160 anni di Storia del Sole 24 Ore in 10 eventi spettacolari - 24Ore Podcast Live
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160 anni di Storia del Sole 24 Ore in 10 eventi spettacolari - 24Ore Podcast Live
Un podcast che racconta la storia italiana attraverso eventi spettacolari e popolari, unendo rigore accademico a narrazione coinvolgente.
Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Buon pomeriggio, grazie, buon pomeriggio grazie di essere qui. Allora, come è stato detto all'inaugurazione del Festival dell'Economia di Trento dal nostro direttore Fabio Tamburini e dal nostro amministratore delegato Federico Silvestri, oltre a essere il compleanno dei vent'anni del Festival dell'Economia e anche il compleanno del sole 24 ore che compie ben 160 anni e per queste occasioni, per questa festa, abbiamo pensato ed è stato immaginata una serie di eventi tutte dedicate ai nostri lettori, cioè a coloro che ci seguono sul giornale, sullo sfogliatore, sul sito, nelle app che seguono Radio 24, che peraltro ne compie 25, quindi un altro compleanno. Nel pensare ai iniziative per i nostri lettori, come per esempio il bellissimo concerto che c'è stato due sere fa di Uto Ugi qui a Trento, avevamo pensato di individuare anche un racconto non tanto del sole 24 ore, ma della storia di questo paese attraverso anche la vita del sole 24 ore. E però abbiamo anche pensato di scegliere degli eventi che non fossero in qualche modo troppo legati al tema dell'economia, che è quello direttamente al cuore del sole 24 ore, ma magari che fosse un po' più originale, diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Tra le iniziative pensate c'è appunto una serie di podcast che raccontano alcuni eventi straordinari di questo paese, alcuni eventi spettacolari. Nel pensare a chi potesse raccontare gli podcast questi eventi abbiamo cercato di mettere assieme, come fa il sole tutti i giorni, il rigore per esempio di un professore, quindi il rigore dell'accademia, ma anche il gusto di raccontare le cose più vicine ai nostri lettori, quindi anche le cose più popolari, spettacolari appunto. Un professore con noi sta già raccontando storie attraverso i podcast, lo fa spesso anche a teatro, ma adesso ci faremo raccontare, e quindi ci è venuto quasi spontaneo di pensare che potesse raccontare questi eventi il professor Paolo Colombo. Allora intanto, prima la parte, non che l'altra sia meno seria, però la prima parte professionale. Tu sei un vero professore. Ci sono quelli finti, insegno in Università Cattolica a Milano, a Scienze Politiche Sociali, insegno due materie storiche, una è storia contemporanea e quindi c'entra in particolare con quello che facciamo qua oggi. Però da un po' di anni hai anche dato vita a un'iniziativa culturale, una che si chiama storia e narrazione, cioè tu cerchi di raccontare la storia con delle performance. Ok? Si? Si, sta andando bene, vada bella, si, un vada avanti. Racconta, racconta. Allora da un po' di anni, anche insieme ad un'altra collega in particolare all'inizio, ho pensato che volevo uscire dall'università quando la cosa era un po' meno, non uscire perché me ne sono andato, ma volevo provare a uscire dall'università a raccontare le cose che sapevo. Il tormentone era che la storia è noiosa, i miei studenti mi martellano, mi martellavano con quest'idea, ero convinto di no e ho pensato che si poteva raccontare la storia in maniera vincente, emozionante, coinvolgente, divertente a seconda ovviamente dei temi. E quindi questa cosa che Daniele giustamente ha chiamato storia e narrazione è il cappello sotto il quale sta quest'iniziativa che porta la storia fuori dall'università in posti pubblici, dai festival come oggi a teatri, università, altri centri culturali, iniziativa di vario tipo. Non so se hai reso l'idea, ma oggi daremo poi un assaggio credo. Da questa iniziativa culturale è nata anche una serie di podcast che ha il nome di eStorytelling che vi invito a seguire sulle app dalle quali ascoltate i podcast. Mi invito anch'io, grazie. Solo 24 ore anche dove racconti momenti da Mandela, cosa vogliamo ricordare? La storia del Congo, Kennedy, gli anni 80, ma di solito cercando di mischiare la storia grande con le storie un po' più piccole, le vicende personali, oppure gli aneddoti, le vicende emblematiche, simboliche che possono essere, come dire, degli spiragli attraverso i quali si guarda e si vede la storia con una prospettiva un po' diversa che magari con tutto il rispetto ci hanno insegnato a solito. Inoltre non è un problema per la scuola o all'università. Guardando da quegli spiragli si vedono cose un po' sorprendenti, anche oggi lo faremo tanto per stare in tema. Veniamo quindi a oggi. Oggi voi assisterete alla prima puntata live di una serie che avrà alla fine 10 puntate. Le prime 5 dovrebbero uscire subito dopo questa rappresentazione. Si chiama la serie Edizione Straordinaria. Spieghiamo più o meno di che si tratta. Sono, come diceva peraltro Daniele prima, abbiamo pensato di percorrere questo lungo periodo in cui il sole è stato con vari aspetti e nomi protagonista, 160 anni, con una decina di eventi, 10-20, dislocati cronologicamente, in successione, ovviamente a flash, esattamente come dei flash, dei flash di luce che in certi momenti di questo lungo periodo e lungo succedersi di anni illuminano alcuni momenti che sono però momenti spettacolari, diciamo così un po' pop, non necessariamente le battaglie, le grandi date, i grandi trattati, ma più legati alla cultura popolare che però sono, come dicevo prima, punti attraverso i quali poi si vede quanta storia con l'S maiuscola ci può essere attorno a queste vicende. Siccome vedo che c'è ancora gente che sta, mi permette un'ultima domanda. Siamo qua a chiacchierare tanto. Ultima domanda, nei tuoi podcast e prima nelle tue storie e narrazioni ci sono spesso lo sport e anche eventi legati alla musica. Da un punto di vista dello storico del professore è importante seguire questi eventi spettacolari? Allora io sono convinto di sì. Naturalmente se quello che mi stai chiedendo è se dal punto di vista del professore mi hai detto, quindi si apre il tema dell'insegnamento e della didattica, un po' complicato. Però resto convinto che associare nelle informazioni, dei concetti, degli argomenti a qualcosa che ti emoziona, quindi può essere la musica, una canzone, oppure un fatto sportivo, oppure un fatto culturale che ti ha colpito particolarmente, le neuroscienze insegnano questo, molte ricerche dimostrano che se noi associiamo le emozioni dei ricordi li ricordiamo molto bene e quindi io sono convinto di sì. Peraltro l'esempio banale che si fa sempre è che tutti noi abbiamo dei ricordi legati alle canzoni e tutti noi in questo momento stiamo pensando probabilmente al primo bacio, qualcosa del genere, e quando uno sente quella canzone è lì, che sta baciando lui o lei e si ricorda tutto, almeno a me succede quello, sono l'unico. Mi ricordo la luce, l'aria, l'odore del mare. Romantico, anche i propri ricordi sono romantici. Vabbè anche, però funziona così, è un ricordo innescato da una sensazione che non è puramente razionale, quando i miei studenti si mettono avanti allo specchio e richietono meccanicamente la cosa da restituire all'esame, quindi io sono convinto che funziona, mi direte. Diciamo qualcosa della prima puntata? No. E qua sei tu il Deus ex Machina di questa cosa? No, no, benissimo. No, non sapete neanche a cosa andrete incontro. Paolo Colombo. Frate, comunque Wagner è veramente una rottura, non lo sopporto, Verdi è molto più stiloso. Ma che stiloso è stiloso? È musica per i nonni, ma addormento solo a pensarla. Eh sì, bravo, ti addormenti, intanto Verdi fa sold out dappertutto a Parigi Stravedono e ha milioni di follower e di seguaci. E certo, è mainstream, figura, ti è spinto dall'etichetta discografica, cioè non è mica uno vero. Sì, beh, intanto Wagner rimane comunque un'ultra noioso, una gran rottura. Se non capisci che con i fatti che stiamo per raccontare siamo nel pieno di una guerritissima competizione artistica fra mostri sacri, una cosa che neanche Beatles contro i Rolling Stones, lasciatemelo dire, non capisci un bel nulla. Se non capisci che i grandi compositori ed esecutori dell'opera lirica erano le rockstar di oggi e te le immagini chiusi nel loro eremi a comporre o provare musica di livello siderale e terribilmente noiosa, fatta per l'elite culturale dell'epoca, tra mille voli, pindarici e richiami tottissimi, spinti solo da ideali poetici, vocazioni artistiche, beh, mi spiace ripeterlo, però non hai capito un bel nulla. Quando Verti, molto restio alla cosa, accetta di lavorare alla ida, lo fa perché gli hanno sventolato sotto il naso un assegno da 150.000 franchi francesi. E se non vi ha convinto il paragone che ho appena fatto con le super star musicali contemporanee, forse vi persuaderà a sapere che fatte le debite con versione calcolata l'inflazione dovrebbero equivalere a qualcosa come oltre 60 milioni di euro attuali. 60 milioni, quasi 70 volte l'ammontare del premio Nobel, da un'idea che non a caso lo saprete, ci sono rockstar di oggi che il premio Nobel neanche lo vanno a ritirare con quei 4 soldi che si tira dietro. Ma non è, non è solo per quello che Verti accetta. Accetta perché da una parte c'è lui e dall'altra, Richard Wagner. Quella mezza pacchianata egistia che gli propongono di fare, o la farà lui o la farà Wagner. E vuoi mai che lasci l'opportunità, forse anche il relativo cachet, a quella testa di Cruco, con i suoi interminabili drammoni verbosi, con la sua idea tutta teutonica, di un'estetica declamata, esageratamente romantica, ci manca solo? Io non li sopporto i tedeschi quando fanno così tedeschi. Insomma, rivalutà all'ultimo sangue, con relative tifoserie di fanatici dell'uno e dell'altro modo di intendere la musica. I Beatles, i Rolling Stones, dicevano. Vedete? Perché tutto, anche l'arte, è intrecciato con la storia e con un mucchio di altre cose. Non ci credete? Ok, provate a fidarvi. Sono Paolo Colombo, insegno storia contemporanea all'Università Cattolica di Milano e questo è un podcast speciale della serie History Telling prodotto dal Sole 24h e Radio 24h. Per il 160° Anniversario della Fondazione del Quotidiano. Si chiama Edizione Straordinaria. 10 eventi spettacolari nella storia d'Italia. Tutto inizia nel 2008 e infine ci siamo venuti, c'è sempre una nuova storia che è in grado di un'estate di storia. 10 eventi spettacolari nella storia d'Italia. Tutto inizia nel 1869. Ismail Pasha è il che divede Egitto, vale a dire il vicere del impero ottomano. Una specie di sovrano semiindipendente è salito al governo nel 1863 ai mente di modernizzare il paese, scuole, palazzi, ospedali. E ha in mente anche un'opera già sognata dai faraoni ai tempi di Aida. Un'idea in grado di rivoluzionare qualcosa, in particolare le rotte commerciali mondiali. Il canale di Suez. Sembra impossibile riuscirci, ma il XIX secolo non è il secolo lento, polveroso, palloso che credono i miei studenti. È un'epoca di velocità mai concepite fino ad allora, di trasformazioni sorprendenti, imprese fantastiche. E infatti ci mettono la bellezza di dieci anni, c'è anche il nostro zampino, se vi interessa, perché il progetto è dell'ingenier Luigi Negrelli, un italiano, ma il 17 novembre 1869, incredibile, il canale viene inaugurato. Gli italiani però non ci mettono solo il progetto. È vero, come spiegano tutti i manuali che io do da studiare i miei studenti, che gli italiani sono dei late comers, cioè degli ultimi arrivati nel campo dell'espansione coloniale. E quindi non possono almeno per ora far troppi prepotenti. Hanno appena fatto l'Italia, giusto otto anni prima. Però hanno le antenne belle dritte e hanno capito benissimo che l'apertura del canale potrebbe avere per loro ricadute clamorose. Si sta lavorando in Italia al traforo del Cinesio e si metterà a mano a breve a quello del San Gottardo. E lì lo vede anche un bambino, che così una linea retta, diretta, unirebbe a quel punto il sud del mondo al nord dell'Europa e passerebbe dall'Italia e da Suez. Ovvio che non è un caso quel punto se giusto due giorni prima dell'apertura del canale, il 15 novembre di quel 1869, l'esploratore Giuseppe Sapeto ha firmato per conto della Società di Navigazione Genovese Rubattino un contratto per l'acquisto di una testa di ponte nella baia di Assab o di Erneritrea. Dietro c'è il nostro governo. Bisogna assolutamente cominciare a mettere un piede da quelle parti. E lì comincia la vellataria avventura africana dell'Italia che porterà, tra le altre cose, alle disfatte militari di Dogali e di Adua. E anche all'Iffimero, questo lo sappiamo tutti, al ritorno delle insegne dell'impero sui conli della Roma fascista. Si vede, insomma, quella del canale è una faccenda da qualunque posto, da qualunque punto di vista la vogliamo guardare, è epocale e avrà mille conseguenze. Il primo giorno dell'apertura lo attraversano 18 navi. Sul ponte ci sono i più grandi nomi dell'epoca. L'imperatore d'Austria, Francesco Giuseppe, il Principio Ireali di Prussia, l'imperatrice di Francia, i rappresentanti e i regnanti di mezza Europa. Di lì a un niente ce ne passeranno migliaia di navi cariche di ogni ben di Dio. Una cosa del genere deve essere adeguatamente celebrata. Come? Due piccioni con una fava, il buon Ismael Pacha, ha portato a termine anche un ulteriore gioiello, il teatro dell'opera del Cairo, che guarda caso ha aperto proprio con un'opera di Verdi, il Rigoletto. Un mega concerto rock con la star più acclamata del pianeta, che si dice tra l'altro, si racconta sia la sua preferita, appunto, Giuseppe Verdi. Reduce da 30 anni di triunfali turni internazionali delle sue composizioni, sold out, a raffica ovunque. Il suo concetto è un concetto che ha un'opera di Verdi, un concetto che ha un concetto che ha un concetto che ha un concetto di sold out, a raffica ovunque. Quando ancora non esistevano tecnologie, pensiamoci, in grado di registrare e riprodurre i suoni, le sue arie sono, come dire, al top, tra le più scaricate dell'epoca. Nel senso che sono talmente famose che la gente se ne appropia per sé nell'unico modo possibile per allora, cioè imparandole e cantandole. Anche chi non sa leggere, anche chi non capisce nemmeno il significato delle parole. Brani senza tempo che ancora oggi noi riconosciamo. Magari in una pubblicità pensate che alcuni sono finiti nei cori da stadio. La donna è mobile, li abbiamo negli eticalici, la stessa marcia triunfale della ida. Allora, non so se a qualcuno tra voi è passato un effetto déjà vu. Se sì, sarebbe comprensibile. Perché quello di Ismail Pasha, oggi lo chiameremmo soft power. Eventi super attrattivi per magnificare la propria ricchezza e modernità davanti agli occhi dell'Occidente e dell'Occidente, oltre l'Occidente e di tutto il mondo. Roba non tanto diversa, se ci pensate, da quello che avviene in certi stati in prepotente crescita, per dire Arabia Saudita, tra finali di Supercoppa Italiana, Grand Prix di Formula 1, finali tennisiche. Nel 2034 hanno già deciso che ci faranno i Mondiali di Calcio. Ma, sia l'emir o arabo di turno, viene in mente di mettere su un palco, che so, Bruce Springsteen, o Beyoncé, o Taylor Swift, una cosa a invitarli, una cosa che vengano davvero. E che il soft power per definizione lavora per vie trasversali. Quell'e che serve ottenere è un'opera che sia marcatamente, inequivocabilmente, egiziana. E si è capito ormai che il modo migliore per promuovere il paese è cavalcare l'onda della sua affascinante storia più antica. Ha cominciato mezzo secolo prima, buona parte, a mostrarlo, con l'equipe di Egittologi che si è tirato dietro nella sua compagna africana e con quel memorabile, ne avrete sentito parlare di scorso, i suoi soldati, no? Dall'alto di queste piramidi, quaranta secoli di storia vi guardano. Arriverà mezzo secolo dopo la clamorosa scoperta della tomba di Tutankamon, che genererà una vera tutmania, capace di portare il passato e la cultura egizia al centro dell'interesse planetario a confermarlo. Quindi Isma'ib Facha fa 2 più 2, mette di mezzo un tizio che si chiama Auguste Mariette, il curatore del Museo Egizio del Cairo, che intanto era lì che tirava fuori dalla sabbia colonne, statue, interi edifici, ha giust appunto immaginato una storia di guerra, amore e morte ambientata 4000 anni prima. La butta giù e la manda un amico che si chiama Camille du Locle, è un librettista e registra teatrale francese, e gli chiede diversificarla, metterla in versi. E' lì, se qualcuno fosse curioso della faccenda, che nasce il nome Aida, in una lettera tra i due, 27 aprile 1870, e scrive così Aida è un nome egiziano, normalmente sarebbe Aitha, ma sarebbe troppo duro e i cantanti lo ammorbiderebbero irresistibilmente in Aida. Insomma, dice, cambiamolo prima perché non sia necessario farlo dopo. Du Locle, ben conosciuto nell'ambiente operistico, riesce a arrivare a Verdi. Ma sarà che il maestro non ama granché, come vedremo, le operazioni che durano troppo di pubblicità? Sarà che un ostanziale, non lo so se lo sapevate, non gli piace a viaggiare, non si muove moltissimo, figurati se vai in Egitto, sarà che ha un caratterino anche, non so che decisi siamo fatti di Verdi, ma non esattamente un incline alla mondanità, alla diplomazia. Si racconta di una disgraziata signorina che credeva di fargli piacere suonando alcuni pezzi delle sue opere e ottiene semplicemente di sentirsi dire che la cosa migliore che può fare è chiudere immediatamente il pianoforte. E qualcuno commenta, a lato, già che c'è, potrebbe anche lasciarci le dita dentro, andrebbe benissimo così. Quindi, per dirvi, è anche uno che si racconta che si faccia mettere fittiziamente il braccio al collo per non firmare autografi. Quindi dobbiamo farci un'idea di questo tipo. Morale, il maestro che già si era tirato indietro davanti alla richiesta di comporre un pezzo, un inno per l'inaugurazione del canale, non scrive mica pezzi d'occasione, ah, Verdi, rifiuta la proposta del che di vero, per due volte, poi, davanti alle insistenze, accetta. Ora, le male lingue, l'abbiamo visto all'inizio, sottolineano che a 60 milioni di euro è un po' difficile dire di no. Lingua ancora più malevole, anche questo lo si è detto, insinuano che qualcuno avrebbe similato all'orecchio di Verdi che, insomma, se proprio proprio insistiva nel rifiutarsi, non doveva poi aversene a male se avessero chiesto al suo collega Richard Wagner. Non sia mai. Qualcuno, meno prosaico, sostiene che il nostro rimanga ammagliato dal riassunto del libretto che De Locker, alla fine, riesce a fargli leggere. Ora, ammagliato, cosa potrà mai avere di tanto ammagliante una trama operistica? Pensate sempre ai miei studenti di cui vi dicevo prima, no? La lirica non può che mettere in scena plot noiosi in attuali. Scommetiamo che non è così? Allora, c'è un giovane guerriero, Radames, vorrebbe essere il prescelto, provate a seguire la storia, solo così, vorrebbe essere il prescelto per guidare l'esercito contro i nemici etiopi e trarne onore per sé, per l'Egitto e per la sua amata. È una schiava di nome Aida, ma di mezzo c'è il classico innamoramento a Incastro. Amneris, la figlia del faraone, ama non ricambiata Radames. E Destino vuole che sia anche la padrona di Aida, e se ci pensate, la faccenda si complica. Ma non è tutto, perché Aida non è una serva come tutte le altre, ma è la figlia del re d'Etiopia che sta guidando l'esercito alleato all'assalto di Menfi proprio per liberarla. Nessuno sa della vera identità di Aida, nessuno sa che Radames l'ama follemente e che Aida lo ricambia. E Radames, signaro pure lui dell'identità di Aida, vuole guidare il proprio esercito contro il padre di lei. Capite che casino? Bella trama, se ci pensate, non c'è che dire. Aida è una figlia da un'ora vincente, intricatissima, lasciatemelo dire, con un potenziale menage à trois piccante il giusto, non senza un intreccio politico e, come vedremo tra poco, spionistico, che non so come dire, che le carree niente a confronto. Dobbiamo capire questo. Insomma, adesso facciamola breve per quanto possibile. Amneris cerca di mettere alle strette Radames, vorrebbe capire se il suo amore è ricambiato. Quando ecco che arriva la notizia. Radames è il condottiero prescelto, quindi partirà per andare a uccidere il padre della sua amata Aida, al grido, lo cantano, di guerra e morte allo straniero. Che pare un inno al risorgimento italico, se ci pensate. Probabilmente non casuale, questa la saprete tutti, Viva Verdi era l'acronimo con cui si contrabbandava la frase Viva Vittorio Emanuele, re di Italia Verdi, a tutte queste connotazioni legate al risorgimento. Però restiamo a Menfi, non complichiamoci la vita. Stiamo nella trama, in un incontro notturno sulle rive del Nelo, una serie di tragiche coincidenze mette lì contemporaneamente tutti i protagonisti. Vabbè, questa è la grande scena anche nel cinema, succede questo. Amneris, di cui si sta programmando il matrimonio d'autorità con Radames, perché era fila del faraone. C'è anche Aida, che vorrebbe pianificare insieme all'amato una fuga d'amore. Il padre di Aida, che vorrebbe scoprire informazioni strategiche sull'esercito egizio, e ovviamente c'è Radames, il guerriero più figo e desiderato d'Egitto. Nel più classico degli effetti domino, Radames nel descrivere la via di fuga, rivela anche i movimenti dell'esercito. Il padre di Aida sente tutto, esce allo scoperto. Nel caos salta fuori anche Amneris, che capisce di essere stata tradita dal suo amato. Il quale ha appena tradito anche il suo paese. Succo, per Radames le cose non si mettono bene, ma proprio per niente. Lui, poi, eroe fino al midollo, si consegna all'autorità. Sa che ha fatto una mestiata, invece, fate di me ciò che volete. E infatti fanno di lui ciò che vogliono. Sarà condannato al piatroce dei suplizi, alla piatroce delle morti. Sarà sepolto vivo. E è l'ultimo atto. Finale a sorpresa, agghiacciante e commovente, è servito su un piatto d'argento, perché mentre la pesante pietra rotola davanti all'ingresso, la luce mano a mano svanisce, dal fondo della grande tomba emerge Aida, che ha deciso di condividere l'orrido destino di lui. Gli amanti intrappolati si stringono nell'attesa della fine, e Amneris, disperata, picchia i pugni contro il masso che inesorbiabilmente imprigiona l'amato. Che non l'ha amata. Ora, Quentin Tarantino non avrebbe saputo escogitare niente di meglio. E ok, forse non è Kill Bill, ma se entriamo nella logica, della lirica e negli occhi degli spettatori del 1871, dai, potrebbe essere anche meglio. Roba tosta. Messa dentro a una scenografia assolutamente grandiosa, pensate, c'è effetti speciali, opera lirica, eh? Surround system, computer graphic. Se non lo vedi lì, l'antico Egitto ricostruito, quando mai ti capita nel 1871? Ora, in effetti, se ci pensate, sembra meno improbabile, suona meno improbabile che Verdi ci sia appassionato. Più freddo Verdi è sull'idea di una messa in scena al Cairo. Non per nulla, mette subito come condizione che subito dopo il debutto africano si tenga una vera e propria prima europea alla scala di Milano. Pare di sentirlo anticipare, con sfumatura un po' beffarde, quello che anticiperà poco più di un secolo dopo, se l'altra è maggio 1987, se vi interessa quando il teatro Petruzzelli di Bari porterà di nuovo l'opera di Verdi all'ombra delle piramidi in una rappresentazione che comunque farà storia nel mondo della lirica, un giornalista si chiama Armando Tornow, per anni responsabile del Domenicale del Sole 24 ore. E scrive così, molto linearmente, dice, ma era proprio necessario andare a Luxor presso la Valerè per suonare la ida? Buon giornalismo semplice. Come che sia a Verdi, coinvolge il librettista e poi il poeta Antonio Glis Lanzoni, quindi un ottimo mogol, un ottimo parogliere, ma non attende neppure che il libretto sia terminato, finisce in nemmeno cinque mesi perché c'è una deadline, deve finire entro il gennaio del 1871. Dovrebbe, dovrebbe, perché poi la storia, lo dicevamo all'inizio con Daniele Bellasio, ci si mette in mezzo. Il 19 luglio 1870 scoppia la guerra franco-prussiana. E cosa c'entra? Voi direte con legito, c'entra, perché il 12 agosto 1870 Verdi scrive al suo editor, Giulio Ricordi, ah, questa guerra mi atterrisce. Ora, non è che sia poi questo gran pacifista, capiamoci, Verdi, magari un po' anche, ma il punto è che, ve li ricordate, Marietto e Du Locle in quel periodo si trovano a Parigi e in novembre gli scrivono così, tutti i lavori per la Ida sono stati sospesi per mancanza di operai. Impossibile in sostanza terminare in tempo i costumi per la rappresentazione. Il 2 settembre poi, faccio professore di storia, la devastante sconfitta francese a Sedan, ve l'avranno fatta studiare da qualche parte, mette una pietra sopra, ne manco fosse quella della tomba di Radames, sul tanto atteso e fondamentale invio al Cairo dei lavori commissionati all'operà di Parigi. Servirà aspettare mesi. E Verdi, così si sente legittimato a concentrarsi molto di più sull'Italia e sulla prima che avverrà la scala. Però le conseguenze della vittoria prussiana che abbiamo appena detto non si limitano nel nostro paese a questo. Dai, qui lezioncina di storia. Le truppe messe a Roma dopo la seconda guerra indipendenza da Napoleone III per dissuadere il nuovo Regno d'Italia che si è fermato da qualunque intrapresa contro lo stato pontificio, ricordate che non abbiamo preso Roma capitale, la dobbiamo prendere in tardo a Brescia e Porta Pia, e tutta quella roba è lì, che diremo tra poco. Le truppe che erano state messe devono inevitabilmente essere richiamate in patria, perché c'è la guerra e stanno perdendo. Il Papa si trova abbandonato a se stesso e all'emire di quel vicino che li dà con la polina in bocca su Roma, vuoi immettere il significato simbolico di acquisire l'urbe antica come capitale. Il 20 settembre ai bersaglieri italiani guidati al generale Cadorna bastano quattro cannonate in croce per aprire una brecia a Porta Pia e mettono fine in questo modo al potere temporale dei papi. La tardissima notte del 5 dicembre, così, il re d'Italia, che abbiamo visto prima invocato in codice dei patrioti con l'acronimo Viva Verdi, quindi Vittorio Emanuele, mette per la prima volta piedi a Roma. La geografia sabauta, cioè la celebrazione che viene fatta dei Savoia, gli mette in bocca le auliche parole, che questa forse l'avete sentita, ci siamo e ci resteremmo. Però forse le cose non sono andate esattamente così, perché si mormora che intirizzito dal tempo da lupi che lo accoglie, dopo un viaggio sfinente, sotto la pioggia battente che da giorni sta facendo gonfiare il tevere che è esondato, come diremmo oggi, allagando mezza Roma, il padre della patria, come lo chiameranno, abbia semplicemente sibilato, in dialetto, come era al solito fare, un esasperato e stizzito. Finalmente insuoma, finalmente siamo arrivati. Non amerà mai Roma, ha maggior ragione dopo quell'imprinting di accoglienza gelida. Anche perché ora tocca risolvere il problema di Pio IX, incavolato al nero, al punto da mettere contro tutti i cattolici d'Italia con il non expedit, una cosa che si chiama non conviene, lui dice che i fedeli partecipino in alcun modo alla vita dello stato, di quello stato di senza Dio che hanno umiliato il Papa costringendolo ad autosegregarsi a Castel Sant'Angelo. E a risolvere la questione, finisco la mia lezzucina di storia, faccio vedere che i miei genitori hanno fatto bene a farmi studiare, non basterà la legge delle guarenticie. 13 maggio 1871 con la quale il governo, che in quel caso è guidato da Giovanni Lanzza, regola i rapporti tra la Santa Sede. Perché? Perché non basta perché è un atto unilaterale. E cosa ti volevi aspettare? Viene subito respinto dal Ponteficio, appena due giorni dopo, con una enciclica sdegnata che si chiama Uvinos. I Savoia per parte loro stanno al gioco, se ne infiscano dello sdegno del Papa, così come dell'enciclica, altrettanto veloci del Papa trasferiscono comunque la loro capitale a Roma in anche un mese e mezzo, primo l'uno. Verdi, teniamo il filo di Verdi, non è sto gran clericale, si definisce testuale un po' ateo. E di Vittorio Emanuele è sostenitore, sì, ma un po' tiepido. Dice di lui che è l'uomo giusto al momento giusto, che se ci pensate per un padre alla patria non è che sia un gran giudizio. In foto dei Triunfi Sabaudi, interessa poco o punto. Però Verdi è fatto a modo suo, e può capitare che non gli interessi non tanto solo dei Triunfi di un re, ma dei propri di Triunfi, specie se si parla dell'Aida. Perché alla fine, sì, il deputo dell'Aida si riesce a fare il 24 dicembre di quel 1871. E il suo autore come commenta, commenta così. Non parliamo dunque più di questa Aida, che se me ha dato un buon gruzzolo di denaro, bello eufemismo, me so, ma recato altre sì noie infinite e disillusioni artistiche grandissime. Cioè noie e disillusioni artistiche? Cioè perché? È stato un fiasco? No, no. No, semmai l'opposto. Sentite, i giornali dicono, splendidissimo successo, entusiasmo senza fine, dimostrazione entusiastica in onore di Verdi, messa in scena di una magnificenza insuperabile, musica giudicata stupenda, grande lavoro, sto citando la gazzetta piemontese del 27 dicembre. Quindi? Cioè quindi che succede? Succede che il 3 gennaio già c'è chi parla, testuale, di uno stile che rammenta a certi momenti la maniera di Wagner. Stricciano le osservazioni polemiche, persino alla fine Leone Fortis, che è uno dei più autorevoli giornalisti del tempo, imputerà a Verdi, testuale, di seguire le strade errate di Wagner. Insomma, ha scritto la Aida per tagliar fuori Wagner e adesso quella stupida opera egizia gli tira addosso proprio accuse di Wagnerismo. Se ci pensate non bastano neanche 150.000 francis francesi lì a Lenirti l'Astizza. Allora, dove volevo arrivare? Qua. Lo dicevamo all'inizio, vedete? Una guerritissima competizione tra mostri sacri. Peggio che Beatles contro Rolling Stones. Non avevo ragione. Però dicevo anche all'inizio, vi ricordate, che l'arte è intrecciata con la storia. Quanta ne abbiamo vista passare di storia sullo sfondo dell'Aida? Vi ho convinti? Un po'? Sì? Allora, ovvio, in questa sede non si può dire quello che è quello. Allora, ascoltate i prossimi episodi di Edizione Straordinaria, 10 eventi spettacolari nella storia d'Italia. E niente dopo vi sembrerà più uguale. Edizione straordinaria, 10 eventi spettacolari nella storia d'Italia. E' un podcast speciale della serie History Telling, scritto e narrato da Paolo Colombo, prodotto da Il Sole 24 Ore e Radio 24 per il 160° anniversario della Fondazione del Quotidiano. Grazie a tutti. Se qualcuna domanda importante adesso sono a disposizione, e se no, io non scappo, sono qui e se qualcuna domanda richiesta con un tipo individuale, sono a disposizione. Così? Grazie davvero. E buon proseguimento di Festival. Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Sottotitoli e revisione a cura di QTSS
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