La bioeconomia circolare come chiave di competitività e resilienza nel nuovo scenario globale
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La bioeconomia circolare come chiave di competitività e resilienza nel nuovo scenario globale
Un panel sul futuro della bioeconomia, sostenibilità e innovazione.
Per il tuo amico & agio Buon pomeriggio a tutti e grazie per la partecipazione numerosa e benvenuti alla ventesima edizione del Festival dell'economia di Trento. Io sono Antonio Larizza, un giornalista del Sole 24 ore e dal 2003 scrivo per il mio giornale di temi di innovazione e del mondo della ricerca. Oggi quindi con piacere, per me è un piacere poter introdurre questo panel organizzato dalla fondazione Edmund Mach che si sposa benissimo con lo spirito del festival che come sapete si propone di indagare le direttrici del futuro in ogni ambito della società e fa questo esercizio cercando di cogliere i segnali che appunto vengono dal futuro anche segnali deboli talvolta e lo fa però senza dimenticare il contatto con la realtà e cioè partendo dal complicato presente, dall'analisi del complicato presente che stiamo vivendo. Oggi infatti relativamente ai temi che tratteremo oggi parleremo appunto di bioeconomia, rispetto a questi temi siamo di fronte a un bivio cruciale, abbiamo davanti a noi una scelta, da un lato continuare a secondo uno sviluppo lineare che prevede l'estrazione, il consumo, la produzione e il non riuso delle risorse naturali, dall'altro invece abbiamo la possibilità di abbracciare una rivoluzione, una rivoluzione che invece introduca quei cambiamenti necessari nei nostri stili di vita ma anche nel nostro modo di fare impresa che permette di affrontare le sfide, le grandi sfide che abbiamo davanti che sono innanzitutto la sfida del cambiamento climatico, la sfida dell'esaurimento delle risorse naturali e forse la più impellente la necessità di definire economie che siano davvero etiche e resilienti. Oggi faremo tutto questo e se pensiamo a questa rivoluzione a cui ho brevemente accennato e vogliamo dargli un nome, questo nome è bioeconomia. Oggi vi dicevo faremo tutto questo ma non saremo soli, prima di cominciare mi piace che la data di questo panel non è stata scelta a caso all'interno dei quattro giorni del festival ma è ricaduta oggi sulla data odierna perché oggi è la giornata nazionale della bioeconomia. Mi dicono che in queste ore, in questo momento in tutta Italia ci sono circa una ventina di eventi sparsi tra università, centri di aggregazione e sedi di rappresentanti associative in cui si parla di bioeconomia. Si parla come faremo anche noi qui oggi di piccole esperienze nate all'interno di singole aziende che hanno saputo poi contagiare il territorio in cui sono inserite e che oggi simbolicamente in questa giornata provano a fare rete e provano a fare rete a promuovere quel movimento culturale che poi è il reagente, l'ingrediente necessario per attuare qualsiasi rivoluzione. Il primo passo è cambiare il modello di visione culturale nei confronti dei temi che abbiamo di fronte. Io direi che dopo questa brevissima introduzione possiamo entrare direttamente nel tema di oggi e lo faremo con quattro protagonisti della bioeconomia italiana, quattro persone che sono, lo vedrete, nella loro attività quotidiana impegnate nel contribuire all'attuazione di questa rivoluzione. Partiamo con Mario Bonaccorso, che è direttore del Cluster Spring e fondatore del blog Il bioeconomista, che è diventato nel tempo uno dei principali riferimenti a livello europeo nel tema, relativamente al tema della bioeconomia circolare. Mario oltre a essere un grande esperto di questa materia è anche un ottimo divulgatore, un giornalista, blogger, l'abbiamo ricordato e anche autore diversi libri su questo tema. Uno tra i più importanti edito da Fondazione Ambiente ha un titolo che è questo, che cos'è la bioeconomia? Quindi io direi di partire da qui, sfruttando le sue doti divulgative, gli chiederei di aprire il primo giro di tavolo spiegandoci che cos'è la bioeconomia. Grazie mille, innanzitutto voglio ringraziare il festival e la Fondazione Mac nello specifico per aver organizzato questo appuntamento, lo ricordava il nostro moderatore, oggi è la giornata nazionale della bioeconomia, che è un'iniziativa lanciata dalla Cluster Spring proprio per comunicare e informare su questo metasettore e sono addirittura oggi quasi 30 gli eventi in tutta Italia, da nord a sud, è il record per questa iniziativa e per noi davvero è un traguardo molto importante. Che cos'è la bioeconomia? Beh la bioeconomia è un'economia che utilizza come input le risorse biologiche rinnovabili, queste risorse biologiche, quindi andando a sostituire le fonti fossili, vengono dalla terra, dal mare e vengono anche dai rifiuti, sempre di più nella declinazione circolare la bioeconomia utilizza quelli che sono gli scarti agricoli, quelli che sono i sottoprodotti dell'industria alimentare, quelli che sono i residui forestali e li utilizza per sviluppare prodotti innovativi sia nell'industria che nel campo energetico, nel campo alimentare e nel campo poi anche mangimistico. Di fatto possiamo dire si tratta di una vera e propria rivoluzione industriale che è traenata da queste risorse biologiche che oggi consentono di sviluppare prodotti che addirittura in alcuni casi non si possono più sviluppare attraverso le fonti fossili. Per dare qualche esempio parliamo certamente dei biocombustibili ma parliamo anche di prodotti che ritroviamo nel nostro uso quotidiano, ci sono ad esempio le bioplastiche, gli shopper che prendiamo quando andiamo al supermercato che poi ci servono per fare la raccolta del rifiuto organico nelle nostre case che vengono utilizzate negli impianti di compostaggio per fare biofertilizzanti, per fare biogas, per fare biometano. Ci sono biomateriali nell'industria tessile, ci sono ormai oggi dei prodotti anche molto famosi di brand che tutti quanti conosciamo che impiegono biomateriali, l'industria dell'automotive oggi gran parte dei componenti delle nostre autovetture sono fatte con biomateriali, questo perché l'industria automobilistica deve ridurre le proprie emissioni ma perché anche in questo caso si tratta di portare dell'innovazione. Poi un altro settore importante di applicazione è quello della bioedilizia, pensiamo ad esempio le nostre case che vengono costruite magari con prodotti più sostenibili, il legno, siamo in Trentino, certamente una risorsa importante ma poi anche gli adesivi che vengono utilizzati nel campo delle costruzioni, molti prodotti. Il cluster insieme a Intesa San Paolo realizza ogni anno un report sulla bioeconomia in Europa con un focus specifico sul nostro Paese e l'ultimo rapporto ci ha consegnato un valore della produzione in Italia di 440 miliardi di euro che significa per dare un riferimento circa il 10% del valore della produzione totale in Italia con 2 milioni di occupati, questo perché ovviamente diciamo la bioeconomia è un metasettore quindi prende tutto il sistema, tutto il settore agricolo, alimentare la silvicultura, l'acquacultura, la pesca e poi quella parte di industria cosiddetta bio-based che appunto sta via via affrancandosi dall'impiego delle fonti fossili per impiegare queste materie prime rinnovabili. La cosa importante davvero l'evoluzionaria della bioeconomia che produce con ciò che è disponibile localmente quindi in questo momento particolare anche dal punto di vista diciamo dello scenario geopolitico è evidente che la necessità di affrancarsi dalle importazioni di fonti fossili ci è voluta la guerra in Ucraina per capire quanto fossimo dipendenti in Europa dal gas e dal petrolio russo ma non è che abbiamo diciamo sostituito le importazioni russi dalla Russia con importazioni da Paesi più stabili dal punto di vista geopolitico. Già diciamo nel 2012 quando la Commissione Europea presentò la prima strategia sulla bioeconomia si fece riferimento a questa valenza fondamentale in chiave geopolitica e quindi è devidente che se io riesco a produrre con ciò che è disponibile localmente sono anche resiliente questo in termini non importanti di che utilizziamo molto spesso cioè sono meno soggetto anche alle crisi e in questo caso abbiamo avuto la crisi di approvvigionamento anche di altre materie prime agricole quindi diciamo la bioeconomia è una rivoluzione industriale è il pilastro di quella che oggi noi definiamo la transizione ecologica ed è un pilastro poi dimmi quanto tempo per non prendere troppo tempo ma è un pilastro dove l'Italia vanta una leadership storica. L'Italia negli anni 80 in qualche modo ha inventato la bioeconomia e l'ha inventata grazie all'intuizione di un imprenditore che magari a molti di voi non dirà molto che Raul Gardini Raul Gardini al tempo era a capo del gruppo Ferruzzi, il gruppo Ferruzzi acquistò Montedison e fu proprio Raul Gardini a intuire il grande potenziale di unire la chimica all'agricoltura per sviluppare grazie a quello che all'epoca erano le eccedenze che poi sono diventati gli scarti prodotti innovativi. Dentro il gruppo Montedison nasce il centro di ricerca Efertec che in nuce costituisce la Novamont che nella visione di Gardini era la Novamont Edison cioè quell'industria chimica che doveva affrontare le sfide del terzo millennio in una chiave di sostenibilità. La Novamont nasce negli anni 80 e diventa poi un leader nel mercato delle bioplastiche compostabili ed è una leadership che l'Italia può avvantare. Grazie, grazie buona corso per questa introduzione non voglio tagliare l'intervento però la nostra idea è di lasciare un po' di spazio per il dibattito finale anzi vi invito a segnarvi eventuali domande dagli interventi e quindi l'indicazione è quella di stare entro i cinque minuti in qualora possibile insomma senza una rigidità assoluta. Comunque l'introduzione è stata efficace mi avviso e gli spunti sono almeno due il fatto che l'Italia almeno già oggi il 10% dell'economia rientra nella categoria della bioeconomia e che qui in Italia è nata la bioeconomia con il sogno infranto di Raul Gardini che però ha lasciato comunque un seme nella nostra società. Proprio per questo io coinvolgerei a questo punto per fare un ulteriore passo avanti in questa introduzione Raffaele Farella dirigente del ministero dell'economia e delle finanze che da oltre 20 anni si occupa di politiche pubbliche per favorire lo sviluppo innovativo, l'internazionalizzazione e l'innovazione delle nostre imprese quindi a lei Farella chiederei che cosa è stato fatto in questi anni a livello appunto di politiche pubbliche per favorire lo sviluppo della bioeconomia. Ben, alzito buon pomeriggio, grazie anche da parte mia al festival e in particolare alla FEM per questa occasione di confrutto molto importante e oggi parlerò a titolo personale pur essendo dirigente del MEF per forza di cose ma lasciatemi rispondere alla domanda innanzitutto con una considerazione generale e cioè che in questi ultimi anni in Italia si sono compiuti sforzi e progressi notevoli sia dal punto di vista delle risorse impiegate sia dal punto di vista della riforma delle politiche pubbliche degli incentivi di sostegno rispetto al più ampio tema dello sviluppo sostenibile e questo sia nella prospettiva di conseguire gli obiettivi dell'agenda 2030 del green deal e per quanto riguarda l'Italia della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Come dicevo molte risorse ovviamente in questo quadro il PNRR sta facendo la parte del leone basti pensare che tra le due missioni una delle due specificatamente indirizzata proprio lo sviluppo sostenibile ma anche l'altra in gran parte dedicata sono 94 miliardi allocati a loro tempo poi ci saranno delle evoluzioni ma su questo meglio non fermarsi allocati a suo tempo a favore del dello sviluppo della transizione energetica e ambientale del nostro sistema produttivo c'è quello che fa il ministero dell'ambiente nel 25 la missione dedicata allo sviluppo sostenibile a circa 2 miliardi e mezzo per le misure di sostegno alle imprese anche per altre tipologie di spese funzionali ma insomma il ministero delle imprese del men in italy sulla transizione energetica delle imprese soltanto la famosa ormai misura transizione 5.0 mette a disposizione per il 24 25 6,4 miliardi di euro e poi ci sono le regioni molto attive ognuna delle proprie linee di sostegno ci sono i grandissimi impegni realizzati a favore la transizione energetica attraverso l'utilizzo degli oneri generali sistema le famose tariffe sulle bollette stanno facendo accelerare l'italia rispetto all'utilizzo delle cosiddette ferrele quelle che sono le energie da fonti rinnovabile qui parliamo soltanto fine alla fine del 25 di 9 miliardi di euro a disposizione quindi questo si riflette in una serie di risultati c'è ci sono molti rapporti che lo testimoniano forse il più noto è quello dell'asbis che ci dice che i progressi maggiori sono stati compiuti proprio rispetto al raggiungimento del mix energetico alla raccolta differenziata all'orientamento la bio agricoltura mentre problemi permangono rispetto alla gestione dei rifiuti speciali al tema del consumo del suolo e delle emissioni al controllo delle emissioni ebbene in questo scenario di politiche con impegni crescenti e risultati significativi la bioeconomia circolare non sembra però ancora del tutto riconoscibile riconosciuta come ambito a sé stante e questo fondamentalmente muove dal fatto che il quadro logico di policy in cui intervengono le politiche di settore non vede al momento soprattutto la dimensione di mercato la dimensione economica della bioeconomia adeguatamente presente quello che sembra mancare non è tanto un'altra programmazione tra l'altro proprio attraverso il forte contributo di spring è stata adottata in italia una strategia nazionale è stata anche aggiornata c'è un piano d'attuazione della strategia nazionale quello che forse ancora manca è una visione integrata multilivello multiattoriale che in qualche modo definisca a medio lungo termine obiettivi risultati attesi e dia dignità alle politiche per la bioeconomia che sono di fatto incorporate trasversalmente in tutte le misure di cui ho parlato prima quindi lo sforzo è soprattutto di programmazione un problema che rilevo da addetto ai lavori è il fatto che probabilmente i concetti i principi della bioeconomia non sono al di fuori del perimetro degli addetti ai lavori ancora abbastanza conosciuti e riconoscibili quindi un'altra priorità è quella di agire in questo senso un'offensiva formativa di comunicazione di programmazione di messaggi con un piano e medio lungo periodo soprattutto verso i consumatori e le imprese il messaggio che deve arrivare alle imprese che fare bioeconomia in qualche modo parlare di filiera circolare di recupero di riciclo di estensione dei cicli di vita delle produzioni non significa soltanto proteggere l'ambiente ma significa entrare in nuovi business aumentare la relatività delle attività che si realizzano fare innovazione fare occupazione e da questo punto di vista credo che l'italia con tutte le sue straordinarie risorse a partire dal fatto che prima in europa per ricchezza di biodiversità e per numero di prodotti certificati della filiera della bioeconomia abbia tutto il potenziale bisogna accelerare integrare soggetti mezzi e livelli di governo grazie direi che abbiamo questo intervento contribuito a fare una un'analisi dettagliata dello stato dell'arte a livello nazionale direi a questo punto di fare uno zoom sul territorio che qui ci ospita e di coinvolgere silvia silvestri che ricercatrice e responsabile della unità di bioeconomia della fondazione ed un mac che appunto è la fondazione che ha promosso questo pannello e che è attiva con progetti sul campo per favorire la transizione verso la bioeconomia quindi a lei silvestri chiedo di raccontarci l'esperienza di questo che sta vivendo questo territorio partendo magari dai progetti che state seguendo esempi più virtuosi di queste pratiche che si spera promuovano un cambiamento grazie molte buon pomeriggio a tutti anche io ringrazio sia la fondazione mac che ha accolto la mia proposta di organizzare un evento all'interno del festival dell'economia era troppa ghiotta la coincidenza delle date col bioeconomy day sia gli organizzatori del festival per questa auspico prima primo incontro che potremmo approfondire e ampliare magari nelle prossime edizioni speriamo allargando anche ai protagonisti di questi cambiamenti a livello territoriale a me piace iniziare ricordando è già stato detto la bioeconomia circolare si realizza nei territori e per realizzarla il primo passaggio è conoscere il proprio territorio quindi conoscere quelle che sono le matrici di origine biologica di cui disponiamo che siano sottoprodotti delle varie filiere agricole agroalimentari anche zootecniche del mondo urbano quindi l'umido da raccolta differenziata queste sono le matrici organiche di scarto sottoprodotti anche rifiuti a volte noi le chiamiamo via risorse ma molto spesso si denominano col termine si chiamano col termine rifiuti che di fatto hanno contengono una ricchezza e costituiscono diciamo basi di partenza per numerosi tipi di valorizzazione e la fondazione mac e l'unità di bioeconomia che io diciamo coordino da molti anni sta lavorando su questo tema su questo settore in collaborazione con gli enti provinciali in particolare con l'agenzia per l'energia direi che ormai abbiamo mappato quello che è il territorio provinciale in termini di presenza di aziende dei diversi settori in termini di quantità di matrici di origine biologica disponibili che abbiamo poi raccolto caratterizzato analizzato per valutarne le migliori vie di impiego senza arrivare alle più raffinerie di cui parla molto spesso Mario Bonacorso che forse per noi sono un po' sovradimensionate per questo territorio piccolo però ci sono esempi virtuosi penso prima di tutto al mondo urbano ecco vedo qui molti giovani e penso alla provincia di Trento che da oltre vent'anni ha imposto la selezione a monte dei rifiuti organici e ha realizzato ormai più di dieci anni fa un impianto centralizzato che si trova tra l'altro vicino al nostro istituto dove viene fatta una trasformazione prima aerobica e poi aerobica dell'umido dell'organico da raccolta differenziata ottenendo energia elettrica e termica producendo biometano che viene messo in rete e poi utilizzato per il trasporto pubblico della città di Trento producendo del compost che viene ridistribuito agli agricoltori quindi questo è un esempio virtuoso è un impianto che per la tecnologia che è stata introdotta a suo tempo ha fatto scuola anche a livello nazionale un impianto con cui noi collaboriamo da quando è nato e ci sono poi altri esempi più legati al mondo agricolo e agroalimentare penso per esempio alla associazione trotti coltori Trentini con loro abbiamo in corso un progetto assieme all'università di Trento che ha l'obiettivo di completare il recupero e di arrivare allo zero rifiuti di quelli che sono gli scarti di lavorazione dell'impianto centralizzato di lavorazione del pesce presso la sede astro per la produzione di oli e di farine per uso mangimistico e per altri impieghi oltre al recupero di omega 3 che era già stato fatto quindi un esempio virtuoso di circolarità a 360 gradi di un gruppo di aziende che aderiscono a questa associazione ecco l'associazione di più aziende di più imprenditori agricoli è una realtà molto presente provincia di Trento proprio per la dimensione del nostro territorio e delle nostre aziende un altro esempio di un progetto su cui stiamo lavorando in collaborazione con il consorzio Melinda con il Codipra che è il consorzio di Fesa produttori sul piano sviluppo rurale è un progetto che riguarda il recupero la valorizzazione degli scarti di trasformazione della mela la mela che tutti conosciamo come prodotto fresco ma che per le necessità di diversificazione del mercato oggi subisce anche diverse trasformazioni lo scarto il marcomeli cosiddetto viene sottoposto a diversi processi in cascata come si dice per le estrazioni di zuccheri di molecole di interesse industriale e poi comunque quello scarto che rimane che è stato da noi caratterizzato ancora un potenziale energetico quindi se noi lo inviamo ad un impianto biogas contribuisce alla produzione energetica fonti rinnovabili e ha un contenuto di sostanza organica di nutrienti interessanti poi per una restituzione nei suoi agrari quindi per mantenere la fertilità dei terreni agri un altro esempio che faccio è quello di che vede coinvolti da un lato questo lavoro e qualcuno in sala sa bene di cosa parla un lavoro su cui siamo impegnati da diversi anni perché si tratta di far dialogare filiere diverse in particolare quella zootecnica che produce attraverso i letami i liquami delle risorse che sono di elevato interesse in termini di contributo alla fertilità e che possono diciamo rispondere alla richiesta da parte dei frutti coltori dei viticoltori che invece sono alla ricerca di sostanza organica per i motivi che dicevo prima quindi per mantenere e restituire carbonio sostanza organica ma anche nutrienti a quelli che sono i suoli ecco questo è un lavoro quindi le filiere è un lavoro su cui saremo impegnati anche nel prossimo futuro perché non è facile le filiere devono dialogare e convergere verso obiettivi comuni nell'interesse di entrambi mi fermo qui? Io direi che se lei d'accordo potremmo fermarci qui per introdurre per andare o meglio ancora più nel dettaglio nelle pratiche di questa della bioeconomia nell'ambito dell'agricoltura in modo da chiudere questo giro di tavolo e poi proseguire il dibattito e convergerei quindi Diana Lenzi che è presidente della fondazione farming for future e che è impegnata in prima linea a produrre a promuovere sistemi produttivi sostenibili a livello europeo in una rete diciamo di lei anche imprenditrice agricola in una rete di agricoltori europei l'agricoltura lo sappiamo è spesso messa sotto accusa per quanto riguarda il cambiamento climatico e l'impatto che può avere sul cambiamento climatico e loro invece sembra aver trovato dei modelli che riescono a rendere sostenibili anche pratiche che oggi tutto sommato non lo sono e quindi se può raccontarci la vostra esperienza. Grazie e buon pomeriggio a tutti mi mi aggrego anche ai ringraziamenti perché la fondazione è una fondazione abbastanza nuova che è nata nel 2023 quindi è veramente per noi un piacere un onore poter portare quella che è la nostra esperienza grazie alla fondazione Mac che è il festival dell'economia per aver scelto di dare a questo tema uno spazio e io partirei forse da una considerazione che sembrerà semplicissima ma che secondo me dobbiamo forse tatuarci nella testa e di cui ci siamo dimenticati la natura di per sé si è lasciata ad agire per conto suo non spreca, riutilizza tutto ciò che produce per creare nuova vita questo è il famoso ciclo della vita ce l'hanno insegnato alle elementari. L'agricoltura è stato il primo modello per cui noi abbiamo costretto o abbiamo comunque modellato la natura per servirci per riuscire a procurarci cibo in modo costante ciclico e che ha permesso questo lo sviluppo dell'umanità e nel nostro avanzamento rispetto al progresso all'utilizzo poi della tecnologia poi della chimica di tutto quanto quello che ci è servito per arrivare poi al livello di progresso di sviluppo che abbiamo oggi secondo me ci siamo dimenticati e discostati sempre di più da questo principio basilare che va ricordato la bioeconomia cerca appunto di riportare il concetto di circolarità anche all'interno dei sistemi produttivi perché lo spreco è veramente di per sé il concetto di insostenibilità perché ciò che rimane lì e non trova un nuovo utilizzo è qualcosa che semplicemente poi va a pesare sull'economia e sulla società. L'agricoltura anche appunto si è allontanata in questo processo produttivo e quello che la fondazione cerca di fare è raccontare un modello che è stato poi sviluppato da il consorzio italiano del biogas dal cibo nel 2020 che si chiama farming for future che è proprio un progetto chiamiamolo agronomico scientifico in cui vengono messe a sistema 10 azioni che riguardano prevalentemente il mondo dell'allevamento per andare a creare cibo mangime ed energie in modo sostenibile perché non è solo l'idea di fare di utilizzare quello che è lo scarto degli allevamenti per andare a creare energia biogas ma l'ambizione era fare il biogas fatto bene cioè l'idea che non si può non guardare a tutta una serie di altri ambiti all'interno del processo produttivo che vanno altrettanto attenzionati non solo arrivare in una produzione lineare che ci dà un output positivo quindi nelle 10 azioni che sono considerate tra loro in modo interconnesso strategico e appunto sempre funzionale vengono guardate quelle che sono le pratiche agronomiche innovative che tra l'altro sono pratiche agronomiche antichissime la possibilità di utilizzare secondi raccolti per andare a riutilizzare quegli scarti proprio per fare fertilità del suolo attraverso quella che viene considerata l'agricoltura conservativa o rigenerativa viene guardato al benessere animale come una risorsa fondamentale nel sistema dell'allevamento perché l'allevamento che riesce a garantire la salute dei propri capi è un allevamento che chiaramente avrà bisogno di meno impatto con quelli che possono essere l'uso di antibiotici e quindi un allevamento sano è un allevamento che riesce a produrre meglio guarda l'utilizzo della tecnologia come ad una risorsa uno strumento fondamentale non si vuole fare un ritorno al passato ma si vuole utilizzare l'innovazione che abbiamo creato c'è l'agricoltura 4.0 l'agricoltura di precisione l'agricoltura che ci la tecnologia che ci permette di utilizzare in modo preciso il quantitativo preciso necessario per controllare una fitopatologia per comunque controllare per gestire una necessità senza andare a utilizzarne troppo e quindi in modo preciso rispetto a quello che è il bisogno della pianta e al bisogno guarda poi appunto tutto quello che è il diciamo il risultato tutto questo viene poi poi messo in un sistema di digestione anaerobica che in modo molto simile al nostro fondamentalmente intestino riesce a creare biogas e ora biometano quindi biogas che veniva utilizzato per fare elettricità elettrica e ora biometano che quindi può andare poi a essere utilizzato nel mondo dell'industria per trancarci come è stato detto da fonti energetiche che in questo momento non sono totalmente sostenibili anche geopoliticamente ma c'è un ulteriore step perché il prodotto finale di questi impianti è una una sostanza mezza liquida mezza solida che si chiama digestato questo digestato è un fertilizzante organico perché appunto viene da tutto un ciclo da tutto un processo assolutamente naturale che è uno dei veramente fertilizzanti migliori più efficaci possibili anche quello poi va applicato effettivamente in un modo estremamente preciso io ci tengo sempre a dire che non è la panacea di tutti i mali ma che anche lì applicato con delle tecnologie estremamente precise permette di ricreare una salute del suolo che nessun altro fertilizzante in grado di garantire e la salute del suolo è in questo momento per l'agricoltura europea forse il più grosso dei suoi mali l'80 per cento dei suoi europei è considerato in stato di avanzato stato di degradazione che vuol dire che fondamentalmente non sarà in grado di produrre nei prossimi anni e se non produciamo di fatto non facciamo cibo quindi questo sistema circolare ci permette da una parte di continuare a produrre perché poi l'allevamento ci crea cibo di fatto che è la risorsa che serve all'essere umano per essere funzionale ma ci crea anche energia che è quello che ci serve poi per funzionare nel mondo moderno restituendo però un sistema che rimane sano e che è in grado di migliorare le proprie prestazioni e le proprie condizioni l'unica cosa che aggiungo è che questo modello non è un modello che funziona solo per l'allevamento ma può funzionare con tutti quelli che sono gli scarti agricoli ci sono impianti che gestiscono le bucce del pomodoro ci sono impianti che gestiscono quelle che sono gli avanzi delle olive per la parte dei frantoi e quindi quello che noi cerchiamo di fare è sviluppare un modello un concetto una cultura dove si cerchi di riportare questa circolarità e questa interconnessione delle azioni proprio per creare un'agricoltura sostenibile. Grazie avete sentito l'80% del suolo ue attualmente è in avanzato stato di degradazione quindi presto non potrà più contribuire alla produzione agricola o già oggi nel senso e oggi è così e quindi io con lo spirito diciamo della premessa iniziale in questo secondo giro di tavolo prenderei questo spunto e altri che sono venuti dagli altri rei reatori per fare un passo indietro abbiamo visto quello che potrebbero essere segnali che arrivano dal futuro torniamo un attimo al presente e alle criticità al modello corrotto che ormai non regge più con cui dobbiamo fare i conti e quindi a buon accorso in questo secondo giro di tavolo chiederei vorrei chiedere che punto è l'italia nei confronti degli altri paesi ma soprattutto quali sono le criticità che oggi impediscono gli ostacoli maggiori da superare per creare veramente lo sviluppo di una bioeconomia in modo diffuso a suo avviso diciamo indicando magari quelli prioritarie. Sì, provo a farlo anche questo in 5 minuti. Grazie Mario. Allora io credo innanzitutto diciamo anche con un inquadramento storico noi sappiamo che ogni rivoluzione industriale è accompagnata o in alcuni casi preceduta da una rivoluzione culturale quindi è molto importante credo che anche una rivoluzione così sia utile per creare consapevolezza. Questo significa che abbiamo bisogno di stare al passo con quelli che sono i cambiamenti che di fatto vengono portati avanti da da quelli che definiamo innovatori la bioeconomia non è soltanto una valenza di sostenibilità ambientale ma anche economica in molti casi quindi noi parliamo di desilienza ma parliamo anche di competitività. Oggi le imprese investono in bioeconomia perché vogliono essere competitive perché vogliono essere innovative. La politica fa fatica a stare dietro, è un po' vedo ci sono molti giovani in platea, in sala è un po' come se noi pensassimo di definire il mercato degli smartphone avendo come riferimento le cabine telefoniche e i gettoni. Noi oggi abbiamo innanzitutto una difficoltà a inquadrare questo settore perché ragioniamo con dei parametri che sono quelli vecchi e c'è un termine molto brutto che però devo utilizzare che è quello dei codici Ateco ad esempio. Noi abbiamo ancora dei codici, c'è dei codici statistici che definiscono quello che è un settore produttivo dove non c'è un riconoscimento della bioeconomia e pensiamo alla chimica non c'è un riconoscimento della chimica da biomassa della chimica bio based così detta in termini inglese ma la chimica da biomassa è ancora diciamo inserita in quella che è la chimica tradizionale e questo vale per tutti i settori e questo sembra un elemento da poco in realtà ha un grande valore dal punto di vista anche delle politiche che poi bisogna mettere in atto per supportare lo sviluppo della bioeconomia e dei vari settori parliamo comunque abbiamo detto in un mezzo settore quindi sono anche diverse le competenze che no entrano in gioco il settore dell'agricoltura quello dell'ambiente quello della ricerca quello dello sviluppo e dello sviluppo economico. Legato a questo abbiamo ancora un sistema cosiddetto anche qua in termine brutto noi andiamo ad utilizzarlo di life cycle assessment quindi di analisi del ciclo di vita che non riconosce alcune caratteristiche peculiari di un settore innovativo e sostenibile e abbiamo il paradosso a livello italiano e livello europeo per cui molto spesso i prodotti fossili sono considerati più sostenibili di quelli bio based ma perché alla base c'è un sistema di analisi che è errato e che andrebbe modificato e questo è complicato da fare. Poi abbiamo ancora un sistema regolatorio schizofrenico che non tiene conto di quelle che sono anche l'innovazione di prodotti sul mercato e pensiamo ai danni che alcune politiche hanno fatto anche a livello europeo noi abbiamo ad esempio in europa a un certo punto messo un limite allo sviluppo dei biocombustibili cosiddetti di prima generazione cioè quelle che utilizzavano le culture alimentari questo perché legittimamente si diceva non vogliamo andare in conflitto con il cibo cioè non vogliamo che il mais venga utilizzato per fare biocombustibile perché serve per alimentare le persone e quindi questo ha significato spostare gli investimenti dell'industria verso altre aree del mondo quindi dall'europa sono andati verso gli stati uniti e questo diciamo ok e si è investito in quelli che venivano considerati i biocombustibili avanzati fino a quando a un certo punto l'europa ha detto no non vanno bene neanche questi perché noi siamo a favore dell'elettrico e questa opzione non la prendiamo più in considerazione anche in questo caso gli investimenti semplicemente si sono ricollocati e oggi il paradosso assurdo è che l'europa sta comprando biocombustibili dal brasil e da altri paesi quindi chi ha fatto l'investimento a un certo punto non ha trovato più un mercato è andato altrove l'europa oggi compra quindi questo lo dico perché le biocombustibili sono un esempio ma questo vale anche per che ne so le bioplastiche l'italia ha recepito in maniera di forme rispetto al resto d'europa la direttiva sulle plastiche monouso le plastiche che vengono utilizzate che ne so la le posate che noi abbiamo sviluppato con una tecnologia che ha che ha diciamo comportato investimenti ricerca innovazione le bioplastiche compostabili le trovate in italia se andate in francia non le trovate e trovate magari quella in legno che metterle in bocca non è neanche così tanto diciamo bello dal punto di vista anche del gusto che si può provare senza una figlia certificata perché l'europa a un certo punto ha detto no non vanno bene le bioplastiche compostabili e questo ha significato appunto anche lì mettere un po in discussione investimenti di anni ora quando si fa investimento in innovazione bisogna poi creare un mercato l'europa in questo diciamo noi siamo bravissimi a fare ricerca innovazione ma poi siamo pessimi nella fase di industrializzazione tant'è vero che l'industrializzazione veniva fatta poi altrove abbiamo avuto diversi casi di investimenti persi a un certo punto gli stati uniti hanno attratto moltissimo nel loro territorio biden aveva presentato nel 2022 l'executive order biotechnology bio manufacturing attraendo davvero molti investimenti anche se trump l'ha revocato a marzo di fatto gli stati uniti su questo diciamo vanno avanti l'europa sta un po rivedendo ma anche qua in maniera che molto spesso non tiene conto di quella che è la realtà che si trova di fatto presente nel territorio per cui mentre il paradosso anche qua mentre l'amministrazione americana che aveva una tradizione sulla bio farmaceutica cercava di spostarsi sulla biochimica attraendo investimenti l'europa anche sul biotech act è andata a investire più sulla farmaceutica dimenticando nel frattempo che aveva una leadership nel settore della biochimica quindi diciamo per riassumere creazione di mercati bisogna creare mercati e questo si fa supportando l'industrializzazione si parla dei diversi scarti faccio la testimonia questa è una cravatta sviluppata diciamo in italia prodotta in italia dei scarti dell'arancia grazie ad una società italiana che sta in sicilia che utilizza gli scarti però diciamo arriva fino a un certo punto manca anche a loro l'industrializzazione che è un elemento fondamentale quindi bisogna creare mercato bisogna riconoscere anche che c'è una differenza e una premialità da dare l'innovazione noi siamo ancora e il sistema è stato aggravato dalla guerra in ucraina noi abbiamo oggi al mondo 7 mila miliardi di dollari di sussidi alle fonti fossili è una cifra pazzesca e abbiamo a fronte di questo 0 per i prodotti bio based gli inglesi dicono non esiste il level playing field cioè non esiste una parità di condizione tra un prodotto bio based ed un prodotto fossile dove il prodotto fossile dentro a quelli che gli economisti siamo al festival dell'economia possiamo dirlo è un altro termine molto brutto le fonti fossili dentro hanno le esternalità negative ci hanno quei costi che comunque anche se non sono direttamente associati al prodotto noi ci troviamo a pagare come costi sull'ambiente costi sull'assoluto umana e animale poi il covid a questo punto di vista ci ha messo di fronte anche a questi limiti di sviluppo economico che abbiamo di fronte quindi c'è un sistema che va totalmente modificato abbiamo l'opportunità di farlo l'italia ha un modello dal mio punto di vista positivo il cluster partecipa a un gruppo di coordinamento nazionale sulla bioeconomia istituito alla presidenza del consiglio dei ministri dove si cerca di mettere insieme le regioni altro tema noi abbiamo 20 perché le due province le possiamo considerare due regioni non c'è una definizione di rifiuto noi diciamo utilizziamo gli scarti ma non c'è una definizione comune tra le 20 regioni di scarto e rifiuto quindi significa che se faccio l'investimento in veneto non lo posso fare in frulli in sicilia il paradiso è che cambia tra provincia a provincia ci sono stati casi di multe prese da chi trasportava un rifiuto piuttosto da una provincia all'altra quindi questo c'è il tema delle waste quindi elevata a questo c'è quindi un tema di legislazione che va totalmente aggiornata il gruppo di coordinamento ricordava il dottor farella abbiamo in italia una strategia abbiamo un piano d'azione ma noi abbiamo chiesto che venga fatto un gruppo di lavoro coordinato da noi per andare a fare proposte di policy e semplificazioni perché molto spesso per dare diciamo il volante al settore bisogna semplificare quindi questa cosa che ogni regione fa quello che vuole non va bene perché si tratta di un freno per gli investimenti dall'altra noi dobbiamo andare a vedere quello che oggi è la legislazione per dire bene modifichiamo questo modifichiamo quest'altro i codici e una riforma che abbiamo chiesto l'lca e poi un sistema a supporto della domanda su questo gli stati uniti sono un modello e l'iniziativa parte non a caso dal USDA cioè dal dipartimento agricoltura degli stati uniti un modello di green publica c'è appalti pubblici verdi dove si dice benissimo tu hai l'obbligo di comprare questi prodotti ma questi prodotti io ti ricertifico cioè tu sai esattamente cos'è un prodotto bio base perché è un'etichetta è riconoscibile oggi quello modello che vale per l'autorità diciamo pubbliche ma stanno provando nonostante trump a portarlo sul consumatore voi pensate sapete il caso dei elettrodomestici che è molto semplice andate a vedere classe a classe b lo pago tot consuma questo pensate a trovare finalmente un prodotto bio base io so il contenuto 100% 90% e nella mia scelta sono assolutamente consapevoli di prendere un prodotto rispetto a un altro essendo magari disposto anche a pagare a pagare una premialità ma la premialità non è dovuta nel momento in cui andiamo ad abolire i sussidi finisco dicendo in italia abbiamo 17 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi ditemi voi se possiamo accettare da avere sussidi definiti già diciamo in partenza ambientalmente dannosi. Grazie buon accorso come vedete quando si solleva il velo sulle criticità 5 minuti sono un tempo diciamo totalmente inadeguato però era dovevamo aspettarcelo insomma lo sapevamo a farela quindi chiedo proprio questo magari di regalarci qualche minuto magari con un intervento leggermente più breve per poter dar spazio al dibattito e di dirci questo da un punto di vista delle politiche pubbliche se lei invece di essere diciamo colui che prepara il testo diciamo fosse il legislatore e dovesse scegliere un provvedimento da quale partirebbe? Diciamo che Mario ha identificato in maniera molto condivisibile e chiara quali sono le priorità e i problemi il primo e l'ho già detto nel precedente intervento è quello di creare o rafforzare il mercato come si fa lo si fa come dicono gli economisti creando dell'esternalità cioè delle possibilità di rendere conveniente l'investimento e molto spesso gli investimenti nella riconversione delle catene del valore dei prodotti riorinnovabili richiedono che accanto al privato ci possa essere pubblico e quindi spostare parte di questi sussidi da e lo dico di nuovo a titolo personale da da alcuni settori magari meno vantaggiosi a quelli che lo sono di più un altro tema molto importante riguarda la politica industriale dell'italia in generale e cioè cercare di spostare aiuti generalizzati attraverso crediti e agevolazioni fiscali indifferenziati verso politiche di sostegno agli investimenti privati chi decide di intervenire sull'intera catena del valore cioè che significa non soltanto sulla propria attività ma rispetto a ciò che l'attività in un'ottica di circolarità consente di cambiare sia a monte che a valle del processo dovrebbe essere incentivato e laddove il mercato ancora non arriva con la con la sua convenienza il pubblico può in qualche modo coprire quello che viene detto il mismatch e questo penso che sia un altro aspetto importante quindi sicuramente la filiera è la dimensione ineludibile di intervento e come ha detto prima la dottoressa Silvestri l'interconnessione l'integrazione delle filiere diventa in questo caso prioritario anche nell'ottica di tarare meglio gli interventi le filiere sono strettamente connesse ai territori quindi le politiche devono essere sviluppate sui territori lo possono essere sulle aggregazioni territoriali sulle piattaforme tecnologiche e sui cluster industriali ma richiedono in ogni caso una modularità quindi da un lato una riconoscibilità quindi dei focus specifici su questi ambiti e dall'altro una flessibilità di intervento sul tema della regolazione delle norme questo è basilare bisognerebbe evidentemente semplificare in alcuni casi anche rafforzare il quadro perché se abbiamo una serie di settori in cui evidentemente non c'è convergenza sull'altro invece sono magari vuoti dal punto di vista della disciplina perché è importante nell'ottica di investimenti l'italia ha evidentemente delle grandi potenzialità anche di attrazione investimenti esteri soprattutto sulla frontiera tecnologica legata all'acroni al l'acroni alimentare e anche al tema delle bionergie è ovvio che gli investimenti richiedono quadri certi stabili semplificati e su questo il lavoro da fare molto un'altra cosa e finisco un lavoro importante sulle piccole imprese se mario ha raffigurato quanto sia già importante il settore rispetto alla produzione nazionale un altro margine è quello di rafforzare il collegimento delle piccole e medie imprese delle filiere dentro questi processi perché hanno più difficoltà ad adattarsi ai nuovi paradigmi produttivi sostenibili c'è bisogno di formazione e competenze nuove c'è bisogno di servizi reali e finanziari ad hoc per le imprese e da ultimo sempre ricollegandomi specularmente a ciò che ha detto mario il tema delle certificazioni i marchi non sono importanti solo per tracciare ma anche per creare valore di mercato bisogna creare dei marchi forti che aiutino le preferenze del consumatore e le indirizziono verso quei prodotti che fanno bene non soltanto al corpo ma anche all'ambiente. Quindi riassumendo se lei fosse ministro dell'agricoltura partirebbe da un sistema di incentivi definito dall'interconnessione delle filiere da un quadro normativo nazionale chiaro però accoppiandolo a delle politiche modulari sul territorio. E con delle premialità per chi decide di lavorare sulla catena del valore e non soltanto sulla propria azienda. Mi sembra un programma chiaramente identificabile. Silvestri lei è una ricercatrice quindi sono un economista quindi non è un economista una donna di scienza quindi lei starebbe sempre sul tema delle criticità però dal punto di vista della scienza quindi nel suo ultimo intervento si può raccontarci quelle che sono le sfide da un punto di vista scientifico innovativo che ancora abbiamo davanti e che oggi impediscono magari l'applicazione di pratiche di bioeconomia avanzate. Grazie faccio una considerazione relativa a un aspetto che oggi non ha un riconoscimento di fatto per chi si impegna nell'attuarla questa è quello del valore ambientale cioè diciamo che fa bene all'ambiente recuperare riciclare rigenerare ma non c'è un valore che viene dato a quello che fa l'agricoltore l'imprenditore l'azienda no e quindi si deve dare un valore ai prodotti che si ottengono ma sulle aspetti ambientali di riqualificazione di riduzione delle emissioni eccetera eccetera manca manca questa parte e direi che un tema se già parlato di suolo dell'importanza di questo ecosistema per la vita sulla terra e di quello che si sta cercando di sviluppare in termini di crediti di carbonio ma anche di pratiche di carbon farming per riconoscere alle aziende agricole in particolare che mettono in atto delle pratiche virtuose che aiutano a riportare il carbonio nel terreno a stoccarlo nel terreno a ridurre le emissioni e ripeto di gas che hanno un effetto serra ridurre l'esportazione di questi scarti questi sottoprodotti eccetera eccetera è un tema su cui bisogna lavorare ecco oggi ci sono dei crediti volontari ci sono dei sistemi si sta cercando di mettere a punto a livello nazionale ma anche a livello europeo è un tema su cui anche la fondazione mac è impegnata e mi piace collegarmi all'aspetto della formazione che ritengo fondamentale a tutti i livelli sia perché abbiamo vissuto quest'anno un'esperienza con le scuole superiori di secondo livello di secondo grado e abbiamo rilevato una conoscenza di quel che è la bioeconomia circolare come dire ridotta rispetto a quelle che sono le potenzialità di questo settore e quindi c'è necessità di formazione non solo perché porta dei benefici ambientali ma perché un domani dovrebbe dare anche delle opportunità di lavoro che ha delle nuove possibilità delle opportunità delle nuove specializzazioni no in tutti i settori da quello economico a quello biotecnologico a quello della ricerca e d'altra parte se penso ai progetti europei alle col sempre più spesso ci viene chiesto di lavorare anche in forma di living labs quindi dobbiamo creare dei laboratori a cielo aperto a cui hanno a cui partecipano tutti gli attori che sono coinvolti in un territorio in un sistema quindi dalle scuole i cittadini gli enti di ricerca le amministrazioni le istituzioni ecco molto spesso e anche qui le interazioni tra filiere ma ci ci devono devono essere rafforzate le interazioni tra gli operatori e quelle che sono le istituzioni che devono supportare certe scelte dare degli indirizzi no abbiamo tutti la strategia di specializzazione intelligente anche in provincia di trento ma forse bisnerebbe seguire un po più da vicino quello che è quelle che sono le modalità per attuarla e quelle che sono poi le azioni che di fatto vengono messe messe in atto c'era un'altra cosa che volevo dire non mi ricordo più scusate Beh già qui abbiamo messo sul piatto il tema principale che è quello della formazione poi davanti a tanti giovani direi che forse è il tema più importante e magari possiamo chiudere il giro proprio su questo noi abbiamo detto che la bioeconomia è diciamo un modo di produrre che rispetta il pianeta ma che deve essere anche competitivo ed ereditizio per chi la fa se magari tra il pubblico un ragazzo che ci sta ascoltando sta pensando di avviare un'impresa diciamo in chiave bioeconomica in un'impresa agricola deve sapere che c'è anche un modello che gli permette appunto di essere redditi di fare reddito di essere sostenibile competitivo e di rispettare l'ambiente i vostri casi sembrano suggerire questa questa possibilità ma è davvero così è già già matura è già possibile oggi fare questo? Allora diciamo sì e sicuramente questi sono modelli che già esistono non ho raccontato un modello del futuro è futuribile sono cose che vengono già realizzate in Italia e in Europa le criticità però sono quelle che sono state tutte raccontate cioè c'è bisogno di un quadro normativo che sia coerente e che sia certo c'è bisogno di una finanza che sia in grado di sostenere l'imprenditore che vuole entrare all'interno di questo tipo di modello perché ci sono degli investimenti importanti che vanno fatti serve come diceva appunto Silvia una formazione altamente professionalizzata e il tema della formazione forse per noi è quello più dolente perché si lega molto al problema del ricambio generazionale in Europa in Europa il 56% degli agricoltori ha più di 65 anni e c'è solo un 8% scarso di under 40 vuol dire che c'è un gap clamoroso che tendenzialmente nei prossimi 10 15 anni la stragrande maggioranza degli agricoltori andrà in pensione e non c'è nessuno che andrà a coltivare questi campi e quindi forse torna quel problema di come possiamo produrre prima di tutto cibo e poi magari anche cibo ed energia questi modelli che noi andiamo a proporre sono modelli che raccontano un'agricoltura diversa, raccontano un'agricoltura che fa uso del digitale, che fa uso di quello che è il mondo anche dell'intelligenza artificiale, che guarda alla gestione sia del proprio del campo ma anche poi degli animali in modo estremamente innovativo e che quindi può essere molto lontana da quella che è l'immagine che secondo me ancora oggi la maggior parte dei giovani hanno di quello che vuol dire lavorare in agricoltura è un settore che avrà bisogno di professionalizzazioni estremamente moderne e dove sfortunatamente quello che vediamo è che per la maggior parte quello che viene proposto anche ancora oggi ai giovani negli istituti agrari e poi nelle università sono modelli un attimino che raccontano un'agricoltura del passato e che quindi poco si sono adatti a quello di oggi. La sfida anche per noi è cercare di andare a creare processi di formazione, collaborazioni con le università con anche fondazioni come la fondazione Mac che possono invece creare dei modelli formativi che siano attrattivi per quelle che poi saranno le persone che saranno necessarie bene siamo stati bravissimi direi io ho avuto un ingrato compito di di tentare di interrompervi però siamo stati bravissimi vi ringrazio e quindi abbiamo tempo per un paio di domande e quindi invito il pubblico qualora volesse a rivolgere ai nostri interlocutori. Chi rompe il ghiaccio? Prego abbiamo anche la possibilità di ascoltarti. Rivolgiti se vuoi se si rivolge in particolare a uno dei ritori. In realtà è per il panel poi chi si sente più preparato risponde. Forse la domanda più semplice da fare esiste un consorzio come esiste il Coreve che diciamo il consorzio migliore che forse in Italia per il riciclo del vetro che funziona benissimo siamo esempio in Europa per il riciclo del vetro esiste qualcosa per qualche consorzio a livello nazionale per il riciclo dei diciamo degli scarti perché no secondo voi se non esiste e poi abbiamo parlato un altro di bio based però non è che abbia molto senso il bio based se non è anche riciclabile quindi io posso fare bio bio diesel però lo brucio comunque quindi non è che che abbiamo fatto tanto quindi bisognerebbe fare anche una buona c'è chiaro per fare rendi ci vuole tanta conoscenza per chi studia quello sì però ci vuole anche tanto che le persone capiscano quanto è importante cioè che non è solo bio based ma anche tutto il resto quindi riciclabile compostabile quello che ti pare che non sia solo un pezzetto della filiera ma che inserita in una filiera se non facciamo due giri e non uno per fare per fare circolarità bisogna fare un cerchio appunto io direi che sul consorzio forse posso immaginare buon accorso può dirci qualcosa e magari sull'aspetto invece della bio based che cosa è veramente bio based forse silvestri però ditemi voi. Nel consorzio è stato costituito da poco tempo un consorzio che bio repack che all'interno di conai perché anche coreve dentro conai così come core e pra tutti i consorzi comieco quello della carta bio repack il primo si occupa di bioplastiche ed è stato istituito all'interno appunto del consorzio conai ovviamente perché c'è una differenza su questo magari si può dirlo meglio di me tra la plastica tradizionale e la e la bioplastica anche se appunto poi la plastica compostabile viene utilizzata nella circolarità per raccogliere il rifiuto organico e poi per portarlo in un impianto di compostaggio c'è anche il consorzio di compostatori che si occupa proprio del rifiuto organico di fare compost attraverso quelle che possiamo definire deve avere proprio birra finire urbane perché gli impianti di compostaggio poi sono delle birra finire urbane dove si fa un biofertilizzante anche questo che deve essere fatto bene nel senso che poi il diciamo la contaminazione del rifiuto organico deve essere il minore possibile oggi noi stiamo assistendo questi sono dati che ha dato proprio il cic purtroppo ad un peggioramento e questo probabilmente a ciascuno di noi basta andare diciamo nella nella nella stanza dove si fa la raccolta in ciascun condominio e si vede come c'è anche una difficoltà ma questo diciamo senza voler prendere troppo tempo è legato anche ad una gestione ed un controllo mancato rispetto all'utilizzo di una bioplastica rispetto alla plastica e al fatto che le plastiche sono ritornati in commercio col principio di circolarità basta dire questa è inutilizzabile e ci ritroviamo la plastica tradizionale nei mercati e così via. Per quanto riguarda il lascio la parola a sidia però voglio dire insomma quello che si valuta è diciamo il contributo in termini di riduzione di emissioni di CO2 se io faccio un prodotto bio based comunque anche nel caso di un biocarburante devo andare a vedere quello che è l'impatto generale tendenzialmente c'è sempre una riduzione quando si utilizza un prodotto bio based però nessuno sta dicendo oggi come oggi che noi dobbiamo sostituire uno a uno un prodotto diciamo che oggi facciamo col fosse con un prodotto fatto con le fonti biologiche perché non siamo noi nelle condizioni di farlo neanche volendo allora lì si va a vedere l'applicazione di questi materiali faccio un caso specifico e poi termino. Noi abbiamo qua una bottiglia di vetro ma noi sappiamo che le bottiglie di plastica pietì oggi hanno comunque una utilità e vengono riciclate anche molto bene proprio attraverso i consorzi l'italia è un paese leader a livello europeo nel tasso di riciclo anche della plastica così come del vetro a un certo punto un produttore di acqua italiano ha utilizzato il PLA per fare queste bottigliette e diciamo questo tipo di utilizzazione non è stato proprio molto sensato perché innanzitutto il pietì appunto ha una funzione che va bene per la bottiglietta di plastica il PLA veniva poi diciamo veniva messo nella raccolta del pietì e soprattutto quella bottiglietta di PLA aveva delle parti in pietì che non erano neanche in qualche modo non era possibile togliere io ci ho provato con grande sforzo a costo di rompermi un dito quindi anche qua si tratta di vedere quello che l'applicazione ma la base di tutto c'è l'eca ed è per questo che noi chiediamo una riforma e poi anche controlli maggiori su quello che è il sistema di utilizzazione dei vari prodotti bio based o fossili che siano. Bene direi che la risposta è soddisfacente ci sono altre domande? Bene allora possiamo salutarci ringrazio ancora i relatori per questo intervento sono certo che avranno acceso in voi la curiosità quantomeno verso la bioeconomia e ascoltare persone come loro che tengono in vita di fatto il sogno di Raul Gardini che è stato citato all'inizio di una chimica verde nato proprio in Italia è sicuramente stimolante e chissà che fra voi un domani non nasca qualche bioeconomista io ve lo auguro e ringrazio tutti. Possiamo dire a questi ragazzi che sono una città che offre tanta opportunità perché l'università di Trento è una delle diciamo esattamente per questo sia per le biotecnologie che per le per l'economia avete la fondazione Maca avete tutta una serie di attori sul territorio avete anche una provincia attenti a questi temi quindi insomma spero che tra di voi davvero ci possano essere i bioeconomisti di un prossimo futuro. E l' augurio che ci facciamo tutti grazie a tutti e buona continuazione del festival.
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