Competitività e solidarietà: amici o nemici
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Competitività e solidarietà: amici o nemici
Un dibattito su come competitività e solidarietà possano collaborare, con esempi da economia, politica e aziende.
Buonasera a tutti, grazie di essere qui, grazie di essere così numerosi. Sono Daniele Bellazio, sono un giornalista del Sole 24 ore. Questo panel è dedicato a un tema, peraltro a un titolo che mi sta abbastanza a cuore perché diciamo così parafrasa la trasmissione su Radio24, competitività e solidarietà, amici amiche o nemici. Tra l'altro fino a un po' di tempo fa forse ci sarebbe stata anche una parola in mezzo a far da ponte, anche se far da ponte è un po' un'espressione inflazionata, tra i due temi che era la parola sostenibilità, una parola che nell'ultimo periodo si porta un po' meno per tante ragioni. Noi oggi cercheremo di capire come due termini che appaiono, due concetti che appaiono in netta e forte contraposizione, possono essere invece alleati e anzi fortificare l'uno l'altro. Vi dico già che più o meno credo di interpretare il fatto che quasi tutti i nostri relatori propendano per l'amicizia, quindi cercheremo di spiegare come il corno dell'interrogativo è stato scelto e lo faremo da punti di vista diversi, cioè dal punto di vista di chi elabora strumenti del pensiero per una nuova economia, dal punto di vista delle istituzioni europee, perché poi la prima delle solidarietà che dovrebbe in questa fase così complicata essere attuata è quella tra i paesi di un'unione come l'unione europea e poi lo faremo anche dal punto di vista di una grande azienda private, quindi del settore, più alle prese direttamente con l'obbligo della competitività. Gli ospiti li conoscete ma comunque li presento, la professoressa Elena Beccalli che è rettrice dell'università cattolica del Sacro Cuore, è stata preside di una facoltà molto attuale come scienze bancarie e peraltro per il sole 24 ore ha di recente pubblicato un libro per una nuova economia che si basa sulle tematiche di cui parleremo proprio oggi. Poi abbiamo il professor Marco Buti che è il titolare della cattedra Tommaso Padoa Schioppa all'Istituto Universitario Europeo, Nazarena Franco che è la CEO di DHL Express Italia, poi abbiamo Mario Nava che è il direttore generale della direzione generale occupazione dell'Unione Europea, della Commissione Europea, in passato è stato anche capo di gabinetto del commissario Gentiloni, il commissario a poco tempo fa chiedo scusa, sono al quinto panel della giornata, ho invertito quello che dovevo dire, vi chiedo scusa e poi abbiamo Debo Rivoltella, chief economist giusto, meno male, della Banca Europea degli investimenti. Allora anche perché ho già fatto un errore per evitare di farmi altri, io parlerò pochissimo, però vi spiego più o meno le regole del panel. Nella prima giro di interventi cercheremo di dare una visione un po' più teorica di come questa collaborazione tra solidarietà e competitività può essere attuata, nel secondo giro cercheremo di fare degli esempi un po' più concreti di progetti e poi invito ovviamente i relatori se sono interessati e vogliono a interloquire tra di loro. Inizierei subito con la professoressa Beccalli. Bene, buonasera a tutti. Sì, competitività e solidarietà, due termini in tensione, in apparente contrapposizione, ma la teoria economica, da diverse prospettive, ha realizzato una riconciliazione. Siamo nell'ambito della cosiddetta economia sociale che trova delle declinazioni diverse in varie scuole di pensiero a livello internazionale, ma scuole di pensiero dove appunto si stabilisce una forma di amicizia tra competitività e solidarietà. Penso alla scuola statunitense innanzitutto che si sviluppa tra la fine del XIX secolo all'inizio del XX un contesto industriale capitalistico dove si vede un tentativo di rafforzamento reciproco pensando che l'attività privata possa fornire dei beni pubblici, laddove lo Stato non è in grado di soddisfare certi tipi di esigenze e allora la filantropia piuttosto che il no profit più di recente social business, l'impact investing come forme di riconciliazione. Poi la scuola tedesca, la scuola tedesca ordo liberale, la scuola di Friburgo, in quel caso abbiamo un'idea di riconciliazione che spoggia su un ruolo forte dello Stato e allora un mercato che deve essere fortemente regolato per garantire equità e sostenibilità e inclusione e poi la scuola italiana, la scuola italiana che ha delle radici molto antiche, pensiamo al francescanesimo e alla prima economia di mercato dei Monti di Pietà che poi trova sul finire dell'ottocento un grande impulso nella rerum novarum di Papa Leone XIII, dicevamo prima con Mario Navarro e anche poi economisti del calibro di Giuseppe Tognolo che mostrano come sia possibile riconciliare questi due termini e concetti basandosi sulla persona, la relazione, la cooperazione, quindi una riconciliazione all'italiana basata sul mutualismo. Questo in termini di grandi scuole di pensiero dal punto di vista teorico e sono temi molto attuali se pensiamo alle sfide dell'Europa oggi perché è chiaro che siamo di fronte alla necessità di recuperare competitività, c'è un gap dell'Europa in termini di competitività e peso a livello globale in termini di valore aggiunto generato che si è fortemente ridotto negli ultimi due decenni, una perdita nell'ordine del 30% a fronte invece della Cina dove c'è stata una triplicazione di questo peso e allo stesso tempo siamo di fronte ad una produttività del fattore lavoro di gran lunga inferiore a quella statunitense. Le ragioni qui sono molteplici, senz'altro il ruolo della tecnologia pesa molto ma non solo la situazione demografica piuttosto che la morfologia dei sistemi finanziari e bancari, sono tanti elementi che ci impongono di pensare in Europa come del resto la commissione Fonderlien in questo secondo mandato sta facendo a come recuperare competitività, il rapporto Draghi, il rapporto Letta ci indicano diverse vie, vorrei poi soffermarmi su una in particolare legata alla semplificazione normativa ma vorrei premettere quanto sia importante accompagnare questo recupero di competitività ad un mantenimento della solidarietà perché se pensiamo alle radici dell'integrazione europea, la dichiarazione Schuman è chiaro che l'idea era proprio quella di garantire una solidarietà di fatto e questa idea è ancora più urgente oggi alla luce delle crescenti polarizzazioni che possono determinare una perdita di coesione sociale molto pericolosa in Europa e quindi credo che si debba cercare di accompagnare il recupero di competitività a una solidarietà di fatto come nelle intenzioni dei fondatori. Il tema della semplificazione normativa credo rappresenti, del resto ce l'ha spiegato molto bene Mario Draghi nel rapporto, una via efficace per recuperare competitività in Europa. Abbiamo oggi un sistema di norme, di regole che si è stratificato nel tempo che porta con sé degli oneri ai quali non necessariamente si associano dei benefici, è necessaria una revisione, una revisione complessiva che poggi però sui nostri principi cardini e penso alla sussidiarietà e alla proporzionalità cercando di darci una coerenza di fondo tra tutto questo, questa gran quantità di norme che si è accumulata nel tempo. Un primo banco di prova forse è la direttiva Omnibus per la finanza sostenibile perché è un primo tentativo di restringere il perimetro di applicazione, di dilatare i tempi di attuazione, certo è che questo non deve a mio avviso significare un perdere di vista all'obiettivo di un'Europa che mantenga il Green Deal come punto chiave del percorso nei prossimi anni. Quindi semplificazione non deregolamentazione. Siamo già arrivati all'Europa, quindi non mi scuso, con il professor Buti che di recente ha anche pubblicato un paper con Marcello Messori e l'anno scorso un libro proprio su evitare il declino glossario per una politica economica europea. Quindi professor Buti in Europa come si può favorire la solidarietà? Dicevo prima che innanzitutto dovrebbe essere in qualche modo tra gli Stati dell'Unione Europea. Grazie dell'invito e come sempre a Trento una bella platea per cui siamo sempre contenti di partecipare. La previsione era facilissima, siamo tutti amici chiaramente non solo personalmente ma anche nella visione di competitività e solidarietà. Sostenibilità ci starebbe bene anzi bisogna cercare di non dimenticarselo e sostenibilità significa diverse cose, significa una sostenibilità fiscale. Noi vediamo cosa sta succedendo negli Stati Uniti in questo momento in cui si pone, si mette in questione il fatto che il bene rifugio supremo che è il debito americano possa essere messo in discussione. Quindi sostenibilità fiscale, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale sono i tre elementi e alla fine anche la doppia transizione che è transizione ambientale energetica e la transizione digitale ha la terza gamba che è la transizione sociale. Quindi bisogna creare un unicum per andare avanti in maniera efficace. La professoressa Beccale ha detto molto bene e spiegato in maniera come dedotta quello che è successo in termini di evoluzione del pensiero ma anche economia teoria più mainstream ha riconosciuto questo elemento di complementarietà fra la parte che è più allocativa quindi l'elemento di competitività e la parte che è più redistributiva, la parte che sta dietro la solidarietà. Quello che unisce i due e che spesso viene dimenticato è che il sistema di welfare che noi abbiamo in Europa ha compiti certamente redistributivi ma anche compiti allocativi perché è un sistema di assicurazione rispetto a shock e periodi negativi quindi questo elemento di solidarietà ha anche un fattore importante di protezione dal punto di vista diciamo dell'allocazione. In termini empirici io penso che l'evidenza sia sempre più chiara. Primo in termini generali e poi si possono fare sempre, si possono trovare sempre le eccezioni ma in termini empirici i paesi che sono troppo diseguali crescono anche meno e in maniera meno sostenibile quindi questo è un punto importante dal punto di vista dell'evidenza empirica. Secondo punto e questo faccio riferimento a un lavoro che abbiamo fatto insieme con Marcello Messori ma anche Deborah Erivoltella che sta qua, noi abbiamo guardato in un lavoro recente alla performance degli investimenti dividendo fra investimenti tipo diciamo maturo tradizionale e investimenti tipo innovativo quindi alla frontiera tecnologica, il confronto Europa-Stati Uniti ma anche molto interessante e importante il confronto all'interno dell'Europa. Quello che abbiamo trovato non è una sorpresa ma i numeri lo dimostrano chiaramente che se noi raggruppiamo i 27 paesi dell'Europa nei paesi mediterranei, i paesi del leste, i paesi continentali e i paesi del nord d'Europa, i paesi del nord d'Europa sono diciamo il hub tecnologico dell'Europa cioè il motore, il laboratorio innovativo dell'Europa sta essenzialmente là e se noi guardiamo come sono organizzate le economie dei paesi nordici hanno mercati che funzionano molto bene quindi mercati dei prodotti, mercati del lavoro anche ma un sistema sociale che al momento in cui c'è da riallocare le risorse perché va giù una certa attività e si deve passare con un training, retraining a un'altra attività non è un dramma perché c'è un sistema di wealth che appoggia chiaramente questa transizione. Questi sono i paesi che hanno più investimenti in tecnologia avanzata, sono quelli che rivaleggiano gli Stati Uniti alla frontiera tecnologica quindi questo elemento di complementarità si vede chiaramente anche nell'esperienza all'interno dell'Europa. Io finisco con un ulteriore ragionamento anche qui facendo riferimento a un lavoro di qualche tempo fa, qui nel panel ma anche probabilmente molti di voi si ricordano la cosiddetta maledizione di Juncker e la maledizione di Juncker è tutti quanti sappiamo cosa bisogna fare in termini diciamo di riforma e riforme strutturali non sappiamo come vincere le elezioni dopo che l'abbiamo fatte. Io lavoravo con Juncker alla commissione nella mia vita precedente e mi venne in mente con alcuni colleghi di testare empiricamente se è vero che chi fa le riforme strutturali poi è sistematicamente penalizzato dall'elettorato e la risposta è che non è necessariamente vero e ci sono due fattori che spiegano perché dei paesi che hanno fatto delle riforme strutturali hanno poi una migliore chance di essere rieletti alla prossima tornata elettorale e questi due fattori sono 1 il funzionamento dei mercati finanziari perché i mercati finanziari favoriscono la riallocazione delle risorse cioè se tu fai delle riforme strutturali alcuni settori settori del futuro come dire beneficiano altri settori necessariamente devono essere ridotti quindi i mercati finanziari permettono la riallocazione dei capitali da settori in discesa ai settori invece in ascesa ma l'altro elemento fondamentale è il funzionamento del sistema di welfare perché anche welfare che funzionano bene permettono di favorire un mercato del lavoro che sposta la forza lavoro su queste tecnologie questi settori questa attività di avvenire quindi la conclusione è che non solo dal punto di vista economico sociale i due termini sono amici ma è questo importante quindi comunicarlo ai decisori politici e che sistemi che permettono di avere una solidarietà di fatto e che funziona se poi questi paesi decidono di fare delle riforme che sono assolutamente necessarie per crescere più nel futuro hanno anche una migliore possibilità di essere rieletti quindi gli incentivi politici sono chiari e bisogna comunicarli bene. Nel secondo giro le chiederò qualcosa lei ha parlato di diseguaglianza all'interno dei singoli stati però c'è un tema di diseguaglianza tra gli stati europei e una difficoltà a pensare di mettere in comune di solidarizzare per esempio anche il debito che è un tema che si pone tantissime questioni per favorire da una parte nuovi investimenti e dall'altra forme di welfare generalizzato non so se vuole già dire qualcosa o nel prossimo giro. Andiamo avanti allora così intanto ci pensiamo tutti dal punto di vista di una azienda come ci si pone di fronte alla questione di tenere assieme questi due tematiche che all'apparenza sembrano contrastanti soprattutto visto dal privato. Bene è venuta anche da parte mia grazie e grazie diciamo per la partecipazione anche importante a quest'ora di sabato pomeriggio. Dunque dal punto di vista dell'azienda io ovviamente porto il tema di coniugazione di competitività e solidarietà però mi sono anche detta ma perché è stata fatta questa domanda amici o nemici? Non possiamo negare che c'è un certo modello di capitalismo che nel tempo è ancora oggi diffuso che non ha visto diciamo questo binomio andare a bracetto non vede questo binomio andare a bracetto per cui la domanda non è così campata in aria noi portiamo altro portiamo altre esperienze ma c'è un modello di capitalismo imperante che non le vede ben coniugate. Mi focalizzo invece sul modello di capitalismo sono stati citati sono stati fatti tanti esempi dalla rettrice io porto un esempio che mi è molto a cuore che anche molto noto che quello di Olivetti quindi abbiamo dei modelli che ci dicono qualcos'altro anche nel mondo delle aziende e volevo però andare un po' più in profondità e portare qualche evidenza proprio per aiutarci a creare una nuova sinapsi sì competitività e solidarietà possono stare insieme e porto anche qui un esempio italiano che è l'esempio di esempio dei distretti industriali dove insomma dati hox e piuttosto che istat ci dicono che per le aziende che partecipano ad un distretto il livello di produttività aumenta di tra il 10 e il 25 per cento rispetto ad aziende che operano da sole aumentano la possibilità di aprire aprire mercati all'essero aumentano le possibilità di innovazione quindi un esempio molto concreto è molto legato diciamo la vita di un'impresa dove la solidarietà e la competitività vanno a bracetto. Vado ancora avanti su questi esempi e cito ad esempio anche se sta andando un po' meno di moda e anch'io ne sono particolarmente dispiaciuta le aziende che adottano politiche di esg anche qui ricerche ampie in merito aumentano la loro brand reputation hanno un trust index di reputation che è superiore pari in media di oltre il 25 per cento e poi sempre per rimanere pur portare un esempio che l'esempio del nostro business di achelle opera con un network mondiale il modello di network by definition per definizione un modello che si ispira a meccanismi di solidarietà l'italia sola non potrebbe fare il business che facciamo senza avere delle connessioni o un network parallelo in altri posti del mondo e quindi aziende globali che si organizzano in un certo modo che hanno standard di un certo tipo e che fanno del network un elemento in sito nel loro modello di business anche qui è una solidarietà interna ma una solidarietà che poi porta vantaggio di tipo competitivo e anche qui vada avanti con gli esempi solidarietà interna alle aziende verso le persone che lavorano in azienda con adesso poi andremo sui casi pratici con tutta una serie di attività che possono essere praticate per prendersi cura delle persone che fanno parte dell'azienda finisco con un ultimo tema anche questo diciamo particolarmente in voga e che mi stimola particolarmente che quello del oggi è sempre più importante capire perché lavoriamo anche le nuove generazioni ci chiedono ci chiedono un perché e secondo me riscoprire questo perché al di là dei confini diciamo di quello che può essere un proprio interesse personale un proprio interesse aziendale prendersi cura di quelli che possono essere interessi di altri stakeholders che ruotano intorno alle aziende e sicuramente una frontiera che indiretterà un nuovo modello di capitalismo verso il quale personalmente spero spero che andremo sempre di più in parte siamo un po costretti a per fortuna ad andare in questa direzione nel dare la parola a marionava venendo qui mi veniva in mente se non sbaglio anche su questo nella definizione della sua direzione generale c'era anche il tema dell'inclusione altra parola che sta soffrendo almeno dall'altra parte dell'atlantico di un passaggio delicato veniamo appunto alle istituzioni europee marionava solidarietà e competitività buongiorno a tutti grazie di essere così numerosi ci sono delle sedie vuote qua quindi non rimanete tutti in piedi la mia direzione generale occupazione affari sociali e inclusione questi sono i tre grandi temi e sulla questione che voi ponete siamo tutti di accordo che sono amici quello che cercherò di fare in questi pochi minuti e di provare a darvi la frigorolette dimostrazione nelle due direzioni cioè quella della direzione competitività senza solidarietà impossibile e viceversa perché c'è anche l'altra direzione in cui si parla poco solidarietà senza competitività ugualmente impossibile prima di tutto competitività sappiamo tutti più o meno che cos'è la capacità di una di un'economia di crescere di rimanere sui mercati solidarietà è un termine leggermente più vago però credo che più o meno ci possiamo mettere d'accordo sul fatto che solidarietà sia un insieme di norme regolamenti e regole fiscali che assicurano alcune cose di base tipo i salari adeguati tipo delle condizioni di lavoro dignitose tipo un quadro di tutele per i lavoratori tipo un sistema sociale di protezione che se uno si rompe una gamba c'è un ospedale che lo cure più o meno a poco prezzo tipo un accesso alla pensione cioè tutte queste cose sono quello che in generale chiamiamo chiamiamo solidarietà allora io credo che il tema sia attualissimo mi piace pensare poi non si sa perché nei misteri della fede che però il motivo per cui il nuovo Papa ha scelto il nome leone 14 è perché appunto leone 13 e la re ron novarum diceva che ovviamente non diceva sostenibilità all'epoca però insomma diciamo la socialità il rispetto non bisognava evitare che ci fosse uno sfruttamento eccessivo dei lavoratori e poneva il tema della questione tra i datori di lavoro e i lavoratori quindi il richiamo è chiarissimo ma anche se volete prendere l'altra tradizione la tradizione marxista una delle tante critiche della tradizione marxista al sistema capitalistico è che il sistema capitalistico ha il tempo contato poi lascio a voi decidere se sono anni o secoli contati ma questo poco importa ma il sistema capitalistico ha il tempo contato perché uno dei cardini del sistema capitalistico è che la produttività che scusate il salario è uguale alla produttività marginale senza nessun altro strumento di tutela il salario uguale al produttività marginale e quindi ovviamente il mondo naturalmente tende a bifurcarsi a dividersi tra coloro che over lavorano e diventano ricchissimi e coloro che under lavorano e diventano disoccupati e questo crea una bolla sociale una bubble sociale di di insicurezza. Il modello europeo è proprio la risposta a questo è proprio la risposta a queste due cose e a tante altre ma il modello europeo proprio quello che cerca di fare parte dall'assunto un po quello che diceva la mia vicina che il sistema capitalistico di per sé non è in grado di generare un risultato che noi riteniamo socialmente accettabile e quindi dobbiamo inserire delle compensazioni in termini appunto di regolamenti di norme fiscali ecc. Notate che si può anche fare a meno. Nelle economie dove uno potrebbe definire estrattive, estrattive sia di risorse naturali che di risorse umane nelle dittature non necessariamente voi avete quelle protezioni sociali quindi si può anche fare a meno. Ci sono modelli al mondo dove si fa a meno non è un modello che ci piace quindi è una scelta politica che noi abbiamo fatto di avere una solidarietà come punto standard minimo come protezione da un risultato solamente mercatistico. Il contrario però è pure vero, l'eccesso di solidarietà senza competitività. Cosa vuol dire? Come lo traduciamo in un termine che capiamo tutti è una spesa solidare che non sia coperta essenzialmente, una spesa solidare che genera delle situazioni di cui poi è facile approfittare e questo poi genera delle reazioni da parte ovviamente non dei beneficiari ma da parte di coloro che non sono beneficiari e che vedono questo eccesso di solidarietà come un chiaro segno che la burocrazia, i burocrati politici, chi volete voi ha preso la mano sul mercato e in un certo senso sta falsando un altrimenti migliore risultato di mercato. Quindi con questo voglio dire che il giusto equilibrio tra competitività e solidarietà è una scelta politica che risponde alle sensibilità di un paese. Si usa un indicatore in economia che è l'indicatore di Gini per la diseguaglianza sociale, l'Europa è l'area al mondo con l'indicatore di Gini più basso, quindi con la minore diseguaglianza mondiale. Si può arguire se questo sia abbastanza basso o potrebbe andare più in alto ma è chiaro, non c'è discussione possibile su questo, che siamo l'area al mondo che mira e raggiunge la migliore, la più bassa, diseguaglianza sociale. Però ripeto questo è un equilibrio, ci sono altre aree del mondo non lontane da noi, l'Inghilterra. L'Inghilterra tipicamente ha un indicatore di Gini che è circa il 20% più alto di quello europeo. Gli Stati Uniti hanno un indicatore di Gini che in alcuni casi quando comparate i sistemi del nord di cui parlava Marco con gli Stati Uniti è circa il doppio, la Cina ha un indicatore di Gini che è due volte e mezzo quello europeo. Quindi ci sono diversi modelli, la questione è trovare l'equilibrio e credo che l'equilibrio vada trovato proprio facendo la doppia verifica competitività senza solidarietà e solidarietà senza competitività. Ecco veniamo al tema degli investimenti perché credo sia centrale. Mario Draghi come sapete è stato incaricato di creare un rapporto per la competitività che aveva appunto al centro l'idea di chiedere forti investimenti da parte dei paesi europei e dell'Europa per la competitività. Il tema degli investimenti è fondamentale perché spesso si mettono in contraposizione l'investimento per la competitività e l'investimento per la solidarietà e il welfare, la sostenibilità. C'era il tema già citato dell'ESG che aiutava a portare gli investimenti tenendo queste due anime nello stesso progetto. Quindi sono molto interessato a sentire Debra Revoltella da questo punto di vista. Peraltro lei ha lanciato anche l'idea di in qualche modo di un'indagine sugli investimenti che la Bay fa proprio per valutarne poi gli effetti. Grazie, è un piacere essere al festival quest'anno ed essere in un panel con una serie di amici, nuove conoscenze e anch'io mi unisco al gruppo di coloro che pensano che competitività e solidarietà sono amiche, quindi sostanzialmente l'importanza di muoversi insieme. Parto nella mia riflessione pensando alla situazione di oggi. Ci troviamo di fronte a una serie di sfide a livello globale, partendo dal contesto geopolitico l'esigenza di difesa e sicurezza che forse in Italia è percepito meno che nel resto dell'Europa diventano una priorità immediata in termini di spesa pubblica. Le sfide in termini di competitività, l'invecchiamento della popolazione, come abbiamo già detto la digitalizzazione, l'intelligenza artificiale che richiede una trasformazione anche a livello sociale molto importante come abbiamo appena detto. E pensando al modello sociale europeo in realtà mi vengono in mente tre messaggi che vorrei approfondire. Uno, che il modello sociale europeo in realtà oggi dobbiamo considerarlo come un asset per l'Europa, particolarmente nel momento in cui gli Stati Uniti vanno nella direzione in cui stanno andando, la Cina, abbiamo un modello che alla fine è servito bene fino ad oggi e è ben integrato nel nostro modello economico e come diceva anche Marco consente di gestire shock e quindi è un elemento veramente di stabilizzazione e consente all'Europa di rimanere un faro di attrazione, se volete, vicino e proprio coerente con i propri valori. Questo secondo me è un elemento importantissimo. Secondo elemento riguardo al nostro modello sociale necessita una fase di modernizzazione, probabilmente esattamente per quello che ho detto prima, le sfide globali sono importanti, enormi, fa bisogno di finanziamenti ed anche del settore pubblico per difesa, per competitività eccetera, non possiamo avere più solo un modello di ridistribuzione, di finanziamento diretto, dobbiamo avere nuovi schemi di finanziamento dove il pubblico e il privato lavorano insieme, questo sia noi dalla BEI ma anche Mario dalla commissione lo sa molto bene e quindi avere dei sistemi in cui pubblico e privato lavorano insieme per il modello sociale e una maggiore, e questo è il terzo punto, una maggiore sfruttamento del potenziale anche di una maggiore allineamento degli sforzi a livello europeo, qualcosa che è molto controverso soprattutto sul sociale l'Europa ha pochi mezzi, molti meno mezzi di quanto ce l'hanno i paesi membri dell'Unione Europea, ma lavorare insieme e massimizzare l'impatto del mercato unico, del mercato di capitali eccetera, questi sono elementi fondamentali per il successo. Ho parlato di questi tre punti entro nel dettaglio di questi tre, il primo ha servito bene l'Europa, non entro nei dati anche se l'economista ha migliaia di dati e trend, ma tre quattro messaggi chiave, abbiamo in Europa una qualità della vita che è invidiata ovunque nel mondo, abbiamo visto aumento dei redditi reali, riduzione delle diseguaglianze come diceva Mario e abbiamo una riduzione negli anni delle ore lavorate che vuol dire anche un aumento del tempo libero, qualità della vita che appunto è invidiata nel mondo. Negli ultimi vent'anni abbiamo visto aumenti sostanziali dal punto di vista dell'educazione, dell'inclusione, partecipazione alla forza lavoro anche dal lato la partecipazione femminile e la partecipazione di anziani abbiamo il 75% degli adulti attivi nel 2024 quindi sono risultati importanti e abbiamo anche a livello europeo dimostrato una capacità di integrazione economica importante, tutto quello che è successo negli ultimi anni, nell'ultimo vent'enni o trent'enni o nell'Europa centro orientale, la convergenza economica è unica e parte del modello europeo. Abbiamo una serie di sfide importanti come dicevo prima la trasformazione sociale economica di fronte a noi è importante già oggi le imprese, questa è la nostra serve sulle imprese in Europa, ci dice che il 50% delle imprese in Europa dicono che hanno una problema di maggiore entità nel trovare gli skill necessari per l'operatività delle imprese, allo stesso tempo non fanno molto in termini di training quindi abbiamo un problema non solo di mancanza di skill dove possiamo avere mancanza di persone e mancanza di competenza tecnica sono due elementi che coesistono se vogliamo però manca proprio anche la capacità di generare queste competenze tecniche e quello che preoccupa noi anche abbastanza è che se una buona parte degli investimenti pubblici anche sociali a livello europeo avviene a livello delle regioni, non a livello governativo ma a livello sub governativo in realtà le municipalità ci dicono in un'altra serve che hanno enormi problemi in termini di skill e competenze per implementare questi progetti quindi la mancanza di skill è qualcosa che può compromettere uno resta uno dei fattori importanti anche da guardare. Parlavamo dicevi tre punti secondo punto la modernizzazione dobbiamo a livello di spesa sociale spendere meglio e utilizzare nuovi modelli, spendere meglio abbiamo fatto un'analisi a livello europeo il 12,5% del PIL è speso in salute ed educazione sono livelli alti di spesa pubblica il confronto globale è una spesa alta allocata dal settore pubblico in queste aree la spesa privata è molto bassa a livello di confronto con i paesi avanzati a livello mondiale quindi c'è una grande supporto pubblico sulla spesa sociale. Abbiamo fatto uno studio per provare una studia una simulazione per provare a vedere quanto potrebbero i paesi membri dell'Unione Europea risparmiare se spendessero meglio cosa intendiamo con a spendere meglio? Guardiamo proprio il risultato ultimo in termini di questi scorpisa su la conoscenza matematica degli studenti quindi l'ultimo livello di outcome della spesa pubblica è la spesa effettiva a livello europeo e diciamo guardiamo se tutti i paesi andassero a livello del paese più efficiente dell'Unione Europea quanto potremmo risparmiare? 2.5 punti percentuali del PIL se pensiamo che la spesa è il 12.5 capiamo che sono importanti sono misura importante e questo è in termini di spendere meglio. Il secondo punto e sono sicura che Mario ne parlerà dopo ma nuovi modelli di spesa e il fatto di trovare sistemi in cui il settore privato può allinearsi in termini d'incintivi sia parlo di educazione, training, skills e altre forme di sociale secondo me importantissimo trovare meccanismi meccanismi che funzionano stiamo sperimentando molto anche a livello comunitario adesso stiamo sta iniziando a livello europeo la discussione per il nuovo budget europeo inizia a entrare nel vivo già ora se la settimana scorsa c'è stata la prima presentazione delle idee base però l'idea di utilizzare molto di più strumenti finanziari che consentano di ridurre il rischio in modo tale da avere il settore privato intervenire anche in processi di supporto del sociale è qualcosa da provare da sperimentare in un momento in cui le risorse pubbliche sono sono sempre più c'è sempre più concorrenza sull'utilizzo delle scarse risorse pubbliche grazie allora nel nell'avviarci al secondo giro in cui vi invito a interagire con quanto detto dagli altri relatori ripartirei dalla professoressa beccalli per chiedere appunto qualche esempio concreto di progetti o di idee per una nuova economia e poi magari se vuole anche dirci quale può essere il ruolo credo fondamentale di una università e per di più di una università cattolica per creare l'idea rafforzarla che queste due tematiche siano amiche certo l'esempio che mi piacerebbe portare è quello del credito cooperativo perché poi proprio in questa terra in Trentino è un esempio così virtuoso così consolidato e mi piace riferire quanto la banca mondiale oggi dice rispetto al credito cooperativo cioè come un sistema di fare banca che favorisce lo sviluppo delle comunità locali e come diceva prima Marco favorisce questo sviluppo specie nei periodi di crisi quindi questa capacità di assorbire gli shock questa funzione anticyclica che è più garantita da questa tipologia particolare di banca che riesce a coniugare la governance mutualistica con una gestione orientata a criteri di efficienza in università cattolica e qui credo questo possa essere un contributo molto concreto in termini di ricerca abbiamo avviato un centro di ricerca per studiare nello specifico il credito cooperativo e capire oggi che tipo di benefici possa portare oggi questa modalità di fare banca e in effetti vediamo che ancora oggi la specificità del credito cooperativo di mettere in atto il credito di relazione supporta quello che è il paradigma convenzionale cioè una capacità distintiva di questa tipologia di banca di finanziare al meglio alcune tipologie di prenditori in particolare le imprese di medio piccole dimensioni questo è andato non da poco per un paese come l'italia che vede un termine di numerosità una grandissima presenza di imprese di medie e piccole dimensioni gli ultimi dati istat ci dicono che il 99 per cento delle imprese italiane è micro piccolo o medio quindi abbiamo bisogno di questo tipo di intermediari orientato alla mutualità per finanziare al meglio il nostro tessuto imprenditoriale e in una recente ricerca che abbiamo condotto nell'ambito di questo centro di ricerca vediamo che questo è un elemento di valore anche in una società più digitalizzata come quella odierna rispetto a quanto fosse qualche decennio fa cioè la prossimità che si crea tra banca e imprese in un modello cooperativo riesce a sostenere meglio l'attività imprenditoriale proprio per effetto della vicinanza geografica fisica e abbiamo mappato geolocalizzato tutte le imprese italiane oltre un milione di osservazioni e le filiali di banche ordinarie e cooperative e vediamo come proprio le banche di credito cooperativo riescano a finanziare meglio le imprese di piccole dimensioni questo appunto è un sostegno importante che non si traduce in un aumento di indebitamento delle piccole imprese perché questo sarebbe altrimenti problematico quanto piuttosto nella sostituzione del cosiddetto credito informale con credito bancario è un ulteriore vantaggio perché non solo è una migliore capacità di finanziamento ma c'è una qualità dell'indebitamento delle imprese migliore perché chiaramente un operatore bancario sa portare avanti un'attività di monitoraggio molto meglio di quanto non sappia fare un operatore dell'informal finance e dunque mi pare importante sottolineare il valore oggi delle banche di comunità perché in una situazione di solidarietà competitività sono un esempio molto concreto attivo in Italia da più di un secolo che ancora oggi contribuisce a creare valore per le economie locali con una funzione forte soprattutto in presenza di povertà di disuguaglianze o piuttosto di crisi particolari da affrontare perché in un contesto dove le questioni ambientali richiedono di essere affrontate l'insufficienza delle risorse pubbliche è chiara e allora vengo al punto di debora la necessità di conciliare meglio l'attività privata con quella pubblica e anche da questo punto di vista degli studi che abbiamo condotto nel nostro centro di ricerca mostrano una capacità distintiva del credito cooperativo anche da questo anche su questo fronte e dunque riscoprire forse per venire alla domanda più generale per una nuova economia forse riscoprire di più le radici che affondano nel passato può essere una buona strada. Beh questa sottolineatura è molto importante al festival dell'economia di Trento ci sono stati diversi incontri sul credito cooperativo forse il primo incontro del primo giorno era proprio su questa tematica e ha un incontro importante sul credito cooperativo ha partecipato ieri il cardinale Zuppi volevo chiederle una curiosità con una risposta velocissima lei che ha un punto di osservatorio privilegiato delle nuove generazioni gli studenti che arrivano soprattutto nelle facoltà economia o scienze bancarie queste due parole le considerano prevalentemente amiche o nemiche? Partono considerandone una sola cioè competitività e poi durante il percorso capiscono quanto sia necessario considerare la seconda. Bello, bello anche rassicurante Marco Buti appunto io prima le dicevo perché abbiamo parlato di cose belle dell'eurova però ci sono anche delle difficoltà per esempio quando si chiede di essere solidali nella competizione alle aziende all'interno dei paesi però si chiederebbe anche all'europe però parlare per esempio di debito comune sembra un tabu irrisolvibile no giustamente non vorrei che emergessi da questo panel un messaggio un po motherhood and apple pie, siamo tutti d'accordo come siamo contenti no la cosa è che per riconciliare questi due temi bisogna fare scelte difficili, scelte difficili che mettono i decisori politici a tutti i livelli davanti alle loro responsabilità io penso una cosa che emerge da questa discussione a meno tirando una prima una prima lezione è che come dire bisogna riscoprire la sussidiarità in modo dinamico e questo significa sussidiarità all'ingiù e quindi Elena lo diceva con questo esempio specifico ma se si pensa al senso di comunità una questione di questione di diciamo solidarietà di vicinanza questo qui va al di là anche di questi aspetti quindi bisogna ritrovare questo elemento di senso di comunità da un lato e dall'altro anche una sussidiarità in cui la freccia va all'insù verso l'Europa quello che diceva Mario prima è assolutamente giusto cioè per mantenere nutrire rinnovare il modello sociale europeo c'è bisogno delle risorse per farlo e queste risorse vanno create io su questo punto come dire un messaggio che mi sembra molto chiaro e che noi dobbiamo rendersi conto che come adesso il modello sociale europeo non è sostenibile vi do tre indicatori veroissimi per ricordarsi iniziano tutti con il 2 quindi finiscono anche con il 2 quindi facili da ricordare il primo è che rispetto alla frontiera tecnologica uno studio di mckinsey di circa un anno fa sulle 10 principali leading technologies quindi quelle le tecnologie che modelleranno plasmeranno il nostro futuro in europa siamo all'avanguardia su 2 quindi nuovi materiali clean tech manufacturing questi sono il resto si cominta alla intelligenza artificiale siamo in ritardo e questo studio guarda la produzione l'innovazione la produzione e la diffusione delle tecnologie questi il primo 2 il secondo 2 è un 2 macroeconomico noi abbiamo un persistente surplus della bilancia delle partite correnti diciamo come siamo competitivi no la verità è che non investiamo abbastanza per i risparmi che produciamo e dipende dipendere in questo mondo in cui c'è la weapon a session di tutto dalle esportazioni con le tariffe alla finanza alle valute dipendere troppo dalla domanda estera non va bene una piccola economia lo può fare ma una economia come l'unione europea non può sottrarre alla domanda mondiale persistentemente risorse non quindi perché conta sugli altri per crescere quindi questo è il secondo 2 e il terzo 2 è il 2 demografico noi se guardiamo non nel futuro di solito l'inverno demografico è un po' di là da benire no guardiamo agli ultimi 10 anni 10 anni dietro di noi l'età mediana è già aumentata di più di due anni quindi noi abbiamo un modello che è un business model europeo che se non è innovato se non è modernizzato se non facciamo le scelte insieme non renderà sostenibile il modello sociale che come ho detto vogliamo preservare e che ci mette dalla parte giusta della storia secondo me in questo in questo ordine qui e questo si tratta e questo punto le scelte difficili anche a livello a livello comunitario non mutualizziamo il debito passato ma mutualizziamo il futuro cioè le scelte fondamentali che vanno fatte in cui l'unione europea è almeno l'unione europea è la massa critica giusta per l'innovazione per la transizione verde questo vanno messe le risorse a livello comunitario e da questo punto di vista e come queste linee rosse vanno superate dove si comincia oggi purtroppo io sono un po' una generazione dei figli dei fiori in cui si mettono i fiori nei cannoni quindi mi piacerebbe più far quello che è quello che sto per dire ma adesso la priorità e anche il punto di partenza il grimaldello per anche per cambiare probabilmente sta più sulla difesa per farle cose per fare le cose insieme per creare tuttavia un equilibrio politico per garantire appunto questa questo binomio e per garantire la sostegno diciamo la fattibilità politica di questa scelta non si può sommettere tutte le uova nel paniere della difesa quindi associare a questo anche investimenti nelle infrastrutture del futuro nelle infrastrutture sociali è fondamentale simulualizzare il futuro e io penso in questo ambiente in cui i giochi sono a somma negativa imposti dall'esterno noi possiamo proporre un giochi a somma positiva in cui alla fine ci guadagniamo tutti quanti. Ecco, professor Botti volevo chiederle a questo proposito e nei giorni scorsi il nuovo governo tedesco ha fatto togliere quel vincolo al debito che era proprio un totem della cultura economica tedesca è una svolta solo per la Germania o anche per l'Europa? C'è un punto interrogativo qui, a questa scelta qui si è associata un fondo infrastrutturale dei mille miliardi nei prossimi dieci anni che sta dietro questa questo abbandono del freno al debito. Si è sentito anche altre affermazioni che sono come dire un di per sé un po preoccupanti cioè il fatto che la Germania sia pronta ad avere l'esercito più potente d'Europa. Se è inquadrato su uno scenario e su un modello europeo a quel punto va anche bene, so da sé non va bene. Quindi quello che io vorrei sottolineare qui è, prendiamo l'esempio storico più evidente è la riunificazione tedesca. A quel tempo non hanno detto col Mitterrand e a Bruxelles de l'or quindi quando le cose vanno avanti l'Unione Europea questo triangolo deve funzionare. Non hanno detto facciamo la riunificazione tedesca e poi sull'euro sul mercato unico ci pensiamo dopo. No, hanno detto si ancora la nuova Germania riunificata all'interno del modello europeo con l'euro con il mercato unico che come dire permette di rendere coerente la nuova Germania e in questo caso una Germania con tasche fiscali molto profonde rispetto ad altri ha un un progetto comune e questo io penso sia l'ipotesi da perseguire per la politica della difesa. Chiarissimo, Nazarena Franco già nel primo intervento voleva calare nel concreto di alcuni esempi. Ovviamente diciamo potrei portare tantissimi esempi, siamo azienda grande impegnata su tanti fronti, abbiamo obiettivi di sostenibilità, ESG, abbiamo tante iniziative, tante partnership però insomma non voglio fare questi esempi che potrebbero essere diciamo di self promotion. Voglio invece portare delle esperienze molto concrete che sono state per me anche delle esperienze personali dove ad esempio ho ravvisato all'interno dell'organizzazione dei comportamenti che andavano in questa direzione. Ad esempio anche banali però socialmente mi hanno interessato, regalo di natale, cioè il budget per il regalo di natale, noi abbiamo insomma un'organizzazione molto vasta che non è fatta solo di professional, abbiamo anche tanti blue collar nei magazzini e c'è stato un anno in cui noi abbiamo proposto di dare in beneficenza ed è stata una nostra proposta anziché ricevere il regalo che facevamo, un gadget, un panettone e l'anno successivo c'è stata una richiesta che è arrivata proprio dalle persone di andare in quella direzione. Il terzo anno non sapevamo cosa fare, abbiamo fatto un sondaggio e le persone hanno rivotato la maggioranza per dare, devolvere in solidarietà e questa sta diventando ormai una frassi per cui la solidarietà non è soltanto qualcosa che viene decisa dalla direzione e portata avanti ma è anche un meccanismo che può all'interno essere generativo di altra solidarietà. Quindi insomma abbiamo un'azienda sparsa su tutto il territorio, circa 90 siti per cui poi li abbiamo legato questa solidarietà anche ai vari territori in cui andavamo a fare. Un altro programma che mi piace portare, noi abbiamo delle iniziative, queste sono globali che si chiamano Go Help e Go Teach, quindi sono iniziative di andare a supportare delle aree che hanno vissuto delle calamità naturali piuttosto che delle altre difficoltà, Go Teach è andare in situazioni, località, popolazioni con bisogno educativo e stimoliamo anche la partecipazione dei singoli a livello di volontariato. Questi sono dei programmi che noi abbiamo molto strutturati però anche qui cos'è successo in occasione ad esempio dell'alluvione che si è stata in Emilia Romagna l'anno scorso, prima il terremoto che c'era stato l'Aquila, ci sono state delle squadre di persone che si sono auto-organizzate, cioè l'azienda ha messo a disposizione il tempo e ha messo a disposizione degli strumenti e però le persone si sono auto-organizzate in gruppi, in team, insomma, in provata a capire cosa si poteva fare con la protezione civile piuttosto che con altre, quindi qui di nuovo un'esperienza anche di solidarietà che viene dal basso. Chiudo con un ultimo esempio, abbiamo un altro bellissimo programma che poi da origine di una bellissima festa, celebrazione, si chiama di e c'è il Gotthard dove premiamo le iniziative di volontariato ma le premiamo anche monetariamente nel senso che ognuno può portare all'attenzione della direzione una sua partecipazione a delle associazioni di volontariato e insomma a sperare che cosa si fa e poi c'è un comitato nazionale che vota e una somma che viene stanzata a livello nazionale poi si va in Europa a livello regionale e questa iniziativa può avere un ulteriore premio e poi a livello globale. Quindi abbiamo anche dei sistemi dinamici che attivano solidarietà all'interno però poi si ripercuotono generano anche delle iniziative all'esterno. Grazie. Allora Mario Nava, anche lei chiedo di calare nel concreto quanto detto nel primo giro poi ovviamente sarei curioso di sapere non tanto il giudizio sul quanto avvenuto in Germania ma se in Europa c'è l'idea anche nella discussione del budget di cui lei ha parlato nel primo intervento di un cambio di passo nel fronte del mettere assieme anche forze non soltanto problemi. Allora prima di tutto voglio partire da quello che ha detto Marco che secondo me è giustissimo. Marco ci ha detto una verità che però è una verità che si applica tutto nel senso il sistema sociale europeo di per sé non è sostenibile giusto? Qualunque cosa. Se DHL fosse rimasta quello che era dieci anni fa non sarebbe sostenibile. Quindi cosa bisogna fare per renderlo sostenibile? Due esempi concreti e ce ne molti di più. Esempio numero uno, la forza dell'Europa, tipicamente la forza dell'economia si basa su tre fattori, capitale, lavoro e materie prime. Materie prime non ne abbiamo tranne se sviluppiamo le rinnovabili eccetera eccetera ma il discorso diventa lungo. Capitale ne abbiamo un po', il discorso sul credito cooperativo mi è piaciuto moltissimo però diciamo che non è necessariamente la nostra forza anche se abbiamo molto risparmio ma peniamo a convertirlo in capitale. Forza lavoro, il lavoro, quella è il vero petrolio dell'Europa. Perché? Perché noi sul lavoro abbiamo una tradizione di istruzione fortissima. L'Europa ha solidarizzato l'istruzione fin da sempre. Fin da sempre in Europa praticamente tutti fino ai 18 anni possono avere accesso ad una scuola di grande livello ed è il motivo per cui i licei, le scuole superiori europee sono le migliori scuole del mondo. Questo succede e lì il punto che diceva Marco bisogna innovare, succede che non basta più, non basta più perché con i cambiamenti tecnologici fare un buon liceo e poi fare una buona università non basta più. Bisogna continuamente aggiornarsi le proprie competenze quindi bisogna fare un lavoro sull'aggiornamento delle competenze. Draghi lo dice benissimo, dice questo sarà il punto cruciale per assicurare la competitività dell'Europa, l'investimento in competenze e lì si aggiungono due cose che dicevano Elena e Debora che per se volete fare un investimento in competenze non è pensabile che l'investimento sia fatto solo dal settore pubblico. Noi ne facciamo tantissimo, gli Stati ne fanno tanto, forse non so se lo sapete ma uno studente al liceo prendete qua un liceo di Trento, uno studente costa circa 10.000 euro all'anno, 10.000 euro all'anno, un studente paga 550 euro probabilmente di tasse di iscrizione, questa 10.000 euro all'anno. Noi come Fondo Sociale Europeo, solo nel periodo 21-27 abbiamo fatto retraining per circa 38 milioni di lavoratori, costo 44 miliardi perché un retraining serio costa circa 1000 euro a lavoratore. Inizialmente le imprese facevano molto poco, si è firmato un accordo con le imprese che si chiama Pact for Skills, il patto per le competenze dove noi non ci mettiamo niente da un punto di vista economico, diamo un po' di organizzazione per evitare che ci siano duplicazioni e gaps, hanno aderito progressivamente 2500 aziende che sono attive in Europa, non necessariamente europee, DHL fa parte del Pact for Skills, tantissime aziende svizzere che lavorano in Europa fa parte del Pact for Skills, aziende americane che lavorano in Europa, quella famosa che fa gli hamburger fa parte del Pact for Skills. Questo all'inizio era solo per un paio di milioni di lavoratori, siamo oggi a 6 e c'è un commitment di arrivare a 25 milioni di lavoratori. Credo che questa sia il primo esempio chiaro di un'innovazione da fare per tenere il sistema sostenibile, non è più pensabile che si faccia solo con risorse pubbliche, bisogna farlo con risorse private. Secondo esempio, che secondo me è ancora più chiaro, è quello dell'attivazione di tutti sul mercato del lavoro, dicevamo l'inverno demografico è alle porte, siamo in autunno, è chiarissimo la cohorte più numerosa siamo, noi tranne le signore ovviamente, noi uomini, siamo quelli 55+, siamo la cohorte più numerosa in Europa, le altre cohorti di età sono più piccole, fra vent'anni la cohorte più numerosa saremo sempre noi, perché siamo in forma, ci teniamo bene, saremo ancora lì fra vent'anni, quindi saranno i 75+. Il problema è che noi sappiamo già oggi quanti ventenni avremo fra vent'anni e ne avremo pochissimi. Fra vent'anni noi avrò pochissimi ventenni perché i ventenni che avremo fra vent'anni dipendono da quello che fanno, da quanti sono e quello che fanno i 25 anni attuali, 25 anni, 30 anni e ce n'è pochissimo. Quindi abbiamo una situazione demografica che ci dice che o lavorano tutti quelli che possono lavorare o no e quindi qui si pone la questione dell'innovazione che per me è la questione dell'attivazione, attivazione di tutte le forze produttive. Tipico esempio che viene fatto e che vi spiega come occupazione, affari sociali e inclusione vanno assieme, tipico esempio che viene fatto, occupazione femminile. Occupazione femminile, Italia peggior paese d'Europa. Tasso d'occupazione femminile, 52.5%. Ragioni dell'occupazione femminile, leggo una frase che è la seguente, l'abbandono del mercato del lavoro dopo la nascita del primo figlio e tra le principali motivazioni della bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro. Chi l'ha scritta questa frase? Il capo degli asilinido? Chi l'ha scritta? L'ha scritta a panetta. Nelle considerazioni del governatore dell'anno scorso, le ultime che esistono, le prossime usciranno fra cinque giorni. L'ha scritta una frase così, il governatore della banca centrale si occupa dei servizi all'infanzia e giustamente perché è proprio lì se non ci sono servizi all'infanzia le donne non vanno a lavorare. Facciamo un passaggio in più, perché non ci sono servizi all'infanzia? Mancano gli asilinido? No, i building ci sono, anzi sono mezzi vuoti perché bambini non c'è più. Chi manca? Mancano i lavoratori. Dove li andiamo a trovare i lavoratori? I lavoratori per tutti i settori di care, bambini, vecchi, eccetera eccetera, se ne trovano un pochino in Europa ma non tanti. Bisogna andarle a cercare fuori dall'Europa. E quindi lì si lega la questione. Una cosa su cui tutti siamo d'accordo, aumentare l'occupazione femminile, ridurre il gender gap, se voi fate un passaggio in più, non vi fermate solo la cosa motherhood and apple pie come diceva Marco, su cui siamo d'accordo tutti, fate un passaggio in più. Perché non riusciamo ad aumentare l'occupazione femminile perché non abbiamo abbastanza lavoratori nel care sector e quando c'è un problema di care, quando c'è il vecchio a casa o il bambino a casa, per qualche motivo culturale se ne occupano le signore e non i signori. E questo vi spieghe il legame chiarissimo che c'è tra occupazione, affari sociali e inclusione. L'inclusione ovviamente è quello che la commissione ha chiamato talent pool, legal migration, una immigrazione legale basata sui bisogni, sui needs. Una delle tante pubblicazioni che noi facciamo, noiosissima ma utilissima, è la pubblicazione della European Labor Authority dove quella guardate in fondo c'è un allegato dove c'è la lista dei servizi settori a deficit di offerta di lavoro, quelli dove non si trovano lavoratori. Il care è uno di questi, il transport è un altro, i bar. Avete visto che la gran parte dei bar quando entrate chiedete un caffè non c'è più la macchinetta come una volta che si fa così si mette il caffè e esce il caffè, c'è la macchinetta dove si schiaccia un bottoncino. Non so se avete notato. La ragione è semplice che c'è un lavoratore in meno perché mancano le persone che fanno queste. Quindi tutto questo fa capire che appunto o noi mettiamo assieme, innoviamo come diceva Marco e quindi innovando rendiamo il sistema sostenibile e facciamo scelte politiche difficili tipo quella della legal migration, scelte politiche per le quali comunque su scala globale ci sono possibilità, ci sono tanti paesi che sono in surplus demografico, tanti paesi dell'Asia, tanti paesi dell'Africa che sono in surplus demografico e che dentro un sistema legale sarebbero abbastanza contenti che ci fosse un certo numero di loro con cittadini che potessero venire a lavorare in Europa all'interno delle garanzie perché ovviamente quello che non vogliamo è che si crei un mercato del lavoro diviso tra chi ha diritti e chi non ha diritti o altre cose. Una delle cose di cui noi siamo fierissimi in Europa è che quando voi lavorate in Europa voi avete gli stessi diritti che siate national, cioè dello stessa nazionalità di dove lavorate, che siate europei o che siete dei paesi terzi. Gli diritti come lavoratori sono esattamente gli stessi, non c'è differenza e discriminazione. Quindi questo secondo me è l'esempio più pulito e più chiaro di come le tre cose hanno bisogno di andare assieme. E' anche molto interessante perché ha aperto tutto un tema, noi quando parliamo dell'immigrazione pensiamo solo al pagare le pensioni in futuro e invece lei ha raccontato un tema legato alla competitività qui e ora. E' stata evocata oltre l'alleanza tra competitività e solidarietà anche l'alleanza pubblico privata che poi evoca sempre il ruolo della BEI anche nel famoso rapporto Draghi più volte citato. Quindi do la parola a Debra Revoltella per qualche esempio concreto. Grazie mille e riprendendo quello che diceva Mario abbiamo fatto uno studio recentemente esattamente vedendo qual è l'impatto di lungo periodo di attrarre le classi sottorepresentate nella forza lavoro, lavoro femminile ma anche persone con disabilità o anche semplicemente ridurre lo squilibrio nell'outcome, nel mercato di lavoro di persone che partono da situazioni sociali più disagiate e vediamo che l'impatto sull'economia europea potrebbe essere molto elevato in realtà semplicemente avendo un effetto di attivazione di queste persone nel breve ma anche nel lungo periodo quindi sono perfettamente d'accordo. Per quanto riguarda la BEI spero ormai tutti vogliono la BEI, la BEI deve risolvere tutto. Va bene la BEI cerca di fare quello che può come un'istituzione, come un'istituzione, un'istituzione per quelli che non lo conoscono è una delle istituzioni europee, è una banca, funziona come una banca quindi abbiamo capitale, il capitale è stato fornito anni e anni fa dai Paesi membri dell'Unione Europea e mettiamo bonda e finanziamo progetti per policy goal. Abbiamo in questo momento stiamo cercando ancora una volta di espandere la nostra operatività, stiamo andando proprio in questi giorni al nostro board chiedendo la possibilità di fare di più e espandere l'attività, speriamo di poter prestare intorno ai 100 miliardi l'anno su vari tipi di progetti siamo ormai la banca della sostenibilità e su quello se ho un minuto dirò qualcosa dopo ma anche innovazione e ci stiamo aprendo molto di più anche da banca per la coesione europea, anzi 50% di quello che facciamo deve essere deve rispondere al criterio di coesione a livello europea e ultimamente abbiamo iniziato a lavorare anche molto di più su un nuovo tema che è quello dell'emergenza abitativa, quando la nostra nuova Presidente arrivata ha fatto un primo tour dei Paesi europei chiedendo qual è il problema numero uno sul quale non ci sono abbastanza soluzioni a livello europeo e tutti i Paesi membri hanno detto emergenza abitativa, emergenza abitativa dove infatti noi stiamo prestando intorno negli ultimi quattro anni 16 miliardi l'anno, 16 miliardi scudate nei quattro anni, adesso stiamo cercando di capire come si può risolvere il problema, stimiamo che la fabbisogna abitativa sia ancora molto importante intorno ai 2-3 milioni di deputazioni in Europa con un gap forse intorno a un milione e vediamo che ci sono vari problemi nella risolvere l'emergenza, c'è una parte di strumenti per l'offerta abitativa, anche offerta affordable housing, non vive nel termine in italiano, non è solo la parte sociale, non è solo l'offerta di abitazioni sociali ma è proprio la parte di affordable per le nuove generazioni e per le persone che entrano nel mercato del lavoro dove vediamo che alla fine il costo dell'abitazione diventa una parte estremamente importante, quasi proibitiva ed ha effetti negativi sulla flessibilità del mercato del lavoro anche sulla mobilità a livello europeo, per cui stiamo, sulla demografia anche giustamente, per cui alla fine stiamo cercando di vedere quali sono aree di successo, chi ha modelli che funzionano, vediamo che c'è molto da fare, ritorno al punto pubblico e privato lavorare insieme, non è solo l'offerta del settore pubblico che deve riportare ma creare schemi in cui il settore pubblico interviene e è alla base di strumenti dove le risorse private iniziano ad intervenire, anche loro si creano schemi revolving per l'offerta di servizi di abitazione. Abbiamo visto che anche uno degli elementi importanti è la mancanza di innovazioni invece nel settore delle costruzioni, in Europa il settore delle costruzioni è in molto in ritardo nella donazione dell'innovazione che esiste per rendere più facile l'offerta abitativa, per cui è un'area sulla quale ci stiamo concentrando e pensiamo che sia estremamente importante da seguire e va ancora una volta dal punto di dire come possiamo avere un settore pubblico che opera con il privato e che riduce i rischi dell'operatività per il settore privato per far sì che ci siano più risorse disponibili. L'ultima cosa, ma abbiamo un minuto, sulla sostenibilità mi piacerebbe rimetterla quella parola al centro competitività, sostenibilità e solidarietà anche perché quello che io dico sempre è l'Europa nasce come un importatore di energia, net importer di energia quindi effettivamente avere una trasformazione energetica con lo sviluppo delle rinnovabili con un diverso settore energetico molto più autosufficiente basato molto di più su investimenti in renewable magari anche nuclear però comunque con minore esigenza di importazione va nell'interesse europeo e questo da un primo punto di vista. Secondo punto di vista è vero che l'Europa nell'innovazione come diceva Marco non è fantastica, c'è un'area dove l'Europa sta facendo bene in termini di innovazione, la Cina sta facendo benissimo, noi stiamo facendo bene ed è assolutamente nelle green technology se non solo siamo bravi nell'innovazione ma siamo al centro di quello che si chiamano network di innovazione quindi gli altri vogliono collaborare con noi sull'innovazione di green tech e stiamo riuscendo ad esportare bene è uno dei settori dove l'Europa sta esportando bene quindi quando parliamo della sostenibilità secondo me è nell'interesse europeo tenere alta la carta della green transition perché qualcosa che noi sappiamo fare bene e appunto va al nostro vantaggio economico. Allora siccome è stato un panel veramente molto interessante vi ringrazio l'anno prossimo lo rifacciamo con sostenibilità in mezzo tra le due parole ringrazio voi di essere stati qui e vi ringrazio per l'applauso, io ho imparato molte cose credo anche molti di chi è venuto qui stasera grazie grazie davvero
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