Il futuro è nelle piante
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Il futuro è nelle piante
Un discorso sull'importanza delle piante per il futuro, analizzando l'organizzazione naturale e le sue implicazioni per le strutture umane.
La Fondazione è una fonte di gioco Buongiorno, salve. Grazie. Vedo che il festival ha fortemente sottovalutato. Prendiamo iniziativa. Ci sono 4 posti. Venite, venite. È inutile che state seduti. Prego, signore. Ci sono 4 posti qui, alcuni stanno. Andate, sedetevi. Ce ne sono 5. Io sto in piedi. Ce ne è un altro. Poi ci sono gli scalini. Per cui mi dispiace vedervi tutti quanti in piedi così. Per me potete mettervi dove vi pare. Bene, meglio. Dunque, stasera parleremo... Il titolo di questa chiacchierata sarebbe Il futuro è nelle piante. Ho pensato, cosa gli racconto del futuro è nelle piante. Ce ne sono talmente tante cose da dire. Bisogna fare una piccola selezione. E allora ho pensato di parlare di 3 momenti della nostra vita o di 3 ispirazioni che noi potremmo prendere dal mondo delle piante che credo siano estremamente importanti dato la contemporaneità, i tempi che corrono. Il primo punto, affrontiamolo subito, riguarda... Vedrete che più o meno le cose sono legate. Il primo punto riguarda le organizzazioni. Direte voi che centra le organizzazioni e per quale motivo le organizzazioni sono una cosa importante per noi. Io penso invece che le organizzazioni siano una questione fondamentale. Ora cercherò di spiegarvi anche il perché. Come siamo organizzati noi animali? Noi animali abbiamo un'organizzazione molto semplice, anche se tendiamo a pensare sempre di essere la cosa più straordinaria che esiste, l'apice dell'evoluzione. Anzi, l'avete mai sentito dire questa frase? L'apice dell'evoluzione? L'apice dell'evoluzione non esiste. L'evoluzione non funziona come immaginiamo normalmente come una scala, come una piramide sulla cui cima c'è l'uomo, niente del genere. L'evoluzione è come un albero. Immaginate invece un albero con centinaia di migliaia di rami. Dice Darwin, all'apice di ognuno di questi rami ci sono le specie che oggi vivono sul pianeta. Quindi tutte le specie che oggi vivono sul pianeta, qualunque essa sia dai batteri alle piante, agli uomini, hanno pari evoluzione. Non c'è una specie che è più evoluta dell'altra. Hanno tutti pari evoluzione perché tutti sono arrivati ad oggi. E quindi hanno pari evoluzione, vuol dire che le loro tecniche, la loro maniera di sopravvivere, il modo in cui queste specie riescono a sopravvivere, funziona. Quindi noi tendiamo invece a immaginare l'evoluzione come un processo che è iniziato 3 miliardi e mezzo di anni fa e che aveva come finalità quella di produrre l'uomo. Non funziona in questa maniera. L'uomo è i suoi amichetti, cioè gli animali più vicini a lui. Pensate a come ci siamo chiamati. Noi ci siamo chiamati Homo sapiens, da soli. E i nostri parenti prossimi, cioè quei famosi primati, le scimmie antropomorfe, le abbiamo chiamate così le scimmie che assomigliano all'uomo, le abbiamo messe insieme a noi in un gruppo che si chiamano primati. Sapete da dove viene primate? Primate viene dal latino primates, che vuol dire i migliori. Quindi noi ci siamo lì nel gruppo dei migliori. Nel gruppo dei migliori noi siamo i più bravi di tutti. E quindi ovviamente la nostra organizzazione, come siamo costruiti, è il sistema migliore che possiamo immaginare. E qual è questo sistema? Come siamo costruiti? Noi siamo costruiti in maniera molto semplice, simile a quella piramide che immaginavamo prima per l'evoluzione. Anche quella l'abbiamo immaginata sulla base di come noi siamo costruiti. Noi siamo costruiti con un cervello che governa degli organi singoli o doppi, che svolgono delle funzioni specifiche. Quindi c'è una testa, o se lo vogliamo chiamare in altra maniera un capo, che governa degli organi. Perché siamo costruiti in questa maniera? Perché abbiamo un capo che prende delle decisioni e degli organi singoli o doppi che servono a far sì che quelle decisioni prese dal capo diventino azioni, diventino realtà. Siamo fatti così perché noi siamo animali appunto. Animale vuol dire essere animato, ovvero essere che si muove. Il movimento per noi animali è fondamentale. Noi facciamo tutto attraverso il movimento, agiamo, rispondiamo, risolviamo i problemi. È impossibile per noi immaginare una vita che non sia fatta attraverso, che non abbia questa capacità. Del movimento per poter rispondere a tutto quello che accade. E quindi abbiamo un'organizzazione che è fatta per questo, per facilitare questa risposta che per noi è fondamentale. Noi facciamo tutto attraverso il movimento. E quindi questa organizzazione è studiata perché il movimento possa essere svolto nella maniera più efficiente possibile. C'è una testa che prende le decisioni e degli organi che attuano queste decisioni, in modo che noi possiamo fare tutto velocemente. L'unico pregio di questa organizzazione è il fatto che è veloce. Noi abbiamo preso questa organizzazione e l'abbiamo replicata in qualunque ambito delle nostre attività umane. Pensate a qualunque organizzazione vi viene in mente. I nostri governi, le nostre amministrazioni, le nostre società, le università, le biblioteche, il Festival dell'economia di Trento. Se voi guardate come sono fatti, sono tutti fatti nella stessa maniera. C'è un capo che ha dei nomi diversi. Capo, Presidente, Amministratore delegato, Direttore. È sempre lui. E poi sotto degli organi specializzati per svolgere delle funzioni. Pensate agli organi grammi delle aziende, per capirci. C'è sempre un capo e poi c'è il marketing, il personale, ricerca e sviluppo, ecc. È la stessa nostra struttura, rifatta in maniera identica. Noi la replichiamo dappertutto. L'unico vantaggio che vi dicevo di queste organizzazioni è la velocità. Il problema è che quando noi le replichiamo, quando noi riproduciamo queste organizzazioni nelle nostre attività, entra per forza di cose un rallentamento nella trasmissione degli ordini, dal capo a questi organi specializzati che si chiama burocrazia. Non entro nel dettaglio, ma non è una questione italiana o non italiana. È una questione fondamentale su cui sono stati scritti migliaia di libri. È inevitabile che se si crea un'organizzazione gerarchica, ci sia in questa organizzazione qualcuno che ha il compito precipuo di trasmettere gli organi da un livello all'altro. Questi messaggeri, che sono inevitabili, fanno nascere la burocrazia con tutti i problemi che abbiamo. A fronte di questo, queste organizzazioni hanno un'enorme quantità di problemi. Il problema fondamentale della nostra organizzazione animale è che è fragile. Questa è l'organizzazione più fragile che voi potrete immaginare. Non c'è bisogno di rimuovere il capo perché l'interorganizzazione collassi. Basta che uno qualunque degli organi singoli o doppi si danneggi perché l'intera organizzazione collassi. Pensate al nostro corpo. Il nostro corpo che noi immaginiamo essere l'apice dell'evoluzione. Ma davvero pensate che noi siamo costruiti in una maniera così eccezionale, ma quando mai? Un tempo anche io pensavo che non si potesse essere costruiti in maniera migliore. Oggi vi devo dire la verità se mi chiedessero come vorresti essere fatto. Io avrei un enorme numero di questioni da sollevare. Ad esempio, perché mi hai messo un solo cuore? Ne vorrei 5 o 6, 10 polmoni, 8 stomaci, pancreas fino a quando te ne entrano. Io chiederei un'organizzazione estremamente più robusta. Così come facciamo noi quando dobbiamo costruire qualcosa che non si deve fermare, utilizziamo una tecnica fondamentale che è quella della ridondanza. Cioè si rompe un motore e ne parte istantaneamente un altro. Ecco, le organizzazioni gerarchiche centralizzate come la nostra hanno il primo problema. Sono estremamente fragili, incredibilmente fragili. E l'unico problema no, ce ne sono tanti altri. Ve ne cito soltanto uno, perché non abbiamo tempo. Ed è il fatto che in qualunque organizzazione gerarchica di tipo animale, le decisioni vengono prese da un capo che è lontano dal luogo in cui quelle decisioni verranno attuate. E pensate quanto questo è fondamentale, quanto è importante, quanto sarebbe diversa invece la vita di noi uomini se chi prende le decisioni le vivesse direttamente. È una questione molto importante, molto rilevante. Vi faccio due semplici veloci da questo punto di vista. Passo molto del mio tempo in Giappone perché ho un laboratorio in Giappone, dove intorno a tre mesi l'anno sono in Giappone. Per tanti anni ho studiato e anzi mi è stato chiesto proprio di studiare dalla Toyota l'organizzazione, la loro organizzazione. La Toyota non so se ancora oggi, ma credo di sì, è la più grande azienda automobilistica del pianeta. È letteralmente un colosso, ha fabbriche sparse in qualunque nazione del mondo ed è governata. Quindi credo che al tempo quando la studiavo io aveva qualcosa intorno ai 6 milioni di dipendenti. E' un'enormità di aziende. Ed è governata da un consiglio d'amministrazione che si riunisce all'interno del grattacielo della Toyota che sta in centro a Tokyo all'ultimo piano. Quindi immaginate il grattacielo della Toyota, all'ultimo piano c'è la stanza dove si riunisce il consiglio d'amministrazione. Da questa stanza c'è una scalettina, non sto scherzando, che porta a un piccolo appartamentino, molto piccolo, che praticamente è nella guglia del grattacielo dove sta l'amministratore delegato. Vedete la rappresentazione anche grafica della gerarchia. Ma non è tanto questa la questione fondamentale. Il consiglio d'amministrazione della Toyota che ha un numero variabile di persone, un tempo erano 11, governa e decide su qualunque problema accada a qualunque fabbrica, in qualunque luogo del mondo della Toyota. Cioè per capirci, se la fabbrica di Cracovia della Toyota ha dei problemi particolari, le informazioni vengono mandate a Tokyo e lì viene deciso che cosa fare. Vedete se anche quelli 11 fossero 11 santi e geni, non potrebbero mai avere la stessa qualità delle informazioni e capacità di risoluzione dei problemi che avrebbero, che hanno le persone che invece vivono nell'azienda di Cracovia. Questo è un problema enorme, non è un problema semplicemente di qualità delle soluzioni prodotte, è anche un problema di comprensione di ciò che accadrà a causa di quella decisione stessa. Nel 1963, uno psicologo sperimentale americano si chiamava Stanley Milgram e Milgram scrisse un libro meraviglioso che dovreste tutti quanti leggere che si chiamava Obedienza all'autorità. Ora non è tanto questo il libro in sé un libro straordinario, ma è la conseguenza di un esperimento ancora più straordinario che Stanley Milgram aveva messo in piedi. Perché Milgram si era messo a ragionare sull'autorità? Perché in quell'anno, nel 1963, c'era stato il processo ad Eichmann, sapete il processo quello su cui Anne Arendt scrisse la banalità del male. E Anne Arendt, lo dico per i più distratti, magari i più giovani, Eichmann era il gerarca nazista a cui Hitler aveva demandato la risoluzione del problema ebraico. Lui aveva detto praticamente di fatto, gli aveva detto, occupati tu, vedi tu come devono scomparire tutti. E lui, Eichmann era stato quello che aveva ideato tutte quelle cose che noi conosciamo, i campi di concentramento, i forni crematori, le camere a gas, tutto pensiero di Eichmann. Ora, secondo voi, come era visto Eichmann? Era visto qual era l'idea che normalmente era presente all'interno della comunità ebraica, di chi era Eichmann? Eichmann era visto come lucifero. Quando Anne Arendt scrive la banalità del male, succede una questione, un enorme protesta, proprio degli ebrei, perché Anne Arendt non scrive niente del genere? Anne Arendt era stata mandata dal New Yorker come corrispondente in Israele di questo processo ad Eichmann. E lei segue questo processo giorno per giorno e poi scrive questo libro, La banalità del male, la cui, diciamo, tesi, scusatemi, la banalizzazione mia, è che Eichmann non era lucifero, era semplicemente il frutto di un'organizzazione gelarchica. Sto banalizzando un po', ma insomma il concetto fondamentale è questo. Immaginate le proteste. Praticamente quello che diceva Anne Arendt era questo, ve lo rimetto ancora in parole più semplici. Lo hanno fatto loro, ma lo avrebbe potuto fare chiunque. Questa era la questione. Le proteste furono delle proteste incredibili. E Milgram, che era un amico di Anne Arendt, decide di vedere se è possibile in qualche maniera dimostrare sperimentalmente che questa idea di Anne Arendt, che era stata espressa all'interno della banalità del male, era reale. E che cosa fa Milgram? Immagina un esperimento che ora vi racconterò. Il esperimento fa scrivere su tutti i principali giornali del pianeta, scusate degli Stati Uniti, un annuncio. E quest'annuncio era così, più o meno. Stiamo cercando persone per testare un nuovo sistema di apprendimento delle lingue. Vogliamo persone di qualunque ceto, di qualunque etnia, di qualunque tradizione culturale. Per favore presentatevi il giorno dei tali all'università di Yale e verrete remunerati profumatamente. Quindi durante un mese all'università di Yale ci sono delle file di persone che si sottopongono a questo esperimento di Milgram. Come funzionava questo esperimento? La persona entrava in un laboratorio. Pensando, appunto, questa persona che pensava di dover testare un sistema di apprendimento delle lingue, entrava in un laboratorio. In questo laboratorio trovava Milgram col suo camice bianco. Il camice è importante. È un segno della sua gerarchia. Sta ad indicare qui comando io. La persona entra e Milgram lo prende e gli dice, guarda, vieni con me, ora ti spiego come funziona l'esperimento. Lo porta in una stanza adiacente. Cioè aprono una porta e entrano in un'altra stanza. In quest'altra stanza c'è un signore seduto su un banchino con delle cuffie, un microfono davanti e degli elettrodi sulle due mani. E Milgram gli dice, guarda, ora ti spiego come funziona questo sistema di apprendimento delle lingue. Noi torniamo di là. Tu gli leggi delle sequenze di parole e lui le deve ripetere. Ogni volta che sbaglia, tu gli dai una piccola scarica elettrica. Gli mette davanti uno strumento che è terrificante. Se andate su YouTube potete vedere i filmati originali sull'esperimento di Milgram. Un terrificante strumento in cui ci sono tanti bottoni con scritto che scossa gli stai dando da 1 volt fino a 100.000 volt. E su questo strumento terrificante a un certo punto c'è scritto alta probabilità di produrre danni permanenti in una sezione e in un'altra sezione, morte certa. Le persone iniziano a leggere questa serie di parole ogni volta che quell'altro sbaglia. Lui fa una scossa sempre crescente, a un certo punto arriva nella zona di probabili danni. Non basta. L'altra persona è quello che sta nell'altra stanza, è tutto un teatro ovviamente. Ma lui non lo sa. Urla e dice basta, basta, per favore, non premere più quel bottone. E si vede nei filmati benissimo che la persona guarda verso Milgram con un'aria tipo, ma l'hai sentito questo? E Milgram si limita a fare così. Vai, ti preoccupare, questo è il metodo, è chiaro che deve sentire male, sennò come impara. E continua, a un certo punto si arriva al morte certa. Di nuovo le persone guardano terrorizzate, dì che deve premere morte certa. E lui di nuovo Milgram fa sì, sì, vai. Ora, lo sapete, quante persone hanno premuto morte certa? Cioè un bottone che per quanto ne sapevano loro provocava la morte di quello che stava dietro il muro per insegnargli delle lingue. Avete idea di, secondo voi quanti, non potete neanche immaginarlo, oltre il 60% delle persone, oltre il 60%, stiamo intorno al 64% delle persone, premevano un bottone che per quanto ne sapevano provocava la morte di una persona che stava dietro quel muro, per loro era la stessa, cioè, era quello che stavano facendo, il 64% delle persone. Milgram inventa due varianti per far capire che quello che è il problema, il nostro problema, è appunto l'obbedienza alla gerarchia. Le due varianti sono la prima. Durante tutto questo teatro che vi ho raccontato, ogni tanto entra un signore, anche lui in giacca, e scusate in camice, è importante agli occhi di colui che sta facendo la cosa, è uno di pari gerarchia, che si mette a questionare con Milgram, e gli dice, ma sei sicuro di questa tecnica di insegnamento delle lingue che provoca la morte delle persone? Sembra veramente una cosa comica a raccontarla, ma è la verità. E Milgram gli dice sì, sì, certo che sono sicuro. Basta questionare, mettere in dubbio l'autorità, perché la percentuale di persone che premono quel bottone scende intorno al 15%, che è sempre una quantità per me incomprensibile, ma evidentemente ineliminabile. Il secondo esperimento, la seconda variante, prevede che la persona che sta dietro il muro con il suo banchino sia portata nella stessa stanza di colui che preme il bottone. Ora voi direte, che cosa cambia? Era di là, è un muro, l'ha visto, lo sente, sa che sta per morire. Beh, di nuovo scende al 15%, il numero di persone che preme quel bottone. Vedete quanto è importante la vicinanza del luogo in cui le nostre decisioni si attuano col luogo in cui le decisioni si prendono. È fondamentale, non è una questione irrilevante, di poco conto, di metodo, no, è una questione dirimente, fondamentale. E voi direte, le piante che c'entrano in tutto questo? Beh, le piante hanno un'organizzazione che è l'opposto esatto dell'organizzazione animale. Intanto vi vorrei ramentare che questi orrori che provengono dall'organizzazione animale provengono dal fatto che noi siamo costruiti per predare. La nostra è un'organizzazione costruita, noi siamo costruiti come specie. Gli animali devono per forza di cose consumare dell'altra vita per vivere. Questa è una questione che noi che siamo una specie che ci professiamo intelligente dovremmo comprendere con la nostra logica, cioè sapere quali sono i nostri punti deboli. Noi ci siamo evoluti, noi siamo una specie, siamo una delle specie animali che necessitano di predare altra vita per vivere. E quindi tutta la nostra organizzazione è un'organizzazione che è tesa, tutta la nostra costruzione è tesa verso quel obiettivo. Le piante no, le piante come voi sapete sono autotrofe, si dice, si nutrono di luce e non hanno necessità di andarsene in giro, sono ferme e come tali sono soggette alla predazione degli animali. Pensate appunto alla differenza, come si sono evolute le piante? Si sono evolute con un'organizzazione che è completamente diversa rispetto alla nostra. È ovvio che non potevano essere costruite come noi. Ve lo immaginate se una sequoia di quelli enormi, il più grande organismo vivente del pianeta, non come diceva, come dice il bene amato David Attenborough nei suoi filmati, la bella notte razzurra. No, e David, spero che anche voi, io lo amo tanto, però nei suoi filmati quando mostra la bella notte razzurra, the blue whale, the biggest creature on the planet, ma quando mai? Ma quando mai? The biggest animal, la più grande tra lo 0,3% della vita, attenzione perché gli animali sono questo, lo 0,3% della vita, in massa lo 0,3%, noi ci ispiriamo, costruiamo e vediamo solo lo 0,3% della vita. Quindi, the biggest creature on the planet non è the blue whale, la bella notte razzurra, è la sequoia. Le sequoie californiane sono degli organismi che hanno una massa intorno alle 15 volte superiori a quella di una bella notte razzurra. Sono degli alberi che arrivano a 110 metri d'altezza e dovete pensare che questa è la parte che sta fuori, ma una pianta non è solo quella, sottoterra ce n'è altrettanto. Sono degli organismi strepitosamente grandi. Pensate se una di queste sequoie fosse costruita come un animale e non c'è bisogno che ci sia una pecora, arriva un bruco, fa un buco nel cervello e la sequoia muore. Quindi è fondamentale che le piante si siano evolute secondo un'organizzazione diversa. E come è questa organizzazione vegetale che è diversa dalla nostra? È un'organizzazione decentralizzata e distribuita. Se io volessi esemplificare che cosa vuol dire un'organizzazione decentralizzata e distribuita, dovrei dirvi che le piante respirano con tutto il corpo, vedono con tutto il corpo, sentono con tutto il corpo, ragionano con tutto il corpo. Non hanno organi deputati a delle particolari funzioni. È uno dei motivi per cui noi non le capiamo. È uno dei motivi per cui noi siamo ciechi a questi organismi viventi. Quando guardiamo lei, ha degli occhi, voi non fate questo ragionamento, è inconscio. Non vedete degli occhi, non vede. Non vedete delle orecchie, non sente. Non vedete dei polmoni, non respira. Non vedete un cervello, non ragiona. Perché guardiamo gli altri esseri viventi con gli occhi nostri. E noi siamo in grado di capire soltanto ciò che è simile a noi, soltanto ciò che è vicino a noi. Una cosa così diversa da noi come una pianta per noi è incomprensibile. Pensate che la pianta vuole essere mangiata. Pensate quanto è diversa da noi. Per noi l'incubo fondamentale, l'incubo primordiale di noi animali è essere mangiati. Le piante vogliono essere mangiate. Perché pensate che ad esempio producano dei meravigliosi frutti? Perché siano mangiati. Siano mangiati dagli animali. Ma non soltanto quello. Proprio la pianta è costruita per quello. E come si fa a immaginare un'organizzazione che è così diversa dalla nostra? Come è questa organizzazione? Beh, questa è un'organizzazione intanto straordinariamente robusta. Voi potete rimuovere il 90% del corpo e la pianta continua a vivere. E guardate che noi siamo chiaramente noi uomini, abbiamo sempre questa idea. Beh, certo. Sì, è una caratteristica ma non ha niente a che fare con la nostra straordinarietà. Voi non avreste questo superpotere? Non lo vorreste? Io sì. Io cambierei tutto per questo solo superpotere. Sapete cosa vuol dire? Vuol dire che se ora arriva un meteorite e mi colpisce e mi rimane un braccio sono sempre vivo. A me piacerebbe molto. Tantissimo. A me piacerebbe essere costruito come una pianta. Piacerebbe avere un'organizzazione decentralizzata e distribuita. E soprattutto mi piacerebbe tanto, ma tanto tanto, che noi iniziassemo a imitare le piante su questo tipo di organizzazione. Guardate che le organizzazioni distribuite, le organizzazioni decentralizzate sono la modernità. Pensate all'internet. Non è il singolo computer l'innovazione. Il singolo computer è la solita vecchia solfa di noi stessi che ci replichiamo. Come è costruito un computer? Pensateci. C'è un processore, anzi un cervello elettronico. E poi c'è la scheda audio, la scheda video, la memoria, anche i termini che utilizziamo. Sono analoghi a noi. Così come l'intelligenza artificiale, direte questo o no, eh sì, anche l'intelligenza artificiale è un nostro analogo. Il vero problema dell'intelligenza artificiale è che è un analogo della nostra intelligenza. E la nostra intelligenza, noi non siamo, eh, abbiamo difficoltà ad ammetterlo, ma la nostra intelligenza è piena di punti deboli. È piena di quelli che gli inglesi chiamano failure, come si dice, di punti deboli. Tanti. Noi abbiamo costruito qualcosa che replica il nostro modo di pensare. Non potevamo fare altrimenti, siamo uomini. E pensate davvero che il nostro modo di pensare sia il migliore. E il modo di pensare di una specie che ha fatto della predazione in qualunque senso. Noi siamo i superpredatori, i predatori apicali. Non c'è niente di così aggressivo sul pianeta come noi. E noi abbiamo creato una intelligenza artificiale che funziona come noi. Io questo lo vedo come una questione molto pericolosa. Ora ho 10 minuti, penso. Sarebbero 8. Ma, eh, che io vorrei utilizzare per spiegarvi quanto sono diverse le intelligenze naturali dalla nostra straordinaria intelligenza umana. C'è un romà, un racconto di una meravigliosa scrittrice americana defunta. Si chiamava Ursula Le Guin. Non so quanti di voi la conoscono. Se non la conoscete, come diceva Totò, conosciatela. E Ursula Le Guin era una scrittrice straordinaria che viene, siccome noi abbiamo questo vezzo di dover catalogare tutto, viene normalmente considerata una scrittrice di fantascienza. Ma è una scrittrice straordinaria e basta. Tutto quello che ha scritto è meraviglioso. Cioè, ma io vorrei parlarvi di un racconto. Di un raccontino minuscolo, sono tre pagine, che si chiama Quelli che fuggono da Omelas. Omelas è una città immaginaria. La Ursula Le Guin immagina questa città. Omelas, che ha una caratteristica, a Omelas sono tutti perfettamente felici. Tutti. Ma non soltanto uomini e donne. Uomini, donne, animali, piante, microorganismi, la vita. Ad Omelas è perfettamente felice. Ad Omelas non c'è morte, non c'è malattia, non c'è disagio, non c'è dramma, non c'è niente che possa in qualche maniera disturbare la perfetta felicità di questa città. E questo racconto si apre nel momento di massima felicità, perché stiamo festeggiando la festa di primavera. E quindi sono tutti nudi che cantano, ballano, si spostano per questa città inneggiando alla loro perfetta felicità. Tutti perfettamente felici, tranne un bambino. In questa città c'è un bambino che vive in uno scantinato, relegato, denutrito, malato, profondamente infelice. E lo sanno tutti, non solo lo sanno tutti. Sanno anche che la loro felicità, la loro perfetta felicità è legata all'infelicità di quell'unico essere. Come potete immaginare su questo racconto sono stati scritti tanti saggi anche per cercare di capire che cosa faremmo noi. Quelli che scappano da Omelas del titolo sono le poche persone di questa città che nonostante fossero perfettamente e completamente felici, non possono sopportare che la loro felicità dipenda direttamente dall'infelicità di quell'unico bambino. Quale sarebbe la risposta nostra a un quesito del genere? È inevitabile. E uno, pagge. Siamo tanti, felici per uno infelice. Se non c'è alternativa, se non si può fare altrimenti deve essere così. E come sarebbe? Quale sarebbe la... e se non è uno ma sono 10? 100, 1000, 1 milione, 1 miliardo. Quale è il numero al quale ci fermiamo? Se questo quesito puramente tipicamente che noi pensiamo, vi spiegherò che non è, tipicamente etico, lo ponessimo a un'intelligenza artificiale che è addestrata, costruita per ragionare come noi, che cosa direbbe l'intelligenza artificiale? Se non c'è alternativa fino a che ce n'è uno in più felice, va bene. Come ragioniamo noi? Noi ragioniamo in questa maniera. Allora pensate quanto è diversa l'intelligenza naturale. Sapete come ragionano le piante su una cosa del genere? Non permetterebbero che ce ne fosse una infelice. Non è possibile. Ma perché? Uno potrebbe dire, ora non abbiamo tempo, non vi posso raccontare come le piante si prendono cura dei ceppi. Sapete cos'è un ceppo? È un albero tagliato. Se voi andate in un bosco naturale, non in un bosco piantato da noi, ma in un bosco naturale e andate a guardare un ceppo, c'è un albero che è stato tagliato 50 anni fa e vivo. Ogni anno lui produce il suo anello di accrescimento. Come è possibile che un albero che non è più neanche un albero, a cui manca tutto, viva? Vive perché tutti gli altri gli forniscono tutto ciò di cui ha necessità. E perché? Questa è la questione. Perché sono buone le piante. Perché hanno un'etica. Ma no, tutte queste sono categorie umane ovviamente. Le piante fanno questo perché questa è la maniera più efficiente possibile per garantire la sopravvivenza della specie. Vedete la differenza tra la nostra intelligenza e l'intelligenza delle altre specie è fondamentale. È l'obiettivo finale che cambia. Se cambia l'obiettivo finale tutto viene visto in maniera diversa. E perché in una comunità vegetale quell'unico essere infelice non esisterebbe? Bisogna ritornare e rifarsi alla teoria dell'evoluzione. Dice Darwin, colui che sopravvive, che porta avanti una specie, non è colui che viene premiato dall'evoluzione. Non è il più forte, non è il più furbo, non è il più intelligente, non è il più bello, non è il più bravo, non è il più alto. Non è niente del genere. Colui che porta avanti la specie è il più adatto. Dice questa cosa che è un po' spiazzante perché uno si chiede il più adatto. E chi è il più adatto? E pensa, beh, il più adatto è il più intelligente, il più adatto è il più forte. E sbaglierebbe. Noi penseremmo questo, ma infatti facciamo degli errori enormi. Non è affatto niente del genere. Darwin ci dice, no cari, noi non possiamo saperlo chi è il più adatto perché il più adatto dipende dall'ambiente. E quindi dipende dal futuro. E siccome il futuro è per sua natura inconoscibile, ora io lo so che noi qui siamo in un festival in cui si parla molto di trend sul futuro, ci sono persone che oggi di lavoro fanno i futurologi. E a me sarà per la mia formazione che è molto diversa. Tutto questo fa tanto ridere. Un tempo queste persone si chiamavano indovini, oracoli, ma indovini mi piace di più. Perché, eh, puoi dire quello che ti pare, ma se si potesse conoscere il futuro, voi credete davvero che continueremo a fare ciò che facciamo? Il futuro è per sua natura inconoscibile, no? Il fatto che oggi ci siano tanti lavori che hanno a che fare col futuro è veramente divertente. Però Darwin, diciamo, più o meno la pensava come me, diceva che il futuro non si può conoscere. E allora sapere chi è il più adatto è assolutamente impossibile. Ora provate a immaginare, rimpiccioliamo il campo, provate a immaginare che qui dentro ci sia tutta l'umanità. Noi siamo tutta l'umanità. Chi fra noi porterà avanti la nostra specie? Chi è il 1, 2, 3, 5, il gruppo che porterà fra tutti quanti noi avanti la nostra specie? La possiamo sapere. Lei sicuramente. E qualche altro. Però noi da solo, da solo è difficile, si dovrebbe... è per tenogenesi. Allora è difficile, è molto difficile saperlo. E per farvi capire che cosa vuol dire questa storia dell'adatto c'è una storiella apocrifa che viene attribuita a Darwin, ma non lo è. A Darwin è una storiella che è stata scoperta anni dopo la morte di Darwin. Viene scoperta in Gran Bretagna una farfalla, una falena bianca che si chiama Biston Betularis, la Biston delle Betulle. Questa falena vive sulla corteccia delle betulle che come immagino voi saprete è bianca. Io lo dico sempre perché non lo so che non lo sapete tutti quanti, ma il 90% non riconosce neanche un cipresso più. Le betulle sono degli alberi che hanno la corteccia bianca. Questa Biston vive sulla corteccia, si mimetizza perfettamente, gli uccelli non la vedono e lei si riproduce, si moltiplica. Ogni tanto per mutazione in questa popolazione appaiono delle farfalle nere. Queste farfalle nere spiccano sul tronco bianco della betulla e vengono immediatamente mangiate dagli uccelli. Quindi non si possono riprodurre e il carattere nero non si diffonde all'interno della popolazione bianca. Arriva la rivoluzione industriale in Gran Bretagna. La Gran Bretagna inizia a bruciare enormi quantità di carbon fossile. L'intero panorama britannico diventa di quel bel colore grigio scuro, un tempo andava molto di moda, Fumo di Londra. Era elegantissimo, oggi non si usa più. Questo grigio scuro. Le betulle diventano color Fumo di Londra. Tutte le farfalle bianche vengono viste dagli uccelli e mangiate. Le poche nere si salvano, riproducono, moltiplicano e fanno sì che l'intera popolazione qualche decennio dopo sia composta esclusivamente da farfalle nere. Nel decennio fra il 70 e l'80 la Gran Bretagna inizia un'enorme opera di depurazione e di pulizia dalla polvere di carbonia. Riesce bene, le betulle tornano bianche, le farfalle nere vengono tutte mangiate, le bianche ritornano e oggi la popolazione è di nuovo bianca. La morale evoluzionistica di qual'era la più adatta, la biancola nera e nessuna delle due, sono tutte due adatte, dipende dall'ambiente. E allora cosa dice Darwin? Dice Darwin, beh, volete sapere che cos'è? Qual'è la cosa più intelligente? State attenti, usa il termine intelligente. Volete sapere qual'è la cosa più intelligente che può fare una popolazione, una specie per sopravvivere? E' portare avanti tutti, indistintamente, senza nessun obiettivo, senza nessuna soglia, senza nessuna descrizione, tutti. Come fanno le piante che portano avanti anche un mezzo albero, un ceppo? Perché? Perché non sai che cosa servirà nel futuro. Non lo sai e il futuro è inconoscibile. Guardate che questo è una differenza incredibile fra l'intelligenza umana e l'intelligenza delle piante, l'intelligenza naturale. E oggi più di ogni altro momento nella storia della nostra specie avremmo necessità di questi insegnamenti perché? Io continuo, credo di essere fuori tempo massimo, però prima o poi mi spengono. Allora, qual'è, perché oggi ancora di più di prima, molto di più di prima? Perché noi stiamo entrando in una fase della nostra storia che è molto più inconoscibile di quanto lo era il passato. Noi stiamo entrando in un momento davvero che è un mondo nuovo, non saprei come il riscaldamento globale ha cambiato totalmente le condizioni ambientali del nostro pianeta. Noi non sappiamo più quale saranno gli eventi che arriveranno. Questo è un problema enorme, un problema che gli anglosassoni conoscono, gli scienziati anglosassoni conoscono come il problema di Lucrezio. Lucrezio è Lucrezio Caro, quello del De Rerum Natura, il quale a un certo punto scrive lo Stolto, guarda alla montagna più alta che conosce e ritiene che quella sia la montagna più alta che possa esistere. Guarda al fiume più lungo che conosce e ritiene che quello sia il fiume più lungo che possa esistere. Questo Stolto ovviamente per Lucrezio è l'uomo, è l'umanità che appunto guarda al suo futuro semplicemente sulla base del suo passato, cioè pensando che il massimo... Per esempio quando noi pensiamo ai disastri, che cosa pensiamo? Pensiamo al peggiore dei disastri che sia mai accaduto e diciamo ci tariamo su quello. Non so se c'è qualcuno qui che si occupa di rischi, i rischi finanziari, sempre i rischi geologici, i rischi alluvionali. Sono sempre tutti... ci si basa sul rischio, sulla peggiore catastrofe che è mai avvenuta e si diceva be', proviamo a resistere a quella. Ecco questo è un problema, perché il mondo in cui stiamo entrando è un mondo diverso da quello che abbiamo vissuto fino veramente a pochi anni fa. Qualche mese fa partecipavo a una conferenza di legambiente in cui legambiente diceva, non ricordo esattamente il numero, se 20, 22 o 24, ma diceva negli ultimi due anni in Italia ci sono stati 20, 22 o 24 eventi estremi. Beh non si può dire che in due anni tu hai 24 eventi estremi. L'evento estremo per sua natura, per definizione è un evento la cui frequenza è inferiore a una volta al secolo. Se ce n'hai 24 in due anni vuol dire che non sono più estremi, vuol dire che questa è una nuova normalità, è un mondo nuovo, un mondo in cui cose che prima non erano mai accadute accadono. Quali sono queste cose che non erano mai accadute prima e che accadono? Beh ve ne cito soltanto una. Beh sapete, vi ricordate cosa è accaduto a Valencia il 26 settembre dell'anno scorso? Però non so quanti di voi hanno chiaro che cosa è accaduto, perché l'abbiamo vista al telegiornale, l'acqua, i morti, eccetera, ma che cosa è accaduto avete idea esattamente. Beh un metro quadro, provate a visualizzare un metro quadro, è una cosa così, da qui a qui, questo quadrato qui davanti a me è un metro quadro. Su un metro quadro di superficie a Valencia il 26 o il 27 settembre, non mi ricordo più dell'anno scorso, sono piovuti in due ore 827 litri d'acqua. Mettete su questo quadrato 827 bottiglie da un litro, in due ore, sono cascati in due ore più acqua di quanta mediamente ne casca a Valencia in un anno. L'altra cosa straordinaria è che il record precedente, noi siamo abituati proprio per nostra natura, l'uomo è abituato a record che sono un pochino di più, un pochino di meno rispetto al vecchio. Noi quando sentiamo uno che corre sui 100 metri lo migliora di qualche millesimo di secondo, non sentiamo mai, a Premi Telegiornale ieri una persona ha corso i 100 metri in 4 secondi, è impossibile, non lo immaginiamo. Ecco, è esattamente questo il mondo nuovo in cui siamo entrati, il record precedente di pioggia a Valencia era meno della metà. Quindi capite che in un'ottica del genere le piante hanno moltissimo da insegnarci. Io sono fuori tempo massimo di 10 minuti, quindi la chiudo qui prima che mi venga mandato un plotone dal festival. Le organizzazioni, il modo di ragionare, la forza straordinaria delle comunità, sono tutti quanti argomenti che andrebbero fortemente studiati, approfonditi e fatti diventare nostri. Noi non dobbiamo imitare per forza e soltanto il modello animale. Ve lo ripeto, il modello animale riguarda soltanto lo 0,3% della vita. C'è un altro 87% che funziona in maniera diversa e che ha dato prova, ha dimostrato, essendo lì, di sopravvivere molto più a lungo di qualunque altro animale. Grazie e buonasera. Grazie. Grazie. Grazie. Ciao. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.
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