Finanziare il welfare: quale ruolo per i fondi sanitari integrativi?
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Finanziare il welfare: quale ruolo per i fondi sanitari integrativi?
Discussione su sanità integrativa e welfare in Italia, con focus su demografia, costi privati e riforme necessarie.
Lascia un UK220jan in scrivitura Lascia un UK220jan in scrivitura Los Rucososi Per aucune parte suaaldate la nostra Visa generale di Sanifon Strentino che è appunto il Fondo Sanitario Integrativo della provincia di Trento che coinvolge oggi quasi 90.000 iscritti fra lavoratori e loro familiari in Trentino. Oggi però il mio ruolo è quello di moderatore quindi senza induggi passo a presentarvi i nostri relatori. In rigoroso ordine alfabetico il professor Alberto Brambilla che è presidente di itinerari previdenziali uno fra i più autorevoli think tank italiani in tema di sanità integrativa e previdenza complementare. Stefano Castrignano, direttore dell'osservatorio Italian Welfare che aggrega coinvolgere tantissime realtà, imprese, attori, organismi di rappresentanza del welfare contrattuale aziendale in Italia. Luca Foresti che oggi è un imprenditore nel settore della sanità con la sua società First Principles e che molti di noi hanno incrociato in passato come ideatore del modello del Centro Medico Sant'Agostino di cui è stato per oltre dieci anni amministratore delegato. Mario Tonina, assessore della nostra provincia, della provincia autonoma di Trento fra di cui deleghe via proprio la sanità, la salute che ricordo vale quasi un miliardo e mezzo di euro del budget della nostra provincia di Trento. Grazie, sarà un piacere conversare con voi. Faremo due giri, due round di discussione, il primo per inquadrare il tema del secondo pilastro integrativo, il secondo per provare a discutere delle proposte, dei cantieri di lavoro per renderlo più solido, più performante. Professor Brambilla, parto da lei, ci aiuta a collocare il tema del secondo pilastro in una cornice più ampia, quella dell'andamento e dell'evoluzione della spesa sanitaria in Italia e soprattutto della sua componente privata perché in realtà poi la componente privata è quella che noi finanziamo out of pocket con il nostro portafoglio o per il tramite del terzo pagante, dei fondi, delle assicurazioni e delle mutue. Prego. Bene, buongiorno a tutti. Adesso non so se si sente. Intanto grazie e buona mattinata anche se siamo già ormai quasi in addirittura pranzo. Abbiamo presentato quest'anno a gennaio col Presidente della Camera il rapporto annuale sul bilancio del sistema previdenziale italiano e quello che è emerso da questa prima visione di insieme è che il bilancio pubblico per via del nuovo patto di stabilità e crescita e per il nuovo piano strutturale di bilancio che ha sostituito il documento di economia e finanza, il budget deve ridursi perché dobbiamo fare meno debito, meno deficit, però lo dobbiamo fare in una situazione in cui aumenta per natura la spesa per rinvecchiamento della popolazione e quindi la sanità, le pensioni e l'assistenza sociale, aumenta anche la spesa per la tutela ambientale e da ultimo aumenta anche la spesa per la difesa e quindi siamo in una situazione in cui anche l'Italia deve finalmente fare questo grande passo avanti e andare da welfare state soltanto con alcune iniziative collaterali a una forma di welfare mix che poi caratterizza tutti i paesi industrializzati. Purtroppo dobbiamo dire, l'abbiamo detto, non c'è niente nella legge di bilancio ma non c'è niente da tantissimo tempo che riguardi questa situazione e questo è tanto più grave per due ragioni. La prima è che cambia la struttura per età della popolazione. Allora, adesso non abbiamo tanto tempo ma la demografia non è il problema che si dice l'inverno demografico, tutte le sciagure eccetera, nel senso che stiamo tornando alla normalità. Nella fine della seconda guerra mondiale, 1945, nel mondo c'erano due miliardi di persone, quindi l'umanità ha sperimentato per la prima volta, è anche l'ultima, questa enorme crescita che ha portato da 2 a 4 da 4 a 8. Ora, se volessimo dare retta a tutti quelli che parlano e che dicono dovremmo arrivare almeno al tasso del 2%, 2-1% per mantenere così, qualsiasi demografo vi dice che quel 2% di tasso, la popolazione era doppia in 35 anni quindi se volete passare da 8 a 16 passa a miliardi e poi dopo scannarci per il cilbo fatelo pure insomma, non è la mia idea. Cambia la struttura per età della popolazione, quindi si riduce la componente da 0 a 14 anni e aumenta la componente invece più anziana, gli ultra 65 anni sono oggi il 24% arriveranno al 35% tra il 2045-2050 quando c'è il massimo picco di invecchiamento della popolazione, però non cambia soltanto la struttura per età ma cambia anche la famiglia, se io fotografo la famiglia, una famiglia tipo a 65 anni scopro che il 40% circa è senza figli e più di un terzo è solo, quindi i problemi del welfare cambiano totalmente dal 1946 quando avevamo la famiglia allargata con i nonni, le nonne eccetera eccetera e tanti figli oggi ci troviamo con le famiglie e quindi i bisogni assicurativi evidentemente aumentano bisogna che il soggetto non fa più come una volta che deve rispremiare perché dove fare i figli, deve istruirli, deve sposarli, deve prenderli una casa, ci sono i nipoti, non c'è più nessuno, deve pensare per la maggior parte di casi a se stesso e ci deve pensare presto e quindi uno dei compiti dei fondi sanitari che sono esplosi in questo momento ma purtroppo in Italia non hanno ancora una normativa è che bisogna cominciare a fare cultura alimentare adesso io non dico di andare quando vado in estremo oriente che con una ciotola di un bicchiere anzi mezzo bicchiere di riso e mezzo bicchiere di lenticchie la famiglia mangia però si può mangiare con pochi soldi e mangiare bene e bisogna fare tanta prevenzione perché il 70% della spesa sanitaria è per le cronicità noi abbiamo avuto un grandissimo regalo questo per fare un quadro della situazione perché nel 45 46 l'aspettativa di vita media di un italiano era intorno ai 59 anni 59 60 anni ecco noi oggi siamo a oltre 83 quindi abbiamo avuto un regalone di quasi un terzo di vita in più e il problema però è questo qui che sì una donna all'età di 65 anni ancora più di 22 anni di aspettativa di vita ma in media in europa ce n'è soltanto 10 in buona salute e tutto il resto vive male spreca questo regalo e costa molto anche alla sanità per finanziare la sanità e l'assistenza sociale che cubano più di 300 miliardi prima erano più che sufficienti le imposte dirette quindi l'irpef oggi servono tutte le imposte dirette e anche 30 miliardi di imposte in dirette questo per dire che non arriviamo più e l'altro problema grosso è questo che come vedete nelle linee verdi nelle linee tratteggiate è lo sviluppo dei redditi quindi fatto 100 la dichiarazione dei redditi nel 2008 oggi siamo arrivati tra inflazione, crescita del pilla della ricchezza e dichiarazione dei redditi a 120 125 l'assistenza sociale è arrivata al 220. Cosa fa la gente? La gente cerca di spendere un po' per fare qualche cosa di più nell'UF complementare quindi spende circa 108 miliardi per fare un po' di previdenza complementare una spesa out of pocket che cuba quasi 45 miliardi e come vedete gran parte della spesa va per l'assistenza per l'LTC la non autosufficienza e la spesa per sanità intermediata è solo di 6 miliardi e mezzo quindi vuol dire che le famiglie spendono tanto perché una visita iper specialistica al Ni Guarda di Milano o al Monzino o all'Oieo costa 90 euro se sopportato da un fondo sanitario e costa 250 euro se non la questa è la spesa questa è la spesa privata al netto delle imposte e queste sono i dettagli di dove spendiamo tanto di più e quindi dove è più utile l'intervento dei fondi sanitari. Fondi sanitari sono tanti ormai avevano perché stiamo arrivando a circa 17 milioni di iscritti però hanno dei difetti cioè il versamento medio è piccolo la spesa pro capita media è piccola, se parliamo di media poi se vado per esempio a prendere il fasio qualche fondo che è di vecchia natura arriviamo anche a cifre di 2.000 a 3.000 euro ma in generale questa il ministero ci dice che insomma il contributo medio è poco più di 200 euro la spesa media è poco più di 190 euro e però tutto questo c'ha un problema che non è regolato quindi noi abbiamo praticamente una mezza mistificazione nel senso che i fondi si devono iscrivere la cosiddetta anagrafe generale tenuta dal ministero della salute, sono in due quando va bene sennò sono in un e mezzo mettono un timbro e i fondi dicono anche quelli poco seri ma noi siamo autorizzati dalla anagrafe, non è vero perché la anagrafe non controlla nemmeno i bilanci e quindi insomma siamo in una situazione in cui abbiamo un grande bisogno di sanità integrativa però lo stato per il momento è ancora all'alti tanti, stiamo adesso costruendo una norma ve lo dico già subito che sentendo tutte le parti sociali mi sembra che sia complicata ma di questo parliamo dopo. Grazie professor Brambilla Estrago due dati per come ponte per il dottor Castrignano, quasi 17 milioni di scritti ma poco più di 6 miliardi di euro di spesa intermediata quindi una diffusione già importante a livello di teste coperte ma un contributo ancora insufficiente al finanziamento della spesa privata. Ora l'ambizione per la scelta di un sistema di spesa privata che è un sistema di finanziamento della spesa privata. Ora l'ambizione però di realizzare un secondo pilastro solido passa necessariamente attraverso la contrattazione collettiva quindi devono esserne ingaggiati fortemente i sindacati e i lavoratori da una parte e gli imprenditori e le organizzazioni datoriali dall'altra. Da suo angolo di visuale come ha visto cambiare la sensibilità di questi soggetti negli anni nella costruzione delle piattaforme contrattuali dei rinnovi? Se quanto sta diventando centrale il welfare e la sanità integrativa in un paese come il nostro in cui per tantissimi anni la negoziazione contrattuale è stata attorno alla rivendicazione salariale quindi mettendo al centro l'aspetto monetario e in maniera laterale il resto. Prego. Allora buongiorno a tutti, grazie e grazie per questo per l'invito a questo interessante dibattito ma allora volevo condividere inizialmente un paio di riflessioni. Allora noi qui oggi parliamo di come si può finanziare la sanità attraverso il welfare quindi per far questo secondo me bisogna innanzitutto chiarire che vista la complessità dello scenario che ci troviamo ad affrontare quindi temi di demografia le sfide sociali ma anche i vincoli economici e di spesa pubblica come dice è necessario non solo un tema di finanziamento da un punto di vista monetario ma secondo me soprattutto bisogna cambiare passo da un punto di vista metodologico cioè di come vengono impostate le nuove politiche di welfare e a questo proposito riprendo la domanda del dottor scopa per dire questo noi sappiamo che oggi ci sono almeno quattro macro categorie di welfare in termini di fonti di finanziamento abbiamo il welfare pubblico c'è il welfare contrattuale che è quello che nasce appunto nella contrattazione delle parti delle parti sociali c'è un welfare aziendale e poi c'è il welfare individuale per riuscire ad aggiungere degli obiettivi di efficienza tra questi diversi livelli di welfare è necessario molto più oggi rispetto al passato che le politiche di chi fa il welfare a questi livelli siano non più segregate frammentate ma siano assolutamente sinergiche questo che cosa vuol dire che chi fa le politiche di welfare pubblico e quindi parliamo anche di politiche sanitarie evidentemente deve sapere qual è il perimetro del suo intervento ma il perimetro concreto non quello che potenzialmente si può fare e mi viene in mente il discorso su ilea che molto spesso sono garantiti nella carta sulla carta ma non sono poi garantiti in termini di appropriatezza e di accessibilità effettiva così come le parti sociali e quindi il welfare contrattuale assume un un ruolo cruciale e assume un ruolo cruciale soprattutto alla luce del nostro tessuto produttivo che diciamo contraddistingue la nostra realtà cioè una realtà che è composta per la stragrande maggioranza da lavoratori di imprese pmi e piccolissime imprese cioè i lavoratori delle grandi imprese sono circa il 24 per cento dei lavoratori totali italiani del settore privato le le grandi imprese sopra i 250 dipendenti pesano per lo 0,1 per cento sul totale delle imprese italiane questo che cosa vuol dire che se vogliamo portare il welfare in generale in particolare sanitario nei dipendenti e lavoratori di tutto il tessuto italiano dobbiamo lavorare sul welfare contrattuale perché questo perché non possiamo aspettarci che i titolari di piccolissime imprese possano autonomamente diciamo adottare delle scelte molto consapevoli sul welfare sanitario e più in generale sul welfare è difficile è una tematica troppo tecnica quindi il ruolo del welfare contrattuale è nel nostro paese cruciale per portare il benessere sanitario le coperture a quanti più lavoratori possibili quindi è l'unico che può aiutarci a raggiungere gli obiettivi di universalismo a fronte invece di una polarizzazione che vediamo in generale sia della ricchezza che delle coperture sociali detto questo come diceva giustamente il professor brambilla mentre per i fondi pensione già dal 93 si è stabilita una cornice normativa che consentiva lo sviluppo dei fondi all'interno di alcune regole nel mondo dei fondi sanitari diciamo la normativa potremmo dire che quasi inesistente e tutto quello che noi oggi vediamo è frutto di scelte della contrattazione collettiva cioè le parti sociali di alcune categorie ancora non di tutte hanno diciamo capito e hanno concordato il fatto che fosse necessario per i lavoratori di quelle categorie introdurre uno strumento nazionale sanitario di categoria proprio per creare una sorta di base di copertura sanitaria per tutti i lavoratori del settore come dicevo però non ci sono ancora fondi sanitari per tutte le categorie esistono delle categorie importanti che ancora nella piattaforma contrattuale il fondo sanitario di categoria non ce l'hanno e sapete cosa succede per questi diciamo in queste categorie ai loro lavoratori succede che a seconda che questi lavoratori siano dipendenti di grandi aziende o di imprese più piccole hanno più o meno coperture sanitarie quindi il dipendente di un'impresa grande ha una copertura aziendale perché naturalmente c'è una capacità di spesa e quindi beneficia del fatto di lavorare in un'impresa più grande i lavoratori delle imprese più piccole purtroppo non hanno questa possibilità quindi molto spesso non hanno una copertura sanitaria integrativa l'obiettivo è la funzione del welfare contrattuale che a mio avviso come dicevo deve diventare sempre più consapevole della propria missione di integrazione di universalismo e che poi consenta alle aziende di agire on top nelle misure di welfare quindi diventa assolutamente cruciale aggiungo e diciamo concludo questa prima riflessione aggiungendo un elemento tecnico attenzione quando io all'inizio parlavo di cambio di passo culturale per le strategie di welfare intendo il fatto che più che mai oggi noi dobbiamo avere policy maker del welfare pubblico contrattuale aziendale che abbiano visione competenza e conoscenze per fare politiche di welfare efficaci questo che cosa vuol dire vuol dire che per esempio ci sono alcuni fabbisogni come quelli sanitari ma anche sui grandi rischi le coperture caso morte invalidità non autosufficienza che per definizione per statistica più sono mutualizzate più raggiungono dei rapporti tra costi e benefici altissimi quindi noi dobbiamo immaginare che bisogna attribuire quasi come missione sociali all'interno di questi contratti diciamo quasi l'obbligo di trattare alcune specifiche tematiche di welfare di coperture di welfare che grazie alle masse critiche che il welfare contrattuale riesce a gestire possono raggiungere degli obiettivi che difficilmente né alcun azienda né tanto meno alcun singolo cittadino potrà mai raggiungere perché non c'è la selezione del rischio e c'è il massimo rapporto diciamo nella mutualizzazione dei rischi e quindi la nuova autosufficienza le coperture per premorienza quelle per invalidità e anche quelle sanitarie rientrano a pieno titolo secondo me nel perimetro di quello che le parti sociali dovranno sempre di più approfondire grazie qualche sua riflessione credo sia musica per l'orecchio di alcune delle persone in platea che hanno fatto hanno costituito sani fonsa ancora prima il fondo pensione territoriale e molto dell'autonomia trentina l'idea di aggregare in un soggetto territoriale un insieme di domanda che viceversa un tessuto di piccole piccolissime imprese vedrebbe disattesa l'altro giorno qui al festival ascoltavo l'evento di cassa del trentino e il concetto era quello del one for all dicevano abbiamo fatto un cassa del trentino uno strumento un veicolo che aggrega una domanda che viceversa la piccole piccolissima impresa non potrebbe gestire quindi secondo me estremamente coerente la sua riflessione con quello che abbiamo vissuto come parti sociali qui in trentino dottor foresti lei ha detto e scritto diverse cose interessanti sul tema del secondo pilastro mi consente di estrarne due di argomenti per oggi il primo riguarda ancora la dimensione finanziaria del secondo pilastro lei ha analizzato alcuni modelli quello francese quello tedesco con una forte tradizione di mutualità di secondo pilastro e con una dimensione molto consistente di secondo pilastro almeno di spesa intermediata rispetto all'italia conosce molto bene i dati a cui anche il professor brambilla faceva riferimento il contributo medio ai fondi sanitarie integrativi in italia e di 279 euro pro capita alla fine lei giunge a una soluzione a una conclusione radicale dicendo servirebbe rendere obbligatoria l'assicurazione sanitaria collettiva in tutti i contratti mi piacerebbe socializzasse le riflessioni che ha svolto su quest'ambito seconda questione è il tema della comunicazione diciamo la costruzione di una narrazione efficace di secondo pilastro io l'ho ascoltata spesso mettere in guardia del rischio che si faccia confusione tra la natura privata del secondo pilastro perché noi siamo soggetti privati fondi le mutui eccetera e la privatizzazione della sanità o della salute è un'equazione intellettualmente rozza lei ed io possiamo dircelo ma che fa estremamente presa sull'opinione pubblica mi piacerebbe anche su questo ascoltare allora partiamo dalla prima io cerco di andare un po con il cacciavite dentro ai sistemi parlando un po nello specifico di cosa succede al sistema francese semplicemente a un certo punto ha obbligato tutte le aziende ad avere la copertura sanitaria dei propri dipendenti passaggio abbastanza ovvio che secondo me anche il nostro paese deve fare attenzione che per fare questo passaggio bisogna dire esattamente quale copertura sanitaria deve essere fatta per cosa esattamente e qui secondo me se posso esprimere un'opinione bisognerebbe andare verso una copertura sanitaria della parte outpatient perché il sistema sanitario nazionale sulla parte ospedaliera è molto buono non in tutte le regioni non nella stessa maniera ma è molto buono se voi avete qualcosa di grave e siete nel nord italia il sistema sanitario nazionale italiano vi tratta bene e vi tratta anche in tempi ragionevolmente buoni comparati con gli altri paesi se voi invece avete siete sani e avete qualcosina il sistema sanitario nazionale italiano anche nel nord italia non è così pronto quindi abbastanza chiaro che la direzione verso la quale bisogna andare è coprire quella parte tra l'altro chi conosce i conti delle assicurazioni già oggi è così cioè se voi guardate le assicurazioni su che cosa spendono i soldi sui sinistri scoprite che di ospedaliero c'è poco o niente quindi non è una proposta diciamo che sconvolge le cose la seconda cosa che è successa in francia però è che a un certo punto il governo si era reso conto che il 90 per cento delle persone dei cittadini erano coperti da una copertura assicurativa e quindi ha obbligato tutti i cittadini ad avere la copertura assicurativa quindi la francia è uno strano caso in cui voi avete un sistema sanitario nazionale e una copertura del 100 per cento a livello assicurativo quello che lì è successo è che si sono divisi i compiti quindi la parte assicurativa tende a finanziare la componente outpatient se voi in francia andate da un medico di base dove normalmente dovreste spendere 20 euro per una visita ok avete una copertura assicurativa che vi copre coi 20 euro se voi andate da uno specialista tipicamente avete la copertura assicurativa che copre questi questi soldi dico anche una cosa in italia uno dei problemi noi abbiamo tre grandi problemi nel sistema sanitario nazionale sono le liste d'attesa sono i medici di base e sono i pronto soccorsi questi sono i tre grandi problemi percepiti dai cittadini d'accordo allora sulle liste d'attesa un modo concreto per abbatterle è quello di dire che chi ha una copertura sanitaria e va a chiedere una visita specialistica il sistema sanitario nazionale dovrebbe far la domanda hai la copertura sanitaria sì bene allora ti metto con l'erogazione privata dei dipendenti pubblici dei medici pubblici perché in questo modo noi togliamo pressione alle liste d'attesa pubbliche e riusciamo a migliorare quella situazione quindi diciamo per quanto riguarda la prima domanda secondo me il modello francese è quello a cui a cui guardare la parte tedesca invece è da guardare per quanto riguarda l'alti si la long term care ma per un motivo di una banalità totale l'alti si non si risolve in nessun modo se non dotandolo di risorse cioè al di là delle discussioni teoriche che si possono fare quindi se voi volete affrontare il problema diciamo degli ultimi vent'anni di vita delle persone dal punto di vista dell'rsa di tutti i servizi necessari voi dovete da quando le persone iniziano a lavorare chiedergli il 3 3 e mezzo per cento delle loro dei loro stipendi per finanziare l'alti sì basta non non non secondo me si discute tanto di una cosa che ha un chiaro una chiara origine cioè la mancanza di risorse è un chiaro risultato ovviamente questo è un dibattito complicato perché aumenta alcune fiscale quindi vuole dire che le aziende vanno a spendere di più per ogni per ogni dipendente l'altro tema che va considerato è il tema relativo alle risorse umane che stanno nella sanità ora le risorse umane che stanno nella sanità in italia purtroppo sono ospedalo centri che e purtroppo gli ospedali sono i posti più pericolosi in cui stare in questo paese per un motivo abbastanza semplice avete i virus e i batteri piuttosto presenti dentro gli ospedali quindi prima le persone escono agli ospedali e meglio è l'epidemiologia è cambiata nei passati 40 anni 50 anni cioè non siamo più in una situazione come negli anni 60 70 abbiamo un epidemiologia appunto in cui il 70 per cento della spesa sanitaria va su le malattie croniche e quindi le malattie croniche vanno gestite nel territorio ma gli medici non ci vogliono andare sul territorio non so se avete mai visto una puntata di doctor house quando provano costringiola a fare le visite e non vuole andarci a tutti i costi ecco questa è la situazione che abbiamo nel nostro paese quindi se noi proviamo a motivare i centomila medici che stanno nel sistema sanitario nazionale ad andare a fare le visite nel territorio faremo una lotta in cui non andiamo nessuna parte questa è una delle ragioni molto concrete per cui dotare di risorse specifiche il territorio e farle diventare largamente pagate privatamente perché poi il medico a quel punto riceve i soldi per ogni prestazione è il modo pragmatico concreto con cui affrontare questa questione la seconda domanda scusami era su comunicazione la comunicazione ma la privatizzazione la privatizzazione allora vabbè i giornali e molte persone che non si occupano di sanità dicono a più riprese che la sanità italiana si sta privatizzando innanzitutto non specificano se stanno parlando della parte accreditata pagata con le tasse dei cittadini o stanno parlando della parte privata privata quei 45 48 miliardi di cui si parlava prima e questo è già una prima differenza ora come è stata l'evoluzione nel tempo di queste due parti che qui la cosa che a me stupisce tanto è sapere che l'evoluzione nel tempo della parte privata privata è stata piatta non c'è stato di fatto aumento un piccolo aumento veramente negli ultimi anni ma è piatta di fronte al fatto che si dice si sta privatizzando la sanità le i budget che sono quelli che vengono dati ai privati accreditati diciamo sono stati fatti crescere moltissimo fino al 2008 poi dal 2008 provate oggi ad andare in una regione a chiedere un budget e vedete che cosa vi rispondono nelle varie regioni italiane quindi anche la privatizzazione intesa come privati accreditati che erogano non è che sta esplodendo quindi il dibattito pubblico italiano è disaccoppiato dai fatti i fatti sono questi e gli altri fatti sono che se vogliamo dare più risorse economiche alla sanità da qualche parte le dobbiamo prendere o le prendiamo dalle tasse dei cittadini e giustamente brambilla ha detto lo stato italiano non ha i soldi per piangere pensiamo se adesso mette 30 miliardi in più sulla sanità o le prendiamo dalle aziende o le prendiamo dalle famiglie non c'è nient'altro che questo quindi la politica e il dibattito pubblico deve decidere da dove prendere quei soldi quanti prenderne e appunto io sono totalmente a favore del fatto che si vada verso un aumento di quei 6 miliardi a 8 10 12 ovviamente in ottica di diminuzione della parte out of pocket non di aumento complessivo quindi in quell'ottica lì però attenzione se voi avete un terzo pagante che paga il 100% questo è estremamente pericoloso estremamente pericoloso quindi io personalmente sono a favore di sistemi diciamo di copertura a terzo pagante al 50% al 70% massimo perché il singolo cittadino quando sceglie di far qualcosa un pochino deve pagare per auto limitarsi altrimenti è un disastro grazie grazie dottor foresti mi ha dato un paio di assist che poi userò per introdurre l'assessore tonina mi consente al sessore di introdurla però con un annuncio che ci piacerebbe fare qui al festival l'anno prossimo nel 2026 saranno 10 anni dalla costituzione del nostro fondo di sanifonte strentino l'idea che ci frullava per la testa col presidente alotti col vicepresidente letton abbiamo parlato qualche minuto fa anche con l'assessore tonina è di festeggiarlo con un evento gli stati generali della sanità integrativa in trentino coinvolgendo anche le altre mutuo le altre realtà espressione di un modello che è piuttosto peculiare perché qui c'è una esperienza e una cultura di secondo pilastro mutualistico l'assessore tonina con la sensibilità che lo ha sempre contraddistinto in questi due anni ci ha insomma incoraggiato e sicurato il suo supporto istituzionale della provincia eccetera quindi grazie al sessore sarà secondo me l'anno prossimo una bella continuazione di questo percorso che stiamo avviando oggi assessore estrarrei da queste riflessioni un elemento che vorrei restituirle cioè mi pare che siano tutti straordinariamente d'accordo sul fatto che serve addizionare integrare risorse private perché da sola le risorse pubbliche non possono soddisfare un bisogno di salute che è pubblico che il pubblico deve continuare a governare ma che non può essere più finanziato esclusivamente da risorse pubbliche le lancio questo elemento perché lei su questo si è espresso dall'inizio del suo mandato con molta chiarezza partirei quindi da qui per ascoltare poi le altre riflessioni anche strategiche che dal suo angolo di visuale le hanno suggerito questi primi interventi. Grazie per questa occasione per questo momento ma soprattutto con illustri relatori che abbiamo appena ascoltato e che io sicuramente mi porterò via delle cose che cercherò di trasformare anche in atti politici perché oggi questo è necessario fare e chi fa politica chi fa amministrazione di fronte a questi temi non può essere indifferente. Il titolo del festival è appunto rischi e scelte fatali l'Europa ha un bivio e credo che di questi rischi possiamo anche trasformarli in opportunità come ad esempio il tema di cui oggi stiamo parlando se riusciremo a lavorare in un certo modo. E quanto mi chiedeva il Dottor Scopa che ringrazio nella sua veste di direttore di Sanifos ma soprattutto per un impegno che lo sta dimostrando quotidianamente con passione ma soprattutto cercando di focalizzarsi su quelli che sono i temi veri di cui oggi a vario titolo e soprattutto chi ha delle responsabilità deve saper dare delle delle risposte. Dico sì certo che sono disponibili, certo che il prossimo anno in occasione dei dieci anni si può trovare un momento per garantire attraverso stati generali ma soprattutto per affrontare quelli che sono i temi attuali e sui quali dobbiamo lavorare. Io fin dall'inizio del mio mandato in occasione anche di un'approvazione delle linee strategiche che la giunta ha voluto condividere è uno dei temi che io ho voluto inserire perché quanto abbiamo sentito anche poco fa e mi riferisco in modo particolare a quello che oggi possiamo definire una rivoluzione demografica, quella che possiamo dire di un dato strutturale demografico della popolazione, un invecchiamento della stessa, un calo delle nascite. Oggi ci sono, è necessario anche inventarci o lavorare in un certo modo. Uno è sicuramente il tema di cui discutiamo oggi e in essere io ho anche un altro tema, un altro progetto che va nella direzione di fronte a questi due temi, invecchiamento delle persone, calo delle nascite e a me fa piacere oggi vedere anche in sala dei giovani perché questi temi riguardano in modo particolare loro. È necessario far maggior prevenzione. Oggi la prevenzione, l'ha detto all'inizio anche il professor Brambilla, diventerà sempre più strategica. Io lo dico e di questo ne sono convinto, il Trentino fortunatamente non parte dall'anno zero da questo punto di vista, però anche noi ci dobbiamo credere di più e dobbiamo lavorare in questa direzione perché sui temi legati alla prevenzione oggi possiamo e dobbiamo fare la differenza in modo particolare lavorando nelle scuole, trasmettendo questa giusta informazione ai ragazzi. Lo scorso anno vedo qui il dirigente generale dottor Comper e anche la dirigente Zambotti del mio dipartimento con i quali abbiamo lavorato su questi temi e lo scorso anno in occasione dell'approvazione del bilancio abbiamo inserito un articolo dedicato che va proprio in questa direzione, che tiene conto di lavorare sui sani stili di vita nel fare cultura ma mettendo anche le giuste risorse. Questo è un progetto ma tornando invece al tema di oggi io credo molto e attraverso anche quelli che sono degli attori che fortunatamente all'interno della nostra provincia già ci sono e stanno lavorando in questa direzione possono contribuire a migliorare ma soprattutto a creare le condizioni perché di questi temi di cui oggi discutiamo e parliamo si possa far fronte. Accennava e lo diceva bene il dottor Foresti. Dobbiamo prendere di esempio anche nazioni che hanno già intrapreso determinati percorsi perché solo con le risorse pubbliche e lo dico e lo dice l'assessore alla salute della provincia autonoma di Trento che sono sicuramente importanti, lo confermo, il nostro bilancio, un terzo del bilancio va per la sanità ma in futuro se non lavoreremo soprattutto su questo su questi temi non saranno sufficienti e allora mi vien da dire quando sentivo e sorridevo tra di me perché sono i temi che io ho posto fin da subito al dirigente generale dell'azienda sanitaria, lei ne ha detti tre, io ne dicevo due, fila al pronto soccorso, liste da tesa, lei ha aggiunto anche il tema dei medici di medicina generale, questa è una realtà e ce l'abbiamo che noi in Trentino immaginiamoci come in Italia, ecco allora che attraverso invece anche queste forme previdenziali dove si è lavorato ma si può fare sicuramente di più e Sanifor lo sta dimostrando ma in Trentino abbiamo anche altre società che stanno lavorando in quella direzione penso a Pensplan con una competenza specifica che ha l'assessore regionale e sulla quale possiamo dobbiamo lavorare ma non tanto e solo come qualcuno vorrebbe come una forma volontaria, non ne risolviamo problemi con forme volontarie, su questi temi perché ecco dove dobbiamo poi anche lavorare maggiormente con le imprese, riuscire a trasmettere, riuscire a crescere in questo modo perché allora mi vien da dire su temi come questi in futuro potremmo fare veramente la differenza perché oggi promuovere welfare territoriale integrativo ma soprattutto mutualistico è la risposta, è la risposta per garantire innanzitutto universalità, per garantire equità, per garantire solidarietà e lo voglio dire da assessore della provincia autonoma di Trento dove queste tre parole per noi hanno un significato importante, hanno un significato che può guardare al futuro in un modo diverso, allora su questi temi e confermo quello che mi chiedeva il dott. Scopa, io certo ci sono ma per dire che c'è anche la giunta perché questi non possono e non devono essere solo temi che riguardano l'assessore alla salute e le politiche sociali ma devono essere temi che riguardano la trasversalità delle competenze perché solo lavorando in questo modo riusciremo a garantire anche un cambio culturale ma ad agire soprattutto sui giovani perché lavorando sui giovani sui ragazzi nelle scuole mi vien da dire che quando loro avranno capito che attraverso anche questi nuovi principi questo nuovo modo di far cultura di fronte a quelli che sono i veri temi innanzitutto se li porteranno per tutta la loro vita ma loro li sapranno trasferire anche chi è nelle famiglie. Assessore intanto grazie le chiedo ancora due minuti riparto da lei invertendo l'ordine, ci dice in due minuti cosa sta facendo, cosa ha progettato l'aggiunta in tema di sostenibilità, c'è un progetto direi unico in italia di certificazioni ISG dell'aggiunta è di tentativo di far convergere tutte le politiche pubbliche verso obiettivi di sostenibilità, riesci in due minuti a raccontarci? Sì questo è un tema al quale abbiamo lavorato, stiamo lavorando, ci crediamo perché credo che più in generale il tema della strategia ISG va nella giusta direzione per quanto riguarda appunto criteri ambientali, sociali di governance perché lavorare in questa direzione ma soprattutto anche l'adozione di strategie di questo tipo non è solo una risposta alla crescente sensibilità globale verso la sostenibilità ma è un vero e proprio cambio di paradigma, noi oggi dobbiamo fare questo e le imprese che integrano anche questi criteri non si limitano a fare bene a mio modo di vedere ma fanno e possono fare anche meglio e allora se riusciamo a far passare questo messaggio e attraverso la nostra strategia l'abbiamo ben evidenziato e il Trentino mi viene da dire ancora una volta non vuole stare a guardare su temi come questi ma vuole essere protagonista ma soprattutto per mettere al centro la nostra strategia territoriale perché il Trentino lo sapete è un territorio piccolo ma dobbiamo assolutamente trovare anche questi equilibri per garantire evitando lo spopolamento ma per garantire sviluppo nei territori e questi sono i temi sui quali oggi noi possiamo lavorare e facendo così mi viene da dire che un territorio ma soprattutto con un sistema economico sarà più sano sarà più giusto ma soprattutto sarà più lungimirante. Stefano Castrignano sostenibilità ESG cosa della quale lei si occupa da tantissimi anni, due questioni la prima lei ha promosso col suo team di lavoro un metodo un approccio che sintetizziamo con la piramide dell'elfarm a semplicemente perché è una sintesi che ha avuto un buon successo di comunicazione ci aiuta a capire come questo approccio aiuta o può aiutare le aziende anche le piccole e medie aziende a progettare politiche di sostenibilità ESG? Seconda questione la l'Ontarcare che ha legge in questa in questa discussione. Lei è tra quelli in Italia che nel dibattito tra gli addetti ai lavori ha spesso collegato il tema della LTC alle politiche di sostenibilità gli ha dato un ruolo ed è stato è rimasto molto incuriosito dal modello che abbiamo sviluppato in Trentino diciamo una via territoriale all'Ontarcare sarebbe bello avere una legge che la rende collettiva nell'emore se aspettiamo che lo faccia la singola azienda non ce la facciamo. Ci fa qualche riflessione anche su questo secondo elemento? Si cercherò di essere naturalmente sintetico anche se le domande meriterebbero un approfondimento. Allora per quanto riguarda il welfare mi ricollego con la premessa iniziale quindi abbiamo davanti una situazione complessa davanti a questa situazione complessa bisogna come dire agire in maniera sinergica per agire in maniera sinergica quindi pubblico contrattuale aziendale privato bisogna sapere con quale metodo e con quale strategia si deve agire quindi chi fa che cosa ok quindi quindi vuol dire che ci vuole un metodo. Ora con il nostro osservatorio considerando che il mondo del welfare è un mondo potenzialmente vastissimo noi abbiamo cercato inizialmente di dare una perimetrazione del welfare del concetto di welfare perché da un punto di vista normativo la definizione di welfare non esiste ok e quindi diciamo abbiamo creato questa piramide per semplificare che abbiamo chiamato del global welfare e che include 10 pilastri tra cui la previdenza la sanità la copertura dei grandi rischi la genitorialità i caregiver il sostegno al reddito quindi 10 macro componenti che in qualche modo contribuiscono e generano il benessere delle persone sia a livello pubblico aziendale che contrattuale. Ora naturalmente abbiamo cercato di misurare con delle metriche questo e quindi stiamo cercando di supportare le aziende ma anche le parti sociali che fanno attività di welfare e politiche di welfare nel indirizzare capire dove diciamo c'è un territorio un'azienda una categoria che ha bisogno di lavorare più su alcuni pilastri del welfare rispetto ad altri e quindi diciamo questo è un po' una metodologia che dal nostro punto di vista è coerente con la complessità della tematica che ci troviamo ad affrontare. Una delle tematiche diciamo che si intreccia strettamente col welfare è il tema della sostenibilità e in particolare della sostenibilità sociale cioè è in dubbio che chi lavora sui temi della previdenza e quindi della sostenibilità del tenore previdenziale sui temi della sanità sui temi della nona autosufficienza per esempio oltre che appunto dei care giver come dicevo poc'anzi sta non solo curando il benessere dei lavoratori o degli iscritti che rappresenta ma sta anche dando un supporto alla sostenibilità concreta del sistema paese perché sto creando inevitabilmente un sistema di protezione sociale attraverso il welfare contrattuale addirittura allargato ai lavoratori delle imprese più piccole che un domani sarà il sostegno diciamo dell'economia e della socialità di questo paese e quindi da questo punto di vista cominciamo a vedere che finalmente dopo un periodo in cui di sostenibilità si parlava solo in termini soprattutto ambientali oggettivamente sulla parte sociale di concreto e di sostanziale c'era veramente molto poco che si comincia ad introdurre un metodo per misurare questa sostenibilità anche da un punto di vista sociale quindi non è solo in astratto l'inclusione e l'impatto territoriale eccetera ma qualcosa che si può concretamente misurare noi l'altra giornata abbiamo fatto per una banca un'integrazione del loro bilancio di sostenibilità sulla parte sociale hanno adottato questo modello facendo una misurazione dell'impatto di quelle che sono le loro politiche di welfare quindi in una maniera scientifica e un approccio scientifico. Sulla LTC come dicevamo ne parlavamo con diciamo con il direttore un po' di tempo fa è chiaro che il LTC ha bisogno di numeri ha bisogno di finanziamento ora in questo momento ipotizziamo che non si possa fare ma non è un'ipotesi quindi tutto ciò che crea mutualizzazione e numeri può essere un'ottima soluzione nel frattempo che non si trova una soluzione diciamo a livello nazionale e da questo punto di vista mi ha colpito positivamente l'esperienza di Sanifont del Trentino diciamo dell'esperienza del Trentino proprio perché crea al livello territoriale questa mutualizzazione dando la possibilità proprio a tutti diciamo i lavoratori gli iscritti sul territorio di accedere a delle coperture che diversamente non avrebbero in nessun modo perché il singolo non farà mai una copertura LTC un po' perché non gliela faranno un po' perché dovrebbe superare una serie di questionari anamnestici che molto spesso escludono oltre che per il prezzo proprio per le situazioni pregresse quindi questo è un esempio virtuoso e diciamo è secondo me una delle best practice che noi dobbiamo cercare di valorizzare insieme ad altre come per esempio il fatto che è qui chiudo non si parla mai del fatto che molti fondi sanitari oggi non coprono i pensionati c'è un problema secondo me metodologico molto serio cioè che sono stati concepiti fin dalla nascita come diciamo avendo diciamo come target di beneficiare i soli lavoratori in servizio cioè io esco dall'azienda o perché vado in pensione o perché cambi azienda a 55 60 62 anni e perdo la copertura sanitaria nel momento del maggior bisogno quindi anche questa è secondo me una riflessione che bisogna fare a livello di parti sociali e diciamo più al livello anche più istituzionale normativo perché a mio avviso questo questa distorzione genera una diciamo un problema di polarizzazione di non sostenibilità grazie luca foresti noi abbiamo discusso dell'integrazione fra i due pilastri prevalentemente da una prospettiva finanziaria guardiamo adesso l'aspetto assistenziale di come questi due silos potrebbero integrarsi mi dice secondo lei quali sono in che modo le nuove tecnologie potrebbero favorire spingere l'integrazione tra questi due pilastri quali sono le piste di lavoro che lei vedrebbe le do un elemento su cui mi pare lei ha una sensibilità particolare che il fascicolo sanitario elettronico in cui anche su cui anche in Trentino si sta lavorando molto prego ma allora partiamo da lì che abbastanza semplice fascicolo sanitario elettronico il pnr ha messo i soldi per poterlo fare diciamo che nel e partiamo con non perder la salute poi dicevo il pnr ha messo i soldi per fare fascicolo sanitario elettronico se le cose vanno come la normativa i soldi dicono nel 2026 dovremmo avere un fascicolo sanitario elettronico diciamo nazionale in realtà continua a essere un fascicolo regionale allora il primo vulnus che c'è nel sistema è che ancora non si sta obbligando tutti gli erogatori a inserire i dati sanitari dentro quel fascicolo sanitario elettronico più o meno nel nostro paese la metà delle visite specialistiche oggi vengono fatte privatamente quindi se andiamo avanti così nel 2026 avremo un fascicolo sanitario elettronico mozzato in cui un pezzo del percorso dei pazienti non è presente dovete sapere che esiste una norma in italia che obbliga entro tre giorni al caricamento del fascicolo sanitario elettronico ma quando è stata fatta hanno deciso di non mettere la multa in questo paese se voi non mettete la multa la norma non esiste e tra l'altro nessuna regione nessun dirigente così via la conosce quella norma ho verificato in prima persona chiedendolo direttamente quindi in realtà normativamente ci saremmo già ma questa cosa non non viene fatta secondo aspetto quel fascicolo sanitario elettronico dovrebbe avere qui entro un po nella tecnica ma provate un attimo a seguirmi dovrebbe avere una api un application programmi interface che è una porta di accesso al dato che permette a computer sistemi informatici di attaccarsi prendere i dati e poi utilizzarli per fare altro anche questo ad oggi per quanto riguarda soggetti privati non è stato concepito ed è una follia non ha nessun senso ragionevole no vi faccio un esempio questo significa che non può nascere una startup che promette ai propri utenti di prendere tutti i loro dati sanitarie poi facci delle cose sopra analizzare il loro stato di salute suggerirli cose ad oggi questo non è possibile secondo la normativa vigente e questo è un modo semplicissimo a costo praticamente zero pura volontà politica per avere la collaborazione pubblico privato sulla salute diciamo delle delle persone terza cosa bisogna cominciare a concepire il fatto che il fascicolo sanitario elettronico non è solamente un deposito di pdf non è solamente un deposito di referti clinici bisogna andare dentro al referto clinico prendere il dato e fare dei database clinici perché quando voi avete il database clinico allora cambia tutto dovete immaginare che quando un medico riceve un paziente e quel paziente gli porta il pacco di referti quel medico tra virgolette è obbligato a leggerseli tutti perché se prendo una decisione che non ha tenuto conto di qualcosa che c'è scritto dentro il referto ha un problema medico legale allora è immaginabile che un 80enne che ha una storia clinica complessissima porti un pacco di referti così a un medico all'ennesimo medico e questo si li legga tutti nei 20 minuti di visita impossibile totalmente impossibile quindi noi abbiamo come dire una struttura normativa che poi nel concreto non è praticabile le tecnologie permetterebbero di fare questo perché se voi avete il database clinico quel medico può a priori fare una serie di domande a tutti quanti i dati di tutti i pazienti che arrivano con degli alert che interessano a quel medico dipende che specialità e così via quindi l'idea di fondo per rispondere alla tua domanda è si può fare si costa tanto no è pura purissima volontà politica vi dico anche cosa c'è sotto bisogna che il sistema sanitario nazionale si dimentichi il concetto secondo cui i dati sanitari dei pazienti sono i suoi e entri dentro alla concezione gdpr che è quella europea in cui i dati sanitari sono del paziente e quindi il sistema sanitario nazionale è semplicemente uno degli erogatori il più importante nel nostro paese di prestazioni sanitarie per quel paziente ma deve mettersi nelle condizioni di abilitare quel paziente a collaborare con chiunque là fuori. Grazie. Allora la chiusura con il professor Brambilla tolga la giacca dell'economista e indossi quella del decisore visto che lei ha ricoperto in passato importanti incarichi di governo e tuttora è voce ascoltata a Roma. Quali sono le linee di riforma che lei vede di evoluzione che lei vede per il secondo pilastro del sistema della sanità internazionale? Intanto abbiamo pochi minuti quindi sarò telegrafico e non commento le slide. Abbiamo già detto che siamo in una situazione in un paese in cui lo è il fatto di far complementare i fondi pensione che sono sviluppati ma mezzo distrutti, la sanità integrativa che non c'è perché non c'è una normativa e ancora siamo ai prodromi, non abbiamo ancora iniziato sulla assistenza quindi sulla LTC. Luca prima inquadrava il problema, è un problema politico. Noi stiamo lavorando a una legge sui fondi sanitari ma c'è una parte consistente del Parlamento che pensa che la sanità possa essere soltanto pubblica. Tre anni fa addirittura un partito politico ha fatto addirittura una commissione ministeriale, una commissione parlamentare per verificare se fosse stato logico togliere i benefici fiscali a tutti gli iscritti ai fondi pensione e ai fondi sanitari perché così si mettevano quei pochi soldi che costa poco, si mettevano nella sanità pubblica. Questo è il primo tema, il secondo tema riguarda anche le parti sociali perché metterle assieme tutte e cercare di arrivare a una situazione di sintesi è complicato. Noi abbiamo avuto recentemente in Parlamento un emendamento che era assolutamente assurdo, che portava i termini, ora vado un po' su tecnico, ma noi abbiamo una situazione che è stata fatta ancora dalla Bindi e della Livia Turco ancora nel 1992, quindi una roba superata, erano secoli fa, che dice che ci sono i fondi DOC e i fondi non DOC. I fondi DOC sarebbero quelli che fanno tutte le prestazioni extra lea e quindi c'è ancora una differenza tra ciò che è extra lea, cioè i livelli essenziali di assistenza, e ciò che è lea. Ora una norma nuova dovrebbe abolire i fondi DOC e non DOC, lea è extra lea e dovrebbe fare anche perché la maggior parte di quelle che ha risposto ai nostri sondaggi, di quelli iscritti ai fondi sanitari, vogliono avere la visita il più presto possibile quando non stanno bene, gli esami clinici il più presto possibile, degli occhiali, dei denti e tutto, si vanno bene tutti ma non gliene frega proprio niente. Questo emendamento portava addirittura il vincolo del 20% al 40% così affossiamo tutto, vabbè abbiamo dovuto killerarlo perché era una cosa improponibile e abbiamo fatto una proposta, l'abbiamo fatta girare a confindustri, sindacati, alla conf-commercio eccetera, c'è difficoltà, non si riesce a far capire poche cose. La prima è che i fondi sanitari sono fondamentali per poter risolvere il problema liste d'attesa, un decreto che ci sta sul tavolo da otto mesi, ma io per decreterne che posso dire che le liste d'attesa da domani passano da 90 giorni e 30 giorni perché poi non hanno i medici, non hanno le strutture, eccetera. Allora una soluzione ottima sarebbe quella di dire i fondi sanitari si fanno le convenzioni non solo col privato o il privato convenzionato ma anche col pubblico e soprattutto col pubblico. Perché? Perché le operazioni in alpi che sarebbero la libera professione intramuraria fuori dal lavoro sono la soluzione di tutti i problemi. Uno, riducono le liste d'attesa, due, riescono a dare un pochettino più di soldi ai medici che non sono strapagati e agli infermieri, tre, riescono ad ammortizzare meglio le attrezzature. Cioè noi abbiamo delle macchine, cioè chi lavora in azienda, se prende una macchina in contatto numerico costa un milione a far lavorare su due turni. Noi prendiamo una pet e un'attacca che costano un milione, un milione e mezzo, facciamo lavorare due ore al giorno. Quindi praticamente quella macchina lì è superata prima di essere ammortizzata. Ora, se riesci a fare gli accordi intramurari, noi abbiamo fatto una fatica tremenda a fare che cosa? A fare la convenzione con mi guarda a Milano, il Cardarelli a Napoli e il Careggi a Firenze. Questi cominciano a essere soddisfatti, perché? Perché fanno fare un'ora, mezz'ora, tre quarti d'ora, un'ora in più ai medici. I medici prendono qualche cosa in più perché nelle prestazioni in Alpi prendono i soldi. Comunque l'ospedale prende una piccola parte di quella roba lì. L'infermiere, che è la cosa più difficile da trovare a questo mondo, è più pagato e la macchina lavora due ore, tre ore in più al giorno e quindi riesce ad ammortizzarsi. Su questi temi e poi su quello che era stato detto prima, sulla collettività, perché anche qui se io vado e Alberto Brambilla va e dice che voglio proteggermi, però non ha autosufficienza. A parte che mi fanno fare una serie di esami che non finisce mai, essendo già io iperteso, con due stent, mi dicono fine le trasmissioni non sei assicurato. Ma al di là di quello, se anche lo potessi fare, mi cominciano a chiedere mille, mille e cinquecento, duemila euro. Noi abbiamo fatto l'esperienza con la cassa Forense, sono 300 e passa mille avvocati, abbiamo fatto per due anni la tutela rinnovabile, ovviamente, per la non autosufficienza. Il costo è di 75 euro. L'importante è che non ci sia la cosiddetta selezione avversa e che non ci sia questo. Quindi sono cose che si possono fare. Purtroppo siamo in un paese in cui quando abbiamo deciso di dire, perché noi abbiamo una manovra, quando io ho scritto la regge sui fondi pensione, abbiamo sforato, sui fondi pensione ho dovuto farla volontaria, perché il fondo pensione è alimentato dal TFR, l'attribuzione è differita, perché posso obbligare uno a mettere la retribuzione. Sui fondi invece sanitari, io ho dato l'ok, ho detto se fate un contratto tra le parti sociali vale extra, vale per tutti, tant'è che i fondi pensione, quelli che versano davvero sono 7 milioni dopo trent'anni, quelli sui fondi di sanità sono di 7 milioni. Se noi riuscissimo a fare una norma che dice il fondo sanitario deve fare anche la LTC, avremo dicendo 7 milioni di iscritti, è un costo bassissimo. Il problema è questa roba qua della politica, bisogna cercare e quindi io faccio sempre appello a tutte le forze sociali che quando sono lì a fare queste discussioni, che mi diano una mano. Grazie. Bene abbiamo terminato il nostro tempo, grazie, è stato un grandissimo piacere conversare con voi, grazie, grazie a tutti voi.
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