L’economia nel Trump 2.0: quali scenari per i consumatori italiani ed europei?
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L’economia nel Trump 2.0: quali scenari per i consumatori italiani ed europei?
Le politiche di Trump destabilizzano i mercati, generando incertezza e preoccupazioni tra i consumatori. Dazi, deregolamentazione e speculazioni influenzano l'economia, con effetti diretti sul costo della vita e sull'occupazione.
CUORO E SOTOTITOLI TRUMP sta destabilizzando i mercati, da ZI SI, da ZI NO, guerre commerciali, deregolamentazione dei mercati, borsa che crolla, borsa che sale, e in favore ai soliti noti. qualcuno ha parlato di aggiotaggio, qualcuno ha parlato di insider trading ma c'è una manipolazione dei prezzi dei mercati o no? Trump il 9 aprile aveva annunciato sui social che sarebbe stato un momento buono per comprare, poi dopo pochissimo ha dato la notizia bomba del rinvio dei danzi chi aveva informazioni privilegiate potrebbe averne beneficiato? ma la prospettiva di un quadro normativo più easy, di una riduzione del carico fiscale che l'amministrazione trampiana tra le altre cose sta prospettando potranno determinare un clima più favorevole agli affari e una nuova limfa per le innovazioni tecnologiche? questa è un'altra importante domanda verso il futuro ma al di là della complessità normativa è l'incertezza del futuro che frena i nuovi mercati e tra l'altro il premio Nobel dell'economia a Cemoglu che come sapete è qui a Trento diceva che se continua questa guerra commerciale non sono i danzi la preoccupazione maggiore per il futuro ma sono soprattutto il tentativo di indebolire le istituzioni interne americane tra cui la fed, quindi questa probabilmente è una risposta che ci darà il nostro europarlamentale ecco però io dico al di là di tutto, al di là di Trump, al di là di questa guerra commerciale non è forse il momento giusto per noi per pensare ad un mercato unico europeo? e questa è un'altra domanda che pongo ai nostri relatori che ancora ringrazio insieme a tutti voi grazie, grazie mille allora entriamo nel merito del dibattito, io partirei subito dalla ricerca che ha appena effettuato altro consumo che poi diventa secondo me anche materiale di dibattito tra di noi altro consumo ha provato a sondare in Italia non solo le opinioni dei cittadini, delle famiglie, dei consumatori per capire qual è in questo momento la percezione rispetto all'impatto degli eventuali dati di Trump va chiarito tra l'altro che le percentuali che adesso vedrete e i dati che adesso sentirete sono ovviamente precedenti rispetto all'ultimo annuncio del 50% quindi eravamo già in una situazione complicata con la tabella del 20, 90 giorni di negoziato al 10 e poi si vedrà e quindi siamo prima dell'annuncio del 50 va detto perché è giusto poi dare un peso anche a queste percentuali quindi vorrei coinvolgere su questo Federico Cavallo per darci l'esito di questa consultazione intanto buongiorno a tutti, mi unisco anche io ai ringraziamenti non solo al relatore e ai colleghi che più tardi insomma interverranno ma soprattutto anche ai ringraziamenti che ha già fatto Marino Melissano, ad Alice Rovati Alice è qui con la bimba, quindi immagino che tra poco riuscirà anche a darci lei un contributo, un saluto però la sua bimba che si chiama Sofia magari ci aiuta anche un po' a entrare nel dibattito di oggi ma forse c'è bisogno anche un pochino di saggezza da questo punto di vista nel guardare ai fatti che sono già stati introdotti nell'attesa appunto quindi poi di completare anche il giro con gli ulteriori contributi mio compito è quello di provare a introdurre la discussione di oggi appunto come abbiamo detto con qualche numero noi siamo spesso anche quelli che danno i numeri, spero in una chiave positiva abbiamo voluto condurre una ricerca per capire in questo momento di incertezza e anche di in cui è importante individuare quale sono non soltanto i trend macro ma anche la percezione delle persone, di tutti noi, insomma dei cittadini intorno ai temi che poi effettivamente fanno molto della loro vita quotidiana un primo dato da cui siamo partiti è esattamente questo quando si parla di dazi, la percezione quella di tutti noi è quello che ci sia un discorso molto alto che coinvolge i temi della geopolitica il confronto tra gli stati, alcune personalità, i parlamenti, insomma cose che serviremo ma che non si capisce mai bene che tipo di impatto poi possa avere nella vita di tutti noi e invece noi sappiamo che questo impatto, particolarmente in questi temi è un impatto molto prossimo e potenzialmente anche molto alto abbiamo voluto quindi rivolgere una serie di domande ai cittadini non soltanto italiani noi abbiamo approfittato del nostro network, your consumers che riunisce organizzazioni di consumatori come noi anche in altri paesi europei per capire appunto quale fosse il sentiment delle persone allora sostanzialmente io proverò a darvi gli spunti essenziali e poi apriremo un dibattito possiamo sintetizzare diciamo questi risultati con quattro parole se volete che sono consapevolezza, preoccupazione, aspettative, perplessità consapevolezza è questo un primo fatto che ci ha da un certo punto di vista anche rassicurato c'è molta attenzione da parte delle persone, dei cittadini rispetto a questo tema c'è un interessamento, si cerca anche di capire di che cosa si sta parlando e quindi noi intanto abbiamo rilevato che la stragrande maggioranza la quasi totalità dei rispondenti sia in Italia che in altri paesi siamo sopra al 95% in Italia, effettivamente sa che c'è questo dibattito in corso e la sua importanza, però alla stessa proporzione e le loro importanze negazioni negativi, negativi, negativi, negativi, negativi e quindi le loro importanze negativi sono nelle stesse percentuali si riflettono anche nella valutazione che di queste politiche vengono date e in questo momento la valutazione è una valutazione negativa 9 su 10, quindi praticamente tutti, si aspettano degli effetti negativi in questioni di questo dibattito a livello internazionale, dove questi effetti negativi? chiaramente sulle imprese, sul sistema economico ma anche sulle famiglie quindi qui iniziamo a vedere un po' questo legame che provavo a introdurvi precedentemente sulle famiglie, dove? Andiamo ancora più a fondo innanzitutto sui temi del cosiddetto costo della vita, l'83% degli italiani in questo caso pensa che l'esito di questi dazze qualora applicati, insomma, di quello che accadrà impatterà decisamente alla loro vita e un quarto di loro, quindi stiamo parlando di una quota considerevole pensa che l'impatto sarà alto, quindi molto importante, molto pesante il 78% di loro, quindi anche qui stiamo ben oltre i tre quarti del panel si aspetta maggiori costi, quindi un aumento dei costi anche proprio delle spese quotidiane è interessante vedere che circa la metà del nostro campione si attende anche degli effetti sull'occupazione questo è un dato che c'è un pochino incuriosito perché si parla molto di aspetti, se vogliamo, di commercio quindi di acquisto di beni e servizi, catena di valore e quant'altro, ma anche gli aspetti più legati a il lavoro se vogliamo, da questo punto di vista, vengono legati dalla sensibilità delle persone in questo senso si parlava prima di un tema di importante a cui anche noi, come altro consumo, ovviamente, teniamo un occhio sopra che è quello delle diseguaglianze, ecco, queste percentuali che io vi ho dato, insomma, giusto per tratteggiare l'idea sono ancora più significative in quelle fasce della popolazione che già sono, vivono in una condizione di difficoltà quindi il costo della vita e gli impatti stessi sull'occupazione scattano a un 86% e a un 59% per quanto riguarda le fasce più deboli della popolazione, quindi anche qui forse è un tema che forse possiamo ulteriormente esplorare successivamente su quanto sia anche equo poi l'impatto di quello che accadrà in economie che già, insomma, stanno segnando segnando delle difficoltà in alcuni temi. Velocemente proviamo a entrare ancora in altre ulteriormente all'interno della vita quotidiana delle persone ecco, allora, i rincari, gli aumenti di costi vengono attesi soprattutto nel settore degli acquisti dei beni tecnologici questo magari è anche immediatamente intuibile, no, nel momento in cui si, insomma, anche sui giornali, poi solo le 24 ore è stato anche molto attento a seguire questi temi, le catene valore sono ormai globalizzate, ciò racconterà forse il professore, quindi questi generi di beni vengono percepiti come sensibili e passibili di forti momenti nel futuro. Per quanto riguarda gli acquisti degli automobili, questo è un altro tema che sappiamo essere di grande attualità già non soltanto sul tema degli acquisti ma anche della concorrenza, no, tra diverse aree regionali e, diciamo così, produttive e poi c'è il tema che, ovviamente, noi serviamo molto che è quello delle spese per le bollette, per l'energia, per tutto quello che riguarda poi la gestione quotidiana In questo caso, appunto, gli italiani hanno delle aspettative pessimistiche in questo senso e si aspettano degli impatti significativi. L'altra domanda che abbiamo cercato di sottoporre è ma secondo te l'applicazione di un DAS, posto alla comprensione che dicevamo precedentemente, è efficace o non efficace, ecco, due terze del nostro campione ha ben'idea del fatto che non saranno efficaci nel produrre gli effetti che vengono palesati e del significativo, secondo me, rilevare il fatto che particolarmente gli italiani, in confronto con gli altri paesi europei che abbiamo indagato, sono sensibili su questo punto, cioè le risposte, la perplessità è maggiore nel nostro paese e poi ultimo aspetto, così aiutiamo anche la discussione che seguirà, è la risposta dell'Unione Europea, e dell'Italia, è ben inteso, deve essere una risposta singola, corale, unitaria ecco, gli italiani hanno un'idea molto chiara in questo senso, l'80% ci dice che la risposta deve essere unitaria, deve essere corale, deve essere una risposta europea ci hanno anche detto che si aspettano che questa risposta passi innanzitutto da un aumento degli investimenti soprattutto in tecnologia, in digitale, ma anche per esempio nell'esplorazione di nuovi mercati di sbocco per i propri prodotti, quindi vediamo che c'è anche questo aspetto, considerando poi che sempre gli italiani ci dicono che hanno ben capito che l'applicazione di questi dazi, o almeno diciamo così la loro minaccia possiamo chiamarlo in questo momento, viene fatta diciamo così dall'amministrazione americana soprattutto per ragioni più politiche che economiche, ecco questo è un altro... Bene, allora grazie Federico Cavallo, quindi questi sono i numeri, andiamo Giancarlo Corot per capire il punto di vista degli economisti, io credo che ci sia una bocciatura quasi unanime nel mondo, no? No, non credo che ci siano tesi economiche che sostengano che i dazi fanno bene alla crescita, la domanda però è questa, cioè noi abbiamo avuto tempo a partire dal 2022 uno tsunami sui prezzi, parlando dei prezzi verso i consumatori innescato dall'aumento dell'energia, che piano piano è percolato in tutti i settori e poi ha generato aumenti a tutti i livelli e partire dai beni prima intermedi, poi la chimica e poi però finire tutti gli alimentari. Ecco la domanda è, possiamo capire questo, cioè i dazi possono innescare un'altra spirale inflazionistica? C'è il rischio che non soltanto la reazione europea verso gli Stati Uniti ma poi a cascata magari la Cina verso l'Europa e l'Europa verso la Cina vadano poi a creare una situazione di aumenti che si riverberano poi sui consumatori, su tutti noi? Allora intanto ringrazio anche io, altro consumo, per l'invito all'organizzazione di questo panel per aver acceso la luce sul consumo e sui consumatori che in realtà in tutta questa discussione, questa politica commerciale americana sembrano come dire dei fantasmi perché i consumatori non fanno parte della constituency delle politiche commerciali dei dazi. Quando si parla di dazi, quando Trump alla Casa Bianca presenta con questa sua lista tra l'altro di numeri costruiti in modo un po' creativo i saldi bilaterali normalizzati dei paesi in base ai quali poi far pagare i dazi reciprocì, in realtà ha alle spalle e poi fa presentare un blue collar americano che è quello che anche focalizza l'attenzione su chi è il riferimento. Il riferimento principale di questa politica, quindi non i consumatori ma i produttori. Tornerò magari brevemente su questo tema, però certamente voglio dire sulla questione anche relativa dei suoi prezzi, ma potremmo dire che al momento siccome c'è una situazione più di minaccia che di realtà e quindi una fase negoziale, paradossalmente l'effetto è più deflazionistico perché c'è una riduzione degli investimenti, c'è come dire un aumento comunque dell'offerta che grava su una domanda che invece si sta riducendo perché l'incertezza da parte dei consumatori sta riducendo in particolari consumi durevoli, sta riducendo ovviamente gli investimenti e pensate non so anche in presa, adesso si citava la farmaceutica, la farmaceutica ha progetti di investimento con ritorni che vanno a 4, 5, 6 anni e voglio dire in mancanza di regole certe che tipo di investimento si può fare, ma pensate una società di engineering che deve realizzare un'infrastruttura negli Stati Uniti, un ospedale magari non so un grattaccello, magari una Trump Tower che deve realizzarla ha vinto il tender internazionale, come fa a valutare oggi sulla base di strategie di fornitura globale perché questo è poi la realizzazione di impianti, di infrastrutture complesse, come fa a calcolare il costo finale e magari si è già impegnato su un tender con dei prezzi finali, quindi sta generando questa situazione di incertezza diciamo delle perdite che sono poi significative che sono anche state misurate, peraltro adesso avevo l'ipotesi di 50% di dazi sull'Europa, fa per esempio Capital Economics ha valutato che tra incertezza e aumento delle tariffe significa per l'Italia una riduzione di un punto di PIL, un punto di PIL significa 20 miliardi, poi Fondo Monetario Internazionale prevede invece per quest'anno una riduzione di 0.5 punti sul PIL mondiale che significa 500 miliardi di dollari in meno generati da questa situazione di incertezza, quindi come dire i costi sono assolutamente evidenti e lo saranno se malaguratamente si dovesse arrivare effettivamente a realizzare alcune delle minacce. Però devo dire che questa situazione di incertezza è parte dello scenario generato da queste politiche commerciali, guardiamo che c'è un effetto che è a più lungo termine anche questo della frammentazione anche geopolitica, è una frammentazione che attenzione non è solo la divisione dei tablochi, pensiamo quello che sta creando anche all'interno dell'Europa, sono assolutamente d'accordo con Federico e credo con la maggior parte dei presenti che la risposta unitaria dell'Europa sia importante, il momento è un ulteriore scossone a una situazione, poi sentiremo magari i buoni fei su questo, delle posizioni e del gioco del free rider che comunque viene anche un po' incentivato dalla politica americana. Però se posso dire, magari anche con una battuta visto che siamo comunque qua al festival dell'economia, se effettivamente la politica di Trump dell'amministrazione americana sta generando questa grande frammentazione e disintegrazione geopolitica, ha fatto però un miracolo che si nota secondo me proprio in questi tanti eventi che questo festival dell'economia presenta e quello di mettere d'accordo tutti gli economisti, questo davvero un miracolo perché insomma solitamente gli economisti hanno posizioni diverse, e sappiamo adesso senza citare Churchill o altri, insomma in base al numero di economisti si decide il numero di opinioni presenti, in realtà tutti tendono a convergere su alcuni punti secondo me fondamentali che mettono in discussione, punti fondamentali sui quali secondo me permettono brevemente di tornare perché costituiscono la risposta a questi pregiudizi bias, per questi pregiudizi delle politiche commerciali che sono davvero pericolosi. Il primo è che l'economia e in particolare il commercio internazionale sia un gioco a somma zero, se qualcuno vince qualcun altro perde. L'idea che gli scambi internazionali, la divisione internazionale del lavoro, la specializzazione delle diverse aree, i processi di apprendimento che ci generano grazie a questa specializzazione, le economie di scala che si sviluppano grazie all'apertura commerciale, la competizione che quindi spinge l'innovazione e aumenta la produttività, questi sembrano elementi che non vengono considerati. Viene negata l'esistenza stessa, se volete un principio economico, la divisione del lavoro e la specializzazione come spinta di fatto allo sviluppo, come tecnologia. Il commercio internazionale fin dagli esordi, in particolare dopo Smith e Riccardo, è inteso come una tecnologia. Il fatto che i paesi dividano tra di loro l'attività specializzandosi aumenta la produttività complessiva, ovviamente c'è un problema di distribuzione di questo guadagno del commercio, ma questo è un principio fondamentale, peraltro non è solo teoria, lo dimostra la realtà economica di due secoli, l'ultimo rapporto, il penultimo, al WTO, ha affrontato proprio questo tema, cioè come il commercio aiuta a una crescita inclusiva, in particolare dei paesi in via di sviluppo, che non li sottovaluterei in termini di effetti devastanti delle politiche commerciali. Anche su questo proprio un rapporto recente del Lugtad mette in evidenza come sono le economie più vulnerabili a essere colpite da queste politiche commerciali. Secondo principio, secondo me importante, da risabilire, se vogliamo, pregiudizio da smentire, è quello mercantilista, cioè questa idea, devo dire, tema appunto a proposito di convergenza, vengo da un panel sulla cooperazione industriale, Cina, Europa, Stati Uniti, questo è un tema che è stato ribadito da tutti i relatori, ma l'idea che è basata se volete su due principi, il mercantilismo, ciò che conta è esportare, non importare, e quindi ciò che conta sono gli attivi commerciali, peraltro attivi commerciali, appunto secondo aspetto, solo delle merci, come se non esistesse niente altro nella bilancia di pagamenti, negli scambi e nei flussi che reggono le relazioni economiche tra paesi e tra diverse aree. Ma verrebbe a dire, proprio la storia americana sembrerebbe dimostrare che un passivo commerciale ha fatto crescere l'economia americana, il passivo commerciale c'era dagli anni 70, l'economia americana, è cresciuta a un tasso doppio dell'Europa che invece è un attivo commerciale, vabbè che uno potrebbe dire che la Cina, che invece è un attivo, è cresciuta, però voglio dire, anche questo aspetto, anche perché non c'è appunto, da un lato non ci sono soltanto le merci, ma ci sono anche i servizi, il caso appunto che anche nei rapporti bilaterali, mentre diciamo abbiamo un attivo di 200 miliardi, abbiamo un passivo nei confronti degli Stati Uniti di 100 miliardi, ma attenzione c'è un altro aspetto da considerare, e che riguarda anche questo tema che è venuto fuori in questo panel, l'organizzazione internazionale della produzione. Voglio dire, ci sono molte imprese americane nel mondo, che producono nel mondo e quindi magari sono, pensate nell'ambito dell'elettronica, il 50% delle importazioni negli Stati Uniti dalla Cina sono di imprese americane. Infatti è stata messa da Amirino con un dazio di potenziale del 25%. Torniamo dopo, Corot, perché siamo arrivati già a metà del tempo, volevo coinvolgere, intanto ci è raggiunto Alice Rovati che è appunto il rappresentante di altro consumo di Trento, grazie per essere con noi, dicevamo prima, Brando Benifei è andato negli Stati Uniti, no? E tra l'altro magari lei quando ha assunto questo ruolo di rapporti con gli Stati Uniti ed Europa diceva, va beh siamo alleati, comunque è un percorso in discesa, abbiamo gli stessi valori, sono tutti simpatici, comandano i democratici, adesso i democratici non comandano più, i repubblicani non sono più neanche quelli di una volta se vogliamo dirla tutta, e ci troviamo in una situazione in cui ogni giorno le cose cambiano, tra l'altro cambiano anche i valori se vogliamo, perché stanno accadendo delle cose, Venecito alcune, ma a me ha colpito perché una democrazia compiuta, io non l'avevo mai vista, cioè 400 milioni di dollari di aereo donato dal Catara a un presidente, noi qua dobbiamo rendicontare le cravate, se la Meloni riceve un full hour, dopo i 100 euro mi pare debba rendicontarlo, la famiglia di Trump opera direttamente nelle criptovalute e Trump un giorno o un giorno anche commenta sulle criptovalute, e uno o no a mercati aperti Trump fa degli annunci che fanno crollare le borse, e l'altro giorno la Casa Bianca ha indicato un suo amico dicendo ecco questo signore è stato rubato un video, ha guadagnato ieri 500 mila dollari, perché è chiaro che se tu sei lì e sai che Trump sta per dire 50% di dazze all'Europa, scommette al ribasso sulle borse, male non vai, male non vai. Allora io vorrei tanto da Benifai capire questo viaggio che cosa ha portato, voi avete, lei ha parlato con delegati democratici, ha parlato anche con l'ex-speaker della Camera Nancy Pelosi, e vabbè però fin lì possiamo capire che cosa ne pensa di Trump, mi interessa capire cosa pensano i repubblicani e come andrà a finire secondo lei di Bartiton. Intanto grazie di questa opportunità, grazie a altro consumo, perché penso e proverò a inserirlo in questa risposta alla domanda che mi ha fatto, anche sia molto importante questa prospettiva dell'impatto sui consumatori, dato che di questo tema ne parliamo da ogni angolo, insomma, io credo che dalle interlocuzioni che ho avuto, qualcosa sul tema anche dell'impatto per i nostri consumatori, lo posso dire. Intanto per rispondere appunto alla domanda, sì, ho interlocuito con rappresentanti repubblicani oltre che democratici e la prossima settimana tornerò per una missione tutta con l'amministrazione, quindi parliamo solo con i pezzi del governo americano che si stanno occupando del tema, perché come si è capito quando noi siamo stati ad aprile la negoziazione era molto accentrata sulla Casa Bianca, in particolare sul consigliere Navarro di Trump, tanto che mentre io ero lì al congresso in quelle ore c'era stata una scena molto imbarazzante, è avvenuta circa metà aprile, quando Trump ha annunciato il ritiro temporaneo parziale, ricordiamolo, perché sono in vigore ancora i dazi al 10% trasversali e il 25% su acciaio, alluminio, automobili, questa è una cosa che c'è uno stoppai dazi, è solo molto parziale, in realtà in una parte è già in vigore, sono stati bloccati quelli che vengono chiamati dazi reciproci, cioè quelli aggiuntivi, quelli presentati con quel tabellone che tutti abbiamo visto, ma diciamo in questa tregua che durerà fino a luglio l'annuncio è stato fatto mentre il rappresentante del commercio degli Stati Uniti, Grir, era a fare un'audizione al congresso ignaro del fatto che il presidente avrebbe da lì a breve annunciato il ritiro, quindi è stato massacrato ovviamente perché è stato informato un quarto d'ora prima e stava facendo un'audizione durante l'audizione e stava dicendo che i dazi sarebbero continuati, quindi ha dovuto correggere in corso d'opera, veramente imbarazzante vedere anche i video di questa discussione. Oggi siamo in una fase diversa, lo dicono tutti gli analisti, gli osservatori e l'abbiamo visto anche nel lavoro che è stato avviato dalla Commissione Europea di dialogo, dal comissario Shevkovic in particolare, e cioè l'insieme dei pezzi dell'amministrazione americana è coinvolto, il dipartimento del commercio, il dipartimento del tesoro, è molto importante il ruolo di Besant perché questo tema dell'acquisto dei titoli di Stato americani è un po' il grande elefante nella stanza della trattativa e lo stesso Greer nonostante la figuraccia che ricordavo. Perché dico questo? Perché anche l'annuncio di Trump che avete visto ha detto raccomando il 50%, va letto un po' in questa chiave del negoziato, il tentativo, in qualche modo questa mossa di Trump è stata spiegata nelle ore successive da Besant proprio, dal segretario al tesoro, che ha evidenziato come con circa 40 paesi ci sono negoziati in corso che a suo dire stanno andando bene, il che tradotto io credo vuol dire stanno accettando molte delle richieste americane unilaterali, io vi posso dire che con alcuni paesi ho avuto modo di discutere direttamente e mi è chiaro qual è il problema, perché ci sono paesi che pensano che senza l'ombrello americano di sicurezza rischiano un immediato effetto problematico per pezzi dei loro territori e quindi in qualche modo cedono a l'accertazione di dazi molto più alti che vengono motivati, lo spiega bene Besant in quella dichiarazione post annuncio di Trump perché la questione, ne parlava prima il professore, in qualche modo anche la falsità di questa impostazione ma viene rilanciata l'idea del gioco assomma a zero e quindi della necessità di mettere dazi per aumentare gli export americano verso gli altri paesi compreso l'Europa. Allora in questo scenario viene detto che con alcuni paesi stiamo avanzando, l'Europa si comporta male, allora perché si comporta male? Perché noi abbiamo rilanciato di fronte a un foglietto che è arrivato mi pare mercoledì, non di questa settimana, di quella prima, dagli Stati Uniti. Velocemente la Commissione Europea ha consultato il Parlamento Europeo e gli Stati membri e lunedì scorso ha inviato una risposta. Questa reazione di Trump è un po' la risposta alla nostra risposta, la nostra risposta sono circa 12 pagine di proposte che riguardano diversi ambiti, la riduzione di alcuni doppi controlli in corso e quindi la sburocratizzazione di alcuni passaggi, un'apertura a ragionare su materie fiscali, una discussione sul tema energia su cui già c'è un passo avanti, una offerta importante arrivata dal lato europeo sul tema Cina perché sappiamo che gli Stati Uniti vogliono securizzare alcune supply chains. Ecco ma questo è il punto secondo me, uno dei punti almeno, cioè il tempo. Però noi abbiamo rifiutato in modo chiaro di accettare il baseline tariff, il dazio base del 10% perché il messaggio degli Stati Uniti è dovete accettare che i dazi rimarranno alti anche dopo l'accordo e noi abbiamo detto questo per noi non è accettabile. Il tempo, il tempo perché tutti gli osservatori dicono ma non si è mai vista una trattativa di questo tipo che si possa chiudere in 90 giorni, il do around è fallito e sono anni ovviamente che lì è morto, però le trattative commerciali in 90 giorni, tra l'Europa e Stati Uniti. C'è un motivo secondo me, ha ragione, ma c'è un motivo perché Trump, e così arrivo appunto al tema dei repubblicani, ha una pressione interna. Io l'ho visto parlando con gli interlocutori sia politici che diciamo di contesto, i think tank più influenti che sono molto attivi a Washington e i parlamentari. C'è pressione perché ci sono distretti dei territori americani dove sono eletti i parlamentari. Ricoratevi che Trump diversamente dal passato non ha solo un piccolo margine al Senato che è molto frequente, ma un piccolo margine anche nella camera dei rappresentanti che non è così frequente. Quando un partito governa una delle due camere, la camera dei rappresentanti ingere la maggioranza di 30-40 parlamentari. Qui lui ha un margine di 3-4 parlamentari e questo già sta complicando molto la vita dell'esecutivo in congresso. A me lo hanno detto chiaramente, noi gli diamo ancora alcuni mesi, se però non arriva un risultato per cui l'Europa accetta in qualche modo delle misure e si trova un accordo, viviamo un problema per le aziende dei nostri territori, quelle che ci devono rieleggere alle midterms. Quindi la pressione politica su Trump c'è, tanto che io, forse esagero a dire questo, ma questa indicazione del primo giugno al 50% la vivo quasi come un bluff dal lato americano, perché mi sembra più un tentativo di dividere i governi europei e sperare che alcuni, per il timore che questa situazione poi si realizzi, cedino nella trattativa. Dove noi, per parlare dei consumatori, abbiamo detto una cosa chiara, non solo no ai dazi base alti, ma no anche ad accettare la richiesta unilaterale che è arrivata in modo molto chiaro dagli Stati Uniti di abbassare le tutelle dei consumatori, abbassarle sul cibo, abbassarle sulla situazione dello spazio digitale, delle AI, io ne sono occupato visto che anche nella scheda l'avete scritto che sono il relatore del regolamento AI europeo e anche rispetto ai prodotti, io mi sono occupato per esempio della sicurezza dei giocattoli, noi abbiamo prodotti anche di questo tipo che in alcuni casi non solo dalla Cina dove abbiamo tanti problemi, ma anche dal lato americano, abbiamo delle sostanze chimiche che noi non lasciamo che vengano messe in mano i nostri bambini, che in America sono permesse e quindi su questo io penso che facciamo bene a tenere in conto. Tornando da lei tra un attimo volevo fare un'ultima domanda a Corot sul tema della reindustrializzazione, perché l'altro giorno ero qui a Trento in uno degli eventi, un'azienda che produce piastrelle, loro hanno il 20% del mercato verso gli Stati Uniti, è un tema di competitività in questo momento in realtà non tanto legato ai dazi, loro quanto legato ai prezzi dell'energia non riescono ad essere competitivi perché da noi costa il 40% in più rispetto alla Spagna quindi non c'è soltanto un tema a Stati Uniti e Cina ma siamo poco competitivi anche rispetto ad altri paesi europei, però lui diceva se partono i dazi verso gli Stati Uniti cosa possiamo fare? Io devo andare a produrre lì. Allora la domanda, perché questo è uno dei temi, è una delle richieste, Trump ogni volta che c'è una azienda che dice a pronostabilimento lì amplifica l'annuncio perché la reindustrializzazione è uno dei suoi obiettivi. Io volevo capire in tre minuti se ci dice se questo può accadere in tempi rapidi, se è più un fatto ideologico o se può scatenare effettivamente un trend e invertire quel processo di deindustrializzazione in atto da anni tale per cui le aziende italiane che devono andare lì, il primo problema che hanno è io lì non trovo i fornitori. C'è molta ideologia evidentemente in questo, c'è molto appello più politico, attenzione un'area soprattutto delle regioni oltre che delle componenti sociali che sono state fortemente penalizzate certo dall'offshore delocalizzazione, globalizzazione, moltissimo dalla tecnologia sviluppata negli Stati Uniti che in realtà è cresciuta l'economia americana e che è cresciuta in modo molto diseguale anche dal punto di vista geografico. Io ho su questo un tema su cui ho anche lavorato in particolare, tutto il midwest che è stato davvero desertificato dal punto di vista industriale ed economico e ha fatto sparire soprattutto i talenti. Noi ci lamentiamo in Italia in partita della fuca di talenti, pensate lì c'è stata una vera migrazione interna verso le coste da parte soprattutto dei laureati e questo ha creato due effetti economici, non solo l'impoverimento in termini di reddito ma la perdita di valori anche negli asset che peraltro per gli americani sono importanti e pensiamo quelli immobiliari. Se pensate che una casa a New York costa 30 volte di più di una di Detroit, quindi voglio dire che nello stesso Paese abbiamo questi profondi differenziali, in ogni caso è possibile nel breve medio termine generare appunto una reindustrializzazione, assolutamente no, tenete conto che comunque negli Stati Uniti già oggi siamo intorno all'8% dell'occupazione manifatturiera, in Italia ancora siamo intorno al 20% come la Germania e attenzione, sta comunque discendendo, anche la Cina arriva a questo, cioè voglio dire l'occupazione manifatturiera nel mondo a tutti i livelli sta comunque calando, dopo l'amministrazione Biden che è stata politica industriale molto sostenuta, senza interrompere le politiche commerciali della prima amministrazione Trump, ha immesso tra Chips Act, IRA e vari altri interventi qualcosa come un triglione e mezzo di dollari sull'industria americana, l'effetto a quale stato si è ridotta la quota dell'occupazione manifatturiera sul totale, quindi voglio dire non è che non siano mancate iniziative di questo genere, detto questo attenzione il tema della manifattura non va sottovalutato, un tema vero e un tema in parte economico perché e questo ci fa capire l'importanza per l'Europa, per l'Italia poi per quest'area, insomma il nord-est se vogliamo in particolare, nel tenere questa base manifatturiera perché è una base di apprendimento tecnologico che serve anche ai servizi evidentemente, il fatto che in Cina si siano spostate in Cina, in Cina la gran parte di attività manifatturiere sta facendo spostare lì i processi di innovazione ed è importante al punto di vista politico, l'industria è stata anche un'occasione di crescita inclusiva, ha dato possibilità ad esempio a persone che non erano laureate, a persone che erano anche immigrate, anche questo forse va considerato, nella difficoltà di realizzare nuove attività industriali in un'economia che è sostanzialmente di piena occupazione bloccando i processi migratori, comunque l'industria ha svolto un ruolo importante nelle democrazie, ecco credo che sia importante anche in Europa interrogarsi su questo, cosa vuol dire la riduzione della manifattura che sta venendo comunque, ripeto, del mondo, l'Europa compresa rispetto alle democrazie, ecco credo che non sia, diciamo, non è solo un tema economico. Da questo punto di vista alcune delle politiche delle scelte di Trump sono per la verità controintuitive perché se hai un problema manifatturiero e vuoi portare a bordo però forza a lavoro non puoi fare la guerra agli immigrati come sta facendo e se vuoi sviluppare un'economia tecnologica e della conoscenza non puoi far la guerra ai talenti stranieri e mandarli via calci nel sedere come sta facendo adesso ad Harvard. Io volevo tornare su questo punto con Benifei e poi lasciamo uno spazio a voi in chiusura, quindi se avete qualche domanda cominciate già a finalizzarla. L'Europa, una grande fortuna che abbiamo, almeno dal mio punto di vista, è che non ci sono dubbi, il negoziato lo fa l'Europa non perché l'Italia non è capace, la Francia non è capace, ma perché la competenza, se è una delle poche grandi certezze dell'Unione Europea, è che la competenza sul commercio sta proprio lì. Quindi l'Italia non avrebbe alcun titolo per andare da Trump a dire sì, poi Trump può decidere che sul parmigiano reggiano non metti d'azzi ma li mette magari su quanto... però voglio dirla di questo. Comunque non lo ha fatto. Ecco, non lo ha fatto. Però volevo capire se sta accadendo invece quello che è uno degli obiettivi di Trump di Putin per un altro verso, cioè quello di dividerci. Perché quando vediamo i commenti, io ho visto alcuni commenti della politica italiana rispetto a questa operazione di Trump darsi al 50% qualcuno, non diciamo il partito, ma ve lo potete immaginare, ha detto ecco, l'Europa non sa negoziare. Ogni volta che l'Europa negozia, guarda che pasticci che combina. Ecco, allora, come va a finire? E l'Europa riesce a rimanere dal vostro punto di vista del Parlamento? Diciamo che è facile dirvi che in molte discussioni che ho avuto dove ho espresso le aperture, ma anche le rigidità nette che ho ricordato prima, a un certo punto qualche interlocutore, alcuni spazientiti, diciamo, devo dire che ne ho trovato tanti anche che non ti aspetti che ci danno ragione, diciamo in contesti privati. Ma qualcuno che si è spazientito, a un certo punto mi ha detto va bene, ma gli italiani per fortuna non la pensano tutti come te. Guarda cosa dice chi vi rappresenta, a livello governativo. Perché, per esempio, in Italia non è molto uscita questa notizia, però il comunicato congiunto con la Casa Bianca che la nostra premi era firmata quando è andata in Stati Uniti ha tra i vari passaggi anche un passaggio a difesa delle imprese americane che sarebbero state trattate male dall'Europa, che ci sono azioni protezionistiche, etc. In realtà è sempre il solito tema che si fa, perché è una cosa che si fa, in realtà è sempre il solito tema dell'andare contro la regolazione dello spazio digitale, il Digital Services Act, l'AI Act, etc. Quindi diciamo, il tentativo secondo me è tutto qua, proprio di colpire l'Europa, cercare di dividere, perché la Commissione Europea ha il ruolo di svolgere questo negoziato, non lo può fare nessun altro, ma i governi ovviamente provano a influenzare la posizione della Commissione e danno il loro contributo, è anche giusto che sia così. Però il tentativo di creare le condizioni, perché qualche paese, magari per ragioni anche legate alla struttura economica, per esempio un paese che ha una importanza nell'esportazione verso gli Stati Uniti, possa in qualche modo frenare una posizione comune. Io credo, per l'esperienza che ho avuto, che il linguaggio della forza è l'unico che viene capito. Quindi soltanto mantenendo, non solo una rigidità su dove è necessario e aprire dove si può, si può arrivare a un risultato, ma anche chiarire che noi potremmo fare delle scelte che oggi non facciamo, che potrebbero danneggiare moltissimo l'economia statunitense, perché se ci sono delle big tech americane, che fanno più ricavi in Europa che negli Stati Uniti. Se noi andiamo a mettere... In Irlanda soprattutto, grazie anche alle giudici. Certamente, ma anche come volume di affari complessivo in Europa, ce ne sono alcune che hanno più utenti, più consumatori, più revenue, anche solo pubblicitario, che negli Stati Uniti. Se noi andassimo a mettere come permetterebbe l'anti-coercion instrument dell'Unione Europea, dei limiti all'accesso ai servizi digitali, ai servizi finanziari, se accelerassimo con l'eurodigitale. Cioè, noi abbiamo una serie di misure rettagliatorie che a me pare che a Washington ce l'hanno chiare in tanti ambienti con cui ha avuto modo di discutere, tanto che in qualche modo la pressione per arrivare a un accordo con noi c'è. Io penso che dobbiamo avere i sangue freddo e i nervi saldi, perché una posizione estrema, come può essere il 50% al 1° giugno, non regge internamente negli Stati Uniti. In un minuto, l'ultima cosa, se ci dà un chiarimento sui passaggi tecnici, la Commissione firma un accordo con l'amministrazione americana. Questo accordo è immediatamente esecutivo e vincolante o deve passare dal Parlamento Europeo o dal Consiglio di Unione Europea? Dipende da che cosa viene deciso, perché se l'accordo riguarda i dazi, i livelli tarifari, la Commissione ha il potere di decidere su questo. Se si tratta di accordi che riguardano elementi che richiedono modifiche legislative o di atti delegati che hanno il ruolo in quel caso del Consiglio, noi troviamo un accordo che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attivرة che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che si tratta di un'attività che una posizione. Il Parlamento europeo è molto più simile, lo hanno studiato anche tanti accademici, al congresso americano perché la Commissione europea non ha alcuna dinamica, non nei poteri, perché la Commissione europea non ha alcun modo di imporci una decisione, non ha poteri, ci può solo proporre delle cose. Poi il Parlamento europeo ha un potere decisionale che sì, non può scavalcare i governi, ma può impedire i governi di decidere. Quindi in qualche modo il famoso diritto di veto che vigia all'interno delle discussioni del Consiglio su alcune materie però si può vedere in un'altra ottica anche nel ruolo del Parlamento, perché se il Parlamento europeo non approva delle modifiche di legge e io penso che noi non approveremmo, e la Commissione lo sa, modifiche che vanno a colpire i diritti dei consumatori, le tutelle su quello che mangiamo, beviamo, per fortuna su questo c'è un consenso bipartisan che va dai popolari fino ai verdi. Certo un pezzo della destra nazionalista ha fatto molto trampiana, ha fatto aperture anche su questo, ma rimane in una posizione minoritaria anche dentro il Parlamento europeo. Grazie, speriamo che non vada i voto del Consiglio europeo comunque di nessun tipo su questo tema, perché se serve l'unanimità per avere una provazione, l'unanimità già secondo me. Devo dire che c'è un'unità del Consiglio secondo me più forte di quello che sembra pubblicamente. Orban, vabbè, però vedremo. Grazie a Brando Benifei, io dirai la parola conclusiva ad Alice Rovati degli altri consumo di Trento prima di dare la parola a voi, prego. Buongiorno a tutti, dunque io ho preso tantissimi appunti, infatti sto cercando di selezionare quelli che sono i più importanti per concludere. Diciamo che due punti mi hanno colpito, allora prima di tutto la questione non è solo economica ma anche politica e quindi c'è una forte necessità che l'Italia si impegna a cooperare con gli altri partner europei, perché non è giusto subire solo le scelte ma dobbiamo, diciamo, essere presenti e farci sentire. Io questo lo dico anche sempre a scuola, insegno anche, quindi essere cittadini attivi, in questo senso noi Italia dobbiamo farci sentire. E il secondo punto, diciamo che dai nostri dati emerge che i cittadini non sono disposti a sacrificare gli standard dell'Unione Europea per ottenere la rimozione dei dati e quindi gli italiani sono ancora più intransigenti. Questo è un dato interessante, ancora di più è il fatto che le donne sono assolutamente inflessibili sugli standard ambientali e ci mostra un altro aspetto che è quello che l'integrazione europea ha creato valore e qui salta fuori l'altra parte europeissa che poi c'è in me insomma e quindi esiste una consapevolezza collettiva. Ecco questi sono i due punti che mi premeva portare a conclusione e che poi appunto io lavoro su questo festival quasi tutto l'anno ma poi cerco di riportare questi temi anche in altri sia sul territorio ma anche fuori regione, qui ci sono anche dei colleghi che vengono da altre regioni e cerco di replicare un po' i contenuti e io come ogni anno penso che l'evento sia stato un successo, ringrazio tutti i partecipanti sempre numerosi ovviamente i relatori che hanno arricchito l'incontro di oggi. Buon festival a tutti. Grazie, grazie Adalice Rovati, abbiamo cinque minuti quindi volevo dare la parola a voi, abbiamo credo un microfono in sala da girare, prego, raccogliamo magari un paio di domande e poi vediamo a chi arriva. Domande brevi, grazie. Potete aprire il microfono? Onorevole, dal suo linguaggio percepisco rigidità e inflessibilità che comunque può essere condivisibile o no ma visto l'estrazione di Trump che viene dal mondo dell'imprenditoria più che da quello della politica non sarebbe meglio anche uniti come Europa ragionare più da un punto di vista imprenditoriale perché se io penso alla visione di un imprenditore, qui a Trentoce sono tantissimi, loro vanno per ottenere dei risultati e quindi sono più pronti al compromesso. Non sarebbe meglio forse, anche visto appunto la personalità di Trump, andare più con quel punto di vista. Risposta a volante, questo facciamo anche l'altro. Guarda, io ovviamente parlo anche per la mia esperienza, per quello che vale, di negoziati. Io ho negoziato tante leggi con i governi. Secondo me l'impostazione di Trump è chiara, sparare altissimo per poi sapere che da qualche parte si arriverà. Io penso che in un negoziato in cui noi abbiamo delle carte che fanno malissimo al nostro interlocutore sono molto problematiche. Se noi andassimo a toccare i servizi e a Washington lo sanno, io credo che un po' di rigidità serve proprio arrivare a un risultato. Cioè non l'ho detto con chiarezza prima ma l'ho esplicito in modo chiaro. Io sono così convinto che un accordo con gli Stati Uniti è fondamentale che per arrivare, e penso che ci si debba arrivare, sono altrettanto convinto che per riuscire ad avere un accordo bisogna oggi essere durissimi nel dire su alcune cose non ci muoviamo. L'altra domanda? Ok, chiarissimo. Parlando alla strategia dei consumatori, il consumatore non è solo quello che compra ma anche quello che cerca in qualche modo di difendere i propri sparmi, magari il piccolo risparmiatore. Il solo 24 ore in prima pagina ricordava che martedì escono dei BTP a sette anni con un tasso legato a rinflazione. Lei prima parlava di possibili effetti deflattivi. Che ragionamento può fare un piccolo risparmiatore in questo scenario? Grazie. Intanto credo che la forza di consumatori, questo richiama anche altre considerazioni che sono state fatte, o meglio, la forza dell'Europa è anche nel suo consumo. 450 milioni di consumatori, peraltro buoni consumatori, credo sia un elemento di forza che però per diventare tale deve essere associata, visto che siamo in una associazione di consumatori, credo quindi ci c'è un ruolo importante. Ovviamente qua c'è anche la questione relativa al risparmio. Uno dei temi, non abbiamo affrontato ma voglio dire di cui si parla anche qua frequentemente in questo festival, è il fatto che se poi andiamo a guardare complessivamente la bilancia dei pagamenti, in realtà l'Europa continua a trasferire il proprio risparmio negli Stati Uniti nell'ordine di grandezza dei 250-300 miliardi all'anno che defluiscono dei risparmi europei e vanno agli investimenti, vanno a comprare asset liquidità, ad esempio il dollaro, vanno a comprare equity, vanno a fare appunto stock, ad esempio Apple che peraltro dopo l'iniziativa che abbiamo sentito, voglio dire hai visto che hai 100 miliardi, quindi allora vanno a comprare i bond ovviamente della Federal Reserve, cioè i titoli del debito pubblico americano che è arrivato all'astronomica cifra di 36 trigioni. Allora io credo che anche per i risparmiatori europei forse oggi valga considerare il risparmio europeo come fonte dell'investimento anche europeo. Ovviamente qua c'è un problema di strutture finanziarie, di mercati finanziari, però diciamo assumere maggiore consapevolezza della forza dell'Europa, come consumatori e come anche risparmiatori credo sia un aspetto fondamentale oggi, anche questo credo è uno dei possibili magari risultati positivi, perché no delle opportunità che questa situazione di crisi pone di fatto all'Europa. Grazie Giancarlo Carò e tra l'altro tra gli effetti collaterali c'è anche qualche effetto positivo di tutto questo attivismo di Trump, nel senso che l'Europa finalmente sta prendendo coscienza di un isolamento nel mondo maggiore rispetto a prima, si poggiava sugli Stati Uniti non soltanto per la difesa ma più in generale per un aspetto geopolitico che pare non esserci più, almeno non con questa presidenza, però i capitali in uscita dai tre giuri americani in effetti potrebbero trovare uno sbocco praticamente solo in Europa se i mercati crescessero e da lì da qui potrebbe, ci sono tanti se e tanti ma, potrebbe arrivare una spinta finalmente agli Eurobond, cioè alla creazione di un mercato di debito comune su alcune grandi tematiche, sulle transizioni gemelle ad esempio piuttosto che sulla difesa, grandi bond che possono in qualche modo rappresentare una via di sbocco per i risparmiatori, i grandi investitori istituzionali che escono dagli Stati Uniti. I piani ci sono già, serve la volontà politica e forse servirebbe in questa fase, lo dico io, però non lo dite voi, una leadership con delle figure di riferimento un po' più forti a livello comunitario. Io ringrazio i nostri interlocutori, Brando Benifei, Federico Cavallo, Giancarlo Colò, Marino Melissano e anche Alice Rovatti. Grazie a tutti voi per averci seguito, siamo nei tempi, buon festival a tutti, arrivederci. Arrivederci ragazzi.
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