarebbero elementi magari più curiosi, però mi piace portarne uno che è di facile spesa in pochi minuti, che è quella di mettere a contatto il museo con le imprese che hanno saputo mettere nella loro strategia aziendale delle best practice che noi volevamo dimostrare. Questo ha portato il vantaggio al museo di non essere autoreferenziale, ma di parlare di temi che poi sono effettivamente praticati e quindi trovare conferma di quello che voleva comunicare anche nella realtà dei fatti, allo stesso tempo alle imprese di mettere in luce cosa stanno facendo di buono. Gli esempi saranno tanti, però credo che ad ogni caso vada applicata proprio uno studio, il segreto è anche un po' trovare la personalizzazione tenendo quei capisaldi che dicevo. Silvia Bruno, ad ogni caso andrebbe trovata una personalizzazione, poi anche voi nel vostro lavoro in Confindustria come vedete la situazione di questo rapporto fra le aziende, come potete favorire il dialogo anche? Sì, allora mi ricollego proprio a quello che stava dicendo Alberta soltanto per fare il caso specifico di collaborazione che si è inverata proprio nel contesto della Galleria della Sostenibilità di Muse, dove c'è stata una forte attivazione delle associazioni di categoria, delle federazioni di categoria, Confindustria Trento in particolar modo a SoCarta e una filiera, quella della carta, della produzione della carta in Trentino con alcuni soggetti aziendali, Cartiere del Garda Printer e Sappi nella prima fase, Cartiere del Garda Printer adesso, aziende che hanno collaborato attivamente e con entusiasmo alla costruzione di questo percorso di consapevolezza, di conoscenza a beneficio dell'utente di quelle che sono appunto le caratteristiche di questa produzione anche in termini evidentemente di investimenti sulla sostenibilità. Non tutti i soggetti sono sicuramente pronti a fare questo tipo di percorso ma sicuramente va trovata una soluzione che vada ben oltre la committenza, il meccanatismo tradizionale, la sponsorizzazione, perché io credo neanche al soggetto economico interessi più, sostenere un'istituzione culturale in cambio del logo, non nel footer del sito. Viceversa interessa capire come la collaborazione con il soggetto culturale apporta valore ad esempio alle risorse, ovvero è bellissima questa cosa della visita obbligatoria al museo, peraltro il welfare aziendale è uno dei contesti in cui le imprese esercitano maggiormente la loro responsabilità sociale. Il soggetto culturale cito il caso di un progetto poi di Confindustria Trento per amore evidentemente di Bandiera che è Welfare Trentino al quale aderiscono tante tante imprese, alcune più grossi che hanno fatto da traino per le più piccoline per adottare buone pratiche, ciascuno chiaramente nelle proprie possibilità, perché c'è l'azienda che offre il gelato a merenda ai dipendenti, c'è l'azienda che comunque riesce a garantire attraverso un bonus annuale la copertura di alcune spese, ad esempio il gelato che si fa a merenda, anche per l'istruzione dei figli ed è già moltissimo, ancora una volta si tratta di sapere anche raccontare le cose, chiudo anche qui perché penso che i tempi non ce lo consentano, se a un cittadino chiediamo qual è l'esempio dell'imprenditore italiano più lungimirante in termini di responsabilità sociale, risponderanno tutti quanti Adriano Olivetti, è passato un secolo, un secolo no, però è passato un sacco di tempo, in Trentino ce ne sono tanti, se non facciamo i nomi mi limito a dire che un presidente di confiniustia Trento degli anni 50 e 60, Aito del Favero, io non lo so quante persone lo conoscano, ma ci teniamo a raccontarla questa storia perché abbiamo avuto e abbiamo delle figure davvero carismatiche, davvero illuminate che vale la pena che le persone conoscano per capire quante opportunità ancora oggi da effettivamente la presenza delle imprese sul territorio. Professoressa Sobbero, faccio una domanda naif però mi trulla in testa, ma i musei di impresa quanto sono funzionali o non funzionali a tutto questo? Quanto sono d'aiuto o d'intralcio? Sono d'aiuto e come, tra l'altro neanche farlo opposto, due giorni fa ho partecipato ad un evento con Antonio Calabro che è il presidente di musei impresa e citando appunto l'importanza per l'impresa di avere un museo e di renderlo fruibile nel miglior modo possibile, è chiaro che se parliamo della fondazione col museo Pirelli, stiamo parlando di una grande azienda che ha 140 anni, 160 sono ricordo più di vita, però io ho detto a Calabro, ma sai che c'è un museo in Calabria che è il museo Marelli, è il museo della Liqueirizia e anche lui dice sì sì è vero perché ogni territorio poi esprime anche delle sue caratteristiche e le sue imprese possono, io direi quasi, devono aiutare le persone anche a capire il ruolo dell'impresa e capire meglio i prodotti perché un museo uno può pensare che sia solo una cosa autoreferenziale, ma non è così, è qualcosa che metti a disposizione della comunità, del territorio e vorrei dire anche di una comunità più allargata perché possono venire a visitarlo anche da ben lontano e fai in modo che la tua cultura di impresa, si trasmetta anche grazie a questi musei che sono 130 in Italia. Mi ha colpito sempre l'altro giorno una cosa che ha detto il direttore generale di Comieco, Comieco è il consorzio della carta che quest'anno fa 40 anni, hanno fatto un accordo, adesso non ho avuto neanche tempo di approfondire, proprio con musei in presa per cui capire che anche i consorzi che si occupano di raccolte di riciclo fanno delle attività in collaborazione con altri soggetti è fondamentale, se devo dire per me qual è la parola chiave che è uscita da questi brevi interventi è proprio il tema della collaborazione, che si parli di co-progettazioni, che si parli di trovare un linguaggio per mettere sul tavolo mantenendo ognuno la propria identità, ecco questa è una cosa importantissima, cioè tu non devi abdicare la tua attività come istituzione museale ma questo vale per un ente di terzo settore che si occupa di bambini, di anziani, di qualunque, tu devi mantenere fortissima la tua identità perché la reputazione che tu hai è uno dei valori più grossi, quindi non devi metterti a fare cose con un'impresa tanto perché solo questi ti danno dei soldi ma non c'è un minimo di confronto, di analisi tra i tuoi valori come ente istituzionale, culturale, allora ognuno mantenga la sua identità, ognuno faccia bene il suo lavoro, è necessario trovare un linguaggio che sia comprensibile da entrambe le parti però gli spazi per migliorare, per collaborare ci sono e io credo moltissimo che in un momento così difficile deve aumentare questa collaborazione e chiudo su un discorso della responsabilità individuale, io oramai ho questo pallino che dico sì parliamo di responsabilità sociale di impresa, benissimo, sì chiediamo le istituzioni di prendere decisioni che vanno a favore di una maggiore responsabilità, tutto bene, io me ne occupo da 25 anni per cui non sono io certamente a smentirla questa cosa, però ricordiamo la responsabilità individuale perché se noi non assumiamo ognuno di noi che sia un docente, uno studente, un impiegato, un dirigente di un museo, se non mettiamo al primo posto anche il nostro cambiamento di comportamenti finisce che non siamo credibili e quindi la responsabilità sociale di impresa va assolutamente coniugata con la responsabilità anche che abbiamo come persone e questa è la mia opinione. Dottore Saschievozzi, a parte che annuiva vistosamente comunque mi viene in mente che insomma c'è con quel tema dei linguaggi che devono essere, devono trovarsi sempre di più fra le istituzioni e le imprese, non è scontato, è anche in un territorio come il Trentino? No, gli operatori culturali, soprattutto quelli al giorno d'oggi consapevoli del proprio ruolo all'interno del loro territorio, della loro comunità, hanno proprio questo come missione, cioè sono sostenuti dai fondi anche dell'ente pubblico certamente però sono attori di cambiamento in quel lungo processo di matamorfosi della comunità che vive il proprio tempo e la loro capacità di dialogo, di innescare nella comunità come oggi stiamo tentando di fare, confronti, suggestioni, riflessioni per evolvere. Quindi il dialogo è sicuramente una parola magica, lo viviamo anche oggi, il dialogo serve a tutti non solo per sensibilizzarsi alle tematiche dell'Agenda 2030, della sostenibilità, dell'accessibilità, tematiche a tutti chiari, molto chiari però. Avevamo fatto un esercizio, mi ricordo nell'ambito o reggio rispetto a quanto allo sforzo, al di là delle parole, del dialogo di mettere in pratica le dichiarazioni e quindi mi ricordo la carta dei musei, guardo il collega Lanzinger, la difficoltà poi di esprimere nel quotidiano della programmazione quanto dichiarato in progetti, in azioni nonostante tutti i vincoli, le difficoltà, la difficoltà di fare piccoli passi, qual è il grande vantaggio di una comunità che dialoga? Le best practices, il passaparole di piccole testimonianze di sperimentazione è stata nominata alcuni partneriati pubblici e privati speciali, ce ne sono ancora pochi, coprogettazioni, il welfare culturale ormai è la tematica di oggi, una molto suggestiva. Secondo me le buone pratiche circuitano e fanno trovare il coraggio, imprese, comunità di sperimentare pratiche non così irraggiungibili da ciascuno di noi attorno alla responsabilità individuale in cui credo molto. La comunità è fatta da singoli soggetti, i musei sono attori di dialogo, di confronto, perché hanno una formazione oggi, una vocazione di essere narratori di un'eredità culturale ancora prima di valorizzazione del patrimonio e quindi crediamo fortemente in questo come patrimonio. A lei la conclusione? È stato citato un paio di volte e ci torno perché dal mio punto di vista è l'elemento fondamentale, stiamo cercando il punto di unione tra imprese e musei e dal mio punto di vista non può che essere valoriale. Le imprese possono mettere a disposizione denari, noi possiamo mettere a disposizione occasioni di visibilità, non credo, l'abbiamo detto più volte sia questo l'elemento centrale. Quanto piuttosto quello di ritrovarsi nel rinforzare le proprie missioni, le proprie attività sulla base dei valori condivisi, credo sia l'unica cosa che davvero può creare quel luogo di incontro. Prima si parlava giustamente di formulazione di una strategia che viene anche dall'ascolto dei territori, benissimo, partiamo da lì ma poi troviamoci sui valori, quali sono i valori sui quali ci troviamo tra imprese e musei? E valutiamo, diamo valore a pensiero critico, diversità, cura per il presente, lungimiranza nella pianificazione, ci troviamo su queste azioni concrete, allora immagino che il museo possa davvero essere il luogo nel quale la politica intesa come quel percolato che fa del museo, quel corso che fa del corpo sociale che porta una certa visione del mondo e che quindi ha dei valori, possa essere riconosciuto dalle imprese che a quel punto decidono di entrare in questa sorta di appunto, visione estesa del museo come la definivo prima, nella quale la mission dell'impresa come quella del museo si sovrappongono e si potenziano l'un l'altra, questo vuol dire, come ha detto un celebre museologo, porre fine alla vaghezza degli intenti, questo vuol dire dichiarare esplicitamente cosa intende fare il museo, cosa intende fare l'azienda e vedere se i valori sui quali si fonda quella dichiarazione sono davvero il terreno comune, tutto il resto credo che sia un po' esornativo, sta tutto al contorno, questo invece è il punto credo nodale, non è più tempo di essere vaghi appunto, di essere incerti e magari un po' approfittatori delle situazioni, non mi pare che questo sia più compatibile con la credibilità istituzionale di un ente basato sulla cultura che quindi primariamente è basato sulla trasparenza, sulla formulazione del dubbio, sulla critica, credo questo non possa che essere così e quindi io aspetto il momento in cui sia l'azienda che viene dal museo e dice ok, riconosco che questi sono valori importanti, anche io li condivido e quindi facciamo qualcosa assieme, piuttosto che il museo che va a chiedere il finanziamento per un'attività che in qualche modo deve essere sostenuta economicamente, che ci sta ovviamente, siamo enti pubblici, gestiamo denaro pubblico e quindi è sensato che ci sia il supporto, non è che la richiesta di supporto anche con il meccanatismo, tutto bene, però sogno il momento in cui succeda il reciproco invece, in cui si riconosca che la politica di quel luogo sta attuando tramite quel museo una visione di mondo che condivido e quindi sono pronto a sostenerla. Quanto ci siamo vicini o lontani rispetto a un... Ho questo ruolo da sette mesi, per me è la visione, per me è il modo di vedere il museo, io credo ci siano buone esperienze in questo campo, dobbiamo lavorarci evidentemente, non siamo qui a lodare il settore, probabilmente siamo anzi molto indietro, però ci sono esempi concreti anche sul nostro territorio. Che possono essere basati, allora se c'è una domanda, una possiamo sostenerla, sentirla, va bene, allora e così abbiamo dato un po' la definizione di una cultura diciamo che ha un valore, di una cultura che si racconta ma che anche poi alla fine è un volano per far crescere i territori e per raccontare un po' il futuro. E chissà che da questa connessione tra impresa e cultura non nasca qualcosa di sempre migliore. Grazie a tutti per averci ascoltato, buon festival!
{{section.title}}
{{ item.title }}
{{ item.subtitle }}