Re-immaginare il lavoro nel mondo che cambia
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Re-immaginare il lavoro nel mondo che cambia
Il testo esplora le sfide del mercato del lavoro italiano, tra occupazione giovanile, disuguaglianza di genere, diversità generazionale e disparità geografiche.
Soltotitoli creati dalla comunità Amara.org Il tema della occupazione giovanile, che sappiamo essere una delle grandi sfide del nostro mercato del lavoro, ma anche il tema del genere, quindi in particolare dell'occupazione delle donne, la persistente disuguaglianza oggi presente nel mercato del lavoro. Terzaggi, e quindi il tema in particolare delle generazioni, un tema che può essere declinato multilivello, cioè su diverse dimensioni, da un mercato del lavoro, o meglio da una forza lavoro che diventa sempre più anziana, e quindi al tema della demografia, anche all'interno del mercato e del rapporto di lavoro, ma anche alla gestione da parte delle imprese di più generazioni. Oggi le organizzazioni sono formate da una forza lavoro che al suo interno è composta non più da una generazione, quindi è un tema 3-4 generazioni diverse con naturalmente bisogni, esigenze diverse. Pensate appunto ai lavoratori sempre più anziani e quindi al tema della malattia nel rapporto di lavoro, ma al tema dei giovani che affiancano il fattore tempo anche oggi al fattore retribuzione. Ultimo, ma last but not least, vi direi il tema geografia, cioè il tema dei territori, sia perché i territori hanno ormai ritmi di sviluppo diversi, sia perché è necessario immaginare politiche, strumenti, risposte che siano cosiddette tailor made, cioè ritagliate su quelli che sono effettivamente i bisogni di un territorio, bisogni che molto spesso variano a seconda proprio delle caratteristiche specifiche dei territori. Queste sono sfide che caratterizzano tutti i paesi europei naturalmente, non solo Italia, ma si inseriscono nel mercato del lavoro italiano in modo peculiare. Perché? Vi do semplicemente un dato. Sappiamo che il contesto nel quale oggi siamo è un contesto nel quale l'occupazione cresce e la disoccupazione cala. Ma se guardiamo dietro questi dati senz'altro positivi, scopriamo che il contesto in realtà è un contesto ben più complesso, ben più articolato. Ad esempio, a crescere è l'occupazione over 45. Quindi permane il tema dell'occupazione femminile, permane il tema dell'occupazione giovanile. In più, queste problematiche si inseriscono in un tessuto imprenditoriale, quello italiano, che è un tessuto imprenditoriale ben diverso da quello di altri paesi europei, penso alla Germania, penso alla Francia. Cioè, è un tessuto imprenditoriale che si caratterizza da piccole, micro, medie imprese. Un dato su tutti, l'impresa italiana, il 90% delle imprese italiane, impiega non più di 50 dipendenti. Ecco che, allora, tutte queste tematiche di cui abbiamo parlato devono essere inserite all'interno di un contesto specifico, che è quello italiano che è il nostro. Lo faremo con un panel, un panel di assolutamente esperti, attori, protagonisti, vi direi, del mercato del lavoro, che vado a presentarvi partendo dal professor del Conte, professor Marizzo del Conte, ordinario, professore ordinario di diritto del lavoro presso l'Università Bocconi, uno dei maggiori esperti di politiche del lavoro, in particolare di politiche attive. È stato anche presidente di Ampale, quindi dell'Agenzia Nazionale per le politiche attive. È stato consigliere giuridico del Presidente del Consiglio dal 2014 al 2016. Nel 2017 è anche presieduto il tavolo del G7 delle agenzie che si occupano di active labor policies, e quindi appunto di politiche attive del lavoro. Quindi veramente un massimo esperto e grazie per aver accettato l'invito. Passeremo poi alla dottoressa Cardinali, Valentina Cardinali, ricercatrice presso INAP, esperta anche lei naturalmente di politiche del lavoro, di mercato del lavoro, ed esperta anche di politiche di genere, quindi con lei parleremo anche del tema delle donne. Grazie anche a lei per l'invito. Passerò poi alla dottoressa Terlizzi, che dal 2020 è dirigente generale di agenzia del lavoro della provincia autonoma di Trento, pluriennale esperienza in materia di politiche del lavoro, in tema di formazione. Prima di essere dirigente generale di agenzia del lavoro, ha lavorato per lungo tempo presso le più rinomate società di consulenza nazionale, proprio nel design anche delle politiche del lavoro. Quindi grazie anche alla dottoressa Terlizzi. Concludo con il dottore Roberto Calugi, direttore generale di FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che come sapete è associazione leader nel settore della ristorazione, dell'intrattenimento e del turismo, rappresentando oltre 350.000 imprese. È membro di Concomercio Italia, antrettanto principale organizzazione del settore del terziario. Esperto di innovazione e internazionalizzazione, è anche docente all'Università Cattolica di Milano, nel corso di politiche pubbliche per l'internazionalizzazione ed è stato a lungo dirigente dell'area competitività delle imprese presso la campagna. Quindi come potete vedere è veramente un panel di esperti, che ha un grande privilegio per me poter coordinare e introdurre. Inizierei subito la discussione, se siete d'accordo, perché i temi come avete potuto capire sono veramente molti. Inizierei da lei, professore, con quella che vi dicevo essere prima, la lettura di conoscenza. Il tema dei giovani si pone oggi in modo peculiare perché i dati sui NIT, e quindi sui giovani che sono inattivi, che non lavorano, che non sono in percorsi di formazione e che non sono alla ricerca di un posto di lavoro, sono per fortuna in decrescita. Quindi questo è un dato positivo. Dall'altro lato abbiamo le informazioni che sono state in attiva, quindi questo è un dato positivo. Dall'altro lato però abbiamo il grande problema della emigrazione di giovani qualificati, la cosiddetta fuga dei cervelli. Come si spiegano questi dati, le quali sono le ragioni e soprattutto come affrontare anche da un punto di vista di politiche del lavoro queste problematiche del nostro mercato. Grazie intanto, grazie con commercio per l'invito e la possibilità di fare questo confronto su un tema che credo tocchi molto, lo dimostra anche la partecipazione all'evento di questa sera. Io penso che finora abbiamo parlato dei giovani molto spesso come di un gruppo di soggetti quasi come se fossero dei soggetti da considerare estranei alla società produttiva, quasi come se fossero dei soggetti che si faranno. Aspettiamo che crescano per prenderli in considerazione sul serio e invece i giovani sono il futuro della società ma soprattutto sono la risorsa oggi più preziosa. È vero che oggi abbiamo dei dati in certo modo confortanti sulla riduzione del numero dei NIT, sapete appunto i giovani cosiddetti scoraggiati, gli sdraiati, c'è stata tutta una retorica sui ragazzi che non ha contribuito evidentemente a dare delle soluzioni, anzi ha contribuito molto a insistere in questa ghettizzazione dei giovani come in una sorta di problema invece che in un'opportunità, gli sdraiati, quelli sul divano, quelli che non hanno più voglia di lavorare, i ciusi, insomma tutta una serie di atteggiamenti che non ne hanno valorizzato la presenza, il potenziale e poi loro danno la loro risposta, che è una risposta razionale. I giovani siccome sono in realtà di solito più svegli degli anziani, ve lo posso confermare dalla mia età, sanno benissimo come muoversi e dove andare. Il fatto che i giovani oggi, soprattutto quelli più distruiti, quelli che hanno più possibilità di spendere il lavoro di studio che hanno accumulato, se ne vanno all'estero, è una scelta razionale, dobbiamo dirlo, non è una scelta di egoismo, non è una scelta di antipatriottismo, non è una scelta di rifiuto del loro paese, è semplicemente una scelta razionale perché negli altri paesi hanno una prospettiva. Attenzione, se noi andiamo a guardare i salari medi di ingresso di un giovane in Italia, in Francia, in Germania, non c'è una grande differenza, ma la grande differenza sta nella crescita professionale. A cinque anni lo stipendio di un giovane italiano varia pochissimo in incremento, a cinque anni lo stipendio di un giovane francese o di un giovane tedesco incrementa del 20-30-40%. A cinque anni la carriera fatta dallo stesso giovane in Italia è molto modesta, a cinque anni la carriera all'interno dell'organizzazione d'azienda è molto maggiore in altri paesi. Non solo le competenze sono più valorizzate, anche qui si dice ma perché i giovani non si laureano? Non si laureano perché anche questa purtroppo è una drammatica scelta razionale, drammatica, non c'è domanda di laureati, non c'è domanda delle lauree che effettivamente portano i nostri giovani e quando c'è non è valorizzata come è in altri paesi. Guardate che il circolo vizioso è micidiale perché questo fa sì che il nostro paese non soltanto non investa nei giovani, ma i giovani non diventino classe dirigente e quindi non creino le aziende, non creino l'innovazione, non creino il nuovo tessuto di spinta culturale, scientifica, tecnica che poi fa crescere un paese. Quando noi ci lamentiamo dei nostri bassi stipendi non facciamo mai conto con il fatto che i stipendi sono la conseguenza di quello che tu produci in termini di ricchezza, sono la conseguenza della produttività, cioè quanto viene valorizzata un'ora del tuo lavoro. Ma quanto viene valorizzata non dipende dal padrone buono o padrone cattivo e questo poi è anche una retorica che molto spesso svilisce il livello del dibattito. Dipende da quanto quel lavoro è riuscito a esprimere in termini di innovazione, di contenuto, di valore e quindi di crescita complessiva del paese. Se si innesca il circolo vizioso per cui si investe poco in educazione, si chiede poca educazione, succede quello che è successo nel nostro paese e che ci dice l'Ox ed Annie, cioè che noi abbiamo trovato un matching sapete dove? Nei livelli bassi. Cioè noi l'incontro, l'allineamento fra domanda e offerta ce l'abbiamo abbastanza buono nei livelli bassi, le basse competenze e quindi basso valore e quindi bassi salari e quindi poi non sostupiamoci quando leggiamo sui giornali che gli altri paesi negli ultimi trent'anni sono cresciuti immediamente nei salari del 20-30% e noi siamo scesi del 2%. Grazie. Passerei alla dottoressa Cardinali, quindi problema dei giovani, problema abbiamo visto legato al tema domanda, al tema produttività. L'occupazione della seconda G, quindi l'occupazione di genere, si ipona allo stesso modo? Quindi i problemi sono i medesimi e le risposte allora devono essere le stesse? O le ragioni per cui non riusciamo a valorizzare l'occupazione invece femminile sono diverse? E di conseguenza allora anche le politiche devono essere diverse e non generaliste? Grazie. Allora qui partirà intanto dal presupposto di immaginare che le donne non fanno categorie a sé, ma la variabilità di genere è un po' trasversale a tutto quindi mi piace pensare che dentro ogni categoria di studio e di analisi ci sia la sensibilità e la capacità anche politica di cogliere quelle differenze maschio-femmina che a volte fanno la differenza, ma mai come in questo momento la suggestione che mi hai dato è particolarmente ficcante perché noi stiamo parlando del mondo che cambia. Beh effettivamente noi adesso ci troviamo in un mondo completamente diverso rispetto ad esempio a dieci anni fa e ci siamo incamminati in una transizione demografica che ci porterà tra 10-20 anni ad avere un mondo di nuovo completamente diverso e questo ha un fortissimo effetto sui temi che stiamo trattando perché al di là delle specificità delle categorie per genere ed età noi ci troviamo dentro a una vera emergenza paese. Noi adesso siamo una popolazione di 59 milioni ci dice l'Istatta che nel 2050 scenderemo di 5 milioni. Adesso la componente 15-64 anni la cosiddetta forza lavoro, la popolazione attiva, quella il cui reddito in realtà è quello il cui gettito fiscale sostiene anche tutte le politiche passive di chi non lavoro, di chi non ha dato sufficiente eccetera. Adesso pesa il 63 e qualcosa per cento della popolazione. Tra 20 anni arriverà a scendere di circa 10 punti percentuali cioè le popolazioni al lavoro sarà proprio di meno fisicamente, meno persone che lavoreranno, meno persone che contribuiranno con una popolazione anziana invece in crescita vertiginosa e quindi parlo sia di cosiddetti anziani over 65 che adesso pesano per il 24% e nel 2050 saranno 34% quindi 10 punti percentuali in più ma la componente dei cosiddetti grandi anziani gli over 85 che adesso pesano il 38 arriveranno nel 2050 oltre duplicarsi arriveranno al 7,2%. Queste stime che cosa ci dicono? Che sta proprio cambiando la fisionomia del nostro Paese quindi cambiando la fisionomia cambiano anche i fabbisogni e cambiano anche il modello non solo sociale ma anche inevitabilmente produttivo. Questa crescita di anziani e grandi anziani che è sempre più esponenziale aumenta quello che statisticamente viene detto l'indice di dipendenza cioè quante persone che lavorano servono per sostenere chi non lavora. Dieci anni fa ci volevano quattro persone che lavoravano per sostenerne due che non lavoravano. Nel 2050 con la diminuzione proprio della classe di età 15-64 il rapporto sarà 1 a 1 e questo è un grandissimo problema quindi noi quando ci troviamo a parlare di lavoro e di politiche del lavoro adesso dobbiamo considerare che non abbiamo più il lusso passate il miltermine di poter scegliere delle politiche per le donne delle politiche. Noi abbiamo un'urgenza proprio di incrementare la base occupazionale perché altrimenti la sostenibilità economica del nostro modello non ce la farà perché gli anziani e quindi il peso di cura non una autosufficienza ma anche tutto il sistema sarà sproporzionata rispetto al lavoro. Ora come si fa a rimpinguare questa classe 15-64 che non c'è? Noi sappiamo che accanto a un paese che invecchia siamo anche un paese il cui tasso di natalità è tra gli ultimi in Europa quindi nel breve periodo anche con politiche ad hoc non si sa ancora bene quali perché non si è capito come investire su natalità non ci sono i tempi per fare in modo che un aumento di figli possa compensare questa diminuzione di persone che lavorano. Non funziona la leva dell'immigrazione perché anche qui apriamo e chiudo un capitolo che è enorme perché non consente un'integrazione di forza al lavoro adeguata in questo momento la scelta è abbastanza urgente di mettere in campo delle politiche che portino al lavoro chi al momento c'è da un punto di vista di età esiste ma non sta lavorando quindi questo è il momento in cui fare delle politiche proprio assolutamente orientate a le persone cosiddette inattive cioè quelle che non stanno nel mercato del lavoro e non fanno azioni di ricerca non stanno cercando lavoro. Ora queste persone ad oggi sono 12 milioni e 300 circa e di queste nella classe di età 15-64 anni e parlo sempre della classe di età quella che si sta riducendo di questi il 64 per cento sono donne per cui la questione diciamo dell'occupazione femminile in questo momento è molto poco cioè è molto importante guardarla nell'ottica della parità perché ha un senso di giustizia sociale di necessità però in questo momento è anche che abbiamo un cosiddetto esercito di riserva passate mil termine ok un bacino numerico di occupazione potenziale non utilizzato che è costituito dalle donne parliamo di 7 milioni 800 persone più o meno di queste sono più vicine al mercato del lavoro perché perciò sono quelle che dichiarano di essere eventualmente disponibili a lavorare a determinate condizioni eccetera eccetera solo diciamo più o meno il 16 per cento quindi possiamo contare per le come platea di politiche su cui intervenire in questo momento su un milione e mezzo di donne variamente sparsi per le regioni italiane quindi la questione dell'occupazione femminile adesso in questo momento urgente è questo cioè il paese non si può permettere di lasciare delle persone fuori e sono persone che non sono marginalizzate dal mercato perché una buona quota di questi ha titoli di studio medio-alti non è collocate in zone geograficamente periferiche perché vivono nelle città metropolitane vivono nelle città nelle regioni anche più ricche no vedere l'origine del perché le persone che non lavorano o non lo cercano qual è la motivazione e qui torniamo il problema solito le donne che non lavorano hanno come motivazione prevalente il fatto di avere delle esigenze di cura di cui si devono occupare personalmente che non sono risolte né dal partner né dalla collaborazione familiare né dai servizi che sono sul mercato quindi questo ci dice da un lato che lavorerebbero se gli fosse risolto il problema e quindi bisogna intervenire sui servizi dall'altro ci dice anche che proprio questo tema della cura e dei servizi è in teoria il grande bacino economicamente potenzialmente esplosivo in prospettiva quindi ci sono due valenze in cui la questione demografica ci sta ci sta ponendo da un lato risolvere il problema della cura perché poi consente alle donne di entrare nel mercato del lavoro dall'altro però da anche un bacino in cui si può investire creare coprire un fabbisogno che adesso non è soddisfatto ma che sarà sempre più importante in futuro e quindi anche nell'ottica imprenditoriale iniziare a pensare che quello possa essere un bacino di reale investimento di risorse e di opportunità solo una un'ultima chiosa al momento questa questione della potenzialità della cura come settore di investimento economico nel nostro paese assolutamente assente abbiamo avuto un tentativo col pnr che sta andando anche tra l'altro molto male ma in cui si costruiscono edifice per tenere bambini che stanno sempre più diminuendo la cura intesa come doppio bacino delle esigenze prevalentemente della comparenzia ancora demandata fortemente alla risoluzione familiare le famiglie sono uno dei più grandi datori di lavoro nel settore della cura con tutto quello che comporta in termini insomma anche fiscali contributivi eccetera per cui in questo momento e poi chiudo la questione dell'occupazione femminile è al di là di cercare un'occupazione adeguata col mare di egep una situazione che va assolutamente sempre perseguita però in questo momento è la questione proprio urgente di affrontarla perché sono la risorsa che potrebbe intanto aiutarci a sostenere una transizione che proprio da un punto di vista di sostenibilità economica altrimenti rischia di di creare molti problemi allora dottoressa cardinali direi che ha posto l'accento su un problema anche molto interessante perché ci dice che quando si ragiona di occupazione non si ragiona solo di politiche del lavoro in realtà ma occorre ragionare in senso più ampio ad esempio appunto i servizi di cura che di per sé non rientrano nell'ambito delle politiche attive o passive del lavoro passando al mercato Trentino e quindi passando a quello che è un mercato locale mercato locale Trentino che vi dico è interessante non solo per la sua caratteristica di mercato locale ma anche perché il Trentino nell'ambito soprattutto delle politiche del lavoro ha sempre costituito un cosiddetto laboratorio di sperimentazione tanto che molte delle politiche degli strumenti che sono stati introdotti in questo territorio sono poi divenute best practices oppure sono state addirittura riprese a livello nazionale quindi il territorio Trentino è un territorio Trentino che ci risponde diciamo di politiche locali ma anche a risonanza o potenzialmente sviluppo nazionale mi chiedo se i punti che sono stati toccati quindi il tema della transizione ad esempio demografica il problema dell'occupazione femminile e giovanile si pongano in Trentino allo stesso modo e come che fotografia diciamo possiamo dare del mercato Trentino e quindi anche poi degli interventi che sono stati messi in campo. Grazie buonasera a tutti e tutte anche da parte mia e grazie per l'invito. Quello che ho ascoltato con molto piacere tratteggia uno scenario nazionale ma direi uno scenario anche locale nella misura in cui nel contesto Trentino in questo momento rapidamente diceva dicevamo prima io sono dirigente di agenzia dal 2020 direi che dal 2020 sono passate tra ere geologiche per quello che ho potuto vedere velocissimamente in questo territorio siamo passati velocemente da una fase pandemica in cui sembrava che il mondo sarebbe finito e che l'unico compito che noi come agenzia avevamo era preoccuparci delle crisi e del reinserimento dei lavoratori che non avrebbero più trovato però un'azienda in cui lavorare in realtà quello che è accaduto è che nel giro di pochi mesi il problema primario è stato trovarli quei lavoratori quindi abbiamo assistito ad un cambio velocissimo di paradigma e quindi in quel momento abbiamo affrontato problemi che devo dire come agenzia del lavoro non avevamo toccato prima noi avevamo come dire storicamente la massima attenzione alla riqualificazione dei lavoratori abbiamo poi intercettato il programma gol garanzia occupabilità lavoratori che ha posto al centro il tema dell'upskilling e reskilling quindi il tema finalmente della formazione della qualificazione ma non ponendosi ai me queste chiavi di lettura il tema dei giovani il tema dell'attivazione dei giovani che però non vedono nel sistema paese nel sistema imprenditivo e neanche in quello Trentino una risposta per i motivi che ha ben spiegato il professor del conte il problema dell'attivazione di corti di lavoratori e lavoratrici che oggi sono inattivi e le motivazioni di questa inattività non sono appunto da leggere in quella retorica che io trovo un po' ormai stucchevole no del non hanno voglia di lavorare dobbiamo cominciare a preoccuparci anche in Trentino di creare le condizioni abilitanti a che tutti possano lavorare giovani non giovani donne e persone che hanno per qualche ragione perso il lavoro e quindi sono estromesse quali sono queste condizioni qui chiara se posso introduco un tema il tema della domanda di lavoro guardate è di questi giorni diciamo il lavoro che stiamo facendo con le parti sociali come agenzia del lavoro noi siamo assolutamente partecipati nella costruzione del documento degli interventi di politica del lavoro e per la prima volta l'accento forte che stiamo ponendo è sul tema della domanda di lavoro che cos'è la domanda di lavoro come si qualifica come può intercettare o aiutarci ad intercettare quelle necessità e quei bisogni per cui noi andiamo a lavorare nella costruzione delle cosiddette competenze abilitanti delle capacità abilitanti ecco tutto questo è molto nuovo per noi non era mai accaduto che noi dovessimo occuparci della domanda di lavoro entrando anche in ambiti che non sono tipici di agenzia del lavoro il tema della produttività il tema dei salari diventano oggetti di cui noi oggi come dire cominciamo a discutere questo perché vi racconto un episodio di questi giorni cercando di attivare tutto l'attivabile per capire cosa era possibile fare di più e di diverso siamo andati anche a realizzare dei progetti per esempio per il reperimento di talenti all'estero in italia e abbiamo trovato come dire una disponibilità a immaginare di trasferirsi in Trentino questo perché è un territorio come dire che è un grandissimo brand dal punto di vista reputazionale no questo è molto importante oggi la brand reputation come si dice delle imprese appartiene anche ai territori il problema è stato che poi all'atto pratico sono accadute delle cose che le persone che hanno costretto quelle persone che avevano questa disponibilità a rifiutare la cosiddetta offerta di lavoro che in quel momento poteva sembrare congrua come si dice nel gergo classico ma che in realtà non era praticabile l'assenza di scuole per esempio internazionali è un limite fortissimo che noi stiamo vedendo su alcune professionalità quindi l'impossibilità per esempio per alte professionalità che vogliono trasferirsi qui di portare la famiglia l'assenza e come dire la latenza di abitazioni questo è un problema nazionale ma un problema che sta colpendo fortemente il Trentino non ci sono in questo momento risposte pronte che stanno però creando evidentemente dei problemi e dietro questo poi c'è un problema di basse qualificazioni che è come dire specularmente l'altro problema basse qualificazioni che corrispondono ad un bisogno di competenze di base ecco anche questo è una preoccupazione che io che noi abbiamo come agenzia del lavoro perché nel momento in cui andiamo a lavorare per riqualificare i lavoratori il tema è che produciamo come dire una disaffezione di quei lavoratori verso l'offerta che poi trovano perché lavorano per costruire delle competenze che non troveranno poi come dire corrisposte ecco questo diventa come dire un matrimonio che non andrà a buon fine c'è poi un tema che è tra di noi e lotta con noi che è l'avvento delle transizioni digitali intelligenza artificiale diciamo regna nelle nostre discussioni anche casalinghe e qui che cosa accadrà al mercato del lavoro anche trentino beh io sono una di quelle che ha dichiarato il primo giorno non essendo come dire una appassionata dei come dire degli scenari apocalittici che chi perderà il lavoro sarà colui o colei che non saprà governare l'intelligenza artificiale non sarà l'intelligenza artificiale a rubare i posti di lavoro sarà un problema di competenze mancate quindi di sviluppo di quelle come dire professionalità funzionali a realizzare i processi di innovazione ecco se noi non lavoreremo e qui di nuovo chiamo in causa la domanda quindi chiamo le imprese trentine chiamo il tessuto imprenditivo a lavorare su un'idea di cambiamento il problema sarà oltre alla fuga dei cervelli che insomma è un fenomeno nazionale sarà anche la difficoltà di trattenere personale qualificato chioso con un'ultima riflessione come molti di voi sanno visto che lo facciamo insieme noi stiamo lavorando anche con dei progetti di formazione all'estero che non lavorano con la logica del decreto flussi del come dire indistinto reperimento di personale senza qualificazione che anche io sono convinta non sia come dire un arricchimento dei mercati del lavoro ma stiamo lavorando con progetti di formazione all'estero però anche qui devo osservare come dobbiamo farlo con fiducia è un investimento è un esperimento questo primo progetto che stiamo portando avanti con l'argentina finanziato per altro dalla provincia autonoma di Trento noi siamo la prima amministrazione il ministero di questo come dire applaudito dicendo bene un amministrazione che prova questo esperimento bisogna però che ci crediamo perché questi saranno auspicabilmente futuri lavoratori e lavoratrici che arriveranno in questo territorio per portare un contributo un contributo in termini lavorativi ma anche come dico sempre di cittadinanza quindi questi sono tutti ambiti che stiamo guardando che stiamo vedendo con molte difficoltà ma con l'idea di lavorare per cambiare per innovare e per portare come dire un nuovo modello di lavoro anche in questo territorio allora l'autore satelizzi invocava le imprese ma vanno invocate anche le organizzazioni di rappresentanza e diceva che ha iniziato a diventare la diri di essere dirigente nel 2020 nel 2020 c'è stato il covid direi che il covid ha dimostrato soprattutto nel settore anche della ristorazione dei pubblici esercizi l'importanza e la centralità del ruolo delle organizzazioni di rappresentanza sappiamo però anche che le organizzazioni di rappresentanza in questa fase vivono una difficoltà di disintermediazione quindi le imprese e i lavoratori che non si iscrivono quali sfide e soprattutto in termini di contrattazione il tema del dumping contrattuale è molto molto sentito anche in questo territorio cosa potete fare e cosa dovreste fare cosa si può fare. La prima cosa che voglio fare è ringraziare gli amici di FIBA e Confomershaw la presidente fabbia roman grazie è sempre un piacere essere qui con voi davvero ogni volta il direttore anche di Confomershaw davvero ogni volta è un piacere essere qui al FES e Economi anche perché ci sono discussioni che ti arricchiscono anche partecipata da altri incontri uno non solo parla ma ascolta che la cosa forse più importante cosa può fare un'organizzazione un corpo intermedio ma te lo dico molto semplice ti posso parto da una negazione non deve fare battaglia e retroguardia soprattutto in un contesto di questo genere deve fare due cose non fare battaglia e retroguardia e dire la verità e ti faccio guarda degli esempi concreti poi servirebbero veramente un tempo molto più ampio per parlare di queste cose scusatemi se mi accaloro ma a differenza di altre organizzazioni non è pubblicità credo che la Confomershaw la FIBA durante il periodo pandemico è aumentata in termini di soci però perché ha fatto questo ha detto la verità anche verità scomode e ti faccio guarda tre esempi proprio di verità di verità scomode visto che stiamo parlando di un tema che appassiona molto davvero vedere tante persone domenica pomeriggio qui si vede proprio è un tema centrato allora la prima cosa che che mi viene da dire è chissà quanti in sala sanno quante persone vivono di ristorazione in questo paese cioè quante sono le persone che le famiglie che vivono io ho qua tanti amici ristoratori quante persone vivono di ristorazione in italia hai detto prima un dato sono 320 mila le imprese sono circa un milione e mezzo le persone che vivono di ristorazione in questo paese il contratto che il mio collega silvio moretti ha negoziato e lo ringrazio per essere qui è il terzo contratto nazionale in italia cioè prima quello di confomershaw poi c'è quello della metal meccanica qui il professor decote mi vorrebbe bacchettare se sbaglio e il terzo è quello di FIBA e confomershaw allora la prima cosa che dico è diciamo la verità perché io vi ho dato un dato in italia campano di ristorazione un milione e mezzo di persone il nostro contratto si applica silvio 850 mila persone ok sapete quanti contratti ci sono perché io sono stanco di andare in televisione ogni volta a dirmi perché quello lì è pagato poco la mia risposta è la mia domanda che faccia a voi quanti contratti ci sono solo della ristorazione in italia legittimamente depositati a knell 41 di cui il nostro si applica a 850 e passa per so mila persone altri sono fatti da me da te da lei e magari non per il presento non la 13 legittimamente per una legge dello stato per la costituzione possono essere così a chiena allora la prima cosa un corpo intermedio deve fare noi lo facciamo con forza come con formercio e quello di chiede di dire basta una situazione del genere il lavoro è dignità anche contratti sono dignità la contrattazione bilaterale deve avere dignità la contrattazione costa un enorme fatica un enorme fatica e bisogna dare dignità alla contrattazione e solo applicare con forza e avere quei controlli rigorosi per chi non applica contratti decenti semplicemente si gira la chiave la si butta via sarebbe un atto di normale civiltà non mi sembra una cosa che peraltro costa molto a livello di bilanciosa non costa niente ci vuole solo la volontà politica di farlo e smetterla di fare politiche come dire a chiappa consenso non so neanche di chi sulle sulle spalle di chi sulle spalle dei lavoratori e sulle spalle della produttività delle imprese perché poi gli imprenditori stessi vivono questi aspetti come damping contrattore ma ti faccio un altro esempio guarda proprio perché ne sono veramente convinto sono fortemente convinto che questa sia una battaglia che come un corpo intermedio moderno deve fare sempre la ristorazione ora siamo in questa bellissima sala io sto parlando a un microfono lì c'è una bellissima luce che ha messo quella lampadina a una forma di certificazione che ha preparato mi ha dato questo microfono una forma di certificazione ora ma vi sembra normale che per fare una delle cose più intime che esistono sulla faccia della terra cioè preparare qualcosa che va nel corpo di qualcun altro in questo paese chiunque lo possa fare non ci sono barriere all'ingresso di fatto sì ci sono criteri morali ci sono qualche criterio professionale ma prende un ragazzino che è uscito dalla scuola professionale e apro io io Roberto domani apre un ristorante con il rischio che avveleno qualcuno allora questa modalità della politica di gestire un settore fondamentale per la fiera agroalimentare turistica e per per l'occupazione in questo paese è stato certamente mio perché vanno benissimo le liberalizzazioni il tempo di cenzione deve tornare ma è evidente del tutto evidente che se vogliamo lavorare su livelli di produttività di questo settore non possiamo avere una polverizzazione di questo settore che oggi porta un numero doppio in italia per persone della germania del 50 per cento in più della prancia perché perché è stato visto come un settore dove comunque a 50 anni per il lavoro apre un bar voglio spiegare a fabbia che cosa significa gestire un bar dalla mattina sera l'aspetto di conseguenza c'è la mancanza di di gestione politica di un settore del genere fa sì che a cinque anni quando uno apre un bar o un ristorante fallisce 50 per cento e nuova occupazione questo sentivo prima da viundato guarda l'altro giorno era una cosa simile con parlavano un po di persone con il ristoratore stellato risolatore ma fa pubblicamente sai siamo sempre abbastanza modesti siamo abituati a sentirci dire questo è un lavoretto il ristoratore stellato no ma io ho una piccola azienda lo fermo scusa quanta gente hai io ce n'ho 25 fra brigata sala il ristoratore stellati 25 allora ti do un'informazione 95 per cento delle imprese italiane a meno di 10 dipendenti 95 per cento imprese italiane a meno 10 dipende tu fai parte di quel 5 per cento che e fai questo mestiere senza che nessuno ti ha spiegato si ti hanno spiegato magari tecnicamente come preparare un piatto ma nessuno ti ha spiegato a una scuola professionale come gestire rapporti con le banche come gestire rapporti con la clientela come gestire rapporti fiscali cioè questo passaggio culturale di capire che queste sono imprese e non significa essere un cuoco non significa dire che sei un imprenditore fare l'imprenditore è un altro mestiere gli aspetti di formazione sono fondamentali quindi dire la verità sempre anche a costo di essere entipatico ma dirlo anche agli imprenditori dirlo anche alle imprese guarda di nuovo ti faccio un altro esempio è inaccettabile che il livello di formazione del settore sia due anni in più della scuola dell'obbligo e queste cose vanno dette non bisogna tacere perché siamo tutti nella stessa identica barca lo diceva benissimo prima del conte l'ho sentito dire anche a te e fondamentale fondamentale in lavorare su livelli di produttività del sistema paese perché in generale livelli di produttività di cui per altro sento poco discorre discutere nelle 800 toll show che ci propinano ogni volta in televisione ma ai livelli di se non si genera valore ma sapete qual è la marginalità delle società di capitale del settore della ristorazione sto parlando della marginata dei sociali di capitale quindi dimentichiamoci il nero sto parlando di società che sono hanno responsabilità di capire quindi al meno una srl una spa circa il 40 per cento del preso del settore stiamo parlando del 4 per cento di media quindi quindi se non genero valore come faccio a distribuirlo e se non lo distribuisco come faccio a dare un lavoro che mi permetta di dare una possibilità di sviluppo per quei 190.000 giovani che l'anno scorso hanno mollato e se ne sono andati all'estero questo è il vero è la vera questione centrale lavorare su livelli di produttività che non si fa con un post non si fa con twitter non si fa cappando consensi attraverso consensi si fanno semplicemente lo dico in maniera banale studiando con formazione e con investimenti in tecnologia questo bisogna fare non è che ci siano formule magiche questo è il percorso che bisogna seguire che dannatamente porta via del tempo ma che siamo ancora straordinariamente in grado di poter fare anche perché parlo ovviamente per il settore che rappresento la ristorazione è un unicum che abbiamo solo noi a livello mondiale lo dico senza ombra dismentita se pensate a quello che la ristorazione ha fatto per i processi di degistazione di stagionalizzazione in Trentino è straordinario quello che può fare solamente va gestito come un settore economico con la dignità di un settore economico e con l'impegno di un settore economico e poi vedrai che non ci saranno problemi da attrarre i giovani e persone che ritrovano in uno dei misteri più belli del mondo anche uno strumento di sostegno per la propria vita anche personale. Allora abbiamo tempo per un brevissimo secondo giro direi allora di concentrare un po' l'attenzione sul tema della contratazione visto che si appunto stava parlando del tema del dumping si stava parlando del problema della marginalità la contratazione direi soprattutto di secondo livello visto che parliamo anche del tema geografico del tema territoriale può giocare un ruolo in questo in questo senso sempre anche affrontando tutte quelle problematiche che ben conosciamo e di cui si stavano raccontando proprio in questo momento in termini di appunto rappresentanza rappresentatività e dumping e questo intanto è una scommessa cioè bisogna dirsi le cose chiare in faccia vogliamo farci risolvere i problemi di cui abbiamo parlato da un atto del legislatore che regola tutto e tutto sistema oppure vogliamo restituire ai protagonisti il ruolo e la responsabilità la fatica di trovare delle soluzioni sono aperte entrambe le opzioni io personalmente ho la sensazione che se si aspetta l'intervento salvifico del legislatore illuminato come diceva un noto economista aspetteremo quel lungo termine entro il quale saremo tutti morti perché in realtà le soluzioni vanno trovate giorno per giorno e la soluzione di oggi non è quella di domani e il legislatore è lento e reagisce lentamente alla trasformazione la contratazione è veloce e reagisce in tempo reale però bisogna crederci e bisogna capire che dentro la contratazione non c'è soltanto l'ultima riga della tabellina con i minimi salariali quello è il punto di arrivo di tutto quello che ci sta prima la contratazione è il risultato di un lavoro che guarda soprattutto alla qualità del rapporto alla qualità del capitale umano a che cosa serve alle persone dentro un rapporto di lavoro a che cosa serve all'impresa dentro un rapporto di lavoro e a che cosa serve a entrambe le parti per venirsi incontro contrarre vuol dire venirsi incontro non contrapporsi questa è la chiave fondamentale e trovare una soluzione di merito ai singoli problemi ci consente oggi di dare risposte per esempio in termini di politiche sul lavoro nel territorio perché a trento funzionano in altre realtà non funzionano perché quando tu ti metti d'accordo su che tipo di formazione hai bisogno l'impresa su che tipo di formatori possono erogare quella formazione sui tempi che ci vogliono sui canali per intercettare le persone le persone devono essere rappresentate guardate che la disintermediazione semplicemente non funziona perché è la disintegrazione del corpo sociale e la disintegrazione che noi possiamo anche ammettere perché nella vita ammettiamo tutto però porta alla debolezza del singolo cioè l'idea banale della contrattazione è che se tu metti insieme più forze ottieni di più di quanto non otterresti utsingulus si diceva una volta cioè da solo nel tuo microcosmo la contrattazione ci dà risposte in materia di welfare ci dà risposte in materia di formazione ci dà risposte in materia di nuovi strumenti per aumentare la produttività ci dà risposte in materia di responsabilizzazione dei lavoratori sui risultati e magari anche di partecipazione dei lavoratori ai risultati di tutto questo noi non parliamo non sentiamo mai parlare perché se si parla oggi di lavoro si dice intanto la narrazione sul lavoro è che è brutto è nero è irregolare è povero e di solito ci si lascia le penne questo è il panorama che si fa nel racconto collettivo ma non si guarda mai invece a quello che si cerca di costruire e quando si parla di lavoro si parla solo del salario si parla solo della dell'ultima riga non si capisce che quell'ultima riga non è il presupposto ma la conseguenza di quello che si è fatto prima c'è un'inversione logica scusate lasciatemelo dire una opinione personale ma mi sento di esprimerla questo ossessivo dibattito sul salario minimo per legge che ci dà l'idea ci dà quasi l'idea che se arrivasse un giorno un legislatore ci dicesse finalmente qual è il salario giusto tutti gli altri problemi sarebbero risolti ci svuota tutti questi contenuti svuota la riflessione su questi contenuti ancora una volta è l'attesa di un segnale messianico di qualcuno che deve vero responsabilizzandoci risolvere i nostri problemi purtroppo è venuto il momento in cui ci dobbiamo tutti responsabilizzare perché altrimenti inutile che poi ci lamentiamo del nostro declino inutile che poi ci diciamo che i nostri giovani vanno altrove dove il tasso di sindacalizzazione come nei paesi nordici è del 90% dove la contratazione regola ogni aspetto minuto del rapporto di lavoro dove si fa welfar dove si fa vera transizione nel mercato del lavoro e non si non ogni transizione non diventa una tragedia inutile che guardiamo al di fuori dicendo guarda quanto è bello se poi non vogliamo mettere le mani nella contratazione abbiamo dieci minuti quindi andiamo diciamo con domande più direi nell'immediato e un esempio di istituto della contratazione collettiva è sicuramente il tema del welfare aziendale può essere una risposta ai bisogni dell'occupazione femminile quindi ai bisogni delle donne o in realtà per come è stato immaginato è un tema in realtà un po' divisivo? Io spero che non sia la via per risolvere l'occupazione femminile perché volrebbe dire ritornare di nuovo dentro quella gabbia per cui per le donne si fanno delle cose specifiche perché per le donne sono un gruppo specifico che ha esigenze specifiche e questo purtroppo rischia di passi bisogna pensarci a questa cosa perché altrimenti passa in modo lieve come una cosa assolutamente normale dentro un'ordinarietà normale faccio un esempio proprio banale quando si è iniziata a parlare di conversione della parte monetaria dello stipendio in servizi si è pensato di fornire un supporto in qualche modo alle varie esigenze però considerate che in Italia dove diciamo le donne hanno mediamento uno stipendio più basso parità di qualifica degli uomini del divario retributivo è del 43% quando nel pacchetto dei servizi di welfare aziendale appaiano dei servizi di cura voucher per l'assistenza a bambini e anziani tutto quello che ci siamo detti prima e sappiamo che il motivo principale per le difficoltà di partecipazione delle donne è legato alla cura abbiamo che se le donne usufruiscono di quel tipo di welfare aziendale addirittura andando alla conversione della propria parte monetaria dentro quel tipo di di welfare noi abbiamo sicuramente da un punto di vista formale un pacchetto di servizi accessori che risolve un problema però è un problema che ricade sulle donne torna di nuovo essere immaginato come soluzione pensata da tutti però alle donne per un problema delle donne ed incide nuovamente sull'abbattimento del salario sempre delle donne questa cosa formalmente è assolutamente legale perché gli strumenti sono stati previsti per supportare ma dov'è sinnesta in un contesto in cui ci sono problematiche radicate che vanno pensate e per questo quando si va al tavolo della contrattazione del welfare aziendale bisogna fare in modo che proprio la costruzione diciamo della parte accessoria che deve andare a sostenere bisogne non sia connotata da questo tipo di pregiudizio bisogna farci un pochino attenzione con la consapevolezza ma qui apriamo apriamo il grandissimo la grandissima voragine di che cosa significa fare contrattazione di genere ma la lasciamo un altro fessi un altro panel però insomma attenzione perché può essere sì una soluzione ma come ogni soluzione vanno valutati i pro e contro torniamo allora al mercato Trentino anche qui domanda diciamo piuttosto netta uno dei problemi di fare contrattazione è conoscerla questa contrattazione cioè mettere in trasparenza i contratti collettivi e anche quindi poterne avere accesso potere avere un'analisi dei dati da questo punto di vista in Trentino si sta facendo qualche cosa ci sono risposte che appunto magari possono anche essere così con un fatto conoscere di conseguenza poi esportate anche in altri territori sì assolutamente sì in questo l'hai detto tu bene prima il Trentino vuole essere laboratorio io credo che questo sia diciamo un po dato dall'autonomia un po dato dalla caratteristica non si molla su questo punto mi raccomando è diventa centrale mantenere l'attenzione su questo lo scorso novembre agenzia del lavoro ha siglato con il knell un accordo di collaborazione quindi mi è fatto piacere insomma averlo sentito prima citare per cominciare a guardare in una logica di scambio continuo al tema della contrattazione come centrale nella discussione proprio su quello che sta avvenendo e che dobbiamo come dire evitare che avvenga il tema delle disparità disparità sociali che in un territorio come questo non ci possiamo permettere il tema delle diseguaglianze un tema che sta diventando molto evidente e quindi lavorare anche come agenzia sul tema della contrattazione nel nostro caso di secondo livello costruendo un osservatorio è un po un obiettivo che abbiamo è una sfida come diceva bene chi era prima non si conosce non c'è un repertorio della contrattazione la sfida è costruirlo ma con che obiettivo con un obiettivo di misurazione monitoraggio con un obiettivo che è quello che è stato detto prima anche bene dal direttore generale se io conosco so che cosa succede se io conosco lo posso correggere senza appunto avere velleità in qualche modo di volere incidere sulla contrattazione che non è sicuramente una competenza nostra ma è nostra competenza quello di come dire mettere a disposizione di tutti in particolare del Trentino il livello di contrattazione ed è per quello che con il contributo del CNEL il prossimo novembre vi annuncio che presenteremo il primo rapporto sulla contrattazione collettiva in Trentino è una sfida è una sfida ambiziosa ma riteniamo che sia importante ripeto mantenere la centralità del nostro osservatorio del mercato del lavoro dei dati che servono proprio a misurare quello che sta accadendo in questo territorio di buono ma anche come dire di corregibile e di migliorabile perché ripeto deve essere un processo continuo di miglioramento. Abbiamo proprio il tempo per un ultima per un'ultima domanda e quindi in realtà chiuderei con l'argomento che stava sollevando nella nella tavola precedente quindi contrattazione ci sono molti soggetti che siedono ai diversi tavoli si chiamava al ruolo del legislatore lento mi chiedo allora ci serve una legge sulla rappresentanza rappresentatività o le parti sociali di settore possono rispondere da soli a queste sfide? Mi hanno detto che abbiamo due tre minuti in più ma non di più. Vi racconto solo questa storia perché io da liberale liberista aborro interventi legislativi inutili però durante il covid ho avuto tantissimi interventi con i vari ministri e il ministro di turno per non saper scegliere metteva intorno al tavolo 445 associazioni differenti. Una volta con tutto il rispetto ad oro quella terra mi sono trovato a dover negoziare con un ministro che parlava con l'associazione i bagnini di ischia allora io non ho nulla contro l'associazione anzi ci mancherebbe fanno un lavoro straordinario ma è evidente che se vuoi intervenire devi rappresentare qualcosa a volte in questo paese si fa la facile equazione che un click su facebook sia una tessa associativa non è così se rappresenti qualcuno quel qualcuno lo rappresenti non attraverso un click su facebook ma lo rappresenti tutti i giorni e quella persona è libera se pagate o non pagare quella tessa associativa ma lo dico guarda perché prima vi ho fatto un esempio e poi tu sei andata sulla contrattazione di secondo livello. Riprendendo i famosi 41 non vi ricordate sono un milione e mezzo le persone che vivono in isolazione in questo paese un milione e 100 mila sono i dipendenti 850 mila sono quelli che sono in qualche maniera rappresentare al contratto della federazione ma io mi chiedo io mi chiedo se qualcuno ha mai letto i contratti e se qualcuno conosce veramente quello che c'è dentro un contratto perché quello che diceva prima il prezzor del contratto è fondamentale la parte economica è importante tutti noi viviamo di soldi tutti noi viviamo di stipendio ci mancherebbe altro ma quanti sanno che all'interno di una contrattazione seria c'è una parte che è dedicata all'integrazione sanitaria attraverso non lo so il fondo è che se ti vuoi cambiare un paio di occhiali e tu lavori e ti applica quel contratto c'è una forma di rimborso quanti sanno che c'è sulla formazione interprofessionale già oggi pagate c'è la possibilità di fare formazione gratuitamente quanti sanno che c'è una forma di pensione di pensione integrativa perché poi qui abbiamo parlato di lavoro che cambia non voglio parlare di chi prenderà le pensioni fra 35 anni sono siamo qui altri 30 ore ma quanti sanno che c'è una roba e si chiama fondo fonte cioè parlare di contrattazione significa parlare di cose vere perché io che venivo da tutt'altro mondo facevo internazionalizzazione di imprese mi occupo di questo settore solo da sette anni quando ho capito l'importanza di un contratto nazionale di lavoro e quello che disciplina in aggiunta la parte salariale beh onestamente ne sono rimasto colpite sono fermamente convinto che il lavoro da fare sia dubbio c'è una parte rendere le persone consapevoli dei propri diritti per cui la prima cosa che consiglio a tutti quelli che ci ascoltano magari mando lavoro nel nostro mondo è che contratto mi applicano no perché in giro si vedono delle pubblicità su facebook che dicono no guarda applica il contratto x piuttosto y perché così risparmi 100 euro sul lavoratore altra parte mi sembra una tecnica suicida perché poi esistono anche i controlli e anche la qualità del lavoratore ne risente ma la conoscere il proprio contratto è già un primo modo per dare un contributo ad una discussione seria su questo e far sparire alcune forme indecenti di contrattazione la seconda cosa ve lo dico è vero hai ragione Maurizio non esisterà mai un re dall'altro che ci risolverà il problema però poter dire finalmente che in questo paese non tutti possono rappresentare tutte e parlare di tutto qua non si non si sta parlando di calcio non si sta parlando di questioni si sta parlando della vita delle persone è in un settore importante come questo è un settore è in un pezzo della nostra vita importante come il lavoro bisogna che ne parlino solamente le persone che veramente rappresentano qualcosa sennò diventa la fiera dell'ovvio e non si raggiungerà mai andando dietro la politica non si raggiungerà mai un obiettivo abbiamo chiuso perfettamente in tempo quindi benissimo come vedete i temi sono veramente molti chiuderei dicendo che servono rapporti multilivello e coordinati che sicuramente un attore da solo di fronte a queste transizioni da solo non può non può fare quindi ci rivedremo forse il prossimo anno per riparare del mondo del lavoro che cambia con sicuramente questi ed altre tematiche grazie
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