La ricerca del futuro fra pubblico e privato: un bivio per l’Europa
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La ricerca del futuro fra pubblico e privato: un bivio per l’Europa
La ricerca è la base della competitività italiana e europea. Fondazioni private investono in innovazione, ma il sistema deve migliorare per attrarre talenti e sostenere la crescita.
dedicato a una delle aree chiave del nostro futuro. Noi oggi e in questi giorni stiamo parlando di futuro dell'Europa, scelte fatali, l'Europa al bivio, chiaramente leggendo i giornali vedete i temi di cronaca, oggi ancora una volta l'ha detta Trump con la minaccia dei dazzi al 50%, ma se usciamo dal contingente, se usciamo dal day by day è chiaro che in Italia e in tutta Europa il futuro è qui, nelle persone che vi presento tra poco, perché noi parliamo di ricerca, parliamo di ricerca che è poi la base su cui le imprese, il paese riesce a essere competitivo facendo cose nuove diverse rispetto agli altri e migliori. Negli anni l'abbiamo fatto noi in Italia, siamo competitivi, se vendiamo 620 miliardi di prodotti all'estero è perché battiamo gli altri nelle gare e quindi riusciamo a essere bravi in ciò che facciamo, non soltanto nei brand noti ma anche nei macchinari, nella meccanica, e però per alimentare questo devi riuscire a fare cose diverse rispetto al passato, oggi c'è un'accelerazione incredibile su tutti i campi, nella medicina, nell'elettronica, il mondo digitale, l'intelligenza artificiale, l'energia, c'è una trasformazione che accelera, quindi tutto quello che probabilmente accadeva prima in 10 anni oggi magari cambia in due e noi grazie alle fondazioni che vi presentiamo oggi riusciamo in qualche modo con fatica e ne parleremo a tenere il passo di questa trasformazione e servirebbe naturalmente però insomma già qualcosa è in campo, l'idea di questa tavola rotonda era quella appunto di mettere insieme le maggiori fondazioni italiane private che fanno ricerca, che riescono a dirottare centinaia di milioni di euro all'anno in questo settore con dei risultati tangibili, ne parliamo con Daniele Finochiaro che è consigliere delegato della fondazione Ayrk per la ricerca sul cancro, Francesca Pasinelli, consigliere di amministrazione della fondazione Teleton, Giorgio Metta amministratore delegato e direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia, Ferruccio Resta che gioca in casa perché è presidente della fondazione Bruno Kessler qui basata a Trento, Gianmario Verona che è presidente della fondazione Human Technopol. Allora partiamo da qui, partiamo dall'Iyrk e partiamo dall'Iyrk con Daniele Finochiaro, l'Iyrk è interessante perché c'è stata un'accelerazione fortissima, è la più antica tra l'altro di queste fondazioni quindi partiamo da lui anche per motivi di età, 60 anni festeggia quest'anno perché è stata fondata nel 1965, ha raccolto da allora 2 miliardi e mezzo di euro, 2 miliardi e mezzo che insomma non è una finanziaria ma insomma è una cifra importante dedicata alla ricerca, ma l'aspetto interessante Finochiaro è che l'accelerazione c'è stata proprio adesso, negli ultimi anni, la vostra raccolta grazie alle donazioni di tutti noi vi sta portando ad avere risorse aggiuntive. Questo è un esatto buongiorno a tutti, 60 anni sono della fondazione, non sono miei quindi io sono qui soltanto da poco tempo e raccolgo i frutti di quanto è stato fatto nel tempo, si parlava di 2 miliardi e mezzo come raccolta degli italiani che sono stati destinati a finanziare la migliore ricerca italiana oncologica e oggi Iyrk finanzia il 70% della ricerca indipendente oncologica in Italia, li finanzia come? Attraverso la sensibilità di tutti i nostri donatori ci sono 4 milioni e mezzo di sostenitori, 4 milioni e mezzo di sostenitori vogliono dire che ci sono delle persone che fanno affidamento sulla speranza nella ricerca perché la cura di oggi è frutto della ricerca di ieri e la cura di domani è frutto della ricerca di oggi, quindi è come se la sensibilità dei cittadini fosse molto più alta rispetto a quella delle istituzioni sulla ricerca, 4 milioni e mezzo di persone che donano parte delle proprie ricchezze anche con singoli euro che vengono destinati quando facciamo le nostre manifestazioni di piazza fanno capire come questa speranza e questa ricerca come passaporto per il futuro sia chiara a tutti. A volte si parlava dell'eccellenza del sistema italiano, il sistema italiano è fatto di grandi eccellenze nonostante un ecosistema della ricerca che non sia così perfetto anzi avrebbe tanto da migliorare e la domanda che dovremmo tutti porci è come potrebbe essere questo paese se avesse un ecosistema e una regia sulla ricerca e se la ricerca fosse veramente al centro del dibattito? Il nostro futuro è basato su quello, vediamo i giovani che vanno via e con grandissimo dolore siamo in un momento di glaciazione democrafica quindi facciamo pochi figli e cresciamo molto poco. Su questo 150 mila giovani ogni anno lasciano questo paese il 48% di laureati e questo è un impoverimento del tessuto economico, del tessuto conoscitivo, del tessuto delle competenze italiane pazzesco. Ecco questo è un tema interessante tra l'altro proprio pochi giorni fa l'Istat ha rilasciato dei dati anche con un trend storico più ampio quindi nei 10 anni mi pare che in termini di netti cioè laureati netti tra quelli che entrano e quelli che escono abbiamo quasi perso 100 mila persone di cui nel 2023 più di 20 mila siamo al record storico. L'aspetto interessante è che noi abbiamo qualche argine a questo perché i vostri progetti di ricerca e poi ne parleremo anche con le altre fondazioni vanno a finanziare proprio anche questi aspetti cioè i giovani e i ricercatori che in qualche modo possono sfruttare questi fondi. Tra l'altro mi pare che se ho segnato giusto quest'anno voi avete raccolto circa 140 milioni all'ultimo giro quindi forse è il record storico addirittura per fare cosa? È il record storico perché gli italiani ci hanno dato tanto di più perché credo ancora di più sulla ricerca. È importante quello che facciamo perché l'AERCA è la spina dorsale della ricerca oncologica italiana e della prima charity in Europa. Quello che sembra essere però un primato secondo me è frutto di una inefficienza. In altri paesi che sono più strutturati sulla politica della ricerca probabilmente non c'è bisogno di una AERCA che finanzi il 70 per cento quindi direbbero gli economisti che è un government failure. Quindi gli italiani rispondono a una carenza del sistema e questo è un dato positivo per la sensibilità ma è un dato anche molto negativo perché si potrebbe fare di più. Nel nostro piccolo con 142 milioni che sono tanti paragonati anche a quello che viene messo nel PON, il Piano Oncologico Nazionale, cerchiamo di finanziare tutte le fasi della ricerca italiana. Dalla ricerca di base ci stiamo muovendo sempre più verso quella translazionale quindi che arrivi sempre il più eletto del paziente e da un certo punto di vista possiamo dire che accompagniamo la crescita dei ricercatori perché si parte dalle borse di studio per gli studenti molto giovani in Italia, borse di studio per studenti giovani che vogliono andare all'estero per perfezionarsi e sempre in questa fase cerchiamo di riattrarre i cervelli con, quest'anno ne abbiamo riattratto 300 per finanziamo un laboratorio di ricerca indipendente all'interno dei centri di ricerca che già esistenti quindi una modalità per fare ritornare questi cervelli purtroppo la bilancia dei cervelli che entrano con quelli che escono è molto a detrimento dell'Italia. È una goccia nell'oceano quella che mettiamo, andrebbe fatto un programma più strutturato anche probabilmente in questa fase in cui i ricercatori negli Stati Uniti non si trovano così bene probabilmente andrebbe fatto un po' di più come regia e su quello quindi noi facciamo tanto grazie alla giornalità degli italiani però qualcosa in più andrebbe fatto. Ecco tra l'altro è stato posto anche un tetto a quello che è la donazione quindi in realtà c'è questo il sul 5 per mille noi tutti insomma abbiamo poi nella dichiarazione dei redditi scegliamo l'ente a cui attribuire questa quota però in realtà non è poi detto che tutto il 100% arrivi in questa condizione perché il governo in maniera abbastanza inspiegabile ha posto un tetto e oltre quel tetto insomma i soldi vanno altrove. Che ne pensa? Uno dei successi del terzo settore in Italia deriva dal fatto che c'è lo strumento del 5 per mille uno strumento che c'è dal 2006 quindi lungimirante quando è stato messo all'inizio la sensibilità dei cittadini non era così alta quindi non tutti firmavano ora le firme aumentano sempre di più perché si è capito che uno strumento molto valido però purtroppo è rimasto un tetto ad oggi di 525 milioni di euro l'anno per tutte le organizzazioni del terzo settore è stato sforato lo scorso anno di 25 milioni sarà sforato quest'anno di una cifra ulteriore e quindi quello che accade che quando che vengono ripartite tra gli enti del terzo settore soltanto i 525 milioni al di sotto del tetto. E gli altri dove vanno? E gli altri vanno nel grande bilancio. Quindi non ha una struttura dedicata per dire al sostegno a ricerca, disabilità, altro? Assolutamente no. Perfetto, perfetto nel senso no assolutamente non è perfetto. L'Europa ecco perché poi l'aspetto positivo secondo me di questa fase diciamo innescata da Trump su altri versanti perché non era questo sicuramente il suo obiettivo però l'aspetto positivo è stato quello di far trovare l'Europa un po' più sola, un po' più sola nella difesa, un po' più sola nel commercio, un po' più sola nell'affrontare le sfide dei vicini non troppo gradevoli che abbiamo in Europa e anche nella ricerca e nello sviluppo probabilmente abbiamo capito che c'è da fare qualcosa di più. Qualcosa è già stato fatto impostando un chipset per esempio mettendo dei soldi nello sviluppo dei microprocessori naturalmente poi non sono sufficienti per fare quello che l'Europa vorrebbe fare però ecco forse c'è la sensazione almeno io ce l'ho volevo chiedere un suo punto di vista che in effetti si sia capito che dobbiamo investire di più lì perché il futuro è lì. Io penso che l'Europa l'abbia chiaro che il futuro è lì però come singoli paesi dobbiamo capire che non bastano soltanto i soldi che si mettono nella ricerca ma sono importanti le condizioni che sono attorno. Possiamo cercare di attrare tutti i ricercatori che vogliamo, siamo un bel paese però se poi il ricercatore non prospettiamo un ambiente di vita normale, una scuola internazionale che gli permette ai propri figli di poter crescere, non gli garantiamo di poter acquistare dei macchinari all'interno delle nostre governance e dei ricerche, devono comprare un microscopio oggi che poi tra due anni quando arriva è già obsoleto. Ci sono tante condizioni a contorno in cui bisogna cercare di fare di più e non è soltanto mettere delle risorse perché se no altrimenti perdiamo rispetto ad altri sistemi più attrattivi europei più attrattivi del nord. Grazie Finochiaro, andiamo avanti negli anni e andiamo dal 1965 a 1990 quando nasce la fondazione Telethon, quindi qui invulgerei Francesca Pasinelli. Qui il focus è le malattie genetiche rare e anche qui c'è una modalità di raccolta particolare e poi un utilizzo dei fondi anche in questo caso per sostenere dei progetti di ricerca, quindi io volevo che lei ci desse intanto due numeri vostri e poi che cosa state facendo con gli ultimi dati, siamo a 69 milioni di raccolta, anche in questo caso in forte crescita rispetto agli anni precedenti. Siamo più giovani ma comunque anche molto meno abili nella raccolta fonda di Ayrk e effettivamente molto a che vedere anche con la rilevanza della missione, noi ci occupiamo di malattie rare e quindi di malattie neglette proprio per la loro rarità, credo che esercitiamo un ruolo veramente sussidiario nella nostra funzione perché andiamo a coprire un vuoto di mercato vero, anche in paesi dove si investa moltissimo in ricerca e dove l'industria investa moltissimo in ricerca, la malattia rara per sua natura è una malattia trascurata proprio per la rarità e quindi noi esercitiamo un vero ruolo sussidiario, credo che siamo abbastanza abili nella raccolta fondi, il dato tra l'altro di 69 milioni che è quello annunciato in televisione diciamo alla fine della maratona poi è sempre un po' più basso rispetto al consumtivo reale a fine anno e l'anno scorso siamo ulteriormente cresciuti a dimostrazione del fatto che effettivamente ci sia molta sensibilità sull'italiano, però io vorrei spostare tutta l'enfasi dalla raccolta al risultato nel senso che noi ci occupiamo appunto di malattie rare quindi rispondiamo ad un pezzo di società che è un pezzo di società che è un gruppo di interesse a tutti gli effetti che si occupa di malattie rare e utilizziamo la ricerca scientifica come uno strumento e non come un fine per portare auspicabilmente una risposta a questo pezzo di società diciamo che da un certo punto di vista si potrebbe allargare lavorando in una logica di frattali uno potrebbe dire è la stessa cosa che avviene quando un contribuente investe in ricerca paga le proprie tasse e un governo investe in ricerca per aumentare il benessere della società a tutti i livelli quindi noi ci occupiamo di quello. Per fare quello quindi, quello che abbiamo deciso di fare nel tempo è cercare di lavorare lo strumento ricerca al meglio diciamo delle sue possibilità utilizzando seguendo prassi internazionali che ritenessimo evolute quindi il primo lavoro che abbiamo fatto molto grosso è stato sui criteri di valutazione abbiamo deciso come facciamo a destinare del denaro che la gente ci dà in progetti di ricerca come facciamo a scegliere e lì per parlare di Stati Uniti che in effetti l'hanno detta lunga almeno fino a un po' di tempo fa in questo ambito abbiamo mutuato per intero il modello governativo americano quindi siamo andati a studiare come l'NIH che è l'ente governativo americano che finanzia ricerca biomedica erogava il denaro Prima che arrivasse Kennedy adesso a cambiare molto prima, no ma per dire che adesso se posso fare un piccolo nota later è quello che si sta osservando adesso sugli Stati Uniti e il dramma che stiamo vivendo rispetto al comportamento degli Stati Uniti è la dimostrazione indiretta del fatto che prima veramente hanno detto molto in termini di modelli prima che di entità di finanziamento cioè quello dove secondo me c'è stato veramente molto da imparare è stato nei modelli e anche quello che ha fatto l'Europa nell'avvio dei famosi programmi di quadro che se si va indietro a pare documento di Lisbona che era stato fatto che diceva l'Europa avvia tutta una serie di programmi perché vogliamo arrivare a prendere gli Stati Uniti in un certo anno in realtà se si va a guardare quali sono i sistemi utilizzati dall'Europa per dare finanziamenti non hanno copiato quello che veniva fatto negli Stati Uniti che sarebbe stato perché hanno fatto prevalere delle logiche geografiche che erano quelle di portare un pochino su contemporaneamente tutti i paesi che non è stata è stata un'operazione forse vincente ma l'obiettivo era un altro non era quello di promuovere punte veramente di eccellenza e alzare la competitività dell'Europa rispetto a quello che era fatto negli Stati Uniti adesso gli Stati Uniti stanno facendo di tutto per perdere diciamo questo primato comunque noi abbiamo copiato il modello valutativo e poi abbiamo cominciato a finanziare ricerca su base rigorosamente competitiva ma attraverso vagli tecnici molto stringenti che ci hanno permesso ma sempre guidati da una strategia che era quella di stare rigorosamente nell'ambito di nostro interesse ma guardare al paziente quindi al portatore di interesse ripeto a quella società che ci aveva voluto per poter fornire loro una risposta e quindi abbiamo attuato al nostro interno dei criteri di gestione del portafoglio progetti e di monitoraggio dei progetti di ricerca in modo tale da essere in grado di intercettare quell'innovazione che potesse venire trasformata in terapie e poi questo bisogna fare in modo che le aziende lo producano perché poi il problema delle malattie genetiche rare è che il mercato per definizione è ridotto ma una volta che c'è una innovazione breakthrough quindi qualcosa che possa essere sviluppato dalla molecola al farmaco come riuscite a farlo scaricare a terra alle aziende che poi devono produrre e per produrre devono poi fare dei profitti allora ci sono vari modi per renderlo attrattivo questo no il primo è farsi carico di fasi appunto proprio perché per la rarità il basso interesse commerciale quindi il primo è fare quello che tecnicamente viene chiamato de-risking da parte delle aziende quindi la gestione e la conduzione delle prime fasi di sviluppo quindi non più di ricerca di sviluppo fino ad arrivare a delle prove di efficacia e delle prove di concetto che riducano il rischio ad un'azienda che deve fare l'altra fase di sviluppo questo per noi ha comportato e questo è molto interessante doverci dotare di strutture e di infrastrutture atipiche per la ricerca della ricerca accademica perché le strutture di primo sviluppo sono più tipiche di startup industriali o addirittura di aziende che però abbiamo interiorizzato abbiamo creato al nostro interno anche qui nella consapevolezza che dovevamo poter dare una risposta e alla fine abbiamo interloquito con l'industria naturalmente adoperando ancora una volta tutti i sistemi che le prassi internazionali ci dicono di fare protezione della propria proprietà intellettuale che non è una cosa che va a limitare le possibilità del sviluppo ma nel nostro caso essendo guidati dalla visione di rendere fruibili i risultati della ricerca al paziente questa è la visione che ci ha ispirato la missione era fare ricerca la visione è renderli fruibili e quindi abbiamo fatto una protezione della proprietà intellettuale e una gestione della proprietà intellettuale quindi trasferimento tecnologico che promuovesse l'interesse dell'azienda verso il pieno sviluppo ma nello stesso tempo preservasse la nostra natura il che vuol dire che è una proprietà intellettuale che non è mai stata ceduta perché la proprietà intellettuale nostra è da considerarsi proprietà della comunità dei donatori quindi è pubblica per definizione viene da quello ma abbiamo negoziato in modo da concedere all'azienda di utilizzare quella proprietà intellettuale per sviluppi prima di tutto di nostro interesse cioè per la malattia di nostro interesse vincolando le imprese a portare avanti lo sviluppo per la malattia di nostro interesse e poi eventualmente utilizzare la proprietà intellettuale per altri scopi e abbiamo sempre lavorato con dei contratti che vincolando l'azienda a sviluppare la terapia di nostro interesse dicessero noi riprenderemmo tutto quello che abbiamo licenziato nel caso in cui l'azienda non lo sviluppasse compreso gli impieghi in ambiti diversi dai nostri questo a che cosa ci ha portato? Ci ha portato al pieno sviluppo di alcune terapie ora è chiaro che l'interesse dell'azienda ad entrare in relazione con noi era tutto legato al valore innovativo della licenza che prendevano e quindi anche i possibili impieghi a altri e quindi davamo qualche cosa che era molto attraente sul piano dell'innovazione quindi davamo questa possibilità nello stesso tempo però impedivamo che la proprietà intellettuale venisse come spesso accade quando viene ceduta messa in un cassetto e non ulteriormente sviluppata poi abbiamo vincolato l'azienda a svilupparla insieme ai nostri centri di ricerca perché è chiaro che a fronte di un potenziale innovativo così alto il know how posseduto dai nostri centri di ricerca era condizio sine qua nono anche per l'azienda per sviluppare questa cosa e questo ci ha portato ulteriore denaro perché è ricerca che è condotta qui perché dico che questo secondo noi che ripeto non l'abbiamo inventato ma abbiamo copiato anche questo è un modello veramente molto interessante e sarebbe interessante un po' tutti i livelli perché generare innovazione e poi avere degli accordi di sviluppo trasforma la ricerca che viene condotta cioè il paese da semplice pagatore poi dell'innovazione in realtà anche a qualcuno che ne trae dei vantaggi lo sviluppa e lo scarica terra anche in termini di valore generato grazie e questo è un tema interessante e adesso ci spostiamo però dalla ricerca medica a un altro tipo di ricerca andiamo ancora avanti negli anni perché qui andiamo all'istituto italiano di tecnologia e ci spostiamo al 2003 no quando è stato quando è stato fondato l'istituto italiano giorgio metta e amministratore del legato e anche direttore scientifico è una è un ente interessante perché noi tra l'altro ne abbiamo scritto anche spesso su sole 24 ore è riuscito a costruire un modello in cui il trasferimento tecnologico diventa parte integrante dell'attività attraverso e io ne seguo ne ho seguiti più di uno in tutta italia questi laboratori congiunti che mi sembra uno strumento efficace e laboratori congiunti fatti o con aziende o con il tra o con altre attività consorzi per esempio di imprese grazie quali poi le startup nascono e sono già collegate con il mercato e quindi noi abbiamo già degli esempi adesso di aziende che sono nate grazie a questa a questo connubio tra aziende esistenti e le vostre attività di ricerca che sono già presenti sul mercato e poi alla fine l'obiettivo della ricerca è quello poi non che resti dentro i laboratori ma che si trasformi in un prodotto innovativo che poi riesca a trovare dei consumatori metta sì allora 2003 giusto poi abbiamo cominciato a costruire laboratori nel 2006 è iniziata la prima base a genova poi t si è spanso adesso abbiamo un network comunque di laboratori in italia che conta 12 centri per cui abbiamo una vicinanza anche diciamo territoriale attraverso la quale possiamo costruire relazioni con altri centri di ricerca e dall'altra parte con le aziende sul territorio po di numeri 2000 persone in questo momento quindi un centro di ricerca diciamo che può sembrare grande in realtà poi se andiamo a vedere rispetto a oggetti internazionali siamo tutto sommato relativamente piccoli questo discorso che ho già sentito sulla massa critica necessaria per sviluppare certo tipo di ricerche evidentemente qui l'italia dovrebbe fare un pensiero su questo aspetto su come mettere insieme comunque queste competenze che prendendo le varie entità che sviluppano ricerca anche di base poi in realtà esistono però sono un po' frammentate quindi poi l'impatto che si può avere sul certo tema che è molto minore adesso ultimamente spada solo di intelligenza artificiale quindi è uno sicuramente delle tematiche dove avere massa critica fa una certa differenza sul trasferimento tecnologico intanto il nostro statuto c'era scritto che lo dobbiamo fare quindi è stato un po' un'idea sì è stato un qualcosa che si è voluto fare proprio con provare a dare una connotazione diversa all'istituto di ricerca infatti ci hanno chiamato istituto di tecnologia con l'idea che facessimo uno sviluppo tecnologico a prescindere dalla disciplina nella quale lavoriamo poi in realtà i temi sui quali lavoriamo sono tutte deep tech per cui da una parte abbiamo life science che però l'abbiamo chiamato technologies for life science perché l'idea è che non facciamo biologia a 360 gradi che richiederebbe anche risorse molto più importanti ma facciamo lo sviluppo delle tecnologie necessarie per supportare e life science poi abbiamo anche come dire delle persone che inventano cose nuove in quella direzione lì molto computazionale in questo momento per cui la biologia studiata attraverso le simulazioni di fatto però appunto questo per dare un'idea della connotazione dopodiché la ricetta del trasferimento tecnologico che non c'è una ricetta la meno quello che mi piace pensare che abbiamo fatto un po di tutto abbiamo fatto il derisking con un nostro fondo interno lo chiamiamo fondo ma in realtà allocando risorse per fare in modo che la prontezza tecnologica delle nostre soluzioni potesse crescere in modo da essere più attrativa per le aziende esattamente quello che si diceva abbiamo fatto patent quindi brevetti e diciamo con una flessibilità nel dare le licenze completa ma anche noi proteggendo contro il nonuso del brevetto quindi evitando che potesse essere acquisito solo per mera diciamo difesa del territorio da parte di un'azienda ma cercando di farlo sviluppare in quanto soluzione nuova abbiamo fatto laboratori congiunti che sono stati e sono penso una strada importante per il futuro anche perché abbiamo ricevuto per la prima volta quest'anno un rinnovo di un laboratorio congiunto dove c'è una cosa in inglese si chiama endowed chair di fatto è la sponsorizzazione di una posizione completa di un ricercatore senior dove in america sarebbe stato un professore ma noi non siamo università quindi non li chiamiamo professori ma quindi di un ricercatore senior con tutto il gruppo di ricerca pagato dalle aziende per 11 anni questo vuol dire che noi abbiamo la possibilità di avere uno sviluppo di una tecnologia di interesse per le aziende ma allo stesso tempo di dare una prospettiva di per ora di medio termine ma è chiaro che tra 11 anni noi avremo la possibilità di stabilizzare la persona e la linea di ricerca ulteriormente quindi questa soluzione interessante che se si riesce a moltiplicare porta direttamente al trasferimento delle tecnologie e in questo caso lo stesso ricercatore che appunto ha ottenuto questa posizione ok sova e lavora in questo laboratorio congiunto ha fondato una startup a stretto contatto con le aziende quindi hanno fatto open innovation contemporaneamente con la ricerca del settore della robotica in questo caso contemporaneamente noi siamo riusciti a creare un'attività nuova da zero di fatto pagata però dal comparto industriale questo è molto interessante questo è l'aspetto interessante perché io ho seguito per esempio il caso di una startup che è nata all'interno di un'azienda che aveva diciamo sviluppato questo laboratorio congiunto e gli scarti produttivi di questa azienda strutturata che fa carta e intorni vengono utilizzati da questa startup per fare un prodotto che è già stato acquistato da una grande multinazionale non facciamo il nome ma insomma italiana ed è nei mercati di tutto il mondo quindi c'è effettivamente questo percorso tra l'altro anche green se vogliamo perché gli scarti di questa azienda vengono utilizzati in questo modo che è un po la sintesi dei vostri obiettivi forse si perché perché diciamo tra gli obiettivi di altissimo livello abbiamo quello della sostenibilità quindi un sotto insieme delle tecnologie che sviluppiamo ha un impatto sull'aspetto sostenibilità l'altro l'altro lato è quello della salute poi alla fine le due cose importanti in questo momento potrebbero essere riasunti ecco quando lei deve guardare alla fine dell'anno e dare un giudizio sulla vostra attività guarda i numeri vede le attività e vede non so abbiamo fatto 100 brevetti e abbiamo fatto n startup che cosa è più importante per lei ma indicatori di solito guardiamo sia la parte cerchiamo di capire come stanno lavorando i nostri ricercatori quindi quale diciamo il risultato anche scientifico questo lavoro tediosissimo perché richiede prendere esperti portarli da noi e fargli leggere quello che fanno veramente i nostri scienziati vorrei evitare la semplificazione ogni tanto in campo della ricerca della scienza si pensa di poterlo contare quanto esce dalla ricerca scientifica invece bisogna andare a vederlo perché anche l'impatto futuro si vede proprio dalla qualità del lavoro che viene fatto in un certo momento voi tra l'altro avete poi magari ne parliamo anche più avanti ma insomma ci sono collaborazioni anche sia con air che con teletone ci sono cotitolari dei brevetti per esempio per alcune delle cose e alcune delle startup che sono nate da voi quindi c'è anche una collaborazione al vostro interno assolutamente ma il gruppo che vediamo qui in questo diciamo questa mattina è un gruppo dove esistono delle un'interazione un network abbastanza importante nel senso che noi riceviamo finanziamenti a aricheteletone quindi co sviluppiamo lavoriamo con altri ricercatori di queste fondazioni lavoriamo con altri ricercatori delle altre fondazioni quindi per quello che dicevo prima in qualche modo sta venendo naturale sta emergendo la necessità di una collaborazione stretta perché altrimenti non siamo sufficientemente grandi da poter competere sul mercato internazionale questo è un po la forza anche un messaggio importante che vogliamo dare che questo genere di struttura o di connessione tra le entità di ricerca in questo caso delle entità di ricerca che hanno delle similabilità quindi non siamo università in questo caso ma abbiamo una struttura leggermente diversa molto più centrata solo sull'aspetto della ricerca e del trasferimento tecnologico ha un valore la possibilità appunto di questo lavoro trasversale tra le diverse fondazioni andiamo avanti degli anni grazie a giorgio metta e arriviamo al 2007 se non ho sbagliato la data fondazione bruno kester quindi vedo che non ho sbagliato perché resta prendo il microfono quindi quindi ci guardavo siamo giusti quindi 620 ricercatori 170 pch di da 25 paesi 12 centri di ricerca 7 laboratori questo è un altro dei punti cardine su cui l'italia può contare per sviluppare attività e quindi a me interessavano questi due aspetti se possiamo parlare di questo all'inizio cioè nella vostra missione c'è da un lato l'eccellenza scientifica però dall'altro c'è l'impatto sulla società sulla società che mi pare poi oggi che questo sia l'asse diciamo si è spostato l'asse soprattutto lì anche per i problemi di cui parlavamo prima grazie grazie a tutti grazie di essere qui con noi oggi faccio una piccola premessa perché ci sono queste cinque realtà sul tavolo oggi io quando ho avuto il piacere e l'onore di essere chiamato a guidare la presidenza della fondazione bruno kester avevo commissionato un piccolo lavoro da una società esterna dicendo ma chi è che fa ricerca in italia in termini di fondazioni non governate direttamente dal ministero dell'università della ricerca no quindi non il cnr non il istituto di fisica nucleare e quindi questa parte terza selezionato ricerca ricerca non solo scientifica le fondazioni che si occupavano di ricerca e da questo studio è venuto fuori che per tre driver ovvero per i fondi che in qualche maniera gestiscono quindi che in qualche maniera poi portano a sviluppare ricerca per il numero di ricercatori e per impatto in quel caso si misuravano proprio le pubblicazioni perché era stata fatta in maniera un po grossolana le cinque fondazioni che ci sono oggi sedute erano quelle che in italia avevano un maggiore su tutti questi tre e quindi oggi ci troviamo qui anche perché c'è una volontà e qui secondo me il bivio segnalato dal titolo non è tanto tra pubblico e privato è tra qualità e non qualità c'è il vero bivio oggi è che in molte cose si deve avere un approccio di assistenza a tutti sulla ricerca scientifica bisogna premiare chi la fa bene non esiste una ricerca scientifica fatta male non esiste una ricerca scientifica fatta da tutti non siamo tutti ricercatori io sono un pessimo ricercatore per fortuna la fondazione bruno keser c'ha 620 ottimi ricercatori che come dici tu hanno la capacità di avere una vista un po bifocale ed è questo il vero secondo me fil luge che lega un po le anche gli interventi che abbiamo visto cioè dal lato dobbiamo guardare davvero davanti dobbiamo guardare molto lontano dobbiamo leggere i cambiamenti dobbiamo capire i prima possibile quali saranno le esigenze del domani quali saranno le criticità della vita delle persone mondo sanità del globo un mondo ambiente e via dicendo e dobbiamo cominciare a lavorare oggi per dare delle soluzioni domani poi però devi anche essere in grado che le soluzioni che avevi intravisto venti anni prima trent'anni prima oggi possono diventare valore valore prima di tutto per dare soluzione a quello che in qualche maniera il mercato magari non dà ma poi anche per dare valore economico a quello che in qualche maniera stiamo facendo noi siamo tutte no profit quindi se noi licenziamo un brevetto se noi creiamo una startup e questa startup poi cresce l'equity e via dicendo tutto questo va a continuare ad alimentare la ricerca per scientifica che ha quella visione a lungo fbk lo fa sulle tecnologie due grandi asset a molti altri centri per due grandi asset uno la microelettronica non facciamo dispositivi siamo una fabbrica che fa dispositivi siamo uno dei quattro centri a livello europeo che siamo in grado di produrre milioni di pezzi di dispositivi che vanno al sern perché devono in qualche maniera avere bisogno di quello strumento per fare quell'esperimento ma vanno nello spazio vanno nelle applicazioni biomediche e sempre di più questi dispositivi in qualche maniera possono essere utili per fare ricerca e per fare impatto della ricerca l'altro è il mondo delle ai non si chiamava ai quando c'è stato il primo convenio di intelligenza artificiale qui a trento si chiamava machine learning si chiamava in qualche altra maniera e ancora una volta allora non c'erano gli strumenti allora non c'era la potenza di calcolo allora si stava guardando lontano si stava cercando di capire che cosa sarebbe successo oggi quello deve tradursi in valore deve tradursi in impatto e deve tradursi ecco una delle ultime iniziative che avete che avete realizzato con fondazione castra è attribuire dei fondi a dei team di ricerca che hanno presentato dei progetti sono stati finanziati ne ho insegnati alcuni di elettronica miniaturizzata nuove macchine per la diagnosi del cancro robotica industriale ecco visto che tu sei sei sul campo diciamo da anni prima sul politechnico poi fondazione castra come come si sta muovendo l'imprenditoria italiana di base cioè i giovani la capacità di fare cose di realizzare progetti di mettersi in gioco e presentare delle idee ma allora noi abbiamo un tema di denatalità centrale ma è altrettanto centrale il tema di denatalità dell'impresa nel nostro la nostra europa e la nostra italia noi abbiamo un tema vero che non nascono imprese e secondo me un tema importante significativo perché siccome le nuove tecnologie toglieranno lavoro all'impresa di oggi perché l'intelligenza così come l'automazione ha tolto posti di lavoro e l'intelligenza artificiale toglierà posti di lavoro quindi se noi guardiamo il posto di lavoro solo nel perimetro dell'impresa di oggi abbiamo un saldo negativo quindi se tu non crei nuove aziende tu avrai un saldo negativo sui posti di lavoro cioè le ultime rivoluzioni tecnologiche non hanno tolto posti di lavoro ma le hanno creati con nuove aziende allora bisogna creare nuove aziende bisogna creare nuove aziende e bisogna farlo con delle logiche nuove con delle logiche in cui la metrica non è quella strettamente bancaria in cui prendo due ragazze che c'hanno la luce negli occhi e li metto davanti a uno sportello e gli chiedo se hanno il papà che può dare una fideiussione se il loro contratto è a tempo indeterminato se quindi saranno in grado di restituire 100.000 euro che gli servono per sviluppare una tecnologia se noi non cambiamo questa cosa qui e il mondo l'ha cambiata noi siamo destinati a non avere più imprese sul nostro territorio non avere più imprese vuol dire non avere più lavoro e vuol dire che i ragazzi e le ragazze se ne vanno che vengono qui si verranno qui a ritrovare a visitare i nonni e portarci nipoti quando noi avremo i nipoti però questo è il problema allora noi stiamo tentando ma dico noi come fbk con con questi graniti di proff of concept ma credo tutti gli interventi che hanno dato ognuno di noi ha delle best practice che che condividiamo prima di essere qui abbiamo condiviso best practice noi stiamo tentando di dire di scommettere sui giovani di scommettere su quegli occhi di scommettere su quell'energia che in qualche maniera avremo a che fare facciamo l'orce case immaginiamo che non nasca l'impresa primo abbiamo investito in conoscenza secondo abbiamo investito in giovani e stipendi per loro ma siamo davvero sicuri che è un buttare via i soldi io credo che investire su società e imprese decotte da parte del nostro sistema pubblico privato sia buttarli peggio questo io sono convintissimo per cui noi continueremo a fare questo naturalmente abbiamo bisogno poi di una finanza di un'economia di una filantropia di tutto un mondo di finanza che prende questi progetti qui e comincia a farli scalare scalare il livello globale e questo abbiamo ancora un percorso da fare il pnrr da questo punto di vista ha cambiato un po le regole del gioco della ricerca in italia c'erano grandi attese in generale su tutto il mondo dovevano dovevamo cambiare il paese dovevamo diventare l'eldorado su tutti i punti di vista poi insomma anche qui abbiamo disperso sei sicuro che non è finito il mio tempo devo risponderti no in due minuti la ricerca era uno degli asset no allora guarda io noi siamo allora il pnrr ha luci e ombre luci sono stati investiti miliardi di euro in ricerca quindi è un bene non possiamo dire che bene c'è stato investito tanti soldi in ricerca quindi ben venga e oggettivamente non non dobbiamo assolutamente partire da un fatto negativo dobbiamo ricordare che sono soldi a prestito non sono soldi in cui ce li hanno dati adesso grazie per cui sono soldi a prestito e quindi da questo punto di vista abbiamo una responsabilità di restituirli in valore intangibile in nuova imprese nuova ricerca nuova conoscenza via dicendo io sono un po preoccupato perché qui vedete cinque fondazioni che hanno fatto della storia della crescita della massa critica della qualità di non di di controllarsi e controllare il proprio quello che stanno facendo attraverso il review internazionali e via discorrendo l'ha raccontato giorgio oppure best practice best practice internazionale l'ha raccontato francesca oggi sono nati dal 2023 a oggi sono nate se non faccio male conti 20 22 nuove fondazioni di ricerca e siamo un paese piccolo l'italia cioè non è che siamo grandi quindi 22 nuove fondazioni di ricerca rischiano di essere forse di disperdere un po' di disperdere e questo è il problema vero del paese insomma spero che ci sia una selezione ma io credo che darwin farà la sua e andiamo grazie a ferruccio resta andiamo all'ultima all'ultima nata tra le fondazioni giammario verona e praticamente giamario verona io mi ero stannato il 2016 forse come legge 19 19 16 la legge poi operativamente 2019 quindi giamario verona ha ancora i pantaloni corti diciamo gioca ancora il secchiello con la sabbia eccetera fondazione human techno pol che ricarica un po il modello del del diti e ha come obiettivo creare un centro per l'innovazione il trasferimento tecnologico nelle scienze della vita ma l'aspetto interessante 2 1 intanto per utilizzare questa parte infrastrutturata dell'expo che per una volta siamo riusciti a non avere la cattedrale nel deserto quindi siamo riusciti a mettere a terra un qualcosa che funziona in un posto infrastrutturato e ben collegato 2 questa struttura non è soltanto al servizio dei vostri ricercatori ma anche al servizio di altri che vengono a utilizzare gli strumenti d'avanguardia che avete con dei risultati già eclatanti e dei bandi che avete assolutamente allora grazie per l'invito e buongiorno a tutti e sicuramente è affascinante per le ragioni che menzionavi in particolar modo la prima io credo sia che focalizzata su un settore cardine abbiamo già visto due delle fondazioni che hanno parlato che sono pure focalizzate su questo settore ed è un settore cardine per questo paese in cui la sanità è pubblica in cui tutti come dire le innovazioni le scoperte che riusciremo a fare in futuro chiaramente daranno anche un beneficio al sistema potenzialmente sanitario nazionale e la seconda è perché la scienza in questi ultimi anni io credo che l'aspetto importantissimo del motivo per cui si parla di ricerca che stiamo vivendo una rivoluzione industriale straordinaria e la tecnologia è diventata chiave per riuscire a trasformare queste innovazioni quindi è bellissimo che si facciano questi dibattiti perché è fondamentale riuscire anche a trasferire al pubblico l'importanza in questo momento storico della ricerca è sempre stata importantissima perché le innovazioni che abbiamo sul mercato sono figli ovviamente della scienza e della tecnologia ma in questo momento storico stiamo vivendo un cambiamento straordinario e stati uniti e cina ci hanno insegnato negli ultimi 25 anni che se non si investe proprio in questi anni in tecnologia e scienza si rischia di rimanere indietro e si cade nella trappola di cui in parte si è accennato prima quindi di conseguenza in questo settore in particolare quello delle scienze e la vita e questo vale però anche in altri campi come è stato evidenziato nel caso di iti il costo della tecnologia è enorme e la scala quindi la concentrazione dell'investimento quindi l'efficientamento dell'investimento rispetto a quello che bisogna ovviamente mettere in campo è determinante e quindi la cosa lungimirante io credo di questa fondazione è di aver voluto a creare appunto una struttura che è focalizzata e che permette di conseguenza di predisporre queste facilities con questi apparecchi incredibilmente sofisticati noi oggi riusciamo ad osservare a livello atomico sostanzialmente il nostro corpo quindi le cellule con dei microscopi che fino a qualche anno fa erano letteralmente impensabili e riuscirla a farlo poi con degli strumenti la genomica che ci permette ovviamente ancora una volta di fare delle cose delle operazioni con la robotica che fino a qualche anno fa erano non solo costose ma anche molto molto inefficienti dal punto di vista temporale concentrare in un punto nello spazio e permettere ai ricercatori che abbiamo assunto come Juvent technology e che assumeremo ancora di lavorare facendo la loro ricerca e naturalmente nella nostra missione abbiamo anche noi appunto il trasferimento tecnologico quindi facendo negli anni anche i loro brevetti e le loro startup ma di mettere a disposizione ai ricercatori del paese questa struttura per poter appunto far sì che anche i ricercatori che si trovano in varie regioni d'italia o in altri enti che hanno a che fare con la ricerca possano venire a finalizzare i loro progetti a milano nell'area ex expo che oggi si chiama milanino e l'aspetto interessante è anche il rientro dei cervelli no i 40 per cento dei vostri ricercatori voi ne avete 500 mi pare avete di rientro avete ancora decine di posizioni aperte nella neuro genomica per esempio quindi abbiamo posizioni carriere diciamo di livello e sottemme interessanti avete data scientist aperti statistiche in eppidio delle persone che vengono a studiare l'epidemiologia statistica non è male perché noi eravamo abituati a far parlare povia del covid invece se qualcuno invece ne sa un po di più ci da magari qualche elemento era interessante il fatto che si danno carriere si danno soldi e si dà un futuro ai ricercatori che tornano e questo devo dire un po la caratteristica che mette un po insieme alle fondazioni che vedete qui e altre che stanno crescendo in questi anni e stanno nascendo come proprio strumenti un po diversi rispetto agli strumenti tradizionali che abbiamo usato nella ricerca in italia che sono quelli di carattere accademici perché noi abbiamo una flessibilità appunto di ingaggio che permette effettivamente con anche la legge di rientro dei cervelli di rendere quantomeno incentivante potenzialmente l'atterrare in un contesto perché dobbiamo sempre ricordare che un ricercatore poi si sposta se vede una stabilità ma se vede anche ovviamente un livello stipendiale che è più o meno coerente rispetto a quello che riesce a ottenere. Noi abbiamo già 100 cervelli di rientro a partire dal nostro direttore il professor Zerial che siamo riusciti a convincere trasferirsi grazie anche a Francesca Pasinelli che è un membro dei consigli di sorveglianza di Human Technopol che ha cofondato il Max Planck Institute di Dresda è uno dei massimi esperti al mondo del campo del fegato, lui è un biologo molecolare e quindi questi, tra l'altro anche gli altri direttori di vari centri che abbiamo, sono tutti rientri dei cervelli quindi questo è un aspetto molto importante perché chiaramente è un ulteriore elemento di impatto, prima si diceva come che misuriamo l'impatto lo misuriamo sicuramente con le pubblicazioni, con la qualità delle pubblicazioni, nel nostro caso i brevetti ne abbiamo uno perché abbiamo i laboratori da tre anni, nel farm sappiamo che il time to market è estremamente lungo quindi il brevetto è più complesso da realizzare comunque e si misura anche però visto che sono soldi dei contribuenti con un rientro di cervelli che aiutano il paese a crescere dal punto di vista della qualità scientifica che ancora una volta poi ha un impatto che sappiamo economicamente e scientificamente dimostrato sulla crescita e quindi sul prodotto interno lordo quindi questo è un aspetto molto importante. Grazie, chiudiamo con tutti voi magari con qualche battuta di cronaca, io partirei proprio da lei Verona visto che siamo da te, da Vandel Tu, tu sei rettore di Harvard, non sei più rettore della Bocconi, sei rettore della Bocconi, sei rettore di Harvard, ti svegli una mattina e trovi il tuo presidente che dice Verona da domani gli studenti stranieri li mandi via. Quindi è più difficile del PNRR questa? Diciamo che la voi chiaramente è una sveglia complicata ovviamente da gestire, io credo che la reazione di Harvard è abbastanza ragionevole come è stata la reazione di molte università probabilmente paradossalmente Columbia che è quella che ha reagito meno efficacemente rispetto alle provocazioni molto molto forti. Il tema è molto complesso però, io credo che ci sia un tema molto complesso di fondo da dover considerare che è difficile poi in pochi secondi riuscire appunto a trasferire perché c'è un tema di finanziamento, c'è un tema chiaramente un tema politico che è legato a delle scelte che l'attuale governo ha preso però c'è un tema di fondo che è legato anche al finanziamento e la modalità con cui si finanzia la ricerca negli Stati Uniti che ha un tipo di rendicontazione molto molto particolare che nel caso di un tipo di università che come sappiamo appunto è un'università di elite viene chiaramente messo in questo caso in discussione, io avrei reagito esattamente come ha reagito il presidente attuale di Harvard, però c'è un tema di fondo che è opportuno. Volevo sentire su questo anche il parere di Resta che faceva finta di niente e guardava dall'altra parte perché lui è stato tra l'altro Resta anche presidente della conferenza dei rettori, allora ti telefona Giorgio Meloni e ti dice da domani gli studenti stranieri li mandi via perché non vi siete comportati bene. Credo che gli risponderei a sbagliato telefono, io credo da un lato è fondamentale che chi dirige un università, un centro di ricerca tenti in tutto il possibile di rimanere autonomo, debba rimanere autonomo intellettualmente prima politicamente non farsi tirare ideologicamente e anche finanziariamente, questa è la verità la vera sfida, non è facile, la fondazione Bruno Kesler ha fondi che vengono dalla provincia autonoma per il 27%, quindi se domani invece che Giorgio Meloni mi chiama Maurizio Fugati e gli dica via tutti i fondi è chiaro che facciamo fatica a tirare avanti però non dobbiamo chiudere i battenti, quindi l'indipendenza scientifica culturale deve essere anche seguita di un'indipendenza ideologica e su questo credo che tutti possiamo fare qualche cosa perché noi in Italia non abbiamo il concetto di filantropia, di lasci-ti, quindi se noi vogliamo avere delle istituzioni di formazione e di ricerca che siano indipendenti tutti noi dobbiamo dire che in qualche maniera dobbiamo subvenzionarle. Fino chiaro su questo, anche qui brevemente c'è un attacco alla ricerca che parte dagli Stati Uniti, un attacco all'indipendenza? Quello che ho capito in tutti i lavori che ho fatto è che quando si tocca università e ricerca l'indipendenza è fondamentale e da manager l'ho capito perché comunque rimango un manager però ci terremo a dire una cosa che per me è molto importante, quello che diceva Gianmario, è il fatto che c'è una rivoluzione, la rivoluzione è quella che permette a tutti di rientrare in gioco, quindi non è una costanza, quindi potremmo rientrare in gioco, secondo me però per rientrare in gioco è il tempo di scelte, è anche il titolo del... perché sappiamo quali sono i rischi e dobbiamo scegliere, questo Paese non ha mai scelto, abbiamo sempre cercato di accontentare tutti, abbiamo sempre cercato di competere su tutto e per chi arriva da una corretta allocazione delle risorse pubbliche questo qui è assolutamente sbagliato, quindi mi preoccupa l'incapacità di scelte, il fatto di poter andare sui centri di eccellenza, di potersi focalizzare su quelli, mi preoccupano tutte le fondazioni di ricerca che sono andate come i funghi perché dovremmo avere chiaro il ciclo virtuoso che è quello di pianificare, pianifichiamo poco, facciamo anche... non mai tanto bene ma poi c'è la parte del controllo e dell'aggiustare, aggiustare vuol dire anche chiudere. Metta l'indipendenza della ricerca come valore assoluto. Ma intanto... visto che ci siamo farei un'offerta ad Harvard per aprire un branch in Italia, non sarebbe male. Quindi i stranieri non li mandiamo via? Per adesso no. Soprattutto se sono ricercatori bra. Per adesso no. L'indipendenza della ricerca è essenziale, una cosa che abbiamo fatto e che a volte richiede anche un convincimento o fare un po' di... cercare di convincere la parte più di governance delle istituzioni che i ricercatori devono rimanere indipendenti. Ma è spesso capitato dover difendere anche internamente un po' la tentazione di avere un management molto forte che dice al ricercatore devi fare questo perché ovviamente se avessimo dei progetti normali di ingegneria tu organizzi il progetto e tutti fanno il loro pezzettino, puoi mettere i pezzettini insieme. Ma qui stiamo parlando di fare ricerca e noi quello che abbiamo fatto proprio come costituzione del modello di governance del iti, i ricercatori sono indipendenti. Quindi hanno indipendenza di budget, hanno indipendenza di decidere esattamente cosa fanno nella ricerca, ovviamente rimanendo nell'ambito del nostro piano strategico. Grazie a me, Tappasinelli, un minuto. L'indipendenza della ricerca, cosa farebbe lei di fronte, diciamo voi non avete questo tema però se vi cacciassero io... No, no, no, ce l'abbiamo tutti, ce l'abbiamo tutti. Intanto vorrei fare alcuni distinguo se posso. Un minuto. Il primo è sul concetto di ricerca indipendente divisa dal concetto di ricerca industriale. Io trovo che sia una definizione moralistica della differenza, io credo che la ricerca sia buona o non buona. La ricerca è indipendente quando è guidata dalla curiosità del ricercatore ma rientra sempre all'interno di alcune scelte, cioè non è indipendente nel momento in cui non ho i soldi per fare ricerca nucleare. E sono un ricercatore per cui c'è una certa ricerca fisica a cui posso adattarmi, sono dipendente dal finanziamento che esiste. Quindi già questo, bisognerebbe essere chiari e vedere, la ricerca è guidata dalla curiosità sulla base della disponibilità del denaro. Se Harvard venisse qui, e che c'è stato un applauso generale sull'idea che Harvard ha, però per farla venire qui dobbiamo sapere che quello che sta succedendo adesso negli Stati Uniti, e parlo per la parte che conosco io, quindi biomedicina, NIH, la miriade di università private esistenti negli Stati Uniti sono finanziate al 98-99% biomedicina, non sto parlando di altro, ricerca biomedica nelle università negli Stati Uniti è finanzata al 98% dal governo. Quindi di fatto è quasi interamente ricerca pubblica. Quindi quello che Trump sta facendo è una cosa che minaccia pesantemente, ma lui non ha ridotto i fondi, non sono ridotti i fondi dell'NIH al progetto, è stato ridotto in un modo drammatico, in provviso l'overhead alla ricerca, che vuol dire che su 100 mila euro che Harvard che metta, prende dall'NIH per fare un suo progetto, l'università di Harvard, perché gli overhead sono proporzionali al valore dell'università, ne prende 190, cioè c'è un overhead del 90%, quindi un giorno Trump dice ve l'abbasso tutti al 15%, caro pazzesco, quindi questa è la riduzione. Grazie Francesca Pazienelli, abbiamo due minuti, forse una domanda, se c'è un dubbio, una domanda da parte vostra da chiedere ai nostri interlocutori e siamo praticamente in chiusura, se non si alzano le mani ne ho io una, molto bella peraltro, vedo già Resta che cerca di scappare, perché Ferruccio Resta, la faccio io in due minuti, da poco è nominato presidente della nuova società che deve andare ad individuare le tecnologie del nucleare fattibili per l'Italia, società tra Enel, Leonardo e Ansaldo nucleare, la parte politica la lasciamo perdere, ci vorrà consenso, ci vorranno dei referendum, però da un punto di vista tecnico se noi questa mattina decidessimo e fosse tutto a posto dal punto di vista del consenso, oggi scaviamo il primo colpo di piccone, quanto ci si impiega oggi con le tecnologie attuali secondo te per avere una centrale nucleare funzionante? Le centrali nucleare le stanno costruendo, quindi oggi abbiamo delle tecnologie con cui vengono realizzate le centrali, terza generazione si sta lavorando sulle quarta, abbiamo le nuove quelle che vengono chiamate small modular reactor, quindi le piccole, abbiamo le advance e abbiamo la fusione, negli anni 80 si faceva intelligenza artificiale, non sapevamo che cosa serviva, non ne avevamo paura, l'abbiamo studiata, abbiamo continuato a fare ricerca e abbiamo dato delle soluzioni oggi, quindi bisogna continuare a fare ricerca sull'energia, dobbiamo continuare a fare ricerca sul nucleare, tutte le volte che affrontiamo i temi con paura e con ideologia si sbaglia. Cinque anni ci si impiega per fare una centrale con le tecnologie di oggi? Sì, senza dubbio. Quindi non tanto di più di una fabbrica di microchip? Assolutamente. Grazie allora, noi ringraziamo Daniele Finocchiaro, Francesca Pasinelli, Giorgio Metta, Ferruccio Resta e Gianmario Verona, grazie a voi per averci seguito, buon proseguimento al Festival dell'economia di Trento, arrivederci.
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