L’arma, il valore della legalità e l’esperienza internazionale
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L’arma, il valore della legalità e l’esperienza internazionale
Il generale Salvatore Luongo riflette sull'evoluzione dell'Arma dei Carabinieri nel mondo digitale, sottolineando l'importanza di una legalità partecipativa e l'adattamento alle nuove sfide tecnologiche e sociali.
Buongiorno a tutti, un saluto. Ben arrivati a chi è in questa bella sala a Trento nel bellissimo palazzo della provincia con le opere di De Pero che rendono meravigliosa questa sala. Grazie al generale Salvatore Luongo che è il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri. Comandante, ben arrivato. Grazie a voi. Comandante, abbiamo tre quarti d'ora per una chiacchierata molto interessante. Perché credo che abbiamo un'occasione qui a Trento. Dentro tre giorni nella quale tutti i grandi temi dell'economia, della società italiana ma anche con una grande proiezione internazionale verranno affrontati, abbiamo l'opportunità con lei di guardare a una straordinaria realtà come quella dell'Arma dei Carabinieri e più in generale delle forze di polizia e di sicurezza, dentro un mondo che cambia. Dentro un mondo che cambia a grande velocità, in qualche modo obbligandoci anche a rivedere forse il concetto stesso di legalità che nel mondo digitale diventa un'altra cosa. Credo che interpretiamo al meglio lo spirito di un evento come il festival di Trento che il Sole 24h organizza con grande capacità, proprio se ci mettiamo su questo binario di riflessione. Perché il mondo va a una velocità pazzesca. La divisa dell'Arma dei Carabinieri ha i suoi colori di sempre ed è bene così perché le tradizioni contano. Però nel tempo presente bisogna starci. Grazie Roberto di questo spunto di riflessione che mi porta subito a guardare un po' al concetto di legalità. Vedete, o noi e noi forse a memoria, i più giovani no, ma noi che veniamo da altri tempi, abbiamo in testa la figura iconica dei Carabinieri Collodiani, no? Che corrono dietro a Pinocchio che scappa da Geppetto e cerca di bloccarli. Vedete, anche lì comunque si parte da un concetto perché i Carabinieri che corrono corrono perché hanno paura che il pericolo sia più grave. Cioè loro nella loro intenzione cercano di evitare un pericolo maggiore che era quello eventualmente di un cavallo in bizarrito. Vedete, come diceva Roberto Pocanzi, noi viviamo in un mondo di trasformazioni epocali in cui i cambiamenti sono talmente repentini che anche per organizzazioni così complesse come la nostra diventa difficile anticiparli. Il Carabiniere di per sé noi lo abbiamo sempre visto come un presidio di legalità, un qualcosa che è presente nella comunità, anche nelle comunità più lontane del nostro territorio, affinché possa garantire presenza e sicurezza. Ma oggi io penso che bisogna guardare un po' oltre, no? E cercare di mutare questa presenza in una presenza attiva, partecipativa. E come lo possiamo fare? Bisogna che i Carabinieri diventino anche garanti dei principi fondanti della nostra carta costituzionale. Quindi quei principi di democrazia, equità, giustizia, un salto generazionale. E per fare questo è opportuno che a tutti sia data la possibilità di capire come i Carabinieri svolgono il loro lavoro. Che non è solo un lavoro di prevenzione o repressione, ma un lavoro diverso, un lavoro che va a scandagliare le effettive necessità di una comunità. Vedete, se si riuscisse a percepire per tempo quale fosse effettivamente, o quale sarebbe stato, il limite della legalità rispetto alla sicurezza, allora questo nostro lavoro sarebbe molto più vantaggioso. Ecco perché la nostra deve essere una legalità, una partecipazione attiva, che deve partire dal basso, deve partire dalle scuole per esempio. Perché dalle scuole è necessaria quella svolta epocale che noi tutti ci aspettiamo, dalle università con cui abbiamo dei protocolli importanti per fare scambi di esperienza. E deve essere in grado di investire non solo in termini di risorse finanziarie, ma anche in termini di risorse umane. E quello che diceva Roberto Pocanzi, cioè partire dal fatto che noi comunque siamo un patrimonio valoriale, calcolate che i Carabinieri ci sono dal 1814, e sono stati sempre presenti, sono sempre stati garanti dello Stato. Ecco il messaggio positivo che noi dovremmo dare per cambiare l'approccio alla legalità è che le regole bisogna che siano condivise e partecipate. Ecco questa è la sfida che io penso i Carabinieri dovranno avere nel III millennio, facendo in modo che tutto ciò che riguarda la sicurezza diventi un patrimonio di tutti. Ecco vorrei approfondire un paio di passaggi che peraltro hai toccato anche già nel tuo primo intervento, ma che secondo me sono di interesse enorme e sono molto coerenti anche con la filosofia generale di queste giornate a Trento. Cioè, abbiamo alcuni protocolli per scambio di esperienze importanti con le università. Allora, noi qui, diciamo, non facciamo la tanto complicata, è evidente che il mondo nel quale ci muoviamo è un mondo nel quale, e l'Italia dei decenni che abbiamo davanti, è un mondo dove molta parte delle vicende economiche e quindi anche dei reati che ci vanno dietro, si svolge in una dimensione diciamo digitale per capirci. E dall'altra parte abbiamo un'Italia che anche dal punto di vista della sua composizione, diciamo, di popolazione, sta vedendo, è già iniziato, ma aumenterà l'inserimento nel mondo del lavoro, nella creazione di imprese. Se noi prendiamo i registri delle partite IVA e vediamo quanti sono i colori quali aprono una partita IVA e che hanno un nome e un cognome, diciamo così, che ci fa capire che quelle famiglie vengono da qualunque angolo del pianeta, in cui l'Italia del 2040 non è l'Italia di 40 anni fa. Allora, queste sono sfide epocali che chiamano secondo me a un tema che è quello su cui siamo felici di ascoltare la tua opinione, come portare dentro un corpo di grande e solida tradizione, anche operativa, con due secoli e dieci anni di vita e di attività, come portarci dentro tutto quello che serve per giocare perché il carabiniere del 2030 è un'altra cosa rispetto a noi? È un'altra cosa, è una sfida, è una sfida importante perché noi ci confrontiamo con delle percezioni diverse e anche con degli stimoli diversi. Pensiamo all'intelligenza artificiale, agli allocanitimi quantistici, allo spazio, all'underwater, tutto ciò che riguarda la cybersicurezza, nella prospettiva cyber defense e cyber investigation. Allora, oggi il mondo è digitale, fortemente digitale e l'economia si sta spostando da quello. Pensiamo alle criptovalute per esempio. Voi sapete che l'arma dei carabinieri oggi è l'unica forza di polizia ad avere un reparto specializzato per contrastare le criptovalute, ovvero contrastare non solo le criptovalute ma l'illecito utilizzo delle criptovalute. Ecco, quello che dici tu, come si fa a trarre giovani oggi affinché possano questi giovani alimentare una filiera positiva e trasferire le proprie competenze e la propria professionalità a favore della comunità che devono servire? Io ritengo che bisogna continuare a lavorare sui valori, Roberto, perché è fondamentale. Perché oggi il giovane più che mai ha bisogno di riconoscersi nei valori e nell'identità. E per fare questo però bisogna mettere in mostra un'organizzazione che sia attrattiva, quindi un'organizzazione moderna. Noi lo stiamo cercando di fare, facendo un'architettura organizzativa che consente per esempio una gestione dell'intelligenza artificiale in modo proattivo. L'abbiamo inserita nel nostro dipartimento di innovazione, dove abbiamo chiesto ai giovani di partecipare. Come abbiamo chiesto ai giovani di partecipare per esempio a un percorso di idee-arma. Cioè noi vogliamo investire in i giovani perché noi riteniamo che i giovani siano portatori di idee, idee sicuramente valide, che possono poi trasformarsi in azioni concrete. Abbiamo un problema, caro Roberto, il problema è il decremento demografico. Il bacino su cui noi lavoriamo oggi è un bacino inferiore rispetto a quelli che avevamo tanto tempo fa. Quindi il giovane è attratto da tante cose, ma quando non vede la capacità di identificarsi in un'organizzazione che sia funzionale alla propria crescita umana e professionale, l'allontana quell'organizzazione. E' più attratto dai facili risultati che dal sacrificio. Allora cosa dobbiamo fare? Dobbiamo investire nella formazione. La nostra formazione si basa su tre concetti fondamentali. Sapere, sapere essere, sapere fare. Ma tutto questo è in sintonia con una sorta di sviluppo di un'intelligenza culturale operativa. E mi spiego rapidamente. Cioè noi vogliamo formare dei cittadini, ma cittadini pronti a difendere altri cittadini. E per fare questo questi cittadini dovranno confrontarsi con un mondo che tra poco sarà completamente diverso da quello che stiamo vivendo io e te. Allora se mi chiedi se l'arma è pronta, l'arma non è ancora pronta perché ha bisogno ancora di correggere determinati modelli che non vengono del tutto condivisi. Però stiamo lavorando in un processo di contaminazione. Lo sai da dove? Dalle stazioni. Le stazioni carabinieri che diventano la nostra porta. Dove tutti i giovani dovrebbero cominciare ad andare e a guardare. Perché lì, se qualcuno di voi prossimamente sarà a Roma, noi a Roma nei prossimi giorni dal 4 al 6 faremo un villaggio-arma. Un villaggio-arma con multimedialità, con innovazione, ma anche con tradizione. Perché la combinazione virtuosa di tradizione e innovazione è la sfida del futuro. Io penso, e lo dico sempre, che l'arma dei carabinieri può andare verso il terzo minuto nell'eldo con una dinamicità e una prospettiva concreta se prende l'innovazione come motore e la tradizione come scudo. Questo secondo me è il futuro. Allora, è molto interessante questo. Io vorrei partire trasferendoti una sensazione proprio da questo approfondimento che hai fatto sulla stazione. Mi spiego subito. Adesso non mi trasformo in quello che non sono, cioè uno storico dell'arma dei carabinieri, perché non sarei in grado. Però, diciamo così, se mi passi la semplificazione. Il sindaco, il parroco e il marasciale dei carabinieri. In questo senza nulla togliere naturalmente le altre forze di polizia. Ma diciamo, è una rappresentazione che ha un suo perché. E questo radicamento territoriale è rimasto ed è un formidabile presidio di illegalità, poi ovviamente in collaborazione ognuno con le sue competente, con la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, la Polizia locale e così via. Bene. Fermo restando che avere più forze di polizia è un elemento di equilibrio democratico sul quale non c'è motivo di avere dubbio alcuno. Punto a capo. Detto questo, la distribuzione territoriale è un grande punto di forza. La sfida del nostro tempo verosimilmente però richiede di dedicare, quando dicevi prima del gruppo di lavoro sull'utilizzo criminale delle crypto ci hai dato una indicazione, probabilmente richiede di prendere un certo numero di risorse umane, quelle tra l'altro con gli skill adatti, e dedicarle a sfide tematiche molto precise, perché la complessità di queste sfide oggi non consente, diciamo così, di dedicare a queste partite il carabiniere come gli antibiotici a ampio spettro. Ci vuole, come anche in medicina, quello dedicato, questa partita è in qualche modo in corso? Sì, lo sapete anche dalla costituzione di questi reparti specializzati dedicati a particolari materie. Pensate alla polizia ambientale. Noi siamo l'unica polizia ambientale europea e mondiale, grazie all'assorbimento della polizia forestale. Anche questo è una sfida. Ieri proprio a Castelporziano, per esempio, abbiamo messo a dimora col Presidente della Repubblica dei semi per assicurare circa 4,5 milioni di piantumazione per assicurare rinvoltimento delle aree urbane e extraurbane. La sfida, per esempio, in questo settore, della transizione ecologica e della lotta ai crimini ambientali, è una delle sfide più importanti che dovremmo affrontare nel prossimo millennio. E come lo facciamo? Attraverso una specializzazione esasperata. Quello che tu dici, come anche la tutela del patrimonio culturale, noi non so se molti sanno che siamo gli unici ad avere i baschi blu della cultura. Perché nel tempo siamo gli unici che siamo riusciti, attraverso delle sinergie, a costituire un gruppo di eccellenze che ci vengono riconosciute dovunque. Nel mondo c'è un furto particolare che riguarda opere rubate, e in quel settore non ci sono altre competenze come le nostre. E quello che dici tu è giustissimo, ecco perché è opportuno che vi sia un travaso di esperienze. Nel senso, la scelta di far rimanere le stazioni come presidio di legalità e come presidio dello Stato, secondo me, a mio avviso, è una scelta inerudibile. Perché il cittadino ha bisogno di una presenza fisica e ha bisogno di riconoscersi in un'identità che è lo Stato. Però, come dici, fronteggiare dermiate evidenze e dermiate specificità ci comporta altissima specializzazione. Come possiamo innestare questi due meccanismi? Attraverso una formazione specifica, e la stiamo facendo, attraverso l'individuazione di particolari attitudini nel personale e attraverso, e questa è una terza novità che vi do, un reclutamento specifico. Molto interessante. E vi spiego, noi stiamo cercando nei giovani chi ha particolari skills, e quindi le reclutiamo direttamente per dedicarle a quella tipa di funzione. Che per noi è una novità copernicana, perché io vedo i giovani qui, cioè da noi uno deve fare il percorso, deve iniziare dalla stazione, poi dalla stazione deve andare al nucleo investigativo. Quelli non glielo puoi far fare così? E non glielo puoi, bravo. Le ammazzi? Bravo. Se noi dovessimo reclutare, diciamo, piccole professionalità e metterle a sistema in un percorso formativo in cui, io non so chi di voi è particolarmente esperto in cyber o in attività digitale, e tu lo metti a fare alla stazione il militare di servizio alla caserma, quello dopo due giorni dice io me ne vado, anche perché l'offerta fuori è assolutamente allettante. Scusa, non si interrompa per di questo, e non ci dimentichiamo che su una serie di professionalità, poi uno ha diritto ovviamente di lavorare tutta la vita, ma il meglio di sé lo si dà dai 25 ai 35 anni, per ovvie ragioni di velocità intellettuale e così via, quindi è quella la fase della vita in cui fargli fare il meglio. Vedi, questo è il tema dei temi, perché purtroppo noi ci confrontiamo con un reclutamento che è ancora insufficiente a ripianare gli organici, quindi il bilanciamento tra la necessità di adeguarci ai tempi attraverso dei modelli innovativi, guardate io penso che l'innovazione sia un percorso su cui non possiamo, non possiamo andare, cioè dobbiamo andarci per forza, non possiamo permetterci il lusso di non innovare, di non rischiare nell'innovazione, accettare il rischio perché altrimenti saremo perdenti. E allora come lo possiamo fare? Anche con reclutamenti specifici, cioè io penso per esempio a un reclutamento a tempo determinato, annualmente, dare la possibilità a questi giovani di confrontarsi con queste realtà, vedere se queste realtà per loro sono confacenti alle loro aspettative. Questa è la prima volta che la sento in assoluto? Sì, l'ho detto anche alla commissione difesa, dire il vero è stata un po' un momento, non dico critico, ma noi vorremmo rimettere al sistema i famosi carabinieri a suiliari, non so se qualcuno di voi lo conosce, è un sistema particolare, nella legge attualmente della difesa c'è un, non vi sto annoiare, c'è un articolo che ci consente di alimentare la riserva, quindi in questa riserva noi vorremmo fare la riserva volontaria dei carabinieri a suiliari. Questi carabinieri a suiliari potrebbero essere lo stimolo per trasmettere know-how e per fare in modo che i giovani, un giovane da 18 a 24 anni viene da noi, prova, noi lo abilitiamo, gli diamo tutte le competenze del caso, lo mettiamo in gioco, poi decide, se ritiene che quella sua vita è la vita che può percorrere anche per un brano, rimane, altrimenti si porta un bagaglio di esperienze e si rimette nel mondo civile. Allora, che mi pare un discorso di grande interesse, c'è anche il direttore del solo 24 ore che salutiamo, ciao. Ciao direttore, ciao. Tu ci stai dicendo, perché la tradizione, che appunto è con la lettera maiuscola, prevede che salvo casi eccezionali uno da giovane entra nell'arma dei carabinieri, ci fa la carriera e a un certo punto, quando è arrivata l'età della pensione, va in pensione. Tu ci stai dicendo, accanto a questo percorso tradizionale è arrivato il momento di inaugurarne uno molto più simile a un'esperienza di privatistica, di lavoro privato, per cui una professionalità si aggiunge al nostro pianeta per un tempo relativamente limitato, lo fa come esperienza professionale, e poi si fa il suo contributo, che può anche durare 1, 2, 3, 4, 5 anni e poi se ne va, è molto interessante, è qualcosa di simile a una introduzione di figure manageriali. E' quello che dobbiamo fare, perché noi dobbiamo fare in modo che ci sia contaminazione tra il nostro mondo e la società civile, non possiamo chiuderci, sennò, scusatemi, tutte le nostre organizzazioni, qui vedo i colleghi e ringrazio per essere qui, ci confronteremo con qualcosa che non è più aderente alla realtà, quindi abbiamo bisogno di innesti per spingere, una sorta di push up, spingi verso l'alto, perché i giovani ci possono dare questa spinta, è una forma con la quale anche il confronto con coloro che hanno deciso di fare una vita nell'arma ai carabinieri, tra questi io, io sono entrato alla Onziadella, avevo 15 anni, ho visto solo carabinieri nella mia vita, però ho avuto una fortuna, Roberto lo sa, di essermi confrontato poi con un mondo un po' più ampio, quello della difesa, quella delle istituzioni, quello del mondo esterno, ecco, noi abbiamo bisogno di essere contaminati, ma al momento stesso questa contaminazione può essere per noi un modello virtuoso da restituire alla società. Senti, questo confronto con la complessità ha secondo me anche un'altra dimensione a cui vale la pena dedicare un minuto di riflessione e soprattutto ascoltare il tuo pensiero, prendiamo due esempi molto evidenti così ci capiamo, due importanti città italiane, Prato e Monfalcone, non si può operare in difesa della legalità e della sicurezza a Prato senza avere dimestichezza con la comunità cinese, non si può operare a Monfalcone facendo lo stesso mestiere senza confrontarsi con una comunità islamica di molteplice provenienza da Bangladesh a molto alto, Bene, questa partita che è linguistica, culturale, di abitudini è l'Italia degli anni che abbiamo davanti, per esempio sarebbe interessantissimo avere un'idea di come si può affrontare il tema di quanti sono dentro l'arma o con delle collaborazioni esterne quelli in grado di interloquire con lingue di altri posti, Anche questa è una sfida gigantesca da tremare i polsi, però inevitabile? Inevitabile e noi la stiamo affrontando, consentimi di non dare numeri perché sono anche attività un po' riservate anche perché noi dobbiamo evitare che chi si confronta con noi con altre finalità non abbia un vantaggio commutativo, Non c'è dubbio Quindi consentiti di non dare numeri, ma noi sapete che abbiamo dei reparti di eccellenza che svolgono attività investigativa a altissimo livello insieme alle altre forze di polizia che sono assolutamente in sinergia con noi, faccio l'esempio del raggruppamento operativo speciale, qui vedo anche lo saluto il comandante del RAC di Trento, grazie per essere qui, Sono reparti che al loro interno hanno professionalità e personale che ha una certa esperienza linguistica e anche conoscenza, Dico qualcosa che non so se poi sbaglio, il collega mi riprenderà, noi abbiamo già operazioni di undercover virtual, undercover su tutti i fronti, questo per attingere sia il know-how ma anche la capacità linguistica, Ecco su questo hai colpito nel segno Roberto che mi sta veramente mettendo a dura prova, grazie però, i tuoi stimoli sono veramente profondi e significativi, Noi dobbiamo dar corso a una formazione mirata, la formazione è una leva strategica, è un processo abilitante che è trasversale e deve assicurare a tutte le nostre componenti il massimo della capacità, Nel momento della formazione linguistica, tu devi sapere che presso le nostre scuole ci sono tre fasi di formazione linguistica, la prima è quella elementare, la seconda è di specializzazione, La prima e la terza viene fatta per gli ufficiali che frequentano il corso superiore, il corso di istituto, dove svolgono invece un corso intensivo a seconda delle proprie capacità, Noi abbiamo un personale che parla tranquillamente il cinese, l'arabo nelle varie sfaccettature, è anche il cinese, voi sapete c'è il mandarino, poi ci sono dei dialetti particolari, quindi non è facile, Ovviamente cerchiamo di concentrare questo personale dove c'è necessità, se noi dovessimo parlare oggi con l'autorità giudiziaria, che cosa ci direbbe l'autorità giudiziaria, grazie al Procuratore per essere qui con noi, grazie alla sua presenza? Ci direbbe, io voglio a prato tutto personale che parla il cinese, il Procuratore Tescaroli ci direbbe questo, ci direbbe oppure personale che abbia una particolare attitudine a motivare gli usi e i costumi, perché io aggiungo alla tua riflessione giusta delle skill linguistiche, anche le skill culturali, Perché vedete un'attività in indagine che si va in un certo settore ma anche di conoscenza non deve presupporre dalla capacità che ha l'operatore di immedesimarsi in quella cultura e quel modo di pensare, vi faccio così giusto per rendere meno un'esperienza personale, Io ho svolto la mia attività iniziale in Calabria e ho avuto la fortuna e anche l'onere di dirigere per un periodo il reparto che fu creato per contrastare i sequestri di persona, erano gli anni dei sequestri di persona, Cella, Don Casella, Marco Fiora, Label Castro, alcuni liberati, conoscete un po' le storie, i più giovani no, ma se vanno su internet se le vanno a guardare e vedono, e noi avevamo un problema, non capiviamo i dialetti quando sentivamo le intercettazioni telefoniche tra coloro che erano pronti a spostare da una parte all'altra il sequestrato o a ingaggiare l'incontro per lo scambio di denaro, perché i dialetti non erano solo dialetti locali, ma erano dialetti della cosca, quindi già all'epoca avevamo queste difficoltà, e noi che cosa facevamo? e anche all'epoca, consenti che ero un innovatore perché chiesi al comando generale, e tu sai che le resistenze che esistono al comando generale per queste cose, di inviarmi militari che erano originali del luogo, però poi i risultati mi hanno dato ragione, ecco dovremo fare anche questo, e dovremo cominciare a guardare anche al reclutamento in questo settore, cioè cominciamo a vedere la possibilità di reclutare anche da quel bacino lì, dandogli delle possibilità, delle opportunità, quale potrebbero essere le opportunità varie, ma dobbiamo cominciare a pensare anche in questa direzione. Allora comandante abbiamo 9 minuti, possiamo impiegare bene, intanto affronterei un tema, sorrido, perché è un tema in realtà serio e anche molto interessante, però una riflessione su uno degli argomenti mitici in materia di sicurezza e di attività delle forze di polizia in Italia, che è il mitico coordinamento tra le varie forze di polizia. Il tema anche qui ci permetterebbe di stare qua alcuni mesi, ovviamente essendo comunità umane diciamo così non possono che trasferire nel loro lavoro in comune tutte le caratteristiche degli esseri umani, però poi il tema ha anche una serie di aspetti molto interessanti. Devo dire negli ultimi anni mi sembra che il tema ha un po' perso di problematicità, o sbaglio? No, è centrato, ne parlavo poco fa con il prefetto, che ringrazio ancora una volta per essere venuto a essere qui con noi. Io penso che oggi l'Italia abbia un modello di coordinamento compiuto. La legge 121 ha dato i risultati che noi tutti ci aspettavamo sostanzialmente, perché vede nel Ministro degli interni l'autorità nazionale e pubblica sicurezza che attraverso il lavoro di coordinamento, di direzione, ma anche di indirizzo del Dipartimento di pubblica sicurezza consente secondo me di valorizzare la situazione. E quindi di realizzare ogni forza di pulizia nelle sue specifiche competenze. E questo si riesce ancora di più mettendo a sistema i comparti di specialità. Secondo me è lì che dobbiamo mantenere la barra dritta. Cioè ognuno di noi deve continuare a fare quello per il quale è più portato o quello per il quale la legge gli ha attribuito delle specifiche competenze. E mi spiego. A me, francamente, non mi viene in mente di fare il carabiniere di controllo nelle linee ferroviarie. La Polizia ferroviaria è una competenza specifica della Polizia, e deve essere questa. E penso che ormai è assodato a livello internazionale, ma a livello nazionale, che la tutela del patrimonio culturale è una competenza specifica dell'Arme ai Carabinieri. Ecco, se tutti noi avessimo consapevolezza, ma l'abbiamo, che la Polizia dei comparti di specialità è un valore aggiunto ed è un settore cruciale su cui dobbiamo investire, già questo è un passo avanti. Come nel controllo del territorio, ormai sono quasi sul territorio nazionale, i piani coordinati di controllo del territorio vanno benissimo, quindi come anche l'interconnessione tra le nostre centrali operative. Un esempio plastico è stato l'ultimo evento che abbiamo vissuto a Roma per la morte del Papa Francesco, l'intronizzazione. Noi abbiamo affrontato qualcosa di unico. All'inizio eravamo 186 delegazioni estere, su esigenze, perché coincideva anche con il giubileo, quindi con due manifestazioni importanti. Uno era il giubileo degli adolescenti con un afflusso di gente notevole a Roma. Questo è stato un esempio plastico di come funziona il coordinamento tra le forze e la Polizia. Penso che è un coordinamento che ha la sua vitalità e può solo migliorare, non peggiorare. Molto dipenderà anche da come sul territorio le mie attività verranno svolte. Tutti sanno che noi siamo più portati a svolgere i nostri compiti al di fuori dei centri urbani, mentre la Polizia di Stato all'interno dei centri urbani. La Guardia e Finanzie ha delle competenze specialistiche in materia economico-finanziare uniche, sono degli specialisti che ci invidiano tutto il mondo. Per cui su quei settori non dovremmo avere nessuna difficoltà. Se dovessi fare così una proiezione anche critica, perché io sono sempre pronto a mettermi in discussione, consente che molto dipende anche dalle persone. E dalla convinzione con cui veniamo ad assolvere i nostri compiti. In questo momento storico io penso che non c'è nessun problema, nessuna criticità. Come dici tu abbiamo vissuto dei momenti in cui tutti cerchiamo di correre per caparrarci l'attività investigativa. Nessuno meglio di giornalisti. Grazie anche al coordinamento dell'autorità giudiziaria. Voi sapete che noi svolgiamo indagini dietro il coordinamento dell'autorità giudiziaria. Anche l'autorità giudiziaria sa a chi dare i compiti, sa coordinare, sa indirizzare. Per cui io penso che sotto due piani, sotto il piano investigativo l'autorità giudiziaria consente un coordinamento fattivo. E l'altro sotto il problema del controllo del territorio, dell'ordine della sicurezza pubblica, l'autorità IPS ormai sa come svolgere al meglio l'appropriazione. L'altro questo tema del coordinamento e dei passi avanti compiuti ci permette anche di ricordare che poi alla fine in ogni realtà territoriale il prefetto finisce in qualche modo per quasi sempre con successo. Poi naturalmente le cose sono anche complicate, però diciamo a svolgere anche questa funzione di avere istituzionalmente il tavolo in cui questo coordinamento si manifesta. Abbiamo tre minuti e io li vorrei dedicare a questo. Facendo un salto anche generazionale per una lunga stagione della vita italiana, quella del secondo dopoguerra, diciamo dalla fine degli anni 50, inizio degli anni 60, fino almeno agli anni 80-90, le forze e l'ordine hanno vissuto un rapporto difficile con le nuove generazioni ed erano essenzialmente oggetto di contestazione, che ha anche costata la vita a un sacco di persone negli anni più bui della nostra recente storia. Secondo me il XXI secolo ha ribaltato questa logica e oggi secondo me per ragioni anche identitarie, per un cambiamento culturale, oggi penso dalle università e percorsi di studi, oggi l'idea di fare una vita di lavoro e di esperienza nelle forze dell'ordine e nell'arma dei carabinieri è una cosa che la stragrande maggioranza dei giovani guarda con favore e con un favore molto più grande di quello che era ad esempio nella mia generazione. Ecco vorrei chiederti una riflessione finale su questo, perché secondo me è un elemento, una leva da usare al massimo. Sì, in effetti un po' l'approccio al mondo delle forze armate e delle forze di polizia è cambiato nei giovani, perché forse i giovani si sono resi conto che quei giovani non erano altro che loro stessi in un'altra dimensione. E quindi c'è maggiore consapevolezza del ruolo e anche della missione che le forze di polizia, le forze armate svolgono a favore del Paese. Dobbiamo sfruttarla, sì, ma bisogna dare delle prospettive. Vedi, oggi il giovane e io frequento le università, frequento i giovani spesso perché, come dicevo, il loro genio creativo io me lo vado a catturare, perché è fondamentale. I giovani però vogliono capire oggi, più che mai, qual è il loro futuro e hanno bisogno di avere delle comfort zone, dove lavorino in una prospettiva di crescita, prima di tutto umana e professionale. Ecco, oggi il nostro salto generazionale, dove effettivamente potremmo fare una proiezione futuristica, è la capacità di rendere le nostre scuole moderne, attrattive e pronte ad accettare le giovane generazioni per quello che sono, non per quello che noi vorremmo che fossero. Cioè, le forze armate, le forze polizie, devono capire che quei giovani saranno il futuro e su quei giovani che noi dobbiamo investire, senza partire dal pregiudizio o dalle vecchie retoriche che hanno fatto della militarità o del comparto un limite. Comandante, direi che abbiamo impiegato bene i nostri tre quarti d'ora e quindi grazie davvero per le tante informazioni molto interessanti che abbiamo ricevuto e per chi ci segue dalla sala o dal remoto, buon festival, ci sono un sacco di appuntamenti interessanti da qua a domenica, non perdeteli. Grazie a tutti. Grazie a tutti i miei amici
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