Università, intelligenza artificiale e nuova politica
Incorpora video
Università, intelligenza artificiale e nuova politica
L'intelligenza artificiale trasforma l'educazione universitaria, modificando metodi di apprendimento e ruolo delle istituzioni.
Allora, buongiorno, buongiorno a tutti, benvenuti, grazie di essere qui. Io sono Gianni Trovati del Sole 24 ore, a fianco a me invece loro sono quelli bravi, dovete ascoltare loro non me. Alla mia sinistra il professor Franco Gallo, docente oggi a Luis Guido Carli, costituzionalista che non ha bisogno di presentazioni. Alla mia destra la professoressa Giovanna Diminico, docente di diritto costituzionale alla Università di Napoli Federico II e membro di questo interessante, ne parlavamo poco fa, partenariato tra università e imprese, si chiama FAIR proprio sugli sviluppi e gli utilizzi dell'intelligenza artificiale, e membro del board della GCOM, l'autorità sulle comunicazioni. Allora, oggi il titolo di questo panel è Università, intelligenza artificiale e nuova politica. Io dedico 30 secondi a introdurlo in modo, diciamo, mi scuseranno per qualche banalità, che dirò, ma giusto per ragionare, introdurlo un po' il ragionamento sul seguente tema, l'intelligenza artificiale che si sviluppa a rapidità, velocità enormi e difficilmente gestibili, quelli che smanettano sul cià GPT che si sentono tanto come dire smart, in realtà stanno utilizzando uno strumento che nell'ambito dell'intelligenza artificiale oggi sta come il panino qua a fianco, sta alla cucina gourmet, però anch'io sono a quel livello lì, quindi tra quelli di cui parlo ci sono prima di tutto io. Cambia però, oltre alla velocità di sviluppo tecnologico, nessuno dei presenti a questo tavolo ingegnere, e non parleremo di quello, cambia molto rapidamente le nostre modalità di apprendimento, di apprendimento delle informazioni ma anche di sviluppo della conoscenza, della nostra conoscenza personale, chiacchierando nei giorni scorsi con un po' di docenti universitari, mi dicono che in più di un'università questa ondata di esami scritti, che era stata molto fortunata negli anni passati, la stanno abbandonando perché questi scritti sono tutti prodotti ormai dall'intelligenza artificiale, quindi non valgono assolutamente niente. Ma là diciamo il cambiamento delle nostre modalità di conoscenza, di sviluppo della nostra formazione, personalità, eccetera, cambiano, cambieranno anche il nostro modo di essere cittadini, di avere rapporti con il potere, la giustizia, tutto quello che si fa di noi, dei cittadini, degli elettori, in tutte le nostre manifestazioni pubbliche. Mentre dico queste cose non mi sento particolarmente rassicurato da quello che sto dicendo, ma insomma non è importante, dicevo, quello che penso io e più importante quello che pensano loro. Allora, professor Gallo, partendo diciamo da queste rapide considerazioni, come sta cambiando appunto il modo di formarsi, in particolar modo, nell'università che forma i professionisti, ma io ci tengo di più ai cittadini futuri, e che cosa dobbiamo aspettarci? Io trasformerei questa domanda in un'utteriore domanda, e cioè dopo quello che tu hai detto, mi viene spontaneo farmi fare a noi stessi altre domande, e cioè qual è il ruolo delle istituzioni come quelle universitarie di cui parliamo oggi, che sono votate a che cosa? Alla produzione e alla diffusione della cultura, ma quale cultura universitaria, quale conoscenza diciamo criticamente vagliata, cioè quella che viene dal, che si chiudiamo cultura qualificata, la differenza tra università e il resto. Allora, in questa ottica, la domanda che mi farei, che poi è la domanda che hai fatto tu adesso a noi, è la seguente, qual è il compito che in questo delicato frangente le istituzioni accademiche sono chiamate a svolgere e che cosa i nostri studenti, i presenti, la maggior parte sono studenti credo, devono imparare per sapersi orientare e desteggiare in questa nuova realtà? Che cosa occorre maggiormente valorizzare della nostra storia, del nostro passato, affinché le generazioni native digitali, apparteniamo a quelle, siano messi in grado di affrontare consapevolmente queste sfide che le vicende del nostro paese, dell'Europa ci pongono. Questa è la domanda che tu hai fatto e che io ho espanzo. Ora, la risposta a queste domande non è facile evidentemente, sentiamo la collega poi che cosa ne pensa, ma però quello che posso dire è che la risposta implica che il compito non soltanto dell'istruzione universitaria ma anche della scuola in generale, deve essere non solo quello di costruire cultura qualificata, cosa che i nostri padri ci dicevano sempre, ma deve essere quello di governare l'innovazione criticamente e quindi contrapporre alla trasmissione orizzontale delle informazioni sia una conoscenza organizzata e strutturata, sia soprattutto quell'argine che era presentato dalla, diciamo, funzione di filtro di certificazione che è affidata alla comunità scientifica. Questo a me sembra il passaggio importante rispetto al passato. Cosa significa questo? Significa non augurarsi tornare indietro, che questa è la domanda, ma allora sei critico, cioè opporre il sapere tradizionale alla cultura digitale. Per carità, anche se sono un vecchio anziano professore, mi guardo bene da avere una nostalgia di quello che è stato il mio passato anche non troppo recente. Io quando ho smesso di fare, di insegnare, noi andiamo in pensione a 70 anni, quindi se io ho più di 80 anni potete capire. Però devo dire che mi rendo conto, perché sono stato attento, ho letto di queste cose e seguo i giovani su questo tema, è che le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa, perché ho capito questa differenza, fino a pochi mesi fa pensavo che l'intelligenza fosse quella, diciamo, artificiale, la IA, ora siamo a quella generativa che è una cosa ben diversa. Le opportunità sono straordinarie e devono essere valorizzate adeguatamente in tutti i contesti della produzione e della diffusione della cultura. Questo qui io non lo contesto, anzi sono molto favorevole. Ma cosa significa anche, e qui torna il vecchio professore, è che il digitale e le sue applicazioni non devono sostituire del tutto le tradizionali, l'ho scritto apposta e ve lo leggo perché ci ho tenuto a dirlo con molta chiarezza. L'hai scritto tu o l'intelligenza artificiale? L'hai scritto tu di persona, sì. Magari ci fosse qualcuno nel mio posto che non devono sostituire del tutto le tradizionali forme di cultura, devono solo affiancarsi ad esse e con esse integrarsi. Quindi è proprio quello che le università stanno facendo, vogliono fare, tentano di fare in un certo modo quelle ticolologiche, diciamo, dall'altro modo quelle tradizionali nostre e anche quelle nostre si dividono in quelle del nord, quelle più qualificate e altre che soltanto lavorano bene ma per dare titoli, per non fare cultura. Almeno sto parlando a livello umanistico perché poi c'è il discorso scientifico di medicina e un altro discorso secondo me, cioè discorso da fare ma non è esattamente uguale a quello che riguarda diurisprudenza o nettro e altro. Allora, quello che le università quindi devono fare è quello di apportare al dibattito il proprio patrimonio di atorevolezza, di cogliere le opportunità offerte da nuovi metri di comunicazione, dare ai propri studenti quegli indispensabili strumenti di orientamento che consentono di confrontarsi in modo critico e consapevole con le nuove realtà del capitalismo digitale. Questo è quello che ho scritto l'altro giorno preparandomi per oggi e mi sembra che sia una cosa di buon senso, significa quindi non respingere il passato, la cultura, quello che c'è rimasto dentro, ma accettare la strumentazione che si offre il digitale. Ora, in questa epoca di produzione tecnologica quindi il compito dell'università non dovrebbe essere tanto e solo quello di una maggiore diffusione del sapere, quello che ci dicono quelli che fanno la pubblicità delle università telematiche, ma dovrebbe essere quello di garantire in termini di qualità una migliore, sottolineo migliore, diffusione attraverso l'intelligenza artificiale, diventa strumento di questo obiettivo, perché se così non fosse il rischio che si correrebbe e secondo me si sta già correndo è che il maggiore accesso a informazioni non controllate in ambito scientifico pensate medico si riveli paradossalmente dannoso, a parte il fatto che andando a televisione io ho visto gli sviluppi di quella indagine per quel giornalista famoso, è stato curato talmente male dal sistema che ha portato alla SONSA. Qui siamo soltanto in presenza di quella che io chiamerei una funzione di filtro e certificazione garantita nei diversi ambiti della ricerca scientifica e quindi siamo nell'ambito dell'insegnamento universitario e quindi agli strumenti digitali possiamo affidare questa compito che diventa un aiuto straordinario senza però dovendoci illudere di poter essere autosufficienti e di poter fare a meno di qualsiasi intermediazione. A me questo è importante quello che il vecchio professore tenda di dire su questo tema. Importante, poi forse è meglio che mi fermo, è che hai dietro il contatore, quindi guardo te. L'importante è uscire, poi c'è l'aspetto che stiamo vivendo più interessante, se vi dai una seconda parola vorrei andare negli aspetti più tecnici diciamo. Importante in termini sempre generali è uscire dalla sterile tradizionale contraposizione tra un'idea della scuola e degli università come preparazione solo al mondo del lavoro, cosa che io mi ricordo da sempre è stato un po' il light motive, e un'idea della scuola e dell'università come educazione anche della persona. Cioè secondo me è importante metterci in testa che questo passaggio è importante la scuola, l'università non come strumento per ma come arricchimento di. Il contesto è troppo complesso per poter affrontare questo tema, per carità mi rendo conto che c'è da discutere però dobbiamo essere tutti d'accordo nel sostenere che l'istruzione deve essere più ambiziosa, deve porsi non l'obiettivo di sostituire solo i suoi contenuti tradizionali, ma deve avere l'obiettivo da una parte di affrontarli con modalità innovative quelle telematiche, ma dall'altra di affiancare a questi strumenti i diversi contenuti che sono resi necessari da un mondo che già oggi è molto cambiato rispetto a quello di pochi decenni fa. Io mi fermerei qua come premessa, ma il discorso che viene dopo è molto lungo e vorrei che tu mi consentissi. Lo facciamo sempre con l'occhio al contatore. Allora, professor Ese, le parole di Franco Gallo agli occhi, io faccio il giornalista della carta stampata, quindi alle orecchie mie è partita una cosa. D'altro era la mia voce, quindi mi ha fatto anche un po' paura. Dicevo, agli occhi miei, io faccio il giornalista della carta stampata, suonano come musica, soprattutto quando lui parla dell'importanza del filtro e della intermediazione. Negli anni scorsi è andato molto di moda l'idea che si dovesse disintermediare. Ora, se si disintermedia tutto io perdo il lavoro e sarebbe complicato, ma al di là di quello non è del tutto positivo, perché per esempio un politico che disintermedia, cosa vuol dire? Che prende un telefonino, anzi, fa prendere dal suo addetto alla comunicazione, un telefonino, racconta un sacco di cose, possono essere vere, possono essere balle, però appunto sono disintermediate, quindi quelle arrivano. Su un piano più strutturale, la domanda è però, il sapere critico che fa filtro è molto rassicurante, ma dico è possibile, nel senso che chi analizza, chi studia, chi riflette sull'intelligenza artificiale, tra l'altro solleva l'ipotesi che attraverso l'intelligenza artificiale noi stiamo abbandonando un modello tradizionale di conoscenza che è quello dell'illuminismo. Nell'illuminismo, a differenza delle epoche precedenti, la verità era verità perché c'era una comunità scientifica che la provava da Galileo in poi e ti diceva questo sì, questo no. È possibile con l'intelligenza artificiale che ha un potenziale di conoscenza, di rapidità, di elaborazione dell'informazione che è assolutamente non confrontabile con quello umano? Posso aggiungere una cosa come domanda che, conoscendo bene la mia amica, so che è disposta a rispondere spontaneamente. La seguente domanda ulteriore che farei, aggiungendomi alla sua. La domanda che farei questo qua? E la seguente. E vorrei che, in questo senso, ricordo a noi stessi che siamo da tempo abituati a distinguere di questo molto delicato, tra università ad alto livello che investono non solo nella formazione fino a se stessa ma anche nella qualità della ricerca dei suoi succedanei. Non faccio riferimento a un'unità particolare ma sapete a chi mi riferisco, a quelle quattro, cinque grandi università italiane del nord ma anche del sud che operano in questo senso. Poi ci sono le altre università, quelle che io chiamo, che tu chiami, che noi chiamiamo le più deboli, che sono focalizzate esclusivamente sull'insegnamento e sappiamo quali sono, meno male pure quelle che ci sono, perché, meno male, anche se hanno ruolo. Poi ci sono le altre università che io chiamo telematiche, che chiamiamo telematiche, che privilegiano la formazione a distanza. Com'è l'atteggiamento che dovremmo tenere riguardo a questa tipica distinzione e quale privilegiare delle tre? Non c'è solo l'intelligenza artificiale a rubarmi il lavoro, c'è anche quella naturale. Stai attento caro Gianni, stai attento. Allora prima cosa volevo ringraziare il Sole 24 ore per avermi di nuovo invitato, significa che avevo dato una buona prova di me, ringraziare Gianni e a questo punto anche l'amico Franco perché ho ricevuto due domande, cercherò di accorparle e soprattutto ringraziare voi, non per plagiaria perché non è nel mio carattere, ma perché ci avete scelto, potevate andare a seguire altri panel, ce ne sono tanti, tutti molto carini, allettanti, avete scelto noi. Mentre io mi chiedevo ma come avvio questa discussione, vabbè i soliti ringraziamenti, però questo è un ringraziamento particolare, perché avete scelto noi? Ho ripetuto già tre volte il sostantivo scelto. L'intelligenza artificiale ha a che fare con la libertà e quindi con la scelta, perché non c'è libertà senza scelta, senza diciamo andare indietro nei filosofi greci, lo capiamo tutti, che la libertà significa la possibilità di optare tra più cose avendo la consapevolezza di quello che stiamo facendo, ammesso che il nostro governo ci dia quella libera informazione che è necessaria avere, cercherò di non fare un discorso politico oggi, che non mi è molto congeniale non farlo. Allora, ehm sì, allora la scelta è una questione che ha a che fare con la libertà e siccome ci dicono che l'intelligenza artificiale ha al centro l'uomo, sapete la storia, l'aggettivo umanocentrica, beh essendo umanocentrica dovrebbe avere a cuore lo sviluppo della libertà, altrimenti non è umanocentrica. Lo sviluppo della libertà significa potenziare la nostra capacità di capire, né più né meno, più capiamo più siamo liberi, meno capiamo meno siamo liberi, lo dico sempre ai miei studenti, per questo io consiglio loro non solo di stare lì a seguire ma soprattutto di leggere i giornali che sono una grande fonte di libertà, io sono professora tipico in tante cose, anche in questo, consiglio prima i giornali e poi il manuale perché leggere più giornali ti confonde le idee, la confusione è il primo passo per poi provare ad ordinarle, la confusione, il caos è fondamentale, guai se una lezione non creasse un minimo di caos, ci avrebbero pagato inutilmente. Vediamo allora se è vero che l'equazione intelligenza uguale libertà, è perché questo noi dobbiamo cercare di dimostrare con un minimo però di onestà e io rimango nelle due domande, cioè nel tema educativo. Quando usiamo la chat che io uso serenamente per aiutarmi a fare delle sintesi oppure generativa perché prende della roba in rete come una pesca strascica, i ragazzi mi perdoneranno per questo mio spiegare così basso perché sarete certamente più bravi di me anche nello spiegare cosa fa, prende queste cose in rete tipo pesca strascica, le mescola tipo frullatore e mette giù un qualcosa che è abbastanza diverso dal punto di origine e questo poi è rilevante ai fini del copyright di cui parlava Gianni. Nel fare tutto questo processo si avvale di dati, si nutre di dati, lo dicono noi americane e i dati sono la benzina di queste macchine, dati che abbiamo messo noi, siamo a chiarire di chi sono le cose, dati che non sempre vengono controllati, non sempre possono essere controllati, quindi iniziamo a sfatare il mito che la macchina è nelle mani dell'uomo, che l'uomo governa tutto, no, qua sembra un po' come il mito di Prometeo, ve l'ho ricordata, aveva rubato il fuoco agli dei però poi muore incatenato, dà il fuoco agli uomini e quindi li libera dall'ignoranza, il fuoco ti libera dalle tenebre con la luce però lui muore incatenato, perché? E perché voleva dire che muore lui stesso vittima delle catene, della tecnica, perché non riesce a capire fin dove dovrebbe capire, diceva Aristotele, perché non ha le virtuetiche la tecnica e quindi non ti fa capire con le virtuetiche e allora queste banche dati noi non le governiamo e questo datemelo insomma per certo, ma ormai con i punti evoluti della chat, le più evolute, ora siamo al 4.5 poi ci sono quelli a pagamento che funzionano ancora meglio, noi governiamo ancora di meno il processo logico che lei segue, come lavora, no, spesso noi genitori cerchiamo di capire i nostri figli come funziona la testa loro, no, io dico è quasi impossibile io tentare di capire come funziona la testa di mia figlia è un impossibilità, bene quindi siamo già abituati all'impossibilità, un buon genitore lo è, e bene è impossibile capire la logica di funzionamento della macchina anche se gli ingegneri sono convinti di capirlo, io spesso lavoro con loro proprio per questi progetti di cui parlava prima Gianni e quindi noi arriviamo ad un risultato che è ad impossibile ad impossibile, è anch'esso impossibile da capire come l'ha raggiunto, alcune volte esatto, molte volte esatto, qualche volte sbagliato, spesso c'ha dei bias cioè ha dei pregiudizi, ha delle discriminazioni, ha degli elementi ingiusti, oggi si parla tanto di ingiustizia, stamattina sentivo alla radio uno che diceva che bisogna fare una gradazione tra le ingiustizie, qual è la maggiore e qual è la minoria, per me sono tutte sullo stesso piano, andrebbero tutte con una certa energia eliminate le ingiustizie, non accontentarci di eliminare solo le maggiori o le minorie, e vabbè questo è un altro discorso, e allora ne ha tante di ingiustizie, ecco ne ha tante di elementi discriminatori, nel momento in cui io insegnante la uso voi ditemi se la chat mi fa la lezione e da qui a breve potremmo fare un'aula virtuale in cui la chat rappresenta ne mi fa pure più bella più figa, so contenta e mi fa la lezione in luogo mio, per quale motivo, io insegnante dovrei dire no, voglio lavorare di più, con quel poco che ci danno ci pagano malissimo, se volessimo lavorare bene ci pagano malissimo, io lavoro 8-9 ore al giorno anche di più, che sono un professore serio, e allora perché dovresti non accettare l'esito di una chat e andare tu a fare la verifica, le fonti, gli studiosi seguono le fonti, io amo il diritto romano, secondo me già stava tutto là dentro, perché dovresti fare questo i per lavoro se la chat lo fa per te, quindi l'articolo fondamentale della Costituzione è qua chiamato in caso il 33, ma c'è un parallelo nella carta dei diritti europeo, cioè la libertà di insegnamento, è la libertà del docente di andare dove lo porta il cuore e la mente, il cuore e la mente, non solo la mente, perché la tua lezione deve variare in ragione del tuo pubblico, non può essere la stessa, in ragione delle capacità dei tuoi studenti, in ragione di ciò che desiderano, io ormai insegno da tanti anni e ho fatto altri lavori prima di insegnare, ero addirittura in banca d'italia, ero un funzionario, poi capì che insomma l'economia non faceva per me e me ne andai, e poi ho fatto l'avvocato e ora faccio questo che a me piace fare, bene, io la prima cosa che mi pongo ogni anno, quando inizio un anno di insegnamento, non è che palle pure quest'anno insegno, come molti di noi fanno, mi chiedo chissà che cose belle che vada a imparare e mi chiedo cosa si aspettano da me, cioè cosa i ragazzi si aspettano da me, io penso che questa domanda che è fondamentale, la chatta non se la ponga. Allora, questa sostituzione assolutamente non sa da fare, non è un matrimonio che si può praticare della chatta in luogo mio, perché non pratica appunto queste virtù umane, ammesso che pratichi le virtù dell'intelligenza, ma comunque diverse dalla coniezione dell'uomo, è una coniezione per giusta posizione, noi facciamo una coniezione che ha anche dei salti logici, c'è un nesso di causalità, la nostra li va per ragioni statistiche, ma soprattutto voglio, è la domanda che onestamente pongo a voi, perché un insegnante se può essere sostituita dalla chatta non si fa sostituire e continua ad andare avanti, perché se fa sto lavoro, lo fa per due ragioni, la ragione di, e l'ha detto prima Franco molto bene, di incentivare l'apertura di mente, ecco il caos, è cattivo quell'insegnante che vi fa capire che tutto è esatto, quanti miei colleghi di diritto dicono che tutto sta al posto suo, ma niente oggi sta al posto suo, cosa sta al posto suo? Niente, anche la Corte Costituzionale si è svegliata e ci sta mettendo le cose non proprio al posto suo, ma è giusto che sia così, perché la vita va avanti, il punto è governare il caos, non averne paura e allora in primo luogo il senso l'apertura di mente, ma sta roba te la dà la persona, non te la dà la macchina, perché la macchina, l'ha detto lui, l'ha detto Gianni, ti dà una certezza e non vuole che quella certezza sia scalfita, perché la certezza è il suo punto di forza, è il suo punto perché dietro ci sono i soldi, non c'è il desiderio di imparare, di farci capire, il secondo punto, il senso critico che è il figlio del primo, è strettamente discendente dal primo, se la chat ti fai già il compito, ora andiamo al discente, a colui che dovrebbe imparare, per quale motivo lo studente dice no, questo compito non è buono, ma me lo rifaccio, è folle, fa prima, può uscire, può andare con la ragazza, può andare sul motorino, può non fare niente, che è una delle attività predilette dei nostri giovani, lasciare che il tempo corre inutilmente, e allora perché non affidarsi alla chat? Per questo sarei molto cauta ad utilizzarla, perché spegne la libertà, quella scelta che vi ha portato qua e poi c'è tutto un problema di responsabilità, ma questo lo lasciamo al secondo turno, e sempre sulla libertà mi aggancio a una cosa molto interessante che ho letto ieri sul giornale, ripeto io leggo di più gli articoli di giornale, meno gli articoli dei miei colleghi, ma non perché non siano bravi, per carità, sono bravissimi, ma perché io dico che c'è il mondo nei giornali, e mi leggevo qualcosa su quello che sta facendo Trump contro Harvard, ora io non sono un'amante delle università grandiose dove per andare devi avere i soldi, no, per me la università deve rimanere uno strumento pubblico a vantaggio di tutti, per questo amo le università pubbliche, e le ottime università del sud, scusami Franco, ma ogni risultato che noi conseguiamo al sud ci costa il triplo della fatica dei risultati conseguiti al nord, questo ve lo do per certezza, perché ho lavorato anche a Firenze e per mia scelta ho deciso di tornare giù. Detto ciò, perché Trump sta... e no però non facciamo questa distinzione tra i poveri, non la farei, non la farei, anche... ecco andiamo avanti, diciamo una cosa importante, vi lo siete chiesto perché Trump si è accanito con Harvard, dopo tutto Harvard prende soldi, coltiva le future generazioni, perché Harvard è il luogo dell'indipendenza del pensiero e lui non la vuole e allora ora se è uscito con un ordine che è ridicolo, andate a vedere a leggere, vuole chiudere, vuole addomesticare Harvard perché è antisemita, ma no, perché Harvard ce l'ha con la libertà di genere, i terzi, i quarti, infiniti generi, con la libertà di razza, a lui non gli piace, allora ha detto che toglie il visto gli studenti stranieri che portano i soldi ad Harvard, ora se Harvard forse ha piattito sull'intelligenza, mi piace chiamarla selettiva, sintetica, secondo voi si sarebbe scomodato di fare l'ordine, io ne potevo fregare da meno, perché non vedeva in Harvard un punto di pericolo, lui vede il pericolo nella libertà e questa ce la dobbiamo tenere stretta anche nei confronti dei governi pseudodemocratici. Ok, proprio la questione di Trump pone com'è, d'abitudine di questo Presidente americano in maniera abbastanza plateale, un tema che però è più generale, che è quello della regolamentazione, dell'evoluzione, della regolamentazione, sui temi di cui abbiamo parlato, che è in corso a livello europeo, italiano, c'è un primo tema che se la regolamentazione ha il ritmo e la velocità adatta per stare dietro a questo tipo di evoluzione e in secondo luogo, siccome le regole nascono anche soprattutto come forma di tutela da prepotenze, cioè un prepotere che arriva prima e quindi evita le regole, l'evoluzione che stiamo vivendo è corretta, dove deve andare, in che termini? Domanda molto ampia, risposta il più possibile sintetica. Microfono lì, grazie. La risposta sintetica a questo tema è un po' difficile. Io penso che dovremo tutti quanti veramente, una volta, principalmente i professori, i miei colleghi, ledersi bene e studiarsi il regolamento comunitario sull'intelligenza artificiale, perché tutti se ne parla, tutti ne scrivono, però l'impressione che pochi l'hanno approfondito e studiato abbastanza e io credo che qui non dobbiamo dire gli aspetti positivi, non soffremiamoci su questo, sono tanti, ci mancherà altro, ha un valore dilevantissimo. Io invece vorrei andare a criticare il regolamento comunitario sull'intelligenza artificiale, perché non perché c'è qualcosa dietro che non mi piace, ma perché il regolamento di per sé è difficile che possa dare delle risposte, diciamo, soddisfacenti alle problematiche di cui abbiamo parlato ora. Pensate, il controllo pubblico, il regolamento comunitario che tante cose dice, quasi nulla o poco dice sul controllo pubblico, cioè il dato negativo di questo controllo pubblico, così come è disciplinato da regolamento comunitario, è che destinato, credo che anche tu le hai scritto, mi pare, perché pare se ti ho letto queste sostanzioni, sempre a intervenire di tardo a macchine intelligenti già operanti sul mercato. L'unico sindacato exante è interno, è in house, non affidato a un soggetto pubblico o a un terzo, ma è affidato allo stesso ideatore delle macchine. Guardate, questo è un fatto importantissimo, su cui mi ha colpito molto quando ho letto le cose che gli esperti, quelli che si occupano di questo, hanno scritto d'emblée. E questo cosa significa? Che se non si risolve il problema del controllo pubblico su questo, è il grosso rischio che intelligence artificial act sia, come credo che purtora è, un atto importante, il primo atto nel mondo che affronta certi temi, ma che è di difficile applicazione pratica, meno nel senso che intendeva lei o che intendo io. Allora, il discorso qui si allarga. Quali potrebbero essere in futuro in un sistema così strutturato il percorso dell'autocrazia e delle piattaforme verso una forma di democrazia costituzionalmente garantita, quello che voi dovrei chiamare il cosiddetto umanesimo digitale. Non è identificabile bene questo punto di arrivo. Il regolamento non dà mai esposta a questa domanda. Soltanto contiene qualche timido passo avanti verso una maggiore responsabilizzazione nell'uso dell'intelligenza artificiale, il suo sviluppo etico. Cosa fa? Regola in termini molto generali i rapporti delle società di piattaforma con i loro utenti, di richiedere per la trasparenza, ma si ferma qua. Non risponde alle domande impegnative che ha fatto la mia collega prima, ma che siamo fatti un po' tutti, attraverso la via indicata dal regolamento comunitario. Si può andare verso uno status simile a una Costituzione con tanto di procedure giuridiche? Domanda che faccio alla mia collega costituzionalista. Potremmo avere un giorno un vero e proprio costituzionalismo digitale? Io la risposta ce l'avrei, però vorrei che rispondessi tu, perché poi è l'automateria. E allora è chiaro che dipende dalla risposta che si dà a questa domanda come il problema sarà risolto e potrà essere risolto. E poi finisco. L'ulteriore problema che mi viene spontaneo a pormi è quello che mi ha molto colpito, leggendo il regolamento comunitario. L'intelligenza artificiale deve intervenire nel momento istruttorio del processo, parliamo della materia su cui si può applicare l'intelligenza artificiale, il processo penale, il processo civile, qualunque tipo di processo, o deve intervenire in quello decisionale? Se ammettessimo, come molti temono, la seconda ipotesi che interviene nella fase decisionale, cosa rimarrebbe del ruolo del giudice? Domanda che faccio di retorica a noi stessi. Il rischio è che si metterebbe in discussione l'indipendenza del giudice, perché non sarebbe più sottoposto alla legge, ma alla tecnica. E questa è una domanda terribile che mi sono fatto e non so dare mai sposta. Grazie, grazie. Agiro anche il microfono. Aggiungendo questa considerazione diceva il professor Gallo, il regolamento non dà le risposte sufficienti, soddisfacenti, eccetera. La domanda è se può farlo, perché l'intelligenza artificiale viaggia molto più velocemente ai parlamenti, figuriamoci quelli europei. Ma poi se la possibilità di gestire dati è potere, c'è uno squilibrio non solo di capacità tecniche, ma anche di potere rispetto ai parlamenti. Il Parlamento sta lavorando in questo tempo, vero? No. Non mi fa. Anzi, ha fatto molto. Allora, dice spesso il mio maestro che in ogni, ognuno di noi è un maestro, soprattutto se facciamo questo lavoro, anche se uno diventa un professore, deve comunque avere un riferimento scientifico che assuma essere più alto di sé. Vabbè, Massimo Villone. Allora, come dice sempre il mio maestro, dice non guardare sempre ai difetti di una cosa, che è tipico del carattere napoletano, noi abbiamo una grande filosofia di vita ma siamo fondamentalmente pessimisti, quindi dice non guardare sempre le cose che non vanno bene, guardale perché è fondamentale per correggere il tiro di una legge, ma apri anche la mente, io dico il cuore, alle positività. Come ci diceva Vico, la ripetizione non è automatica della storia, quel che è stato ieri non è oggi identico, c'è sempre quella liquidanovi che è la ragione per cui l'evento non si riproduce, accade nuovamente con una veste in parte diversa. È l'evoluzione della storia, è l'evoluzione della testa, delle donne e degli uomini. Allora i difetti, li ha già detti egregiamente Franco e su questi ho riflettuto e scritto tanto, quali sono i difetti dell'atto. Li posso sintetizzare in un'espressione, l'atto, benché sia un atto pubblico e benché l'obiettivo sia quello di disciplinare in termini pubblicistici il processo dell'intelligenza artificiale, pubblicistici perché poi l'intelligenza viene usata dai giudici, nelle politiche immigratorie, nella sanità, nella guerra, ieri ne parlavo con una mia lieva, con due mie lieve dell'uso in guerra. Bene, quindi viene utilizzata nel settore pubblico oltre che nel settore privato, tutti si sarebbero attesi una disciplina con un'aspirazione pubblicistica, cioè che ha a che fare con valori pubblici e con strumenti pubblici in campo, invece no. La disciplina ha avuto, quella che io chiamo, una pericolosa curvatura privatistica, proprio una flessione in basso ha avuto, perché? Ma perché ci sono i soldi delle imprese, delle grandi imprese, quelle che hanno bilanci più forti di uno Stato che hanno messo in campo, che investono nell'intelligenza, che la usano l'intelligenza e loro non hanno alcuni interessi che ci sia il controllo chiuto dello Stato o della Commissione Europea, allora hanno interessi che tutto proceda senza lacce e laccioli, direbbe qualche politico di nostra conoscenza o senza un politico disse in una conferenza, chicks and balances, tipo i, come si chiamano? I polli, chicks, vabbè e questo abbiamo. Allora il punto è che questi checks and balances con l'intelligenza non ci sono, perché non li hanno voluti, non perché non ci possono essere. Ecco l'involuzione privatistica, cioè io creo la macchina e la metto sul mercato senza che ci sia il controllo di un soggetto terzo possibilmente pubblico, ma basta la mia autodichiarazione che ho rispettato le norme precauzionali che certamente mi ha posto prima l'Europa. A Napoli c'è un proverbio molto carino che dice acquaiole, l'acqua è fresca, il soggetto va dall'acquaiole, il chiosco che vende l'acqua gli chiede vendi acqua fresca che vi dice no è calda, è freschissima, disse tanto. È tale quale quindi io con l'autodichiarazione dico che tutto quel che ho fatto è secondo diritto, è conforme come il fo e come deve essere, ma non è e se non è così? E se non è così? Intanto la metto sul mercato poi veniamo a cercare. Questo venimi a cercare è molto importante perché è vero che ci sono i controlli ex post, l'Europa ha messo su un sistema direi faraonico, bizantino di controlli nazionali, controlli esterni, la parola ultima è della commissione, ma i controlli nazionali ho studiato con molto interesse la genesi di questo regolamento sono state più volte chiamata dalla commissione ovviamente veniamo chiamati ma non per questo veniamo poi ascoltati distinguiamo le due cose distinguiamole molto bene le due cose e allora alla fine si era previsto anzi un sistema abbastanza intelligente di controlli ex post cioè che vengono dopo quando la macchina già opera, quando il danno l'ha già fatto, che era affidarli alle autorità indipendenti possono piacere o non piacere ma non sono autorità servite al governo questo va detto quasi non sono quasi autorità va bene ma la Francia, la Germania e l'Italia fecero pressione affinché questa piccola norma della bozza di regolamento vinisse eliminata e si dicesse che dovevano agire con autonomia di giudizio ma c'era una norma di prima che diceva che dovevano essere indipendenti geneticamente ora comprenderete bene che io sono libero di mente se non sto sul libropaga di nessuno o no? Se qualcuno mi paga sono libero da quello che mi paga? No! Questi poi sono i controlli eh! Allora se io tolgo la frase e lascio solo la libertà di mente, una libertà di mente addomesticata nata male ecco che l'Italia non è che ha avuto colpa, l'Italia ha fatto quello che il regolamento le consentiva, aveva fatto pressione assieme agli amici tedeschi e francesi e quindi abbiamo delle autorità nazionali che la controllano che sono delle autorità servanti il governo ma perché? Perché l'ottima Meloni ha capito tutto, cioè ha capito che l'intelligenza è il futuro strumento di politica, ripeto politica immigratoria, politica educativa, politica della salute e perché lasciare la politica nelle mani delle autorità indipendenti. Se la tiene lei, allora hanno una curvatura privatistica geneticamente, hanno un controllo pubblico che è acqua di rosa e questi sono i suoi grandi difetti poi c'è la responsabilità che non c'è e vabbè, c'ha qualche vantaggio, abbiamo detto che bisogna sempre chiudere con una parola di positività e secondo me qualche vantaggio ce l'ha è il vantaggio che comunque qualche regola l'abbiamo data cioè rispetto all'america che le poche regole che aveva di Biden le sono state cancellate perché è congeniale alla politica liberista americana che per me è liberticida, non è liberista, è liberticida quella di non mettere le regole uno dei suoi primi gesti è stato quello di non far pagare le tasse alle big tech cioè quelli che guadagnano di più non le pagano vanno tutte all'inverso quelli là, perfetto allora loro non le hanno affatto noi abbiamo delle regole questo è un elemento positivo ma sono le regole che diciamo esatte secondo l'obiettivo del bene comune di mantenereci fedeli a un assetto non un assetto costituzionale nostro ragionale a un assetto costituzionale di rule of law di rispetto del diritto secondo me no questa è la rule of tech che ha assolutamente cancellato e distrutto i secoli dall'illuminismo ad ora però comunque è una cosa. Grazie, noi avremo finito il tempo abbiamo forse il tempo di prendere una domanda se è possibile se qualcuno non ce l'ha? vi abbiamo schiacciati Allora abbiamo invece, prego sì perché abbiamo anche lo streaming quindi ripeta veloce. Quindi la domanda era se in motivi per cui i germani e france hanno votato assieme all'italia per questa legge che spiegava lei che agevola ecco. Secondo me è un motivo squisitamente politico che può essere contestato meno ma è un motivo politico il politico non vuole farsi scippare di mano gli strumenti della politica e siccome oggi gli strumenti della politica non sono più integralmente affidati alla mente umana ma anche alle macchine pensate i controlli alla frontiera con l'intelligenza artificiale e possono essere fortemente discriminatori e allora hanno detto intanto vediamo un controllo sull'intelligenza ma che sia affidato alle agenzie che dipendono dal governo per cui sarà una politica governativa sull'intelligenza ma la domanda che mi sarei aspettato a qualcuno di voi è chi risponde di tutto ciò? Per me rimane rimaniamo noi col cerino in mano perché il politico ti dirà ma la decisione l'ha presa la macchina, non l'ho presa io che mi viene posso mai rispondere di un fatto altrui? Fiori di civilisti si arrabbierebbero, d'altro canto la macchina può mai rispondere? Cioè dall'origine del pensiero filosofico si dice che la responsabilità è connessa alla coscienza, all'essere consapevoli di ciò che si fa e non c'è coscienza la macchina e allora chi risponde? Il danno ce lo teniamo e si spalma su tutti noi ecco perché dico contrariamente alla posizione che diceva prima Franco l'amico l'Europa è affatto sì ma non posso sì ma non voglio sapete quando uno tentenna forse sì forse no mette le regole però il punto per chiudere questo cerchio che era la responsabilità e non l'ha messo ha ritirato più di un mese fa vi ricordate se non vi ricordate, ve lo ricordo io, la Fonderlion c'era in Italia Vans quindi bisognava dire che anche noi non siamo così legalisti anche noi non vogliamo essere dei scupolosi diciamo seguaci della norma e quindi noi avevamo una discreta proposta di direttiva sulla responsabilità quando la macchina ha fatto il danno chi risponde? Bene la Fonderlion e la ritirata questo è negativissimo questo significa che tutta questa cultura europea di Rue Lovolot fa acqua da tutte le parti perché davanti al potente tu ritiri un'arma importante. Professor Gallo prego. Vorrei essere un po' più ottimista sposto alla sua domanda nel senso che siamo d'accordo tutti su questa diciamo versione tra virgolette negativa lo sta succedendo a livello comunitario però io credo che forse noi cittadini qualunque dovremmo avere l'auspicio non essere negativi o speranzosi in senso così esagerato ma dovremmo sperare che il regolamento comunitario sia assunto come un momento di arrivo ma non come un punto di partenza cioè io penso che dovremmo lavorare non soltanto il legislatore ma i giudici nazionali la cultura accademica i docenti perché quello che non è avvenuto avvenga perché le basi ci sono perché venga perché quello che fiora si è scritto non risponde alla sua domanda né alle sue speranze sulle sue richieste però può avvenire io penso che dobbiamo lavorare pensando al futuro nel senso che abbiamo detto grazie grazie grazie a tutti voi grazie per essere usate utilizzate utilizzate la ma utilizzate la con giudizio insomma perché se se lo chiede un professor universitario perché non utilizzare figuriamoci un giornalista che molto meno serio mediamente buona giornata a tutti你就
{{section.title}}
{{ item.title }}
{{ item.subtitle }}